sabato 23 luglio 2011

hahahhahaahah

Apple vuole anche la tv
nel vivo l'asta per Hulu

Il servizio di streaming di telefilm e film, che vale due miliardi di dollari, potrebbe essere acquistato dall'azienda di Cupertino per completare l'offerta di iTunes. Ma in gara ci sono anche altri giganti del web, come Yahoo e Google di ALESSIO SGHERZA

NEW YORK - Se c'è qualcosa che ancora mancava alla Apple era la televisione. Ecco quindi che la compagnia fondata da Steve Jobs sta pensando di risolvere il problema comprando Hulu, il sito di streaming (legale) che ha rivoluzionato - insieme a Netflix - la vita dei telespettatori negli Stati Uniti, l'unico paese dove è disponibile.

Hulu è il paradigma della tv on demand: il suo motto è infatti 'ovunque, a qualsiasi ora'. Basta un pc e una connessione a internet per avere un piccolo schermo a propria immagine e somiglianza. L'utente al potere, sceglie il programma o il film e subisce un po' di pubblicità e qualche limitazione (cinque episodi dell'ultima settimana, ma accesso libero a tutto l'archivio). Chi vuole può anche sottoscrivere un abbonamento, a 7,99 dollari al mese, se vuole avere accesso illimitato e utilizzare anche telefonini e tablet.

Fondato nel 2007, è una joint venture fra tre grandi network statunitensi (Nbc, Abc e Fox) ed è stato il primo sito a offrire lo streaming, legalmente e gratuitamente, agli utenti. Quello di Hulu è un sistema i cui introiti sono basati in gran parte sui messaggi pubblicitari, ma negli ultimi tempi ha sofferto enormemente la concorrenza di Netflix, l'altro grande protagonista di questo mercato. Netflix nasce come servizio di noleggio a domicilio di vhs e dvd, ma da quando ha iniziato a puntare sullo streaming ha messo in crisi la compagnia di Jason Kilar.

Sono arrivate quindi le difficoltà, il calo di appetibilità sul mercato e addirittura i piani di stravolgerlo: a gennaio c'era un progetto per trasformare Hulu addirittura in una compagnia di servizi via cavo. Poi la decisione di metterlo in vendita, al modico prezzo di due miliardi di dollari. E qui, tra gli altri, entra in gioco la Apple. Che potrebbe acquistare Hulu con gli spiccioli, visto che nel suo ultimo bilancio la compagnia di Cupertino ha dichiarato liquidità per oltre 76 miliardi.

Ad annunciare l'interesse dell'azienda di Steve Jobs è il Wall Street Journal: "Apple sta pensando di fare un'offerta nell'asta per Hulu", scrive il giornale. E per rendere l'acquisto più appetibile - viste le evidenti difficoltà del sito di fronte a Netflix e al recente lancio di un analogo servizio da parte di Amazon - i tre network Nbc, Fox e Abc offrono un prolungamento degli accordi per i prossimi cinque anni, di cui i primi due di esclusiva.

Per la Apple un servizio come quello di Hulu sarebbe la ciliegina sulla torta, il perfetto complemento della vendita di film, musica e serie tv su iTunes. Jobs non può che essere intrigato dall'idea di offrire una doppia possibilità agli utenti: comprate su iTunes, fate streaming su Hulu. Va bene tutto, tanto i soldi degli utenti finirebbero sempre nelle casse di Cupertino.

Ma l'asta è ancora aperta e dentro ci sono quasi tutti i big. Ad esclusione di Microsoft che si è tirata indietro pochi giorni fa. Yahoo! è interessata, ma vuole il prolungamento degli accordi per cinque anni in esclusiva. Amazon ha appena lanciato un suo servizio di streaming, ma secondo gli esperti potrebbe partecipare all'asta. E poi c'è l'immancabile Google, che ha la sua Google Tv 1, ma forse a Mountain View stanno pensando di comprare Hulu per guidare la rivoluzione di Youtube, annunciata per la fine dell'anno.
(23 luglio 2011)
 
--------------- 
 
Dopo la marea nera E.On investe nell’immagine sarda.
Su Mediaset
La multinazionale da 93 miliardi di fatturato annuo dà seguito ad un accordo per ripristinare l'immagine del sassarese dopo lo sversamento di migliaia di litri di olio combustibile in mare a gennaio: 54mila euro di investimento nelle reti Mediaset, per realizzare un servizio sulle bellezze marine locali
I risarcimenti per i danni della “marea nera” di Porto Torres? Per ora non finiranno nelle casse della Regione Sardegna, ma solo in quelle di Publitalia ‘80 spa, la concessionaria pubblicitaria delle reti Mediaset. Per alcuni è solo un primo passo, per altri una beffa: “Il territorio avrà un ritorno in termini di immagine?”, si chiedono dal giornale locale Sassari Notizie. È ancora è presto per dirlo, ma “per ora a guadagnarci sarà Mediaset”. E’ il risultato della convenzione tra il Comune di Sassari e la multinazionale petrolifera E.On, che fattura miliardi ma per ora verserà solo 54mila euro per un servizio televisivo dedicato al territorio del Sassarese e alle sue risorse marine, per compensare il danno d’immagine all’apertura della stagione turistica.

L’accordo nasce dalle richieste della giunta Cappellacci di “un intervento per il consolidamento dell’immagine turistica delle zone della Sardegna interessate dal fenomeno dello sversamento di olio combustibile che si sostanzia in finanziamenti per la promozione del territorio”. Istanze che la multinazionale responsabile del disastro dello scorso 11 gennaio – quando per un errore vennero riversati in mare migliaia di litri di olio combustibile – ha iniziato a soddisfare in primavera. Già a maggio, infatti, E.On Italia aveva finanziato “Primavera in Romangia”, una campagna pubblicitaria per promuovere una serie di appuntamenti per valorizzare il patrimonio artistico e naturalistico del territorio del Comune di Sorso.

Ora, invece, a sperare di beneficiare della pubblicità finanziata da E.On sarà la città di Sassari. Il denaro verrà infatti destinato al contratto pubblicitario che il Comune sardo siglerà con Publitalia per la messa in onda di un servizio dedicato alle risorse marine del sassarese e destinato alla trasmissione “Pianeta Mare“, un programma eseguito in collaborazione con il Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali in onda ogni domenica su Rete 4.

Ignorata invece dalla multinazionale tedesca la richiesta del sindaco di Sassari, Gianfranco Ganau, di contribuire alla sponsorizzazione della Dinamo, storica squadra di basket cittadina, impegnata ai massimi livelli ma ad un passo dal fallimento finanziario. Un gesto che, secondo il primo cittadino sassarese, oltre a rappresentare un “primo parziale risarcimento dei gravi danni ambientali subiti”, avrebbe portato E.On ad aiutare molto di più il territorio e la sua immagine.

In Sardegna sono in molti a pensare che 54mila euro, per una società che nel solo 2010 ha fatturato circa 93 miliardi di euro, non siano un grande sforzo. Ma, soprattutto, che non debbano essere l’unica forma di indennizzo. Lo fa ben presente Antonio Cardin, capogruppo del Partito Sardo d’Azione e già promotore in Consiglio comunale di iniziative “volte ad ottenere per il litorale sassarese un congruo risarcimento” per l’inquinamento subito: “Pensare di liquidare con un piatto di lenticchie un danno simile, che ha avuto ripercussioni economiche enormi in tutte le attività commerciali e di servizi, rappresenta uno schiaffo per tutti i sardi”.
 
-------------------

mercoledì 20 luglio 2011

hahahahaha

Rai-Agcom, Berlusconi indagato per abuso d’ufficio 

Silvio Berlusconi indagato per abuso d’ufficio in concorso con l’ex commissario Agcom Giancarlo Innocenzi e l’ex direttore generale della Rai Mauro Masi per le pressioni esercitate dal premier nel 2009 affinché venisse sospesa la trasmissione ‘Annozero‘ di Michele Santoro.

E’ la novità istruttoria decisa dal procuratore Giovanni Ferrara, dall’aggiunto Alberto Caperna e dai pm Ilaria Calò e Roberto Felici cui il tribunale dei ministri aveva restituito il fascicolo aperto a Trani, dichiarandosi incompetente a giudicare il caso sul presupposto che Berlusconi, nel momento in cui telefonò a Innocenzi e Masi, non agì nelle sue funzioni di presidente del Consiglio.

E così i magistrati della procura di Roma hanno preso atto delle conclusioni (benché non vincolanti) dello speciale collegio per i reati ministeriali che ha di fatto archiviato le accuse di minacce e concussione attribuite a Berlusconi, unico indagato finora, con Innocenzi e Masi persone offese. Per il tribunale dei ministri, come anticipato dal Fatto, dall’esame delle intercettazioni relative a diciotto telefonate sarebbe configurabile un’ipotesi di abuso d’ufficio per tutti e tre i protagonisti della vicenda. Nei prossimi giorni i pm di piazzale Clodio si riuniranno per fare il punto della situazione e decidere se concludere gli accertamenti con il deposito degli atti (passo che prelude a una richiesta di rinvio a giudizio), salvo una integrazione dell’attività istruttoria, o con una richiesta di archiviazione al gip.


--------------- 

INTERNET

Nella Silicon Valley trevigiana
così nasce l'accademia digitale

Nella campagna veneta un centro di formazione destinato a far crescere i nuovi Zuckerberg. Il progetto sviluppato da H-farm, l'incubatore di start-up, e finanziato da una cordata di imprenditori del Nord-Est di FLAVIO BINI

LÀ DOVE c'era l'erba, oggi, c'è una scuola digitale. Nasce infatti - in mezzo al verde della campagna agricola di Ca'Tron, in provincia di Treviso - la prima digital academy d'Italia. Passeranno da qui i futuri Zuckerberg e Dorsey, padri di Facebook e Twitter, Sean Parker o Andrew Mason, creatori di Napster e Groupon? Lo spera sicuramente Ricardo Donadon, ideatore di H-Farm, l'incubatore di start-up che ha promosso il nuovo centro.

I numeri. La scuola ha già aperto i battenti e a fine settembre darà il via al master in Digital enterpreneurship con due corsi semestrali da 30 studenti ciascuno. Durante il periodo, gli studenti svolgeranno tre mesi di lezioni e tre mesi di stage in imprese del Nord-Est. Il tutto sotto la supervisione del direttore scientifico della nuova scuola: Luca De Biase, ex responsabile del settimanale Nova24 ed esperto di nuove tecnologie.

Corsi per studenti, imprenditori e famiglie. "L'obiettivo della scuola è formare giovani imprenditori digitali -  spiega Giuliamaria Dotto, 28 anni, coordinatrice della Digital Accademia - ma la struttura non è rivolta soltanto a studenti. Accanto al master l'Accademia promuoverà anche diversi corsi più brevi, rivolti a professionisti e aziende, e iniziative per bamabini, genitori e anziani".

Nessun requisito. Le iscrizioni per il master partiranno ad agosto e saranno aperte anche a chi non è in possesso di una laurea. "Non vogliamo porre limiti di alcun tipo, stiamo anche mettendo a punto un sistema di borse di studio per agevolare l'accesso di chi non se lo potrà permettere", spiega la coordinatrice.

Un po' campus, un po' università, l'accademia ospita anche 24 posti letto. "Vogliamo creare un'esperienza nuova, diversa dalle forme tradizionali di insegnamento e diventare un punto di riferimento della cultura digitale". Ancora da definire l'elenco dei docenti ma saranno coinvolti anche giornalisti, imprenditori ed esperti internazionali.

La sede. Ex casa colonica dell'ottocento, l'Accademia ospita al suo interno tre workroom, due aule corsi e un ristorante interno. Uno spazio, quasi 12mila metri quadrati, coperto ovviamente da una rete senza fili e connesso con banda larga per garantire l'accesso ad alta velocità al web.

H-Farm. L'Accademia è soltanto l'ultimo tassello messo a punto da H-Farm, la piccola Silicon Valley che si sta sviliuppando nella campagna di Treviso. Un incubatore di idee che dalla sua nascita, sei anni fa, ha dato il via a 26 start-up. Una piccola multinazionale radicata soprattutto nel nostro Paese, ma che vanta progetti anche nelle altre sedi di H-Farm: cinque a Seattle, due a Londra e uno in India, a Mumbai.

I dipendenti in tutto il mondo sono 250, con l'obiettivo di raddoppiarli entro il 2015. A credere nel progetto e fare da finanziatori una cordata tutta veneta di imprenditori. Da Renzo Rosso a Ferragamo, passando per Marzotto, Riello, Buoro e tanti altri. Così l'impresa cerca di rilanciare il Nord-Est dei miracoli, investendo nell'unica risorsa che non si può spostare altrove e produrre a costi più bassi: le idee.
(19 luglio 2011)
-------------------

Rossi sfoglia le... Ducati
"Useremo entrambe le GP11"

MILANO, 19 luglio 2011

Valentino ammette di non sapere ancora quale versione della Desmosedici utilizzerà a Laguna Seca: "Venerdì nelle libere vedremo qual è la più adatta". Sul circuito: "Una pista che mi ha sempre dato grandi emozioni"

Gazzetta TV
 
Il GP di Germania, domenica scorsa, ha lasciato più incertezza al Team Ducati su quale sia la 800 al momento migliore per i suoi piloti. Com'era prevedibile, nelle casse che sono state spedite in California, ci sono entrambe le versioni della GP11 che saranno a disposizione di Valentino Rossi e di Nicky Hayden. "Penso che venerdì proveremo ad usare entrambe le versioni della Desmosedici - afferma Valentino Rossi in una nota della Ducati - per compararle e fare un lavoro sia per l'immediato, sia per il futuro, perchè vogliamo capire più cose possibili. Siamo consapevoli che può essere difficile perchè dobbiamo preparare nel contempo la gara ma pensiamo sia giusto provare tutto il possibile per migliorare la nostra moto".
Dobbiamo essere competitivi in gara, ma nello stesso tempo guardiamo al futuro
IL PIACERE DELLA LAGUNA — "Laguna per me - aggiunge Rossi - vuol dire una curva fantastica, il Cavatappi, e tanti bei ricordi, tra i quali una delle gare più belle della mia carriera, nel 2008. È sempre un gusto correre negli Stati Uniti perchè il motociclismo qui è un mondo diverso, molto bello".
Gasport© RIPRODUZIONE RISERVATA

sabato 16 luglio 2011

hahahahah

Manovra, spunta perfino il condono

di Bianca Di Giovanni | tutti gli articoli dell'autore
copertina 16 luglio
Pagano solo alcuni, altri no. La stangata da 45 miliardi, di cui quasi 30 di maggiori entrate (tra ticket, bolli e nuove tasse) non chiede prezzi speciali ai grandi patrimoni. E non solo: contiene anche i «soliti» sconti fiscali per chi non è a posto con l’erario. Insomma, ancora un condono, mentre ai dipendenti si chiedono lacrime e sangue. Sulle famiglie piomba la «tassa sulla salute», un ticket pesantissimo che colpirà le fasce più deboli. Su questo punto il Pd alza le barricate: le Regioni Emilia Romagna e Toscana hanno deciso di non applicare la disposizione, preferendo ricavare i risparmi equivalenti da altri capitoli. Intanto in Parlamento Dario Franceschini annuncia una proposta di legge che prevede la soppressione della norma sul prelievo per le ricette e per le visite al pronto soccorso, in vigore già da lunedì.

La manovra d’emergenza passa a tempo di record il vaglio del Parlamento. Dopo il Senato, anche la Camera ieri ha dato l’ok alla fiducia posta sul provvedimento con 314 sì, 280 no e 2 astenuti. Le opposizioni, che si sono assunte la responsabilità dell’iter veloce, hanno comunque confermato compatte il loro dissenso sulle misure. Giorgio Napolitano ha emanato il provvedimento dopo mezz’ora dal voto.
 
---------------------

2011, fuga dalle università: iscritti a picco

di Mariagrazia Gerina | tutti gli articoli dell'autore
IMG
Figlio di un operaio o figlio di un petroliere fa lo stesso», scrive Roger Abravanel, già consulente della McKinsey & Company e ora consigliere del ministro Mariastella Gelmini: quello che conta è il merito. Vallo a raccontare a Girolamo, figlio di un camionista e di una casalinga, nato e cresciuto a Palmi, Calabria. Girolamo ha vent'anni, è perito informatico e vorrebbe laurearsi. Lo scorso settembre, appena diplomato, si è messo a inseguire la chimera di una borsa di studio e di un alloggio alla Casa dello studente di Cosenza. Alla fine, anche se aveva superato il test a numero chiuso, si è scoraggiato. E non si è più iscritto. Quest'anno ci riproverà, in proprio: «Facendo un po' il cameriere, un po' il meccanico ho messo da parte 700 euro». Per mantenersi all'università da fuori sede, in un anno ce ne vogliono 7mila. Storie di ordinaria esclusione dall'università italiana.

Sempre più ragazzi rinunciano in partenza. Se nel 2002, il 74,5% degli Under 20, presa la maturità, correva a iscriversi all’università, sperando in un futuro e un lavoro migliore, nel 2009 (ultimo dato disponibile) quella percentuale è scesa al 65,7%, facendo passare da 330mila a 293mila le matricole under 20. Nove punti percentuali persi in 8 anni: 38mila ragazzi che, usciti dalla scuola superiore, non ci hanno neppure provato. E la parabola discendente precipita letteralmente in certe province del Sud. A Catania, per esempio, dove appena il 46,4% dei maturi si iscrive all’università. Oppure a Cagliari, dove la percentuale è del 56,8%.


Ma anche il Nord ha i suoi abissi. A Sondrio, il rapporto tra diplomati e matricole è del 46,7%; a Bolzano, non va oltre il 37,3%. E chi si iscrive spesso resta indietro fin dal primo metro. In più, una buona fetta delle matricole - circa il 13,3% -, al termine del primo anno non ha superato neppure un credito e da matricola finisce direttamente nel limbo degli «inattivi». Mentre ancora di più, il 16,7%, sono quelli che gettano la spugna dopo il primo anno. Cronaca di un’emorragia che dovrebbe essere in cima alle preoccupazioni di chi governa il paese.


Chi sono questi ragazzi che rinunciano all’università? Perché invece di proseguire gli studi decidono di fermarsi? L'ultimo rapporto Almalaurea lo dice esplicitamente. Tra le cause del calo di immatricolazioni, c'è «la crescente difficoltà di tante famiglie a sopportare i costi diretti e indiretti dell'istruzione universitaria» unita a «una politica del diritto allo studio ancora carente». Una sorta di tenaglia che si stringe attorno ai ragazzi. Da una parte, la crisi rende più severo il bilancio delle famiglie che non ce la fanno più a sostenere le spese universitarie. Dall'altra, il bilancio dello Stato, invece di potenziare le scarse risorse destinate alle borse per gli studenti, taglia i fondi per il diritto allo studio.


Mentre in Germania o in Francia uno studente su quattro riceve una borsa di studio, in Italia nemmeno 1 su 10 riesce ad ottenerla. Su una popolazione di 1,8 milioni di iscritti, appena 150mila nel 2010 ne hanno beneficiato. E peggio ancora va per gli alloggi universitari che sono appena 41mila in tutta la penisola. Gli sbarramenti di reddito sono molto bassi, escludono non solo il ceto medio, e variano da regione a regione: sotto gli 11mila euro in Abruzzo, meno di 14mila in Molise, fino a 19mila in Piemonte. E anche tra gli idonei, 1 ogni 6 resta fuori. Gli esclusi nel 2010 erano 29mila su 179mila aventi diritto (il 16,3%). Un’ingiustizia anche qui diversamente distribuita. Più di 2mila esclusi in Abruzzo, dove solo il 55% degli idonei ottiene la borsa; 7mila in Campania, dove la percentuale è del 56%; 4400 in Calabria, dove è beneficiato della borsa solo il 59%, etc.


La domanda dovrebbe essere: come includere almeno loro? E invece il governo ha stanziato appena 26milioni per il prossimo anno, reintegrate a 97 milioni, dopo le proteste, per l'anno in corso. Comunque meno della metà dei 246milioni di euro stanziati nel 2009 e 50 milioni in meno della media degli anni precedenti. In compenso 10 milioni li ha destinati alla "Fondazione per il merito", istituita sulla scia dell'Abravanel-pensiero. Ma chi se la merita un’università così. se non chi può permettersi di sostenerne i costi anche senza borsa? A questo proposito sono illuminanti i dati Eurostudent. I laureati tra i 45 e i 64 anni sono appena l'11% della popolazione generale (il 10% tra le donne) ma se guardiamo alla popolazione universitaria il 20% degli studenti universitari ha un padre laureato (il 17% una madre). Mentre appena il 35-6% degli studenti hanno un padre o una madre con un titolo di studio medio-basso, percentuale che sale al 62% nella popolazione generale. E solo il 28% ha un padre operaio (44% della popolazione tra i 45 e i 64 anni).


D'altra parte la laurea ha perso attrattiva anche, anzi, forse soprattutto per le classi più svantaggiate. La disoccupazione, per chi ha la laurea triennale, è passata dall'11,3% del 2007 al 16,2% del 2009. E chi trova lavoro in un caso su due è precario. Mentre gli stipendi passano dai 1210 euro del 2007 a 1149 euro del 2009. Il deterioramento della condizione occupazionale dei laureati, insomma, è l'altro grande fattore che rema contro quello che è stato fin qui uno dei principali obiettivi di crescita del paese: estendere la formazione universitaria anche alle fasce di popolazione che ne erano tradizionalmente escluse. Trent'anni fa i figli della «classe operaia» (così nella classificazione di Almalaurea) tra i laureati erano l'1,5%, nel 2004 erano il 22,4%, nel 2010 sono il 25,8%. Una tendenza che, a leggere i dati delle immatricolazioni, sembra destinata a invertirsi di nuovo. E mentre in Europa i figli di genitori con un titolo di studio basso che si laureano sono il 17%, in Italia la percentuale è ancora all'8%. Che vadano a scaricare la frutta ai mercati generali, ha suggerito Brunetta, a quanti tra i giovani sono esclusi dal mercato del lavoro. La riforma Gelmini, rispetto agli esclusi dall'università, non fa di meglio: non ha neppure provato ad analizzare il problema.


1-continua

16 luglio 2011
 
---------------- 

ENERGIA

Rinnovabili, visione 2030
nuovi impianti e investimenti

Gli scenari fotografati dal rapporto Greenpeace "Revolution: the battle of the grids". "Nel complesso dell'Europa è ipotizzabile che arrivino al 68% nell'arco di vent'anni. Ma per andare oltre bisogna fare delle scelte di ANTONIO CIANCIULLO

ROMA - Siamo nel 2030. Le fonti rinnovabili dominano ormai la scena fornendo gran parte dell'energia elettrica. Ma bisogna compiere l'ultimo passaggio della transizione energetica: i combustibili fossili sono diventati improponibili sia per il prezzo che il costo ambientale reso evidente da una lunga serie di disastri climatici. E' meglio investire ancora su impianti di rinnovabili o puntare sulle supergrid, come la rete che collega il vecchio continente con il Nord Africa?

Sono i due scenari previsti dal rapporto Revolution: battle of the grids elaborato da Greenpeace. "In Spagna oggi le fonti rinnovabili forniscono già il 40% dell'elettricità, in Danimarca superano il 28%, l'Italia è oltre il 23%, in Germania il Parlamento ha deciso di compensare la chiusura delle centrali nucleari con un aumento dell'energia fornita dal sole e dal vento", ricorda Giuseppe Onufrio, direttore di Greenpeace. "Nel complesso dell'Europa è ipotizzabile che le rinnovabili arrivino fino al 68% nell'arco di vent'anni. Ma per andare oltre bisogna fare delle scelte".

Nell'ipotesi low grid si continua a puntare soprattutto sui nuovi impianti, mentre gli investimenti sul miglioramento della rete sono pari a 74 miliardi di euro nel periodo 2030-2050, in linea con la programmazione attuale dei vari Paesi.

Nello scenario hi grid invece il numero dei nuovi impianti di rinnovabili diminuisce e gli investimenti sulla rete intelligente, e allargata fino
al Nord Africa, aumentano arrivando a un massimo di 581 miliardi di euro. Questo vuol dire che si potrà trasportare in Europa l'energia accumulata nei deserti e che la rete migliorerà sensibilmente sia per estensione sia per qualità.

Sarà possibile accumulare l'energia in eccesso caricando le batterie di milioni di auto elettriche, riportando in alto l'acqua dei bacini idroelettrici, utilizzando nuove generazioni di batterie e accumulatori, producendo idrogeno. Inoltre la rete intelligente sarà in grado di far scattare milioni di micro interventi di adattamento, ad esempio spegnendo per pochi minuti i condizionatori o rinviando il funzionamento di qualche migliaio di lavatrici in modo da abbassare il consumo nel momento di un picco anomalo.

"Il vero punto debole del sistema delle smart grid sono carbone e nucleare perché hanno una produzione poco flessibile", aggiunge Onufrio. "Se la loro quota dovesse rimanere al livello attuale, in Europa si rischiano di perdere 32 miliardi l'anno di energia prodotta dal sole e dal vento: non potrebbe essere utilizzata. Invece usando come stabilizzatori del sistema gas, geotermia, biomasse, cioè fonti flessibili, si può ottenere il massimo della convenienza economica in uno scenario di rinnovabili molto avanzato".
(07 luglio 2011)

venerdì 15 luglio 2011

già.....

Twitter, una app per i disabili
per "cinguettare" con un soffio

Breath Bird permette a chi non può usare le dita e la voce di partecipare all'attività online. Attraverso il soffio si controlla una tastiera su schermo. Il programma, gratuito, è per ora solo su iPad

ROMA - Si chiama "Breath Bird", il respiro dell'uccellino, ed è un'applicazione al momento solo per iPad, realizzata da Techfirm, sviluppatore giapponese, che consente anche ai portatori di handicap di utilizzare Twitter. L'importanza dei social network è tale anche per chi non può usare una tastiera, e Breath Bird in particolare è dedicata a chi non può utilizzare le dita e ha difficoltà di parola. E per utilizzarla basta un soffio.

Come funziona. Al lancio, Breath Bird mostra nella parte sinistra gli aggiornamenti di Twitter, e nella parte destra la sua interfaccia tutta particolare. Quando si vuole inviare un messaggio, si utilizza la tastiera illuminata, nella parte destra dello schermo. Le file delle lettere della tastiera vengono evidenziate in un ciclo automatico, e l'idea di Breath Bird è tutta qui: per scrivere è sufficiente soffiare verso l'iPad quando la tastiera si illumina sulla fila di lettere che contiene quella che si cerca. Successivamente, si illuminano le lettere di quella particolare fila: un altro soffio, ed ecco che la lettera compare. Certo scrivere i messaggi è un procedimento più lento, ma ora anche i portatori di handicap possono partecipare all'attività del social network.
inviare un messa

Gratis. L'applicazione si può scaricare gratuitamente 1 dall'App store. Dopo qualche tentativo, l'utilizzo diventa piuttosto naturale. Un tentativo lodevole e particolarmente creativo, anche se al momento solo in in lingua inglese e giapponese. Ma non si tratta di un'applicazione difficile da usare, anzi. Ed eventuali difficoltà di linguaggio saranno un problema minore. (t.t.)
 
(14 luglio 2011)
 
---------------- 
 
I senatori nella notte si salvano i privilegi
“Si produce disaffezione, non parliamone” 

In seduta notturna e lontano dalle telecamere la commissione bilancio boccia i tagli ai costi della politica. Con motivazioni diverse. Per Pastore del Pdl: "La dignità dei parlamentari è lesa da campagne diffamatorie che non rappresentano la realtà"
Come i ladri nella notte. A telecamere spente e in seduta notturna i senatori hanno bocciato i tagli ai privilegi della Casta. Il giorno prima che la manovra finanziaria arrivasse a Palazzo Madama, la commissione bilancio ha analizzato i provvedimenti da adottare per ridurre i costi della politica annunciati dal ministro Giulio Tremonti. E li ha bocciati. Escluso Francesco Pancho Pardi dell’Idv, che ha invocato dei tagli sostanziali an agli stipendi, tutti gli altri componenti della commissione sono intervenuti per non cambiare nulla. Marilena Adamo del Pd “ritiene che la definizione del trattamento economico debba tenere conto del costo della vita che è diverso da un Paese all’altro dell’area euro”. Tradotto: non si può portare lo stipendio dei parlamentari italiani (il più alto nella Ue) ai livelli medi degli altri Paesi membri. Anche Francesco Sanna del Pd si dice contrario, ma giustifica la sua posizione invitando a “tenere conto dei necessari fattori di ponderazione, con particolare riguardo alla consistenza demografica dei diversi Paesi”.

Di fatto, sarà una coincidenza, il testo approvato questa sera dal governo recita esattamente così:

“Il trattamento economico di titolari di cariche elettive e i vertici di enti e istituzioni non può superare la media, ponderata rispetto al PIL, degli analoghi trattamenti economici percepiti dai titolari di omologhe cariche negli altri sei principali Stati dell’area euro”.

E qui sorgono i dubbi: cosa deve essere ponderato? La retribuzione del parlamentare rispetto al Pil del singolo stato? O il peso del singolo paese nel concorrere a creare la media delle retribuzioni? E il Pil di riferimento è quello nazionale o quello pro-capite? E poi ancora: quali sono i sei principali stati europei? Quelli con più abitanti o quelli con il Pil (Pil pro-capite??) maggiore? Insomma, un guazzabuglio talmente interpretabile da risultare aperto a qualsiasi futura determinazione.

La notizia – terribilmente bipartisan – è stata riportata da Libero, nell’edizione di stamani. Nel resoconto del Senato si trovato gli interventi integrali. Raffaele Lauro del Pdl “per quanto riguarda la questione dei costi della politica, lamenta come tale questione sia affrontata con modalità improprie, così alimentando la pubblicistica antiparlamentarista che produce una pericolosa disaffezione dei cittadini nei confronti delle pubbliche istituzioni e dei suoi rappresentanti”. In linea con Andrea Pastore, sempre del Pdl, che invoca “che si levino voci in difesa del prestigio del parlamento e della dignità della funzione parlamentare, gravemente lesa da campagne diffamatorie che non rappresentano la realtà e alimentano sfiducia nelle istituzioni e in chi le rappresenta”. Perché, spiega: “L’indennità parlamentare è infatti un istituto necessario per assicurare a deputati e senatori autonomia e indipendenza, e per scongiurare il rischio che alla vita politica accedano soltanto i titolari di redditi particolarmente elevati”.

Integralmente merita di essere letto l’intervento di Barbara Saltamartini del Pdl. La senatrice “ritiene che ciascuno debba assumere con senso di responsabilità i compiti ai quali è chiamato, nell’interesse esclusivo della Nazione. In primo luogo occorre ribadire, di fronte all’opinione pubblica, la legittimazione storica e giuridica dell’istituto dell’indennità parlamentare, nato per assicurare ai rappresentanti del popolo l’autonomia e l’indipendenza necessarie per svolgere con equilibrio – e senza condizionamenti – il mandato politico. Inoltre, l’indennità parlamentare serve al deputato e al senatore per poter svolgere con la massima efficacia la propria attività politica. Ciò che, a suo avviso, rappresenta un intollerabile onere a carico della finanza pubblica, difficilmente giustificabile davanti ai cittadini, è da una parte l’attribuzione di ulteriori indennità ad alcuni parlamentari in ragione di particolari cariche ricoperte all’interno della Camera di appartenenza e, dall’altra, l’insieme delle spese e dei costi per gli apparati burocratici, i quali spesso godono di trattamenti privilegiati. Di fronte all’esigenza di ridurre il debito pubblico, che grava ormai da diversi decenni sull’Italia, occorre a suo avviso dare piena attuazione al combinato disposto degli articoli 53 e 81 della Costituzione, responsabilizzando coloro che amministrano la cosa pubblica, a tutti i livelli di governo, ad un uso virtuoso delle risorse. Ciò anche al fine di rendere quanto più credibili gli interventi di contenimento della spesa, con gli inevitabili effetti a carico dei cittadini e delle famiglie”.
 
-------------------- 

IL CASO

La scomparsa dei predatori
scacciati dalle mandrie

In poco più di trent'anni il Masai Mara ha perso oltre due terzi della sua fauna selvaggia. Un paradiso della biodiversità a rischio estinzione. Crescono, invece, i capi di bestiame dei pastori: sono aumentati del 1.100%

di PIETRO VERONESE
MASAI MARA (kENYA) - La radio dei ranger porta una notizia ghiotta: avvistato un leopardo laggiù, in un angolo della pianura di solito poco battuto. Venti minuti dopo, il più elegante, elusivo, solitario dei grandi predatori del Mara è accerchiato a debita distanza dai fuoristrada dei lodge turistici, pieni di occhi sgranati, bocche spalancate e teleobiettivi. Unica novità apparente, in questo spettacolo della natura che si ripete ogni anno nell'alta stagione, è la presenza crescente di occhi a mandorla. I cinesi, nuovi padroni dell'Africa, sono arrivati fin qui in numeri sempre maggiori.

Insieme al leone, all'elefante, al bufalo e al rinoceronte, il leopardo era uno dei mitici Big Five, i trofei più pericolosi e per questo più ambiti dai cacciatori bianchi in un'Africa che non esiste più. La caccia, tanto per dire, è bandita in Kenya dal 1979. I bianchi, semmai, hanno investito fortemente nel turismo e costituiscono oggi una schiera di accaniti conservazionisti. Ma la fama dei Big Five sopravvive nella pubblicità dei tour operator e il loro avvistamento è sempre il preferito.

Specie dei più rari: il ri noceronte, minaccia tissimo dai bracconieri che ne rivendono a caro prezzo il corno dalle presunte virtù afrodisia che, e appunto il leopardo. La pianura dei Masai, che va per dendosi a sud in direzione della Tanzania in un susseguirsi infinito di verdi colline, è una delle grandi meraviglie del mondo. La sua fauna selvaggia non cessa di attrarre visitatori. Ma questo paradiso della biodiversità, dicono gli scienziati, oggi non è soltanto minacciato: è a rischio di estinzione. Non c'è soltanto l'allarme lanciato da uno studio dell'uni versità dell'Oregon apparso sull'ultimo numero della rivista Science, secondo il quale il numero dei grandi predatori  -  tra di essi il leone  -  è ovunque in declino. La vera sorpresa è venuta dal Journal of Zoology, che ha pubblicato di recente una ricerca dell'università tedesca di Hohenheim capeggiata da un ricercatore keniano, il dottor Joseph Ogutu.

In trent'anni o poco più, dice in sostanza la ricerca, il Masai Mara ha perso oltre due terzi della sua fauna. Impala, giraffe, antilopi africane (Alcelaphus buselaphus cokei), facoceri, zebre sono diminuite del 70 per cento. La grande migrazione annuale degli gnu dalle piane tanzaniane del Serengeti è crollata anch'essa di quasi due terzi. E la popolazione di gnu residente nel Mara, secondo il Journal of Zoology, sarebbe addirittura quasi estinta, ridotta a un misero 3 per cento. Non tutte le specie stano subendo questa sorte, dice il dottor Ogutu: gli struzzi, per misteriose ragioni, non se la passano male; e nemmeno le gazzelle di Grant e il mitologico Eland (Taurotragus oryx). Ma i veri vincitori di questa battaglia sono altri animali, assai più banali e domestici: le mandrie dei Masai, i cui capi, in trent'anni, sarebbero aumentati nell'area protetta del Mara di oltre il 1.100 per cento. E' la pressione dei bo vini sui pascoli, insomma, a costituire la vera minaccia, restringendo inesorabilmente l'habitat della fauna selvatica e condannandola al declino.

Cent'anni fa, qui non c'erano umani e i primi cacciatori bianchi cominciavano appena a scoprire questo immenso miracolo della natura. Oggi il Mara è punteggiato di lodge, alcuni molto esclusivi, e soprattutto circondato da villaggi Masai. Come in tutta l'Africa, come in tutto il Kenya, anche quaggiù la popolazione continua ad aumentare e con essa le greggi di pecore e capre e le mandrie di manzi dei Masai, che prima o poi finiranno al macello di Nairobi e sulle tavole della sua crescente classe media.

E' l'"influenza umana", dicono i ricercatori dell'università Hohenheim di Stoccarda, la causa fondamentale della contrazione della popolazione animale. I bracconieri, l'uso della terra, la pressione del bestiame sui pascoli. Marc Goss, capo dei ranger della Mara North Conservancy, è d'accordo solo in parte. Sì, la fatica quotidiana dei suoi trenta uomini è respingere i mandriani, invitarli a non invadere le distese d'erba che secondo gli accordi spettano agli ungulati selvaggi e non a mucche e vitelli. Sì, i bracconieri arrestati in flagrante e consegnati alla polizia di Narok, il capoluogo, non restano in carcere più di quindici giorni. Poi escono e ricominciano. Ma non crede ai numeri della ricerca. Pensa che i dati odierni siano affidabili, ma non quelli del '77. Soprattutto è cambiato il territorio, quella che il rapporto chiama "regione del Mara": "Di certo in trent'anni una parte del Mara è stata occupata dagli uomini e abbandonata dalle bestie selvagge. Ma in altre, forse più piccole ma ben protette, il numero degli animali è in aumento".

Intorno alla grande National Reserve istituita giusto mezzo secolo fa sono andate sorgendo negli ultimi anni vaste riserve private, le conservancies, ideate dagli operatori turistici. L'idea è collaborare con i Masai, convincendoli che l'ambientalismo può rendere più dell'allevamento e della pastorizia messi insieme. Migliaia di ettari vengono presi in affitto ai Masai e gestiti dalle conservancies. La formula sta dando ottimi frutti per tutti. Forse è la strada.

Anche gli anziani Masai dico no che non è vero che ci siano meno animali selvaggi nel Mara. Appoggiato al suo bastone il vecchio Ole Naimadu, magrissimo settantenne, precisa: "Dipende dalle specie". Licaoni non ce ne sono più; i rinoceronti sono pochissimi. Ma zebre, elefanti, gnu stanno benone. "E i leoni", aggiunge il suo amico Ole Ketere, di vent'anni più giovane, "Sono più di prima e vengono a cacciare le nostre mucche". Per i capi perduti la conservancy paga un indennizzo. E i Masai, lentamente, imparano a convivere con i leoni.

Chi sbarca nel Mara con la fotocopia del Journal of Zoology nella valigia non crede a quello che ha letto. Decine di ippopota mi affrontano il caldo sbuffando nelle basse acque del fiume. Antilopi e gazzelle di ogni specie  - i minuscoli dik-dik, le elegantissime impala, damalischi, eland, gazzelle di Thomson e di Grant -  muovono a interi branchi. Gruppi di giraffe, famiglie di elefanti brucano una vegetazione verdeggiante. Appartati ma non invisibili, i leoni si accoppiano ruggendo o dormono sfiniti dalle fatiche amorose o dai pasti.

Migliaia di gnu e di zebre galop pano in ogni direzione o sguazzano nelle pozze d'acqua. Il numero degli animali sembra, all'occhio umano, incalcolabile, inesauribile. È un inno al creato e alla vita che comunica un silenzioso senso di perfezione, un equilibrio che trasmette col vento una pace profonda. È bello essere. Terrestri nel Masai Mara.
 
(15 luglio 2011)
 
--------------------- 

Vale, caduta e noie: 12°
Al Sachsenring vola Sic

SACHSENRING (Germania), 15 luglio 2011

In Germania, nelle libere, a terra anche Stoner e Pedrosa nella stessa curva di Rossi, che si procura un'abrasione al braccio e due taglietti sotto il mento. Simoncelli il più rapido, davanti a Lorenzo, staccato di 95/1000. 3° Pedrosa, poi Stoner e Dovizioso

Stoner e Rossi, autori di brutti voli nelle libere al Sachsenting. Ap
Stoner e Rossi, autori di brutti voli nelle libere al Sachsenting. Ap
Al Sachsenring, nella MotoGP, Marco Simoncelli (Honda Gresini) chiude in testa la prima giornata di libere, dopo una mattinata funestata da tante cadute eccellenti. Stoner, Valentino Rossi e Pedrosa volano a terra nella stessa curva, una delle poche a destra del circuito, evidenziando chiari problemi con il pneumatico anteriore, non ancora in temperatura su quel lato della gomma. Tanta la paura, ma nessun danno. Il più veloce alla fine delle due sessioni è stato il Sic, che di pomeriggio migliora il crono della mattina e fissa il limite a 1'22"225, dopo un gran duello con Lorenzo (Yamaha), staccato di soli 95/1000. Terzo Pedrosa, poi Stoner, Dovizioso e Hayden. Giornata no per Valentino Rossi, cha alla caduta della mattinata somma un guasto nel pomeriggio alla Desmosedici, che lo abbandona a bordo pista, ne rallenta il lavoro e lo fa chiudere al 12° posto a 1"3 di ritardo.
curva pericolosa — Al mattino, dopo pochi minuti di libere, l'australiano della Honda ha perso il posteriore della sua RC212V, ha cercato di tenerla restando aggrapato al manubrio, come in un rodeo, ma è stato sbalzato a terra: per lui nessun problema, infatti ha ripreso poco dopo la pista chiudendo al secondo posto nella lista dei tempi. Pochi minuti dopo è stata la volta di Valentino Rossi, che nella stessa curva, ha perso l'anteriore della sua Desmosedici ed è scivolato, strusciando duramente l'avambraccio destro sull'asfalto e strappandone la tuta. Ducati distrutta e Valentino che passa dalla Clinica Mobile per dei controlli: per lui un'abrasione all'avambraccio e due taglietti sotto il mento. Poco dopo una nuvola di terra, sempre nella curva 11 , fa capire che ne è caduto un altro: è Dani Pedrosa, con le stesse modalità di Stoner e Rossi. Per lo spagnolo un brivido in più, vista la sue recente frattura alla clavicola che gli ha fatto saltare 3 GP, ma per fortuna nessuna conseguenza fisica. Ad allungare la lista, anche Elias, che scivola due volte, una nella 'solita' piega a destra, l'altra alla prima curva dopo il traguardo.
La caduta di Rossi nelle prima libere al Sachsenring. 4press da tv
La caduta di Rossi nelle prima libere al Sachsenring. 4press da tv
suppo: "pericoloso" — Così Livio Suppo, della Honda Hrc, ha commentato la travagliata mattinata: "È chiaro che la gomma anteriore alla prima curva a destra fa fatica, Casey è caduto con un pneumatico nuovo e ho visto che anche altri hanno avuto dei problemi. Abbiamo proposto di sospendere le prove per far parlare i piloti al riguardo: speriamo venga fuori il sole, altrimenti così è pericoloso". Guareschi, team manager della Ducati: "Valentino sta bene, ha rimediato un'abrasione all'avambraccio e due taglietti sotto il mento. È andata bene ma è stata una brutta botta. Problemi con le gomme? Ne servirebbe una più morbida, con queste si fa fatica".
Marco Simoncelli, 24 anni, seconda stagione in MotoGP. Ansa
Marco Simoncelli, 24 anni, seconda stagione in MotoGP. Ansa
la seconda sessione — Nella seconda sessione, con il sole e la pista più calda, il primo a battere il tempo della mattinata di Simoncelli è Lorenzo, con 1’22”804, ma il pilota di Gresini, che su questa pista ha vinto in 250 nel 2008 e 2009, è in gran forma e proprio sotto la bandiera a scacchi scalza il maiorchino dalla vetta dei tempi, staccandolo per soli 95/1000. In buona forma pure Pedrosa, 3° a 207/1000, che precede i compagni in Honda Hrc, Stoner, 4° a 317/1000, e Dovizioso, 5° a 429/1000. 6° chiude Hayden, il compagno di squadra di Valentino, staccato di 657/1000. Dopo la caduta della mattinata, nel pomeriggio Rossi ha noie con la moto, che lo abbandona a bordo pista e lo costringe al frettoloso rientro ai box con lo scooter guidato dal team manager Guareschi: la sessione è compromessa, come indica il suo 12° tempo a 1”3 dal leader Simoncelli.
125, ok terol — In 125 il più veloce di giornata è stato il leader del Mondiale, Nico Terol, che con l'Aprilia del Team Aspar ha preceduto tutti con il tempo di 1'28"483. Alle sue spalle il compagno di team, Hector Faubel, staccato di 7/1000 e Maverick Vinales, a 172/1000 con l'Aprilia del team Paris Hilton. Quarto Sergio Gadea a 488/1000. Il primi degli italiani è Simone Grotzkyj, 12° a 1"024.
luthi vola nella moto2 — Sessione molto serrata in Moto2, con ben 5 piloti racchiusi in meno di un decimo. Il miglior tempo, staccato nella sessione del pomeriggio, è di Thomas Luthi, con la Suter, che ha fermato i cronometri sull'1'25"458, precedendo di soli 2/1000 Aleix Espargaro, con la Kalex del Team Pons, e di 10/1000 il giapponese Yuki Takahashi (Moriwaki Team Gresini). Quarto Scott Redding (Suter) a 71/1000, 5° Alex De Angelis, il più veloce al mattino, distaccato di 84/1000. Il primo degli italiani è Simoni Corsi (Ftr Team Ioda Racing), 7° a 169/1000 con il tempo fatto in mattinata. 16° Iannone (Suter Speed Master), a 641/1000.
Massimo Brizzi© RIPRODUZIONE RISERVATA

mercoledì 13 luglio 2011

hahahahaha

Montezemolo infiamma la Ferrari
"Bravi, ora continuiamo così"

MARANELLO (Modena), 12 luglio 2011

Il presidente della Ferrari ringrazia il team dopo il successo di Silverstone, ma invita a non abbassare la guardia: "Vincere per noi deve essere la normalità"

"Se siamo riusciti a vincere è merito vostro e di questo voglio ringraziarvi". Il presidente della Ferrari Luca di Montezemolo ha voluto ringraziare così il team dopo la vittoria al GP di Gran Bretagna, esattamente dopo nove gare e 259 giorni d'attesa.
Gazzetta TV
 
ELOGI PER TUTTI — "Siete stati bravi e avete dimostrato, dal primo all'ultimo, di saper reagire alle difficoltà - ha continuato Montezemolo sul sito di Maranello -. Non vi siete persi d'animo e siete riusciti a migliorare in tutti i settori. Avete un capo come Stefano Domenicali che sta dimostrando di essere un leader e i complimenti che ho fatto a lui domenica subito dopo la gara erano per tutti voi. Ora però manteniamo i piedi per terra, come siamo abituati a fare noi che sappiamo cosa vuol dire vincere. Dobbiamo fare un ulteriore passo in avanti perchè vogliamo vincere ancora quest'anno: per riuscirci, tutti dovrete cercare di fare del vostro meglio nel lavoro quotidiano. Vincere in Inghilterra, sulla pista di casa della stragrande maggioranza dei nostri avversari è qualcosa di speciale. Credo che anche Pat Fry, al suo primo successo da quando ha assunto il ruolo di Direttore Autotelaio, sia riuscito a sentire la differenza che c'è fra vincere con un'altra squadra e farlo con la Ferrari".
Gasport© RIPRODUZIONE RISERVATA
 
----------------- 
 
Manovra, il ticket si pagherà già lunedì
Rientra la stangata sui titoli
In aula domani al Senato sarà presentato un maxi emendamento e il governo porrà la fiducia
La manovra domani arriva a Palazzo Madama, per il primo passaggio dell’approvazione lampo così da assicurare stabilita ai mercati alla riapertura di lunedì prossimo. La commissione bilancio del Senato continua a lavorare “in notturna” per gli emendamenti e in aula domani sarà presentato un maxiemendamento. E’ certo che il governo porrà la fiducia, mentre rimane in forse l’intervento del ministro dell’Economia, Giulio Tremonti. Ma nelle pieghe delle modifiche sono diversi i cambiamenti apportati al testo iniziale del Dl. A cominciare dalla reintroduzione del ticket sanitario.

Già lunedì infatti chi andrà al pronto soccorso dovrà pagare 10 euro di ticket sanitario sulle ricette mediche e di 25 euro per gli interventi del pronto soccorso in codice bianco. La copertura finanziaria che doveva garantire la sospensione del ticket fino al 31 dicembre 2011 è stata ridotta da 486,5 milioni di euro a 105 milioni. E non è l’unico cambiamento apportato alla manovra finanziaria. Altri emendamenti riguardano privatizzazioni e liberalizzazioni, accise della benzina, patto di stabilità interno, l’asta delle frequenze, pensioni, gli ammortamenti per i concessionari e il taglio delle agevolazioni fiscali.

Rimodulazione imposta bollo. Arriva la rimodulazione dell’imposta di bollo sui depositi titoli. In base alla proposta di modifica l’imposta con periodicità annuale sarà di 34,20 euro per gli importi inferiori ai 50mila euro, di 70 euro per quelli pari o superiori ai 50mila euro e inferiori ai 150mila euro; di 240 euro per importi pari o superiori ai 150mila euro e inferiori ai 500mila euro; di 680 euro per importi pari o superiori a 500mila euro. Inoltre dal 2013 l’imposta con periodicità annuale sarà di 230 euro per gli importi pari o superiori ai 50mila euro e inferiori a 150 mila; di 780 euro per importi pari o superiori a 150mila euro e inferiori a 500mila euro e di 1.100 euro per importi pari o superiori a 500mila euro. Nella relazione tecnica si spiega che sulla base dei dati forniti recentemente dalla Banca d’Italia risulta un numero complessivo di conti titoli di circa 22 milioni. Pertanto gli incrementi di imposta di bollo previsti determinano un recupero di gettito su base annua di circa 97 milioni di euro annui per i primi due anni e di circa 2.525 milioni di euro per gli anni a partire dal 2013.

Pensioni. Anche il cosiddetto “aggancio” delle pensioni alle aspettative di vita è anticipato di un anno, al primo gennaio 2013 anzichè  il 2014. L’incremento sarà di 3 mesi perché verrà assorbito l’incremento della speranza di vita già registrato nel triennio precedente risultante superiore (4 mesi). Per gli anni successivi (dal 2016) la stima degli adeguamenti triennali è pari a 4 mesi fino a circa il 2030 con successivi adeguamenti inferiori (3 mesi) i fino al 2050 circa. L’adeguamento cumulato al 2050 è pari a circa 3 anni e 10 mesi. Sempre sulle pensioni è stato introdotto il contributo di solidarietà del 5-10% su quelle d’oro. Il testo stabilisce che dal 1 agosto 2011 al 31 dicembre 2014 i trattamenti pensionistici superiori ai 90mila euro lordi annui siano assoggettati a un contributo di solidarietà pari al 5% della parte eccedente il suddetto importo fino a 150mila euro e al 10% per la parte eccedente l’importo di 150 mila euro.

Comuni. Cambiano i criteri di virtuosità dei comuni per l’applicazione del patto di stabilità interno. Un emendamento del relatore alla manovra, depositato in commissione bilancio del Senato, prevede che il primo di tali criteri vi sia la “convergenza tra spesa storica e costi e fabbisogni standard”. Un altro criterio sarà “l’aver operato dismissioni di partecipazioni societarie”. Inoltre, i Comuni dovranno associarsi già dal 2011 per esercitare quattro funzioni fondamentali ed entro il 2013 tutte e sei le funzioni fondamentali loro spettanti.

Privatizzazioni. Via libera entro il 2013 a uno o più piano di privatizzazioni. Lo prevede un emendamento alla manovra del relatore. “Entro il 31 dicembre del 2013 il ministro dell’Economia, previo parere del Comitato di consulenza globale e di garanzia per le privatizzazioni, approva, su conforme deliberazione del consiglio dei ministri, uno o piu’ programmi per la dismissione di partecipazioni azionarie dello Stato e di enti pubblici non territoriali; i programmi di dismissione, dopo l’approvazione, sono immediatamente trasmessi al Parlamento”. Le modalità di dismissione saranno stabilite con uno o più decreti del Mef, “nel rispetto del principio di trasparenza e non discriminazione” e il ministro riferirà al Parlamento entro il 30 giugno di ogni anno sullo stato di attuazione del piano.

Dismissioni partecipazioni di Stato. Scatta dal 2013 il programma per la dismissione di partecipazioni azionarie dello Stato e di enti pubblici non territoriali. Le modalità di alienazione saranno stabilite con decreti del ministero dell’Economia. Il ministro riferirà al Parlamento entro il 30 giugno di ogni anno. Il governo inoltre formulerà alle categorie interessate proposte di riforma in materia di liberalizzazioni delle attività economiche. Ma se così non fosse, trascorsi 8 mesi dalla data di entrata in vigore della manovra, “ciò che non sarà espressamente regolamentato sarà libero”.

----------------

TECNOLOGIA

Vertiginoso Google+
già 10 milioni di utenti

Il nuovo social network, lanciato a fine giugno, starebbe crescendo in maniera esponenziale ed entro una settimana potrebbe contare su 20 milioni di persone registrate. La stima è stata ottenuta grazie alla ricorrenza dei cognomi di JAIME D'ALESSANDRO

ROMA - Google+ cresce a ritmo vertiginoso, lo dice la genealogia. Suona come uno scherzo, ma non lo è. I primi numeri sugli utenti iscritti al social network di Mountain View, quel sistema di servizi 1 lanciato a fine giugno, si devono proprio alla scienza che si occupa di accertare e ricostruire i legami di parentela. E i risultati, se mai verranno confermanti, sono notevoli.

Stando infatti a Paul Allen, fondatore di Ancestry.com (che nulla ha a che fare con l'omonimo socio di Bill Gates), Google+ sta crescendo a ritmi vertiginosi, tanto che gli utenti complessivi sarebbero prossimi ai 10 milioni. Pochi rispetto ai 750 di Facebook 2 o ai circa 100 di Linkedin, ma stiamo parlando di un social network che ha meno di due settimane di vita ed è ancora in fase sperimentale.

Il calcolo fatto da Allen si basa sulla frequenza dei cognomi registrati su Google+. Ancestry.com è un'azienda specializzata in ricerche genealogiche e, proprio partendo da questo know-how, il suo fondatore è riuscito a stabilire il numero probabile delle registrazioni.

Statisticamente il ricorrere di un cognome, tenendo conto dei dati forniti dall'ufficio censimento degli Stati Uniti, darebbe un'idea precisa della massa di persone che in questi giorni sta entrando nel nuovo servizio. Un esempio? Lunedì 4 luglio su Google+ c'erano 12 persone che avevano il cognome Tat, sabato erano diventate 51. Di Tomczyk invece se ne contavano cinque lunedì e 20 sabato. E via discorrendo, fino ad arrivare alla stima della crescita del network. 

Impressionante, sempre stando ai risultati proposti da Allen, anche il fatto che Google+ è cresciuto del 30 per cento in appena 34 ore. Fra le misurazioni fatte il 10 luglio e quelle di oggi, si sono aggiunti più di due milioni di utenti portando il numero complessivo a 9,5.

"In un giorno - scrive Allen - Google+ passerà i 10 milioni e dovrebbe raggiungere i 20 entro una settimana. Finché sarà possibile portare dentro i propri amici con il tasto 'invito', assisteremo a una crescita esponenziale".

La multinazionale fondata da Larry Page e Sergey Brin non ha ancora rilasciato alcun comunicato ufficiale sui presunti successi del suo ultimo pacchetto di servizi. E in attesa di quel momento non restano che i calcoli di Allen.  
(12 luglio 2011)
 

sabato 9 luglio 2011

già......

Lodo Mondadori con sconto
Berlusconi pagherà 560 milioni
La sentenza dei giudici civili abbassa esattamente di un quarto la cifra che il Cavaliere dovrà versare alla Cir di Carlo De Benedetti. In primo grado era stato fissato un risarcimento di 750 milioni di euro
Sentenza con maxi-sconto. Poco meno di 200 milioni. Di tanto è stato abbassato il conto (comunque salatissimo) che Silvio Berlusconi dovrà pagare al suo storico avversario Carlo De Benedetti. La sentenza d’Appello, le cui motivazioni sono state depositate questa mattina, è immediatamente esecutiva. Si conclude così la vicenda del cosiddetto lodo Mondadori. In primo grado la Fininvest del Cavaliere era stato condannata a pagare 750 milioni di risarcimento. L’intera vicenda in sede civile prende spunto dall’iter penale che ha visto le condanne di Previti, Metta, Pacificio e Acampora per corruzione dello stesso giudice Metta che, fu provato dall’accusa, ricevette denaro per modellare a favore del Cavaliere la disputa con Formenton prima e con la Cir di De Benedetti poi per la conquista della maggiore casa editrice italiana.

“La sentenza Metta fu ingiusta”. Questo scrivono oggi i giudici. Per i quali “con Metta non corrotto il lodo sarebbe stato confermato”. Il riferimento è alla decisione del 24 gennaio del 1981 della Corte d’Appello di Roma che stabili’ invece nulli gli accordi intervenuti in precedenza tra la famiglia Formenton e la stessa Cir riconsegnando così la Mondadori a Berlusconi. Inoltre, nelle 300 pagine del documento si sostiene che la Cir subì un danno immediato e diretto dalla sentenza  Metta. Si tratta di una tesi diversa da quella prospettata dal giudice di primo grado, Raimondo Mesiano, il quale invece parlò di “perdita di chance”, nel senso che la sentenza frutto della corruzione indebolì la posizione negoziale di Cir nei confronti di Fininvest.

L’inchiesta penale è iniziata nel 1996 dopo le dichiarazioni di Stefania Ariosto. Il processo, arrivato in Cassazione nel 2007, ha stabilito che Cesare Previti fece arrivare a Metta 400 milioni di lire. Un bel tesoretto veicolato grazie alla collaborazione degli avvocati Attilio Pacifico e Giovanni Acampora. Il pagamento, ricostruiscono i giudici, è servito a pagare il verdetto con il quale lo stesso Metta annullò il lodo Mondadori di allora. In primo grado, infatti, la contesa per la casa editrice, inizialmente nelle mani della famiglia Formenton, era andata a De Benedetti. E solo in secondo grado, e grazie alla corruzione, la partita è girata a favore del presidente del Consiglio. Che, trovatosi in una posizione di forza, ha potuto condurre la mediazione con Cir. E lo ha fatto grazie all’intervento dell’allora andreottiano e oggi deputato Pdl Giuseppe Ciarrapico. La spartizione conclusiva ha visto il Cavaliere incassare il gruppo editoriale con i libri, il settimanale Panorama e 365 miliardi in contanti. A De Bendetti invece sono andati l’Espresso, Repubblica e i quotidiani locali Finegil.

La somma fissata oggi dai magistrati prevede il risarcimento in 540 milioni. Quindi gli interessi legali pari al 2,5% e contabilizzati a partire dall’emissione della sentenza di primo grado, vale a dire dall’ottobre 2009. Quindi le spese legali fissata a 8 milioni. Alla base, poi, del maxi-sconto ci sono le conclusioni della consulenza tecnica. Obiettivo capire “se fra giugno 1990 e aprile 1991 siano intervenute variazioni dei valori delle società e delle aziende oggetto di scambio tra le parti”. Risultato: i periti hanno calcolato una riduzione del 18,8%.

La questione ora è capire quali saranno i tempi del risarcimento. Nella giustizia civile le sentenze diventano subito esecutive. In questo caso, però, le due parti, il giorno dopo la sentenza di primo grado, raggiunsero un accordo per congelare il pagamento in cambio di una fidejussione da 800 milioni prestati da quattro banche alla Fininvest in favore della Cir. Ottenuto questo, la corte si impegnò a concludere l’Appello (iniziato nel febbraio 2010) in tempi brevi. A questo punto, ancora pochi giorni utili a ritirare la sentenza e la Cir di De Bendetti potrà andare all’incasso dei 560 milioni di euro. Ed è proprio questo passaggio che il Cavaliere voleva evitare. E per farlo ha infilato un codicillo (poi ritirato) nella manovra per bloccare il pagamento in attesa del giudizio della Cassazione.
 
------------- 

Se la nuvola di Jobs
funziona solo a metà

Le prime impressioni su iCloud, il meccanismo di immagazzinamento virtuale dei dati che l'azienda della Mela ha lanciato in pompa magna giusto un mese fa. Il servizio è ancora in fase di test. E si vede dal nostro inviato ANGELO AQUARO

NEW YORK - Ma è la nuvola di Steve Jobs o quella di Fantozzi? Milioni di utenti di tutt'America stanno facendo personalmente i conti con l'ultima scommessa di Apple: e la sorpresa è che non tutti i conti tornano. Per carità: il cloud, la nuvola dell'immagazzinamento virtuale che l'azienda della Mela ha lanciato in pompa magna giusto un mese fa, è ancora in fase di test. Il sistema vero e proprio entrerà in funzione ufficialmente soltanto in autunno. E soltanto allora milioni di consumatori di tutto il mondo potranno apprezzare nell'interezza la magia dell'iCloud: la nuvola che come l'Pod, l'iPhone e l'iPad porta nel nome quella "i" di Internet che ha rivoluzionato i prodotti degli ultimi dieci anni della casa diventata famosa con il Mac.

Anche l'iCloud 1 già promette di essere all'altezza della tradizione di Cupertino. Permetterà di archiviare e sincronizzare in tempo reale i documenti degli abbonati. Permetterà soprattutto quello che gli altri sistemi di nuvole musicali finora non offrono: e cioè quello "scan & match" che spulciando direttamente nella libreria musicale leggerà i files - compresi quelli non comprati da Apple e magari trasferiti dai cd o rubati agli amici - e li sposerà a quelli presenti nell'immenso archivio da oltre 18 milioni di canzoni di iTunes: perché possano essere subito riconosciuti senza essere "caricati" sulla nuvola.

Il vantaggio rispetto ai concorrenti, da Amazon all'ancora sperimentale Google Music, che in Italia peraltro devono ancora sbarcare, sono notevoli. Non c'è bisogno appunto di "caricare" sul cloud tutta la nostra libreria: un'operazione che per la lentezza del web oggi può durare giorni interi, anche per pochi giga. Insomma il sistema promette di essere davvero bello. Bello come il sole. Peccato che davanti a tutto questo sole la nuvola di Jobs sembra trasformarsi all'improvviso in quella di Fantozzi.

I capoccioni della Mela per la verità avevano già deluso i fan più esigenti negando lo streaming di iTunes. Malgrado cioè le aspettative degli esperti e degli investitori (e infatti all'annuncio il titolo ha leggermente ballato in Borsa) l'iCloud non permetterà quello per cui - oltra all'archiviazione - sono in fondo state concepite tutte le altre nuvole: lo streaming via Internet della musica. Lo streaming è l'ascolto che non richiede di scaricare materialmente il file della canzone negli apparecchi: dal telefonino al computer. Niente. Non ci sarà insomma, almeno per ora, un abbonamento stile Napster o Rhapsody: quei servizi con cui negli Usa con 10 dollari al mese puoi ascoltare tutta la musica del mondo senza scaricarla - dalla nuvola, appunto. Apple ha già annunciato che questo regalo non ce lo farà. Ma allora come funzionerà il cloud per iTunes?

iTunes in the Cloud per la verità è un servizio che negli Usa parzialmente funziona già nella versione Beta. Ed è praticamente il cloud che verrà: senza però il servizio "scan & match". Puoi insomma già utilizzare la nuvola ma solo per ascoltare la musica che hai già acquistato o acquisterai su iTunes. Come? La sincronizzazione è perfetta. Ogni volta che compri un brano da iTunes quello compare in tutti i tuoi apparecchi: dall'iPhone all'iPad. E viceversa. E davvero istantaneamente.

Proviamo con Ledisi: il nuovo singolo di questa straordinaria voce neosoul è in promozione gratuita su iTunes. E vai: scarichi "So in to you" e nel giro di qualche secondo la canzone è "in to" l'iPhone e pure "in to" l'iPad. Straordinario. Proviamo adesso con l'altra parte del servizio: a sincronizzare cioè la musica di iTunes già acquistata. Come si fa? Dall'iPad all'iPhone fino all'iPod wifi compare sulla schermata di iTunes un'icona che rimanda alla musica già comperata. Qui puoi selezionare: "mostra tutto" oppure "mostra solo la musica non presente in questo apparecchio". Proviamo: mostra solo la musica non presente in questo apparecchio. Ed è fantastico: nell'iPhone ti compare tutta la libreria degli acquisti degli ultimi anni. E anche qui praticamente in un istante.

La promessa di Steve sembra insomma mantenuta. Allora possiamo davvero ascoltare tutta la musica che vogliamo sui nostri apparecchi? E no: è qui che la nuvola si trasforma fantozzianamente. Perché se clicchi sulle "tue" canzoni (pagate con i tuoi soldi: finiti al signor Jobs e ai signori delle multinazionli) l'iCloud di iTunes ti fa ascoltare solo un pezzettino di brano. Un minuto e mezzo: come succede per tutte le canzoni che puoi assaggiare nel negozio virtuale. Risposta Apple: puoi sempre scaricare dalla tua nuvola tutta la tua musica che vuoi.

Oh bella: ma qui stiamo punto e a capo. Perché magari ci avrai anche anche messo qualche giorno a caricare la tua libreria sulla nuvola di Amazon o Google: ma una volta fatto (e ovviamente il computer continua a lavorare su altri programmmi mentre carica e può lavorare da solo anche di notte) ecco che tutta la musica appare davvero dove vuoi: e pronta ad essere ascoltata. Sul computer di casa. Su quello del lavoro. In giro per il mondo grazie al wifi dell'albergo più lussuoso. O grazie al salatissimo 3G (se proprio ti scappa di ascoltare quel motivetto che ci piace tanto) finanche nella bettola più sperduta.

Di più. Per la nuvola di Amazon il miracolo funziona anche sull'iPhone. Non c'è un'applicazione o un lettore specifico (Apple ancora non lo permette) ma se entri nella tua nuvola-archivio via web, con Safari, puoi ascoltare dal cellulare tutto quello che vuoi  -  la stessa prova fatta con Google Music Beta invece non va: visualizzi il tuo archivio ma non riesci ad ascoltare un beato nulla.

E invece la nuvola di iTunes? Vai nella "musica non presente su questo apparecchio". Vuoi ascoltare "The Suburbs" degli Arcade Fire? Prego, è tuo. Ma prima devi scaricarlo. Facciamo la prova: naturalmente col wifi che è più veloce e costa meno. Cronometriamo: le 16 canzoni dell'album scaricate nella bellezza di 15 minuti e mezzo. E vabbè: nel frattempo Win & Régine avranno inciso un disco nuovo... Sarebbe questo l'ascolto istantaneo?

Ma non è finita. Il bello della nuvola è che dovrebbe liberarti spazio sul computer e sugli apparecchi: caricando gli archivi sul cloud invece che sul disco fisso. Da Amazon ad Apple passando per Google tutti i servizi hanno naturalmente ciascuno un prezzo e per la verità quello di Jobs già promette di essere il più economico: ma questo è un altro discorso.

Guardiamo per adesso al dato tecnico. Se ogni volta che vuoi ascoltare un pezzo dall'iCloud all'iPhone sei costretto a scaricarlo è presto fatta: nel giro di poco tempo lo spazio del tuo iPhone sarà completamente intasato. Chiaro? Per non parlare della frustrazione di quei fortunati che possono vantare un archivio di decina o centinaia di giga: ma dove le metteranno mai? Ok, ok. Altro che nuvola. Per dirla sempre con Fantozzi questo iCloud rischia di somigliare tanto alla mitica Corazzata Potemkin. Con tutto il rispetto e la passione da fan: sarà mica "una boiata pazzesca"?
(09 luglio 2011)
 
------------- 

A Brno comanda Biaggi
Una Superpole da campione

Sulla sua pista preferita, il romano dell'Aprilia è il più veloce nelle prove davanti a Melandri e al leader del Mondiale Checa: "In gara sarà dura, ma nemmeno la pioggia mi fa paura"

Max Biaggi in azione sulla pista di Brno.
Max Biaggi in azione sulla pista di Brno.
BRNO (Repubblica Ceca) sabato 9 luglio 2011 – Max davanti, gli altri a rincorrere: a Brno va così dal 1994. Il campione del Mondo ha cancellato un venerdi sofferto (quinto tempo) centrando una strepitosa Superpole, la quarta della carriera e la prima su questo tracciato dal 2007, prima stagione con le derivate dalla serie. Nel Motomondiale Biaggi aveva conquistato tre pole in 250 ('94-96), altrettante nella 500-MotoGP nel periodo 2000-2002. Ma è il palmares in gara che impressiona: 21 gare, 10 vittorie e 17 podi in quattro categorie con moto di cinque marche differenti. Il primato sul giro secco è l'ottima premessa per l'ottavo round di un Mondiale che parte con Carlos Checa largamente al comando della classifica (+43 punti, con 300 in gioco) nonostante il passo falso nel precedente appuntamento di Aragon che ha sancito anche la prima vittoria stagione di Biaggi. “Sono felice per la pole ma la gara sarà una storia ben diversa perchè le gomme che abbiamo adesso hanno poco grip e vanno meglio sulla Ducati” spiega il numero uno. “Con la soffice questo problema non c'è e il risultato si è visto.” E' una prima fila stuzzicante perchè Checa è solo terzo (“Ma la Ducati va bene e se troviamo l'assetto giusto potremmo fare una sorpresa a tutti”) dietro i due inseguitori nel Mondiale. Dietro Biaggi c'è Marco Melandri autore del secondo tempo. “La Yamaha si adatta bene a questa pista, parto per vincere ma non so se Biaggi e Checa saranno daccordo”. Sulle due gare (ore 12 e 15,30, venti giri ciascuna) pesa l'incognita maltempo, un problema in più per Max. “La pioggia? Non me ne curo, prenderò quello che viene”. A Brno si sente più forte anche del meteo.
I TEMPI — 1. Biaggi (Ita-Aprilia) 1'58”580 media 164,031 km/h; 2. Melandri (Ita-Yamaha) 1'58”801; 3. Checa (Spa-Ducati) 1'58”908; 4. Laverty (Irl-Yamaha) 1'59”055; 5. Smrz (Rcec-Ducati) 1'59”541; 6. Fabrizio (Ita-Ducati) 1'59”908; 7. Camier (Gb-Aprilia) 1'59”925; 8. Sykes (Gb-Kawasaki) 2'00”303; Superpole 2: 9. Badovini (Ita-Bmw) 1'59”684; 10. Guintoli (Fra-Ducati) 1'59”800; 11. Aitchison (Aus-Kawasaki) 2'00”362; 12. Berger (Fra-Ducati) 2'01”011; Superpole 3: 13. Haslam (Gb-Bmw) 2'00”252; 14. Haga (Gia-Aprilia) 2'00”374; 15. Lanzi (Bmw) 2'00”619; 16. Baiocco (Ducati) 2'00”864. Non ammessi: 17. Xaus (Spa-Honda) 2'00”681; 18. Rolfo (Kawasaki) 2'00”710; 19. Lascorz (Kawasaki) 2'00”980; 20. Vermeulen (Kawasaki) 2'01”447; 21. Lowes (Gb-Honda) 2'01”724; 22. Kispataki (Ung-Honda) 2'02”721