giovedì 12 luglio 2012

ahhahahahaahh

Vertice Pdl, addio primarie. “Berlusconi candidato premier”

La decisione presa durante il vertice a Palazzo Grazioli. La conferma arriva da Cicchitto. Accantonata l'idea delle consultazioni perché “nel momento in cui c'è lui il problema non si pone, casomai si possono fare per altre cariche”

berl alfano interna nuova
La politica dei volti nuovi è accantonata. Il Pdl torna compatto sulla candidatura di Silvio Berlusconi a Palazzo Chigi per le politiche 2013. A dirlo è il capogruppo alla Camera Fabrizio Cicchitto che all’uscita dal vertice di oggi a Palazzo Grazioli ha detto: ”Berlusconi sarà il candidato premier. Tutti sono d’accordo”, ma sarà lui stesso a confermarlo anche se già ieri l’ipotesi aveva trovato ampio riscontro proprio per bocca dello stesso Cavaliere. E sulle primarie? Annullate con un colpo di spugna, nonostante qualche settimana fa il segretario Angelino Alfano fosse convinto dell’urgenza del ricambio. “In autunno primarie del Pdl per il candidato premier - aveva scritto sul suo profilo Facebook – E primarie di programma, anche in rete. Si riparte dai cittadini”. Aveva addirittura invitato Vittorio Feltri a presentarsi. Ma è Cicchitto a sciogliere le riserve sull’annullamento delle consultazioni. Insomma, niente primarie perché “nel momento in cui c’è Berlusconi il problema non si pone, casomai si possono fare per altre cariche”. Il restyling però, se non nei nomi, potrebbe palesarsi in un nuovo contenitore per il Pdl che, secondo quanto riporta LeiWeb, potrebbe chiamarsi “Siamo Italia”, un marchio nato dall’imprenditore di Forlì Sauro Moretti e sottoposto al Cavaliere grazie all’intermediazione di Vittorio Sgarbi. Escluso anche il ticket ipotizzato da Alfano per una vice donna perché, come ha spiegato al Fattoquotidiano.it Mariastella Gelmini, “Berlusconi è perfettamente in grado di fare da solo”.
Eppure Alfano aveva più volte sottolineato con convinzione “l’importanza delle primarie”, un evento “storico nella nostra area” perché senza precedenti. A lui si erano uniti anche Maurizio Lupi (“il Pdl ha ribadito di voler essere in sintonia con la volontà popolare e ha detto no ad ogni ipotesi di scomposizione o frammentazione”), Maurizio Gasparri (“ci sarà la partecipazione popolare diretta”) e Ignazio La Russa, che aveva ribadito: “Il nostro candidato è Alfano” ma nel caso “si creassero le condizioni per una coalizione siamo pronti a valutare altre soluzioni”. Per Antonio Leone, vice presidente della Camera, “per il momento è lo stesso Berlusconi a riflettere seriamente sull’eventualità di una sua nuova candidatura a premier, ma è bastato la sola ipotesi a mettere in agitazione l’intero mondo politico, quello vicino al centrosinistra in particolare, ma non solo”. Leone ha poi aggiunto che “il presidente deciderà consultando il partito, nell’ambito del quale il segretario Alfano resta un importante punto di riferimento”, sottolineando che “i sondaggi, compresi quelli meno favorevoli, confermano che non esiste in Italia un uomo politico capace di trascinare da solo dietro il suo nome una percentuale di elettori variante fra il 15 e il 20 per cento”. 
Nella riunione di oggi Berlusconi e il Pdl hanno fatto il punto anche sulla situazione politica, i provvedimenti all’esame del parlamento e la riforma della legge elettorale sulla quale il partito avrebbe già studiato una linea. “Abbiamo varie ipotesi – ha spiegato Cicchitto- lo schema francese con semipresidenzialismo e doppio turno, oppure le preferenze o il modello spagnolo. Ci sono varie soluzioni da sottoporre al confronto con il Pd”. Il capogruppo poi si augura “che il Pd risponda positivamente, altrimenti risulterà chiaro che sono loro a sostenere l’attuale legge elettorale”. Ma è un tema sul quale il Pdl “si è sempre sottratto al confronto” secondo la senatrice Anna Finocchiaro. E per Gianfranco Fini “la nuova legge elettorale deve garantire la governabilità del Paese e all’elettore deve garantire di poter scegliere i propri rappresentanti”.
Il centrosinistra intanto ha depositato un ddl alla Camera firmato da Arturo Parisi, Mario Barbi, Antonio La Forgia, Fausto Recchia, Giulio Santagata e Sandra Zampa e lo stesso testo è stato depositato da Albertina Soliani al Senato. Gli obiettivi sono di ”abrogare la legge elettorale vigente, riportare in vigore la precedente legge elettorale prevalentemente fondata su collegi uninominali e introdurre nella legislazione elettorale italiana norme radicalmente nuove concernenti le modalità di svolgimento di votazioni primarie per la selezione delle candidature nei collegi”. Dal vertice a Palazzo Grazioli sono uscite “idee molto chiare sul candidato premier e molto confuse invece sulla legge elettorale” secondo il presidente dei deputati della Lega Nord, Gianpaolo Dozzo che evidenzia: “Francese con semipresidenzialismo e doppio turno, preferenze e modello spagnolo non sono affatto simili fra loro. Se anche il Pd, a sua volta, dovesse rilanciare con altri tre sistemi elettorali diversi e l’Udc pure, a questo punto non basterebbe un’intera legislatura per dirimere la questione”. 
Al centro dell’agenda politica del Cavaliere anche la riforma del semipresidenzialismo, oggetto di una lettera inviata ai senatori del Pdl a cui chiedeva di “garantire la presenza e il massimo impegno” al voto per le sedute al Senato del 17 e del 18 luglio.

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San Francisco boicotta Apple
"Delusi dalle scelte ambientali"

La decisione del municipio della metropoli californiana dopo l'uscita dell'azienda dal sistema di certificazione Epeat. "Speriamo ci ripensino"

SAN FRANCISCO - L'amministrazione di San Francisco si appresta a boicottare l'acquisto di prodotti Apple dopo che l'azienda ha annunciato l'uscita dal sistema di certificazione ambientale Epeat 1. Per Apple si tratta di un danno di immagine più che economico. Nel 2010 la spesa totale del municipio di San Francisco per laptop e computer "griffati" con la mela non ha superato infatti i 46 mila dollari a fronte di profitti per 11,6 miliardi.

"Siamo delusi dal fatto che Apple abbia deciso di ritirarsi dal sistema Epeat e speriamo che l'annuncio che la città non comprerà più suoi prodotti possa far rivedere la decisione", spiega Melanie Nutter, direttore del Dipartimento per l'Ambiente del Comune.

Per il momento però l'azienda di Cupertino non sembra voler cedere. "La Apple misura il suo impatto ambientale con un approccio complessivo e tutti i nostri prodotti rispondono ai più stringenti requisiti sostenuti dal governo Usa, l'Energy Star 5.2", replica la portavoce Kristin Huguet. "Inoltre - aggiunge - siamo leader nella comunicazione fornendo online le quantità di gas serra emesse da ogni singolo prodotto. Allo stesso modo i nostri modelli hanno prestazioni ambientali superiori in molti ambiti che l'Epeat non prende in esame, come il mancato utilizzo di materiali tossici".

Tuttavia non è
la prima volta che la Apple finisce al centro delle polemiche per motivi ambientali. Da anni Greenpeace contesta all'azienda la sua scarsa attenzione al problema dell'efficienza energetica 2 e il ricorso a fornitori di elettricità che utilizzano inquinanti centrali a carbone. Nel 2007, davanti alle crescenti contestazioni, dovette intervenire lo stesso fondatore Steve Jobs 3 per promettere maggiore attenzione sulle tematiche della sostenibilità. (11 luglio 2012)
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Mountain Lion in rampa di lancio
OS X sempre più vicino al mobile

Potenziamenti di iCloud, Messaggi, Game Center, Centro notifiche, navigazione non tracciabile: queste alcune delle 200 nuove funzionalita nella nuova versione della piattaforma che equipaggia i computer Mac. Sempre più integrata con il sistema dei dispositivi mobili della mela morsicata di FRANCESCO CACCAVELLA

OS X Mountain Lion è pronto per essere distribuito al pubblico. Il nuovo sistema operativo di Apple ha raggiunto lo scorso lunedì lo stadio finale di sviluppo (la cosiddetta versione Golden Master), quello in cui tutte le caratteristiche sono fissate e i principali problemi risolti. Salvo interventi dell'ultim'ora, Mountain Lion arriverà sui computer Mac entro fine mese. Apple non ha indicato una data specifica: alcuni indicano il 19 luglio, altri il 25, il giorno successivo alla conference call in cui Apple annuncerà i dati finanziari del terzo trimestre fiscale (lo stesso avvenne lo scorso anno).

Qualunque sia la data di uscita, la nona declinazione della fortunata serie OS X  -  che, per l'occasione, ha perso nel nome la parola "Mac" per chiamarsi semplicemente "OS X"  -  potrà essere acquistata a breve a 15,99 euro e scaricata direttamente dal Mac App Store. Chi ha acquistato un nuovo Mac a partire dall'11 giugno 2012, potrà invece aggiornarlo al nuovo sistema gratuitamente (ma deve fare richiesta entro 30 giorni).

Mountain Lion è un'evoluzione del precedente sistema, ne raccoglie l'eredità e ne espande le caratteristiche nella stessa direzione: sinergia fra dispositivi mobile, computer e Apple TV, forte integrazione con social network e servizi web, uso intensivo di servizi online (iCloud) per salvare dati personali. L'integrazione con iOS, il sistema di iPad e iPhone, è molto profonda, ma OS X resta comunque un sistema basato su mouse (e trackpad), a differenza di Windows 8 che sarà più orientato verso le interfacce touch. Da iOS, oltre che diverse caratteristiche, OS X eredita anche il ciclo di sviluppo annuale: da Lion in avanti aspettiamoci un OS X ogni estate.

Le caratteristiche. Non troveremo una singola novità che ci farà saltare sulla sedia, ma decine di piccole e grande modifiche  -  Apple, nelle comunicazioni pubbliche, dichiara oltre 200 nuove funzionalità  -  che rendono il sistema più semplice da usare e più ricco.

iCloud. Tra le nuove caratteristiche, molte rendono sempre più integrato l'intero ecosistema dei prodotti Apple: Mac, iPhone, iPad, iPod Touch e Apple TV. La sincronizzazione di iCloud funziona adesso in decine di applicazioni: dopo aver impostato all'avvio il proprio Apple ID, iCloud sincronizzerà contatti, messaggi, promemoria, calendari, note, preferiti, account email con quelli che si sono già salvati nella nuvola da un altro dispositivo Apple. Quando sarà rilasciato iOS 6 (probabilmente ad inizio autunno) si potranno sincronizzare anche le schede del browser Safari: i siti che si stava visualizzando su iPad, iPhone o iPod Touch si apriranno anche sul Mac (e viceversa).

Sempre per quanto riguarda iCloud, Apple ha esteso il programma "Documenti nella nuvola" anche a sviluppatori esterni. Aspettiamoci di vedere molte applicazioni, non solo quelle Apple, che consentiranno di salvare documenti direttamente su iCloud e così renderli disponibili all'istante su tutti i dispositivi che condividono lo stesso account.

Apple TV. Anche la Apple TV entra nella partita dell'integrazione totale. Con AirPlay Mirroring lo schermo di un computer può essere condiviso con un televisore cui sia collegata una Apple TV: ciò che accade sul Mac può essere visto, wireless, direttamente sulla TV in alta definizione (fino a 1080p). Vale per il desktop, ma anche per giochi, presentazioni, film e così via.

Nuove applicazioni. Diverse applicazioni sono state ritoccate, rinominate o sostituite. iChat, la messaggistica istantanea stile Apple sin dal 2002, è sostituita da Messaggi. L'applicazione è più simile alla sua omologa per iOS, il sistema operativo mobile, e permette di inviare messaggi anche a iPad, iPhone (anche al numero di cellulare se associato ad un Apple ID) e iPod Touch con iOS 5. Ai messaggi si possono allegare foto, video o documenti fino a 100 MB. Tutto è sincronizzato, è possibile scrivere un messaggio su Mac e continuarlo a scrivere su iPad o altro dispositivo.

iCal e Rubrica hanno cambiato nome (Calendario e Contatti), mentre Note diventa un programma indipendente. In Mountain Lion troviamo anche l'applicazione Promemoria per segnare eventi importanti da ricordare ad una certa data o quando il proprio iPad, iPhone, iPod touch o Mac raggiunge o lascia un determinato luogo.

Centro notifiche. Da iOS 5, Mountain Lion prende anche il nuovo sistema di avvisi, che sostituirà il diffuso Growl. Le applicazioni che avvisano gli utenti di qualche evento (nuova email, nuovo tweet, nuovo messaggio e così via) mostrano un avviso sotto forma di pop-up (sotto forma di "banner" o di "avviso", nel linguaggio Apple) e vengono incluse nel centro notifiche, un'ampia barra laterale che si attiva con un semplice sfioramento del trackpad. Nel centro notifiche troveremo anche i Tweet ricevuti e gli aggiornamenti di Facebook (quando saranno disponibili).

Game Center. Anche Game center viene direttamente dal mondo mobile. Il "social network" per giocatori Apple è una gradita novità per gli utenti Mac: le amicizie si stringono attorno ai giochi posseduti in comune ed è possibile seguire prestazioni dei propri amici o sfidarli nelle partite a due (multiplayer) anche se i giochi sono eseguiti su dispositivi diversi. I giochi multiplayer supportano anche la chat vocale.
Facebook, Twitter e condivisioni. Molte applicazioni mostrano un menu chiamato, in questa versione inglese, "Share": si può condividere una foto, un link, un documento su Twitter, AirDrop, Messaggi, Email o altri servizi di condivisione, senza dover aprire un'applicazione esterna. Per molte applicazioni (Twitter, Vimeo e Flickr) è supportato il login unico direttamente da sistema, mentre l'integrazione con Facebook, annunciata a giugno durante la Worldwide Developer Conference, arriverà in autunno con un aggiornamento gratuito. Gli amici Twitter o Facebook presenti nei contatti di Mac saranno aggiornati con la loro foto del profilo.

Sicurezza e Privacy. Apple ha potenziato anche privacy e sicurezza. Safari, il browser, verrà distribuito con la funzionalità "Do Not Track" che permette di impedire il tracciamento (anonimo) della navigazione da parte di siti, mentre una nuova funzionalità chiamata Gatekeeper consente di definire dalle impostazioni quale applicazioni è possibile installare sul computer: solo quelle da Mac App Store, quelle certificate da Apple (l'impostazione predefinita) o tutte. Molte applicazioni (come Facetime, Mail, Safari) vengono eseguite in una cosiddetta sandbox, isolate dal sistema operativo e dunque incapaci di danneggiarlo in caso di problemi di sicurezza.

Disponibilità. Mountain Lion non sarà disponibile per tutti i Mac. L'aggiornamento sarà possibile solo da Lion o Snow Leopard (in versione 10.6.8), mentre i modelli su cui sarà installabile il sistema operativo sono in numero minore rispetto a Lion. Non sono supportati, ad esempio, il primo modello di MacBook Air (2007), i MacBook Pro venduti prima del giugno 2007 o gli iMac del 2006. Power Nap, la funzionalità che permette di sincronizzare i Mac con iCloud, scaricare email e aggiornamenti o eseguire backup su Time machine anche quando la macchina è in sospensione, è disponibile solo per il MacBook Air (fine 2010 e successivi) o nei MacBook Pro con Retina display.

(11 luglio 2012)

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Dani, contratto come premio
Rossi: "L'Audi ci aiuterà"

Milano, 08 luglio 2012

Pedrosa si gode il successo di Sachsenring: "Casey si è distratto...". Poi confida: "Speriamo che al Mugello arrivi l'annuncio Honda". Valentino: "Inutile ripartire da zero". Lorenzo: "Ho avuto fortuna". Dovizioso: "Stiamo crescendo"

Dani Pedrosa se la ride. E se la gode soprattutto. Perché sarà pure la sua trentanovesima volta, ma è pur sempre la prima di quest'anno: "Questa pista mi porta bene. Alla fine la vittoria è arrivata, sono contentissimo, mi mancava. Oggi la gara era difficile, Stoner andava veramente forte. Tutti e due eravamo più veloci rispetto agli altri. Poi quando mi sono messo davanti lui è rimasto in scia per tutto il tempo e ho pensato che avremmo dovuto lottare fino all'ultimo giro per la vittoria. Sapevo che staccavo bene in curva, avevo fiducia, poi alla fine per non perdere la concentrazione ho spinto al massimo, lui si è distratto ed è caduto. Ora siamo più vicini". Sulla situazione con la Honda nessuna sorpresa: "Speriamo che al Mugello possiamo annunciare la firma sul contratto". E' una certezza, a questo punto.
Daniel Pedrosa, 26 anni, davanti a Casey Stoner, 26, a Sachsenring. Afp
Daniel Pedrosa, 26 anni, davanti a Casey Stoner, 26, a Sachsenring. Afp
il leader — Jorge Lorenzo felice per il suo secondo posto. "Era il massimo che si poteva ottenere oggi. Da Assen tutto è andato male per noi e invece abbiamo avuto fortuna. Al penultimo giro ho visto che un pilota con la tuta arancione era caduto, non sapevo se fosse Pedrosa o Stoner, alla fine ho visto che era Casey. Sembrava che tutto fosse contro di noi". Ma per il futuro c'è un po' di preoccupazione: "Oggi era impossibile per noi perchè le Honda andavano troppo forte. Dobbiamo recuperare in fretta".
l'italiano — Andrea Dovizioso è al terzo podio della stagione, il secondo consecutivo dopo Assen: "Un risultato molto importante per noi. Riuscire a fare la gara davanti e negli ultimi metri girare col miglior giro significa che sto facendo bene. Risultato molto, ma molto più importante di altri, la gara che abbiamo fatto fa capire molto". Non solo per i punti: "Sono sempre stato davanti, ho fatto una gara intelligente, non ho mai spinto al 100%".
Valentino Rossi, seconda stagione alla Ducati. LaPresse
Valentino Rossi, seconda stagione alla Ducati. LaPresse
valentino — Anche Rossi esprime soddisfazione per la gara chiusa al sesto posto: "Questa volta è andata un pochino meglio perché abbiamo lavorato su un setting diverso - spiega il pilota di Tavullia - Ho avuto un passo buono fino alla fine, sono stato guardingo, anche perché Barbera faceva un po' di caisno. Mi sono tenuto per gli ultimi giri e stavo attaccando Brandl quando ho visto le bandiere gialle per Stoner. Perché le vecchie Ducati vanno come quelle aggiornate? Perché non siamo comunque riusciti a risolvere il problema che avevamo".
il progetto — Felicità contenuta, insomma, quella di Valentino. Che ora guarda soprattutto al futuro. "Al Mugello speriamo di fare una buona gara, lì sono sempre andato forte e poi dopo speriamo di migliorare. Ma finora non siamo cresciuti tanto, non so cosa aspettarmi". Normale, allora, pensare alla prossima stagione. E al progetto dell'Audi, presente al Sachsenring con l'amministratore delegato. "Ci ho parlato, quelli dell'Audi sono interessati ad aiutarci. Farlo con me? Sì, certo. In che modo? Cominciare tutto da zero non serve. Secondo me è più intelligente migliorare quello che abbiamo, Dobbiamo prendere le cose buone della moto che abbiamo adesso, io e il mio team abbiamo dato indicazioni molto chiare ormai da qualche mese".
Gasport© RIPRODUZIONE RISERVATA
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"Federer campione universale"
Ma anche Murray è un eroe

LONDRA, 9 luglio 2012

In Gran Bretagna il Re di Wimbledon paragonato a Pelé e Alì. Le lacrime dello scozzese toccano il cuore e fanno salire l'orgoglio: Andy è "The Brave" e "Strappalacrime"

Federer e Murray in premiazione dopo la finale di Wimbledon. Reuters
Federer e Murray in premiazione dopo la finale di Wimbledon. Reuters
Due settimane fa il “Sun” aveva puntato sul tennis per lenire la delusione dell’eliminazione della Nazionale di calcio da Euro 2012, fra l'altro per merito dell’Italia. Ma anche l’erba di Wimbledon si è rivelata un fallimento per il beniamino di casa, Andy Murray, sconfitto in finale da quel monumento al tennis che si chiama Roger Federer, al settimo successo nel torneo più famoso al mondo. E così al tabloid oggi non resta che consolarsi con l'Olimpiade e con gli atleti britannici in predicato di vincere qualche medaglia, sperando che non finisca come le due volte precedenti.
federer come pelé — Va però detto che mai come in questa finale Murray ci ha provato fino all’ultimo a reggere il confronto con un “supreme Federer” (è la definizione del "Telegraph"), ma quando affronti "un campione universale che è la versione tennistica di Pelé o Alì", come lo descrive il "Daily Mail", puoi davvero poco. Anzi, praticamente nulla.
lacrime e applausi — E così alla fine sono solo "Tears & Cheers!" (come scrive il "Daily Star"), ma dietro alle lacrime dello scozzese (scoppiato in singhiozzi subito dopo il punto che ha dato la vittoria allo svizzero e trasformato in "Tearjerker", ovvero “strappalacrime, sul "Daily Express" e a quelle della fidanzata Kim, beccata a disperarsi in tribuna insieme con la quasi suocera Judy e con una commossa Kate Middleton (mentre il marito William è andato a fare surf in Cornovaglia con il fratello Harry), c’è sì il pianto di un’intera nazione (è la tesi sostenuta anche dal "Times"), ma anche l’orgoglio di essere arrivati a tanto così da un successo che manca al tennis inglese da ben 76 anni grazie a "Murray The Brave", come lo saluta ancora il "Telegraph".
murray: "io più vicino" — Insomma, "Don’t cry girls, he did us proud" è l’invito del "Daily Mail", mentre il "Guardian" sottolinea come Murray, malgrado la sconfitta, abbia vinto tutti i cuori del campo centrale. E pazienza se è stata la "Death of a Dream" per merito di "un impareggiabile Federer" (leggi “The Independent”), perché ora Murray sente di essere più vicino che mai ad un titolo del Grande Slam. Una quasi certezza che diventa titolo sul "Mirror", mentre anche il popolo di Twitter rende omaggio allo scozzese per aver finalmente mostrato di essere un uomo capace di passione ed emozioni.
David Beckham e un'annoiata moglie a Wimbledon. Reuters
David Beckham e un'annoiata moglie a Wimbledon. Reuters
posh annoiata — Tutto il contrario di un’annoiatissima Victoria Beckham che ha scambiato la finale di Wimbledon per un gigantesco spot di se stessa e della sua collezione di moda, come scrive il "Daily Mail". La Posh si è infatti presentata sul centrale aggrappata al bel David (che non riusciva quasi a stare fermo per l’ansia) e agghindata con un vestito della sua linea Autunno/Inverno, stivaloni al ginocchio (siamo a luglio!) e una borsa in coccodrillo da quasi 9mila sterline. A completare il look da sfilata, il solito broncio, mai sfiorato dallo straccio di un sorriso per tutta la durata dell’incontro, che ha spinto molti a chiedersi: ma che ci è andata a fare?
Simona Marchetti© RIPRODUZIONE RISERVATA

sabato 7 luglio 2012

hahahahaha........che vergogna............

Tagli, Cgil: "A rischio mille reparti ospedalieri"
Avvocati: "Ora è rivolta. Responsabilità chiare"

Il segretario del Pd si associa alle proteste dei presidenti di Regione: "Mazzata alla sanità". Contro anche Camusso: "E' un colpo di grazia al sistema sanitario, tagliati 80 mila posti letto". Sindacati del pubblico impiego verso lo sciopero. Oua a Severino: "E' rivolta". La Lega boccia Monti. Pieno sostegno arriva dall'Udc

ROMA - Il via libera al decreto legge sulla spending review 1 continua a suscitare le reazioni. Con i nuovi parametri per i posti letto "rischiano di saltare circa 1000 reparti ospedalieri" e altrettanti primari. E' il calcolo stimato dalla Cgil Medici. Con questi tagli, dice Massimo Cozza, si "compromettono i servizi per i cittadini" che avranno meno possibilità di ricoveri senza alternative sul territorio. E gli avvocati sono pronti alla rivolta.

"Ora è rivolta e le responsabilità sono chiare. In questi mesi hanno nascosto il provvedimento agli addetti ai lavori, mentre si filtravano i contenuti ai mezzi di informazione, una segretezza ingiustificata, a senso unico, e quella sì pregiudiziale e pregiudizievole nei confronti di chi opera in prima linea nel sistema giustizia". Maurizio De Tilla, presidente del'Organismo unitario dell'avvocatura, replica così al ministro Severino, che aveva criticato lo sciopero dell'avvocatura accusando la categoria di aver assunto una posizione pregiudiziale. Decisa la convocazione di un assemblea nazionale degli ordini e delle associazioni forensi per il 13 luglio a Roma dove saranno stabilite le prossime "forti iniziative di protesta": tra queste, la proclamazione di una astensione ulteriore dalle udienze.
I DETTAGLI DEL DL 2

Pessimismo dei medici. Di "colpo di grazia" alla sanità parla anche l'Anaao Assomed, il principale sindacato dei medici, secondo cui "con il taglio di 5 miliardi per il triennio 2012-2014 previsto dal decreto sulla spending review, che vanno ad aggiungersi a quelli delle precedenti manovre economiche per un totale complessivo di 22 miliardi di tagli alla sanità pubblica, il rischio che il Ssn possa chiudere i battenti diventa una certezza".

Confsalute, a rischio 2mila prestazioni. "Questo è un vero e proprio taglio con il bisturi sui LEA (livelli essenziali di assistenza) da garantire ai cittadini su tutto il territorio nazionale", dichiara, in una nota, il presidente di Confsalute - Confcommercio Roma, Maurizio Pigozzi. "A fronte di 8.482.665 ricoveri ospedalieri pubblici - spiega il presidente di Confsalute - e di 2.785.366 ricoveri privati, tagliando anche solo dell'1% e poi del 2% la spesa, oltre 200.000 prestazioni non verrebbero erogate e quindi i cittadini dovrebbero pagarle di tasca propria".

Bersani: "Mazzata al servizio sanitario nazionale". Per il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani bisogna tagliare le spese per evitare l'aumento dell'Iva, "dopo di che bisogna decidere cosa fare della sanità nel prossimo biennio".  "Dobbiamo vedere le carte - ha aggiunto - ma, a una prima occhiata, ci sono anche delle cose che ci piacciono, in tema di ordinamento degli enti locali, e sono stati fatti dei passi avanti anche sui costi standard". "Ma sulla sanità - ha proseguito - ci sono cose che ci preoccupano molto. Bisogna stare attenti - ha ribadito - a non dare una mazzata al Servizio sanitario nazionale". Bersani sposa la linea dei presidenti di Regioni che hanno protestato per i tagli alla sanità: "E' gente che ragiona - sottolinea - non sono né azzeccacarbugli e né agit-prop". Il titolo del decreto parla di riduzione dei costi a parità di servizi offerti - conclude Bersani - noi concentreremo la verifica su questo".

Regioni preoccupate. E oggi sulla spending review è tornato proprio il presidente dell'Emilia Romagna e della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani. "Abbiamo chiesto un incontro urgentissimo al presidente Monti, vorremmo spiegare nei dettagli perché la spending review non è sostenibile per la sanità", dice. "Al presidente Monti - prosegue - vorremmo portare le proposte delle Regioni su come superare questa fase difficilissima". Lapidario il commento del governatore del Piemonte Roberto Cota: "Siamo di fronte a dei tagli lineari ma che possiamo anche definire tagli selvaggi, visto che non tengono assolutamente conto della realtà del territorio e impatteranno negativamente sui servizi a metà dell'anno in corso. E' molto grave questo atteggiamento". I presidenti delle Regioni chiederanno un incontro urgente con il capo del Governo, Mario Monti, per discutere "dei gravi problemi che i provvedimenti annunciati questa notte suscitano a riguardo della sanità e dei trasporti", ha annunciato il presidente della Lombardia, Roberto Formigoni, "qui si tratta di tagli lineari" con gravissime "ripercussioni dirette sui servizi ai cittadini, siano essi pazienti o pendolari". 

I conti della Cgil. Convinta che la mazzata alla sanità ci sia già stata è lo Spi-Cgil. "Con la spending review si darà il colpo di grazia alla sanità italiana che si rifletterà direttamente sulla condizione di milioni di anziani e pensionati", denuncia il sindacato dei pensionati. "I 4 miliardi di euro che vengono ora sottratti al fondo sanitario nazionale si aggiungono, infatti, agli oltre 12 miliardi di euro che sono stati già tagliati dal governo Berlusconi". "In questo modo - aggiunge lo Spi - alla sanità italiana sono state tolte risorse per una cifra complessiva di 16 miliardi di euro nel triennio 2012-2014. Anche la riduzione dei posti letto previsto dalla revisione della spesa targata Monti si somma a quella operata da chi lo ha preceduto. Si arriverà così alla cancellazione di 80 mila posti letto e alla chiusura di centinaia di piccoli presidi sanitari sul territorio". Per il leader Cgil Susanna Camusso: "Ci pare che sia in corso un'altra manovra di carattere recessivo, nei fatti, che taglia molto lavoro più di quello che non dichiari", dice Camusso. "Il problema non è il nome: questo è un taglio lineare del welfare ai cittadini". Ora "lavoriamo per preparare una piattaforma e una mobilitazione generale in risposta", aggiunge

Verso lo sciopero nella P.A.. Ma se i pensionati sono preoccupati per la sanità, pronti al dare battaglia sono anche i sindacati del pubblico impiego. "E' una mannaia, pagano sempre i lavoratori e i cittadini", mentre "manca il coraggio per colpire i poteri forti" affermano tutte le sigle dei lavoratori pubblici di Cgil e Uil (Fp-Cgil, Flc-Cgil, Uil-Fpl, Uil-Pa e Uil-Rua) che bocciano il dl spending review e non escludono "uno sciopero generale di categoria a settembre".

Federfarma si mobilita. Sul piede di guerra pure Federfarma. "Non chiamiamola spending review - attacca Annarosa Racca, presidente dell'associazione che riunisce i  titolari di farmacia - perché in quel caso avrebbe dovuto tagliare gli sprechi veri, e non essere l'ennesimo intervento punitivo, iniquo e penalizzante a un settore virtuoso quale quello della farmacia territoriale". Tra le misure prese dal governo per i farmacisti, lamenta Racca, è stato deciso "un aumento dello sconto obbligatorio da fare al Ssn del 3,85% e l'abbassamento del tetto della spesa farmaceutica territoriale dal 13,3% all'11,5%".

La Lega boccia Monti. Boccia la spending review anche la Lega. "Tanta fuffa poca sostanza" sintetizza il segretario Roberto Maroni. Che poi manda un messaggio al governo: "Se pensa di tagliare la sanità a Comuni e Regioni virtuosi si sbaglia di grosso". E lo stesso vale per la vendita dei patrimoni degli enti locali. "Non si vendono i gioielli delle nostre comunità - aggiunge Maroni - Sarebbe un attacco al sistema delle autonomie. Tagli da fare ci sono ma il governo non ha il coraggio di farli. Non si può pensare di aggredire Comuni che funzionano bene. Portare via i soldi a chi risparmia è l'esatto contrario della buona politica".

L'appello di Vendola. "Non possiamo che fare appello al parlamento e alle forze politiche, affinché abbiano consapevolezza del danno che viene inflitto al paese", è il commento del leader di Sinistra ecologia e libertà Nichi Vendola. "Non si può immaginare che questa sia la strada per uscire dalla crisi - sottolinea - questa è la strada che ci precipita nella più buia delle crisi".

Il sostegno di Casini. Pieno sostegno all'azione del governo arriva invece dall'Udc. "La spending review è cura dimagrante dello Stato, tagli sprechi e burocrazia inutile. Noi siamo con Monti, gli altri facciano quel che vogliono!" scrive su twitter il leader centrista Pier Ferdinando Casini.

Cnf: "Scelta inopportuna". Il Consiglio nazionale forense esprime "vivo rammarico per la scelta compiuta oggi dal Governo di approvare lo schema di decreto delegato sulla soppressione di tribunali e procure sub provinciali, nonostante la richiesta dell'avvocatura di applicare anche al comparto giustizia il meccanismo della spending review, come prescrive per tutti gli altri comparti pubblici lo stesso decreto legge approvato ieri notte". Ne dà notizia un comunicato del Consiglio nazionale forense.

Rete Imprese Italia: Avanti con i tagli. "Avanti con decisione sulla strada di una coraggiosa e progressiva riduzione della spesa pubblica. C'è ancora tanto da fare per evitare altri insopportabili aumenti di pressione fiscale e per recuperare risorse da destinare alla crescita". Cosi Giorgio Guerrini, Presidente di Rete Imprese Italia, esorta il Governo a proseguire nel percorso intrapreso con i provvedimenti sulla spending review.
  (06 luglio 2012)
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Pioggia a Silverstone
Poi si scatena Hamilton

SILVERSTONE (Inghilterra), 6 luglio 2012

Prima sessione di libere caratterizzata dal maltempo: miglior tempo di Grosjean su Ricciardo e sull'inglese della McLaren che nella seconda sessione fa il tempo migliore di giornata. Alonso resta ai box, poi è decimo (e nel finale sbatte)

Pioggia intensa e prima sessione di prove libere per funamboli quella vista a Silverstone, sede della nona prova del Mondiale 2012. Il maltempo ha costretto tutti a cimentarsi subito con assetti e gomme da bagnato. Qualcuno, come il leader iridato Fernando Alonso, ha deciso di starsene quasi tutto il tempo ai box in attesa di un miglioramento meteo nella seconda sessione. Lo spagnolo della Ferrari ha compiuto solo quattro giretti di installazione senza nemmeno mettere a referto un tempo cronometrato. Come Alonso anche Paul Di Resta con la Force India. Il più veloce della prima sessione è stato Romain Grosjean. Il francese della Lotus ha girato in 1'56"552 precedendo di poco più di due decimi l'australiano della Toro Rosso Daniel Ricciardo. Terzo tempo, staccato di sei decimi, per Lewis Hamilton con la McLaren. Quarto Sergio Perez con la Sauber, seguito dalla prima Ferrari, quella di Felipe Massa. Poi c'è Webber con la prima Red Bull. Vettel è invece 11°.
Gazzetta TV
ecco lewis — Poi nella seconda sessione altra pioggia e tutti ai box in attesa di un miglioramento che non c'è stato. I tempi non si sono abbassati granché e alla fine il crono migliore di giornata lo ha segnato Hamilton in 1'56"345. Lewis ha preceduto il giapponese Kobayashi e le Mercedes di Schumacher e Rosberg. Poi a 1" Perez e l'altra McLaren di Button. Alonso con la Ferrari ha chiuso decimo a oltre 2" e nel finale ha sbattuto rovinando l'ala anteriore.
Alonso torna ai box senza il muso dopo aver sbattuto. Ansa
Alonso torna ai box senza il muso dopo aver sbattuto. Ansa
PARLA FERNANDO — Un venerdì diverso rispetto alle ultime uscite, insomma. Alonso ammette che è stata una giornata di fatto indecifrabile: “Posso dire ben poco oggi pomeriggio, diciamo ancor meno del solito venerdì? Abbiamo fatto pochissimi giri a causa della pioggia e del fatto che, con un numero di treni di gomme da bagnato limitato dal regolamento, non aveva alcun senso girare. Piuttosto, meglio conservare gli pneumatici, anche perché le previsioni non sono certo incoraggianti: dovrebbe piovere tutto il weekend. In altre circostanze, con un weekend magari sull’asciutto, avremmo potuto girare di più ma in queste condizioni, come ho detto prima, non era davvero il caso. La macchina sul bagnato sembrava a posto ma era praticamente impossibile stabilire dov’eravamo rispetto agli altri. Domani mattina speriamo almeno di poter fare qualche giro sull’asciutto per avere almeno un’idea di massima sul comportamento delle Soft e delle Hard, le mescole portate qui dalla Pirelli. L’uscita di pista alla fine? C’era aquaplaning e la vettura è scivolata via. Peccato per l’ala anteriore, ora vedremo se riusciremo a ripararla”.


PARLA FELIPE — Anche Massa preferisce attendere la giornata di sabato: “E’ stata una giornata resa difficile dalle condizioni meteorologiche. C’è sempre stata la pioggia a disturbare il lavoro e così abbiamo deciso di girare poco per risparmiare gli pneumatici in vista di domani e di domenica. Ovviamente questo non ci ha permesso di provare come volevamo, soprattutto per quanto riguarda i piccoli aggiornamenti che abbiamo portato a questo GP. Ho fatto soltanto tre giri cronometrati quindi è impossibile dire alcunché sul comportamento della F2012 su questo tracciato. Domani, a prescindere dalle condizioni, dovremo cercare di girare di più per prepararci nella maniera migliore per la qualifica e per la gara. Cercheremo di fare il possibile”.


maria stabile — Intanto le condizioni di salute della pilota spagnola Maria de Villota continuano a essere gravi ma stabili. È quanto ha fatto sapere la famiglia della collaudatrice madrilena, rimasta gravemente ferita martedì in un incidente occorsole in un test di aerodinamica sulla Marussia. La De Villota, ricoverata nell'ospedale traumatologico Adenbrooke di Cambridge, è stata sottoposta a un lungo e delicato intervento di chirurgia ricostruttiva, per ricomporre le fratture al cranio e al volto, ma ha perso la funzionalità dell'occhio destro. I sanitari del nosocomio britannico mantengono, inoltre, la riserva sulla prognosi vista la gravità dello stato complessivo della donna.
Gasport© RIPRODUZIONE RISERVATA

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Santoro a La7: “Restiamo noi i padroni con autonomia, grazie al pubblico”

L'intervista del Fatto al conduttore appena dopo la firma del contratto. " Non celebriamo qualcosa che finisce, ma festeggiamo un progetto che avanza. L'emittente ci garantisce libertà editoriale, e noi rispetteremo le leggi. Faremo il nostro mestiere, ma non saremo dipendenti interni"

santoro interna
Redazione romana, stanze ombrose, Michele Santoro è in tenuta sportiva. Ha appena firmato il contratto con La7, lo sbarco avviene con un anno di ritardo. Il nuovo inizio del giornalista ricomincia con il passato più recente: “Vedi, i telespettatori ci versano ancora dieci euro per Servizio Pubblico. Non celebriamo qualcosa che finisce, ma festeggiamo un progetto che avanza”.
Adesso cos’è cambiato, perché siete riusciti a trovare l’accordo saltato dodici mesi fa? Tante cose, tutte fondamentali. Arriviamo a La7 dopo un lungo percorso: centomila italiani hanno pagato per avere una trasmissione libera, per 26 volte su 27 abbiamo battuto proprio la rete di Telecom facendo informazione attraverso una multi-piattaforma. Non credo che chiunque l’avrebbe fatto… Ora c’è un soggetto imprenditoriale con un carattere sociale che si chiama Servizio Pubblico. La7 è un’evoluzione, direi quasi naturale. Il canale sarà diverso e raggiungerà un pubblico più ampio, ma avremo lo stesso studio, stesso gruppo, e saremo sempre in diretta da Cinecittà.
Non teme censure, quelle che la spinsero a mollare l’ultima volta? Sono ottimista. Perché Servizio Pubblico è una società (Zerostudio’s, il Fatto detiene il 17,4%, ndr) che consegna un prodotto chiavi in mano . La7 ci garantisce libertà editoriale, e noi rispetteremo le leggi. Faremo il nostro mestiere, ma non saremo dipendenti interni. Noi siamo nati grazie a centomila italiani e stranieri che credono nel concetto più cristallino di servizio pubblico, un’idea per il momento impensabile in questa Rai.
Che deve pensare chi vi ha aiutato con dieci euro e ora avrà tante domande per voi?
I nostri sostenitori ci hanno donato dieci euro per avere un programma libero, e ci siamo riusciti. Non soltanto abbiamo fatto quello che ci chiedevano, cioè una stagione di televisione indipendente, ma non abbiamo sprecato un centesimo. Queste risorse restano nel progetto sociale di Servizio Pubblico, che a luglio darà un premio ai giovani reporter, che avrà uno spazio su La7, che ha un sito operativo, che farà documentari e mi auguro anche film. La rivoluzione non era andare sulla piccola tv locale, ma conquistarsi autonomia. Noi siamo una fabbrica culturale e un movimento che vuole riformare la televisione.
Non è preoccupato di lavorare per una televisione che Telecom ha messo ufficialmente in vendita? Anzi, è una sfida che mi affascina. Il panorama televisivo è in continua trasformazione. La7 e Rai2 sono fondamentali per i prossimi equilibri, per il duopolio che si sfarina sempre di più, e noi siamo felici di giocare un ruolo in questa delicatissima partita.
Servizio Pubblico si alternerà il giovedì con Piazzapulita, com’è il suo rapporto con Corrado Formigli? Noi andremo in onda dal 25 ottobre, poi faremo la pausa natalizia e riprenderemo per seguire la campagna elettorale e la nascita del prossimo governo. Avremo la parte di stagione più importante, faremo almeno 24 puntate, esattamente quello che avevamo chiesto. Abbiamo lavorato tanti anni insieme con Formigli, si è formato con le nostre esperienze. E ha dimostrato di poter condurre un programma, come sostenevo da sempre. Io stesso avevo spiegato a La7 le sue capacità di conduttore. È mia intenzione andare sempre di meno davanti alle telecamere nel corso del tempo.
Vuole ritirarsi? Forse è troppo di moda, ma posso dire che questa potrebbe essere la mia ultima stagione a condurre un programma con tante puntate. Questa è la mia volontà, poi vedremo quel che succede. Non dico niente di definitivo. Dovessi andare in Africa, ve lo direi quando sarei lì.
La Rai è morta o cosciente?
Ci penserei mille volte prima di seppellirla. Ci chiamiamo Servizio pubblico perché tendiamo verso la Rai, crediamo in una televisione che non si concentri soltanto sul mercato. La Rai è troppo importante. Per questo con Freccero ci siamo candidati, pensavamo di avere i titoli a posto. Vorrei conoscere i criteri con cui la Commissione di Vigilanza ha scelto i sette consiglieri d’amministrazione.
Chi le piace dei sette?
Paradossalmente potrei dire che quello più competente è quello più distante da me, Antonio Pilati. Viviamo nel mondo che ha disegnato lui con la legge Gasparri. Gli altri sono la solita storia.
E Gherardo Colombo e Benedetta Tobagi? Ovvio che Colombo ha una straordinaria qualità morale e che la Tobagi è una donna giovane e dinamica, ma perché il Pd si è tirato via delegando la propria responsabilità a quattro associazioni? Per andare contro la logica di lottizzazione, la Vigilanza poteva leggere e analizzare i quasi 400 curricula e comunicarci quali sono le caratteristiche più adatte per la televisione pubblica. Mario Monti ha spedito i tecnici. Troppa grazia San Mario. Stesso dubbio: con quali criteri? Li ha scelti per i conti? Tanti dirigenti di viale Mazzini sanno fare bene i conti.
Rimpiange la coppia Paolo Garimberti-Lorenza Lei o Mauro Masi?
Non raggiungo questi livelli di depravazione. Chi avrà il coraggio di fare un timido passo in avanti farà certamente meglio di Garimberti. Il solito discorso: se uno critica Monti, allora rivuole Berlusconi. Non è così. C’erano forti speranze su Monti. Queste indicazioni le ha fatte di sua spontanea volontà o le ha contrattate con il Cavaliere? Io andrei per la seconda ipotesi.
Cosa farà per piacere a Beppe Grillo?
Io non devo piacere a Grillo. L’ho sempre considerato un fenomeno da raccontare. Quando mi ha criticato con leggerezza, gli ho risposto con un segnale: ascolta, senti com’è facile dire vaffanculo. Non ci siamo chiariti e non c’è bisogno di farlo. Capisco che lui debba difendere la sua impronta di uomo contro.
Voterà una lista civica?
Facile: chi vuole fingere un rinnovamento che non c’è, può usare questo trucco. Questa è la cattiva copia di un’ottima intuizione di Grillo. Lui ha parlato di un panorama politico desolante ed è riuscito a creare entusiasmo. Io credo in una democrazia con i partiti. Non posso negare che siano quasi defunti, ma questo mi inquieta terribilmente.
Da Il Fatto del 6 luglio 2012

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Firmati i decreti sulle Rinnovabili
accolte solo in parte le richieste

Definiscono i nuovi incentivi per l'energia fotovoltaica (Quinto conto energia) e per le altre fonti (idroelettrico, geotermico, eolico, biomasse, biogas). Ma non chiudono le polemiche. Ecco perché  di ANTONIO CIANCIULLO

DOPO 9 mesi di attesa, i decreti sulle rinnovabili, più volte annunciati, sono stati firmati dai ministri dello Sviluppo economico Corrado Passera, dell'Ambiente Corrado Clini e dell'Agricoltura Mario Catania. Definiscono i nuovi incentivi per l'energia fotovoltaica (Quinto conto energia) e per le altre fonti (idroelettrico, geotermico, eolico, biomasse, biogas). Ma non chiudono le polemiche. Per il governo rappresentano un freno alla spesa e un passo concreto in direzione del superamento degli obiettivi europei. Per le associazioni di settore sono invece un colpo definitivo al sistema di incentivi che aveva permesso all'Italia di recuperare in pochi anni le posizioni perdute.

"Buona parte dei miglioramenti richiesti dalle Regioni è stata accolta", commenta Corrado Clini. "In particolare è stato portato da 12 a 20 chilowatt il limite oltre il quale gli impianti devono essere iscritti a un registro. I 20 chilowatt sono la fascia che permette anche a una piccola officina di mettersi i pannelli sul tetto per autoprodurre l'energia di cui ha bisogno. Questo vuol dire dare spazio alla cosiddetta generazione diffusa, cioè alla moltiplicazione dei piccoli e piccolissimi produttori".

Il ministro dell'Ambiente sottolinea inoltre che sono stati recuperati gli incentivi, in un primo tempo soppressi, per gli impianti fotovoltaici nelle zone degradate e per sostituire con i pannelli fotovoltaici i tetti in amianto.

Anche per il solare termodinamico, quello che concentra il calore con gli specchi, sono previsti meccanismi di facilitazione che soddisfano gli imprenditori. "Il decreto offre gli strumenti per far crescere una tecnologia molto innovativa di cui l'Italia possiede le chiavi sia dal punto di vista della ricerca che della capacità produttiva", afferma Gianluigi Angelantoni, presidente di Anest, l'associazione di settore.

"Il legno storto non si raddrizza: questi decreti, anche se contengono singoli elementi positivi, erano nati male e si sono conclusi male", replica il senatore Francesco Ferrante, responsabile Pd per i cambiamenti climatici. "Il bonus per l'amianto è estremamente ridotto e il limite di potenza incentivata non permette di applicarlo ai capannoni industriali. Inoltre il tetto dei 20 chilowatt è troppo basso: le Regioni avevano chiesto di arrivare a 100 chilowatt. La verità è che questo governo ha deciso di non sostenere il settore delle rinnovabili abbandonandolo a metà strada: un pessimo segnale per lo sviluppo del paese".

Dura anche la protesta dell'Anev, l'associazione dei produttori di eolico. "Proprio mentre l'International Energy Agency rendeva pubblico il rapporto in cui si prevede una formidabile crescita delle rinnovabili nei prossimi 5 anni, con l'eolico che rappresenta la fonte maggiore dopo l'idroelettrico, il governo ha varato i decreti che mettono il settore in ginocchio", accusa il presidente Simone Togni. "In questo modo si impedisce la nascita di un mercato veramente concorrenziale, si fa salire il prezzo dell'energia e si mettono a rischio decine di migliaia di posti di lavoro".

Dal punto di vista degli incentivi, le richieste delle Regioni sono state parzialmente accolte con un ampliamento del budget di spesa per un totale di 500 milioni di euro annui suddivisi tra fotovoltaico (200 milioni) e non fotovoltaico (300 nilioni). Il nuovo sistema entrerà in vigore 45 giorni dopo il superamento (previsto per fine  settembre) della soglia di 6 miliardi di incentivi per il fotovoltaico, e il primo gennaio 2013 per il non fotovoltaico (per il quale è previsto comunque un periodo transitorio di 4 mesi).

"Ha vinto la burocrazia: il che vuol dire che aumenteranno i costi per i produttori e per i cittadini", obietta Massimo Sapienza, l'animatore del movimento Sos Rinnovabili. "E' paradossale che mentre si continua a parlare di tagli alle spese superflue se ne aggiungano altre rendendo obbligatori registri perfettamente inutili. Noi avevamo proposto di arrivare agli stessi obiettivi di contenimento della spesa con il metodo tedesco, cioè con l'abbattimento automatico degli incentivi man mano che si raggiungono determinati livelli di produzione: un metodo semplice e molto sicuro, capace di rendere il mercato fluido. Come per la vicenda degli esodati il governo ha rifiutato il dialogo, non ha accettato un confronto sui numeri, si è arroccato in difesa. Non è la strada per far crescere il paese".
(06 luglio 2012)

giovedì 5 luglio 2012

già................

Diaz, confermate le condanne ai 25 poliziotti. Interdizione agli alti dirigenti

La sentenza della Quinta sezione mette la parola fine al processo per il blitz del G8 di Genova nel 2001. Gli imputati non andranno in carcere, ma l'interdizione dai pubblici uffici colpisce alti dirigenti come Gratteri, Caldarozzi e Luperi

scuola diaz interna nuova
Sono definitive tutte le condanne ai 25 poliziotti per l’irruzione della polizia alla scuola Diaz al termine del G8 di Genova la notte dei 21 luglio 2001. Lo hanno deciso i giudici della quinta sezione della Corte di Cassazione. Confermata anche la pena accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici per cinque anni, che dunque colpisce alcuni altissimi gradi degli apparati investigativi italiani: Franco Gratteri, capo della Direzione centrale anticrimine, Gilberto Caldarozzi, capo dello Servizio centrale operativo, Giovanni Luperi, capo del dipartimento analisi dell’Aisi, l’ex Sisde. Tutti condannati per falso aggravato, l’unico reato scampato alla prescrizione dopo 11 anni, in relazione ai verbali di perquisizione e arresto ai carico dei manifestanti, rivelatisi pieni di accuse infondate.
Nessuno dei condannati rischia invece il carcere, grazie ai tre anni di sconto dall’indulto approvato nel 2006. La Suprema corte ha dichiarato prescritte le condanne per le lesioni inflitte ai capisquadra dei “celerini” del Reparto mobile di Roma. Gli imputati dovranno risarcire le parti civili, come già disposto nelle sentenze di merito.
In dettaglio, il collegio presieduto da Giuliana Ferrua ha confermato 4 anni a Giovanni Luperi e Francesco Gratteri, 5 anni per Vincenzo Canterini (all’epoca comandante del Reparto mobile di Roma, oggi a riposo), 3 anni e 8 mesi a Gilberto Caldarozzi, Filippo Ferri, Fabio Ciccimarra, Nando Dominici (questi ultimi all’epoca dirigenti di diverse Squadre mobili), Spartaco Mortola (ex capo della Digos di genova), Carlo Di Sarro, Massimo Mazzoni, Renzo Cerchi, Davide Di Novi e Massimiliano Di Bernardini. Prescritti, invece, i reati di lesioni gravi contestati a nove agenti appartenenti al VII nucleo sperimentale del Reparto mobile di Roma. 
Oltre 60 feriti e 93 arrestati e poi prosciolti, tra i quali molti giovani stranieri. Il blitz alla scuola Diaz-Pertini, dove alloggiavano manifestanti antiliberisti giunti nel capoluogo ligure per le manifestazioni contro il G8 del 2001, avviene nella notte tra il 21 e il 22 luglio, il giorno dopo la morte di Carlo Giuliani. All’operazione presero parte centinaia di poliziotti, e nessuno è mai stato in grado di fornirne il numero esatto, dato che – come è emerso ai processi – molti agenti e funzionari si aggregarono spontaneamente al contingente.
La scuola era ritenuta il “covo” dei black bloc, protagonisti di due giorni di violenti scontri con le forze dell’ordine. Dai processi, però, è emersa anche la volontà dei vertici della polizia di portare a termine un’azione eclatante per bilanciare il disastro dell’ordine pubblico al G8 genovese. L’ex vicecapo della polizia Ansoino Andreassi, per esempio, ha testimoniato in aula la sua ferma contrarietà all’intervento, avvenuto quando il vertice e le relative contromanifestazioni erano finite. Ma, secondo Andreassi, alla fine prevalse la volontà dei dirigenti inviati da Roma dal capo della polizia Gianni De Gennaro
VIDEO – SENTENZA DIAZ: L’ATTESA DELLE VITTIME A ROMA
L’IRRUZIONE. Nel corso dell’irruzione nel complesso scolastico, aperta dagli uomini del VII Nucleo Sperimentale del Primo Reparto mobile di Roma, comandato da Vincenzo Canterini, la maggior parte degli occupanti viene picchiata selvaggiamente. Al pestaggio, però, non partecipano soltanto i “celerini”, ma anche uomini delle Squadre mobili e delle Digos, distinguibili dai primi dalle divise o dal fatto di essere in borghese. La brutalità dell’intervento sarà confermata al processo di primo grado, oltre che dalle testimonianze di decine di vittime costituitesi parte civile, da Michelangelo Fournier, comandante del VII nucleo, che parlerà di “macelleria messicana” e “colluttazioni unilaterali” in cui i sui colleghi pestavano e gli occupanti subivano. Due vittime arrivarono al pronto soccorso in codice rosso, in pericolo di vita. Fournier racconterà anche di un collega che davanti a una ragazza gravemente ferita a terra “mimò il gesto del coito”.
Molti degli arrestati verranno poi rinchiusi per giorni nella caserma di Bolzaneto, dove subiranno altre violenze.Tutti gli occupanti della Diaz-Pertini sono accusati di associazione per delinquere finalizzata alla devastazione e al saccheggio, un reato che prevede fino a 15 anni di carcere. In sostanza la polizia li accusa di essere tutti dei “black bloc“, protagonisti di gravi incidenti in piazza il 20 e il 21 luglio. Ma le prove verbalizzate dalla polizia si riveleranno false. A cominciare dalle due bottiglie molotov portate all’interno della Diaz dai poliziotti stessi, come accertato definitivamente dal processo di primo grado.
L’INCHIESTA E I PROCESSI. Dopo il G8, finiscono sotto inchiesta agenti e alti funzionari: 29 vengono rinviati a giudizio, accusati a vario titolo di falso, arresto arbitrario, lesioni e calunnia. Il tribunale di Genova, il 13 novembre 2008, con una sentenza che sarà al centro di polemiche, assolve 16 imputati – funzionari e dirigenti – mentre ne condanna 13, che sono soprattutto uomini del VII Nucleo. 
La Corte d’appello genovese, però, ribalta il verdetto il 18 maggio 2010: 25 le condanne – tra cui quella di Francesco Gratteri, Giovanni Luperi, Vincenzo Canterini, Spartaco Mortola, Gilberto Caldarozzi, tutti alti funzionari di polizia – comprese tra i 5 e i 3 anni e 8 mesi di reclusione, con la pena accessoria dell’interdizione per 5 anni dai pubblici uffici. Come in primo grado, nessuno degli imputati è riconosciuto responsabile di specifici episodi di violenza, anche per la difficoltà, da parte delle vittime, di riconoscere gli agenti coperti da caschi e fazzoletti sul volto. Ma dalla ricostruzione dei giudici di secondo grado appare chiara la responsabilità dei vertici per non essere intervenuti a fermare i pestaggi e, per i firmatari dei verbali d’arresto e perquisizione, di aver avallato false accuse verso i 93 “no global”.
Nel processo di cassazione, il pg Pietro Gaeta ha chiesto la conferma delle condanne per tutti gli imputati, mentre fuori dal “palazzaccio” le vittime e le associazioni chiedecano “verità e giustizia”. 
L’ASSOLUZIONE DI DE GENNARO. Un processo parallelo poi, ha riguardato l’ex capo della polizia, oggi sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Gianni de Gennaro, accusato di aver istigato alla falsa testimonianza sulle violenze alla Diaz l’allora questore di Genova Francesco Colucci. De Gennaro, assolto in primo grado, ma condannato in appello a un anno e 4 mesi, viene prosciolto definitivamente da ogni accusa dalla Cassazione, che, nel novembre 2011, annulla la sentenza d’appello “perché il fatto non sussiste”.

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Google I/O, ecco il Nexus tablet
Android entra in casa con il "Q"

L'evento di Mountain View dedicato agli sviluppatori. Il nuovo dispositivo realizzato con Asustek, potente ed economico: 199 dollari. Sfida lanciata al Kindle Fire di Amazon e all'iPad. Un milione di nuove attivazioni al giorno per il sistema operativo. La sorpresa: Nexus Q, dispositivo "domestico". Gli occhiali hi-tech saranno inizialmente disponibili solo per i programmatori a 1500 dollari


DOPO APPLE E MICROSOFT, tocca a Google scoprire le carte. E il gigante del web lo fa in occasione dell'evento I/O 2012, dedicato agli sviluppatori, nella cornice del Moscone Center di San Francisco. Carte importanti, che si possono leggere come un contrattacco ad Apple e una risposta anche al recente rialzo di Microsoft, che ha appena presentato il tablet Surface. Google risponde con il suo Nexus Tablet, sviluppato da Asus, potente e dal prezzo competitivo. Ma non mancano novità per Android, per cui Google sfoggia numeri invidiabili: Al mondo ci sono 400 milioni di apparecchi Android attivati", dice dal palco il manager Hugo Barra, e "le attivazioni giornaliere hanno raggiunto quota un milione, in aumento rispetto alle 400.000 dello scorso anno".

IMMAGINI: NEXUS 7 E GOOGLE I/O 1

Nexus 7. Si chiama così, si può leggere "Nexus sette/seven" ma anche "Nexus heaven" ed è il primo tablet col marchio Google. Per essere un debutto, è una macchina con dietro un pensiero e un progetto di livello. Perché gli avversari sono certamente le decine di costruttori di tablet Android, Amazon su tutte, ma anche Apple col suo iPad. E così Nexus 7 ha dentro un potente processore quad-core Tegra 3, 1 giga di Ram, Cpu grafica a 12 core, un display multitocco da 7 pollici, risoluzione 1280x800, una fotocamera frontale per le videochat. Ancora, accelerometro, giroscopio, per un peso complessivo di 340 grammi. Costa 199 dollari, prezzo aggressivo, e sarà il primo device Android a sostituire il browser finora installato nel sistema con Chrome.

Nexus 7 è anche il primo dispositivo a portare in dote la nuova versione di Android, la 4.1 Jelly Bean, e quindi un ambiente ricco e ben conosciuto e che, in quest'ultimo aggiornamento, si rivela piuttosto raffinato. Il prezzo è certamente concorrenziale e il tablet ha un ottimo hardware sotto al cofano - e non a caso, Google spinge molto sulla possibile vocazione ludica del dispositivo, mostrando dei videogiochi durante il keynote.

Con il Nexus 7, Google potrebbe fare danni a Amazon, che con il Kindle Fire (stessa fascia di prezzo) sta creando un ecosistema basato su Android ma parallelo a quello di Big G, che ovviamente a Mountain View non gradiscono. E non a caso, l'azienda sottolinea che il Nexus 7 è "fatto per Google Play", sulla scia dei modelli di distribuzione di contenuti che già funzionano bene per Apple e Amazon.

Jelly Bean, o Android 4.1. Non è ancora la versione 5, ma Jelly Bean, ovvero Android 4.1, è un bel salto rispetto alla versione 4 Ice Cream Sandwich. Arriverà a luglio, sui Galaxy Nexus e Motorola Xoom. Il cuore delle novità sta nelle parole "Google Now", ovvero Google che entra nel momento quotidiano dell'utente, visualizzando, su richiesta, le informazioni inerenti alla situazione presente dell'utente. Ovvero, comunicherà ad esempio i risultati delle partite della squadra del cuore in automatico, saprà indicare una strada alternativa se quella che si percorre è trafficata. Ancora, suggerirà informazioni relative al luogo fisico dove si è, utile per chi viaggia, e aggiornerà gli status relativi ai voli.
C'è ora una funzione di dettatura vocale e una tastiera "intelligente" in grado di predire le parole che si stanno digitando, senza accedere al web. "Android Beam" aumenta il focus sull'Nfc, con la possibilità di inviare documenti e abbinare i dispositivi a elementi esterni in pochi istanti.

Google glasses. La conferenza è stata anche teatro di una spettacolare presentazione degli occhiali Android, indossati da alcuni paracadutisti che si sono lanciati da un dirigibile per atterrare sul tetto del Moscone Center e poi arrivare in sala in bici, tutto ripreso e trasmesso in diretta dagli occhiali di Google. Sergey Brin ha detto che il contributo degli sviluppatori è essenziale per sviluppare al meglio questa nuova tecnologia. E quindi gli occhiali saranno disponibili per la comunità tecnica, in versione ancora sperimentale, al prezzo di 1500 dollari, dall'inizio del prossimo anno.

Nexus Q. La sorpresa del keynote si chiama però Nexus Q. Del tablet si sapeva già molto, ma questo piccolo computer a forma sferica arriva come una ventata di aria fresca. Google ne parla come un "computer fatto per vivere in casa" ed è di fatto un hub multimediale da collegare alla tv, e controllare anche attraverso i dispositivi Android. Si connette in wifi o ethernet, ha l'Nfc e può essere usato come centro di smistamento multimediale per i contenuti disponibili sui dispositivi. Una sorta di Apple Tv in versione Google, con lo streaming dei contenuti dai device Android verso il Nexus Q. Ci si può anche giocare a fare il deejay, con gli utenti Android che "spingono" la loro musica nel dispositivo. Che però non costa poco: arriva a luglio, al prezzo di 299 dollari.
  (27 giugno 2012)
 
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Monza, ecco le intercettazioni
Indagati i vertici dell'autodromo

Monza, 04 luglio 2012

Coinvolti, oltre al responsabile della pista Stefano Tremolada, Enrico Ferrari (direttore del circuito) e Giorgio Beghella Bartoli (responsabile tecnico): sapevano i problemi della pista ma non hanno preso precauzioni contro gli infortuni. Sospesi e indagati


Quattro intercettazioni telefoniche (ascoltale qui nella ricostruzione di motociclismo.it) dal contenuto che non lascia spazio a dubbi. Sono state registrate alla vigilia della gara del Mondiale Superbike del 6 maggio a Monza e dimostrano che i dirigenti dell'autodromo erano al corrente dei problemi legati all'asfalto nella curva parabolica, ma non li denunciarono.
INCHIESTA — La Procura, che stava indagando per reati fiscali e turbativa d'asta in relazione a un'altra vicenda, ha aggiunto anche l'ipotesi di "omissione dolosa di cautele contro gli infortuni". Le intercettazioni riguardano Enrico Ferrari, direttore del circuito monzese, e Giorgio Beghella Bartoli, responsabile tecnico. Altre invece coinvolgono lo stesso Beghella Bartoli e il tecnico di pista Stefano Tremolada, già ascoltato sulla vicenda dai magistrati Caterina Trentini e Walter Mapelli. "La direzione era al corrente delle bolle che si erano formate sull'asfalto della parabolica per infiltrazioni d'acqua, ma ha taciuto tenendo nascosto il problema a piloti, squadre e commissari di gara - spiega Paolo Guaitamacchi, presidente del C.d.A. della società di gestione Sias, che fa capo all'Aci Milano -. Con questo comportamento omertoso è stata messa a rischio la sicurezza dei piloti".
 
POLEMICHE — La gara della Superbike del 6 maggio, sospesa dopo la prima manche a causa della pioggia battente e delle cadute, tra cui quella dell'americano John Hopkins che si fratturò il piede destro, si concluse tra polemiche e scuse degli organizzatori. La seconda manche, accorciata a 8 giri, aveva visto il successo di Sykes e le lamentele di altri piloti, tra cui Melandri e Biaggi. Adesso contro Ferrari e Beghella Bartoli, già sospeso, è stato intrapreso un provvedimento disciplinare dai parte dei vertici della Sias che potrebbe portare alla risoluzione del rapporto.
LE INTERCETTAZIONI — Il contenuto delle telefonate lascia davvero pochi dubbi sul comportamento dei protagonisti. Puoi ascoltarle cliccando qui.
LAVORI — Entro fine luglio provvederemo alla messa in sicurezza dell'asfalto della Parabolica - continua Guaitamacchi, dal cui esposto a gennaio era partita l'inchiesta fiscale dei magistrati monzesi -. Assieme alla Csai e a due consulenti delle università di Tor Vergata e del Politecnico di Milano abbiamo individuato i lavori da fare, che comprenderanno il rifacimento del manto". In particolare sarà creata una trincea profonda circa 2 metri all'esterno della curva, coperta di ghiaia, destinata ai canali di scolo dell'acqua. "Ho parlato con i collaboratori più stretti di Ecclestone, rassicurandoli sul fatto che i tempi saranno rispettati e l'organizzazione del GP d'Italia di F.1 per settembre non è assolutamente in pericolo".
dal nostro inviato
Luigi Perna© RIPRODUZIONE RISERVATA

martedì 3 luglio 2012

meraviglioso.....

Aragon, strepitoso Biaggi
Melandri trionfa in gara-2

ALCANIZ (Spagna), 1 luglio 2012

Il pilota dell'Aprilia vince in Spagna dopo uno spettacolare duello con il connazionale della Bmw che si riscatta nella seconda manche. Grave incidente in Supersport: Polzer rianimato in pista

Il gran duello tra Max Biaggi e Marco Melandri
Il gran duello tra Max Biaggi e Marco Melandri
Strepitoso botta e risposta tra Max Biaggi e Marco Melandri vincitori delle due gare spagnole di un Mondiale Superbike sempre più elettrizzante. Il pareggio ha comunque fatto il gioco di Melandri che approfittando del quarto posto del rivale in gara due rosicchia 12 punti nella classifica iridata: il ravennate adesso è a 48 punti dalla vetta, contro che Biaggi aveva accumulato al termine della prima corsa di Aragon.
primo gol di max — Max Biaggi ha segnato il primo gol in apertura fulminando Melandri dopo quattro sorpassi e controsorpassi. “Ho stressato troppo le gomme per ricucire il divario da Max” aveva commentato Melandri costretto a partire in seconda fila da una complicata Superpole. Per Max, 41 anni compiuti martedi scorso, era stato il terzo centro consecutivo, quarto della stagione e ventesimo della carriera Superbike iniziata nel 2007. “È stata una bella vittoria, questa pista mi piace molto e abbiamo preparato tutto con molta attenzione” aveva commentato Biaggi dopo il trionfo. “Ho aumentato il vantaggio in classifica ma 60 punti (ciascuno dei prossimi sei round ne assegna 50, n.d.r) non significano nulla perchè basta un attimo a rimettere tutto in discussione. Anche il mio amico Jorge Lorenzo sembrava avere la MotoGP in pugno ma è bastato l'errore di un avversario alla prima curva di Assen per vanificare lo sforzo”.
la rivincita — Melandri ha dato il cuore per la rivincita. Nel duello tra i due leoni italiani si sono inseriti anche Eugene Laverty, capofila della prima metà della corsa, e la sorpesa Chaz Davies, 25enne britannico iridato Supersport in carica al debutto nella top class. Tre Aprilia contro la Bmw di Melandri, unico in grado di far volare la quattro cilindri. Dopo una incredibile serie di sorpassi e cambi di posizione, Melandri ha rotto gli indugi al penultimo giro superando di slancio prima Davies e poi Laverty. Il 29enne ravennate ha poi difeso la posizione nell'ultima frenata con una traiettoria da campionissimo. Marco festeggia il terzo successo con la Bmw. Biaggi invece è rimasto intrappolato dai compagni di marca nel mancato gioco di squadra Aprilia che ha impedito a Max di spiccare il volo in campionato. “Avevo un piano preciso per battere Biaggi ma nel tentativo di superarlo sono andato largo portando fuori linea pure lui, così Laverty e Davies ci hanno superato. Sono giovani e si buttano in ogni curva come fosse l'ultima, quindi con loro non ho potuto fare stretegie. Ho accettato il confronto, ho superato Laverty e all'ultimo giro ho chiuso tutte le porte. Al Mondiale non penso, andiamo avanti alla giornata. Quando la Bmw non accusa vibrazioni come nel precendente impegno di Misano (ritiro per noie alla gomma e 4° posto, ndr) siamo molto competitivi.”
biaggi nero — Biaggi, nero di rabbia, si è rintanato nel motorhome senza parlare con nessuno. Intanto sono meno gravi del temuto le conseguenze del pauroso schianto al via della gara Supersport. L'austriaco Ives Polzer, 30 anni, ha travolto il sudafracano Mathew Scholz, 19, rimasto fermo in griglia con la moto in panne. Polzer è stato soccorso e intubato in pista ma ha poi ripreso conoscenza: i medici dell'ospedale di Alcaniz lo hanno sottoposto ad una risonanza magnetica per escludere ulteriori guai. Solo leggera commozione cerebrale per Scholtz.
Paolo Gozzi© RIPRODUZIONE RISERVATA
 
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Stoner: "Spiace per Lorenzo"
Vale: "Io metto l'esperienza..."

Milano, 30 giugno 2012

L'australiano: "Non è mai bello avere vantaggi dalla sfortuna degli altri". Rossi: "I miei sono consigli alla Ducati, ma non so cosa bisogna fare per andare forte come le altre moto". Dovizioso: "E' un podio esagerato"

Casey Stoner festeggia sul podio. Reuters
Casey Stoner festeggia sul podio. Reuters
"È stata una vittoria importante per il campionato, certo non doveva andare così. Ho scoperto solo ora che Lorenzo è caduto, non è mai bello avere vantaggi dalla sfortuna di altri". Casey Stoner commenta così la vittoria del Gp d'Olanda. "Mi sono alzato stamattina e non ero ottimista - ha poi aggiunto - il fine settimana non è stato perfetto, poi in gara ho seguito Pedrosa in alcuni punti e vedevo che avevo difficoltà, mi sentivo stanco e non avevo un controllo ottimale. Poi ho cambiato posizione in moto e sono andato meglio".
dovizioso — "Va bene così, con i primi non ci siamo ancora ma fare il podio è esagerato", le parole di un soddisfatissimo Andrea Dovizioso ai microfoni di Mediaset dopo il terzo posto. "La battaglia con Spies? Ha fatto una bellissima gara ma ha avuto problemi nel finale - ha spiegato - io ad un certo punto ho sbagliato a cambiare un marcia e recuperare è stata durissima".
 
pedrosa — "Speriamo di fare una migliore strategia in vista della prossima gara - il commento di Dani Pedrosa - Alla fine penso che mi ero affaticato troppo perché pensavo di fare il mio ritmo per tutta la gara, ma Casey ha migliorato tanto da ieri, mi stava molto attaccato, qui stando dietro è più facile. Lui, inoltre, ha conservato qualche energia per il finale, mentre io nella parte veloce sentivo il peso della moto. Alla fine è andato più forte, aveva più energia".
rossi — "Abbiamo avuto un problema sulla destra dove sono saltati via i pezzi - spiega Valentino Rossi - peccato perché stava andando piuttosto bene: ero partito bene, poi davanti sono successi dei casini ed ero quinto lottando con Nicky. Poi lui è andato davanti e giravamo un po' più piano di quando ero davanti, quindi stavo aspettando il momento buono per superarlo, potevo arrivare sesto, che era un buon piazzamento, ma si è rotta la gomma, l'ho cambiata ma ho recuperato poco. Ho cercato di portare a casa tutto quello che si può ma avavo del chattering con la gomma dura, ma anche montando la morbida avevo lo stesso del chattering".
Valentino Rossi in azione ad Assen. Afp
Valentino Rossi in azione ad Assen. Afp
rossi\2 — Rossi è poi tornato sulle sue esternazioni del venerdì quando ha 'accusato' la Ducati di non riuscire a risolvere i problemi che non fanno andare veloce la GP12. "Ho detto delle cose normalissime, non so come si fa a mettere a posto la moto e farla andare forte come le altre, per fortuna io ho corso sempre con grandi moto e grandi team ed il mio era più che altro un consiglio. Ci sono tante altre gare e dobbiamo provarci fino alla fine, essere più veloci, più competitivi: io do tanti suggerimenti e penso che si possa mettere sul piatto la mia esperienza, le mie doti di collaudatore. La moto non ha grip davanti e per fermarsi, per finire le curve ci mettiamo più degli altri e quindi dobbiamo dare gas mentre siamo ancora piegati e quindi la gomma dietro finisce prima. So che dovrebbe arrivare un motore più dolce che è quello che ci serve ma per il resto non ho la risposta, dovete chiederlo a loro...".
rossi\3 — Infine, a chi gli chiede se sarebbe pronto a restare in Ducati se il nuovo proprietario del marchio di Borgo Panigale, l'Audi, cambiasse tutti i vertici tecnici del team, dà una non risposta: "Con l'arrivo di Audi sono tutti molto eccitati, tra virgolette: è un partner di altissimo livello e può dare una grande mano al reparto corse della Ducati, ma noi ci sobbiamo concentrare su domenica prossima per andare il più veloce possibile".
Gasport© RIPRODUZIONE RISERVATA
 
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Terremoto, i sindaci senza un euro: “Costretti a chiedere soldi alle banche”

Fino a oggi, 44 giorni dopo la prima scossa, sono arrivate soltanto carte da firmare. "I lavoratori vanno pagati, le fatture anche e non ci resta che chiedere anticipazioni di cassa". Milioni di euro tra solidarietà e fondo della Protezione civile bloccati dalla burocrazia


Finora ci sono solo fatture su fatture da saldare. E richieste di prestiti con i relativi interessi. Di soldi liquidi, a 44 giorni dalla prima scossa, i sindaci dei tanti paesi emiliani messi in ginocchio dal terremoto ne hanno visti ben pochi. Per toccare con mano le donazioni private infatti bisognerà aspettare mesi. Almeno due solo per quanto riguarda gli oltre 15 milioni di euro raccolti attraverso i messaggi sms solidali. Così come sarà necessario attendere ancora delle settimane per poter attingere ai 50 milioni del Fondo nazionale della protezione civile. Intanto però i fornitori battono cassa e così come i dipendenti comunali, che da più di un mese lavorano senza sosta, sabato e domenica compresi. Così ai comuni non resta altra soluzione che rivolgersi alle banche.
“I lavoratori vanno pagati – mette in chiaro il sindaco di Novi di Modena, Luisa Turci -. E senza entrate sono obbligata a chiedere anticipazioni di cassa. Certo, non sono a costo zero. Ma è l’unico modo per ottenere liquidità immediata”. Per ora, infatti, i paesi colpiti dal sisma hanno potuto usufruire solo delle donazioni spontanee versate sui singoli conti correnti, aperti ad hoc dalle amministrazioni comunali all’indomani del terremoto del 20 maggio. Come spiega Rudi Accorsi, amministratore del piccolo comune modenese di San Possidonio: “Fino a oggi abbiamo ricevuto solo i 52 mila euro versati sul nostro conto. Ma ne servirebbero molti altri per rimettere in piedi la città”. Per riavviare l’economia, ripristinare il tessuto abitativo e recuperare il patrimonio artistico “non bastano i 140 mila euro donati alla nostra città – aggiunge il sindaco di San Felice sul Panaro, Alberto Silvestri – servono risposte dal governo. Le spese sono enormi, ci sono tutti gli interventi di messa in sicurezza, di puntellatura, di sgombero macerie. La lista è infinita”. Insomma, ritornare alla normalità ha un costo che i comuni da soli non riescono a sostenere.
Entro una settimana, fanno sapere dalla Protezione civile, la Regione dovrebbe ricevere la prima tranche, pari a 10 milioni, del Fondo nazionale del dipartimento, messo a disposizione subito dopo il primo terremoto. Briciole se si considera che solo il comune di Finale Emilia ha già investito circa 3,3 milioni di euro per i progetti di ricostruzione. “E ancora non sappiamo se ci verranno rimborsati completamente o solo in parte – sottolinea il sindaco Fernando Ferioli – Per pagare stiamo accumulando debiti”. Cavezzo, tra pasti, servizi igienici, interventi strutturali agli edifici e messa in sicurezza del centro storico ha già sborsato oltre 500 mila euro. Cifra simile a quella spesa da San Possidonio e da San Felice sul Panaro.
E mentre le fatture da saldare si moltiplicano, i soldi raccolti dalla macchina della solidarietà rischiano di rimanere intrappolati in un labirinto burocratico che diluisce i tempi di mesi. Prima di tradurre le migliaia di sms solidali in moneta sonante, per esempio, passeranno almeno 60 giorni. Il tempo necessario alle compagnie telefoniche per le verifiche sulla solvibilità degli abbonati. In altre parole, i gestori dovranno controllare le bollette dei clienti che hanno partecipato alla raccolta, assicurandosi, tra le altre cose, che i messaggi non siano stati inviati da telefoni aziendali. Solo una volta terminata questa operazione, gli operatori potranno trasferire la somma al Fondo per la protezione civile. Che a sua volta, facendo da intermediario, la farà arrivare alle regioni colpite dal sisma, ossia Emilia Romagna, Lombardia e Veneto.
Queste ultime non gestiranno solo le donazioni arrivate tramite il cellulare, ma l’intera somma raccolta dai diversi enti e associazioni. In assenza di una legge che obblighi a dichiarare preventivamente la destinazione specifica delle offerte, spetterà infatti ai presidenti delle tre regioni l’ultima parola sull’utilizzo di questi soldi.
di Annalisa Dall’Oca e Giulia Zaccariello
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Giappone, riparte primo reattore dopo tsunami
Guasto fa tornare la paura a Fukushima

Nel giorno in cui riprende l'attività della centrale nucleare di Ohi, un incidente al sistema di raffreddamento riaccende i timori. Sit-in e manifestazioni di protesta

TOKYO - La Kansai Electric Power (Kepco), la utility che fornisce elettricità alle regioni di Osaka e Kyoto ha riattivato alle 21:00 ora locale (le 14 in Italia) il reattore n.3 della centrale nucleare di Ohi, in quella che è la prima operazione del genere dalla crisi di Fukushima seguita al sisma/tsunami dell'11 marzo 2011. La riattivazione, che interrompe il fermo totale dell'energia atomica in Giappone, iniziato ai primi di maggio, avviene proprio nel giorno in cui un inconveniente ai sistemi di raffreddamento della piscina del combustibile esausto del reattore n.4 della centrale di Fukushima, che si sono fermati per 24 ore, hanno fatto tornare la paura.

Proteste in strada. Tante le proteste anti-nucleari, andate in scena anche oggi presso la struttura che si trova nella prefettura centrale di Fukui, ma la Kepco ha ricevuto il via libera alla riattivazione da autorità locali e governo di Tokyo a far ripartire le unità 3 e 4 di Ohi in base agli stress test effettuati, anche se alcuni sismologi hanno espresso perplessità dato che le misure contro terremoti e tsunami saranno completate in tre anni. La riattivazione del reattore n.3 è iniziata con l'estrazione delle barre di controllo che contengono le reazioni di fissione. L'unità dovrebbe progressivamente arrivare a pieno regime produttivo intorno a fine luglio o, al più tardi, agli inizi di agosto. Il primo ministro Yoshihiko Noda ha di recente ordinato la riattivazione dei reattori numero 3 e 4 dell'impianto, dicendo che gli standard di vita nel Paese non possono essere mantenuti senza il ricorso all'energia nucleare. Si teme infatti che i caldi mesi estivi causino un picco di richiesta tale da scatenare una crisi energetica. Dopo il disastro di Fukushima Daiichi, causato dal terremoto e tsunami dell'anno scorso e il peggiore dai tempi di Chernobyl, furono spenti tutti i 50 reattori del Giappone.

Paura a Fukushima
. Il blocco dei sistemi di raffreddamento della piscina del combustibile esausto del reattore n.4 della centrale di Fukushima ha riacceso la paura di un incidente nucleare. La Tepco, il gestore dell'impianto colpito dal sisma/tsunami dell'11 marzo 2011, aveva infatti 47 ore per evitare che la temperatura interna raggiungesse i 65 gradi, la soglia massima prevista dagli standard di sicurezza. La compagnia ha, però, individuato il problema e il sistema è ripartito. La temperatura dell'acqua al momento del ripristino dell'impianto di raffreddamento era salita a 42,9 gradi. Il sistema di raffreddamento della piscina del reattore n.4 ha avuto problemi il 4 giugno scorso, con tanto di sospensione senza conseguenze.
(01 luglio 2012)

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Federer soffre ma avanza
Anche Djokovic ai quarti

Milano, 02 luglio 2012

Wimbledon, ottavi: lo svizzero rischia il ritiro per problemi fisici, poi batte Malisse in quattro set; ora troverà Youzhny. Djokovic facile con Troicki: 6-3 6-1 6-3. Sospesi per pioggia gli altri match

Roger Federer, ai quarti dopo aver battuto Malisse. Ansa
Roger Federer, ai quarti dopo aver battuto Malisse. Ansa
La pioggia rallenta la programmazione di Wimbledon e il primo giocatore a qualificarsi per i quarti di finale è Roger Federer che rischia il ritiro contro il belga Xavier Malisse prima di vincere per 7-6 6-1 4-6 6-3. Nei primi game dell'incontro Federer avverte un problema alla schiena, dello stesso tipo che aveva accusato a gennaio nel torneo di Doha. Sul 4-3 per Malisse, lo svizzero chiede l'intervento del fisioterapista, lascia in campo per dei trattamenti, poi rientra giocando con la schiena rigida. Sul 5 pari Federer perde la battuta, Malisse va a servire per il set ma lo svizzero recupra il break con una spettacolare conclusione al volo. Dopo aver dominato il tie break per 7 punti a 1, lo svizzero si mette a giocare da fermo come fosse un maestro di tennis e Malisse va in crisi. Nel terzo Malisse va subito avanti un break che mantiene fino alla fine e nel quarto vola ancora un break avanti. Qui Federer si scioglie, il dolore sembra passare lentamente con lo svizzero che ritrova i colpi e una qualificazione che pareva compromessa.
 
quarti — Lo svizzero chiude con 9 ace, un doppio fallo, il 70% di prime con una realizzazione del 73% dei punti, 45 vincenti e 18 errori gratuiti. A rete 34 punti su 39 e le palle break conquistate addirittura 6 su 7. Maliise non riesce praticamente a fare mai punto sulla sua seconda, a rete 20 su 43 e le palle break trasformate appena 3 su 11. Ai quarti, i 33esima quarti consecutivi di Federer negli slam, lo svizzero affronterà il russo Mikhail Youznhy che ha avuyto bisogno di 4 ore e 16 minuti per domare l'uzbeco Denis Istomin (6-3 5-7 6-4 6-7 7-5). Alla fine Istomin ha fatto addirittura 5 punti in più del russo con 72 vincenti e 35 errori gratuiti. Istomin ha sparato 16 ace e servito il 70% di prime. Decisive per il russo le 5 palle break trasformate sulle 8 avute contro il deludente 3 su 14 di Istomin.
djokovic — Tutto fin troppo facile per il campione uscente Novak Djokovic. Il numero 1 del mondo ha vinto il derby serbo superando Victor Troicki per 6-3 6-1 6-3 in 90 minuti esatti sotto il tetto del Centre Court. Nole ha perso un solo turno di battuta in tutto l'incontro (nel primo set) giocando a un livello fin troppo alto per il suo rivale che aveva già battuto 11 volte su 12 (unica sconfitta nella prima sfida a Umago nel 2007). Djokovic ha fatto solo 4 ace ma ha servito il 76% di prime con l'81% di realizzazione.
pioggia — I match di Federer, Djokovic e Youzhny sono gli unici terminati in una giornata dominata dalla pioggia. Murray è avanti 7-5 3-1 su Cilic, Fish è avanti 6-1 1-1 su Tsonga, Mayer è avanti 6-3 2-1 su Gasquet. Non sono neppure scesi in campo Baker contro Kohlschreiber e Ferrer-Del Potro. Martedì programma rivoluzionato: sul Centre Court Ferrer-Del Potro e due quarti femminili (Williams-Kvitova e Lisicki-Kerber). Sul campo n° 1 Murray-Cilic e gli altri due quarti femminili (Radwanska-Kirilenko e Paszek-Azarenka). Sul campo 2 Tsonga-Fish, sul 3 Gasquet-Mayer e sul campo 12 Baker-Kohlschreiber.
Luca Marianantoni© RIPRODUZIONE RISERVATA