giovedì 23 giugno 2011

hahahahhaah

Google, indaga l'antitrust Usa
E il colosso affonda in Borsa

La Federal Trade Commission starebbe per aprire un'inchiesta per capire se l'azienda di Mountain View abbia approfittato della sua posizione dominante a scapito dei concorrenti dal nostro inviato ANGELO AQUARO

NEW YORK - Digitate su Google le parole "Google" e "antitrust" e scoprirete che Google sta finendo sotto inchiesta. La notizia è uno schiaffo per il gigante di Mountain View che a Wall Street - in una giornata in cui tutti gli indici tendono al rosso - perde già il 2 per cento mentre dal quartiere generale nessuno vuole confermare. Ma la Federal Trade Commission, la commissione Usa che sovrintende al business e al commercio, avrebbe davvero aperto un'inchiesta in cui sospetta il motore di ricerca più famoso del mondo di approfittare della sua posizione dominante per incanalare sul suo network risorse destinate ai rivali.

Non è la prima volta che la creatura di Larry Page e Sergej Brin deve affrontare traversie giudiziarie. Ma stavolta a puntare il dito contro i giganti americani di internet non sono i sospettosissimi europei, che prima avevano sollevato le accuse di violazione della privacy e poi si erano avventurati 1, già nell'autunno scorso, nello scivolosissimo terreno dell'antitrust, con l'Unione europea scesa direttamente in campo. Questa volta la battaglia si gioca tutta in casa: e al livello più alto. L'inchiesta aperta, che secondo il Wall Street Journal dovrebbe essere formalizzata nei prossimi giorni, è la più seria che la compagnia miliardaria si appresterebbe ad affrontare negli Usa.

Google è già stata più volte nel mirino dell'Antitrust, anche in America: ma sotto esame erano quasi sempre finite le acquisizioni più o meno milionarie, come l'ultima appena un paio di mesi fa di ITA Software, una compagnia che avrebbe ulteriormente accresciuto la sua posizione dominante. Adesso però la casa di Mountain View rischia di finire alla sbarra proprio per quelle che vengono definite "questioni fondamentali" del suo business. Google rappresenta i due terzi delle ricerche su internet negli States e le ricerche, si sa, sono quelle che hanno trasformato il motore californiano in una macchina miliardaria, favorendo la pubblicità che ogni navigatore scorge accanto a ogni risultato, in una fascia separata e ben distinta. Ora i detective della FTC vogliono scoprire se oltre all'algoritmo dei misteri che ha fatto la fortuna del supermotore, Google abbia usato e usi "mezzi scorretti" per incanalare gli utenti sul suo network sempre più in espansione: ai danni ovviamente dei concorrenti.

L'indagine per la verità era nell'aria, o quantomeno nel web: Thomas Rosch, il commissario della Federal Trade Commmission, aveva annunciato qualche tempo fa di essere pronto a fare pulizia nel campo dell'industria della ricerca su internet, senza ovviamente specificare i nomi delle compagnie. Ma i nomi sono un segreto di Pulcinella: da una parte c'è Google, dall'altra lo sfidante Microsoft che con il suo Bing sta faticosamente cercando di guadagnare spazio nel campo praticamente monopolizzato. L'inchiesta, adesso, potrebbe allargarsi anche ad altre compagnie, e ai rapporti che hanno avuto appunto con Google. Un'indagine insomma che rischia di espandersi a ragnatela: che poi, si sa, in inglese si dice proprio web.
 
(23 giugno 2011)

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INCHIESTA P4

Intercettazioni, il Pdl all'attacco
Vietti: "Mai troppo tardi per una legge"

Cicchitto attacca il metodo che ha portato alla richiesta di arresto per il parlamentare Alfonso Papa: "E' necessario fermare il gioco al massacro". Il mezzo con cui farlo è ancora oggetto di dibattito, "ma per noi sarà un elemento di riflessione". Il Copasir chiede le "carte" sull'inchiesta. Alfano: "Irrilevanti e costose". Il procuratore di Napoli risponde: "Decidono magistrati e giudici"

ROMA - "Quello che sta avvenendo con la sistematica pubblicazione di intercettazioni che non hanno alcun rilievo penale, ma che riguardano la vicenda politica italiana, è semplicemente scadaloso, anche perché è una operazione mirata e a senso unico". Il capogruppo Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto, conferma l'intenzione della maggioranza di provare una nuova stretta sulle intercettazioni dopo il clamore e l'imbarazzo provocato dall'inchiesta P4 1.

Per Cicchitto, e dunque per il Pdl, resta "inaccettabile" che si possa procedere contro qualcuno passando attraverso "conversazioni private". "Nei mesi passati l'operazione è stata fatta su Arcore. Oggi attraverso Bisignani 2 sono stati intercettati alcuni ministri e altri uomini politici con l'evidente obiettivo di destabilizzare il Pdl. Queste operazioni di per sè assolutamente irregolari non vengono neanche fatte a 360 gradi. Ad esempio - ha aggiunto Cicchitto - ci immaginiamo quali effetti potrebbero esserci se fosse intercettato il maggior lobbista di Carlo De Benedetti, ma è evidente che in questo quadro egli può lavorare in assoluta tranquillità".

Il Pdl è al lavoro. Sta studiando un modo per fermare la pubblicazione di intercettazioni. Tema tornato alla ribalta 3 proprio grazie all'inchiesta nei confronti del loro parlamentare, Alfonso Papa. L'idea, avevano spiegato alcuni berlusconiani, è proprio quella di riuscire a fermare "l'abuso che si fa delle loro pubblicazioni sui giornali anche quando non hanno alcuna rilevanza penale".

VIDEO Mauro: "La nuova legge bavaglio" 4
I VERBALI 5

Sull'intenzione della maggioranza di intervenire con una legge o con un decreto sulle intercettazioni interviene Michele Vietti: se n'è già parlato nella scorsa legislatura, ricorda il vicepresidente del Csm, "senza mai far seguire alle parole i fatti. Comunque non è mai troppo tardi", aggiunge. Sull'ipotesi del ricorso a un decreto legge, Vietti non si sbilancia: "Questo riguarda il governo e il presidente della Repubblica".

Nel Pdl, hanno precisato, non si è mai smesso di parlare della necessità di un provvedimento di legge in questo senso, ma ora, dopo che sono finite su tutti i giornali "soprattutto vicende private", non si può più rimanere "con le mani in mano". L'importante, hanno aggiunto, è che ci sia un intervento al più presto per bloccare "questo abuso inaccettabile". Il mezzo con cui realizzarlo è ancora oggetto di dibattito. "Il problema c'è poi, come procedere, sarà un elemento di riflessione. Lo scandalo è la pubblicazione di intercettazioni che attendono perlopiù alla vita politica e privata di singoli individui. E' un gioco al massacro che va fermato", ha ribadito il capogruppo del Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto. "Io dico solo - ha concluso - che se venissero intercettati tutti i vari lobbisti che sono in azione sulla scena politica nazionale, ci sarebbe senz'altro un panorama di informazioni più ampio...". E per il ministro della Giustizia, Angelino Alfano "le intercettazioni che leggiamo sui giornali che sono anche divertenti ma che non hanno niente di penalmente rilevante non sono gratis per il sistema. Il debito accertato nei confronti delle ditte e degli operatori telefonici è di un miliardo di euro".

Ad Alfano risponde direttamente il procuratore di Napoli, Giovandomenico Lepore: "La rilevanza o meno delle
intercettazioni va valutata dal magistrato requirente e dal giudice giudicante, cosa che è regolarmente avvenuta",
dice. E sui costi ribatte: "Nulla è gratis. Se il governo pensa che gravino troppo sul bilancio, le vieti. Sono certo - conclude il procuratore - che il ministro Alfano, persona intelligente e preparata, voleva solo rivolgere un invito a limitare le intercettazioni per la crisi economica, ma la crisi non può bloccare il lavoro dei magistrati".

Su Libertà e Giustizia oggi è apparso un amareggiato commento dal titolo 'Il clima che uccide ogni dialogo'. "Bavaglio per decreto: la notizia del nuovo provvedimento che il Governo prepara per rendere impossibile l'informazione sulle fabbriche del fango, domiciliate a Palazzo Chigi, distrugge ogni possibilità di tregua istituzionale con il Cavaliere". Non è in questo clima che è possibile sedersi allo stesso tavolo con la maggioranza. "Per metter mano con amore, competenza e disinteresse personale alla nostra Carta serve un clima costituente assai diverso da quello irrespirabile che pervade attualmente il Parlamento italiano", conclude il comunicato.

Le opposizioni però hanno contrattaccato. Un sistema che escluda dai fascicoli delle inchieste penali le intercettazioni irrilevanti è necessario, ha detto il responsabile giustizia del Pd, Andrea Orlando, ma non si deve fare a una legge che blocchi o limiti un "importante" strumento di indagine. Anche l'Udc riconosce la necessità di una riforma sulla disciplina delle intercettazioni, ma, ha spiegato Roberto Rao, "non la si può fare con questo Governo e questa maggioranza". Più netta la posizione dell'Idv che ha detto 'no' al "bavaglio" e chiesto una commissione d'inchiesta.

Nel frattempo l'inchiesta procede. E anche il Copasir vuole le "carte" sulla P4. Dopo la giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera (chiamata a deliberare circa la richiesta di arresti domiciliari avanzata nei confronti del deputato Pdl Alfonso Papa) anche il comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, presieduto da Massimo D'Alema, ha deliberato di chiedere alla procura di Napoli di trasmettere gli atti relativi all'inchiesta sulla P4 che potrebbero investire le attività del comitato. La discussione è stata introdotta dal presidente D'Alema che ha relazionato sulle "possibili implicazioni per le attività del comitato derivanti dalle indagini in corso presso la procura di Napoli". Durante l'incontro, durato due ore, dalle 8,30 alle 10,30, sull'argomento sono intervenuti proprio i deputati Cicchitto e Rosato.
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Vale in gara con Ducati GP 11.1
"Ho fiducia per nuova moto"

Ad Assen, si corre sabato, Rossi avrà una Desmosedici rinnovata, che ha il motore da 800 cc sulla ciclistica del 2012. "La pista mi piace e gli aggiornamenti sono molto promettenti anche se giovani, ma tutto il team è concentrato e motivato e io sono fiducioso"

Valentino Rossi, 31 anni, con la Ducati a Silverstone. LaPresse
Valentino Rossi, 31 anni, con la Ducati a Silverstone. LaPresse
MILANO, 20 giugno 2011 - Nel week end il motomondiale torna in pista, ad Assen, per il GP di Olanda che tradizionalmente si corre il sabato e Valentino Rossi avrà a disposizione una nuova Ducati. Al pesarese, infatti, è stata data la versione GP11.1 della Desmosedici, la cui progettazione è iniziata dopo i test di Sepang e la realizzazione dopo l'approvazione dei piloti della ciclistica della GP12 nei primi test a Jerez.
cosa cambia — La GP11.1 ha la caratteristica di avere il motore da 800 cc inserito nella ciclistica del 2012, su cui gli ingegneri Ducati stanno lavorando. La moto, poi, utilizzerà il nuovo cambio DST (Ducati Seamless Transmission), la cui progettazione era iniziata nel 2010.
rossi spera — Rossi guarda alla pista olandese con interesse e alla nuova moto con fiducia. Ad Assen Valentino era assente l'anno scorso per la frattura della gamba rimediata al Mugello, ma vi ha colto sette vittorie complessive, di cui 5 nella classe regina. "Assen è una delle piste che mi piacciono di più e dove ho fatto delle belle gare, in tutte le categorie - ha detto Rossi -. Cercheremo di fare tesoro del buon feeling su questo tracciato, visto che giovedì mattina debutteremo con degli aggiornamenti molto promettenti ma piuttosto 'giovani'. Tutta la squadra ha fatto un gran lavoro, che ci ha permesso di arrivare a un'altra tappa dello sviluppo della nostra moto". Nelle ultime settimane, però, Rossi si è dedicato esclusivamente alla GP12, la moto del prossimo anno. "Dopo Estoril - ha proseguito Vale - non abbiamo avuto la possibilità di provare ancora la 800, cose che faremo nei week-end di gara, costretti quindi a fare, in poco tempo, un doppio lavoro, per le novità tecniche e per la messa a punto in vista della gara di sabato. Sappiamo che può volerci un po' per arrivare sfruttare il potenziale di tutto il pacchetto ma siamo contenti e motivati dal lavoro che stiamo facendo".
preziosi e lo sviluppo — È speranzoso anche Filippo Preziosi, il progettista della Desmosedici: "Abbiamo deciso di realizzare la GP11.1, con il motore 800 cc inserito nella ciclistica della GP12, per avere sia la possibilità di accelerare lo sviluppo della moto per il prossimo anno e di fornire ai nostri piloti una base dal potenziale più elevato per il campionato in corso. Considerando che Valentino non ha ancora mai guidato la GP11.1, questa scelta potrebbe richiedere al team qualche gara per sfruttarne appieno il potenziale, ma l’abbiamo portata avanti perché la riteniamo un passo importante nel nostro processo di sviluppo".
anche hayden — Lo sviluppo in corsa vedrà impegnato anche l'americano Nicky Hayden, che proverà la GP11 equipaggiata con lo "step 2" del telaio, dalle rigidezze ulteriormente modificate rispetto alla versione introdotta nei test di Estoril. Da Laguna Seca, il 24 luglio, terminata la rotazione dei motori, anche Hayden guiderà la GP11.1.
Gasport© RIPRODUZIONE RISERVATA
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La Lega si spacca e Bossi attacca Maroni: “Non è soddisfatto? Peggio per lui”

All'indomani della riconferma di Marco Reguzzoni, fedelissimo del senatùr, a capogruppo del partito a Montecitorio, parte la resa dei conti nel Carroccio. Il leader: "E' la base che tiene sotto controllo la Lega, non il ministro dell'Interno". Domenica a Pontida lo striscione che inneggiava a "Maroni presidente del Consiglio"


Il capogruppo della Lega alla Camera, Marco Reguzzoni
Domenica, sul prato di Pontida, era arrivato il primo segno di scollamento, con quello striscione “Maroni presidente del Consiglio” che sembrava un messaggio chiaro a Bossi: dalla secessione alla successione. Neanche una settimana dopo la Lega Nord non è mai stata così in bilico. “Maroni non è soddisfatto? Peggio per lui”. Le parole del senatùr suonano come una vera e propria rottura con il ministro dell’Interno, dopo la battaglia per il rinnovo del capogruppo alla Camera, che ha visto la conferma di Marco Reguzzoni, fedelissimo del “cerchio magico” del leader.

Ogni ora che passa si allarga la frattura interna che vede opposti il ministro e il gruppo di Rosy Mauro, dello stesso Reguzzoni, di Federico Bricolo e di tutta la frangia più vicina a Bossi. Personaggi influenti, capaci di arrivare dritti al capo grazie soprattutto al sostegno della famiglia, con il figlio Renzo e la moglie Manuela Marrone a fare da garanti e consiglieri.

Le ragioni della spaccatura? Sicuramente due diverse vedute sul futuro del partito, forse l’aspirazione ad assumerne il controllo, magari anche la paura che il declino politico di Berlusconi trascini a fondo anche le bandiere verdi. Per anni la solidità e la tenuta del movimento celodurista sono stati considerati un vero e proprio dogma. E non è che non ci fossero divergenze interne, ma i panni sporchi la Lega se li è sempre lavati in casa.

Anche la storia del Carroccio è costellata di piccoli scismi, ma il cuore del partito, quello verde padano, che batteva solo in nome di Umberto Bossi ha sempre tenuto la barra dritta, seguendo la rotta indicata dal capo. Se qualcuno aveva da ridire veniva invitato a guadagnare l’uscita. Oggi evidentemente la rottura è più profonda, più lacerante. Così anche nella Lega si assiste a quel teatrino fatto di voci, di rumors, di dichiarazioni a mezza bocca, di frasi dette e suggerite. Piccole o grandi confidenze più utili a screditare l’avversario che al bene del partito. “Purtroppo il problema è Bossi”, sussurrano alcuni bene informati dall’interno del Carroccio: “Non è più quello di una volta, si fa ammaliare dalle sirene”.

Le sirene sono ovviamente quelle di Marco Reguzzoni, che dopo aver lanciato l’Opa ostile sulla segreteria nazionale di Giancarlo Giorgetti è riuscito a resistere al contrattacco dei maroniani, restando incollato alla poltrona di capogruppo con la benedizione di Bossi.

Nel braccio di ferro tra Bossi e il “delfino” Maroni, che voleva prendere il controllo del gruppo parlamentare più delicato mettendoci il lombardo Giacomo Stucchi, alla fine hanno vinto il vecchio leader e il suo “cerchio magico”. Almeno per ora.

“Ma la situazione nella Lega è sotto controllo?” chiedevano oggi i cronisti davanti a Montecitorio. E il Senatur a rispondere: “E’ sotto controllo la base, è la base che tiene sotto controllo la Lega, non Maroni”. Ma ieri ci sono state liti durante riunione dei deputati leghisti? “E’ andata benissimo. Non ci sono liti dove ci sono io”.

In realtà la situazione è ben diversa. Umberto Bossi ha spuntato la vittoria nel primo “scontro” con il ministro dell’Interno, ma la guerra è solo all’inizio, a cominciare proprio da quella base che il senatùr invoca, sempre più inquieta.

Intanto però il capo ha conservato il terreno. Con l’astuzia. O forse con il ricatto. Va benissimo sostituire il capogruppo dopo un anno, aveva detto Bossi in mattinata ai deputati in attesa di un suo pronunciamento, “ma poi Reguzzoni lo mando a fare il segretario nazionale della Lega Lombarda”. Un messaggio fin troppo chiaro per i fragili equilibri leghisti: a saltare sarebbe stato proprio Giancarlo Giorgetti, l’uomo più vicino a Maroni all’interno del Carroccio. Insomma, un siluro al “delfino” designato dal popolo degli striscioni di Pontida che non ha lasciato scampo. Alle sette e mezzo di sera, Marco Reguzzoni era di nuovo a capo del gruppo parlamentare, per acclamazione, con grande soddisfazione di Bossi: “Sì, sono proprio soddisfatto”. E Reguzzoni: “Sono anch’io soddisfatto, questo vuol dire che la Lega è unita, che c’è solo Bossi e io sono un bossiano di ferro”.

Maroni, dunque, esce sconfitto nella prima avanzata contro il “cerchio magico” bossiano che ancora una volta ha tenuto saldo in mano lo scettro del comando. E dire, però, che il ministro aveva studiato bene ogni mossa. Dopo la “conquista” del gruppo alla Camera, che gli avrebbe dato il comando diretto delle truppe leghiste nella tenuta della maggioranza, l’idea era quella di ripetere l’operazione anche al Senato. Nel mirino dei leghisti di rito maroniano di Palazzo Madama ci sarebbe stato Federico Bricolo, guarda caso esponente di spicco tra i bossiani del “cerchio”. La sostituzione di Bricolo sarebbe stato un colpo ancora più forte a Rosy Mauro, che al Senato è vicepresidente.

Al posto di Bricolo, i maroniani puntavano a mettere Massimo Garavaglia, anche lui lombardo, ma proprio per non schiacciare troppo i favoriti sulla sezione lombarda, alla fine era saltato fuori il nome del veneto Paolo Franco. Ovviamente l’operazione Senato sarebbe partita – seppur con qualche difficoltà in più – solo dopo la “conquista” del gruppo alla Camera. Che sarebbe finita così forse Maroni lo aveva capito fin da ieri (lui era assente giustificato al Senato per via della laurea della figlia) quando c’era stato un salace scambio di battute con Castelli sulla bocciatura dei pedaggi sul raccordo anulare. Tant’è che anche ieri mattina alla Camera, Maroni risultava assente nei banchi del governo e non si è visto per tutta la giornata.

Quindi, nel pomeriggio, il segnale, con Bossi che è uscito più volte dall’aula di Montecitorio accompagnato da Reguzzoni e, infine, il voto. Reguzzoni, sulla carta, dovrebbe lasciare definitivamente la guida del gruppo a dicembre, a meno che il Cavaliere non lo chiami al governo alle politiche comunitarie, con Anna Maria Bernini forse alla Giustizia, per quanto questo nome sia già stato bocciato una volta dal Quirinale. Se Reguzzoni dovesse diventare ministro, forse nella Lega potrebbe riaprirsi la lotta per la successione interna, ma per il momento il capitolo pare definitivamente archiviato. Nonostante Pontida.

ha collaborato Alessandro Madron

martedì 21 giugno 2011

“La macchina della munnezza”, De Magistris
non ci sta e urla al sabotaggio
Il neo-sindaco denuncia un sabotaggio nei propri confronti per far fallire il piano anti-spazzatura previsto dalla sua prima delibera di giunta. Nel mirino dell'accusa quel sistema politico-affaristico che per anni ha lucrato sul ciclo dei rifiuti. I cinque giorni promessi per ripulire Napoli stanno scadendo e la città è sommersa da oltre 2mila tonnellate di spazzatura
Sabotaggio. Luigi De Magistris non usa mezzi termini per spiegare il perché Napoli sia sommersa dai rifiuti a quattro giorni dal suo proclama: “Ripuliremo la città in cinque giorni”, aveva annunciato illustrando il new-deal della città. Qualcuno ha remato contro: la “macchina della munnezza”, quella di chi in questi anni ha lucrato sull’emergenza perpetua e teme l’annunciato “voltar pagina”, ora gioca il tutto per tutto. E gioca sporco.

A cominciare dai dipendenti delle società che, in subappalto, gestiscono la raccolta in un lembo di città. Ex disoccupati, di quelli organizzati a fomentare la piazza e far crescere la protesta all’estremo. “Gente abituata a guadagnare fino a tremila euro al mese per non fare nulla” racconta chi li conosce bene: anche se cambiano le aziende, loro restano sempre al proprio posto. A fare e disfare. Come è successo l’altra notte, dove i soliti noti hanno impedito fisicamente la raccolta. Con le buone e con le cattive: indaga la Digos.

I nomi sono sempre gli stessi, i referenti politici pure: la filiera delle responsabilità è un monocolore azzurro, come il partito del Premier. Dal consigliere provinciale ex Forza Italia recentemente arrestato e sponsor di una delle cooperative attenzionate, al Presidente della Giunta Provinciale, Luigi Cesaro, che avrebbe dovuto da mesi individuare un buco dove stipare la munnezza di Napoli e non l’ha fatto. Da Nicola Cosentino fino al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, che l’aveva giurata ai napoletani all’indomani della debacle elettorale.

Tutti sanno bene quanto il sistema sia fragile e come basti uno stuzzicadente per bloccare l’ingranaggio, tutti conoscono alla perfezione la parte assegnata in quel fetido copione. Ecco: per capire perché a ventiquattrore dalla scadenza dell’impegno preso dal Sindaco di Napoli la spazzatura in città cresce anziché diminuire, bisogna mettere insieme tutte le tessere di un puzzle già smontato e rimontato centinaia di volte. La città non è autonoma: una volta raccolti i rifiuti per strada, spetta alla Regione (a guida centrodestra, ndr) decidere dove sversarli e alla Provincia di Napoli gestire il resto. Il risultato è che gli oltre 200 mezzi di ASIA, la società del Comune che gestisce il servizio, sono colmi da giorni e non sanno dove andare a svuotare le loro pance. E la munnezza cresce per strada, dai bordi di periferia fino al centro. Il caldo fa il resto: in alcuni punti della città l’aria è irrespirabile, il cielo ammorbato da insetti di ogni specie che si moltiplicano insieme ai sacchetti.

L’ultimo bollettino parla di oltre 2.600 tonnellate sparse per le strade della città. Cifre drammatiche, destinate a crescere fino a quando il Governo non varerà il decreto che sbocca il trasferimento fuori regione dei rifiuti campani, unica soluzione con le discariche ormai intasate. La Lega, manco a dirlo, si oppone: dei rifiuti di Napoli accetta solo i lucrosi utili della gestione dell’inceneritore di Acerra. Lega di cassa e di Governo, che prende i soldi e scappa: dal caos, dalla puzza, dalle responsabilità di tre anni di immobilismo totale sul fronte rifiuti del Governo che sostiene anche in questa lenta e inesorabile agonia. Il risultato si vede e si annusa per le strade di Napoli, che oggi sono nelle stesse condizioni di tre anni fa. Pure peggiori, grazie soprattutto all’inerzia di tutti gli uomini del Presidente, che sapientemente avevano costruito a tavolino una nuova emergenza indotta da risolvere con il più classico dei miracoli salvifici berlusconiani. Qualcosa non è andato per il verso giusto, il sacchetto è esploso nelle mani di chi l’aveva preparato.

Da mesi il Presidente della Provincia di Napoli, Luigi Cesaro – l’uomo che porta mozzarelle ad Arcore dopo aver portato pizzini per conto di donna Rosetta Cutolo a metà degli anni ’80 – avrebbe dovuto individuare l’area per una nuova discarica da un milione di tonnellate. Un polmone fetido, per permettere davvero alla città di diventare autonoma dopo i vuoti proclami della B2, Berlusconi e Bertolaso. Un impegno preso, nero su bianco, a inizio anno a Palazzo Chigi ma mai mantenuto. Non solo: una delle tre linee di produzione dell’inceneritore di Acerra, gestito dai Lombardi di A2A, è fermo per manutenzione programmata. Proprio ora, quando era chiaro a tutti che in assenza di spazi in discarica a Napoli sarebbe scoppiato l’inferno. Una situazione buona per tutte le stagioni: se a Napoli avesse vinto Lettieri, Berlusconi avrebbe rivendicato un altro miracolo. Ora, lascia che la città sprofondi nei mali da lui stesso congegnati.
 
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Facebook Music al lancio
il social network ora suona

Zuckerberg stringe accordi con Spotify e altri fornitori di contenuti musicali in tempo reale, per integrarli nell'esperienza di navigazione del sito. Si potranno condividere canzoni e conoscere le preferenze musicali di altri utenti. L'obbiettivo è diventare il crocevia della musica digitale di TIZIANO TONIUTTI

ROMA - Verso la fine di maggio le prime voci: Facebook è interessato a Spotify, un popolare servizio di streaming musicale attivo in diversi paesi, ma non ancora negli Usa (e nemmeno in Italia). Spotify è in sostanza un enorme archivio sonoro, 13 milioni di brani: basta collegarsi per ascoltare gratuitamente tutto quello che si vuole, con alcuni spot pubblicitari occasionali. E poi naturalmente i brani possono essere acquistati o condivisi sulle reti sociali. Un servizio molto simile a quello proposto da Apple con Ping, l'estensione social di iTunes. A cui però ovviamente Zuckerberg non può puntare. Qualche giorno più tardi, la strategia di Facebook è più chiara: non c'è solo Spotify nelle mire della grande F, ma anche servizi minori di condivisione sonora come Soundcloud e Turntable. Insomma, l'idea di Zuckerberg è di far ruotare l'industria musicale 2.0 anche nella sua orbita, e non solo in quella di Apple. E l'idea ha un nome: Facebook Music.

Facebook Music. Immaginate un lettore musicale innestato dentro l'interfaccia di Facebook, che può suonare la musica che preferite, creando playlist, o segnalare suggerimenti e condivisioni da parte di altri utenti. Questo a grandi linee sarà Facebook Music, controllato da un "cruscotto" specifico nelle preferenze, e un grande pulsante Play/Stop posto tra i comandi principali del sito. Una presenza non invasiva e però riconoscibile per sonorizzare l'esperienza del social network, e rimanere aggiornati sul flusso sonoro della vostra rete di contatti nello stesso modo in cui si viene notificati di altre condivisioni, testi, siti, video, status. E poi legare il mercato della musica a questa rifioritura dell'industria discografica in chiave social, ma non solo: quando saranno annunciati i partner, probabilmente la sorpresa sarà vedere le proposte delle major discografiche vicino a quelle indipendenti e slegate. Spotify sì, ma anche altri servizi. Tutti partono dallo stesso punto, e ognuno ascolta ciò che vuole. In realtà, una funzione Facebook Music esiste sin dal 2008 ed era originariamente un servizio pensato per aiutare gli emergenti nella promozione. Ma il servizio non ha mai ottenuto grande interesse.

Suono Sociale. Facebook punta quindi al nuovo mercato della musica, quello di fatto creato da Apple con iTunes e che sta transitando dall'acquisizione fisica degli Mp3, fondamentale, a forme di streaming evolute, con abbonamenti premium o inclusioni pubblicitarie. Secondo indiscrezioni, Facebook Music sarà lanciato entro l'estate, per far coincidere l'apertura di Spotify negli Usa. E poi probabilmente rilasciato compatibilmente con la presenza di Spotify negli altri paesi, già diversi in Europa. Ma l'Italia manca ancora all'appello, e non c'è una data di lancio, neanche approssimativa.
 
(21 giugno 2011)
 
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Il governo alza la soglia dei tassi usurai “Banche favorite a scapito dei cittadini”
L'associazione dei consumatori Adusbef denuncia la norma contenuta nel decreto sviluppo approvato alla Camera, che modifica il livello a cui un prestito si considera da usura. "Aumenti sugli interessi dei mutui anche dell'80%"
Il decreto sviluppo, approvato alla Camera, alza il tasso di soglia oltre il quale un prestito diventa usuraio. Per le associazioni dei consumatori e anti-usura è un altro regalo al sistema bancario. La legge che viene modificata è la numero 108 del 1996, fortemente voluta dalle associazioni che si battono da sempre contro lo strozzinaggio, che prevedeva una soglia anche per gli istituti di credito nell’erogazione di prestiti a imprese e famiglie.

Il calcolo del limite, oltre il quale si configurava un tasso usuraio, era fissato da un meccanismo molto semplice. Oggi il meccanismo di determinazione viene modificato. Prima si prendeva in considerazione il tasso medio rilevato dalla Banca d’Italia, ogni trimestre, aumentato della metà. Un tasso di interesse che superava tale soglia veniva definito ‘usuraio’. Il decreto sviluppo stabilisce che il calcolo sia fatto in modo più vantaggioso per le banche: si aumenta il tasso medio del 25% e al risultato si aggiunge una maggiorazione di 4 punti con la previsione che “la differenza tra il limite e il tasso medio non può essere superiore a otto punti percentuali”.

Nei fatti la soglia aumenta soprattutto per i mutui che potranno essere erogati a tassi di interesse più alti. Pagano i cittadini, guadagnano le banche. “Ora Tremonti, da maggiordomo dei banchieri – denuncia Elio Lannutti, presidente Adusbef e senatore Idv – dopo aver messo una pietra tombale sui rimborsi per anatocismo (rendendo vana la sentenza della Cassazione che dichiarava illegali gli interessi sugli interessi), ha aumentato i tassi soglia fino all’80%”. L’Adusbef ha realizzato una tabella comparativa. Un esempio su tutti: “ Per il trimestre in corso, la rilevazione Bankitalia del tasso medio applicato ai mutui variabili è pari al 2,79 %. La soglia d’usura attuale è del 4,185 %. La nuova soglia salirebbe al 7,4875 per cento, con un aumento del 78,9 percento rispetto all’attuale”. Discorso analogo anche per i mutui a tasso fisso con un aumento del 40%.

Non c’è solo questo aspetto a preoccupare. Secondo Lino Busà, presidente di Sos Impresa, questa modifica rimette in corsa e rende legali una serie di operazioni fatte non solo da banche, ma anche da società di intermediazione finanziarie che solitamente prestano soldi a tassi elevati, intorno al 20%. “Oltre centomila società – spiega Busà – che in Italia non sono regolamentate, ma che offrono prestiti personali a singoli e imprese e che, al netto di professionisti seri, spesso nascondono  dietro il paravento societario gruppi di usurai e interessi criminali”. Piuttosto che rivedere la legge del 1996 in senso migliorativo come chiedeva il mondo associativo a partire dalla consulta nazionale antiusura, per rendere efficace l’emersione del fenomeno e favorire la denuncia, il governo, per il momento, ha rivisto il tasso soglia favorendo le banche a discapito di imprese e cittadini.
 
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Caccia, si rompe la tregua
"No ai calendari fai da te"

La Liguria ha varato il calendario venatorio ignorando l'accordo tecnico che dovrebbe essere ratificato giovedì dalla conferenza Stato-Regioni. La denuncia del Pd: "Se l'esempio sarà seguito da altri, si rischia un contenzioso aspro con l'Unione europea" di ANTONIO CIANCIULLO

ROMA - Si è già infranta la tregua sulla caccia. L'accordo tecnico tra associazioni venatorie, ambientalisti, agricoltori ed enti locali, che dovrebbe essere ratificato giovedì prossimo dalla Conferenza Stato-Regioni, è stato ignorato dalla Regione Liguria che nei giorni scorsi ha varato il suo calendario venatorio ignorando lo spirito della legge comunitaria, varata proprio per evitare nuovi stop disciplinari all'Italia da parte di Bruxelles 1.

La denuncia è stata presentata dagli ambientalisti del Pd che temono un effetto domino, con il varo di altri calendari venatori anomali che porterebbero all'apertura di un nuovo procedimento per l'infrazione delle direttive comunitarie. "L'anno scorso abbiamo fermato la deregulation violenta prevista della legge Orsi: non vorremmo che i provvedimenti cacciati dalla porta rientrassero dalla finestra", ha spiegato Roberto Della Seta, capogruppo Pd alla commissione ambiente del Senato. "Se Toscana e Umbria seguissero la strada della Liguria, che ha varato un calendario dettato dalle associazioni venatorie più estremiste, tornerebbe ad aprirsi un contenzioso aspro con l'Unione europea che ci costerebbe sanzioni pesanti anche dal punto di vista economico".

Anche Susanna Cenni, della commissione agricoltura della Camera, ha firmato l'appello alle Regioni perché adottino una posizione responsabile che metta al centro delle decisioni sulla caccia il parere dell'Ispra, che è l'istituto scientifico chiamato a regolamentare il settore.

"La decisione della Liguria è particolarmente grave perché viola l'intesa trovata in Conferenza delle Regioni per la definizione di calendari venatori condivisi dalle categorie interessate", aggiunge Marco Ciarafoni, responsabile biodiversità e politiche faunistiche del Pd. "Occorre una normativa omogenea e soprattutto in linea con le direttive europee e con la normativa approvata con la legge comunitaria".

Con quest'ultima legge è stata data alle Regioni la possibilità di avere una certa flessibilità nell'apertura e chiusura della caccia alle singole specie rispetto al calendario canonico (apertura alla terza domenica di settembre, chiusura il 31 gennaio). Ma la Liguria ha applicato la norma a senso unico: solo allargamenti del calendario, nessuna protezione supplementare per le specie a maggior rischio. Se l'esempio verrà seguito - magari con l'aggiunta delle deroghe che da anni Veneto e Lombardia si ostinano a ripetere nonostante la sconfessione da parte del Tar, della Corte Costituzionale e dell'Europa - la situazione dell'Italia a Bruxelles tornerà a farsi critica.
(21 giugno 2011)

lunedì 20 giugno 2011

yess....

Milano, Lele Mora finisce in carcere
bancarotta fraudolenta da 8,5 milioni

Il manager dei vip, coinvolto anche nel caso Ruby insieme con Berlusconi, arrestato nel quartier
generale in viale Monza. Il gip: "Ha trasferito ingenti somme all'estero e poteva tentare la fuga"


Lele Mora è stato arrestato dagli uomini della guardia di finanza nel suo quartier generale in viale Monza, a Milano, con l'accusa di bancarotta fraudolenta. I magistrati gli contestano una distrazione da 8 milioni e mezzo di euro. Mora è coinvolto anche negli scandali legati anche al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ed esplosi con il caso Ruby: l'arresto non riguarda comunque queste vicende.

Le accuse sono di bancarotta fraudolenta documentale e patrimoniale. L'ordinanza di custodia cautelare in carcere è stata firmata dal gip Fabio Antezza. Le indagini, condotte dai pm Eugenio Fusco e Massimiliano Carducci, hanno consentito di accertare una bancarotta fraudolenta per oltre 8 milioni di euro in relazione alla gestione di una società di organizzazione e gestione di eventi. Una parte delle somme distratte, è stato ricostruito, è stata utilizzata dallo stesso imprenditore per effettuare rilevanti investimenti immobiliari.

Le somme venivano distratte dalla lm management, società dichiarata fallita dal tribunale di Milano nei mesi scorsi, in favore soprattutto della Diana immobiliare, altra società riconducibile a Mora e dichiarata fallita. In particolare, circa 3 milioni di euro sono stati retrocessi in contanti con un sistema di fatturazione per operazioni inesistenti, mentre 5 milioni è il valore degli immobili ceduti alla Diana immobilare e poi affittati dalla lm management.

Nel motivare l'ordinanza cautelare il gip ha rimarcato il pericolo di fuga dell'agente dello spettacolo, che vive tra Milano e la Svizzera. Proprio in territorio elvetico, stando alla ricostruzione dei pm, Mora avrebbe trasferito cospicue somme di denaro. All'agente dei vip la Procura contesta anche di avere continuato a svolgere attività imprenditoriale nonostante il fallimento della Lm Management e il suo fallimento personale, entrambi dichiarati dal tribunale di Milano. Le manette sono così scattate in presenza del pericolo di fuga, di un inquinamento probatorio definito "di rilevante intensità" e del pericolo di reiterazione del reato, considerando anche i precedenti penali di Mora.

Il gip definisce Mora una persona "dalla professionalità criminale". Per il giudice "è appena il caso di rilevare - si legge nell'ordinanza d'arresto - che le dichiarazioni rese da Mora non sono in concreto tali da attenuare il grado delle esigenze cautelari stante le descritte professionalità criminali e capacità economica di origine illecita 'doppiate' dall'attività di drenaggio di denaro anche successiva alla dichiarazione di fallimento" delle sue società. 

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Acqua troppo radioattiva
Tepco deve fermare la bonifica

Il liquido accumulato nell'edificio del reattore 3 ha saturato subito gli strumenti per la depurazione costringendo l'azienda elettrica allo stop. Dure critiche dalla Aiea: "Nella centrale sicurezza insufficiente"

TOKYO - Falsa partenza per la decontaminazione della centrale nucleare di Fukuschima dall'acqua radioattiva che si è accumulata in questi mesi nell'impianto i cui reattori sono  andati in tilt in seguito allo tsunami dello scorso marzo. La Tepco, l'azienda elettrica gestore della centrale, è stata costretta a sospendere le operazioni di depurazione solo alcune ore dopo che erano iniziate a causa di un innalzamento improvviso - molto maggiore di quanto ci si aspettasse - dei livelli di radioattività.

I meccanismi che assorbono cesio radioattivo, secondo quanto riferiuscono i funzionari dell'azienda, hanno raggiunto infatti la loro capacità di assorbimento massimo, "molto prima del previsto".  Le operazioni di pulizia delle acque
che la Tepco è stata costretta a sospendere riguardano le acque contaminate accumulate nello scantinato dell'edificio nel quale si trovano le turbine del reattore numero 3. La bonifica consiste nel trasferire l'acqua stagnante radioattiva accumulata nel basamento dell'edificio in una struttura centralizzata per lo smaltimento dei materiali contaminati. Progettati per resistere a un'onda di tsunami alta 10 metri, gli edifici della centrale erano stati travolti e allagati dall'onda di tsunami di 14 metri generata dal terremoto dell'11 marzo scorso.

Malgrado l'eccezionalità di questo evento, secondo il rapporto realizzato dall'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica dell'Onu la gravità dell'incidente è stata determinata in buona parte da carenze nel sistema di sicurezza. Il documento sarà esaminato la prossima settimana a Vienna. Il testo di 160 pagine critica aspramente i dirigenti della Tepco, esaltando invece l'eorico comportamento dei dipendenti che in situazioni difficili hanno fatto di tutto per contenere i danni. In particolare gli ispettori criticano "le insufficienti difese anti-tsunami" e più in generale ogni sistema prendeva in considerazione singoli rischi ma non , come è accaduto," l'accavallarsi di più emergenze e blocchi dei sistemi di sicurezza".

L'imprevisto stop ai lavori di depurazione delle acque sembrano destinati a ritardare ancora una volta la bonifica completa dell'impianto. Proprio ieri la Tepco aveva ottimisticamente annunciato che tutte le vasche del combustibile nucleare esausto della centrale di Fukushima saranno raffreddate stabilmente nell'arco di un mese, mentre per i reattori lo 'stop a freddo' vale la previsione di gennaio 2012.
(18 giugno 2011)
 
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Alonso chiama la fortuna
"A Valencia in credito"

Il ferrarista ottimista in vista del GP d'Europa sulla pista di casa: "So che c'è tanta attesa per la nostra prima vittoria e per noi è lo stesso. Le caratteristiche del tracciato potrebbero essere buone come il Canada dove non ce n'è andata bene una"


Fernando Alonso è quinto nel Mondiale. Ap
Fernando Alonso è quinto nel Mondiale. Ap
MARANELLO (Modena), 20 giugno 2011 - Una spinta dalla fortuna per arrivare al top e far festa a Valencia. Fernando Alonso spera nell'aiuto della sorte per centrare il primo successo della stagione domenica, nel GP d'Europa. "È un appuntamento importante per la Ferrari e per me, che avrò un'altra opportunità di poter correre davanti al mio pubblico - ha detto l'iberico sul sito della Ferrari - a dire il vero non sono mai stato troppo fortunato da quando questa gara si corre sul circuito cittadino di Valencia, in particolare lo scorso anno quando, nonostante una macchina molto competitiva, finii all'8° posto".

Alonso ha vinto 2 titioli iridati. Ap
Alonso ha vinto 2 titioli iridati. Ap
fortuna — "Tutti però si ricordano quello che accadde con l'uscita di pista della safety-car e non vale certo la pena tornarci sopra. Sono sempre dell'idea che sfortuna e fortuna si compensino alla fine della stagione e magari questa legge non scritta vale anche per le piste: allora diciamo che mi farebbe piacere che quello che la sorte ci ha tolto lo scorso anno ce lo restituisca adesso" aggiunge prima di ripensare al GP del Canada di 8 giorni fa: "Del resto, anche in questo inizio di stagione sembra che la sorte non ci sia favorevole: a Montreal, in gara, non ce n'è andata dritta una...". "So che c'è tanta attesa da parte dei nostri tifosi per la prima vittoria della stagione e vi assicuro che anche per noi è la stessa cosa. Nelle ultime due gare abbiamo dimostrato chiaramente di avere il potenziale per vincere e, soprattutto a Monaco, ci siamo andati molto vicini anche se credo che anche in Canada avremmo potuto lottare fino in fondo, considerato quello che si era visto in qualifica".
nuova gomma — La pista di Valencia potrebbe aiutare la 150° Italia: "Andiamo su un tracciato che ha delle caratteristiche abbastanza simili a quello di Montreal e non ci dovrebbero essere apparentemente dei motivi per cui non essere competitivi anche lì - spiega il campione di Oviedo - la 150° Italia sarà sostanzialmente nella stessa configurazione che abbiamo visto nell'ultima gara e la novità più grande sarà il debutto ufficiale della gomma a mescola media prodotta dalla Pirelli, che sarà accoppiata a quella supermorbida. Durante l'inverno avevamo potuto provare diverse volte questo pneumatico ma adesso sarà tutta un'altra cosa, visto che la differenza di temperatura rispetto ai test di febbraio e marzo sarà di una ventina di gradi e che le caratteristiche del tracciato di Valencia non sono certo paragonabili nè a quelle di Jerez o di Barcellona nè tantomeno a quelle del tracciato permanente di Cheste, situato ad una ventina di chilometri dal centro città".
Gasport© RIPRODUZIONE RISERVATA

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Rivoluzione internet
Nasce il ".impresa"

L'ente internazionale preposto ai nomi a dominio Icann ha stabilito che le compagnie private potranno utilizzare il proprio nome come suffisso dei propri siti web. Gli esperti: "Il più grande cambiamento dalla creazione del dotcom"

SINGAPORE - Le imprese private su internet d'ora in poi potranno utilizzare il loro nome nel suffisso del dominio, per esempio al posto dei suffissi .org o .net: lo ha stabilito l'ente internazionale preposto ai nomi a dominio Icann (Internet Corporation for Assigned Names and Numbers), il cui consiglio di amministrazione si è riunito oggi a Singapore.

"Si tratta del maggiore cambiamento concernente i nomi di dominio dalla creazione di 'dotcom' (.com) 26 anni fa", ha spiegato Theo Hnarakis, direttore del Melbourne It Digital Brand Services, società con sede in California specializzata in servizi internet. Insomma non solo più ".com" o ".gov", nasceranno i siti ".apple" o ".fiat". "L'Icann ha aperto il sistema dei nomi per scatenare l'immaginazione globale - ha detto il consiglio dell'ente alla fine della riunion e- La decisione di oggi rispetta il diritto dei gruppi di creare domini a livello massimo in ogni lingua o scrittura". "Speriamo che questa permetta al sistema dei nomi a dominio di servire meglio tutta l'umanità", ha spiegato il presidente dell'Icann Rod Beckstrom.

Le richieste verranno accolte a partire dal 12 gennaio 2012. Secondo gli esperti i primi a fare domanda saranno le grandi corporation e le città, per registrare i domini generici (gTLD) di marchi famosi, o nomi di luoghi, come ".newyork". Al momento esistono solo 22 gTLD (come ".com", ".info", ".org"), più circa 250 domini con nomi di paesi (come ".it", ".uk"). Dopo questo cambiamento si attendono centinaia di nuovi gTLD.

 A beneficiare di più di questa novità saranno le "grandi marche con un marketing chiaro e una strategia orientata verso i clienti, che consente loro di sfuttare il proprio nome in modo competitivo", dice Hnarakis. Grandi gruppi come Apple, Toyota o Bmw, ad esempio, potranno lanciare a pagamento siti con il loro nome a suffisso.

La Icann, nata nel 1998, è un'azienda no profit che conta partecipanti da tutto il mondo e opera nell'intento di rendere internet sicura e stabile, coordinando gli indirizzi della rete in tutto il mondo.
(20 giugno 2011)
 

domenica 19 giugno 2011

già......

Aragon, duello tra italiani
Melandri in pole, Biaggi 2°

Spettacolare qualifica in Spagna per settima prova del Mondiale: il ravennate segue il romano e lo beffa segnando il miglior tempo. In prima fila anche Camier. Il leader iridato Checa è quarto con la Ducati che domani può centrare la vittoria numero 300

Marco Melandri in azione ad Aragon sulla sua Yamaha
Marco Melandri in azione ad Aragon sulla sua Yamaha
ALCANIZ (Spagna), 18 giugno 2011 – Marco Melandri partirà in pole nella settima prova del Mondiale Superbike sbarcato per la prima volta sul tracciato spagnolo di Aragon. Per il pilota ravennate, 28 anni, si tratta della prima volta al palo nelle derivate dalla serie cui è approdato ad inizio di questa stagione. La Yamaha, 37 pole, non scattava in pole dal GP di Francia 2010 con Cal Crutchlow.
gioco d'astuzia — Melandri ha giocato d'astuzia contro il grande rivale Max Biaggi seguito fin dall'uscita dai box nella fase decisiva della Superpole. A quel punto, avendo entrambi montato la copertura da qualifica, Biaggi non poteva più mollare e ha fatto da riferimento per l'inseguitore autore anche del nuovo primato del tracciato in 1'57”634. Biaggi, battuto al primo tentativo, ha spinto per una seconda imprevista tornata migliorando solo due decimi, 1'57”790, troppo poco per riprendersi il primato.
bravo badovini — L'Aprilia ha piazzato in prima fila anche il britannico Leon Camier risorto dopo le ultime incosistenti prestazioni. Solo quarto il ducatista Carlos Checa che affronta la gara di casa con 72 punti di vantaggio su Biaggi e 95 su Melandri. Il capoclassifica del Mondiale conta di regalare alla Ducati il successo numero 300 (ne manca uno) e il 750° podio (ne servono due) nel Mondiale, ma stavolta contro Marco e Max sarà più dura del solito. Eccelente prestazione (ottavo) per il 24enne Ayrton Badovini che anche in questa circostanza ha salvato il bilancio della Bmw affondata con gli ufficiali Leon Haslam (14°) e Troy Corser (16°). Il via delle due manche domenica alle 12 e alle 15.30.
Paolo Gozzi© RIPRODUZIONE RISERVATA
 
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Francia, proposta per liberalizzare cannabis Nel Paese tra i più severi d’Europa
La legislazione è così dura che è difficile distinguere tra consumatori e spacciatori. E lo 'spinello' è sempre stato un tabù. Eppure un gruppo di deputati socialisti ha stilato un rapporto sul tema, proponendo coffe shop all'olandese. Un'idea accolta anche da storici conservatori come l'ex premier Dominique de Villepin
Una proposta antiproibizionista arriva proprio dalla Francia. Un Paese dove la ‘canna’ ha rappresentato sempre un argomento tabù. Dove la legge è rimasta costantemente durissima contro l’uso delle droghe leggere. Una delle più severe d’Europa anche quando, tra gli anni Ottanta e Novanta, in Italia e ancora di più in Spagna si ostentava in merito una certa nonchalance. Ebbene, proprio in Francia si chiede ora una possibile depenalizzazione della cannabis.

Ad avanzare la proposta, mercoledì scorso, è stato un gruppo di deputati del Partito socialista, la principale forza dell’opposizione che alle presidenziali del prossimo anno, visto il tracollo di Nicolas Sarkozy nei sondaggi, potrebbe anche strappare la vittoria. I parlamentari sono capeggiati da Daniel Vaillant, ex ministro degli Interni : classe 1949, aria seriosa della nomenclatura socialista pura e dura dei tempi che furono. Insomma, niente a che vedere con un no global o con un intellettuale della rive gauche che senza ‘fumo’ manca d’ispirazione. Vaillant lo disse la prima volta nel 2003, in un’intervista al quotidiano ‘Libération’: “Se vogliamo ridurre il numero dei consumatori di droghe leggere in Francia dobbiamo depenalizzare: non c’è altra strada”. Ora lui, che è pure sindaco del 18° arrondissement di Parigi, una delle aree più popolari della città e che ne sa qualcosa della violenza che il traffico di stupefacenti può provocare, ritorna all’attacco.

Il rapporto chiede “la legalizzazione controllata da parte dello Stato della cannabis, per uscire una volta per tutte dall’ipocrisia”. Nel concreto si liberalizzerebbe il commercio di droghe lggere, consentito in appositi punti vendita, simile ai tabacchi. In parallelo sarebbe consentita la creazione di una sorta di coffee shop sul modello olandese, dove poter comprare e consumare il prodotto. “Spazi di socialità” li definisce il testo. Al pari delle sigarette e degli alcoolici, lo Stato gestirebbe e regolerebbe produzione, commercializzazione e consumo della cannabis, al quale si potrebbero consacrare fino a 53mila ettari di terreno in Francia per la coltivazione.

Il progetto, che ha provocato polemiche, ma raccolto anche tanti inattesi consensi, arriva a sorpresa in un Paese dove al riguardo si è sempre scelto di ricorrere alla mano dura. Sulla base di una legge del 1970, applicata mediante il codice di salute pubblica, il consumo di cannabis è punito con una pena che può andare fino a un anno di carcere o con una multa fino a 3.750 euro: nessuno sconto per una dose di consumo giornaliera. In realtà dipende tutto dall’atteggiamento della polizia, che può decidere di non richiedere l’avvio di una procedura penale. Sta di fatto che i fermi per le droghe leggere si aggirano intorno ai 90mila all’anno. E che molte delle custodie cautelari (strumento utilizzato in misura massiccia in Francia) vengono applicate proprio nel caso di giovani beccati con un po’ di fumo in tasca. Non solo: il carattere perentorio e un po’ vago, senza alcun accenno alle dosi giornaliere, rende talvolta difficile la distinzione fra consumatore e trafficante, per il quale si prevede fino a dieci anni di prigione.

La severità della legge francese, poi, non ha ottenuto i risultati attesi nella prevenzione. Vengono stimati a quattro milioni i francesi che ricorrono alle droghe leggere almeno una volta nell’anno e a 1,2 milioni i consumatori abituali. Uno degli argomenti ricordati in questi giorni da chi ha voluto appoggiare l’idea di Vaillant. Sono molti i politici fra i socialisti - ma perfino un conservatore come Dominique de Villepin, ex premier di centro-destra, prototipo dell’alto borghese parigino – che hanno ammesso di apprezzare il lavoro di Vaillant. E di essere favorevole a limitare alla sola multa la possibile condanna del consumo di cannabis. Alcuni, invece, come Ségolène Royal, ne hanno preso le distanze.

Intanto un sondaggio di Ifop, pubblicato dal quotidiano ‘Sud-Ouest’, rileva che il 63 per cento dei francesi è contrario alla depenalizzazione e il 36 per cento favorevole Una minoranza, certo, ma neanche tanto piccola in un Paese dove il tema ha sempre rappresentato più o meno un tabù, non proprio al centro di un dibattito nazionale. Richiesto, invece, ora da Vaillant e dai deputati socialisti. Tra chi ha meno di 35 anni, poi, è già il 51 per cento ad appoggiare la proposta.

di Leonardo Martinelli

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Cyber-war del Pentagono
Modelli di Internet "in scala"

Il Governo Usa ha stanziato oltre 500 milioni di dollari per il progetto che permetterà ai ricercatori di simulare attacchi informatici da parte di potenze straniere e hacker contro gli Stati Uniti

NEW YORK - Il governo degli Stati Uniti sta costruendo un proprio "modello in scala" di Internet per effettuare cyber giochi di guerra. Diverse organizzazioni, tra cui il gruppo Lockheed Martin, stanno lavorando su prototipi di "poligono di tiro virtuale".

Il sistema, riferisce la Bbc online, permetterà ai ricercatori di simulare attacchi da parte di potenze straniere e di hacker dall'interno degli Stati Uniti. Per lo sviluppo di tecnologie informatiche il Dipartimento della Difesa americano ha stanziato oltre 500 milioni di dollari.

La supervisione del progetto "Range National Cyber" è affidata alla Darpa (Defense Advance Research Projects Agency), l'agenzia già coinvolta nelle prime ricerche sul network che ha portato a internet.
Quando il sistema verrà ultimato, funzionerà come banco di prova per le tecnologie di difesa, come i sistemi di protezione della rete.

sabato 18 giugno 2011

http://www.youtube.com/watch?v=exi8wvzFwFI&feature=player_embedded#at=298

LA RASSEGNA

La realtà virtuale che verrà
Tutto pur di ingannare i sensi

Esperti di grafica e interattività scatenati in vista del Siggraph 2011. C'è chi ha trovato il modo di far provare la gravidanza a un uomo e chi sostiene di aver rubato i segreti del fuoco. Un assaggio di cosa può succedere quando la tecnologia va a scuola da Madre Natura di GIULIA BELARDELLI

IL RUMORE del fuoco, la sensazione di farsi cullare dall'acqua, l'effetto di una curva improvvisa durante una corsa. Sono solo alcune delle percezioni complesse che fino a poco tempo fa si pensavano escluse dal mondo virtuale, e che ora, invece, sembrano "possibili" anche lì. Negli ultimi anni, infatti, la ricerca nei campi della computer grafica e delle tecnologie interattive ha fatto passi da gigante, estendendo le proprie applicazioni dall'industria dell'intrattenimento alla robotica. E se è vero che videogiochi e proiezioni tridimensionali ci hanno abituati al concetto di realtà parallela, da un capo all'altro del pianeta squadre di ricercatori sono al lavoro per rendere quelle esperienze ancora più reali, avvolgenti, estreme. Fino al punto da ricreare di tutto, addirittura la sensazione di una gravidanza, volendo anche al maschile. Ad agosto le trovate più geniali del mondo saranno presentate a Vancouver al Siggraph 2011 1, il principale evento dedicato alla grafica e all'interattività. Intanto, con l'aiuto di alcune riviste specializzate, ecco alcune delle novità più interessanti.

GUARDA I VIDEO 2

Jet o candela, così si fa suonare il fuoco. Il rumore del fuoco è sempre stato uno dei rompicapo più grandi per gli illusionisti del ventunesimo secolo. Il suono di una fiammata, infatti, è particolarmente difficile da sintetizzare in maniera realistica a causa della compresenza di frequenze molto alte e molto basse. Ora un gruppo di ricercatori della Cornell University di Ithaca (New York) sostiene di aver inventato la prima tecnica in grado di aggirare l'ostacolo 3. "Il nostro metodo  -  spiega  Jeffrey Chadwick - si basa sulla combinazione di due approcci. Le frequenze più basse sono prodotte utilizzando un modello fisico della combustione, dove un simulatore risolve equazioni matematiche per determinare il comportamento di ogni singola fiamma a una velocità relativamente bassa". Per le frequenze più alte, invece, il sistema estrae le informazioni necessarie da una serie di clip registrate, così da dotare il risultato finale di una larghezza di banda più ampia. Secondo Chadwick, la tecnica è quasi pronta per le simulazioni in tempo reale. Per ora, i ricercatori hanno diffuso su YouTube un video 4 su come "animare il fuoco con il suono": una dimostrazione avvincente delle diverse voci del quarto elemento, dal fragore di un drago sputafuoco alla danza di una fiammella.

Riprodurre lo sfocato. Una delle caratteristiche principali della realtà è quella di essere sfumata. Non sorprende, dunque, che grafici e animatori cerchino in tutti i modi di riprodurre quell'effetto sfocato che contraddistingue le fotografie scattate a oggetti in movimento. In questa sfida le novità più rilevanti arrivano dal Computer Graphics Group del MIT di Cambridge 5 che a Vancouver presenterà ben due ricette per computare lo sfocato in maniera più efficiente. "La prima tecnica  -  spiega Jaakko Lehtinen, a capo della ricerca  -  semplifica il processo di calcolo partendo dall'assunto che il modo in cui la luce si riflette su un oggetto in movimento non cambi nel corso di un singolo fotogramma. In questo modo l'algoritmo fa comunque la media dei diversi colori che compongono la superficie di un pixel, ma li calcola una volta sola". La seconda strategia, invece, consiste nel ridurre lo sforzo computazionale scegliendo a tavolino da quanti raggi di luce far colpire delle lenti immaginarie. Il risultato è la realizzazione di un fotogramma video in soli 10 minuti invece che in un'ora.

"Attenzione, reggersi forte!". Per la gioia degli appassionati di videogiochi (e non solo) l'unità di ricerca della Disney a Pittsburgh ha brevettato un nuovo sistema chiamato "Surround Haptics" 6, che consente di ricreare gli strattoni tipici di una corsa ad alta velocità. Il cuore della scoperta è la cosiddetta "sedia aptica" inventata da tale Ivan Poupyrev. "Si tratta di una normale sedia di legno equipaggiata con cuscinetti contenenti una griglia di attuatori, così da creare un feedback tattile che sia sincronizzato con i suoni e le immagini del gioco", spiega il ricercatore. Il processo è quello della percezione aptica, ossia del riconoscimento degli oggetti attraverso il tatto. Per via di un'illusione sensoriale, il nostro cervello percepisce le vibrazioni provocate da due attuatori posti in punti diversi della pelle come un unico impulso nel mezzo. Sfruttando questo trucco, il gruppo di ricerca ha sviluppato un algoritmo con cui controllare la posizione e l'intensità delle sensazioni prodotte dalla rete di attuatori. Il risultato è un sedile capace di prendere in giro le nostre percezioni, facendoci sentire il brivido dell'accelerazione anche laddove si resta immobili. Secondo i ricercatori, il sistema potrebbe cambiare il volto dei parchi divertimento, oltre ad offrire nuove esperienze di "cinema immersivo".

Quei nove mesi... per finta. Un simulatore di gravidanza per far provare anche agli uomini l'effetto di aspettare un bambino. A svilupparlo sono stati dei ricercatori del Japan Advanced Institute of Science 7, convinti sostenitori del fatto che la diminuzione delle distanze tra uomo e donna passi (anche) da qui. Il loro dispositivo ha la forma di un vestito in grado di "simulare il peso, la temperatura, il movimento e il battito cardiaco di un feto". Il processo della gravidanza può essere concentrato in due minuti, oppure svolgersi più lentamente così da dare un'idea di come cambino le sensazioni giorno per giorno. Per mimare la presenza del feto, il vestito contiene una sorta di borsa dell'acqua calda da circa 4 litri. L'effetto dei tipici calcetti, invece, è ricreato grazie a una fodera di 45 palloncini che si espandono e si contraggono. Come spiega Takuya Iwamoto, "l'elemento più difficile da riprodurre è il movimento". Per questo è necessario un reticolo di attuatori ad aria che sfruttino, ancora una volta, l'illusione tattile. A completare il tutto sono un accelerometro e dei sensori per l'interazione. Connettendo l'abito al computer, è possibile vedere un modello tridimensionale del feto e dei suoi cambiamenti nelle diverse fasi della gravidanza. Di più: secondo Iwamoto e colleghi, infatti, il simulatore è anche in grado di mimare l'umore del feto ai movimenti della madre. I risultati non sorprendono: felicità per le carezze, fastidio e "giramento" per i movimenti più maldestri.

Ventimila leghe sotto i mari. Al Georgia Institute of Technology 8, invece, si sono concentrati sulla vita marina e su come ricrearne forme e movimenti. Il risultato è un modello computerizzato capace di animare autonomamente pressoché tutte le creature del mare, dalle murene alle tartarughe. Il sistema crea una forma approssimativa dell'animale come se fosse un Lego; poi sistema le diverse giunture nel modo più fluido possibile, tenendo conto anche delle proprietà dell'acqua e delle correnti. Come spiega il New Scientist, se nel cartone "Alla Ricerca di Nemo" Marlin, Dory e tutti gli altri erano il frutto di animazioni individuali, grazie al nuovo modello un intero universo sommerso può ora materializzarsi da solo. O quasi.
(18 giugno 2011)
 
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LA STORIA

Alcatraz compie 30 anni
e diventa un ecovillaggio

L'associazione fondata da Jacopo Fo nel cuore dell'Umbria diventa grande e si evolve: 60 appartamenti ecologicamente sostenibili che sono la nuova frontiera della vita comunitaria di LEONARDO MALÀ

GUBBIO - "Libera Repubblica di Alcatraz", una roba strana per la gente umbra che vide la prima insegna, trent'anni fa. All'inizio, quando chiedevi indicazioni, c'era chi esclamava: "Ah, cerchi i Darifò!". Dariofò veniva letto tutto attaccato e al plurale faceva Darifò: Jacopo, evidentemente, era troppo giovane per avere diritto alla consacrazione anagrafica.

Trent'anni dopo la strada è la stessa. Ci si arriva attraverso un paesino che, come molti sanno, si chiama Casa del Diavolo, per l'occasione tempestato di altarini e fiori fino alla chiesa nuova, in fiero calcestruzzo davanti alla sulfurea tabella stradale. Chissà come mai, trent'anni fa, il giovane milanese Jacopo scelse quest'angolo di Umbria selvatico, esposto al sole ma altrettanto protetto dai colli intorno. Adesso nelle sue sopracciglia c'è un pizzico di bianco. Il fisico, però, è lo stesso del padre.

LE IMMAGINI 1

Dev'essere la vita sana del posto, verdure e ortaggi che qui hanno conseguito la patente biologica "moooolto" prima di quanto usi oggi. Infatti il Dario e la Franca vengono sempre più spesso ad abitare qui. Lo dimostrano le tracce evidenti che il "nobeluomo" dissemina per il villaggio, statue, dipinti, sculture, orologi a vento fatti da ingranaggi di legno penzolanti.

Ma il vero regalo che Jacopo si è concesso per i trent'anni di Alcatraz si chiama "ecovillaggio" ed è un tributo al suo testardo bisogno di concretezza. Vanno bene i corsi di teatro di Luca Ronconi, quelli magici di nonsisachecosa inventati da Stefano Benni, va bene l'asino-terapia, lo yoga demenziale, la doma etologica dei cavalli, ma una casa è sempre una casa.

Il progetto è in partnership con Banca Etica, 60 appartamenti costruiti secondo criteri di massima sostenibilità ambientale, fisicamente distaccati da Alcatraz ma visibili a occhio nudo. Le prime sedici unità sono già state assegnate. Jacopo ha l'entusiasmo di un ragazzino nel mostrare come sono fatte. "L'esterno è in legno...". "No, è in pietra". "E' in legno". La mano tocca e si sorprende. È proprio legno, anche se sembra pietra. "Ovviamente - precisa Fo - se preferisci puoi fartela con l'esterno in legno naturale". "E in pietra che sembra legno?".
Jacopo neanche ascolta e sfoggia il carnet di esperti che hanno collaborato al progetto: Pietro Laureano per il sistema idrico (consigliere Unesco), Maurizio Fauri per la parte energetica (docente all'Università di Trento) e Sergio Loss, il papà della bioarchitettura italiana.

Si parla di tetti ventilati, di pareti con intercapedini leggere e antisismiche, vetri con l'anima in gas per evitare dispersione di calore, caldaie a tre bocchette che pescano l'acqua in basso per riscaldare il pavimento, a mezz'altezza per lavarsi le mani e in cima per la doccia. Spazi comuni che non ha senso avere in casa, come la lavanderia o la piscina e il salone delle feste. La metamorfosi della vita comunitaria, dal '68 a oggi, è racchiusa in una regola semplice: nessuno ti obbliga a stare insieme al prossimo ma se hai voglia di vedere qualcuno, sai dove andare.

Dal balcone si vede lo scrimo verde del fiume Resina. Jacopo ha un sussulto di riso. "Dovessi dire il ricordo più vivo di questi trent'anni, metterei in testa la risalita del fiume con Dacia Maraini e Andrea Pazienza, tutti vestiti con costumi ottocenteschi, portando a spalla Massimo Capotorto, fumettaro pazzo, perfettamente a suo agio nel ruolo di capopolo. Grande performance demenziale".

Ci sono anche compiacimenti più individuali, legati al teatro, alla recitazione e alla scrittura. Ascoltare le proprie parole in bocca a Paolo Rossi, addirittura scandite da Dario Fo e Franca Rame, ché sul palco non sono mamma e papà e non dispensano "licenze teatrali" per linea dinastica. Con fatica Jacopo si è conquistato un posto nel desco dei giullari, dove non sono ammessi intrusi perché a nessuno è concesso sapere cosa c'è sotto la maschera, mogli, mariti e figli compresi: "Il mio debutto è stato al Teatro dei Satiri, a Roma. Avevo quarant'anni". E non aggiunge altro, uscendo di scena e lasciando al morbido scricchiolio delle tavole di legno l'effetto finale. Qui il legno la fa da padrone e a ben vedere l'ecovillaggio è un sorta di palcoscenico che aspetta l'applauso da madre terra.

Dietro queste case, ficcate in terra come candeline sulla torta, c'è il percorso trentennale di Jacopo e del suo "ideale repubblicano", una maturazione sempre più attenta agli aspetti concreti della vita comune, al recupero del "senso delle cose". Chi cercasse contraddizioni nell'effimero yoga demenziale forse non si è mai misurato con le provocazioni burocratiche che in Italia colpiscono a tradimento tutte le "rivoluzione dolci". Curare la demenza attraverso il demenziale è una sorta di principio omeopatico, previene l'ulcera.

Di sicuro manca, nella biblioteca di Jacopo scrittore, un resoconto sui mille sgambetti ricevuti durante i trent'anni di Alcatraz. Sarebbe la testimonianza di un figlio generato dal Grande Sberleffo che prova a incarnare i sogni di una socialità diversa e racconterebbe meglio di altri l'affanno italiano dietro il resto d'Europa. Il Batman, alto due metri e sistemato sul tetto di Alcatraz, ascolta e annuisce gravemente.

Cala il sole. Si riparte dalla folle e libera Repubblica con in tasca il passaporto locale, i francobolli commemorativi per la giornata della pigrizia, una banconota da dieci talenti vera come un bel sogno e un doblone luccicante. Ci si rituffa giù per il quagliodromo, per Casa del Diavolo tempestata di altarini, nel cuore dell'Umbria verde e rossa che ha la più alta percentuale di cemento prodotto in Italia e sta per riaprire una vecchia centrale a carbone truccata da qualche manciata di biomasse. Un po' di rassicurante schizofrenia, ecco cosa mancava.
(17 giugno 2011)

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Sorteggio Wimbledon
Di nuovo Isner-Mahut

Al primo turno sull'erba londinese remake della sfida dell'anno scorso, il match più lungo della storia, 70-68 al 5° per l'americano, dopo 11 ore e 5 minuti di battaglia. Italiani: Volandri-Berdych, Starace-Wawrinka, Seppi-Montanes. Schiavone prende Dokic, Pennetta la Begu

John Isner e Nicolas Mahut e lo storico punteggio. Epa
John Isner e Nicolas Mahut e lo storico punteggio. Epa
LONDRA (Gran Bretagna), 17 giugno 2011 - Preparate il pallottoliere! Clamoroso sorteggio nella compliazione del tabellone del torneo di Wimbledon 2011: il francese Nicolas Mahut ritroverà nell'incontro di primo turno l'americano John Isner, con cui, nell'edizione passata ha disputato il match più lungo della storia del tennis con 11 ore e 05 minuti di durata. La partita, disputata nell'arco di tre giorni, è terminata con il punteggio di 70-68 al 5° set a favore diell'americano Isner. I due, che non si sono più affrontati dallo storico incontro, non avevano che una chance su 127 di ritrovarsi l'uno contro l'altro nel sorteggio: ed è quella che è uscita dall'urna.
italiani — Così gli accoppiamenti degli italiani: Volandri-Berdych, finalista l'anno scorso, Starace-Wawrinka, Seppi-Montanes; Fognini, che rientra a Wimbledon dopo lo spendido quarto di finale al Roland Garros e l'infortunio subito, esordirà contro l'insidioso canadese Milos Raonic. Fra le donne: Schiavone-Dokic, match insidioso, Pennetta-Begu, Vinci-Dushevina, Errani-Kanepi, Brianti-Kirilenko, Oprandi-Dominguez Lino. Nel main draw c'è anche Camila Giorgi, che ha superato le qualificazioni, ha centrato l'accesso al tabellone principale e deve aspettare la fine degli altri match di qualificazione per conoscere la sua avversaria. La diciannovenne marchigiana è la numero 172 del ranking.
i big del maschile — Nadal e Federer sono dalla parte opposta del tabellone; il campione in carica inizia con Russell, poi ha un probabile Raonic al 3°, Del Potro al 4°, Berdych (o Fish) nei quarti e Murray in semifinale. Lo scozzese inizia con Gimeno Traver e dovrebbe essere atteso da Cilic al 3°, Gasquet al 4°, Roddick nei quarti, prima dell'incrocio con il n.1 al mondo. Nell'altra metà del tabellone, Federer parte contro Kukushkin, poi 'vede' Nalbandian al 3°, uno fra Isner e Mahut (o Youzhny) al 4° e probabilmente Tsonga nei quarti, prima del replay della semi del Roland Garros contro Djokovic. Il serbo, inizia con il francese Chardy, poi Anderson, un erbivoro, al 2°, un probabile Llodra al 4° e Soderling nei quarti. Lo svedese, però dovrà stare attento già al 1° turno, contro lo specialista Petzchner.
i big del femminile — Nel tabellone femminile, la prima cosa da dire è che potrebbe esserci una finale fra le soorelle Williams, che sono molto più che mine vaganti, nonostante la loro non eccelsa condizione. Serena, campionessa uscente, inizia con la francese Rezai e sulla sua strada ha Bartoli in ottavi e Radwanska o Li nei quarti, ma attenzione alla Lisicki. Osando, Serena potrebbe arrivare a una semi con la vincente di Wozniacki, testa di serie n.1 e Sharapova, che però in ottavi ha la Stosur. Nell'altra metà di tabellone, Venus ha al 1° la Amanmuradova, poi Kimiko Date, Jankovic al 3° e una fra Pironkova e Zvonareva al 4°, fino a un eventuale quarto fra Kvitova o Kuznetsova. Nel quarto superiore c'è Francesca Schiavone, testa di serie n.6, che ha subito un duro ostacolo con la Dokic, ma poi potrebbe arrivare alla Petkovic in ottavi e a una fra Pavlyuchenkova e Azarenka (o Hantuchova) nei quarti.
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