sabato 5 marzo 2011

yesssss.....

Tutti pazzi per Rossi
"Che responsabilità"

A Bologna la festa Ducati per abbracciare Valentino, già conquistato: "Dobbiamo migliorare, ma siamo già velocissimi. I miei tifosi sono raddoppiati, sento più peso sulle spalle. Il futuro? Potrei gareggiare in Superbike con questo team"

Valentino Rossi con Hayden, Preziosi e Domenicali. Ansa
Valentino Rossi con Hayden, Preziosi e Domenicali. Ansa
BOLOGNA, 4 marzo 2011 - Valentino Rossi, la Ducati, l'Italia. Giornata celebrativa sotto le Due Torri a Bologna, a poco più di due settimane dal via della MotoGp: prima la visita allo stabilimento di Borgo Panigale, poi il bagno di folla in piazza Maggiore. Un pilota italiano che ha vinto 9 campionati del mondo, su una moto tutta Italiana, nell'anno del centocinquantesimo dell'Unità d'Italia. "Avremo più responsabilità", ha ammesso Rossi, "diciamo che ho firmato con Ducati perché erano i 150 anni dell'Italia" la battuta riservata ai cronisti. Poi è tornato serio. "Siamo stati fortunati a firmare proprio quest'anno, per me era l'ultima occasione per passare in rosso. Cercheremo di essere una cosa positiva per il Paese". Per esempio, vincendo. "Le prime gare dovremo giocare in difesa - ha chiarito Valentino - per cercare poi di essere più veloci il prima possibile".
— Non doveva essere giornata di commenti sulla nuova Desmosedici Gp11, ma Rossi non si è risparmiato: "La nuova moto è molto veloce, va molto forte in accelerazione ma possiamo migliorare diversi aspetti come l'elettronica. La moto fa un po' fatica a curvare, dobbiamo lavorare sulla distribuzione dei pesi e sul telaio". Prima di dedicarsi alla Piazza, Valentino ha scoperto la fabbrica Ducati. Il primo segnale di benvenuto che l'azienda ha riservato a lui e ad Hayden, è stato un grande poster sul muro dello stabilimento, dedicato a Nicky e Vale in azione. Riuniti in tre diversi punti dello stabilimento, al termine del turno lavorativo tutti i dipendenti hanno voluto salutare i due piloti, riservando loro un'accoglienza caldissima.
"Abbiamo tanto lavoro da fare, le cose da migliorare sono più di una ma soprattutto devo migliore io, non sono ancora in forma" ha ammesso Rossi nel corso della conferenza stampa tenuta prima della "Ducati MotoGp Night" in piazza Maggiore. Parlando dell'intervento chirurgico dello scorso anno, Valentino ha poi precisato come la spalla migliori di giorno in giorno "ma l'intervento è stato pesante e non ho ancora tanta forza". Che siano i segni dell'età che avanza? "Tra qualche anno, quando sarà più vecchio - ha sorriso Rossi - potrei correre anche in SuperBike con la Ducati". "Non credo che questo sia il momento più importante della mia carriera, è uno dei momenti più importanti" ha infine concluso Rossi. "Sento più peso sulle spalle perché oltre ai miei tifosi si sono aggiunti tutti i tifosi della Ducati".
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Romani batte in ritirata,
Sky prepara i programmi
Ci ha provato ma gli è andata male, anzi malissimo. Il tentativo di Paolo Romani, ministro per lo Sviluppo economico, di escludere Sky dal digitale terrestre si è concluso con un nulla di fatto. E ora, con buona pace di Mediaset, l’arrivo della televisione di Tom Mockridge sul digitale terrestre è sempre più vicino. Il Consiglio di Stato ha infatti bollato come “manipolativo” il tentativo di Romani di cambiare le regole del gioco nella gara per l’assegnazione del dividendo digitale: il pacchetto di nuove frequenze generate dal passaggio della televisione dalla tecnologia analogica al nuovo modello di trasmissione.
Ora tutto quello che il “ministro delle televisioni di B.” può fare è inviare al commissario europeo per la Concorrenza Joaquin Almunia il bando di gara. Ed è meglio che si sbrighi, altrimenti l’Italia si troverà a dover pagare qualche centinaio di milioni di euro per la procedura d’infrazione che la Commissione europea ha aperto sulla legge Gasparri, evitabile solo allargando il mercato televisivo e cioè, ancora una volta, superando il duopolio Rai-Mediaset nell’etere tricolore. Secondo la Commissione infatti le reti del Biscione e quelle del Servizio pubblico sono isolati dalla concorrenza. Romani dice che vuole “assolutamente mantenere” l’impegno preso con la Commissione europea, ma in realtà mastica amaro: ha fallito nella missione di tener fuori o ritardare a colpi di burocrazia lo sbarco di Sky sulle frequenze che il Cavaliere vorrebbe solo per il duopolio “Raiset”.
La carta giocata da Romani per mettere i bastoni fra le ruote a Mockridge era il cosiddetto principio della reciprocità: se Sky Italia, che fa parte di un gruppo americano, entra nel mercato digitale, anche le televisioni italiane devono aver garanzia di poter entrare nell’etere americano. Non essendoci accordi in tal senso, anche l’asta per l’assegnazione delle frequenze italiane non poteva essere convocata. E quindi avanti con lo status quo. Chi ambisce a partecipare alla torta della spartizione delle nuove frequenze deve semplicemente armarsi di santa pazienza e aspettare.
Peccato che la legge dica che il regolamento del “beauty contest”, la procedura per l’assegnazione dell’etere liberato dal passaggio al digitale, deve essere emanato dall’Autorità garante nelle comunicazioni. Al ministero spetta solo l’organizzazione materiale dell’asta. Insomma, secondo il Consiglio di Stato, il ministero diretto da Romani non aveva nessun diritto di interferire nelle regole dell’asta decise dall’Agcom.
Ma c’è di più. Sky Italia è una società italiana, ha sede a Milano e soprattutto paga le tasse al nostro fisco. E comunque, come ha sottolineato il Consiglio di Stato, “il diritto comunitario vieta ogni discriminazione basata sulla nazionalità”.
Ora Romani non può più tergiversare e dagli uffici del ministro fanno sapere al Fatto Quotidiano che il bando è pronto, “lo stanno rifinendo”, e verrà trasmesso a Bruxelles entro l’inizio della prossima settimana. Poi toccherà all’Europa valutarlo in tempi brevi, che non dovrebbero superare la decina di giorni. Anche perché Almunia sta monitorando la guerra delle tv, e questa battaglia in particolare (cominciata un anno fa), con sempre maggiore insofferenza. Tanto che lo scorso gennaio ha ricordato al governo che la procedura d’infrazione è aperta e va risolta.
Dunque Sky può cominciare a disegnare i primi tratti della sua tv digitale, che dovrà essere per forza molto diversa da quella satellitare, dove opera in monopolio: sarà una televisione commerciale, così da far concorrenza a Rai e Mediaset più che a se stessa. Il prototipo è Cielo, l’unico canale free voluto da Murdoch in Italia e trasmesso sulle frequenze del gruppo L’Espresso, oltre che via satellite su Sky. Poi si concentrerà sui target emergenti, con canali di nicchia dedicati ai bambini – in competizione con BoingDoctor House che, per adesso, aumentano lo share di Canale 5. Ma tutto dipende da come finirà il beauty contest. (Mediaset) – alle donne e all’alta definizione. Senza contare che Sky avrà una piattaforma per trasmettere contenuti come il
Di Beatrice Borromeo e Lorenzo Galeazzi
 
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L'Huffington Post licenzia
I blogger: "Scioperiamo tutti"

Il sito d'informazione, recentemente acquisito dal gigante AOL per 315 milioni di dollari, ha annunciato tagli all'organico. Artscene, uno dei blog collaboratori a titolo gratuito, dichiara che non fornirà più contenuti alla testata e invita anche gli altri ad astenersi dal contribuire. Arianna Huffington: "Scioperate pure, nessuno se ne accorgerà" di TIZIANO TONIUTTI

ROMA - Trecento milioni di dollari in contanti, altri quindici in valori. Questa la cifra che America On Line ha sborsato per acquisire l'Huffington Post, fenomeno editoriale del web americano degli ultimi anni, in declino negli ultimi anni, ma ormai un marchio affermato. Un acquisto che ha costretto Aol a rivedere i bilanci. E oggi l'ad Tim Armstrong, in un incontro con i giornalisti dell'Huffington, ha annunciato che ci saranno dei tagli. Il numero dei licenziamenti ancora non è noto, ma la notizia è che colpiranno anche la testata, mentre all'inizio sembrava che fosse solo la parte amministrativa ad essere interessata dalla ristrutturazione. "Ci saranno modifiche dal punto di vista lavorativo", ha detto Armstrong. Attualmente secondo la creatrice del sito Arianna Huffington, al 'Post' lavorano 143 persone, pagate al di sopra della media. Un organico composto da giornalisti e cosiddetti "rilettori", una sorta di desk centrale.
Ma i blogger non ci stanno. Visual Art Source e ArtScene, due collaboratori attivi dell'Huffington Post a titolo gratuito, sono entrati in sciopero e non forniranno più contenuti al sito. E chiedono ad altri collaboratori di aderire alla protesta, citando tutte le mancanze e le incongruenze nel rapporto di lavoro con il Post. Bill Lasarow, una delle menti dietro Visual Art Source, chiede di stabilire una tabella di retribuzioni per chi collabora col Post, al momento inesistente. Inoltre, chiede la dissociazione di contenuti forniti a titolo gratuito dalle inserzioni pubblicitarie e dai comunicati stampa.

Alle proteste, Arianna Huffington risponde che la retribuzione vera per i contenuti forniti è la visibilità. Ma con la cifra che Aol ha pagato per il Post, Lasarow e i siti coinvolti non sembrano più intenzionati a lavorare per la gloria. I blogger chiedono di essere pagati, e indubbiamente il loro lavoro gratuito ha contribuito alla fama dell'Huffington Post. "Dobbiamo trasformare questo rapporto in uno scambio professionale", dice Lasarow. E la Huffington, ora a capo dei servizi giornalistici di Aol, "farebbe bene a cambiare mentalità". Continua Lasarow: "Al Post non fanno niente di illegale, ma si comportano in maniera ipocrita e priva di etica".

La risposta della Huffington è chiara e concisa: "Coraggio, scioperate", dice, "nessuno se ne accorgerà. Scrivere per il Post equivale ad andare in tv in un talk show di grande popolarità. Vuol dire visibilità massima. E se qualcuno decide di andarsene, sono in tanti pronti ad occupare quegli spazi".
(04 marzo 2011)

giovedì 3 marzo 2011

ahahahahaha

McLaren, suona l'allarme
Hamilton: "Siamo indietro"

I piloti del team di Woking ammettono che la MP4-26 non è un fulmine come speravano. Lewis: "Siamo ancora un po' deboli sull'aerodinamica". Button: "Non ho pensato subito che fossimo fortissimi ma è vero che abbiamo ancora tante cose da provare"

La MP4-26 in azione nei recenti test. Ap
La MP4-26 in azione nei recenti test. Ap
LONDRA (Inghilterra) 2 marzo 2011 - "La McLaren è in ritardo". Campanello d'allarme di Lewis Hamilton e Jenson Button a meno di un mese dall'inizio del Mondiale. A quanto pare, la decisione di presentare la nuova monoposto MP4-26 solo dopo i primi test invernali di Valencia per concentrarsi sullo sviluppo non sta dando i frutti sperati. "Abbiamo fissato la presentazione della macchina un po' troppo tardi e forse le cose non sono andate come ci aspettavamo" ha ammesso Hamilton. "Non abbiamo girato come avremmo voluto e questo ha avuto delle ripercussioni sull'assetto" ha sottolineato Button.
Lewis Hamilton firma autografi dopo i test. Ansa
Lewis Hamilton firma autografi dopo i test. Ansa
aerodinamica — La McLaren ha riscontrato problemi tecnici in occasione della recente quattro giorni di test a Montmeló: nell'ultimo giorno Hamilton ha completato 107 giri, chiudendo però a quasi un secondo e mezzo dal miglior tempo di Felipe Massa. I team torneranno a girare sul circuito catalano fra pochi giorni, in occasione dell'ultima sessione di collaudi prima del via del Mondiale, che scatterà il 27 marzo in Australia. A preoccupare Hamilton è soprattutto l'aerodinamica. Il nuovo regolamento vieta l'uso del doppio diffusore e dell'F-Duct. Hamilton teme di ritrovarsi nella situazione vissuta nel 2009, quando dovette cedere lo scettro al suo futuro ex compagno di squadra Button (all'epoca alla Brawn) dopo una stagione condizionata soprattutto all'inizio. "Questa macchina è molto simile a quella del 2009 da un punto di vista aerodinamico. È un po' meglio, ma siamo ancora deboli". Va detto che la McLaren è apparsa come la vettura più estrema tra quelle presentate, elemento che può rivelarsi un enorme vantaggio come pure un boomerang. "In ogni caso - ammette poi Hamilton facendosi più ottimista - abbiamo ottime cose in cantiere e siamo decisamente migliorati negli ultimi due giorni di test".
sensazione — Lo conferma anche Jenson Button: "Abbiamo ancora quattro giorni di prove, l'auspicio è che le cose possano andar meglio in occasione dei prossimi test e che riusciremo a mettere in cascina tanti giri migliorando il pacchetto base. La prima volta che sono salito in macchina la mia reazione non è stata del tipo: 'Wow, quest'anno spazziamo via tutti'. Ma del resto non penso che nessuno abbia avuto questo tipo di sensazione perché rispetto al passato c'è molto meno carico aerodinamico e sono cambiate le gomme. Non c'è niente però nella macchina che mi faccia realmente pensare in negativo. Da questa macchina possiamo tirar fuori ancora molto di ciò che non abbiamo finora ottenuto perché non c'è stato il tempo per farlo, perciò non sappiamo veramente dove siamo rispetto agli avversari".
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Federalismo, sì della Camera alla fiducia
E la Lega sventola in aula le bandiere

314 favorevoli, 291 contrari e 2 astenuti. Il ministro per la Semplificazione, Calderoli annuncia: "Chiederò nel prossimo Cdm l'ampliamento di quattro mesi dei termini di scadenza". Anche Berlusconi col fazzoletto verde
 

ROMA - La fiducia sul federalismo municipale è passata alla Camera con 314 sì e 291 no e 2 astenuti. Umberto Bossi, applaudito dai deputati della Lega, però avverte: "Ora arriva la parte più difficile, quella del federalismo regionale e provinciale". Il Senatur ha mostrato ottimismo: "Un altro giro di mattoni in più. Siamo quasi al tetto. Abbiamo iniziato adesso anche il federalismo regionale", ha aggiunto. Sulla tenuta della maggioranza, il ministro delle Riforme e leader del Carroccio ha confermato: "Per adesso tiene. Berlusconi è l'unico che ci ha dato i voti". "Ci avevano detto 'fai saltare il miliardario e domani approviamo il federalismo', ma Berlusconi è l'unico che ci ha dato i voti subito. In Bicamerale ci ha dato 12 voti. Non ci possono chiedere di mettere a repentaglio un risultato acquisito". I deputati leghisti hanno sventolato in aula le bandiere verdi, suscitando le reazioni dell'opposizione e costringendo il presidente di turno a sospendere per qualche minuto la seduta.

FOTO: LE BANDIERE IN AULA 1

VIDEO: VOTO E SEDUTA SOSPESA 2

SCHEDA: I PUNTI DEL FEDERALISMO 3

Berlusconi ha votato la fiducia suggellando il suo sì al provvedimento tanto caro alla Lega con indosso un fazzoletto verde, nel taschino della giacca, alla maniera dei deputati del Carroccio. Il presidente del Consiglio ha espresso tranquillità anche sul fatto che i voti favorevoli sono stati inferiori alle previsioni della maggioranza: ai giornalisti che gli facevano notare che c'era stato qualche voto in meno rispetto all'ultimo voto di fiducia, il premier non si è scomposto. "C'è stato qualche assente ma sono tranquillo, tranquillissimo - ha risposto - sapevamo che c'erano alcuni malati e due in missione. Altrimenti saremmo 322".

Proroga alla delega. Dopo un incontro con una delegazione del gruppo dei Popolari d'Italia, il ministro Calderoli ha assunto l'impegno di proporre al Consiglio dei ministri di domani "un'iniziativa legislativa finalizzata alla proroga di quattro mesi del termine di scadenza della delega prevista dalla Legge 42" sul federalismo fiscale prevista attualmente per il 21 maggio, "fermo restando il rispetto dei tempi stabiliti per l'esame dei decreti legislativi già deliberati dal Consiglio dei ministri".

I contrari. Il no alla fiducia è stato espresso dal Futuro e libertà per bocca del capogruppo alla Camera, Benedetto Della Vedova. "Non è una buona riforma, non è condivisa, è frettolosa" e determina un "aumento della spesa al nord e aumento delle tasse al sud". Fli, ricorda, aveva detto "sì alla legge delega sul federalismo fiscale ma il decreto attuativo è sbagliato, frettoloso e dannoso per i contribuenti". E la fiducia posta dal governo è "incomprensibile" a meno che "il problema non sia compattare la maggioranza, che è dei numeri ma non politica su un provvedimento delicato". E per questo "votiamo no".

Anche l'Udc ha votato contro, così come aveva annunciato il leader del partito, Pier Ferdinando Casini: "Ci sono ragioni politiche e di merito che di inducono a dire no ancora una volta. Non possiamo fidarci della Lega, almeno finché non ci troveremo su alcune cose elementari, del tipo Roma non è Roma ladrona ma la nostra capitale". "Se si vuole un federalismo che unisce, perché esaltare gli egoismi? - si chiede il leader dell'Udc  - il federalismo fiscale in questo provvedimento non esiste, è solo uno spot, aumenterà le tasse a tutti i cittadini italiani. Non si vuole fare un vero federalismo ma si vuole approvare uno spot della Lega".

"Se il federalismo fiscale lo si fa e lo si fa per bene, lo votiamo. Se, invece, si fa un pasticcio, noi votiamo contro. Questo decreto, al di là delle vostre favole, è un pasticcio. Per questo votiamo contro il provvedimento e contro la fiducia". Lo aveva annunciato Pierluigi Bersani, leader del Partito democratico. Che poi ha avvertito, rivolgendosi al governo: "Voi mettete le mani nelle tasche dei cittadini per procura. Io vi parlo diritto: cara Lega, non venite a dire che reggete Berlusconi per fare il federalismo. Noi vi garantiamo che il processo federalista va avanti" anche senza di lui. Bersani ha duramente attaccato la Lega: "Se volete reggere il moccolo all'imperatore, al miliardario, non mettete la scusa del federalismo che non c'entra niente".
(02 marzo 2011)
 
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Nicole Minetti e lo spacciatore cubano
Molte domande e poche risposte. Tanti dubbi, diverse incertezze. Eppure nel suo interrogatorio davanti ai magistrati di Milano, Nicole Minetti su una cosa sembra non avere dubbi. Quando Ilda Boccassini le dice: “Le chiedo di spiegare una conversazione intercettata il giorno 26 ottobre 2010 con una persona risultante intestataria dell’utenza a nome Zulueta Jorge Luis“. Lei risponde sicura: “Ricordo perfettamente quella telefonata, e un ragazzo cubano, il suo numero mi era stato fornito dalla Marystelle, è una persona che riesce a procurare delle borse firmate a prezzi malta buoni. Difatti ci siamo incontrati all ‘appuntamento, però non ho acquistato nulla”

Qualcosa, però, non torna. Sì perché quella persona gli investigatori la identificano in Jorge Luis Zulueta, classe ’72, cubano di Maron. Un tipo che in curriculum mette diverse pagine di precedenti. E quasi tutti legati alla droga. Da qui i dubbi della procura che ha letto e ascoltato le intercettazioni tra Zulueta e la consigliera regionale del Pdl, eletta alle ultime regionali nel listino bloccato di Roberto Formigoni.

La prima telefonata che insospettisce gli investigatori è tra Nicolle Minetti e Marysthelle Polanco, la soubrette fidanzatta con un narcotrafficante domenicano.

Nicole: Amo, senti, il tuo amico, sai il cubano, ha qualcosa?

Marysthel: Non lo so, e da tanto che non lo sento

Nicole: E la tua amica quell’altra, invece?

Marysthel: Adesso io la sento e poi ti faccio sapere, va bene?

Nicole: Dai che ho anche un’altra ragazza che e interessata mi chiami dopo?

Mmysthell: Va bene …

Nicole: Gli chiedi che cosa ha? …

Marysthell: Va bene

Nicole: Beso ciao amo ciao ciao

La seconda è di venti giorni dopo. Questa volta al telefono c’è proprio il cubano chiamato dalla consigliera regionale.

Uomo Pronto

Nicole Pronto ciao, sono un’amica di Marysthell

Uomo: Nicole?

Nicole sì

Uomo Ma io e te ci conosciamo ma…

Nicole Sì, lo so, ma magari pensavo che ti eri dimenticato

Uomo Eh no, mi sono dimenticato, ti ho chiamato, allora ci vediamo dopo, ti chiamo dopo

Nicole Hai ragione, hai ragione come stai?

Uomo Bene

Nicole Tulia bene?

Uomo Tutto bene …

Nicole: Senti, ti volevo chiedere una cosa, ci riusciamo a vedere, tipo stasera?

Uomo. A che ora?

Nicole Quando vuoi tu anche, quando vuoi tu, non è un problema sono dalla mia amica in centro

Uomo Va bene che parte del centro, però sai che con la macchima non posso arrivare

Nicole: Io dicevo in Torre Velasca, hai presente dove è la Torre Velasco?In Duomo, praticamente.

Uomo: Proprio in centro Duomo, dove c’e il Duomo …

Nicole: No, la torre Velasca, vicino a San Babila

Uomo: Vuol dire che se io … porta Venezia e vado su a cercare san Babita, in quella zona lì? Dopo le otto della sera è perfetto che non c’e l’ecopass

Nicole: Alle otto della sera va bene, è perfetto, si va benissimo

Uomo Fai otto e trenta, ti chiamo alle otto così mi confondo

Nicole Ok va bene grazie mille, a dopa ciao ciao,

Uomo ciao

Ma chi è veramente questo giovane cubano che, secondo Nicole Minetti vende solo borse di marca a prezzi bassi? A Milano, Jorge Luis Zulueta frequenta il giro delle discoteche tra i Navigli e corso Como. Il suo casellario giudiziario parla chiaro. L’ultimo arresto risale al 23 novembre 2010, quando gli viene notificata la revoca dell’affidamento ai servizi sociali. Risultato: torna in carcere con un residuo pena di un anno e cinque mesi. Capo d’imputazione: spaccio di droga. In quel frangente Zulueta viene raggiunto in viale Sarca 189. In realtà, quando arriva a Milano, va a vivere da una cugina in via Asturie 8 in zona Niguarda. Si tratta di una casa popolare gestita dall’Aler. La cugina ci vive regolarmente. Anche se, spiega al commissariato locale, “per qualche tempo ho vissuto da abusiva”. Jorge, comunque, abita qua. E quando arriva in quello che rappresenta uno dei tanti fortini della droga alla milanese, si porta dietro un patteggiamento per droga davanti al tribunale di Bolzano e un arresto avvenuto nel 2007. In quell’anno, il giovane cubano viene fermato da una volante della questura in viale Jenner con addosso venti grammi di cocaina. Che faccia lo spacciatore ci sono pochi dubbi. In realtà, lui in via Asturie colloca anche la sede sociale della sua impresa individuale che si occupa di vendita di prodotti vari e opera con l’estero. Il 24 gennaio 2010 la polizia torna a bussare alla sua porta. Non lo arresta, ma lo indaga per rissa aggravata. Il tutto si consuma verso le undici di sera, dopo che la cugina di Zulueta ha malmenato una donna africana, fidanzata con tale Daniel, professione: spacciatore. Daniel avrebbe offerto della coca al figlio della cubana. Lei si arrabbia, urla, litiga. Pochi minuti dopo al scena si sposta al terzo piano di via Asturie 8. Un gruppo di africani vuole regolare i conti. Zulueta si mette di mezzo. Spuntano coltelli e forbici. Il morto non ci scappa solo grazie all’intervento delle volanti.

E così per la seconda volta la droga torna a fare capolino nell’inchiesta sulle feste di Arcore. Era già capitato con l’arresto di Ramirez De La Rosa, alis Emilio. Lui, originario di Santo Domingo, può contare su un particolare decisivo: la sua relazione sentimentale con Marysthell Polanco, una delle ragazze che hanno frequentato villa San Martino con residenza in via Olgettina 65. E proprio qui, nell’agosto scorso, la Guardia di finanza arriva e sequestra 2,747 chili di cocaina nel box intestato proprio alla Polanco. Di più: dalla perquisizione nel suo appartamento saltano fuori una cassetta di sicurezza con 54.550 euro in banconote di vario taglio (per lo più da 100 e 50 euro), una macchina contasoldi e documenti falsi. Elenco quantomeno singolare per una semplice soubrette televisiva. La vicenda si conclude con l’arresto di Ramirez, fermato a bordo di una smart intestata a Nicole Minetti. E la Polanco? Non viene indagata, ma semplicemente sentita come testimone. Eppure anche qui qualcosa non convince gli investigatori, i quali, in un’informativa inviata al pm Giancarla Serafini, scrivono: “Allo stato – si legge – non vi sono elementi probatori che confermino un coinvolgimento della Garcia Polanco nei fatti riconducibili alla detenzione di cocaina (…). Tuttavia, nonostante le dichiarazioni rese dalla donna, permangono ancora dubbi sulla totale estraneità”. Quindi spiegano: “Appare quanto meno inusuale l’inizio di una convivenza con un soggetto, da poco conosciuto presso un locale milanese, che, come dichiarato, ha sempre versato in condizioni economiche disastrose tali da indurre la Garcia Polanco a mantenere Ramirez De La Rosa”. Dubbi e sospetti anche sul denaro che la Polanco dice di essere di sua pertinenza. “Appaiono inadeguate e frammentarie le giustificazioni addotte dalla Garcia Polanco circa il possesso di 4800 euro in contanti che ha dichiarato essere di sua esclusiva pertinenza. (…) Va rilevato che la somma di 4800 euro è indicativamente la cifra necessaria all’acquisto di 100 grammi di cocaina sulla piazza milanese”.

L’episodio, pur antipatico, non scalfisce la Minetti. L’ex igienista dentale non ascolta nemmeno i consigli del Cavaliere che la esorta a denunciare il furto dell’auto per allontanare eventuali ipotesi di rapporti con Ramirez. Lei si rifiuta. E fa bene, perché alla fine tutto si chiarisce. Adesso, però, l’ombra della droga ritorna. E come per il sequestro di agosto, il personaggio chiave resta Marysthell Polanco. E’ lei, infatti, a presentare Jorge Luis Zulueta alla ex igienista dentale del Cavaliere.

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SOSTENIBILITA'

Dieta, auto e tempo libero
Misura l'impronta dell'azoto

Le abitudini quotidiane hanno un impatto preciso sull'ambiente, a partire da cosa mangiamo e come andiamo al lavoro. Un calcolatore online per capire qual è la propria nitrogen footprint e imparare a ridurre l'aumento di concentrazioni dannose per l'ambiente. Che, come l'anidride carbonica, causano smog, piogge acide, minacciano la biodiversità e aggravano l'effetto serra di ALESSIA MANFREDI

CARNE poca, meglio di pollo e non di manzo. Sì a verdura e frutta, ma attenzione al modo in cui vengono prodotte. La solita dieta? Non proprio. Un buon punto di partenza, invece, per ridurre la propria "impronta dell'azoto" sull'ambiente. Che, proprio come l'anidride carbonica, se rilasciato in quantità eccessive, contribuisce ad aggravare smog, piogge acide, minacciare la biodiversità e appesantire l'effetto serra.

Per capire quanto il comportamento quotidiano possa avere un impatto concreto - a partire dalla scelta di cosa mangiare a pranzo o di come andare al lavoro - ora si può misurare la propria nitrogen footprint, "impronta dell'azoto". Con un calcolatore 1 disponibile online, ideato da un gruppo internazionale di scienziati - e parte di un più ampio progetto di ricerca 2 - presentato nei giorni scorsi a Washington all'American Association for the Advancement of Science.

Alimentazione, mezzi di trasporto, abitudini casalinghe, ma anche vestiti, spese mediche, tempo libero: ogni scelta ha un costo preciso per l'ambiente. Rispondendo ad una serie di domande che mettono in fila una dopo l'altra azioni quotidiane, si arriva ad un grafico finale che riassume il contributo, su base annua, all'aumento delle concentrazioni di azoto. E ad un decalogo di suggerimenti per ridurlo: dalla dieta da seguire, evitando sprechi di cibo, alla scelta dell'auto, meglio se ibrida, e di elettrodomestici più efficienti a consumi ridotti. Piccoli passi, che però possono fare la differenza: anche cambiare abitudini per un giorno a settimana porta un risultato, dicono gli scienziati. 

In sé l'azoto è un elemento naturale innocuo e prezioso, fondamentale per la crescita delle piante. Ma gli ossidi di azoto sono da tempo nel mirino non solo delle associazioni ambientaliste ma anche degli scienziati perché il loro rilascio in quantità eccessive nell'ambiente, ad opera dell'uomo, si traduce in inquinamento di aria e acqua, eutrofizzazione, perdita di biodivestità, assottigliamento dello strato dell'ozono.

Sotto accusa sono i fertilizzanti chimici e i motori a combustione, principali fonti di questo tipo di inquinamento. "L'uso su larga scala di fertilizzanti per le coltivazioni provoca una dispersione eccessiva di azoto nell'ambiente, che finisce per fornire fertilizzanti non richiesi ai nostri sistemi naturali, con risultati disastrosi", spiega  James N. Galloway, scienziato ambientale dell'università della Virginia, uno degli ideatori del calcolatore, insieme ad altri colleghi dell'ateneo, dell'Università del Maryland, oltre che in Olanda. Ma anche il consumo di carne ha un forte impatto perché la sua produzione è strettamente legata al foraggio, necessario per l'alimentazione del bestiame, e quindi, ancora una volta, ai fertilizzanti e anche alla gestione del letame che rilascia protossido di azoto.

C'è stato un forte impegno per informare sui rischi delle emissioni dannose di anidride carbonica e sui comportamenti virtuosi da adottare per ridurre la propria carbon footprint, ma l'azoto è una storia ancora quasi tutta da raccontare, sottolinea Galloway. "Eppure l'alterazione del suo ciclo, insieme a quello del fosforo, è una delle nove grandi problematiche ambientali individuate dalla comunità scientifica discusse in un importante articolo su Nature 3, nelle quali l'uomo si sta spingendo troppo avanti: il rischio è che se si superano questi "confini planetari", gli effetti a cascata che ne derivano possono diventare imprevedibili e devastanti per la salute della terra", spiega Eva Alessi del Wwf. Proprio come l'anidride carbonica e il metano, anche gli ossidi di azoto sono gas serra e particolarmente potenti, 300 volte di più rispetto all'anidride carbonica.

Ecco allora l'idea di mettere a disposizione di tutti, gratuitamente, uno strumento educativo che aiuti a capire come scelte apparentemente innocue possano alterare il ciclo dell'azoto e cosa fare per aiutare a ristabilirlo. Le prime prove in aula con studenti universitari - a Princeton, ad esempio - hanno dato risultati incoraggianti. Le abitudini da privilegiare in fondo sono simili a quelle che favoriscono uno stile di vita sostenibile: ridurre il più possibile i viaggi aerei, usare in più persone una sola macchina per spostarsi o andare al lavoro, preferire energie rinnovabili e, soprattutto, privilegiare una dieta con più frutta e verdura rispetto alle proteine animali: quest'ultimo elemento è uno dei fattori chiave, come si vede chiaramente dal calcolatore, ed ha un peso maggiore rispetto alle scelte in campo energetico, più importanti invece per la carbon footprint.
(02 marzo 2011)

mercoledì 2 marzo 2011

già......

 Ginevra, ecco la Aventador

Ma al Salone è Grand'Italia

La nuova Laborghini è l'auto più estrema mai prodotta: tante novità tecniche, 255mla euro. Ma il made in Italy funziona: Ypsilon con due porte "invisibili" in più, Thema aggressiva

GINEVRA (Svizzera), 2 marzo 2011 - Delle 170 novità annunciate, almeno una decina meritano il viaggio in Svizzera, e la metà sono made in Italy. In cima a tutte l'incredibile Aventador, la Lamborghini più estrema mai prodotta. Un concentrato di novità tecniche da capogiro: dalla trasmissione robotizzata che riduce i tempi di cambiata di 50 m/s rispetto alla Murcielago che sostituisce, al telaio in fibra di carbonio con un indice di resistenza torsionale da primato: 35.000 Nm per grado. Prezzo 255.000 euro. Lancia Ypsilon 5 porte è insolita ma elegante e glamour. Le due porte in più non si vedono, ma ci sono. Ha 17 tonalità di carrozzeria di cui 4 bicolori. Poi ci sono la nuova Thema, oltre 5 metri di stile aggressivo e l'imponente Voyager (5,14 metri) con tre file di sedili ripiegabili a scomparsa. Due concept con la C maiuscola sono l'Alfa 4C e la De Tomaso Deauville con il design Pininfarina.
LE NOVITA' STRANIERE — I coreani propongono la Hyundai i40 e la nuova Rio che sembra un mini Sportage, I tedeschi la Mercedes C Coupé e la rinnovata VW Golf Cabriolet, un mito che ritorna alla ribalta. Infine tante concept, come mai se ne erano viste prima ad un salone. Le più suggestive le propone il Gruppo Volkswagen: la nuova A3 berlina e il Bulli, un pulmino da città con interni hitech. Poi c'è la Ford B-Max Concept che prefigura la nuova Fusion con le porte scorrevoli e la Mini Rocketman: futura Minor
Corrado Canali© RIPRODUZIONE RISERVATA
 
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Vita dura per i rottamatori leghisti
Espulsi dal partito via sms
Il giovane Lovat si oppone a una speculazione edilizia a Vicenza e viene cacciato dal Carroccio. Ma lui accusa: "In Veneto la situazione è sfuggita di mano anche a Bossi. Ci sono interessi lobbistici e massoni"
Davide Lovat, leghista "rottamato" via sms
Vietato parlare di argomenti come la questione morale. Tanto meno pronunciare la parola rottamazione. Pena l’espulsione. Non appellabile. Chiedere al vicentino Davide Lovat, quarant’anni, militante della Lega da nove anni, una laurea in scienze politiche e un’altra in teologia, considerato il capo della corrente dei rottamatori in salsa padana, quelli che vorrebbero o, meglio, avrebbero voluto, rinnovare la classe dirigente leghista. In quattro e quattr’otto è stato cacciato dal partito e la comunicazione l’ha avuta via Sms. Tanti saluti, arrivederci. Firmato Giampaolo Gobbo, segretario nazionale della Liga Veneta. Controfirmato Alberto Filippi, senatore veneto del Carroccio che, come riferito dal Fattoquotidiano.it a gennaio, proprietario insieme alla sua famiglia di un terreno acquistato come agricolo e oggi diventato edificabile, uno spazio di 80.000 metri quadri sul quale dovrebbe sorgere uno dei centri commerciali (l’ennesimo) più grandi della provincia con annesso un affare milionario per il senatore e la sua famiglia. Un affare sul quale Lovat si era permesso più volte di sottolineare e richiamare i dirigenti del partito alla questione morale. Ma la sua colpa principale è stata soprattutto quella di aver chiesto ai colonnelli, lui che nella Lega era considerato integralista, di tornare ai vecchi valori, di pensare meno alle banche e più alla “nostra gente”, qualle delle valli.

Certo, i problemi li ha sbattuti sul tavolo senza prudenza. A fine anno ha scritto un libro nel quale ha spiegato che, da leghista, non ha mai amato una parte dell’establishment del Carroccio. “Prima c’erano i presunti guerriglieri che spacciavano le valli bergamasche per la Sierra Maestra e ora pensano a scalare banche. Prima, c’erano sedicenti Spartacus pronti a guidare la rivolta degli schiavi contro Roma, e ora sono finiti a banchettare nelle lussuose taverne di Trastevere”. E questa gliela fecero passare, ma giusto perché il ragazzo si è sempre portato dietro una larga parte della base. Poi, dopo l’articolo del Fatto, ha fatto riferimento più volte alle proprietà del senatore Filippi chiedendogli pubblicamente delle spiegazioni. Un limite giudicato invalicabile. Così due giorni fa, al termine di una riunione tra i mammasantissima della Lega in Veneto, il giovane Lovat è stato espulso. “Questo non è in linea con noi”, hanno detto Stefano Stefani e Manuela Dal Lago ai colleghi, “non ci resta che rimandarlo da dove è venuto: a casa sua”.

Lovat non l’ha preso presa per niente bene. Raggiunto al telefono dal Fatto si scusa per non aver risposto tempestivamente, ma “al contrario di altri io sono uno che lavora, non mangio con la politica”. “Io sono un intellettuale, un leghista atipico”, spiega. “Ma una cosa la voglio dire: alcuni leghisti di potere in Veneto prendono vie lobbistiche e, soprattutto, massoniche. E lo stanno mettendo nel sedere a Bossi“, spiega. “Forse lui non si accorge di quello che sta accadendo, ma oggi hanno espulso il leghismo dalla Lega. Per prendere altre strade. Sono stato giudicato senza contraddittorio e in contumacia. La mia colpa? Il libro che ho scritto, direbbe Stefani che ha la quinta elementare. Le mie posizioni su Filippi, spiega Dal Lago. Ma ufficialmente non hanno avuto neppure il coraggio di comunicarmi la decisione. Gobbo? Non a quanto mi risulta non è lui il fautore della mia espulsione. Anzi, si sarebbe espresso contro”.

Comunque a Lovat non è restato altro che rassegnarsi alla decisione. D’altronde di questi tempi Gobbo non poteva occuparsi della vicenda più di tanto, ha già un problema con il sindaco di Verona, Flavio Tosi, il suo sfidante nella corsa per la segreteria, e non può permettersi di trovare lungo la strada anche un rottamatore. Già Tosi è di per sé un concorrente pericoloso, uno che sul popolo di Pontida ha presa anche se festeggia i 150 anni della Repubblica. Uno che sulla questione immigrati riesce a infiammare la sua gente. E’ vero che Gobbo è dato in vantaggio (secondo le previsioni si attesterebbe sul 65 per cento dei consensi) rispetto a Tosi, ma è una Lega che non mostra più il suo aspetto monolitico. Un presunto rottamatore, Diego Vello, 22 anni, si è conquistato la segreteria di Belluno contro il più blasonato Franco Gidoni. Ed è stato un colpo di scena che si può ripetere altrove, con tutta la bile di Gobbo che vorrebbe mantenere la mappa del potere così come è oggi. Anche a costo di provvedimenti drastici.

Ma in casa Lega le espulsioni non sono un grande problema. Dal 1994 a oggi la classe dirigente del partito è stata cambiata più volte. Chi nel tempo non si è adeguato al Bossi-pensiero, l’unico riconosciuto, è stato cacciato dal partito senza troppi complimenti. Personaggi importanti (venne in qualche modo costretto ad andarse pure Gianfranco Miglio, l’uomo che era considerato l’ideologo della Lega) e parlamentari di tutte le circoscrizioni. Una parola di troppo e via a casa. Qualche anno fa ha rischiato serio anche Roberto Maroni, il numero due del Carroccio, finito per quaslche tempo nel congelatore e poi riabbracciato da papà Umberto come il compagno che ha sbagliato, ma non lo farà più. Lungo la strada, invece, si sono persi parlamentari come Luca Basso, Pier Corrado Salino, Luigi Negri, Paolo Bambo, solo per citarne alcuni. Sono usciti personaggi del calibro di Franco Rocchetta (fondatore della Liga Veneta, la madre di tutte le leghe), Marilena Marin e Fabrizio Comencini, entrambi predecessori di Gobbo. E a volte basta poco per essere cacciati. Una parola di troppo.
 
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LA PROTESTA

Da Nord a Sud, con gli sms
un minuto di silenzio nelle scuole

In tanti istituti inscenata ieri una protesta simbolica organizzata con i messaggini. L'Unione dei sindacati di base chiede adesione allo sciopero generale dell'11 marzo, Rete e Unione Universitari annunciano la mobilitazione per il giorno successivo. Il preside del Liceo Virgilio di Milano: "Scuola pubblica, baluardo da difendere"

Le parole del premier su una scuola pubblica da lasciarsi alle spalle perché portatrice di valori contrari al sentire della famiglia, hanno generato una generale ondata di protesta che lo stesso Berlusconi probabilmente non si aspettava. Così, mentre la piazza virtuale aperta da Repubblica.it sul "perché" difendere la scuola pubblica si riempie minuto per minuto di migliaia di commenti e testimonianze, la protesta sembra pronta a materializzarsi nelle piazze del mondo reale di tutto il Paese.

La Rete degli Studenti e l'Unione degli Universitari annunciano la mobilitazione per il 12 marzo, in coincidenza con la manifestazione a difesa della Costituzione promossa da Articolo 21. "L'attacco alla scuola - scrivono nel loro comunicato - è l'ennesimo di una lunga serie di tentativi di smantellamento del nostro sistema democratico". "Come studentesse e studenti e come cittadini - affermano - crediamo che sia arrivato il momento di smetterla, da mesi continuiamo a mobilitarci e il 12 marzo saremo di nuovo in piazza".

Intanto, una prima manifestazione esplicita di dissenso: con un passaparola spontaneo tra i docenti e gli studenti, in molte città intere scuole, singole classi, hanno osservato un minuto di silenzio in segno di lutto. Ecco alcune testimonianze.

La comunicazione della protesta spontanea corre veloce, attraversando il mondo della scuola. Alimentato via sms, il minuto di silenzio ieri è andato in scena negli istituti di Mestre e nel veneziano 1, con gli istitutori avvertiti e coinvolti o, in caso contrario, comunque partecipi. A Padova 2, invece, il minuto è stato utilizzato dagli stessi insegnanti per parlare del valore della scuola, cosa che ha fatto infuriare l'assessore regionale all'Istruzione, Elena Donazzan, del Pdl. L'Itis Planck di Treviso 3chiede invece al premier di tacere appendendo una lettera aperta nella bacheca dell'istituto. Molti insegnati trevigiani hanno adottato il minuto di silenzio organizzato col tam tam dei telefonini, giunto a destinazione fino alle scuole del Trentino 4.

La catena dei messaggini funziona anche da Nord a Sud. A Bari 5va in scena lo stesso minuto di silenzio. Ed è bello scoprire che tutto è partito da un sms partito dal cellulare di una prof di Trento, inviato a una collega di Salerno, girato infine a una collega di Andria. In breve, le scuole del capoluogo e della provincia pugliese erano pronte all'azione. Il minuto di silenzio è perfettamente riuscito. Racconta Maria Corallo, insegnante di lettere, di non aver spiegato in anticipo ai suoi alunni il perché del minuto di silenzio, ma di aver chiesto loro di scrivere un insegnamento ricevuto dai professori. Fra le risposte: accettare i rimproveri e capire gli errori, rispettare gli altri, migliorarsi continuamente, crearsi un metodo di studio. "E le spedirò per posta a Berlusconi".

Clima torrido a Roma 6: volantinaggio degli alunni del Liceo Socrate alla Garbatella, docenti del liceo Montale e della scuola elementare Crispi di Monteverde che fanno lezione esponendo cartelloni a difesa della scuola pubblica, prof di liceo che portano in classe la Costituzione per leggere agli alunni gli articoli 33 e 34 sul libero insegnamento, sull'universalità e la gratuità dell'istruzione obbligatoria. Ma già fervono i preparativi per il ritorno della protesta nelle strade, non solo con flash mob e iniziative estemporanee. L'8 marzo partiranno gli scioperi a catena che investiranno quasi tutte le sigle sindacali: prima toccherà a Sisa e Usi, l'11 all'Usb, il 18 all'Anief, il 25 marzo alla Flc-Cgil. Appuntamento per tutti il 12 marzo con una manifestazione in "difesa della Costituzione e della scuola pubblica". Anche se gli universitari della Sapienza già pensano a una grande giornata di sciopero generale e a una giornata di mobilitazione a metà aprile.

A Firenze 7, con i docenti dei vari istituti che si dicono pronti a scendere in piazza e la Cgil-Flc che invita prof e studenti a lasciare messaggi indirizzati a Berlusconi e annuncia l'impegno del sindacato a manifestare il 12 marzo, anche senza insegne. La stessa Cgil-Flc conferma come anche a  Bologna 8  e  Palermo 9insegnanti, studenti e personalità istituzionali siano in pieno fermento, con il primo obiettivo di un sit-in in piazza. L'amaro commento di Cataldo Dinolfo, provveditore agli studi di Messina e Ragusa: "E' facile smantellare la scuola pubblica e dire che va male. La scuola pubblica è ormai alla deriva. Sta andando tutto allo sfascio  solo tagli e niente assunzioni".

A Milano 10, Repubblica raccoglie l'opinione di Pietro De Luca 11, preside del Liceo Classico Virgilio. "La scuola pubblica è un baluardo da difendere  -  dice il preside -. Nei nostri licei e nei nostri istituti c'è l'occasione per un confronto aperto libero e democratico, senza dogmatismi, che favorisce, negli studenti, lo sviluppo di una coscienza critica. Questa è la grande ricchezza che si trova solo nella scuola pubblica statale".

Da Milano si fa sentire anche il Movimento Scuola Precaria - CPS. Per affermare che, "come insegnanti della scuola pubblica, siamo indignati di avere un presidente del Consiglio indagato per prostituzione minorile, che ha ospitato nella sua villa il mafioso Mangano e che ha fatto parte della loggia massonica P2". Salvo poi "negare tutto": "Gli insegnanti della scuola pubblica smentiscono dichiarando di esser stati fraintesi: volevamo dire che siamo orgogliosi di avere un  presidente del Consiglio, gaudente viveur, ingiustamente indagato per prostituzione minorile, che ha avuto l'onore di ospitare nella propria casa un eroe alla stregua di Mangano e che ha fatto parte dell'esclusiva loggia massonica P2".

Sono i genitori a organizzare la protesta a Genova 12. Il Cogede, il comitato genitori democratici, sta lavorando all'organizzazione di un presidio entro fine settimana, davanti all'ufficio regionale della Pubblica Istruzione. Dall'ex Provveditorato in via Assarotti partirà un corteo verso la Prefettura per manifestare al rappresentante del governo, l'opinione dei genovesi con l'intenzione "di coinvolgere anche le associazioni degli insegnanti". Per difendere "con forza proprio la scuola statale, che ci garantisce un insegnamento non parziale" spiega Matteo Viviano, presidente del Cogede.

Da Nord ancora a Sud, a Napoli 13, dove il preside del liceo classico Pansini mette sulla prima pagina del sito della scuola le parole di Pietro Calamandrei, la "scuola pubblica è espressione di unità, di coesione, di uguaglianza civica, la scuola privata è espressione di varietà, che può voler dire eterogeneità di correnti decentratrici, che lo Stato deve impedire che divengano correnti disgregatrici". Le parole del premier riaccendono le accuse dei docenti per gli attacchi alla loro professionalità e allo stesso tempo per lo stato di semiabbandono in cui versa la qualità strutturale della scuola pubblica in Campania, senza risorse e gravata dai tagli. Sul fronte delle famiglie, il Forum regionale delle associazioni genitori democratici fa sapere che il 12 marzo ci sarà.

Intanto, i sindacati parlano apertamente di mobilitazione. L'Unione dei sindacati di base invita i lavoratori della scuola,  ai quali la legge 146/90 impedisce di scioperare, a scendere in strada l'11 marzo per un corteo a Roma, partenza da piazza della Repubblica alle 9,30, in occasione dello sciopero generale proclamato da Usb, Slai Cobas, Snater e Cib-Unicobas. Uno sciopero a cui Ubs chiede di aderire anche a genitori e studenti "per rompere il silenzio, riaffermare la propria dignità e difendere la scuola pubblica statale per i propri figli e per il futuro del paese. La scuola di tutti, la propria scuola".
(01 marzo 2011)

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DECRETO RINNOVABILI

Governo diviso, si tratta
il testo sarà modificato

Travolto dalla mobilitazione delle associazioni di categoria e incalzato dalla collega Prestigacomo, il ministro Romani pronto a rivedere le norme "ammazza-fotovoltaico". Via il limite degli 8 mila MW di VALERIO GUALERZI

ROMA - Dietro l'apparente fermezza del governo nel portare avanti il decreto ammazza-rinnovabili si inizia in realtà a cogliere qualche segnale di ripensamento. Al pre-consiglio dei ministri svoltosi ieri sera il ministro per lo Sviluppo economico Paolo Romani ha presentato lo stesso identico testo 1 che ha scatenato preoccupazioni e proteste sia da parte delle associazioni ambientaliste che degli operatori di categoria. Una norma che come più volte denunciato nei giorni scorsi rischia di uccidere sul nascere il neonato e promettente comparto italiano della green economy, mettendo in pericolo decine di migliaia di posti di lavoro. 

Malgrado questa presunta spavalderia, diversi osservatori colgono però avvisaglie di cedimento e indiscrezioni danno il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta, il mediatore di mille contenziosi, già al lavoro dietro le quinte per raggiungere un'intesa di compromesso in vista del Consiglio dei ministri di giovedì o venerdì prossimi, in caso di un possibile slittamento. A sorprendere Romani, facendone vacillare le certezze, sarebbe stata innannzitutto l'ampiezza del fronte sceso in campo per difendere la politica di incentivi alle rinnovabili. Pur auspicando ritocchi e ripensamenti, a mobilitarsi contro l'insensato brusco stop alle norme che favoriscono lo sviluppo di eolico e fotovoltaico sono stati non solo i soliti ecologisti, ma sindacati, confederazione dell'artigianato, associazioni di piccole e medie imprese e un vasto tessuto produttivo la cui esistenza era stata ignorata o sottovalutata. Un tam tam di petizioni, appelli e lettere aperte che nelle ultime ore si è riversata su internet, finendo per intasare anche le caselle di posta elettronica del ministero. Dimostrando, semmai ce ne fosse ancora bisogno, che ormai si tratta di una vicenda prevalentemente economica. "Sono ancora in corso riunioni tra il ministero dell'Ambiente ed il ministero dello Sviluppo economico per mettere appunto un testo condiviso", ha ammesso oggi il ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo.

A fare da sponda a questo movimento di pressione è stato poi finalmente proprio il ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo, ieri ricordando a Romani che "la bolletta energetica degli italiani non è più elevata che altrove per gli incentivi alle rinnovabili". "Gli incentivi per il solare - ha sottolineato - pesano sulla bolletta meno che il Cip 6 ed il decomissioning nucleare. In Germania gli incentivi per le rinnovabili arrivano ad incidere sulla bolletta fino al 10% da noi fra il 3 e il 5%". Ma quello della Prestigiacomo pare non sia l'unico malumore presente nella maggioranza. A dire la sua sarebbe stato anche il ministro dell'Agricoltura Giancarlo Galan, preoccupato sì di tutelare le campagne da una possibile invasione di pannelli solari, ma anche di evitare la prematura morte del promettente settore delle agro-energie legato alle biomasse. Inoltre diversi parlamentari, anche del Pdl, non avrebbero preso bene la scelta di Romani di buttare via tutto il lavoro fatto sino ad oggi nelle commissioni con audizioni e stesure di varie proposte, procedendo d'autorità in maniera unilaterale.

Alla fine, stando alle indiscrezioni, nei tavoli tecnici avviati in queste ore sarebbe stata raggiunta una prima ipotesi di intesa. Gli incentivi del terzo conto energia non cesserebbero automaticamente al raggiungimento dell'obiettivo degli 8 mila MW installati, fissato in un primo momento per il 2020, ma già a un passo dal raggiungimento. Una volta ottenuto quel risultato si tratterebbe piuttosto di ridiscutere come ridurre ulteriormente, ma gradualmente, gli incentivi. A tutela dell'agricoltura verrebbe invece inserita una norma che fissa distanze minime tra diversi impianti a terra e un limite del 10% della superficie utilizzabile all'interno di una tenuta per lo sfruttamento dell'energia solare.

A rendere più difficile la posizione di Romani anche l'uso disinvolto fatto ieri dal responsabile dello Sviluppo Economico sui numeri dei costi delle rinnovabili. "Romani mente sapendo di mentire - denuncia il deputato del Pd Ermete Realacci - se afferma che gli incentivi alle rinnovabili sono costati agli italiani 20 miliardi di euro tra il 2009 e il 2010. La grandissima parte di queste risorse non ha nulla a che vedere con le fonti rinnovabili: negli anni passati abbiamo speso tra i 40 e i 50 miliardi di euro per finanziare i combustibili fossili e la chiusura del vecchio nucleare". E a fare le pulci alle affermazioni di Romani è oggi anche Massimo Sapienza presidente di Asso Energie Future. "Sul prezzo dell'elettricità casalinga - osserva - gravano costi poco noti che potrebbero essere tagliati. Tra gli altri, quelli del servizio di interrompibilità: è uno sconto concesso a 120 grandi utenti, quasi tutti acciaierie, per la disponibilità a interrompere il loro carico di energia con un preavviso breve in caso di picco. In cambio di questa disponibilità, quasi sempre teorica, gli industriali dell'acciaio incassano 120 milioni di euro l'anno: un regalo da un milione di euro a industria. Perché sacrificare le famiglie e girare i finanziamenti a 120 industrie?".
(01 marzo 2011)

martedì 1 marzo 2011

http://www.youtube.com/watch?v=ievo57py2LI

Checa e Ducati, che doppietta
Per Biaggi un doppio 2° posto

In Australia domina lo spagnolo, che piega un buon Max, soddisfatto per "due piazzamenti fondamentali su una pista ostica per l'Aprilia". Bello il duello fra il campione in carica con Melandri (Yamaha), reduce dall'intervento alla spalla e ottimo 3° in gara-2

Lo spagnolo Carlo Checa, 38 anni, sulla Ducati. Alex Photo
Lo spagnolo Carlo Checa, 38 anni, sulla Ducati. Alex Photo
PHILLIP ISLAND (Australia), 27 febbraio 2011 – Nella prima gara Superbike senza squadra ufficiale la Ducati ha fatto il pieno con il “privato” Carlos Checa tornando in vetta al Mondiale dopo quasi un anno e mezzo di digiuno, grazie al duplice successo nelle due gare. Ma lo spettacolo dell’apertura del Mondiale è stato tutto nel primo confronto diretto tra Max Biaggi, il campione in carica, e Marco Melandri, l’ex avversario in MotoGP destinato a diventare l’avversario diretto nella corsa al titolo 2011.
checa, privato di lusso — Checa, 38 anni, è pilota privato per modo di dire: è gestito dalla struttura esterna Althea ma dispone dell’ultima evoluzione della 1198 e dell’assistenza diretta dell’azienda. Sulla pista più favorevole alla bicilindrica il catalano (alla 7° vittoria in carriera) è stato imprendibile per una settimana intera: ha dominato gli ultimi test (con nuovo record ufficioso), poi ha acciuffato la pole e nelle due gare ha impresso un ritmo insostenibile per tutti, Biaggi compreso. La Ducati intanto festeggia la 293° vittoria e la doppietta numero 108 in 286 GP.
Max Biaggi, 39 anni, campione della Superbike sull'Aprilia. Ansa
Max Biaggi, 39 anni, campione della Superbike sull'Aprilia. Ansa
max-marco, che duello — Il campione in carica ha comunque acciuffato “due secondi posti che per noi sono fondamentalissimi, perché su questa pista che ci è ostica abbiamo fatto passi da gigante, anche se la RSV4 non va ancora come vorrei.” Max l’anno scorso aveva fatto 5° e 8°, quindi torna a casa con 11 punti in più rispetto al trionfale 2010. Biaggi, beffato da Checa per 13 millesimi in Superpole, non è stato incisivo al primo via ed ha sbagliato il secondo, ritrovandosi in mezzo al gruppo. “Ma anche se fossi scattato meglio non credo che il risultato sarebbe cambiato di molto. Sono due piazzamenti su cui avrei messo la firma. Melandri? E’ stata una bella battaglia”. Il neoacquisto della Yamaha ha debuttato in Superbike con un quinto posto “che mi ha lasciato molto amaro in bocca. Così nell’intervallo abbiamo cambiato parecchie regolazioni e finalmente ho trovato affiatamento che volevo.” In quattro giri Biaggi e Melandri si sono superati sei volte in un confronto durissimo ma pulito “anche perché Max mi ha sempre passato sul dritto.” Biaggi ha replicato anche nel dopo gara. “L’Aprilia andava forte in rettilineo perché nessuno faceva l’ultima curva bene come me.” Melandri ha festeggiato un terzo posto “che mi ripaga dei due mesi di sacrifici che ho fatto per sistemare la spalla destra operata a Natale. Nel finale ero stanco, sentivo che il fisico non rispondeva più e ho lasciato perdere Max”. Ne riparliamo tra un mese a Donington, seconda tappa di un Mondiale destinato a parlare italiano, tra le scintille. Nella Supersport splendido successo in volata di Luca Scassa (Yamaha).
GP Australia, gara-1 (22 giri, km. 97,790) 1. Checa (Spa-Ducati) in 34’16”503 media 171,186 km/h; 2. Biaggi (Ita-Aprilia) a 4”365; 3. Haslam (Gb-Bmw) a 10”719; 4. Laverty (Gb-Yamaha) a 11”266; 5. Melandri (Ita-Yamaha) a 11”293; 6. Fabrizio (Ita-Suzuki) a 12”039; 7. Smrz (Cze-Ducati) a 20”294; 8. Sykes (Gb-Kawasaki) a 20”742; 9. Haga (Gia-Aprilia) a 22”421; 10. Corser (Aus-Bmw) a 25”822; 11. Rolfo (Kawasaki) a 29”270; 12. Rea (Gb-Honda) a 31”059; 13. Camier (Gb-Aprilia) a 31”721; 14. Badovini (Bmw) a 36”389.
Gara-2 (22 giri) 1. Checa in 34’15”041 media 171,308 km/h; 2. Biaggi a 1”188; 3. Melandri a 1”406; 4. Rea a 10”563; 5. Haslam a 10”885; 6. Camier a 16”914; 7. Haga a 17”558; 8. Fabrizio a 17”679; 9. Sykes a 18”070; 10. Xaus a 19”053; 11. Smrz a 19”060; 12. Rolfo a 23”771. Supersport (21 giri, km. 93,345) 1. Scassa (Ita-Yamaha) in 33’34”739 media 166,729 km/h; 2. Parkes (Aus-Kawasaki) a 0”009; 3. Lowes (Gb-Honda) a 0”033; 4. Salom (Spa-Kawasaki) a 0”272; 5. Harms (Dan-Honda) a 16”969; 6. Ellison (Gb-Honda) a 23”943; 7. Marino (Fra-Honda) a 31”788; 8. Iannuzzo (Kawasaki) a 31”837; 10. Dell’Omo (Triumph) a 32”817.
CLASSIFICHE MONDIALI SUPERBIKE: 1. Checa punti 50; 2. Biaggi 40; 3. Melandri e Haslam 27; 5. Fabrizio 18; 6. Rea 17; 7. Haga 16; 8. Sykes 15; 9. Laverty e Smrz 14; 12. Rolfo 9; 17. Badovini 2.
Costruttori:
1. Ducati punti 50; 2. Aprilia 40; 3. Yamaha 29; 4. Bmw 27; 5. Suzuki 18; 6. Honda 17; 7. Kawasaki 15.
Supersport
: 1. Scassa punti 25; 2. Parkes 20; 3. Lowes 16.
Costruttori
: 1. Yamaha punti 25; 2. Kawasaki 20; 3. Honda 16.

Prossima prova
: 27 marzo a Donington (Gran Bretagna)
Paolo Gozzi© RIPRODUZIONE RISERVATA
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Le carte di Ruby, c’era anche l’ex fidanzata
di Renzo Bossi ai bunga bunga di Arcore
Elena Morali, ex protagonista del reality la Pupa e il secchione, ha partecipato alle cene di villa San Martino. Il dato emerge dalle 782 pagine di richiesta dei magistrati di Milano e in particolare da un colloquio tra Fede e Faggioli
Anche la fidanzata del Trota. C’era pure l’ex “pupa” Elena Morali a villa San Martino. Ospite del premier. Delle sue cene eleganti. E delle sue nottate a suon di bunga bunga che, parole del Cavaliere, significa semplicemente “bere qualcosa e ballare”. Fino ad ora il particolare era rimasto tra le pieghe delle 782 pagine di richiesta di rinvio a giudizio firmate dai magistrati Forno, Boccassini, Sangermano. Il riferimento a Renzo Bossi viene fatto durante una telefonata tra Barbara Faggioli ed Emilio Fede. E’ il 26 settembre 2010. Mancano pochi minuti alle diciotto, quando una delle predilette del premier che, come Nicole Minetti, sogna una carriera politica, chiama il direttore del Tg4. Si tratta di una telefonata di cortesia. La Faggioli si trova in palestra con la “Nicky”. S’informa sullo stato di salute di Fede. L’altro la rassicura: “Benino grazie, ieri avevo una sberla addosso che non finiva più”. La Faggioli, però, insiste: “Insomma ti sei riposato”. E allora Fede svela qualche particolare in più: “Sì, sì più o meno, fra una cosa e l’altra, poi sempre tardi a letto sono andato”. E Lui? Lui come sta. Fede risponde: “Lui aveva un sacco di problemucci”.

Quindi i due iniziano a parlare di una delle tante serate di Arcore. “Ma con chi è rimasto? Due?”, chiede Fede. Allora Barbara Faggioli spiega: “In realtà è rimasto con quelle due, poi c’era la Cinzia e poi c’era l’Anna, poi io so che praticamente ieri è rimasto anche d’accordo che tornava la Maristelle, poi c’era quella, la pupa, quella che è fidanzata con Renzo Bossi che è rimasta”. Il particolare stuzzica la curiosità di Fede. Chi sarebbe la fidanzata del Trota? “Quella bionda”. Fede capisce: “A sì quella che gli piace. La biondona, quella un po’ volgare”. Si tratta della slava? No, risponde la Faggioli, “è la bergamasca”. E in effetti, le cronache rosa dell’estate scorsa raccontano del rapporto sentimentale, proprio in quel periodo, tra Renzo Bossi e tale Elena Morali, nota per la sua partecipazione al reality “La pupa e il secchione”. La loro storia inizia nella primavera del 2010. Tanto che intervistata da Bergamonews la ragazza ammette. “Più conosco il Trota più mi piace” . Lei, però, ha le idee chiare e così al settimanale Oggi dichiara: “Il mio Trota? Sarebbe un marito e un papà ideale. Io col mio lavoro starò in giro tutto il giorno. Uno dei due dovrà rinunciare alla carriera: lui. E’ un ragazzo fedele, sicuro di sé, forte e dolce. Ci siamo conosciuti un anno e mezzo fa a Miss Padania, a fine serata mi ha chiesto il mio numero e mi ha dato il suo”. E’ metà agosto del 2010. Poco più di un mese dopo, eccola partecipare alle feste di Arcore. Ne parla la Faggioli con Fede. Lo racconta la starlette Francesca Cipriani nelle ricostruzioni (basate sulle intercettazioni) dei magistrati di Milano. E’ lei, annotano i pm, “a dire alla Faggioli che Lui aveva anche delle buste da cinque e da di piu”. La Cipriani dice di essere rimasta contenta “perché ha avuto quello che hanno avuto le altre e cita Ludovica Leoni ed Elena Morali, e dice di aver avuto un braccialetto d’oro con il diamante … con scritto “F” di Francesca”.

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La Russa: "Per embargo servono navi italiane"
Allarme profughi alla frontiera con la Tunisia

La comunità internazionale si prepara ad agire. La Nato valuta l'invio di una forza aerea nel Paese, in discussione una no-fly zone. Mosca: Gheddafi leader politicamente morto, se ne vada. L'opposizione denuncia: nella notte almeno tre morti a Misurata

ROMA - L'Europa e l'Onu si muovono sulla crisi libica e il ministro La Russa avverte che per far rispettare l'embargo deciso contro Tripoli potrebbe essere necessario l'utilizzo di navi anche italiane. "Per adesso sostanzialmente è un ordine ma non vi è alcuna struttura preposta a farlo rispettare coattivamente", ha detto il ministro della Difesa. "Se questo dovesse avvenire - ha proseguito - è chiaro che il braccio del Mediterraneo tra noi e la Libia diventa il punto principale e per farlo rispettare occorrono minimo 16 unità navali del tipo della San Giorgio". La Sicilia e Malta, continua La Russa, diventano il punto di riferimento, ma in quel caso occorrerebbe un supporto multinazionale e non potranno essere impegate solo navi italiane. "Attualmente vi sono già alcune navi di altre nazioni. Credo che se ci fosse la volontà di far rispettare coattivamente l'embargo bisognerebbe che le navi, coordinate da un'unica struttura, fossero da 16 a 20".

La situazione, intanto, è particolarmente tesa al confine con la Tunisia. Dopo l'esodo dalla Libia di 70-75
mila profughi, la situazione alla frontiera sta raggiungendo "il punto di crisi", denuncia l'Alto Commissariato Onu per i rifugiati. "Il nostro staff al confine tra Libia e Tunisia ci ha avvertito che la situazione sta raggiungendo il punto di crisi", ha affermato la portavoce dell'Unhcr, Melissa Fleming, la quale ha reso noto che ieri 14mila persone hanno valicato la frontiera, il numero più
alto raggiunto in un solo giorno. Oggi si stima che passeranno il confine dai 10mila ai 15mila profughi.

Nella notte, a Misurata, terza città della Libia, almeno tre persone sono state uccise da uomini fedeli a Muammar Gheddafi. Un portavoce dei "Giovani della rivoluzione del 17 febbraio" ha riferito che le forze del Colonnello hanno aperto il fuoco su un veicolo di civili, uccidendo due persone e ferendone una terza. Poi hanno aperto il fuoco contro alcune abitazioni e hanno ucciso un'altra persona.

Stando a quanto scrive oggi il Times, la Nato starebbe mettendo a punto i piani per inviare una forza aerea in Libia e armare i ribelli. Ieri, il premier britannico ha fatto sapere di aver ordinato al capo di stato maggiore di "lavorare insieme ai nostri alleati su una no-fly zone militare", mentre gli Stati Uniti hanno annunciato un riposizionamento delle sue forze aeree e navali e l'invio nel mediterraneo di circa 2mila marine. Tuttavia, ieri il segretario di Stato americano Hillary Clinton ha dichiarato che non è prevista alcuna azione militare in Libia che coinvolga delle unità navali statunitensi.

In Francia il premier François Fillon ha confermato che sono allo studio tutte le opzioni, compresa quella di interdire le operazioni di volo sul territorio libico, che richiederebbe il coinvolgimento della Nato dopo l'approvazione del consiglio di Sicurezza dell'Onu. L'Italia si è dichiarata favorevole a una no-fly zone. Tuttavia, il capo della diplomazia canadese Lawrence Canon ha fatto sapere che "non sembra esserci consenso" tra gli alleati occidentali sull'imposizione di una zona di interdizione di volo in Libia. Resistenze in ambito Onu e Nato potrebbero indurre Washington e Londra a fare affidamento su una "coalizione di volenterosi" per lanciare un intervento umanitario, scrive oggi il Guardian. Una fonte diplomatica del palazzo di vetro dell'Onu ha indicato come probabili in settimana nuovi incontri del consiglio di Sicurezza e ha sottolineato come la pressione si rafforzerà sulle Nazioni Unite in caso di un'escalation di violenze in Libia: "non abbiamo ancora raggiunto il culmine per il coinvolgimento del Consiglio", ha detto al Guardian.

Quanto al futuro di Gheddafi, la Casa Bianca, ieri, ha chiarito di non escludere l'ipotesi esilio. "E' sicuramente una possiblità" ha detto il portavoce della Casa Bianca, Jay Carney, ripetendo che "Gheddafi deve farsi da parte". Il leader libico continua intanto a sfidare l'Occidente: "Tutto il popolo mi ama. Sarebbe disposto a morire per proteggermi" ha detto il Colonnello parlando a Tripoli a un piccolo gruppo di giornalisti. Gheddafi ha aggiunto di "sentirsi tradito" da quelle nazioni occidentali con cui aveva costruito "un solido rapporto negli ultimi anni", accusandole di voler "colonizzare la Libia". Ma anche da Mosca arrivano oggi parole dure: Gheddafi è un leader
"politicamente morto" e "non ha più posto nel mondo civilizzato", ha dichiarato una fonte del Cremlino secondo quanto riferisce l'agenzia Interfax.
 
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LA STORIA

Sfida Facebook con un virus
e poi Zuckerberg lo assume

La storia di Chris Putnam, 19enne annoiato dagli studi all'Università della Georgia, creatore di un 'worm' in grado di infastidire il social network di Mark Zuckerberg. In meno di 24 ore - e molte lamentele di utenti dopo -, è stato contattato dalla società. E infine assunto dal colosso di Palo Alto

ROMA - C'è una nuova generazione al lavoro. Si muove e vive nella Rete, la crea da dentro, la gestisce. E' una generazione che sfugge alla comprensione della maggioranza, che segue proprie regole e inventa codici di accesso e di riconoscimento. Il suo linguaggio è stato tradotto per gli umani nel film di David Fincher, The Social Network, che ha raccontato la storia di Mark Zuckerberg, il fondatore di Facebook. Un genio, un hacker, l'uomo dell'anno, il miliardario più giovane del pianeta e, soprattutto, un visionario. Difficile contattarlo e captarne l'attenzione, per riuscirci bisogna passare da codici, algoritmi, buchi neri, cavi e fantasiose scorciatoie.

La storia di Chris Putnam ne è la dimostrazione. Digitando questo nome su Facebook, appare una foto sfocata, e un "mi piace" sottoscritto da circa 30mila persone. Putnam è un hacker nato nel 1988 che ha sfidato con un virus il grande social network. Il suo scopo non era infastidire Zuckerberg, ma farsi notare. La sua avventura ha inizio nel 2005 quando Chris, allora 19enne, studiava alla Georgia Southern University e insieme ai suoi due amici Marcel Laverdet e Kyle Stoneman, decise di creare un worm che si replicava grazie a un exploit XSS (Cross-site scripting) tramite un campo non trattato correttamente (Websites). Il worm era in grado di fare tre cose: chiedeva l'amicizia all'account di Chris, si replicava nel profilo e cambiava la grafica del profilo dell'utente replicando fedelmente quella di MySpace.

Il worm code si replicava di utente in utente in modo rapido e silenzioso, diffondendosi in modo virale attraverso gli amici che guardavano il profilo di qualcun altro. I tre hacker potevano così modificare rapidamente lo script principale per produrre una serie di effetti a sorpresa sugli account che passavano sotto il loro controllo. "Era un lavoro che faceva molto effetto e riarrangiava tutti i campi del profilo in sgradevoli caselle di MySpace e schemi colorati", ha raccontato Putnam. Questo li rendeva però facilmente rintracciabili. Tre rintracciabili e geniali sbruffoni. In meno di 24 ore dal rilascio del worm, Putnam venne contattato da Dustin Moscovitz, uno dei co-fondatori di Facebook.

Con la diffusione del virus gli utenti contagiati avevano cominciato subito a lamentarsi. Anche numerosi dipendenti di Facebook erano stati infettati, incluso un account interno di prova chiamato The Creator. Come ha poi spiegato Putnam, il 'creatore' non era Zuckerberg: "Ma abbiamo immaginato che anche lui fosse stato costretto a fare il punto e avesse considerato l'operazione uno straordinario successo". In meno di un giorno Putnam fu invitato da Moscovitz a presentarsi alla sede di Palo Alto di Facebook. Questo non prima di un lungo scambio di messaggi. "Il fatto che Moskovitz conoscesse la mia identità non fu una grande sorpresa dal momento che l'interazione del worm con il mio account era scontata. Anzi eravamo arrivati a fornire delle informazioni su come contattarci", ha raccontato Putman. La reazione di Moskovitz fu comunque divertita. "Hey tutto questo è divertente, ma sembrerebbe che tu stia cancellando le informazioni sui contatti dai profili degli utenti quando il worm si replica nuovamente. E così non è bello". In cambio di tanta condiscendenza, Putnam iniziò a rivelare il worm nei dettagli insieme ai punti deboli che aveva identificato nel social network. Dopo circa un mese gli fu chiesto se volesse lavorare per Facebook.

La Rete segue percorsi e colloqui di lavoro senza regole. Putnam era spaventato. In quel periodo un altro hacker era stato arrestato dopo aver fatto la stessa cosa. Un virus per MySpace, la promessa del social network all'assunzione e dopo l'invito, la prigione. "Quando arrivai alla sede, al secondo piano dovevo incontrarmi con Dustin. Ero teso ma quando la porta si aprì e trovai Moskovitz e non i poliziotti in piedi di fronte a me". Putnam fu assunto e iniziò a lavorare per Facebook pochi giorni dopo il colloquio. Oggi lavora insieme al suo amico Marcel Laverdet insieme allo staff del Social Network più famoso del mondo.

E' uno degli ingegneri del sito, partecipa regolarmente a forum da nerds assoluti, come Somethingawful.com, dove è abbastanza famoso. Le sue pagine preferite sono Facebbok (un profilo nel profilo), Facebook Engineering e una pagina sulle "uova di pasqua": easter eggs che in realtà sono un regalo segreto dentro i programmi, ovvero dei codici segreti che i programmatori inseriscono all'interno dei loro programmi e che non sono menzionati nei manuali ufficiali. In genere vengono usati dai programmatori per scrivere segretamente i loro nomi. Per vedere un easter egg bisogna conoscere delle sequenze di tasti o operazioni da compiere. Presso alcune società di software l'inserimento di queste "sorprese" è permesso. Così, tra i simpaticissimi scherzi da hacker, nella lista delle emoticon di Facebook, ce n'è una dedicata proprio a Chris Putnam, è la 'Weird face' (e si richiama digitando :putnam:). "Sarò sempre grato a Facebook e alla sua passione per gli ingegneri stravaganti e con un passato da hacker", ha raccontato l'ingegnere in un'intervista in Rete, abbastanza in superfice perché a noi fosse possibile riportarla sulla terra.
(28 febbraio 2011)