martedì 17 maggio 2011

già.............

Alonso ci spera sempre
"In Spagna per vincere"

Lo spagnolo della Ferrari: "Il GP di casa è speciale, cercherò di arrivare al gradino più alto del podio". Massa: "Abbiamo lavorato molto per crescere, a Barcellona saranno decisive le gomme"

Fernando Alonso 29 anni, per la prima volta sul podio quest'anno in Turchia. Ansa
Fernando Alonso 29 anni, per la prima volta sul podio quest'anno in Turchia. Ansa
MILANO, 17 maggio 2011 - Il sogno di rivivere l'emozione del 2006, vincendo davanti al suo pubblico, non lo abbandona mai. Nemmeno adesso che la Ferrari deve ancora colmare il gap che la separa almeno dalla Red Bull. Fernando Alonso però raddoppia le sue motivazioni, anche alla luce del primo podio conquistato a Istanbul. "Lo meritavamo da qualche gara - dice lo spagnolo della Ferrari -, un podio importante per la motivazione dopo un inizio non facile. Correre in Spagna è un'emozione unica con le tribune piene di tifosi che vogliono spettacolo. Cercherò di arrivare al podio e magari alla vittoria, non è facile, ma ho le motivazioni. Voglio fare un risultato molto bello per la squadra". Dopo la Turchia a Maranello si è lavorato ancora molto sullo sviluppo della macchina. "Abbiamo lavorato al simulatore per capire come si comportano le gomme. Barcellona è un circuito che conosciamo per i test, ma cambia molto la temperatura rispetto all'inverno".
MASSA SPERA — E dello sviluppo della macchina parla anche Felipe Massa, sfortunato a Istanbul. "Si è lavorato anche sulle cose che non hanno funzionato, tipo i pit stop - dice il pilota brasiliano -. Spero di avere un miglioramento anche nella macchina, e di ridurre la differenza tra qualifiche e gara. Barcellona è un tracciato che conosco, non molto diverso dalla Turchia e sarà importante la strategia delle gomme. I pit-stop sono tanti, ma questa è una F.1 in cui tutti si divertono a guardare la gara perchè c'è sempre qualcosa che succede dall'inizio alla fine. E anche per i piloti c'è più lavoro, ci sono i sorpassi che prima non c'erano"
Gasport© RIPRODUZIONE RISERVATA
 
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INNOVAZIONE

Interazioni uomo-computer
Il futuro visto da Vancouver

Ottocento progetti per immaginare il nostro rapporto con la tecnologia che verrà. Dagli schermi ultra-touch ai dispositivi per facilitare la comunicazione medico-paziente. Una carrellata sui prototipi più innovativi presentati da università e aziende di GIULIA BELARDELLI

Una cornice magica che promette di trasformare il modo di relazionarsi a un touchscreen, un apparecchio per raggi X virtuali, una console grande quanto una parete e programmi pensati per rendere ancora più smart i cellulari di ultima generazione. A volerli guardare tutti assieme, i progetti e i prototipi presentati nei giorni scorsi alla Conferenza sulle Interazioni Uomo-Computer di Vancouver somigliano a qualcosa di molto simile a un manuale delle istruzioni per il futuro. Al fianco del PaperPhone 1 presentato dalla Queens University, infatti, sono moltissimi i gadget che vorrebbero far diventare sempre più naturale il nostro modo di rapportarci con la tecnologia di tutti i giorni. Alla conferenza hanno partecipato non solo i più prestigiosi atenei di tutto il mondo, ma anche colossi del calibro di Microsoft, Google, Ibm e Nokia. A rappresentanza dello Stivale, invece, hanno varcato l'oceano i ricercatori dell'Istituto Italiano di Tecnologia, del Politecnico di Milano e delle Università di Padova e Genova. Nel corso della quattro-giorni canadese sono state illustrate oltre ottocento ricerche, dai social network alla medicina, dalla telefonia al mondo giochi. Eccone un piccolo assaggio.

IMMAGINI I progetti 2

Tra
schermi appiccicosi e cornici touch.
Divenuto oramai lo strumento prediletto per interagire con smartphone, tablet e pc, il touchscreen non poteva certo mancare. Due prototipi in particolare hanno attirato l'attenzione dei partecipanti: lo ZeroTouch e lo schermo che cambia consistenza. Come annunciato fin dal nome, lo ZeroTouch svolge le stesse funzioni del touchscreen senza che vi sia nulla da toccare. In pratica, si tratta di una cornice formata da centinaia di Led e sensori infrarossi in grado di tradurre i movimenti in comandi per il computer. Secondo i suoi ideatori (un gruppo di studenti della Texas A&M University), la cornice ha diversi vantaggi: da un lato può essere posizionata su un qualsiasi monitor, così da trasformarlo in un classico touchscreen; dall'altro, può essere poggiata semplicemente su un tavolo o addirittura appesa al centro di una stanza 3 per venire utilizzata a mo' di tela da dipingere.

Il secondo touchscreen presentato, invece, ha come obiettivo la resa di una sensazione tattile dello schermo più completa. Progettato dagli studiosi della University of British Columbia e della Northwestern, il prototipo è in grado di cambiare di consistenza  -  passando da scivoloso ad appiccicoso  -  a seconda di ciò che sta accadendo sul monitor. Così, ad esempio, quando si spostano dei file lo schermo è scivoloso, mentre non appena ci si sofferma sulla cartella di destinazione l'apparecchio cambia di frizione, creando più attrito. A differenza di tecnologie simili implementate su alcuni smartphone (come il prototipo Nokia N900 4), questo display è in grado di modificare il suo attrito sfruttando un sottile strato di aria posizionato sullo schermo, la cui frizione è regolata attraverso delle impercettibili vibrazioni. "Grazie a questo strumento, è possibile portare le interfacce a un nuovo livello di realtà", ha spiegato Vincent Levesque, ricercatore pressa la University of British Columbia. L'obiettivo finale è sempre lo stesso: "fare in modo che l'utente abbia un legame più profondo con quanto avviene sullo schermo".

Microsoft, tra console e medicina. Con oltre quaranta ricerche, l'azienda di Redmond è stata una delle protagoniste della conferenza, toccando un po' tutti i campi dell'interazione uomo-macchina. Tra gli studi più curiosi c'è sicuramente quello condotto dal gruppo di Gabe Cohn 5 per la "trasformazione di ogni casa in una mega console in stile Kinect". Il principio su cui si sono basati i ricercatori è la possibilità di utilizzare ogni parete un enorme sensore sfruttando il fatto che inconsapevolmente ogni volta che tocchiamo un muro perturbiamo il campo elettromagnetico generato dai fili della corrente elettrica. Basta quindi un semplice rilevatore da portare addosso e il gioco è fatto. Gli studiosi sono riusciti a identificare correttamente un punto toccato su di una parete con un'accuratezza dell'87%. Secondo Microsoft, questa tecnologia potrebbe consentire di controllare pressoché ogni apparecchio di casa, dal termostato all'impianto sonoro, con dei semplici tocchi al muro.

Un'altra delle trovate più applaudite è stata AnatOnMe 6, un piccolo apparecchio concepito per rendere più semplice ed efficace la comunicazione tra medico e paziente. Formato da una videocamera, un miniproiettore e un rilevatore a infrarossi, il device consente di creare dei raggi X virtuali, proiettando su una parete o addirittura sul corpo stesso del paziente i tessuti che si trovano sotto la superficie cutanea. In questo modo - garantiscono i ricercatori e i dottori che l'hanno avuto in prova  -  comunicare con il paziente diventa molto più immediato poiché è possibile mostrare le parti anatomiche in discussione.

Dal cellulare ultra sottile a Google. Nel mondo della telefonia, invece, a farla da padroni sono stati soprattutto il PaperPhone e le ricerche di Mountain View per facilitare la comunicazione utente-dispositivo. Il sottilissimo e pieghevole cellulare presentato dallo Human Media Lab della Queens University ha molte delle potenzialità degli smartphone attuali: oltre a telefonare, infatti, permette di ascoltare la musica 7 e leggere libri digitali. Il tutto, però, è racchiuso in due strati sottili come fogli di carta, un display e-ink e un circuito flessibile. In questo modo, basta piegare lo schermo per trasmettere i comandi e muoversi nel menù del cellulare. "Siamo di fronte al futuro", ha dichiarato entusiasta Roel Vertegaal, direttore dello Human Media Lab. "In soli cinque anni tutta la tecnologia somiglierà a quella del PaperPhone".

Google, dal canto suo, ha messo in mostra diverse ricerche volte a far meritare sempre di più l'aggettivo "smart" ai telefonini che verranno. Guardandole a volo d'uccello, è chiaro come il colosso della piattaforma Android stia cercando modalità per semplificare la comunicazione utente-smartphone e apparecchio-smartphone. Da un lato, infatti, tre diversi studi si sono soffermati sulla possibilità di usare gesti specifici per interagire con il telefonino, facendo sì che piccoli movimenti vengano tradotti in segnali per il cellulare (ad esempio, il gesto di avvicinare lo smartphone al viso potrebbe essere tradotto in uno zoom sulla schermata). Sull'altro fronte, invece, lo strumento Deep Shot 8 promette di trasmettere dati da un computer allo smartphone solamente grazie alla fotocamera. Partendo da uno screenshot, il software deduce su cosa si stava lavorando al pc e ricrea la stessa interfaccia sul cellulare. Tra smartphone super intelligenti, pareti trasformate in console e schermi da attraversare, una cosa è certa: il nostro modo di interagire con l'elettronica sarà al tempo stesso sempre più naturale e complesso.
 
(17 maggio 2011)
 
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Il terremoto di Milano arriva al governo
Saltano i piani di B, dalla giustizia al rimpasto
Il premier ha convocato i suoi ad Arcore in mattinata e poi a Palazzo Grazioli. Forte preoccupazione per il ballottaggio e per l'alleanza con la Lega. Tra gli appuntamenti cruciali della ripresa dei lavori in aula anche la verifica chiesta da Napolitano dopo l'allargamento dei sottosegretari. Verdini garantisce: "Nessuna conseguenza a livello nazionale"
Denis Verdini al vertice Pdl post elettorale
Il risultato del primo turno, con il terremoto di Milano, ha scosso profondamente la maggioranza aprendo una delicatissima fase negli equilibri del governo. Che adesso si ritrova a dover affrontare passaggi cruciali in aula. Uno su tutti: la verifica richiesta da Giorgio Napolitano dopo la tornata di nomine dei sottosegretari con cui Silvio Berlusconi ha “premiato” i responsabili.  E proprio stamani  la Conferenza dei capigruppo del Senato ha rinviato alla prossima riunione la scelta della data in cui tenere il dibattito in aula. Napolitano ha chiesto che il Parlamento sia informato dal presidente del Consiglio sull’ampliamento del governo dopo la recente nomina di nove sottosegretari considerando che l’attuale maggioranza è diversa rispetto a quella formatasi dopo le elezioni.

Ed è possibile che tutto venga rinviato a dopo il ballottaggio. Così come potrebbe essere rimandato il Consiglio dei ministri, previsto in settimana, per ampliare ulteriormente la compagine governativa. Battuta d’arresto anche per il pacchetto giustizia, tanto caro al premier. E c’è anche il nodo referendum, con la moratoria sul nucleare. L’esecutivo è bloccato. Senza una via d’uscita sicura. Si cerca la strategia. Intanto si mostra sicurezza. E così Denis Verdini appare in conferenza stampa per dire che “a parte Milano c’è stato un sostanziale pareggio”. Ma mostra nervosismo quando i giornalisti gli chiedono se pensa di dimettersi da coordinatore nazionale del partito. “Non ci penso nemmeno, non sono abituato a dimettermi”. Neanche in caso di sconfitta della Moratti, dice, “non ci sarà nessuna conseguenza sulla leadership del partito”. Ignazio La Russa riconosce che a Milano “c’è un problema”, il ballottaggio, dice “è una partita tutta nuova per noi”. E poi ringrazia il premier per “la sua generosità da capolista”. Frase che suona come l’annuncio di una minor partecipazione di Berlusconi alla campagna elettorale. Ma la strategia non è ancora stata definita.

Per tentare di individuarla il Cavaliere stamani ha riunito i suoi ad Arcore e ha incontrato Letizia Moratti, poi è volato a Roma e ha convocato un nuovo vertice per le 19 a Palazzo Grazioli con l’intero stato maggiore del partito. Oltre alla delusione di aver raccolto appena la metà delle 53mila preferenze avute nel 2006, la rabbia nei confronti della Lega che, secondo il premier, è colpevole di non aver partecipato attivamente alla campagna elettorale milanese, e la critica a Letizia Moratti di non essere stata capace a farsi apprezzare dai cittadini. Queste, secondo il premier, le principali cause del fallimento elettorale a Milano.

Il Cavaliere ha però deciso di non mostrarsi,  deve comprendere a pieno le conseguenze del voto sui rapporti con la Lega. Ieri sera c’è una stata breve telefonata tra Berlusconi e Bossi. Oggi il carroccio è riunito in via Bellerio dalle 12.30. Bossi ha raccolto i suoi per discutere dell’esito delle comunali a Milano e delle strategie da attuare in vista dei ballottaggi. Presenti Roberto Maroni (rientrato appositamente da Roma), il capogruppo leghista alla Camera, Marco Reguzzoni, il segretario della Lega lombarda, Giancarlo Giorgetti, il figlio del senatur, Renzo Bossi, e il capogruppo in Consiglio comunale a Milano, Matteo Salvini.

Roberto Formigoni, in mattinata, tenta a distendere gli animi annunciando che “l’alleanza tra Pdl e Lega mi sembra forte e sarà riconfermata ufficialmente da Berlusconi e Bossi nelle prossime ore”, dice intanto il presidente della Regione Lombardia ma da via Bellerio filtrano versioni differenti, che registrano un malumore crescente del Senatur nei confronti della strategia berlusconiana di fare del voto amministrativo un referendum pro o contro la persona del premier. Dubbi chiaramente espressi dal leader del Carroccio già prima del voto. Che oltre a inviare segnali chiari di malumore per le dichiarazioni del Cavaliere sulla magistratura, con continui allineamenti ai moniti del Colle, anche con dichiarazioni dirette. Come sull’attacco di Moratti a Giuliano Pisapia, Bossi disse “io non l’avrei fatto”. E in via Bellerio il risultato delle urne è stata una doccia fredda. Perché il Carroccio si aspettava di rubare voti moderati al Pdl e attestarsi al 15% sfiorato alle regionali di un anno fa. Niente da fare. La Lega paga i malumori della base, che da mesi invita il Senatur a lasciare Berlusconi da solo, a staccare la spina. Così oggi, al termine del vertice, Roberto Calderoli ha confermato che l’impegno rimane valido per il ballottaggio, poi si vedrà.

”La Lega, tutta la Lega,  è impegnata per vincere i ballottaggi di fine mese e ce la metteremo tutta per vincerli”, ha garantito Calderoli. “La Lega è riunita in queste ore proprio per trovare la strada per vincere i ballottaggi, e Bossi per primo sta pensando a come vincere. E quando ci mettiamo ce la facciamo”.

Ieri, a urne chiuse, con il risultato pessimo registrato persino a Varese, dove il sindaco Attilio Fontana è costretto al ballottaggio, lo dice anche Giancarlo Gentilini, il vicesindaco battagliero di Treviso. “Umberto Bossi deve prendere coscienza che i tempi stanno cambiando. Ci sono molti leghisti, che trovo ovunque io vada a parlare – ha spiegato Gentilini – che mi dicono ‘io non voto più Lega’. Non do i voti agli altri ma non voterò più Legà, e questa è la più grande amarezza che un sindaco che ha portato la Lega in palma di mano dal 1994 può patire”. Per Gentilini, in sintesi, la colpa di Bossi è quella di aver abbandonato un percorso di pragmatismo per aderire a progetti politici irrealizzabili. “La gente non vuole voli pindarici, non è interessata ad opere come il Ponte sullo Stretto di Messina – ha proseguito – perché è una cosa che non sta né in cielo né in terra. Quindi anche tu, Bossi – ha concluso Gentilini – quando appoggi questi programmi da fantascienza, ricordati piuttosto di restare con i piedi per terra, perché gli alpini mettono un piede dopo l’altro”.

sabato 14 maggio 2011

http://www.youtube.com/watch?v=Fvy04P-kipY&feature=topvideos_news

  http://www.youtube.com/watch?v=9s0DhqHny4k&feature=player_embedded

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Bologna, Prodi a sorpresa in piazza col Pd
Abbraccio con Bersani. Merola piange: video
Diecimila persone per la chiusura della campagna elettorale. Il professore: "Berlusconi bandiera della volgarità". Il candidato a sindaco si commuove e ringrazia quelli che lo hanno voluto. Mentre Calderoli nel pomeriggio aveva insistito col razzismo: "E' un terùn"
E’ stata una mazurka di rancori, un ballo strampalato fatto di cadute – tante – di accuse reciproche e pestoni sui piedi. E’ stata una campagna elettorale debole, quella di Bologna, per due lunghi mesi. Ed è servito il ritorno in piazza Maggiore di Romano Prodi, semplicemente il Professore, dalle sue parti, per porre rimedio al vuoto. E’ arrivato sul palco del Pd, il giorno della festa per Virginio Merola, il candidato a sindaco, correndo, trafelato, di ritorno da un viaggio dalla Cina. E la sua piazza, piazza Maggiore, lo ha accolto con un lungo applauso, liberatorio.

Diecimila persone è riuscito a portare il partito per l’ultimo appello di voto. Quasi quanto quello che è riuscito a fare Beppe Grillo, oggi considerato dalla sinistra il nemico più fastidioso. Ma la piazza stracolma, oltre tutte le aspettative, è riuscita a riportare anche la politica dopo due mesi di vuoto,  giorni in cui i programmi sembravano scomparsi per lasciare spazio ai livori e alle insinuazioni. Un grande processo popolare, quello avvenuto sotto le Due Torri, dove tutti i testimoni più che attenersi ai fatti hanno giocato a screditare chi ha parlato prima.

Così Bologna si era risvegliata ogni giorno, in questi due mesi: infastidita come una signora a cui una folata di scirocco ha rovinato la piega, per niente incuriosita dalle beghe di partito, quasi consapevole che si stava meglio quando si stava peggio, quando il problema politico non esisteva perché nella prestigiosa sede di palazzo d’Accursio si andava a sedere ogni mattina un commissario prefettizio, e non un politico.

Stasera il Pd, grazie a Prodi e a quell’abilissimo e caparbio oratore che è Vasco Errani e a un Pierluigi Bersani molto più a suo agio tra le mura di casa, ha provato a riprendersi la città-simbolo del centrosinistra. O almeno la piazza. Dopo che Grillo prima e l’improbabile coppia da comizio, Bossi e Tremonti, avevano provato a strappargli.

Un Prodi che riabbraccia dopo un lungo periodo di freddo distacco il Pd, che torna il Professore da combattimento: “Berlusconi ha portato la bandiera della volgarità, questa volgarità di cui sento la vergogna in tutti i Paesi del mondo, ed è una volgarità da cui dobbiamo riscattarci, perché  colpisce la nostra dignità e colpisce soprattutto il nostro futuro, il futuro di noi italiani, di tutti noi italiani”. E poi Bersani: ”Noi ci laviamo, ma al limite  è sempre meglio essere sporchi fuori che sporchi dentro”. Così il segretario del Pd, risponde a una domanda del’umorista Dario Vergassola che gli aveva chiesto di commentare l’accusa di Silvio Berlusconi agli esponenti di sinistra di non lavarsi. Bersani risponde al comico anche quando cita Tremonti che, riferendosi alle origini meridionali di Merola, ha detto che di questo passo a Bologna ci sarà un sindaco Alì Babà. “Beh, Alì Babà è sempre meglio dei 40 ladroni”.

Applausi. Ovvio. Ma restano le preoccupazioni, perché se il Pd a Bologna sembra non avere avversari politici la paura dell’astensione si fa sentire. Oggi come mai è accaduto prima. La civilissima città un tempo dotata di senso civico, già alle passate regionale, fece contare una scarsissima affluenza, qualcosa come il 52,2 per cento. Questa volta, vuoi per la botta in testa della coppia d’innamorati (a spese pubbliche) Flavio Delbono e Cinzia Cracchi, candidata anche lei nella lista dell’indefinibile Angelo Maria Carcano, vuoi perché il commissario Annamaria Cancellieri tutto sommato se l’è cavicchiata, il partito del non voto rischia di essere di gran lunga il più potente.

Sarà anche per questo che i candidati hanno fatto di tutto perché la politica sparisse dai loro programmi. Sarà per questo che gli unici comizi degni di questo nome (per numero di presenze) siano stati quello di Beppe Grillo, il politico dell’anti politica, e quello del Pd. Ma l’impressione, e la paura, che Bologna, quella che fu un’aristocratica signora comunista e occidentalizzata, oggi sia più interessata alle condizioni meteorologiche che non al risultato elettorale è forte.

Non ci saranno colpi di scena alla Guazzaloca: è molto probabile che Virginio Merola, 56 anni, candidato del Pd di quarta scelta (perse le primarie con Flavio Delbono e si è trovato candidato solo perché Maurizio Cevenini ha mollato per problemi di salute) riesca a prendersi la poltrona, forse anche al primo turno. Anche perché gode dell’appoggio delle coop, le uniche in grado di spostare, seppur in parte, l’elettorato.

Se finirà al ballottaggio la colpa sarà solo sua. E non perché avesse avversari di prim’ordine, ma perché – talvolta – il suo primo nemico è stato sé stesso. Per dieci volte si è ingarbugliato con la storia del Bologna calcio, senza mai confessare candidamente che lui ha studiato da sindaco, forse, non da storico dell’almanacco Panini. Eppure, tutte le sacrosante volte che i giornalisti lo intervistavano lui è riuscito a inciampare su quella passione rossoblù che ogni domenica rode il fegato almeno trentamila persone: spero che vada in A, spero che non vada in A, ha vinto uno scudetto, anzi, no, forse due, tre, quattro. Sarebbe bastato rispondere non seguo il calcio, e avrebbe evitato di diventare il pungiball di ogni giornalista che si sia trovato a passare per Bologna. Due giorni fa l’ha fatta anche peggio: “Si”, ha detto a Giuseppe Cruciani di Radio 24, uno che la sinistra la legge più o meno come Berlusconi: “Negli anni Settanta fumavo le canne, come tutti”. Abbiamo dei seri dubbi sul fatto che Dozza, Zangheri, Imbeni, passassero le giornate a farsi le canne, avrebbe sicuramente risposto meglio con un “no, grazie, sono qui per parlare di programmi, non credo interessi a nessuno”.

“Purché non parli e ce la facciamo al primo turno”, ripetono da giorni i mammasantissima della sinistra bolognesi, un po’ per finta un po’ per davvero.  Lui, Merola, è andato avanti. Non se l’è mai presa più di tanto. Ha passato le giornate a studiare i sondaggi, a ripetersi che bisogna portare al seggio quelli che non ne hanno la minima intenzione. Il pensiero di tutti gli altri candidati. Anche se ieri, Merola, bianco in volto, commosso fino alle lacrime, ha riportato un po’ di umanità nel suo discorso, aperto con un ricordo del piccolo Devid, il neonato morto di freddo in piazza Maggiore e che tutti, in questi mesi di accuse e veleni, Merola compreso, avevano dimenticato. In ritardo, sicuramente, ma lo ha fatto.

La fortuna Merola ce l’ha, e il suo colpo da novanta l’ha già fatto: si chiama Manes Bernardini, il candidato del centrodestra. Non perché Bernardini non sia bravo, non lo possiamo sapere, ma perché è leghista della prima ora, si ispira al modello Flavio Tosi, fa colazione a pane e Maroni e gioca a fare il moderato dalla faccia pulita, quando è leghista come e più dei duri e puri di Pontida. Non è Bossi quando parla né assomiglia vagamente a un Boso o un Borghezio, ma la provenienza è di quel verde che con Bologna ha poco a che fare.

E’ vero, la città non è più la stessa da abbondanti vent’anni, è sporca, pitturata dai graffitari in ogni suo angolo, e nei bolognesi l’avversione per questa culla che tutti accoglie è diventata più palpabile rispetto al passato. Ma nonostante questo, non è leghista, non riuscirà mai a esserlo. E se Giulio Tremonti (“Merola? Ma qui non siamo a Napoli”, ha detto in piazza Maggiore) e Roberto Calderoli (“Quello lì è un terrone”) fossero rimasti a casa gli avrebbero dato sicuramente una mano al loro candidato.

La terza scelta si chiama Stefano Aldrovandi, un civico che, più che volto nuovo, è il Guazzaloca che avanza, con tutto quello che la definizione comporta, compresa l’accusa di corruzione dalla quale il primo sindaco non rosso della storia repubblicana dovrà difendersi. Lo appoggiano Gianfranco Fini e Pierferdinando Casini, il cosiddetto terzo polo, ma solo perché se volevano entrare nella gara solo a lui potevano riferirsi. Non è stata una loro scelta, Aldrovandi. Lo hanno preso. Punto e basta.

Così, quella maestra di educazione civica che per mezzo secolo è stata la signora Bologna, oggi rischia di dare il peggiore degli esempi a tutti. Andare al mare, non pensarci più. L’unico bagliore perché questo sia evitato è l’immagine di piazza Maggiore nel giorno della festa del Pd. Ma potrebbe non bastare.
 
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L'energia viene dalla voce
Il telefonino si ricarica parlando

Una nuova tecnologia sviluppata in Corea permette di utilizzare le vibrazioni sonore per produrre elettricità. Applicazioni possibili nell'elettronica di consumo, ma anche nel trasporto di TIZIANO TONIUTTI

ROMA - La voce umana è energia. E ricaricare il telefonino semplicemente parlando potrebbe essere possibile già nel futuro prossimo, almeno secondo una squadra di ingegneri dell'Università sudcoreana di Sungkyunkwan a Seoul. "Abbiamo cercato di trasformare il suono in elettricità", dice l'ingegnere Sang-Woo Kim al quotidiano inglese Telegraph. "La voce è una possibile fonte di energia, a cui non è mai stata data l'attenzione che merita".

A rendere possibile la cosa è un nuovo tipo di batteria, in grado di trasformare le vibrazioni sonore in elettricità. Non solo la voce, quindi: il telefonino si potrebbe ricaricare anche lasciandolo in un ambiente rumoroso. Magari, tenendolo in tasca quando si viaggia su un mezzo pubblico. Più rumore c'è, meglio è, secondo i ricercatori. Una soluzione che potrebbe invitare ad urlare nel telefono per ricaricarlo.

Come funziona. Tutto sommato, non sembra un'idea complicata. Alla batteria è collegato un materiale fonoassorbente, che vibra e trasmette la vibrazione a filamenti di ossido di zinco. Questi rispondono alla vibrazione contraendosi ed espandendosi, producendo elettricità. Al momento esiste solo un prototipo della batteria, in grado di alimentare dispositivi a basso consumo. Ma le applicazioni commerciali e su più ampia scala potrebbero non essere così distanti.

Non solo parole. Ma l'intuizione di Sang-Woo Kim è
una di quelle destinate a fiorire. Limitarsi a ricaricare i cellulari, quando una simile tecnologia potrebbe essere usata anche per i veicoli, i computer, l'illuminazione, insomma qualunque dispositivo alimentabile con una batteria? Dice l'ingegnere: "Se le autostrade fossero dotate di protezioni acustiche, potrebbero catturare il suono dei veicoli e permetterne la ricarica in marcia, al contempo diminuendo la rumorosità nell'ambiente".
 
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Il bambino degli alberi
nel mondo verde di Felix

Finkbeiner ha 13 anni. Negli ultimi quattro ha piantato oltre un milione di alberi. La sua associazione Plant For The Planet è presente in oltre 70 nazioni e ci lavorano piccoli eroi di tutto il mondo. Con uno slogan: "Stop talking, start planting". L'obiettivo è arrivare a un trilione di nuove piante in dieci anni di KATIA RICCARDI

ROMA - Aveva nove anni Felix Finkbeiner quando disse: "Pianterò un milione di alberi in Germania". E perché no? In fondo perché limitarsi a un'esile piantina sul davanzale di una finestra alle elementari. Soprattutto dopo la lezione delle maestre sulla fotosintesi clorofilliana, il disboscamento planetario e il pericolo che corre l'ambiente e quindi noi, tutti. Oggi Felix di anni ne ha 13, il milione di alberi ha finito di piantarlo l'anno scorso, e non ha nessuna intenzione di fermarsi. Perché no. Perché accontentarsi proprio ora che il progetto, così come gli alberi, sta dando i suoi frutti? Il primo albero Felix l'ha piantato sotto la finestra della sua classe, nella sua scuola a Monaco. Il milionesimo il 4 maggio dello scorso anno. Alla cerimonia erano presenti politici e ministri dell'Ambiente di 45 nazioni.

VIDEO 1 - FOTO 2

Tornato a casa dopo la lezione delle maestre 4 anni fa, Felix Finkbeiner ha cominciato a pensare al suo progetto. L'ispirazione l'aveva trovata nella vita e nell'opera di Wangari Maathai, premio nobel per la Pace, ambientalista, attivista e biologa keniota, che aveva aiutato a piantare oltre 30 milioni di alberi. Dall'inizio della sua visione, solo in Germania Felix ha piantato 250mila alberi ogni anno. Più
o meno 30 alberi all'ora, ogni ora. Il progetto scolastico è diventato l'organizzazione Plant For The Planet (sito ufficiale 3). Il cui slogan è: "Stop talking, start planting" (Basta parlare, iniziare a piantare).

Il primo dipendente Felix lo ha assunto a nove anni. Oggi del Plant for the Planet Foundation's Children Coordination Council, fanno parte 23 persone. E sono tutti bambini di 12 anni. Piccoli ambasciatori per il 'Climate Justice' che vanno in giro per il mondo a dare lezione di sogni. Hanno tutti una visione precisa e sanno come raccontarla: "Vorremmo che gli esseri umani della nostra generazione si sentano cittadini del mondo". Viaggiatori globali. Niente di troppo complesso. In fondo la lenta distruzione del mondo coinvolge comunque tutti. Hanno ragione i bambini, se manca l'ossigeno c'è solo da ripiantare gli alberi.

Il loro programma di azione si basa su tre punti principali: l'eliminazione di tutto ciò che emette tecnologicamente CO2, anidride carbonica. Bandite le emissioni di carbonio a livello globale, chiunque sia responsabile di superare la tonnellata e mezzo di CO2 dovrà pagare per l'eccesso. Infine la riforestazione. L'obiettivo è quello di riuscire a piantare 500 miliardi di alberi, per arrivare a un trilione in dieci anni. I primi a dare l'esempio saranno proprio loro, un milione di piante a bambino in ciascun Paese. Al momento Plant For The Planet è presente in 131 nazioni.

Felix Finkbeiner ha il talento di saper essere convincente (VIDEO 4). E la capacità di aver saputo sognare oltre l'esile piantina sulla finestra della sua classe. Sa come descrivere i cambiamenti di clima cui assistiamo e che stiamo subendo e conosce l'incapacità burocratica per iniziare a ottenere risultati pratici in tempi rapidi di cui soffrono gli adulti. "Noi bambini ci sentiamo veramente traditi. Dopo tutto quello che si è fatto e detto a Copenhagen nella conferenza Onu sul clima, alla fine cosa si è ottenuto veramente? Non abbiamo ancora fiducia negli adulti. Così abbiamo deciso di iniziare da soli a cambiare le cose", ha detto Felix Finkbeiner nella speranza che il suo discorso alle Nazioni Unite possa ispirare piccoli eroi in tutto il mondo.

Alle spalle ha una famiglia forte che crede nell'ambiente. Anche suo padre, prima di lui, aveva cominciato la sua lotta per il pianeta, sebbene non alla stessa età. E' la famiglia a aiutarlo negli studi mentre Felix viaggia intorno al mondo per divulgare le sue idee, lo segue quando è lontano da casa e dall'albero sotto la classe per settimane.

Il mondo degli adulti risponde alla sua battaglia per il verde come può e sa fare. Dona soldi, passa parola, e fotografi (tra i quali Andreas Biedermann, Anita Bischoff, Per Eriksson, Annette Koroll, Bernd Schumacher, Jens Umbach, Markus Seidel, Thomas Rosenthal e Thore Timm) contribuiscono con immagini di volti famosi. Le fotografie sono tutte uguali. Un bambino chiude con la mano la bocca di un adulto. Basta parlare, ora è il momento di piantare. Con Felix e i piccoli ambasciatori hanno posato Harrison Ford, la modella brasiliana Gisele Bündchen, il filosofo Hans Küng, la principessa Haya Bint Al Hussein, il principe Alberto di Monaco, il tennista Michael Stich, il premio Nobel per la Pace Muhammad Yunus, il presidente dell'Ecuador Rafael Correa, l'artista inglese John Watts e decine di politici, dirigenti e diplomatici (FOTO 5).

E' tempo di cambiamento. Le parti si sono finalmente invertite, oggi sono i bambini a raccontare le favole ai grandi. Ma invece che per farli addormentare, lo fanno nella speranza che si sveglino.
 
(13 maggio 2011)

giovedì 12 maggio 2011

ahaahaa

IL CASO

Facebook, intrigo anti-Google
Pagava per articoli denigratori

L'ultima mossa nella guerra tra i due colossi: una società di Pr ingaggiata dal social network proponeva a blogger e giornalisti informazioni per mettere in cattiva luce il concorrente. Smascherati, Zuckerberg e soci rischiano l'effetto boomerang

RIVALI, certo. Ma la battaglia fra i due giganti della tecnologia, Facebook e Google, è arrivata ora a non escludere alcun colpo, in una escalation che ha portato il sovrano dei social network a ingaggiare una famosa società di pubbliche relazioni per promuovere, fra autorevoli blogger e media, pezzi critici sulla tutela della privacy da parte del colosso di Mountain View.

La campagna di stampa negativa ordita segretamente da Facebook ai danni del concorrente, svelata da Usa Today e da The Daily Beast, è stata immediatamente ripresa da giornali e siti, rivelandosi un boomerang. In rete è nato un vero e proprio caso e fioccano le critiche alla creatura di Mark Zuckerberg, che di certo non ne esce bene. E c'è da scommettere che la guerra fra i due colossi si arricchirà ora di nuovi capitoli.

"Pr fiasco" è uno degli appellativi più gentili riservati alla goffa manovra messa in piedi nel tentativo di gettare fango su Google. La società di pubbliche relazioni assoldata per il lavoro è la Burston-Marsteller. E uno dei suoi addetti è stato beccato mentre cercava di proporre al blogger Chris Soghoian, che si occupa di questioni di sicurezza in rete, dati e informazioni su Social Circle, un network di Google che permette agli utenti di Gmail di vedere informazioni non solo dei loro amici, ma di amici degli amici, o "contatti secondari". E cercava di spingere l'esperto ad approfondire indiscrezioni secondo cui Google viola sistematicamente la privacy dei propri utenti. Non solo: si è anche offerto di scrivere lui il pezzo per il blogger, o quanto meno di aiutarlo, incassando però il rifiuto di Soghoian. Che ha anche deciso di rendere pubblica la storia, diffondendo le e-mail che lui e il suo "contatto" alla Burston-Marsteller si erano scambiati.

In una di queste, l'addetto della società di Pr attacca senza mezzi termini Google, accusando Mountain View di avere alle spalle una storia ben nota di violazioni dei diritti della privacy degli utenti internet in America. Il servizio di Google, sempre secondo le informazioni dell'addetto Burston-Marsteller, sarebbe in particolare, "l'ultimo congegno ideato per rubare dati personali e mettere insieme dossier estremamente personali su milioni di utenti".

Usa Today per primo ha rivelato l'esistenza della campagna di stampa negativa ai danni di Google, ma non ha individuato il mandante. Svelato, invece, da The Daily Beast: si tratta di Facebook, che, davanti alle prove, non ha potuto che ammettere di essersi rivolto alla Burston-Marsteller, provando ad abbozzare una spiegazione: "Google compie azioni che suscitano preoccupazioni sul versante della privacy. E poi Facebook non apprezza i tentativi di utilizzare i propri dati da parte di Google, nel suo servizio di social network".

À la guerre comme à la guerre, è vero. Ma la mossa di Facebook di certo non ha giovato all'immagine dell'azienda. Caduta di tono o vera e propria "catastrofe"? I giudizi sono di vario grado, univoci però nella bocciatura. L'episodio non fa che confermare che ormai i due big, nati con obiettivi diversi - Facebook social media, Google motore di ricerca per eccellenza - si stanno pericolosamente avvicinando, rischiando di pestarsi i piedi. E di competere, sempre più da vicino, per il monopolio della pubblicità online. Finora i tentativi di Mountain View di sviluppare il versante social non hanno avuto particolare successo. Eppure, visti gli ultimi sviluppi, qualche pensiero a Facebook devono averlo dato.
 
(12 maggio 2011)
 
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Napolitano: “In altri paesi per gli scandali i parlamentari si dimettono”
Il Capo dello Stato a Firenze per i 150 anni dell'Unità d'Italia risponde agli studenti universitari. "Non rassegniamoci al divario tra Sud e Nord", dice. E sulla Libia: "L'Italia non ha dichiarato nessuna guerra"
“Faccio quello che posso e che devo fare secondo la Costituzione”. Giorgio Napolitano, a Firenze in occasione dei 150 anni dell’unità d’Italia, ha così risposto a un giovane universitario. “Sento la responsabilità e la fiducia che mi viene tributata dagli italiani di tutte le idee politiche e di tutte le condizioni sociali”. Non si è tirato indietro a nessun quesito. In merito agli scandali italiani, il Capo dello Stato ha fatto riferimento all’Inghilterra e agli scandali sulle note spese gonfiate. “In altri paesi i parlamentari investiti da uno scandalo si dimettono, mentre in Italia abbiamo uno scala di giudizio un po’ diversa”, ha detto. Napolitano ha poi puntato l’accento sulla necessità di non “svilire il ruolo del Parlamento” e ha detto che “cadono le braccia a vedere la presenza di così poche donne parlamentari”. Inoltre, l’inquilino del Colle, ha lanciato un monito sul federalismo, “non basta quello fiscale”, e ha invitato a fare attenzione “a parlare di sgretolamento dell’unità del paese”, puntualizzando come il debito “non è solo di Roma ma di tutta Italia” e che per quanto esista il divario tra Nord e sud “ma non bisogna rassegnarsi”. Infine la crisi in Libia, Napolitano, sempre rispondendo a una domanda di uno studente, ha voluto sottolineare che “l’Italia non ha dichiarato nessuna guerra”.

Il Capo dello Stato è stato accolto da una folla, tra applausi e bandiere tricolori a Palazzo Vecchio dove partecipa alle celebrazioni dei 150 anni dell’unità d’Italia. Napolitano è stato incitato dalle tante persone che lo attendevano in piazza Signoria con il grido “Bravo presidente, continua così”. Napolitano è stato accolto al suo arrivo dal presidente della Regione Toscana Enrico Rossi e dal sindaco di Firenze Matteo Renzi. Un lungo applauso ha accolto Napolitano anche all’ingresso al Salone dei Cinquecento, dove l’Inno di Mameli è stato eseguito da due fisarmonicisti, cantato da tutti i presenti in piedi.

Un incontro durato oltre un’ora, durante il quale il Capo dello Stato ha dunque affrontato diversi temi centrali dell’agenda politica nazionale e internazionale, assecondando la curiosità degli studenti universitari accorsi a Palazzo Vecchio per incontrarlo. Il ruolo istituzionale non ha ingessato il Presidente della Repubblica, che è apparso a suo agio anche a rispondere ai quesiti apparentemente più compromettenti, come sugli scandali che coinvolgono i politici. “Qualche tempo fa ha fatto molto clamore in Gran Bretagna, mentre da noi quel clamore sembrò eccessivo, perché abbiamo una scala di giudizio un po’ diversa. Era accaduto che alcuni parlamentari – ha detto – avevano abusato dei loro privilegi e quando furono scoperti seguirono le dimissioni di alcuni di loro e dello speaker del parlamento. Tra le spiegazioni che furono date ne ricordo una: quei poveri parlamentari inglesi erano demotivati perché i poteri della Camera dei comuni si erano ridotti in seguito a quel processo che ho descritto”, ha detto.

Napolitano ha poi risposto in merito ai poteri dello Stato, sottolineando come “in Italia il Parlamento non è condannato né destinato a sparire né a un esercizio povero e meschino delle sue facoltà”, ha detto. C’è un processo, non solo in Italia, ha spiegato il presidente della Repubblica, che porta ad un trasferimento di competenze a livello internazionale da una parte, e a livello locale dall’altra, con la devoluzione verso livelli istituzionali locali.

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Francia, un Rossi da battaglia
"La Ducati migliora sempre"

Alla vigilia delle prime prove libere del GP di Le Mans, il pesarese spiega i progressi sulla Desmosedici: "Il telaio anteriore ha reso la moto migliore, sul motore aspettiamo il Mugello. Certo anche gli altri crescono". Nuove scintille Lorenzo-Simoncelli?

LE MANS (Francia), 12 maggio 2011 - Il mondiale si è trasferito in Francia dove domenica, sullo storico circuito Bugatti di Le Mans, si correrà la quarta gara della MotoGP. I test in Portogallo hanno dato buoni frutti per Valentino Rossi e la Ducati, con un miglioramento dei tempi di circa un secondo. "Con la parte nuova del telaio anteriore che abbiamo provato - ha detto Rossi a Le Mans - la Ducati va meglio, ho migliorato, peccato che lo abbiano fatto anche gli altri. Per noi, con la Ducati, ogni pista è nuova. Devo vedere come la moto si adatta al circuito e come io mi adatto a lei. Ma ci stiamo lavorando".
scaramuccia — Dopo la scaramuccia in pista a Jerez con Casey Stoner, la polemica con Rossi non sembra attenuata. Stoner, infatti, ha replicato a Valentino che lo aveva indicato come disturbatore nei test del Portogallo, affermando di aver sbagliato una curva e di essersi infilato con una manovra di fortuna accanto a Rossi in curva per non buttarlo giù. "Sì, sì - ha sorriso Valentino - ha ragione lui". Certo questi due piloti saranno i sorvegliati speciali per lo spettacolo che potranno dare, vista la loro accesa rivalità.
assetto — Per Rossi comunque, si profila un altro week end di lavoro alla ricerca di un assetto ottimale. "Il nostro problema - afferma - è che arriviamo a un certo limite con facilità. Questo accade nel venerdì mattina, poi già dal sabato pomeriggio, gli altri migliorano e noi non lo facciamo allo stesso modo. Le Mans è una pista dove sono sempre andato bene, anzi, a dire il vero è una pista che è sempre piaciuta alla mia M1 (la Yamaha usata fino allo scorso anno, n.d.r.). Ma anche la Ducati qui non è mai andata malissimo. Lo scorso anno sia Stoner che Hayden avevano fatto una buona gara, speriamo di farlo anche noi".
rincorsa — Nonostante la Ducati abbia mostrato progressi, ci sarà da rincorrere. "Non so quantificare - ha detto Valentino - in questo momento quale possa essere il distacco tra me e gli altri. Per essere soddisfatto dovrei fare la pole, ma credo che non succederà. Potremmo essere più vicini, ma dobbiamo ancora lavorare tantissimo, perché i primi tre vanno veramente forte. Dobbiamo sicuramente migliorare i risultati delle prime tre gare. Con questa modifica alla parte anteriore del telaio riusciamo a lavorare meglio sulla moto e in Portogallo abbiamo fatto molti passi avanti. In questa gara userò già entrambe le moto a mia disposizione con i nuovi pezzi".
motore — Il telaio è stato adattato alle esigenze di Valentino, ora tocca al motore. "Per quello - ha detto Vale - dovremo ancora aspettare. Abbiamo provato delle novità ma per usarle dovremo attendere di punzonare il terzo motore della stagione, forse prima del Mugello. Lì ci saranno anche degli alti test, ma non so se saranno solo per le nuove 1000cc o si potrà chiedere di provare anche con le attuali 800cc. Altre novità arriveranno dopo l'estate".
jorge contro sic — Nel week end di Le Mans, gli occhi sono anche puntati su un'altra rivalità. Oltre al duello Rossi-Stoner, c'è da vedere come andrà a finire la questione Simoncelli-Lorenzo. In questa settimana, infatti i toni si sono scaldati molto soprattutto in Spagna, dove Simoncelli è stato dipinto come il "pilota più scorretto degli ultimi tempi". Marco non ha replicato, di certo non si farà passare facilmente dal campione del mondo in carica, ma cercherà di rendergli la vita difficile.
Gasport© RIPRODUZIONE RISERVATA

lunedì 9 maggio 2011

hahahahahah

Sapphire HD 5830 Xtreme, Cypress ruggisce ancora

La HD 5830 Xtreme è il nuovo modello di scheda video di Sapphire basata sulla vecchia architettura Cypress. Grazie a un prezzo allettante può dare filo da torcere a diverse schede video più recenti.

Introduzione

Sapphire ha recentemente presentato la HD 5830 Xtreme, una scheda venduta a poco più di 100 euro. É basata su una GPU Cypress dotata di 1120 stream processor e 56 unità texture. 
Le specifiche sono identiche alla HD 5830 già in commercio da tempo: il core lavora a 800 MHz mentre la memoria GDDR5 a 1000 MHz. L'azienda ha ottimizzato la circuiteria di alimentazione per un migliore overclock tramite il software per l'overclock TriXX.
Il sistema di raffreddamento è quello tipico, con una grande ventola centrale da 9 centimetri, che sormonta un radiatore con alette in alluminio. Dalla base fuoriescono tre heatpipe in rame. Non mancano due connettori a sei pin per l'alimentazione ausiliaria.

http://www.tomshw.it/cont/articolo/sapphire-hd-5830-xtreme-cypress-ruggisce-ancora/31083/1.html

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Clicca per i contenuti digitali
unica piattaforma per pagare

Tim, Vodafone, Wind, 3 Italia, PosteMobile e Fastweb, si apprestano a mettere a disposizione un servizio comune per poter pagare con semplicità attraverso telefonini, smartphone, computer e tablet. Da giugno

ROMA - Parola d'ordine: semplicità. Un solo click per pagare i contenuti e i servizi digitali utilizzando il credito telefonico. Su una piattaforma unica e condivisa come quella lanciata da Tim, Vodafone, Wind, 3 Italia, PosteMobile e Fastweb e che sarà disponibile, dalla prima settimana di giugno, per i clienti di tutti gli operatori. Il funzionamento non metterà l'utente davanti a operazioni complicate, tutt'altro: l'acquisto avverrà in maniera immediata e sicura con un click, in caso di accesso dal proprio telefonino o, nel caso di accesso da altri dispositivi (PC e tablet), tramite l'inserimento del proprio numero di cellulare e di una password. Gli acquisti saranno garantiti dai più avanzati standard di sicurezza che gestiscono i dati in modo criptato. Si configura quindi un sistema sicuro e di utilizzo immediato. con l'ambizione di accompagnare il mercato dei servizi digitali in questa fase di transizione verso nuove modalità di accesso ai contenuti a pagamento. Transizione che - assicurano gli operatori - sarà facilitata dalla semplicità delle interfacce sviluppate dai partner tecnologici Engineering e Reply.

"Con questa iniziativa, gli operatori di telecomunicazioni confermano il proprio impegno ad investire in innovazione e mettono a disposizione dei produttori di contenuti e servizi digitali e dei propri clienti, un servizio semplice, veloce e sicuro per l'acquisto su qualsiasi device (cellulare, smartphone, tablet e computer)", si legge in un comunicato congiunto.
"Uno standard unico, che trasforma il numero di cellulare nella chiave di autenticazione dei clienti e che rende il telefonino lo strumento di pagamento di contenuti e servizi digitali online. Il lancio di tale iniziativa, a livello di sistema, apre la strada all'm-commerce di massa. Un sistema sicuro e aperto e che si basa su uno strumento straordinariamente diffuso".

La palla passa ora alle aziende che vogliono sviluppare un'offerta di contenuti o servizi digitali, e che adesso hanno a disposizione un sistema di pagamento unico che offre accesso immediato a tutti gli operatori di telecomunicazioni per un totale di 46,6 milioni di italiani che possiedono una o più SIM consentendo alle aziende partner di mantenere la gestione diretta dei propri clienti. Tra i primi interessati ad utilizzare questa soluzione nel mercato italiano figurano aziende come Gruppo Caltagirone Editore, Class Editori, Guida Monaci, Espresso, Il Sole 24 Ore, La Stampa, Microsoft Italia, Mondadori, Monrif/Poligrafici Editoriale, Paperlit, RCS, Shenker, L'Unione Sarda. Il servizio è reso disponibile attraverso la piattaforma sviluppata da Engineering, leader nell'offerta integrata e completa lungo la catena del valore del software, e da Reply, leader nella progettazione e nell'implementazione di soluzioni basate sui nuovi canali di comunicazione e media digitali.
(09 maggio 2011)
 
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Sono arrivati all’alba a piazza Venezia a Roma. Un gruppetto di attivisti di Greenpeace, fulminei in pochi minuti hanno scalato, grazie ad un camion-gru, la facciata di palazzo Venezia per arrivare sul terrazzo dello storico palazzo, quello per intendersi da dove si affacciava Benito Mussolini. Inviolabile fino ad oggi. Qui due ragazzi dell’associazione ambientalista hanno srotolato un grande striscione con l’immagine del premier Silvio Berlusconi e la scritta: “Italiani, il vostro futuro lo decido io”. Poco sotto l’invito: ‘Sul nucleare si deve votare’, firmato Greenpeace. Poi i due ragazzi sono stati invitati a scendere da polizia e carabinieri intervenuti sul posto. Lo striscione alle 7,20 è stato rimosso da un gruppo di agenti della Polizia Municipale. Alessandro Giannì, direttore della campagne per l’Italia di Greenpeace, ha dichiarato ai nostri microfoni: “Le dichiarazioni del presidente del Consiglio sul nucleare in contrasto con la volontà degli italiani. Abbiamo – continua – anche inviato una lettera al governo, per rispettare i nostri diritti di cittadini che sul referendum del 12 e 13 giugno vogliono esprimersi”.
Servizio di David Perluigi, montaggio Paolo Dimalio

domenica 8 maggio 2011

già.............

Legambiente: "Grattacieli in riva al mare
e centri commerciali sulla spiaggia"

La preoccupazione dell'associazione ambientalista: "Le norme non distinguono ta edifici che hanno una concessione e quelli abusivi. Si potrà costruire su aree demaniali senza che il ministero dei Beni culturali possa mettere bocca"

ROMA - "Addio chioschetti e tradizionali stabilimenti. Al loro posto avremo centri commerciali, centri fitness e alberghi, negozi e appartamenti vista mare". A lanciare l'allarme è Sebastiano Venneri, vicepresidente nazionale di Legambiente di fronte alle norme contenute nel dl Sviluppo 1 relative al diritto di superficie, sul quale Bruxelles ha chiesto all'Italia chiarimenti 2. Il provvedimento, dice Venneri, "è una vergogna": "Per la prima volta si apre al condono degli edifici abusivi su terreni demaniali. E si potrà costruire sui trecento metri dal mare aggirando la Legge Galasso. Invitiamo i ministri Prestigiacomo e Galan a leggere attentamente il testo del decreto".

Secondo Venneri, i modelli sono la Versilia, in Toscana, e Ostia, la spiaggia di Roma. "A rischio - dice il vicepresidente di Legambiente - ci sono le spiagge di Friuli, Veneto, Emilia Romagna, Marche e Toscana". Per quanto riguarda le regioni più tradizionalmente marine "rischiano il cemento con la trasformazione delle cabine in bungalow e poi in piccoli villaggi vacanze". Le norme, spiega Venneri "non distinguono tra edifici che hanno una concessione e quelli abusivi, e si aprono così le porte al condono per centinaia di edifici e interi villaggi - come Triscina in Sicilia - costruiti in barba a qualsiasi legge".

E per il futuro, il dl Sviluppo apre le porte a una spaventosa devastazione del paesaggio costiero italiano 3". "E' incredibile - continua Venneri - che nel testo c'è scritto che nel demanio costiero 'sulle aree inedificate l' attività edilizia è consentita in regime di diritto di superficie e nel rispetto delle norme esistentì. Ma il Decreto, escludendo completamente il ministero dei Beni culturali dalla identificazione delle aree inedificabili e dalla concessione del diritto di superficie, di fatto apre le porte a nuovi edifici sulle spiagge".

Senza dimenticare che la norma relativa alla possibilità di costruire anche nella fascia dei trecento metri dalla battigia "trasformerà inevitabilmente il paesaggio costiero".
(07 maggio 2011)
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Laverty at the double after Biaggi is penalised

Sunday, 08 May 2011 15:20
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Eugene LavertyEugene Laverty (Yamaha World Superbike) won a last corner battle with his team-mate Marco Melandri (Yamaha World Superbike) in the second 18-lap race at Monza but the bigger drama was the award of a ride-through penalty for long-time race leader Max Biaggi (Aprilia Alitalia), for cutting a chicane in an incorrect fashion. He recovered to finish eighth.

Third was Michel Fabrizio (Suzuki Alstare) but only after a massive fight with Pata Aprilia rider Noriyuki Haga, who went fourth.

In the championship standings Carlos Checa (Althea Racing Ducati) has 145 points, Melandri 118 and Biaggi 117. Laverty is now fifth.
 
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SISTEMI OPERATIVI

Apple aggiorna iPhone e iPad
ora i dati sensibili sono criptati

L'ultima versione del software di base per iPhone risolve la questione relativa ai dati sugli spostamenti dell'utente, un fenomeno che ha interessato anche Android. E per la release 5, previsti update direttamente sul dispositivo senza passare da iTunes

ROMA - Con la nuova release di iOS, la 4.3.3, Apple pone rimedio alla polemica degli scorsi giorni, scoppiata in seguito alla "scoperta" che all'interno di iPhone veniva salvato un file nascosto, contenente tracce di tutti gli spostamenti dell'utente. Dati necessari a garantire il funzionamento delle capacità di geolocalizzazione del dispositivo, presenti anche sulle piattaforme Android e in definitiva nulla di pericoloso, ma che in mano a persone diverse dall'utente titolare, avrebbero potuto comprometterne pesantemente la privacy.

Più privacy. Così con iOS 4.3.3, cambiano un po' di cose. Anzitutto il file in questione, consolidated.db, sarà eliminato, e le informazioni necessarie al funzionamento dello smartphone memorizzati in forma criptata e ridotte nelle dimensioni. Inoltre Apple elimina il vulnus della questione, ovvero il backup di queste informazioni su iTunes, l'unico modo in cui questi dati uscivano effettivamente dall'iPhone esponendosi a potenziali furti. Lo storico della geolocalizzazione non sarà più copiato su computer esterni, eliminando così il pericolo di fuga dei dati. La versione 4.3.3 di iOS è già disponibile per il download, è sufficiente collegare l'iPhone l'iPod touch o l'iPad al computer ed effettuare l'aggiornamento.

Arriva iOS5. Secondo gli ultimi rumour, sono almeno due le novità importanti per la prossima "release maggiore" del sistema operativo mobile di Apple.
Ovvero, l'introduzione di un servizio di mappe, un servizio che le indiscrezioni dipingono molto più simile a Ovi Maps di Nokia rispetto a Google Maps, ormai uno standard per le applicazioni di geolocalizzazione, con una spruzzata di social networking alla Foursquare o Facebook Places. Qualcosa di simile a quanto avviene in iTunes con la funzione Ping, per condividere la propria posizione e informazioni o commenti relativi, con altri utenti Apple. Si parla poi molto dell'introduzione di una nuova modalità di aggiornamento dei dispositivi, che sembra non dovranno più essere collegati fisicamente al pc/mac per essere aggiornati, ma potranno scaricare le nuove versioni dei sistemi operativi direttamente dal web. Aggiornamenti più ravvicinati nel tempo insomma, e necessariamente più piccoli nella dimensione e più agili da scaricare. Un elemento che fa prendere per buone altre informazioni che vedono l'introduzione, dopo diversi indizi in questo senso, di nuove funzionalità legate al "cloud". Con buona probabilità, iOS 5 sarà presentato a Giugno al WWDC, la conferenza mondiale degli sviluppatori Apple. (t.t.)
 
(06 maggio 2011)
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Napoli, per l’emergenza monnezza interviene l’esercito. E il 13 arriva Berlusconi 

Arrivano i soldati e si scatena l’esercito di cameraman e tv. Napoli è salva dalla monnezza per volere di Silvio Berlusconi e grazie a Ignazio La Russa che, ancora una volta, manda i marines antimunnezza. E’ l’ennesimo bluff, il grande spot elettorale a spese del contribuente e dei soldati, di nuovo umiliati e ridotti dal governo e dal ministro della Difesa al rango di netturbini. 3800 tonnellate ancora in strada, le discariche esaurite, gli impianti di tritovagliatura e impacchettamento dei rifiuti bloccati. A Tufino (vedi le immagini) decine di autocompattatori bloccati, in fila da una ventina di ore, gli autisti esasperati, i rifiuti che fermentano e colano percolato. Eppure 8 mezzi dell’esercito, con sole 19 tonnellate di rifiuti a bordo, hanno la precedenza, sorpassano tutti e scaricano. Protestano i vertici dell’Asia (l’azienda municipale di raccolta dei rifiuti) e promettono azioni clamorose, fa sentire la sua voce l’assessore all’igiene Paolo Giacomelli, “Tutto questo non ha senso, non si accettano corsie preferenziali per i camion. Oltretutto il personale in attesa di sversare è tutto in servizio straordinario. Il prefetto intervenga”. Ma la logica della propaganda, utile solo a Silvio Berlusconi che il prossimo 13 maggio sarà a Napoli per dare un aiuto al suo debolissimo candidato Gianni Lettieri, e lo farà producendosi in un nuovo miracolo della monnezza. Come nel 2008, più del 2008.

Napoli è sommersa di rifiuti. Tonnellate di monnezza “democraticamente” sparse su tutto il territorio che attirano voraci gabbiani, fermentano al sole in compagnia di enormi “zoccole”, ammorbano l’aria, avvelenano la campagna elettorale e forniscono robusti argomenti a quel 40% di napoletani che proprio non ne vogliono sapere di andare a votare. Arrivano i militari. Ma non c’è un piano e Berlusconi non chiarisce alcuni punti. Il primo, ed è il cuore della perenne emergenza rifiuti a Napoli, dove finiranno le migliaia di tonnellate raccolte? In quale discarica, bruciati da quale inceneritore, “trattati” da quali impianti? Nessuno lo dice. Il sospetto è che il Cavaliere abbia già una idea in testa, o meglio, una discarica da utilizzare, una soluzione che in questi mesi di crisi nessuno ha proposto né alla sindaca Iervolino, né alla Regione e alla Provincia, in mano al centrodestra.

Ancora una volta si è lasciata marcire l’emergenza, la si è fatta arrivare al suo punto massimo esasperando i napoletani, per offrire materiale in abbondanza al nuovo miracolo di San Silvio alla vigilia delle elezioni. Perché è da marzo che il meccanismo del ciclo-rifiuti si inceppa. Si ferma la maxi-discarica di Chiaiano (oggi sequestrata in parte dalla procura antimafia), vengono sequestrate le discariche di Benevento e Avellino e la città di Napoli (3mila tonnellate di rifiuti al giorno, 2,2 chili per ogni napoletano, il doppio di quanto producono i cittadini europei) non sa dove scaricare. Ci sono gli Stir, gli impianti una volta destinati a produrre combustibile dai rifiuti, ma anche quelli vanno in tilt.

E ci sarebbe l’inceneritore di Acerra, quello dello scandalo e delle inchieste. “Il dono di Dio”, lo chiamò Berlusconi tre anni fa, quando, cappellino giallo in testa e un raggiante Bertolaso al fianco, schiacciò il bottone rosso dell’avvio. Va male, a rilento, funzionano due linee su tre e quando va tutto bene riesce a bruciare solo 1200 tonnellate di rifiuti al giorno. Lo Stir di Caivano, gestito dalla società “A2A”, il colosso lombardo dei rifiuti, con una potenzialità di trattamento di mille tonnellate al giorno, oggi ridotta a 300-350, ad aprile si è fermato del tutto. Il motivo? Apparentemente ridicolo se Napoli non ci avesse insegnato che dietro la tragedia della monnezza si muovono interessi, affari e politica: la Provincia, governata da Gigino Cesaro, uomo di Nicola Cosentino, e l’azienda lombarda litigarono ferocemente sul nome della ditta che doveva trasportare la frazione umida (i residui dei rifiuti lavorati) nella vicina Puglia.

Arrivano i soldati, ma i loro mezzi sono inadeguati e certamente meno adatti di quelli a disposizione della Asia, l’azienda comunale dei rifiuti. Un “bilico” a disposizione dei militari può trasportare 30 quintali, sono un decimo di quello che può ingurgitare un compattatore (12 tonnellate). I mezzi e gli uomini a Napoli ci sono. L’Asia ha 2331 dipendenti, più 400 delle società appaltatrici, 120 autocompattatori, più 45 delle ditte esterne. Il problema, quindi, sono gli impianti che non funzionano, la differenziata da operetta (ancora il 20%), l’inceneritore azzoppato, e la discarica cittadina, che la Provincia di centrodestra doveva trovare e che ancora non c’è. Insomma, tutti gli elementi del “miracolo” di tre anni fa. Sotto quale tappeto finiranno i rifiuti? Forse andranno negli impianti Stir? Ma qui ogni notte ci sono file chilometriche di autocompattatori in attesa di scaricare. Si lavora a rilento, tanto che si stanno formando nuovi cumuli di monnezza impacchettata, che già chiamano le “ecoballe del 2000”, mostri che si aggiungono ai 6 milioni di ecoballe “storiche” che nessuno sa come, quando e dove smaltire. Problemi e dubbi che né Berlusconi, né i suoi uomini in Campania chiariranno mai. Perché tutto è pronto per il più grande spot elettorale. Il formidabile spot della monnezza, quello che deve incoronare Gianni Lettieri nuovo viceré di Napoli.

di Enrico Fierro, video di Lorenzo Galeazzi

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Vettel è sempre più leader
"Grazie ai meccanici di Mark"

Il tedesco della Red Bull felice per la vittoria in Turchia ringrazia il team e gli uomini di Webber che hanno ricostruito la sua macchina dopo l'incidente di venerdì: "È stato lavoro in più per loro quindi era importante questo risultato". Webber: "Aiutato dalle gomme per passare Fernando"

Dominio Red Bull sul podio di Istanbul. Ap
Dominio Red Bull sul podio di Istanbul. Ap
ISTANBUL (Tur), 8 maggio 2011 - Prima doppietta dell’anno della Red Bull, ma sugli allori, ancora una volta, soprattutto il campione del mondo Sebastian Vettel, che ha preceduto il suo compagno di squadra Mark Webber. Quarta gara e terza vittoria. Una giornata praticamente perfetta. “Perfetta non è mai. Ma sono strafelice, perché tutto è andato bene dall’inizio alla fine. Non poteva andare meglio. È stata la risposta giusta al venerdì rovinato dal mio incidente nelle libere”. Nonostante quell’incidente, spettacolare e a detta dei tecnici con serie conseguenze meccaniche, la macchina è andata benissimo.
strada lunga — “Sì, ma per questo devo ringraziare ancora una volta i miei meccanici ed anche quelli del mio collega Mark. Hanno lavorato tutti insieme in modo fantastico, mi dispiace di aver provocato loro tanto lavoro”. Ha mai dubitato di poter vincere? “La partenza è stata decisiva e mi ha reso la vita più facile. Così abbiamo potuto osservare con tranquillità quale strategia adottavano gli altri e reagire in conseguenza”. I tanti cambi di gomma? “All’inizio non è stato facile capire come si sarebbero comportate le gomme. Ci sono voluti uo o due stint prima di capire come andavano. Dopo il terzo pit stop sono tornato in pista relativamente tranquillo perché non si poteva mai sapere cosa sarebbe potuto succedere fino alla fine. Sarebbe anche potuta entrare in pista la safety car, meglio non rischiare”. Adesso è difficile pensare che qualcuno possa fermarlo sulla strada verso il titolo mondiale. “La strada è ancora molto lunga. In una stagione possono succedere tante cose, l’abbiamo visto lo scorso anno. Dobbiamo prendere le cose passo dopo passo. Un inizio di stagione così buono certamente aiuta, ma dobbiamo restare tranquilli”.
Grande festa in casa Red Bull. Ap
Grande festa in casa Red Bull. Ap
webber contento — Soddisfatto anche l’australiano Mark Webber, che però non si aspettava di dover lottare a lungo con Alonso per mantenere la seconda posizione: “La battaglia con Fernando verso metà gara è arrivata inattesa, ma è stata bella. L’ala mobile mi ha certamente aiutato ad ottenere una posizione migliore, ma anche le gomme hanno avuto un ruolo non secondario. Alla fine le mie erano in migliori condizioni delle sue” Eppure la partenza non è stata felicissima. “Non è stata molto facile, ma me lo aspettavo, perché ero sul lato sporco. Ma non è stato un gran problema recuperare in fretta su Rosberg”. Rimonterà il suo svantaggio su Vettel? “Sebastian al momento va davvero molto forte. Aspettiamo e vediamo. Io continuerò a lottare come sempre per vincere”.
Marco Degl’Innocenti© RIPRODUZIONE RISERVATA