mercoledì 11 gennaio 2012

http://www.youtube.com/watch?v=WQusOz7B7wM

Icann lancia la nuova internet
Domini aperti e multi-codice

Dopo anni di gestazione, l'organismo nato per garantire la stabilità e lo sviluppo della Rete dà il via libera alla più grande apertura di domini di 1º livello. Si accetteranno anche nomi in alfabeto cinese e arabo: tramonta così l'egemonia a stelle e strisce sul Web di GIULIA BELARDELLI

CI VORRA' del tempo prima di comprenderne gli effetti, ma internet sta per intraprendere uno dei cambiamenti più significativi della sua storia. Ce ne accorgeremo quando vedremo indirizzi Web terminare con caratteri a noi sconosciuti, ma pane quotidiano per popolazioni che, giorno dopo giorno, fanno un uso sempre maggiore della Rete. Dal 12 gennaio, infatti, la Internet Corporation for Assigned Names and Numbers (Icann), l'organizzazione non profit nata con il compito di assicurare la sicurezza, lo sviluppo e la stabilità di internet, inizierà ad accettare le richieste per una nuova classe potenzialmente infinita di nomi di dominio di primo livello (i cosiddetti TLD, "top-level domain"). Potranno nascere, dunque, suffissi Web di ogni tipo a patto che si sia disposti a pagare 145.000 euro e si riesca a superare la fitta rete di controlli ideata da Icann per scongiurare il rischio di frodi e "occupazioni" virtuali.

Sullo sfondo di questo piano  -  il cui iter va avanti da ben sei anni  -  c'è il malumore di diverse aziende e organismi internazionali. Non solo: a storcere il naso è soprattutto il Congresso americano, il quale non vede di buon occhio l'internazionalizzazione che è alla base del nuovo sistema. Una delle novità più grandi, infatti, mette in crisi l'egemonia occidentale (e statunitense in particolare) anche dal punto di vista linguistico, ammettendo la possibilità di nomi composti da caratteri non latini. Chi l'ha detto, d'altronde, che gli alfabeti cinese, cirillico e arabo non debbano avere diritto di cittadinanza a fine URL? Ecco dunque nel dettaglio in cosa consiste il nuovo piano e quali conseguenze potrebbe avere sul volto sempre più multietnico di internet.

A ognuno il suo dominio. Ad oggi nel cyberspazio esistono solo sedici possibili indirizzi alla destra del punto (come .com e .net) che non si riferiscono a Paesi o territori (come .uk o il nostro .it). Negli ultimi anni Icann ha lavorato per aggiungere a questa categoria nuovi domini, cercando allo stesso tempo di proteggere i marchi e i consumatori. Da giovedì prossimo e fino al 12 aprile, aziende, governi e comunità di tutto il mondo potranno presentare domanda per introdurre e gestire un nome di dominio a propria scelta. Poi toccherà alla stessa Icann, in collaborazione con l'Interpol, il compito di verificare l'attendibilità dei singoli applicanti e scovare eventuali richieste indebite. Al momento è impossibile prevedere il numero delle domande che verranno archiviate nel corso di questi tre mesi: alcuni parlano di centinaia, altri di migliaia.

Internet che cambia. Il CEO di Icann, Rod Beckstrom, ha confermato il calcio d'inizio durante una conferenza stampa che si è tenuta a Washington DC, nel centro nevralgico dove lobbisti di ogni bandiera hanno passato gli ultimi mesi a cercare di fargli cambiare idea. "Questa settimana si apre una nuova era per il sistema dei nomi di dominio, una pietra miliare nella storia di internet", ha detto Beckstrom. "Internet, come sappiamo, è stato sviluppato inizialmente negli Stati Uniti. Era americano al 100%, ora sta diventando 100% globale. Il nuovo piano facilita questa transizione, che è un bene per il mondo e per l'umanità".

Non solo alfabeto latino. Il ragionamento di Icann, organizzazione composta da una galassia di soggetti diversi, è che ormai nel mondo metà degli utenti di internet  -  circa un miliardo  -  si trova in Asia. Di questi, quasi 500 milioni sono in Cina. "È un paradosso che oggi su internet non ci sia un singolo dominio generico di primo livello scritto in caratteri cinesi o arabi", ha detto Beckstrom. "Grazie al nuovo programma, per la prima volta organizzazioni di Pechino, di Nuova Delhi o del Qatar potranno fare domanda per nomi di dominio nei propri alfabeti. Gli utenti di queste aree geografiche vogliono l'accesso a queste risorse, si rendono conto che è un loro diritto e non è giusto aspettare oltre".

Le critiche. L'aspetto multiculturale, però, non è bastato a convincere il Congresso americano e le tante aziende e organizzazioni che si sono schierate contro il piano. Un primo problema riguarda la proprietà intellettuale e la protezione dei marchi di fabbrica. Il fenomeno incriminato, noto come cybersquatting, si verifica ogni qualvolta un soggetto si impossessa indebitamente del nome di dominio di un marchio altrui a scopi criminali e/o di lucro. Uno dei rischi, dunque, è che le aziende inizino a investire in maniera difensiva per proteggere i loro brand comprando suffissi Web che non avrebbero mai avuto intenzione di utilizzare - un po' come sta accadendo con il famigerato dominio porno .xxx, per ora andato a ruba più tra le università e le aziende in forma preventiva che tra le varie anime del porno. Preoccupazioni a riguardo sono state espresse anche dalle Nazioni Unite e da altri organismi internazionali (tra cui il Fondo Monetario Internazionale) che insieme hanno scritto una lettera all'Icann chiedendole di preservare indirizzi come .un o .imf.

Il braccio di ferro con il Congresso Usa. Né sono apparse più morbide le posizioni del Parlamento americano, che con il senatore democratico Jay Rockefeller ha chiesto a Icann di "limitare drasticamente" il numero dei nuovi domini, mentre il presidente della Federal Trade Commission, Joe Leibowitz, è arrivato a definire il provvedimento come un "potenziale disastro" e una "porta d'accesso alle frodi online". Secondo il Wall Street Journal, il braccio di ferro rende l'idea di come il peso del Web sia cambiato nel corso dell'ultimo decennio. L'organizzazione, infatti, fu fondata nel 1998 per sollevare il governo statunitense dalla responsabilità di accollarsi da solo "la stabilità operativa del Web". Da allora i suoi processi decisionali sono sempre avvenuti in modo forse caotico, ma di  fatto pluralista: tra i gruppi d'interesse che gli orbitano attorno ci sono governi, ma anche aziende, enti di registrazione, aziende, esperti di sicurezza e altre non profit, in un multiverso così vasto da rendere impossibile la dominanza di un soggetto sull'altro.

Il nuovo volto di internet. Da tempo, quindi, Washington ha perso quel ruolo di leadership che a volte ancora vorrebbe avere. "Icann è un'organizzazione internazionale", ha ricordato il CEO. "Ha sede in America ma rappresenta interessi globali. C'è una tensione con chi vorrebbe che fosse un organismo statunitense, ma non lo è". In tutto ciò la sicurezza resta un tema cruciale (per capirlo basta dare un'occhiata alla Applicant Guidebook http://newgtlds.icann.org/en/applicants/agb 1), su cui però è necessario "lavorare tutti insieme, e quindi anche con Paesi come la Siria, la Corea del Nord, l'Iran". Difficile fare previsioni su come sarà internet tra 5-10 anni. "Di certo  -  ha azzardato Beckstrom  -  somiglierà meno a un singolo Paese e più al mondo così com'è. Sarà più ubiquo, ci saranno più nomi, dispositivi, diversità. Ci sarà spazio per lingue diverse, meno latino e più cinese, arabo, cirillico. Qualcuno si potrà chiedere perché stiamo facendo questo. La domanda è un'altra: come avremmo potuto aspettare ancora?". (11 gennaio 2012)
 
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"Arriva una Ducati tutta nuova
Fatto un lavoro di 2 anni in mesi"

MADONNA DI CAMPIGLIO (Trento), 11 gennaio 2012

Il d.t. della rossa, Filippo Preziosi: "Rispetto alla moto di Valencia visivamente non cambia molto, ma in mezzo sarà tutto differente: le fusioni del motore, il serbatoio... L'angolo dei cilindri? I giapponesi non lo dicono, quindi non lo faccio nemmeno io"


Nicky Hayden e la Ducati a Madonna di Campiglio. Lapresse
Tra speranze e qualche mistero la presentazione della Ducati GP12. Un modo di dire, visto che la nuova moto in queste ore viene montata a Borgo Panigale, prima della spedizione a Sepang, in Malesia, per i test dal 31 gennaio. Il direttore tecnico della rossa Filippo Preziosi, non ha dato molti dettagli rimandandoli alla prima uscita con Valentino Rossi e Nicky Hayden, che sarà un confronto con la 1000 che ha esordito nelle prove successive alla fine del campionato a Valencia.

"Arriva una Ducati tutta nuovaFatto un lavoro di 2 anni in mesi"
Mettendo di fronte la vecchia con la nuova moto non ci sarà tanta differenza visivamente, ma in mezzo cambia tutto
tante novità — "Quello che abbiamo cercato - ha detto l'ingegnere umbro - è un punto di partenza per la messa a punto che è venuta fuori durante la passata stagione, che è servita soprattutto per raccogliere dati. L'obiettivo è essere più "centrati" sulle richieste dei piloti". Come detto non sono stati dati molti dettagli. "Mettendo vicino le moto di Valencia e la nuova visivamente non ci sarà grande differenza. Identico sarà tutto l'avantreno, con forcelle e altri componenti, così come il forcellone, sempre in carbonio con leveraggio basso. Ma in mezzo tutto sarà differente. Il telaio è perimetrale in alluminio, le fusioni del motore diverse per i differenti attacchi, il serbatoio. L'angolo dei cilindri? I giapponesi non lo dicono, quindi non lo faccio nemmeno io", ma la soluzione diversa del serbatoio fa propendere per una diminuzione dai 90° originari. Gli obiettivi sono prudenti, ma con ottimismo. "Per fare una moto nuova di solito servono 2 anni, noi abbiamo impiegato mesi. Sappiamo che abbiamo lavorato tanto e crediamo bene, anche se non sappiamo cosa abbia fatto la concorrenza. La sfida è di quelle impossibili, ma la Ducati queste sfide qualche volta le ha vinte". Da martedì per 3 giorni, la Ducati andrà in pista a Jerez, in Spagna, per un ultimo test prima del via della stagione, ma con il collaudatore Franco Battaini e il campione della Superbike, Carlos Checa.
dal nostro inviato
Filippo Falsaperla© RIPRODUZIONE RISERVATA
 
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CES 2012

L'ultima volta di Microsoft a Las Vegas
presenta Windows 8 e la tv interattiva

Ultima presentazione della compagnia fondata da Bill Gates in apertura del Consumer electronic show. E per chiudere in bellezza, il ceo Steve Ballmer presenta Windows 8, rilancia l'Xbox e pensa, senza dirlo, a comprare Nokia dal nostro inviato ALESSIO SGHERZA

LAS VEGAS - Uno sguardo più attento su Windows 8, il lancio di Kinect anche per Windows e, forse la cosa più stimolante, gli show televisivi in cui l'utente può interagire. E' stato questo il succo del keynote di Microsoft al Consumer electronic show di Las Vegas, l'ultimo per l'azienda fondata da Bill Gates.

FOTO DAL KEYNOTE MICROSOFT 1

Da 15 anni infatti era Microsoft protagonista della prima e più prestigiosa presentazione del Ces, ma dal 2013 qualcun altro prenderà il suo posto. E anche se l'azienda ha chiuso senza i fuochi d'artificio questa tradizione, l'amministratore delegato Steve Ballmer qualche colpo lo ha messo a segno nel descrivere la visione dell'azienda sul futuro di computer, telefonia e console. Una visione che, arrivando da Microsoft, volenti o nolenti diventerà il futuro di milioni di utenti. 

Windows 8. Non si può non partire dal tanto atteso Windows 8, la nuova versione del sistema operativo per personal computer e tablet. Annunciato allo scorso Ces, e intravisto online in questi mesi mai in maniera ufficiale, Windows 8 è stato mostrato al pubblico. Grafica completamente stravolta: il desktop a cui siamo abituati non è più al centro di tutto - anche se rimane come funzione collaterale - ma non ci sono neanche le icone a cui Apple e Google ci hanno abituato.

Più che altro ci sono dei box di testo che richiamano i cartelli del trasporto pubblico dell'area metropolitana di Seattle, da cui il nome Metro per quest'interfaccia grafica. Il sistema appare fluido, efficace, bello ma il suo punto debole saranno in una prima fase le poche applicazioni, che invece hanno fatto la fortuna di iPhone e compagnia. Per questo Windows Store sarà lanciato a febbraio, con la speranza di coinvolgere i programmatori. E, con una certa soddisfazione, Microsoft ha annunciato (sempre oggi, ma durante un'altra conferenza stampa) che l'azienda prenderà meno di quanto prende Apple per i contenuti nel suo negozio virtuale.

Windows 8 sarà disponibile in una prima fase di test a fine febbraio e chiunque ha un computer acquistato di recente potrà installarlo. Ballmer ha garantito infatti che tutti i pc con installato Windows 7 supportano il nuovo sistema. 

Xbox. Passando a attività più ludiche, interessanti novità sul fronte Xbox: il primo sono i comandi vocali che sembrano funzionare alla perfezione (almeno in una situazione di relativo silenzio come il keynote). Ma la funzione più sfiziosa e futuribile è quella dell'engaging tv, ovvero delle serie tv con cui è possibile interagire: è un primo esperimento, ma illustra bene le potenzialità e il futuro dell'entertainment.

Testato con una puntata dello show per bambini Sesame Street, l'utente parla con i protagonisti nello schermo e svolge dei compiti su loro richiesta. L'implementazione su larga scala è lontana, solo Sesame Street dovrebbe arrivare effettivamente in produzione entro il 2012.

Altra novità che interesserà il grande pubblico, anche se per ora riguarderà solo gli Usa, è l'arrivo di Kinect (il sensore che permette di usare il proprio corpo come controller) anche su Windows. Lancio previsto a breve: primo febbraio.

Telefonia e voci di corridoio. Il sistema operativo Windows Phone e tre nuovi modelli di smartphone targati Nokia (Lumia 710, 800 e 900) sono stati presentati oggi ma a fare notizia sono più che altro le voci, circolate sempre più nei giorni scorsi, di un possibile acquisto da parte dell'azienda di Redmond dell'intera divisione smartphone di Nokia.

Una mossa che avrebbe senso per Microsoft, visto che ormai farsi i cellulari in casa sembra la scelta migliore. Apple con l'iPhone lo fa da anni; Google ha acquistato Motorola Mobility 2 proprio in questa prospettiva. Ma per Nokia vorrebbe dire rinunciare a un asset importante (venderebbe anche tutti i brevetti collegati ai cellulari di nuova generazione) e in un momento di crisi di mercato farebbe ancora più fatica a rilanciarsi. 

Ovviamente, sul palco del Ces nessuno ne ha parlato e Ballmer non si è prestato alle domande dei giornalisti in sala. Solo il tempo dirà se Nokia sarà effettivamente fagocitata da Microsoft. Intanto il sistema operativo si prepara a invadere i vostri computer a casa e in ufficio per l'ottava volta. Per usare le parole di Ballmer: "Windows, Windows, Windows".  Eccolo, in tre parole, il futuro secondo Microsoft. 
(09 gennaio 2012)

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Sorgenti calde e nuove specie
I misteri degli abissi estremi

Spedizione britannica scandaglia i fondali sotto le isole Cayman ai Caraibi e rivela le sorgenti idrotermali più profonde mai osservate, a cinque chilometri sotto la superficie delle onde. Ambienti estremi che, a dispetto delle condizioni proibitive, pullulano di vita di ALESSIA MANFREDI

E' UN mondo misterioso e ricchissimo quello che si nasconde nelle profondità oceaniche, chilometri al di sotto della superficie delle onde. Abitato da creature aliene, perfettamente adattate ad un ecosistema che sfida assiomi e nozioni consolidate. Dopo gli ultimi arrivati, granchi yeti e i polpi fantasma scoperti nei fondali del Mar Antartico, un'ulteriore conferma viene da una spedizione della nave britannica di ricerca James Cook, che ha svelato i segreti delle sorgenti idrotermali più profonde mai osservate fino ad ora, sotto le isole Cayman ai Carabi. E delle forme di vita che là sotto sono perfettamente a proprio agio, a partire da una nuova specie di gambero, mai osservata prima, che ha la particolarità di non avere occhi ma è dotata di un organo sensibile alla luce sul dorso; o esili anemoni che adornano le pendici di camini vulcanici sottomarini, crostacei simili a pulci, pesci serpente, stranissime lumache.
 
A guidare la spedizione il dottor Doug Connelly del centro oceanografico nazionale 1 di Southampton, e il collega Jon Copley dell'Università di Southampton 2 che su Nature Communications 3 ne descrivono nel dettaglio i risultati, rivelando sorgenti sottomarine da cui fuoriescono getti d'acqua incandescente, oltre i 450 gradi, ricca di minerali, e black-smokers, fumarole che sparano verso l'alto colonne di fluidi bollenti scurissimi. Un ambiente apparentemente proibitivo, che invece pullula di vita.
 
FOTO 4 e VIDEO 5

Questi habitat erano sconosciuti fino ad una trentina di anni fa, quando le prime sorgenti idrotermali vennero scoperte quasi per caso, nella dorsale medio-oceanica atlantica. Da allora hanno regalato qualcosa come 500 nuove specie faunistiche, un vero tesoro per gli addetti ai lavori. "Si tratta di una zona particolare, in cui il fondale si allarga e si creano fessurazioni da cui entra acqua di mare in profondità, che si riscalda e riesce caldissima attraverso 'camini', arricchita di sostanze come metano e composti di zolfo", spiega Giandomenico Ardizzone, professore di biologia marina all'Università La Sapienza di Roma.
 
Una piccola rivoluzione, che ha scosso riferimenti biologici dati per assodati grazie all'osservazione di ecosistemi totalmente ignoti, quasi privi di senso a quelle profondità. "E' come atterrare su un altro pianeta, in cui la vita si sviluppa sfruttando altri canali", continua il professore. Così in basso, infatti, non esiste fotosintesi, ma batteri e microrganismi sfruttano zolfo, metano ed altri minerali da cui traggono energia. E ci sono proprio loro, presenti in grandissime quantità, alla base delle altre forme viventi dei fondali.
 
La James Cook ha solcato le onde caraibiche nell'aprile del 2010 e scandagliato i fondali sotto le Cayman con un robot sottomarino, battezzato Autosub6000, in compagnia di HyBis, un altro veicolo col quale ha 'passeggiato' in profondità. Grazie allo sguardo che hanno restituito sono emersi i 'camini' vulcanici più profondi mai osservati, cinque chilometri sotto la superficie delle onde: quel Beebe Vent Field, così chiamato dagli scienziati in omaggio al primo scienziato ad avventurarsi nelle profondità oceaniche, da cui sgorgano liquidi caldi ricchi di rame che si proiettano nell'oceano quattro volte più in alto rispetto ad ogni altra sorgente idrotermale nota. Con temperature che toccano i 450 gradi e oltre, dicono i ricercatori.
 
Eppure laggiù si ammassano fino a 2mila gamberi per metro quadrato, che, grazie all'organo dorsale sensibile alla luce, riescono a muoversi anche con una luminosità molto tenue. La nuova specie è stata chiamata Rimicaris hybisae, e risulta simile ad un'altra, la Rimicaris exoculata, trovata a 4mila km di distanza, sul mid-atlantic ridge. Come tali specie riescano a disperdersi fra sistemi separati, senza comunicazione, rimane un mistero.
 
Centinaia di anemoni dai tentacoli bianchi sono stati trovati vicino alle fessure dove l'acqua bollente fuoriesce dal letto marino. Le fumarole trovate sulle chine superiori di una montagna sottomarina, il Mount Dent, che si innalza di circa 3 km dai fondali sotto le Cayman - una sorpresa per gli scienziati, che hanno ipotizzato che simili strutture siano molto più comuni del previsto anche in aree dove non ci si aspetterebbe di trovarli, come questa - sono piene di pesci simili a serpenti, nuove specie di lumache e crostacei-pulce. Numerosi ed in perfetta salute: "Una sfida ad assiomi come il fatto che luce e ossigeno siano fondamentali per la vita", sottolinea ancora Ardizzone. E sulla base di nuove conoscenze ci si potrebbe spingere ancora più in là, "ipotizzando, perché no, che la vita sia iniziata sul fondo del mare, per avvicinarsi poi pian piano alla superficie terrestre", conclude l'esperto.  
(10 gennaio 2012)
 

domenica 8 gennaio 2012

hahahahhaha

Ecco il pc low cost da 25 dollari
grande come una carta di credito

La sfida del Raspberry Pi. "Riaccenderà la passione nei giovani". Dopo il mirtillo e la mela, ora arriva il lampone. Un simbolo dedicato ai ragazzi, addirittura ai  bambini

di RICCARDO LUNA
ERA il sogno di Nicholas Negroponte: un computer low cost per tutti i bambini del mondo. Il progetto doveva chiamarsi Education For Peace, perché l'idea era che una maggiore istruzione avrebbe diffuso una cultura di pace nei paesi in via di sviluppo; ma poi si decise di comunicare subito l'obiettivo immediato e così il nome divenne Olpc.

Olpc, un acronimo che sta per "un laptop per ogni bambino". Il laptop, bellissimo, un vero oggetto di design già esposto in qualche museo di arte moderna, si chiama Xo: in cinque anni ne sono stati distribuiti due milioni, con l'Uruguay in cima alla classifica: non sono pochi, ma nemmeno tanti purtroppo. Olpc fa oggettivamente fatica a imporsi anche perché il computer costa il doppio dei cento dollari previsti all'inizio.

Ora il sogno del celebre fondatore del MediaLab del Mit sta per essere realizzato, anzi sbaragliato, almeno dal punto di vista del prezzo: è infatti in arrivo un personal computer da 25 dollari. Costerà insomma meno di un videogioco e sarà grande come una carta di credito.

Questo oggetto incredibile si chiama Raspberry Pi e già nel nome gioca con le proprie ambizioni di cambiare il mondo in cui viviamo: il messaggio è che dopo il mirtillo del BlackBerry e la mela di Apple, è forse il momento di assaggiare un altro frutto, il lampone ("Pi" sta invece per "pi greco", ed è un omaggio al linguaggio di programmazione scelto, il Phyton). La firma è di una superstar dei videogiochi, l'inglese David Braben. Braben ha appena compiuto 48 anni: quando ne aveva venti e frequentava l'università di Cambridge realizzò, assieme al compagno di studi Ian Bell, un avveniristico videogame di guerre spaziali che è stato una pietra miliare del settore. Ai tempi almeno in 600 mila acquistarono una copia di Elite. Da allora Braben ha ottenuto un successo dopo l'altro (l'ultimo: Disneyland Adventures); fino all'anno scorso quando ha deciso di mollare lo sviluppo dell'attesissimo The Outsider, per aggregarsi ad un team dell'università di Cambridge ed investire tutto se stesso sulla creazione di un computer low cost che facesse di nuovo innamorare i ragazzi per l'informatica.

"Vorremmo che ai giovani tornasse l'entusiasmo, che avevamo noi negli anni '80, sulle infinite possibilità di creare cose nuove con la tecnologia", spiega Braben per il quale i nativi digitali rischiano di essere meno bravi a utilizzare i computer di quanto fossero i loro coetanei di trenta anni fa. "Oggi impiegano la loro creatività per primeggiare in videogiochi come Little Big Planet o Roller Coaster Tycoon, ma non c'è molto altro che sappiano fare con un pc. Sono come persone che sanno leggere ma non sanno scrivere", sostiene Braben. Per essere più chiari ancora: ormai tutti sanno tenere un blog o aggiornare Facebook, ma pochissimi sanno anche programmare; non conoscono il linguaggio informatico. E questo perché "è molto difficile che gli venga voglia di programmare con i moderni pc": sono oggetti troppo belli e sono troppo... facili. Inoltre le lezioni obbligatorie di informatica previste nelle scuole inglesi sarebbero "così noiose" che il numero degli iscritti ai corsi di laurea in computer science si è rapidamente dimezzato.  "Inaccettabile. Vogliamo provare a cambiare questa tendenza" dice Braben eccitatissimo perché il suo micro-computer è finalmente pronto al debutto.

Come sarà? Per ora circolano sono delle foto ed è chiaro che rispetto al modello di Olpc, ma anche a qualunque altro computer visto finora, siamo su un altro pianeta. Non è un oggetto per tutti. Il Raspberry Pi non ha tastiera, non ha mouse e non ha monitor: ma si possono collegare, naturalmente. Ha le dimensioni di una carta di credito (o di una chiavetta usb), usa il sistema operativo di Linux, e collegandolo alla tv di casa come schermo fa tutto quello che deve fare un personal computer (calcolo, scrittura, videogiochi e film in alta definizione). Comprando la versione da 35 dollari, si ha il doppio di memoria più una porta per navigare su Internet. Dettaglio importante: sarà venduto in una custodia trasparente per stimolare la curiosità a capire "come funziona" e magari, modificarlo. Piccoli hacker crescono, si spera: "Farà tornare ai ragazzi la voglia di inventare cose nuove con un pc" scommette Braben.

In rete l'attesa sta diventando messianica. Quando qualche giorno fa i primi dieci esemplari sono stati messi all'asta su eBay per finanziare la Fondazione che sta dietro il progetto e le quotazioni sono schizzate fino a oltre 2500 dollari: cento volte il prezzo a cui sarà messo in vendita un Raspberry Pi fra meno di un mese. Intanto alcuni dei promotori da domani saranno al CES di Las Vegas, la più importante e scintillante fiera dedicata ai gadget tecnologici. In mezzo a tanti prodotti costosissimi, sarà interessante vedere l'effetto che farà il lancio di un microcomputer da 25 dollari. Se avrà successo, cambierà davvero tutto.  (08 gennaio 2012)
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Mario Monti in diretta da Fazio
“Non ci sarà una nuova manovra” 


Il presidente del Consiglio ospite a Che tempo che esclude nuove stangate e rilancia sulle liberalizzazioni. Sul fronte lavoro: "L'articolo 18 non deve essere un tabù". Mentre sulla legge elettorale "il compito di modificarla spetta alla politica e al parlamento"
“L’Italia è stata messa in sicurezza”, ma ora “bisogna fare in fretta”. E dunque sotto alla fase due. Tradotto: liberalizzazioni. Il premier Monti ospite di Fabio Fazio a Che tempo Che fa segna il punto e rilancia. “Saranno provvedimenti certamente meno indigesti agli italiani e che punteranno sullo sviluppo della nostra economia”. “Credo – ha proseguito il presidente del Consiglio – che un certo disarmo multilaterale di tutte le corporazioni possa consentirci di dare più spazio alla concorrenza ed ai giovani”.

Il presidente del Consiglio parla circa mezz’ora, toccando diversi argomenti: dalla competitività alle tasse, dal lavoro all’euro. Non esclude di proseguire nella sua carriera politica (anche se dice: “Nela vita ci sono altre priorità”) e sulla legge elettorale auspica che sarà il Parlamento ad occuparsene. Ma fin da subito fissa un punto: niente manovre aggiuntive. Dunque, così come il ministro Corrado Passera sul Corriere della sera esclude l’arrivo di nuove tasse, anche il presidente del Consiglio scarta fin da subito l’ipotesi di nuove stangate. ”La tranquillità nelle cose l’abbiamo raggiunta con l’operazione di consolidamento dei conti dello Stato italiano che il governo ha proposto, il Parlamento l’ha approvato e gli italiani molto responsabilmente lo hanno acettato accettato. E un’operaizone grossa anche in base agli standard Ue mette in sicurezza i conti pubblici conseguendo l’obittivo che non il mio governo ma quello precente ha accettato e cioè il pareggio di bilancio nel 2013″.

Nessun dubbio, poi, che l’euro abbia una sua solidità. ”La moneta unica ha mantenuto il potere d’acquisto rispetto ai beni che compriamo ed il rapporto di cambio con il dollaro. Il problema è che nella zona euro un certo numero di Paesi hanno avuto o hanno gravi squilibri nelle finanze pubbliche”.

Mentre sul fronte tedesco e in vista dell’incontro con Angela Merkel, il premier non ha dubbi: “Quello che abbiamo fatto può essere da esempio per altri paesi”. L’Italia dunque ha fatto i compiti a casa. “E non  perché ce lo ha chiesto l’Europa, ma per assicurare un futuro ai nostri figli”. Ma “certamente quella che abbiamo davanti è una crisi di sistema”. Parole legate in particolare alla questione banche e al terremoto che in questi giorni sta scuotendo il comparto. Il premier però rassicura: “Il nostro sistema è considerato uno dei più stabili”. Sul punto di Unicredit “il tracollo è legato alla questione del rifinanziamento”.

E dunque si passa alle ricette. Una di queste è certamente uscire dal giogo della finanza. Insomma che la politica si riprenda il proprio ruolo. Dopodiché la tobin tax “che non deve essere applicata solo all’Italia”. Ma certamente l’Italia la adotterà se sarà decisione condivisa anche dagli altri paesi. E dopo la tassazione delle rendite finanziarie il tema dell’accordo con la Svizzera sui capitali italiani espatriati. “Stiamo guardando a questo argomento” ma precisa Monti “Germania e Gran Bretagna hanno fatto qualcosa che l’Ue non ha gradito: accordi bilaterali”. Quindi spiega: “Sono stato il primo quando ero Commissario europeo nel 1999. A nome della Commissione europea sono andato a Berna per avviare il primo duro negoziato con la Svizzera perché accettasse di applicare alcuni principi sulla direttiva della tassazione del risparmio e sono stati fatti passi avanti”. Quindi spiega: “Se vogliamo gli accordi di Germania e Gran Bretagna sono il risultato ultimo di questo accordo. La pressione sulla Svizzera viene esercitata. La Svizzera non è l’unico Paese al mondo che ha un occhio di riguardo, magari chiuso, sui capitali esteri ma in questi anni la politica nei confronti di questi paradisi fiscali è cambiata. E la Svizzera si è comportata di conseguenza. Non è più come prima”.

Sulla questione lavoro e soprattutto sull’articolo 18, il premier sottolinea: “Per noi nulla è un tabù”. Mentre sul dialogo con le forze sociali Monti ribadisce da un lato la volontà di non spaccare i sindacati, ma dall’altro la necessità di non stare legati “ai simboli” ma al lavoro “di cui abbiamo un disperato bisogno”. Da qui la necessità di puntare sulla “competitività” per “arrivare ad avere durevoli posti di lavoro”.

E sulla riforma del lavoro da domani entra nel vivo il confronto fra Governo e parti sociali. Dopo aver incontrato giovedì il segretario della Cgil Susanna Camusso, il ministro del Lavoro Elsa Fornero incontrerà, separatamente, i segretari di Cisl e Uil Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti. Martedì vedrà il segretario dell’Ugl Giovanni Centrella mentre mercoledì toccherà al presidente di Confindustria Emma Marcegaglia. “Un confronto – ha spiegato il premier Monti – per il quale il governo ha un atteggiamento mentale e un’agenda specifica. L’atteggiamento mentale – ha spiegato – è quello di considerare che niente debba essere considerato un tabù tra le forze civili come il sindacato, il mondo produttivo e il governo pensando al futuro del Paese.

Ma certamente la crescita del Paese passa attraverso la lotta all’evasione sulla quale il premier ribadisce “una lotta senza quartiere”. Senza però demonizzare la ricchezza che “è un valore e non è vero che operazioni come quelle di Cortina la trasformano in un demonio”. Quindi la conclusione: “Il mio è un governo che di fronte ad un Parlamento così responsabile è riuscito a fare cose importanti”.
 

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Ma che mobilità sostenibile
Italia bocciata su tutti i fronti

Il rapporto 2011 di Euromobility: tante possibilità ma progetti ancora in fase embrionale. Poche le auto e le bici 'condivise' tra i cittadini, mentre in Europa si investe su queste alternative. E così nel nostro Paese le polveri sottili uccidono ottomila persone ogni anno di ANTONIO CIANCIULLO

CAR SHARING, bike sharing, mobilità alternativa. Se i problemi del trasporto pubblico potessero essere risolti con le parole, l'aria delle città italiane sarebbe pulita come quella degli alpeggi: l'offerta è varia e abbondante. Ma se si va a verificare cosa c'è dietro il lifting verbale arriva la sorpresa. A Roma le auto condivise (car sharing) sono 105 per 2,7 milioni di abitanti: difficile immaginare che, con tutta la buona volontà, possano essere una soluzione per il traffico. Sempre a Roma le biciclette condivise (bike sharing) sono 120, sempre per 2,7 milioni di abitanti.

LE TABELLE
1

I RAPPORTI PASSATI 2010 2 / 2009 3

"Con questi numeri come aspettarsi una soluzione ai problemi?", si chiede Lorenzo Bertuccio, direttore di Euromobility, l'associazione che ha curato l'edizione 2011 dell'indagine sulla mobilità sostenibile 4 nelle principali 50 città italiane.

Una classifica che vede un gruppo di testa formato da Torino (che tuttavia non riesce a mantenere l'aria abbastanza pulita da rispettare la legge), Venezia, Milano, Brescia e Parma.

Insomma il Nord vince la gara, ma è una gara priva di eccellenze. Perché nessuno ha creduto realmente in una sfida che nel centro Europa trova investitori disposti a scommettere: trasporto pubblico decoroso ed efficiente, spazio alle bici, sostegno ad auto a basso impatto ambientale, conti in pareggio grazie al road pricing.

Gli organizzatori dello studio fanno notare che a Bruxelles ci sono 2.500 bici collettive con 180 stazioni, a Parigi oltre 20.000 bici con 1.800 stazioni, a Lione 4.000 con 340 stazioni, a Barcellona oltre 6.000 bici con 428 stazioni, a Siviglia 2.500 bici con 250 stazioni, a Londra oltre 6.000 bici con 400 stazioni. In Italia solo a Milano dispone di un numero con 4 cifre: 1.400 bici.

E non va meglio con il car sharing. A Bruxelles ci sono 227 auto per 140.000 abitanti. A Brema (Germania) 167 auto per 547.000 abitanti, a Monaco 345 auto per 841.000 abitanti. Ecco i numeri del car sharing in Italia nel 2010: 113 a Torino, 105 a Roma, 86 a Milano, 73 a Genova, 47 a Venezia, 36 a Palermo. Sembrano flotte aziendali, più che un parco auto cittadino.

Difficile poi, se sommiamo a questi dati i tagli progressivi e drastici al servizio pubblico, stupirsi del fatto che viviamo in città in cui  -  secondo i dati Oms  -  ci sono più di ottomila morti anno solo per le polveri sottili, e solo nelle principali 13 metropoli. Appena 19 città sulle 50 esaminate sono in regola per le PM10.

Anche i mobility manager non aumentano rispetto all'anno precedente: solo 41 le città in cui è presente almeno un mobility manager. Mancano a Campobasso, Cagliari, Catanzaro, L'Aquila, Latina, Pescara, Livorno, Sassari e Taranto.

Il rapporto esamina anche la qualità dell'aria delle città italiane per quanto riguarda le polveri sottili. Ancona ha registrato il maggior numero di superamenti (140 rispetto ai 35 consentiti), seguita da Torino (131). La media annuale di PM10 più elevata si è registrata a Torino (50 microgrammi al metro cubo, superiore al limite consentito di 40), seguita da Ancona (48,4) e Napoli (48.0). L'aria più buona si respira invece a Genova, dove si sono registrati solo 5 superamenti, e a Potenza, che ha una media annuale di 22 microgrammi al metro cubo.

"I cittadini spesso si dimostrano più maturi dei loro amministratori: l'83% è ad esempio convinto che la diffusione del bike sharing può essere un valido contributo alla riduzione del traffico e dell'inquinamento in città e circa l'80% vorrebbe una flotta di biciclette anche nella propria città", osserva Riccardo Canesi, presidente di Euromobility.
 
(21 dicembre 2011)

venerdì 6 gennaio 2012

già.....

Dovisioso, crac alla clavicola
Subito twitta: "Ma che sfiga"

ALGHERO (Sassari), 5 gennaio 2012

Il pilota appena passato alla Yamaha si stava allenando in Sardegna facendo cross: sarà operato entro due giorni a Cattolica. Ma il morale resta alto: su twitter ha pubblicato una foto dall'ospedale con tanto di ingessatura

Andrea Dovizioso, 25 anni, sulla moto da cross prima di cadere
Pronti, via: gesso e operazione. Il 2012 di Andrea Dovizioso, l'anno del riscatto in sella a una Yamaha, inizia così: con la frattura della clavicola destra. Il neo pilota Yamaha l'ha detto subito al mondo, via twitter, postando anche la foto scattata in ospedale, dimostrando di aver mantenuto alto il morale. La clavicola si è rotta cadendo con una moto da cross. Il tutto pochi giorni prima dei test in Malesia previsti per i piloti della MotoGP. Un bel guaio, che fa seguito all'altro infortunio, quello del pilota della Ducati, l'americano Nicky Hayden, che si è fratturato la scapola sinistra e due costole per una caduta mentre si allenava su una pista di flat track in Usa.
Andrea Dovizioso, 25 anni, nell'immagine postata su twitter
Andrea Dovizioso, 25 anni, nell'immagine postata su twitter
l'operazione — Dovizioso è caduto su una pista di cross in Sardegna, ad Alghero, e ha subito scritto il seguente messaggio: "Che sfiga! Dal campo da cross all'ospedale con clavicola destra rotta", accompagnando il twitt con la foto scattata in ospedale subito dopo l'ingessatura. Dovizioso, che aveva iniziato nei giorni scorsi a prendere confidenza con la Yamaha e aveva mostrato il suo nuovo tatuaggio dedicato al Sic, sarà probabilmente operato entro un paio di giorni a Cattolica dal dottor Giuseppe Porcellini. Per il pilota è stata fatale una scivolata sul fondo sabbioso. Il crac di Alghero non dovrebbe però mettere in discussione la partecipazione al Mondiale di Dovizioso: ci sono i tempi per recuperare. Certo, i test in Malesia, a questo punto...
Gasport© RIPRODUZIONE RISERVATA
 
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Il giudice boccia Samsung
niente stop a vendita iPhone

Il Tribunale di Milano dà ragione ad Apple. Il melafonino potrà continuare ad essere venduto in Italia. L'azienza sudcoreana accusava quella californiana di violare alcuni brevetti. Ma è solo un capitolo della sfida senza fine tra i due giganti dell'informatica

MILANO - Via libera alla vendita dell'iPhone 4S da parte di Apple. Il giudice Marina Tavassi, presidente della sezione specializzata in proprietà industriale ed intellettuale presso il Tribunale di Milano, ha rigettato la richiesta avanzata nelle scorse settimane da Samsung di sospendere immediatamente la commercializzazione dell'ultimo prodotto della 'Mela' californiana fondata da Steve Jobs. Secondo i legali dell'azienda sudcoreana, Apple avrebbe violato diversi brevetti. Nel provvedimento, di una cinquantina di pagine, il magistrato non entra però nel merito se effettivamente l'azienda americana abbia 'scippato' i brevetti a Samsung per produrre il nuovo IPhone4s. Non è escluso che Samsung cerchi di ottenere una pronuncia nel merito presentando un altro ricorso all'autorità giudiziaria.

La richiesta di provvedimento cautelare d'urgenza, e cioè di bloccare la vendita dell'iPhone 4S, era stata avanzata al presidente della sezione specializzata in materia della proprietà intellettuale del tribunale di Milano da Samsung pochi giorni prima della commercializzazione in Italia - il 28 ottobre - dell'ultimo modello di Apple. Il giudice aveva dato come termine a Samsung entro il 15 novembre per presentare una memoria e aveva dato tempo ad Apple entro il 6 dicembre di consegnare una replica. Il 16 dicembre si era tenuta la discussione sulla richiesta di inibitoria che oggi è stata respinta. In realtà con due provvedimenti paralleli: uno relativo alla causa di merito già avviata in relazione a uno dei due brevetti contestati e il secondo relativo all'altro brevetto contestato per il quale però non è ancora stata avviata 'la lite' davanti al giudice.

Per il professor Giuseppe Sena, legale dell'azienda di Cupertino, è "un risultato positivo in quanto in questa primissima fase della lite si tratta di un successo di Apple". Comunque Samsung può sempre proporre reclamo in tribunale e inoltre, a meno che le parti non arrivino ad un accordo, la causa andrà avanti nel merito con un'udienza puramente interlocutoria fissata per la fine di febbraio.

Delusione per la decisione dei giudici arriva da Samsung: "Non siamo soddisfatti della decisione odierna del tribunale di Milano relativa alla nostra richiesta cautelare di sospendere la vendita in Italia dell'iPhone 4S. Rivedremo la decisione e considereremo tutte le misure e azioni a nostra disposizione per proteggere le nostre proprietà intellettuali. Negli anni Samsung - prosegue si legge in una nota dell'azienda -  è stata pioniere nello sviluppo di tecnologie e protocolli per un più efficiente e affidabile funzionamento dei dispositivi di comunicazione mobile. Mentre Samsung ha sempre rispettato l'utilizzo delle licenze dei brevetti relative agli standard di telecomunicazioni, - conclude il comunicato -  Apple ha violato i brevetti Samsung nei propri dispositivi".
(05 gennaio 2012)
 
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La sicurezza di Alemanno rimane promessa elettorale: trentacinque omicidi solo nel 2011 

Nel 2007 l'attuale primo cittadino della capitale vinse le amministrative puntando sull'indignazione della gente dopo la morte di Giovanna Reggiani. A distanza di quattro anni ecco cosa resta di quel progetto
Trentacinque omicidi nel 2011, quattro solo a dicembre. L’aria di Roma puzza di polvere da sparo. L’ultimo episodio dello scorso anno appena due giorni prima del cenone di San Silvestro. E, quarantotto ore dopo capodanno, la gambizzazione a Tivoli di Francesco Bianco, estremista di destra ex appartenente ai Nar che si divertiva a promettere cannonate sugli studenti ed insultare la comunità ebraica dai computer dell’Atac, la municipalizzata romana dove era entrato grazie al vento di parentopoli. Ieri sera le armi sono tornate in azione, con una rapina feroce a Tor Pignattara, quartiere multietnico. Uccisi un piccolo imprenditore cinese di 31 anni e sua figlia di 6 mesi, in una scena di sangue che da tempo non si vedeva.

Un’escalation che apre nei peggiori dei modi il 2012. Gianni Alemanno la poltrona di sindaco l’ha conquistata promettendo sicurezza e legalità. Pochi mesi prima delle elezioni moriva Giovanna Reggiani, aggredita in una stazione periferica del treno regionale da Romulus Mailat, cittadino romeno. Alemanno intuì subito che politicamente era arrivato il suo momento: gli stranieri, diceva, erano il vero problema per la sicurezza di Roma. Mai una parola sulle mafie in campagna elettorale, nulla sull’assedio delle cosche alla capitale, terra di conquista e di investimenti. L’allora prefetto di Roma Carlo Mosca – sostituito pochi mesi dopo le elezioni di Alemanno – provò a ridimensionare quella formula sostenuta dalla destra romana: “L’equazione stranieri uguale delinquenti è sbagliata”, spiegò ai cronisti.

Eppure Gianni Alemanno era convinto della sua tesi, tanto da sostenerla con forza anche nelle interviste rilasciate ai giornali internazionali: “Nel sud dell’Italia il problema è la mafia. A Roma il problema è l’immigrazione”, al Sunday Times l’11 maggio del 2008, meno di un mese dopo le elezioni. Poi è iniziata l’escalation, che in tanti temevano. Omicidi, agguati, gruppi di fuoco che agiscono con le modalità tipiche delle organizzazioni mafiose. Arsenali impressionati ritrovati in giro per Roma, regolamenti di conti, intimidazioni. E ancora usura, bische clandestine gestite dalla ‘ndrangheta nelle periferie, un fiume di cocaina che si riversa sulla città, scorrendo parallelamente al cemento utilizzato per rendere legali i soldi dei pusher.

Il punto di svolta è un sequestro simbolo, quello dello storico Café de Paris in via Veneto. Secondo la Dda di Reggio Calabria era divenuto un pezzo importante del patrimonio degli Alvaro, famiglia di ‘ndrangheta presente da tantissimi anni a Roma. Controllano la zona della periferia est, spingendosi fino alla provincia di Latina, ad Aprilia. Era chiaro per tutti che Roma, al pari di Milano, di Torino, delle città liguri, romagnole, era terra di facile conquista. Già nel 2008 la pax mafiosa sembra rompersi. Piccoli agguati, una gambizzazione nella zona del Tuscolano in un garage. Poi iniziano gli omicidi, partendo in silenzio nella provincia, a Velletri, dopo un trafficante di peso, Luca De Angelis, viene ucciso in un agguato, con quattro colpi sparati in viso.

Passano pochi mesi, e un uomo del suo gruppo riesce a salvarsi da un agguato simile: la mattina bussarono alla porta i killer, spacciandosi per carabinieri e aprendo subito il fuoco. Nel frattempo, tra il 2006 e il 2009, raddoppiano a Roma le persone che si rivolgono agli sportelli antiusura, con 772 denunce all’anno. Il 2011 è una lunga scia di attentati, spesso in pieno centro cittadino. Sembra che le mafie – tradizionalmente silenziose nella capitale – ormai non temono più il clamore. L’episodio forse più chiaro è il duplice omicidio di Ostia lo scorso novembre, quando persero la vita Giovanni Galleoni e Franco Antonini, quarantenni, nati a cresciuti in questa estrema periferia, a qualche centinaia di metri dall’ex idroscalo. Eppure solo pochi mesi prima Alemanno insisteva nella sua teoria: “Ho sentito il prefetto, il quale a sua volta ha parlato con la Direzione distrettuale Antimafia – dichiarò nel maggio dello scorso anno – e ci sembra che la situazione sia decisamente sotto controllo”. La prima ammissione che qualcosa non funziona è arrivata solo un paio di mesi fa, dopo l’agguato di Ostia, quando, per la prima volta Gianni Alemanno ha parlato apertamente di pericolo mafia. Oggi le vittime sono due stranieri, una famiglia di cinesi, parte di quell’immigrazione che il sindaco di Roma indicava come criminale quando cercava il voto dei romani.

mercoledì 4 gennaio 2012

hahahhahahah

 Su Raphael Rossi anche Saviano bacchetta De Magistris.

 “Mi sarei aspettato più chiarezza”

L'autore di Gomorra esprime la sua opinione sul caso attraverso Twitter e chiede all'ex pm Luigi De Magistris maggiore trasparenza perché "Sulla questione rifiuti a Napoli non ci si può permettere zone d'ombra"
Anche Roberto Saviano si aggiunge alla lista dei critici del sindaco di Napoli Luigi de Magistris per il licenziamento di Raphael Rossi. Lo scrittore di Gomorra sceglie il social network Twitter per esprimere la sua perplessità: “Mi sarei aspettato più chiarezza sulla sostituzione di Rossi alla direzione dell’Asìa. Sulla questione rifiuti a Napoli non ci si può permettere zone d’ombra”. Le parole di Saviano arrivano il giorno dopo la convocazione di Rossi in Procura come persona informata sui fatti nell’ambito di un’inchiesta del pool coordinato dall’aggiunto Giovanni Melillo sulla gestione della raccolta della spazzatura a Napoli.

L’ex manager della municipalizzata dei rifiuti, la cui audizione era prevista ieri pomerigg io, sarà sentito soltanto nei prossimi giorni. Il fascicolo giudiziario è stato aperto nel 2010 ed è relativo ad intrecci tra politici e imprenditori nell’ambito dei subappalti per la raccolta dell’immondizia, e sulle pressioni clientelari esercitate da alcuni amministratori pubblici per effettuare alcune assunzioni nelle ditte subappaltatrici. In questo filone è finita anche la vicenda del danneggiamento dei mezzi di Enerambiente che rallentò la raccolta dei rifiuti e contribuì ad aggravare un’emergenza in corso. Ma – secondo il quotidiano ‘Il Mattino’ – Rossi potrebbe essere chiamato a rispondere anche a domande sull’assunzione di 23 lavoratori ex bacino Napoli 5 in Asìa, alla quale si sarebbe opposto e che secondo alcuni boatos potrebbe essere una delle cause del suo avvicendamento alla guida dell’azienda.

Rossi venne scelto da de Magistris sull’onda della fama di professionista onesto e incorruttibile. A Torino provarono ad allungargli una mazzetta di 200.000 euro per smetterla di opporsi, da membro del Cda della municipalizzata locale, all’acquisto di costosissimi macchinari che lui riteneva inutili. Lui denunciò tutto e fece rinviare a giudizio gli autori della tentata corruzione. L’ex pm di Why Not lo aveva già coinvolto in alcuni progetti durante la sua stagione di europarlamentare Idv. Poi la chiamata di Rossi all’ombra del Vesuvio per presiedere Asìa. Un’esperienza interrotta bruscamente dopo appena sei mesi. E senza una spiegazione convincente.

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Istat: tasso medio 2011 al 2,8%
è il dato più alto dal 2008

Forti rialzi a dicembre dei prezzi dei i carburanti: la benzina aumenta dell'1,9% su novembre con un tasso tendenziale che scende al 15,8% (dal 16,6%), il gasolio per mezzi di trasporto segna un rialzo del 5,6%. Nell'area euro la crescita dei prezzi al consumo su base annua si attesta al 2,8% per l'insieme dei 17 paesi
 

ROMA - Il tasso di inflazione medio annuo per il 2011, sulla base delle stime preliminari sull'indice dei prezzi al consumo, è pari al 2,8%, in sensibile accelerazione rispetto all'1,5% registrato per il 2010. Lo comunica l'Istat segnalando che si tratta del dato più alto dal 2008. L'inflazione è rimasta stabile al 3,3% su base annua a dicembre, su base mensile l'incremento è pari allo 0,4%.

A dicembre l'inflazione di fondo, calcolata al netto dei beni energetici e degli alimentari freschi, è stabile al 2,4%. Al netto dei soli beni energetici, il tasso di crescita tendenziale dell'indice dei prezzi al consumo scende al 2,3% dal 2,4% di novembre.

La stabilizzazione dell'inflazione deriva dalla lieve riduzione del tasso di crescita tendenziale dei prezzi dei beni (+3,9%, dal +4,0% di novembre), compensata dall'aumento di quello dei servizi (+2,5%, dal +2,4% del mese precedente). Come conseguenza di tali andamenti, il differenziale inflazionistico tra beni e servizi diminuisce di due decimi di punto rispetto al mese di novembre.

Nel mese di dicembre, si rilevano tassi tendenziali di crescita dei prezzi al consumo stabili, o in lieve rallentamento, per quasi tutte le tipologie di beni e servizi. Da un punto di vista settoriale, i due più importanti effetti di sostegno alla dinamica dell'indice generale derivano dagli aumenti su base mensile dei prezzi dei Beni energetici non regolamentati (+2,9%) e dei Servizi relativi ai trasporti (+1,6%).

Sulla base delle stime preliminari, l'indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) aumenta dello 0,3% su base mensile e del 3,7% su base annua (lo stesso valore registrato a novembre). Il corrispondente tasso di crescita medio annuo, relativo al 2011, è pari al 2,9%.

I diversi settori.
A dicembre si registra un forte aumento congiunturale dei prezzi dei trasporti (+1,7%), invece risultano in calo i prezzi dei servizi ricettivi e di ristorazione (-0,4%), dei servizi sanitari e spese per la salute e delle comunicazioni (per entrambi -0,2%). Su base annua i maggiori tassi di crescita interessano i trasporti (+7,1%), l'abitazione, acqua, elettricità e combustibili (+6,3%) e le bevande alcoliche e tabacchi (+6,0%). I prezzi delle comunicazioni risultano in flessione (-2,0%). Forti rialzi per i prezzi del trasporto aereo passeggeri (+18,3%), che crescono su base tendenziale dell'8,7%. Intanto, non i ferma l'impennata dei prezzi per il caffè, salito del 16,8% su base annua (+0,6% su novembre). Sempre sul fronte alimentare hanno segnato aumenti annui consistenti anche lo zucchero (+17,2%) e il cioccolato (+4,1%).

Carburanti. Ancora a dicembre forti rialzi congiunturali dei prezzi di tutti i carburanti: la benzina aumenta dell'1,9% su novembre, mentre il relativo tasso di crescita tendenziale scende al 15,8% (dal 16,6% di novembre). Il prezzo del gasolio per mezzi di trasporto segna un rialzo congiunturale del 5,6% e cresce su base annua del 24,3% (dal 21,1% di novembre), si tratta dell'aumento tendenziale maggiore dal luglio del 2008. In aumento dell'1,6% congiunturale anche il gpl.

Pacchetti.
Le vacanze di fine anno hanno anche pesato sui rialzi congiunturali dei pacchetti vacanza (+6,9%), che, però, rispetto allo scorso anno risultano in calo (-3,1%). L'Istat ha segnato un aumento rilevante su novembre pure per i prezzi delle pensioni (+4,5%). In controtendenza alberghi e motel che hanno fatto registrare su base mensile una diminuzione del 2,3%.

Eurozona. Lieve calmieramento sul finale d'anno dell'inflazione media dell'area euro: la crescita dei prezzi al consumo su base annua si è attestata al 2,8 per cento per l'insieme dei 17 paesi, secondo la stima preliminare diffusa da Eurostat. A novembre l'inflazione si era attestata al 3 per cento.

Reazioni. Per la Coldiretti, la spesa per i trasporti ha sorpassato quella per tavola: il costo per trasporti, combustibili ed energia elettrica è stimato complessivamente  pari al 19,1 per cento della spesa totale familiare e ha superato quello per alimenti e bevande (19 per cento). "Un cambiamento che - precisa la Coldiretti- riflette l'andamento dei prezzi sul mercato dove un litro di gasolio costa più di un litro di latte o di un chilo di pasta. Bisogna evitare il rischio reale che le famiglie italiane per far fronte ai rincari energetici in un momento di crisi siano costrette a risparmiare con l'acquisto di cibo a basso prezzo, a cui può corrispondere anche bassa qualità e rischi per la salute".

La stabilità del tasso d'inflazione a dicembre, su base annua, al 3,3%, per il Codacons è "un fatto molto negativo, perché l'inflazione sarà anche 'stabile' ma i prezzi continuano a salire. Su base mensile si è verificato un incremento dello 0,4%". "Questo vuol dire che a gennaio", prosegue il Codacons "ci sarà una inflazione record, che potrebbe arrivare a toccare il 3,6%. Un valore che, tradotto in termini di costo della vita ed al netto dei futuri aumenti delle tasse introdotti dalla manovra Monti, dall'Imu all'Iva, significa una stangata da 1.059 euro per una famiglia media", sottolinea l'associazione dei consumatori che chiede al governo "di stoppare tutti gli aumenti delle tariffe pubbliche". A rivolgersi al governo è anche il segretario generale dell'Adiconsum, Pietro Giordano: "Impossibile continuare con gli aumenti indiscriminati dei carburanti che si ripercuotono inevitabilmente sui prezzi dei prodotti indispensabili per i consumatori: il governo tagli le accise e i petrolieri blocchino gli aumenti dei carburanti".

Per Confesercenti occorrono al più presto "misure per lo sviluppo e un sostegno convinto alle Pmi che sono il vero motore della ripresa". "L'inflazione si attesta al 2,8% nel 2011 e se è la più alta dal 2008 lo si deve soprattutto a due voci: trasporti (6,2%) e costi legati all'abitazione (5,2%). Questo vuol dire che il balzo è stato causato da accise, bollette e conseguenze delle manovre come il rialzo dell'Iva", afferma Confesercenti in un comunicato. Il senso di responsabilità delle imprese, rileva Confesercenti in una nota, "ha fatto da moderatore, ma è indubbio che pesa molto sulla domanda interna il disagio economico sempre più acuto nel quale si dibattono le famiglie".
 
(04 gennaio 2012)
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Gli hacker ora ‘puntano’ i cellulari
L’ottanta per cento è a rischio intrusione 

Nelle prossime settimane la maggior parte dei telefonini potrebbe essere vittima di cyber criminali che, da remoto, potranno intrufolarsi negli apparecchi per inviare messaggi di testo, effettuare chiamate o accedere a costosi servizi premium
Karsten Nohl
Cellulari a rischio ‘intrusione’. Il pericolo di attacchi hacker, già noto e diffuso per siti governativi, personaggi del mondo dello spettacolo e computer di privati cittadini, non risparmia neanche i telefonini. Sarebbe infatti in arrivo un nuovo assalto che potrebbe mettere a rischio gli oltre quattro miliardi di apparecchi che utilizzano la rete Gsm (quella comunemente utilizzata per la comunicazione mobile, inclusi i servizi di sms e la trasmissione dati).

L’annuncio arriva da un ricercatore della società tedesca Security Research Labs, Karsten Nohl, che durante il ’28C3′, il convegno hacker che si è svolto nei giorni scorsi a Berlino, ha lanciato l’allarme sulla possibilità che centinaia di migliaia di possessori di telefoni mobili si trovino in bolletta il costo extra di servizi mai utilizzati. Che l’algoritmo alla base del sistema Gsm fosse vulnerabile è stato già dimostrato, ma non molto è stato fatto in questi anni per accrescerne la sicurezza. Secondo Nohl, infatti, gli standard di sicurezza della rete per la voce e i servizi di testo risalgono agli anni ’90 e non sono mai stati revisionati.

Nelle prossime settimane – il responsabile della Security Research Labs, naturalmente, non ha potuto diffondere i dettagli tecnici dell’intrusione per motivi di sicurezza – l’80 per cento dei telefonini potrebbe essere vittima di cyber criminali che, da remoto, potranno intrufolarsi negli apparecchi per inviare messaggi di testo, effettuare chiamate o accedere a costosi servizi premium. Il legittimo proprietario, durante l’attacco, non si accorgerà di niente, salvo poi pagarne letteralmente le spese a fine mese. Ma che tipo di ‘bug’ potranno sfruttare? “Si tratta di una ‘debolezza’ delle centrali di telecomunicazione – spiega Antonio Stano, esperto di sicurezza informatica – il cui software dovrebbe essere periodicamente aggiornato. Non esiste al momento una mappatura precisa delle potenziali vittime, ma si presume che la minaccia sia estesa a livello internazionale, benché qualche paese mostri maggiori garanzie di protezione. L’Italia, secondo una prima stima, non supererebbe il 50 per cento”.

C’è un modo attraverso il quale l’utente può preventivamente proteggersi dall’attacco? “No, perché il problema riguarda i sistemi software in uso ai gestori – prosegue Stano -. E non c’è cellulare che sia esente dalla minaccia: dall’apparecchio più antiquato a quello più sofisticato, da quelli che utilizzano Android fino agli ultimi modelli della Apple. Attualmente Nohl è impegnato, insieme ad altri, nella predisposizione di progetti per evitare la diffusione dell’attacco. La previsione, infatti, è pesante: si parla di un 80 per cento dei telefoni potenzialmente colpiti da hacking”. Anche la privacy è messa a rischio? “Non è ancora chiaro se ci sia il pericolo di furti di contatti – conclude Stano -, ma pare più probabile che l’attività degli hacker si limiterà a sfruttare la connessione dati a danno dell’utente”.

Karsten Nohl non è nuovo a questo genere di annunci: lo scorso agosto, durante la riunione annuale del Chaos Computer Club, aveva detto di essere riuscito a violare i codici di criptaggio usati dagli operatori internazionali. Un anno prima, aveva messo in guardia contro i buchi della rete Gsm, il cui difetto principale risiederebbe nel cifrario A5/1 utilizzato per cifrare le comunicazioni. Il pericolo è dunque concreto e non si limita a pesare sulla bolletta: basta pensare all’attuale utilizzo di telefoni e smartphone anche, tanto per dirne una, per le proprie attività bancarie. Non c’è che da sperare, come nel caso del Millennium Bug, che malgrado l’allerta non fece registrare alcun danno significativo, il pericolo sia stato di nuovo sopravvalutato.

martedì 3 gennaio 2012

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Dakar, inizio tragico
Muore un motociclista

MAR DEL PLATA, 1 gennaio 2012

È partita stamattina da Mar del Plata la 33/a edizione della corsa che per la quarta volta si disputa in America Latina: un concorrente argentino, il 38enne Boero, ha però subito perso la vita

Jorge Martinez Boero, morto a 38 anni alla Dakar. Ap
Jorge Martinez Boero, morto a 38 anni alla Dakar. Ap
È partita all'alba da Mar Del Plata la Dakar 2012, 33/a edizione della corsa che per la quarta volta si tiene in America Latina. E purtroppo nemmeno il tempo di salutare l'inizio della corsa che subito c'è scappato il morto. L'organizzazione ha infatti comunicato che un motociclista argentino ha perso la vita nel corso della prima tappa. Fatali al pilota, Jorge Martinez Boero, 38 anni, le ferite riportate nella caduta durante il tragitto tra Mar del Plata e Santa Rosa de la Pampa.
l'incidente — L'incidente ha causato un forte trauma al torace, con il conseguente immediato trasporto in ospedale in elicottero a Mar del Plata. Alla seconda esperienza nella Dakar - lo scorso anno si era ritirato nel corso della sesta tappa - è morto durante il trasporto in elicottero. L'incidente è avvenuto quando Boero aveva percorso 55 chilometri della prima tappa da Mar del Plata a Santa Rosa de la Pampa. "A causa della caduta, il pilota ha avuto un arresto cardiaco. È stato assistito nel giro di cinque minuti dal personale medico d'emergenza presenti sull'elicottero. Ma i medici non sono riusciti a rianimarlo" si legge in una nota.
sacrifici — Il pilota era figlio del vincitore nel 1982 della categoria locale di automobilismo Turismo Carretera, personaggio noto nell'ambiente locale delle gare d'auto, conosciuto con il nome di El Gaucho. Prima della partenza stamani da Mar del Plata aveva dichiarato che la sua partecipazione al rally aveva tra l'altro il significato di "un omaggio a mio padre". Per Martinez Boero era il secondo rally: per poter partecipare alla gara aveva fatto molti sacrifici economici, hanno ricordato oggi i suoi amici, visto che aveva venduto un appartamento.
Gazzetta TV
 
il percorso — I 443 veicoli partecipanti, tra auto, moto, quad e camion, dovranno affrontare un percorso che dalla costa atlantica argentina li porterà in due settimane a Lima, in Perù, attraverso 8.373 km, di cui 4.406 di prove speciali. L'arrivo è previsto il 15 gennaio a Lima. Per primi sono partiti i quad (30 partecipanti) e le moto (178), mentre auto (161) e camion (70) prenderanno il via più tardi. La prima tappa, di oltre 800 km, ha come traguardo Santa Rosa de la Pampa, nell'ovest dell'Argentina. Una gran folla ha fatto da cornice alla partenza della corsa, con decine di migliaia di appassionati che hanno festeggiato il nuovo anno sulla spiaggia per attendere il via. Fin da venerdì però la località turistica di Mar del Plata è invasa di turisti e il 'Village Dakar', installato nella base navale della Marina dove si sono svolte le verifiche dei veicoli, ha sempre fatto registrare il tutto esaurito.
la prima tappa — La prima tappa delle moto è stata vinta dal cileno dell'Aprilia Francisco Lopez. Nelle auto guida la graduatoria il russo Leonid Novitskiy che precede i compagni di squadra Krzysztof Holowzyc e Stephane Peterhansel, rispettivamente di 5 e 9' secondi.
gasport© RIPRODUZIONE RISERVATA
 
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Lega, con il 2011 si chiude l’era di Bossi
La sopravvivenza del partito passa per Maroni 

Dai ministeri a Monza alla riapertura del Parlamento Padano: negli ultimi dodici mesi le iniziative del Carroccio hanno mostrato tutti i limiti del partito ormai divenuto di governo. E la spaccatura interna si è fatta sempre più profonda, con la base che invoca da mesi la guida di Bobo. Ora il Senatùr è costretto a cedere, per non rischiare di veder sparire il movimento fondato 25 anni fa
“I Padani non perdonano”. Aveva ragione Umberto Bossi: i suoi elettori non sono teneri “con i traditori”. E se nel 1994 il “nemico” era Silvio Berlusconi, adesso la base del Carroccio è in rivolta proprio contro il Senatùr e gli uomini a lui più vicini. Nel 25esimo anno di vita del partito il Capo è costretto a cedere il passo a Roberto Maroni, l’unico che sembra poter garantire alla Lega i voti necessari a salvarsi e non sparire nell’oblio delle macchiette politiche, alla stregua di uno Scilipoti qualsiasi. Dalla vicenda dei ministeri a Monza alla riapertura dell’improbabile parlamento Padano, dalla fuga di notte da Calalzo di Cadore per sfuggire alle proteste degli amministratori veneti leghisti agli insulti insulsi contro Napolitano in dodici mesi i vertici della Lega hanno mostrato il lato peggiore del partito di lotta ormai diventato di governo. E il tentativo di crearsi una nuova verginità, con la scelta di occupare i banchi dell’opposizione nel governo di Mario Monti, sembra essere destinato a fallire. Perché la base leghista (che ancora deve riprendersi dalle immagini di Bossi imboccato da Renata Polverini in piazza a Roma) si sente profondamente tradita e presa in giro, tanto che gli ultimi sondaggi parlano di un crollo verticale delle preferenze al cinque barra otto per cento. Si era già visto alle amministrative di maggio, quando nella roccaforte di Varese il sindaco Attilio Fontana (eletto nel 2006 al primo turno con il 57,8%) è stato costretto al ballottaggio, riconfermato con uno scarto di neanche tremila voti. E se alla base leghista è stato messo il bavaglio, chiudendo agli interventi liberi tanto ai microfoni di Radio Padania che nei forum ufficiali, il fantomatico cerchio magico non è riuscito a bloccare la fronda interna. Guidata da Roberto Maroni. Più per nomina che per volontà.

“Bobo presidente del consiglio”, è l’irriverente striscione che accoglie Bossi sul Sacro prato di Pontida. “Barbari sognanti”, lo slogan che appare alla festa dei popoli a Venezia in onore alle parole del ministro dell’Interno che così aveva definito il popolo leghista. Acclamato dalla base, sostenuto da un esercito sempre più numeroso di amministratori del Carroccio (a cominciare dal sindaco di Verona, Flavio Tosi, che un giorno sì e l’altro pure ha attaccato le scelte del governo Berlusconi fino a prendersi dello “stronzo” da Bossi) Maroni però non si mette alla guida dell’esercito e aspetta che sia il Cavaliere a trascinare il Senatùr a fondo. E così è stato. Del resto la base chiedeva solo una cosa, da anni: lasciare il governo, non sostenere più quello che lo stesso Capo aveva definito il “mafioso di Arcore”.

L’evidenza della rabbia e dello scontro interno si ha in ottobre nella città madre del Carroccio: Varese. Con Bossi che vieta il voto e impone un segretario amico. Ed esplode la rivolta. Molti annunciano di voler lasciare il partito. Ma il Cerchio magico rincara la dose e con il Capo parla di “proteste fasciste”. La crepa diventa ancora più profonda. Lo scontro è ormai frontale. Poche settimane e arriva in Parlamento: il Carroccio deve rinnovare il capogruppo a Montecitorio. Il maroniano Giacomo Stucchi è il favorito, ma è costretto a fare un passo indietro dallo stesso ministro che preferisce ancora una volta rimandare lo scontro. E così viene confermato Marco Reguzzoni, cerchista di ferro. Maroni rassicurò i suoi: la base vuole che stacchiamo la spina al governo Berlusconi, ma l’esecutivo del Cavaliere a ottobre era riuscito a salvarsi dall’ennesima crisi paventata dalle spaccature nel Pdl dopo essere stato battuto alla Camera l’11 in una votazione sul rendiconto generale dello Stato. Insomma: “Meglio aspettare, è questione di settimane”.

Di fatto a inizio novembre si apre una nuova crisi di governo, questa volta definitiva, che costringe “il mafioso di Arcore” a lasciare Palazzo Chigi. Con l’insediamento di Mario Monti e la decisione della Lega di sedersi da sola all’opposizione inizia l’era Maroni. “L’alleanza con il Pdl non c’è più”, dice l’ex ministro. Berlusconi tenta di smentire e per giorni annuncia un incontro con Bossi. Che però non ci sarà mai. Il Senatùr rimane chiuso in via Bellerio, si mostra poco e parla ancora meno. E’ Bobo a guidare i primi mesi del nuovo carroccio di lotta, nel tentativo di recuperare qualche voto in vista delle prossime elezioni. L’incoronazione ufficiale molto probabilmente avverrà a Milano il 22 gennaio, durante la manifestazione che sancirà il ritorno in piazza della Lega. Intanto l’ex titolare del Viminale sta attraversando il nord. A fine dicembre è andato a Treviso, feudo del segretario veneto Gian Paolo Gobbo che fino al giorno prima ha tentato di soffocare ogni anelito maroniano, per parlare con gli imprenditori annunciando che “il carroccio di lotta è tornato”. E il 29 dicembre alla Berghem Frecc, sul palco sono saliti solo Bossi, Calderoli e Maroni. Il primo ha dato del “terrone” a Giorgio Napolitano. Il secondo ha suggerito a Berlusconi di non essere “l’utile idiota del governo Monti”. Il terzo è stato acclamato dalla solita base al solito grido Bobo premier. E ha espresso l’unico concetto politico meritevole d’attenzione: “La Lega alle elezioni al Nord da sola è più forte”. Più che il ritorno della Lega di lotta sembra la nascita di quella di Maroni. Bossi non sarà mai defenestrato, ma la sua epoca è ormai conclusa e anche lui sa bene di doversi fare da parte se vuole far sopravvivere a se stesso il partito che ha creato.
 
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P3, chiesti 20 rinvii a giudizio
anche per Verdini e Dell'Utri

La procura di Roma ha chiuso l'inchiesta sull'associazione "caratterizzata dalla segretezza e volta a condizionare il funzionamento di organi costituzionali". Sollecitato il processo anche per Flavio Carboni, l'ex giudice Pasquale Lombardi

ROMA - La procura di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio per 20 persone, tra le quali il coordinatore del Pdl Denis Verdini e il senatore Marcello dell'Utri, nell'ambito dell'inchiesta sulla P3. Tutti sono accusati di aver  violato la legge Anselmi per aver partecipato a un'associazione segreta "caratterizzata dalla segretezza degli scopi, dell'attività e della composizione del sodalizio e volta a condizionare il funzionamento di organi costituzionali e di rilevanza costituzionale".

Il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e il sostituto Rodolfo Sabelli hanno chiesto il giudizio anche per l'imprenditore Flavio Carboni, Arcangelo Martino, ex assessore al comune di Napoli, e per l'ex giudice tributarista Pasquale Lombardi. Insieme agli altri imputati costituivano, secondo l'accusa, un sodalizio impegnato "a realizzare una serie indeterminata di delitti di corruzione, abuso d'ufficio, illecito finanziamento dei partiti, diffamazione e violenza privata".

RE Le inchieste. Tutti gli affari sospetti di Verdini e dei fratelli Dell'Utri 1


In un altro filone dell'inchiesta, quello sull'eolico in Sardegna, è  stato chiesto il rinvio a giudizio anche per il governatore Ugo Cappellacci, che è accusato di abuso d'ufficio in merito alla nomina di Ignazio Farris all'Agenzia regionale per l'ambiente della Sardegna.
(03 gennaio 2012)
 

domenica 1 gennaio 2012

hahahahahah

Poca chiarezza e garanzia limitata
l'Antitrust multa la Apple

Sanzione di 900 mila euro contro il colosso dell'informatica colpevole di non informare in modo adeguato i consumatori sui diritti di assistenza gratuita biennale

ROMA - Sanzioni per complessivi 900mila euro al gruppo Apple responsabile di pratiche commerciali scorrette a danno dei consumatori. Le ha decise l'Antitrust al termine di un'istruttoria che ha provato sia "la non piena applicazione ai consumatori, da parte delle società del gruppo Apple operanti in Italia, della garanzia legale biennale a carico del venditore", sia "le informazioni poco chiare sugli ambiti di copertura dei servizi di assistenza aggiuntiva a pagamento offerti da Apple ai consumatori".

Un comunicato dell'Autorità 1garante per la concorrenza e il mercato precisa che "secondo quanto ricostruito dagli uffici dell'Antitrust, anche alla luce di numerose segnalazioni arrivate dai consumatori e da alcune associazioni, le tre società del gruppo, Apple Sales International, Apple Italia S. r. l. e Apple Retail Italia hanno messo in atto due distinte pratiche commerciali scorrette:

1) presso i propri punti vendita e/o sui siti internet apple.com e store.apple.com, sia al momento dell'acquisto che al momento della richiesta di assistenza, non informavano in modo adeguato i consumatori sui diritti di assistenza gratuita biennale previsti dal Codice del Consumo, ostacolando l'esercizio degli stessi e limitandosi a riconoscere la garanzia convenzionale del produttore di 1 anno;

2) le informazioni date su natura, contenuto e durata dei servizi di assistenza aggiuntivi a pagamento AppleCare Protection Plan, unite ai mancati chiarimenti sull'esistenza della garanzia legale biennale, erano tali da indurre i consumatori a sottoscrivere un contratto aggiuntivo quando la 'copertura' del servizio a pagamento si sovrappone in parte alla garanzia legale gratuita prevista dal Codice del Consumo".

"Le sanzioni - prosegue la nota dell'Autorità - sono pari a 400mila euro per la prima pratica e 500mila per la seconda pratica. Per la prima pratica, l'Autorità ha infatti tenuto conto delle modifiche adottate dalle società del gruppo nel corso del procedimento, in grado di garantire una migliore informazione ai consumatori, riducendo così il massimo edittale di 500mila che è stato invece applicato per la seconda pratica".

Le società, oltre a cessare le pratiche e comunicare all'Autorità le misure assunte per ottemperare al provvedimento, dovranno pubblicare un estratto della delibera dell'Antitrust sul sito www.apple. com in modo da informare i consumatori.

La società Apple Sales International, infine, entro 90 giorni, dovrà adeguare le confezioni di vendita dei servizi AppleCare Protection Plan, inserendo l'indicazione sulla esistenza e durata biennale della garanzia di conformità nonché indicando correttamente la durata del periodo di assistenza con riferimento alla scadenza della garanzia legale di conformità. (27 dicembre 2011)
 
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Il 2011 di Silvio Berlusconi
Sfiancato dalle escort, ucciso dallo spread
Sono due parole inglesi ad aver segnato l’annus horribilis di Silvio Berlusconi: escort e spread. Ma se dalla prima il Cavaliere è riuscito goffamente a difendersi per undici mesi, coinvolgendo persino la Camera in un voto grottesco sulla valutazione dell’inesistente parentela di una marocchina con Hosni Mubarak, la seconda lo ha costretto in pochi mesi a lasciare Palazzo Chigi dopo anni di immobilismo. Sfiancato per mesi dalle escort, massacrato in poche settimane dallo spread.

Perché il mercato e la comunità internazionale sono difficili da rassicurare con slogan vuoti e apparizioni televisive. L’evidenza della crepa del ventennio berlusconiano va in scena in mondovisione il 4 novembre, durante la conferenza stampa finale del G20 a Cannes. E l’allora premier riesce nell’impossibile intento di peggiorare ulteriormente la sua immagine con una battuta da suicidio mediatico. “Mi sembra che in Italia non si avverta una forte crisi. La vita in Italia è la vita di un Paese benestante. I consumi non sono diminuiti, i ristoranti sono pieni, per gli aerei si riesce a fatica a prenotare un posto”. Da qui comincia la settimana che porterà il Cavaliere il 12 novembre a salire al Colle per dimettersi. Con l’ingresso del Quirinale assediato da una folla di persone pronte a festeggiare e Berlusconi costretto a usare l’entrata secondaria, per nascondersi. Lui che ha sempre fatto di tutto per mostrarsi e apparire.

Si chiudono così quasi venti anni di potere berlusconiano. In otto giorni, piegato dalla realtà negata per anni. Da quella crisi che il governo ha finto di non vedere e mai ha affrontato, continuando imperterrito a curare gli interessi personali del Cavaliere. Un esecutivo che riesce a mangiare il panettone del 2010 solo grazie a un gruppo di autoproclamati Responsabili comprati con la promessa di futuri incarichi, un premier che si affaccia al 2011 con un’agenda in cui i principali impegni dell’anno sono al tribunale di Milano. Inquisito, imputato, rinviato a giudizio. E c’è una nuova indagine che lo coinvolge e che costringe la stampa a sfiorare la pornografia per raccontare lo scandalo in cui Berlusconi è protagonista assoluto: la vicenda Ruby. Serate a ritmo di bunga bunga, con una schiera di ragazze pronte a tutto pur di avere un lavoro in tv o qualche migliaia di euro. I “reclutatori” Emilio Fede e Lele Mora, ma anche Nicole Minetti sono i coprotagonisti delle nottate del premier ad Arcore. I particolari ricostruiti dagli inquirenti sono imbarazzanti. Una sala da lap dance, soldi, macchine, gioielli regalati in cambio di qualche spogliarello. E poi la minorenne Ruby Karima, marocchina fuggiasca fermata per furto e portata in questura dove Berlusconi telefona con insistenza per farla liberare perché, dice agli agenti, “è la nipote di Mubarak”. Uno scandalo che non trova fine. Ogni giorno le indagini aggiungono nuovi tasselli sempre più compromettenti per il premier. Ma lui nega. Tutto e sempre.

Appare in tv. “È assurdo solo pensare che io abbia pagato per avere rapporti con una donna. È una cosa che considererei degradante per la mia dignità”, dice il 16 gennaio, quando ancora il Bunga Bunga era appena stato accennato. E quando, mesi dopo, si scoprirà che attraverso il fidatissimo ragionier Giuseppe Spinelli (cassaforte di Berlusconi) manteneva uno stuolo di ragazze in degli appartamenti in via delle Olgettine, il Cavaliere cambia strategia e comincia a fare battute sulla sua virilità e sulle ormai note olgettine. Personaggio chiave è Nicole Minetti, consigliere regionale in Lombardia, nonché aspirante ministra. Lo dicono le intercettazioni. Che raccontano tutto, troppo. E lo confermano le ragazze che vengono sentite dai pm. Ma ad Ottobre il premier, ormai rinviato a giudizio per concussione e  prostituzione minorile, tenta di derubricare il tutto a “cene eleganti”. Intervenendo al primo congresso del Movimento di Responsabilità Nazionale, dei suoi salvatori Razzi e Scilipoti, dice: “Nell’ultimo periodo hanno trasformato quelle che sono state cene eleganti e divertenti a casa mia in cose indicibili. Io ho giurato che in casa mia non c’è stato mai nulla di quello che hanno raccontato’”. Ma in molti lo hanno già abbandonato e sono pronti a lasciare il partito. Che sta esplodendo tra liti interne, ricatti e indagini che riguardano i vertici: Gianni Letta, Denis Verdini, Renato Schifani, Mario Scajola. Ognuno ha i propri “interessi”. Nessuno a loro insaputa.

Un partito sfilacciato e perso in mille correnti fatte da particolarismi che implode e costringe Berlusconi a cedere alle richieste di riformare il Pdl e passare il testimone ad Angelino Alfano. Il premier sa che deve tenere in aula, servono i numeri. L’esecutivo va avanti a colpi di fiducia: la mette per ben 53 volte. L’ultima il 14 ottobre. Ma nonostante gli scandali, nonostante le profonde spaccature nel partito, nonostante le pesantissime sconfitte registrate alle amministrative, in particolare a Milano e Roma, Berlusconi resiste. Non si difende, ma attacca. Non ripiega davanti all’evidenza della realtà, ma la nega. Usa le sue tv, i giornali, i giornalisti da sempre amici e cavalier serventi per omettere, camuffare, confondere. Ma per quanto riesca a spacciare per “ragazze che necessitavano di aiuto” delle prostitute, non riesce a beffare la crisi. Che si presenta nel peggiore dei modi.

Colpisce pesantemente il Paese e rischia di trascinare a fondo anche gli stati della Comunità. Comincia un braccio di ferro surreale tra il premier italiano, che insiste nel rassicurare a parole fingendo che nel Belpaese vada tutto bene, e la cancelliera tedesca Angela Merkel che, insieme a Nicolas Sarkozy, costringono Berlusconi a dare delle risposte concrete e immediate. Loro due che, dopo aver incontrato il Cavaliere, rispondono alla stampa con dei sorrisi imbarazzati sulle garanzie fornite dal premier di Arcore confermano quanto l’Italia sia ormai considerata solo un problema. E’ il 24 ottobre. E gli italiani da qualche giorno hanno imparato una nuova parola: spread. Un numero che indica la differenza percentuale fra due rendimenti. In particolare si fa riferimento a quello tra il rendimento dei Bund tedeschi e dei Btp italiani. Cioè tra obbligazioni governative, titoli con cui gli stati incassano dei soldi per poi restituirli anni dopo con gli interessi. Ecco, il rendimento di quelli italiani in pratica arriva quasi a zero. Se possibile, ancora meno. L’Italia ha un’economia in stagnazione, rischia la recessione, deve intervenire. Ma Berlusconi promette manovre economiche, annuncia interventi strutturali. Poi va al G20 e non porta un piano adeguato alla crisi. Lo spread tocca punti sempre più alti. Fino al 12 novembre.

Poco dopo le 12: comincia a circolare la voce che Silvio Berlusconi sia prossimo a salire al Quirinale per dimettersi. Lo spread precipita di quasi cento punti, un salto impressionante che, secondo gli analisti e gli osservatori politici, è dovuto all’annuncio dell’addio del Cavaliere: se lui lascia i mercati reagiscono positivamente. Ma dopo appena due ore Berlusconi smentisce di volersi dimettere. E lo spread riprende a correre. Altra conferma. Si fermerà. Quando il premier prende la strada per il Quirinale. Giorgio Napolitano lo aspetta da ore. Con lui migliaia di persone che nell’ultimo giorno del Caimano, si riuniscono davanti a molti dei Palazzi simbolo del potere romano. In particolare al Colle. Dove festeggeranno, l’addio di un uomo sfiancato dalle escort e ucciso dallo spread.
 
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Lorenzo, re delle nevi
"Rossi? Tornerà a vincere"

MILANO, 23 dicembre 2011

I propositi del maiorchino della Yamaha, in relax sulle piste di Andorra: "Spero in una M1 migliore del 2011 per puntare al successo; Vale ha avuto delle difficoltà, ma ha tutto per riscattarsi", ha detto alla tv spagnola TeleCinco


Jorge Lorenzo, 24 anni, in azione con la motoslitta ad Andorra
Jorge Lorenzo, 24 anni, in azione con la motoslitta ad Andorra
Ha ceduto il n.1, ma è stato l’unico ad aver cercato di contenere Stoner nella conquista al titolo: Jorge Lorenzo ha provato con il suo talento ad andare oltre i limiti di una Yamaha meno performante di quella che gli diede la corona iridata nel 2010, ha conquistato tre GP, è stato anche in testa al Mondiale nella prima parte della stagione, ma poi ha dovuto osare troppo nell'inseguimento all'australiano e alla sua fenomenale Honda e ha dovuto anche chiudere anticipatamente - e dolorosamente - la stagione per la caduta nel warm up di Phillip Island in cui ci ha rimesso la falangetta di un dito della mano sinistra, con conseguente intervento chirurgico. Adesso il recupero è quasi del tutto ultimato e il maiorchino della Yamaha si concede anche dei momenti di relax, come quelli passati sulle nevi di Andorra, dove si è divertito con un altro tipo di mezzo a motore, la motoslitta. "È stata molto divertente da provare - ha detto -, ma davvero difficile da guidare, soprattutto per i movimenti del corpo".
Gazzetta TV
 
propositi per il 2012 — Fra poco più di un mese, però, si tornerà già in pista nei test di Sepang e l'occhio di Lorenzo è già là, alla nuova stagione. “Sono nella fase finale della riabilitazione , mi sto allenando sulle moto da cross e per fine gennaio sarò ok - ha detto Jorge alla tv spagnola TeleCinco -. Gli ingegneri giapponesi stanno lavorando duramente sulla nuova M1, mi piacerebbe che avesse molta più potenza rispetto all’800 e che fosse la moto perfetta, ma mi basterebbe che fosse migliore di quella del 2011: essere stato vicecampione del mondo è un gran risultato, ma noi vogliamo vincere”.

Jorge Lorenzo in un momento di relax su una moto inedita
Jorge Lorenzo in un momento di relax su una moto inedita
"rossi? rivincerà" — Poi Lorenzo commenta la difficile stagione di Valentino Rossi e prevede la nascita di un'altra stella spagnola, Marquez. "Valentino - ha detto Jorge - ha avuto delle difficoltà evidenti, ma lui vuole tornare a vincere e ha il talento, la velocità e l’esperienza sufficienti per farlo. Marc Marquez, poi, ha vinto in 125 e al primo anno ha lottato per il titolo in Moto2, arriverà presto in MotoGP e non ci metterà molto a puntare in alto”.
regalo di natale — Infine, il pacco dono che Lorenzo vorrebbe da Babbo Natale: "La salute - dice senza esito -, è la cosa più importante, per me e per le persone a cui tengo. Il resto proverò a metterlo io".
Gasport© RIPRODUZIONE RISERVATA