giovedì 26 maggio 2011

hahahhahhah

Monaco, bene la Ferrari
Alonso primo, poi Hamilton

Prima giornata di prove libere a Montecarlo: la rossa dello spagnolo ha il miglior tempo davanti alla McLaren e alla Mercedes di Rosberg. Poi Button e il leader iridato tedesco della Red Bull che precede Massa

MONTECARLO (Monaco), 26 maggio 2011 - Fernando Alonso accende il sogno dei tifosi ferraristi in vista delle qualifiche del Gran Premio di Monaco: dopo aver colto il secondo miglior tempo al mattino, lo spagnolo è stato il più rapido nel pomeriggio sia con le gomme di mescola morbida (1’16"408) sia con quelle di mescola super morbida (1’15"123).
protagonista — E dunque, dopo le vicende tormentate degli ultimi giorni, che hanno portato all’allontanamento dalla direzione tecnica di Aldo Costa, lo spagnolo si candida a essere tra i protagonisti della battaglia per la pole che un anno fa lo aveva visto invece forzato spettatore per il botto rimediato al sabato mattina. A far segnare il secondo miglior tempo Lewis Hamilton, che su questa pista si era imposto nel 2008: l’inglese, che ha fatto segnare il miglior tempo parziale nel primo settore, è staccato di soli 105 millesimi.
brilla nico — Da segnalare anche la brillante prestazione di Nico Rosberg (Mercedes) che ha accusato anche alcuni problemi al Kers ma ha chiuso con il terzo tempo a 0"198. Nella virtuale seconda fila anche Jenson Button. Mentre il capofila del campionato Sebastian Vettel ha chiuso quinto ma il tedesco è stato poi protagonista di un produttivo test con le super morbide di ben 20 giri.
massa rischia — Massa, che ha rischiato seriamente di danneggiare la propria monoposto sia in uscita alla chicane delle piscine sia all’uscita dalla Anthony Noghes, è sesto, davanti a Schumi (la sua macchina è stata riparata dopo il botto a Santa Devota del mattino) e Webber, che ovviamente nel pomeriggio ha cercato di recuperare terreno dopo l’inconveniente al cambio. Oltre ad aver ottenuto un eccellente tempo sul giro, Alonso, che qui indossa un casco color oro (sarà poi messo all’asta), ha impressionato anche con le gomme dure nella simulazione sulla durata: girando in 1’18", poi quando è passato a uno stint lungo con le super morbide ha siglato 1’17"3.
strategie — Come lo spagnolo hanno lavorato un po’ tutti a valutare le gomme morbide e super morbide (queste ultime mai usate sinora in un gran premio e poco studiate anche nei test invernali) sulla distanza: un compito indispensabile per cominciare ad abbozzare le strategie e capire quante soste andranno fatte. Non è riuscito invece a girare Liuzzi: i meccanici non sono riusciti a riparare in tempo la sua Hrt dopo l’incidente alla variante del porto del mattino. Infine da segnalare un incidente a Vitaly Petrov che ha rotto l’alettone, sbattendo contro il guard-rail alla staccata della chicane del porto.
dal nostro inviato
Andrea Cremonesi© RIPRODUZIONE RISERVATA
 
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L’Arpa Puglia sbugiarda l’Ilva di Taranto
sulle emissioni di gas cancerogeno
Secondo i vertici dell'acciaieria, la riduzione del rilascio in atmosfera del benzo(a)pirene è merito dell'azienda. Ma l'ente ambientale è scettico. “Solo propaganda”, dicono i comitati ambientalisti che sottolineano come i valori della sostanza siano ancora molto superiori al massimo consentito
“E’ molto difficile affermare che la diminuzione del benzo(a)pirene sia legata al miglioramento delle performance ambientali dell’Ilva”. A parlare così è Giorgio Assennato, direttore generale dell’Arpa Puglia che interviene nella polemica scoppiata nei giorni scorsi a Taranto fra l’Ilva e il comitato Altamarea sull’interpretazione dei dati relativi all’inquinamento da benzo(a)pirene, idrocarburo aromatico altamente cancerogeno, nei quartieri a ridosso del grande stabilimento siderurgico tarantino.

Un monitoraggio dell’Arpa relativo ai primi tre mesi del 2011 ha rilevato nell’aria del quartiere Tamburi, il più vicino alle ciminiere dell’Ilva e tristemente noto come una delle aree più inquinate d’Italia, 1,55 ng/m3 di benzopirene a gennaio, 2,82 ng/m3 a febbraio e 1,43 ng/m3 a marzo. A fronte dei limiti massimi di diffusione in atmosfera della sostanza che non dovrebbero superare come media annua 1 nanogrammo al metro cubo.

Dal confronto con i dati relativi dei primi tre mesi di 2009 e 2010 emerge come i valori dell’idrocarburo siano effettivamente in diminuzione. Ed è proprio dalla loro lettura che era scaturito il botta e risposta fra i vertici dell’azienda e il comitato Altamarea, che raggruppa comitati cittadini e associazioni come Arci, Legambiente, Wwf e Libera.

“Prendiamo atto positivamente nel constatare come i valori siano nettamente inferiori a quelli registrati nello stesso periodo del 2010” annunciava ottimisticamente la direzione dell’acciaieria con una nota a firma di Adolfo Buffo, Responsabile Qualità e Ambiente. “I valori riscontrati parlano di una riduzione di circa il 40%, e dimostrano come l’impegno di tutti possa portare a risultati importanti ed incoraggianti nel raggiungere, entro dicembre 2012, il valore obiettivo di 1 ng/m3 fissato dalla legge, ma che la comunità di Taranto, così come l’Ilva, vogliono conseguire nel più breve tempo possibile”.

Immediata la replica di Altamarea che in una nota del presidente Biagio De Marzo bollava le statistiche come una mistificazione ai danni dei cittadini: “Questi dati, contrariamente a quanto l’Ilva dichiara, non sono per nulla un successo in quanto superano in media del 93% il valore che la precedente normativa aveva posto come limite per il benzo(a)pirene. Con evidente intento propagandistico – continua De Marzo – l’Ilva raffronta tale dato cattivo con quello pessimo del 2010 (3 ng/m3 nei primi tre mesi del 2010); confronta cioè un dato inaccettabile (1,93 ng/m3 di media trimestrale) con un dato ancora peggiore, ma entrambi sono superiori a 1 ng/ m3”.

Una battaglia di cifre che riaccende i riflettori anche sull’abolizione da parte del governo, con il decreto legislativo 155/2010, dell’obbligo di intervento per le industrie che superano il limite annuo di 1 ng/m3 di immissioni. Una legge che in pratica autorizza le aziende a rimandare il problema benzo(a)pirene alla fine del 2012, con parametri di controllo stabiliti su base annua e ammorbidendo di fatto i rischi di conseguenze per le industrie inquinanti. Nonostante le emergenze e nonostante l’OMS consideri questa sostanza al massimo livello di pericolosità.

Solo la Puglia, per far fronte proprio alla realtà di Taranto, ha reintrodotto i vincoli nel febbraio 2011 con una legge regionale. “Purtroppo questa legge avrò pochi effetti pratici – sostiene il presidente di Altamarea. “Serve una presa di posizione netta da parte delle autorità sanitarie riguardo la pericolosità di questa sostanza. Non possiamo più accettare che si rimanga a guardare mentre per anni la gente continua a respirare questi veleni”.

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VERTICE G8

Berlusconi ad Obama
"In Italia dittatura dei giudici"

DEAUVILLE - In italia "abbiamo quasi una dittatura dei giudici di sinistra". A dirlo è stato il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, a margine dei lavori del G8. Ciò che sorprende è il nome dell'interlocutore, Barack Obama. Dalle immagini che riprendono il colloquio dei due leader si comprende nettamente che il premier, anche con il numero uno americano, si è lamentato della situazione della magistratura in Italia. "Noi abbiamo presentato - ha detto - una riforma della giustizia che per noi è fondamentale, in Italia abbiamo quasi una dittatura dei giudici 1 di sinistra". il premier si è avvicinato ad Obama mettendogli una mano sulla spalla e intrattenendosi con lui per alcuni minuti.

Dopo la maratona televisiva "multata" dall'Agcom 2, dopo le altre interviste a giornali e emittenti, Berlusconi questa volta ha scelto il palcoscenico del G8 per attaccare di nuovo la magistratura, rivolgendosi direttamente al presidente degli Stati Uniti. Un colloquio ripreso dal circuito televisivo interno del vertice, ma che i delegati e i giornalisti hanno potuto sentire praticamente "in diretta", anche attraverso il labiale. Pochi minuti per dire ad Obama che nel nostro paese, secondo il premier, il potere è detenuto dalla magistratura "di
sinistra". A quanto è stato possibile capire, il presidente americano, a cui le parole del premier sono state riportate anche con l'aiuto dell'interprete, non ha dato alcuna risposta a Berlusconi.

L'exploit di Berlusconi verso Obama è stato duramente criticato, in Italia, dall'opposizione: il vicepresidente dei deputati del Pd, Alessandro Maran, l'ha bollata come una nuova "brutta figura davanti al mondo". "Le agenzie - premette - riferiscono che Berlusconi ha avuto un colloquio di ben due minuti, 120 secondi con il presidente degli Stati Uniti. E, indovinate su cosa il nostro presidente del Consiglio ha intrattenuto Barack Obama ritardando l'apertura del summit e indispettendo Nicolas Sarkozy e Angela Merkel? Sulla quasi 'dittatura dei giudici di sinistra' in Italia. Certo, gli argomenti all'ordine del giorno dei 'grandi' riuniti a Deauville in Francia sono la primavera araba, la decisione su un eventuale sostegno finanziario ai paesi nordafricani in transizione verso la democrazia, la situazione in Medio Oriente, la successione alla guida del Fmi. Ma Berlusconi ha una sola ossessione e noi, di fronte al mondo, facciamo un'altra brutta figura".

Dello stesso tenore Leoluca Orlando, portavoce dell'Idv: "Berlusconi continua a gettare discredito sul nostro Paese. Le dichiarazioni rese a Obama al vertice del G8 sono solo la conferma di quanto poco rispetto abbia per gli italiani, la Costituzione e per l'equilibrio fra i tre poteri che sono alla base del nostro sistema  democratico".
 
(26 maggio 2011)
 

mercoledì 25 maggio 2011

mitico.......

Rossi sulla nuova Silverstone
30 giri e scherzi con Surtees

Su due Ducati stradali Vale ha scoperto il tracciato, in una cerimonia con tanti campioni, delle 2 e 4 ruote, di ieri e oggi. "Mi è piaciuta, pista tecnica e impegnativa. John mi ha detto che correva qui negli Anni 50 e io gli ho risposto che a quei tempi non seguivo le gare.."

Valentino Rossi festeggia il terzo posto di Le Mans. Ap
Valentino Rossi festeggia il terzo posto di Le Mans. Ap
SILVERSTONE (Gran Bretagna), 17 maggio 2011 - Valentino Rossi protagonista in pista a Silverstone su una Ducati. Solo che non si trattava di una competizione e la moto non era la Desmosedici con cui è arrivato terzo domenica a Le Mans. Il pesarese, infatti, è stato presente, insieme a tanti altri campioni, delle due e quattro ruote, di oggi e di ieri, alla cerimonia di inaugurazione delle nuove strutture della pista inglese, la Silverstone "Wing”, come è chiamata la moderna ala della pista inglese, comprendente box spaziosi, sala stampa, uffici e auditorium.
antipasto per il 12 giugno — Solo un antipasto, di quello che si vedrà il 12 giugno, quando Silverstone ospiterà la sesta gara del mondiale 2011. Rossi, che nel 2010 non ha partecipato al GP sulla pista inglese, perché infortunato, ha colto l’occasione per fare qualche giro, prima con una 1198 Superbike, poi con una 1198 stradale standard con tanto di targa e specchietti. Una trentina di giri in tutto, che hanno stimolato il pilota italiano.
Valentino Rossi con John Surtees a Silverstone. Reuters
Valentino Rossi con John Surtees a Silverstone. Reuters
vale divertito — “Mi sono molto divertito - ha detto Vale - perché dopo qualche giro con la 1198 Superbike, abbiamo avuto un problema elettrico e abbiamo deciso di usare una 1198 stradale che ci ha portato al volo la filiale inglese di Ducati. Mi è piaciuto molto guidarla qui, su una pista bella, difficile, molto tecnica, impegnativa, con sezioni molto veloci, dove le traiettorie giuste sono importanti, e altre molto strette dove si deve avere un buon grip in accelerazione. La prima curva è completamente cieca, devi tenere una linea molto precisa, ma tutta la prima parte è grandiosa, è quella che preferisco. Mi sono divertito, anche perché c’erano tanti piloti che hanno fatto la storia dei motori, come John Surtees che mi ha detto che qui ci ha corso negli Anni 50. Io allora non le seguivo le gare - ha chiuso scherzando Vale -, ma lui è stato grande”. Alla giornata hanno partecipato, fra gli altri, i piloti di F.1 Webber e Button, il team principal Mercedes, Ross Brawn e James Toseland, Jackie Stewart, Nigel Mansell, Stirling Moss, John Surtees e Randy Mamola.
Gasport© RIPRODUZIONE RISERVATA

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Energia, l'efficienza conviene
Google fa scuola alle aziende

Il colosso di Mountain View chiama a raccolta i responsabili dei data center di mezzo mondo per spiegare come si possa risparmiare e contemporaneamente fare bene all'ambiente: grazie a pochi accorgimenti "da massaia" di VALERIO GUALERZI

ZURIGO - L'efficienza energetica prima ancora che di tecnologie sofisticate e grandi investimenti è un fatto di consapevolezza e gesti banali. Un'affermazione che forse a molti può apparire scontata, ma le cose cambiano se a sostenerla è un colosso mondiale dell'economia e del high-tech come Google. Sorpresa lei per prima da come sia facile e conveniente risparmiare in bolletta, l'azienda americana ha deciso di diffondere questa scoperta a un pubblico più vasto possibile, chiamando a raccolta oggi a Zurigo i responsabili dei data center di mezzo mondo. Il messaggio è chiaro e diretto: "There is no magic in efficiency", ovvero "non c'è nulla di magico nell'efficienza energetica".

Stando alle ultime stime, complessivamente il settore dell'information technology è responsabile di circa il 2% delle emissioni globali di gas serra e di questo 2% una quota compresa tra il 14 e il 18% è dovuto all'enorme consumo di energia richiesto per far funzionare i centri elaborazione dati e tenerli al fresco, evitando che si surriscaldino. Bestioni che possono arrivare a succhiare fino a 10 MW per gestire le richieste a un motore di ricerca, il trading online o l'e-commerce e che generalmente hanno una PUE (power usage effectiveness) intorno a 2. Tradotto da questa speciale unità di misura creata appositamente dal consorzio internazionale Green Grid per calcolare l'efficienza energetica dei data center, significa che circa il 20% di elettricità che assorbono dalla rete viene sprecata
per utilizzi (raffreddamento e illuminazione dell'ambiente, ad esempio) che non hanno nulla a che fare con i loro compiti "istituzionali".

 "Siamo partiti dai piccoli DC che utilizziamo non per il motore di ricerca ma nei nostri uffici", spiega alla platea di Zurigo Joe Kava, Direttore delle "data center operations" di Google. "Abbiamo scoperto che eravamo ad una PUE di circa 2,4, la situazione era assolutamente fuori controllo. Nel giro di pochi mesi  -  ricorda - grazie ad investimenti per appena 25 mila dollari siamo attorno e 1,5, il che ci fa risparmiare 67 mila dollari l'anno". "Ebbene - dice ancora Kava  -  sapete quali sono stati gli interventi più importanti? Montare delle tende di plexiglass come quelle delle macellerie dei supermercati intorno alle pile di server e puntare i bocchettoni dell'aria condizionata nella giusta direzione. Per questo vi dico che non bisogna essere un gigante della tecnologia per migliorare l'efficienza, tagliando drasticamente la bolletta".

Urs Hoelzle, vicepresidente senior di Google, incontrando i giornalisti ai margini del "Data Summit" rende il concetto ancora più chiaro: "Si può fare la stessa cosa su qualsiasi scala di grandezza, anzi penso che sia pazzesco non farlo. Eppure la maggior parte delle aziende che gestiscono dei data center non lo fanno. Sono convinte che sia difficile e costoso, ma non si rendono conto di quanto spendono veramente in elettricità e di quanto sia semplice risparmiare. Noi come impresa leader sentiamo la responsabilità di rendere più aziende possibile partecipi di questa nostra scoperta".

Il fatto che molto possa essere ottenuto praticamente a costo zero con accorgimenti "da massaia" non significa che Google non sia al lavoro per trovare soluzioni più radicali e spettacolari. L'incontro di Zurigo è stato quindi occasione per illustrare i progressi compiuti nella realizzazione dell'avveniristico data center di Hamina, in Finlandia. In una vecchia cartiera degli anni '50 in riva al Baltico, entro la fine dell'anno dovrebbe entrare in funzione un innovativo sistema di raffreddamento ad acqua marina a bassissimo impatto ambientale e ridottissimi consumi energetici. Un gioiello costato circa 200 milioni di euro che si va ad aggiungere ai data center di minori dimensioni che già oggi in Belgio e Irlanda utilizzano rispettivamente l'acqua di un canale di scolo e l'aria esterna per tenere i computer al fresco.
 
(24 maggio 2011)
 
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Nucleare, come sopravvivere a un disastro
Quattro ragazzi si sono chiusi in un bunker 11 giorni fa e ci resteranno fino al 12 giugno, per andare a votare 'sì' al referendum. Sperimentano come sarebbe la vita in un bunker dopo un disastro atomico. Alice, Luca, Alessandra e Silvio: "I nostri modelli siamo noi, dobbiamo lottare per il quorum"
Sono chiusi in un appartamento di 70 metri quadri fuori Roma da 11 giorni, e ci rimarranno fino al 12 giugno, quando lasceranno la casa per votare “sì” al referendum abrogativo sul nucleare. Sono quattro ventenni: Alice, Alessandra, Luca e Silvio. Sperimentano la vita in un bunker dopo un incidente nucleare, senza concedersi deroghe: le finestre sono sigillate col silicone, davanti ai vetri i nastri bianchi e rossi indicano le zone off limit (cioè l’aria aperta), mangiano solo prodotti in scatoletta e l’acqua imbottigliata non la usano solo per bere, ma anche per lavarsi i denti e per l’igiene personale. Per entrare nel bunker si seguono le procedure del “protocollo di protezione” diffuso dopo l’incidente nucleare di Fukushima, in Giappone. Bisogna indossare una tuta bianca che copre tutto il corpo, testa inclusa. Poi una mascherina sul volto e dei copri scarpe. Ci apre la porta Silvio, 22 anni, con la maschera d’ossigeno sulla faccia, e ci misura la radioattività prima di lasciarci accedere al salotto dove i quattro vivono e lavorano. Alle pareti i simboli “peace and love” e fiori che escono da bidoni gialli e neri di “scorie radioattive”.

Superato l’esame ci si libera della tuta anche se – spiegano – bisognerebbe fare la doccia e cambiarsi i vestiti. La prima cosa che si nota è l’aria pesante, satura, l’odore dei piedi e dei corpi che resta impregnato nei divani e nei letti a castello. Prima erano in sette, ma tre di loro hanno dovuto abbandonare il progetto perché i datori di lavoro non li avrebbero aspettati ancora. “Anche per noi che studiamo – racconta Alessandra, 21 anni, studentessa di Psicologia all’Università di Bari – è difficile. Pensavamo di avere molto tempo a disposizione, ma non è così”.

La giornata inizia alle 9 del mattino, tranne che per l’addetto alla pulizia dei bagni, che deve aver finito prima di colazione. Si suddividono i compiti della giornata: c’è chi risponde alle mail, chi scrive il blog, chi aggiorna il sito. A mezzogiorno si comincia a cucinare e all’una si pranza. Il pomeriggio è dedicato ai video messaggi che i ragazzi registrano parlando di nucleare e non solo: della vita da reclusi, della fatica ad addormentarsi, della difficoltà di convivere. Di chi fuma e deve smettere perché agli altri dà fastidio. Anche perché l’idea non è nata da un gruppo di amici, ma da attivisti che si sono trovati e uniti anche se si conoscevano poco. Grazie a Greenpeace che ha fornito loro la casa, il server e un supporto tecnico al loro sito (www.ipazzisietevoi.org) stanno riuscendo ad attirare l’attenzione su un referendum che è sempre più ai margini del dibattito pubblico, oscurato dalle elezioni amministrative. “Fallire non è un’opzione – dice Silvio, il più combattivo del gruppo – se non raggiungiamo il quorum invadiamo le piazze e scuotiamo i palazzi del potere, perché non passeremo il nostro futuro rinchiusi in bunker come questo”.

E poi, aggiunge Alice, “ora sappiamo che non è successo nulla: tutti noi abbiamo fidanzati con cui parliamo al telefono, le nostre famiglie sono sane e ci confortano. Ma come ci sentiremmo, se ci fosse davvero un incidente, a stare sigillati qui sapendo che fuori il mondo muore?”. Alice, 26 anni, per far parte del gruppo ha messo in stand by la sua tesi di laurea in Scienze della comunicazione sociale e alcuni lavori part-time. Lei è quella che subisce di più le critiche sul blog: “Siete come il Grande Fratello”, “Volete solo farvi notare”. E spiega: “Siamo in onda 24 ore al giorno, è vero. Ma lo facciamo solo per dimostrare che non abbandoniamo mai la casa: infatti non c’è l’audio nello streaming”. Luca, l’unico che supera (di poco) i trent’anni, è anche il solo a essersi licenziato per protestare contro il nucleare: “Sono un ingegnere ambientale, sono bravo. Credo che ritroverò il mio posto di lavoro, anche se so che il rischio di rimanere a terra c’è. Ma questa causa è più importante di me”. Ed è più importante delle scatolette di tonno, di pomodori pelati, di carne, della granita in freezer e del tavolino di plastica che stanno costruendo con le bottigliette rimaste dalla raccolta differenziata (una volta alla settimana, per buttare l’immondizia, possono aprire la porta). È una questione di diritti, e della capacità di quattro ragazzi di farsi sentire anche da chi del nucleare e delle sue conseguenze si disinteressa: “Perché il nostro modello non è Di Pietro e nemmeno Celentano: siamo noi”.

Da Il Fatto Quotidiano del 24 maggio 2011

martedì 24 maggio 2011

ma dai......

Internet e telefonia, norme Ue
dalla parte del consumantore

Da domani entra in vigore il Telecoms Package, pacchetto di diritti garantiti per gli utenti di servizi web e telefonici. Manca il recepimento del legislatore italiano, Bruxelles pronta a punire i Paesi ritardatari di ALESSANDRO LONGO

NUOVI diritti per chi usa servizi internet e telefonici. Lo stabilisce un pacchetto di norme europee che entra in vigore domani e che ora il legislatore italiano dovrà recepire. I nuovi diritti del "Telecoms Package" coprono un ambito molto ampio e molti riguardano il rapporto tra utenti e operatori. Potremo per esempio cambiare operatore con portabilità del numero, fisso e mobile, in un solo giorno (adesso sono tre per il numero di cellulare e cinque per quello di casa). La normativa chiede maggiore trasparenza sulle offerte internet: gli operatori devono indicare i livelli di qualità minimi e rimborsi o compensazioni in caso di inadempimento. Devono anche informare l'utente se applicano tecniche di gestione traffico, con cui rallentano per esempio il traffico peer-to-peer, VoIP e quello degli utenti che scaricano troppi dati (come fanno quasi tutti gli operatori italiani).

A riguardo, Agcom ha già fatto alcuni passi nella giusta direzione. Ha imposto agli operatori di indicare numerosi parametri minimi 1 di qualità, anche se per ora solo sulle offerte adsl. E per chi non li rispetta c'è solo l'obbligo a concedere la disdetta gratuita (invece di un rimborso). Non è ancora ottimale, inoltre, il modo con cui l'utente può accertare la mancata promessa. Può farlo tramite un test voluto da Agcom 2, che però al momento è ancora laborioso (dura 24 ore). Tanto che l'hanno completato appena
2.800 utenti in quattro mesi. Agcom ne è consapevole e quindi a giugno, secondo quanto anticipato a Repubblica.it, lancerà una versione semplificata del test. Non durerà per forza 24 ore, ma finirà non appena rileverà che l'operatore ha mancato una promessa di qualità (su uno dei vari parametri, come la velocità o la latenza). Allora genererà subito un file pdf, utilizzabile dall'utente per chiedere formalmente al proprio operatore di rimediare (una prima volta; se il problema persiste, scatta il diritto alla disdetta). A ottobre arriverà invece una versione ultra-rapida del test, priva di valore normativo. I risultati non consentiranno all'utente di protestare con l'operatore, ma solo di capire se ha davvero un problema alla linea. Nel caso quindi lo invoglieranno a eseguire la versione più lunga del test. Sul tema della neutralità della rete, invece, Agcom ha avviato un'indagine conoscitiva, che potrebbe sfociare in norme già da quest'anno.

Di certo, il recepimento della normativa europea imporrà agli operatori a essere trasparenti sulle proprie pratiche di gestione traffico (già adesso le dichiarano, sui propri siti, ma potrebbero dare più dettagli su quanto e quando limitano la velocità). Al momento non ci sono elementi, invece, per l'arrivo di norme che vietino tout court certe pratiche. La Commissione europea di recente ha stabilito che interverrà in tal senso solo se risulterà necessario per salvaguardare la concorrenza o i diritti fondamentali degli utenti; per ora si limita a vigilare sul fenomeno.

Nel Telecom Package ci sono anche norme che impattano sulla concorrenza tra operatori. Danno per esempio alle Autorità tlc nazionali (Agcom, da noi) il potere di separare la rete degli operatori dominanti (Telecom Italia nel nostro caso), ma solo come extrema ratio. La Commissione si attribuisce inoltre un nuovo potere: di emettere una "raccomandazione" alle Autorità nazionali, per modificarne le decisioni che reputa pericolose per la concorrenza e il mercato. Significa che Agcom da domani dovrà essere più attenta nelle delibere o rischia di sollevare le ire della Commissione. Un tema caldo di questi giorni sono per esempio le regole per le reti a banda larghissima (Ngn, Next generation network), di cui Agcom ha appena approvato un primo schema di provvedimento. Secondo i concorrenti di Telecom Italia, questo contrasterebbe con la normativa europea perché non concede loro di accedere alla Ngn dell'ex monopolista con la stessa ampiezza di possibilità che ci sono per l'Adsl. A riguardo, Agcom attende appunto il responso della Commissione europea.
 
Ora, tutto dipende dalla solerzia del legislatore italiano, che dovrà recepire il Telecoms Package. Finora in Europa l'hanno fatto solo i governi di Danimarca ed Estonia, ma la Commissione europea prevede che lo faranno altri otto-nove Paesi entro questa settimana. Per l'Italia è improbabile che avvenga prima della fine dell'estate. "Il decreto legge per recepire il pacchetto è praticamente pronto, ma per farlo dobbiamo aspettare il Parlamento, che deve approvare la legge di delega al governo,  dentro la legge comunitaria", spiega a Repubblica.it Roberto Sambuco, Capo Dipartimento del Ministero dello Sviluppo Economico. "E la legge è ora alla Camera in terza lettura". Già la Commissione europea fa sapere che è pronta a sanzionare i Paesi ritardatari.
 
(24 maggio 2011)

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Ferrari, nuova area tecnica
Costa non è più direttore

Dopo il difficile GP di Spagna il Cavallino ha comunicato una riorganizzazione interna: Fry alla progettazione della macchina, produzione a Lanzone, motori ed elettronica a Marmorini. L'ormai ex direttore tecnico passa ad altro incarico

Aldo Costa non è più direttore tecnico Ferrari. Colombo
Aldo Costa non è più direttore tecnico Ferrari. Colombo
MARANELLO (Modena), 24 maggio 2011 - Prime conseguenze alla debacle della Ferrari nel GP di Spagna. Oggi la scuderia di Maranello ha annunciato un riorganizzazione della sua struttura tecnica. La notizia principale è che l'ing. Aldo Costa non è più il direttore tecnico, passa ad altro incarico in azienda. Contestualmente l'area tecnica è stata divisa in tre settori: l'Autotelaio, affidato a Pat Fry, la Produzione, affidata a Corrado Lanzone, Motori ed Elettronica, ancora sotto la guida di Luca Marmorini.
chi è costa — Il padre della Ferrari 150 Italia Aldo Costa, rimosso dall'incarico di direttore tecnico, era approdato a Maranello nel 1995 per assumere l'incarico di sviluppare il progetto della versione GT-Le Mans della F50. Costa muove però i suoi primi passi in Formula 1 come capo progettista della Minardi nel 1988. Nella scuderia faentina l'ingegnere laureatosi all'Università di Bologna riveste diversi incarichi: addetto ai calcoli strutturali fino al 1989, responsabile del progetto della vettura fino al 1991 e direttore tecnico. Dopo essere arrivato a Maranello nel 1996, Costa diventa responsabile della progettazione autotelaio nell'ambito della Gestione Sportiva e nel 1998 viene nominato assistente del capo progettista Rory Byrne, al quale è succeduto nel 2004. Nel 2006 viene nominato capo della Direzione Autotelaio. Dall' 1 gennaio 2008 diventa il nuovo direttore tecnico della casa di Maranello, incarico mantenuto fino ad oggi.
Gasport© RIPRODUZIONE RISERVATA
 
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Nucleare, il governo affossa il referendum
Con 313 sì la Camera vota la fiducia
Con il voto di fiducia al decreto Omnibus oggi la Camera approverà la moratoria sulla costruzioni di impianti in Italia. Tentando di rendere inutile il voto del 12 e 13 giugno prossimo quando i cittadini saranno chiamati a decidere anche sull'abrogazione del legittimo impedimento. Per l'Idv però il passaggio odierno in aula è inutile: "Poi toccherà alla Cassazione"
La Camera affossa il referendum sul nucleare. Con 313 sì e 291 no l’aula ha votato la fiducia, come chiesto dal governo, al cosiddetto “decreto Omnibus” nel quale è inserito anche l’emendamento che abroga le norme che aprivano la strada alla costruzione in Italia di nuovi impianti nucleari. La “responsabile pausa di riflessione” che il ministro dello Sviluppo economico, Paolo Romani, aveva annunciato agli inizi di marzo, a seguito della tragedia di Fukushima, ha dunque partorito la decisione di togliere ai cittadini la possibilità di esprimersi il 12 e 13 giugno su eventuali centrali da realizzare nel Paese. Il timore maggiore per la maggioranza era il raggiungimento del quorum, considerato che contestualmente al referendum sul nucleare si vota anche quello sull’abrogazione del legittimo impedimento. Silvio Berlusconi, del resto, lo aveva detto: l’effetto Giappone potrebbe riempire le urne. La volontà della maggioranza non è rinunciare alla partita nucleare ma piuttosto rimandare la questione. E se si priva di interesse la tornata referendaria è meglio. Toccherà però alla Cassazione decidere.

Fuori da Montecitorio da ieri prosegue il presidio di protesta dei comitati per il sì al referendum per acqua e nucleare, contro il decreto Omnibus. Al presidio stamani ha partecipato anche Satoko Watanabe, leader dei Verdi giapponesi. ”Non andate a votare solo per voi, ma fatelo anche per i vostri figli, e i figli dei vostri figli: votate sì”, ha detto. “Il referendum – afferma Watanabe – è una grande opportunità che non può essere sprecata. Un momento molto importante per gli italiani che hanno la possibilità di scegliere: noi giapponesi non l’abbiamo avuta”. La leader ambientalista nipponica ricorda la scelta fatta dal popolo italiano con il referendum di quasi 25 anni fa, e se ne dice “molto orgogliosa”. Bolla come “bugie” le garanzie fatte dalle aziende elettriche sul nucleare e vede nelle rinnovabili “fatte con il sole, il vento e il mare, il futuro per l’uomo”. Ad accompagnarla, il presidente dei Verdi Angelo Bonelli che ha puntato il dito sulla fiducia posta dal governo al dl Omnibus: “Il governo sta sospendendo le libertà democratiche, una cosa che non è mai accaduta nella storia della repubblica e che si vede solo nei regimi”. Serve – conclude Bonelli – “una grande mobilitazione democratica di tutti gli italiani affinché la nostra società non sia sottoposta al rischio e alla follia del nucleare”.

Stamani il presidente della Repubblica,Giorgio Napolitano, ha salutato con un cenno del viso e alzando una mano i manifestanti presenti. Napolitano prima di salire in auto, dopo essere stato alla commemorazione di Alessandro Natta, l’ex segretario del Pci, ha salutato chi si trovava in piazza Montecitorio al di là delle transenne e gli chiedeva a squarciagola di “non firmare quella legge”, riferendosi al decreto Omnibus. Al Capo dello Stato si è appellato Antonio Di Pietro, affinché “non firmi una legge così truffaldina”.

“Uno scippo fatto al popolo italiano di poter decidere sul nucleare con il referendum”, sintetizza Pier Luigi Bersani. Secondo il leader democratico, i contenuti del decreto Omnibus sono “irrilevanti per le questioni economico-sociali che si affacciano”, nel provvedimento “spicca lo scippo fatto al popolo italiano di poter decidere nel referendum sul nucleare”. Mentre secondo l’Italia dei Valori il tentativo della maggioranza non andrà a buon fine. “Affrontiamo il voto di fiducia di oggi con lo spirito di chi subisce uno scippo”, ha dichiarato il portavoce Leoluca Orlando alla Camera, “lo scippo sta diventando un vizio, ma è inutile” perché non modifica la sostanza. “La maggioranza chiede con il decreto di rinviare il nucleare mentre il referendum ne vuole l’eliminazione”, ha ricordato, e “la Cassazione non potrà che prenderne atto”.
 
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domenica 22 maggio 2011

yess.............

L’impianto nucleare di Sessa Aurunca: 23 anni per chiuderlo e mezzo miliardo di euro 

Dentro al sito che sorge sul Garigliano, in provincia di Caserta, gestito dalla Sogin. L'assenza di un deposito nazionale ha fatto slittare tempi e aumentare i costi
Alla stazione quando chiedi per la centrale, la evocano con misura, distanza, quasi paura. Da queste parti lo chiamano mostro, l’impianto che ha smesso la sua attività nel 1978, dopo 33 anni è ancora lì ad agitare paure e timori della popolazione, nonostante le precauzioni di chi la gestisce. E’ chiusa, ma aumentano i costi di gestione, prelevati dalle tasche dei cittadini. Siamo a Sessa Aurunca, in provincia di Caserta, ai confini con il Lazio. Nei pressi del fiume Garigliano sorge la centrale nucleare entrata in funzione nel 1964 e spenta dopo 14 anni a seguito di un guasto.

Il fatto quotidiano entra nell’impianto, oggi in fase di dismissione, insieme alla commissione bonifiche ed ecomafie della regione Campania. Il presidente Antonio Amato è impegnato, fin dal suo insediamento, in un tour. Da mesi attraversa scheletri, monumenti allo spreco, discariche e impianti disseminati lungo una terra, una volta appellata come felix. Dell’intera commissione presente solo un consigliere. “Quella del nucleare – denuncia il presidente Amato – è una scelta assolutamente sbagliata, per le primarie questioni legate alla sicurezza ed alla salute, ma anche in termini di costi benefici, il calcolo appare del tutto privo di logica. Ancora oggi paghiamo sulla nostra bolletta i costi della dismissione delle passate centrali. Pensare di realizzare nuove centrali è una scelta del tutto scriteriata”.

Il tema è di stretta attualità in vista del referendum del prossimo giugno che si propone di bocciare il ritorno all’atomo varato dal governo. L’accesso alla centrale nucleare di Sessa Aurunca è riservato, il sito è strategico e all’esterno è protetto dagli agenti di un istituto di vigilanza. La fase di decommissioning, il completo smantellamento dell’area, è affidata alla Sogin, la società per azioni, a capitale pubblico, che ha in carico la gestione, nel nostro paese, della fine degli impianti nucleari. Per chiuderli occorre una società, ma soprattutto capitali umani ed economici.

Il decomissioning prevede l’allontanamento del combustibile nucleare, nel caso della centrale di Sessa in parte trasferito in Inghilterra e in parte al deposito ‘Avogadro‘ di Saluggia, la decontaminazione delle strutture e lo smantellamento dell’esistente. “Del sito resterà solo la cupola, l’enorme sfera centrale – spiegano i tecnici Sogin – perché è stata costruita dall’architetto Riccardo Morandi”. La completa bonifica del sito era prevista entro il 2016, ma la data è slittata. ” I ritardi nelle autorizzazioni e la mancanza di un sito di stoccaggio nazionale per le scorie – chiariscono gli esperti Sogin – ha ritardato la data di conclusione dei lavori”.

Più passa il tempo e più aumentano i costi di mantenimento. La data ora prevista per il completamento delle operazioni di dimissioni è il 2022, ben 23 anni dopo l’inizio dell’attività di decommissioning. Non si escludono ulteriori proroghe, se il governo nazionale non avrà individuato e realizzato il deposito nazionale delle scorie. La Sogin ha un progetto: sito di deposito nazionale più centro di ricerca, in una zona ancora da individuare, che raccoglierà 80mila metri cubi di rifiuti radioattivi dalle centrali dismesse di tutta la penisola. La stima per i rifiuti del Garigliano si aggira intorno ai 6-7 mila metri cubi che saranno allocati, in attesa del deposito nazionale, nella stessa centrale casertana in un sito provvisorio in costruzione chiamato D1( che si aggiunge ad un altro deposito in loco già esistente). I costi, sempre secondo la Sogin, per la completa dismissione si aggirano intorno ai 450 milioni di euro per la sola centrale di Sessa Aurunca.

Un conto che al momento pagano gli italiani attraverso un contributo inserito nella bolletta elettrica, la cosiddetta componente A2. Per capirci la centrale non funziona da 33 anni, per smantellarla in termini previsionali ne occorrono 23, un quarto di secolo, ad un costo di mezzo miliardo di euro. Per smantellare tutte le centrali il costo è intorno ai 5 miliardi di euro(compresa la realizzazione del deposito nazionale), raddoppiato rispetto alle previsioni iniziali. Un impianto che produce reddito e ricchezza anche se fermo, ma per le ditte che si accaparrano gli appalti, sub-appalti con il giro dei fornitori. In terra di Gomorra il rischio è il lucro delle organizzazioni criminali, ‘ firmiamo protocolli di legalità e chiediamo certificati antimafia attenendoci con rigore al codice degli appalti’ assicurano gli esperti Sogin.

Anche Legambiente assiste alla visita della centrale. Nel marzo scorso il ministro della salute Ferruccio Fazio rispondendo ad una interrogazione parlamentare aveva negato ogni tipo di danno sanitario o ambientale causato dalla centrale. “Il ministro – denuncia Giulia Casella del circolo Legambiente locale – ha risposto, ma bisogna rimarcare che non c’è uno studio epidemiologico nell’area( dovrebbe partire a breve, ndr) e manca, in provincia di Caserta, un registro dei tumori per capire l’impatto sulla salute che ha avuto l’impianto, visti i numerosi casi di neoplasie, malformazioni, registrati in passato nel periodo di vita della centrale”. Per il presidente della commissione regionale Antonio Amato il lavoro di bonifica sembra procedere positivamente, ma rileva un ulteriore criticità: “La mancanza di un protocollo di monitoraggio con Arpac e Asl per il quale intendiamo promuovere un’azione di sollecita a questi enti strumentali della regione”.
 
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LA MOBILITAZIONE

Un weekend di catene umane
contro il ritorno del nucleare

Tra oggi e domani dieci manifestazioni in tutta Italia per dire no ai progetti atomici del governo e al tentativo di far saltare con la falsa moratoria il referendum del 12 e 13 giugno

ROMA - Reazione "a catene" contro il nucleare. Ha preso il via stamattina da Palma di Montechiaro (Agrigento) (FOTO 1), località papabile per ospitare una delle nuove centrali del programma atomico del governo, il weekend antinucleare organizzato dalle oltre 80 associazioni del comitato "vota sì per fermare il nucleare".

Tra oggi e domani 10 catene umane cingeranno siti nucleari e località candidate ad ospitare nuove centrali "per dire a chi intende riportare l'atomo in italia che non ci stiamo, e che, come ha dimostrato il plebiscito in Sardegna, gli italiani non accetteranno trucchetti. Non accetteranno che, senza cancellare il nucleare, si cancelli il loro diritto ad esprimersi col referendum sul loro futuro e sulla loro sicurezza".

Dopo l'anticipo mattutino in Sicilia, nel pomeriggio teatro delle manifestazioni saranno la ex centrale nucleare di Caorso (Piacenza), il deposito per combustibile irraggiato di Saluggia (Vercelli) e poi a Chioggia, Monfalcone, Termoli e la foce del fiume Sele (Salerno), tutte località candidate ad accogliere i nuovi impianti. Catene umane sono in programma anche a Scanzano Jonico (Matera), sito indicato nel 2003 come sede del deposito nazionale delle scorie.  In serata, alle 19.30, sarà la volta di Nardò (Lecce), altra località dove il governo potrebbe decidere di costruire una nuova centrale. La serie delle catene umane si chiude infine domani mattina a Montalto di Castro (Viterbo). "I cittadini - promette una nota del comitato organizzatore - faranno sentire la loro voce contro la censura che cerca di nascondere i referendum agli italiani e contro i tentativi di sabotare il voto del 12 e 13 giugno".

Al momento l'emendamento al decreto omnibus con cui il governo vorrebbe rendere superfluo il referendum sull'atomo è all'esame della Camera. Palazzo Chigi punterebbe a porre la fiducia sul provvedimento, ottenendo - salvo sorprese legate alla tenuta della maggioranza - un via libera entro martedì o mercoledì della prossima settimana. A quel punto il testo dovrà essere firmato dal presidente della Repubblica e se il capo dello Stato non solleverà dei profili di illegittimità costituzionale (che pure alcuni osservatori ritengono di cogliere nel decreto), sarà poi la Cassazione a valutare se le modifiche introdotte siano sufficienti a far saltare la consultazione. Una decisione che al momento appare di difficile previsione.
(21 maggio 2011)

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Alonso: "Bello solo il via"
Vettel: "Siamo davvero forti"

Lo spagnolo della Ferrari commenta con amarezza il suo GP: "Sapevo che malgrado la partenza mi avrebbero passato, dobbiamo reagire subito". Il vincitore: "Doveva essere più facile, invece la McLaren è stata veloce". Hamilton: "Grande lavoro, non c'è delusione"

MONTMELO' (Spagna), 22 maggio 2011 - "La partenza è stato oggi l'unico momento buono". Diretto come sempre Fernando Alonso. La Ferrari è passata dalla soddisfazione del podio in Turchia all'umiliazione del doppiaggio in Spagna, uno sprofondo decisamente duro da digerire. Se non altro sono arrivati altri punti, ma a livello tecnico non poter lottare per il podio con continuità è qualcosa di preoccupante.

La strepitosa partenza di Alonso (a sin). Ap
La strepitosa partenza di Alonso (a sin). Ap
memorabile start — Un peccato, anche perché la partenza di Alonso è stata memorabile: dalla quarta posizione il campione spagnolo è riuscito a intuire il varco giusto per passare in testa alla prima curva. "Sicuramente ci mancava una bella partenza e su questo abbiamo lavorato molto, la macchina è partita bene e il lungo rettilineo ci ha permesso di poter passare" ha raccontato Alonso. Poi una lotta serrata per mantenere la testa, missione compiuta brillantemente fino al 18° giro. "Ci siamo trovati in una posizione che non era la nostra, di leader della gara con macchine più veloci dietro che poi ci hanno passato, sapevo che prima o poi l'avrebbero fatto. Ero preparato".

Alonso momentaneamente al comando della gara. Ap
Alonso momentaneamente al comando della gara. Ap
reazione — Sotto accusa il rendimento della macchina con le gomme dure: "Non hanno funzionato mai per noi, nè venerdì, nè sabato nè oggi in gara - afferma lo spagnolo - purtroppo le morbide durano 11-12 giri e bisogna fare 30-35 giri con le dure. Abbiamo pagato troppo. Tra una settimana siamo a Montecarlo con due team davanti tutti che hanno doppiato tutti compreso noi, quindi dobbiamo reagire subito. È un circuito speciale dove siamo fiduciosi di arrivare bene ma dopo, per il Canada dobbiamo fare un passo avanti: è decisivo per la nostra stagione".

Vettel innaffiato dai suoi meccanici. Ap
Vettel innaffiato dai suoi meccanici. Ap
casa red bull — Chi invece non ha proprio preoccupazioni pare Sebastian Vettel. La quarta vittoria su 5 gare è quasi un'ipoteca sul campionato. "È stata dura - ha detto il tedesco della Red Bull - pensavo di essere partito bene, ma ad un certo punto ho visto Fernando davanti. Non sono mai riuscito ad avvicinarmi per riuscire a sfruttare l'ala mobile e sono riuscito a passarlo solo al pit stop. Abbiamo fatto metà gara con le dure, la McLaren si è dimostrata molto forte e sapevo che sarebbe stata difficile. Negli ultimi 10 giri sentivo i pneumatici che mollavano, Lewis riusciva a sfruttare l'ala sul rettilineo, anche se alla fine rimaneva dietro. È stato vicino, fortunatamente negli ultimi due giri ho fatto buoni tempi anche negli ultimi settori. Il Kers? A volte funzionava e a volte no. Quando ho attraversato il traguardo è stato fantastico, sono felice, è stato un ottimo risultato. Ho un'altra conferma che siamo forti. Dicevano che non ci sarebbe stata gara per gli altri e invece e non è stato così".

Hamilton felice per il secondo posto. Ap
Hamilton felice per il secondo posto. Ap
casa mclaren — Lewis Hamilton ci ha provato, ha dato dura battaglia a Vettel ma alla fine si è dovuto accontentare del secondo posto: "La squadra ha fatto un lavoro fantastico, non possiamo essere delusi - spiega il pilota britannico - non sono partito benissimo ma sono riuscito a tenere il passo delle Red Bull. Fernando le teneva dietro nella prima parte. Poi sono riuscito a prendere la seconda posizione, ma superare Sebastian era difficile. Loro sono molto veloci, soprattutto nelle curve 3 e 9 e non è stato possibile. Ho fatto di tutto per poter mantenere il secondo posto". Gara splendida anche quella di Button: "Ottima la strategia delle tre soste - ha detto l'altro pilota McLaren - il primo giro è stato un disastro, sono rimasto bloccato all'esterno, non sapevo più neanche in che posizione fossi dopo le prime tre curve, poi era difficile anche superare, poi sono riuscito a riprendermi e con una strategia fantastica ad arrivare sul podio. È stato bello superare Fernando e Webber, questa volta abbiamo fatto la scelta giusta e sono punti pesanti".
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giovedì 19 maggio 2011

ahahahahaahaha

Incontro ravvicinato con l'orso
"Dillo a tutti che sei buono"

Insolito faccia a faccia nelle Dolomiti del Brenta, durante una passeggiata in montagna. E il nostro lettore lancia un allarme per la tutela della colonia di plantigradi, messa a rischio anche dai politici

di ANNA ZIPPEL
"DILLO a tutti che non sei pericoloso!". Si è trovato faccia a faccia con l'orso bruno passeggiando su un sentiero delle Dolomiti, ha avuto la lucidità di riprendere tutto, e perfino di lanciare un messaggio. Si chiama Giuseppe Alberti e fa la guida e l'educatore ambientale nel Parco naturale Adamello-Brenta 1. Con lui, sabato scorso alle 18, c'erano la moglie e il nipotino di 4 anni. Ed è stato lui a vedere per primo l'animale, prima che questo si accorgesse di loro, a circa 15 metri di distanza: "Un esemplare di orso bruno, con il pelo ancora semi-invernale scuro e folto, alto circa un metro e mezzo; come fanno gli animali, non è scappato via subito ma, dopo essersi alzato sulle zampe posteriori per vedermi meglio, è rimasto per qualche istante a fissarmi incuriosito. I nostri sguardi si sono incontrati, c'è stato un confronto. Per me è stata una grandissima emozione".

GUARDA IL VIDEO 2

Ne è venuto fuori questo "spot spontaneo" per affermare la non pericolosità dell'orso. Giuseppe Alberti, che nel parco organizza anche progetti per scolaresche di ogni età e attività estive per gruppi di visitatori, racconta che alla fine degli anni '90 in tutte le Dolomiti erano rimasti solo tre orsi bruni. Unici superstiti di una persecuzione secolare, che li aveva in sostanza portati sull'orlo dell'estinzione, nonostante l'Ursus Arctos fosse specie protetta già dal 1939.

Per correre ai ripari parte nel '99 il progetto di ripopolamento Life Ursus, finanziato dall'Unione Europea e condotto in collaborazione con la Provincia Autonoma di Trento e l'Istituto nazionale per la Fauna selvatica; nell'arco di pochi anni vengono introdotti nell'area dieci esemplari provenienti dalle riserve di caccia della Slovenia; i plantigradi si ambientano ben presto nel nuovo habitat, dando origine a una popolazione che consiste oggi, in tutte le Alpi centrali, in 30 esemplari, tutti costantemente monitorati attraverso radiocollari e studi su peli ed escrementi che vengono ritrovati nei boschi, dai quali emerge che sono per il 70% erbivori e insettivori e che nutrendosi di carcasse di altri animali svolgono anche una funzione di "pulizia".

"Malgrado oggi - ci spiega Alberti - fra i residenti nelle Dolomiti gli amici degli orsi siano la maggioranza, trattandosi peraltro di coloro che più frequentano e amano la montagna, la sopravvivenza degli animali è messa in pericolo da alcune proposte portate avanti da partiti come Lega Nord e SVP." Facendo leva sul tema "sicurezza", sulla paura e dunque su episodi negativi che hanno per protagonisti gli orsi (qualche gregge aggredito, arnie distrutte, pollai attaccati) si vorrebbe infatti arrivare all'eliminazione degli "scomodi plantigradi", con l'improbabile soluzione di rispedirli (con un "foglio di via" come i clandestini?) lì da dove sono venuti (in Slovenia), chiuderli in aree riservate o, addirittura, dando il via libera al grilletto dei cacciatori.

"Mi è venuto spontaneo dare voce all'orso perché viene ora strumentalizzato a fini politici: chi vive qui sa che neanche i più anziani ricordano aggressioni da parte di orsi bruni; la Provincia di Trento copre inoltre tutte le spese nel caso di danni a greggi o allevamenti, oltre a quelle per i recinti elettrici a messi protezione di campi e animali." Simbolo delle Alpi e delle Dolomiti, il più grande mammifero d'Europa fa anche parte delle cosiddette "specie ombrello", quelle che avendo più elevate esigenze ecologiche giocano un ruolo-chiave negli ecosistemi, dando all'uomo il polso della situazione sullo stato in cui versa l'ambiente in cui vivono. "Un ambiente in cui l'uomo è sì, ormai, dominatore, ma che per forza di cose non potrà - e non dovrà, pena la sua stessa sopravvivenza - mai essere di sua esclusiva proprietà".
(17 maggio 2011)
 
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Sgarbi debutta su Rai uno e si fa l’autodifesa
Ma è flop e la Rai sospende il programma
I dati bocciano il critico: la trasmissione registra appena l'8,27% di share. Un flop. Il sindaco di Salemi ha utilizzato la puntata per rispondere all'inchiesta della magistratura di Trapani che ha sequestrato 35 milioni di euro in beni a Giuseppe Giammarinaro, ex notabile dc, che avrebbe condizionato i lavori della giunta di Salemi. Ed è giallo sul compenso del conduttore di un programma costato un milione e mezzo a puntata
Prima puntata flop per Vittorio Sgarbi e la Rai decide di sospendere il programma. Con una nota ufficiale di viale Mazzini che arriva pochi minuti dopo lo share. “La Direzione di Rai1, considerati i dati di ascolto di Ora ci tocca anche Sgarbi, ha deciso di sospendere la trasmissione. La decisione è stata comunicata al professor Sgarbi che l’ha condivisa”. La sospensione in realtà, riguarda una sola puntata perché ne erano previste due in questa fase, per poi ripartire a settembre con altre quattro. Il risultato di ieri è fortemente penalizzante per la Rete ammiraglia rispetto al trend del periodo di garanzia. Ma è giallo sul compenso al conduttore. Secondo fonti di agenzia, nonostante il debutto imbarazzante, l’azienda onorerà il contratto.

Vittorio Sgarbi in prima serata ieri su Raiuno ha raccolto davanti alla tv appena 2,064 milioni di telespettatori, pari all’8,27% di share. Non un flop, di più. La trasmissione costa 1,5 milioni a puntata. Chi l’ha visto, che ne costa 85mila, ha registrato il doppio dello share: più del 16%.  Cinque puntate di Sgarbi costano alla Rai otto milioni di euro. Per raggiungere la stessa cifra si devono sommare 30 puntate di Ballarò (81mila euro ciascuna), 40 di Chi l’ha visto e 18 di Report (111mila euro). Ma Sgarbi fa flop. E a guardarla, la prima puntata di Sgarbi, qualche dubbio che non potesse essere un successo si aveva.

Vittorio Sgarbi ha bisogno di un’oretta per ambientarsi sul palco di Rai1, durante un’introduzione infinita su se stesso, prima di sferrare l’annunciato attacco al Fatto Quotidiano: “Arriverà la mia vendetta, falsari!”. Il critico d’arte era furioso per l’articolo di ieri che spiegava l’influenza a Salemi di Giuseppe Giammarinaro, un politico locale con interessi nella sanità e amicizie pericolose: Pino terremoto ordina, Sgarbi esegue e la mafia ringrazia. Storie di terre sottratte a Cosa nostra, che il puparo voleva togliere a “quelli di don Ciotti”, storie di un controllo sul Comune amministrato da Sgarbi, che racconta l’ex assessore Oliviero Toscani. Ecco, preso a celebrare il suo mito, Sgarbi sovviene: “Non consentirò di umiliare Salemi dai magistrati”. E chi ha sequestrato 35 milioni di beni a Giammarinaro: “Cose vecchie, chiarite. Quei terreni andranno a Slow Food e Toscani ha poco senso dell’amicizia”.

Poi mostra la pagina del Fatto, commenta il titolo, il catenaccio, il sommario: “Quello che avete letto dà la sensazione di essere una macchina costruita per ostacolare la mia trasmissione. La mia è l’unica versione, non sono un mafioso e non frequento mafiosi”. Indica il Fatto: “Guardate! Non passerò. Avrò vendetta di questi bugiardi e falsari. La pagheranno. Tradiscono la mia verità”. La sua, appunto. Ecco il critico d’arte che, pagato un milione di euro per cinque o sei puntate, si tuffa in una stucchevole Sgarbiografia: il passato (e il presente) di insulti in televisione, citazioni colte e affreschi di Raffaello, buttate lì con ostinata confusione. Ecco, il palco enorme, la passerella con applausi finti, le statue, le colonne. Il titolo è esaustivo: “Ci tocca anche Vittorio Sgarbi… Or vi sbigottirà (l’anagramma del suo nome, ndr)”.

Ecco, il sindaco di Salemi che si mostra a un pubblico entusiasta con politici e giornalisti: Anna Maria Bernini del Pdl, Ida Colucci del Tg2, Anna Falchi. Il programma è incartato in una lunga copertina con la registrazione di una telefonata, in viva voce, tra Sgarbi e un giornalista del Fatto con la sua memorabile definizione di “Fidel Castro per una redazione televisiva”. Una capra nera l’accompagna in scena, e libera il suo urlo: “Capra, capra, capra”. È in diretta, rivendica la vittoria con il direttore generale, Lorenza Lei: “Non esiste. Non si può andare in onda con una trasmissione registrata”. E invece il sontuoso programma di Sgarbi, 1,4 milioni di euro a sera, è proprio una collezione di filmati vecchi con un unico protagonista: Sgarbi medesimo. Dopo l’opposizione di viale Mazzini su dio, il tema era il padre, ma il sindaco è insieme padre, figlio, sorella. Tutto. C’è solo lui. Che racconta ai telespettatori, chissà quanto interessati, perché il regista Martinez l’ha mollato, perché il titolo è diverso: non è più “Il mio canto libero” in onore di Lucio Battisti, forse la vedova non avrebbe apprezzato.

Guai a cambiare canale, passano sempre immagini di repertorio, sembra una caricatura di Blob eppure, parole sue, “c’è dietro un lavoro di sei mesi”. Il programma non inizia mai: non esistono tempi o scalette, solo improvvisazione. Creatività, certo. Quella con Sgarbi che inneggia al suo egocentrismo e, pur cercando di aspettare un briciolo di senso, le palpebre si chiudono. Ecco, l’effetto del tanto costoso ritorno in televisione del critico in televisione: l’effetto sonnifero. Una noia micidiale a suon di milioni di euro (pubblici).

Da Il Fatto Quotidiano del 19 maggio 2011

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Alonso rinnova con la Ferrari
"La mia seconda famiglia"

Il contratto dello spagnolo con il team di Maranello è stato prolungato fino al 2016 compreso. Montezemolo: "Ha le qualità umane e tecniche per essere parte della nostra storia". Fernando: "E' stato naturale, questa sarà l'ultima squadra della mia carriera in Formula 1"


Fernando Alonso, 29 anni, cobn Luca di Montezemolo, 63. Reuters
Fernando Alonso, 29 anni, cobn Luca di Montezemolo, 63. Reuters
MARANELLO (Modena), 19 maggio 2011 - Fernando Alonso e la Ferrari insieme fino al 2016. L'annuncio è stato dato dal team di Maranello sul proprio sito internet. "La Scuderia Ferrari Marlboro - si legge sul portale del "Cavallino" - comunica di aver rinnovato l'accordo di collaborazione tecnico-sportiva con il pilota Fernando Alonso fino al termine della stagione 2016". "Ci fa molto piacere di aver prolungato il rapporto con un pilota che ha sempre dimostrato di essere un vincente, anche nelle condizioni più difficili - ha dichiarato il presidente Luca di Montezemolo -. Fernando ha tutte le qualità, tecniche ed umane, per essere parte a pieno titolo della storia della Ferrari che, lo speriamo, potrà arricchirsi presto di nuovi successi".
"Io e la Ferrari abbiamo la stessa filosofia, l'amore per le corse e la voglia di vincere. Adesso dobbiamo cercare di vincere"
fiducia — "Sono molto felice di aver raggiunto questo accordo - ha commentato Fernando Alonso -. Mi sono trovato subito a mio agio alla Ferrari e ormai la sento come una seconda famiglia. Ho grandissima fiducia nelle donne e negli uomini che lavorano a Maranello e in chi li guida: è stato quindi naturale per me decidere di estendere il rapporto così a lungo termine con quella che sarà l'ultima squadra della mia carriera in Formula 1. Per me è una sensazione bellissima, è un privilegio guidare per questa scuderia, adesso speriamo di avere un pò di successi in tasca al termine del nostro rapporto. Entrambi volevamo questo rinnovo, io e la Ferrari abbiamo la stessa filosofia, l'amore per le corse e la voglia di vincere. Sono bastate poche parole per trovare un accordo semplice, adesso dobbiamo cercare di vincere. Sono tranquillo, perchè sono nel team che mi può dare le maggiori chance di lottare per il titolo perchè qui si è sempre in corsa per il Mondiale, in questi 7 anni avrò sicuramente le mie chance e voglio sfruttarle. Adesso io e Felipe dobbiamo pensare a vincere, abbiamo lavorato duramente in questa settimana, dobbiamo cercare di lottare per la pole e per la vittoria, c'è tempo per recuperare, ma dobbiamo avere una macchina molto competitiva per farlo".
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mercoledì 18 maggio 2011

hahahhahahah

REFERENDUM NUCLEARE

Alle urne il 60% dei sardi
plebiscito contro l'atomo

Alta affluenza alla consultazione regionale, quasi unanime il no al ritorno delle centrali. Esulta l'opposizione, soddisfazione di Cappellacci: "Non accettiamo decisioni calate dall'alto" di ANTONIO CIANCIULLO

In un paese lacerato dalle elezioni, l'unica nota unificante è stata il nucleare. Il plebiscito sardo di sì anti atomo ha fatto registrare un coro di applausi che sull'isola è stato bipartisan: prima per l'alta affluenza alle urne (6 elettori su 10 hanno risposto al quesito referendario), poi per i risultati (i sì superano di gran lunga il 90 per cento).

I primi a congratularsi per questo anticipo di referendum sono stati gli ambientalisti e i partiti che hanno sostenuto la prova referendaria. "Il risultato clamoroso conferma la forte consapevolezza dei cittadini, ha dichiarato il presidente di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza. "Nonostante il silenzio di molti media, l'enorme affluenza al voto in Sardegna conferma la volontà dei cittadini di partecipare concretamente alle scelte per il proprio futuro non solo energetico".

"Ora l'incubo nucleare va abbandonato, insieme ai trucchetti per riproporlo tra due anni: gli italiani hanno il diritto di votare al referendum del 12 e 13 giugno per spazzare via ogni velleità di riaprire le centrali", ha aggiunto Stefano Leoni, presidente del Wwf. I Verdi hanno parlato di "vittoria nonostante il bavaglio", mentre per la responsabile ambiente del Pd, Stella Bianchi, "il messaggio è arrivato chiaro e forte". E per il portavoce dell'Italia dei Valori, Leoluca Orlando "il raggiungimento del quorum dimostra che la scelta nuclearista del governo è scellerata ed errata".

Ma anche il centro destra sardo, su posizioni diametralmente opposte a quelle di Palazzo Chigi, festeggia e chiede al governo una svolta sul piano energetico. "Sono fiero della coesione della Sardegna capace di dare una prova di unità di fronte a una scelta da cui dipende il nostro futuro", ha commentato il presidente della Regione Ugo Cappellacci. "La percentuale di sì va oltre ogni aspettativa e rappresenta un record rispetto alle più recenti consultazioni referendario. Ora si deve giocare la partita del modello alternativo per far arrivare le rinnovabili al 40%, mentre un 30% dovrà venire dal metano, un 10% dal carbone pulito e solo un 20% da fonti tradizionali".
 
(16 maggio 2011)
 
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Milano, 5 stelle lascia libertà di voto
Moratti sindaco? “Speriamo di no”
Mattia Calise, candidato sindaco del Movimento 5 stelle spiega la "strategia" per il ballottaggio: "Non serve un partito che dica alla gente cosa fare. La sovrapposizione della Moratti su Berlusconi "non depone a favore del candidato di centrodestra"
Mattia Calise, candidato sindaco di Milano per il Movimento 5 stelle
Ieri Beppe Grillo diceva: “Non ci aggreghiamo con nessuno, destra e sinistra sono la stessa cosa, che facciano Pisapia o Moratti sindaco, faranno sempre l’Expo e milioni di metri cubi di cemento” (Leggi l’articolo), oggi Mattia Calise, futuro consigliere a Milano, sembra segnare una differenza: “Guardando le posizioni degli attivisti sono principalmente se votare o no, ma in caso di voto molti si sono espressi per il centrosinistra”. “Io – spiega in conferenza stampa non andrò a votare perché ho la residenza a Segrate, ma se vivessi a Milano andrei a votare per Giuliano Pisapia”.

Insomma, “nessun apparentamento con i partiti in vista del ballottaggio, anche se la vicinanza a Silvio Berlusconi “non depone a favore del candidato di centrodestra”. “Non siamo un partito ma una forza civica – spiega Calise – Ci interessa cambiare il modo di fare politica e avere una cittadinanza attiva. Ognuno dei nostri elettori sarà libero di scegliere come deve essere in una democrazia. Non serve un partito che dica loro cosa fare”.

Il candidato sindaco del Movimento spiega che l’intenzione è quella di “avere cittadini informati che possano scegliere consapevolmente”, per questo, per fare in modo che tutti possano farsi una propria idea, il Movimento rivolgerà delle domade ai candidati e veicolerà le risposte via web”. L’invito ai partiti al ballottaggio è quindi quello di non rivolgersi a nessun militante del Movimento, quanto direttamente agli elettori. La libertà di voto comprende non solo la scelta del candidato, ma anche quella di votare o di astenersi. Infine, pur rinunciando ad orientare la base, lo stesso Calise ammette che la sovrapposizione di Letizia Moratti su Berlusconi “non depone a favore del candidato di centrodestra” e un altro candidato al consiglio non eletto aggiunge: “E’ difficile che possa prendere voti dei nostri elettori”.

Riguardo ai risultati Matteo Calise si dice soddisfatto: l’oltre 3 per cento raccolto dalla lista, infatti, gli permetterà di rappresentare il Movimento nel parlamentino di Palazzo Marino. “Abbiamo un consigliere comunale e il nostro obiettivo era proprio quello di entrare in consiglio”. Un bersaglio centrato anche per quanto riguarda le zone dove, aggiunge Calise, “abbiamo tra il 4 e 5 per cento e quindi anche lì avremo dei consiglieri”. Un risultato positivo raggiunto nonostante “la situazione ostile” determinata secondo il giovane studente “dalla polirizzazione estrema” e dall’invocazione “del voto utile”. Il Movimento a 5 stelle avrà dunque uno scranno nell’aula consiliare e le intenzioni sono bellicose: “Staremo col fiato sul collo dei politici, porteremo il controllo degli elettori sugli eletti”. L’arma è quella che sta alla base del movimento di Beppe Grillo: “il web al servizio della democrazia partecipativa”. Calise spiega che voterà a progetto, sui singoli provvedimenti, dopo averli esposti agli elettori. Il canale varrà anche in senso contrario: progetti nati e suggeriti dalla base saranno formalizzati nel luogo istituzionale.

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StoreJet, hd portatile a prova di urto

Un hard disk portatile potente e robusto. L'ha sfornato la taiwanese Transcend è in due versioni: StoreJet 25H3P con alimentazione USB 3.0 Super-speed e lo StoreJet 25H2P, dotato di interfaccia standard USB 2.0 La sua capacità è di 1TB, il che consente di archiviare qualcosa come 200 film in dvd. La caratteristica più evidente è senz'altro la resistenza agli urti, protetto com'è da un rivestimento in silicone per evitare gli scivolamenti improvvisi, un involucro rigido e persino un sistema di ammortizzazione interno del disco. Decisamente veloce nel trasferimento dei dati (fino a 90 megabyte per secondo) mette a disposizione anche un un software per la gestione dei dati e un unico pratico pulsante per poter fare il backup dei dati e per sincronizzarli col computer. A detta dell'azienda si tratte degli hd esterni più resistenti sul mercato, conformi ai rigorosi test anti-caduta delle forze Usa. Lo StoreJet 25H3P è disponibile ad un prezzo consigliato al pubblico di euro 168 iva inclusa, mentre lo StoreJet 25H2P a euro 162 iva inclusa.