venerdì 9 settembre 2011

già......

Monza si scalda per il GP
Alonso: "Divertiamoci"

MONZA, 8 settembre 2011

Tutto pronto nell'autodromo brianzolo per il 13° appuntamento stagionale con il Mondiale: i tifosi sperano nel bis del 2010, quando trionfò lo spagnolo

I ferraristi con l'elefantino Nello T. Ap
I ferraristi con l'elefantino Nello T. Ap
Tutto pronto per il più prestigioso e importante avvenimento motoristico italiano, il GP di Italia di F.1, a Monza, giunto all'edizione numero 82 e 13° appuntamento della stagione 2011. Sulla pista brianzola, che ha ospitato il Mondiale di F.1 per ben 60 delle 61 occasioni, è tutto pronto. Si stanno definendo i dettagli e ultimando i preparativi per quella che si spera possa essere, oltre a una grande occasione di sport, anche una festa rossa, nel ricordo del trionfo del 2010 di Alonso con la Ferrari.
Ecco come si è vissuta la giornata di giovedì in pista
17.20 Presentato di fronte al paddock Ferrari l’elefantino Nello T. figlio di Mara, creato dai designer Ferrari e dal 16 settembre a novembre in mostra alla Elephant Parade a Milano. Il ricavato sarà devoluto alla Asian Foundation e a Telethon.
16.15 Trulli: Solo un italiano può capire il mito della Ferrari, siamo orgogliosi di questo ma ciò rende difficile il nostro lavoro perché, sin da quando sei piccolo, la F.1 è identificata con una macchina rossa, il resto viene oscurato.
15.55 Liuzzi: Monza non è Spa, il tracciato che noi piloti amiamo tutti. Però, anche se ci sono solo 5-6 curve, sono tutte importanti per il tempo, devi essere deciso anche ad affrontare le chicane, non ci si può mai rilassare. E poi è l’unica pista storica rimasta in calendario.
15.40 Massa: I tifosi sono il nostro "Extra power", quando li vedi vestiti di rosso senti una spinta in più per essere davanti.
15.20 Alonso: Correre a Monza è sempre speciale, per l'atmosfera e i tifosi. Vincere qui è speciale, l’obiettivo è divertirci e far divertire la gente. L'obiettivo è vincere anche se dobbiamo essere realisti, vedremo se le temperature ci daranno una mano.
14.35 Grande affluenza, come raramente si è visto, nella tradizionale camminata del giovedì in pit lane riservata ai tifosi. Davanti alla Ferrari c’erano la solita ressa e un gruppo di tifosi in parrucca rossa ha intonato cori per Alonso e un Inno di Mameli.
13.50 Sfida tra Alonso e Massa al nuovo simulatore Ferrari prodotto dalla AllinSports. Il mini GP sulla pista di Fiorano è stato vinto da Fernando.
13.16 Alonso è già in tuta rossa: è il momento di prendere le misure con l'abitacolo e la pedaliera.
13.07 Si rivede Chris Dyer, ex stratega della Ferrari, rimosso dopo il pasticcio di Abu Dhabi 2010.
12.55 Presentato il libro di Giorgio Piola "F.1 analisi tecnica 2010-11" edito da Giorgio Nada.
12.50 Arriva Michael Schumacher, solito entusiasmo, come se il tempo non fosse passato: ressa intorno a lui.
12.45 Giancarlo Minardi fa i complimenti alla Fia, che pensa far provare al venerdì dei giovani piloti: bel modo di valorizzare i talenti.
12.35 La pista si presenta con il bellissimo effetto dei cordoli colorati con il tricolore italiano.
12.30 Terminati tutti i lavori in pista, ci sono alcuni meccanici che fanno jogging lungo il tracciato.
12.25 Si accende il primo motore ai box: è quello della McLaren di Button.
Dal nostro inviato
Andrea Cremonesi © RIPRODUZIONE RISERVATA
 
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Intercettazioni, Berlusconi vuole il Bavaglio
Ddl in aula con la fiducia 

Le telefonate con Lavitola e Tarantini preoccupano il premier. Che si sfoga con i suoi e grida al complotto. Il ministro della Giustizia: "Accelerare sul decreto legge". Costa del Pdl: "Potrebbe vedere la luce anche in una settimana". Alfano preferisce non commentare: "Vale quello che ha detto Palma". E aggiunge: "Berlusconi è provato, stanco, non è un robot"
Torna la legge Bavaglio. Il 20 settembre arriverà in aula. E adesso il premier pensa di farla passare con il voto di fiducia. Altro che manovra ed economia del Paese, Silvio Berlusconi ha un’unica preoccupazione: fermare il fiume di intercettazioni che lo sta travolgendo. Le telefonate di Bari con Gianpaolo Tarantini e quelle di Napoli con Valter Lavitola non devono diventare pubbliche. Le anticipazioni dell’Espresso (con il Cavaliere che suggerisce all’ex editore e direttore dell’Avanti di non tornare in Italia) hanno agitato non poco il premier. E sono state il pretesto per rilanciare la necessità della legge sulle intercettazioni. Da approvare il prima possibile, è il diktat del Cavaliere. Ma il rischio è alto. La maggioranza non è compatta (con il fronte aperto da Beppe Pisanu e con la richiesta dei dirigenti del Pdl di indire le primarie e rivedere l’organizzazione del partito) e a Montecitorio c’è il problema Lega: alla Camera, infatti, il gruppo risponde a Roberto Maroni e per lui il voto sulle intercettazioni potrebbe essere l’occasione per conquistare definitivamente la guida del Carroccio. Il ministro dell’Interno ha il sostegno di una buona parte della base del partito (che da mesi chiede di lasciare Berlusconi e che a Pontida lo ha indicato come presidente del Consiglio) ma è fortemente contrastato dal cerchio magico (capitanato da Rosy Mauro) che protegge Umberto Bossi. Alla Camera dunque Maroni potrebbe dire ai suoi di votare contro. In un colpo solo conquisterebbe l’elettorato deluso dalla gestione di Bossi (ottenendo quindi la leadership indiscussa del Carroccio) e vedrebbe crollare definitivamente l’asse con Arcore che ha ingessato il partito. Rischi che Berlusconi conosce bene. Ma il Cavaliere pensa di non avere alternative. Da Bari, dove, secondo le agenzie, il 15 settembre verrà chiusa l’inchiesta per favoreggiamento della prostituzione e associazione per delinquere finalizzata alla corruzione teme un arrivo di uno tsunami che è necessario tentare di bloccare. Il deposito di un’informativa della Guardia di finanza contenente telefonate di ogni tipo tra lui e Gianpaolo Tarantini.

Per il momento comunque, è l’anticipazione dell’Espresso a scuotere la maggioranza. Il 24 agosto Lavitola si trovava a Sofia e, venuto a sapere dell’inchiesta a suo carico, telefona al premier: “Che devo fare? Torno e chiarisco tutto?”. Il Cavaliere risponde: “Resta dove sei”. Berlusconi si è sfogato con i suoi. Ha gridato al complotto montato ad arte in un momento difficile per il Paese e per il governo, si è sfogato. Il fango, ha detto, che ancora una volta la magistratura politicizzata tenta di gettargli addosso. Per questo costringe il fidato Nicolò Ghedini a smentire le anticipazione dell’Espresso, ottenendo però il risultato opposto. “La notizia è assurda e infondata”, afferma il deputato del Pdl e legale di fiducia di Berlusconi, ma aggiunge, lamentandosi: “Continuano ad uscire dalle indagini in corso a Napoli notizie ed atti, addirittura a volte in tempo reale rispetto agli accadimenti stessi”. La dichiarazione appare poco convincente agli stessi uomini del Pdl. Così arriva il rinforzo di Fabrizio Cicchitto. Il capogruppo del Pdl sostiene che siamo “in una condizione del tutto inaccettabile, una nuova edizione del Grande Fratello – dice – per cui ogni battuta detta per telefono in conversazioni private può diventare dichiarazione pubblica e ufficiale attraverso la quale si viene impiccati”. Derubricato così a semplice battuta il consiglio di rimanere all’estero a un indagato, Cicchitto ricorda che “Berlusconi è sottoposto da tempo a forme inusitate di spionaggio e adesso è venuto il momento per tirare fuori tutto il materiale cosi accumulato, magari manipolandolo anche opportunamente”. Dunque è necessario “limitare” questa macchina del fango, ovviamente.

E se inizialmente a Palazzo Grazioli si era preso in considerazione un decreto da varare in fretta e furia nel consiglio dei ministri già lunedì prossimo, a metà pomeriggio è il ministro della Giustizia, Francesco Nitto Palma a indicare chiaramente la volontà dell’esecutivo. “Non ho mai sentito parlare di un decreto legge sulle intercettazioni. Alla Camera c’è da tre anni un disegno di legge, se ne può velocizzare l’esame”. Sull’uso delle intercettazioni, aggiunge, “la penso esattamente come il capo dello Stato, che recentemente ha espresso alcune riserve sull’abuso di questo strumento investigativo”. In particolare, secondo il ministro, le intercettazioni devono essere “l’extrema ratio e non devono essere possibili quelle a strascico”. Angelino Alfano rimanda a “quello che ha detto Nitto Palma” e non interviene su una materia che aveva difeso con forza. Per poi aggiungere una precisazione: “Non ho alcun patto con Maroni, esiste quello Bossi-Berlusconi”. Però, dice quasi sibillino, Berlusconi “è provato, non è mica un robot”. Avanti con il Bavaglio, dunque, poi si vedrà.

“Non è certo questo il momento di mettere il bavaglio all’informazione”, tuona il capogruppo Pd in commissione Giustizia della Camera, Donatella Ferranti. Semmai, visto quello che sta trapelando dalle varie inchieste che vedono coinvolto il premier, sarebbe il caso di “mettere un freno al testo”, dice Federico Palomba dell’Idv. Qualsiasi decreto in materia di intercettazioni, ribatte il vicepresidente dei senatori Pd Felice Casson, sarebbe “incostituzionale” perché è uno strumento di investigazione che “non può essere confiscato alle forze di polizia e alla magistratura”. Ma il Pdl sembra aver ormai deciso compatto la strada, tanto che il capogruppo del partito in commissione Giustizia della Camera, Enrico Costa, annuncia che l’intesa è facilmente raggiungibile anche oltre la maggioranza e che il ddl potrebbe vedere la luce presto, anche “in una settimana”. Perché il testo già c’è. E’ stato licenziato dal Senato il 10 giugno del 2010 e non venne portato avanti anche perché, dissero a Palazzo Grazioli, era stato “stravolto dai finiani”.

All’epoca la maggioranza preferì rimandare. Ma in via Arenula in molti erano favorevoli a forzar la mano, ma lo stesso Berlusconi lo definì “troppo blando” dopo le modifiche che il presidente della Commissione giustizia di Montecitorio, la finiana Giulia Bongiorno, riuscì a far inserire. Eppure Se il ddl fosse diventato legge più di un anno fa non si sarebbe mai saputo nulla del caso Ruby, né tanto meno delle nuove inchieste di Napoli e Bari. Oggi così l’accelerazione. “In effetti se avessimo detto sì, all’epoca, a questo ddl forse tutto questo fango non ci sarebbe stato”. Ma l’esame del ddl potrebbe non filare liscio come auspica Costa. Per salvare “il culo flaccido” di Berlusconi (direbbe Nicole Minetti) questa volta potrebbe non bastare un voto di fiducia.
 
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WIKI

È il "we-gov", una rivoluzione
la democrazia nasce sul web

Sempre più siti e social network aiutano la creazione di politiche pubbliche. Grazie a una generazione di cittadini 2.0. Petizioni, consigli e tweet. Ogni giorno. Anche in Italia di RICCARDO LUNA

IN PRINCIPIO sono stati i Moratti Quotes, citazioni fasulle ma verosimili del sindaco uscente Letizia Moratti: satira pura. Circolavano in rete alla velocità della luce. Cose tipo: "Pisapia mi ha detto che mi rubava un attimo, ma non me lo ha più restituito". Oppure, "Pisapia ha dato la laurea in medicina a Scilipoti...". Cose così. Dopo la festa per la vittoria, però, qualcosa è cambiato. Il pubblicitario milanese Paolo Iabichino ha lanciato su Twitter il tema #pisapiasentilamia, e in poche ore migliaia di persone sono passate dalle risate alle proposte per il nuovo sindaco. Che a un certo punto è pure intervenuto per dire: "Grazie d'aver colto il mio "non lasciatemi solo". Vi sto ascoltando", mentre sempre su Twitter partivano #fassinosentitorino, #berrutilasciachetiaiuti e #renzichenepensi. Voglia di partecipare, insomma.

La seconda scena avviene a Cagliari, negli stessi giorni. Marcello Verona è un giovane informatico e intuisce che il suo coetaneo Massimo Zedda, appena eletto sindaco, ha bisogno di aiuto per governare. Così va in rete, si registra su una piattaforma per discutere idee, la chiama Ideario per Cagliari e invita i cagliaritani a entrarci: "Ora tocca a noi". Nei primi cento giorni si registrano 520 idee per la città con 2.600 commenti e 12mila voti. È un bell'aiuto per Zedda. A costo zero.

La terza scena è di qualche giorno fa. A Matera una trentina di ragazzi, molto idealisti e molto preparati, stanno studiando da una settimana alla scuola estiva della Rena, un network di eccellenze italiane. Il tema è come cambiare la qualità delle decisioni politiche attraverso Internet. Con la partecipazione certo, ma si parla molto anche di Open Data, ovvero di liberare i dati pubblici in modo da generare soluzioni creative dal basso ad annosi problemi. A un certo punto uno dei partecipanti dice: "Non chiederti cosa il tuo paese può fare per te, ma cosa tu puoi fare con i dati del tuo paese". È Kennedy 2.0.

Se qualcuno si sta ancora chiedendo dove è finita la straordinaria onda emotiva che in primavera ha determinato gli esiti delle elezioni amministrative e dei referendum, la risposta è: sul web.

Qui, senza grandi proclami e praticamente senza soldi, si sta sperimentando una nuova forma di democrazia. Nel mondo lo chiamano Open Government, ma c'è una definizione forse più efficace: Wikicrazia. L'ha coniata Alberto Cottica, 41 anni, da Modena, che dopo una vita da musicista di successo con i Modena City Ramblers, oggi si occupa di questi temi per il Consiglio d'Europa: la Wikicrazia, secondo questa impostazione, è una democrazia potenziata dagli strumenti collaborativi della rete (i wiki) e dalla intelligenza collettiva che ha creato fenomeni come Wikipedia.

A livello accademico il fenomeno è molto studiato anche se in fondo è bastato aggiungere una "w" e passare dall'e-gov, il governo che si mette in rete per dare servizi; al we-gov, i cittadini che diventano cocreatori delle politiche pubbliche. Secondo un recente report della Elon University e del Pew Research Center sul futuro di Internet, entro il 2020 le forme di cooperazione online miglioreranno l'efficacia delle istituzioni democratiche nel rispondere alle esigenze dei cittadini. Se questa cosa non si chiama rivoluzione, poco ci manca.

In molti paesi sta già accadendo. Secondo Cottica "il primo presidente wiki della storia è Barack Obama". Più che la strategia elettorale online, in questo contesto contano i tanti strumenti attivati per favorire la partecipazione: "Le sfide che abbiamo davanti sono troppo grandi perché il governo possa farcela da solo, senza il contributo creativo del popolo americano", disse il neoeletto presidente degli Stati Uniti lanciando siti come data. gov, challenge. gov e apps4democracy. Va detto che i buoni risultati ottenuti finora sono stati inferiori alle enormi aspettative iniziali. "E le dimissioni del responsabile del progetto, Vivek Kundra, lo scorso giugno, non sono certo un bel segnale", osserva David Osimo, che si occupa di questi temi per la Commissione europea.

La staffetta dell'Open Government sembra così passata nel Regno Unito, nelle mani di David Cameron. "Stiamo cercando di mettere la tecnologia e l'innovazione al centro di tutto quello che facciamo", ha spiegato recentemente a New York a una conferenza Rohan Silva, 29 anni, assistente del premier: "Vogliamo diventare il governo più aperto e trasparente del mondo per innescare una scarica di innovazione sociale". Primo esempio, il sito dove discutere come tagliare le spese del bilancio britannico che ha coinvolto centinaia di migliaia di persone.

Ma non è dai governi che arriva la Wikicrazia. È piuttosto un movimento che parte dal basso. E che ha una data di inizio certa. Nel settembre 2003, Tom Steinberg lancia Mysociety, sicuramente il progetto più ambizioso di e-democracy mai realizzato. Con una donazione iniziale di 250 mila sterline, il team di Steinberg sviluppa in pochi anni una serie di servizi tanto semplici quanto efficaci: Fixmystreet, ripara la mia strada, un applicazione per segnalare problemi e disservizi direttamente all'autorità locale (copiatissimo); theyworkforyou, un resoconto aggiornato quasi in tempo reale dell'attività di ogni singolo membro del Parlamento. E infine un modo per mandare petizioni online al premier. I servizi sono gratuiti, economici, scalabili, facili da usare. Questo il bilancio provvisorio: dopo sette anni più di 200 mila persone hanno scritto almeno una volta al premier, qualche petizione ha persino modificato decisioni già prese (il pedaggio stradale voluto e rimangiato dal governo Blair), e qualcosa come 65mila buche stradali sono state riparate.

Nel 2009, l'attenzione si sposta dal governo nazionale a quello locale. La svolta avviene ad una conferenza organizzata dal guru del web 2.0 Tim O'Reilly. "Le entrate calano, i costi aumentano: se non cambiamo il modo in cui funzionano, le città falliranno", dice in sostanza dal palco Jennifer Pahlka che qualche mese dopo lancia Codeforamerica, una fondazione per aiutare le città americane a diventare più trasparenti, connesse ed efficienti con l'aiuto del web. Lo scorso anno hanno aderito Boston, Washington e Seattle ma l'esempio più riuscito forse è Filadelfia con il sito opendataphilly. org: un gigantesco hub dove i dati comunali hanno spontaneamente generato centinaia di applicazioni utili ad i cittadini.

Codeforamerica funziona così: ad ogni città vengono inviati per un anno cinque sviluppatori. Sono in missione per conto del web, insomma. Qualche giorno fa si è chiusa la selezione per il 2012: per 26 posti hanno partecipato 550 persone da tutto il mondo. Perché lo fanno? Perché ci credono. Li chiamano "civic hackers", sono esperti di tecnologia con la passione per i valori di condivisione della rete che sognano una nuova politica.

In Italia gli antesignani sono stati i romani di Open Polis, che dal 2008 mettono online "a mano" tutti i dati dell'attività del Parlamento e monitorano le attività dei 130 mila politici eletti. Ma ora il focus è sugli strumenti per partecipare e collaborare: i social network dei cittadini, come Epart, il neonato Decorourbano e il prossimo Uptu. O anche il gioco Critical City, che usa il web per portare le persone a fare delle cose concrete nella propria città: delle missioni civiche.
Ma l'impressione è che si stia muovendo qualcosa di più grosso. Tra qualche giorno nascerà per esempio Apps4Italy, un sito dove le prime dodici regioni hanno deciso di condividere i loro dati per far generare dagli utenti "apps", applicazioni, ovvero servizi socialmente utili. È solo l'inizio: il 20 settembre ci sarà il varo ufficiale della Open Government Partnership, una alleanza promossa da Usa e Brasile con Gran Bretagna, Norvegia, Messico, Indonesia, Filippine e Sud Africa. Nove paesi sono già in lista d'attesa per entrare in questo network.

Il governo italiano è assente per ora, ma, come abbiamo visto, in questa sfida che ha l'ambizione di ridisegnare le regole d'ingaggio della politica, l'Italia c'è. 
(09 settembre 2011)

giovedì 8 settembre 2011

governo di m.......

Punto per punto: ecco cosa ci aspetta
Pensioni, licenziamenti, tredicesime, Iva...

IMGL'aumento dell'Iva dal 20 al 21%; un contributo del 3% per i super ricchi; misure per l'inasprimento dell'evasione fiscale compreso il carcere per chi evade oltre 3 milioni di euro purché l'ammontare dell'imposta evasa superi però il 30% del volume d'affari; licenziamenti più facili; riduzione del taglio delle indennità parlamentari.

Sono queste le novità più significative della manovra di Ferragosto introdotte nell'esame del Senato, prima dalla commissione Bilancio e poi con il maxiemendamento su cui il governo ha posto la fiducia
approvato con 165 sì e 141 no. Tra le modifiche contenute nel maxiemendamento l'intervento più significativo è l'aumento dell'Iva che porterà un gettito aggiuntivo di 700 milioni di euro quest'anno e di 4,2 miliardi di euro dal 2012. La misura fa salire il valore della manovra dai 49,865 miliardi di euro della versione originaria a 54,265 miliardi di euro. Nel maxiemendamento del governo è saltata la norma introdotta dalla commissione sulla certificazione dei debiti della pubblica amministrazione.

ECCO TUTTE LE NOVITÀ


IVA SALE dal 20% AL 21%

La misura scatta dal via libera al decreto.

CONTRIBUTO DI SOLIDARIETA'

Contributo di solidarietà del 3% per i redditi oltre 300mila euro dal primo gennaio 2011 al 31 dicembre 2013. La misura potrà essere prorogata nel caso in cui non si dovesse raggiungere il pareggio di bilancio nel 2013. Il prelievo non si applica ai «redditi» dei dipendenti e ai pensionati d'oro per i quali resta invece in vigore il taglio del 5% della quota di reddito superiore ai 90mila euro e del 10% quella eccedente i 150mila euro (come previsto dalle precedenti manovre).

PENSIONE DONNE A 65 ANNI

Viene anticipato dal 2016 al 2014 l'adeguamento dell'età pensionabile delle donne nel privato che, a regime, cioè nel 2026, andranno in pensione a 65 anni.

ARTICOLO 8: INTESE AZIENDA-TERRITORIO
IN DEROGA A LEGGI E CONTRATTI

Le intese sottoscritte a livello aziendale o territoriale possono derogare a leggi sul lavoro, comprese quelle sul licenziamento, e alle relative norme contenute nei contratti nazionali. Tra le materie che non potranno essere inserite nelle intese aziendali e territoriali, il licenziamento discriminatorio e alcuni diritti delle lavoratrici madri.

RISCOSSIONE COATTIVA CONDONO 2002

I contribuenti che hanno aderito alla sanatoria e poi sono 'sparitI' verranno costretti dall'Agenzia delle Entrate e da Equitalia a pagare il dovuto con gli interessi entro il 31 dicembre 2011, altrimenti incorreranno in una sanzione pari al 50% delle somme in questione. Il fisco avrà un anno in più per andare a scovare i furbi che avevano aderito al condono in materia di Iva.

CARCERE EVASORI
Carcere per chi evade oltre 3 milioni di euro. Ma, con una correzione inserita nel maxiemendamento, affinché scattino le manette l'ammontare dell'imposta evasa deve essere superiore al 30% del volume d'affari.

RIDOTTO TAGLIO INDENNITÀ PARLAMENTARI

Diventa più soft per i parlamentari che percepiscono un altro reddito. Il taglio delle indennità per i membri degli organi costituzionali varrà sino al 2013 e ne sono esclusi la presidenza della Repubblica e la Corte Costituzionale.

SALVE FESTE 1 MAGGIO
2 GIUGNO E 25 APRILE

Verranno invece accorpate alla domenica le feste patronali eccetto la festa del patrono di Roma, San Pietro e Paolo, che è tutelata dal concordato.

ROBIN HOOD TAX AI COMUNI
Il gettito di 1,8 miliardi di euro derivante dalla Robin Hood tax andrà tutto ai Comuni. Resta quindi il taglio integrale delle spese per i ministeri.

DICHIARAZIONI ON LINE
I Comuni potranno pubblicare sui loro siti i dati relativi alle dichiarazioni dei redditi in forma aggregata, per categorie, e non per nomi e cognomi.

LOTTA EVASIONE

I comuni che collaborano incasseranno il 100% dei proventi del recupero.

SOCIETÀ DI COMODO

Creata addizionale del 10,5%.

SPENDING REVIEW
Il ministro dell'Economia presenterà al Parlamento, entro il 30 novembre 2011, un programma per la riorganizzazione della spesa pubblica. 

BANCHE
Salta la norma che obbligava a indicare i rapporti con le banche nella dichiarazione dei redditi.

PROVINCE
Non ci sarà il taglio delle Province con meno di 300 mila abitanti. Spetterà a un ddl costituzionale intervnire.

TREDICESIME STATALI

In caso di mancati risparmi da parte dei ministeri non ci sarà il taglio delle tredicesime ma la riduzione del 30% dei premi di produzione dei dirigenti.
7 settembre 2011

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Mangia sano e fai più punti
così la dieta diventa un gioco

Una start-up olandese imita il modello di Foursquare e trasforma l'alimentazione personale in un gioco collettivo. Una tendenza sempre più diffusa, sia per dimagrire ma anche per il mondo del business. Ecco come funzionano di MAURO MUNAFÒ

HAI MANGIATO verdure ogni giorno per un mese e sei stato attento alle vitamine? Allora meriti un premio, anche solo virtuale. L’approccio alla buona alimentazione e alle diete potrebbe subire un profondo cambiamento nei prossimi anni, e passare da un sacrificio necessario a un più divertente gioco da condividere con amici e parenti attraverso smartphone e web.

È la scommessa di una serie di start-up tecnologiche che si stanno facendo largo nel mercato con le loro app e i loro siti, pronte a trasformare il mangiar sano in una sfida tutta digitale. L’ultima arrivata nel settore, ma forse tra le più promettenti, è l’olandese Foodzy 1, che ammicca al modello di Foursquare per incentivare i suoi utenti a una dieta equilibrata.

Proprio come nel celebre social network geolocalizzato infatti, su Foodzy si vincono dei premi (badge) quando si riescono a raggiungere particolari obiettivi. Ma se su Foursquare le missioni comportano il raggiungimento di un luogo un certo numero di volte, su Foodzy si viene premiati quando si sta attenti alla calorie, si perde peso o si mangia una mela al giorno (come vuole il proverbio).

Una rapida prova del sito ne mette in mostra tutte le potenzialità, che risaltano grazie alla grafica fumettosa, anche se non mancano i difetti: per gli utenti italiani è infatti una sfida riuscire a trovare nel database i prodotti tipici della nostra dieta, e bisogna sforzarsi non poco per aggiungere manualmente tutta una serie di pietanze nostrane (con tanto di contenuto calorico) in modo da potersi godere al meglio l’esperienza.

Uscito da pochi giorni dalla fase beta, il sito ha subito conquistato le recensioni positive dalle testate internazionali di settore, impresa tutt’altro che facile per una start-up nata a migliaia di chilometri dalla Silicon Valley. Completamente gratuita nella sua versione di base, chi ha intenzione di utilizzare l’applicazione su iPhone (che è poi la sua vera natura) o vuole monitorare con precisione i propri progressi, deve pagare un abbonamento di 15 dollari l’anno (poco più di 10 euro): cifra tutto sommato modesta ma che rischia di limitarne non poco l’adozione.

L’arrivo di Foodzy inietta nuova linfa nel settore del mangiar sano, negli ultimi anni estremamente attento sul fronte tecnologico, con la pubblicazione di centinaia di programmi e siti dedicati alle diete online e al controllo dell’alimentazione. Ne sono una dimostrazione esperienze come Lose It, applicazione per Android e iPhone (solo Usa), scaricata da oltre 5 milioni di statunitensi e usata per tenere traccia della propria dieta e controllare anche i progressi “sulla bilancia” dei propri amici.

Solo pochi anni fa esplodeva poi il fenomeno dei social network per dimagrire 2, con nomi come Traineo, Diet Tv, Fat Secret, a cui aggiungere anche DailyBurn, Fitday, Fitness Journal e molti altri, ognuno con funzioni specifiche e una propria formula per garantire i risultati desiderati.

La formula su cui vuole puntare Foodzy per trovare il suo spazio è tutta nella “gamification”, una tendenza che prende sempre più piede a livello globale e prevede l’introduzione di elementi ludici come classifiche, premi e punteggi all’interno di settori fino ad oggi governati da logiche diverse. Oltre all’alimentazione, la gamification si sta infatti facendo spazio nel mondo dell’informazione, del marketing, del no profit e persino in quello militare, tanto che la società di analisi Gartner stima 3 che nei prossimi 4 anni la metà delle imprese innovative adotterà queste meccaniche: trasformare il lavoro in missioni e obiettivi a breve termine, con premi simbolici e soddisfazione immediata, garantirebbe infatti dei risultati migliori.

E se contaminare il lavoro con un gioco può funzionare nel mondo del business, chi dice che stemmi luminosi e classifiche online non possano anche migliorare la dieta degli utenti della rete?
(06 settembre 2011)
 
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La crisi mette in ginocchio Air France
Si allontana l’acquisto di Alitalia 

Dopo il (presunto) salvataggio del 2009, la compagnia francese nel 2013 avrebbe aumentare la presenza nell'azionarato ma la crisi dei voli e quella economica stanno piegando l'ormai ex colosso dei cieli
Alitalia parlerà francese. Il suo destino è ormai chiaro: Air France-Klm, che ne ha già acquisito il 25% (a basso prezzo, all’inizio del 2009: “Merci Silvio” titolò il quotidiano Les Echos), dovrebbe prendere il controllo della nostra compagnia aerea a partire dal 2013, quando gli azionisti potranno vendere liberamente a chi vogliono. Ad Air France, il colosso dei cieli. Macinatore di utili. Salvatrice della malmessa compagnia di bandiera italica. Ma dall’acquisto del 2009 a oggi la stabilità del gigante con le ali è cambiata. Non poco.

Perché il colosso franco-olandese, numero due del settore in Europa, è una delle vittime illustri dell’ultima tempesta finanziaria. E’ sempre più traballante e preoccupata che alle bufere dei listini faccia seguito una recessione, con l’inevitabile calo del traffico aereo. Sarebbe duro da sopportare per un gruppo già in difficoltà. Nei giorni scorsi i vertici di Air France-Klm hanno messo le mani avanti: con ogni probabilità dovranno varare un piano per ridurre i costi (fra i 700 e gli 800 milioni di euro) e un nutrito pacchetto di licenziamenti (tra i 5 e i 10mila dipendenti sui 58mila totali). Quindi nel 2013 il gruppo potrebbe non riuscire ad acquistare Alitalia.

Il titolo Air France-Klm ha perso il 53,4% rispetto al primo gennaio scorso. In pochi mesi il gruppo ha ceduto oltre la metà della sua capitalizzazione, scivolata sotto i due miliardi di euro. Air France-Klm cade. Il titolo nell’indice Sbf 120, che raccoglie le principali capitalizzazioni della Borsa di Parigi, è quello che ha registrato la peggiore performance dall’inizio dell’anno. Anche le azioni dei maggiori rivali europei della compagnia sono andate giù, ma non così tanto (Lufthansa il 33% e Iag, dal 24 gennaio scorso, quando questa alleanza fra British Airways e Iberia è diventata operativa, il 46%).

A fine giugno l’indebitamento netto di Air France-Klm ammontava a sei miliardi di euro contro 1,4 per Lufthansa e 480 milioni per Iag. Il gruppo franco-olandese non ha ancora pienamente digerito la crisi nel trasporto aereo del 2008 e del 2009. Un mese fa i vertici del gruppo davano per scontato un bilancio 2011 in attivo. Ma a tale eventualità a Parigi ormai non crede più nessuno. La compagnia, ancora più delle altre, ha subito i contraccolpi delle “primavere arabe”, lo sbocciare della democrazia in vari Paesi del Maghreb e del Vicino Oriente, che però ha avuto riflessi negativi sul traffico aereo: Air France-Klm non ha saputo riadattare sufficientemente i suoi programmi di volo verso destinazioni come l’Egitto e la Tunisia. Molti aerei, in sostanza, volano vuoti.

Altro problema: per ridurre i costi, soprattutto del personale (gli stipendi assorbono un terzo del fatturato rispetto a un quarto per Lufthansa e per Iag), già un anno fa Air France-Klm aveva annunciato una nuova organizzazione dei voli a breve-medio raggio, le cui basi logistiche saranno spostate in parte nelle città della provincia francese (si comincia da Marsiglia in ottobre). Ma pure questo programma procede a rilento. E Easyet e Ryanair, i principali rivali su tali rotte, hanno già avuto il tempo di reagire. C’è poi la crisi finanziaria. Con possibile recessione. Tra le compagnie aeree europee proprio Air France-Klm appare la più vulnerabile. A riprova di tutto questo, un incontro lunedi’ scorso voluto dai vertici dell’azienda (che è controllata per il 15,7% dallo Stato francese e per il 9,8% dai dipendenti) con i sindacati per ventilare la possibilità di tagli su tutti i fronti. Air France-Klm salverà Alitalia? Prima deve pensare a salvare se stessa.
 
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Massa: "Podio a Monza
per la gioia dei tifosi"

Milano, 07 settembre 2011

Il pilota brasiliano sente aria di casa: "Alla Ferrari serve un grande risultato". Intanto Tronchetti Provera anticipa le novità Pirelli per il 2012: "Riduzione di gomme dure, poco utilizzate quest'anno rispetto alle richieste, e anche l'adozione di pneumatici solo per qualifiche"

Quattro giorni al Gran Premio d'Italia, quattro giorni alla grande festa per il 150° anniversario dell'unità nazionale, visto che Monza rientra tra le manifestazioni ufficiali per onorare il sentitissimo anniversario. Classica ciliegina sulla torta di giornata sarebbe una vittoria della Ferrari, che quest'anno si è concretizzata una sola volta, per merito di Fernando Alonso, nel GP d'Inghilterra. Il Cavallino stavolta gioca in casa e non può deludere i fan che gremiranno l'autodromo lombardo. "Questo è un fine settimana davvero importante - spiega Massa - non perché rappresenti l'ultima possibilità per poter cambiare le cose, ma per poter regalare a noi stessi, alla squadra e soprattutto ai tifosi un grande risultato".
Il podio 2010 del GP d'Italia, 1° Fernando Alonso e 3° Felipe Massa. Ap
PODIO DA BRIVIDI — Nel diario del brasiliano sul sito della Ferrari, emergono alcuni particolari in vista del Gran Premio. "Spa non è stata un'esperienza fantastica e le temperature fredde hanno accentuato il problema che abbiamo con le gomme: per questo weekend avremo gli stessi set a disposizione ma confidiamo in temperature più miti. Avremo bisogno inoltre di una macchina con una buona velocità di punta". Dopo il lavoro al simulatore a Maranello, Massa è tornato a casa, a Monaco, ma il pensiero è tutto rivolto a Monza: "Non vedo l'ora che arrivi questo fine settimana, inutile dirlo. Penso che vedremo molti sorpassi, poiché ci troviamo su una pista ad alta velocità con due punti in cui è possibile attaccare". Il Gran Premio d'Italia chiude le prove del calendario in Europa. Per questo Massa ci tiene a fare bella figura: "Per noi sarà ancora più importante fare il nostro lavoro alla perfezione e cercare di ottenere quel risultato che noi e tutti i tifosi vogliamo e meritiamo. Da parte mia non vedo l'ora di varcare gli storici ingressi del Parco di Monza. Guardare la folla dei tifosi in piedi su quell'incredibile podio sospeso sulla pit-lane è un'emozione fantastica che voglio ripetere domenica".
Gazzetta TV
 
MOLTI SORPASSI — "Per quanto riguarda la gara - analizza Massa - penso che vedremo molti sorpassi, poiché ci troviamo su una pista ad alta velocità con due punti in cui è possibile utilizzare il DRS. Non sto dicendo che è un vantaggio essere dietro al tuo avversario quando entri nella Parabolica, per superarlo all'ultimo giro, perché se hai una buona macchina probabilmente la strategia migliore è passarlo prima in modo da stabilire un gap maggiore di un secondo. Tuttavia - aggiunge il brasiliano - se si lotta fino all'ultimo giro, e questo potrebbe essere il caso, la gara sarebbe estremamente emozionante. A questo punto della stagione non è difficile prevedere che Scuderia Ferrari, McLaren ed ovviamente Red Bull saranno i principali contendenti. Tuttavia anche la Mercedes ha dimostrato di avere forse la migliore velocità massima sul rettilineo, cosa che su questo circuito conta molto e che potrebbe influenzare il risultato della gara".
NUOVE GOMME? — La prossima stagione di Formula 1, intanto, potrebbe vedere una progressiva riduzione di gomme dure, poco utilizzate quest'anno rispetto alle richieste, e anche l'adozione di pneumatici solo per qualifiche. Lo ha affermato il presidente della Pirelli, Marco Tronchetti Provera. "Ne stiamo parlando anche con i team: facciamo e riceviamo proposte" spiega rispondendo ai giornalisti a margine dell'inaugurazione di una mostra sull'esperienza del gruppo italiano nelle corse automobilistiche. "Quello che ci è stato chiesto, cioè sicurezza e spettacolo, lo abbiamo fatto e credo che lo abbiamo fatto bene: tutti si sono resi conto che è molto più semplice costruire uno pneumatico che duri tutta la gara piuttosto che uno che duri poco ma non troppo poco, anche per permettere i pit stop", aggiunge il presidente della Pirelli, che si dice particolarmente soddisfatto del ritorno in F1.
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martedì 6 settembre 2011

dai dai......

Finanziaria, la maggioranza taglia tutto
ma regala due miliardi a Rai e Mediaset 

Respinto l'emendamento del Pd che chiedeva un'asta competitiva per l'assegnazione delle nuove frequenze tv digitali. Una misura che avrebbe potuto alleggerire la scure sugli enti locali. Vita: "Un altro caso emblematico del conflitto d'interessi di Berlusconi"
“In commissione Bilancio ci abbiamo provato, ma è andata male”. E’ la delusione il sentimento principale fra le file del Partito democratico che al Senato si è visto bocciare per un solo voto (13 contro 12) il suo emendamento alla manovra sull’asta per le frequenze televisive. La normativa, presentata dai senatori Luigi Zanda e Vincenzo Vita e condivisa anche da Italia dei valori e Terzo polo, puntava a indire un’asta competitiva per l’assegnazione delle frequenze generate dal passaggio della televisione dalla tecnologia analogica a quella digitale.

Ma le opposizioni hanno sbattuto contro un muro e il cosiddetto “dividendo digitale” sarà assegnato alle emittenti che parteciperanno alla gara tramite un “concorso di bellezza” (beauty contest): senza che lo Stato guadagni un euro dall’operazione.

Eppure, proprio in questi giorni, è in corso un’altra competizione che riguarda le compagnie telefoniche. Come nel caso delle tv, i colossi delle telecomunicazioni (Wind, Telecom Italia, Vodafone e H3g) stanno dandosi battaglia per conquistare un’altra porzione di etere (sempre liberata dalla digitalizzazione-compressione dei segnali televisivi) su cui far correre i servizi multimediali della telefonia mobile (la futura rete 4G).

La differenza fra le due gare è che nel caso delle emittenti televisive l’Agcom, e ministero dello Sviluppo economico hanno optato per il beauty contest, mentre per le Tlc si è scelta una normale asta competitiva. Che, fra proposte iniziali e successivi rilanci, frutterà la bellezza di 3 miliardi di euro.

“E’ un caso di scuola del conflitto d’interessi del presidente del Consiglio – attacca Vita – che dimostra un concetto semplicissimo: finché Silvio Berlusconi sarà al governo è semplicemente impossibile fare qualsiasi legge che vada a scalfire gli interessi di Mediaset”.

Alle televisioni del premier, assieme a Rai, Sky e altre emittenti, verrà fatto un regalo che se fosse stato messo all’asta avrebbe potuto fruttare fino a due miliardi di euro, andando ad alleggerire i tagli alla spesa pubblica che stanno mettendo in ginocchio gli enti locali.

“E’ un’ingiustizia – dice Zanda – Questa mattina abbiamo ricevuto i rappresentanti di comuni, province e regioni che illustravano come la mannaia del governo li costringerà a cancellare una serie di servizi, dai trasporti alla sicurezza. E la maggioranza cosa fa? Regala un prezioso bene dello Stato alle emittenti televisive”:

I senatori del Pd hanno deciso di ripresentare lo stesso emendamento anche in Aula, in modo che, se non verrà posta la questione di fiducia, ci sarà almeno lo spazio per una discussione pubblica. Perché, come sostiene Vita, “l’interesse del governo è di far passare l’operazione sotto il massimo silenzio, dato che siamo di fronte a una palese ingiustizia: si taglia tutto, ma si regalano 2 miliardi alle televisioni. Mediaset compresa”.

Una prova del massimo riserbo dell’esecutivo l’hanno avuta oggi i giornalisti che cercavano di strappare una dichiarazione al ministro dello Sviluppo economico. Alla domanda sul perché la maggioranza abbia deciso di regalare quel patrimonio ai canali televisivi, Paolo Romani non si è neanche degnato di rispondere. “Non sapeva cosa dire”, scherza Zanda. “E se poi gli scappava la verità?”, si chiede sarcasticamente Vita. Entrambi però sono certi che il ministro con la bocca cucita sappia benissimo cosa fare: a partire da domani, quando prenderà il via la gara per l’assegnazione delle super-frequenze digitali. Che, secondo i senatori democratici, sarà un’allegra sfilata di televisioni, sempre quelle, con tanto di regalo finale. Alla faccia dei tagli e del pluralismo dell’informazione.

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GIAPPONE

Fukushima, livelli di cesio 137
superiori a quelli di Chernobyl

Il piano di decontaminazione non arriva e alla vigilia dell'inizio delle scuole Greenpeace chiede che non aprano quelle nell'area contaminata e non evacuata di ANTONIO CIANCIULLO

TOKYO - A sei mesi dal disastro, non si intravede un ritorno alla normalità nella regione di Fukushima. Domani cominceranno le scuole e Greenpeace ha lanciato un appello affinché vengano tenute chiuse quelle nell'area contaminata ma non evacuata in cui i limiti di radioattività sono fino a 70 volte oltre il livello ritenuto accettabile per la popolazione.

"Nessun genitore dovrebbe scegliere tra la salute e l'educazione dei propri figli", ha dichiarato Kazue Suzuki, responsabile della campagna nucleare di Greenpeace Giappone, "il piano di decontaminazione, atteso ormai da troppo tempo, arriverà comunque troppo tardi. Il nuovo primo ministro 1deve rinviare subito l'apertura delle scuole, trasferire quelle nelle aree più a rischio e mobilitare le migliaia di lavoratori necessari a portare i livelli di radioattività il più possibile al di sotto di 1 millisievert anno".

La mappatura aggiornata della radioattività presentata in un recente incontro al ministero della Scienza ha presentato sorprese in sei municipalità (Okumamachi, Futabamachi, Namiemachi, Tomiokamachi, Iitatemura e Minami-Soma): il cesio è oltre i limiti che hanno fatto scattare l'allarme evacuazione a Chernobyl.

Nel suolo in 34 aree della prefettura di Fukushima sono stati rilevati più di 1,48 milioni di becquerel per metro quadrato di cesio 137, il limite
scelto per mettere in sicurezza i residenti dopo l'emergenza in Ucraina. Nel complesso le emissioni di eradioattività calcolate sono state pari a un sesto di quelle provocate dalla catastrofe del 1986.

Il Japan Times ha calcolato che il cesio radioattivo fuoriuscito dalla centrale nucleare è pari a 168 volte quello emesso dalla bomba di Hiroshima. E l'impatto sulla salute dipenderà in buona parte dalla capacità di bloccare la circolazione di cibi contaminati.

Gli accertamenti proseguono a ritmo serrato e diverse partite di prodotti radioattivi sono state bloccate. In particolare le analisi disposte dal governo hanno individuato un picco di 8.571 becquerel in un campo a Date e di 6.882 a Iwaki, nella prefettura di Fukushima. Nelle aree in cui è stata proibita la coltivazione di riso, le mappe mostrano punte di contaminazione molto alta. Tanto che la campagna di monitoraggio verrà rafforzata nei prossimi giorni.

Ma anche l'operazione di messa in sicurezza si rivela problematica. Pochi giorni fa il primo ministro uscente, Naoto Kan, aveva chiesto al governatore della prefettura di Kukushima di accettare la costruzione di un sito temporaneo di stoccaggio delle terre e delle ceneri contaminate: "Non abbiamo intenzione di trasformarlo in un deposito definitivo senza consultarvi, ma al momento non ci sono alternative. Ci sono aree in cui i livelli di radioattività sono talmente alti che potrebbero rimanere non abitabili per molto tempo, anche effettuando le procedure di decontaminazione".
(31 agosto 2011)
 
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Usa, 11 settembre dieci anni dopo
Come è cambiata l’economia
L’idea che il più clamoroso atto terroristico sul suolo statunitense abbia influito in profondità nel sistema capitalistico è accettata dalla maggior parte degli studiosi e di chi agisce e lavora nel mondo finanziario, americano e non. Quello su cui ancora non c’è unanimità è quanto quell’atto abbia cambiato il sistema capitalistico
Per i terroristi dell’11 settembre, il World Trade Center era il simbolo del capitalismo americano. Distruggere le Due Torri significava distruggere il sistema economico che aveva condotto gli Stati Uniti a essere la prima potenza mondiale. Dieci anni dopo, gli Stati Uniti e il mondo stanno ancora pagando gli effetti – economici, finanziari, sociali – di quell’evento.

“Non è stato l’11 settembre a cambiare l’economia americana – spiega Anita Dancs, che insegna economia alla Western New England University-. E’ il nostro modo di reagire all’11 settembre che ha cambiato l’economia”. L’idea che il più clamoroso atto terroristico sul suolo americano abbia influito in profondità nel sistema capitalistico pare in effetti accettata dalla maggior parte degli studiosi e di chi agisce e lavora nel mondo finanziario, americano e non. Quello su cui ancora non c’è unanimità è quanto quell’atto abbia cambiato il sistema capitalistico.

Ci sono per esempio quelli che, nel conteggio dei costi dell’11 settembre, mettono tutto, ma davvero tutto: danni umani e materiali degli attentati, crollo della Borsa (il Dow Jones Industrial Average crollò di 14 punti nelle ore immediatamente successive all’attacco), aumenti nel prezzo della benzina, costi dei rinnovati sistemi di sicurezza negli aeroporti, uffici pubblici, strade, nuove tariffe assicurative e di spedizione, e soprattutto le spese militari in Iraq e Afghanistan.

Per i sostenitori della “tesi massimalista”, l’11 settembre è costato agli Stati Uniti oltre 4mila miliardi di dollari. Una cifra enorme, che ha ulteriormente innalzato il già spaventoso debito ed eroso, forse per sempre, gli standard di vita degli americani. Soprattutto, l’11 settembre avrebbe introdotto nella politica alcune “disastrose cattive abitudini”, da cui difficilmente si tornerà indietro. “Per la prima volta dalla Rivoluzione americana, i costi della guerra sono stati finanziati contando in buona parte sul debito”, hanno scritto Linda Bilmes e il Premio Nobel Joseph Stiglitz, autori di “The Three Trillion Dollar War”. (Per i due economisti, soltanto le spese delle guerre in Afghanistan e in Iraq costeranno agli Stati Uniti 4 mila miliardi di dollari).

La “tesi massimalista” non piace a chi diffida di un troppo automatico meccanismo di causa ed effetto. Dopo il 2002, infatti, molte cose importanti sono successe, in nessun modo riconducibili – o difficilmente riconducibili – al terrore e distruzione che travolsero gli Stati Uniti l’11 settembre. Come legare infatti all’11 settembre la bolla immobiliare, seguita dalla crisi dei mutui, seguita dalla crisi finanziaria che ha nutrito la più grave recessione economica mondiale dai tempi del crollo di Wall Street del 1929? Meglio, molto meglio, secondo i sostenitori di una “tesi minima”, limitarsi alla conta dei danni effettivi, e sul breve periodo, degli attentati.

“L’11 settembre è stato poco più di un bip”, ha spiegato ad Associated Press Adam Rose, esperto di terrorismo ed economia della University of Southern California. Rose fissa i costi della tragedia a circa 130 miliardi di dollari e cita, a riprova della sua tesi, il fatto che a inizi novembre 2001 il Dow Jones Industrial Average era rapidamente tornato ai livelli pre-11 settembre. Anche altri fattori paiono in qualche modo svalutare la centralità degli atti terroristici. Se oggi gli automobilisti pagano la benzina il doppio che nel 2001, non dipende unicamente dalle contese sanguinose scoppiate nelle aree di produzione del petrolio, ma dal fatto che la richiesta di energia è aumentata con l’affacciarsi sul palcoscenico del mondo di altre potenze, e di centinaia di milioni di nuovi consumatori.

Quello su cui oggi appare esistere una quasi totale unanimità è comunque il prezzo pagato per le aumentate misure di sicurezza. “La vera discriminante dell’11 settembre è proprio questa – ci racconta David Cole, giurista di Georgetown University -. Gli attentati hanno fatto crescere a dismisura l’industria della sicurezza”. Un rapporto di una commissione del Senato ha valutato in circa 400 miliardi le spese sostenute dal governo federale per evitare il temuto, ed evocato, ripetersi dell’11 settembre. 40 miliardi sono stati pagati soltanto per aumentare la sicurezza negli aeroporti.

Più difficile è invece calcolare quanto abbiano speso le aziende per rendere più sicuri i loro affari. Questioni di privacy hanno spesso tenuto ben nascosti i numeri di queste uscite (spesso trasferiti ai consumatori). Ma “fare affari negli Stati Uniti è diventato sempre più caro dopo il settembre 2001”, spiega Sung Won Sohn della California State University at Channel Islands. Nuovo personale di sicurezza, videosorveglianza, screening all’entrata dei luoghi di lavoro, messa al sicuro dei sistemi informatici (soprattutto per banche e istituti finanziari) hanno moltiplicato i costi. La crisi finanziaria, e l’assassinio di Osama bin-Laden, dovrebbero aver diminuito percezione del pericolo e possibilità di sostenere spese così elevate. “A questo punto è però difficile tornare indietro, e smantellare il faraonico sistema della sicurezza”, spiega ancora Cole.

E’ comunque difficile levarsi dalla testa che il vero lascito economico dell’11 settembre siano proprio le spese militari, il fiume di denaro fatto affluire dall’amministrazione Bush, e poi da quella Obama, in Afghanistan, in Iraq, in ogni altra parte del mondo in cui gli Stati Uniti abbiano percepito un (supposto) pericolo. I 4 mila miliardi che Stiglitz e la Bilmes hanno visto prendere la strada dell’Afghanistan e dell’Iraq sono stati sottratti al lavoro, agli investimenti, alla sanità, all’educazione. “Non puoi spendere miliardi in una guerra fallita all’estero, e non sentire il dolore a casa”, hanno scritto Stiglitz e la Bilnes. A parte i numeri e le percentuali, è proprio quel “dolore” – nelle case, sulle tavole, nelle scuole e negli ospedali – che gli americani hanno più percepito dopo il settembre 2001.

lunedì 5 settembre 2011

hahahahahaha

Lorenzo: "Ottimo lavoro"
Vale scherza: "Sic, che bastardo"

MISANO ADRIATICO (Rimini), 4 settembre 2011

Jorge: "Sono contento, ho vinto due gare in Italia, ringrazio il team". Stoner: "Ero stanco da Indianapolis". Rossi: "Uno dei migliori GP dell'anno e non ce l'aspettavamo. Il Sic è un bastardo: per quel sorpasso me la paga..."

 
Una bella vittoria quella di Jorge Lorenzo a Misano Adriatico, un successo che ridà un po' di sale al campionato grazie anche al secondo posto di Dani Pedrosa, che soffia quattro punti al leader mondiale Casey Stoner. "Sono contento, ho vinto due gare in Italia - ha detto Lorenzo -. Lo scorso anno non vi ero riuscito. Ringrazio il team che ha fatto un ottimo lavoro per offrirmi una grande moto".
fiducia lorenzo — Il maiorchino continua così l'analisi della gara vinta a Misano: "La preparazione fisica è importante, è una delle chiavi per essere forte, ma non sono l'unico ad averla. Pedrosa mi ha fatto un bel regalo? Lui va sempre forte, oggi ha superato Stoner ma non penso voglia che io vinca il mondiale". Un'iniezione di fiducia per la sua rincorsa all'australiano: "E' sempre difficile e mancano meno gare. Non è semplice battere costantemente Casey, vediamo la prossima volta".

Misano, trionfa Lorenzo

 
stanchezza stoner — Si accontenta del terzo posto il leader della classifica della MotoGp, Casey Stoner: "Onestamente sono contento di essere arrivato sul podio. Nella prima parte c'era qualche goccia d'acqua, non volevo spingere, poi la pista si è asciugata, la moto andava bene - ha spiegato l'australiano della Honda -. A un certo punto ho sentito la stanchezza, non riuscivo più ad attaccare". Stoner messo in difficoltà dal fuso orario quindi: "Queste ultime corse sono state particolarmente dure. Non ho ancora recuperato da Indianapolis, non ho dormito molto da allora e sono arrivato qui stanco".
pedrosa e i giapponesi — Dani Pedrosa ha fatto un grande favore al connazionale Lorenzo superando il compagno della Honda Stoner: "Per lui è stato positivo il mio sorpasso, ma anche nella gara precedente sono finito in mezzo a loro. Io sono contento di essere davanti". La Honda adesso gira a mille ma non è stato facile raggiungere questi livelli: "La cosa più difficile? Ho avuto tante difficoltà a far capire ai giapponesi di fare le cose in maniera diversa, è molto difficile capirsi, per tanti anni io domandavo una cosa e loro ne facevano un'altra", ha spiegato infine Pedrosa.
Marco Simoncelli in lotta con Valentino Rossi . Reuters
Marco Simoncelli in lotta con Valentino Rossi . Reuters
vale scherza con il 'bastardo' sic — Valentino Rossi, settimo, è soddisfatto: "Per metà gara siamo stati con il secondo gruppetto, non me l'aspettavo e va bene così. Me la sono giocata con Sic e Dovi (Simoncelli e Dovizioso, ndr) e con Spies, direi che oggi è stata una delle gare più belle dell'anno e ripeto non me l'aspettavo. Siamo settimi e questo attualmente è la nostra posizione". Poi scherza con il suo amico Marco Simoncelli, che nei primi giri lo ha sorpassato in maniera decisa. "Il Sic? É un bastardo, deve ringraziare che andiamo più piano perchè altrimenti...Il sorpasso ci sta, lui le gare le fa così, ma non solo con me, con tutti. Al momento posso solo prenderle senza darle". pronta la replica di Simioncelli: "Ma noi facciamo sempre a sportellate, anche in inverno e potremo continuare a farlo, sia con una Honda sia con una Ducati". Poi l'analisi della gara: "Abbiamo lavorato bene, la moto è stata costante. Avevo fatto tutta la gara davanti a Dovizioso ed era capitato altre volte che poi negli ultimi 4 giri mi fregavano ed è stato bello alla fine arrivare davanti a lui, una rivincita. L'unico rammarico è la brutta partenza, altrimenti magari potevo anche provare a puntare al podio". Il futuro con l'Hrc? A Indianapolis ci siamo parlati e venuti incontro, adesso si tratta di definire dei dettagli, ma fino a quando non c'è la firma non c'è niente di scontato ma sono ottimista".
dovi spompato — Quinto al traguardo, Andrea Dovizioso: "Abbiamo avuto problemi di consumo, dopo il warm up e abbiamo dovuto rinunciare a una buona percentuale di potenza. Perdere in accelerazione da Simoncelli è un'immagine strana, non mi era mai successo. Bella lotta con il Sic, stavolta ce l'ha fatta lui, purtroppo non siamo riusciti a recuperare punti a Lorenzo, comunque devo guardare al lato positivo: non ho fatto errori".
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La manovra deroga l’articolo 18 

Gli emendamenti approvati in commissione Bilancio prevedono deroghe alle leggi vigenti e ai contratti collettivi nazionali. Camusso: "Il governo cancella la Costituzione". Sacconi: "Non ha senso parlare di libertà di licenziare"
“Se la destra intende cancellare lo Statuto dei lavoratori lo dica e non si nasconda dietro norme implicite”, tuonava Cesare Damiano, responsabile Lavoro del Partito democratico, il 17 agosto quando la manovra bis iniziava il suo iter al Senato. E’ stato accontentato: se prima l’articolo 8 tanto caro al ministro del Welfare Maurizio Sacconi rappresentava un furbo escamotage per aggirare l’articolo 18 dello Statuto (che vieta il “licenziamento intimato senza giusta causa o giustificato motivo”), oggi, con l’approvazione in commissione Bilancio di due emendamenti della maggioranza, è tutto scritto nero su bianco.

Sì perché d’ora in poi i contratti di lavoro potranno essere discussi e firmati anche in deroga alle leggi vigenti e soprattutto alle “regolamentazioni contenute nei contratti collettivi nazionali”. E fra le materie suscettibili “a deroga” ci sono anche i licenziamenti. Ma a chi spetterà l’onere di sottoscrivere questi patti con le aziende? Lo chiarisce un secondo emendamento accolto dalla commissione parlamentare: alla maggioranza delle rappresentanze sindacali interne a una determinata ditta, Rsu o Rsa che siano.

In altre parole, con l’accordo dei “suoi” sindacati, l’azienda conquisterà il diritto al licenziamento facile tranne che l’allontanamento dal posto di lavoro non sia in contrasto con la Carta costituzionale o vietato da altri “vincoli derivanti dalle normative comunitarie e dalle convenzioni internazionali sul lavoro”. Non è stata toccata invece la parte dell’articolo che vieta i licenziamenti delle donne in concomitanza di matrimonio e gravidanza.

Durissime le critiche che arrivano da Cgil, Pd e Italia dei Valori. Il segretario generale Susanna Camusso definisce la legge “anticostituzionale”, una normativa che mira unicamente a “distruggere l’autonomia del sindacato” e chiama gli italiani a partecipare in massa allo sciopero generale previsto per martedì prossimo, in concomitanza  con l’arrivo in Aula della manovra.  Antonio Di Pietro parla invece di un governo che ha in odio i lavoratori, sottolineando come questo articolo non abbia niente a che vedere con i disastrati conti pubblici “perché non ha ritorni di tipo economico”. Al contrario il governo ha sempre sostenuto, fin da tempi non sospetti, almeno dal 2002 quando la Cgil di Sergio Cofferati portò 3 milioni di persone in piazza a difesa dell’articolo 18, che dare alle aziende la possibilità di licenziare senza troppi problemi sia uno strumento essenziale per crescita e ripresa economica. Tant’è che la norma è inserita nel capitolo “sviluppo” della Finanziaria.

Anche il Pd non usa mezzi termini per bocciare l’approvazione degli emendamenti giudicati una vera e propria “destrutturazione del diritto del lavoro”, come ha detto Achille Passoni, membro della commissione Lavoro a Palazzo Madama. Il senatore poi sottolinea il rischio più grave: “Che tre amici al bar si possano mettere d’accordo con l’imprenditore e stipulare un accordo aziendale, con contenuti devastanti per tutti i lavoratori”. E cioè il pericolo che, all’interno di una singola azienda, possano sorgere i cosiddetti “sindacati gialli”, rappresentanze fantoccio create apposta per firmare accordi di comodo con la proprietà a nome di tutti i dipendenti. Una possibilità che la Cisl di Raffaele Bonanni esclude a priori: “Solo i sindacati comparativamente più rappresentativi sul piano nazionale e territoriale possono siglare intese a livello aziendale”. Caustica la replica della Camusso: “Un dirigente sindacale dovrebbe essere in grado di leggere le carte”.

Tutte critiche che Sacconi rispedisce al mittente. “Non ha senso parlare di libertà di licenziare”, si difende il ministro. Ma anche il 14 agosto, quando assieme ai colleghi Giulio Tremonti e Roberto Calderoli illustrava i contenuti della manovra, il titolare del Welfare giurava che l’articolo 18 non sarebbe stato toccato per essere clamorosamente smentito tre giorni dopo. Quando una nota diffusa dall’ufficio Studi del Senato mette nero su bianco che l’articolo 8 della manovra prevede implicitamente la possibilità di derogare le leggi in vigore, Statuto dei lavoratori compreso. Un parere tecnico e non politico. E quindi ancora più pesante.

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IFA 2011

"Solo le apps ci salveranno"
Inizia la guerra delle smart tv

Arrivano anche nei televisori i mini-software che hanno fatto la fortuna di tablet e smartphone. E i produttori affilano le armi per imporre lo standard che rivoluzionerà il mercato dal nostro inviato ALESSIO BALBI

BERLINO - Hanno decretato il successo degli smartphone e dei tablet, contribuendo contemporaneamente a creare un mercato completamente nuovo e inatteso, pieno di possibilità per i grandi gruppi e per i piccoli sviluppatori con buone idee. Ora le "apps", i mini software che spopolano sui cellulari di ultima generazione, trasformandoli in strumenti in grado di fare praticamente ogni cosa, promettono di rivoluzionare anche quel moloch immutabile chiamato tv. E regalano ai grandi produttori per la prima volta dopo anni l'ebrezza (vedremo quanto illusoria) di poter invertire la tendenza che vedeva la vecchia tv lentamente ma inesorabilmente messa da parte in favore di console e pc.

All'Ifa 2011, il più importante appuntamento europeo per l'elettronica di consumo in corso a Berlino fino al 7 settembre, le parole più ascoltate sono "smart tv". Decisamente, non è la prima volta che l'industria, fin dai tempi del tubo catodico, annuncia l'arrivo dell'intelligenza nelle tv. Un miracolo, è il caso di dirlo, che di volta in volta sarebbe stato possibile per intercessione di innovazioni diversissime: i decoder interattivi, la connettività internet, i dispositivi per il video on-demand, e così via. Ottime intenzioni che, all'atto pratico, hanno portato poco o niente di rivoluzionario: dopo tutto, l'uso medio della tv resta lo stesso di cinquant'anni fa. E il mezzo ha iniziato a soffrirne, anche in termini economici: le console o i pc, nel momento stesso in cui rosicchiano minuti preziosi all'uso della tv da parte degli utenti, si prendono anche una fetta del denaro che i consumatori avrebbero speso per comprare un nuovo televisore.

I produttori di tv hanno ben presente il problema, ma pensano di aver trovato anche la soluzione: sfruttare le tecnologie esistenti per creare un ecosistema che renda la tv flessibile e divertente come un tablet. La parola chiave del ragionamento è, appunto, app: con una connessione internet e una piattaforma per gli sviluppatori, il vecchio televisore può diventare una tentazione irresistibile per chiunque abbia un'idea, un prodotto, un servizio e voglia farlo arrivare alla vasta platea potenziale dei possessori di tv. Una volta creato un mercato di apps televisive degne di questo nome (è il ragionamento dei produttori) forse una fetta di consumatori sarà invogliata a cambiare la vecchia tv con una "smart tv". E la luce blu, sperano, continuerà a dominare nei salotti per chissà quanti anni ancora.

La battaglia è appena iniziata, ma il fronte è già spaccato in due: da un lato ci sono Lg, Sharp e Philips, che proprio all'Ifa hanno appena annunciato l'intenzione di proporre uno standard condiviso che permetta agli sviluppatori di creare apps in grado di funzionare invariabilmente sui televisori di tutti e tre i produttori. Dall'altro si trova Samsung che, forte di numeri da dominatore del mercato, dichiaratamente rifiuta standardizzazioni in questo campo convinta, per bocca dei suoi dirigenti, di poter tenere a distanza di sicurezza la concorrenza con la qualità e la quantità della sua offerta. Entro la fine dell'anno, spiegano da Samsung, il loro App Store conterrà oltre mille titoli, di cui circa duecento localizzati per il mercato italiano, e ha già toccato quota 10 milioni di apps scaricate.

Se il fronte diviso delle tv riuscirà a rispondere alla sfida dei device personali, e se questo accadrà grazie allo sviluppo di standard comuni o con l'imposizione di un dominus del mercato, si vedrà nei prossimi mesi. Nel frattempo, un'idea degli orizzonti che potrebbero aprirsi grazie alle smart tv l'ha data proprio all'Ifa un produttore minore, la Vestel, che ha annunciato una partnership con BitTorrent per vendere un tv che permetta di scaricare e condividere video attraverso il controverso sistema di file sharing. Un annuncio passato quasi inosservato, che però dà bene l'idea di cosa potrebbero diventare i televisori qualora si spalancassero le porte alla creatività degli sviluppatori. Una scintilla che potrebbe scatenare un incendio spettacolare, difficile da controllare anche per chi ha voluto appiccarlo.
 
(03 settembre 2011)

venerdì 2 settembre 2011

già......

Germania, Biaggi si scatena
Poi si infortuna a un piede

NURBUG (Germania), 2 settembre 2011

Il romano dell'Aprilia velocissimo nelle prime qualifiche colpisce una griglia a bordo pista sollevata dal passaggio di un'altra moto: sospetta lesione ossea al destro. Sabato alle 15 la Superpole

Max Biaggi in azione con la sua Aprilia
Max Biaggi in azione con la sua Aprilia
Max Biaggi è stato il più veloce nella prima qualifica del GP Germania, decimo appuntamento del Mondiale Superbike al Nurburgring. Il fuoriclasse Aprilia ha messo in riga Carlos Checa (Ducati), capofila del campionato con 62 punti di vantaggio (su 200 ancora in palio) e Marco Melandri (Yamaha) subito protagonista al debutto assoluto sul tracciato tedesco. Max è stato superlativo nel finale di sessione realizzando una consistente serie di giri record ma non tutto è filato liscio.
griglia — “Quando mancavano pochi minuti al termine della sessione una moto davanti ha alzato una griglia di drenaggio, in ferro pesante, e mi ha colpito il piede sinistro” ha raccontato il campione in carica. “Ho fatto gli ultimi due passaggi con un gran dolore e ho capito subito che c'era qualcosa che non andava”. I controlli medici, ancora in corso, parlano di sospetta lesione ossea del piede destro, lo stesso fratturato nelle prove del GP di Misano, nel giugno scorso. Il giorno dopo Biaggi prese regolarmente il via arrivando due volte secondo dietro l'inarrivabile Checa. Domani alle 15 la Superpole che definirà la composizione dello schieramento. Domenica le due gare alle 12 e 15.30.
i tempi — Risultati della prima qualifica del GP Germania, 10° round (su 13) del Mondiale Superbike al Nurburgring (m. 5.137) 1. Biaggi (Ita-Aprilia) 1'55”524 media 160,081 km/h; 2. Checa (Spa-Ducati) 1'55”673; 3. Melandri (Ita-Yamaha) 1'55”819; 4. Fabrizio (Ita-Suzuki) 1'56”085; 5. Laverty (Irl-Yamaha) 1'56”197; 6. Guintoli (Fra-Ducati) 1'56”319; 7. Rea (Gb-Honda) 1'56”325; 8. Berger (Fra-Ducati) 1'56”338; 9. Sykes (Gb-Kawasaki) 1'56”353; 10. Haslam (Gb-Bmw) 1'56”354; 11. Lascorz (Spa-Kawasaki) 1'56”444; 12. Smrz (Cze-Ducati) 1'56”470; 13. Haga (Gia-Aprilia) 1'56”517; 14. Camier (Gb-Aprilia) 1'56”571; 15. Toseland (Gb-Bmw) 1'56”637; 16. Corser (Aus-Bmw) 1'56”782; 17. Aitchison (Gb-Kawasaki) 1'56”820; 18. Badovini (Ita-Bmw) 1'56”901; 19. Rolfo (Kawasaki) 1'57”560; 20. Tamada (Gia-Honda) 1'58”016.
Paolo Gozzi© RIPRODUZIONE RISERVATA
 
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Manovra, “troppo affidamento su misure antievasione”.

E i mercati puniscono l’Italia
Il governo mette a bilancio quasi tre miliardi di euro che dovrebbero arrivare da una serie di misure i cui incassi sono in realtà incerti. Dopo il richiamo dell'Unione europea lo spread sui nostri titoli di Stato torna a volare, mentre quello spagnolo si è fermato: segno che la preoccupazione degli investitori non è generalizzata, ma riguarda nello specifico il nostro Paese
Un colabrodo. Assolutamente inaffidabile che ha spinto il portavoce del commissario agli affari monetari, Oli Rehn, a dichiarare senza mezzi termini: «Siamo preoccupati dal vedere un eccessivo affidamento alle misure sulla lotta contro l’evasione fiscale». Parole che hanno convinto gli operatori a vendere a piene mani titoli pubblici italiani e spinto lo spread oltre i 331 punti di differenziale nei confronti dei Bund tedeschi decennali e, cosa veramente preoccupante, mentre i Bonos spagnoli sono fermi a 300 punti.

In effetti, se si legge la relazione tecnica che accompagna l’emendamento (ecco il testo integrale) non c’è da stare tranquilli. Il testo è pieno di «è plausibile», «prudenzialmente», «il gettito è stimabile»: quasi tre miliardi di euro dovrebbero arrivare da una serie di misure di lotta all’evasione i cui incassi sono assolutamente aleatori. La minaccia delle manette dovrebbe portare oltre 1 miliardo, 428 milioni dall’obbligo di inserire i conti correnti nelle dichiarazioni dei redditi, 145 milioni derivanti dal non utilizzo del contante da parte delle società con oltre 5 milioni di fatturato.

Secondo Bruxelles è infatti «molto difficile valutare e prevedere l’impatto» delle misure relative alla lotta all’evasione fiscale sui conti pubblici, ha spiegato Amadeu Altafaj. Il portavoce ha quindi ribadito che la Commissione europea «sta monitorando da vicino il dibattito sulla manovra in corso al Parlamento» e ha aggiunto che la Commissione non sarà in ogni caso in grado di dare una valutazione definitiva fino a che non sarà pronto il testo finale della manovra». «L’efficacia delle misure in quest’area è sempre molto difficile da determinare», ha spiegato Altafaj riguardo alla «preoccupazione» di Bruxelles sulla prominenza assunta dalla lotta all’evasione nelle «nuove proposte» del pacchetto di provvedimenti che compongono la manovra italiana.

Il commissario Rehn «non si aspetta che siano rimessi in discussione gli obiettivi già concordati di riduzione del deficit». La Commissione ha ribadito poi il monito già lanciato mercoledì sulla necessità di «una maggiore rilevanza per quanto riguarda le misure per rilanciare la crescita», suggerendo in particolare, come già fatto nelle raccomandazioni paese per paese adottate a giugno da Bruxelles, «ulteriori liberalizzazioni nel settore dei servizi pubblici locali e delle professioni». Sulla stessa linea è poi arrivata la bordata di Confindustria: «Siamo sconcertati per le misure di contrasto all’evasione fiscale previste nell’emendamento presentato dal Governo», dice l’associazione di Viale dell’Astronomia, che condivide l’obiettivo di «una sere ed efficacia lotta» ma, rileva, «le misure presentate risentono però della fretta e dell’approssimazione con cui è stato predisposto l’emendamento». Per l’associazione le norme «sono poco efficaci rispetto all’obiettivo di una seria lotta all’evasione e rischiano di penalizzare le imprese corrette nel rapporto con il fisco».

A questo proposito Confindustria evidenzia «due esempi per tutti: innanzitutto la misura che considera presuntivamente società di comodo le imprese in perdita per tre anni consecutivi. In questi anni di seria e diffusa crisi economica sono molte le imprese che si trovano in questa situazione e non per questo possono essere ulteriormente penalizzate considerandole a priori società non operative». «Con riguardo alle misure in materia di reati tributari, in particolare quelle previste per l’infedele dichiarazione, per sanzionare penalmente tale condotta, l’illecito – continua – va rapportato all’effettiva entità dell’evasione e al dolo specifico altrimenti si rischia solo di ingolfare ancor di più una giustizia già lenta e appesantita, generando crescente incertezza per tutte le imprese». «Siamo stupiti – conclude la nota – che il Governo non abbia preso in considerazione misure più efficaci di contrasto all’evasione come la nostra proposta di abbassare la soglia per l’uso del contante a 500 euro».

di Andrea Di Stefano (direttore del mensile Valori)
 
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Docs, agenda e mail offline
Chrome OS diventa adulto

Adesso il sistema operativo lanciato da Google può lavorare anche senza la connessione di rete. Uno step fondamentale per il successo dei Chromebook. Ecco come funziona di FRANCESCA SIRONI

GOOGLE ha compiuto un altro passo verso la maturità di Chrome, non solo come browser ma anche come sistema operativo. Da oggi il software di navigazione del colosso di Mountain View consente l'utilizzo offline di alcuni suoi servizi, i più diffusi: Gmail, Calendar e Docs. L'obiettivo è quello di garantire l'accesso a mail e agenda offline, superando un limite che ha rallentato non poco, nei primi mesi di vita, la diffusione dei computer basati su Chrome OS, il sistema operativo incentrato sul fortunato browser di Google. Ma anche da Windows e Mac si potrà godere di quest'innovazione, naturalmente usando Chrome come browser. La notizia è stata pubblicata sul blog ufficiale della compagnia californiana.

Come funziona. Gmail Offline è un'applicazione scritta in html5, che si installa gratuitamente dallo store online di Chrome. A poche ore dal lancio, è stata scaricata più di 5000 volte, e il rank, naturalmente, è altissimo. la struttura della nuova versione del programma di posta di Google si rifà all'applicazione su mobile, in particolare a quella che troviamo sui telefonini col sistema operativo Android: un menu a sinistra con tutti gli oggetti, e a destra l'espansione del contenuto. Per Calendar e Docs la novità è un semplice tasto nel menu in alto a destra: "Abilita la navigazione offline", per salvare la propria attività senza essere connessi alla rete. Benoît de Boursetty, product manager del gruppo, ha illustrato sul blog di Google gli aspetti più innovativi delle nuove app, tra cui l'aggiornamento automatico del contenuto non appena si stabilisce una connessione e la possibilità di editing offline dei documenti: "Quando abbiamo annunciato il Chromebook, il notebook 'cento per cento Web', abbiamo anticipato che stavamo lavorando per offrire possibilità di accesso offline alle nostre applicazioni web e oggi queste sono realtà".

Più appeal per i Chromebook. Questa app e gli aggiornamenti di Calendar e Docs aumenteranno di sicuro l'appeal dei computer portatili basati Chrome OS 1. I Chromebook 2, in Italia prodotti per ora solo da Samsung, sono dotati di una piccola unità a stato solido, ovvero non hanno hard disk al loro interno: tutto avviene e si salva in "cloud", ovvero sui server-nuvola 3 della compagnia di Mountain View. Il desktop sparisce: avviando il computer l'unico spazio di lavoro è il browser, Chrome, su cui si naviga salvando dati e azioni sul proprio account di Google. Grazie alle migliaia di applicazioni presenti nello store, tramite browser si possono compiere le più svariate attività, dai giochi alle funzioni di testo, calcolo, elaborazione grafica e video. Nessun aggiornamento di sistema quindi, nessun disco di installazione: software e documenti sono ospitati in rete e aggiornati automaticamente a ogni avvio. Tutto, potenziato dalle funzioni dell'html5, il nuovo linguaggio del web che permette di integrare grafica, animazioni e video senza lanciare programmi terzi (come Flash): tutto si scrive sulla stessa pagina di codice.

Non solo 3G. Da oggi gli appassionati che hanno acquistato un Chromebook potranno così controllare, archiviare e scrivere documenti e mail anche offline. Anche in un dispositivo pensato per stare la maggior parte del suo tempo online. La connessione 3G, quando c'è, da sola non basta a dare la massima usabilità. per questo le nuove funzioni di Chrome OS soddisfano un'esigenza espressa sino dagli inizi dai suoi utenti. "Il mondo di oggi non rallenta quando non siamo connessi  -  afferma Benoît de Boursetty nel suo post - ed è per questo che avere la possibilità di lavorare da qualsiasi luogo, con qualsiasi dispositivo e a qualsiasi ora ci mette in una condizione di vantaggio. Per rendere tutto questo possibile, stiamo potenziando ogni giorno le capacità del nostro browser. Questi annunci sono solo l'inizio".
(02 settembre 2011)
 
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Misano, Lorenzo beffa Stoner
Simoncelli 4°, Rossi solo 11°

MISANO, 2 settembre 2011

Prima giornata di prove libere del GP di San Marino: duello a colpi di millesimi tra lo spagnolo della Yamaha e l'australiano della Honda. Marco il primo degli italiani, Dovizioso 6°. La Ducati di Valentino ha 1"4 di ritardo. In Moto2 ok Bradl

Gazzetta TV
 
Honda in gran forma, la Yamaha non molla, la Ducati al solito in difficoltà. A Misano è andata in scena la prima giornata di prove libere e in cima alla lista dei tempi della MotoGP si è messo Jorge Lorenzo. Il campione del mondo ha preceduto di pochissimi millesimi la Honda del leader iridato Casey Stoner. L'australiano, il più veloce al mattino, si è comunque confermato velocissimo e resta il cliente più pericoloso per la vittoria. Terzo parziale per il compagno di squadra Daniel Pedrosa, seguito dal primo degli italiani, Marco Simoncelli.
famiglia e amici — Il romagnolo della Honda del team Gresini ha un distacco di soli 239 millesimi da Lorenzo, su questa pista vuole ben figurare perché praticamente corre davanti a famiglia e amici. Quinto tempo per lo statunitense Ben Spies, l'unico che non ha migliorato nella seconda sessione il tempo del mattino. Ha preceduto Andrea Dovizioso con la terza Honda ufficiale e la Suzuki di Bautista. Staccatissimo, e purtroppo non è ormai una novità in questa stagione, Valentino Rossi. Il pesarese della Ducati ha solo l'11° tempo, a 1"4 dalla Yamaha di Lorenzo. Un inizio di fine settimana a dir poco complicato.
Gazzetta TV
 
le altre classi — In Moto2 miglior tempo del tedesco Stefan Bradl. Il pilota della Kalex ha preceduto lo spagnolo Marc Marquez che non ha migliorato il tempo del mattino. Terzo parziale per Aleix Espargaro davanti a Luthi e Mattia Pasini. Settimo Corsi, nono Pirro. In 125 miglior prestazione dell'intera giornata di Nico Terol su Aprilia. Lo spagnolo, già il più veloce nella prima sessione, ha chiuso in 1'44"139. Alle sue spalle il connazionale Efrem Vazquez (Derbi). Terzo il britannico Danny Kent (Aprilia), poi il francese Johann Zarco (Derbi). Il migliore tra i piloti italiani impegnati nella ottavo di litro è la wild card Kevin Calia (Aprilia) che ha chiuso le seconde libere con il 13° tempo (1'45"805).
Gasport© RIPRODUZIONE RISERVATA