martedì 7 giugno 2011

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Stoner: "Honda perfetta"
Rossi: "Tifosi, pazientate"


L'australiano si gode la vittoria che lo rilancia in classifica: "Ero un po' preoccupato quando ha iniziato a piovere. La moto ha risposto bene". L'italiano: "La Ducati comincia a migliorare, vogliamo essere pronti al Mugello". Lorenzo: "Casey è ancora lontano"



Lorenzo e Stoner sul podio di Montmelo'. Ap
Lorenzo e Stoner sul podio di Montmelo'. Ap

MONTMELO' (Spagna), 5 giugno 2011 - "È stato un ottimo weekend, abbiamo cambiato assetto durante la gara perché c'era qualcosa da sistemare rispetto alle qualifiche ma la moto si è comportata bene". Casey Stoner non poteva chiedere di più alla sua Honda al termine del GP di Catalunya, vinto davanti a Jorge Lorenzo e Ben Spies. "Ho cominciato bene, sin dal primo giro volevo mantenere il passo delle qualifiche e sono riuscito a farlo al meglio - continua l'australiano - quando è cominciato a piovere è stato difficile, ero un po' preoccupato, volevo mantenere lo stesso passo per mantenere la distanza sugli altri, alla fine ce l'ho fatta".

nervosismo — Per Casey non è stata comunque una passaggiata come potrebbe apparire da fuori: "È stata una gara dura - continua l'iridato del 2007 - nella prima metà ero abbastanza tranquillo, ho preso un buon vantaggio senza spingere troppo, ero soddisfatto del setting della moto. Poi è iniziato a piovere e questo mi ha creato un po' di nervosismo, non sapevo quanto potevo spingere, quanto potevo andare veloce ma alla fine ce l'abbiamo fatta. Devo dire grazie al team, è stato un weekend fantastico e sono davvero contento di aver vinto qui con questo passo, anche se c'è molta strada da fare".

"Lorenzo: Il secondo e il terzo posto vanno bene ma dobbiamo lavorare ancora molto, la Honda è lontana"

jorge si accontenta — Lorenzo ha fatto la solita gara attendista. Ha cioè cercato di capire se Stoner avesse punti deboli e, non appena ha capito che non avrebbe avuto possibilità, ha deciso di portare a casa altri 20 punti che gli consentono di mantenere la vetta del Mondiale: "È un bel giorno, abbiamo fatto secondo e terzo con la Yamaha anche se dobbiamo lavorare ancora tanto perché ancora non possiamo lottare con Stoner - ammette lo spagnolo - è stata una gara difficile, a metà GP ha cominciato a piovere ma il secondo posto mi permette di continuare a guidare il Mondiale, ora vediamo cosa succede a Silverstone", in programma già domenica prossima in Inghilterra.

"Rossi: Stiamo facendo il massimo, non riusciamo ancora a scaricare tutta la potenza a terra"

parla vale — Valentino Rossi si è dovuto accontentare del quinto posto con la sua Ducati, l'ennesimo piazzamento di ripiego di una stagione non certo facile. Il pesarese cerca di vedere il lato buono: "Ci sono sia cose negative che cose positive - ha detto - rispetto alla nostra migliore prestazione siamo andati meglio perché vedevo Stoner fino alla fine e Lorenzo non era lontano. Avevamo fatto una modifica sul setting ieri per avere moto più stabile e dovevamo provarla nel warm up ma c'era bagnato e non l'abbiamo provata. Abbiamo deciso di rischiare in gara ma facevo troppa fatica, la moto mi partiva sempre dietro. È una buona lezione per il futuro". Per un combattente come Rossi questi risultati sono molto duri da digerire: "Oggi purtroppo non c'è stata battaglia, speravo di stare vicino ma non ci riuscivamo. Forse se fossimo partiti con il setting giusto ci saremmo giocati il podio perché anche Spies non era lontano, per fortuna domenica si corre subito".

Rossi saluta il pubblico dopo il GP. Ap
Rossi saluta il pubblico dopo il GP. Ap

problemi ducati — Ma come si può fare per far risalire la Ducati nelle prestazioni? "Faremo tutto il possibile perché siamo qui per vincere - ha detto Rossi - ci manca qualcosa, ma stiamo lavorando per metterla a posto, vediamo se ci riusciamo prima del Mugello. Ai tifosi chiedo pazienza, noi stiamo facendo il massimo e non dobbiamo mollare perché il campionato è ancora lungo. Il davanti comincia ad andare meglio e se la compariamo alla M1 (Yamaha) non siamo allo stesso livello, ma abbiamo problemi dietro e per questo stiamo lavorando sulla sospensione e sui leveraggi perché non riusciamo a mettere a terra tutti i cavalli".

"Simoncelli: Non sono partito bene, problemi con la frizione. Poi però mi è mancata aderenza"

simoncelli e il grip — Un po' deluso anche Marco Simoncelli che si aspettava di più dopo la pole: "Diciamo che non sono partito bene - spiega il romagnolo - poi non so se ho tenuto troppo la frizione nelle mani o mi è slittata un po'. Ero settimo ho superato Hayden ho cercato di prendere Valentino, ho spinto, ma c'era carenza di grip. Ho fatto un errore all'ultima curva. La situazione psicologica? Non penso abbia inciso, il problema più grosso e non avere avuto il grip che mi serviva".
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Bahrain, i dubbi di Ecclestone
"È tutto a posto? Non mi pare"

Il patron della F.1 al Times rimette in discussione lo svolgimento del GP reinserito in calendario il prossimo 30 ottobre: "Non abbiamo idea di ciò che accadrà, occorre prudenza. Spostiamo la data a fine stagione, se è tutto a posto bene, altrimenti non andremo"

Bernie Ecclestone, patron della F.1. Ap
Bernie Ecclestone, patron della F.1. Ap
LONDRA (Inghilterra), 7 giugno 2011 - "Non abbiamo idea di quello che succederà". Bernie Ecclestone, patron del Mondiale di Formula 1, rimette in discussione la presenza del GP del Bahrain nel calendario iridato. La gara avrebbe dovuto aprire la stagione a marzo ma è stata rinviata per i disordini nel Paese. La scorsa settimana, con la decisione del Consiglio Mondiale della Federazione internazionale (Fia) l'appuntamento è tornato in calendario ed è stato programmato per il 30 ottobre, nella data inizialmente assegnata al GP dell'India. Ma oggi Big Bernie non ha affatto confermato che vedremo il GP.
"Big Bernie: Possiamo cambiare la data del 30 ottobre con una votazione. Si può fare e si può fare in fretta"
relazione — "Per come stanno le cose ora, non abbiamo idea di cosa succederà - ha detto Ecclestone al Times - meglio spostare il Bahrain alla fine della stagione. Se le cose vanno bene, siamo a posto. Altrimenti, non andiamo e non ci sono problemi. Abbiamo ascoltato al relazione della Federazione internazionale, secondo cui non c'erano assolutamente problemi in Bahrain. Ma non è quello che sento, dobbiamo essere prudenti. Possiamo cambiare la data del 30 ottobre attraverso una votazione. Si può fare e si può fare in fretta".
"Todt: Mondiale 2012 a 21 GP? Assolutamente no, saranno 20. Vedrò di nuovo i team per parlare dei nuovi propulsori per il 2013"
todt e il 2012 — Intanto il presidente della Fia Jean Todt ha escluso l'ipotesi di una maxi stagione a 21 GP nel 2012. Il calendario provvisorio comprende 21 appuntamenti. Secondo Todt, però, le gare saranno 20. "Non sappiamo quale data verrà depennata, ma il Mondiale avrá 20 gare" ha detto Todt in un'intervista al quotidiano catalano Sport. Alla domanda se ci siano possibilità di vedere 21 GP, risponde: "Assolutamente no". Il presidente della Fia si sofferma anche sui nuovi motori che dovrebbero debuttare nel circus nel 2013. Diversi costruttori non approvano il passaggio ai nuovi propulsori. "Sono stati loro a proporre le regole che la Fia ha accettato. La proposta non è piovuta dal cielo, abbiamo avuto 11 riunioni con tutti i rappresentanti dei costruttori. Se parlo con la Renault, dice che lascerà la Formula 1 se non introduciamo i motori nel 2013. Se parlo con Mercedes e Ferrari, mi chiedono di rinviare il debutto di qualche anno. Non sono contrarie alle regole, chiedono solo che vengano posticipate. Nei prossimi giorni prenderò contatti con ciascuno per capire a che punto siamo. L'introduzione ufficiale è prevista per il 2013, ma ci potrebbe essere un rinvio se troviamo ragioni sufficienti".
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Centrale biomasse Pavia, arrestato il patron
di Riso Scotti. Altri tre in carcere 

Clamorosa retata contro le truffe sull’energia prodotta da fonti falsamente rinnovabili. Questa mattina il Corpo Forestale dello Stato e la Direzione Centrale Anticrimine della Polizia di Stato hanno arrestato, e condotto in carcere, Franco Centili, funzionario del Gestore dei Servizi Energetici – G.S.E. di Roma e notificato gli arresti domiciliari ad Angelo Dario Scotti, Vice Presidente del CdA di Riso Scotti Energia, nonché Presidente del CdA e Amministratore delegato di Riso Scotti S.p.A, Andrea Raffaelli, funzionario del G.S.E. di Roma; Elio Nicola Ostellino, ex consulente esterno di Assoelettrica e Nicola Farina, commercialista di fiducia del Gruppo Scotti con studio a Milano. Le accuse: traffico illecito di rifiuti, truffa ai danni di ente pubblico, frode in pubbliche forniture e corruzione.

L’ordinanza di custodia cautelare è stata firmata dal Gip di Milano, Stefania Donadeo, che ha accolto le richieste del pm Ilda Boccassini controfirmate dal Procuratore capo del capoluogo lombardo, Edmondo Bruti Liberati. Si tratta del nuovo filone di una lunga indagine condotta dal Corpo Forestale dello Stato sull’impianto di coincenerimento di Pavia della Riso Scotti Energia, autorizzato inizialmente per l’impiego esclusivo di lolla di riso e altre biomasse, e successivamente – con provvedimenti autorizzativi della Provincia e della Regione di dubbia legittimità – anche all’incenerimento di variegate tipologie di rifiuti, erano stati conferiti per l’incenerimento ingenti quantitativi di rifiuti – anche pericolosi – non conformi alle autorizzazioni sia per tipologia che per la presenza di inquinanti in misura superiore ai valori limite fissati dalle normative di settore.

In tal modo Riso Scotti Energia aveva ceduto al Gestore dei Servizi Energetici – società interamente posseduta dal ministero dell’Economia – usufruendo di pubbliche sovvenzioni e quindi ad un prezzo superiore a quello di mercato, energia elettrica falsamente qualificata come derivante da fonti rinnovabili = biomasse, ricavando indebiti profitti pari ad almeno 28 milioni di euro. Nel mese di novembre 2010, in relazione alle accertate violazioni legge, l’Autorità Giudiziaria aveva già disposto gli arresti domiciliari per 7 indagati e il sequestro preventivo dell’impianto di coincenerimento del gruppo Scotti.

Contestualmente all’esecuzione delle misure cautelari partivano nuove intercettazioni telefoniche, sia per riscontrare le ipotesi di truffa aggravata e di frode in pubbliche forniture, già contestate (che vedevano l’ente pubblico Gestore Servizi Energetici come persona offesa) sia per raccogliere nuovi elementi di eventuali corruzioni riconducibili a Riso Scotti Energia nei confronti di funzionari del G.S.E. per ottenere il mantenimento degli incentivi economici. Incentivi che a seguito di una verifica ispettiva erano stati sospesi, tanto che era stata formalmente richiesta alla Riso Scotti Energia la restituzione di 7 milioni di euro.

Dalle intercettazioni è emerso sin da subito il tentativo di Riso Scotti Energia, avallato e sostenuto dalla proprietà, di risolvere in modo favorevole il contenzioso maturato con il Gestore Servizi Energetici attraverso l’intervento di persone amiche, dipendenti e/o collaboratori della Pubblica Amministrazione, in grado di modificare e/o annullare le decisioni sfavorevoli assunte dalla società pubblica che dopo l’esplosione dell’inchiesta avevano bloccato la corresponsione dei contributi.

La pratica sarebbe stata infatti “sbloccata positivamente“ (vale a dire che erano stati mantenuti gli incentivi economici di cui era stata in precedenza chiesta la restituzione) grazie all’intervento di Franco Centili, all’epoca dei fatti funzionario del Gestore Servizi Energetici, e, dopo il pensionamento, consulente esterno del Gestore pubblico, in stretto contatto con Nicola Ostellino, consulente in materia energetica, soggetto molto influente che nel corso di una conversazione afferma chiaramente di avere “tutto il G.S.E. lubrificato”.

Le circostanze emerse dalle indagini sono state confermate dagli interrogatori degli indagati Giorgio Radice e Giorgio Francescone, rispettivamente presidente del Cda e direttore tecnico di Riso Scotti Energia.

Radice ha ammesso di avere pagato, per risolvere il contenzioso con il G.S.E., consistenti somme di denaro in contante a favore di funzionari del G.S.E., con il pieno avallo e sostegno del proprietario di RSE Angelo Dario Scotti, e in particolare di avere pagato complessivamente 115.000 euro (100.000 a Franco Centili e 15.000 a Andrea Raffaelli), aggiungendo che al momento del suo arresto restava da pagare a Centili l’ultima tranche di 15.000 euro.

Ha poi confermato di essersi rivolto anche a Nicola Ostellino per farsi assistere nel contenzioso, senza avere versato a quest’ultimo, in modo diretto, somme di denaro. Anche Francescone ha confermato il pagamento di tangenti a Centili, aggiungendo che l’esborso di denaro è stato giustificato attraverso il pagamento di una fattura a favore di una società “off shore” per una consulenza in materia energetica.

Al fine di monetizzare la somma necessaria il commercialista di fiducia del Gruppo Scotti Nicola Farina aveva pianificato una operazione meramente finanziaria, individuando in una società statunitense il soggetto a cui la società Riso Scotti Energia avrebbe apparentemente commissionato una fittizia consulenza per un progetto di realizzazione di un impianto termoelettrico per un corrispettivo di circa 140 mila euro. Alla fine dell’operazione, la Scotti Energia riotteneva la somma in contanti, al netto delle provvigioni trattenute dalla Società compiacente, e poteva provvedere ai pagamenti in nero.

di Andrea Di Stefano

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WWDC 2011

Apple lancia i nuovi sistemi
Mac e iOs vanno sul "iCloud"

Novità software per i Mac e i dispositivi iOs, e un'attenzione particolare alla "nuvola", che sarà lo spazio per ospitare il contenuto personale di ogni utente: musica, video e dati saranno sempre a disposizione online, gratuitamente. L'iPhone non avrà più bisogno di un computer per aggiornarsi, iTunes va in Rete, e arriva la sincronizzazione wireless. Pronta anche una nuova edicola digitale dal nostro inviato DANIELE VULPI

SAN FRANCISCO - L'hanno accolto come una popstar, come sempre i suoi fan nelle occasioni pubbliche. Qualcuno dalla platea gli ha persino gridato "I love you" e lui ha ringraziato nascondendo a fatica la commozione. Il fondatore della Apple, Steve Jobs, in congedo dalla sua azienda dal 17 gennaio per curarsi una rara forma di tumore, è apparso smagrito e con una voce così debole che a tratti era difficile da sentire. Ma sul palco del Moscone Center di San Francisco ha voluto esserci a tutti i costi per presentare le novità software del mondo della Mela, non senza autoironia. Tanto per cominciare facendosi precedere, in apertura della Worldwide Developer's Conference 2011, appuntamento dedicato agli sviluppatori Apple, dal ritmo funk e dalla voce di James Brown e la sua "i feel good", "mi sento bene". Sia riferito allo stato di salute, sia a quello di una Apple che rinnova i software dei suoi dispositivi di punta e rilancia la sfida agli altri big dell'hi-tech con il suo nuovo servizio iCloud, in gran parte gratuito. "E' complicato e a volte frustrante tenere tutte le informazioni e tutti i contenuti aggiornati su tutti i propri dispositivi," ha spiegato il CEO di Apple. "iCloud tiene le informazioni e i contenuti più importanti sempre aggiornati su tutti i vostri dispositivi. Avviene tutto in automatico e in wireless, e dato che è un servizio integrato nelle nostre app, non dovrete neanche pensarci: funziona da solo, semplicemente".

Durante il keynote, Jobs e i suoi manager hanno sciorinato software che rivoluzionano il cuore della stessa Apple, compresa l'ultima, la "one more thing" che stavolta ha preso il nome di iTunes match. E' questo l'unico servizio a pagamento che fa parte della nuvola di Apple: a un costo di 25 dollari l'anno consente di aggiornare la qualità e completare la nostra libreria musicale su iTunes con i brani che fanno parte del catalogo musicale della casa di Cupertino, forte di 18 milioni di titoli. E su qualsiasi dispositivo. Un servizio per garantire il quale la Apple ha dovuto anticipare 150 milioni di dollari alle major della musica e spendere un miliardo di dollari per mettere su un data center adeguato.

Insomma, è stato un appuntamento tutto all'insegna del software, niente hardware nuovo né streaming dei contenuti multimediali come si pensava alla vigilia. Ma andiamo con ordine.

FOTO: JOBS SUL PALCO 1 - IL NUOVO OSX LION 2

Os X Lion. Arriverà a luglio, al prezzo di 29 dollari, e si potrà scaricare direttamente dall'App store. Lion è l'ultima versione in ordine di tempo Mac Os X, il sistema operativo per i computer della mela, nonché l'avversario di Windows che, anche se non ha raggiunto la stessa diffusione, ogni anno gli rosicchia quote di mercato. Siamo dinanzi a un  aggiornamento piuttosto sostanzioso. Tante le nuove funzioni, circa 250. Tra queste spiccano le "multitouch gestures", con il computer che si controlla come fosse un iPhone o iPad. Un ventaglio di possibilità cha lascia una sensazione netta: il mouse sta per salutarci e finire in un cassetto. Si è consumato un altro passo in più verso il superamento delle interfacce tradizionali. Nelle demo - durante le quali Jobs ha lasciato il campo ai suoi collaboratori-  sono state mostrate la gestione delle applicazioni a pieno schermo, e Mission Control, l'evoluzione di Exposé, un sistema per rendere più fluido possibile il passaggio da un programma all'altro. Anche Spaces, che consente di avere desktop multipli, ha subito un'evoluzione. Adesso utilizzare più applicazioni comporta azioni simili a quelle possibili su un tablet. Apple vuole evidentemente uniformare a livello di percezione il concetto di "esperienza Apple" da parte dell'utente. Nel dettaglio, il nuovo "Spaces" appare molto fluido e consente di gestire in maniera unica il proprio spazio di lavoro. Insomma, il nuovo Mac OsX fa sue molte delle caratteristiche che hanno avuto successo nel sistema operativo di iPhone e iPad. Sempre all'insegna della semplicità. Tra le sorprese più tecniche, c'è il peso di OsX Lion, decisamente contenuto: l'installazione in tutto occupa 4 gigabyte appena, e ci sono 3000 nuove "Api" per facilitare la vita ai programmatori.

Le nuove applicazioni. L'innovazione principale nell'interfaccia utente di Lion si chiama "Launchpad". In buona sostanza, Apple ha replicato il carattere di iOs nel sistema operativo del Mac. Dal funzionamento intuitivo e veloce, Launchpad è il passo di Apple verso la transizione al mondo touch anche per i computer. Il nuovo OsX Lion dedica molta attenzione al rapporto tra utente, applicazioni e documenti: nuove funzioni di salvataggio automatico per tutti le applicazioni, sistema intelligente di sospensione e riavvio del lavoro. E una delle delle novità si chiama "Air drop", software che permette di spostare documenti tra più computer connessi alla stessa rete semplicemente trascinandoli. Un approccio in stile "peer to peer" che velocizza i trasferimenti, rispettando i protocolli di sicurezza. Anche il programma di posta elettronica è stato ridisegnato e ora appare di impostazione più simile all'iPad, ricalcando nella grafica la leggerezza di Safari. E quindi spazi razionalizzati e schermate molto meno affollate.

Il nuovo iOS 5. Duecento milioni di dispositivi iOs venduti finora, di cui 25 milioni di iPad nei primi 14 mesi. Il 44% del mercato è dei dispositivi mobili Apple, il 28 % di Android. Quindici miliardi le canzoni vendute su iTunes, 130 milioni di downoad da iBookstore. Questi i numeri del business dietro iOs e quindi iPhone, iPad e iPod Touch, annunciati da Scott Forstall, mentre Steve Jobs se li godeva in disparte seduto su uno sgabello appena dietro il palco. E la nuova versione, la 5, è stata annunciata come una "major release", dai cambiamenti importanti. Uno su tutti il sistema di notifiche, totalmente rivisto, e per cui Apple ha ingaggiato un giovanissimo sviluppatore che viene dalla comunità del "jailbreak", il mondo parallelo di iOs, in cui spesso fioriscono veri e propri talenti della programmazione. In iOs 5 le notifiche arrivano tutte insieme nello spazio superiore dello schermo, a scomparsa. Qualcosa già visto su Android ma finalmente dal funzionamento apprezzabile, rispetto al precedente. Interessante anche la nuova funzionalità "Remind me", integrata con il calendario iCal, e le migliorie apportate all'applicazione della macchina fotografica: oltre ad essere accessibile dalla lock screen, ora si possono scattare le foto con i tasti volume e anche editarle per togliere occhi rossi e imperfezioni. Miglioramenti ci sono anche per l'app "Mail", che acquista una funzione di ricerca più dettagliata e un'interfaccia utente decisamente più evoluta. Su iPad la tastiera su schermo si divide in due, e si potrà scrivere tenendo il tablet con due mani. Interessante poi che iOs5 funzionerà anche sul "vecchio" iPhone 3Gs, ma non sul 3G.

iMessages e Photostream e integrazione con Twitter. Gli utenti del nuovo iOs potranno inviarsi messaggi come fossero Sms, attraverso il web. La nuova app che lo permette si chiama iMessages ed è in sostanza un "Facetime" in versione testuale. Non staranno facendo certo i salti di gioia gli operatori telefonici, visto che di fatto iMessages sostituisce gli sms, anche se solo per le comunicazioni tra chi dispone di un Apple con iOs5. Photostream è invece un sistema di archiviazione di immagini, sostanzialmente come fa Picasa di Google o Flickr di Yahoo!. Le immagini dell'utente potranno essere visualizzate anche sul televisore di casa attraverso l'Apple Tv. iOs5 dispone di una nuova forma di integrazione con il social network del passerotto blu. In sostanza, si possono inviare "tweet" da qualunque applicazione lo supporti, sia che si tratti di messaggi brevi o di immagini. A giovare di questa nuova "amicizia" è principalmente Safari, che in questa nuova versione può "twittare" pagine e immagini.

Safari e Newsstand, ovvero l'Edicola. Anche il browser di iOs 5 ha avuto il suo maquillage. Oltre a migliorie tecniche, ora dispone anche di un lettore Acrobat avanzato, che consente di evidenziare testo e foto. Ma soprattutto, Safari mobile ora supporta la navigazione per schede. Non più nuove pagine per ogni sito che si apre, ma schede di più semplice gestione, per avere tutto sott'occhio. Va detto che si tratta di funzioni che browser di terze parti già hanno, e su cui Apple ha recuperato terreno. Una delle innovazioni interessanti di iOS 5 è l'edicola digitale: si chiama Newsstand e permette di scaricare giornali e riviste sul proprio iPhone o iPad, pagando un abbonamento. Il funzionamento è identico a iBookstore: si scelgono le pubblicazioni e queste vengono scaricate in background, mentre si fa altro. Dopo la musica, c'è l'editoria tra le frontiere di Apple. La carta stampata del futuro passerà inevitabilmente anche da qui.

Sincronizzazione wireless. L'iPhone diventa adulto e comincia a camminare con le sue gambe. Si sgancia dal cordone ombelicale del pc per la sicronizzazione e per l'aggiornamento. Un innovazione attesissima dal popolo Apple. Addio cavetto bianco: iOS 5 permetterà di mantenere collegati iPhone/iPad e il proprio Pc utilizzando il wireless. Anche gli aggiornamenti potranno avvenire senza fili. E' il segno tangibile, qualora ce ne fosse bisogno della fine della centralità del computer. Un concetto che Jobs ha ripetuto più volte durante il keynote: i dispositivi non dipendono più gli uni dagli altri. La parola che vince è la sincronizzazione in tempo reale, tra tutti i dispositivi. Con al centro la "nuvola": ''Alcuni credono che il Cloud sia semplicemente un hard disk in cielo. Noi crediamo che sia molto di piu''', ha detto il capo di Apple prima di introdurre il pezzo forte della giornata.

iCloud, una mela a forma di nuvola. Il momento più atteso arriva quasi alla fine del Keynote: dopo mesi di indiscrezioni prende forma iCloud, ed è forse più di quello che ci si aspettava: molto semplicemente, basterà connettersi alla rete e tutti i dispositivi iOs dell'utente saranno immediatamente sincronizzati con la "nuvola" centrale. Anche iTunes va "in the cloud": tutti i brani nella libreria dell'utente verranno "spinti" sui dispositivi collegati a quell'account. Musica quindi, ma anche dati, immagini, libri, contatti e applicazioni acquistate sull'App store, fino a 5 gigabyte di spazio: iCloud è l'archivio del mondo iOs, prevede il backup completo dei dispositivi e comprenderà anche quello che finora si chiamava MobileMe. Con un vantaggio non da poco: iCloud non sarà a pagamento, mentre MobileMe costava - e costa ancora fino a esaurimento del contratto - 99 dollari. C'è di più: le applicazioni per la produttività marcate Apple (Pages, Numbers, Keynote) potranno inviare i dati nel Cloud. Ovvero, l'utente avrà sempre a disposizione i propri documenti su qualunque dispositivo, basterà una connessione internet. Il tutto a partire dal prossimo autunno.

ITunes Match. L'ultima chicca è un servizio che per 25 dollari all'anno completa e aggiorna la qualità (file formato AAC a 256k senza Drm) tutta la musica che l'utente ha nella sua libreria di iTunes, e la mette a disposizione sul cloud indipendentemente dalla grandezza dell'archivio. Un colpo se si pensa che dei servizi analoghi quello offerto da Apple hanno qualche cosa in meno. Amazon è a pagamento e costa di più, quello di Google non costa nulla visto che in fase beta, ma tutti e due non dispongono della possibilità di poter sicronizzare in pochi minuti i brani con la libreria di iTunes visto che devono affidarsi a lunghi upload. Apple - certo pagando fior di milioni alle major - ha ottenuto invece di poter mettere sul cloud tutta la musica in possesso dell'utente, anche quella non acquistata su iTunes. Una svolta, che suona come una sorta di sanatoria. Ma che potrà aprire a nuove inesplorate soluzioni nel business della musica digitale.
(06 giugno 2011)

domenica 5 giugno 2011

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 «Quando 'lui' andrà in pensione, vorrei...»

di Ascanio Celestini 
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Ma secondo te cambierà qualcosa? Questa è una domanda che sento sempre più spesso. È una domanda accompagnata da un'altra mezza frase sottintesa che può mutare a seconda del contesto. Può essere «cambierà qualcosa quando Berlusconi andrà in pensione?» oppure «quando passerà a miglior vita?» oppure «quando andrà ad Hammamet?» eccetera.

Io gli auguro di dedicarsi con tranquillità alle gioie della pensione e non di finire in Tunisia o all'altro mondo, ma certamente guardando in fondo alle prossime settimane tra processi, crisi e referendum sembra di intravedere la fine di un regno. Dunque dobbiamo prepararci. Non sappiamo ancora quando accadrà, non sappiamo in che modo, ma pare che non moriremo berlusconiani. Allora cosa cambierà? O comunque, cosa vorremmo che cambiasse?


Io vorrei che riprendessimo a par§lare di scuola pubblica non per difendere quello che abbiamo, ma per avere molto di più. Per esempio la scuola potrebbe essere finalmente un luogo aperto a tutti. Se gli studenti escono al massimo alle quattro e mezza, da quel momento in poi potrebbero entrare gli anziani che ballano, i giovani che suonano e la sera si potrebbe fare teatro o cinema. E questo è possibile solo nella scuola pubblica, perché la scuola privata (che qualcuno chiama “libera”, tanto per mischiare le carte) è un'azienda privata, è di chi se la compra. Invece la scuola pubblica è di tutti, anche di chi non può permettersi nemmeno di comprarsi una matita.


Nel '78 c'è stata una legge importante che ha iniziato il lento superamento dei manicomi. A quel tempo si pensava di poter fare la stessa cosa con le galere e invece oggi anche il dibattito sulla giustizia sembra tutto ruotare attorno alla figura del Presidente del Consiglio. Eppure due terzi della popolazione carceraria è costituita da tossicodipendenti che dovrebbero essere aiutati e da immigrati che hanno commesso reati piccolissimi o inesistenti come quello di “clandestinità” e se non bastasse ci trasciniamo dietro cinque pietosi manicomi criminali e abbiamo istituito i C.i.e. che sono anche peggio.


Quando lui andrà in pensione mi piacerebbe che tornassimo a riflettere sulla fine dell'istituzione carceraria a favore di misure alternative. Che ci ricordassimo che dovremmo “rieducare e risocializzare” il colpevole e non semplicemente punirlo...



E TU? SCRIVI QUI SOTTO NELLO SPAZIO "COMMENTA" COSA VORRESTI CHE CAMBIASSE QUANDO BERLUSCONI ANDRA' IN PENSIONE...
5 giugno 2011

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Sic: "Grazie per gli applausi"
Lorenzo: "Sbagliati i fischi"

Simoncelli dopo la pole al Montmelò: "Non me lo aspettavo contro uno Stoner così veloce. I fischi? Ringrazio chi mi ha sostenuto". Lorenzo: "Mi dispiace sentire la gente contro di lui: è forte e imparerà dagli errori": Rossi: "Complimanti al Sic, ma è preoccupante che mi si chieda sempre di lui. La gara? Con le dure il passo non è male, ma le condizioni sono dure"

Marco Simoncelli, 24 anni, vuole il primo podio in MotoGP. Reuters
Marco Simoncelli, 24 anni, vuole il primo podio in MotoGP. Reuters
MONTMELO' (Spagna), 4 giugno 2011 - È un Simoncelli felice, incredulo e soddisfatto, quello che festeggia la prima pole in carriera sul circuito del Montmelò, nel GP di Catalunya. E lo fa mettendosi alle spalle le polemiche legate alla collisione innescata a Le Mans, che ha provocato la frattura della clavicola di Dani Pedrosa e l'accoglienza "velenosa" che gli hanno riservato i tifosi iberici, con tanto di minacce e necessità di ricorrere alla scorta. "Non mi aspettavo questa pole - ha detto il pilota della Honda Gresini -, Stoner è sempre stato più veloce e ho fatto un po' di fatica, invece negli ultimi 20' siamo riusciti a migliorare e ce l'ho fatta. Sono contento".
i fischi del pubblico — E i tifosi non si sono smentiti, nemmeno nel momento del trionfo, visto che hanno fischiato il pilota italiano. "È vero che c'erano alcuni che mi fischiavano - ha detto Simoncelli -, ma è anche vero che tante persone gentili, sia nel paddock, sia sulle tribune mi hanno applaudito: ringrazio loro. Adesso sono molto più rilassato delle due settimane prima del GP, andare in moto serve sempre per lasciarsi alle spalle le altre cose. Sono molto contento, ora ci sono due mesi importanti e vedremo di far bene".
Jorge Lorenzo, 24 anni, campione del mondo 2010. LaPresse
Jorge Lorenzo, 24 anni, campione del mondo 2010. LaPresse
jorge condanna i fischi — Sui fischi del pubblico è intervenuto spendidamente lo spagnolo Jorge Lorenzo, proprio uno dei principali accusatori - lo fece in conferenza stampa all'Estoril -, della condotta troppo aggressiva di Simoncelli, per difenderlo e stigmatizzare l'atteggiamento del pubblico: "Non mi piace sentire la gente contro di lui, è un pilota ma anche una persona - ha detto il campione del mondo -. Mi dispiace sentire i fischi contro Simoncelli, è forte, è stato bravo e sicuramente in futuro imparerà dagli errori fatti in passato". Poi, Jorge commenta la sua prestazione: "Sto soffrendo un po', non abbiamo la moto a punto". Infine, un accenno alla possibilità di disputare il GP del Giappone a Motegi, non lontano dalla zona dell'esplosione nella centrale nucleare di Fukushima: "Voglio convincere il maggior numero di piloti a non correre in Giappone. Chiedersi per tutta la vita se si è stati o meno contagiati da radiazioni non è un pensiero che mi fa sentire bene".
i complimenti di vale — "Simoncelli è stato bravissimo, sono contento per lui e gli faccio i complimenti, ma è preoccupante che mi si continui a chiedere di lui". Valentino Rossi si congratula con l'amico Sic per la pole conquistata al Montmelò, ma avverte anche che, forse, è in atto un passaggio di testimone. Poi passa al feeling con la Ducati: "L'intesa può migliorare, nell'ultimo giro avrei potuto levare qualche decimo, ma abbiamo migliorato molto nel setting. Sono stati turni di prove difficilissimi per noi e in mattinata sono pure caduto, ma siamo più vicini, il passo con la gomma dura non è cosi male, ma dobbiamo togliere ancora qualche decimo". Poi le novità: "Il nuovo motore mi piace, la moto si guida meglio. Abbiamo pensato di giocarci subito, al sabato, le piccole modifiche, anche per abituarmi un po' alla nuova erogazione. La gara? Dipende molto dalle temperature e dalle condizioni. Dopo i primi 7-8 giri questa è una delle gare più difficili per le gomme, bisogna vedere chi è più a posto. Speriamo bene".
stoner arrabbiato — E il grande deluso, Casey Stoner, battuto per soli 16/1000? "Sono un po' arrabbiato per non essere riuscito a usare la gomma morbida come volevo - ha detto il pilota australiano della Honda Hrc -. Non c'era il grip necessario. Ho lavorato comunque bene per la gara e come messa a punto mi trovo piuttosto bene".
dovizioso e le sportellate — Quinto tempo per Andrea Dovizioso, compagno di Stoner: "Abbiamo fatto un buon miglioramento, come passo siamo secondi con le gomme dure, ma vedremo in gara. Con le gomme da tempo ho fatto un errore all'ultimo giro, sennò almeno la terza posizione era mia. La seconda fila è ok, è importante avere un buon passo in gara, dove dipenderà da Stoner: lui è l'unico che ha fatto tempi molto più veloci, ma nel gruppetto tra me Simoncelli e Lorenzo ci saranno delle belle sportellate".
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CASO FIAT

Confindustria: "I contratti aziendali
possono sostituire quelli nazionali"

Il vicepresidente Alberto Bombassei: "Il Lingotto ha un accordo con la maggioranza dei lavoratori". L'organizzazione degli industriali, dice in sostanza il numero 2 degli industriali, è disponibile a recepire questa linea: "Pronti a definire un'intesa con le organizzazioni sindacali" che estenda l'esperienza dell'industria automobilistica ad altri comparti del lavoro. Landini (Fiom): "Vogliono cancellare i contratti nazionali"

ROMA - "Le scelte di Confindustria sono ispirate all'unico criterio di creare le migliori condizioni perchè le aziende possano essere competitive oggi, nell'attuale contesto globale. Per questo nel 2009 abbiamo firmato il Protocollo sui livelli contrattuali al costo di una non facile rottura con la Cgil. Per questo diciamo da tempo che laddove, come nel caso della Fiat, vi sia un contratto aziendale che ha il consenso della maggioranza dei lavoratori, tale contratto deve essere considerato valido per tutti e deve poter sostituire il Ccnl". Così Alberto Bombassei, vice presidente di Confindustria per le Relazioni Industriali.

"Condividiamo pienamente la richiesta di Fiat di avere un sistema in cui i contratti stipulati con una maggioranza dei lavoratori siano pienamente vincolanti per tutte le organizzazioni presenti in azienda. Come noto, siamo anzi pronti a definire un accordo in questo senso con le organizzazioni sindacali che possa essere poi recepito dal legislatore. Sarebbe un passaggio importante nella modernizzazione delle relazioni industriali, cui contiamo di lavorare in piena sintonia con Fiat", aggiunge il vice presidente.

"Alla luce di queste considerazioni, riteniamo che l'appartenenza a Confindustria non indebolisca Fiat, anzi la rafforzi. Non vediamo controindicazioni, nè sul piano delle strategie di fondo nè sotto il profilo strettamente tecnico-giuridico. Al riguardo, facciamo notare che la Fiat, come qualunque altra azienda, può essere associata a Confindustria
pur avendo un proprio contratto aziendale sostitutivo rispetto al Contratto collettivo nazionale di lavoro. Non lo impedisce nessuna regola interna al sistema Confindustria. Nè lo può impedire - conclude Bombassei - la legge o la giurisprudenza, dal momento che Confindustria è un'associazione del tutto volontaria".

"Confindustria finalmente getta le maschera: vuole cancellare i contratti nazionali nel nostro paese, e chiede una legge per permettere ad un'azienda di farlo. Vuole insomma un regolamento delle libertà": è questo il commento del segretario generale della Fiom Maurizio Landini alle affermazioni di Bombassei,

"Bombassei sta offrendo a Marchionne una cosa che sa che non vale, e chiede addirittura una legge che ora non esiste. Quindi chiede in sostanza di non rispettare le leggi attuali", spiega Landini aggiungendo che "se Bombassei pensa che ognuno può fare come gli pare, mi sembra che vada contro gli interessi degli associati di Confindustria e anche contro gli interessi del Paese".
(04 giugno 2011)

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Acqua pubblica? Bersani dice sì
Ma mezzo Comitato per il no è del Pd
Il Movimento 5 Stelle attacca frontalmente il partito di Bersani: "Hanno cambiato idea nell'arco di pochi mesi e mantengono interessi nelle aziende multiutility. La loro è una posizione opportunistica"
Bersani ora non ha dubbi. E invita gli elettori del Pd a votare ‘sì’ a tutti e quattro i referendum. Compresi i due quesiti sull’acqua. Ma sei dei 13 fondatori del comitato per il ‘no’ “Acqua libera tutti”, che vuole che il decreto Ronchi sulla privatizzazione della risorsa idrica resti in vigore, sono iscritti proprio al suo partito. Accanto a vecchie conoscenze del Pdl, come Piercamillo Falasca ed i deputati Giuliano Cazzola, Benedetto Della Vedova di Fli, spuntano infatti anche i nomi di Luigi Antonio Madeo, membro dell’ assemblea nazionale del Pd, Fabio Santoro, autorevole esponente dei democratici napoletani, Giacomo d’Arrigo rappresentante del Pd e responsabile di Anci Giovani, Massimiliano Dolce, presidente del consiglio comunale del Comune di Palestrina, Antonio Iannamorelli, consigliere comunale Pd a Sulmona (Aquila), Giusy Gallotto, dirigente del Pd di Salerno già collaboratrice del ministro agli affari regionali Lanzillotta nel governo Prodi.

“La posizione del Pd in merito ai referendum è ambigua: prima erano contrari, oggi sono a favore, domani non sappiamo”, accusa il consigliere regionale in Emilia Romagna del Movimento 5 Stelle, Giovanni Favia. Molti di coloro che hanno raccolto le firme si ricordano che lo scorso anno i Democratici non avevano aderito all’iniziativa. Era il 22 aprile 2010 quando Bersani aveva detto: “Noi non abbiamo una strategia referendaria perché in 15 anni si sono persi 24 referendum e poi perché il referendum manca dell’aspetto propositivo. Detto ciò noi guardiamo con simpatia a tutti coloro che si stanno muovendo contro la privatizzazione forzata dell’acqua pubblica”.

Una simpatia che ora non salva il segretario dalle accuse del Movimento 5 Stelle: quella di volere salire sul carro dei vincitori, ora che, dopo il flop di Berlusconi alle amministrative, il quorum sembra più raggiungibile. “I due sì, indicati dal Pd per l’acqua pubblica, hanno il sapore dell’opportunismo e della vecchia politica fatta solo di slogan e convenienze – dice Favia -. I referendum infatti, sono vere e proprie martellate ai modelli di gestione affermati proprio dal Pd nelle varie Hera Spa ed Iren Spa per non parlare delle leggi pro acqua privata presentate da Bersani a novembre”.

Il riferimento è a una proposta di legge presentata il 16 novembre 2010 da Bersani, con altri quarantanove deputati da Franceschini a D’Antoni passando per Sposetti, Colaninno e Boccia. L’idea era quella di superare il decreto Ronchi in tema di gestione delle risorse idriche senza passare per il referendum, ma all’articolo 2 comma 4 si affermava testualmente: “L’acqua è un bene di rilevanza economica”. Proprio il concetto che il secondo quesito del referendum vorrebbe oggi abolire. Una frase che al comitato per il ‘no’ era piaciuta visto che il commento fu: “Per il Partito Democratico l’acqua è un servizio a rilevanza economica e può essere gestita da privati. Questo c’è scritto nella proposta presentata stamattina: il Pd di fatto si schiera contro i referendum truffa. Anche il Partito Democratico, quindi, prende atto che l’acqua deve gestirsi in maniera industriale e che gli investimenti vanno finanziati con la tariffa e non con nuove tasse. Oggi si consuma la Caporetto dei referendari e dei comitati per la statalizzazione dell’acqua. Speriamo in un confronto bipartisan per far fallire i referendum. La proposta del Pd va in questa direzione”.

C’è stata un’ “ambiguità” del Pd, dicono i 5 Stelle. Secondo loro, il motivo è pure che in una miriade di società multiservizi oggi quotate in borsa siedono uomini indicati dai Democratici. I dividendi di queste società arrivano poi a Comuni governati anche da Pd e alleati. Un piccolo, ma eloquente esempio: nella bassa modenese, a Finale Emilia a fine 2010 è scoppiato il “caso Sorgea” dove con voto del centrosinistra, Pd in primis, è stato privatizzato il 40% della società idrica. Unico voto contrario quello del consigliere locale del Prc-Federazione della Sinistra.
 
 

venerdì 3 giugno 2011

yess.....

 2 giugno, Berlusconi tra i fischi. Presenti 80 delegazioni diplomatiche del mondo

Nel 150esimo dell'Unità d'Italia, la Capitale diventa punto d'incontro delle diplomazie mondiali. In programma oggi, insieme alle tradizionali cerimonie, incontri trilaterali tra il premier e alcuni capi di Stato. Accoglienza tra gli applausi per Napolitano, arrivano i fischi della folla per Berlusconi. In una città blindata
Nel 150esimo dell’Unità d’Italia, la Festa della Repubblica si fa più internazionale che mai. Le delegazioni diplomatiche di 80 Paesi sono volate in una Roma blindata, guidate da diversi capi di Stato. Almeno 40, tra cui il presidente russo Dmitrij Medvedev, quello israeliano Shimon Peres, quello dell’Autorità nazionale palestinese Abu Mazen, re Juan Carlos di Spagna e il segretario di Stato delle Nazioni Unite Ban Ki-moon. In rappresentanza degli Stati Uniti partecipa il vicepresidente Joe Biden. Accolto tra moltissimi applausi il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, mentre alcuni fischi hanno raggiunto il premier Silvio Berlusconi. Per la prima volta alle celebrazioni partecipa anche il ministro dell’Interno, Roberto Maroni.

Accanto ai tradizionali festeggiamenti – come la deposizione della corona d’alloro sulla tomba del Milite ignoto, all’Altare della Patria, e la parata militare ai Fori imperiali – il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha in programma una serie di incontri. Prima un trilaterale con Medvedev e Biden, seguito subito dopo da quello con il presidente dell’Unione europea, Herman Van Rompuy, e quello afgano Hamid Karzai. Che intanto ha parlato fitto il vicepresidente Usa, seduto accanto a lui, poco prima dell’inizio delle celebrazioni. Domani per Berlusconi appuntamento con il presidente dell’Anp Abu Mazen. Chiusura con il gran galà al Quirinale: un’affollata cena e un concerto, omaggio del presidente della Repubblica alle delegazioni. E proprio Giorgio Napolitano aveva già incontrato ieri la presidente dell’Argentina, Cristina Kirchner, il segretario dell’Onu Ban Ki-moon e il vicepresidente cinese Xi Jinping, oltre a Biden e Medvedev.

I media israeliani non escludono oggi neanche un incontro a tre fra il rappresentante statunitense Biden e i presidenti di Israele e Anp, a margine delle celebrazioni del 2 giugno. Prima della partenza per Roma, Peres si era detto “pronto” a incontrare e a “stringere la mano come sempre” ad Abu Mazen. Che è stato definito dal collega “un partner per la pace” e “un interlocutore credibile”. Una linea più morbida, scelta da Peres, rispetto a quella del premier israeliano Benjamin Netanyahu.

Per l’evento, comunque, la città è blindata. Alla massiccia presenza internazionale corrisponde un dispiegamento di forze dell’ordine. Con più di 2mila tra soldati e agenti, tiratori scelti sui tetti e forze speciali. Vietato sorvolare la Capitale dall’alba fino alle 22 di stasera, mentre per l’accesso al pubblico all’area della celebrazione sono stati previsti due varchi, uno in piazza Venezia e l’altro in piazza del Colosseo. Già ieri, Roma era sotto controllo, con la bonifica delle sedi dove alloggiano le delegazioni e servizi di scorta per i loro spostamenti.

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L'EVENTO

Videogiochi, console sotto attacco
i nuovi tablet promettono miracoli

Apre a Los Angeles l’Electronic Entertainment Show, la più grande fiera al mondo dedicata ai videogame. Attesa per la presentazione della nuova Wii della Nintendo, in uscita nel 2012, e per la seconda PlayStation Portatile di Sony. Mentre i tablet cominciano a far paura di JAIME D'ALESSANDRO

LOS ANGELES - In bilico fra i successi del passato e le incertezze del futuro. Ecco la prima cosa che viene in mente toccando la Ngp, acronimo di Next Generation Portable, la nuova potentissima PlayStation tascabile o quasi. Provata in anteprima a Londra, l’ultimo dispositivo della Sony sarà una delle attrazioni maggiori assieme alla Wii 2 1 all’Electronic Entertainment Show di Los Angeles che apre i battenti martedì.

FOTO IL TOP DEI VIDEOGAME 2

L'E3 è l'evento di riferimento per il mercato dei videogame, che ormai muove 51 miliardi di dollari e dovrebbe superare gli 80 nel 2016, almeno secondo la Strategy Analytics. Ma il vero interrogativo non riguarda tanto i tassi di crescita, quanto il nome delle aziende che fra cinque anni domineranno questo business. Con tutto quel che sta accadendo nel campo dell’elettronica di consumo, fenomeno iPad in testa, è infatti lecito aspettarsi cambiamenti profondi.  

La nuova PlayStation. "Durante la fase di sviluppo della Ngp, a Los Angeles diremo il nome ufficiale, prezzo e data di lancio: è stata la domanda che ci siamo posti più spesso”, spiega Shuhei Yoshida, a capo di tutti gli studi di sviluppo della Sony. “Ognuno di noi ha uno smartphone, ognuno compra applicazioni e molte sono videogame. L’Ngp però offre qualcosa di unico che gli smartphone non hanno e non avranno mai: lo stesso tipo di feeling delle console da casa, immediatamente comprensibile ai milioni di fan di serie come Call of Duty e Uncharted. E abbiamo aggiunto un touchscreen da cinque pollici e una superficie tattile sul retro con i quali si può interagire. Oltre ai due joystick analogici che, appunto, ricreano la stessa esperienza di una PlayStation”. 

In effetti, giocando ad esempio a WipEout 2048 o Uncharted: Golden Abyss, la qualità della grafica impressiona. Anche quando si collega la console a un televisore da 32 pollici l’impatto è notevole: illuminazione dinamica degli ambienti, profondità, numero elevato di elementi in movimento in un’unica scena. Sembra quasi di avere per le mani uno schermo da 5 pollici collegato in wireless a qualche computer: il merito è dell’Arm Cortex A9 a 4 core, che non ha nulla da invidiare ai processori per pc di fascia media.

Divertenti anche certi esperimenti come Little Deviants, dove si modifica il terreno di gioco passando il dito sul retro della PlayStation per muovere una pallina. Poi c’è il gps, la porta per schede sim, mentre i giochi saranno acquistabili online o su schede di memoria sd proprietarie da 4 o 8gb. L’unica caratteristica che alla fine non sembra essere poi così utile è proprio lo schermo tattile, troppo impreciso come sintema di controllo su un display del genere e per videogame tanto sofisticati.

Il super tablet. Ma i dubbi, quelli veri, sorgono quando si distoglie lo sguardo da Nathan Drake, il protagonista di Uncharted, per rivolgerlo altrove. Più precisamente a un video chiamato Glowball 3 che circola sul Web da una manciata di giorni. Riguarda i poteri miracolosi del prossimo microchip per tablet e smartphone della nVidia, l’erede del Tegra 2, chiamato per ora Kal-El, nome di battesimo di Superman.

Basato su architettura Arm, ha 4 core ed è abbinato a un chip grafico da 12 core. Arriverà sul mercato entro natale inserito in due o tre tablet di noti produttori di elettronica di consumo dotati di sistema operativo Android. Insomma, se volevate sapere cosa sarà capace di fare l’iPad 3 di Apple e i suoi cugini, il filmato della nVidia ne dà un’idea abbastanza chiara.

Le previsioni sulle vendite poi sono altrettanto cristalline: secondo la Idc nel 2012 verranno acquistati 70 milioni di tablet contro i 40 del 2011. Per il 2015 si parla di circa 140 milioni di pezzi. Fantascienza per le console. La prima PlayStation Portatile, che ha ottenuto un buon risultato, è stata venduta in quasi 70 milioni di esemplari ma in 7 anni, mentre la Wii, la regina fra le macchine da casa, è a quota 90 milioni di esemplari piazzati venduti in cinque stagioni.

Nintendo e Microsoft. Chissà quindi ha in serbo la Nintendo per restare ai vertici. Le specifiche tecniche di Project Café (la Wii 2) sono note e parlano di una console molto potente. Si sa poco però del sistema di controllo che sarà il centro di tutto. Stando alle indiscrezioni sembra avrà uno schermo tattile integrato nel controller, forse anche una webcam, assieme agli immancabili sensori di movimento. Martedì 7 alle sei di sera (ora italiana) le risposte.

Per la multinazionale di Kyoto si tratta di un momento complicato, eguagliare quel che è stato fatto negli ultimi anni sarà difficile, mentre è un dato di fatto il calo secco nelle vendite di Wii e Ds. Microsoft al contrario (la sua conferenza è prevista per lunedì) sembra voglia puntare solo sui videogame. Cominciando da un nuovo Halo, il gioco di corse Forza Motorsport 4 e poi quello d’azione Gear of War 3. Ma c’è chi pensa che si spingerà oltre mostrando la potenza della sua prossima console attraverso la dimostrazione di motori grafici come l’Unreal Engine 3 della Epic (la demo 4).

I videogame. “Quest’anno a Los Angeles faremo dei grandi annunci per la nostra PlayStation 3”, racconta Yoshida. “È una console ancora molto lontana dall’aver espresso tutto il suo potenziale”. Tradotto: niente PlayStation 4 per ora, benché la Sony abbia ammesso aver ripreso la fase di progettazione. Eppure, malgrado l’ottimismo di Yoshida, i titoli nuovi e di alto profilo mai visti in precedenza non dovrebbero essere poi tanti all’Electronic Entertainment Show 2011.

Oltre a quelli presenti nella fotogalleria 5, ci sarà Mass Effect 3 della Bioware, ultimo capitolo di una saga fantascientifica che ha nella struttura narrativa il suo punto di forza. Certo anche un nuovo capitolo di Hitman e uno di Need For Speed, Fable in versione Kinect, forse Agent e il nuovo Max Payne della Rockstar. Possibile, ma chissà quanto probabile, Half Life 3 della Valve. Di certo si vedrà poco o nulla del nuovo Metal Gear Solid per console da casa. Hideo Kojima, il suo creatore, non sarà a Los Angeles. E non dovrebbe esserci nemmeno Fumito Ueda, autore di The Last Guardian 6. Per loro evidentemente il vero appuntamento quest’anno è il Tokyo Game Show di metà settembre. 
(03 giugno 2011)
 
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Di Pietro: referendum, serve il centrodestra

di Maria Zegarelli | 
di pietro in piazza 304
Mandati in soffitta i toni troppo urlati, gli ammiccamenti ai grillini, le critiche al Colle. Acqua passata. Antonio Di Pietro, «conferma e confessa»: ci vuole un profilo più sobrio per andare al governo, così come si deve parlare a tutti gli italiani per sfondare il quorum referendario e far vincere i quattro «sì».

Di Pietro, si stenta a riconoscerla. Nell’ordine ha detto: “sdipietrizzare” il referendum; “pronti a riconoscere la leadership di Bersani”; “pronti a lasciare una piazza al Pd per la chiusura della campagna elettorale”. E ha pure mollato Grillo.


«Confermo tutto e confesso. Aggiungo anche che il mio sforzo da qui al 12 giugno sarà quello di far comprendere ai cittadini che i referendum non sono un giudizio divino su Berlusconi ma sono una scelta per il Paese che va oltre i partiti. Acqua, aria e legalità non sono né di destra né di sinistra».


E poi perché per raggiungere il quorum servono anche i voti del centrodestra. O no?


«Esattamente. Credo che quando si passa dalla fase dell’opposizione alla fase della costruzione dell’alternativa devi aver ben chiaro l’obiettivo e modulare gli interventi per raggiungere quell’obiettivo».


È questo il Di Pietro che vedremo d’ora in poi? «Vogliamo essere una forza politica di governo e allora dobbiamo fare squadra, perché al 51% non ci si arriva da soli».


Non è anche quello che hanno detto gli elettori alla classe dirigente politica con queste elezioni?


«Non so se questo messaggio è arrivato a tutti, ma io ho i sensori sempre all’erta e le scarpe larghe del contadino...


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3 giugno 2011

giovedì 2 giugno 2011

dai....dai.....

Incubo Mediaset: dopo la batosta elettorale
B. teme la sentenza sul Lodo Mondadori 

Nell'ultimo mese la raccolta pubblicitaria è diminuita e la quotazione in Borsa è calata del 20 per cento. E ora sulle decisioni degli investitori pesa il risultato delle amministrative. In attesa che i giudici stabiliscano il risarcimento che il gruppo dovrà dare a De Benedetti
Come si dice in questi casi, Fedele Confalonieri se l’è chiamata. Il 20 aprile scorso, davanti ai soci riuniti in assemblea, il presidente di Mediaset si era lamentato che “analisti e giornali finanziari, ignorando i brillanti risultati del nostro gruppo, esprimono giudizi troppo prudenti sulla nostra azienda”. Non l’avesse mai detto, da quel giorno i titoli del gruppo televisivo controllato da Silvio Berlusconi hanno infilato un ribasso dietro l’altro in Borsa. Nel giro di un mese o poco più la quotazione si è sgonfiata del 20 per cento circa. E ieri, al termine dell’ennesima giornata negativa, il titolo di nuovo in calo di oltre l’1 per cento ha toccato il minimo dall’autunno 2008, ai tempi della tempesta per il crac della finanza globale.

Che cosa succede? Come si spiega il crollo? Ovviamente gli analisti internazionali non ce l’hanno con Mediaset per partito preso, come sembra adombrare Confalonieri. Semplicemente i grandi investitori internazionali ritengono che la macchina da soldi delle tv berlusconiane, dopo i risultati deludenti del primo trimestre dell’anno, sia destinata a rallentare ancora il passo nei prossimi mesi.

Queste previsioni negative, soprattutto sul fronte pubblicitario, non bastano però da sole a spiegare i ribassi di queste settimane. Dietro il calo del titolo Mediaset c’è di più, e di peggio. C’è quell’insieme di circostanze che gli analisti della società britannica Bernstein research riassumono sotto il titolo “L’autunno del patriarca”, dove il patriarca il questione altri non è che Berlusconi, sempre più in difficoltà a mantenere la presa sul potere dopo la batosta delle elezioni amministrative. Il ragionamento condiviso dalla maggioranza degli analisti anche e pochi dalle nostre parti lo mettono per iscritto nei report, è che il progressivo indebolimento politico del premier finirà per penalizzare anche le sue aziende.

I pessimisti si spingono ad immaginare nuove leggi anti Mediaset sfornate da un centrosinistra che tornerebbe al potere a Roma nel giro di pochi mesi. Per esempio un tetto alla raccolta pubblicitaria. L’ipotesi del cavaliere che lascia palazzo Chigi già nell’autunno prossimo appare in verità al momento piuttosto improbabile. Più realistico sembra invece lo scenario in cui la debolezza politica del capo della Fininvest si traduce in un rallentamento del business. Come dire che molti grandi inserzionisti potrebbero sentirsi meno motivati a comprare spot sulle tv Mediaset se l’azionista di controllo dovesse abbandonare la poltrona di capo del Governo.

Solo ipotesi al momento, ma i grandi investitori normalmente preferiscono alleggerire le posizioni su un titolo quando all’orizzonte si profilano troppi dubbi e incertezze. E per Mediaset, e più in generale per l’impero berlusconiano, le incognite per il futuro prossimo non mancano davvero.

La pubblicità, innanzitutto. Dopo la ripresa di aprile, la raccolta è tornata a calare in maggio, anche se i vertici del gruppo si dichiarano ottimisti per giugno e anche per l’intero secondo trimestre. In Spagna però la controllata Telecinco, sei mesi fa ha preso il controllo della concorrente Cuatro, fatica ancora a riprendersi dopo le batoste del 2008-2009. Un’altra incognita riguarda l’acquisizione di Dmt, la società che possiede oltre 1.500 torri di trasmissione telefonica e televisiva. L’operazione annunciata a fine marzo è ancora in attesa del via libera della Consob. Mediaset vorrebbe evitare di lanciare un ‘Offerta pubblica d’acquisto in Borsa, risparmiando così svariate decine di milioni. Serve però l’ok della Commissione, che al momento appare tutt’altro che certo. Senza contare che di recente anche il gruppo Telecom ha minacciato un ricorso all’Antitrust contro un affare che darebbe a Berlusconi una posizione di predominio in un settore strategico come quello della torri di trasmissione. Niente paura, rispondono da Mediaset, il 2011 si concluderà con utili in aumento rispetto all’anno scorso. Gli analisti però non si fidano. Tant’è vero che la grande maggioranza delle banche d’investimento ha ritoccato al ribasso le proprie previsioni sui risultati del gruppo. Ma non è solo questione di tv. A innervosire i mercati c’è anche la sentenza di secondo grado in arrivo sul lodo Mondadori.

Da mesi Berlusconi va dicendo che in appello è sicuro di far valere le proprie buone ragioni contro Carlo De Benedetti. I pronostici sono tutti per una revisione al ribasso dei 750 milioni di risarcimento a carico della Fininvest. Forse 500 milioni, forse anche meno, sulla base di una perizia ordinata dalla Corte d’Appello che fissa tra i 440 e i 490 milioni il danno subito dalla Cir di De Benedetti. Si vedrà.

Di certo però il verdetto in arrivo, forse già entro fine giugno, ha messo in fibrillazione anche i mercati finanziari. Nei giorni scorsi ha cominciato a circolare anche l’ipotesi che per saldare il conto Berlusconi potrebbe decidere di mettere in vendita proprio Mondadori. Ipotesi che in verità pare un po’ campata per aria. Sia perchè il gruppo editoriale al momento viaggia in Borsa ai minimi, sia perché Fininvest dispone della liquidità sufficiente per far fronte al pagamento senza subire tracolli. Gli operatori finanziari però vedono nero. Da una parte le difficoltà in politica. Poi il business della tv che rallenta. Infine il macigno del risarcimento Mondadori. E così è bastato che lunedì scorso Berlusconi incontrasse a Roma quattro dei suoi cinque figli (mancava solo Eleonora) perché qualcuno immaginasse una sorta di vertice d’emergenza per convincere il Cavaliere a fare un passo indietro in politica con l’obbiettivo di salvaguardare i business di famiglia. I diretti interessati hanno prontamente smentito. Anche queste indiscrezioni sono finite però nel gran calderone delle voci. E il ribasso continua.

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Massa: "Guardo avanti
Maggio da dimenticare"

Il brasiliano della Ferrari: "Montecarlo punto più basso, potevo chiudere quarto. Ora novità per risalire. Fernando ha dimostrato che il nostro potenziale era molto buono"

Felipe Massa e Fernando Alonso alla Partita del Cuore. Ansa
Felipe Massa e Fernando Alonso alla Partita del Cuore. Ansa
MARANELLO (Modena), 2 giugno 2011 - E' passata una settimana, ma Felipe Massa non s'è ancora scrollato di dosso il rammarico di un weekend nero come quello di Montecarlo. "Le tre gare disputate a maggio non sono state positive per me. Non ho raccolto punti e il mio rimpianto maggiore è legato proprio all'ultima, quella di Monaco". Il brasiliano della Ferrari, uscito di scena dopo l'incidente con la McLaren di Lewis Hamilton, è a digiuno di punti dal Gp di Cina, chiuso al 6° posto. Il bilancio, dunque, è in rosso: "Come ha dimostrato Fernando, il nostro potenziale era molto buono e credo che avrei potuto chiudere la gara al 4° posto, invece è arrivato l'incidente. Quello che dovevo dire in merito a questo episodio l'ho detto dopo la gara e ora non vale la pena perderci altro tempo: anzi, meglio guardare avanti".
NOVITA' FERRARI — Massa ne è convinto: se non si fosse alzata le bandiera rossa nel finale, Alonso avrebbe potuto lottare per qualcosa d'importante. "Sarebbe stato un finale incertissimo visto che Sebastian, Fernando e Jenson avevano pneumatici diversi fra loro. Il regolamento prevede la possibilità di sostituire le gomme in caso di interruzione della gara e così gli ultimi giri hanno perso di significato perché sia Fernando che Sebastian avevano delle gomme ragionevolmente fresche e, in queste condizioni, i sorpassi a Monaco restano praticamente impossibili, pur con il Kers e il Drs". "Il nostro ritmo era comunque molto buono - si consola il brasiliano - e spero che lo sia anche in Canada e a Valencia: dovremo avere delle nuove soluzioni tecniche che, insieme alle gomme più morbide, dovrebbero aiutarci. Almeno sulla carta, poi vedremo quale sarà la situazione, a cominciare dal venerdì di Montreal".
La Sauber di Sergio Perez dopo l'incidente di Monaco. LaPresse
La Sauber di Sergio Perez dopo l'incidente di Monaco. LaPresse
SICUREZZA — L'incidente capitato a Massa e quelli di Rosberg e Perez non hanno comunque lasciato indifferenti i piloti. "Nico è stato fortunato perché non ha colpito il muro alla chicane dopo il tunnel mentre Sergio lo ha preso in pieno: sono felice che sia uscito dall'ospedale e spero di vederlo in pista giá a Montreal" è l'auspicio del brasiliano. "È vero, a Monaco, per la sua natura, ci sarà sempre un elemento di rischio e quella barriera è probabilmente il punto più critico. Ne abbiamo parlato tante volte in passato perché lì si erano verificati diversi incidenti e spero che si possa trovare una soluzione per migliorare la posizione delle barriere in quel punto specifico della pista".
Gasport© RIPRODUZIONE RISERVATA
 
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SISTEMI OPERATIVI

Microsoft svela Windows 8
unico sistema per pc e tablet

L'interfaccia utente della prossima versione sarà improntata a un utilizzo "touch", ma si potranno usare anche mouse, tastiere e periferiche classiche. E Redmond tiene gli occhi aperti sui produttori di hardware, per ottimizzare l'esperienza di uso secondo regole precise di TIZIANO TONIUTTI

ROMA - Windows 8 non è più un soltanto un progetto. La nuova versione del sistema operativo è in sviluppo e già mostra segni di vita attraverso schermate e video. E, dato più importante, ha un codice genetico già chiaramente definito: funzionerà, in versioni diverse e dedicate, sia sui computer tradizionali che sui tablet e gli smartphone. Un cambio di passo sicuramente importante per Microsoft, che finora ha sempre distinto marcatamente le versioni di Windows per pc e quelle dedicate ad altre tecnologie. Stavolta sotto la bandiera di Windows 8 si raccoglieranno le versioni specifiche per computer e quelle per smartphone e tablet, con un unico denominatore: estese capacità "touch", il tocco prima di tutto. Naturalmente sui pc non si abbandoneranno mouse e tastiere o altri dispositivi. Windows 8 supporterà tutto, ma l'impronta sarà quella di un sistema operativo contemporaneo, se non futurista. Ci sarà compatibilità tra dati, ma le applicazioni native saranno diverse a seconda di quale strumento si utilizzerà. Avremo insomma Office per Pc e Office per i tablet, due cose distinte e ottimizzate per la tecnologia che le ospiterà, ma i dati saranno ovviamente trasferibili e gestibili in tutti i sensi.

VIDEO: WINDOWS 8, L'ANTEPRIMA 1

Windows da toccare.
Le prime rivelazioni su Windows 8 arrivano da Steve Sinofsky, responsabile del settore Windows e Windows Live di Microsoft, che ha mostrato immagini e video del nuovo Os 2 alla conferenza di settore D9. Un modo per anticipare Apple, che lunedì prossimo svelerà il nuovo MacOs Lion e iO5, due prodotti molto vicini ma ancora distinti, mentre Microsoft punta all'unificazione delle piattaforme fisse e mobili. L'ispirazione per Windows 8 arriva chiaramente da Windows Phone 7, l'ultimo Os mobile rilasciato da Redmond. I modelli di comportamento appaiono molto simili, con delle grandi schede colorate "vive" con le applicazioni, dentro schermate tematiche. Ci sarà anche un negozio di applicazioni integrato nel sistema operativo, come è già in MacOs X. Redmond non lesina sulle innovazioni, recupera terreno e incendia le polveri per la prossima battaglia delle piattaforme.

Dai Pc ai tablet, la "Windows experience" sarà contigua. L'idea di Microsoft è mantenere una continuità tra le varie versioni sulle varie piattaforme, a differenza di com'è oggi: Windows 7 e Windows Phone 7 sono prodotti significativamente diversi. Ma per garantire una scalabilità su processori e tecnologie così vaste, il "motore" nel cofano di Windows sarà quindi profondamente cambiato. Ma quello che l'utente percepirà è una rivoluzione nell'utilizzo del sistema operativo. Come si vede nel video dimostrativo, Microsoft punta ai touch computer e ai tablet, e anche se all'inizio Windows 8 sembrerà tutto meno che il "caro vecchio" Os di casa Microsoft, molto probabilmente l'esperienza d'uso sarà più immediata. L'importante sarà mantenere un ponte tra come è Windows oggi e come sarà domani, una delle sfide più impegnative per Microsoft. L'interfaccia dovrà essere adattabile a qualunque tipo di utente e alle esigenze più disparate. E lo sarà: una delle schede colorate è già ora un'applicazione che porta sullo schermo un desktop tradizionale, così come lo conosciamo. Tutti i vecchi programmi e le applicazioni funzioneranno in questa modalità. Per le nuove applicazioni, lo sviluppo dovrà essere orientato su Html5 e Javascript, mentre Silverlight sarà incorporato nel browser. Gli applicativi "seri" funzioneranno come su Win 7, e i requisiti di sistema della versione 8 non saranno molto più esosi di quelli richiesti dalla versione attuale. Non c'è ancora una data di lancio prevista, ma l'ipotesi più probabile è nella seconda metà del 2012.

Controllo sui tablet.  Secondo Bloomberg, Microsoft ha intenzione di controllare da vicino lo sviluppo hardware dei tablet su cui funzionerà Windows 8. L'idea in questo caso sembra essere simile a quella che regola Apple e il suo iOs, mantenere un'esperienza utente impeccabile garantendo aderenza perfetta tra hardware e software. Redmond avrebbe chiesto alle aziende produttrici di chip di stringere accordi per i prossimi tablet solo con due specifici produttore di tablet, e avrebbe imposto controlli severi sul funzionamento dei chipset e sulle performance. Una mossa che ha generato qualche polemica tra le aziende produttrici di componentistica, ma che per Microsoft ha senso: se su Intel e Amd Windows è un ambiente consolidato, le nuove architetture Arm e Windows sono un binomio nuovo, alla cui unione armoniosa Redmond tiene in modo particolare. Insomma, microsoft non vuole bug e libere interpretazioni. Anche qui, il successo del "protocollo Apple" ha le sue influenze.
(02 giugno 2011)

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Simoncelli, vigilia agitata
"Ho la scorta, non è sport"

Il romagnolo si è presentato a Montmeló con la scorta per le minacce ricevute: "Sono diventato importante - ha scherzato - ho capito il mio errore, l'ho detto alla Direzione gara. Mi dispiace aver fatto male a Dani. Ora penso solo a salire sul podio"

BARCELLONA (Spagna), 2 giugno 2011 - Marco Simoncelli - il pilota del Team Gresini che ha ricevuto minacce di morte da sedicenti tifosi di Dani Pedrosa nei giorni precedenti il GP della Catalogna - è arrivato al circuito del Montmeló scortato da due agenti della polizia. "Sono con due persone - ha detto Simoncelli - che mi seguono dovunque vada. Si vede che sono diventato importante... Ma a parte gli scherzi non è una cosa a cui sono abituato e se sono qui con la polizia, a temere per la mia sicurezza, questo non è più sport".
pentito — Il pilota della Honda, dopo l'incidente di Le Mans, si è detto pentito del suo comportamento. "Mi sono reso conto dell'errore che ho fatto - ha riferito Simoncelli dopo essere stato convocato dalla Direzione di gara a Barcellona (13 giorni dopo il fatto) - in effetti non ho lasciato molto spazio a Pedrosa, che poi è caduto. Quello che mi dispiace di più è che Pedrosa si sia fatto male e che non possa gareggiare. Dani non solo è un pilota corretto ma anche una gran bella persona". Riguardo alla convocazione in Direzione gara, c'è da rilevare il ritardo dell'organo di controllo nel voler parlare con il pilota, un tempo così lungo che ha dato adito a polemiche.
sul podio — "Io vorrei anche smettere di parlare di questo episodio - ha detto Simoncelli - e concentrarmi sulla gara di questo weekend. In Direzione gara mi hanno chiesto solo se avevo capito il perché della penalizzazione - il 'ride through' scontato in gara - e del richiamo. Io ho capito tutto, quello che ancora non capisco è il perché Lorenzo e gli altri piloti siano andati a lamentarsi di me prima della gara di Le Mans in commissione sicurezza". "Comunque adesso voglio solo pensare a salire sul podio, magari a vincere, qui potrebbe essere il posto giusto nonostante tutto" ha concluso il pilota romagnolo.
rossi spera — Per quanto riguarda i temi della gara ci sarà da seguire ancora una volta il duello tra Lorenzo, Stoner, Dovizioso e Valentino Rossi. Sono loro che con Simoncelli verosimilmente animeranno la corsa e il discorso vittoria in MotoGP. L'assenza di Pedrosa, che ha dato forfei per la frattura alla clavicola destra, toglie un sicuro protagonista a una corsa che si annuncia comunque molto combattuta e importante per gli equlibri della classifica. Rossi spera di spingere la sua Ducati alla vittoria che tanto gli manca, sfruttando la sua tradizione favorevole su questo tracciato dove ha vinto 9 volte (di cui 6 nella classe regina). "E' sicuramente una delle mie piste preferite, si adatta bene al mio stile ma anche a quello delle Honda" ha detto il pesarese. Jorge Lorenzo spera che anche la sua Yamaha si faccia valere: "Stiamo lavorando molto per migliorare la moto, la potenza e l'assetto. Dobbiamo avere pazienza e continuare così".
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mercoledì 1 giugno 2011

hahahahahaha

L'APPELLO

Libertà&Giustizia in trincea
"Giù le mani dal referendum"

Dopo il bluff svelato dal premier e il voto del Parlamento, un gruppo di intellettuali si leva in difesa del quesito sull'atomo: "Se annullato, si rischia un grave precedente". "Questa è una nuova ferita alla democrazia"

UMBERTO Eco e Gustavo Zagrebelsky. Paul Ginsborg e Gae Aulenti. Giovanni Bachelet e Sandra Bonsanti. Con loro anche Filippo di Robilant, Aldo Gandolfi, Giunio Luzzatto, Claudio Magris, Stefano Pareglio, Simona Peverelli, Elisabetta Rubini e Salvatore Veca. A poche ore dal verdetto della Cassazione che dovrà dire l'ultima parola sullo svolgimento del referendum sul nucleare, prima proclamato e poi annullato "de facto" dal governo, Libertà&Giustizia alza la voce in difesa del quesito referendario sull'atomo, con un appello sottoscritto da importanti personalità del mondo della società civile. "In Italia negli ultimi quindici anni vari elementi essenziali di una democrazia moderna sono venuti a mancare", scrivono i promotori. "La manipolazione dei media, l'iniezione di ingenti risorse patrimoniali a servizio di una parte politica o di un singolo candidato, la preselezione dei candidati affidata solo ai segretari dei partiti ha contribuito a dare alla democrazia italiana un aspetto drogato, sbilanciato, sempre più lontano da una classica democrazia liberale, fondata su 'fair, just and free elections".

VAI ALL'APPELLO 1

Lo scippo del referendum. I firmatari dell'appello definiscono "uno scippo" la decisione del governo di annullare per legge la consultazione. "I referendum - scrivono  - sono uno dei pochi meccanismi al di fuori delle elezioni che permettono ai cittadini di far sentire la propria voce. Ora, in modo dichiaratamente strumentale, il governo Berlusconi vuole liquidare il referendum sul nucleare, mettendo così a gravissimo rischio il raggiungimento del quorum per gli altri due".

L'ammissione del premier. Lo scorso 26 aprile, nella conferenza stampa congiunta con il Presidente francese Nicolas Sarkozy, Silvio Berlusconi aveva infatti svelato quello che fino a quel momento molti avevano soltanto sospettato. "Se fossimo andati oggi al referendum- aveva detto il premier-, non avremmo avuto il nucleare in Italia per tanti anni. Per questo abbiamo deciso di adottare la moratoria, per chiarire la situazione giapponese e tornare tra due anni a un'opinione pubblica conscia della necessità nucleare".

"Rischio di creazione precedente". La questione, secondo i promotori, è di natura costituzionale. "Se la prassi usata dal governo in questa occasione dovesse diventare un precedente per ripetersi regolarmente in futuro, il referendum come strumento democratico verrebbe eliminato. In altre parole - prosegue il testo dell'appello-, se ad ogni richiesta di referendum fatta dai cittadini, la risposta della maggioranza parlamentare fosse quella di ritirare temporaneamente la legge in questione, per far venir meno le ragioni del referendum, dichiarando l'intenzione di riproporre la legge successivamente quando si saranno "calmate le acque", il referendum perderebbe la sua funzione e non potrebbe mai più avere luogo".
(30 maggio 2011)
 
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Oms: “L’uso dei cellulari
potrebbe causare il cancro”
Secondo gli esperti dell'Organizzazione mondiale della sanità, i campi elettromagnetici generati da questi apparati aumentano il rischio per il glioma, un tipo di tumore maligno al cervello. Lo studio, contenuto in una monografia di prossima pubblicazione, si basa su precedenti ricerche epidemiologici sull'uomo
L’uso dei telefoni cellulari e di atri apparati di comunicazioni wireless “potrebbero causare il cancro negli essere umani”. Lo ha decretato l’agenzia per la ricerca contro i tumori dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms). Un gruppo di 34 esperti ha infatti definito i campi elettromagnetici come ‘possibly carcinogenic’.

I campi elettromagnetici delle radio frequenze generati da questi apparati possono causare il cancro “a causa dell’aumento di rischio per il glioma, un tipo di cancro al cervello maligno”, riferisce l’Oms. La valutazione del panel di esperti, che sarà contenuta in una monografia di prossima pubblicazione, si basa sia sui test sugli animali effettuati finora che sui dati degli studi epidemiologici sull’uomo: “In entrambi i casi le evidenze sono state giudicate ‘limitate’ per quanto riguarda il glioma e il neurinoma acustico (tumore del nervo uditivo, ndr) – ha spiegato Jonathan Samet, che ha coordinato il gruppo di lavoro – mentre per altri tipi di tumore non ci sono dati sufficienti”. Gli esperti hanno sottolineato che serviranno ulteriori ricerche prima di avere conclusioni definitive: “La nostra classificazione implica che ci potrebbe essere qualche rischio – ha aggiunto Samet – e che tuttavia dobbiamo continuare a monitorare con attenzione il link tra i cellulari e il rischio potenziale. Nel frattempo è importante prendere misure pragmatiche per ridurre l’esposizione, come l’uso di auricolari o il preferire i messaggi di testo alle telefonate ove possibile”.

Sin da quando i cellulari sono apparsi, a metà degli anni Ottanta, si sono diffusi timori che il loro uso possa causare danni al cervello. Alcuni studi hanno confermato questo pericolo. Mentre altri lo hanno escluso. Questa volta è il crisma dell’ufficialità dell’Oms di Ginevra ad attribuire maggior peso al legame tra l’uso dei cellulari e il rischio di sviluppare un tumore.

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Guida ai processori: le scelte di giugno

Siete giocatori appassionati? Giocate solo ogni tanto? Volete acquistare un nuovo processore ma avete un budget ben definito? Questa guida fa al caso vostro. Tutti i migliori processori da acquistare in base alla fascia di prezzo.

Introduzione

Ripetiamo ciò che abbiamo scritto il mese scorso, ovvero che la situazione nel settore dei microprocessori è pressoché ferma e solo AMD, con l'arrivo delle soluzioni Llano e Bulldozer, riuscirà a smuovere questa guida. I processori dovrebbero essere annunciati questo mese, ma non abbiamo dettagli sulla disponibilità o sui prezzi nel momento in cui scriviamo l'articolo, quindi queste soluzioni faranno molto probabilmente parte dei consigli di luglio.
In questa guida abbiamo operato un cambiamento sostanziale: il modello 1090T sostituisce il Phenom II X6 1075T. I prezzi sono simili e abbiamo optato per consigliarvi il modello con 200 MHz di frequenza in più. Da notare il calo di 20 euro sul Core i5 2500K, che sta diventando sempre più allettante.

Linee guida

Questa guida è per i giocatori che vogliono acquistare il meglio disponibile per fasce di prezzo. Se non giocate, questi processori sono troppo costosi per le vostre necessità. A fine articolo abbiamo aggiunto una tabella che vi aiuterà nella scelta di un nuovo processore.
Il criterio con cui leggere questa guida è strettamente legato al rapporto prezzo/prestazioni. Sappiamo che ci sono altri fattori da considerare, come il costo della piattaforma o l'overcloccabilità del processore, ma non vogliamo complicare l'analisi inserendo i costi delle motherboard.
Il prezzo e la disponibilità dei processori cambia ogni giorno. Valutiamo i prezzi usando il nostro motore di ricerca prezzi nel momento in cui stiliamo l'articolo.
Per decretare il prezzo, facciamo una media dei prezzi rilevati nei vari shop online, prediligendo i grandi negozi, riconosciuti in tutto il web come professionisti affidabili in grado di seguire efficacemente i clienti sia nella vendita che nel post-vendita. Non riteniamo affidabili gli shop online che vendono a prezzi sotto la media.

 http://www.tomshw.it/cont/articolo/guida-ai-processori-le-scelte-di-giugno/31583/1.html