lunedì 14 novembre 2011

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Loeb è nella storia: 8° titolo
Il francese meglio di Schumi

BUILTH WELLS (Gran Bretagna), 13 novembre 2011

Nel Rally del Galles il pilota della Citroen finisce in ambulanza dopo un incidente, ma il rivale Hirvonen era già fuori: otto Mondiali vinti ininterrottamente dal 2004

Il navigatore Daniel Elena e Sebastien Loeb, 37 anni, festeggiano il titolo mondiale. Epa
In ambulanza per un incidente, ma campione del mondo. Ancora lui, per l'ottava volta consecutiva dal 2004. Il francese Sebastien Loeb, recordman del rally mondiale, ha festeggiato senza terminare l'ultima tappa del Mondiale Rally, in Galles, il suo sigillo di una carriera pazzesca. Con il successo a bordo della Citroen DS3, Loeb ha superato il sette volte campione del mondo di F1, Michael Schumacher, e Valentino Rossi.

Loeb è nella storia: 8° titoloIl francese meglio di Schumi
E' una cosa straordinaria, in questi anni ha sempre avuto qualcosa in più degli altri
VETTEL APPLAUDE — "Mi sento molto felice. Questo è veramente un grande momento", ha detto il 37enne Loeb, che era sicuro del successo dopo il ritiro del finlandese Mikko Hirvonen, che con la sua Ford era rimasto l'unico in grado di strappare il successo finale. Un'uscita di strada dell'avversario avea chiuso la pratica. Così l'incidente nell'ultimo giorno di gara, senza gravi conseguenze, non ha impedito a Sebastien Loeb e al compagno Daniel Elena, di festeggiare come si conviene la vittoria stagionale.
TRA I GRANDI — La vittoria del Rally del Galles è andata al finlandese Jari-Matti Latvala. Da Abu Dhabi sono arrivati i complimenti dell'altro campione del mondo 2011, Vettel, confermatosi in Formula 1: "E' realmente una cosa straordinaria. In tutti questi anni ha avuto sempre qualcosa in più degli altri. Questo dice tutto". Durante la sua carriera, il francese non ha mai smesso di battere record: quest'anno ha sigliato il limite di oltre 800 migliori tempi nelle prove speciali.
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LA CRISI

Incarico a Monti: "Occorre crescita ed equità"
Napolitano: "Serve fiducia, basta faziosità"

Il senatore a vita accetta con riserva il compito di formare un nuovo governo: "Farò presto ma con scrupolo, fantasie le voci sui ministri, con sforzo comune possiamo vincere sfida del riscatto". Il capo dello Stato: "Nessun ribaltone, subito risposta ad emergenza economica"

ROMA - Saranno stretti i tempi per la formazione del nuovo governo, ma chi si aspettava il varo di un esecutivo nel giro di un paio di giorni si sbagliava. Sia il presidente del Consiglio incaricato Mario Monti, sia il capo dello Stato Giorgio Napolitano, sgomberano il campo dall'illusione che il governo tecnico di emergenza possa ottenere il via libera del Parlamento in fretta, limitando così al massimo le tensioni sui mercati.

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Tempi più lunghi. Parlando subito dopo aver ricevuto il conferimento dell'incarico di formare un nuovo esecutivo dal presidente della Repubblica, Monti chiarisce che "le consultazioni che svolgerò saranno condotte con il senso dell'urgenza ma con scrupolo". "Ritornerò - dice - dal presidente della Repubblica quando sarò in grado di sciogliere la riserva". Posizione ribadita poco dopo dallo stesso Napolitano: "Se qualcuno si inventa prima che si fa il governo in due ore i tempi risultano allungati. Ma non si è mai detto quanto tempo sarebbe bastato. Monti farà nei tempi più brevi che gli consentano di ascoltare e valutare e decidere se e venire qui, come mi auguro, a sciogliere la riserva".

Rispetto per il Parlamento. La necessità di fare bene, senza compiere passi
falsi, non nasconde comunque la consapevolezza dell'urgenza del momento. "La situazione ha aspetti di emergenza ma l'Italia può uscirne con uno sforzo comune", dice ancora l'ex commissario Ue. Poi, illustrando nella sala stampa del Quirinale il senso della disponibilità comunicata con riserva al capo dello Stato e quelle che saranno le linee guida del suo sforzo, precisa: "Mi accingo a questo compito con profondo rispetto nei confronti del Parlamento e nei confronti delle forze politiche. Opererò per valorizzarne l'impegno comune per uscire presto da una situazione che presenta aspetti di emergenza ma che l'Italia può superare con lo sforzo comune". 

Serve più equità. E la linea da seguire per centrare questo obiettivo, aggiunge Monti con l'unico riferimento "programmatico" della sua breve comunicazione a giornalisti, è quella di indirizzare gli sforzi "a risanare la situazione finanziaria, a riprendere il cammino della crescita in un quadro di accresciuta attenzione all'equità sociale". Perché, agiunge, "lo dobbiamo ai nostri figli, dobbiamo dare loro un futuro concreto di  dignità e di speranza".

La scure dei titoli in scadenza. Del resto fallire in questo tentativo, torna ad avvertire Napolitano, significherebbe andare dritti verso elezioni anticipate e "tentare di evitare un precipitoso ricorso al voto e un vuoto di governo è esigenza su cui dovrebbero concordare tutti" anche perché "da domani alla fine di aprile andranno a scadenza 200 miliardi di euro di Btp che bisognerà rinnovare ricollocandoli su mercati". "La particolare fragilità del nostro paese - prosegue - sta nell'altissimo debito pubblico accumulato nel passato. E' un peso che rischia di mettere a dura prova l'impegno dello stato". Per questo motivo "è perciò indispensabile recuperare la fiducia degli investitori e delle istituzioni europee, operando senza indugio nel senso richiesto. E' una responsabilità - dice ancora Napolitano - che avvertiamo verso l'intera comunità internazionale, a tutela della stabilità della moneta comune e della stessa costruzione europea, oltre che delle prospettive di ripresa dell'economia mondiale".

Nessun ribaltone. Sbagliato quindi, sottolinea un presidente della Repubblica apparso più combattivo che mai, parlare di ribaltone. "Non si tratta di operare nessun ribaltamento delle elezioni 2008 né di venir meno a rinnovare la nostra democrazia dell'alternanza - puntualizza Napolitano - si tratta solo di dar vita ad un governo che possa unire forze politiche diverse in uno sforzo straordinario che l'emergenza economica esige".

Personalità fuori dalla mischia. Un'emergenza che Monti pochi istanti prima aveva descritto così: "In un momento di grande difficoltà il Paese deve vincere la sfida del riscatto, deve tornare a essere elemento di forza e non di debolezza di un'Unione europea di cui siamo stati fondatori e di cui dobbiamo essere protagonisti".  E per vincere questa sfida, osserva ancora Napolitano, non ci sono dubbi che Monti è la persona più indicata in quanto l'ex rettore della Bocconi è "personalità indipendente, rimasta sempre estranea alla mischia politica" e "dotata di competenze ed esperienze che ne fanno una figura altamente conosciuta e rispettata in Europa e nei più larghi ambienti internazionali". 

Smentita sui nomi dei ministri. La presenza o meno di politici all'interno del nuovo esecutivo, dice ancora il capo dello Stato "è materia che ora passa al professor Monti e che sarà oggetto dei suoi colloqui con le forze politiche". E quelle girate fino ad oggi, avverte invece il presidente del Consiglio incaricato, sono "di pura fantasia".
(13 novembre 2011)

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Addio legittimo impedimento
Il deputato Berlusconi va a processo 

Con le dimissioni da presidente del Consiglio vengono a cadere molte delle motivazioni che hanno fin qui rimandato il calendario giudiziario dei tre processi in cui il Cavaliere è imputato. Corsa contro il tempo per il caso Mills in cui B. è accusato di corruzione. Attesa per la sfilata di testimoni del Ruby-gate, che potrebbe coincidere con una eventuale campagna elettorale
Addio legittimo impedimento. Con le dimissioni dalla carica di premier cadono molti dei motivi con cui Silvio Berlusconi ha fino ad oggi rallentato l’iter dei processi. E ora il calendario potrebbe intensificarsi. Da oggi, come parlamentare, l’ex premier potrà invocare il legittimo impedimento solo in caso di votazioni in aula e per tutti quei motivi (malattia o viaggi all’estero, ad esempio) per i quali chiunque può chiedere un rinvio. Sono tre a Milano i procedimenti penali che lo vedono imputato e in quarto è stato chiesto il suo rinvio a giudizio: il ‘caso Ruby’, dove deve difendersi dall’accusa di concussione e prostituzione minorile, la gestione dei diritti tv da parte di Mediaset, la presunta corruzione dell’avvocato inglese David Mills e il passaggio di mano dell’intercettazione disposta nel corso dell’indagine sulla mancata scalata alla Bnl tra Piero Fassino e Giovanni Consorte. Intercettazione finita sulle pagine de il Giornale, per la quale il 5 dicembre prossimo il gup di Milano Maria Grazia Domanico deciderà se disporre il rinvio a giudizio anche per il leader del Pdl dopo quello già deciso per il fratello Paolo.

Il procedimento più delicato, quello che ha le ‘settimane contate’ prima della prescrizione è quello sul caso Mills. Il pubblico ministero Fabio De Pasquale potrebbe dare battaglia per chiedere di inserire nuove udienze e arrivare, in tempi stretti, a una sentenza nei confronti dell’imputato accusato di corruzione in atti giudiziari. Il 5 dicembre prossimo è fissato l’interrogatorio di Berlusconi, chiamato a difendersi dall’accusa di aver consegnato 600mila dollari a Mills per fornire testimonianze reticenti, e in quell’occasione l’ex premier, al quale resta lo status di deputato, non potrà far valere impegni governativi di sorta. Per capire quale sarà l’accelerata, se ci sarà, nell’aula del caso Mills bisognerà attendere il 28 novembre quando le parti torneranno a riunirsi per l’interrogatorio, in video conferenza, del legale inglese, già condannato in primo e secondo grado per il reato di corruzione poi prescritto dalla Cassazione.

Ritmi più intensi, probabilmente, anche per il processo sui diritti tv dove Berlusconi è accusato di frode fiscale per presunte irregolarità nella compravendita dei diritti di film americani da parte di Mediaset, il secondo procedimento che si avvicina alla prescrizione. Anche qui, come nel caso Ruby, pende la spada del conflitto di attribuzione tra poteri dello stato, dopo che la Consulta ha dichiarato ammissibile il ricorso presentato dei legali di Berlusconi contro il diniego della corte di concedere il legittimo impedimento in una udienza del marzo 2010. Ma la Corte Costituzionale non si esprimerà prima della metà del 2012. Procede in attesa della Consulta anche il processo per il Ruby-gate. Il processo è iniziato lo scorso 6 aprile e sembra difficile ipotizzare nuove udienze rispetto a un calendario già fitto e senza rischi temporali, dal momento che la vicenda sarà prescritta solo a partire dal 2025. Ma l’addio di Berlusconi a Palazzo Chigi potrebbe far saltare l’accordo raggiunto tra la Procura di Milano e i legali dell’imputato per mediare tra le esigenze dei giudici e gli impegni del Cavaliere. Una prospettiva che potrebbe tradursi – in tempi di campagna elettorale – in una successione ravvicinata di impegni giudiziari.
 
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Anche Hollywood si arrende
ora comandano i videogame

L'ultimo capitolo della saga di Call of Duty in sole 24 ore ha venduto fra Usa e Inghilterra oltre 6.5 milioni di copie incassando più di 400 milioni di dollari. Avatar di James Cameron si era fermato a 77. Ecco come gli eredi di Lara Croft stanno surclassando Hollywood di JAIME D'ALESSANDRO

ROMA - Dimenticate Avatar e Guerre Stellari, dimenticate anche la versione cinematografica di Il Signore degli Anelli. Perché il re dell'intrattenimento non vive a Hollywood né in Nuova Zelanda, ma a Encino, paesotto a sud di Los Angeles. E' qui che ha sede la Infinity Wards, software house che ha appena lanciato il suo ultimo videogame di guerra intitolato  Call of Duty: Modern Warfare 3. E che da oggi può guardare dall'alto i vari George Lucas, James Cameron e Peter Jackson.

In 24 ore Modern Warfare 3 ha venduto solo fra Stati Uniti e Inghilterra, dove esiste una raccolta capillare dei dati, oltre 6,5 milioni di copie per un giro d'affari stimato di circa 400 milioni di dollari. Cifra impressionate. Non foss'altro perché un blockbuster come Avatar nel suo primo weekend ha portato a casa "appena" 77 milioni negli Stati Uniti e 242 in tutto il mondo. Ma è costato tre volte di più. In secondo luogo perché la serie di Call of Duty a questo punto stabilisce un altro record.

"Al di fuori di Call of Duty", ha dichiarato Bobby Kotick, amministratore delegato di Activision Blizzard, l'editore, "non c'è mai stato nessun altro franchise nel mondo dell'entertainment che abbia raggiunto risultati del genere. Le vendite ad oggi dell'intera serie superano il box office cinematografico mondiale
di Guerre stellari e di Il Signore degli Anelli, due tra le saghe di maggiore successo di tutti i tempi sul grande schermo".

Che il settore dei videogame fosse solido, con il suo giro di affari da 50 miliardi di dollari l'anno, è cosa nota. Ed è noto anche che negli Stati Uniti c'è una emorragia di spettatori dalle sale cinematografiche, malgrado il lancio del 3D in pompa magna. Ma quel che sta accedendo ultimamente è diverso e ha più a che fare con un mutamento interno all'industria dei videogame. Stanno progressivamente diminuendo il numero dei prodotti di punta, mentre le risorse vengono concentrate su quelli rimanenti. In parole povere si producono meno videogame che però costano molto di più. Megaproduzioni alle quali lavorano anche 500 persone, è il caso di  Assassin’s Creed, con budget superiori ai 100 milioni di dollari.

"Questo accade perché giochi simili sono gli unici capaci davvero di incassare", racconta Peter Moore, ex presidente di Sega America, poi diventato vice presidente di Microsoft e ora a capo di Ea Sport, la stessa dei videogame di calcio Fifa. "Nell'anno fiscale 2011 abbiamo pubblicato 67 videogame differenti. Nel 2012? Saranno meno di 30. Stiamo tagliando la metà dei giochi e facendolo stiamo aumentando i nostri profitti. Perché concentriamo gli sforzi solo sulle grandi produzioni".

Come Battlefield 3, che appartiene allo stesso genere di Modern Warfare. Un gioco della Ea che nel primo fine settimana ha venduto anche lui molto, circa 5 milioni di copie. Ma l'exploit dei videogame bellici, i cosiddetti "sparatutto" in prima persona dalle ambientazioni molto realistiche, è in realtà un crescendo. Lo scorso anno, Call of Duty: Black Ops era arrivato a 5.6 milioni di copie con un incasso stimato intorno ai 360 milioni di dollari sempre nei soli Stati Uniti e Inghilterra. Battendo il precedente record del 2009 di Call of Duty: Modern Warfare 2, pari a 310 milioni di dollari e 4.7 milioni di copie vendute nelle prime 24 ore.

Modern Warfare 3, lo diciamo per inciso, è molto americano nella sua spettacolarità. Narra una fantomatica invasione russa di Europa e Stati Uniti generata da una serie di complotti raccontati nel capitolo precedente. La trama è confusa, a tratti perfino rozza, eppure il ritmo dell'azione, l'impatto delle sequenze, la costruzione delle diverse missioni fra New York, Parigi, l'Africa e il Medio Oriente è tale che diventa difficile smettere di giocare. Esempio, e i numeri lo confermano, di una maestria nel riuscire a catturare l'attenzione che Hollywood non ha più. 
 
(13 novembre 2011)
 

giovedì 10 novembre 2011

......già

  Rosberg rinnova con Mercedes

La Ferrari si allontana

ABU DHABI (Emirati Arabi), 10 novembre 2011

Il tedesco resta con le frecce d'argento fino al 2013: "Felicissimo, ora voglio vincere con loro un GP". Il nome di Nico era stato accostato al Cavallino per sostituire Massa

Nico Rosberg, 26 anni, pilota della Mercedes. Ap
Nico Rosberg, 26 anni, pilota della Mercedes. Ap
Nico Rosberg sarà alla guida della Mercedes di F.1 almeno per le prossime due stagioni. "Sarà con noi fino al 2013 e oltre", ha reso noto il team tedesco, confermando inoltre che Michael Schumacher resterà anche nel 2012. Il tedesco Rosberg, 26 anni, figlio dell'ex campione del mondo finlandese Keke, non ha ancora vinto una gara in F.1 dal debutto nel 2006, ma la Mercedes, che lo ha ingaggiato nel 2010, è soddisfatta delle sue prestazioni e ha deciso di prolungargli il contratto. In questa stagione, finora ha conquistato cinque punti in più rispetto al sette volte campione del mondo. "Il mio obiettivo ora è vincere una gara con le frecce d'argento - ha detto Rosberg - e sono sicuro che il team mi metterà a disposizione una macchina per farlo". Nico Rosberg era considerato tra i papabili per sostituire Felipe Massa alla Ferrari nella stagione 2013: con la Mercedes che ha preferito giocare d'anticipo nel prolungargli il contratto, questa ipotesi si allontana.
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MAXIEMENDAMENTO

Vendita terreni, allarme Verdi
"Via libera a nuovo cemento"

Il partito ecologista denuncia i rischi nascosti nella norma di modifica alla legge di stabilità: "La possibilità di cambiare destinazione urbanistica 5 anni dopo l'acquisto favorisce la speculazione selvaggia"

ROMA - Nel maxiemendamento alla legge di Stabilità, con le misure per la crescita chieste dall'Europa, c'è un cavallo di Troia che rischia di devastare ulteriormente il territorio e il paesaggio italiano. La denuncia arriva dal leader dei Verdi, Angelo Bonelli. "Il provvedimento - dice Bonelli - contiene un colpo mortale al territorio ed all'agricoltura italiana perché grazie a quanto previsto dall'articolo 4 quater, che riguarda la vendita delle aree agricole, è prevista la possibilità di modifica della destinazione urbanistica". Secondo Bonelli, "i terreni agricoli dello Stato, dismessi per ridurre il debito pubblico, potranno essere variati urbanisticamente dopo soli 5 anni diventando, così, facile preda della speculazione edilizia e della cementificazione selvaggia".
"Siamo indignati - sottolinea ancora Bonelli - perché, con la scusa di aggredire il debito pubblico, non solo si dà  un colpo mortale a un settore già in crisi come quello agricolo, rendendo i terreni dismessi appetibili più per la speculazione del cemento che non per la coltivazione; ma perché continua l'assalto selvaggio a un territorio che ha già mille ferite e in cui ogni settimana si muore a causa del dissesto idrogeologico".
La norma in questione prevede che i terreni vengano individuati entro 3 mesi dall'entrata in vigore della legge con decreto del ministero delle Politiche agricole d'intesa con quello dell'Economia. L'alienazione dal patrimonio disponibile sarà a cura dell'Agenzia del demanio e avverrà mediante trattativa privata per quelli di valore inferiore ai 400mila euro, e mediante asta pubblica per quelli di valore superiore.
Il rischio della speculazione, con la speranza di fare cassa, è chiaramente messo in conto dal governo. L'articolo 4 quater, infatti, prevede che "nell'eventualità di incremento di valore dei terreni alienati derivante da cambi di destinazione urbanistica intervenuti nel corso del quinquiennio successivo all'alienazione medesima, è riconosciuta allo stato una quota pari al 75% del maggior valore acquisito dal terreno rispetto al prezzo di vendita".
"Invece di continuare a tirare la volata ai signori del cemento svendendo il patrimonio pubblico - conclude Bonelli - si taglino le spese militari e i privilegi della casta degli armamenti. Ci sono oltre 40 miliardi che verranno letteralmente buttati per l'acquisto di aeri da guerra, navi, elicotteri e sommergibili, come abbiamo più volte documentato: si usino quei fondi per mettere i conti in ordine".
La richiesta di poter acquistare la terra di proprietà dello Stato è un vecchio cavallo di battaglia delle associazioni degli agricoltori, rilanciata di recente 1. Anche ieri, appena trapelate le prime indiscrezioni sui contenuti del provvedimento presentato al Senato, i commenti da parte delle organizzazioni agricole sono stati positivi.
"L'accoglimento nel maxiemendamento alla manovra della proposta di Coldiretti di vendere le terre pubbliche ai coltivatori è una buona notizia per il Paese e per l'agricoltura", ha commentato il presidente della Coldiretti, Sergio Marini, ricordando che si tratta di 338mila ettari di terreni agricoli per un valore stimato di 6 miliardi di euro (la stima Coldiretti è su dati del censimento dell'agricoltura).
La cessione di questi terreni, ha proseguito Marini, "toglie allo Stato il compito improprio di coltivare la terra, rende disponibili risorse per lo sviluppo per le casse pubbliche, ma favorisce anche la competitività delle imprese e nuova occupazione in un settore, quello del cibo e del made in Italy, che rappresenta una leva straordinaria su cui poggiare un pezzo importante del nostro futuro". E di intervento che "può dare risposte importanti ai tanti giovani che vogliono continuare o intraprendere l'attività agricola" parla anche l'Associazione giovani imprenditori (Agia) della Confederazione italiana agricoltori.
(10 novembre 2011)
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Di Pietro e la Lega contro il governo Monti
Pdl si sfascia, Alfano: “Posizioni diverse” 

Il premier rassegnato all'idea di lasciare all'ex rettore della Bocconi. L'Idv non ci sta: "Non gli voteremo la fiducia e ne staremo fuori". Anche il Carroccio si tira indietro: "Bello stare all'opposizione" ha detto Bossi. D'Alema: "Pronti a un esecutivo con Pdl, ora fare presto"
Mario Monti
“Mi pare un’ottima idea”. Così Silvio Berlusconi avrebbe accolto ieri pomeriggio la notizia della nomina di Mario Monti a senatore a vita, riferitagli da Gianni Letta. Poche parole, che però sono suonate come un via libera a un possibile governo di larghe intese presieduto dall’economista, ipotesi che fino a poche ore prima Berlusconi escludeva con nettezza, dichiarando in ogni sede la sua volontà di andare ad elezioni subito dopo le dimissioni promesse al Presidente della Repubblica. Ora invece l’ipotesi è talmente concreta che già circolano i nomi per una possibile squadra che potrebbe essere composta da dodici ministri tecnici, affiancati da sottosegretari di nomina politica. Lo stesso Monti sembra avere fatto le prove generali del governo che sarà, con le dichiarazioni rese ieri in un convegno a Berlino e riportate oggi dal Financial Times: “L’Italia ha un lavoro enorme da fare – ha detto l’ex rettore della Bocconi – bisogna fare riforme strutturali che rimuovano privilegi”.

E l’ipotesi dell’ex commissario europeo alla guida di un esecutivo tecnico riceve anche il pieno appoggio del presidente della Camera Gianfranco Fini, che promette il sostegno del Terzo Polo. Restano fermamente contrari la Lega Nord (Umberto Bossi non partecipa al vertice con Berlusconi a Palazzo Grazioli) e, sul fronte opposto, dall’Italia dei Valori. Antonio Di Pietro ha ribadito la linea oggi, intervistato a “La Telefonata” di Canale 5: “L’Italia dei valori dice no a questo governo tecnico, non gli voteremo la fiducia e ne staremo fuori”. Perché il governo che si “paventa”, ha affermato, “risponde al sistema bancario, al sistema finanziario e addirittura a quello della speculazione”. Di Pietro ha anche precisato che non darà il suo appoggio a un esecutivo del genere “perché sarebbe sostenuto anche dalla maggioranza berlusconiana. Poi, nel caso questo nuovo governo dovesse fare un provvedimento che può servire agli interessi del Paese, potrò anche votarlo. Ma alla fiducia voterò no e staremo fuori dal governo”.

Ma la questione principale è quella interna allo stesso Pdl, con un folto gruppo di parlamentari, capeggiato dagli ex An La Russa e Matteoli, fermamente contrari all’ipotesi di un esecutivo tecnico. A tal punto che un nuovo governo, privo del sostegno della Lega e di una parte consistente dei berlusconiani, potrebbe partire senza la stabilità necessaria per portare in porto i provvedimenti chiesti dalla Ue e dalla Bce.

LA CRONACA ORA PER ORA

16.17 – Berlusconi ai suoi: “Devo tutelare gli interessi del paese”
Sono aperto ai vostri suggerimenti, considerate però che io devo tutelare gli interessi del Paese, l’Italia viene prima di tutto. E’ il ragionamento che ha fatto Silvio Berlusconi al vertice del Pdl appena conclusosi a palazzo Grazioli. I ministri perplessi sulla ‘soluzione Monti’ hanno chiesto al premier di considerare tutte le opzioni sul campo e di non abbandonare affatto la ‘carta’ del voto anticipato. Il premier ha spiegato che il suo via libera a Monti è motivato dalla gravità della crisi economica ma che è aperto ad ascoltare le ragioni di tutti i dirigenti del partito. Per questo motivo sabato ci sarà un ufficio di presidenza e dopo le consultazioni, ha annunciato Angelino Alfano, verrà presa la decisione finale sull’eventualità di appoggiare Monti o di chiedere le elezioni anticipate. Al momento, dunque, restano le divisioni all’interno del Pdl sull’ipotesi Monti.

16.05 – Alfano: “Per ora diciamo voto, ma decida Napolitano. Pdl ha posizioni diverse, troveremo sintesi”
“Noi operiamo per il bene del Paese, il nostro comitato di presidenza aveva deciso che dopo il governo Berlusconi si sarebbe dovuti andare al voto, ma non sovrapponiamo la nostra voce a quella del Presidente della Repubblica”. Cosi’ Angelino Alfano, segretario del Pdl, al termine del vertice del partito con Berlusconi. Il Pdl – ha aggiunto -terra’ un’altra riunione dell’ufficio di presidenza dopo le consultazioni e in quella sede verra’ presa la decisione definitiva sulla questione del governo. E’ lo stesso segretario Pdl a riconoscere che nel partito “ci sono opinioni differenti” pur difendendo il diritto “di un partito al confronto. Se avessimo deciso a maggioranza ci avreste criticati come partito verticistico, questo è un partito democratico nel quale ci si confronta e si discute”. Una ammissione del momento del partito che comunque Alfano accompagna alla assicurazione che “il Pdl non è spaccato”.

15.58 – Pdl, ufficio di presidenza sabato mattina per posizione su Monti
Confronto ancora aperto nel Pdl sull’eventualità di appoggiare un governo Monti. Silvio Berlusconi sta ascoltando i pareri di tutti i ‘big’ del partito di via dell’Umiltà. Al momento restano le perplessità di vari ministri (Matteoli, Romani, Sacconi, Brunetta e Gelmini) e di altri esponenti di primo piano. Per questo motivo il premier, riferiscono fonti parlamentari, ha deciso di convocare un ufficio di presidenza per sabato. Solo al termine dell’ufficio di presidenza verrà ‘ufficializzata’ la linea da seguire, riferisce chi è stato ricevuto a palazzo Grazioli. Il presidente del Consiglio, sostengono sempre le stesse fonti, ha ribadito che la scelta di Monti è ineludibile ma vorrebbe che si arrivasse ad una decisione unitaria per evitare spaccature nel partito. C’è poi da risolvere il problema dell’alleanza con il Carroccio, fortemente a rischio qualora Berlusconi decidesse di dare il via libera definitivo ad un esecutivo guidato dal presidente della Bocconi.

15.56 – Montezemolo: “Monti è unica soluzione”

15.22 – Maxiemendamento: in pensione a 70 anni dal 2050
In pensione a 70 anni a partire dal 2050. Lo conferma la norma del maxiemendamento del governo alla legge di stabilita’ che dovrebbe essere approvato nel pomeriggio dalla commissione Bilancio del Senato. La relazione tecnica, dopo avere stabilito che per il pensionamento di vecchiaia ordinario si raggiungeranno i 67 anni nel 2026 per le categorie di lavoratori, spiega che l’eta’ minima di accesso al pensionamento “cresce ulteriormente per effetto dell’adeguamento agli incrementi della speranza di vita per raggiungere valori prossimi ai 70 anni attorno al 2050″.

15.04 – Pd e Terzo polo verso non voto anche alla Camera
Pd e Terzo polo sono orientati a seguire l’esempio del Senato e non votare il ddl stabilita’ anche alla Camera. A quanto si e’ appreso, l’intendimento dei due gruppi e’ di continuare sulla scia degli ultimi giorni e assicurare la presenza in Aula senza votare. La decisione finale sara’ presa pero’ alla luce dell’andamento dell’esame del ddl a Palazzo Madama e delle presenza a Montecitorio del centrodestra.

14.49 – Si allunga lista ministri a palazzo Grazioli, manca Bossi
Dopo Gianni Letta e Giulio Tremonti anche i ministri Stefania Prestigiacomo e Giorgia Meloni hanno raggiunto da pochi minuti Palazzo Grazioli dove è in corso un vertice con il premier Silvio Berlusconi e lo stato maggiore del PdL.

14.46 – Ddl stabilità: domani Terzo Polo non sarà in aula al Senato
Domani in aula al Senato il Terzo Polo non parteciperà al voto sul ddl stabilità. Lo ha reso noto il capogruppo Francesco Rutelli parlando con i giornalisti a Palazzo Madama. Il Terzo Polo non si asterrà, come ha fatto alla Camera in occasione del voto sul Rendiconto dello Stato, perché al Senato l’astensione vale come voto contrario. “Faremo passare il ddl stabilità – ha spiegato Rutelli – come ultimo atto del governo Berlusconi”.

14.30 – Cgil: “Governo del presidente poi voto”
“Il corretto epilogo della crisi di governo aperta è il ricorso alle urne”. A sostenerlo è la segreteria confederale della Cgil che ritiene che non spetta all’attuale “governo dimissionario guidare il Paese alle elezioni” ma che serve “un governo di emergenza, di transizione e di garanzia del presidente della Repubblica”.

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L'e-commerce non teme crisi
+20 per cento rispetto al 2010

Netcomm e Politecnico di Milano rendono noti i numeri sulle vendite via web. Superati gli 8 miliardi di euro, un utente su tre ormai acquista in rete. Boom dell'abbigliamento, più 38 per cento, e dell'editoria. Ma sono ancora troppe le aziende del made in Italy assenti di JAIME D'ALESSANDRO  

ROMA - Una salto in avanti del 20 per cento e un giro d'affari che ormai ha superato gli otto miliardi di euro. Ecco i numeri dell'e-commerce, il settore degli acquisti fatti via web, in Italia. Numeri che cominciano ad essere davvero interessati. Basti pensare infatti che il business legato al settore televisivo, il più ricco nel mondo dell'intrattenimento, valeva otto miliardi e mezzo di euro lo scorso anno. Con una differenza però: il commercio elettronico sta crescendo a ritmi da record e non rallenta nemmeno in un periodo di crisi economica come questo.

Di qui l'entusiasmo di Roberto Liscia, presidente del Consorzio del Commercio Elettronico Italiano (Netcomm), che assieme al Politecnico di Milano ha realizzato l'indagine. "Oggi più che mai, in un contesto di crisi globale, l'e-commerce non è un'opportunità ma un'esigenza per le imprese italiane". Difficile dargli torto con risultati del genere. Già nel 2010 coloro che vendono su internet avevano totalizzato un più 17 per cento, superiore alle previsioni 1 che si fermavano a un +14 per cento. Ora allungano il passo grazie all'aumento degli acquirenti diventati circa nove milioni. E questo significa che un utente su tre, fra chi in Italia frequenta la rete, compra online spendendo una media di 1050 euro contro i 960 dello scorso anno.

I servizi, assicurazioni in testa, continuano a farla da padrone valendo due terzi del giro di affari complessivo. Ma, per il terzo anno consecutivo, crescono meno dei comparti merceologici. Brilla l'abbigliamento (più 38 per cento), seguito da editoria, musica e audiovisivi (più 35 per cento). Bene anche l'elettronica di consumo e la "grocery" (alimentari e health&care da supermercato) che superano entrambi il più 30 per cento.

Un altro dato interessante emerge dal confronto fra il nostro mercato e quelli occidentali di maggior importanza: l'e-commerce italiano cresce a ritmi superiori rispetto all'Inghilterra, che aumenta di 10 punti percentuali. La Francia si ferma invece a un più 12, la Germania a più 10, gli Stati Uniti a più 11. Tenendo però ben presente che le dimensioni di questi mercati sono molto maggiori. Il commercio elettronico italiano è infatti un sesto di quello inglese, che vale oltre 51 miliardi di euro, un quarto di quello tedesco (34 miliardi di euro) e meno della metà di quello francese (20 miliardi di euro).

Insomma, il boom registrato dal Politecnico non è segno di dinamismo ma sembra frutto di un ritardo. Del resto secondo l'Eurostat, il 65 per cento dei cittadini europei collegati ad internet ha effettuato un acquisto online negli ultimi 12 mesi, contro il 35 per cento di quelli italiani. E le vendite in Inghilterra e Francia sono state superiori a quelle effettuate da noi rispettivamente di otto e quattro volte. Continua poi ad aumentare il saldo negativo tra import ed export, vista la nota carenza di offerta da parte di tante imprese italiane. In pratica ancora oggi molti marchi del made in Italy sul web semplicemente non vendono. Assenza che, considerando quel che sta accadendo in rete, somiglia a un suicidio.
  (10 novembre 2011)

sabato 5 novembre 2011

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LA SENTENZA

Dissequestrati 493 siti web
vittoria storica dei provider

Il blocco era stato richiesto, e ottenuto, dalla multinazionale della moda Moncler nell'ambito di una campagna contro la vendita di prodotti contraffatti online. Il giudice - che ha giudicato "esorbitante" l'oscuramento - ha invitato a raccogliere altre prove che permettano di confermare il reato. Una sentenza che evita i sequestri facili dei siti di ALESSANDRO LONGO
 

D'ORA in avanti sarà più difficile sequestrare un sito web in Italia e i provider internet difenderanno i diritti degli utenti contro eventuali abusi dei detentori di marchi e diritti d'autore. I provider (attraverso le associazioni Aiip e Assoprovider) hanno vinto infatti per la prima volta un ricorso con cui si opponevano a un ordine di sequestro. Il Tribunale di Padova oggi ha annullato quello di 493 siti, richiesto e in precedenza ottenuto dalla multinazionale della moda Moncler 1 nell'ambito di una campagna contro la vendita di prodotti contraffatti online.

Il sequestro è stato però ingiustificato, secondo il giudice delle indagini preliminari Lara Fortuna, che firma il provvedimento che lo annulla. Motivo: non ci sono elementi sufficienti per ritenere che quei siti vendano prodotti contraffatti, visto che il solo elemento provato era il nome "Moncler" negli indirizzi web. Il che, secondo il giudice, giustifica la prosecuzione degli indagini, ma non l'oscuramento preventivo dei siti. Per il quale servirebbe invece un nesso "certo" tra il nome del sito e il reato. Il giudice definisce quindi "esorbitante" l'oscuramento e invita a raccogliere altre prove che permettano di confermare il reato.

È un passaggio cruciale della sentenza: significa- proprio come affermavano i provider- che è esagerato sequestrare i siti senz'altra prova che un indirizzo sospetto. Il rischio era quello di inaugurare l'era dei sequestri facili e sbrigativi del web: una linea dura che certo potrebbe piacere ai detentori di marchi e di diritto d'autore. Ma che porta con sé un pericolo: di fare mattanza di siti magari innocenti, finiti nel mucchio di una grande lista (come quella di Moncler), per reati che vanno dalla violazione del diritto d'autore alla diffamazione.

Insomma, il provvedimento di Padova è il primo freno al sequestro facile e chiede maggiore cautela nell'usare quest'arma, in precedenza adoperata a volte con una certa leggerezza. Moncler ribadisce a Repubblica.it di aver chiesto di oscurare i siti per "tutelare i propri consumatori dall'acquisto di prodotti contraffatti". E che questo reato accumunava tutti i 493 siti, almeno al momento della denuncia (a una nostra verifica molti di loro erano invece inattivi o vuoti subito dopo l'ordine del sequestro). Moncler afferma quindi di non aver mai chiesto il sequestro di siti che si limitino a contenere quel nome nell'indirizzo; ma lo fa solo per quelli che effettivamente vendono merce contraffatta.

Fatto sta che secondo quest'ultimo provvedimento del Tribunale di Padova non c'erano elementi sufficienti a conferma di tale reato. E tanto basta perché i provider possano parlare di "vittoria storica". "Questo cambierà tutto. Significa che i provider possono finalmente porsi a tutela degli utenti, opponendosi d'ora in avanti ai sequestri che ritengono illegittimi", dice Fulvio Sarzana, avvocato dei ricorrenti ed esperto di diritto di Internet. In precedenza, i provider non erano nemmeno riusciti a far discutere in aula un proprio ricorso contro un sequestro. I tribunali- nel caso dell'oscuramento di The Pirate Bay, per esempio- avevano sostenuto che i provider non avessero diritto di opporsi, perché non erano imputati dell'eventuale reato. Il Gip di Padova, a quanto si legge nel provvedimento, riconosce invece anche questo diritto. Forse d'ora in avanti quindi sarà meno facile far sequestrare un sito web. Ad oggi sono 6 mila quelli bloccati in Italia, di cui 900 per pedopornografia e 2.500 per giochi e scommesse clandestine. I provider vogliono porre un freno agli oscuramenti per altri tipi di reati: pirateria, contraffazione e diffamazione, che riguardano i restanti 1.500 siti.
(04 novembre 2011)
 
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Rossi, 3° tempo nel dopo Sic
"Serviva vedere l'effetto in pista"

VALENCIA (Spagna), 4 novembre 2011

Valencia, il pesarese a suo agio con la Ducati sul bagnato, nella prima gara successiva alla morte dell'amico Simoncelli: "È dura per tutti, ma è positivo correre subito. Andiamo bene perché sull'acqua non mettiamo in crisi l'anteriore". Capirossi: "Un onore il numero di Marco sulla mia moto"

Valentino Rossi, 32 anni, prima stagione con la Ducati. LaPresse
Valentino Rossi, 32 anni, prima stagione con la Ducati. LaPresse
Rossi centra il 3° tempo nelle libere del GP di Valencia, il primo dopo la scomparsa di Marco Simoncelli. "Bisognava tornare e vedere che effetto faceva - ha detto Valentino -. Certo è difficile per tutti ma è positivo che ci sia un'altra gara".
desmo ok su acqua — Poi la soddisfazione per la confortante posizione al termine di una sessione caratterizzata dalla pioggia. "La Ducati va bene sul bagnato e anche quando è freddo, perché spesso con il freddo c'è anche la pioggia - dice Rossi -. Secondo me, è perché abbiano un buon grip nel posteriore in queste condizioni quando è molto bene sentire le moto dietro, perché con le pieghe che si fanno sul bagnato non mettiamo in difficoltà l'anteriore che è il nostro cruccio. Adesso vedremo come prosegue il meteo nel fine settimana perché se rimane bagnato possiamo fare abbastanza bene, se migliora dovremo vedere come saremo messi con gli assetti per l’asciutto”.
Gazzetta TV
 
Capirossi in azione con il '58' di Simoncelli. LaPresse
Capirossi in azione con il '58' di Simoncelli. LaPresse
test per il 2012 — Un'occhiata, poi, al futuro, ai test di martedì, in vista della prossima stagione, che non avranno grosse novità da provare. "I test sono sempre importanti, visto quanto abbiamo sofferto da questo inverno non riuscendo a migliorare la nostra situazione, ma non sarà il più importante, perché le modifiche più importanti saranno pronte più avanti per quelli di febbraio. Noi, comunque, proveremo la nostra 1.000 cmc insieme agli altri".
capirex con il '58' — "È stato un onore correre con il numero di Marco sulla mia moto". Loris Capirossi ha reso omaggio a Marco Simoncelli esibendo il numero 58 sulla sua Ducati Pramac. Per Loris, all'ultima gara in carriera, 5° tempo nelle libere con 1'46"108. "Per il resto, pomeriggio negativo - ha detto -: le gomme non funzionavano, negli ultimi minuti abbiamo quindi dovuto utilizzare quelle della mattina, che erano però usate, anche se alla fine sono riuscito a migliorare di 3" il tempo della seconda sessione - aggiunge Capirossi -. Tengo per buono quanto fatto durante la mattina, possiamo fare bene".
stoner insoddisfatto — Il leader della classifica, Stoner, non è del tutto contento: "Onestamente non è stata una bella giornata. Su questa pista non ho mai avuto un buon feeling sul bagnato, mentre mi piace moltissimo sull’asciutto. Sembra che ci sia una pellicola di olio o di grasso che complica la situazione. Con entrambe le sessioni sul bagnato, continui inutilmente a modificare il set up, così non abbiamo lavorato molto sulla moto. Se dovesse piovere, in qualifica, spero che sia costante così da avere una vera sessione sul bagnato”.
Gazzetta TV
 
dovi in difficoltà — Dovizioso è un po' attardato, 9°: "Abbiamo girato con condizioni veramente difficili perché non c’era grip. Con la squadra abbiamo fatto un buon lavoro, stando attenti a non commettere errori: sono stato veloce senza spingere troppo per non prendere rischi ulteriori".
La moto e un tributo a Marco Simoncelli nel box Gresini. Ap
La moto e un tributo a Marco Simoncelli nel box Gresini. Ap
atmosfera surreale in box gresini — "Quanta tristezza nel nostro box. L'atmosfera era surreale con l'assenza di Super Sic e tutto è stato affrontato con estrema difficoltà - ha detto Fausto Gresini, team manager della squadra con cui correva Marco Simoncelli -. È inutile dire che ci manca molto ma era estremamente importante esserci, per onorarlo al meglio perchè sono convinto che lui avrebbe voluto che così fosse. Aoyama ha tentato di trovare il limite nelle difficili condizioni odierne ma si è trovato in difficoltà. Sono però sicuro che per domenica cercherà di dare il massimo proprio nel nome di Marco".
Gasport© RIPRODUZIONE RISERVATA
 
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Ue e Fmi monitoreranno i conti pubblici
Barroso: “E’ stata l’Italia a chiederlo”


E alla fine arrivò anche il Fondo monetario internazionale, l’ultimo baluardo contro una tempesta ormai dilagante, l’ultima barriera, si spera efficace, contro un fallimento che è soprattutto politico. Il G20, cioè il mondo che conta, ha paura dell’Italia e l’Italia, a ben vedere, ha paura di se stessa. Non siamo la Grecia, d’accordo, non siamo nemmeno l’Irlanda (anche perché a differenza di essa non cresciamo) o il Portogallo. Però rischiamo di diventare come loro e questo nessuno se lo può permettere. L’intervento del Fmi a favore di un Paese del G8 (non G20, G8) è un evento epocale anche se di questi tempi non ci si stupisce più di nulla. Perché la crisi è entrata ormai in una spirale potenzialmente devastante il che, di fatto, significa una cosa sola: che è necessario giocare d’anticipo.

Come una Grecia, un’Irlanda, un Portogallo, un’Islanda o un Nicaragua qualsiasi – con tutto il doveroso rispetto per questi Paesi – l’Italia vive il suo momento più umiliante: il commissariamento della sua gestione contabile e della sua politica economica. Solo che, ovviamente, lo vive allegramente “all’italiana”, ovvero con un grottesco balletto di interpretazioni ad hoc e smentite di breve durata che evidenziano implicitamente tutta quell’inattendibilità di fondo che giustifica da sé la tutela esterna. Prima la negazione della realtà – “nessun intervento Fmi, solo consigli” – , poi la dichiarazione forte – non intendiamo farci “commissariare”, i provvedimenti del governo sono sufficienti a superare la crisi – , infine l’ennesima pessima figura con la smentita più tragicomica che si potesse concepire: l’Italia? “Ha deciso di sua iniziativa di chiedere al Fondo monetario internazionale di monitorare i suoi impegni” hanno spiegato sostanzialmente all’unisono il presidente della commissione Ue José Manuel Barroso e il numero uno del consiglio europeo Herman Van Rompuy.

Ed è stato proprio il “caro” Herman a chiarire in pieno il senso dell’iniziativa internazionale. “L’Italia – ha spiegato– ha invitato l’Fmi a verificare ogni trimestre, in collegamento con il ministro dell’Economia, l’attuazione delle misure”. Una verifica periodica, insomma, condotta attraverso un dialogo continuo con Giulio Tremonti, l’uomo che il governo italiano aveva ormai emarginato e che oggi, al contrario, riacquista nuovi margini di autorità. Al controllo del Fmi si affiancherà al tempo stesso il rinnovato sistema di vigilanza europea che aumenta i poteri di controllo di Bruxelles. Barroso e Van Rompuy sono attesi in Italia già a partire dalla prossima settimana.

Silvio Berlusconi, manco a dirlo, ha provato a minimizzare. “Dopo la Grecia – ha dichiarato oggi – i movimenti speculativi si stavano dirigendo verso l’Italia e quindi come fanno le aziende che si rivolgono a società specializzate nei momenti di crisi abbiamo chiesto alla Lagarde (Christine, direttore del Fmi – ndr) il monitoraggio del Fondo monetario internazionale”. Tutto esatto, per carità, ma anche decisamente riduttivo. Perché se è vero che la speculazione era diventata un problema (ormai gli investitori lunghi stavano fuggendo, il gioco il ribasso era fuori controllo e a sostenere i nostri titoli ci stava pensando con sempre meno efficacia soltanto la Bce), è anche vero che l’azione del Fondo non si limiterà al semplice monitoraggio e la stessa Lagarde lo ha detto molto chiaramente: “Il problema dell’Italia è la scarsa credibilità”. E qui, allora, si inizia a parlare di cifre, anche se il direttore generale del Fondo smentisce ufficialmente di avere offerto denaro all’Italia. Eppure sul tavolo ci sarebbero già 44 miliardi di euro di precautionary credit line, la linea di credito precauzionale messa disposizione dall’Fmi come garanzia da usare in caso di estrema necessità. Cifra che il prossimo anno potrebbe anche raddoppiare. Per chi non lo avesse capito, siamo ormai pienamente sotto tutela.

Il punto, ovviamente, è che il sostegno offerto dal Fondo dovrà essere accompagnato da un impegno concreto da parte dell’Italia a raggiungere i risultati auspicati. Da un lato ci sono le riforme in favore della crescita, dall’altro, le azioni più imminenti di bonifica dei conti. Il primo obiettivo è l’abbassamento del debito a quota 113% del Pil entro il 2014. Un traguardo irrinunciabile ma anche ambizioso, visto che l’economia cresce ancora a ritmi molto bassi. Da qui le ipotesi più radicali che, per forza di cose, finiscono per diventare di giorno in giorno sempre più concrete: il prelievo forzoso su tutti i conti correnti e l’istituzione di una tassa patrimoniale che, se applicata una tantum ma con un’aliquota piuttosto pesante, garantirebbe un incasso di almeno 200 miliardi. Berlusconi, si sa, continua ad opporsi con tutte le sue forze ad un provvedimento simile. Ma di fronte alle ultime defezioni all’interno della maggioranza, le attuali speranze di vita del governo rendono la sua opinione sempre meno rilevante.

martedì 1 novembre 2011

hahhahahaha

Il caso

Papandreou spiazza Bruxelles
"Un referendum sugli aiuti Ue"

Il premier ellenico annuncia a sorpresa una consultazione popolare per dare l'ok al nuovo pacchetto di aiuti: "I greci devono decidere se vogliono stare nell'euro". Critiche dalla Germania, brividi sui mercati

di ETTORE LIVINI La Grecia deciderà con un referendum se accettare o no il piano di aiuti da 110 miliardi di Ue, Bce e Fmi. L'annuncio-choc è arrivato da George Papandreou, che spiazzando mercati e Bruxelles ha convocato per le prossime settimane (la data dovrebbe essere tra dicembre e gennaio) una consultazione popolare che rischia di far deragliare il tentativo di salvataggio dell'euro. "Io credo nei miei concittadini e nel loro buon senso - ha detto il premier di Atene -. Tra pochi giorni l'accordo con la Troika sarà un contratto definitivo e tocca al paese dire se lo accetta o no".

Il problema è che il salvagente internazionale è condizionato a un piano di sacrifici pesantissimi per i greci - tagli del 20% agli stipendi pubblici e alle pensioni, 60mila esuberi nella pubblica amministrazione - e tutti i sondaggi puntano per il momento a una vittoria del "no" che renderebbe inutili mesi e mesi di trattative per definire il default pilotato della Grecia ed evitare il rischio contagio nel Vecchio continente. Se l'accordo venisse respinto, dicono i costituzionalisti, Papandreou dovrebbe dare le dimissioni e convocare le elezioni anticipate ma soprattutto sarebbe costretto a dichiarare subito la bancarotta, visto che la Grecia, dopo l'arrivo della nuova tranche di aiuti da 8 miliardi, ha soldi per far funzionare la macchina statale solo fino a metà gennaio.

Perchè Papandreou si è imbarcato in questa rischiosissima roulette? Il premier, dicono gli uomini a lui più
vicini, sarebbe convinto che davanti a una scelta secca sulla permanenza nell'euro o una drammatica uscita dalle conseguenze tragiche per il paese i greci direbbero sì al referendum. Un bluff da giocatore di poker che non è piaciuto nè all'opposizione nè ai partner europei. Sono irritato - ha detto Rainer Bruderle, leader di un partito della coalizione che sostiene Angela Merkel in Germania -. L'impressione è che Papandreou voglia sottrarsi a un accordo che ha già firmato". Il tema del referendum sarà al centro di una telefonata in giornata tra Angela Merkel e Nicolas Sarkozy.
(01 novembre 2011)
 
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Google ci riprova con la tv
le app di Android in salotto

Versione 2.0 per la piattaforma di "connected television" di Big G, che punta su Android 3.1, una nuova interfaccia e applicazioni da scaricare. Mountain View sfida così Samsung e a breve anche Apple, in uno scenario non dissimile da quello degli smartphone. Ma in Italia l'arrivo è ancora lontano

ROMA - La prima generazione del progetto tv non era andata granché bene, nonostante le potenzialità e il nome altisonante di Google. Interfaccia complicata e problemi con i fornitori di contenuti ed ecco che la piattaforma tv di Mountain View si arena a pochi mesi dal lancio. Ma stavolta sarà un'altra storia, dicono a Google sul blog del progetto televisivo 1. E la svolta si riassume in alcune parole chiave: semplicità, velocità e soprattutto 'app'.

Google Tv 2.0. Il nuovo passaggio evolutivo della televisione secondo Google passa necessariamente dalle applicazioni. Ormai le tv non sono più solo schermi 2, per quanto sottili e sofisticati. Dentro hanno tecnologie di alto livello e connettività, con funzionalità ormai analoghe a quelle degli smartphone e dei tablet.

Così, la Google tv 2.0 punta su Android 3.1 (Honeycomb) e sulle app, attraverso l'apertura di un'area dedicata sull'Android Market 3. Gli sviluppatori potranno così realizzare prodotti dedicati all'ecosistema della tv, per sfruttare al meglio le caratteristiche degli schermi Hd e delle interfacce disponibili. Sono già 50 gli sviluppatori che hanno contribuito alla sezione tv, e a Google dicono di "non vedere l'ora" che l'offerta cresca.

I partner hardware sono gli
stessi della prima generazione, Sony e Logitech. La prima con delle tv appositamente realizzate, la seconda con un dispositivo simil-decoder da usare con qualunque apparecchio.

Interfaccia più semplice. La schermata home di Google Tv è ora strutturata in maniera più intuitiva ed è modificabile dall'utente. In sostanza, è un ambiente molto simile al display di un tablet, dove tutto è a portata di dito, con la differenza che qui è tutto a portata di telecomando. Il metodo di ricerca dei programmi è stato migliorato, dicono a Mountain View, per consentire una migliore indicizzazione dei contenuti disponibili.

C'è poi una nuova app, “TV & Movies”, che permette di sfogliare tra 80mila film e serie tv sul satellite e sul cavo, e ottenere risultati da Netflix, Amazon e Youtube, ove questi servizi sono disponibili. C'è anche un sistema di suggerimenti, con un algoritmo che segnala i programmi allo spettatore a seconda dei suoi gusti e del suo "storico" di visione.

Ritocchi a Youtube. Anche il popolare servizio di social-video è stato migliorato, soprattutto sul fronte della gestione dei contenuti in Hd. Si può anche navigare sul web con Chrome.

Le ruggini della prima G-tv sembrano insomma superate, ma come quello di smartphone e tablet, anche il mercato della "Connected Television" è burrascoso. Samsung è un avversario temibile e già molto solido in questa nicchia del mercato, e le voci che indicano un ingresso di Apple 4 nel settore entro la prima metà del 2012 sono sempre più insistenti. Un altro fronte di sfida per Google, dove gli scenari sono completamente aperti. Anche se di tutto questo in Italia non c'è ancora traccia.
(30 ottobre 2011)
 
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Occupy Wall Street sperimenta i nuovi social network per sfuggire alla censura 

Gli attivisti statunitensi accampati a Zuccotti Park utilizzano applicazioni e social network più o meno noti con il duplice obiettivo di raggiungere un pubblico vasto e di eludere i controlli e la censura dei governi. Tra i sistemi utilizzati Vibe, Tumblr e un social network sviluppato ad hoc.
Il controllo dei governi sui social network diventa sempre più stretto. E i movimenti si adeguano, sperimentando nuovi media in grado di sfuggire alle maglie della censura.

La prova arriva da New York, dove gli attivisti di Occupy Wall Street, accampati da oltre un mese a Zuccotti Park, hanno scelto di affiancare ai media tradizionali altri mezzi finora poco utilizzati: da Vibe a Tumblr, per arrivare a strumenti nuovi di zecca, creati per l’occasione, come il portale “New York City General Assembly”.

Evitare i canali mainstream della comunicazione appare infatti necessario sfuggire al controllo dei governi. Un rischio, questo, sempre più concreto, anche nel liberale Occidente. Lo scorso agosto, proprio attraverso gli sms scambiati via Blackberry il governo inglese guidato da David Cameron riuscì a risalire all’identità di molti protagonisti dei riot di Londra. Più di recente, è stato il governo italiano a setacciare il web, e in particolare Facebook, per dare la caccia ai black bloc attivi durante la manifestazione di Roma del 15 ottobre.

E così che il movimento Usa, nato in rete con una convocazione via web lanciata a luglio dal magazine canadese Adbusters, ha deciso di sperimentare strumenti poco popolari tra il grande pubblico. Il più utilizzato è Vibe, un’app per iPhone che consente di scambiare messaggi con gli altri utenti del servizio, mantenendo l’anonimato e senza bisogno di alcuna registrazione preventiva. Gli utenti devono solo stabilire il raggio di diffusione del messaggio desiderato (da poche centinaia di metri fino all’intera superficie terrestre) e il suo periodo di “vita” (da 15 minuti a sempre). Scaduto il tempo programmato, il messaggio scompare, senza lasciare traccia. Proprio Vibe, creato originariamente per comunicare all’interno dei college e in occasione dei concerti, è stato utilizzato dagli attivisti di Occupy Wall Street a fine settembre per raccontare i primi arresti e denunciare i maltrattamenti della polizia, senza il rischio di venire intercettati.

Altrettanto diffuso a Zuccotti Park, e decisamente più noto anche nel resto del mondo, è Tumblr, la piattaforma di microblogging che si pone a metà strada tra Twitter e un blog classico, consentendo di postare anche foto e altri documenti. Il riferimento in questo caso è la pagina “We Are The 99 Percent”, ripresa da migliaia di utenti, che qui possono trovare immagini delle manifestazioni di New York, Boston e Chicago, inclusi striscioni, manifesti e schermate dai notebook in cui vengono rappresentate le ragioni della protesta.

I manifestanti di Occupy Wal Street si sono però spinti anche oltre, arrivando a creare un nuovo social network, ad uso esclusivamente interno, chiamato “New York City General Assembly”. In questo caso si tratta di un sito sviluppato su una piattaforma WordPress, che – come ha spiegato uno dei suoi ideatori, Drew Hornbein, 24enne programmatore di Brooklyn – ha lo scopo di riprodurre sul web gli incontri e i dibattiti che avvengono quotidianamente tra i manifestanti, consentendo la partecipazione anche a chi non può raggiungere fisicamente Zuccotti Park.

Quella messa in atto sul web da parte degli attivisti Usa, insomma, è una vera e propria strategia, a cui oltreoceano è stato dato il nome di “anti-popular social media strategy”. Quello che il commentatore della Cnn Douglas Rushkoff ha definito “il primo vero movimento Americano dell’era di internet” non poteva però non avere anche una presenza sui social network “tradizionali”, che se non altro consentono di arrivare a un pubblico più vasto. In questo caso i numeri raggiunti sono impressionanti: l’account Twitter [@occupywallst] ha oltre 85mila follower, mentre la pagina “Occupy Wall Street” di Facebook conta più di 250mila fan. Il tutto in un solo mese di mobilitazione.

sabato 29 ottobre 2011

già.....

India, Massa onora il Sic
Miglior tempo nelle libere

GRATER NOIDA (India), 28 ottobre 2011

Il brasiliano della Ferrari sfreccia nella prima giornata vestendo un casco col numero 58. Altra disavventura per Hamilton che ha realizzato il tempo della prima sessione in regime di bandiere gialle, domenica partirà indietro di tre posti

Massa col casco in memoria di Simoncelli. Ap
Massa col casco in memoria di Simoncelli. Ap
Lewis Hamilton ne ha combinata un'altra. Stavolta in India, nel corso della prima sessione di prove libere del nuovo GP orientale. L'inglese della McLaren ha infatti segnato il miglior tempo delle libere ma è stato poi penalizzato di tre posizioni sulla griglia di partenza di domenica per aver realizzato il miglior crono in regime di bandiere gialle.
regolamento — Quando vengono sventolate il regolamento impone ai piloti di rallentare e vieta loro di sorpassare. Impossibile, dunque, per Hamilton poter dimostrare di aver rallentato visto che ha realizzato il giro più veloce proprio in quella circostanza. Domenica sarà dunque arretrato in griglia di tre posizioni. Hamilton aveva girato in 1'26''836 precedendo le Red Bull del campione del mondo Sebastian Vettel (+0''580) e dell'australiano Mark Webber (+0''592).
Gazzetta TV
 
narain delude — Poi nella seconda sessione i tempi si sono abbassati anche grazie a una pista che è andata sempre più pulendosi. Alla fine della giornata il più veloce in assoluto è risultato Felipe Massa con la Ferrari (1'25"706). Il brasiliano, che ha vestito un casco col numero 58 in onore di Marco Simoncelli, ha preceduto di 88 millesimi la Red Bull di Vettel e di 2 decimi il compagno di squadra Fernando Alonso, a secco di giri nella prima sessione per un verosimile problema al motore. Hamilton, Webber e Button hanno occupato le posizioni successive della sessione in cui tutti hanno basato a raccogliere quante più informazioni possibile in vista di qualifiche e gara. Non proprio esaltante la prova di Narain Karthikeyan: il pilota di casa non ha contribuito minimamente a fare da traino visto che ha un mesto ultimo tempo.
Gasport© RIPRODUZIONE RISERVATA
 
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Berlusconi: “L’Euro non ha convinto nessuno”
Poi ci ripensa: “Sono stato frainteso” 

E' un presidente del Consiglio in stato confusionale quello che, a meno di un'ora dal discorso agli Stati generali del commercio estero, interviene per smentire se stesso: "E’ proprio per difendere la moneta unica dall’attacco speculativo che l’Italia sta facendo pesanti sacrifici"
Berlusconi agli stati generali del commercio estero
L’Euro? “Una moneta strana che non ha convinto nessuno e che è di per sè molto attaccabile”. Parola di Silvio Berlusconi. Una parola che però viene subito ritrattata: ”Come al solito, si cerca di alzare pretestuose polemiche su una mia frase interpretata in maniera maliziosa e distorta. L’Euro è la nostra moneta, la nostra bandiera”. E’ un presidente del Consiglio in stato confusionale quello che, a meno di un’ora dal discorso agli Stati generali del commercio estero questo pomeriggio, interviene per smentire se stesso: “E’ proprio per difendere l’euro dall’attacco speculativo che l’Italia sta facendo pesanti sacrifici”.

Nel suo discorso il premier ha esordito raccontando una barzelletta e attribuendola a Vladimir Putin. “Berlusconi mi dice che ha grande fortuna in tutta la Russia, Berlusconi cade, si dispera e fa ah ah, però passa davanti ad una finestra del decimo piano dove una c’è una bella donna nuda e allora dice oh, oh. Mi sembra anche questa una storia molto coerente”. Poi il Cavaliere si è detto convinto del fatto che “bisogna fare lezioni a tutti i nostri uomini all’estero sulle storielle da raccontare perché una storiella pulisce dal pessimismo e dai pensieri tristi”.

L’INTERVENTO INTEGRALE DEL PREMIER (GUARDA IL VIDEO)


Poi, dopo aver garantito che il governo durerà fino a fine mandato, si è mostrato sul palco insieme a Calearo e Catia Polidori. Quest’ultima recentemente al centro delle polemiche per la sua nomina a viceminisitro. E il Cavaliere ne loda l’impegno e il lavoro, ha definisce “bravissima” e lei ringrazia platealmente dalla prima fila.  Dopo il consueto augurio perché tutti i sogni e i desideri di ciascuno possano essere realizzati, ha esortato tutti, in riferimento alla crisi in atto, “a lavorare perché da un male possa nascere un bene”. Tocca anche al governo, ha aggiunto, che deve attuare le riforme. “Se vogliamo vedere il nostro Paese in grado di confrontarsi con i competitor stranieri dobbiamo fare le riforme e prima tra tutte quella dell’architettura istituzionale”. Ma certo la colpa dell’immobilismo del Paese è dell’opposizione. Che però, dice il premier, si adeguerà. “Provvederemo a lavorare in questi 18 mesi fino al termine della legislatura e sono convinto che anche l’opposizione, dopo aver visto che il governo tiene, dovrà adeguarsi a questa esigenza di tutto il paese e ci renderà più facile la vita in Parlamento”.

Il passaggio sulla moneta unica è stato l’unico elemento di novità nel discorso del premier. “L’euro è un fenomeno mai visto ecco perché c’è un attacco della speculazione. C’è una situazione di grande tensione per gli spread: stamattina le aste hanno superato il 6% d’interesse. L’attenzione sull’Italia deriva da un attacco a un euro che non ha convinto nessuno”. Nemmeno lui che l’ha detto e che poi è costretto a ritrattare: “Il problema dell’euro è che è l’unica moneta al mondo senza un governo comune, senza uno Stato, senza una banca di ultima istanza. Per queste ragioni è una moneta che può essere oggetto di attacchi speculativi”.

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Magia delle auto d'epoca
A Padova in scena lo show

Si apre oggi il salone più grande delle classi car. Esposti pezzi rarissimi e mostre a tema. Fra queste quelle spettacolari di Alfa, Jaguar e Mercedesdi VINCENZO BORGOMEO


Magia delle auto d'epoca A Padova in scena lo show
 
Colpo di scena: all'improvviso il mondo dell'auto dimentica la crisi e torna l'ottimismo più sfrenato. E' questa la magia di Auto e moto d'epoca, il più grande salone europeo del settore appena inaugurato a Padova. Uno show che ridà un po' di ossigeno a un pianeta che ormai vive di lamenti e piccoli drammi legati al difficile momento economico.

E già perché le auto d'epoca non conoscono proprio crisi e non è un caso che lo slogan di questo particolarissimo salone non sia il solito ammiccamento all'ecologia o alla tanto attesa ripresa: qui si va giù duri. E la parola d'ordine è "il meglio del meglio". "Questa - ci ha spiegato Mario Carlo Baccaglini, in gran patron di Auto e moto d'epoca - sarà l'edizione dei record e quella dove ci sarà la presenza ufficiale di un numero incredibile di case automobilistiche. Si va dall'Alfa alla Jaguar, dall'Audi alla Citroen, dalla Fiat all'Abarth. L'elenco è praticamente infinito ma - per capire il livello raggiunto da questo salone - basti dire che la Lancia farà debuttare proprio a Padova la sua nuova Thema, presentata fra otto vetture storiche.

In realtà, per quanto possa sembrare esagerato, le meraviglie a motore che saranno accolte dagli 11 padiglioni (90 mila i metri quadri di superficie espositiva), rappresentano effettivamente "il meglio del meglio". Mercedes e Alfa Romeo, ad esempio, qui festeggiano rispettivamente 125 anni e il secolo e mezzo dell'Unità d'Italia. Così nel maxi stand
della Casa del Biscione saranno esposte, tra le altre,  la 6C 2300 Gran Turismo del 1934, carrozzata da Castagna, la C 2900 B speciale tipo "Le Mans", esemplare unico carrozzato Touring, la Gran Premio Tipo 159 "Alfetta" di F.1, firmata Zagato. La celeberrima monoposto festeggia a sua volta un grande anniversario: i 60 anni dal Campionato del Mondo vinto con  Manuel Fangio, nato giusto cent'anni fa. Senza dimenticare i 3 concept realizzati sull'architettura della 33 stradale negli anni Sessanta: la Carabo di Bertone, la Iguana di Italdesign e la 33 Coupé di Pininfarina.

Ruolo da protagonista poi anche per Jaguar che a Padova espone la prima E-type del 1961 e l'ultimo, la XK "E-Type Celebration", di cui sono stati costruiti solo 50 esemplari . Ma anche una mostra su Diabolik, realizzata in collaborazione con l'editore del fumetto Astorina. Ma fra le presenze importanti non si può dimenticare Fiat che presenta le vetture familiari e il nuovo Freemont, con una bella mostra dal tema conduttore sulla storia delle "giardinette" o "familiari", dove fra le altre sarà esposta anche una rarissima (ne sono state costruite solo 3) Fiat 130 Familiare del 1972 appartenuta da Agnelli.

Insomma a Padova ci vogliono essere davvero tutti, anche uno dei più grandi e schivi collezionisti del mondo, Nicola Bulgari, che qui porta 6 gioielli American Buick Prewar, vetture cariche di ricordi,  di cui la Collezione Bulgari vanta 200 esemplari. Tante, tantissime, poi le curiosità: dalla macchina di Padre Pio alla Ford Thunderbird di Adriano Celentano, la Maserati 3500gti di Miranda Martino, la Mercedes 600 limousine di Jean Louis Trintignant, la Mercedes 190 di Paolo Stoppa, la Isorivolta IR 300 di Giannino Marzotto. Appuntamento quindi a Padova, c'è tempo fino a domenica prossima.
 
© Riproduzione riservata (28 ottobre 2011)