giovedì 17 febbraio 2011

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APPLE

Stampa Usa: "Jobs sta male
ha solo sei settimane di vita"

Per il quotidiano americano National Enquirer, potrebbe trattarsi di una recrudescenza del cancro al pancreas diagnosticato la prima volta nel 2004. Il fondatore dell'azienda californiana un mese fa aveva annunciato la sua assenza temporanea per concentrarsi sulla sua salute

NEW YORK - Steve Jobs, che ha lasciato a gennaio la Apple per tornare a curarsi, starebbe molto peggio del previsto. Secondo lo statunitense National Inquirer, che ha pubblicato foto di uno Jobs scheletrico, il fondatore di Apple soffrirebe di una recrudescenza del cancro al pancreas, diagnosticato la prima volta nel 2004, e che ora gli lascerebbe solo 6 settimane di vita. L'ultima volta è stato fotografato l'8 febbraio ("aveva un look scheletrico", scrive il quotidiano Usa) fuori dal Centro Oncologico di Stanford, a Palo Alto, in California, dove si sottoponeva alla chemioterapia per il suo cancro al pancreas l'attore Patricl Swayze, scomparso di recente.

Il National Enquirer ha fatto commentare quella che definisce la foto più recente - in cui si vede Jobs salire sulla sua auto fuori dal centro tumori -dallo specialista di terapia intensiva Samuel Jacobson, il quale si è detto perplesso: "A giudicare dalle foto, Jobs è vicino alla fase terminale. Direi sei settimane". Il fondatore di Apple nel 2009 ha subito un trapianto di fegato.

Jobs, 55 anni, è alla sua terza assenza dal lavoro 1 per malattia in sette anni. L'aveva annunciata con una email ai suoi dipendenti, spiegando che avrebbe avuto il tempo per concentrarsi sulla sua salute e aggiungendo che avrebbe continuato a essere coinvolto, nel ruolo di CEO, nelle decisioni strategiche dell'azienda.
(17 febbraio 2011)
 
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Tg1, Usigrai all’attacco: “Più pluralismo”
Corte dei Conti indaga su Minzolini
Nell'edizione delle 20 il conduttore legge un comunicato del sindacato approvato ieri all'unanimità: "Preoccupati per gli ascolti". Intanto i magistrati contabili aprono un'indagine sull'uso della carta di credito aziendale da parte del 'direttorissimo'
I giornalisti del Tg1 battono un colpo. Al termine dell’edizione delle 20 il conduttore legge il comunicato preparato ieri. Nel testo si lamenta il pesante calo di ascolti che due giorni fa ha portato il Tg5 a battere  il Tg1. “L’Usigrai intende sottolineare quel che l’assemblea del Tg1 ha votato approvando un documento all’unanimità, riporta il testo. I giornalisti della redazione sono molto preoccupati per il calo degli ascolti considerati anche una perdita economica per tutta l’azienda in un momento di crescente difficoltà che allarma”. Inoltre, “i giornalisti del Tg1 chiedono che il direttore indichi quali provvedimenti intenda prendere”. E ancora, ”l’assemblea ritiene che sia indispensabile l’assoluto rispetto del pluralismo, che sia data voce a tutte le posizioni e le parti politiche, sociali e culturali del paese e che sia garantita la completezza delle notizie”.

Segue a ruota la replica della direzione che rivendica lo share della serata di ieri (senza dire, tuttavia, che la serata era dopata dalla partenza del Festival di Sanremo) e accusa il sindacato di “atteggiamento strumentale”. “La direzione del Tg1 – è la replica di Augusto Minzolini – si è sempre impegnata per mantenere alla testata il primato degli ascolti, nonostante uno scenario televisivo in piena evoluzione. Non per nulla, nella serata di ieri il Tg1 ha dato un distacco di 6,2 punti di share ai diretti concorrenti. Può occasionalmente capitare, in questa competizione quotidiana, di perdere una volta, come è accaduto di recente, ma si tratta appunto di un’unica eccezione. L’attuale direzione, infatti, nella competizione con i propri concorrenti, ha ottenuto ottime performance”. “Ecco perché – prosegue la nota della direzione -, accogliendo l’invito dell’Usigrai all’impegno sugli ascolti e al rispetto di un pluralismo che ovviamente non è mai venuto meno, la direzione del Tg1 non può non cogliervi anche l’ombra di un pregiudizio politico e di un atteggiamento strumentale che poco si addice a un sindacato”.

Che al Tg1 ci sia maretta, lo testimonia un comunicato di Stefano Campagna, uno dei volti del Tg della rete ammiraglia e componente dell’esecutivo Usigrai in quota “l’Alternativa”: “Se questa sera durante il Tg1 verrà letto in diretta il documento sugli ascolti valuto seriamente le dimissioni dall’esecutivo dell’Usigrai”, ha scritto Campagna. “Ieri – ha raccontato il conduttore a un’agenzia di stampa, – c’erano 35 colleghi in assemblea e la riunione ha elaborato un documento in cui, in maniera abbastanza trasversale, si concordava sulla preoccupazione relativa agli ascolti del Tg1″. Preoccupazione confermata, “nonostante la consapevolezza del digitale terrestre che ha cambiato la distribuzione della platea” e a fronte della quale si chiedeva un incontro al direttore Minzolini per “conoscere le strategie messe in campo. Non si capisce poi – continua Campagna – come dal fisiologico diritto di critica di un’assemblea si sia passati oggi ad un ‘manifesto elettorale’, cioè alla decisione, assunta dal Cdr e dall’Usigrai senza un mandato esplicito dell’assemblea, di spiattellare un documento interno ad un Tg davanti a milioni di telespettatori favorendo in maniera autolesionistica la concorrenza”. Senza contare, aggiunge, che il documento di cui stiamo parlando non solo “è stato votato da 35 giornalisti su 163 in organico”, ma mirava a “limare le contrapposizioni interne”.

Per questo oggi Campagna ha abbandonato “in segno di protesta” la seduta dell’esecutivo Usigrai. “In un momento delicato per l’azienda – dice  - la lettura in video di un documento votato da 35 giornalisti, si traduce in un autogol per la Rai e per il sindacato e in un’azione denigratoria, strumentale e faziosa, quando nulla si dice invece sui telegiornali ‘amici’ che dedicano oltre la metà del sommario al Caso Ruby privilegiandolo al dramma egiziano”. Tutto questo è “scorretto e vergognoso”.

Insomma, la colpa della perdita degli ascolti sarebbe dovuta “al digitale terrestre che ha cambiato la distribuzione della platea”. Eppure, stando ai numeri, gli ascoltatori cambiano canale o spengono la televisione proprio in concomitanza con alcuni precisi servizi: l’intervista di 4 minuti a Silvio Berlusconi (2 febbraio) e l’intervento in studio di Giuliano Ferrara (10 febbraio) che parla per oltre 5 minuti lo stesso giorno in cui il direttore de Il Foglio intervista a sua volta il premier. Nel primo caso il giornalista Michele Renzulli inviato dal presidente del Consiglio confeziona “un’intervista in ginocchio”: siamo infatti nel pieno dello scandalo Ruby, ma il giornalista evita ogni domanda sul tema e parla solo di “rilancio economico dell’Italia”.

Ma sulla giornata del Tg1 e del suo direttore è caduta anche un’altra tegola. La Corte dei Conti ha aperto un’istruttoria sulla vicenda relativa all’uso della carta di credito aziendale da parte del direttore del Tg1 Augusto Minzolini. Lo ha comunicato il presidente della Rai, Paolo Garimberti, durante il Cda odierno, il presidente della Rai Paolo Garimberti. La magistratura contabile ha anche chiesto al presidente l’invio, entro 15 giorni, di tutti i documenti e le carte inerenti il caso. Per Minzolini si tratta di ”un atto dovuto” e dà la colpa al consigliere Nino Rizzo Nervo che, dice il direttore, “come è sua consuetudine, probabilmente deve aver fatto un esposto alla Corte dei Conti su fatti inconsistenti”.

In realtà la vicenda era emersa grazie a due articoli usciti sul Fatto Quotidiano a metà novembre. Il primo raccontava le spese pazze del ‘direttorissimo’ fatte con la carta di credito aziendale. Ben 64mila euro, dieci volte in più di Mario Orfeo del Tg2. Il secondo elencava i sei servizi che il Tg1 aveva fatto in pochi mesi sempre sulla stessa compagnia di navi da crociera, la Royal Caribbean.

Chiamato in causa il consigliere di minoranza Nino Rizzo Nervo replica a Minzolini: ”Purtroppo come sua consuetudine il direttore del Tg1 non verifica le notizie: non è mia abitudine presentare esposti alla Corte dei Conti”. Rizzo Nervo ricorda che “in cinque anni e mezzo da consigliere di amministrazione, mi è capitato una sola volta di presentare un esposto che non riguarda però il dottor Minzolini”. Sulla vicenda del direttore del Tg1, spiega ancora il consigliere, “mi sono limitato a valutare in Consiglio di amministrazione le informazioni trasmesse al Cda dal direttore generale e ho lamentato il fatto che non sia stata aperta un’audizione come di consueto avviene in casi del genere”.

ha collaborato Gisella Ruccia 

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“Prove evidenti e pertinenti”
le motivazioni del gip di Censo Silvio Berlusconi operò “sicuramente con abuso della qualità di presidente del Consiglio, ma, altrettanto certamente, al di fuori di qualsiasi prerogativa istituzionale e funzionale propria del presidente del Consiglio dei ministri, al quale nessuna competenza spetta in materia di identificazione e affidamento dei minori e che, più in generale, non dispone di poteri di intervento gerarchico nei confronti dell’autorità della polizia di Stato ovvero della polizia giudiziaria, impegnata nell’espletamento di compiti d’istituto”. E ancora la telefonata ai vertici di via Fatebenefratelli, durante la quale spacciò la diciassettenne Ruby per nipote di Mubarak e ne chiese il rilascio, fu un “indebito intervento nei confronti del capo di gabinetto della questura Pietro Ostuni, il suo tramite di ulteriori funzionari”. Anche per questo, scrive il gip Cristina Di Censo,  la prova a carico di Silvio Berlusconi “appare evidente in ragione dei contenuti delle plurime e variegate fonti di prova tutte riferite e pertinenti ai capi d’imputazione”.

Il giorno dopo il loro deposito, diventano pubbliche le 27 pagine con cui il giudice ha mandato alla sbarra il presidente del Consiglio per concussione e prostituzione minorile. Così diventa chiaro perché secondo il gip il premier non deve essere processato dal tribunale dei ministri. E quali sono gli elementi sulla base dei quali ha disposto il processo con rito immediato. Il lungo elenco delle fonti di prova va da pagina 11 a pagina 27 del decreto. Comprende “gli accadimenti della notte tra il 27 e il 28 maggio 2010″ quando Berlusconi fece affidare Ruby alla consigliera regionale Nicole Minetti, che a sua volta la abbandonò nelle mani della prostituta Michelle Conceicao. E prosegue con i verbali “di assunzione informazioni” di Ruby e quelli che riguardano “persone in contatto con lei”; il “concorso ‘una ragazza per il cinema’ del 3 settembre 2009″, al quale partecipò come giurato anche Emilio Fede (e in quell’occasione la giovane marocchina dichiarò di essere minorenne), poi “la disponibilità di ingenti somme di denaro da parte di Ruby”; l’analisi delle “celle telefoniche delle presenze ad Arcore di Ruby dal 14 febbraio 2010 al 2 maggio 2010″; le intercettazioni telefoniche che dimostrano lo svolgimento di alcune serate ad Arcore, nel gennaio, nel luglio, nell’agosto e nel settembre 2010; la presenza della giovane prostituta Iris Berardi (la prima volta era minorenne) durante queste serate, il video del settimanale Oggi in cui si vedono alcune ragazze entrare senza essere sottoposte a controlli nella residenza del premier; la serata a Villa Campari del 4 settembre 2010; “i rapporti tra Lele Mora ed Emilio Fede per l’organizzazione delle serate testimoniate da conversazioni telefoniche” tra il 10 agosto e il 24 ottobre 2010; e una notazione “della polizia giudiziaria della Guardia di Finanza relativa all’esito degli accertamenti di movimentazioni di denaro tra Silvio Berlusconi, Giuseppe Spinelli, Lele Mora ed Emilio Fede”. Un documento dal quale traspare come davvero a Mora Berlusconi versò oltre un milione d i euro, 400mila dei quali dovevano essere girati al direttore del Tg4 che al premier aveva spiegato come la riservatezza dimostrata dall’impresario televisivo andasse in qualche modo ricompensata. Sempre tra le prove elencate dal gip c’è poi la ricostruzione completa della gestione degli appartamenti di via Olgettina da parte di Nicole Minetti e delle elargizioni di denaro alle ragazze arrivate “per il tramite di Giuseppe Spinelli, fiduciario di Sivio Berlusconi”.

E mentre oggi dall’ufficio del giudice delle indagini preliminari sono partite le notifiche del decreto che dispone il giudizio e della richiesta di giudizio immediato dei pm – un plico di poco meno di 800 pagine, recapitato al Presidente del Consiglio e ai suoi difensori e a Ruby, ai tre funzionari della Questura di Milano e, tramite l’avvocatura della Stato, al ministero dell’Interno – emergono nuove tessere del quadro accusatorio che hanno portato il gip a ritenere sussistente l’evidenza della prova a carico del capo del Governo. Da un lato, i magistrati sono prudenti sulle dichiarazioni contenute nei cinque verbali di Ruby (quello del 3 agosto scorso è stato redatto in due tempi), ritenute credibili a “segmenti” perché contraddittorie in più punti. Dall’altro però nelle carte ci sono anche una serie di intercettazioni che testimoniano non solo come i suoi genitori, M’Hamed El Mahrog e la moglie Naima, fossero “a conoscenza di fatti riguardanti la vita di Ruby” ed evidentemente le sue frequentazioni milanesi, ma come lei stessa avesse cercato di impedire che la madre li rivelasse alla polizia che si era recata a Letojanni (Messina) per sentire la donna.

Il 30 settembre il padre, alle 11.19, al telefono con la figlia, le riferisce che “questi sono usciti da me insieme a tua madre, erano in due donne e tre uomini” e che prevedevano “di fare fino alle 15.30”. L’uomo poi spiega a Ruby, di aver saputo dal personale di polizia giudiziaria che stavano “facendo delle indagini”, raccontando che “alla mamma (…) sono state fatte delle domande sulla storia della figlia da quando ha cominciato a frequentare le scuole”, cosa che serviva “per regolare la situazione in merito ai documenti della figlia”. A questo punto la giovane marocchina raccomanda al padre di “dire alla madre di alzarsi e dichiarare di non voler rispondere a nulla”. E lui replica: “la mamma sa quello che sta dicendo”.

Dalle telefonate risulta inoltre, come i rapporti tra Ruby e i suoi genitori siano ben diversi da come lei ha descritto più volte: non così tesi, evidentemente, se i due genitori conoscono la vita che la giovane figlia conduce tra Milano e Genova come ragazza ‘immagine’ nei locali notturni e nelle serate mondane. E nemmeno così conflittuali se il padre le chiede “di fare quello che può per sbloccare l’invio del denaro”, probabilmente un contributo economico da mandare alla famiglia, compresi i due fratelli più piccoli, quando la ragazza è in comunità in Liguria. Intanto, nel tardo pomeriggio di oggi Ruby si è recata da Genova a Milano per un colloquio con il suo nuovo probabile legale, Paola Boccardi, che domani dovrebbe depositare la nomina.

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IL CASO

Caccia alle balenestop del Giappone

Ogni anno l'arcipelago pesca centinaia di balene in nome della 'ricerca scientifica' in Antartico, dove la caccia per scopi commerciali ai cetacei è vietata dal 1986. Gli ambientalisti: "E' la fine delle attività illegali giapponesi".

TOKYO - Il Giappone ha per ora sospeso il programma annuale di caccia alle balene nelle acque dell' Antartico a causa delle azioni di protesta degli ambientalisti 1, al punto che la flotta potrebbe anche ritornare a casa. "La nave Nisshin Maru ha sospeso le operazioni a partire dal 10 febbraio per motivi di sicurezza e stiamo studiando la situazione, non escludendo la possibilità di fermare la missione prematuramente", ha annunciato Tatsuya Nakaoku, un funzionario dell'Agenzia della pesca nipponica.

''Garantire la sicurezza è una priorità e per il momento le navi hanno sospeso la caccia a fini scientifici. Ora stiamo valutando cosa fare'', ha aggiunto il funzionario, secondo cui il rientro anticipato della flotta ''è un'opzione''. I tentativi da parte degli attivisti di Sea Shepherd, in particolare, sono diventati sempre più insistenti e hanno causato parecchio disappunto in Giappone, uno dei tre Paesi al mondo dove la caccia ai cetacei è ufficialmente permessa per la sua ''importante tradizione culturale''. La stessa Sea Shepherd, impegnata contro la mattanza dei cetacei, in un comunicato datato 11 febbraio e redatto dal capitano Alex Cornelissen aveva testimoniato come "le navi giapponesi si muovessero in maniera irrazionale, consumando grandi quantità di carburante". Che le navi nipponiche fossero in confusione e forse già a conoscenza della decisione di fermare la caccia  non ci è dato saperlo ma il dubbio è concesso. Intanto dalla  Sea Shepherd fanno sapere che "questa dello stop è la notizia che aspettavamo da anni" aggiungendo come " tutto sia stato possibile grazie alle nostre navi e ai nostri uomini che hanno sfidato la marina giapponese da soli, senza l'aiuto di nessuno". Una critica anche alle altre associazioni ambientaliste "con budget enormemente più grassi - si legge nel comunicato - con contatti politici nelle stanze del potere, con un'immagine pubblica piena di colori e promesse, non c'erano. Semplicemente non si sono fatte vedere".


Il Sol Levante ha introdotto il concetto di ''caccia ai fini scientifici'' per aggirare la moratoria internazionale del 1986, sostenendo di aver diritto a valutare l'impatto delle balene sull'industria della pesca. La flotta nell'Antartico, composta da un equipaggio di 180 persone su quattro navi, ha lasciato il Giappone lo scorso anno con il proposito di catturare 850 balenottere entro fine marzo.

 Nello stesso periodo del 2010, tuttavia, il target raggiunto era di appena 506 unità, a causa di difficoltà nelle attività anche per gli scontri diplomatici nati con Australia e Nuova Zelanda. Canberra, in particolare, ha alzato il livello dello scontro con la presentazione della denuncia contro il Giappone al tribunale mondiale dell'Aia per fermare la caccia nell' Antartico. Un attivista neozelandese di Sea Shepherd, inoltre, è stato condannato al carcere con la sospensione di due anni della pena per un'azione di disturbo e 'l'assalto' contro una delle baleniere.
 
(16 febbraio 2011)
 

mercoledì 16 febbraio 2011

http://www.youtube.com/watch?v=FkoA6WudPWI

Luca e Paolo

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Luca e Paolo, Festival Gaber 2008
Luca e Paolo è un duo comico formato da Paolo Kessisoglu e Luca Bizzarri.

Biografia [modifica]

I due fanno coppia fissa sia in TV che al cinema ormai da parecchi anni, ma non hanno sempre lavorato insieme. Entrambi genovesi (anche se Paolo, come rivela il cognome, è di origini armene) provengono dal teatro: Luca esordì nel 1986 con una compagnia teatrale dialettale, ma solo nel 1994 vi entrerà in pianta stabile dopo il diploma alla Scuola di recitazione del Teatro stabile di Genova. Anche Paolo si diploma al Teatro stabile nel 1995, e agli esordì reciterà persino Shakespeare.
I due, proprio grazie al teatro, si conoscono nel 1991 e cominciano ad esibirsi col gruppo cabarettistico Cavalli Marci (assieme all'amico Dado). È di quegli anni la loro partecipazione al programma televisivo Ciro. Il sodalizio continuerà con l'esordio cinematografico (E allora mambo!), di nuovo televisione (Ciro) e un nuovo film (Tandem), quindi il telefilm-documentario MTV Trip. Nel frattempo partecipano alla trasmissione della Gialappa's Band Mai dire Gol, diventano poi presentatori de Le Iene[1] dal 2001 (dapprima con Alessia Marcuzzi, successivamente con Cristina Chiabotto ed infine con Ilary Blasi). Doppiano un paio di film d'animazione dopodiché, dal 2003, interpretano i protagonisti della sitcom Camera Café, in onda su Italia 1. Nel 2008 partecipano in un cameo al film Asterix alle Olimpiadi. Nel 2009 ritornano al teatro ne La Passione secondo Luca e Paolo,[2] commedia composta dagli stessi, in cui interpretano i due ladroni a fianco di un Gesù che tarda ad arrivare. Nel 2010 sono scelti per affiancare Gianni Morandi, Belen Rodriguez ed Elisabetta Canalis a condurre il Festival di Sanremo 2011.[3]

Filmografia [modifica]

Cinema [modifica]

Televisione [modifica]

Programmi televisivi [modifica]

Teatro [modifica]

  • Cabajazz
  • Cavalli marci
  • La Passione secondo Luca e Paolo
  • Sereni ma coperti

Pubblicità [modifica]

Note [modifica]

  1. ^ Sito ufficiale di Le Iene
  2. ^ La Passione secondo Luca e Paolo su teatro.org
  3. ^ Festival di Sanremo, ok a Morandi Ci saranno anche Belen e Elisabetta

Voci correlate [modifica]

Collegamenti esterni [modifica]

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Sanremo boom: Morandi supera Clerici
Iene: «Silvio in aula il 6 aprile ci vai tu»

sanremo luca paolo
Nella serata di esordio il Festival di Gianni Morandi supera quello targato Antonella Clerici: ieri la prima serata è stata vista da 11milioni 992mila spettatori pari a uno share del 46,39% lo scorso anno il Festival della Clerici, invece, aveva totalizzato nella prima serata 10milioni 717mila spettatori pari al 45,29% di share.

Il duo Luca e Paolo canta di festini, di Fini-Berlusconi in questura...

Titolo: "Ti sputtanerò": IL VIDEO | IL TESTO.

Morandi e Rai:
TELEVOTO, impossibile bloccare call center. Oxa e Tatangelo
eliminate (per ora). Benigni giovedì ospite

-Psycofestival
di Roberto Brunelli
-Su l'Unità è social vision
-Segui festival su Facebook de l'Unità
-Canzoni, testi da reality di Valerio Rosa
-Paolini in mutande insulta Berlusconi e Fede



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LA DIRETTA DI IERI

LA RAI: ATTENTI TELEVOTO E CALL CENTER
Morandi, su indicazione della Rai, dà un avviso inconsueto: l'abuso del televoto danneggerà la canzone prescelta, tecnicamente non è possibile bloccare i call center. Il che conferma che l'anno scorso qualcosa è andata molto storto, nella finale. E che la Rai intende almeno arginare e correre ai ripari.

ANNA TATANGELO E ANNA OXA ELIMINATE, PER ORA

Eliminate dalla giuria demoscopica Anna Tatangelo e Anna Oxa. Fischi in sala. Ma giovedì potranno rientrare in gara. Altre due canzoni saranno eliminate la seconda serata. E come le due di stasera potranno tornare in lizza giovedì.

LE CANZONI CHE PASSANO IL TURNO: QUALCHE FISCHIO

Il rituale finale, dopo il Tg1 flash: Morandi fa sapere quali sono i cantanti passati. Due sole però le canzoni eliminate. Su 14. Non è che tutto il mondo stia in tensione. Comunque i nomi in ordine sparso. I Modà con Emma, Vecchioni, Tricarico, Barbarossa con Raquel del Rosario, Al Bano con la sua canzone - retorica naturalmente - su Amanda, prostituta nigeriana uccisa. Gianni segnala che è una canzone impegnata, il pubblico fischia. Superano la serata Nathalie, i La Crus (riuniti per la verità per il festival, si erano separati). Patty Pravo promossa. Van De Sfroos promosso pure lui. Come Max Pezzali.

LE IENE: A MEDIASET E RAI DECIDE BERLUSCONI

Quelli delle Iene restano i momenti più pepati della serata. Raccontano: a Mediaset, da dove vengono, decide Berlusconi. Alla Rai? Il capostruttura, ma alla fine chi decide? Berlusconi. Applausi in sala.

BELEN IN TANGO: BALLERINI TUTTI AL MASCHILE

Belen balla, anzi accenna, un tango con un tangero argentino. Se seguite la tv avrete notato la scelta insolita: le tre coppie di contorno erano tutte al maschile.

LE IENE: GIANNI SEI COME BERLUSCONI

Le Iene prendono per i fondelli Morandi. E le "similitudini" con il premier. «Sapete perchè il Festival di Sanremo lo presenta Gianni Morandi? Perchè è come Berlusconi. Cammina cammina con la squadra e poi decide tutto solo lui...». È un'altra gag di Così Luca Bizzarri e Paolo Kessisoglu all'Ariston, stavolta con Morandi sul palco. «Berlusconi è un eterno ragazzo, come lui»; «non è molto alto, come lui»; «gli piace cantare, come a lui»; «ha tanti di quei capelli che non si capisce...»; «è presidente di una squadra, il Milan, come lui presiede questa squadra»; «Berlusconi cammina cammina con la squadra e però decide tutto lui ed ecco quindi il nostro PierGianni! Sì, sei PierGianni Morandi». Il cantante conduttore chiude: ragazzi, stasera ne avete dette tante.

LE IENE: IL BRANO ERA "TI SPUTTANERO'

“Ti sputtanerò” è il brano-parodia che Luca Bizzari e Paolo Kessisoglu hanno cantato con, sullo sfondo, due maxi primi piani di Fini, a sinistra, e Berlusconi, a destra. Luca e Paolo nell'intento di “sputtanarsi” a vicenda interpretavano i due politici. “Ti sputtanerò, in tribunale andrò con in mano foto dove tu sei con un trans”, diceva uno; l'altro “consegnerò le intercettazioni e alle prossime elezioni sputtanato sei”.

LE IENE: SANTANCHE', OLGETTINA E QUESTURA

Le Iene alla fine della canzone su Fini e Berlusconi: intanto in aula il 6 aprile vai solo tu. Applausi e qualche fischio all'Ariston. Hanno riscaldato il clima.

LE IENE: SANTANCHE', OLGETTINA E QUESTURA

Le Iene tengono fede alla propria fama. Con gigantografie di Fini e Berlusconi sullo sfondo cantano di trans, di Fede, "ti sto sputtandando" in questura, cantano di Montecarlo e della Santanché, dell'Olgettina.

VAN DE SFROSS: PER SALGARI, NON LEGHISTA

Davide Van de Sfroos cambia tonalità con il suo folk rockeggiante cantato in laghée, dialetto comasco. Omaggia Salgari e ha detto di non essere leghista.

BELEN ED ELISABETTA IMPACCIATE

Belen Rodriguez ed Elisabetta Canalis, ingresso insieme, la seconda vestita in lungo rosso, l'argentina in lungo  azzurro. Piuttosto impacciate e ingessate. Morandi si concede una battuta: siete state "imposte". Poi smorza: imposte dagli italiani. Sono entrate dopo oltre un'ora.

MUSICA, NIENTE SORPRESE

Canzoni tutte sull'amore. Anche Vecchioni. Musicalmente, nessuna sorpresa finora.

LE IENE, LO STOP, "E' RIMASTO DI..."

«La prima cosa che ho pensato è stata la mia professoressa di filosofia: ero un asino e io volevo fare l'attore. Bene, volevo dire alla mia professoressa di filosofia 'sto presentando il Festival di Sanremo!'». È così ha esordito che Luca Bizzarri introducendo poi l'altra metà delle Iene, Paolo Kessisoglu.
C'è stato uno stop inatteso nella scaletta, mentre era previsto il lancio del brano di Luca Barbarossa e Raquel Del Rosario (moglie di Alonso) con Morandi, Luca e Paolo in silenzio, bloccati sul palco dell'Ariston. Luca ha commentato «è rimasto di m...», mentre Paolo ha detto «se il buongiorno si vede dal mattino...».


GIANNI DA' IL VIA ALLA GARA: GIUSY 

Dopo il balletto di prammatica Gianni Morandi in giacca lamè prende in pugno la serata. E annuncia la prima canzone: Giusy Ferreri canta "Il mare immenso". Lei è all'esordio all'Ariston. Prima gara in concorso dei 14 'big'. Stasera passano il turno in 12: più facile restare che perdere il treno. Canzone con ambizioni vagamente rock.


ANTONELLA CLERICI PASSA A MORANDI

Il 61esimo festival parte con Antonella Clerici e la figlia sul palcosenico. La conduttrice che ha guidato il precedente Sanremo deve passare il testimone a Morandi. E ricorda quando salì all'Ariston 6 anni fa con Bonolis. E tira fuori la propria maternità. Fedele al ruolo di donna materna e rassicurante, da "mamma normale". E poi tocca a Gianni Morandi. La musica, quando attraversa la platea, cita sue canzoni.

GIOVEDI' ARRIVERA' BENIGNI

«Nella serata di giovedì, ci sarà un regalo, ci sarà Roberto Benigni. Racconterà l'esegesi del canto degli italiani, dell'inno di Mameli. Gesto di grande generosità»: lo ha annunciato Gianni Morandi al primo Sanremo-question time in diretta su Raiuno, condotto da Lamberto Sposini. Roberto Benigni parteciperà al Festival nella serata dedicata ai 150 anni dell'Unità d'Italia. Anche il direttore artistico del Festival, Gianmarco Mazzi, ha parlato di grande notizia e regalo da parte di Benigni, «avevamo questa speranza, l'abbiamo inseguito e siamo felici che ci abbia detto di sì».

Prevedendo le polemiche che la destra non mancherà di suscitare, Gianni Morandi ha tenuto a precisare: «Ho parlato con Benigni e mi ha detto che verrà in una serata sobria e solenne, non si metterà a sbeffeggiare, giocare e fare battute. Infatti ha chiesto di venire in quella serata e non credo che venga per mettere in ridicolo l'Inno di Mameli, ma verrà come ha fatto con Dante a raccontarci l'esegesi degli italiani».


E anche il direttore di Raiuno Mauro Mazza si è detto «per nulla preoccupato» da quello che farà e dirà Benigni giovedì sera all'Ariston. Mazza si è detto anzi «felice e orgoglioso» per la partecipazione di Benigni come ospite del Festival. Sul compenso per la sua partecipazione, «non sarà un intervento gratuito, ma c'è la volontà di incontrarci», ha detto Mazza. «Si sta chiudendo la trattativa, non c'è nessun braccio di ferro, non ci sono richieste esagerate. Benigni ha trovato l'idea giusta e noi siamo felici di averlo». Quanto alla durata dell'intervento sul palco dell'Ariston, avrà una durata tra i venti e i 40 minuti.


IL COMPENSO DI BENIGNI

L'artista, sostiene l'agenzia di stampa Agi, riceverà 250mila euro per la sua partecipazione. Un compenso definito contenuto rispetto al cachet abituale dell'attore e regista che in passato ha decisamente sollevato l'audience del festival. 

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RAPPORTO 2010

Lavoro, Apple conferma
"Bimbi nelle fabbriche cinesi"

Novantuno giovanissimi scoperti dalla "mela morsicata" nelle aziende che producono i suoi gadget: nove volte di più rispetto a quelli individuati nel 2009. E ci sono anche 137 casi di intossicazione da solventi. E l'azienda chiude i rapporti con le fabbriche "incriminate"

CUPERTINO - Lavoro minorile nelle fabbriche cinesi della "Mela" morsicata. E casi di intossicazione da esalazioni. La multinazionale statunitense rileva queste gravi "anomalie" in un rapporto pubblico. Nel 2010, secondo questo documento, i funzionari dell'azienda informatica hanno trovato ben 91 bambini impiegati illegalmente nelle loro fabbriche, nove volte in più rispetto all'anno precedente. Inoltre, 137 dei suoi dipendenti hanno presentato sintomi da avvelenamento da n-esano, un potente solvente che può provocare gravi neuropatie se maneggiato senza cautele.

Dal rapporto - i cui dettagli sono stati pubblicati dal quotidiano inglese "Guardian" ma che sono reperibili anche sul sito della multinazionale - emerge inoltre che soltanto meno di un terzo delle fabbriche cinesi dove vengono realizzati i prodotti Apple rispetta il codice dell'azienda sugli orari di lavoro che, nell'arco di una settimana, impone ai lavoratori un massimo di 60 ore di lavoro e almeno un giorno di riposo.

Per quanto riguarda il lavoro minorile, l'azienda di Cupertino ha dichiarato di aver introdotto controlli più severi dopo essersi accorta che in molti casi le età dei ragazzi venivano falsificate: una scuola che aveva organizzato l'impiego di alcuni giovani è stata denunciata alle autorità per aver fornito loro documenti falsi, mentre un appaltatore dell'azienda ha perso il suo contratto dopo che nella sua fabbrica sono stati scoperti a lavorare 42 bambini.

La pubblicazione del rapporto
non è una mossa insolita da parte di Apple, pur normalmente restìa ai rivelare con quali fabbriche ha stretto accordi per la realizzazione dei suoi prodotti. Ma in seguito a una serie di suicidi avvenuti lo scorso anno nelle fabbriche della Foxconn, una grande azienda cinese specializzata in elettronica e che per Apple produce iPod, iPad e iPhone, la compagnia americana ha deciso un maggiore controllo ed una maggiore trasparenza sulle condizione di lavoro nelle sue aziende appaltatrici. E' infatti questo il terzo "report" pubblico della "Mela morsicata".

Riguardo ai casi di avvelenamento, l'ambientalista Ma Jun, fondatore in Cina dell'Istituto per gli Affari pubblici e Ambientali, ha dichiarato che è positivo che Apple abbia finalmente riconosciuto il problema, ma ha aggiunto: "Questo rapporto dimostra che Apple non è ancora disposta ad accettare il controllo del pubblico. Avevamo elencato i nomi di alcuni fornitori della Apple ma nel rapporto non ne viene fatta menzione". Reazione scettica anche da parte di Debby Chan, dell'associazione Hong Kong's Students and Scholars Against Corporate Misbehaviour, secondo la quale è impossibile monitorare ciò che fanno gli appaltatori di Apple perchè l'azienda si rifiuta di identificarli o di dire quanti sono. Secondo la Chan, il rapporto sarebbe dunque soltanto un esercizio di immagine e non un genuino sforzo al fine di garantire i diritti dei lavoratori.
(15 febbraio 2011)

lunedì 14 febbraio 2011

hahahahahah

La prima è di Hirvonen
In Svezia Loeb è solo sesto

Il finlandese della Ford vince la gara inagurale del Mondiale davanti ai compagni di marca Ostberg e Latvala: "Ero un po' nervoso, ma la macchina è stata perfetta". L'alsaziano della Citroen arriva con 2'30" di ritardo

La Ford Fiesta di Mikko Hirvonen sulle nevi svedesi. Ansa
La Ford Fiesta di Mikko Hirvonen sulle nevi svedesi. Ansa
KARLSTAD (Svezia), 13 febbraio 2011 - Mikko Hirvonen ha vinto il Rally di Svezia, gara inaugurale del Mondiale 2011. In un podio tutto occupato da piloti Ford, il finlandese si è imposto con 6"5 di vantaggio sul norvegese Mads Ostberg e 34" sul connazionale Jari-Matti Latvala. Ai piedi del podio la prima Citroen, quella del francese Sebastien Ogier, giunto quarto a 47"7. Solo sesto il sette volte campione del mondo Sebastien Loeb, con un distacco di 2'30" da Hirvonen. L'ex ferrarista Kimi Raikkonen, su Citroen, si è piazzato ottavo con un ritardo di oltre 7 minuti.
riscatto — Per Hirvonen si tratta del tredicesimo successo nel Mondiale ed è un bel segnale di riscatto dopo la deludente stagione 2010, chiusa al 6° posto nella graduatoria iridata. Hirvonen, già due volte vice campione dietro al Cannibale Loeb (nel 2008 e 2009), aveva vinto anche lo scorso anno il Rally di Svezia. Ovviamente Hirvonen balza al comando della classifica piloti con 25 punti, precedendo Ostberg (18), Latvala (16), Ogier (15), Petter Solberg (12), Loeb (10). In quella costruttori la Abu Dhabi Ford è prima con 40 punti contro i 22 della Total Citroen ed i 18 della M-Sport Stobart Ford. Prossima gara del Mondiale il Rally del Messico, dal 3 al 6 marzo.
FELICITA' — "È assolutamente fantastico" ha commentato Hirvonen, che è stato navigato dal connazionale Jarmo Lehtinen, all'arrivo. "È bello anche vincere la prima gara con la nuova Fiesta. Devo dire che ero molto nervoso prima di iniziare l'ultima tappa, ma ora sono veramente felice di aver fatto un buon inizio di stagione. Ora l'obiettivo di noi tutti è di continuare così e di riscattare la scorsa annata. La macchina è stata velocissima fin dall'inizio".
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Cassazione: adozioni ai single
Vaticano: servono madre e padre

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Lo esorta la Cassazione: i tempi sono ormai maturi affinché il Parlamento italiano apra alle adozioni di minori da parte dei single, anche se con le dovute cautele. Nulla in contrario infatti prevede la 'Convenzione di Strasburgo sui fanciulli del 1967' che contiene le linee guida in materia di adozione. Quindi ci vorrebbe una legge adeguata.

La Cassazione - nella sentenza 3572 depositata oggi - sottolinea che «il legislatore nazionale ben potrebbe provvedere, nel concorso di particolari circostanze, ad un ampliamento dell'ambito di ammissibilità dell'adozione di minore da parte di una singola persona anche con gli effetti dell'adozione legittimante».


Vaticano: normalità è madre e padre

Nei procedimenti di adozione «in linea generale, la priorità è il bene del bambino, che esige un padre e una madre». Lo afferma all'agenzia Ansa il cardinale Ennio Antonelli, presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia. «Non conosco nel dettaglio questo caso e il pronunciamento della Suprema Corte - specifica il cardinale Antonelli -. Ma in linea generale ogni bambino ha diritto a una madre e a un padre: questa dovrebbe essere la normalità».
14 febbraio 2011
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IL CASO

Hacker, Anonymous svela
"Un piano contro WikiLeaks"

Il gruppo di attivisti riesce a entrare nei database di un'azienda di sicurezza che lavora con il governo Usa. Pubblicate 44mila e-mail in cui si ipotizzano azioni per neutralizzare le rivelazioni di Assange con notizie false di ALESSIO SGHERZA

Lo stile WikiLeaks ha stabilito un nuovo standard: le guerre contro la segretezza ormai si combattono a colpi di hacker. Ultima a farne le spese è stata un'azienda di consulenza sulla sicurezza informatica che lavora per il governo Usa e che ha visto svelato sul web e sotto gli occhi di tutti il proprio piano per screditare il sito creato da Julian Assange.

Il gruppo di hacker-attivisti Anonymous, alla ribalta anche negli ultimi giorni 1 per gli attacchi ai siti di governo italiano, Camera dei Deputati e Mediaset, ha messo a segno un altro colpo: gli "hacktivisti" si sono introdotti nell'archivio e-mail della compagnia di sicurezza informatica HBGary Federal, hanno sottratto decine di migliaia di messaggi e li hanno pubblicati online.

Ma cos'è HBGary, quali le sue presunte colpe e cosa è contenuto in questi messaggi? Il nuovo fronte si è aperto il 4 febbraio quando Aaron Barr, amministratore delegato dell'azienda, creata per fornire consulenze sulla sicurezza informatica mirate alle necessità del dipartimento della Difesa, all'Fbi, alla Marina e alle altre agenzie del governo Usa, ha dichiarato in un'intervista al Financial Times di essersi infiltrato nel gruppo Anonymous e di aver individuato molti suoi membri. Questa "impresa" sarebbe stata al centro di una conferenza pubblica, poi cancellata.

Vera o falsa che fosse la minaccia, il gruppo si è sentito punto nell'orgoglio
e si è scatenato. Il sito dell'azienda è irraggiungibile da allora, l'account di twitter di Barr è stato rubato e vi sono stati pubblicati dati personali come l'indirizzo e il numero di telefono, ma soprattutto sono state pubblicate su un sito disponibile a tutti decine di migliaia di e-mail interne dell'azienda.

Alcuni dei messaggi di posta non erano affatto innocui: ne viene fuori un ritratto da vero e proprio controspionaggio. L'azienda aveva proposto a uno studio legale una strategia, a quanto pare mai realizzata, per difendere Bank of America e la Camera di commercio Usa dalle annunciate rivelazioni di WikiLeaks: HBGary, in collaborazione con altre due compagnia, proponeva di far trapelare documenti falsi per poi contestare il sito di Assange. Un'altra idea era di minacciare danni alle carriere dei giornalisti più strettamente legati a WikiLeaks.

Aaron Barr ha dichiarato che non si aspettava una tale reazione: "Sto cercando di limitare i danni alla mia immagine, per ora ho avvisato tutti i miei contatti mail. Per il resto aspetterò gli eventi". Le reazioni non si sono fatte attendere: "Piano abominevole", ha dichiarato un rappresentante della Bank of America.

Giornalisti e blogger non si fermano e continuano a trovare iniziative poco condivisibili, quando non veri e propri reati, tra le attività di HBGary Federal. Ad esempio, l'azienda starebbe sviluppando un rootkit (un virus in grado di rubare password o altre informazioni) non rilevabile. O ancora, avrebbe una copia del worm Stuxnet e, secondo quanto denuncia il sito CrowdLeaks, vorrebbe utilizzarlo per i propri fini invece che cercare di renderlo innocuo. Così, mentre l'attenzione sugli scoop di WikiLeaks sta calando, la guerra informatica continua sottotraccia, fa meno clamore, ma non accenna a fermarsi.
(14 febbraio 2011)
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Innerhofer nella storia!
Gioia Fill: è di bronzo

Terza medaglia ai Mondiali di Garmisch per l'azzurro: nella supercombinata vinta da Svindal è d'argento. Eguagliato il record di Zeno Colò del 1950. Festa anche per Peter Fill: è medaglia di bronzo

GARMISCH (Ger), 14 febbraio 2011 - Altre due medaglie, e siamo a quattro. Due medaglie conquistate in una supercombinata che è sembrata tanto una partita a poker, tale è stato l'azzardo delle puntate sul "tavolo bianco". Due medaglie che arrivano grazie ancora a Christof Innerhofer, argento alle spalle del norvegese Axel Svindal, e a Peter Fill, che può considerare il bronzo come la miglior vitamina dopo un anno e mezzo molto travagliato (prima un gravissimo infortunio, poi problemi familiari che lo hanno angosciato e ancora lo agosciano).
Lotteria — La combinata è sempre una lotteria, che già ci aveva regalato nel 1992 ai Giochi di Alberville la clamorosa sorpresa dell’oro e dell’argento di Josef Polig e di Gianfranco Martin sotto la nevicata. Quella di ieri invece è sorprendente solo in parte, perché è vero che da due stagioni nessun azzurro saliva sul podio in questa specialità composta (2° Fill a Wengen e 3° Innerhofer a Sestriere), ma i nostri atleti sono sempre rimasti nelle immediate vicinanze del podio, come dimostrano i 4 piazzati nei primi 10 nell’ultima prova di Coppa del Mondo a Chamonix.
Christof Innerhofer. Reuters
Christof Innerhofer. Reuters
Discesa — Un risultato costruito, anche se fra le polemiche, in discesa, con il terzo posto di Innerhofer a 1"18 da Svindal e a 55/100 dallo svizzero Beat Feuz ed il quarto di Fill e perfezionato nello slalom. Polemiche, perché alla fine della tornata l’Italia ha presentato una protesta ufficiale per il tempo assegnato a Innerhofer, tempo che secondo i tecnici italiani è stato probabilmente appesantito, viste le contraddizioni degli intertempi. La protesta è stata rigettata con una motivazione comica e preoccupante: "Gli intertempi sono sbagliati, ma il tempo finale è giusto". Ma Inner questa mattina non ha sciato comunque al livello della discesa dove era stato perfetto. Oggi ha sbagliato due curve all’entrata del piano che gli hanno fatto perdere tempo nella parte meno veloce. Bene invece Fill, che si è piazzato alle spalle del compagno a 1"34 da Svindal.
Il podio della supercombinata. Epa
Il podio della supercombinata. Epa
Lo slalom — Insomma, nello slalom c’era da giocarsela, con l’incognita di una pista salata come un’insalata e cosparsa di acqua sino al soffocamento. Qui c’è stato il moto di orgoglio di Benny Raich, solo 12° in discesa a 3"01 dal leader norvegese. L’austriaco ha stabilito il secondo tempo, superato solo dallo svedese Myhre che era sceso su una pista molto meno segnata. Poi è toccato ai nostri: Fill ha stabilito il nono tempo e Innerhofer il sesto. Con l’uscita di Feuz solo Svindal poteva batterli e lo ha fatto. Ma rimane la gioia per una squadra che sta prendendo sempre più consistenza anche in considerazione del sesto posto nella classifica finale di Paolo Pangrazzi, 23enne trentino di Madonna di Campiglio, un fisicaccio, 1.84 per 93 chili, vincitore della classifica della combinata in Coppa Europa che ha dimostrato di poter avere anche un futuro da slalomista. Un’Italia che fa sognare, con Inner che come numero di medaglie ai Mondiali eguaglia Zeno Colò a quota tre. E mancano ancora le prove tecniche, il vento è girato, sta diventando un tornado.
dal nostro inviato
Pierangelo Molinaro
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domenica 13 febbraio 2011

adesso!

 Il riscatto delle donne, ma non solo.

Milioni di persone manifestano in 100 piazze Oltre 60mila a Milano, 100mila a Roma e Napoli. Ventimila a Palermo e migliaia a Trieste, Bari, Pesaro, Bergamo, Genova. Oltre 100 piazze, in Italia ma non solo (Bruxelles, Parigi, Barcellona, New York…) hanno lanciato un messaggio chiaro a Silvio Berlusconi: “l’Italia non è quella che si legge nelle intercettazioni di Arcore”. Così la manifestazione “Se non ora quando”, indetta sull’onda dell’indignazione femminile, si è trasformata in un evento che entrerà nella storia di questo Paese. Almeno un milione di donne e uomini hanno sfilato senza bandiere né simboli politici. Manifestazioni ordinate ma senza sconti. Con slogan chiari, provocatori, in qualche caso particolarmente coloriti. Sempre all’insegna di una rivendicazione semplice: “Dignità”.

“Il colpo mortale al berlusconismo”. Questa è la sintesi della giornata del governatore pugliese Nichi Vendola che ha partecipato a Milano alla manifestazione dell’orgoglio femminile. Per fare dei bilanci è ancora presto, ma i cortei hanno colpito nel segno. “C’è un’Italia migliore di quella di Lele Mora, Emilio Fede, Fabrizio Corona e Silvio Berlusconi”, dice Vendola. Parole che suonano a mo’ di risposta a quanto detto dal ministro dell’Istruzione Maria Stella Gelmini: “Le donne che scendono oggi in piazza sono solo poche radical chic che manifestano per fini politici e per strumentalizzare le donne”. Saranno state pure delle radical chic, ma al contrario di quanto sostiene il ministro, erano tantissime. Una forza spontanea e auto-organizzata con cui Silvio Berlusconi dovrà necessariamente fare i conti. Lo ha detto dal palco di Piazza del Popolo a Roma la presidente della commissione Giustizia della Camera, la finiana Giulia Bongiorno: “Se questa cosa dovesse proseguire, si creerebbe qualcosa di grande, genuino e travolgente”.

Ma ecco come sono andate le cose nelle principali piazze italiane.

MILANO – Nonostante la pioggia, il centro della città è stato letteralmente invaso. “Da piazza del Duomo a piazza Castello i milanesi stanno facendo sentire la loro voce”, ha detto dal palco Teresa Mannino. Molte donne hanno raccolto l’appello di scendere in piazza con una sciarpa bianca, “Segno di lutto per i tempi che corrono”. Fra la folla molte personalità della politica, della cultura e dello spettacolo: dal numero uno di Sinistra e libertà Nichi Vendola al presidente dell’Idv Antonio Di Pietro fino al premio Nobel Dario Fo. Centinaia i cartelli che hanno sventolato contro il premier. In prima fila oltre a un pupazzo che raffigura Berlusconi chiuso in gabbia anche uno striscione sull’ex moglie Veronica Lario: “Veronica è libera… ora tocca a noi”.

ROMA – Una folla oceanica ha invaso anche Piazza del Popolo. Tanti i cartelli sotto il palco: su uno si legge “Ex-cavaliere, qui!”. Su un altro “Ci ruba soldi cultura e dignità”. La piazza è dominata da un grande striscione firmato dalle Donne del Sud con scritto “non chiamatemi escort, sono una puttana. Non chiamatemi puttana, sono una schiava”.

NAPOLI - Nessun simbolo di partito, una sola bandiera, il tricolore italiano e tantissima gente. Secondo gli organizzatori, al corteo del capoluogo campano stanno partecipando100mila persone. Ad aprire il lungo serpentone che ha attraversato la città da Piazza Matteotti a Piazza dante, lo striscione con il claim dell’iniziativa: “Se non ora quando?”. Molte donne indossavano una maglietta bianca con scritto “Mi riprendo il mio futuro”.
“Siamo 100mila, tutte non a disposizione di Berlusconi”, sottolinea dal palco Elena Coccia, una delle organizzatrici. Teresa Potenza, della Camera del lavoro di Napoli, sottolinea come l’iniziativa sia stata organizzata “dal niente, senza strumenti e senza nulla. Questo significa che c’e’ una forte voglia di dissenso”. Un’opinione condivisa anche da Rosa Russo Jervolino, sindaco della città, “Napoli rispetta la sua medaglia d’oro della Resistenza e si schiera in favore della difesa della dignità del Parlamento, della magistratura e della dignità della donna”.

VENEZIA – ”Berlusconi, tu ci Ruby lalibertà”: è uno dei cento cartelli della manifestazioni per la dignità delle donne svoltasi oggi a Venezia. Campo Santa Margherita, uno dei più grandi della città lagunare, completamente pieno, autobus intasati in terraferma che hanno lasciato gente a terra. Novemila donne hanno partecipato al raduno antiberlusconiano secondo le organizzatrici (una quindicina di attiviste che hanno creato l’evento in modo trasversale), oltre quattromila invece le manifestanti per le forze dell’ordine. Dal palco, una studente ha letto una toccante e agguerrita ‘Lettera a Ruby’ che comincia con: “Preferiamo chiamarti Karima”, e l’appello contro “il modello di relazione tra donne e uomini ostentato da una delle massime cariche dello Stato”. Solidarietà inoltre è stata espressa per Nicoletta Zago, operaia che da tre giorni, su una torre di Marghera a 150 metri d’altezza, è in sciopero della fame per il posto di lavoro. Per circa tre ore sul palco si sono alternate attrici con scene teatrali esilaranti, grintosi cori vocali, poetesse e gruppi di donne che hanno letto i propri documenti sulla dignità femminile.

BARI – Il corteo del capoluogo pugliese si è concluso con l’annunciato flash mob: alcune delle manifestanti hanno stracciato simbolicamente alcuni cartellini dei prezzi con il codice a barre al momento del loro arrivo nella gremita Piazza del Ferrarese. La manifestazione, che ha visto la partecipazione di circa 10mila persone, è partita dalla centralissima piazza della Prefettura e ha sfilato pacificamente per le vie della città con striscioni e cartelli. “chi governa deve dare il buon esempio e non chiedere il legittimo impedimento”; e ancora: “indisponibile” in altri.

PALERMO – Sono circa diecimila le personegiunte a piazza Verdi a Palermo dietro lo striscione “Se non ora quando?”, la manifestazione promossa in diverse piazze italiane per la dignità della donna. Cori e slogan hanno accompagnato un corteo variopinto che è partito da piazza Croci e a cui hanno partecipato anche molti uomini e famiglie con bambini. Su un palco si stanno esibendo artisti locali e lo spettacolo durerà fino al primo pomeriggio. “Senza rendercene conto – dicono alcune delle partecipanti -abbiamo superato la soglia della decenza. Il modello di relazione tra donne e uomini, ostentato da una delle massime cariche dello Stato, incide profondamente negli stili di vita e nella cultura nazionale, legittimando comportamenti lesivi della dignità delle donne e delle istituzioni”.

TRIESTE – Donne di tutte le età, ma anche molti uomini con tamburi, cartelli, fischietti e coperchi di pentole. Da piazza dell’Unità d’Italia, sotto la Prefettura, punto d’incontro della manifestazione, è partito un corteo spontaneo di circa tremila persone che si è diretto verso la vicina piazza della Borsa. Ad aprire il corteo uno striscione a fondo rosso e scritta bianca del ‘Coordinamento donne Trieste”. Molti dei cartelli che svettano dalla piazza hanno delle scritte spiritose: “Donne sull’orlo di una crisi di disgustò”. Un manifestante ha invece issato un tricolore molto particolare: fatto con tre mutande, una bianca, una rossa e una verde “per un’Italia unita e per bene”. Ha preso parte all’evento anche la Provincia Maria Teresa Bassa Poropat

PESARO – Quasi un migliaio di persone stanno partecipando dalle 11 di questa mattina alla mobilitazione organizzata dal comitato ‘Se non ora quando?’, nella centralissima Piazza del Popolo. Piu’ che una giornata di polemiche, e’ una grande festa e non solo al femminile: molte donne non impegnate politicamente e una larga rappresentanza maschile; clima tranquillo e tanti palloncini rosa. Diversi i cartelli, a significare la posizione delle donne pesaresi: “siamo stufe di mantenere una classe dirigente venduta e comprata”, “vogliamo dignita’”, “non sono una sua dipendente”. Preso d’assalto anche il gazebo all’interno del quale si raccoglievano le firme di protesta

IMPERIA – “Belen e Canalis, dal palcoscenico dell’Ariston lanciate un messaggio anche voi per sostenere diritti e dignità della donna”. Con queste parole Alixi Patri, portavoce del coordinamento donne della Cgil, si è rivolta alle due showgirl che partaciperanno al Festival di Sanremo che si aprirà martedì prossimo. All’iniziativa della città ligure hanno preso parte oltre 700 donne, ma anche uomini appartenenti alle più svariate associazioni, partiti e sindacati – tra cui Cgil, Arci Guernica, Pd, Sel e Rifondazione. “Il nostro obiettivo – ha commentato Patri – è difendere la dignità e i diritti delle donne che non sono solo quelle rappresentate sui giornali e i mass media. In un momento di crisi economica, inoltre, la donna si conferma soggetto più debole”.

CAGLIARI – A piazza Amendola, di fronte al porto turistico della città, si sono alternate donne comuni che hanno rivendicato il rispetto per il mondo femminile. Ad ascoltare gli interventi circa 4000 persone. Tantissimi anche gli uomini e i ragazzi. In un lato della piazza e’ stata legata una fune cui sono stati appesi messaggi, poesie, frasi di donne famose (Virginia Woolf, Simone de Beauvoir, Hannah Arendt, Marguerite Yourcenar) ma anche delle partecipanti. Al posto delle bandiere di partito, le donne cagliaritane hanno portato in piazza un mazzetto di mimose o degli adesivi con scritto ‘Io per la dignità delle donne’.

BRUXELLES – Anche la capitale d’Europa scende in piazza per riaffermare i diritti delle donne e per dimostrare l’indignazione verso il premier italiano travolto dal Caso Ruby. Nella centralissima Place de la Bourse mille persone hanno manifestato al grido di “Se non ora quando?”. Tanti i cartelli: “Noi non siamo in vendita”, “Bandire Berlusconi dal Consiglio europeo”. Ma anche “Silvio enjoy bunga bunga in jail”. E ancora tanti slogan scanditi in coro, da “Basta plastica” a “Basta mafia e prostituzione, più rispetto per la Costituzione”. Un’iniziativa riuscita ben oltre le più rosee previsioni, affermano soddisfatti gli organizzatori. In effetti davanti al palazzo della Borsa una folla di italiani così non si vedeva dalla vittoria ai mondiali di calcio del luglio 2006.

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Tocco, quando l'eolico
fa invidia agli americani

Il caso del comune abruzzese esaltato dal New York Times, ma in Italia di energia dal vento si continua a parlare per i casi di mafia e speculazione. Con il sondaggio mensile i lettori ci hanno chiesto di svelare il paradosso dal nostro inviato VALERIO GUALERZI

TOCCO DA CASUARIA (PESCARA) - La signora Anna gestisce l’edicola sulla via principale del paese. In mezzo ai giornali ci vive, ma una copia del New York Times probabilmente non l’aveva mai vista. "Mi hanno chiamato anche i parenti dall’Australia – racconta - per dirmi che Tocco era in prima pagina". Il "miracolo" risale allo scorso 29 settembre quando il più prestigioso quotidiano al mondo ha dedicato l’apertura del giornale alla vicenda di Tocco da Casauria, un "antico paese italiano – spiegava il titolo - con il vento in poppa". La storia inizia però molto prima, nel 2007, quando entrano in produzione le prime due pale dell’impianto eolico costruito su un terreno che l’amministrazione del piccolo comune della provincia di Pescara ha ceduto in comodato d’uso per 112 mila euro annui. Somma che permette alla giunta del piccolo centro agricolo di 2.700 abitanti di migliorare i servizi ai cittadini, dalla raccolta differenziata alla mensa scolastica, senza aumentare le tariffe.

Ma come mai, mentre in Italia l'energia eolica continua a finire sui giornali per vicende legate a presunte speculazioni e infiltrazioni criminali, ad accorgersi del caso Tocco è stata la stampa americana? E' quello che ci hanno chiesto di scoprire i lettori di Repubblica.it, votando il sondaggio "scegli la tua inchiesta".

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A dare lo spunto al quotidiano americano è stato il dossier "Comuni rinnovabili" che Legambiente realizza ogni anno. "Tocco è uno dei municipi italiani che produce più energia verde di quanta ne consuma", spiega Edoardo Zanchini, responsabile energia dell’associazione ambientalista. "Quando il
NYT ci ha contattato – ricorda – erano molto colpiti dal fatto che la risposta ai problemi energetici potesse arrivare da una piccola realtà e non con soluzioni grandi, come le mega centrali nucleari o a carbone”. Un aspetto che evidentemente qui in Italia non è abbastanza apprezzato. "Credo che ci sia una sovraesposizione mediatica nei confronti dell’eolico – sottolinea ancora Zanchini - ma il problema di come integrare questi impianti nell’estetica esiste perché sinora è avvenuto tutto fuori da regole nazionali. La sfida è cercare di farlo bene, scegliendo le aree migliori, evitando pressioni eccessive da parte delle imprese. In questo senso Tocco da Casauria è l'esempio che è possibile: l'impianto sorge in una zona di grande delicatezza, all'imbocco di un gola e nei pressi di un parco nazionale, ma per come è stato realizzato è difficile sostenere che si tratti di uno scempio".

Simone Togni, segretario dell’Anev, l’associazione affiliata a Confindustria che raccoglie gli industriali del vento, la mette in maniera ancora più dura. "Abbiamo il sistema di autorizzazioni più rigido che esista a livello europeo, il caso del NYT – replica - è emblematico: in Italia giornali e tv sono attratti solo da notizie negative, mentre l'eolico è un campo virtuoso. Siamo leader a livello internazionale sia nella realizzazione sia nella tecnologia, di cui siamo esportatori. Inoltre lo sviluppo è fatto completamente a carico degli investitori privati con capitali privati e il ritorno economico dell'investimento va a forte beneficio del territorio. Per questo le polemiche sugli incentivi troppo alti sono strumentali: nessuno ricorda che una parte di questi soldi torna sul territorio".

Consistenti settori dell'ambientalismo sono però a dir poco scettici e rimangono convinti che il business del vento possa dare solo un contributo marginale ai problemi energetici, rappresentando invece un'inutile ferita al paesaggio e un invito a nozze per speculatori e interessi criminali. Tra i più battaglieri ci sono i "Comitati per la bellezza". "Noi non siamo contrari a prescindere, ma l'Italia non ha un habitat adatto e neppure il vento giusto, quello forte e costante è poco", dice uno degli animatori dell’associazione, il giornalista ed ex consigliere di amministrazione Rai Vittorio Emiliani. "Invece – aggiunge – gli impianti sono spuntati dappertutto, anche in zone vincolate. Il problema è che le imprese si presentano ai municipi indebitati offrendo cifre ridicole per realizzare impianti rumorosi, dannosi per insetti e uccelli, che obbligano a sbancare intere montagne. Non è un caso se un'associazione come il Wwf si sta tirando indietro e se un comune come Urbania, nelle Marche, chiamato ad esprimersi con un referendum ha votato in stragrande maggioranza contro".

Una visita a Tocco sembra in realtà smentire questo pessimismo. "Fastidio non ne danno, ma di benefici non ne abbiamo visti", ci raccontano gli anziani a passeggio per il paese. Il problema è che la popolazione si aspettava riduzioni in bolletta, mentre i soldi percorrono una strada diversa. "Con le altre due nuove pale da 800 KW produciamo circa 7200 kWh annui, esattamente il doppio dei consumi complessivi di tutte le utenze di Tocco, ma il guadagno non è sul risparmio in bolletta. Ai 112 milioni annuali che arrivano dal canone d'affitto per il terreno delle prime due pale ne vanno aggiunti altri 35mila che stimiamo arriveranno dalla percentuale sulla vendita dei certificati verdi dell'elettricità prodotta dalle due nuove pale. In tutto quasi 150 milioni, pari a circa  il 7% delle entrate comunali. Per rendersi conto dell'importanza di questo aiuto basti pensare che con l’Ici ne incassiamo 400 e con la Tarsu 220", chiarisce il sindaco dimissionario Riziero Zaccagnini. Dimissionario perché malgrado il successo l’amministrazione è entrata in crisi.

Eppure paradossalmente i benefici si sono fatti sentire persino sul turismo. "La gente viene per vedere l’impianto e in tanti ci hanno chiamato per farci i complimenti annunciando una visita a primavera", racconta Luigi Stromei, proprietario dell’agriturismo La Torretta, 46 ettari di bosco e uliveti piazzati proprio sotto le quattro pale eoliche.

Il confine tra una gestione lungimirante da fare invidia agli americani e la speculazione che sfocia nel degrado è però sottile. Zaccagnini sembra saperlo e in vista delle elezioni anticipate in programma a maggio va ripetendo tre parole d’ordine. "Pubblico, trasparenza e pianificazione, di questo abbiamo bisogno: occorre resistere alla tentazione del fai da te che rischia di far proliferare le pale in maniera incontrollata. Per questo è necessario che le imprese siano costrette a trattare con l’amministrazione piuttosto che con i privati e allo stesso tempo bisogna pensare uno sviluppo delle energie rinnovabili complessivo che tenga conto del contesto territoriale ed economico in cui si deve integrare".
(10 febbraio 2011)
 
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Jerez, acuto di Barrichello
Per Alonso terzo tempo

Il brasiliano della Williams ha chiuso col miglior tempo la quarta e ultima giornata dei test spagnoli. Seguono Kobayashi con la Sauber e lo spagnolo della Ferrari, che ha compiuto altri 115 giri

Rubens Barrichello, 38 anni, con la Williams a Jerez. Colombo
Rubens Barrichello, 38 anni, con la Williams a Jerez. Colombo
JEREZ (Spagna), 13 febbraio 2011 - Rubens Barrichello ha chiuso con il miglior tempo l'ultima delle quattro giornate di test della F.1 sul circuito di Jerez. Il brasiliano della Williams ha girato in 1'19"832 chiudendo davanti alla Sauber del giapponese Kamui Kobayashi (1'20"601) e alla Ferrari di Fernando Alonso (1'21"074), staccato di 1"242.
gomme da bagnato — Al volante della F150th Italia, il pilota spagnolo ha lavorato sulla comparazione di diverse soluzioni per l'assetto in funzione delle gomme Pirelli. Così come nei giorni scorsi, la monoposto Ferrari ha potuto girare con grande continuità: Alonso oggi ha completato 115 giri. Proprio negli ultimissimi minuti della giornata è arrivato uno scroscio di pioggia che ha permesso di usare per la prima volta le gomme da bagnato. I test di preparazione in vista dell'inizio del Mondiale 2011 riprenderanno venerdì prossimo a Montmeló, vicino Barcellona. Per la Ferrari scenderà in pista inizialmente Alonso, che girerà nelle prime due giornate prima di venire sostituito da Felipe Massa nelle ultime due.
i tempi — 1. Barrichello (Bra-Williams Cosworth) 1'19"832 (103 giri); 2. Kobayashi (Gia-Sauber Ferrari) 1'20"601 (86); 3. Alonso (Spa-Ferrari) 1'21"074 (115); 4. Buemi (Svi-Toro Rosso Ferrari) 1'21"213 (90); 5. Senna (Bra-Renault) 1'21"400 (68); 6. Kovalainen (Fin-Lotus Renault) 1'21"632 (43); 9. Rosberg (Ger-Mercedes) 1'22"103 (45); 7. Vettel (Ger-Red Bul Renault) 1'22"222 (90); 8. Button (GB-McLaren Mercedes) 1'22"278 (70); 10. D'Ambrosio (Bel-Virgin Cosworth) 1'22"985 (44); 11. Di Resta (GB-Force India Mercedes) 1'23"111 (99).
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