domenica 26 agosto 2012

ahhahahaha

 SBK, rivoluzione russa
Melandri sorpassa Max

VOLOKOMASK (Russia) , 26 agosto 2012

Nel GP di Mosca Sykes si aggiudica gara-1 davanti alla Bmw di Marco e all'Aprilia di Biaggi. Ma in gara-2 Melandri trionfa e il romano cade: in classifica è ora il ravennate a comandare

Marco Melandri taglia vittorioso il traguardo. Reuters
Marco Melandri taglia vittorioso il traguardo. Reuters
Nello storico debutto del motorismo Mondiale in Russia Marco Melandri strappa il primato a Max Biaggi e lancia la Bmw verso l'iride. A tre round dalla fine (Nurburgring, Portimao e Magny Cours) con 150 in palio il 30enne ravennate ribalta la classifica passando da -10,5 a +18,5 punti: se non è un'ipoteca, ci assomiglia molto.
spallata — Melandri aveva dato la spallata nella gara d'apertura conclusa al secondo posto dietro lo scatenato Tom Sykes in testa dalla prima curva per festeggiare il rinnovo annuale (con opzione per altri due) con la Kawasaki. Cauto all'inizio sulla pista umida con gomme slick, come tutti gli altri protagonisti, Melandri ha attaccato nel finale sorprendendo Biaggi mai davanti al rivale per problemi di aderenza e terzo per grazia ricevuta: all'ultimo giro l'Aprilia ha rallentato lo scudiero Eugene Laverty per salvare tre punti. “Non mi piacciono questi giochetti, sarà più bello mettercela tutta e provare a vincere” aveva graffiato Melandri.
ritmo — Detto fatto. Al secondo via, con Sykes ancora re dello sprint, Melandri ha lentamente risalito il gruppo imponendo un ritmo insostenibile per Biaggi. I due rivali sono rimasti incollati solo per un paio di tornate: all'ottavo giro Max è uscito fuori traiettoria all'ultima curva perdendo due posizioni e nello stesso punto, il giro dopo, ha sbagliato la frenata schiantandosi contro l'incolpevole Leon Haslam, con l'altra Bmw. “Mi hanno segnalato subito che Biaggi era fuori, ero partito per non accontentarmi e così ho fatto.” Melandri ha inquadrato nel mirino Laverty e Rea, poi ha superato di slancio anche Sykes volando alla conquista della decima vittoria, la 6° quest'anno con la Bmw che consolida il primato anche nel Costruttori proprio alla viglia del GP di Germania “dove mi piacere fare un altro regalo alla Marca che mi ha ridato fiducia”. Duello finito? “In Superbike perde punti è un attimo, bisogna sempre puntare al massimo perchè ancora non è fatta”.
speranze ducati — La Russia ha stroncato le speranze Ducati con la caduta di Carlos Checa spinto fuori pista al terzo giro di gara uno da Jonathan Rea, pupillo della Honda che in serata è volato a Brno per provare da domattina la MotoGP domani liberata dall'infortunio di Casey Stoner. Il nordirlandese, 25 anni, non ha ancora rinnovato con la squadra Superbike perchè ambisce ad un posto in MotoGP, magari con il team satellite Gresini ancora sul mercato. Nella frazione finale Checa è arrivato quarto approfittando della carambola tra Laverty e lo stesso Rea rialzatosi per concludere settimo. Il debutto della Superbike in Russia, prima di F.1 e MotoGP, si è rivelato un inaspettato successo con 32500 spettatori arrivati nonostante la pioggia del mattino al Moscow Raceway inaugurato il mese scorso. Tribune stracolme e grande entusiasmo per il terzo posto dell'idolo di casa Vladimir Leonov nella Supersport (medie cilindrate) vinta dal turco Kenan Sofuoglu.
Paolo Gozzi© RIPRODUZIONE RISERVATA

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Pedrosa: "Avanti così"
Lorenzo: "Si fa dura"

BRNO (Rep. Ceca), 26 agosto 2012

Lo spagnolo della Honda: "Bella gara, spero di continuare fino alla fine perché Lorenzo è forte". Jorge "Ci manca qualcosa, speriamo di trovarlo col nuovo telaio perché Dani non sta sbagliando niente"

Pedrosa e Lorenzo sul podio di Brno. Afp
Pedrosa e Lorenzo sul podio di Brno. Afp
"Alla fine è arrivata una bella gara, soprattutto verso la fine, era difficile per me tenere Jorge Lorenzo dietro, perché in un circuito così Lorenzo aveva molto più grip e io facevo fatica a dare gas, ma sono riuscito a dare il mio ritmo e rimanere poi davanti, sono contento". Lo ha detto Dani Pedrosa dopo avere tagliato il traguardo per primo davanti a Jorge Lorenzo al termine di una battaglia davvero emozionante. "Quando mi sono allargato un po' - ha raccontato Pedrosa - lui mi ha passato in modo molto veloce, ma ho avuto un'altra ottima opportunità, ho provato il sorpasso e ci sono riuscito. Fino ad ora tutto bene - ha continuato Pedrosa - ci sono punti in cui andiamo meglio, ma devo continuare così perché Lorenzo è sempre lì. Speriamo di continuare così, di riuscire a mantenere la concentrazione e continuare a guidare bene".
fiducia — Un pensiero Pedrosa lo ha mandato anche a Stoner. "Peccato non ci fosse - ha detto - con lui oggi magari avremmo fatto bagarre in tre, oggi abbiamo provato a tenere duro, loro hanno molto grip, ma noi abbiamo tenuto duro. Sapevo che se avessi commesso un piccolo errore lui mi avrebbe passato". A proposito del campionato, poi Pedrosa ha detto che sta provando a fare il meglio. "Lorenzo è forte e con un rivale così duro devi fare meglio o come lui - ha detto - altrimenti è difficile. Speriamo di rimanere fino alla fine della stagione così". Importante a livello mentale anche la consapevolezza del rinnovo e della fiducia ricevuta dalla Honda: "Sicuramente la Honda mi ha dato molta fiducia in tutti questi anni - ha detto - abbiamo avuto periodi duri, con le gomme, anche quando io mi facevo male spesso. Loro però sono sempre rimasti al mio fianco, questo è stato importante. Quest'anno ho fatto buoni test invernali, senza cadere, senza ospedali e adesso ho più feeling con la moto, riesco a spingere di più".
Gazzetta TV
 
decimo — Jorge Lorenzo si accontenta dei 20 punti: "Sono sempre positivo e sono felice perchè abbiamo fatto una bella gara - ha detto il pilota della Yamaha - mi è dispiaciuto non arrivare primo visto che ci sono andato molto vicino. Ci abbiamo provato, ma lui lui è stato davvero molto forte. Ho provato a infilarmi, ci sono riuscito, ma lui è stato bravo e si è infilato nuovamente. La verità è che sono molto stanco e non sono riuscito a tenere il suo ritmo alla fine. Gara molto bella, ma difficile perché ho provato ad andare via, ma non ci sono riuscito. Lui in qualche curva era superiore, non ci sono riuscito. Quando ho capito che non potedvo scappare ho rallentato un po' e mi ha passato, poi abbiamo preso fiato entrambi, ci abbiamo provato sia lui che io. Ci ho provato io, ho sbagliato l'uscita, ho preso una linea troppo esterna e lui è passato". Lorenzo ha poi parlato della situazione di classifica: "Sono ancora 13 punti di distacco, Pedrosa è maturo, costante, non ha sbagliato mai. La sua moto è performante, la nostra pure, ma facciamo un po' fatica. Speriamo di avere qualche decimo in meno rispetto a lui con le prove che faremo domani. Altrimenti sarebbe dura".
Gazzetta TV
 
Gasport© RIPRODUZIONE RISERVATA
 
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Apple e Android, cresce il mercato delle app. E anche il rischio pirateria

Dal 2008 ne sono state scaricate 25 miliardi dall’Apple Store, mentre il concorrente Android può vantare 10 miliardi di download complessivi. Un mercato che per l'Italia vale 75 milioni di euro e che, però, vede anche la crescita di quello illegale

app interna nuova
I dati sul boom del mercato delle app per smartphone Apple e Android parlano di un settore in continua crescita. Dal 2008, 25 miliardi di app sono state scaricate dall’Apple Store, mentre il concorrente Android con il suo Google Play può vantare 10 miliardi di download complessivi. Ma le ombre non mancano. L’anello debole del sistema è infatti rappresentato dagli sviluppatori indipendenti, ovvero da quelli che dovrebbero trarre il maggiore vantaggio dalla possibilità di entrare nelle vetrine virtuali dei market online.
Tra le tante difficoltà che costellano la loro strada c’è, per prima, quella della visibilità. Secondo uno studio pubblicato all’inizio di agosto da Adeven, società specializzata nel settore, il 60% delle app pubblicate sull’Apple Store non sono mai state scaricate e addirittura mai visualizzate dagli utilizzatori di iPhone e iPad. In pratica, quindi, delle 650mila app disponibili, solo 250mila riescono a raggiungere i potenziali acquirenti. Le altre 400mila sono “app zombie”, come vengono definite nel rapporto di Adeven: applicazioni che non sono mai state scaricate e che forse non finiranno mai su un dispositivo mobile. Il secondo spauracchio degli sviluppatori indipendenti è la pirateria. Un fenomeno che interessa soprattutto, ma non solo, le app per Android. Secondo quanto dichiarato da un portavoce di Madfinger Games, società specializzata nella creazione di giochi per piattaforme mobili, la percentuale di copie pirata dei suoi videogame su piattaforma Android raggiungerebbe l’incredibile percentuale dell’80%. Secondo i dati in loro possesso, sui sistemi iOS si parlerebbe di un numero di giochi illegali pari “solo” al 60%.
Un allarme preso sul serio anche dalle autorità federali, che giusto ieri hanno sequestrato tre siti accusati di diffondere versioni pirata di app per tablet e smartphone. Confermando la chiusura di applanet.net, appbucket.net e snappzmarket.com, il procuratore Sally Quillian Yates ha esposto una vera dichiarazione d’intenti, sottolineando che “le leggi per la tutela del copyright si applicano alle app per tablet e smartphone esattamente come per gli altri software” e che mirano a “proteggere e incoraggiare il duro lavoro e l’ingegnosità degli sviluppatori che cercano di farsi largo in questo settore della nostra economia”. La preoccupazione per la tutela degli sviluppatori non è un problema solo americano. Secondo i dati pubblicati lo scorso giugno dall’Osservatorio del Politecnico di Milano, il mercato si sta guadagnando rapidamente uno spazio di primo piano anche in Italia. Stando al rapporto, il settore delle app mobile per smartphone e tablet in Italia ha visto una crescita dell’89% nel corso del 2011 e il mercato a esse collegate ha un valore di 75 milioni di euro. In casa nostra, però, la parte del leone la fa ancora Apple con l’85% delle vendite mentre il concorrente Android si deve accontentare delle briciole.

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Corea del Sud

Sud Corea, condannati Apple e Samsung
per violazione reciproca di brevetti

Vietate le vendite di alcuni prodotti delle due società nel paese. La sentenza arrivata mentre la giuria del tribunale federale di San Jose, in California, sta deliberando per un simile caso tra i due colossi

SEUL - Il tribunale distrettuale di Seul, in Corea del Sud, ha condannato Apple e Samsung per aver violato i rispettivi brevetti, vietando la vendita di alcuni prodotti delle due società nel Paese.

LEGGI Il processo in California: si attende verdetto 1

La corte ha stabilito che l'azienda di Cupertino ha violato due brevetti di Samsung in materia di telecomunicazioni e ha ordinato di bloccare le vendite di iPhone 3GS, iPhone 4, iPad 1 e iPad 2. Inoltre, il tribunale ha giudicato che Samsung ha violato uno dei brevetti di Apple relativi al touch screen e ha ordinato di ritirare dagli scaffali i Galaxy S2 e altri prodotti della società in Corea del Sud.

Possono invece continuare a essere commercializzati gli ultimi prodotti delle due compagnie, come iPhone 4S e Galaxy S3. Le società dovranno inoltre pagarsi a vicenda un risarcimento: Samsung è stata condannata a un risarcimento di 25 milioni di won (17mila euro), mentre Apple dovrà pagare al rivale 40 milioni di won (28mila euro).

La sentenza è arrivata proprio mentre la giuria del tribunale federale di San Jose, in California, sta deliberando in un simile caso tra i due colossi.

Le multe comminate sono a titolo di compensazione delle violazioni dei brevetti: Apple ha ne usati impropriamente due della rivale sulle tecnologie wireless, mentre Samsung ha infranto i diritti sulla funzione utilizzata per lo scorrimento dei documenti elettronici.

Il giudice Bae Jun-hyun ha ordinato alla Apple di fermare la vendita di quattro prodotti 'irregolari', incluso l'iPhone 4 l'Ipad 2, ma non l'iPhone 4S, attualmente il pezzo forte della casa di Cupertino. Quanto a Samsung, invece, è stato disposto il divieto alla commercializzare di 10 prodotti, tra cui lo smartphone Galaxy S2.

Sul design di iPhone e Galaxy S, pur con evidenti analogie (come gli angoli arrotondati), il giudice ha osservato che "i due prodotti hanno un aspetto diverso" in considerazione della "limitata possibilità di apportare grandi modifiche nei prodotti di tecnologia mobile con touch-screen e che Samsung ha differenziato i suoi prodotti con tre pulsanti nella parte anteriore, adottando diversi modelli di fotocamera".

Per questo, è difficile dire che i consumatori possano confondere l'iPhone con il Galaxy che hanno chiaramente i rispettivi brand d'origine sul retro di ciascun modello. In più, la clientela considera fattore rilevante per l'acquisto fattori come i sistemi operativi, le applicazioni, il prezzo e i servizi disponibili.
(24 agosto 2012)

 

domenica 19 agosto 2012

yes...........

Passi di Apple verso il piccolo schermo
Wsj: "Cerca un accordo con le tv via cavo"

La notizia, pubblicata dal quotidiano finanziario, non è l'unica che conferma le intenzioni di Tim Cook di puntare forte sull'evoluzione della Apple Tv. E' stato infatti appena approvato un brevetto per i menu televisivi, che dà un assaggio di come potrebbe apparire la televisione secondo Apple di ALESSIO SGHERZA

CUPERTINO - Già si mormorava 1, tra addetti ai lavori e siti tecnologici, di un'accelerazione impressa da Tim Cook sulla iTv, come potrebbe chiamarsi l'evoluzione di Apple Tv. Ma nelle ultime ore due notizie concrete corroborano mesi di rumour. La prima è contenuta in un articolo pubblicato dal Wall Street Journal: Apple è in contatto con alcune televisioni via cavo statunitensi per un progetto di un dispositivo che possa trasmettere in diretta, ma che faccia anche le funzioni di tv on demand, negozio virtuale e video-registrazione.

La tv in diretta è quello che ancora manca a prodotti come Apple Tv o Google Tv: si possono acquistare film e serie tv online, guardarle in un secondo momento, vedere sul televisore di casa i video dei propri dispositivi, ma la tv vera e propria manca ancora. Ecco quindi l'offensiva sui cable network: ci pensiamo noi, starà dicendo Apple, i vostri canali li trasmettiamo via internet. Ma le reti non sono convinte ancora: da una parte, Apple rischia di diventare un competitor del settore; dall'altra, hanno paura che il 'canone' da pagare a Cupertino possa
schiacciare i profitti (Apple ad esempio prende il 30% sulle app vendute sul suo store).

Se è vero che un matrimonio d'interesse non si può fare da soli, e quindi Apple dovrà trovare un accordo con i network, quello che invece la casa della mela sa fare benissimo è sviluppare la tecnologia con cui sfruttare quei contenuti, quando li avrà.

Ecco quindi che proprio alla vigilia di Ferragosto, Apple ha ricevuto l'approvazione per un brevetto su un'interfaccia grafica dei menu televisivi, con la capacità aggiuntiva di essere contestuali al video, ovvero in grado di adattarsi a ciò che stiamo vedendo. Il brevetto, il numero US 8,243,017 B2, ha come titolo "Menu overlay including context dependent menu icon" (ovvero "Menu in sovraimpressione che include icone dipendenti dal contesto"), fa largo uso di nomi di canali e programmi su cui evidentemente Cupertino pensa di poter mettere le mani ed è illustrato anche graficamente per mostrare i menu.

Due piccoli passi separati che preparano l'evoluzione della Apple Tv come la conosciamo oggi. Per sapere se Cupertino reinventerà la televisione come ha fatto con computer, lettori musicali, cellulari e tablet forse bisognerà aspettare meno del previsto. Secondo un analista, i dati in arrivo dai fornitori dimostrano che iTv è già in produzione e potrebbe essere lanciato entro il 2012.
  (18 agosto 2012)
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Africa, la crescita boom che non serve. “Alla gente arrivano solo le briciole”

Secondo il Fmi l'area subsahariana aumenterà il Pil fino a quasi il 6%, la Nigeria diventa la locomotiva, mentre i Brics investono sempre di più nel continente. Ma dietro queste cifre si nascondono molte contraddizioni perché l'aumento del Pil non porta progresso: "C'è una cattiva distribuzione delle risorse"

christine lagarde ngozi okonjo-iweala ministro finanze nigeria interna nuova
Se si guardano i dati economici recenti di molti paesi africani il rischio è quello di restare abbagliati e non riuscire più a scorgere quello che rimane nell’ombra: terribili contraddizioni di un intero continente. Le ultime indicazioni riguardano Camerun, Ciad, Gabon, Guinea Equatoriale, Repubblica del Congo e Repubblica Centroafricana, sei nazioni riunite nella Comunità monetaria dell’Africa Centrale che secondo la comune banca centrale cresceranno quest’anno complessivamente del 5,7%, in accelerazione rispetto al + 5,1% del 2011. Ultimo tassello di un puzzle che disegna un area del globo in piena salute, almeno in apparenza. Il Fondo Monetario Internazionale calcola che nel 2012 l’Africa a Sud del Sahara registrerà un incremento del prodotto interno lordo vicino al 6% e riuscirà ad attrarre investimenti esteri per 90 miliardi di dollari. In questo scenario spiccano paesi come la Nigeria, che con un tasso di crescita dell’8% e un rapporto debito/pil al 36% si avvia a superare il Sud Africa nel ruolo di prima economia del continente. Oppure il Ghana dove il Pil marcia a ritmi vicini al 9% annuo grazie a un forte sviluppo dell’industria locale dei servizi informatici, una sorta di piccola India africana. Persino il Ruanda, tristemente noto soprattutto per i terribili genocidi degli anni ’90 e fino a non molto tempo fa tra i paesi più poveri al mondo, scala posizioni su posizioni nella classifica globale della ricchezza. Altri pesi reduci da conflitti civili come Costa D’Avorio e Kenya galoppano a loro volta a ritmi di crescita vicini al 6% l’anno.
L’Economist ha recentemente stilato una classifica degli Stati che dovrebbero registrare la crescita più sostenuta tra il 2011 e il 2015. Sette su dieci sono africani con Etiopia e Mozambico (rispettivamente + 8,1 e + 7,7% annuo) a tirare la volata del Continente Nero preceduti solo da Cina ed India. Si iniziano così ad osservare fenomeni inimmaginabili fino a qualche anno fa impossibili come l’inizio di un’ondata migratoria di lavoratori altamente qualificati che si spostano dalla tormentata Europa ai paesi africani più dinamici. Le ragioni di questa primavera economica africana sono molteplici. Le alte quotazioni delle materie prime, petrolio in primis, garantiscono alti introiti ai paesi esportatori oltre che alle compagnie occidentali concessionarie. India, Brasile e soprattutto Cina stanno rafforzando la loro presenza nel continente, non solo acquistando prodotti ma spesso investendo direttamente sul posto. L’export africano verso i BRICS (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica) ha così ormai soppiantato in larga parte quello verso l’Europa precipitato dal 40 al 20% del totale e di questi tempi essere meno dipendenti dal Vecchio Continente non può essere che un bene. Alcuni analisti inseriscono tra le cause del boom economico anche l’urbanizzazione che sta interessando molte aree dell’Africa e che viene accompagnato dallo sviluppo di reti di servizi ed infrastrutture. Processo che spiega, ad esempio, il forte progresso della telefonia mobile ormai arrivata a 700 milioni di utenti su una popolazione di circa un miliardo di persone.
Dietro il velo delle cifre scintillanti continua però spesso a celarsi una realtà di tutt’altro tenore. Dove la crescita economica non porta progresso, le popolazioni restano drammaticamente povere mentre le terre vengono spremute senza curarsi del domani.
La deforestazione avanza senza sosta, l’agricoltura “slash and burn”, letteralmente taglia e brucia, ha danneggiato seriamente due terzi delle terre coltivabili. Così i contadini africani che nel 1950 disponevano di oltre 13 ettari pro capite oggi si devono accontentare di poco più di 4 ettari. La corsa all’accaparramento di terre coltivabili da parte di Stati e imprese estere è ben raccontato nel libro di Giovanni Porzio “Un dollaro al giorno” che riporta alcuni dei casi più eclatanti. Come quello del Sudan che nonostante i milioni di abitanti che soffrono la fame ha ceduto 1,5 milioni di ettari ai paesi del Golfo Persico. Oppure i 2,8 milioni di ettari acquistati in Congo dalla Cina per produrre carburanti da olio di palma. Secondo stime dell’International Food Policy Research Institute di Washington dal 2006 sono stati ceduti terreni pari all’intera superficie coltivabile della Francia e firmati contratti per 30 miliardi di dollari. Può sembrare tanto come valore assoluto ma rapportato all’estensione complessiva significa che i terreni sono stati ceduti a prezzi irrisori.
Sembra dunque essere più che giustificato l’estremo scetticismo sui reali progressi compiuti dal continente di Raffaele Masto, giornalista, autore di diversi libri sul tema (da ultimo “Buongiorno Africa. Tra capitali cinesi e nuova società civile” edito da Bruno Mondadori) e autore del blog buongiornoafrica.it. “Non ci sono reali benefici per le popolazioni,“ spiega Masto, “i vantaggi e i proventi della crescita economica riguardano solo elite politiche onnivore che in Africa continuano a spadroneggiare, anche grazie al sostegno delle grandi potenze. “Quando la crescita è imponente qualche briciola arriva anche alla gente comune ma si tratta appunto di briciole”. Si costruiscono stadi, palazzi, simboli del potere insomma ma le baraccopoli restano baraccopoli e le popolazioni soffrono come e quanto prima. Esempio emblematico di questa situazione è quello della vendita delle terre a paesi non africani che le usano poi per coltivare prodotti destinati solo ad essere esportati mentre le popolazioni locali continuano a soffrire la fame. “E’ ovvio che se si vendono le terre l’economia, almeno nell’immediato, fa un balzo in avanti, aggiunge Masto, ma la realtà è che si continua a considerare l’Africa un semplice serbatoio di materie prime e mano d’opera a basso costo e non come un potenziale mercato”. Di fatto e come è già accaduto molte volte in passato le risorse dell’Africa stanno insomma finanziando il futuro assetto geopolitico del sistema mondo senza che reali e duraturi benefici per il continente.
Più o meno sulla stessa linea Alessio Fabbiano dell’Università Cattolica di Milano che spiega: “C’è crescita ma non sviluppo e c’è una cattiva distribuzioni delle risorse che rimangono in grandissima parte nella parte alta e già benestante della popolazione”. E’ vero che qualcosa si muove, la classe media si sta lentamente ingrossando ma è un processo limitato e molto al di sotto di quelle che sarebbero le potenzialità del paese. Non manca qualche esempio virtuoso, spiega Fabbiano, come alcuni investimenti nelle energie rinnovabili realizzati in Uganda o in Ruanda ma la quota di introiti ottenuti dalle esportazioni di materie prime che viene reinvestita in progetti utili per le popolazioni locali rimane davvero minima.

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Fast food, ora si paga via smartphone: accordo tra McDonald’s e PayPal

L'esperimento è in corso in 30 punti vendita della catena in Francia ed entro un anno il servizio dovrebbe essere esteso a tutti i 30mila negozi. Starbucks intanto ha già provveduto attraverso la partnership con Square Inc. Nessun cambiamento per i consumatori: il servizio infatti si limita a collegare la carta di credito già esistente

paypal interna nuova
Un esperimento che coinvolge 30 negozi in tutta la Francia e che, secondo una portavoce di McDonald’s, dovrebbe portare all’adozione della tecnologia “entro 24 mesi”. La collaborazione tra PayPal e la catena consentirà ai clienti del fast food di ordinare online il loro pranzo e pagare, tutto da smartphone. L’accordo segna un bel punto a favore dell’azienda specializzata in transazioni online, che dopo aver consolidato il suo predominio nel settore, sta puntando con decisione sui pagamenti mobile. Sul fatto che le tecnologie di pagamento tramite smartphone e tablet siano destinate a un luminoso futuro non ci sono dubbi. L’incertezza, per il momento, riguarda solo il tipo di tecnologia che utilizzeremo e chi riuscirà a imporsi come gestore del sistema di pagamento.
Sotto il profilo delle tecnologie i candidati sono soltanto due e, stando alle ultime notizie, il vantaggio sarebbe tutto per i lettori di carta di credito (da collegare allo smartphone attraverso la presa delle cuffie) e alle app dedicate. Il sistema concorrente Nfc (Near Field Communication, ndr), adottato in via sperimentale anche a Milano per gli abbonamenti ai mezzi pubblici, richiede invece un chip integrato nello smartphone e la sua diffusione è quindi legata all’adozione della tecnologia da parte dei produttori di telefoni. Più difficile sciogliere il nodo del predominio nel settore, che si giocherà principalmente sulla capacità di diffusione dei pretendenti al titolo.
Nella battaglia per aggiudicarsi il ruolo di deus ex machina nei pagamenti mobile, PayPal ha di certo un ruolo da protagonista. Acquisita nel 2002 da eBay, può vantare 113 milioni di utenti registrati e una reputazione inappuntabile grazie all’esperienza decennale nella gestione di transazioni online. Questa volta, però, il gigante americano deve vedersela con la concorrenza di Square Inc, società fondata nel 2009 dal “papà” di Twitter Jack Dorsey e specializzata proprio in questo settore. All’inizio di agosto Square ha annunciato un accordo con la catena Starbucks per l’introduzione del sistema di pagamento mobile nelle popolari caffetterie sul territorio degli Stati Uniti. Risultato: niente più pagamenti alla cassa in circa 7mila negozi Starbucks. Più che una partnership, quello tra le due aziende è però un vero “patto di ferro” che prevede un investimento di 25 milioni di dollari da parte di Starbucks e l’ingresso dell’amministratore delegato Howard Schultz nel consiglio d’amministrazione di Square Inc.
Ora arriva la risposta di PayPal, che in futuro potrebbe portare il suo sistema di pagamento nei 30mila fast food a marchio McDonald’s e reggere così il passo del concorrente nella diffusione del suo sistema di pagamento. Ma quali sono i vantaggi per i consumatori rispetto al normale sistema di pagamento tramite carta di credito? In realtà è piuttosto difficile dirlo. A guardare le condizioni di utilizzo di Square Inc, per esempio, si scopre che la società trattiene il 2,75% come commissione per la transazione, addebitate a chi incassa il pagamento. Si tratta di un importo superiore a quello richiesto dai normali circuiti di credito, ma che secondo l’azienda è compensato dai costi “nascosti” a cui i negozianti sono soggetti utilizzando i normali sistemi di pagamento tramite carta. Per i consumatori cambia ben poco: alla fine, infatti, il servizio si limita a collegare la carta di credito già esistente. Il maggior vantaggio rimane quello di poter fare qualsiasi acquisto senza nemmeno mettere mano alla carta di credito e saltando le code alle casse.

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LA RICERCA

Oceani promossi a sorpresa
"Salute ok, ma serve fare di più"

Malgrado i problemi legati all'inquinamento e alla perdita di biodiversità, un nuovo metodo di valutazione globale presentato sulla rivista Nature assegna la sufficienza allo stato dei mari del Pianeta

ROMA - Inquinamento in crescita 1, stock ittici al collasso 2, biodiversità in crisi, barriere coralline sempre più danneggiate 3. Quello arrivato nel corso degli ultimi anni dagli oceani del Pianeta è stato un lungo bollettino di notizie drammatiche. Eppure, anche mettendo insieme tutti questi fattori negativi, complessivamente lo stato di salute dei mari non è poi così catastrofico come si potrebbe temere. A certificarlo è l'Ocean Health Index, uno nuovo sistema di rivelazione messo a punto da un'ampia equipe di scienziati per valutare lo stato di salute degli oceani incrociando un vasto numero di parametri, ponendoli quindi in rapporto con le necessità umane.

La metodologia adottata dai ricercatori e la prima pagella mondiale emersa dall'applicazione di questo sistema è stata quindi pubblicata su Nature 4. Dalle votazioni finali non mancano certo i motivi di preoccupazione, ma sorprendentemente nel complesso la salute degli oceani viene promossa con la sufficienza grazie a un quoziente di 60 su 100. Risultato che ovviamente tiene conto però della media, mentre dall'esame delle singole aree geografiche emergono situazioni molto diverse tra loro, con diverse zone del Pianeta in grave sofferenza.

"L'indice per la salute degli oceani - spiega il coordinatore dello studio Ben Halpern, ecologo dell'università della California a Santa Barbara - è unico perché considera gli umani come parte dell'ecosistema oceanico: ciò significa che non siamo solo un problema, ma siamo anche parte della soluzione".

L'analisi globale dei mari ha preso in considerazione la situazione di ogni Paese costiero del mondo dal punto di vista ecologico, sociale, economico e politico. Dieci le 'materie d'esame' valutate in centesimi: tra queste la pulizia delle acque, la biodiversità, la disponibilità di cibo e l'economia costiera. La valutazione globale è come detto pari a 60 su 100, con il punteggio dei singoli Stati che varia da 36 a 86. Tra i primi della classe ci sono il nord Europa, il Canada, l'Australia e il Giappone. Il miglior punteggio in assoluto è stato ottenuto dall'isola di Jarvis, un atollo corallino disabitato nell'oceano Pacifico. Maglia nera invece per l'Africa occidentale, il Medio Oriente e l'America centrale.

I mari italiani raggiungono la sufficienza, con un punteggio medio di 60 centesimi, ma vengono bocciati per quanto riguarda il mantenimento turistico delle coste (8/100) e la loro protezione (35/100). Ottengono ottimi voti per quanto riguarda la biodiversità (86/100) e la pulizia delle acque (72/100).

"Quando diciamo che la salute degli oceani vale 60 su una scala di 100 non significa che stiamo andando male", commenta l'ecologa Karen Mcleod dell'università dell'Oregon. "Questo ci dimostra che c'è ancora un margine di miglioramento, ci suggerisce quali azioni strategiche possono fare la differenza e ci dà un punto di riferimento su cui misurare i progressi nel tempo".

(17 agosto 2012)


giovedì 16 agosto 2012

già.........

Così il metano inquinerà di meno
la chiave nella 'chimica dei Lego' 

Studio delle università di Trieste, Pennsylvania e Cadice: utilizzando delle microsfere di palladio e cerio come catalizzatore, si può rendere la combustione del metano 30 volte più efficiente. Scherza uno degli autori: trovare il materiale giusto è stato come giocare con i mattoncini di ELENA DUSI

MENO INQUINANTE di altri idrocarburi, ma non del tutto innocente. Il metano, grazie all'attuale boom della produzione di gas naturale, è una delle risorse energetiche più affidabili per la produzione di elettricità, per il riscaldamento e il trasporto. E uno studio delle università di Trieste, della Pennsylvania e di Cadice ha messo a punto oggi una tecnica per rendere questo idrocarburo ancora più pulito.

Si tratta di un catalizzatore che viene descritto sulla rivista Science, capace di rendere 30 volte più efficiente la combustione catalitica del metano. In questo modo si evita che molecole incombuste del gas si riversino nell'atmosfera o che le temperature altissime delle centrali elettriche producano come "effetti collaterali" sostanze tossiche come ossidi di azoto, di zolfo o monossido di carbonio.

"Il metano è una molecola semplice, e per questo ardua da trasformare" spiega Paolo Fornasiero, il chimico dell'università di Trieste e del Cnr che con i colleghi italiani e americani ha portato avanti lo studio. "Per rompere i legami tra carbonio e idrogeno servono temperature molto elevate". Quando il gas brucia nelle caldaie o nei motori delle auto, solo una parte delle molecole subisce in realtà la combustione. Una quota di metano resta inalterata e finisce tra i prodotti di scarto che vengono emessi nell'aria senza aver dato vita a reazioni. "Ma il metano di per sé - scrivono i ricercatori su Science - è un gas serra con un effetto 20 volte superiore a quello dell'anidride carbonica".

L'équipe di Trieste, Philadelphia e Cadice ha realizzato un catalizzatore - cioè un materiale che facilita la reazione di combustione del metano - in grado di eliminare quasi completamente la quota di gas che resta inalterata durante il passaggio attraverso il motore di un'auto. "Stesso discorso vale ovviamente per le caldaie a gas - aggiunge Fornasiero - mentre per quanto riguarda le turbine che generano elettricità, il catalizzatore permette di abbassare la temperatura alla quale il metano brucia, evitando la produzione degli ossidi nocivi e del monossido di carbonio".

Il catalizzatore sfrutta le capacità sempre più sviluppate della nanotecnologia e di quella che Fornasiero chiama scherzando "la chimica del Lego". "Il problema da risolvere - spiega Raymond Gorte, il professore di ingegneria chimica dell'università della Pennsylvania che ha partecipato al progetto - era mettere a punto un materiale abbastanza attivo da favorire la reazione e allo stesso tempo abbastanza stabile da resistere alle condizioni estreme a cui avviene la combustione del metano".

La combinazione giusta si è rivelata una speciale unione fra il palladio dalle ottime proprietà catalitiche e un materiale poroso come l'ossido di cerio. Delle sfere di palladio dal diametro infinitesimo (due nanometri) sono state racchiuse in gabbie di ossido di cerio da tre nanometri. Queste "palline", depositate su una superficie di ossido di alluminio, offrono al metano usato per la combustione il massimo della superficie possibile. Il contatto fra il gas e il catalizzatore facilita la reazione chimica, permettendole di avvenire a temperature relativamente basse (400 gradi anziché 600 nel caso del motore di auto) e impedendo che troppe molecole restino incombuste.
"Alcune aziende si sono già interessate a questo prodotto" spiega Fornasiero. "Ovviamente applicarlo a macchine, caldaie e centrali elettriche avrebbe un costo, anche perché il palladio è un metallo nobile. Ma si tratta di un materiale affidabile e robusto, che una volta installato dura a lungo". E che verrebbe applicato a una risorsa energetica con cui conviveremo tanto - se non più - a lungo del petrolio.  
(14 agosto 2012)

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Lorenzo: "Vale sarà uno stimolo
Non ho impedito il suo ritorno"

MILANO, 14 agosto 2012

Il maiorchino ad As: "L'arrivo di Rossi è un bene per la Yamaha, sarà interessante per entrambi, a me piacciono le sfide e magari divento ancora più forte. Abbiamo rapporti cordiali, ma non saremo mai amici. Attriti? Dipenderà dalla pista, ma quel muro ai box è una stupidaggine". Vale su twitter: "Peccato l'insuccesso con la Ducati, mi dispiace"

Lorenzo e Rossi alla presentazione della Yamaha nel 2008. Ap
Lorenzo e Rossi alla presentazione della Yamaha nel 2008. Ap
Dopo tre settimane di sosta, il Motomondiale si ritrova in pista domenica, per il GP di Indianapolis, primo da separato in casa per la coppia Ducati-Rossi, dopo il loro annunciato divorzio, coinciso con la comunicazione del ritorno di Vale alla Yamaha, casa con cui ha già corso dal 2004 al 2010, conquistando 4 titoli e 46 vittorie. Si ricompone la coppia Lorenzo-Rossi, una delle più esplosive di sempre nella storia del motomondiale, non solo per i duelli in pista, ma anche per le scintille fuori, vista la forte personalità di entrambi e la radicata, reciproca, voglia di affermazione. Jorge Lorenzo, leader del mondiale, con 23 punti sul Pedriosa e 32 su Stoner, e numero uno del team di Iwata, però non pare preoccuparsi troppo dell'arrivo di Valentino Rossi: in un'intervista al quotidiano spagnolo 'As', ha fatto una valutazione serena della situazione, partendo dal principio che "uno non stava a suo agio alla Ducati, come Spies non si trovava alla Yamaha", ragione per cui "in linea di principio è una buona idea quella di aver fatto il cambio", aggiungendo che, con riferimento alla reciproca pressione che avranno "sarà interessante per entrambi".
Lorenzo e Rossi oggi, divisi dai colori di marca. Reuters
Lorenzo e Rossi oggi, divisi dai colori di marca. Reuters
nessuna preclusione a rossi — Jorge fa capire di non aver fatto alcunché per impedire il ritorno di Rossi, cosa che comunque rappresenta un vantaggio per il team e uno stimolo anche per lui: "Per Valentino, il ritorno alla Yamaha è una buona opportunità per cercare di vincere un altro titolo - ha detto Jorge -. Io, dal mio canto, devo dimostrare di essere più veloce di lui, un’altra volta, e con la stessa moto. Siamo una delle coppie più forti della storia del motociclismo, speriamo di ripeterci per il bene della Yamaha. Prima di rinnovare il contratto il contratto con loro già sapevo che c’erano delle possibilità che tornasse Valentino, ma non non ho fatto obiezioni. Perché? Credo che la scuderia sia libera di scegliere il pilota che vuole: se Valentino riesce a tornare competitivo come lo era prima sarà dura, ma anche a me piacciono le sfide difficili e avendo lui come compagno magari ne beneficio e divento ancora più forte".
cordialità, ma amici mai — A due anni di distanza, si è verificato l'opposto: nel 2010 Rossi chiese alla Yamaha di scegliere fra lui e Jorge, e l'esito del rapporto, con l'approdo in Ducati, si è visto; adesso, invece, è il pesarese ad aver chiesto di voler tornare, con il maiorchino che non si è opposto. "Io non ho rancore per nessuno - spiega Jorge -, Valentino si sentiva a suo agio con Colin Edwards ed è umano che diffidasse di un pilota più giovane che lo insidiava. Oggi i nostri rapporti sono cordiali e credo continueranno così, anche se è difficile che diventeremo mai amici, perché siamo entrambi ambiziosi e vincenti. Gli attriti ci potranno essere, è normale, ma dipenderà anche da come si evolveranno le corse: se ci sarà frizione in pista, si rifletterà al box".
Jorge Lorenzo, 25, leader del mondiale sulla Yamaha. Reuters
Jorge Lorenzo, 25, leader del mondiale sulla Yamaha. Reuters
il muro una stupidaggine — Quel box Yamaha in passato è stato diviso da un muro, per evitare scambi di informazioni fra i due piloti e le loro differenti squadre dei tecnici: "Io non ho problemi con alcuno - dice Jorge -. Ho sempre pensato che quel muro era una stupidaggine. Poi, la telemetria si conosce sempre fra i piloti, non si può evitare. Io e Valentino siamo forse la coppia più mediatica del mondiale: in definitiva, il nostro reincontro produrrà interesse". Infine, la lotta per il titolo, che dovrebbe ritrovare subito Rossi in grado di dire la sua. "Io non credo che possa aver dimenticato così facilmente ad andare veloce e vincere su una moto - chiude Jorge -, ma in questa vita le cose cambiano. L'anno prossimo Valentino avrà 34 anni, ma credo che possa reggere ancora per tanto tempo".
rossi: "insuccesso ducati, peccato" — Intanto Valentino Rossi si avvicina a Indy, esprimendo via twitter il proprio rammarico: "È stato un grande peccato non riuscire a essere competitivo con la Ducati: sarebbe stata una bella soddisfazione per me e per tutti ragazzi che hanno lavorato con me e sarebbe stato divertente per tutti i nostri tifosi. Mi dispiace. Comunque mancano ancora 8 GP alla fine: lavoreremo al massimo per fare qualche bella gara".
Gasport© RIPRODUZIONE RISERVATA
 
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Apple: "Nel 2010 offrimmo accordo da 250 mln
per la licenza dei nostri brevetti a Samsung"

Nuove prove e testimonianza nel processo tecnologico del secolo, sulla presunta violazione dei brevetti di Cupertino ad opera dell'azienda di Seul. Una causa che potrebbe costare ai sudcoreani quasi tre miliardi. Verdetto atteso per la settimana prossima di ALESSIO SGHERZA

SAREBBE potuta finire con una stretta di mano e invece è diventata la causa tecnologica del secolo: nel 2010, Apple - convinta che gli smartphone della linea Galaxy S e i tablet di Samsung copiassero i propri prodotti - offrì all'azienda sud-coreana una licenza per l'utilizzo dei brevetti. Una licenza che sarebbe costata a Samsung, secondo le stime, 250 milioni di dollari l'anno.

FOTO Gli schizzi dall'aula di San Josè 1

E invece Samsung, convinta di essere nel giusto, rispose picche, portando i tribunali di tutto il mondo a dover decidere se gli smartphone della casa di Seul possono essere messi in commercio e dando vita alla miliardaria causa intentata da Cupertino contro le 'Tre stelle' (questo significa Samsung in coreano). Un processo che, secondo un testimone di parte Apple che ha testimoniato oggi nell'aula del tribunale di San José, tra i 2,5 e i 2,75 miliardi di dollari.

Il processo va avanti, e oggi è arrivata la prima parziale vittoria per Apple: il giudice Lucy Koh ha rigettato al mozione di Samsung secondo cui gli avvocati di Cupertino avessero fallito nel dimostrare la fondatezza nella causa intentata. Per la Koh, le prove addotte sono abbastanza per permettere alla giuria (perché a decidere saranno i dodici giurati, come succede nel sistema giudiziario americano) di emettere un verdetto sulla presunta
violazione dei brevetti.

Finiti i testimoni dell'accusa - che hanno sfilato sul banco per raccontare quanto fossero scioccati nel vedere le somiglianze tra i Galaxy S e l'iPhone, tanto da arrivare a proporre l'accordo di licenza (30 dollari per ogni smartphone e 40 per ogni tablet venduto) - ora toccherà agli avvocati della Samsung dimostrare il contrario. Certo dovranno convincere i giurati che le prove portate da Apple non sono convincenti. E tra queste c'è uno studio interno della Samsung che comparava i due prodotti e concludeva che per migliorare il Galaxy S bisognasse "muoversi verso il modello dell'iPhone"; o l'archetipo, come scrive Apple.

Nulla di conclusivo, perché qui non si parla di somiglianze semplici ma di effettiva violazione dei brevetti. Per un'altra settimana andrà avanti il dibattimento, fino a martedì che la giuria dovrebbe ritirarsi per il verdetto. E chiudere questa telenovela legale che potrebbe costare carissima a Samsung e fargli vedere ben più di 'tre stelle'.
 
(14 agosto 2012)

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Biaggi cade, Melandri si avvicina
A Silverstone ridono Baz e Guintoli

SILVERSTONE (Gran Bretagna), 5 agosto 2012

Il distacco fra i due scende a 10,5 punti dopo una giornata complicata: nella prima parte della decima tappa del Mondiale la pioggia fa saltare i piani delle scuderie. Due vittorie francesi, ma a sorridere è soprattutto il pilota Bmw che con un settimo e un ottavo posto rosicchia punti all'avversario dell'Aprilia

Max Biaggi resiste al comando del Mondiale Superbike dalla prima gara, ma il primato vacilla sempre più. Con due piazzamenti, settimo e ottavo, Marco Melandri ha dimezzato lo svantaggio (da 21 a 10,5 punti) nel caotico GP di Gran Bretagna martoriato dal maltempo. Biaggi, scivolato all'ultimo giro della prima gara su pista umida, è stato beffato anche nella seconda disputata sotto il diluvio.
Max Biaggi è caduto nel finale, il suo vantaggio su Melandri si assottiglia. Ansa
Max Biaggi è caduto nel finale, il suo vantaggio su Melandri si assottiglia. Ansa
pioggia — Dopo un avvio cauto il cinque volte iridato stava risalendo e al decimo giro aveva già superato Melandri quando la gara è stata interrotta dopo le scivolate in rapida successione di Baz, Sykes, Smrz, Rea e Checa traditi dalla pista scivolosa. La classifica è stata stilata trenta minuti dopo la fine all'ottavo passaggio, l'ultimo compiuto da tutti i concorrenti, con Melandri ottavo, Biaggi undicesimo e i piloti caduti reintegrati nell'ordine d'arrivo. Una beffa per Biaggi mentre già stava rispondendo alle domande dei giornalisti: come molti era convinto che valesse la classifica al nono giro, con l'Aprilia nona subito dietro la Bmw del rivale. A quattro round dalla fine (Russia, Germania, Portogallo e Francia) con 200 punti da assegnare il Mondiale riparte praticamente da zero. "Non c'è problema, ci rifaremo presto" ha commentato un Biaggi più combattivo che arrabbiato. Neanche Melandri è così tranquillo “perchè qui la fortuna ci ha dato una mano, in realtà avevamo grossi problem perchè la Bmw ha fatto passi indietro e nelle prossime sfide non so bene cosa aspettarmi".
successo transalpino — A dominare nel diluvio sono stati due francesi: in gara uno il giovanissimo Loris Baz (19 anni), promessa Kawasaki al primo successo iridato, nella successiva il 30enne Sylvain Guintoli, al secondo centro Mondiale arrivato al debutto con il team Pata, squadra satellite Ducati che ha sede nel bresciano. Nella prima corsa, condizionata da condizioni d'asfalto mutevolissime, c'era stata gloria per Michel Fabrizio e Ayrton Badovini finiti ad un soffio da Baz. E' stato un arrivo così concitato che Badovini ha addirittura perso il controllo dopo aver superato la linea del traguardo coinvolgendo anche Jonathan Rea: una carambola pazzesca risolta per miracolo senza danni per i piloti. Fabrizio e Badovini sono già stati appiedati da Bmw Italia che l'anno prossimo farà correre Melandri (adesso nel team interno del gigante tedesco) e forse l'americano Ben Spies, adesso in MotoGP con la Yamaha ufficiale. Il campionato sembra sempre più un affare in famiglia tra Max e Marco perchè gli inseguitori Tom Sykes (ottavo e quattordicesimo) e Carlos Checa (settimo e nono) non hanno sfruttato l'occasione: hanno rispettivamente 51,5 e 53,5 di ritardo. Ma in un Mondiale così pazzo non si sa mai...
RISULTATI E CLASSIFICHEGP Gran Bretagna (m. 5.902) Gara-1 (18 giri, km 106,236): 1. Baz (Fra-Kawasaki) in 40'46”128 media 156.349 km/h; 2. Fabrizio (Ita-Bmw) a 0”383; 3. Badovini (Ita-Bmw) a 0”459; 4. Rea (Gb-Honda) a 0”539; 5. Checa (Spa-Ducati) a 1”012; 6. Haslam (Gb-Bmw) a 2”619; 7. Melandri (Ita-Bmw) a 6”123; 8. Sykes (Gb-Kawasaki) a 9”170; 9. Giugliano (Ita-Ducati) a 19”022; 10. Laverty (Irl-Aprilia) a 19”087; 11. Berger (Fra-Ducati) a 29”840; 12. Zanetti (Ita-Ducati) a 30”158; 13. Aoyama (Gia-Honda) a 44”222; 14. Davies (Gb-Aprilia) a 1'20”387; 15. Salom (Spa-Kawasaki) a 1'42”698; 16. Guintoli (Fra-Ducati); 17. Smrz (Rep.Cec-Ducati). Gara-2 (8 giri, km 47,216): 1.Guintoli in 19'42”051 media 143.799 km/h; 2. Baz a 0”881; 3. Smrz a 1”671; 4. Laverty a 19”045; 5. Berger a 22”116; 6. Checa a 23”736; 7. Davies a 24”690; 8. Melandri a 26”197; 9. Rea a 26”861; 10. Hopkins (Usa-Suzuki) a 27”194; 11. Biaggi a 29”243; 12. Sykes a 30”328; 13. Fabrizio a 32”746; 14. Aoyama a 34”905; 15. Canepa a 35”849; 16. Zanetti a 40”091; 17. Haslam a 58”530.
CLASSIFICA MONDIALE
dopo 10 round su 14 1.Biaggi 274 punti ; 2. Melandri 263,5; 3. Sykes 222,5; 4. Checa 220,5; 5. Rea 203,5; 6. Haslam 170; 7. Laverty 160,5; 8. Guintoli 122,5; 9. Fabrizio 108,5; 10. Giugliano 106; 11. Davies 99,5; 12. Smrz 92,5; 13. Baz 78; 14. Badovini 73; 15. Berger 67; 16. Camier 65,5; 17. Aoyama 41,5; 18. Zanetti 34; 19. Canepa 33,5; 20. Lascorz 17; 21. Hopkins 17; 22. Salom 10; 23. Mercado 9; 24. Hickman 7; 25. Baiocco 7; 26. Staring 6; 27. Polita 4; 28. Brignola 3; 29. Aitchison 3; 30. Brookes 1. COSTRUTTORI: 1. BMW 316; 2. Aprilia 302,5; 3. Ducati 300; 4. Kawasaki 253,5; 5. Honda 209,5; 6. Suzuki 75,5. Prossimo round: 26 agosto Mosca (Russia)
Paolo Gozzi© RIPRODUZIONE RISERVATA

domenica 12 agosto 2012

Era ora.....

Ducati-Rossi, l'addio è ufficiale
La Yamaha annuncia il bentornato

Milano, 10 agosto 2012

La casa italiana ha comunicato la fine del rapporto al termine del 2012 e il rinnovo dell'accordo con Hayden. Il nove volte campione del mondo è tornato alla scuderia giapponese, per la quale ha già corso dal 2004 al 2010

Adesso è ufficiale: la Ducati e Valentino Rossi si separano dopo meno di due anni di difficile convivenza. L'annuncio, come la Gazzetta aveva rivelato due giorni fa, è arrivato alle ore 9 con uno scarno comunicato stampa in cui la Ducati ufficializza come "alla fine del Campionato del Mondo MotoGP 2012 si concluderà il rapporto di collaborazione con Valentino Rossi. Ducati fa gli auguri al pilota italiano per le nuove sfide che andrà ad affrontare". E dopo pochi minuti anche la Yamaha ha pubblicato sul sito il comunicato con cui ha dato il bentornato al nove volte campione del mondo, che ha firmato un biennale con la Casa di Iwata, con la quale ha già corso dal 2004 al 2010 vincendo quattro Mondiali. Quanto alla Ducati, resta da sciogliere il nodo su chi affiancherà Nicky Hayden sulla seconda Desmosedici, ma il candidato numero uno è Andrea Dovizioso, che potrebbe firmare il contratto già prima della gara di Indianapolis della prossima settimana.
Valentino Rossi durante le prove a Laguna Seca. Ansa
Valentino Rossi durante le prove a Laguna Seca. Ansa
l'addio alla ducati — "In attesa che il motomondiale si rimetta in azione per il Gran Premio di Indianapolis del 19 agosto, Ducati comunica che alla fine del Campionato del Mondo MotoGP 2012 si concluderà il rapporto di collaborazione con Valentino Rossi", spiega in una nota la casa italiana. "Ducati fa gli auguri al pilota italiano per le nuove sfide che andrà ad affrontare, continuando nel frattempo a mettere in campo tutte le sue energie per condividere un finale di stagione in crescita. Le corse fanno parte del DNA Ducati da sempre e, mai come in questo momento, sono parte integrante dello sviluppo del prodotto e del brand di Borgo Panigale, tutto questo in completo accordo con Audi che condivide la linea strategica dell'azienda legata ad un impegno sempre più concreto e importante nelle competizioni", continua la Ducati che "dopo aver recentemente rinnovato l'accordo con il pilota americano Nicky Hayden, sta completando la definizione della squadra che gareggerà nel Campionato del Mondo 2013, certi di poter contare su team e moto in grado di competere e misurarsi ai massimi livelli".
il nuovo inizio alla yamaha — Valentino Rossi tornerà dunque a correre per la Yamaha nelle prossime due stagioni, dopo due anni con la Ducati. Lo ha annunciato la casa giapponese in una nota. "È con grande piacere che Yamaha Motor Co. Ltd conferma la firma di Valentino Rossi per il Team Yamaha Factory Racing MotoGP per le stagioni 2013 e 2014", afferma una nota pubblicata sul sito ufficiale. Valentino Rossi era entrato a far parte della scuderia giapponese nel 2004 e aveva raggiunto quattro titoli di Campione del Mondo della MotoGP con la Yamaha YZR-M1 nel 2004 e 2005 e di nuovo nel 2008 e 2009. Ha vinto 46 Gran Premi in sette anni prima di lasciare alla fine della stagione 2010. Rossi, che è attualmente 8° con la Ducati nella classifica del campionato mondiale della MotoGP, farà coppia con Jorge Lorenzo che è l'attuale leader del Campionato del Mondo, con cinque vittorie nelle prime dieci prove del campionato.
il comunicato yamaha — "Questo annuncio è ancora una volta un'ottima notizia per la Yamaha. A giugno siamo stati in grado di prolungare il contratto di Jorge Lorenzo per le stagioni 2013-14 e ora siamo in grado di confermare Valentino Rossi per i prossimi due anni. In questo modo siamo stati in grado di mettere insieme la squadra più forte possibile per lottare per le vittorie e per promuovere il marchio Yamaha", ha affermato Lin Jarvis, Managing Director di Yamaha Motor Racing. "Abbiamo costruito questo 'super team' insieme nel 2008, 2009 e 2010 e in quel periodo abbiamo ottenuto i titoli della 'tripla corona' con le vittorie mondiali piloti, Produttori e Team Championship per tre anni consecutivi. L'obiettivo per il futuro è evidente e noi faremo del nostro meglio per raggiungere i nostri obiettivi", prosegue Jarvis, convinto della scelta di riportare Rossi in Yamaha. "Non ho dubbi che con le conoscenze, l'esperienza, le capacità e la velocità di questi due grandi campioni saremo in grado di lottare per molte vittorie e per i titoli mondiali nel 2013 e nel 2014". Ora la squadra è pronta per le prossime due stagioni. "La firma di Valentino completa la nostra programmazione futura per il Team Yamaha Factory Racing MotoGP. Ora però è necessario mettere tutti i nostri sforzi sul completamento del lavoro in questa stagione per sostenere Ben Spies e Jorge Lorenzo nella loro ricerca di vittorie e per Jorge il titolo 2012 del Campionato del Mondo".
Paolo Ianieri© RIPRODUZIONE RISERVATA
 
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La beffa dei pagamenti con il cellulare
all'avanguardia sì, ma facili da hackerare

La fretta di introdurre i sistemi Nfc, che permettono di pagare con lo smartphone nei negozi, ha aperto una falla di sicurezza: i dati non vengono crittografati e quindi si possono rubare. Ma non è un problema dell'Nfc, garantiscono gli esperti. E in Italia siamo al sicuro, solo perché ancora non sono attivi questi servizi di ALESSANDRO LONGO

C'È IL PERICOLO che ci rubino carte di credito e soldi dai nostri cellulari attraverso i sistemi che consentono pagamenti tramite terminali mobili nei negozi. Ma la colpa non è della tecnologia in sè (Nfc, Near field communications) bensì del modo - frettoloso e imprudente - in cui è stata adottata finora.

La conferma del pericolo si è avuta alla conferenza Def Con di Las Vegas nei giorni scorsi. Def Con è il principale raduno hacker al mondo. Eddie Lee, specialista in sicurezza di Blackwing Intelligence, ha mostrato uno strumento software per sistemi Android, NfcProxy, che permette di leggere a distanza i dati della carta contenuti nel cellulare Nfc di un altro utente e poi di usarli per fare acquisti in un negozio abilitato a questo tipo di pagamenti.

Lee, nella sua 'prova', ha adoperato un cellulare Nexus S con il servizio Google Wallet, disponibile negli Stati Uniti, ma sono molti i modelli di smartphone che ormani hanno i chip Nfc, come il Samsung Galaxy S3.

Già ad aprile il problema era emerso tra gli addetti ai lavori, ma in un evento meno appariscente di Def Con: all'Hes-Hackito Ergo Sum di Parigi. Renaud Lifchitz, esperto di sicurezza informatica per Bt, aveva mostrato di poter sottrarre a distanza di un metro i numeri della carta, il nome dell'intestatario e la scadenza, tramite un software e un apparecchietto (da 100 euro) che intercetta le connessioni wireless Nfc.

"Lo standard Nfc è sicuro, il problema è che nell'adottarlo i gestori dei servizi di pagamento non hanno applicato la crittografia", spiega Raoul Chiesa, tra i primi hacker italiani e ora esperto di sicurezza per varie organizzazioni internazionali (ha inoltre fondato il Clusit, l'associazione italiana per la sicurezza informatica). "Già, i dati personali degli utenti viaggiano in chiaro, sia uscendo dal cellulare sia quando entrano nel lettore Pos contactless dei negozi", conferma Selene Giupponi, cyber detective indipendente che sta conducendo una ricerca su questo problema.

"E' così in Francia e negli Stati Uniti. A quanto mi risulta, ovunque si usi l'Nfc per pagare, i dati degli utenti sono a rischio", continua Giupponi. "Immaginiamo quando questi sistemi saranno diffusi: sarà sufficiente che il pirata entri in una metro e potrà rubare una grande quantità di dati e poi subito utilizzarli per pagare nei negozi. Il problema è tale che Citibank, in Russia, è stata costretta a imporre un limite di 20 dollari ai pagamenti via Nfc".

"Probabilmente, è stata la fretta di lanciare il servizio sul mercato la cattiva consigliera...", conclude Giupponi.
Fretta che evidentemente non c'è in Italia, visto che qui i servizi Nfc ancora non ci sono. Ma dovrebbero arrivare entro quest'anno, con Intesa San Paolo e Poste Italiane. "I dati dei nostri utenti saranno crittografati", assicurano da Intesa San Paolo, che permetterà ai propri correntisti di associare i cellulari a una carta prepagata contactless. 
(11 agosto 2012)

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Privacy, Google si accorda
e paga 22 milioni di dollari

Il gigante di Montain View ha patteggiato con la Federal trade commission statunitense un risarcimento per aver utilizzato dei cookie per registrare le abitudini degli utenti su Safari, il browser di Apple

L'HA PAGATA cara Google. Un accordo da 22,5 milioni di dollari per aver bypassato le impostazioni di privacy degli utenti che utilizzavano il browser Safari su iPhone e iPad. Lo ha trovato oggi la Federal trade commission, l'ente regolatore del commercio americano, che ha dimostrato come il colosso di Montain View abbia utilizzato dei cookie - i file che permettono, ad esempio, agli utenti di memorizzare le password - sul browser Safari per monitorare e registrare le abitudini di navigazione degli utenti.

"Definiamo degli standard di privacy e sicurezza altissimi per i nostri utenti", si difende Google. "La Ftc si è focalizzata su una pagina del centro assistenza pubblicata oltre due anni prima della nostra composizione amichevole e un anno prima che Apple cambiasse la sua politica per la gestione dei cookies. Ora abbiamo cambiato la pagina e rimosso dal browser di Apple i cookies pubblicitari, che non hanno raccolto alcuna informazione personale".

Il caso era stato portato alla luce lo scorso febbraio 1 da un ricercatore della Stanford University che aveva denunciato sul Wall Street Journal questa pratica, utilizzata anche da altre compagnie pubblicitarie. Il monitoraggio dei cookie viola un decreto di consenso del 2011 - la "composizione amichevole" di cui parla Google nella nota - che il gigante aveva negoziato con la Ftc sul suo lancio, fallimentare, del social network Buzz.
(09 agosto 2012)

mercoledì 8 agosto 2012

hahahaha

Apple alla conquista dell'e-commerce
In cantiere l'acquisizione di "The Fancy"

L'azienda di Cupertino sta mostrando un interessamento per il sito di compra-vendita online la cui valutazione sul mercato ha superato i 100 milioni di dollari

MENTRE tutti gli occhi sono puntati sul nuovo iPhone e sulla probabile immissione sul mercato del mini iPad, la Apple gioca anche altre partite. E’ di queste ore la notizia di un “forte interessamento”, da parte dell’azienda di Cupertino, a The Fancy, la piattaforma di e-business da molti indicato come rivale principale di Pinterest. Fancy è un carrello della spesa virtuale. Ogni utente può selezionare online gli oggetti che più lo interessano, per poi procedere con l’acquisto pagando una commissione del 10% allo staff che gestisce il sito.

La storia di The Fancy è la classica scalata al potere fatta da un gruppo di giovani informatici. Composta da venti persone, l’azienda è nata nel 2010. E nel giro di due anni è salita a una valutazione sul mercato di circa 100 milioni di dollari. Questo perché alle spalle della società ci sono nomi illustri della scena tecnologica contemporanea. Da Jack Dorsey, co-fondatore di Twitter, a Chris Hughes, co-fondatore di Facebook, passando LeRoy Kim di Allen & Co, il proprietario dei Boston Celtics e co-proprietario dell’AS Roma, James Pallotta, ed il gruppo di investimento Andreessen Horowitz.

Al momento non ci sono ancora cifre certe per l’accordo tra Apple e Fancy. Rumors in rete rivelano i possibili ricavi per gli investitori. Si tratterebbe di cifre pari ad almeno 5 volte la cifra investita, rendendo l’intero affare particolarmente interessante dal punto di vista economico. L’acquisizione di The Fancy, poi, darebbe ad Apple la possibilità di entrare nel campo del commercio elettronico. Secondo esperti e analisti, si tratterebbe di un impatto devastante per l’intero settore. Apple, insomma, continua a cercare strade possibili per arricchire la propria offerta, con nuove acquisizioni, mirate, per stabilire la propria supremazia anche sui nuovi settori dell’hi tech. (08 agosto 2012)
 
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Biaggi cade, Melandri si avvicina
A Silverstone ridono Baz e Guintoli

SILVERSTONE (Gran Bretagna), 5 agosto 2012

Il distacco fra i due scende a 10,5 punti dopo una giornata complicata: nella prima parte della decima tappa del Mondiale la pioggia fa saltare i piani delle scuderie. Due vittorie francesi, ma a sorridere è soprattutto il pilota Bmw che con un settimo e un ottavo posto rosicchia punti all'avversario dell'Aprilia

Max Biaggi resiste al comando del Mondiale Superbike dalla prima gara, ma il primato vacilla sempre più. Con due piazzamenti, settimo e ottavo, Marco Melandri ha dimezzato lo svantaggio (da 21 a 10,5 punti) nel caotico GP di Gran Bretagna martoriato dal maltempo. Biaggi, scivolato all'ultimo giro della prima gara su pista umida, è stato beffato anche nella seconda disputata sotto il diluvio.
Max Biaggi è caduto nel finale, il suo vantaggio su Melandri si assottiglia. Ansa
Max Biaggi è caduto nel finale, il suo vantaggio su Melandri si assottiglia. Ansa
pioggia — Dopo un avvio cauto il cinque volte iridato stava risalendo e al decimo giro aveva già superato Melandri quando la gara è stata interrotta dopo le scivolate in rapida successione di Baz, Sykes, Smrz, Rea e Checa traditi dalla pista scivolosa. La classifica è stata stilata trenta minuti dopo la fine all'ottavo passaggio, l'ultimo compiuto da tutti i concorrenti, con Melandri ottavo, Biaggi undicesimo e i piloti caduti reintegrati nell'ordine d'arrivo. Una beffa per Biaggi mentre già stava rispondendo alle domande dei giornalisti: come molti era convinto che valesse la classifica al nono giro, con l'Aprilia nona subito dietro la Bmw del rivale. A quattro round dalla fine (Russia, Germania, Portogallo e Francia) con 200 punti da assegnare il Mondiale riparte praticamente da zero. "Non c'è problema, ci rifaremo presto" ha commentato un Biaggi più combattivo che arrabbiato. Neanche Melandri è così tranquillo “perchè qui la fortuna ci ha dato una mano, in realtà avevamo grossi problem perchè la Bmw ha fatto passi indietro e nelle prossime sfide non so bene cosa aspettarmi".
successo transalpino — A dominare nel diluvio sono stati due francesi: in gara uno il giovanissimo Loris Baz (19 anni), promessa Kawasaki al primo successo iridato, nella successiva il 30enne Sylvain Guintoli, al secondo centro Mondiale arrivato al debutto con il team Pata, squadra satellite Ducati che ha sede nel bresciano. Nella prima corsa, condizionata da condizioni d'asfalto mutevolissime, c'era stata gloria per Michel Fabrizio e Ayrton Badovini finiti ad un soffio da Baz. E' stato un arrivo così concitato che Badovini ha addirittura perso il controllo dopo aver superato la linea del traguardo coinvolgendo anche Jonathan Rea: una carambola pazzesca risolta per miracolo senza danni per i piloti. Fabrizio e Badovini sono già stati appiedati da Bmw Italia che l'anno prossimo farà correre Melandri (adesso nel team interno del gigante tedesco) e forse l'americano Ben Spies, adesso in MotoGP con la Yamaha ufficiale. Il campionato sembra sempre più un affare in famiglia tra Max e Marco perchè gli inseguitori Tom Sykes (ottavo e quattordicesimo) e Carlos Checa (settimo e nono) non hanno sfruttato l'occasione: hanno rispettivamente 51,5 e 53,5 di ritardo. Ma in un Mondiale così pazzo non si sa mai...
RISULTATI E CLASSIFICHEGP Gran Bretagna (m. 5.902) Gara-1 (18 giri, km 106,236): 1. Baz (Fra-Kawasaki) in 40'46”128 media 156.349 km/h; 2. Fabrizio (Ita-Bmw) a 0”383; 3. Badovini (Ita-Bmw) a 0”459; 4. Rea (Gb-Honda) a 0”539; 5. Checa (Spa-Ducati) a 1”012; 6. Haslam (Gb-Bmw) a 2”619; 7. Melandri (Ita-Bmw) a 6”123; 8. Sykes (Gb-Kawasaki) a 9”170; 9. Giugliano (Ita-Ducati) a 19”022; 10. Laverty (Irl-Aprilia) a 19”087; 11. Berger (Fra-Ducati) a 29”840; 12. Zanetti (Ita-Ducati) a 30”158; 13. Aoyama (Gia-Honda) a 44”222; 14. Davies (Gb-Aprilia) a 1'20”387; 15. Salom (Spa-Kawasaki) a 1'42”698; 16. Guintoli (Fra-Ducati); 17. Smrz (Rep.Cec-Ducati). Gara-2 (8 giri, km 47,216): 1.Guintoli in 19'42”051 media 143.799 km/h; 2. Baz a 0”881; 3. Smrz a 1”671; 4. Laverty a 19”045; 5. Berger a 22”116; 6. Checa a 23”736; 7. Davies a 24”690; 8. Melandri a 26”197; 9. Rea a 26”861; 10. Hopkins (Usa-Suzuki) a 27”194; 11. Biaggi a 29”243; 12. Sykes a 30”328; 13. Fabrizio a 32”746; 14. Aoyama a 34”905; 15. Canepa a 35”849; 16. Zanetti a 40”091; 17. Haslam a 58”530.
CLASSIFICA MONDIALE
dopo 10 round su 14 1.Biaggi 274 punti ; 2. Melandri 263,5; 3. Sykes 222,5; 4. Checa 220,5; 5. Rea 203,5; 6. Haslam 170; 7. Laverty 160,5; 8. Guintoli 122,5; 9. Fabrizio 108,5; 10. Giugliano 106; 11. Davies 99,5; 12. Smrz 92,5; 13. Baz 78; 14. Badovini 73; 15. Berger 67; 16. Camier 65,5; 17. Aoyama 41,5; 18. Zanetti 34; 19. Canepa 33,5; 20. Lascorz 17; 21. Hopkins 17; 22. Salom 10; 23. Mercado 9; 24. Hickman 7; 25. Baiocco 7; 26. Staring 6; 27. Polita 4; 28. Brignola 3; 29. Aitchison 3; 30. Brookes 1. COSTRUTTORI: 1. BMW 316; 2. Aprilia 302,5; 3. Ducati 300; 4. Kawasaki 253,5; 5. Honda 209,5; 6. Suzuki 75,5. Prossimo round: 26 agosto Mosca (Russia)
Paolo Gozzi© RIPRODUZIONE RISERVATA

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Fornero: “Sarà un autunno difficile, a rischio il futuro industriale del Paese”

Il ministro: "Sicuramente i prossimi mesi non saranno facili. Questa crisi è molto pesante e mette in forse il destino dell'Italia". Poi il titolare del Lavoro ha ricordato che bisogna "ridare dignità agli operai" e che in agosto dovrebbe incontrare Sergio Marchionne

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“Sicuramente il prossimo autunno non sarà facile. Questa crisi è molto pesante e mette a rischio il futuro industriale del nostro Paese”. A prospettare un futuro prossimo a tinte cupe è il ministro del Lavoro, Elsa Fornero. La Fornero, intervistata a Radio Anch’io, ha spiegato che “sull’industria dobbiamo e possiamo puntare”. Le responsabilità delle difficoltà economiche attuali, secondo il ministro, non sono da ricercare solo nella politica “ma anche nel credito” e sono gli stessi imprenditori che “devono avere un atteggiamento più volto all’investimento e alle aggregazioni che fanno economia di scala”.
Poi il ministro ha speso alcune parole in difesa della classe operaia, per la quale “è necessario rivalutarne la dignità”, perché non bisogna considerare il lavoro in fabbrica come se fosse di “serie B”, infatti è un lavoro che “fa parte del nostro futuro” . Sempre sul tema dell’industria, la Fornero ha spiegato che entro agosto dovrebbe tenersi un vertice con Sergio Marchionne: “Ritengo che incontri di franca discussione siano sempre utili, e personalmente non mi sono mai sottratta ed anzi mi sono offerta più volte”. Con lui ha aggiunto “mi sono sentita recentemete e abbiamo pensato ad un incontro anche nel mese di agosto”. Comunque per il ministro del Lavoro, ci sono motivi per “continuare a ritenere che Fiat mantenga i propri impegni di investimento” e perché l’industria automobilistica “rimanga un asset importante del nostro Paese”.
Infine la Fornero ha espresso alcune considerazioni sul caso Ilva di Taranto. ”Ritengo che sia arrivata una decisione equilibrata”, ha commentato il ministro del Welfare, sottolineando l’esigenza di evitare “una contrapposizione” tra interessi diversi e cercare “un equilibrio”, bisogna arrivare ad “avere una fabrica senza che la salute dei cittadini ne risenta”. Mentre, in una ottica di “di medio-lungo periodo”, per la Fornero serve una riflessione su “cosa deve essere dell’industria siderurgica nel nostro Paese, una industria che è sicuramente importante, che richiederà molti investimenti: bisogna vedere se ci sono in italia le risorse per vedere se questa industria possa continuare”.