venerdì 10 febbraio 2012

ahahahaha

Greenpeace premia Google
Apple resta in maglia nera

L'organizzazione ambientalista ha diffuso la classifica aggiornata delle aziende di information technology più impegnate nella difesa del clima. Dietro il motore di ricerca ci sono Cisco ed Ericsson

ROMA - Apple sarà anche cool, nel senso di "fico", ma non lo è affatto nel senso letterale di "fresco". Questo è almeno il giudizio di Greenpeace che stronca ancora una volta il colosso informatico fondato da Steve Jobs definendolo un'azienda totalmente disinteressata al contrasto del riscaldamento globale.

L'organizzazione ambientalista ha diffuso oggi la quinta versione della sua classifica "Cool IT", il ranking "energetico" del settore delle tecnologie informatiche. In testa, grazie ad una robusta e consolidata attenzione 1 alle politiche per la salvaguardia del clima, si piazza Google, seguita da Cisco ed Ericsson (qui la classifica completa 2).

"Questa nuova versione dello studio di Greenpeace - spiega una nota dell'associazione - classifica ventuno aziende del settore IT secondo tre distinti parametri: politiche di approvvigionamento energetico e di efficienza, disponibilità ad assumere impegni e sviluppare soluzioni per ridurre l'impronta energetica, impegno nella promozione delle fonti pulite". "Google - precisa ancora il comunicato - ha ottenuto la miglior performance soprattutto in virtù del suo sostegno a politiche di salvaguardia del clima sia negli Stati Uniti (per l'energia pulita) che in Europa (per l'innalzamento dei target sulla riduzione dei gas serra dal 20% al 30% al 2020)".

Una politica agli antipodi rispetto a quella adottata da Apple, che non entra neppure in classifica in quanto secondo Greenpeace "nonostante profitti record ed enorme disponibilità di fondi da investire, non ha mostrato alcuna leadership nel settore energetico né ha deciso di sfruttare opportunità e soluzioni già adottate da alcune aziende concorrenti".

Non è la prima volta che l'organizzazione ambientalista e Apple entrano in rotta di collisione. Lo scorso aprile Greenpeace aveva già ribattezzato il colosso di Cupertino come "l'azienda tecnologica meno verde al mondo", mentre risale al 2007 la denuncia contro l'iPhone, accusato di essere un concentrato di sostanze tossiche come "pvc, cloro, ftalati e molti composti ritardanti di fiamma a base di bromo".

"I colossi delle nuove tecnologie - commenta oggi Andrea Boraschi, responsabile della campagna Energia e Clima di Greenpeace Italia - hanno le potenzialità per cambiare i modi di produzione e utilizzo dell'energia. La nostra ricerca premia Google per la coerenza dei suoi investimenti con le linee di sviluppo sostenibile che l'azienda rivendica: stanno investendo davvero in energie rinnovabili".

"Insieme a Google - ricorda ancora Boraschi - anche Cisco e Dell si distinguono per essere riuscite a rifornire, a livello globale, ciascuna delle loro infrastrutture con almeno il 20 per cento di energia da fonti rinnovabili. Un altro esempio virtuoso di leadership ambientale viene dall'azienda giapponese di telecomunicazioni Softbank, che ha sostenuto l'immediato abbandono dell'energia nucleare e l'uso di fonti pulite e sicure nel dibattito successivo alla tragedia di Fukushima".

Esclusa dalla classifica anche Facebook, ma per ragioni differenti da Apple. Finito lo scorso anno nel mirino di Greenpeace, il social network ha di recente cambiato radicalmente le sue politiche impegnandosi a utilizzare energia da fonti rinnovabili e annunciando una partnership con Opower per permettere agli utenti di valutare analiticamente i loro consumi energetici. Per questo l'organizzazione ambientalista si riserva di includere Facebook nella prossima classifica.

Ecco la classifica completa:

1. Google: 53 punti
2. Cisco: 49 punti
3. Ericsson: 48 punti
3. Fujitsu: 48 punti
5. Vodafone: 45 punti
6. Alcatel-Lucent: 40 punti
7. Sharp: 38 punti
7. Softbank: 38 punti
9. IBM: 35 punti
10. HP: 34 punti
11. Wipro: 33 punti
12. Dell: 29 punti
13. Microsoft: 25 punti
13. SAP: 23 punti
15. AT&T: 22 punti
16. HCL: 21 punti
17. NTT: 19 punti
18. NEC: 15 punti
19. Telefónica: 11 punti
19. TCS: 11 punti
21. Oracle: 10 punti
  (08 febbraio 2012)
 
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Valentino operato alla gamba
"Rimosso un chiodo, lui è ok"

MILANO, 6 febbraio 2012

Rossi sotto i ferri a Cattolica all'arto fratturato nell'incidente al Mugello del 2010: intervento di un'ora, perfettamente riuscito. "Sta bene - ha detto il chirurgo Lucidi -, ora 4-5 giorni di riposo, poi la riabilitazione". "Grazie a tutti", ha poi detto il pesarese via Twitter


Valentino Rossi dopo l'incidente al Mugello del 2010. Reuters
Valentino Rossi dopo l'incidente al Mugello del 2010. Reuters
Intervento chirurgico in mattinata per Valentino Rossi, operato all'Ospedale Cervesi di Cattolica per la rimozione di un chiodo, inserito nella gamba destra a seguito dell'incidente al Mugello del 2010. A operarlo il dottor Giannicola Lucidi, primario dell'Ortopedia dell'Ospedale di Rimini, e il dottor Marco Trono, dello stesso reparto; presente pure il professor Giuseppe Porcellini, primario del reparto di Ortopedia di Cattolica.
"vale sta bene" — L'operazione, cominciata alle 10 e terminata alle 11, è andata bene - ha detto il professor Lucidi -. Valentino l'ho visto in mattinata e si è svegliato bene". Il pilota è stato operato dall'equipe riminese, che si occupa in particolare degli arti inferiori, ma ha chiesto di poter essere operato a Cattolica, dove conosce i sanitari e dove svolge la riabilitazione. L'intervento era stato programmato da tempo ed è andato bene. "Valentino ha scelto Cattolica - conclude Lucidi - perchè vi si è trovato bene ed è vicino a casa". Il pilota, che ha manifestato l'intenzione di lasciare l'ospedale in giornata, dovrà osservare quattro-cinque giorni di riposo poi iniziare la riabilitazione. Anche la Ducati conferma che Rossi sarà regolarmente al via della seconda sessione di test in Malesia, dal 28 febbraio al 1 marzo.
grazie su twitter — Valentino Rossi ha poi ringraziato a modo suo, via Twitter: "Grazie al dottor Lucidi, al dottor Porcellini, a Giorgio e a tutti i ragazzi dell'ospedale di Cattolica: sto cercando di fare una foto al chiodo".
Gasport© RIPRODUZIONE RISERVATA

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Doppio stipendio allo scienziato
per rimanere alla guida dell'Ingv

Cattedra ad personam per Giardini, in ballo 100mila euro. Il ricercatore è dimissionario per protesta contro un "emolumento" troppo basso. Oggi la decisione in una commissione del dipartimento. Ma molti membri sono contrari di ELENA DUSI

ROMA - Di tutte le dimissioni presentate in Italia, quelle di Domenico Giardini da presidente dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv 1) sono le più mercanteggiate. Presentate il 22 dicembre 2011, prorogate a più riprese fino alla fine di febbraio, a convincerlo a ritirarle potrebbe arrivare ora una cattedra all'università La Sapienza di Roma, con uno stipendio che tocca i 100mila euro lordi l'anno, da aggiungersi ai 115 di indennità come presidente dell'Ingv.

Stamattina però alla Sapienza sono previste scintille. Il consiglio del dipartimento di Scienze della Terra che alle 11 ha all'ordine del giorno l'"eventuale chiamata diretta del prof. Domenico Giardini" si preannuncia infuocato. L'offerta di un insegnamento come integrazione dell'indennità da presidente dell'Ingv ha fatto infuriare molti nell'ateneo romano. Né istituire una cattedra in questi tempi di magra per le università e per i giovani ricercatori appare una procedura semplice. Oggi verrà sentito il parere dei 12 ordinari del dipartimento dove Giardini dovrebbe andare a insegnare Fisica della terra solida, materia svolta attualmente da un direttore di ricerca dell'Ingv, Claudio Chiarabba, con un co. co. co da 2.603,14 euro lordi l'anno. In un altro consiglio di dipartimento il 14 è prevista la relazione del direttore. Poi ci sarà da affrontare il nodo più ostico: lo stipendio. "Il precedente ministro, Mariastella Gelmini, su nostra richiesta, ci aveva garantito in una lettera che se ne sarebbe occupato il Ministero dell'Università" spiega il prorettore della Sapienza, Giancarlo Ruocco. "Ma con l'arrivo del nuovo ministro Francesco Profumo, non abbiamo certezza di quel che avverrà".

Anche per il Ministero dell'Università l'addio di Giardini non è affatto irrevocabile e una soluzione per convincere il sismologo a restare all'Ingv è allo studio. Le dimissioni del 22 dicembre, spiegano al Ministero, sarebbero frutto di una "rigidità" del sistema italiano della ricerca, che non permette libertà di contrattazione fra le parti. Non consente cioè di adeguare lo stipendio alle richieste di chi assume l'incarico.
La riduzione dell'indennità del presidente dell'Ingv da 135mila euro a 115mila, avvenuta lo scorso luglio con la fine del mandato di Enzo Boschi, viene considerato un altro elemento all'origine dell'impasse odierna. Secondo Il Foglietto della Ricerca, l'agenzia del sindacato Usi-Ricerca, la lettera di dimissioni sarebbe partita "dopo una frenetica girandola di consultazioni in cui il Miur avrebbe chiesto a quello della Funzione Pubblica se fosse stato possibile dare un aumento a Giardini, incassando un secco diniego".

Basterà l'operazione Sapienza a far ritirare definitivamente le dimissioni? Il presidente dell'Ingv non si sbilancia: "Al momento non ho risposte da dare. Ne riparleremo quando la vicenda sarà conclusa". Le sue dimissioni sono state presentate il 22 dicembre 2011. Poi prorogate al 31 gennaio 2012 su richiesta del Cda dell'Ingv. Poi slittate ancora al primo marzo. Accettate dal Ministero dell'Università il 31 gennaio, sono state contraddette dal direttore generale dell'Ingv Tullio Pepe il 7 febbraio: "Al Ministero sono in corso sondaggi per ricercare entro il 29 febbraio la soluzione alle difficoltà".

La cattedra alla Sapienza rientra nel quadro di questi sondaggi. Ma se l'operazione dovesse andare in porto, Giardini ritirare le sue dimissioni e Profumo l'accettazione delle dimissioni stesse, il sismologo si ritroverebbe con tre lavori contemporaneamente. Attualmente infatti Giardini - che si è laureato in Fisica a Bologna, ha lavorato 4 anni ad Harvard ed è stato direttore del Servizio sismologico svizzero - insegna anche sismologia e geodinamica all'Istituto tecnologico di Zurigo. "Lavoro in Svizzera da 15 anni - spiega - e per lavorare in Italia ho chiesto l'aspettativa all'80%". Anche se la chiamata diretta alla Sapienza prevede il part time, oggi al Consiglio di dipartimento si discuterà della capacità di un'unica persona di ricoprire tre incarichi in due nazioni diverse. Uno degli impieghi - la presidenza dell'Ingv - ha tra l'altro a che fare con un rischio sismico per sua natura imprevedibile.

L'affaire Giardini si aggiunge alle dimissioni presentate da altri due presidenti di enti di ricerca italiani: Francesco Profumo e Corrado Clini, che il 30 gennaio hanno lasciato la guida del Cnr e dell'Area Science Park di Trieste per incompatibilità con gli incarichi di ministro. Su un totale di 11 enti di ricerca pubblici, ben 3 si ritrovano ora senza una guida chiara. La scelta fatta dall'ex ministro Mariastella Gelmini quel 10 agosto di un anno fa non sembra sia stata baciata dalla fortuna.
(09 febbraio 2012)
 

giovedì 9 febbraio 2012

già........

Alonso: noie e distacco a Jerez
È a 2" dalla Lotus di Grosjean

JEREZ (Spagna), 9 febbraio 2012

Terza giornata di test: la Ferrari dello spagnolo a lungo ferma ai box per guai idraulici, poi gira poco e resta lontana, sia dal francese, il più veloce con le vetture 2012, sia dalla McLaren di Hamilton, molto vicina a Vettel

Fernanado Alonso in pista a Jerez nei test di F.1. Reuters
Fernanado Alonso in pista a Jerez nei test di F.1. Reuters
C’erano 4-5 mila persone oggi, nel terzo giorno di test a Jerez, ad assistere al primo collaudo di Fernando Alonso con la F2012 ma si saranno davvero divertiti? Solo Jules Bianchi, che ha rovinato la Force India dopo appena due giri, e Sergio Perez, che è rimasto fermo ai box a lungo per sostituire il filtro dell’olio del cambio, hanno girato meno dello spagnolo, bloccato a metà mattina da un problema idraulico. E quando è stato in pista, Fernando non ha di certo contribuito ad accendere speranze in vista della stagione che scatterà il 18 marzo a Melbourne. Certo da qui all’Australia ci sono oltre alla giornata di domani, altri due importanti sessioni di collaudi su una pista assai più probante di questa - quella di Montmelò - e la Ferrari potrebbe anche mostrare quel potenziale del quale parlava ieri Massa. Ma alla resa dei conti Fernando è rimasto a 4 decimi dalla barriera dell’1’20", che invece hanno infranto con facilità il debuttante Vergne (Toro Rosso) e Perez (Sauber).
Romain Grosjean, in evidenza con la Lotus E20 a Jerez. Ap
Romain Grosjean, in evidenza con la Lotus E20 a Jerez. Ap
Balzo mancato — La Ferrari ripete che sta raccogliendo dati (ed effettivamente sono stati tanti i passaggi a velocità moderata sul rettifilo) ma di certo al terzo giorno di collaudi ci si sarebbe aspettati un passo avanti. Come ha fatto ad esempio la McLaren con Hamilton che è arrivato a 0"167 da Vettel (1’19"297), il quale, al debutto con la RB8, ha già raggiunto il limite di Webber (ieri spettatore ai box insieme a Mateschitz, il signor Red Bull, e a Helmut Marko). Ma i due campioni del mondo nella lista dei tempi si sono dovuti inchinare oltre che alla solita Mercedes 2011 - ieri Nico Rosberg è sceso sino a 1’17"613 - anche a Romain Grosjean: il francese ha preso il posto di Raikkonen ed è andato subito fortissimo a dimostrazione che la Lotus sembra nata bene ed è facile da guidare così come la Toro Rosso di Giorgio Ascanelli. Infine, da ricordare che la Sauber è stata la prima a modificare notevolmente l’aerodinamica, cambiando la parte terminale della carrozzeria e si è visto per la prima volta Senna con la Williams. Per i nostalgici di Ayrton un bel tuffo al cuore. Domani conclusione con 3 campioni del mondo in pista: Alonso, Hamilton e Vettel.
I TEMPI DI GIOVEDì 9 FEBBRAIO: 1. Rosberg (Mercedes 2011) 1’17"613 (118 giri); 2. Grosjean (Lotus) 1’18"419 (117); 3. Vettel (Red Bull) 1’19"297 (96), 4. Hamilton (McLaren) 1’19"464 (80); 5. Vergne (Toro Rosso) 1’19"734 (79); 6. Perez (Sauber) 1’19"770 (48); 7. Alonso (Ferrari) 1’20"412 (67); 8. Senna (Williams) 1’21"293 (125); 9. Van Der Garde (Caterham) 1’23"324 (74); 10. Bianchi (Force India) s.t.
Record: M. Schumacher (Ferrari) 1’15"650 (2004).
dal nostro inviato
Andrea Cremonesi© RIPRODUZIONE RISERVATA
 
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Pdl, odore di bruciato dietro al boom di iscritti
“Una guerra che rischia di finire in tribunale” 

Il partito di Berlusconi è diventato un covo di rancori. La prima a sollevare il caos è stata la deputata Bertolini, segretario a Modena: "C'è chi stacca tessere facili con rischio di infiltrazioni malavitose". Giovanardi replica: "Affermazioni indegne". Ma dietro all'esplosione di adesioni ci sarebbero solo grandi manovre tra le correnti per vincere i congressi provinciali. Una situazione che rischia di sfuggire di mano anche al responsabile regionale Berselli
Il partito dell’amore lo chiamava Silvio Berlusconi nei primi mesi dopo la nascita del suo Popolo della libertà. Ma i tempi sono cambiati. Soprattutto lungo la via Emilia dove c’è sì un boom di iscritti, ma sul quale i primi a lanciare sospetti sono i dirigenti del partito stesso. Così, alla vigilia dei congressi provinciali, i primi nella storia del Pdl e in tutta la storia del berlusconismo politico, il partito di via dell’Umiltà appare lacerato e diviso, pieno di sospetti e in balia di una guerra interna che in alcune città potrebbe addirittura finire in tribunale.

Sono proprio le adesioni al movimento guidato da Angelino Alfano il pomo della discordia che, non solo in Emilia Romagna, sta mettendo in crisi questa prima “mobilitazione nazionale”. Molti esponenti del partito, dalla Puglia al Lazio, dal Veneto alla Calabria, hanno denunciato un anomalo aumento delle tessere. Ora le voci iniziano ad alzarsi anche dall’Emilia Romagna, terra rossa capace di dare comunque al berlusconismo personaggi del calibro di Carlo Giovanardi, Filippo Berselli, Anna Maria Bernini, Giuliano Cazzola.

La prima a sollevare critiche sul tesseramento era stata la deputata modenese Isabella Bertolini, la stessa che a novembre fu tra le prime a mettere in dubbio la fiducia all’allora premier Berlusconi. La parlamentare, alla vigilia del prossimo congresso (in cui è candidata), ha prima denunciato un boom di iscritti in provincia di Modena, da poche centinaia a 5.600. Poi ha rimarcato un fenomeno che, se verificato sarebbe molto grave: la presenza di individui sospetti tra le nuove adesioni: “Leggo cognomi come Zagaria che mi auguro non siano parenti dei noti camorristi del clan dei Casalesi. Non voglio passare per razzista né ho strumenti per sapere chi sono questi neo-iscritti ma i sospetti restano. Il mio timore è che qualcuno possa aver aperto loro la porta, per questo ho informato il segretario Angelino Alfano e sono in attesa di una risposta”. Immediata la replica di Giovanardi, nemico storico della Bertolini: “Indegno criminalizzare chi è nato in alcune province del Meridione”.

Scendendo lungo la via Emilia fino al punto più a est c’è Rimini, dove Gioenzo Renzi, ex consigliere regionale, ex Alleanza nazionale ed ex candidato sindaco sconfitto alle elezioni di maggio, denuncia “iscrizioni triplicate” in provincia: da 901 del 2010 a 2.386 del 2011 in un mese. “Non solo – spiega Renzi – dei 901, ben 338 non hanno rinnovato ala tessera. Gli iscritti ex novo, cioè mai visti prima, nel 2011 sono stati 1.823”. Renzi porta dei casi emblematici dai centri della Riviera: “A Bellaria si è passati da 69 a 220, ma di quei 69, 33 non hanno rinnovato. Dunque – conclude l’ex candidato sindaco – ci sono 187 iscritti ex novo. Stesso discorso a Riccione”.

L’accusa al gruppo dirigente provinciale, guidato da Marco Lombardi, è molto pesante: “Mi sembra che a molta gente quello che interessa siano i pacchetti delle tessere, non il dibattito interno. Noi non siamo andati a destra e a manca a cercare gente che magari si vede solo un giorno al congresso. Oggi – prosegue Renzi – non è individuabile nemmeno chi fa le tessere: una volta invece servivano due persone per presentarlo”.

Il consigliere regionale Lombardi, coordinatore uscente e sostenitore del candidato ciellino Fabrizio Miserocchi, replica. “È fisiologico l’aumento degli iscritti prima di un congresso. Io stesso negli anni precedenti non andavo alla ricerca di iscritti, quest’anno sì”. E i risultati si notano, si potrebbe aggiungere. “Ci sono tre ex An che fanno 250 iscritti a testa, poi una componente di Cl che ne fa circa 300. Io e l’onorevole Sergio Pizzolante facciamo il resto”. Cioè quasi 1.500 tessere, facendo due conti.

Ma come ci iscrive al Pdl? Via internet o con un modulo cartaceo spedito a Roma. Ogni iscrizione ha un suo singolo bollettino di pagamento (10 euro l’iscrizione per il solo voto attivo, con 50 euro si può anche essere eletti a una carica) con allegata fotocopia del documento d’identità.

Lombardi allontana qualunque insinuazione di iscrizioni fasulle: “Stanno venendo fuori robe di questo genere in giro per l’Italia, proprio per questo non mi va di essere accomunato a cose poco chiare . Io garantisco su tutti i 2.500 iscritti, ci metto la mano sul fuoco”.

Ad ogni modo il tenace Gioenzo Renzi chiede che almeno vengano inviate delle lettere di convocazione a casa di ogni iscritto per invitarlo al prossimo congresso del 26 febbraio.

Una procedura simile a quella già adottata a Bologna. Anche nel capoluogo tuttavia non è mancata qualche ombra sul tesseramento, segnalata dal vice-coordinatore cittadino e consigliere regionale, Galeazzo Bignami. Proprio per questo sono partite le buste, iscritto per iscritto. “Si tratta di qualche decina di imprecisioni su un totale di 2.800 iscritti regolari – spiega – sarei sorpreso se gli errori superassero l’1 %”.

Per sgombrare il campo dai sospetti il consigliere regionale ha preferito quindi verificare le iscrizioni del capoluogo una a una, facendo inviare ai tesserati una lettera di conferma. “Li abbiamo contattati per essere sicuri che non ci fossero irregolarità, e nel momento in cui abbiamo individuato tessere-fantasma non rivendicate, l’abbiamo segnalato a Roma”.

Nella procedura di adesione ci possono essere delle insidie. Il documento d’identità da allegare può essere presentato anche successivamente, a eccezione degli ex iscritti ad An e Forza Italia, che sono esentati. In alcune liste preparate per i prossimi congressi, per esempio, sono stati rintracciati nomi di ex-iscritti, nonostante non avessero mai rinnovato la tessera. “Questi sono banali errori del sistema informatico che aveva bisogno di essere aggiornato, ma a Bologna ci sono stati anche diversi casi di omonimie. Ad ogni modo correggeranno a Roma”.

Insomma, anche per Bignami qualcosa non torna, ma di certo il consigliere si tiene ben distante dai colleghi di partito di Rimini e Modena, anche perché sotto le Due torri un’esplosione di iscrizioni non c’è stata, anzi. Se erano 3 mila nel 2010, sono 2.800 oggi. “Giusto tenere alta l’attenzione, ma se qualcuno pensa che ci siano rischi d’infiltrazioni vada in Procura”.

Sulla stessa linea il coordinatore regionale, Filippo Berselli. Per lui le accuse sono “balle senza fondamento”. Secondo il senatore, chi semina sospetti lo fa perché ha bisogno di mascherare la realtà. Un gesto dettato dalla disperazione, insomma: “Sia Renzi sia Bertolini sanno di non avere speranze ai congressi provinciali, per questo ora cercano giustificazioni. Ma se hanno elementi concreti facciano delle denunce direttamente alla magistratura”. Da Roma un altro deputato influente, il bolognese Giuliano Cazzola, chiede comunque di tenere gli occhi aperti e invita il centro, cioè Roma, ad adottare “procedure più severe ”.

Questo è il Pdl in Regione. Ora con lo scioglimento delle nevi che ricoprono la regione da est a ovest, quello che rimarrà a terra dopo i congressi e i veleni da esercito ormai senza guida, potrebbe essere il vecchio contenitore del partito di plastica berlusconiano.

di Giulia Zaccariello e David Marceddu
 
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IL DOCUMENTO

Marijuana, Lsd e i suoi nemici
Così l'Fbi spiava Steve Jobs

Nei file che l'Fbi ha desecretato dopo più di trent'anni alcuni aspetti rimasti finora oscuri del fondatore di Apple. Le relazioni fatte quando era stato defenestrato dalla sua azienda ed era stato adocchiato da George Bush padre per qualche incarico all'interno dell'amministrazione Usa dal nostro inviato ANGELO AQUARO

NEW YORK - L'uomo che il mondo intero ha celebrato come il nuovo Thomas Edison aveva la tendenza "a piegare la verità e distogliere la realtà per il conseguimento dei suoi obiettivi". Mica male per il Grande Comunicatore che ha sedotto il pianeta con i suoi iPhone, iPad e i Mac. Ecco Steve Jobs come non lo avete mai visto: nei file che l'Fbi ha desegretato dopo più di trent'anni. E che mettono in luce gli aspetti rimasti finora più oscuri.

I FILE DELL'FBI 1(FOTO) 2 - (Pdf) 3
Per carità: i federali ci assicurano sul fatto che Steve non aveva "parenti stretti in paesi controllati dai regimi comunisti". Però lo Zio Sam sì che aveva da preoccuparsi per quel ragazzone: "Alcune testimonianze suggeriscono che in passato abbia fatto uso di droghe". Come se fosse una sorpresa trovare la traccia di qualche canna, e magari qualcosa di più, nella California degli anni post hippy.

Ma perché gli uomini speciali della polizia fondata da Edgar J. Hoover tenevano sotto controllo il papà della Apple? L'innovatore della Silicon Valley era stato adocchiato George H. W. Bush per qualche incarico all'interno dell'amministrazione: e in questi casi è consueto un pre-screening per scoprire se il candidato ha qualche scheletro nell'armadio. Steve era stato poi anche protagonista di un fattaccio di cronaca: un ricatto da 1 milione di dollari di un pazzo che nel 1985 sosteneva di aver piazzato una bomba nella casa sua e di altri capoccia della Mela.

Quando è spiato dai federali SuperSteve non era però già più il capo del marchio che aveva lanciato la sfida a Bill Gates con quei computer superfacili che avrebbero cambiato il mondo: proprio nell'85 era stato defenestrato nella guerra interna e al comando della Mela sarebbe tornato solo nel 1996.

Nelle carte non si rivela nessun tipo particolare di reato. Ma si esprime preoccupazione appunto per quel passato da freakettone simpatizzante delle droghe. Non solo leggere: oltre alla marijuana c'era anche Lsd. E poi quell'accenno - nelle testimonianze di chi lo aveva conosciuto bene - alla sua "onestà". "Alcuni testimoni dubitano della sua onestà" si legge letteralmente nelle carte dei superpoliziotti. Solo le chiacchiere di qualche invidioso nel mondo già allora divisissimo della Silicon Valley? Sembra un film. E proprio un film da lì a poco avrebbe cambiato ancora una volta la vita di Steve. Mentre era sotto inchiesta il grande Steve stava lavorando a "Toy Story": il giocattolo che avrebbe rimesso in piedi la sua Pixar e l'avrebbe nel tempo riportato alla guida della Mela. Grazie alla sua straordinaria capacità - come diceva l'Fbi - di "distorcere la realtà": soprattutto giocando con la fantasia.
(09 febbraio 2012)

sabato 4 febbraio 2012

ahaahhaha

La guerra delle biomasse
"Ecomostro minaccia l'Oasi"

Colpo di mano del Commissario decaduto che dà il via ai lavori, il Comune fa ricorso per bloccare l'impianto. Il timore degli ambientalisti: potrebbe trasformarsi in un gigantesco inceneritore con gravi danni alla Laguna di GIOVANNI VALENTINI


ORBETELLO - A osservarla dal bosco dell'Oasi di Patanella, affidata al Wwf, la laguna di Orbetello sembra un pezzo di paradiso, incontaminato e pacifico. Eppure, la sua quiete primordiale è minacciata oggi da un'imprevedibile "guerra delle alghe" che rischia di ripercuotersi sulla tranquillità dei residenti, ma anche dei turisti e dei villeggianti estivi che compongono la comunità dell'Argentario. Le alghe sono quelle che vegetano nell'acqua salmastra della laguna, al di là del loro ciclo fisiologico, per effetto di una proliferazione abnorme alimentata dalle sostanze nutritive che si depositano sul fondo. Il fenomeno dura ormai da molto tempo, con un impatto ambientale di ordine estetico e soprattutto biologico: le altre piante vengono soffocate, i pesci non sopravvivono, il paesaggio ne risulta alterato. E neppure il Commissario delegato al risanamento della Laguna di Orbetello, carica istituita ormai da quasi vent'anni, è riuscito mai a risolverlo.

Poi, improvvisamente, alla fine del 2011 arriva il colpo di scena: o forse bisognerebbe dire meglio, il colpo di mano. Pochi giorni prima della scadenza del suo mandato, fissata al 31 dicembre, il Commissario Rolando Di Vincenzo, già due volte sindaco di Orbetello e notoriamente vicino all'ex ministro Altero Matteoli, annuncia alla stampa l'avvio dei lavori per "gli interventi di adeguamento ambientale dell'impianto provvisorio di trattamento delle biomasse algali in località Patanella". In realtà, a novembre il progetto
era stato sottoposto all'esame del Comune di Orbetello. Ma la giunta guidata dal sindaco Monica Paffetti (Pd) aveva ritenuto che - nonostante la dichiarata "provvisorietà" - fosse necessario sottoporlo alla procedura di VIA (valutazione di impatto ambientale), in quanto "parte tecnicamente essenziale di quello definitivo". Fatto sta che ora, di fronte all'improvvisa forzatura del Commissario decaduto, l'amministrazione comunale ha deciso di presentare un esposto al Ministero dell'Ambiente e alla Presidenza del Consiglio dei ministri, da cui dipende la nomina del successore di Di Vincenzo, per bloccare i lavori.

A parte le rivalità e le beghe politiche locali, c'è il sospetto che dietro l'impianto per la lavorazione delle alghe e la produzione di biogas si nasconda un'operazione di portata più ampia e soprattutto pericolosa per l'ambiente: quella di un gigantesco bruciatore, inceneritore o termo-valorizzatore, insomma un ecomostro, per smaltire anche materiale d'altro genere. E cioè fanghi, rifiuti umidi, "terre di roccia" e di scavo, come si legge testualmente in uno schema allegato alla parte finale dello stesso progetto. Per di più si calcola che, per trasportare tutto ciò fino all'impianto vicino alla laguna, sulla stradina sterrata che costeggia l'Oasi dovrebbero transitare almeno 1.500-2.000 camion all'anno. Un'invasione motorizzata, insomma, che trasformerebbe quel paradiso in un inferno.

Nell'esposto preparato dall'avvocato Lorenzo Pallesi, si sottolinea il fatto che il Commissario conosceva il parere negativo del Comune fin dal novembre 2010. E lo stesso legale definisce "insussistenti" entrambe le ragioni - di urgenza e per il carattere straordinario dei suoi poteri - addotte da Di Lorenzo per avviare in tutta fretta, proprio alla fine del mandato, i lavori per la realizzazione dell'impianto a biomasse. La tesi di Pallesi, fatta propria dal Comune di Orbetello, è che in realtà l'intento del Commissario è quello di "rendere obbligata la realizzazione del progetto definitivo nel sito e con le modalità da lui prescelte", con il pretesto di evitare uno spreco di denaro pubblico (da una base di 1,1 milioni di euro fino addirittura a 17): insomma, la vecchia logica del fatto compiuto troppo spesso praticata dai nemici dell'ambiente.

Ma quali sono le alternative concrete? Come si può risolvere altrimenti il problema della proliferazione delle alghe nella più grande laguna del Tirreno? "Non raccoglierle e agire invece sulla loro crescita", risponde subito Angelo Properzi, presidente del Wwf per la Provincia di Grosseto: a suo parere, basterebbe aprire qualche canale per movimentare e ossigenare l'acqua, rimuovendo in superficie la componente nutritiva dei fanghi. Il biologo Mario Lenzi conferma: "Bisogna impedire lo sviluppo abnorme delle alghe, per ridurre così lo stress ambientale e favorire la crescita del pesce. Questo circolo virtuoso gioverebbe all'habitat naturale".

Ora l'appuntamento è fissato per il 4 febbraio, giorno in cui la combattiva associazione locale "Colli e laguna", guidata dalla presidente Patrizia Petrillo, 600 iscritti e oltre 6mila contatti su Facebook, ha convocato un'assemblea cittadina. Il timore diffuso è che l'impianto di Patanella possa rivelarsi un "pozzo avvelenato", per realizzare un progetto affaristico che riguarderebbe anche la fantomatica autostrada tirrenica e magari la ristrutturazione dell'ex stabilimento Sitoco (concimi chimici) sull'Aurelia. Tutto lascia prevedere, quindi, che la "guerra delle alghe" sia destinata ad allargarsi. (02 febbraio 2012)
 
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Bossi esulta: “B. si ritira? Problema risolto”
E sulla Lega garantisce: “Nessuna rottura”
Umberto Bossi e Roberto Maroni
“Se Berlusconi si ritira è risolto il problema”. Riapre i battenti il Parlamento Padano e alla seconda seduta si ritrova un regalo dell’ex alleato diventato più che mai scomodo. Così Umberto Bossi può annunciare, soddisfatto, che non serve scaricare Berlusconi perché si è scaricato da solo. “Meglio, cosi diventeremo il partito di maggioranza assoluta del Nord”, dice. Ma rimangono aperti i problemi interni alla Lega. Non solo Roberto Maroni, che sta girando il Nord Italia a colpi di due o tre incontri pubblici, con un’agenda da rock star; ma anche gli aspiranti secessionisti dal partito. Come Flavio Tosi. Che vuole presentarsi alle prossime amministrative con una propria lista. Ieri il fortino di Via Bellerio ha deciso che le liste civiche possono essere presentate liberamente nei comuni con meno di 15mila abitanti, per quelli a maggiore densità, invece, deve decidere volta per volta la segreteria federale. Quindi lui, Bossi. E così il Senatùr blocca le speranze del sindaco di Verona: “Non mi pare che Tosi possa presentare una lista civica con il suo nome. Sarebbe danneggiare la Lega. Da Miglio in poi – ha aggiunto – abbiamo sempre evitato le correnti perché ci farebbero diventare un partito come gli altri”. Che non si tratta di correnti ma di vere e proprio lotte intestine è difficile da far notare al Capo che sta seguendo con apprensione quanto accade. Ma tende a sminuire. “Le tensioni ci sono sempre in un partito politico”, dice. “Ma questo non significa che si arriverà ad una rottura”.

Poco dopo, Tosi ha garantito che sarà trovato un accordo. Con un commento lapidario il sindaco di Verona ha risposto a Bossi uscendo dalla riunione del Parlamento Padano. Tosi si è detto fiducioso della riunione del Consiglio Nazionale della Liga Veneta prevista per oggi. L’incontro, che dovrebbe essere dedicato a decidere le date dei congressi, potrebbe rappresentare una prima occasione per cercare un compromesso sulle formazioni da presentare per le comunali della città veneta. Ma il Senatùr detta la linea e torna duramente sull’argomento: “A Verona ci sarà solo la lista della Lega Nord“, dice. “Oggi c’è il Consiglio nazionale Veneto e penso dirà che non può presentarla”.
 
 
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Ma la F2012 è brutta?
"Basta che sia veloce"

MARANELLO (Modena), 3 febbraio 2012

Il presidente Montezemolo: "È molto brutta. ma innovativa. La bocca mi ha fatto pensare a una grande balena. I piloti però non se ne curino". Il progettista Tombazis: "Poco gradevole, ma molto efficiente"

Quel muso un po' così, a scalino e la squadratura sul davanti, a prima vista hanno fatto storcere il naso a tanti appassionati. La nuova Ferrari F2012 è brutta? Un po' difficile accostare un aggettivo simile a una monoposto di Maranello. Ma a levare tutti dall'imbarazzo su quella linea, mettiamola così, un po' antiestetica, ci ha pensato direttamente il presidente Luca Montezemolo ai microfoni di Sky Sport 24. "È molto brutta ma molto innovativa. Spero soprattutto sia vincente. Ai piloti dico di andare forte, senza pensare se la monoposto sia bella o brutta".
responsabilità — L'importante, insomma, è che sia veloce in pista. "Questa bocca mi ha fatto pensare ad una grande balena. Dietro c'è ricerca e innovazione, con la voglia di fare qualcosa di rischioso - ha proseguito Montezemolo - sento la responsabilità di vincere e la devono sentire i miei uomini. Abbiamo vinto moltissimo, spesso quando abbiamo perso lo abbiamo fatto all'ultima gara. Dal 1997 a oggi, ad eccezione di 2 stagioni abbiamo vinto il Mondiale o lo abbiamo perso all'ultima gara. Non dico che vorrei vincere con grande anticipo come è successo nel 2004, ma almeno con 2-3 gare di margine. Ogni presentazione è un'emozione diversa, è normale che ci sia ansia. Bisogna aspettare la prima gara, non voglio nemmeno pensare all'idea di inseguire. Ho chiesto alla squadra di pensare anche ai dettagli della preparazione: spero che questo grande lavoro possa essere premiato".
effetti aerodinamici — Sul muso può dire bene la sua opinione anche Nikolas Tombazis, capo progettista di questa F2012: "Il muso? Poco gradevole, ma molto efficiente - ha detto - l'ala anteriore deriva dall'ala che abbiamo introdotto nella fase finale della scorsa stagione. Abbiamo preparato uno sviluppo importante, che potremmo mostrare nel terzo test pre-stagionale. Il muso magari non è gradevole dal punto di vista estetico, ma ci ha consentito di alzare il più possibile la parte inferiore del telaio. La sospensione anteriore rappresenta una delle novità, abbiamo fatto un lavoro intenso per ottenere effetti aerodinamici senza perdere nulla a livello meccanico. Anche le fiancate rispecchiano l'approccio aggressivo. "Abbiamo modificato gli scarichi in base al nuovo regolamento. Ci sarà da lavorare ancora un bel po' prima della configurazione finale. L'ala posteriore è simile come concetto a quella dello scorso anno. Ma abbiamo lavorato sui dettagli, riteniamo sia più raffinata e performante".

La nuova F2012 nella neve di Fiorano. Colombo
La nuova F2012 nella neve di Fiorano. Colombo
all'estremo — Anche il team principal Stefano Domenicali entra nel dibattito: "Ho visto una macchina spinta all'estremo su tutti i fronti, meccanico, tecnico e spero anche aerodinamica. La prestazione ci dirà se il progetto, discontinuo rispetto al passato, sarà premiato. Non c'è nemmeno bisogno di dire quale sarà l'obiettivo del 2012. Se avremo una monoposto competitiva dall'inizio, potremo lottare fino in fondo: non aggiungo altro".
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venerdì 3 febbraio 2012

mhaaaa....

Troppa neve in Emilia
Nuova Ferrari via web

MARANELLO, 2 febbraio 2012

La casa di Maranello ha deciso di annullare la presentazione di venerdì a causa delle forti nevicate e delle prevedibili difficoltà a raggiungere la sede. Domani sul sito ufficiale foto della nuova monoposto e interviste ai protagonisti

La sede della Ferrari innevata. Colombo
La sede della Ferrari innevata. Colombo
La Ferrari ha deciso di annullare la cerimonia di presentazione della nuova monoposto di F.1, prevista domani alle 10.30. La decisione, spiega la casa del Cavallino, è stata presa per le condizioni meteo "e le prevedibili difficoltà che avrebbero incontrato i circa trecento invitati fra partner, autorità e rappresentanti dei media nel raggiungere Maranello". Le immagini e le informazioni tecniche sulla vettura, corredate con interviste esclusive, saranno disponibili per tutti su www.ferrarif1.com.
senza tregua — La neve, infatti, non ha dato tregua nemmeno la scorsa notte, continuando a cadere su Maranello e sulle aree limitrofe. Anche questa mattina la situazione non mostra cambiamenti. Le previsioni - sottolinea la Ferrari - sono sempre negative, sia sul fronte delle precipitazioni nevose che su quello delle temperature, previste in forte calo. Da qui la decisione di annullare la cerimonia di presentazione della nuova monoposto e di trasferire tutto su Internet.
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Stoner fa il vuoto: record a Sepang
Rossi 5°: "Buon punto di partenza"

SEPANG (Malesia), 2 febbraio 2012

Nell'ultimo giorno di test in Malesia, l'australiano segna il primato della pista, davanti a Lorenzo, a 5 decimi, e Pedrosa. Vale più lontano delle altre giornate, ma soddisfatto: "Va bene, ma piedi per terra: guido meglio, sappiamo dove migliorare e non sono lontano dai migliori"


Casey  Stoner, 26 anni, si volta: gli altri sono già lontani. Afp
Casey Stoner, 26 anni, si volta: gli altri sono già lontani. Afp
Nella terza e ultima giornata di testa in Malesia si impone in modo inesorabile la legge di Casey Stoner su tutta la MotoGP: l'australiano campione del mondo, con la sua Honda Hrc, ha fermato i cronometri sul tempo di 1'59"607, abbassando di più di 1" il suo primato del giorno precedente, ma soprattutto limando di ben 9 decimi il record della pista, fatto registrare da Rossi nel 2009 con 2'00"518. Alle spalle dell'australiano, che aveva detto di puntare soprattutto a lavorare sul chattering della sua RC213V, Jorge Lorenzo, staccato di 591/1000 con la sua Yamaha M1, e Pedrosa, compagno di Stoner sulla Honda Hrc, a 649/1000.
vale incassa 1"2 — Valentino Rossi con la Ducati Desmosedici è 5° a 1"2, il distacco maggiore registrato in questa tre giorni di test, con il tempo di 2'00"824, un crono che alla vigilia delle prove malesi sarebbe stato considerato soddisfacente ("l'obiettivo era di girare in 2'01" - ha detto Vale - e ci siamo riusciti"), alle spalle dell'altra Yamaha, quella di Ben Spies, staccato di 888/1000 e autore di una caduta risoltasi per fortuna senza conseguenze. Sesto posto per un'altra Ducati, quella di Hector Barbera (Team Pramac), che è stato l'ultimo dei piloti a rimanere sotto il 2'01" grazie al suo 2'00"929, a 1"322 dalla vetta. Ottavo Andrea Dovizioso, con la Yamaha del Team Tech 3, a 1"650. Uno scroscio di pioggia dopo pranzo ha fatto concludere in anticipo la sessione, con molti piloti che hanno rinunciato a girare negli ultimi minuti.

Jorge Lorenzo, campione del mondo 2010 con la Yamaha. Ap
Jorge Lorenzo, campione del mondo 2010 con la Yamaha. Ap
lorenzo soddisfatto — "Sono molto, molto soddisfatto - ha detto Jorge Lorenzo -. Ho migliorato il mio record qui, abbiamo provato molte cose, spesso migliorando, e in più sappiamo dove intervenire per il futuro. L'elettronica non è ancora perfetta, dobbiamo renderla più dolce, ma la moto ha molto potenziale e sono ottimista. Gli ingegneri Yamaha hanno fatto un grande lavoro e l'aver realizzato il miglior tempo verso mezzogiorno, quindi con le condizioni più dure, è molto buono".
stoner: "la moto funziona bene" — Il dominatore di questi test, Casey Stoner è felice. "È stato un buon test, anche se abbiamo girato solo due giorni invece di tre siamo riusciti a svolgere un ottimo lavoro. Fisicamente con la schiena non mi sento ancora al massimo, mentre la moto funziona bene. Abbiamo fatto progressi riuscendo a ridurre un po’ il chattering e provando varie cose. Adesso non vedo l’ora di tornare in Svizzera da Adriana e aspettare la nascita della nostra bambina".
preziosi: "Direzione giusta" — C'è soddisfazione nella parola di Filippo Preziosi, direttore generale di Ducati Corse. "Avevamo un chiaro problema lo scorso anno nel 'turning' (far girare la moto) e su quello ci siamo concentrati nell'evoluzione della moto. Temevamo dei problemi di funzionalità con il nuovo telaio perimetrale in alluminio, ma con i test di Checa a Jerez, prima, e poi questi qui in Malesia, abbiamo avuto la conferma che il nostro lavoro è andato nella direzione giusta".

Valentino Rossi, 32 anni, sulla Ducati GP12 a Sepang. Afp
Valentino Rossi, 32 anni, sulla Ducati GP12 a Sepang. Afp
ROSSI: "BENE, MA PIEDI PER TERRA" — Valentino Rossi è soddisfatto, ma prudente: "Siamo contenti, ma teniamo i piedi per terra. Nel team siamo tutti contenti per questi test, 2'00"8 comincia a essere un tempo interessante. Le Honda e le Yamaha sono ancora davanti, ma non sono così lontano dai migliori e consideriamo questo test un punto di partenza". Il pesarese, ora, ha più fiducia in sella alla Desmosedici. "L'anteriore adesso mi permette di guidare meglio - ha detto Rossi -, la moto reagisce bene alle modifiche e abbiamo le idee chiare su cosa ci manca: se riusciremo a migliorare il comportamento della moto in accelerazione potremo fare un consistente passo in avanti. In Ducati il lavoro non si è mai fermato, adesso lavoreremo sulle aree che abbiamo individuato: magari ci vorrà un po', ma alla prima gara manca ancora tempo. Dobbiamo crescere e quindi stiamo con i piedi per terra ma io sono contento di come è andata".
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giovedì 2 febbraio 2012

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Corte dei Conti, le sanzioni mai incassate
sono un tesoro da 490 milioni 

Parliamo delle condanne della procura contabile rimaste sulla carta. Soldi - si stima mezzo miliardo - di cui le casse pubbliche hanno diritto e di cui però non riescono a prendere possesso. Perché? Perché i condannati cercano di non pagare. E spesso ci riescono
La memoria è il tesoro dell’anima”. E non solo dell’anima. Forse i proverbi potrebbero aiutare a scrivere una manovra finanziaria. Perché mentre si annunciano tagli di 3, 8 miliardi alle pensioni, si aumentano gasolio e benzina per mettere in cassa 4, 8 miliardi, ci dimentichiamo di 490 milioni. Un tesoro, appunto. Parliamo delle condanne della Corte dei Conti rimaste sulla carta. Centinaia di milioni di sanzioni inflitte a chi ha provocato un danno allo Stato: cittadini, dipendenti pubblici, imprese. Le casse pubbliche ne hanno diritto e però restano a bocca asciutta. Il Procuratore Lodovico Principato le sta calcolando. Anche il presidente della Corte, Luigi Giampaolino, si sta occupando della questione. Ma fonti giudiziarie già sono in grado di dare una stima: “Siamo vicini al mezzo miliardo”. Il 6 febbraio, all’inaugurazione dell’anno giudiziario della procura contabile, se ne parlerà. Già Mario Ristuccia, l’ultimo Procuratore generale, aveva segnalato il buco. Davanti a lui le autorità schierate avevano ascoltato attentamente, ma oggi siamo da capo: “In relazione alla massa dei residui attivi formatisi … si segnala che nel 2008 la consistenza complessiva dei crediti non riscossi era vicina ai 490 milioni. La quota più consistente era allocata nei capitoli gestiti dai dipartimenti del ministero dell’Economia oltre a quelli, pure cospicui, del Ministero della Difesa, della Giustizia e dell’Interno”.

I ministeri hanno in mano un tesoro, ma non riescono a incassarlo. Erano 490 milioni quattro anni fa e oggi siamo sempre intorno al mezzo miliardo. Ma com’è possibile? Era lo stesso Ristuccia a spiegarlo: “L’entità dei residui dimostra in concreto la persistente propensione a sottrarsi alle conseguenze del giudicato”. In parole semplici: i condannati cercano di non pagare. E spesso ci riescono. Ma com’è possibile? A spiegarlo è uno dei tanti sostituti procuratori della Corte, uno di quei magistrati che ogni giorno vedono le proprie sentenze restare ineseguite: servirebbe un “potenziamento degli strumenti”, ci sarebbe bisogno insomma di nuove leggi: “Adesso è previsto un termine di dieci anni per recuperare il denaro. Troppi, una parte dei crediti passa in cavalleria”. Rimedi? “L’esecuzione invece di essere affidata alle amministrazioni danneggiate potrebbe essere lasciata alle Procure della Corte dei Conti”.

In passato andava peggio: negli anni ‘90 lo Stato incassava circa l’un per cento del denaro cui aveva diritto. Una mancia. La Procura della Corte dei Conti ha tracciato un bilancio dell’attività tra il 2005 e il 2010: si è arrivati a recuperare il 19,8 per cento delle somme stabilite dai giudici. Meno di un quinto del totale. Ma la colpa non è della Corte. Anzi. Basta ripercorrere l’iter necessario per eseguire le sentenze per capire le radici del problema: c’è la sentenza di primo grado, poi quella di secondo, quindi la parola passa alle amministrazioni danneggiate che devono farsi restituire il denaro. Tra corsi e ricorsi ci vogliono anni. Senza contare chi le prova tutte per sottrarsi al pagamento. Certo, una parte di questo tesoro è destinato a restare sulla carta. Spiega Ermete Bogetti, procuratore della Corte dei Conti della Liguria: “Ci sono amministratori infedeli, magari condannati per peculato, che vengono condannati a pagare dieci, venti milioni, perché quello è il danno provocato allo Stato. La sanzione non può essere stabilita in base alle disponibilità dei condannati. Ma incassare una somma simile da un dipendente pubblico è impossibile”. Ma togliamo pure questa fetta, restano centinaia di milioni.

Lo Stato non è un creditore molto aggressivo. Ci sono i pignoramenti, ma anche gli eventuali sequestri rischiano di arrivare quando ormai i beni sono stati “inguattati”. Ricorda Bogetti: “Al massimo si può pignorare un quinto dello stipendio”. Qui lo Stato si dimostra di nuovo benevolo: prendiamo il caso di un funzionario colpevole di peculato e per questo licenziato. Le Corti dei Conti più di una volta hanno puntato sulla liquidazione. Niente da fare: anche il dipendente pubblico che ha truffato lo Stato ha diritto al trattamento di fine rapporto. Al massimo decurtato di un quinto. Tante garanzie per i debitori, poche per il creditore, lo Stato e i cittadini. Quelli che se i soldi finissero nelle casse pubbliche potrebbero sperare di spendere qualche euro in meno di benzina e di Imu.

da Il Fatto Quotidiano del 31 gennaio 2011
 
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Facebook pronto a diventare grande
sarà quotata a Wall Street per 5 miliardi

Il social network creato da Mark Zuckerberg dovrebbe presentare nelle prossime ore i documenti per la quotazione in Borsa. Probabile un'Ipo record da 5 miliardi. Il valore della compagnia stimabile tra i 75 e i 100 miliardi di dollari.

NEW YORK - E' arrivato il giorno in cui Facebook diventa grande: non per il numero di utenti - quello ormai, con 800 milioni di iscritti, è ormai assodato - ma perché i legali dell'azienda sarebbero pronti a presentare a Wall Street i documenti per la quotazione in borsa.

L'Ipo (Initial public offering) dell'azienda fondata da Mark Zuckerberk nel 2004 è infatti il primo passo per sbarcare negli indici azionari e con tutta probabilità sarà la più grande di sempre: 5 miliardi di dollari, anche se alcune voci delle settimane passate parlavano anche di 10 miliardi. Un simile valore di offerta iniziale indicherebbe un valore complessivo della compagnia tra i 75 e 100 miliardi di dollari.

Il social network potrebbe offrire i propri titoli fra i 34 e i 40 dollari l'una.

I documenti saranno poi analizzati dalla Sec (la Consob statunitense) e, se tutto andrà liscio, le azioni saranno sul mercato da maggio. A guidare il collocamento sarà Morgan Stanley, con un ruolo minore a Barclays, Bank of America-Merrill Lynch, Goldman Sachs e JPMorgan.

Anche se l'azienda si 'accontentasse' di un'Ipo da cinque miliardi, surclasserebbe i record precedenti relativi alle aziende web. Nel 2004 Google presentò un'Ipo da 1,92 miliardi, poco più del precedente massimo di Genuity (1,91 nel 2000, in piena bolla di internet). Al terzo posto Zynga, la società creatrice di giochi-social come FarmVille, ha segnato un'Ipo da 1 miliardo lo scorso anno. Se invece l'Ipo fosse da 10 miliari, sarebbe la 15esima di tutti i tempi, e la sesta nella storia degli Stati Uniti.

Un gigante della pubblicità. Con i suoi 800 milioni di utenti, Facebook ottiene gran parte dei suoi utili dalla pubblicità. Secondo le stime di eMarketer, i ricavi di Facebook nel 2011 sono ammontati a 4,27 miliardi di dollari, di cui 3,8 miliardi di dollari dalla pubblicità.

La società, sempre secondo indiscrezioni, ha registrato nel 2011 un utile operativo di 1,5 miliardi di dollari. Il social network lo scorso anno ha rafforzato la propria leadership nella pubblicità online tramite banner, distanziando Yahoo!: Facebook ha conquistato - secondo i dati di ComScore - il 27,9% del mercato, in aumento rispetto al 21% del 2010. Yahoo! si ferma all'11%.
 
(01 febbraio 2012)

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La guerra delle biomasse
"Ecomostro minaccia l'Oasi"

Colpo di mano del Commissario decaduto che dà il via ai lavori, il Comune fa ricorso per bloccare l'impianto. Il timore degli ambientalisti: potrebbe trasformarsi in un gigantesco inceneritore con gravi danni alla Laguna di GIOVANNI VALENTINI


ORBETELLO - A osservarla dal bosco dell'Oasi di Patanella, affidata al Wwf, la laguna di Orbetello sembra un pezzo di paradiso, incontaminato e pacifico. Eppure, la sua quiete primordiale è minacciata oggi da un'imprevedibile "guerra delle alghe" che rischia di ripercuotersi sulla tranquillità dei residenti, ma anche dei turisti e dei villeggianti estivi che compongono la comunità dell'Argentario. Le alghe sono quelle che vegetano nell'acqua salmastra della laguna, al di là del loro ciclo fisiologico, per effetto di una proliferazione abnorme alimentata dalle sostanze nutritive che si depositano sul fondo. Il fenomeno dura ormai da molto tempo, con un impatto ambientale di ordine estetico e soprattutto biologico: le altre piante vengono soffocate, i pesci non sopravvivono, il paesaggio ne risulta alterato. E neppure il Commissario delegato al risanamento della Laguna di Orbetello, carica istituita ormai da quasi vent'anni, è riuscito mai a risolverlo.

Poi, improvvisamente, alla fine del 2011 arriva il colpo di scena: o forse bisognerebbe dire meglio, il colpo di mano. Pochi giorni prima della scadenza del suo mandato, fissata al 31 dicembre, il Commissario Rolando Di Vincenzo, già due volte sindaco di Orbetello e notoriamente vicino all'ex ministro Altero Matteoli, annuncia alla stampa l'avvio dei lavori per "gli interventi di adeguamento ambientale dell'impianto provvisorio di trattamento delle biomasse algali in località Patanella". In realtà, a novembre il progetto
era stato sottoposto all'esame del Comune di Orbetello. Ma la giunta guidata dal sindaco Monica Paffetti (Pd) aveva ritenuto che - nonostante la dichiarata "provvisorietà" - fosse necessario sottoporlo alla procedura di VIA (valutazione di impatto ambientale), in quanto "parte tecnicamente essenziale di quello definitivo". Fatto sta che ora, di fronte all'improvvisa forzatura del Commissario decaduto, l'amministrazione comunale ha deciso di presentare un esposto al Ministero dell'Ambiente e alla Presidenza del Consiglio dei ministri, da cui dipende la nomina del successore di Di Vincenzo, per bloccare i lavori.

A parte le rivalità e le beghe politiche locali, c'è il sospetto che dietro l'impianto per la lavorazione delle alghe e la produzione di biogas si nasconda un'operazione di portata più ampia e soprattutto pericolosa per l'ambiente: quella di un gigantesco bruciatore, inceneritore o termo-valorizzatore, insomma un ecomostro, per smaltire anche materiale d'altro genere. E cioè fanghi, rifiuti umidi, "terre di roccia" e di scavo, come si legge testualmente in uno schema allegato alla parte finale dello stesso progetto. Per di più si calcola che, per trasportare tutto ciò fino all'impianto vicino alla laguna, sulla stradina sterrata che costeggia l'Oasi dovrebbero transitare almeno 1.500-2.000 camion all'anno. Un'invasione motorizzata, insomma, che trasformerebbe quel paradiso in un inferno.

Nell'esposto preparato dall'avvocato Lorenzo Pallesi, si sottolinea il fatto che il Commissario conosceva il parere negativo del Comune fin dal novembre 2010. E lo stesso legale definisce "insussistenti" entrambe le ragioni - di urgenza e per il carattere straordinario dei suoi poteri - addotte da Di Lorenzo per avviare in tutta fretta, proprio alla fine del mandato, i lavori per la realizzazione dell'impianto a biomasse. La tesi di Pallesi, fatta propria dal Comune di Orbetello, è che in realtà l'intento del Commissario è quello di "rendere obbligata la realizzazione del progetto definitivo nel sito e con le modalità da lui prescelte", con il pretesto di evitare uno spreco di denaro pubblico (da una base di 1,1 milioni di euro fino addirittura a 17): insomma, la vecchia logica del fatto compiuto troppo spesso praticata dai nemici dell'ambiente.

Ma quali sono le alternative concrete? Come si può risolvere altrimenti il problema della proliferazione delle alghe nella più grande laguna del Tirreno? "Non raccoglierle e agire invece sulla loro crescita", risponde subito Angelo Properzi, presidente del Wwf per la Provincia di Grosseto: a suo parere, basterebbe aprire qualche canale per movimentare e ossigenare l'acqua, rimuovendo in superficie la componente nutritiva dei fanghi. Il biologo Mario Lenzi conferma: "Bisogna impedire lo sviluppo abnorme delle alghe, per ridurre così lo stress ambientale e favorire la crescita del pesce. Questo circolo virtuoso gioverebbe all'habitat naturale".

Ora l'appuntamento è fissato per il 4 febbraio, giorno in cui la combattiva associazione locale "Colli e laguna", guidata dalla presidente Patrizia Petrillo, 600 iscritti e oltre 6mila contatti su Facebook, ha convocato un'assemblea cittadina. Il timore diffuso è che l'impianto di Patanella possa rivelarsi un "pozzo avvelenato", per realizzare un progetto affaristico che riguarderebbe anche la fantomatica autostrada tirrenica e magari la ristrutturazione dell'ex stabilimento Sitoco (concimi chimici) sull'Aurelia. Tutto lascia prevedere, quindi, che la "guerra delle alghe" sia destinata ad allargarsi.
(02 febbraio 2012)
 

mercoledì 1 febbraio 2012

hahahahaahaha

Rossi sorride: è a 7 decimi
"Ci avrei messo la firma"

SEPANG (Malesia), 31 gennaio 2012

Test a Sepang: Lorenzo su Yamaha il più veloce, ma Vale con la nuova Desmosedici è a suo agio: "La Ducati ha fatto un gran lavoro, c'è da crescere, ma sento la moto e mi sono divertito". Stoner out per mal di schiena, Dovizioso 6° e non al top dopo l'operazione alla clavicola

Valentino Rossi in pista con la nuova GP12 in Malesia. Epa
Valentino Rossi in pista con la nuova GP12 in Malesia. Epa
Il debutto è positivo, quasi felice verrebbe da dire. Valentino Rossi mette in pista la "sua" moto, nel senso di quella con il telaio perimetrale in alluminio, alla "giapponese", che aveva sempre sognato, e si ritrova competitivo. Dopo il primo dei tre giorni di test in Malesia, sul circuito di Sepang, finisce 5° a 735/1000 da Jorge Lorenzo, che una volta sarebbe stato un distacco da far urlare allo scandalo, e che invece adesso deve essere preso come un incoraggiante inizio per una nuova avventura. La rincorsa ai primi.
vale subito veloce — Valentino, che ha usato soltanto la moto nuova (pur avendo a disposizione altre 2 del vecchio tipo) è stato subito veloce. Addirittura, a metà giornata, era arrivato poco sopra i 4 decimi di ritardo. Poi era risalito a 1"1, facendo temere un replay della passata stagione, quindi è sceso ancora a un gap accettabile. La Desmosedici GP12 è tutta da sviluppare, quindi si può almeno dire che la partenza è stata positiva. Soprattutto per il pesarese, visto che il suo compagno Nicky Hayden resta ben staccato: 10° a quasi 1"5, come nel 2011. "Prima di iniziare a girare - ha detto Valentino - avrei messo la firma per finire i tre giorni con un distacco inferiore al secondo. Dopo il primo siamo già a 7 decimi. C'è ancora da lavorare, soprattutto nell'erogazione della potenza, ma almeno riesco a guidare, la moto sente le modifiche che facciamo e, soprattutto, mi sono divertito a guidare, senza nemmeno un errore. Mi sembra proprio che la Ducati abbia fatto un grandissimo lavoro, adesso tocca a me e alla squadra provare a fare la differenza".
twitter — Valentino ha confermato le buone sensazioni attraverso diversi messaggi inviati su twitter: "Scusate il ritardo. Buone sensazioni sulla nuova #batducati nel primo giorno di test. La moto è più maneggevole e si lascia guidare". "Finalmente si può spingere forte in frenata e in entrata di curva. E' solo la prima uscita e c'è tanto da fare, ma sono contento!". "Alla fine quinto tempo a 7 decimi da Lorenzo, ma Pedrosa Spies e Crutchlow sono molto vicini, soprattutto come passo". "Per avere un'idea più chiara dovremmo vedere che tempo riusciamo a fare alla fine del test. Comunque oggi mi sono anche divertito!".
Rossi con un nuovo casco in carbonio, più aerodinamico. Reuters
Rossi con un nuovo casco in carbonio, più aerodinamico. Reuters
stoner k.o. con la schiena — La giornata ha visto la sorpresa di Casey Stoner fermo ai box, senza nemmeno fare un giro, perché mentre si preparava a scendere in pista gli si è bloccata nuovamente la schiena. L'australiano campione del mondo evidentemente ha un problema che ogni tanto salta fuori, ma inspiegabilmente non fa nulla per risolverlo definitivamente. Così il bastone del comando è stato preso da Lorenzo, fermo da 5 mesi dopo l'amputazione dell'anulare sinistro, ma subito velocissimo. Con lui lo è la Yamaha, che piazza 3 moto nei primi 4 (Crutchlow 3° a 546/1000; Spies 4° a 577/1000), con l'esclusione di Andrea Dovizioso (6°), che soffre per la clavicola destra operata da non troppo tempo. Pedrosa, con la Honda Hrc, è 2° a 346/1000. Lontanissime le nuove Crt: Colin Edwards prende 6"5.
I tempi di martedì 31 gennaio: 1. Lorenzo (Yamaha) 2'01"657; 2. Pedrosa (Honda) 2'02"003; 3. Crutchlow (Yamaha) 2'02"221; 4. Spies (Yamaha) 2'02"234; 5. Rossi (Ducati) 2'02"392; 6. Dovizioso (Yamaha) 2'02"751; 7. Barbera (Ducati) 2'02"773; 8. Nakasuga (Yamaha) 2'02"829; 9. Bautista (Honda Gresini) 2'02"869; 10. Hayden (Ducati) 2'03"151; 11. Bradl (Honda) 2'03"668; 12. Abraham (Ducati) 2'03"781; 13. Battaini (Ducati) 2'04"986; 14. Akiyoshi (Honda) 2'04"971; 15. Edwards (Crt Suter) 2'08"240; 16. Torres (Crt Ftr) 2'10"671; 17. Silva (Crt Ftr) 2'11"267.
dal nostro inviato
Filippo Falsaperla© RIPRODUZIONE RISERVATA
 
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Svelata la prima F.1 2012
È la Caterham, c'è Trulli

Milano, 25 gennaio 2012

Presentazione via Twitter e F.1 Racing della ex Lotus, avrà i motori Renault e come piloti l'abruzzese e Kovalainen. Resta l'incognita Petrov: il russo potrebbe anche occuparsi dello sviluppo delle Pirelli


Il profilo della nuova Caterham
Il profilo della nuova Caterham
Il team Caterham ha svelato la monoposto che verrá schierata nel Mondiale 2012 di Formula 1. La scuderia, la prima a mostrare la nuova creatura, ha scelto una presentazione particolare. L'immagine della CT01 monopolizza la copertina del magazine F.1 Racing. Una foto, poi, è stata pubblicata sulla pagina Twitter della squadra. La Caterham, erede del team Lotus che ha corso nelle ultime 2 stagioni, utilizzerà motori Renault. I piloti ufficiali sono Jarno Trulli e il finlandese Heikki Kovalainen.
giallo petrov — Il discorso piloti, in realtà, è ancora un po' fumoso nel senso che anche Vitaly Petrov potrebbe essere della partita. Il russo, che oggi ad Abu Dhabi ha scarrozzato i giornalisti sulla biposto in occasione della presentazione dei nuovi pnaumatici Pirelli per il 2012, potrebbe infatti essere in lizza per uno dei due posti titolari. In realtà sembra più probabile che per la prossima stagione si dovrà accontentare di essere collaudatore della stessa Pirelli. Se ne saprà di più nelle prossime settimane. "Vorrei restare in F.1 - ha spiegato Petrov - perché perdere l'anno significherebbe avere poi maggiori difficoltà a rientrare. Però non posso ancora dirvi nulla, aspettate una settimana..."
Gasport© RIPRODUZIONE RISERVATA

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“Dirottò rimborsi per 13 milioni sulle sue società”. Indagato ex tesoriere Margherita 

Per i pm di Roma, dal 2008 al 2011 Luigi Lusi si è appropriato dei rimborsi elettorali e di alcuni finanziamenti del Pd. Il tutto senza che nessuno si sia accorto di nulla, a meno che l'accusato non stia coprendo qualcuno: su questo punto gli inquirenti vogliono vederci chiaro. E intanto Francesco Rutelli scarica l'ex responsabile delle casse margheritine e attuale senatore democratico
L'ex tesoriere della Margherita Luigi Lusi
Per i pm di Roma, il tesoriere dirottava su società a lui riconducibili milioni e milioni di euro di proprietà del suo partito e usava quei soldi (tredici milioni dilazionati in novanta bonifici ‘sospetti’) per scopi personali, tra cui l’acquisto di una casa nel pieno centro di Roma. Il tutto, come se nulla fosse. Transazioni finanziarie non isolate, d’altronde, per un’azione andata avanti per ben due anni e mezzo, tra il gennaio 2008 e l’estate del 2011. E nell’arco di tempo in questione, il presunto ‘gabbato’ non si accorge di nulla. Possibile? E’ quanto vogliono stabilire i magistrati della Procura capitolina, che hanno iscritto nel registro degli indagati l’ex tesoriere della Margherita-Dl, e attuale senatore del Pd, Luigi Lusi per la presunta appropriazione di somme legate a rimborsi elettorali relative al partito di centrosinistra prima che confluisse nel Pd.

La somma non è stata ufficialmente confermata, ma dovrebbe aggirarsi attorno a 13 milioni. L’inchiesta è coordinata dal procuratore aggiunto di Roma Alberto Caperna e diretta dal pm Stefano Pesci. Nei giorni scorsi – da quanto si è appreso – Lusi è stato già interrogato dai magistrati inquirenti ed avrebbe fatto alcune ammissioni. Oltre a Lusi, l’unico ad avere potere di firma per il trasferimento delle somme era Francesco Rutelli, già leader della Margherita-Dl. Ma l’attuale segretario dell’Api ha deciso di scaricare Lusi: assistito dall’avvocato Titta Madia, si è costituito parte offesa nel procedimento. “Abbiamo appreso con sconcerto, alcuni giorni fa, che il senatore Lusi aveva confessato innanzi all’autorità giudiziaria di essersi appropriato di ingenti somme di denaro di proprietà della Margherita-DL”, hanno affermato affermano in una nota congiunta Francersco Rutelli, Enzo Bianco e Giampiero Bocci. “La notizia è incredibile per la personalità di Lusi, che ha goduto della massima stima e fiducia degli organi del partito, anche concorrendo a fare della Margherita un raro caso di partito con bilanci sani e in attivo. Ciò ci ha indotto a dare corso immediato a tutte le azioni giudiziarie come parte offesa e ad attivare gli accertamenti necessari per la verifica delle modalità dell’ammanco”. “Lusi ha quindi dato le sue dimissioni da tesoriere della Margherita-Dl – conclude la nota – ed ai magistrati procedenti ha manifestato la sua intenzione di restituire, in tempi brevissimi, le somme di cui si è appropriato e che sono nella sua disponibilità”.

Ecco la casa acquistata dal senatore Lusi


Il diretto interessato, però, racconta una storia diversa. O, meglio, si limita a dichiarazioni che offrono il fianco a varie interpretazioni. “Ho parlato con i giudici e mi sono assunto le responsabilità di tutto e di tutti” ha detto Lusi al Corriere della Sera. Chi sono quei ‘tutti’? L’ex tesoriere della Margherita preferisce tacere, così come sull’ipotesi di patteggiare la pena per quello che ha fatto. “Le dirò solo quel che qualunque tesoriere di un partito deve dire se succede qualcosa, e cioè che mi assumo ogni responsabilità”. Lusi ha coperto qualcuno? “La cosa che più mi sta a cuore, in questo momento, è la mia famiglia”. Lui non parla, il suo ex partito lo scarica e gli inquirenti cercano di capire se dietro la presunta appropriazione indebita ci siano altre ‘dinamiche’.

Intanto le reazioni sono di “sconcerto” come nel caso dell’ex Margherita e oggi deputato Pd, Pierluigi Castagnetti, che a ilfattoquotidiano.it dichiara anche: “Siamo parte offesa, vanno subito recuperate queste risorse, ho chiesto ad Enzo Bianco di convocare subito un’assemblea nazionale degli ex della Margherita”. Il segretario del Pd, Pierluigi Bersani, è più cauto: ”Ci sono accertamenti in corso, noi non ne sapevamo niente e ora aspettiamo chiarezza. Se emergeranno responsabilità individuali, il Pd prenderà provvedimenti applicando le sue regole”.