mercoledì 12 ottobre 2011

hahhahahah

Nadal non cambia il suo team
"Non sono stupido, avanti così"

SHANGHAI (Cina), 11 ottobre 2011

Lo spagnolo nega problemi con lo zio allenatore: "Toni ha saltato i tornei asiatici solo per restare a Maiorca con la famiglia: se perdo credo sia colpa mia, non delle persone che lavorano con me. Non devo modificare la mia squadra e non mando via nessuno, a meno che qualcuno non voglia andarsene"


Gazzetta TV

La "squadra Rafa" non si tocca. Nadal ha confermato a Shanghai che non ci saranno cambiamenti nel suo team di lavoro. Lo spagnolo ha dovuto rispondere di nuovo alle voci sulle tensioni tra di lui e lo zio Toni, il suo allenatore, l'unico che ha avuto durante la sua carriera. "Credo nella mia squadra al 100%", ha detto Rafa che mercoledì debutta a Shanghai contro Guillermo Garcìa Lòpez. Il giocatore, battuto dal britannico Andy Murray domenica nella finale del torneo di Tokyo con un 6-0 nel set finale, ha aggiunto che va tutto bene, cercando di dissipare le voci di crisi.

"colpa mia" — "Credo sempre che quando perdo sia per colpa mia, non della mia squadra - ha detto Nadal -. Non sono stupido, penso che non devo migliorare qualcosa portando gente nuova nella mia squadra, ma devo migliorare con le persone che conoscono il mio gioco e che sanno esattamente quello che devo fare per continuare a migliorare". Nadal nel 2011 ha perse 7 delle 10 finali disputate e non vince un trofeo su una superficie diversa dalla terra da Tokyo 2010: "Non ho bisogno di un cambiamento, specie quando mi sento a mio agio e felice con la mia squadra. L'unica possibilità di cambiare qualcosa potrebbe esserci se qualcuno della squadra volesse andare via, ma io non mando via nessuno".

Nadal nel 2011 ha perso 7 delle 10 finali disputate. Afp
Nadal nel 2011 ha perso 7 delle 10 finali disputate. Afp

modifiche al calendario — Lo spagnolo, infine, si è rifiutato di divulgare il contenuto delle discussioni che stanno avendo luogo questa settimana tra i tennisti a Shanghai sulla riforma del calendario. Nadal guida le riunioni, vista anche l'assenza per infortunio del numero uno mondiale, Novak Djokovic e di Roger Federer. Nadal, vicepresidente del consiglio dei giocatori dell'Atp, ha spiegato che preferisce non dire niente finché non ci sarà qualcosa di definitivo. I giocatori chiedono una modifica del calendario della stagione che considerano troppo lunga. "Stiamo valutando alcune cose, ma non sono sicuro al 100% di quello che sta succedendo e non voglio dire niente", ha concluso.

rafa calciatore? zio toni smentisce — Quanto alla notizia, emersa domenica, di un Nadal che si sarebbe dedicato al calcio, con il Manacor, nonostante il ricco programma tennistico, lo zio Toni ha puntualizzato: "La gente ha frainteso, Rafa non giocherà a calcio. È una cosa simbolica: un gruppo di suoi amici ha creato una squadra di calcio e lui si è voluto iscrivere, ma non giocherà i match stagionali. Se dovesse esserci un'amichevole estiva di pre campionato, potrà giocare mezzo tempo facendo molta attenzione a evitare inutili infortuni e limitando l'impegno al minimo. Non è possibile per un atleta come lui praticare un altro sport. Poi se dovesse voler provare, non potrò certo proibirglielo: lui è libero di fare quello che vuole. Ormai è autonomo, ha 25 anni".
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Diretta


Napolitano: "Premier dica se può governare"
Domani Berlusconi alla Camera, venerdì fiducia


Napolitano: "Premier dica se può governare" Domani Berlusconi alla Camera, venerdì fiducia
"La questione che si pone è se la maggioranza di governo ricompostasi nel giugno scorso con l'apporto di un nuovo gruppo sia in grado di operare con la costante coesione necessaria per garantire adempimenti imprescindibili come l'insieme delle decisioni di bilancio e soluzioni adeguate per i problemi più urgenti del paese, anche in rapporto agli impegni e obblighi europei" afferma Giorgio Napolitano in una nota diffusa dal Quirinale dopo la sconfitta del Governo sul Bilancio. E per la Giunta (opposizione in maggioranza) "non si può andare avanti con l'esame del ddl perchè la bocciatura dell'articolo 1 preclude i restanti articoli"

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Rossi verso Phillip Island
"Mano ok, è meno gonfia"

MILANO, 11 ottobre 2011

Mentre Dovizioso annuncia il passaggio alla Yamaha Tech 3, il pesarese si prepara al GP australiano: "Spero di avere dalla moto le stesse buone sensazioni di Motegi. Il mignolo? Meglio, vedremo venerdì in pista come va": Stoner, vicino al titolo: "Sarebbe un sogno vincere a casa mia"

La caduta di Motegi in cui Rossi si è fratturato il mignolo. LaPresse
La caduta di Motegi in cui Rossi si è fratturato il mignolo. LaPresse
La Ducati si avvicina alla doppia trasferta consecutiva, domenica Australia il 23 Malesia, con la speranza di recuperare al 100% Valentino Rossi, convalescente alla mano dopo la rottura del dito mignolo nella caduta di Motegi al primo giro, e di poter lavorare con tranquilità allo sviluppo della Desmosedici, che in Giappone aveva dato confortanti segnali di progresso.
gonfiore — "A Motegi, nonostante l'esito della gara e le conseguenze fisiche della caduta - dice Rossi - abbiamo trovato diverse cose positive, lavorando bene su bilanciamento e messa a punto della moto. Sotto questo punto di vista, abbiamo vissuto uno dei fine settimana più positivi della stagione. Phillip Island è una delle piste dove la Ducati è sempre andata forte, e anche io mi ci trovo bene, quindi speriamo di riuscire a lavorare altrettanto bene che in Giappone". Poi Valentino fa il punto sulle condizioni del suo mignolo: "La mano è meno gonfia e c'è ancora qualche giorno prima di scendere in pista. Non resta che aspettare venerdì mattina per vedere come reagisce".
stoner vede il titolo — A Phillip Island Stoner è sempre in gran forma: il pilota australiano è reduce da 4 vittorie di fila sulla pista di casa, tutte con la Ducati, ed è intenzionato a fare pokerissimo. Da leader del mondiale con 40 punti di margine su Lorenzo, gli basterebbe conquistare almeno 10 punti sul maiorchino per centrare la sua seconda corona iridata. "Ogni anno non vedo l'ora di correre a Philip Island - dice Stoner - uno dei pochi circuiti insieme a Mugello e Brno dove è veramente divertente guidare. È sempre bello tornare e correre a casa: la pista e l'atmosfera sono incredibili. Arrivo deluso dal risultato del Giappone, dove avevamo il potenziale per fare di più e sono determinato a vincere. Sarebbe un sogno coronare una stagione, finora fantastica, con una vittoria a Phillip Island, la mia gara di casa. Sarà un week end duro, c'è molto lavoro da fare per vincere il titolo, ma siamo pronti".
Andrea Dovizioso, terzo nel mondiale con la Honda Hrc. Reuters
Andrea Dovizioso, terzo nel mondiale con la Honda Hrc. Reuters
dovizioso va in yamaha — Intanto, è arrivata l'ufficialità del passaggio di Andrea Dovizioso al team Yamaha Tech 3: il pilota italiano, terzo nel mondiale con la Honda Hrc e autore di cinque podi stagionali, finora, correrà nel 2012 con il team di Herve Poncharal, dove farà coppia con Cal Crutchlow. Dopo 10 anni, quindi, Dovizioso lascia la Honda, con cui ha vinto il titolo 125 nel 2004, pagando il suo forcing per restare nel team ufficiale alla fine dell'anno scorso e la scelta della Hrc di puntare sul meno redditizio, ma più aggressivo Simoncelli per la prossima stagione. In bilico fino all'ultimo fra la Yamaha Tech 3, dove avrà una moto ufficiale, e la Honda di Cecchinello, dove non avrebbe avuto lo stesso trattamento, Dovizioso ha deciso di lanciarsi in una nuova avventura per il 2012. "Sono felice di questa collaborazione con il team Tech 3 per il prossimo anno e ringrazio Hervè Poncharal per l'opportunità che mi sta offrendo - ha detto Dovizioso -. Sono certo che questa nuova sfida si rivelerà emozionante e ricca di stimoli. Adesso, più sereno sul mio 2012, posso concentrarmi al massimo sul finale di stagione".
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Blackberry, terzo giorno offline
disagi per milioni di utenti


Sui social network, la comunità Rim chiede interventi urgenti per il ripristino dei servizi, mentre gli azionisti invocano un cambio di management. I disservizi della piattaforma sono ormai globali, ma l'azienda rassicura


ROMA - Terza giornata di disagi per milioni di utenti della piattaforma BlackBerry in tutto il mondo. Research in Motion (Rim) cerca di risolvere il problema, identificato nell'intasamento del network a causa dell'elevata quantità di dati rimasta in coda. I provider italiani sono assaliti dalle richieste di aiuto e spiegano di non avere responsabilità, mentre sui social network intanto esplode la rabbia degli utenti. Gli azionisti di Rim chiedono un nuovo gruppo dirigente per Rim, e addossano all'attuale management la colpa per una situazione che appare fuori controllo.
Anche oggi il mondo di utenti Blackberry tra Europa, Medio Oriente, Africa e India registra pesanti disservizi con le email e il mancato accesso a browsing e messaggistica. Una situazione che mette Rim in difficoltà: la società sta già perdendo mercato a favore di Apple e Samsung. La società ha in attività 70 milioni di utenti Blackberry in tutto il mondo. Dall'inizio dell'anno il titolo è crollato del 58 per cento.

L'azienda aveva annunciato per ieri il ritorno alla normalità dei servizi, ma ha successivamente comunicato che i problemi si erano diffusi oltre l'area Emea e l'India, toccando Argentina, Brasile e Cile. Si tratta dei disservizi più gravi dopo quello che due anni fa interessò il Nord America, e si verificano mentre Apple si prepara a mettere in vendita, venerdì, il suo iPhone 4S, già esaurito in prenotazione.

Il guasto. Secondo un comunicato rilasciato da Rim, il blackout che ha paralizzato l'infrastruttura Blackberry è stato causato "da un guasto durante un'operazione di trasferimento dati nel cuore delle infrastruttura", che ha provocato un sovraccarico nel sistema di backup.

(12 ottobre 2011)

domenica 9 ottobre 2011

già.......

Vettel: "Ripetersi, un sogno"
Alonso: "Vittoria non lontana"

SUZUKA (Giappone), 9 ottobre 2011

Il campione del mondo: "Fare il bis iridato è più difficile, tutti nel team hanno dato oltre il 100%, ma gli avversari sono più vicini di quanto abbia detto la stagione". Lo spagnolo: "È andata meglio delle aspettative: un 2° che ci dà ottimismo anche per il 2012". Button: "Giornata impeccabile"

Sebastian Vettel e Fernando Alonso: 4 mondiali in due. Afp
Sebastian Vettel e Fernando Alonso: 4 mondiali in due. Afp
"Complimenti a Sebastian, lui e la Red Bull sono stati i migliori". Fernando Alonso si congratula con Vettel, laureatosi a Suzuka campione del mondo per il secondo anno di fila. Lo spagnolo della Ferrari ha sportivamente stretto la mano al tedesco in conferenza stampa, poi ha commentato il suo bel 2° posto. "Sono molto soddisfatto - ha detto Alonso -, la gara è andata meglio delle aspettative: dalla partenza, molto buona, al passo in gara, dal pitstop, all'ottima perfomance con le gomme medie. La macchina era molto buona, il 2° posto ci dà un bel sorriso e apre una finestra di ottimismo per le gare che mancano e per il 2012: se la macchina è competitiva e noi facciamo tutto bene la vittoria non è così lontana". Poi, ancora elogi a Vettel. "È stato il migliore in tutto il campionato, dalla macchina al pitstop, partenze, qualifica. Meritano di essere campioni. Noi non abbiamo mai commesso errori, abbiamo finito tutte le gare, ma ci manca il passo e una macchina più competitiva, ci stiamo lavorando. Abbiamo lottato contro una macchina che ha fatto 15 pole in 15 gare: quando una monoposto ha questo vantaggio non si può fare altro che complimentarsi e lavorare per avere lo stesso tipo di dominio l'anno prossimo. Adesso andiamo in Corea per cercare la vittoria e, se non arriverà, almeno il podio".
9 vittorie stagionali per il secondo titolo: Vettel, che anno! Afp
9 vittorie stagionali per il secondo titolo: Vettel, che anno! Afp
euforia vettel — "È stato un anno lungo e fantastico. Vincere il titolo non è facile, ripetersi è ancora più difficile", parole di Sebastian Vettel, visibilmente emozionato. "Qui in Giappone non è stato facile, non eravamo così veloci con le gomme morbide e ho perso due posizioni. Alla fine la macchina andava bene, ma era difficile superare di nuovo Fernando: a Monza ho fatto il sorpasso dell'anno e sapevo che non sarebbe stato facile ripeterlo. Il 3° posto è comunque un bel risultato, devo ringraziare tutti in squadra, hanno contribuito al successo con il loro lavoro". La sua stagione è stata un monologo: "Ci siamo trovati in una posizione molto forte, devo fare i complimenti a Button e Alonso, molto bravi anche oggi. Le tre monoposto sul podio sono molto più vicine di quanto non sia sembrato nel corso dell'anno. Ogni singola persona nel team ha dato più del 100%, non ci sono segreti particolari per questo successo, il mio è stato un approccio passo dopo passo. La cosa più difficile è ripetersi dopo avere vinto, da solo non ci sarei riuscito".
tris button — Jenson Button festeggia il terzo successo stagionale: "Questo circuito è speciale per tutti - ha detto Jenson all'arrivo - e vincere davanti a questo pubblico è fantastico, significa davvero molto. Ringrazio la squadra per i miglioramenti, qui siamo stati impeccabili".
guerra massa-hamilton — Più cupa l’espressione di Felipe Massa a fine gara. Il brasiliano non ha digerito l’ennesimo corpo a corpo finito male con Lewis Hamilton: “Ancora una volta finisco una gara con tanto amaro in bocca. Oggi avevamo il passo per andare sul podio, come ha dimostrato Fernando, invece sono qui a commentare un settimo posto. Il contatto con Hamilton? Giudicate voi… Sicuramente la mia macchina è rimasta danneggiata, ho visto che mancava un pezzo della bandella dell’ala anteriore e il fondo era messo male sulla parte sinistra. Credo che le immagini parlino da sole: lui era in difficoltà con gli pneumatici e io lo avevo quasi affiancato, poi si è spostato senza motivo verso di me, urtandomi. E’ inutile fare ulteriori commenti da parte mia. La Fia ha sbagliato a non penalizzarlo, altre volte durante la stagione sono state date penalità per cose molto più leggere”. Hamilton si è scusato pubblicamente: “L’ho toccato involontariamente, non volevo danneggiarlo”. Ma ormai tra i due è “guerra” aperta.
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LE REAZIONI

"Apertura fuori tempo massimo"
La risposta degli studenti alla Gelmini

Dopo l'intervista del ministro a Repubblica, molte le reazioni di associazioni e collettivi. E le accuse: finto interesse, incomprensione delle ragioni della protesta e, sui tagli, scaricabarile con Tremonti. Confermata la manifestazione del 15 ottobre
di CARMINE SAVIANO

Un'apertura che arriva "fuori tempo massimo". Dichiarazioni "francamente sconcertanti". Uno scaricabarile con Giulio Tremonti degno della "migliore commedia all'italiana". Dopo l'intervista rilasciata a Repubblica dal ministro Gelmini, gli studenti e i ricercatori replicano. E i giudizi sono severi: opportunismo, finto interesse, ipocrisia, incomprensione profonda delle motivazioni che scorrono alla base delle proteste. I rappresentanti delle associazioni studentesche e dei collettivi non ci stanno. Anzi, rilanciano: dopo le manifestazioni del sette ottobre il calendario delle mobilitazioni non cambia. Annunciano: "il governo non vivrà sogni tranquilli in questo autunno che si preannuncia rovente". E al ministro dell'Istruzione: "Ci vuole ascoltare sul serio? Si dimetta".

Fulminata sulla via del Gran Sasso. "Non abbiamo la memoria corta e sappiamo riconoscere l'ipocrisia quando ci si manifesta davanti". La reazione della Rete degli Studenti e dell'Unione degli Universitari è dura. E non fa sconti: "Non saranno certo queste uscite del ministro "fulminata sulla via del Gran Sasso" a farci dimenticare che tipo di politica è stata portata avanti da questo governo". Poi una replica serrata alle argomentazioni della Gelmini. "La qualità dell'insegnamento è bassa, il diritto allo studio non è garantito, i tagli ci sono ancora". Poi le cifre: "100 milioni per le borse di studio universitarie? Ma se ha tagliato il 95% del fondo per le borse di studio. 400 milioni per l'edilizia scolastica? Ma se dopo la tragedia del 2008 in cui morì uno studente, Vito Scafidi, non è ancora stata pubblicata l'anagrafe nazionale sull'edilizia scolastica".

"Ha ragione, vogliamo discutere cose più grandi di Lei". Rete e Unione sottolineano la lontananza tra la realtà e le affermazioni della Gelmini: "Sempre per l'edilizia scolastica, il CIPE ha stanziato nel 2010 dei fondi per ripianare almeno i casi più gravi di cui 256 milioni sono stati utilizzati in favore delle scuole abruzzesi, 358 saranno utilizzati per i casi più urgenti mentre i restanti 426 milioni sono spariti". Poi la richiesta: "Ministro, lei ha ragione, forse noi vogliamo discutere di cose più grandi di lei, come una buona scuola ed una buona università. Se veramente oggi si dice disposto ad ascoltare gli studenti dovrebbe finalmente accettare il grido che arriva ininterrottamente dalle piazze studentesche degli ultimi anni e si dovrebbe finalmente dimettere da un ruolo che non è in alcun modo in grado di ricoprire".

Dieci domande. Altra replica arriva dalla Rete della Conoscenza. "La faccia tosta della Gelmini ha dell'incredibile. Nell'intervista la nostra ministra preferita riesce a mettere in fila delle perle non da poco: l'economia definita 'un ragionamento più grande di me', i dati sulle bocciature che 'a me sembrano in crescita, ma su due piedi non riesco a darle conferma', il tunnel tra Cern e Gran Sasso che 'so che non esiste, ho visitato il Cern e non ho visto tunnel". Poi l'accusa: il ministro mente "sapendo di mentire". E la richiesta di dialogo è tardiva: "Con che faccia, ministra Gelmini, viene a chiederci di dialogare, dopo che per 3 anni ha chiuso le porte in faccia sia alle nostre proteste sia alle nostre proposte 1. Con che faccia, ministra Gelmini, viene a chiederci di dialogare, mentre continua a mentire e truccare i numeri?". Poi dieci domande 2. Dieci richieste. "E il confronto con noi sarà nelle strade e nelle piazze di questo autunno di mobilitazione, per ribadire la nostra richiesta di dimissioni per lei e per tutto il suo governo".

Ascoltare non è capire. Per Federico Nastasi, Rete Universitaria Nazionale, "il ministro avrebbe potuto fare questa intervista 4 anni fa. Adesso non ha senso: gli effetti promessi dalla riforma non sono arrivati, non c'è nessun risultato". E si tratta di una sorta di "autocertificazione del proprio fallimento". Ancora: finalmente chiama le cose con il loro nome: i tagli sono tagli". E sulle borse di studio: "è vero ci sono 100 milioni. Ma due anni erano 246: ha tagliato il fondo di due terzi". Sul confronto, "siamo disponibili: incontri gli studenti senza filtro e ci spieghi numeri e prospettive". E Michele Grimaldi, responsabile Saperi dei Giovani Democratici:  "il problema è che ascoltare non è capire e le parole della ministra purtroppo lo dimostrano. Gli studenti chiedono democrazia, pari opportunità, diritti, futuro. Non parlano di cose più grandi delle competenze della Gelmni perché i suoi provvedimenti sono stati un pezzo di quella ricetta neoliberista che è stato il tratto distintivo del governo Berlussconi ed è la vera causa della crisi in Italia e nel pianeta".

I ricercatori. Critica anche la posizione della Rete29Aprile. Per Alessandro Pezzella, si tratta "di un intervento triste che fa emergere l'inadeguatezza del ministro". Ancora: "Ci troviamo di fronte a un condensato di contraddizioni. E poi bisognerebbe leggere l'intervista dal punto di vista psicoanalitico: si tratta di una sostanziale auto-delegittimazione. La Gelmini ammetta di essere stata travolta dalla velocità di internet sul caso del Tunnel dei Neutrini: ma il ministro dovrebbe governare questi processi, non farsi travolgere". Poi le menzogne. Palesi. "Dice che gli stipendi vanno aumentati. E invece nuovi regolamenti prevedono ad esempio che i dottorandi che fanno didattica non percepiscano nessun tipo di compenso".

I Collettivi. L'obiettivo è rilanciare la protesta. Per Giorgio Sestili, di Ateneinrivolta, il coordinamento nazionale dei collettivi universitari: "Un serio ministro dell'Istruzione, che avesse avuto davvero a cuore le sorti della scuola e dell'università, di fronti ai tagli di Tremonti avrebbe dovuto fare una sola cosa: dimettersi". E le parole rilasciate nell'intervista a Repubblica "non fanno altro che aumentare la rabbia e l'indignazione di centinaia di migliaia di studenti che giorno dopo giorno si vedono privati del loro diritto allo studio". Poi l'annuncio di nuove mobilitazioni: "Il 7 ottobre è stata una prima, importante giornata di mobilitazione per gli studenti. Già stiamo preparando la manifestazione nazionale del 15 ottobre. La Gelmini e tutto il Governo non vivranno sogni tranquilli in questo autunno che si preannuncia rovente".
(09 ottobre 2011)
 
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Il nuovo programma di Santoro
sarà visibile anche sul canale 504 di Sky 

Il giornalista alla conferenza stampa di Padova: "Siamo al paradosso della democrazia: c'è un programma che la gente vuole vedere pagando il canone e non può farlo. Saranno i cittadini, la lobby democratica a farlo contare”
Il nuovo progetto di Michele Santoro potrà contare anche sulla piattaforma Sky. Come annunciato, il programma che segnerà il nuovo inizio del giornalista dopo le cinque stagioni di Annozero, sarà “multimediale”, perché potrà contare sul supporto di siti internet e di un circuito di tv locali: “Siamo con il carrettino – diceva ieri il conduttore nell’intervista al Fatto Quotidiano – a cercar di vendere la nostra frutta e la nostra verdura su Internet, sulle tv a diffusione regionale, su Sky e potrebbero esserci pressioni governative per limitarci o per impedirci di andare in onda”. Sky, appunto: ora c’è ufficialmente un canale che ne ospiterà le trasmissioni. Il 504, che fa parte dei canali di SkyTg24 dedicati ai grandi avvenimenti in diretta dell’attualità italiana e internazionale.

“Siamo lieti di ospitare il nuovo programma di Michele Santoro – ha detto il direttore di Sky TG24, Sarah Varetto – sul nostro canale ‘Eventi’, che è il luogo in cui i nostri abbonati hanno l’opportunità di seguire live ed integralmente tutti gli avvenimenti di rilievo, scelti per la loro rilevanza, secondo il principio della completezza e dell’imparzialità dell’informazione”. Per il direttore di SkyTg24 “non è un caso, che in passato, il canale ‘Eventi’ ha già trasmesso i due speciali televisivi live realizzati da Santoro, ‘Rai per una notte’ e ‘Tutti in piedi, entra il lavoro’. Siamo certi che con la decisione di ospitare anche ‘Comizi d’amore’ interpretiamo al meglio la richiesta dei nostri abbonati di poter sempre scegliere in diretta tra tutti gli eventi che contribuiscono a costruire il dibattito politico e sociale nel paese”.
La scorsa stagione circa 2 milioni e 500 mila abbonati di Sky hanno seguito ogni settimana Annozero, il programma di Michele Santoro su Raidue.

Intanto si registra la partenza con il botto di serviziopubblico.it, attraverso il quale si possono fare donazioni da 10 euro per sostenere il progetto della nuova tv libera. Il sito è online da ieri pomeriggio e in meno di mezza giornata è stato visitato da 100mila utenti unici, mentre su Facebook ci sono 30mila iscritti di cui 8mila hanno già versato i loro 10 euro. “Fare un milione e mezzo di spettatori con questa situazione sarebbe un successo”, ha detto intato Michele Santoro parlando a Padova per la presentazione della trasmissione (che in Veneto sarà trasmessa da T-Vision), “perché si tratta di un milione e mezzo di persone che alla fine ti vengono a cercare”. Poi il giornalista ha continuato: “Se tu dimostri che questa cosa sta in piedi anche economicamente ci si può cominciare a convincere che non è il canale a fare il programma ma viceversa: è il programma che fa il canale. E questo lo possono cominciare a capire anche i miei colleghi”. Dopo aver ricordato che “Rai per una nottè è stata vista su You Tube da 800mila persone in due giorni”, Santoro che ha aggiunto che “se questa impresa riuscirà non si potrà non parlarne”. E ha fatto notare: “Già se guardate il Corriere.it la nostra è la notizia più letta, ma sul cartaceo non ce n’è traccia. Lo stesso avviene con Repubblica che ha fatto 42mila visualizzazioni del video da quando lo ha messo online. Eppure se leggete il quotidiano cartaceo non vedete nessun riferimento. Lo stesso avviene con l’Unità”.

Un’accusa, quella del conduttore tv, che commenta: “Non fa piacere che la maggiore forza di opposizione del Paese abbia questo tipo di disattenzione: c’è sempre la voglia dell’opposizione di controllare l’informazione e le dinamiche popolari, ma possono scordarsi che noi torniamo indietro dal principio dell’autonomia giornalistica”. E continua spiegando il suo pensiero: “Il giornale lo deve fare il direttore, l’editore di turno non può pensare di influire su editoriali o notizie”. Mentre sulla sua trasmissione precisa:“Il costo di una nostra puntata è di 250 mila euro, noi vogliamo avere i nostri tifosi alle spalle. I dieci euro sono una forma di azionariato popolare, verranno conferiti ad un’associazione che sarà socia della società che produrrà le puntate. Chi ci darà i dieci euro deve mettere da parte la ricevuta perchè verranno dati più servizi di quelli che corrispondono alla cifra versata”.

E’ un Santoro a tutto campo quello che parla da Padova, che, come di consueto senza peli sulla lingua, allarga il suo intervento anche alla situazione politica italiana: “Siamo di fronte ad un paradosso della democrazia: c’è un programma che la gente vuole vedere pagando il canone e non può farlo. Noi non vogliamo l’assistenzialismo nè la lotta di classe e nemmeno il bunga bunga. Prima di darci fuoco proviamo in questo modo: faremo noi la piazza, accendendo le nostre telecamere”. Il giornalista ha annunciato inoltre che la sua candidatura a direttore generale Rai non è stata chiusa nel cassetto: “Questo progetto dimostrerà come si costruisce un soggetto politico sociale che deve poter contare qualcosa. Saranno i cittadini, la lobby democratica a farlo contare”.

venerdì 7 ottobre 2011

sempre peggio...........

Da “forza gnocca” a “fatti scopare”
Il nuovo galateo della maggioranza 

Il premier propone (scherzando) il nuovo nome per il Pdl e la Lega insulta la deputata del Pd, Lucia Codurelli. Il tutto in un'aula di Montecitorio impegnata per approvare il prima possibile la legge Bavaglio. Mentre il Paese reale è in balia della crisi e Moody's declassa aziende (del calibro di Eni ed Enel) ed enti locali
Silvio Berlusconi annuncia, sorridendo, che il Pdl si chiamerà “forza gnocca” e la Lega zittisce la deputata del Pd Lucia Codurelli gridandole in aula a Montecitorio “fatti scopare che è meglio”. La maggioranza trova così il tempo di rilassarsi, nonostante i giorni impegnativi che vedono il parlamento al lavoro per approvare la legge Bavaglio. La promessa fatta dal premier pochi giorni fa, di approvare entro metà ottobre un decreto legge per lo sviluppo così da far fronte alla crisi, è già stata dimenticata. La priorità per il Cavaliere e la sua maggioranza è limitare l’uso delle intercettazioni e soprattutto vietarne la pubblicazione. A seguire nell’agenda governativa c’è in questi giorni la grana del ministro dell’economia, Giulio Tremonti (che il premier e buona parte dei ministri vorrebbero vedere con una letterina di dimissioni in mano) e la stretta con l’alleato di sempre, Umberto Bossi, che un giorno si dice pronto a sostenere qualunque proposta di Berlusconi e il giorno dopo dichiara che difficilmente il governo durerà fino alla scadenza naturale del 2013.

Ma questo è quanto accade nel Palazzo. Fuori la crisi economica imperversa. E mentre Moody’s, dopo il downgrade del debito sovrano, oggi ha declassato banche, aziende ed enti locali italiani (nel mirino dell’agenzia finiscono, tra le altre, Eni, Enel, Finmeccanica, le banche Unicredit e Intesa San Paolo, oltre a una serie di regioni, province e città), il Presidente del Consiglio si concentra sul futuro del suo partito. O meglio sul futuro nome: Forza gnocca. Una proposta liquidata come battuta, ma che ha trovato critiche anche tra i fedelissimi del Pdl. Il ministro della gioventù, Giorgia Meloni, è chiara: “Berlusconi fa battute ma in alcuni casi farebbe meglio a evitare”. Più criptica Barbara Saltamartini, vice presidente del gruppo Pdl alla Camera e responsabile per il partito per le Pari Opportunità. “Conosciamo e apprezziamo tutti l’ironia e la grande simpatia del Presidente Berlusconi, ma a volte anche la battuta più riuscita può risultare fuori luogo e poco spiritosa come accaduto oggi parlando sull’ipotesi di individuare un nuovo nome per il nostro Partito. In questo momento non dobbiamo prestare il fianco a facili strumentalizzazioni”. La traduzione diretta e sintetica del pensiero di Saltamartini la traccia la deputata del Pd Paola Concia: “”uesta ennesima trovata di Berlusconi non è affatto una boutade, ma esprime esattamente il suo vero pensiero sulle donne, ovvero il pensiero degno solo di un vecchio porco”.


La levata di scudi è un coro unico. Da
Nichi Vendola ad Antonio Di Pietro, dall’Udc allo sguardo sbigottito di Beppe Pisanu (che in serata ribadisce come l’attuale governo abbia superato da un pezzo il capolinea e preferisce non commentare: “Mi pare poco serio”) le critiche piovono ovviamente sul premier. Ma è il popolo delle donne ad avere maggior diritto di voce. Rosy Bindi risponde con ironia. “Con una battuta si dovrebbe dire che” forza gnocca “è l’unico partito che ha avuto, l’unico che non ha bisogno di fondare e l’unico che ha praticato. Ma rispondere con una battuta non ce lo possiamo permettere perché non è più farsa ma tragedia”, ha detto il presidente del Pd. “Mi chiedo se – aggiunge Bindi – l’Italia ha ancora bisogno di qualcuno che mostri la sua indignazione davanti a Berlusconi. E’ offensivo per le donne ma attraverso le donne colpisce la credibilità della politica, delle istituzioni e dell’Italia”. Opinione condivisa dall’Udc. Lorenzo Cesa: “Mentre l’Europa affronta il dramma della crisi economico-finanziaria, la Banca Centrale Europea chiede all’Italia di dare completa attuazione alle sue indicazioni e mentre gran parte degli italiani annaspano per arrivare a fine mese, il presidente del Consiglio manifesta ossessivamente le sue solite preoccupazioni: le intercettazioni e la prescrizione breve”, afferma il segretario dell’Udc. “Ormai c’è un gigantesco abisso tra le cose da fare e quelle a cui pensano Berlusconi e Bossi: chiediamo a quanti nella maggioranza hanno ancora la testa sulle spalle e vogliono bene al proprio Paese di non farsi complici di questa deriva”.

Umberto Bossi e la Lega fanno la loro parte. Il leader del Carroccio a chi gli chiede di commentare il nome forza gnocca risponde “siete solo indiviosi” e a quanti lo interpellano sulle parole del Capo dello Stato, che aveva detto che la Padania non esiste, ribadisce: “La Padania è una nazione stimata e conosciuta in tutto il mondo: l’Italia sta in piedi perché c’è la Padania che pompa i soldi, altrimenti cadrebbe”. Ma alle parole del leader, sono seguite quelle dei deputati leghisti che hanno gridato a Lucia Codurelli “fatti scopare che è meglio”.

E’ accaduto a fine mattina. Mentre l’aula era impegnata nella discussione della legge Bavaglio, a Montecitorio ha fatto il suo ingresso Berlusconi. Dai banchi del Pdl e del governo in molti sono accorsi verso il premier formando un capannello. I lavori della Camera sono stati sospesi. E la deputata del Partito Democratico, Lucia Codurelli, si è rivolta al presidente Gianfranco Fini invocando il suo intervento: “Abbiamo assistito ad un vergognoso intrattenimento, con immancabile racconto di barzellette, da parte di Berlusconi ai suoi cortigiani, tutti presi a ridere e scherzare, noncuranti di tutto ciò che avviene attorno a noi”, si è lamentata Codurelli. Ma dai banchi della Lega è arrivata la risposta: “Fatti scopare che è meglio”. Codurelli racconta così il penoso episodio: “ho espresso tutta la mia indignazione, gridando che ci hanno portato allo sfascio e che se ne devono andare: alle mie proteste ha risposto insultandomi un leghista, di cui aspetto di conoscere il nome. E’ il loro stile: arroganza e niente rispetto, sopratutto per quelle donne che non sono asservite ai capi”. Inoltre, ricorda l’ex ministro Barbara Pollastrini, lo “spettacolo indecoroso” è andato in scena “in un giorno in cui tutto il paese è a lutto per la morte di cinque giovani donne”. E, ha aggiunto, noi “dobbiamo sentire insulti e volgarità sulle donne. Non è la prima volta, ma oggi ferisce anche di più”.

Anna Finocchiaro sintetizza così la giornata: “Dopo il partito di Forza Gnocca adesso anche Fatti scopare rivolto dai leghisti alla deputata Codurelli. C’è veramente poco da ridere, questa maggioranza nell’atteggiamento verso le donne fa schifo. Queste, come quella sulla Padania, non sono solo battute, ma lo specchio della visione del Paese che hanno il Premier e la sua coalizione: arretrata, volgare, squallida. Senza prospettive di futuro”, ha detto il del gruppo del Pd al Senato. “E’ davvero mortificante sentire queste parole in un’aula parlamentare”. Il presidente dei democratici Dario Franceschini ha inviato una lettera al presidente della Camera invocandone l’intervendo. Si tratta, ha scritto, di un “attacco volgare e offensivo”.  Per questo  chiede “di intervenire, non solo a tutela di una parlamentare ma a tutela del decoro e prestigio dell’Aula parlamentare, e di investire gli organi competenti per accertare l’esatto evolversi dei fatti e adottare i provvedimenti del caso”. Mentre Deborah Serracchiani si limita a bollare i leghisti come “cavernicoli”.  Ma pur sempre indispensabili al premier per approvare anche la legge Bavaglio.
 
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Montezemolo: "Italia sull'orlo del baratro
dal governo spettacolo irresponsabile"

Il numero uno di Italia Futura critica la paralisi dell'esecutivo e avverte: "Il rischio Grecia c'è, serve fase costituente". Il rammarico sul divorzio Fiat-Confindustria: "Deve pur esserci qualcosa che non ha funzionato"

BARI - L'Italia è sull'orlo del baratro, vicinissima al rischio Grecia, mentre il governo è paralizzato dai contrasti e mette in scena uno spettacolo irresponsabile. In sintesi, è il pensiero espresso oggi da Luca Cordero di Montezemolo. Il presidente della Ferrari, a Bari per inaugurare una sede pugliese della fondazione Italia futura, ha parlato a tutto campo, esprimendo giudizi pesanti: "Mentre Moody's declassa l'Italia di tre livelli - ha detto Montezemolo - il governo è paralizzato dai contrasti tra il ministro dell'Economia e il presidente del consiglio. Assistiamo oramai da mesi a un balletto sulla nomina del governatore della Banca d'Italia che giudicheremmo inappropriato, anche se riguardasse il direttore di una Asl di provincia". Uno "spettacolo irresponsabile" e una situazione che "va chiusa ad horas".

L'unica priorità, adesso, ha aggiunto Montezemolo, è "salvare l'italia dal rischio default. Pretese di autosufficienza, narcisismi personali e partite di potere non ci interessano, non ci riguardano, ci hanno anzi profondamente stancato. E qualunque ambizione o rivendicazione individuale, di parte, di partito, di categoria deve cedere il passo di fronte a questa minaccia mortale".

Montezemolo ha poi commentato l'uscita di Fiat da Confindustria. "La rottura tra Fiat 1e
Confindustria 2non può che addolorarmi moltissimo, professionalmente e personalmente", ha spiegato, aggiungendo che la vicenda impone "una riflessione, una vera e propria fase costituente" nell'associazione di Viale dell'Astronomia, per analizzare quello che non ha funzionato (VIDEO 3): "E' evidente che se la più grande azienda privata italiana ritiene che la sua presenza in Confindustria sia d'impedimento alla persecuzione degli obiettivi aziendali, qualcosa che non ha funzionato deve pure esserci", ha detto.

La "fase costituente" servirebbe per tutto il Paese, ha detto: "L'Italia è sul ciglio del burrone, il meccanismo del 'tutti contro tutti' ha superato l'argine della politica e sta investendo la stessa società civile. Non possiamo permettercelo. Dobbiamo tutti immediatamente abbassare i toni. Questa volta rischia di saltare il banco". Il banco in questo caso "è il Paese, i risparmi, il lavoro e la vita di tantissime persone". "Il rischio Grecia esiste, ripeto esiste - ha aggiunto il presidente della Ferrari - , solo perché il Paese non riesce, neanche davanti ad un pericolo mortale, a reagire in maniera coesa".

Secondo Montezemolo, "il momento della denuncia fine a se stessa è passato. Di resa dei conti e di toni urlati l'Italia non ha bisogno proprio perché se il governo è debole, la situazione del Paese è drammatica. Fra poco - ha continuato - inizierà comunque una nuova fase: lavoriamo affinchè sia possibile contribuire a un rinnovamento vero e profondo in tanti settori della nostra vita civile e politica". "Voglio sperare - ha continuato - che nessun esponente serio della classe dirigente economica del Paese si presti a fare da paravento per operazioni di finto rinnovamento".

"E' in atto un potente risveglio della società italiana. C'è grande voglia di impegnarsi. Facciamo in modo che queste energie costruttive non si disperdano". Il presidente di 'ItaliaFutura', Luca Cordero di Montezemolo, invita dunque "a non disperdere le energie costruttive" che stanno prendendo vita nel Paese. Il presidente della Ferrari dice basta ad operazioni "di finto rinnovamento". Quello di cui ha bisogno il Paese, ha concluso, "non sono i "'partiti dei padroni', né altre alchimie tecnocratiche o elitarie, ma un grande movimento popolare, trasversale a tutte le componenti della società". Chi "deve scendere in campo è l'Italia con le sue mille eccellenze" e "soprattutto i giovani".
(06 ottobre 2011)
 
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LA PROTESTA

Momenti di tensione a Roma e Milano
Giornata aperta dalle sveglie a palazzo Chigi

La scuola di nuovo in piazza in 90 città. Blitz all'alba davanti alla sede del governo per "svegliarlo" sulla scuola. "Le politiche del governo ci stanno distruggendo". E contro la Gelmini lanciano il "testamento" di Steve Jobs. Il corteo cambia percorso, poi non si ferma, bloccando il traffico e i tram a Trastevere. Occupata per qualche minuto la stazione Ostiense

di PIERA MATTEUCCI
ROMA - È iniziata con un suono di sveglie (FOTO 1), non per alzarsi e andare a scuola, ma per "svegliare" il governo sulla scuola. All'alba, davanti a palazzo Chigi, con un rumoroso blitz di sveglie, gli studenti hanno dato il via alla giornata di manifestazioni che li vedranno sfilare in più di 90 piazze d'Italia. Momenti di tensione durante il corteo: i ragazzi, partiti da Piramide e diretti al Miur, hanno deviato il percorso e sono stati bloccati dalle forze dell'ordine. Dopo una trattativa con la polizia, sono tornati al percorso originario. Lancio di uova e vernice a Milano.

BARI 2- BOLOGNA 3 - GENOVA 4 - FIRENZE 5 - MILANO 6 - PALERMO 7 - PARMA 8 - TORINO 9 

"Abbiamo voluto iniziare la giornata di oggi con un bliz davanti palazzo Chigi all'alba - spiega la Rete degli studenti -, portando delle sveglie a questo governo, per dire che la loro ora ormai è arrivata, questa generazione non vuole che si perda altro tempo". "L'Italia che conta - proseguono gli studenti - oggi scenderà in piazza in tutto il Paese e domani a Roma con i lavoratori e le lavoratrici della Cgil, per dire che c'è un Paese che si è risvegliato da tempo e che non ha più intenzione di subire le politiche di questo governo che continua a distruggere la scuola, l'Università, la ricerca e il nostro futuro, continuando a far pesare la crisi soltanto sui più deboli e mantenendo intatti i privilegi di pochi.  Scendiamo in piazza perché crediamo, con le parole di Steve Jobs, che "chi e' abbastanza pazzo da pensare di poter cambiare il mondo, è chi lo può cambiare".

FOTO - Da Piramide al Miur, miglia in corteo 10
VIDEO - Studenti, tutti i colori della piazza 11

DIRETTA TWITTER 12

Proposte concrete, sottolineano, pubblicate integralmente sul blog www.altrariforma.it. Oggi sarà possibile seguire la mobilitazione nelle piazze con la diretta che l'Unione degli Studenti e la Rete della Conoscenza metteranno in campo minuto per minuto tramite Facebook e Twitter, oltre che sui rispettivi siti.

Il corteo cambia percorso, petardi e fumogeni (FOTO 13). Momenti di tensione al corteo degli studenti a Roma. Dopo aver deviato il percorso sul Lungotevere Ripa Grande, i manifestanti sono giunti davanti a un cordone delle forze dell'ordine in tenuta antisommossa protetto da alcuni blindati. Gli studenti hanno alzato le mani alzate e hanno urlato 'Corteo!', decisi a proseguire per raggiungere, dicevano, viale Trastevere e quindi il Ministero della Pubblica Istruzione. Alcuni palloncini carichi di vernice colorata sono stati lanciati contro gli agenti. Sono stati anche accesi petardi e fumogeni, ma dopo una breve trattativa, il corteo è tornato sui suoi passi, riprendendo il percorso originario. Ma una volta arrivati davanti al Miur, i manifestanti non si sono fermati: al grido di "Se ci bloccano il futuro noi blocchiamo la città", imboccando Viale Trastevere e proseguendo su un tragitto non concordato. Traffico in tilt e tram bloccati.

Presidio sotto il Miur. "Via Gelmini taglia tutto. Difendiamo la scuola pubblica". Con questo striscione srotolato sulle scale del ministero dell'Istruzione è iniziato il presidio di protesta organizzato a Roma da Unicobas. 'Giù le mani dalla scuola pubblica', 'Sì agli stipendi europei', sono alcuni dei cartelli portati in Viale Trastevere. "Sono stati tagliati i programmi - ha spiegato un docente al megafono - non vogliono far più studiare i ragazzi. Dicono che mancano i fondi, ma intanto i soldi per le missioni militari o per la casta ci sono e non si toccano. Le scuole sono a pezzi, non solo per la didattica ma anche per quanto riguarda le strutture: secondo una stima una su cinque in Italia ha ancora l'amianto". Il ministero dell'Istruzione è presidiato da questa mattina presto dalle forze dell'ordine schierate in diversi punti in tenuta antisommossa.

Fumogeno dentro banca Unicredit. Un fumogeno è stato tirato dentro una sede della banca Unicredit a Roma. Contro l'entrata dell'istituto di credito è stata lanciata anche vernice bianca. A compiere il gesto un gruppo di manifestanti diretti la Stazione Trastevere. Gli studenti hanno affisso manifesti nei quali si dà appuntamento al corteo del 15 ottobre.

Occupata la stazione Ostiense. Gli studenti hanno bloccato per alcuni minuti la Stazione Ostiense, uno snodo ferroviario cittadino che ospita la fermata della metro e vi transita la ferrovia Roma-Lido e le ferrovie regionali. Nel blitz sono stati tirati fumogeni e distrutti cartelloni pubblicitarie. Gli studenti hanno occupato alcuni binari. Poi si sono allontanati. Ma alcuni di loro sono stati bloccati e identificati dalle forze dell'ordine. All'esterno, un'auto blu è stata assaltata con calci e sputi da alcuni ragazzi. L'auto è stata bloccata per alcuni minuti dai manifestanti poi è riuscita ad uscire dal corteo.

Milano, lancio di uova contro le banche. Sono diverse centinaia gli studenti che sono scesi in piazza a Milano per lo sciopero nazionale della scuola. Come già messo in atto nelle scorse manifestazioni e come annunciato per oggi, gli studenti dei licei milanesi e di alcuni centri sociali, lungo il corteo da piazza Cairoli hanno lanciato uova e vernice contro le vetrine di diverse banche a partire dalla filiale Unicredit di piazza Cordusio (FOTO 14). Qui il corteo si è diviso in due diversi spezzoni, uno prosegue verso piazza della Scala mentre l'altro si sta dirigendo alla sede del Provveditorato. Imponente lo schieramento di polizia e carabinieri che presidia l'intero centro città dove sfilano gli studenti. Uno dei due spezzoni del corteo ha tentato un'irruzione nella sede dell'agenzia di rating Moody's in corso di Porta Romana. Gli studenti, che portavano uno striscione con scritto "Squali finanza speculatori sulle nostre vite" sono stati bloccati nell'atrio mentre altri hanno imbrattato le vetrine. Momenti di tensione anche davanti alla sede della Regione Lombardia: uno dei due tronconi del corteo studentesco di questa mattina a Milano, arrivato sotto al Pirellone, ha tentato di forzare un cordone di carabinieri in tenuta antisommossa che voleva impedire loro di bloccare l'incrocio stradale. I militari hanno reagito con alcuni colpi di manganello per fare desistere i manifestanti che spingevano con alcuni 'scudi' di polistirolo indossando caschetti da cantiere. La situazione è poi ritornata alla normalità. Il corteo è terminato a porta Venezia, senza altri incidenti.
(07 ottobre 2011)

mercoledì 5 ottobre 2011

regressione

Bavaglio, si dimette la relatrice Bongiorno
Paniz: “Carcere per i giornalisti” 

Al posto della deputata di Fli andrà Enrico Costa, autore dell'emendamento messo a punto con l’obiettivo di rendere impubblicabili le intercettazioni fino alla cosiddetta "udienza filtro". Bocciate le pregiudiziali di costituzionalità presentate da Pd e Idv. La Lega Nord: "Non si tratta di censura". Pd: "Una mazzata"
L'avvocato-deputato del Pdl Maurizio Paniz
L’agenzia Moody’s taglia il rating dell’Italia di tre livelli. Dieci giorni fa il downgrade di Standard&Poor’s. Ma le priorità del governo sono altre, in primis il disegno di legge per limitare l’uso delle intercettazioni da oggi in esame alla Camera che ha bocciato le questioni pregiudiziali di Pd e Idv al testo. Con 307 no (Pdl e Lega), 230 voti a favore (Pd e Idv) e 63 astenuti (i deputati del Terzo polo), le pregiudiziali di costituzionalità sono state respinte. Risultato analogo anche della votazione sulla pregiudiziale di merito: 229 sì, 307 no e 64 astenuti.

Ma se la ‘partita’ in aula è appena cominciata, a livello politico lo scontro è già in atto da tempo. E i toni sono da battaglia. Nel pomeriggio dopo una piccola polemica con il Guardasigilli Francesco Nitto Palma (guarda il video), sono arrivate le dimissioni di Giulia Bongiorno, presidente della Commissione giustizia alla Camera che già ieri aveva minacciato di lasciare l’incarico dopo aver detto “non sarò io la relatrice di questo obbrobrio” (guarda il video). Al suo posto, il deputato Pdl Enrico Costa, autore dell’emendamento-compromesso messo a punto con l’obiettivo di rendere impubblicabili le intercettazioni fino alla cosiddetta “udienza filtro”.

”L’accordo su questo testo era stato raggiunto due anni e mezzo fa. Ed era stato il frutto di lunghe trattative. Io avevo già fatto la relazione in aula su questa versione. Ora, il fatto che vogliano stravolgere tutto è chiaramente una violazione di questo accordo”, ha spiegato l’avvocato Bongiorno. ”Vorrei ricordare – ha sottolineato la presidente della commissione Giustizia alla Camera – che io avevo già fatto una relazione in Aula proprio perché era stato raggiunto un accordo su questo testo. Poi arrivò l’ordine dall’alto di lasciar perdere, perché era considerato un provvedimento troppo annacquato. Ma per me l’accordo era e resta su quella versione del ddl”. “Pertanto – ha concluso – rimettere le mani ora sulla riforma stravolgendola la ritengo una violazione dell’intesa raggiunta e quindi non ho potuto far altro che dimettermi da relatore, indicando al mio posto il capogruppo del Pdl Enrico Costa”. “Avevamo lavorato tanto su questo provvedimento – ricorda la parlamentare finiana – e avevamo raggiunto l’intesa dopo decine di incontri con Ghedini e con gli editori. Ora, nel giro di due giorni, si è deciso di stravolgere tutto questo. Cambiando profondamente un testo sul quale si era raggiunto, ripeto, un accordo, che era il presupposto per il mio sì”.

“Con i giornalisti ci andrei con i piedi di piombo”, ha esordito il neo relatore Costa augurandosi che sul provvedimento arrivino le proposte anche dell’opposizione. “Bisogna allargare il consenso, spero che ci possa essere un’ampia convergenza, noi andiamo avanti”, ha detto Costa senza specificare se la maggioranza metterà la fiducia sul provvedimento.

Il deputato Pdl Maurizio Paniz ospite di ’24 Mattino’ su Radio 24 è tornato a chiedere il carcere per i giornalisti: “Il cronista che pubblica ciò che non può pubblicare dovrebbe subire una sanzione penale. Il carcere magari è un percorso più lungo. Che ne so, ci vorrebbe una sanzione da 15 giorni a un anno, poi il giudice graduerà a seconda della violazione, vedrà se sono possibili riti alternativi, pene pecuniarie o multe o – ha ripetuto il deputato Pdl – se il giornalista debba andare in carcere. Cosa che è tutto sommato molto rara nel nostro ordinamento per questa tipologia di situazione”. Poi ha fornito dati falsi sul numero degli intercettati in Italia. Paniz ha sostenuto che ogni giorno vengono ascoltate 3 milioni di conversazioni. Una cifra iperbolica calcolata sulla base di questo ragionamento: secondo il deputato-avvocato Pdl ogni anno in Italia vengono intercettate 150 mila persone e, visto che ciascuna di esse fa in media una ventina di chiamate a testa, il conto è presto fatto. Peccato però che 150 mila siano le utenze e non le persone intercettate (qualsiasi spacciatore di droga utilizza più telefoni, ndr) e che quelle 150 mila utenze non vengano ascoltate per 12 mesi di seguito, ma a seconda dei casi, anche per pochissimi giorni.

E se il segretario dell’Anm Giuseppe Cascini, intervistato da Radio24, parla apertamente di “attentato alla libertà di stampa” puntando il dito contro “quello che si sta tentando di fare con emendamenti sbagliati, antistorici, inutili nell’era della comunicazione”, il deputato della Lega Nord Nicola Molteni è di parere opposto: “E’ assurdo che il presidente dell’Anm (carica in realtà ricoperta da Luca Palamara, ndr) che dica che gli emendamenti presentati sono antistorici e inutili. Ognuno ha la propria funzione, il proprio compito”. Per il Carroccio, non si tratta affatto di “una legge bavaglio”, anzi, il testo “conferma la possibilità di fare investigazione, ma conserva anche il diritto alla privacy”.

Il Terzo polo si è astenuto sulle pregiudiziali di costituzionalità al ddl come preannunciato ieri quando l’Udc aveva scelto di ritirare la propria eccezione. “Non siamo contrari a un’equilibrata regolazione della materia”, ha spiegato il deputato dell’Api Pino Pisicchio condannando “l’abuso voyeuristico” delle intercettazioni. Tuttavia, ha spiegato, “una buona legge non può che essere risultante di tre principi: l’esigenza di utilizzare le intercettazioni per perseguire i reati e avvalersi delle intercettazioni, il diritto di ogni cittadino a vedere tutelata la propria riservatezza, la libertà d’informazione”. Per il deputato dell’Api, “si avvicina questo delicato equilibrio il testo della relatrice Bongiorno”. Che però ora ha scelto di abbandonare l’incarico.

Decisamente contraria al ddl intercettazioni l’opposizione: “L’emendamento presentato da Enrico Costa è decisamente un passo indietro. Nell’ordinanza di custodia cautelare il giudice riporta già le intercettazioni che sono state considerate rilevanti ai fini del processo. Pertanto non si capisce perché ne debba essere vietata la pubblicazione”, ha dichiarato il capogruppo del Pd in commissione Giustizia della Camera, Donatella Ferranti. “In questo modo – ha insistito Ferranti – il contenuto dell’ordinanza diventerà ‘monco’, perché si potrà conoscere solo una parte di questo. E’ davvero un garantismo peloso, perché quest’emendamento verrà senz’altro strumentalizzato attraverso il passaggio in nero delle notizie”.

Ad allargare lo schieramento del no al ddl, è arrivata ieri sera anche la decisione di Wikipedia che ha messo in atto una protesta ‘preventiva’: dopo aver pubblicato un lungo comunicato contro l’iniziativa del governo sta infatti impedendo la visitazione delle pagine dell’edizione italiana dell’enciclopedia che rimandano tutte alla nota di protesta.

In realtà, se alla Camera verrà approvato l’emendamento al comma 29, per ora blog e siti “non giornalistici” sarebbero salvi. ”Il Comitato dei nove  ha fatto proprio l’emendamento al comma 29, che ora sarà portato al vaglio dell’Assemblea di Montecitorio”, ha annunciato Roberto Cassinelli (Pdl), che in mattinata aveva sottoposto al Comitato il testo per limitare l’obbligo di rettifica on-line alle sole testate registrate. “Rilevo con grande piacere – ha affermato il parlamentare – che il voto del Comitato è stato quasi unanime: solamente l’Italia dei valori, infatti, se ne è inspiegabilmente discostata”.

L’Italia dei valori infatti ha proposto un “sub-emendamento” a firma Di Pietro-Palomba alla proposta Cassinelli “per sopprimere ogni riferimento al web nel ddl intercettazioni. Internet è uno straordinario strumento di democrazia e conoscenza e non si può censurare. Il nostro subemendamento ripristina elementari principi di libertà di espressione e di pensiero, intangibili in qualsiasi democrazia. Per tutelare la verità e l’onorabilità, anche in rete, bastano le norme penali esistenti”, ha spiegato il deputato Idv Federico Palomba.

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IL CASO

Assunzioni e nuove aperture
cresce solo l'economia verde

Inaugurato in provincia di Arezzo un laboratorio di ricerca sulle rinnovabili che darà lavoro a 200 persone. Un caso non isolato che conferma le potenzialità occupazionali della green economy di VALERIO GUALERZI

ROMA - Duecento assunzioni nel giro di un anno non risolvono di certo il problema della disoccupazione, ma indicano una strada. Se l'Italia vuole riprendere a crescere (possibilmente in maniera sostenibile), esportare tecnologia e porre argine alla fuga di cervelli, la via da percorrere è quella della ricerca e della green economy. 

A Terranova Bracciolini, in provincia di Arezzo, la multinazionale dell'energia pulita One-Power (che già impiega in Italia circa 1200 dipendenti) ha inaugurato venerdì il suo Centro d'Eccellenza e Sviluppo delle fonti rinnovabili. Un laboratorio distribuito su due piani con una superficie di 1672 metri quadrati che da qui alla fine del 2012 darà lavoro a duecento persone, 135 delle quali ingegneri chiamati a studiare come ricavare e immagazzinare meglio l'energia prodotta da sole e vento.

Sono ormai mesi che analisi sulle potenzialità occupazionali della green economy vengono pubblicate a ritmo periodico. Tra le ultime, quella sfornata dall'apposita task force di Confindustria sulla possibilità di ottenere, da qui al 2020, 1,6 milioni di unità di lavoro nel solo settore dell'efficienza energetica. Non a caso il tema è uno dei punti inseriti nel manifesto per la crescita 1 recapitato al governo dagli industriali.

Un altro studio, questa volta realizzato da Unioncamere e Symbola, stima invece che il 30% delle piccole e medie imprese punta su scelte connesse a vario titolo alla green economy, con una percentuale che sale nelle imprese che esportano (33,6%), che sono cresciute economicamente anche nel disastroso 2009 (41,2%).

Da Termini Imerese 2 alla Iveco-Iribus 3, dalla Jabil 4 alla Fincantieri 5: a interrompere la lunga sequenza di notizie drammatiche dal mondo del lavoro sono quasi sempre e quasi solo aziende che hanno a che fare con l'economia verde. Il laboratorio di Terranova Bracciolini non è infatti un caso isolato. 

Qualche settimana fa la Angelantoni ha inaugurato in Umbria il nuovo impianto  6 della Archimede Solar Energy per la produzione di ricevitori per centrali solari a concentrazione. "La produzione comincerà con una capacità annua di 75mila ricevitori e potrà essere aumentata a 140mila, offrendo lavoro a 200 persone, figure professionali di alta specializzazione", ha spiegato l'amministratore delegato Gianluigi Angelantoni.

Risale invece a luglio l'apertura in provincia di Catania della più grande fabbrica italiana per la produzione di moduli fotovoltaici. L'impianto 3Sun, nato da una joint venture tra Enel Green Power, Stm e Sharp, nella fase iniziale occuperà 280 addetti qualificati e avrà una capacità produttiva di pannelli fotovoltaici di 160 MW all'anno, che potrà essere incrementata nel corso dei prossimi anni a 480 MW l'anno. Nella primavera scorsa, inoltre, una ventina di imprese, da Bolzano a Salerno, passando per Roma e Pisa, era a caccia di circa 250 persone, come certificavano le segnalazioni riportate sul Sole 24 Ore dell'11 maggio.

Alle start up create dall'economia sostenibile vanno poi aggiunte le vecchie aziende (e i loro lavoratori) salvati dalla riconversione ambientale. E' il caso, solo per fare l'ultimo esempio, del gruppo Marcegaglia che ha inaugurato un paio di giorni fa a Taranto il nuovo complesso industriale con 170 occupati destinato alla fabbricazione di lamiere e pannelli fotovoltaici per la produzione di energia solare, complesso nato dalla dismissione del vecchio impianto per la produzione di caldaie industriali.

Una strada, quella della riconversione green, che per molte imprese in crisi è diventata ormai l'ultima e unica carta da giocare, come hanno scoperto amaramente sulla loro pelle gli operai della ex Isi-Electrolux di Scandicci. Il gruppo Easy Green era pronto a rilevare lo stabilimento, ma alla fine l'accordo è saltato perché i nuovi arrivati garantivano il mantenimento dell'occupazione solo per i 260 addetti del settore rinnovabili.    

Ma la cosa forse più straordinaria è che questi numeri vengono realizzati malgrado l'assenza 7, quando non addirittura l'ostilità, del governo. "I nostri investimenti nella ricerca devono essere tutelati e rilanciati dalla politica, l'Italia è l'unico paese nel mondo che non ha un ministero per l'energia. Ce l'abbiamo per la semplificazione normativa, per la gioventù, per l'attuazione del programma e per varie altre facezie, ma un ministro dell'energia, notoriamente un ambito strategico ed essenziale per un Paese, non c'è", ha denunciato il direttore dello stabilimento Power-One Italia, Giuseppe Ricci, inaugurando il Centro di Eccellenza e Sviluppo.
(01 ottobre 2011)
 
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Belgio, incidente nucleare
Tre contaminati. 
Nessuna fuga radioattiva
I tre hanno lasciato la zona non appena si è verificato il problema, si sono sottoposti alla decontaminazione esterna e ai controlli medici. L'area è stata subito sigillata in attesa di nuovi accertamenti
Un errore di manipolazione di un recipiente contenente plutonio, caduto a terra: questa l’origine dell’incidente avvenuto ieri pomeriggio (ma comunicato solo oggi) nell’impianto di smaltimento di rifiuti nucleari Belgoprocess, a Dessel, in Belgio, durante l’ispezione annuale condotta dall’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea) e dall’Euratom, l’organismo europeo dell’energia atomica. Tre i contaminati: trattasi di un ispettore Onu e di altre due persone, tutte sottoposte a controlli medici. La notizia è stata diffusa oggi dall’Aiea, che ha anche precisato come non ci sia stata una fuga radioattiva all’esterno.

L’ispettore dell’agenzia internazionale per l’energia atomica si trovava all’interno dell’impianto insieme a un collega di Euroatom e da un funzionario di Belgoprocess per una ispezione di routine quando è accaduto l’incidente. I tre hanno lasciato la zona non appena si è verificato il problema, si sono sottoposti alla decontaminazione esterna e ai controlli medici. E’ ora in corso la valutazione della loro esposizione alle radiazioni. Non vi sono tuttavia state fughe di radioattività nell’ambiente e e inizierà presto la decontaminazione del sito. L’area è stata sigillata. Il centro per gli incidenti e le emergenze dell’Aiea è in contatto con i funzionari belgi per raccogliere informazioni sull’esposizione alle radiazioni, il materiale coinvolto e altri dettagli.

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SMARTPHONE

iPhone 4S, blitz di Samsung
"Bloccatelo in Italia e Francia"

Nuovo capitolo nella battaglia legale che contrappone i coreani ad Apple: "Il nuovo melafonino viola i nostri brevetti, non può essere messo in commercio"

Non sono passate neanche ventiquattro ore dalla presentazione a Cupertino del nuovo iPhone 1, che il principale concorrente di Apple nel mercato degli smartphone, Samsung, dà seguito alle minacce e chiede il blocco del nuovo dispositivo in Italia e Francia. E' solo l'ultima puntata della battaglia legale che contrappone i due colossi: nei mesi scorsi era stata Apple a chiedere e ottenere il blocco delle vendite di un prodotto Samsung, il tablet Galaxy Tab, in Germania, accusandolo di aver saccheggiato i brevetti dell'iPad. Oggi è Samsung a ritenere che il nuovo iPhone violi due dei suoi brevetti sulla tecnologia mobile.

Il gruppo coreano ha aggiunto che si riserva di avanzare altre richieste dello stesso tenore, in altri paesi, "dopo un ulteriore riesame". L'iPhone 4S, quinta generazione dello smartphone di Apple, è stato presentato martedì negli Stati Uniti. Sarà disponibile dal 14 ottobre in sette paesi tra cui Usa, Francia e Canada, e dal 28 ottobre in 22 paesi aggiuntivi, tra cui l'Italia.
(05 ottobre 2011) © Riproduzione riservata
 

lunedì 3 ottobre 2011

http://www.ducati.it/racing/superbike/news/quattro_titoli_per_ducati_campione_del_mondo_in_superbike_e_in_superstock/2011/10/02/765/index.do

  Superbike
02 ott 2011

Quattro titoli per Ducati Campione del Mondo in Superbike e in Superstock


Giornata da record per Ducati. Checa conquista il suo primo titolo iridato Superbike. Il quattordicesimo titolo piloti per Ducati che si aggiudica, per la diciassettesima volta, il titolo mondiale costruttori. Altri due titoli arrivano anche dalla Superstock, dove le "rosse di borgo Panigale" conquistano l'alloro piloti (con Giugliano) e il costruttori.
Giornata storica per Ducati. Con un primo posto conquistato in gara 1 sul "Circuit de Nevers a Magny-Cours" e aver bissato il successo in gara 2, Carlos Checa, portacolori del Team Altea Racing, in sella alla sua Ducati 1198, si è aggiudicato oggi il suo primo titolo iridato Superbike - il quattordicesimo individuale per Ducati - regalando alla casa di Borgo Panigale il diciassettesimo titolo di Campioni del Mondo Costruttori.
Carlos e Ducati hanno conquistato l'alloro mondiale sul circuito francese, teatro del dodicesimo appuntamento del calendario Superbike 2011, chiudendo definitivamente la corsa all'iride con una prova di anticipo, essendo ancora in calendario la gara conclusiva, prevista il 16 ottobre sul circuito di Portimao (P). A rendere la giornata ancora più importante e memorabile ha contribuito il trionfo ottenuto da Ducati nella Superstock 1000 - il campionato riservato alle moto derivate strettamente dalla serie - dove la 1198 ha conquistato una bellissima vittoria piloti, grazie al portacolori del Team Althea Racing Superstock, Davide Giugliano, che costruttori, completando l'albo d'oro di una stagione assolutamente ricca di soddisfazioni per Ducati.

Un bilancio impressionante quello di Carlos Checa, della sua Ducati e della sua fantastica stagione, capace di vantare un totale di 467 punti in campionato conquistati ad oggi, grazie alle 13 vittorie e ben 20 podi ottenuti durante la stagione 2011. Il forte pilota spagnolo ha scritto, alla guida della sua Ducati 1198, un'altra indimenticabile pagina del libro dei record, vincendo con una moto che, ancora una volta, ha dimostrato il suo grande valore, aggiungendo questa fantastica impresa alle storiche vittorie Ducati del passato.
I risultati di questo weekend confermano anche la vittoria per Ducati del titolo costruttori, il diciassettesimo iride conquistato dalla casa motociclistica di Borgo Panigale dal 1988, anno di inizio del Campionato Mondiale Superbike. Un'ulteriore affermazione della supremazia Ducati che, negli ultimi vent'anni, ha dominato in modo impressionante questo campionato destinato alle moto derivate di serie, mancando la vittoria del prestigioso trofeo solo quattro volte.
Carlos ha preso il via dalla prima fila, consapevole del fatto che terminando gara 1 con un vantaggio di almeno 3 punti su Melandri, gli avrebbe garantito il margine necessario per la certezza matematica della vittoria del titolo. Lo spagnolo ha, comunque, voluto tagliare il suo primo traguardo iridato da vincitore; dopo essersi portato dopo pochi giri al comando del gruppo, ha vinto la gara che lo ha laureato Campione del Mondo, salendo sul gradino più alto del podio. In gara 2 Checa, non più sotto pressione, ha corso per vincere, e dopo un'esaltante rimonta e un'avvincente battaglia con Laverty Checa ha tagliato nuovamente il traguardo per primo, siglando una fantastica doppietta e completando, ancora una vota sul gradino più alto del podio, una giornata memorabile per lui, per il Team Althea Racing e per Ducati.

Carlos Checa (Campione del Mondo Superbike 2011- Team Althea Racing - Ducati 1198)

"Sono estremamente felice di aver vinto il mio primo titolo mondiale SBK e altrettanto felice di averlo fatto in sella ad una Ducati. Voglio ringraziare di cuore tutto il Team Althea Racing e quanti, in Ducati, hanno lavorato duramente per garantire questo risultato dandomi fiducia. Insieme abbiamo fatto un gran lavoro in questa stagione. Questa stagione è partita subito con il piede giusto, malgrado il confronto fosse con piloti sempre veloci e con moto sempre più competitive. Da meta stagione abbiamo cominciato a pensare al titolo per cui è aumentata la pressione ma ho cercato di non perdere la concentrazione, di commettere meno errori possibile e, alla fine, il risultato è arrivato. E' una sensazione bellissima. E comunque, anche se il titolo è ormai conquistato, guardo comunque avanti e voglio concentrarmi sull'ultima gara a Portimao, dove spero proprio di finire la stagione alla grande!"
Gabriele Del Torchio (Amministratore Delegato - Ducati Motor Holding)
"Sono particolarmente felice del titolo piloti e altrettanto orgoglioso della vittoria del titolo costruttori. Questo significativo traguardo iridato ribadisce, per la diciassettesima volta, la supremazia Ducati nelle competizioni per moto derivate di serie, quali appunto sono le SBK, confermando il successo di un prodotto come il 1198, vincente sin dal suo esordio. Un riferimento assoluto in pista ma anche un successo commerciale e un'affermazione del design e della creatività italiana.
Carlos è stato fantastico. E un pilota di grande capacità e di assoluta professionalità, ma anche un ducatista vero, capace di identificare caratteristiche come grinta, talento, orgoglio e competenza, un ulteriore valore aggiunto alla nostra azienda e alle nostre moto. Grazie ancora Carlos, e un grazie particolare a tutto il Team Althea Racing, a tutta Ducati Corse e a tutti i dipendenti Ducati che, ciascuno nel proprio ruolo e con le proprie competenze ed eccellenze, hanno contribuito al raggiungimento di questo fantastico risultato. La vittoria dei titoli costruttori e piloti, conquistati oggi anche in Superstock, fanno di questa grande domenica di motociclismo un momento memorabile e importantissimo per la nostra azienda e per le nostre fantastiche bicilindriche."
Filippo Preziosi (Direttore Generale Ducati Corse)
"Un grandissimo ringraziamento a Carlos che si merita questa vittoria come pilota e come uomo, a Genesio (Bevilaqua) per la passione con cui ha vissuto la sua avventura con noi e per aver creduto in Carlos e nella DUCATI ma, soprattutto, un grazie particolare a tutti i ragazzi di DUCATI CORSE che lavorano nel progetto WSBK, a cominciare da Ernesto (Marinelli), a Marco (Lozej) e a tutti i ragazzi del gruppo sviluppo SBK per la professionalità, l'impegno e la passione che hanno reso possibile questo nuovo titolo mondiale, ulteriormente amplificato dal trionfo in Superstock. Una giornata fantastica che resterà per sempre nei nostri cuori e nel nostro glorioso albo d'oro."