giovedì 24 marzo 2011

già........

VIDEOGIOCHI

'Gioventù ribelle', ritirato il demo
"Troppe strumentalizzazioni"

Il ministero della Gioventù elimina dal sito la possibilità di scaricare la versione dinostrativa del videogame, al centro di polemiche sui siti internazionali. Realizzato da ragazzi dello Ied, il prodotto tornerà disponibile "qando sarà ultimato" di TIZIANO TONIUTTI

ROMA - E così, la 'Gioventù ribelle 1' del "Risorgimento digitale" in versione interattiva esce dalle scene. Il ministero della Gioventù, promotore del videogioco dedicato ai 150 anni dell'unità d'Italia, ha deciso di eliminare dal sito la possibilità di scaricare la versione dimostrativa del gioco. Che, annuncia una scritta, tornerà scaricabile "una volta ultimato".
Gioventù ribelle negli ultimi giorni aveva sollevato diverse polemiche nella comunità dei videogiocatori italiani, fino ad arrivare ai siti e ai forum stranieri, dove veniva accostato ai videogame più brutti mai prodotti al mondo. E in effetti il gioco è quello che è. Anzitutto non è un prodotto di livello commerciale, ma una semplice "mod", una produzione amatoriale creata utilizzando il motore grafico commerciale, l'"Unreal Developer kit". Addirittura i suoni del gioco sono quelli di base contenuti nel kit, la grafica e l'intreccio appaiono approssimativi 2.
Lo sviluppo ha visto la collaborazione anche di Raoul Carbone,  Presidente del gruppo dei Produttori Italiani di Videogiochi, per una produzione con l'ambizioso obbiettivo di attirare l'attenzione sull'industria nazionale del videogame.

Il problema è proprio questo: Gioventù ribelle è, come
dice anche il sito ufficiale, "Soltanto una dimostrazione non commerciale e realizzata a fini culturali, senza alcun finanziamento o investimento economico, dagli studenti del Corso Triennale di Virtual Design dell'Istituto Europeo di Design". Insomma realizzato da ragazzi, non da professionisti, quando un tema del genere forse meriterebbe qualche attenzione in più, e in Italia non mancano le eccellenze. È un gioco impresentabile sul mercato, un'evidenza di cui non hanno certo colpa i ragazzi che l'hanno realizzato, che anzi hanno avuto un'idea interessante e finalmente moderna, per un paese spesso tacciato di arretratezza: l'Unreal Developer Kit è uno strumento come un altro, ma oltre ad una realizzazione acerba, è proprio il progetto del gioco in sè a mancare di consistenza.

L'aver descritto Gioventù ribelle  come una produzione di livello nell'ambito dei videogiochi italiani, cosa evidentemente lontana dal vero, addirittura presentato al Presidente della Repubblica 3, ha provocato ire e ilarità un po' ovunque.  In un mercato mondiale dai numeri importantissimi, che le istituzioni italiane mettano la faccia su un demo amatoriale, descrivendolo come una pietra miliare del videogioco, può anche danneggiare un'industria di cui questo paese ha bisogno. E che da anni cerca faticosamente di costruirsi, completamente sulle proprie forze. 
(24 marzo 2011)
 
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La disinformazione del Tg1 in un libro bianco 

Nel giorno del passaggio delle consegne al nuovo comitato di redazione del Tg1, Alessandra Mancuso, Claudio Pistola e Alessandro Gaeta hanno presentato un “libro bianco” basato sulle segnalazioni dei colleghi sulle tecniche di disinformazione del direttore Augusto Minzolini dal giugno 2009 ad oggi. Notizie importanti che mancano, notizie di intrattenimento che si moltiplicano: “Vasetti per la pupù dei bambini”, “tornano di moda gli occhiali di Cavour.” Ieri i giornalisti del telegiornale di Raiuno hanno eletto il nuovo cdr: Simona Sala (82 voti), Attilio Romita (75) e Alessio Rocchi (64).

Ecco alcuni degli esempi riportati nel volume

6 luglio 2009 – Riferendosi chiaramente al caso escort a Palazzo Chigi, il Segretario generale della Cei (Conferenza dei vescovi), Monsignor Crociata: “il libertinaggio gaio e irresponsabile è un atto grave non un fatto privato” (praticamente l’identikit di Berlusconi). Il Tg delle 20 gli dedica ancora solo una notizia letta dal conduttore, la seguente: “lo sfoggio di un libertinaggio gaio e irresponsabile a cui oggi si assiste e il disprezzo del pudore non devono far pensare che non ci sia gravità di comportamenti o che si tratti di affari privati, soprattutto quando sono implicati minori: lo ha detto il segretario della Cei, monsignor Crociata, ad una celebrazione in memoria di santa Maria Goretti”.

9 ottobre 2009 – (Già bocciato il Lodo Alfano) si apre il processo di Appello per David Mills, l’avvocato inglese condannato per corruzione per aver ricevuto 600 milioni da conti Fininvest. Processo di primo grado che si aprirà a carico di Berlusconi dopo la bocciatura del lodo Alfano.

Nel servizio del Tg1 si parla di Silvio Berlusconi (parere negativo alla sua testimonianza in aula), della condanna di Mills per il “presunto versamento di 600 milioni, ricompensa a rilasciare false dichiarazioni in due processi in cui era coinvolto il presidente del Consiglio”. Quali processi? Mai accennato che lo stesso processo si riaprirà in primo grado anche per Berlusconi.

28 ottobre 2010 – Su tutti i giornali articoli sulle Stragi e il pentito Spatuzza che riconosce uno 007. Il Tg1 dà una notizia alle 13.30. Nessuna alle 20.

Allo stesso modo solo alle 13.30 viene data la notizia (e nulla alle 20 della richiesta di 12 anni di reclusione per l’ex direttore del Sismi Nicolò Pollari e 10 anni per l’ex numero due del servizio segreto Marco Mancini al processo d’appello a Milano sul sequestro di Abu Omar.

Alle 13.30 un servizio su Ruby: la vicenda sulle presunte dichiarazioni di una minorenne marocchina che ha raccontato di alcune cene nella residenza di Silvio Berlusconi. Vicenda per cui sarebbero indagati a Milano per l’ipotesi di favoreggiamento della prostituzione Lele mora ed Emilio Fede. In realtà un comizio della Santanchè, al Tg delle 20 viene così presentato dal conduttore: “Il caso di Ruby, una marocchina minorenne che avrebbe parlato di alcune feste nella residenza di Silvio Berlusconi. Sulla vicenda ci sarebbe un presunto coinvolgimento di Emilio Fede e Lele Mora”.

Nel servizio si parla del “presunto coinvolgimento di Palazzo Chigi (senza dire della telefonata giunta alla Questura di Milano per rilasciare la giovane marocchina fermata per furto) con il premier che replica con questa dichiarazione “sono una persona di buon cuore”. Non si dice che Fede è indagato: “Sul presunto coinvolgimento di Emilio Fede e Lele Mora, Fede replica così…estratto dal TG4

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Alonso: "Parto per vincere"
Massa: "Mi riscatterò"

Tradizionale conferenza stampa di inizio stagione con i due piloti Ferrari motivatissimi. Lo spagnolo: "Noi saremo là davanti, a lottare fino alla fine”. Il brasiliano: "Ho voglia di ripartire, sono pieno di fiducia: il mio obiettivo è quello di sempre: la vittoria"

MELBOURNE (Australia), 24 marzo 2011 – Nuvoloni in cielo, scrosci improvvisi e brevi di pioggia, vento forte, un meteo variabile (ma per domenica è annunciato bel tempo) che sembra assecondare l’incertezza tipica di ogni vigilia, più che mai quella di una stagione in cui cambieranno molte specifiche tecniche, ma quasi sicuramente non i nomi di chi lotterà per vincere. Eppure questa vigilia del GP d’Australia è particolarmente incerta e ricca di attese. E’ l’unico momento della stagione in cui tutti sono alla pari. Scatta un Mondiale con Red Bull e Ferrari protagoniste scontate, ma nel quale potremmo ritrovare ai vertici anche la McLaren e soprattutto la Mercedes di Michael Schumacher, che muore dalla voglia di far rimangiare a molti critici i sorrisetti di compatimento che hanno punteggiato il 2010 francamente imbarazzante del sette volte campione del mondo.
alonso e webber — Domenica saranno sorpassi (in teoria favoriti dall’ala mobile posteriore), staccatone e strategie (con i nuovi pneumatici Pirelli si annunciano – per lo spettacolo - pit stop più numerosi che nel recente passato gommato Bridgestone) a decidere gare e campionati. Oggi, nell’appuntamento inaugurale del week-end australiano, la tradizionale conferenza stampa FIA, il primo confronto diretto tra Alonso e Webber è stato un paradossale surplace – parla prima tu; no, prego, vai tu; sono d’accordo con lui… – con il ferrarista parso più a suo agio nel fronteggiare le domande. D’altra parte il copione per lo spagnolo è il solito: “Alla Ferrari si corre solo per vincere. E’ la storia e la forza di questa scuderia, che racconta meglio di ogni altra la passione per i motori e per l’eccellenza. Poi si può vincere o perdere, ci sono tanti fattori con condizionano i risultati, ma di sicuro noi saremo là davanti, a lottare fino alla fine”. La Ferrari arriva all’esordio (dopo la cancellazione del Gp del Bahrain) con il conforto di un inverno intenso e proficuo: “Ci sono molteplici cose da scoprire – conferma Alonso – dopo l’introduzione delle novità tecniche (oltre all’ala e alla gomme, il ritorno del Kers, il sistema di recupero dell’energia in frenata, ndr), però noi abbiamo provato per molti chilometri con pochi problemi, sono fiducioso”.
massa al bivio — Una fiducia che Alonso regala anche al compagno di squadra, Massa, atteso alla stagione della verità (e come minimo del riscatto), dopo un 2010 decisamente sottotono. “Felipe si è sempre dimostrato molto forte, in tutta la sua carriera – ha detto lo spagnolo – l’anno scorso è stato molto sfortunato, ad esempio vi ricordo Singapore. Ci sarà anche Massa tra i pretendenti al titolo, anche perché la Ferrari ha bisogno di due piloti vincenti per puntare al titolo Costruttori”. Un’apertura di credito che è sembrata persino imbarazzare il brasiliano, il quale nel proprio incontro con i media non è riuscito ad andare al di là di un evidentemente sincero ma lapalissiano “anche Fernando è un bravissimo pilota”. D’altra parte Massa, che ha avuto parole toccanti per il dramma del Giappone (“prego tutte le sere per quella gente, è un dramma per cui dovremmo fare di tutto per aiutare: io sono disponibile a ogni iniziativa di beneficienza”), sa benissimo di essere probabilmente a un bivio della propria carriera. Alla soglia dei 30 anni, dopo il mondiale sfiorato nel 2008 (e il generoso e leale contributo del 2007 all’iride di Raikkonen), la sua carriera deve ritrovare il rettilineo verso la gloria, mentre gli ultimi due anni sono stati troppo ricchi di deviazioni verso le vie buie dei comprimari. “Tutta la parte finale del 2010, ma anche del 2008, è per me uno stimolo. Ho voglia di ripartire, di rifarmi”. Ma non cercate spiegazioni psicologiche nell’ultima deludente stagione di Massa: “I problemi dello scorso anno – ha tenuto a sottolineare Felipe – non derivavano dalle motivazioni, men che meno dalla preparazione. Il problema era semmai far funzionare le gomme…”. Con le Pirelli, che vanno in temperature prima, le cose per il brasiliano dovrebbero migliorare: “Ci sono molte cose che si potranno scoprire solo in corsa, nonostante tutti i test (positivi) dell’inverno. Ma di sicuro ripartiamo tutti da zero. E io sono pieno di fiducia: il mio obiettivo è quello di sempre, vincere”.
dal nostro inviato
Marco Nicolucci© RIPRODUZIONE RISERVATA

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IL SONDAGGIO

Nucleare, tre italiani su quattro
dicono "no" alle nuove centrali

Il campione intervistato dalla Gnresearch mostra una forte ostilità ai progetti del governo e si dice pronto a votare di conseguenza al referendum. Largo consenso alle rinnovabili, anche a costi più alti di VALERIO GUALERZI

ROMA - E' un bollettino carico di pessime notizie per il governo il sondaggio sul sentimento degli italiani rispetto al nucleare realizzato dalla Gnresearch. I risultati delle risposte fornite dal campione di mille cittadini rappresentativi dell'intera popolazione nazionale alla società  internazionale di ricerche di mercato pubblicati in anteprima su Repubblica.it fotografano infatti un quadro decisamente negativo non solo per le aspirazioni di un ritorno all'energia atomica, ma anche per le ricadute sul consenso nei confronti della maggioranza. Circa tre italiani su quattro non vogliono infatti la realizzazione di nuovi impianti nucleari, giudicano negativamente le politiche del governo nei confronti delle energie rinnovabili e si dicono pronti ad andare a votare all'imminente referendum per bloccare i piani dell'esecutivo. 

GUARDA LE TABELLE DEL SONDAGGIO 1

Entrando nel dettaglio del sondaggio il dissenso popolare per le scelte energetiche di Palazzo Chigi appare poi ancora più evidente e strutturato. Il 59% degli intervistati si dice "molto contrario" alla costruzione di nuove centrali. A questa opposizione va poi aggiunta quella del 17% che si definisce "abbastanza contrario", per un totale di oltre il 75%. A preoccupare gli italiani non sono tanto gli eventi "straordinari" come il terremoto giapponese, ma piuttosto l'ordinaria amministrazione. "L'impatto negativo sull'ambiente e sulla salute dei cittadini, anche in assenza di incidenti o errori umani" è temuto dal 45%, lo "smaltimento delle scorie radioattive" dal 29%, il "rischio di incidenti dovuti ad errori umani" dal 15% e il "rischio di incidenti dovuti ad eventi naturali" dall'11%. Temi che evidentemente condizionano anche i fautori dell'atomo. Circa il 20% di questi ultimi, malgrado il loro consenso al nucleare, si dice infatti "abbastanza" o "molto contrario" all'eventuale costruzione di una centrale nella sua regione. 

Se ben il 90% degli italiani ha comunque ben presente che la nostra dipendenza energetica da altri paesi è un tema "molto" (59%) o "abbastanza" importante (30%), una schiacciante maggioranza del 69% ritiene che la soluzione per risolvere il problema sia il ricorso "esclusivamente alle energie rinnovabili". Una scelta per la quale il 37% degli italiani sarebbe "certamente" disposto a pagare un qualcosa in più in bolletta e un altro 39% lo sarebbe "probabilmente".

A fronte di questa predisposizione non meraviglia quindi che il 43% giudichi "molto negativamente" i provvedimenti del governo sulle rinnovabili 2 (leggi decreto Romani) e un altro 29% li ritenga "abbastanza negativi".

Per far valere queste opinioni gli italiani si dicono quindi in larga maggioranza (70%) pronti a recarsi alle urne in occasione del prossimo referendum sul nucleare mentre un altro 71%, alla domanda "cosa voterebbe nel caso decidesse di andare a votare" risponde "contro il ritorno delle centrali atomiche".

Davanti a questo quadro davvero pesante non sembrerebbero aver sortito effetti positivi per l'immagine dell'esecutivo neppure le repentine frenate 3 annunciate da diversi esponenti del governo. Per ben il 56% degli intervistati la pausa di riflessione auspicata dai ministri Romani e Prestigiacomo altro non è che "una scelta di convenienza per non perdere consensi", mentre solo il 39% pensa che la motivazione vada ricercata in una "concreta preoccupazione per la salute e la sicurezza dei cittadini". Valutazioni che pesano sul giudizio complessivo dato all'operato dei due ministri. Né il responsabile dell'Ambiente né tantomeno quello dello Sviluppo economico superano infatti il 4,5 in pagella.
(22 marzo 2011)
 

martedì 22 marzo 2011

hahahhahahahha

Red Bull-McLaren-Mercedes
La Ferrari non può distrarsi

Alla vigilia del primo appuntamento sono ancora queste le scuderie che si giocheranno il titolo con il Cavallino. Vettel: La nostra macchina sembra buona". Frecce d'argento in apparente difficoltà dopo i test. Hamilton: "Però abbiamo margini". Schumi: "Conosco meglio il team e questo inverno è servito"

MILANO, 22 marzo 2011 - Red Bull, McLaren e Mercedes. Con un po' di attenzione anche a Renault e Williams, che in alcune sessioni di test ha stupito. Al 95% saranno loro le principali rivali della Ferrari per la conquista del titolo 2011. Sulla carta si annuncia una lotta serrata. Tutti i protagonisti hanno fame di successo, dal campione del mondo in carica Sebastian Vettel fino a quel Michael Schumacher che non vuole far continuare a sorridere i critici che ormai lo danno per finito. Senza dimenticare Mark Webber e la sempre temibilissima coppia McLaren composta anche quest'anno da Lewis Hamilton e Jenson Button. Tanti avversari da cui la Ferrari dovrà guardarsi ogni domenica.
casa red bull — La Red Bull parte coi favori del pronostico essendo la squadra iridata in carica. Vettel ha vinto il titolo 2010 con una progressione finale eccezionale. È stato sì "aiutato" dalla Ferrari ad Abu Dhabi. Ma nelle ultime gare dell'anno ha senz'altro meritato con pole position e vittorie in serie. Se il piede è pesante quando conta, un pizzico di fortuna è certamente un merito. Sebastian correrà senza l'assillo della vittoria a tutti costi, certamente un fattore importante anche se quello che più conta è che la nuova vettura sia competitiva. I primi responsi della pista sembrano dire di sì: "La macchina sembra buona - ha detto il tedesco - siamo molto contenti, abbiamo accumulato tanti giri, tutto sembra andare bene anche se è difficile dire quanto siamo veloci e se siamo forti come l'anno scorso. Sarà sempre una bella battaglia". Dovrà anzitutto guardarsi da Mark Webber, l'anno scorso un vero osso duro da gestire: "Nel 2010 ho vinto 4 GP - ha detto l'australiano - chi mi ha preceduto in classifica ne ha portati a casa 5. Questo significa che ho lavorato bene e se voglio ottenere di più devo concentrarmi sui dettagli".
il nuovo lewis — Ferrari e McLaren permettendo naturalmente. Le Frecce d'argento l'anno passato sono state ampiamente in corsa per tutta la stagione. Poi da Monza in avanti una serie di disastri in pista che hanno vanificato tutto. A Woking c'è una grande sete di rivincita. Hamilton, con Alonso e Vettel, è il pilota più forte del lotto, la vettura costruita è la più estrema rispetto alle rivali: un aspetto che può essere un azzardo, nel bene ma anche nel male. Lewis in inverno ha detto di aver fatto chiarezza dentro di sé, di sapere bene ora come gestire la sua carriera. Una serenità ritrovata che non va sottovalutata. L'unico aspetto negativo è che la vettura nei test non sembra essere andata speditissima: "Non lo nascondo - ha detto Hamilton - i test sono stati più complicati del previsto. Però abbiamo ampi margini di miglioramento, anche nella comprensione delle nuove gomme. A Melbourne spesso le gare sono caotiche e quindi possono esserci buone possibilità di fare punti".
schumi "il favorito" — E poi c'è da tener d'occhio anche la Mercedes. Fernando Alonso a inizio stagione ha detto che Michael Schumacher è nella sua cerchia dei favoriti. Pronostico convinto o solo depistaggio? Nei test in Spagna ci sono state sessioni in cui la Mercedes e il tedesco si sono messi davanti a tutti. Ma naturalmente è troppo presto per capire se l'ex cinque volte iridato con la Ferrari sarà della partita coi migliori. Bernie Ecclestone ha sempre scagionato Michael: "Dategli una macchina veloce e vedrete". "Siamo pronti - ha detto Schumi - dopo un anno di conoscenza del team mi sento molto meglio inserito. Questo mi ha aiutato molto anche nello sviluppo della vettura in inverno, credo sia un aspetto positivo di questa nuova stagione. Quanto alla nostra forza vedremo nelle prime gare il nostro valore". Con lui ancora Nico Rosberg: "Siamo in buona forma - ha detto il tedesco - il team e la macchina hanno fatto progressi in inverno, siamo molto soddisfatti di questi passi avanti. Per l'ora l'obiettivo è fare meglio del 2010, non ho dubbi che ci riusciremo". Anche perché fare peggio del 2010 sarebbe più che imbarazzante...
g.fer.© RIPRODUZIONE RISERVATA
 
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Il Governo va avanti per B. 
Oggi la prescrizione breve, domani il nucleare La guerra e il “dolore” di Berlusconi sulla sorte dell’amico Gheddafi non distolgono il resto del governo dal guardare alla soluzione dei problemi del premier. E mentre la commissione Giustizia della Camera approva la prescrizione più corta per gli incensurati all’interno del provvedimento sul processo breve, che andrà in aula lunedì prossimo, domani il consiglio dei ministri si troverà sul tavolo un decreto legislativo bollente: il via alla localizzazione dei siti su cui costruire le future centrali nucleari italiane.

Si tratta di un provvedimento dove sono elencati una serie di siti, più di uno per Regione, dove un’apposita commissione del ministero dello Sviluppo Economico ha dato il proprio parere positivo per la costruzione di nuove centrali. L’elenco, secondo la legge, dovrebbe essere discusso con le Regioni, ma si tratta comunque di un parere consultivo. Di fatto, una volta approvato, il decreto rappresenterebbe il primo passo concreto verso la costruzione di nuove centrali in Italia, ma le polemiche dei giorni scorsi e soprattutto dei sondaggi devastanti (l’89% degli italiani preferisce le energie rinnovabili e voterebbe a favore del referendum) starebbero inducendo Silvio Berlusconi ad un passo indietro, una moratoria di un anno per aprire una “riflessione” più ampia sulle scelte da fare. E prendere tempo anche per abbassare l’attenzione sul tema in vista del referendum di giugno. “Delle due l’una”, dice Antonio Di Pietro. “O il governo cancella la norma che consente la costruzione di centrali nucleari sul territorio italiano o la mantiene. Ma la moratoria di un anno è un chiaro raggiro che serve a scavallare la data del referendum”, aggiunge. “Insomma, l’unico vero scopo del governo è quello di fermare il temuto verdetto dei cittadini”.

Al Governo la cautela, in queste ore, sembra la parola d’ordine. Soprattutto dopo che dalla commissione Affari Costituzionali del Senato è arrivato un segnale politico inequivocabile su quanto il tema del nucleare sarebbe devastante per la coesione della stessa maggioranza. Ieri pomeriggio, infatti, la commissione non ha espresso il proprio parere sul decreto legislativo sulla localizzazione dei siti, come richiesto dalla commissione Industria, e la votazione finale sul parere positivo del relatore del Pdl è finita 9 a 9, dunque è stata respinta. Un voto che ha convinto il ministro Paolo Romani a dare per scontata la scelta per la moratoria in consiglio dei ministri di domani mattina, perché i sondaggi (e il voto ballerino di alcuni parlamentari di maggioranza) spaventano molto di più di quanto avvenuto in Giappone.

Nessuna “moratoria” invece, sul fronte della giustizia “ad personam”. I processi avanzano, le aule di tribunali reclamano la presenza di Berlusconi e si avvicina il sei aprile, quando a Milano inizierà il processo al premier per concussione e prostituzione minorile in relazione al caso Ruby. Tra escort, modelle, “bambole” di via Olgettina e varia umanità finita nelle carte, sfilerà davanti ai giudici il Presidente del Consiglio. O almeno dovrebbe. Ma nella norma sul processo breve, oggi discussa in commissione, avanza la prescrizione “ad hoc”. Per quanto rivista e corretta dalla maggioranza, ha ancora quel “trucco modesto”, come lo definisce Pierluigi Mantini dell’Udc, di “un favore” al premier. La norma contiene una distinzione “irragionevole” si tratta di un piccolo, preciso, chirurgico, beneficio per “un processo del presidente del Consiglio”: riconosce dei privilegi agli incensurati, ai signori con più di 65 anni. Non solo, ma le disposizioni non si applicano ai procedimenti per cui è stata già pronunciata sentenza di primo grado. Insomma, per dirla con Di Pietro, “basta tirarla alla lunga per non farsi processare”.

Il processo Mills, che vede coinvolto Berlusconi, secondo i calcoli della maggioranza finirebbe in prescrizione. Per un calcolo semplicissimo: attualmente la massima durata è pari alla pena massima prevista per il reato e viene aumentato di un quarto per effetto delle interruzioni. Per il reato di corruzione in atti giudiziari la prescrizione è fissata in dieci anni: la pena massima è infatti di otto anni. Il relatore dell’emendamento, Maurizio Paniz, sostiene che la norma non possa essere applicata ai processi già in corso, ma Luigi Li Gotti della commissione giustizia in Senato spiega che in realtà “chi dice una cosa del genere è quanto meno un ignorante visto che la prescrizione è una norma cosiddetta sostanziale di diritto penale e non di procedura. E quindi, per regola generale codicistica, all’imputato si applica sempre, nella successione di legge nel tempo, quella più favorevole. E dato che non è credibile che si tratti di ignoranza, questa non può che essere malafede”. Solo di qualche deputato della maggioranza che agisce sicuramente a insaputa del premier. Il cinque marzo scorso Berlusconi aveva garantito: “La prescrizione breve sarà ritirata”. Oggi intanto è stata approvata in commissione.

di Sara Nicoli e Davide Vecchi

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MAC

Su iTunes la app "cura gay"
Apple finisce nella bufera

La mela di Cupertino nei guai, accusata di omofobia. Su suo store online un'applicazione caricata da un'organizzazione religiosa, rivolta a chi vuole liberarsi dall'omosessualità. Attivisti e utenti insorgono. Petizione online per chiedere che venga ritirata

ROMA - Su Change.org 1 le firme sono arrivate a oltre 130mila: contro Apple, che difficilmente sbaglia un colpo, questa volta si è scatenata una levata di scudi pressoché unanime. La colpa è aver approvato un'applicazione "cura gay" per l'iPhone, iPad e iPod, promossa da una organizzazione cristiana, Exodus International 2, denunciata da diversi attivisti e utenti come omofoba. La app della discordia, lanciata gratuitamente dal gruppo religioso con sede in Florida, propone di "aiutare le persone che vogliono liberarsi dall'omosessualità". E ha ottenuto l'ok da Apple, con tanto di rating 4, che indica che non è stato riscontrato dall'azienda alcun contenuto dubbio o offensivo, ricevendo quindi l'ok ad essere ospitata su iTunes 3.

In rete è nata una vera rivolta e la raccolta di firme chiede all'azienda di rimuovere il contenuto giudicato offensivo e bigotto. La petizione di Change.org esprime indignazione per l'approvazione della applicazione, denunciata come proveniente da una "organizzazione notoriamente anti-gay", che diffonde "disinformazione e stereotipi", e induce "all'odio e all'intolleranza", proponendosi di curare l'omosessualità attraverso gli insegnamenti cristiani.

Exodus, che invoca il diritto alla libertà di espressione, è stata costretta a chiarire la propria posizione: "In nessun modo il nostro messaggio si propone di curare, o cerchiamo di promuovere questo tipo di messaggio" ha dichiarato Jeff Buchanan, uno dei dirigenti dell'organizzazione, al Christian Post. L'aver etichettato l'applicazione come "cura gay" la rappresenta in modo fuorviante, mentre lo scopo è di "essere utile agli uomini, donne, genitori, studenti e responsabili religiosi", è la versione di Exodus.  

La mela di Cupertino, però, è finita nella bufera: l'applicazione collega direttamente alle pagine del sito di Exodus in rete e su Facebook, a video, blog e podcast, dedicati a "promuovere l'amore per Gesù Cristo in tutti coloro che hanno avuto a che fare con attrazioni indesiderate verso lo stesso sesso". 

Ora non solo gli attivisti in difesa dei diritti degli omosessuali, ma anche quelli cristiani, tengono gli occhi puntati su Apple, per vedere cosa farà. Se cederà alle pressioni e rimuoverà l'applicazione dal negozio online, come richiesto dai firmatari della petizione. E' già successo lo scorso novembre con Manhattan Declaration 4, un'applicazione giudicata omofoba, anch'essa caricata da un gruppo cattolico estremista.

 
(22 marzo 2011)

lunedì 21 marzo 2011

yesss.....

Mafia e politica a Milano, il sindaco
di Cesano Boscone che imbarazza il Pd
La vicenda emerge dagli atti dell'inchiesta Parco sud che fissa i rapporti tra Vincenzo D'Avanzo e uomini della 'ndrangheta. Il politico non è indagato. Questa sera l'attore e consigliere regionale dell'Idv Giulio Cavalli a Cesano Boscone reciterà il suo A cento passi dal Duomo, rinunciando il cachet e raccontando solo i fatti
In politica la ‘ndrangheta è democratica. Destra o sinistra. Tutto va bene. Basta che alla fine il vantaggio per i padrini sia assicurato. Nel libro mastro dei boss padani così ci finiscono nomi del Pdl, della Lega nord e anche del centrosinistra. Ed è questo il caso. Quello di un sindaco del Pd che, pur non indagato, ha intrattenuto rapporti con i colletti bianchi della potente cosca Papalia. Si tratta di Vincenzo D’Avanzo primo cittadino di Cesano Boscone, hinterland sud di Milano. Il suo nome compare diverse volte nell’informativa della Dia che ha fatto da volano all’inchiesta Parco sud del 2010. Il suo interlocutore è Alfredo Iorio, dominus della Kreiamo spa, holding immobiliare che i magistrati della Dda hanno definito il braccio finanziario della ‘ndrangheta.
La vicenda, pur locale, da settimane agita il Pd milanese e imbarazza anche il consigliere regionale dell’Idv Giulio Cavalli che, oltre al politico, fa l’attore. E come tale, in occasione della Giornata della Legalità, questa sera è a Cesano Boscone con il suo spettacolo A cento passi dal Duomo, lungo monologo sulla presenza mafiosa in riva al Naviglio. Cavalli ha letto l’informativa della Dia che immortala le responsabilità politiche di D’Avanzo, ma non quelle penali. E così ha dovuto scegliere: declinare l’invito deludendo il suo pubblico oppure turarsi il naso e andare in scena. Lui ha scelto la terza strada. Sarà in scena, rinunciando al compenso, ma senza nascondere nulla. Racconterà la storia del sindaco che incontrava i pretoriani della ‘ndrangheta. “Andrò in scena – scrive l’attore – con la solita gratitudine verso il mio pubblico”. E questo, anche se “sono venuto a conoscenza di contatti, negli ultimi anni a Cesano Boscone, tra alcune persone della Pubblica Amministrazione e imprenditori legati alla ‘ndrangheta”. E lo farà “per il rispetto al mio lavoro” ma “ritengo doveroso rinunciare al mio cachet pattuito con l’Amministrazione Comunale per marcare la distanza da comportamenti e ombre inopportune che mi auguro vengano presto dissipate”.
Ma certo la vicenda, l’ennesima, di pericolose collusioni tra gli uomini dei boss e i politici locali non si ferma qua. Il punto è decisivo. Non solo in vista di Expo. Ma, guardando al breve periodo, anche e soprattutto in vista delle prossime amministrative. Nel frattempo la cronaca regala una mozione di sfiducia nei confronti di D’Avanzo a firma del Pdl. Ma le critiche più taglienti arrivano da un consigliere comunale del Pd, un tipo tosto e ostinato come David Gentili che raccoglie i malumori di una parte del centrosinistra milanese e che oggi alle 19 sarà a Corsico per inaugurare la sede di Libera. “Di D’Avanzo – dice Gentili – mi colpisce una frase: perché in oltre due anni e mezzo da quei fatti non ho mai (e ripeto MAI) ricevuto neanche un’informazione di garanzia da parte della magistratura. Qui non si sta parlando di responsabilità penali. Qui si parla di questioni che riguardano le eventuali responsabilità politiche”.
E del resto i fatti riassunti dagli investigatori raccontano di richieste di favori incrociati. “Nel gennaio 2009 – racconta Gentili che ha letto e riletto gli atti della procura milanese – il sindaco chiede a Iorio l’assunzione di una persona amica. A maggio, poi, sempre D’Avanzo chiede aiuto a Iorio per la vicenda della Demas e per l’opposizione che ha incontrato in Consiglio nel portare la richiesta dei proprietari di aumentare la superficie commerciale in un consiglio straordinario prima delle amministrative”.
Questa storia, come tutte le storie, ha un prologo con data e location: il 23 febbraio 2009 in commissione Affari istituzionali del consiglio Provinciali è atteso l’intervento del giudice Salvini. Dovrà parlare di ‘ndrangheta. “In quel frangente – racconta Gentili – viene resa pubblica la relazione che il 27 novembre 2007 Ferdinando Pomarici, procuratore aggiunto della Direzione distrettuale antimafia di Milano”. Nel documento si parla dell’allora assessore provinciale all’Ambiente Bruna Brembilla, personalità di spicco del centrosinistra milanese. In quella serata movimentata si scopre che la signora è stata indagata dai Ros per fatti di mafia. Il procedimento, aperto nel 2006, sarà archiviato dal gip nel 2008 su richiesta dello stesso pm Mario Venditti. Questione chiusa? Affatto. Cancellate le responsabilità penali, restano quelle politiche. Che risultano gravissime almeno a leggere l’informativa di Pomarici. Siamo a pagina 15, esattamente nel punto in cui si fa riferimento a “un esposto anonimo che segnalava inquietanti rapporti tra personaggi del comune di Cesano Boscone e gruppi malavitosi organizzati di stampo mafioso”. Di più: “Sono state svelate diverse vicende tutte incentrate intorno a un gruppo di affari in cui emerge la figura di Bruna Brembilla”. E del resto a Cesano Boscone la signora ha fatto il sindaco per tre anni. Il documento prosegue e associa il nome dell’assessore a quello di Renato Caporale (non indagato), importante ras dell’impresa nel sud Milano vicino a Cl. I due, secondo gli investigatori, sono i registi di questo comitato d’affari. Ne discutono al telefono “con un continuo riferimento ai calabresi, anche in relazione alle recenti elezioni amministrative”. Quello che però sconvolge sono le righe seguenti dove si apprende “dell’esternazione dei propositi della Brembilla di chiedere i voti ai calabresi perché sono gente d’onore e della possibilità di condizionare l’esito del voto amministrativo sfruttando la presenza massiccia di almeno 1.500 persone di Platì”.
Insomma, si tratta di un documento decisivo in cui, tra l’altro, si legge dei rapporti tra la Immobiliare Buccinasco e la cosca Barbaro. In particolare si fa riferimento ai contatti tra il giovane Salvatore Barbaro, genero del superboss Rocco Papalia, e Achille Iorio, calabrese anche lui e uomo forte del Pdl nella zona a sud della città. Lo stesso, che assieme al figlio Alfredo, controlla le quote societarie dell’Immobiliare Iorio. Questo il quadro. A corredo il commento di Gentili. “E’ impossibile che D’Avanzo non sappia chi è Alfredo Iorio e che non sappia che è implicato nel riciclaggio dei beni delle famiglie Barbaro-Papalia”.
Gli imbarazzi però proseguono. Compulsando i nomi dell’attuale giunta di Cesano spunta quello di Francesco Francica, assessore al Bilancio, ed ex presidente del collegio dei revisori della Kreiamo in carica dal 9 luglio 2007 al 28 ottobre 2010. “Possibile – si chiede Gentili – che non si sia accorto della contabilità occulta della spa”. Naturalmente Francica non risulta indagato. Ma questo non elimina il problema della trasparenza.

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ENERGIA NUCLEARE

Romani conferma la frenata
"Stress test entro il 2011"

Il ministro dello Sviluppo ribadisce la pausa di riflessione e annuncia l'avvio di controlli sulla sicurezza delle centrali in tutta Europa. L'opposizione critica: "Solo propaganda per paura dei referendum"

ROMA - Più riflessione, più verifiche e più informazioni. E' questa la ricetta del governo italiano per tranquillizzare l'opinione pubblica e cercare di tenere aperta la strada del ritorno al nucleare. A enunciarla è stato stamane il ministro dello Sviluppo economico Paolo Romani in una conferenza stampa al termine del Consiglio straordinario dei ministri dell'Energia Ue. Poco più di una settimana dopo l'inizio dell'allarme che sta sconvolgendo il Giappone, Romani ha annunciato "una responsabile pausa di riflessione, come fatta da altri Paesi europei" sul programma nucleare italiano. Ora la priorità, ha aggiunto, è verificare la sicurezza a livello europeo delle centrali in funzione.

Mutuando quindi il linguaggio usato per fare fronte all'emergenza finanziaria, Romani ha spiegato che gli impianti d'energia atomica attivi in Europa saranno sottoposti "entro il 2011" a degli "stress test". I primi a essere interessati dalla verifica dovrebbero essere quelli più vecchi, di prima generazione. Si tratta di una decina di centrali sulle 143 presenti nell'Unione. L'Italia tra l'altro, ha precisato il ministro, "ha chiesto di accelerare al massimo". Inoltre, ha assicurato Romani, sulle condizioni di sicurezza del nucleare in Europa sarà garantita la massima informazione ai cittadini italiani. "Non so se prima del referendum faremo in tempo a dare le informazioni che ci aspettiamo - ha detto ancora - Ma cercheremo di fare in modo che i cittadini italiani

Gli stress test immaginati dal governo italiano dovranno prevedere "standard di sicurezza molto elevati ed essere economicamente sostenibili". Inoltre dovranno tenere conto di "eventi eccezionali" di cui potrebbe essere vittima l'Europa "inclusi attacchi informatici e attentati terroristici", ha spiegato Romani.

Oggi, ha aggiunto il ministro, "è irreversibile la scelta di capire dal punto di vista della sicurezza se siamo nella condizione di massima sicurezza in base ai requisiti e standard che abbiamo immaginato e che vengono resi operativi da un organismo europeo. Vogliamo risposte chiare e procedure chiare anche per l'opinione pubblica che deve sapere tutto il necessario sulla questione sicurezza". "Una volta che saremo sicuri che tutto questo è stato risolto nella direzione auspicata, a quel punto la scelta nucleare del governo potrà proseguire", ha ribadito Romani ammettendo che quella sulle tracce di radioattività trovate nel latte a Tokyo "è una notizia clamorosa che ci preoccupa".

L'obiettivo finale del governo sembra essere quindi quello di ottenere per il ritorno al nucleare un via libera a livello di Unione Europea. "Oggi - ha chiarito Romani - siamo a chiedere agli organismi e alle autorità internazionali che facciano il lavoro da fare e stabiliscano con rigore" i criteri e gli standard per realizzare stress test credibili sui reattori "soprattutto quelli degli anni Settanta", in modo che almeno "nell'Ue il problema abbia una soluzione riconosciuta da tutti gli Stati membri, che abbiano o no centrali nucleari".

Le parole del ministro sono state accolte con sospetto e scetticisimo dall'opposizione. "La pausa di riflessione sul nucleare del governo Berlusconi, ribadita anche oggi dal ministro dello Sviluppo Romani è solo un inganno", dichiara il presidente dei Verdi Angelo Bonelli. "Se il governo avesse voluto una pausa di riflessione, perché lo scorso 16 marzo ha dato il via libera al decreto sulla localizzazione delle centrali che prevede il parere obbligatorio ma non vincolante delle Regioni sulla scelta dei siti atomici?". "La finta frenata sull'atomo - conclude Bonelli - nasconde da un lato il tentativo di sabotare il referendum e dall'altro uno scontro interno all'esecutivo per scaricare i reattori francesi Epr per favorire quelli americani della Westinghouse, società con cui ha stretti rapporti Ansaldo Nucleare". Giudizi simili arrivano anche dall'Italia dei valori. "Gli altri Paesi si possono permettere una pausa di riflessione, visto che il nucleare lo hanno scelto e stanno ora valutando di abbandonarlo. L'Italia no - dice Massimo Donadi, presidente dei deputati dell'Idv - perché il nostro Paese sta scegliendo ora, controcorrente e fuori tempo massimo, se adottare o meno il nucleare. Per questo, la pausa di riflessione annunciata dal ministro Romani è solo un meschino stratagemma per scavallare il referendum". siano informati al massimo livello possibile delle risultanze di questa ricerca che sarà fatta a livello europeo e condivisa da tutti i Paesi europei".
(21 marzo 2011)
 
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Emergency lancia la nuova rivista:
«Perché l'Italia è imbarbarita»

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LA VIDEOINTERVISTA A GINO STRADA

Lavorare «per impedire che anche in Italia i diritti essenziali di tutti, come il diritto a ricevere cure gratuite e d'eccellenza, il diritto a una scuola pubblica di qualità e il diritto a una pubblica informazione, diventino privilegi di pochi». È uno degli impegni che Emergency conferma e si riassume in occasione dell'uscita del suo nuovo mensile «E», presentato in un ciclo di incontri itineranti nei teatri italiani (stasera l'appuntamento è all'Ambra Jovinelli di Roma, con diretta video de l'Unità).

I motivi che hanno spinto Gino Strada, fondatore di Emergency, a lanciare la rivista, diretta da Gianni Mura e Maso Notarianni e in edicola dal 6 aprile, «potrebbero essere duecento». Tra questi spiccano «la rabbia, la delusione, il vedere lo schifo che è l'Italia, la voglia di reagire». «Non so - osserva Strada in una chiacchierata online con Mura - se ci sia ancora uno spazio, una possibilità di recupero per un discorso culturale. Forse abbiamo aspettato troppo tempo e dire che il Paese s'è imbarbarito è come offendere i barbari». In Italia, aggiunge, «non si insegna il bello della diversità, del fare il bene, dell'aiuto agli altri. E non c'è da stupirsene, in un Paese governato da uno sporcaccione e con un Parlamento pieno di delinquenti condannati, di papponi, di soubrette. Sarebbe strano il contrario. Ecco perché non si può restare a guardare».

Durante gli incontri nei teatri con esponenti della cultura e della società civile e con i cittadini - si legge in una nota - viene discusso anche il manifesto di Emergency, che ribadisce il «ripudio della violenza, del terrorismo e della guerra come strumenti per risolvere le contese tra gli uomini, i popoli e gli stati» e chiede «un mondo basato sulla giustizia sociale, sulla solidarietà, sul rispetto reciproco, sul dialogo, su un'equa distribuzione delle risorse». Con questo ciclo di incontri, Emergency «continua un impegno assunto sin dalla sua fondazione: all'attività di cura delle vittime della guerra e della povertà, l'associazione ha sempre affiancato la promozione di una cultura di pace e di rispetto dei diritti umani».

sabato 19 marzo 2011

http://www.youtube.com/watch?v=izSOv0492zo&feature=topvideos

 Minzolini, indagine sulla nota spese
Guardia di Finanza tre volte in Rai

La procura di Roma vuole fare luce sulle spese in Rai del 'Direttorissimo' non autorizzate: 68mila euro in 15 mesi. Per tre volte i militari si sono presentati a viale Mazzini per acquisire tutta la documentazione
Illustrazione di Emanuele Fucecchi
La Procura di Roma ha aperto un’indagine sul direttore del Tg1 Augusto Minzolini per le sue “spese di rappresentanza” non autorizzate con la carta di credito della Rai: roba da almeno 68 mila euro in 15 mesi. In due settimane gli uomini del Nucleo Provinciale della Guardia di Finanza, su mandato del procuratore aggiunto Alberto Caperna (titolare anche dell’inchiesta Rai-Agcom), hanno visitato tre volte i piani alti di Viale Mazzini 14 per acquisire tutta la documentazione necessaria: i verbali del Consiglio di amministrazione della Rai, gli atti dell’indagine interna condotta dal direttore generale Mauro Masi, la ricevute della carta di credito di Minzolini, i fogli di viaggio delle sue trasferte e così via. Accertamenti sono stati già svolti dalle Fiamme Gialle anche presso la Deutsche Bank, che ha emesso la carta di credito.

L’indagine è iniziata meno di un mese fa, prima che Antonio Di Pietro, in base alle notizie uscite su Il Fatto Quotidiano e su altri giornali, presentasse un esposto in Procura contro Masi e Minzolini. Prima dei magistrati penali, intanto, si era mossa la Corte dei Conti, che alle prime notizie di stampa aveva avviato un’inchiesta per danno erariale. Al momento il fascicolo della Procura di Roma è aperto a “modello 45”, quindi Minzolini non è stato ancora iscritto nel registro degli indagati (“modello 21”). Ma la Guardia di Finanza, sul caso della sua carta di credito, ipotizza tre possibili reati: peculato aggravato, truffa aggravataai danni della Rai ed eventuali infrazioni fiscali. Sul peculato, cioè l’indebita appropriazione di denaro o altri beni pubblici da parte del pubblico ufficiale o dell’incaricato di pubblico servizio, esistono illustri precedenti, confermati anche in Cassazione, sulla qualità di “incaricati di pubblico servizio” dei dirigenti e dei direttori Rai. E pure sul binomio truffa-peculato c’è il caso dell’ex sindaco di Bologna, Flavio Delbono, che ha appena patteggiato la pena per entrambi i reati, proprio per aver pagato con la carta di credito della Regione Emilia Romagna alcune spese private.

Quanto ai possibili reati fiscali, l’ipotesi nasce da un clamoroso autogol di Masi. Il quale, appena scoppiò lo scandalo Minzolini, si affrettò a dichiarare in Cda che la carta di credito aziendale era stata concessa al direttore del Tg1 a titolo di benefit compensativo per l’assunzione in esclusiva. Poi, resosi conto dello scivolone, si precipitò ad autosmentirsi. Ma le sue piroette hanno insospettito gli investigatori, i quali vogliono ora accertare l’eventuale esistenza di un benefit occulto che, se confermato, aggirerebbe le norme tributarie e configurerebbe un reato fiscale, sia a carico di Minzolini, sia a carico del vertice Rai.

Il peculato, secondo gli investigatori, potrebbe derivare dall’uso continuato della carta di credito per spese non autorizzate dall’azienda, come risulta dalla stessa indagine interna disposta da Masi: centinaia e centinaia di “strisciate” nelle località più disparate, da Venezia a Marrakech, da Istanbul a Dubai, anche per importi minimi di uno o due euro (Minzolini guadagna 550 mila euro l’anno, ma pare che usasse la carta anche per caffè, brioches e cappuccini), anche quando il Direttorissimo risultava regolarmente in ufficio a Roma. Quasi sempre, la carta esauriva il credito massimale di 5200 euro mensili, e Minzolini chiedeva a Masi l’autorizzazione a sforare per altre migliaia di euro, 18 mila in totale (viene persino il dubbio che le spese che Masi ha detto di aver autorizzato fossero gli sforamenti dal massimale mensile della carta, non le singole trasferte).

In dettaglio: su 86.680 euro usciti dalla carta di Minzo fra il luglio del 2009 e l’ottobre del 2010, è stato lo stesso direttore generale ad ammettere di averne autorizzati solo 18 mila. Il che significa che 68 mila e rotti sono il quantum del possibile peculato. Che chissà a quanto ammonterebbe oggi se a dicembre Masi non si fosse deciso a ritirare la bollente credit card al suo protetto dalle mani bucate. Anche l’ipotesi di truffa nasce dai risultati dell’inchiesta aziendale e riguarda le insanabili contraddizioni che emergono incrociando le date delle “strisciate” della carta da località esotiche e i fogli di presenza di Minzolini.

Nei 15 mesi in cui la carta è rimasta attiva, su 220 giorni lavorativi, in ben 129 (oltre la metà) Minzolini risultava in trasferta. E, su un totale di 56 “missioni” fuori sede, solo di 11 avrebbe indicato lo scopo (tant’è che Masi, messo alle strette dal consigliere Nino Rizzo Nervo, dichiarò al Cda che le altre le aveva autorizzate lui in camera caritatis, in quanto erano “missioni riservate”: roba da servizi segreti). E ben 40 trasferte si svolsero, curiosamente, nei week-end o a ridosso dei fine settimana, sempre in amene località turistiche. Resta da capire, e anche di questo si occupa la Finanza incrociando le registrazioni e i conti degli hotel con le strisciate della carta, se Minzolini fosse solo o accompagnato, e chi eventualmente pagasse le spese degli eventuali accompagnatori.

Non basta: sono circa 20 i giorni in cui Minzolini risulta regolarmente presente a Roma, mentre la sua carta si attiva ripetutamente all’estero. A Marrakech in coincidenza con le penultime vacanze di Capodanno (29 dicembre 2009-3 gennaio 2010) e a Dubai nel week end di Pasqua 2010. Un caso di ubiquità, oppure una possibile truffa. Minzolini si è sempre difeso dicendo: “Non c’è altro che pranzi di lavoro, punto”.

Ma il confronto con le spese degli altri direttori di tg è impietoso: a fronte dei suoi 86 mila euro in 15 mesi, il direttore del Tg2 Mario Orfeo non ha superato i 6 mila. Resta da capire perchè Masi, nonostante le sollecitazioni di alcuni consiglieri dell’opposizione, dopo l’indagine informale non abbia mai attivato ufficialmente l’Audit Rai, per procedere disciplinarmente contro il Direttorissimo e far restituire all’azienda i 68 mila euro non autorizzati. I maligni insinuano che l’inazione del direttore generale dipenda dal timore di ripercussioni sull’indagine contabile, e ora anche di quella penale, di cui i vertici Rai, dopo le ripetute ispezioni delle Fiamme Gialle, sono al corrente da due settimane: se Minzo restituisse il malloppo, il suo gesto potrebbe essere inteso come un’ammissione di colpa e, implicitamente, andrebbe a discapito anche della posizione di Masi, che potrebbe essere accusato,almeno in sede contabile, di omesso controllo.

di Marco Lillo e Carlo Tecce

da Il Fatto Quotidiano del 18 marzo 2011

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Truppe Gheddafi assedio a Bengasi da sud e mare

aerei militari italiani box
LA DIRETTA

GUGA, ABBIAMO SOSTEGNO DI COMUNITÀ INTERNAZIONALE PORTAVOCE CONSIGLIO NAZIONALE, RISOLUZIONE ONU UNA VITTORIA

La risoluzione Onu sulla Libia «ha un grande significato: è finalizzata a proteggere prima di tutto la popolazione civile ed evitare spargimenti di sangue. Ma ha anche grande significato politico; la comunità internazionale conferma di essere dalla nostra parte». Lo dice in un'intervista al Sole 24 Ore Abdel Hafith Guga, portavoce e vicepresidente del Consiglio nazionale transitorio, il governo de facto della Cirenaica. «Sono convinto che se Gheddafi cercherà di nuovo aggredirci con la sua aviazione sarà fermato - spiega -. Non è una risoluzione che resta sulla carta. E sarà fermato anche se le sue forze di terra minacceranno la popolazione civile. Di tutta la
Libia. Lo prevede il testo della risoluzione. È una grande vittoria». «Stiamo cercando di riorganizzare le nostre forze - prosegue Guga -. La rivoluzione non sarà terminata fino a che non arriveremo a Tripoli. È l'epilogo naturale di quanto iniziato il 17 febbraio».

TV,FORZE GHEDDAFI ATTACCANO BENGASI DA COSTA E DA SUD

Al Jazira riferisce che l'esercito di Gheddafi attacca Bengasi dalla costa e da sud. La tv panaraba ha anche mostrato le immagini dell'aereo delle forze governative abbattuto nel cielo della città. L'aeroplano, probabilmente un Mig-23, prende fuoco in volo e precipita a terra, provocando una nuvola di fumo. Si vede chiaramente anche il pilota che si lancia all'esterno prima dell'impatto, a poche decine di metri da terra.

TRIPOLI DENUNCIA: ATTACCATI DAI RIBELLI A OVEST BENGASI

Il regime libico denuncia di essere stato attaccato dai rivoltosi a ovest di Bengasi, roccaforte dei rivoltosi nella zona orientale del Paese, scossa oggi da intensi bombardamenti. Lo ha riferito l'agenzia ufficiale Jana. «Le gang di al Qaida hanno attaccato delle unità delle forze armate dislocate a ovest di Bengasi, in applicazione del cessate il fuoco annunciato ieri dalla Libia - si legge sull'agenzia Jana, che cita fonti del ministero della Difesa - queste bande terroristiche hanno utilizzato elicotteri e un aereo da caccia per bombardare le forze armate, in flagrante violazione della zona d'interdizione di volo imposta dal Consiglio di sicurezza. Ciò ha spinto le forze armate a rispondere per difendersi». Esplosioni sono state udite tutte la notte a Bengasi, ma non è stato possibile determinare se si trattava di bombardamenti o di colpi di batterie anti-aeree. La scorsa notte, il viceministro degli Esteri libico, Khaled Kaaim, ha accusato i rivoltosi di aver violato il cessate il fuoco, attaccando le forze fedeli al regime nella regione di Al Magrun, a circa 80 chilometri a sud di Bengasi.

TV, BOMBARDAMENTO ARTIGLIERIA SU CENTRO BENGASI

Il centro di Bengasi è bersaglio di un intenso bombardamento di artiglieria, dice l'emittente Al Jazira, che cita un suo inviato. Granate d'artiglieria, dice l'emittente, sono esplosi anche nella centrale Gamal Abdel Nasser Street.

LA LIBIA ANNUNCIA IL CESSATE IL FUOCO, MA I RAID SONO PRONTI VIA LIBERA A IMPEGNO ITALIA, ASSENTI LA LEGA E I RESPONSABILI

Ministro esteri libico annuncia fine azioni militari. Insorti: è un bluff. A Misurata 25 morti. Ultimatum Francia Usa Gb; Obama: Gheddafi ha perso ogni legittimità. La Russa: serve la Nato per la no-fly zone; in Italia pronte sette basi aeree e mezzi, pronti a effettuare raid. Frattini: chiusa ambasciata Tripoli, mai coesione tanto ampia per un'azione di forza. Berlusconi: agiremo con pieno accordo con il Quirinale. Premier a summit Parigi. D'Alema: rischiamo ritorsioni, serve scudo Nato.Comitato nazionale per la sicurezza innalza livello attenzione.Da Senato e Camera ok a mandato Governo, Idv e Lega non votano, assenti i Responsabili. Francia pronta ad attacco. Merkel: astensione non vuol dire neutralità. Processo Mills: lunedìBerlusconi assente per cdm.

BBC CONFERMA: FORZE GHEDDAFI A BENGASI

Anche la BBC riferisce di notizie secondo le quali le forze di Gheddafi stanno avanzando nella periferia della città. L'inviato della tv britannica a Bengasi riferisce di aver sentito spari provenienti anche dal mare.

VIOLATA LA TREGUA, TRUPPE DI GHEDDAFI A
PERIFERIA BENGASI, RIBELLI ABBATTONO JET
Le truppe di Muammar Gheddafi hanno sferrato nella notte un'offensiva su Bengasi e questa mattina alcuni mercenari sono penetrati nella periferia ovest della roccaforte dei ribelli. A darne notizia è stato l'inviato di Al Jazira. E mentre l'artiglieria continua a martellare il centro della città, gli insorti sono riusciti ad abbattere un jet dopo diversi bombardamenti aerei. Il Colonnello ha quindi ignorato il cessate il fuoco che il suo regime si era impegnato a rispettare dopo la risoluzione di giovedì del Consiglio di sicurezza dell'Onu per accelerare l'avanzata prima del summit di questo pomeriggio a Parigi in cui saranno le decise le modalità per un intervento militare internazonale. L'attacco sul capoluogo della Cirenaica è iniziato intorno alle due di notte e da quel momento i combattimenti sono proseguiti ininterrottamente, con colpi di mortaio, lanci di razzi katiuscia e scambi di colpi di mitragliatrice. All'alba ci sono stati almeno due raid aerei a distanza di 20 minuti con bombardamenti di zone attorno alla città. Un terzo bombardamento è avvenuto un'ora dopo. Colpite la strada per l'aeroporto e il quartiere di Abu Hadi. I ribelli sono poi riusciti ad abbattere un jet che è stato visto perdere fumo dalla coda prima di schiantarsi in una zona residenziale del sud di Bengasi. Testimoni hanno riferito di una jeep che sarebbe riuscita e entrare nei quartieri ovest di Bengasi con a bordo due mercenari di Gheddafi che hanno lanciato granate prima di essere uccisi dai ribelli. Dai documenti è risultato che i due, in abiti vivili, erano nigeriani. A Gheddafi era arrivato nella serata di venerdì il monito di Barack Obama, che gli ha ricordato che «ha ormai perso l'appoggio della sua gente e la legittimità». Per questo l'unico modo per evitare un attacco era quello di rispettare la risoluzione dell'Onu che ha «chiare condizioni»: fermare gli attacchi e ritirate le truppe«.

DE MICHELIS, STUPITO DAI TENTENNAMENTI RISCHI PER L'ITALIA?
«Com'è possibile che l'Italia abbia tanto esitato a capire che direzione stava prendendo la storia, facendosi scavalcare da Francia e Inghilterra che vorrebbero tornare a spadroneggiare nel Mediterraneo come nel 1955, quando non c'era il Canale di Suez?». Se lo chiede a proposito della missione in Libia l'ex ministro degli Esteri Gianni De Michelis che in un'intervista alla Stampa afferma che i rischi per l'Italia ci sarebbero stati «se non fosse stata presa la decisione di intervenire: sarebbe stato dato un via libera non solo a Gheddafi ma all'Iran e a Hezbollah». «Un rischio terrorismo - precisa - c'è sempre, se gli si spiana la strada. L'Italia deve evitare di favorire per la Libia una soluzione somala. Disintegrare, smembrare Tripolitania e Cirenaica, creerebbe all'Italia notevoli problemi: proprio per questo occorre liberarsi di Gheddafi al più presto». Il nostro Paese, prosegue De Michelis, «deve essere in prima fila anche nell'institution building, aiutarli a costruire la loro democrazia. Anzi, mi stupisco che non ci siano già dei nostri laggiù che abbiano il controllo della situazione».


FRATTINI; PRONTI A COLPIRE, A NOI IL COORDINAMENTO
«Abbiamo chiesto che la base di coordinamento sia spostata da Stoccarda a Capodichino. Giochiamo un ruolo fondamentale, senza l'Italia questa operazione non si potrebbe svolgere». Così il ministro degli Esteri Franco Frattini commenta in un'intervista al Messaggero l'intervento della coalizione internazionale in Libia. «Sono molto soddisfatto - spiega -. Il Parlamento ha votato all'unanimità l'intervento militare sotto l'egida dell'Onu. C'è stato perfino qualcuno che in commissione ha detto: 'La comunità internazionale è arrivata troppo tardì» ma «la decisione è arrivata quando c'è stato il sì della Lega Araba e dell'Unione africana». Il ritardo, sottolinea Frattini, «è il prezzo che si è pagato per il multilateralismo». Il ministro rispetta la posizione della Lega, assente alla votazione nelle Camere, ma afferma che Bossi «ha sempre dimostrato lealtà verso la maggioranza» e si dice fiducioso di «riuscire a convincere la Lega a schierarsi a favore: essere in prima linea permetterà all'Italia di chiedere il sostegno dell'Europa per fronteggiare il flusso migratorio». «Nessuna guerra» dell'Italia con la Libia, sottolinea Frattini, solo l'impegno «a far rispettare una risoluzione dell'Onu che chiede a Gheddafi di cessare il fuoco, di terminare i bombardamenti aerei e di rispettare l'embargo».

BOMBARDAMENTI INTENSI A BENGASI, AEREO SORVOLA CITTÀ

Intensi bombardamenti sono in corso oggi nella zona sud-ovest di Bengasi e un aereo militare ha sorvolato la città prima di nuove esplosioni. Lo riferiscono giornalisti della France presse. Quattro esplosioni a distanza ravvicinata sono state udite nel centro della città. Diverse colonne di fumo si sono alzate dall'area sud-occidentale di Bengasi, che potrebbe essere residenziale. Un aereo militare ha quindi sorvolato a bassa quota la città, prima di una nuova serie di potenti esplosioni.
18 marzo 2011
 
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INTERNET

Scopri la banda larga mobile
quella che c'è, quella in arrivo

Velocità che, a seconda dell'operatore, variano da 14.4 Mbps con punte a 21, 28 e persino a 42 Mbps. Il top nelle grandi città. Un quadro al quale corrisponde una grande varietà di offerte. Eccole di ALESSANDRO LONGO

LA VELOCITA' più comune in Italia, su internet mobile, è ormai 14.4 Mbps, in Italia, con punte a 21, 28 e persino a 42 Mbps nelle grandi città: siamo entrati in una fase di crescita tumultuosa, in cui gli operatori fanno a gara di annunci. Al momento, sul fronte dei primati di velocità, Vodafone ha un piccolo vantaggio sugli altri, che già pianificano però di mettersi in pari nei prossimi mesi. In campo ci sono insomma reti dalle velocità molto diverse, a seconda dell'operatore e del luogo. E a ciò corrisponde pure una grande varietà di offerte, che ormai vanno ben oltre le classiche tariffe con canone mensile.

LE TABELLE 1

Ci sono anche quelle giornaliere (per chi si connette in modo molto sporadico, per esempio solo quando viaggia) e quelle senza (quasi) limiti. Bisogna scegliere poi tra quelle centrate sul volume di dati o sulle ore. Un'altra opzione è tra tariffe con o senza la chiavetta inclusa. Quelle che la comprendono nel canone hanno però contratti dalla durata biennale e sono forse una scelta poco adatta al momento. Legano infatti per due anni a un operatore e una chiavetta particolare, proprio in una fase in cui le reti crescono in fretta, verso nuove velocità. Se nella nostra zona un operatore attiva i 42 Mbps, per esempio, ci dispiacerà di esserci legati a una chiavetta o a una rete che non supera
i 14 Mbps.

La scelta è del resto molto ampia, perché tutti gli operatori seguono questa strategia di differenziare molto le tariffe. E' segno di quanto la navigazione mobile sia diventata ormai un fenomeno di massa (circa 10-12 milioni di utenti in Italia): ora le offerte devono essere ampie per riuscire a soddisfare esigenze molto diverse. Per scegliere dobbiamo contemperare due aspetti: non solo le tariffe (per le quali rimandiamo alla tabella), ma anche le caratteristiche della rete.

E' bene sapere quindi che l'Umts/Hspa di 3 Italia arriva al 90 per cento della popolazione, con 7 Mbps (a seconda delle zone). Darà i 21 Mbps al 100 per cento della popolazione e i 42 Mbps al 50 per cento, entro il 2011. "Adesso abbiamo i 21 Mbps in alcune zone", fanno sapere dall'operatore.

Vodafone estenderà i 42 Mbps a 16 città italiane questo mese (coperte almeno in parte). Ha già lanciato questa velocità a Roma e Milano a gennaio. La quasi totalità delle altre zone sotto copertura Umts/Hspa vanno a 14.4 Mbps. Wind fa sapere a Repubblica.it di coprire l'81,5 per cento della popolazione con l'Umts/Hspa, di cui a 14 Mbps nelle maggiori 64 città. Il resto del territorio, a 7 Mbps. "Copriamo l'84 per cento della popolazione con l'Umts/Hspa a 14 Mbps", spiegano da Tim. "Il servizio a 21 megabit è già disponibile a Roma e Milano ed è in fase di diffusione graduale su tutto il territorio nazionale. Entro fine 2011, inoltre, è previsto l'avvio dei servizi a 42 Mbps".

Come si vede, 3 Italia si distingue, essendo il solo a saltare la fase dei 14 Mbps e a puntare a una copertura totale a 21 Mbps entro fine anno. Tim è stato il primo a raggiungerla con i 14.4 Mbps, invece. Ricordiamo tuttavia che questi dati ci danno solo indizi sulla velocità di navigazione effettiva, che dipende molto dal numero di utenti presenti nella cella e dalle altre caratteristiche della rete dell'operatore. Insomma, vista la mancanza di garanzie, meglio provare il servizio nella zona da cui intendiamo navigare, prima di comprare una chiavetta.  
(18 marzo 2011)
 

venerdì 18 marzo 2011

yesss....

Libere in Qatar, subito Stoner
Rossi 5° davanti alle Yamaha

Sul circuito di Losail, che ospita il primo appuntamento stagionale, l'australiano della Honda si conferma velocissimo e precede il compagno Pedrosa. Poi Barbera, Simoncelli e il Dottore, che precede Spies e Lorenzo. Terol davanti a tutti in 125. In Moto2 comanda Bradl

LOSAIL (Qatar),l 17 marzo 2011 - Il più veloce della classe MotoGP nel primo turno di prove libere del GP del Qatar sulla pista di Losail è stato, come ampiamente previsto, l'australiano Casey Stoner su Honda in 1'55"752. Secondo tempo per il compagno di squadra di Stoner, il catalano Dani Pedrosa, staccato di 0"610, mentre in terza posizione c'è la Ducati privata di Hector Barbera. Quarto e migliore degli italiani Marco Simoncelli (Honda), poi col quinto tempo c'è Valentino Rossi. Male Lorenzo, che ha chiuso in settima posizione alle spalle del compagno di squadra in Yamaha, l'americano Ben Spies. Non riesce a prendere il ritmo, invece, Loris Capirossi (Ducati) che ha chiuso tredicesimo.
125 — E' il giovedì di apertura del Motomondiale, con le prime libere del GP del Qatar. Nico Terol (Team Bankia Aspar Nico Terol) è stato il più veloce al termine della prima sessione nella classe 125. Lo spagnolo ha fermato il cronometro sul 2'09"122, precedendo i due tedeschi Jonas Folger (Red Bull Ajo Motorsport) e Sandro Cortese (Racing Team Germany). Luis Salom (RW Racing GP) ed Efrèn Vázquez (Ajo Motorsport) completano la top five, anche se questi ultimi due accusano già un ritardo importante nei confronti a più di un secondo e mezzo.
MOTO2 — In Moto2 Stefan Bradl ha chiuso al comando le prime libere della Moto2. Il tedesco, in sella a una Kalex, ha chiuso in 2'02"463, staccando di 0"342 lo spagnolo Marc Marquez (Suter), passato quest'anno alla Moto2 dopo aver vinto il titolo in 125. Terzo il britannico Scott Redding (Suter). Il primo degli italiani è Andrea Iannone (Suter): il pilota abruzzese del team Speed Master è quinto alle spalle dello svizzero Thomas Luthi (Suter). Settimo Michele Pirro (Moriwaki) davanti al sammarinese Alex De Angelis (Motobi). Decimo Mattia Pasini (FTR), tredicesimo Simone Corsi
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Dvd in crisi, in campo i big
Hollywood lancia UltraViolet

Le major del cinema si uniscono per creare uno standard che infonda nuova linfa nel mercato dell'entertainment domestico all'insegna del cloud computing. Ma la rinuncia di Apple e Disney rischia di compromettere il progetto di GIULIA BELARDELLI

Si chiama UV (UltraViolet) ed è il nuovo standard tecnologico pensato per rivoluzionare il mondo dell'home-video, o almeno per provarci. Dietro questa sigla c'è un consorzio  -  il Digital Entertainment Content Ecosystem 1 (DECE)  -  di cui fanno parte quasi tutti i grandi di Hollywood, da Warner Bros a Paramount Pictures, e giganti dell'hi-tech come Microsoft, Nokia, Sony e Hewlett-Packard. Senza dimenticare attori del calibro di Netflix e Comcast, il principale fornitore di servizi internet via cavo degli Stati Uniti. La nuova tecnologia si basa su tre principi: il "cloud storing" (salvare tutti i video direttamente sui server del provider); l'acquisizione, vita natural durante, del diritto a vedere un film; l'indipendenza del contenuto da qualsiasi tipo di supporto fisico e la sua virtuale onnipresenza su ogni genere di dispositivo, dal televisore al tablet.

Il lancio ufficiale, negli Usa, è previsto per l'estate, ma il dibattito è già aperto e più vivace che mai: riuscirà l'UV a conquistare la fiducia dei consumatori, arginando le perdite che da anni affliggono studios e produttori di contenuto di mezzo mondo? Secondo alcuni la risposta è sì. Per altri, invece, il progetto è destinato a fallire a causa della mancata adesione al consorzio di due nomi illustri  -  Apple e Disney  -  che forti dei rispettivi successi non sentono affatto la necessità di creare una piattaforma unica per
la distribuzione di video sul web. In attesa di vedere come andrà a finire, proviamo a capire meglio in cosa consiste l'UV, quali sono i suoi punti di forza e quali le sue debolezze.

Una videoteca tra le nuvole. "Acquistando un contenuto UltraViolet - facendo un download oppure comprando un dvd o un disco Blu-ray  -  si ottiene il diritto ad accedere a quel contenuto per sempre, da qualsiasi dispositivo in grado di supportare l'UV e che risulti registrato sul proprio account", spiegano i promotori attraverso il sito 2. L'idea, in sostanza, è di creare degli "armadietti digitali" (digital locker) ospitati nei server del proprio internet provider, con la promessa di poter facilmente spostare l'intera videoteca digitale nel caso in cui si dovesse decidere di cambiare operatore. Il nuovo standard tecnologico, dunque, è pensato per racchiudere sotto la sua ala contenuti video in ogni formato: streaming e download, dvd e Blu-Ray. Per quando riguarda i supporti fisici, basterà inserire dvd e/o Blu-Ray nel computer e avviare la procedura di controllo dell'UltraViolet: nel momento in cui la proprietà del film viene confermata, questo passa direttamente nella "nuvola", andandosi ad aggiungere alla videoteca personale. Rispetto ad altre soluzioni avanzate in passato (una su tutte il PayForSure proposto nel 2004 da Microsoft), l'UltraViolet nasce con il vantaggio di supportare un'ampia gamma di schemi DRM (digital right management), vale a dire software in grado di "leggere" se un video è stato acquistato legalmente o meno.

I vantaggi. Per non scoraggiare gli utenti, i membri del consorzio assicurano che l'UV sarà facile da usare e compatibile con i dispositivi esistenti: per utilizzarlo basterà installare un software sul proprio televisore, computer, tablet, smartphone o console, a meno che non si preferisca acquistare un device nuovo di zecca e pronto per l'uso. L'account familiare sarà gratuito, non richiederà carte di credito o altri dati sensibili e potrà ospitare fino a sei persone diverse, non necessariamente residenti sotto lo stesso tetto. Gli utenti, inoltre, avranno la possibilità di personalizzare la propria videoteca, ad esempio attivando filtri sull'accesso a determinati contenuti da parte dei minori. Infine, ad ogni account si potranno associare una dozzina di dispositivi, per cui sarà possibile vedere film e programmi televisivi sullo strumento più adatto alle circostanze.

L'altra faccia della medaglia. Malgrado la sua trasversalità, sono in molti a non credere nelle potenzialità dell'UV. E per più di una ragione. Secondo quanto riportato da CNet 3  -  tanto per cominciare  -  i membri del consorzio non avrebbero ancora trovato un accordo sul tema della sicurezza e sull'opportunità o meno di offrire l'UltraViolet ad alta definizione. Alcuni studios, inoltre, sarebbero preoccupati che qualcuno possa "tradire il patto" e distribuire i proprio contenuti tramite altri servizi, minando così il potere di contrattazione dell'UV. Un altro aspetto particolarmente problematico riguarda la procedura di verifica del possesso di un dvd: per evitare che più utenti acquisiscano il diritto a un video semplicemente facendo girare il dvd, alcune case produttrici avrebbero proposto di fare dei "controlli random", chiedendo agli utenti di reinserire il disco dopo un certo periodo di tempo dal primo scan. L'idea, tuttavia, annullerebbe uno dei vantaggi principali del nuovo standard, ossia l'indipendenza da qualsiasi genere di supporto fisico. I più scettici, poi, puntano il dito su Hollywood: e se fosse solo uno stratagemma architettato dagli studios per "intrappolare i contenuti nella nuvola" e far pagare di nuovo gli utenti per accedere a prodotti che in realtà hanno già acquistato?

I grandi assenti. Teorie del complotto a parte, il più grande problema dell'UV è senza dubbio la mancata adesione al consorzio da parte di Apple e Disney. Entrambe, ovviamente, hanno le loro buone ragioni. Cupertino, forte del successo del suo iTunes, non sembra avere la benché minima intenzione di aderire alla piattaforma. La sua posizione di dominio in fatto di distribuzione digitale è al momento fuori discussione, ed è anche a questo che si deve l'ampiezza dell'alleanza pro-UV. Come ha spiegato Mitch Singer, chief technology officer di Sony Pictures, "i film e gli show televisivi UltraViolet saranno comunque disponibili su iPhone e iPad grazie a una applicazione creata da Netflix". Tuttavia, non sarà possibile vedere su dispositivi UV i video acquistati su iTunes.

Disney, dal canto suo, ha dichiarato per bocca del ceo Bob Iger di "non essere intenzionata a scatenare una guerra del format" e dunque di non voler ostacolare l'adozione della nuova tecnologia. A quanto pare KeyChest  -  l'ultimo standard sviluppato dalla Disney  -  non è incompatibile con l'ecosistema DECE, e perciò non rappresenta una vera e propria alternativa all'UV. Fatto sta che a febbraio, invece di unirsi al consorzio di cui fanno parte ormai una cinquantina di aziende, la compagnia ha annunciato la propria Studio All Access Initiative 4, un maxi-piano per combattere il calo delle vendite di dvd e permettere ai consumatori di acquistare contenuti digitali e guardarli su diversi dispositivi. Non una dichiarazione di guerra, insomma, ma certamente neanche un segno di amicizia.

Dal punto di vista del consumatore. Un altro punto importante, infine, riguarda gli utenti. Siamo davvero pronti per il "cloud media"? E in caso affermativo, non siamo forse tecnologicamente troppo "sgamati" per essere ricondotti a disciplina? Secondo un rapporto realizzato da Parks Associates 5  -  dal titolo "Cloud Media and the Digital Locker"  - "l'industria si sta spostando rapidamente verso soluzioni cloud, ma l'interesse dei consumatori non procede allo stesso ritmo". In particolare, solo il 30% degli utenti della banda larga negli Usa considererebbe gli "armadietti digitali" un'alternativa interessante per l'acquisto e la fruizione di contenuti video e audio. Gli ostacoli maggiori  -  sostiene il rapporto  -  sarebbero la mancanza di interscambiabilità dei formati, la scarsa consapevolezza pubblica e questioni inerenti la sicurezza e la distribuzione. Tutti aspetti che l'ecosistema UV mira a superare, ma senza garanzie di successo. C'è poi chi, come Michael Robertson 6, fondatore del servizio gratuito di music-sharing MP3.com, considera lo sforzo vano in partenza: "Penso che l'era in cui si potevano imboccare i consumatori con format e standard sia irrimediabilmente finita", ha spiegato. "In un mondo in cui gli utenti sono a un clic da BitTorrent e dalla possibilità di ottenere copie di film ad alta qualità e che possono essere visti su qualunque dispositivo, non vedo come l'UltraViolet, con tutte le sue restrizioni e limitazioni, possa vincere le resistenze del pubblico. Ormai i consumatori hanno troppo potere". Come annunciato al CES 2011 7 di Las Vegas, prodotti e servizi UV inizieranno a fare la loro comparsa sul mercato americano nel corso dell'estate. Entro la fine dell'anno la tecnologia dovrebbe sbarcare almeno in Canada nel Regno Unito. Allora si saprà a chi dare ragione.
(17 marzo 2011)
 
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Libia, Onu: “Sì a no fly zone”. Gheddafi bombarda Misurata. Pronti raid anglofrancesi
Gli annunci di Gheddafi hanno avuto seguito. E nella notte i caccia dell’aeronautica libica hanno attaccato Bengasi, la roccaforte dei ribelli. Nelle stesse ore a New York il consiglio di sicurezza dell’Onu ha dato il via libera alla no fly zone. Poche ore prima la Francia aveva fatto sapere di attendere solo la risoluzione delle Nazioni unite per “operazioni mirate” contro le roccaforti del dittatore. E la Gran Bretagna si è accodata. La situazione libica, dopo settimane di rivolta, repressione e guerriglia, sembra sul punto di precipitare di nuovo. L’Italia è pronta a fornire le basi. Ecco la cronaca ora per ora.

9.58 – Qatar: “Parteciperemo alla no fly zone”

Il Qatar è il primo paese arabo ad aver annunciato la propria partecipazione all’iniziativa militare per una no fly zone sulla Libia. Secondo quanto si legge sull’agenzia di stampa del Qatar, “il governo di Doha ha sostenuto sin dall’inizio un’iniziativa delle Nazioni Unite di intervento militare contro il regime libico e accoglie favorevolmente la risoluzione votata nella notte per una zona di non sorvolo sui cieli della Libia”. Nella giornata di ieri si erano detti favorevoli alla risoluzione dell’Onu anche i diplomatici degli Emirati Arabi Uniti.

9.53 – Seif: “Arrestata giornalista del New York Times in Libia”

Le autorità libiche hanno arrestato una dei quattro giornalisti del quotidiano americano ‘New York Times’ di cui si erano perse le tracce mercoledì. Lo ha rivelato Seifulislam Gheddafi, figlio del colonnello libico Muammar, nel corso di un’intervista all’emittente ‘Abc’, in cui ha comunque sottolineato che la giornalista sarà rilasciata “domani”. “Sono entrati nel paese illegalmente e quando l’esercito ha liberato la città di Ajdabiya dai terroristi ha scoperto la giornalista”, ha precisato il figlio del leader libico.

9.46 – Seif: “Forze antiterrorismo entreranno a Bengasi”

Il figlio del leader libico Muammar Gheddafi, Seif al Islam, ha detto che forze “anti-terrorismo” saranno mandate a Bengasi per disarmare gli insorti. Lo riferisce la televisione satellitare al Jazira.

9.16 – Danimarca pronta a schierare gli F16. Polonia, “Supporto logistico”

La Danimarca aspetta il ‘via libera’ del Parlamento per schierare gli F-16 che dovranno far rispettare la no-fly zone sulla Libia. Lo ha detto il ministro degli Esteri, Lene Espersen. La Polonia offrirà appoggio logistico, ma esclude un attivo ruolo militare per far rispettare la no-fly zone sulla Libia. Lo ha detto il ministro della difesa, Bongdan Klich.

8.42 – Gli insorti: “Gheddafi sta bombardando Misurata”

Le forze fedeli al colonnello Gheddafi stanno martellando Misurata, città 200 chilometri ad est di Tripoli in mano agli insorti, dopo una notte di spari con armi pesanti. Lo ha riferito un portavoce degli antigovernativi.

8.26 – Il ministro tedesco: “La Germania non manderà soldati in Libia”

”Non spedirò nessun soldato tedescoin Libia”. E’ la posizione, netta, del ministro degli Esteri tedesco Guido Westerwelle che in un’intervista alla Stampa spiega le ragioni del ‘nò di Berlino a un intervento militare in Libia e insiste sull’alternativa di sanzioni economiche e finanziarie. “Siamo convinti – sottolinea il vicecancelliere nel governo Merkel – che l’alternativa a un intervento militare non sia l’inerzia, bensì pressioni politiche e sanzioni finanziarie ed economiche mirate. L’obiettivo è fare in modo che il dittatore Gheddafi, che conduce una guerra contro il suo stesso popolo, non possa andare avanti. Le Nazioni Unite giocano un ruolo decisivo, ma tutto quello che va al di là di sanzioni mirate può essere preso in considerazione solo se c’è il sostegno e la partecipazione anche dei Paesi della Lega Araba”.

8.15 – La Norvegia parteciperà alle azioni militari

La Norvegia parteciperà all’intervento militare internazionale contro le forze di Muammar Gheddafi in Libia. Lo ha detto il ministro della difesa norvegese citato da un quotidiano locale. “Contribuiremo all’operazione”, ha dichiarato Grete Faremo al Verdens Gang, “ma è presto per dire in che modo. Il ministro norvegese ha parlato dell’invio di aerei da combattimento come una possibilità.

8.10 – Il figlio di Gheddafi: “Non abbiamo paura”

La Libia non ha paura. Lo hadetto Seif al-Islam, figlio del leader libico Muammar Gheddafi a proposito della risoluzione sulla no fly zone approvata ieri dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu.

8.04 – Francia: “Pronti ad attacchi in tempi rapidi, nelle prossime ore”

Gli attacchi contro le truppe di Gheddafi avverranno “in tempi rapidi” e la Francia vi prenderà parte. Lo ha detto a Parigi il portavoce del governo, Francois Baroin. Il portavoce ha confermato che Parigi prenderà parte all’intervento militare in Libia dopo l’approvazione della risoluzione all’Onu. L’intervento è previsto in “tempi rapidi”, ha precisato il portavoce del governo, “nelle prossime ore”. La stessa fonte ha sottolineato che “l’intervento militare non sarà un’occupazione del territorio libico, ma un dispositivo di natura militare per proteggere la popolazione libica e aiutarla a realizzare la sua aspirazione di libertà”.

7.44 – Ue: bene la decisione dell’Onu, pronti a sostenerla

L’Unione europea sostiene la decisione delle Nazioni Unite, che la notte scorsa ha approvato la risoluzione 1973 sul blocco dello spazio aereo in Libia e il via libera a tutte le misure necessarie per la difesa della popolazione civile. In una nota congiunta del presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy e dell’alto rappresentante per la politica estera dell’Unione, Catherine Ashton, si sottolinea il ruolo importante della Lega araba e degli altri partner arabi, e la necessita’ di “continuare a coordinarci strettamente con le Nazioni Unite, la Lega araba, l’Unione africana e gli altri partner internazionali si come contribuire al megio e nel piu’ breve tempo possibile alla messa in pratica delle decisioni del Consiglio di sicurezza. Ashton e Van Rompuy sottolineano che la risoluzione 1973 costituisce “una chiara base legale perche’ i membri della comunita’ internazionale proteggano la popolazione civile”. L’Unione europea, si legge ancora “e’ pronta a mettere in pratica questa risoluzione nell’ambito del suo mandato e delle sue competenze”: il vertice del 24 e 25 marzo fra i leader dei 27 e il consiglio degli Affari esteri di lunedi’ prossimo “discuteranno sulla situazione in Libia e adotteranno le necessarie decisioni al riguardo”.

2.55 – Obama, Sarkozy, Cameron, già al lavoro per trovare strategia comune

Alla luce dell’approvazione daparte del Consiglio di Sicurezza dell’Onu della risoluzione 1973 che autorizza l’applicazione di una no fly zone sulla Libia, il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha chiamato nella notte il presidente francese, Nicholas Sarkozy, e il premier britannico, David Cameron, per coordinare una strategia comune. Lo ha reso noto la Casa Bianca.

1.40 – Astensione della Germania dovuta a “rischi”

Il ministro degli esteri tedesco Guido Westerwelle ha detto che la Germania si è astenuta sul voto all’Onu sulla Libia per i “considerevoli pericoli e i rischi” comportati da un un intervento militare contro Muammar Gheddafi.

0.55 – Cnn: “Gheddafi cambia strategia e non attacca più Bengasi”

“Saif ha detto – spiega Nic Robertson, corrispondente da Tripoli per la Cnn – che la strategia su Bengasi cambierà e che l’esercito non sarà più inviato nella capitale della Cirenaica, ma che si limiterà a mantenere le posizioni nei dintorni. Il motivo – aggiunge il corrispondente dell’emittente televisiva – è che il regime si aspetta un esodo umanitario, che la gente impaurita per quello che può accadere lascerà la città e che l’esercito interverrà per aiutarli ad andare via”.

0.50 – Libia, viceministro esteri: “Pronti a cessate il fuoco”

Il vice-ministro degli esteri libico Khaled Kaaim ha detto in una conferenza stampa a Tripoli che il suo governo e’ pronto a osservare un cessate il fuoco ma che resta in attesa di dettagli tecnici dopo la risoluzione approvata dal Consiglio di sicurezza del’Onu.

0.45 – Anche Napolitano partecipa al vertice del governo

Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano si e’ unito al vertice informale convocato dal premier Silvio Berlusconi con il ministro della Difesa Ignazio La Russa e il sottosegretario alla presidenza del consiglio Gianni Letta ed è stato informato degli ultimi eventi relativi alla Libia dal premier. L’incontro, riferiscono fonti governative, è stato informale e si è tenuto in una sala del teatro dell’opera al termine della rappresentazione del Nabucco per i 150 anni dell’unita’ d’Italia.

0.29 – Libia: “Risoluzione Onu è minaccia alla nostra unità”

A meno di un’ora dalla sua approvazione, il governo libico ha stasera denunciato come una ’minaccia’ alla sua unita’ la risoluzione sulla No Fly Zone approvata ieri sera dal Consiglio di sicurezza dell’Onu.

0.09 – Vertice Berlusconi, Letta, La Russa ed esponenti forze armate

Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi si è riunito con il ministro della Difesa Ignazio La Russa e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta per discutere sulla situazione in Libia alla luce della risoluzione Onu sulla ’No fly zone’. E’ quanto si apprende in ambienti governativi. All’incontro partecipano alcuni alti gradi delle forze armate.

0.00 – Portavoce delegazione italiana Nato: “Analizzeremo risoluzione Onu”

“La risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu andrà esaminata attentamente”. Lo ha detto il col. Massimo Panizzi, portavoce della delegazione militare italiana presso la Nato, intervistato da Sky Tg24. “La Nato agirà su un mandato chiarissimo e con il supporto regionale” ha aggiunto Panizzi, ricordando che l’Alleanza Atlantica sta seguendo con grande attenzione la situazione in Libia sin dalla prima risoluzione 1970 dell’Onu.  ”Ora la Nato – ha concluso Panizzi – esaminerà questa risoluzione ed esaminera’ se ci sono i presupposti per agire”.

23.51 – Festa in piazza a Bengasi per risoluzione Onu

Dalla folla di migliaia di persone in festa mostrata da Al Jazira si sono levati anche tiri d’arma da fuoco, sparati in segno di gioia. Si vedono anche molte bandiere della monarchia, diventata il vessillo della Rivoluzione del 17 febbraio.

23.35 – Consiglio di sicurezza Onu, sì a no fly zone

“Autorizzati tutti i mezzi per proteggere i civili”. La risoluzione che autorizza la ’No fly zone’ sulla Libia e ulteriori misure per proteggere la popolazione civile (la numero 1973) è stata approvata con il voto favorevole di 10 Paesi: Francia, Gran Bretagna, Usa, Bosnia, Gabon, Nigeria, Sudafrica, Portogallo, Colombia e Libano. Si sono astenute Russia, Cina, Germania, Brasile e India.

23.15 – Forti esplosioni a Bengasi, contraerea in azione

Forti esplosioni sono state udite nella citta’ libica di Bangasi, seguiti dai tiri della contraerea. Le esplosioni a Bengasi, hanno constatato fonti giornalistiche sul posto, sono state tre, poco dopo la mezzanotte locale (le 23:00 italiane). La loro causa, dicono le fonti, non sono ancora note. I tiri della contraerea dei ribelli sono partiti dallo stesso settore della citta, sulla quale Muammar Gheddafi ha annunciato un’imminente offensiva per questa notte.

22.55 – Appello degli insorti: “I ribelli accorrano per difendere Bengasi”

Il comando degli insorti libici a Bengasi ha lanciato un appello da Radio Bengasi ai ribelli e ai riservisti perche’ raggiungano le loro postazioni d’artiglieria e di antiaerea per difendere la citta’ dall’offensiva finale annunciata dal rais Muammar Gheddafi.  ”Lo stato maggiore dell’esercito libero libico fa appello ai riservisti perché raggiungano il più presto possibile le loro postazioni d’artiglieria e di lanciamissili”, dice il comunicato, trasmesso dalla radio della Rivoluzione del 17 febbraio.

22.15 – Bbc: probabili azioni militari inglesi entro venerdì

Le forze britanniche potrebbero entrare in azione ’entro venerdi’ se il Consiglio di sicurezza dell’Onu approvera’ la risoluzione che autorizza l’imposizione sulla Libia di una ’non fly zone’. Lo riferisce sul suo sito web la Bbc, citando fonti governative a Londra. Le discussioni in seno al Consiglio stanno andando avanti e, stando alle fonti della Bbc, non e’ escluso che si protraggano. La risoluzione dovrebbe comunque essere approvata nel giro di pochi giorni.

21.30 – Tripoli: “Attacchi immorali anche con il sì dell’Onu

Per la Libia qualsiasi attacco militare anche con l’imprimatur delle Nazioni Unite sarebbe “illegale ed immorale”. Lo ha dichiarato il portavoce del governo di Tripoli, Mussa Ibrahim, secondo cui Tripoli si trova ad affrontare “una rivolta armata”, che, “ogni Paese avrebbe combattuto. Loro (i Quindici membri del Consiglio di Sicurezza Onu ) stano basando le loro decisione su quanto riferito dai media”. Per Ibrahim un attacco contro la Libia “non dovrebbe verificarsi”, perche’, “non danneggerebbe il popolo libico e rafforzerebbe solo i nostri oppositori interni”.

21.00 – Gheddafi minaccia Bengasi. Francia pronta ad “azioni mirate”

“Stiamo arrivando a Bengasi, arriviamo questa sera e non avremo pietà”. Muammar Gheddafi e’ apparso in tv per lanciare la sua minaccia agli insorti della Cirenaica, a poche ore dalla possibile decisione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu di un intervento per proteggere i civili “con tutti i mezzi”, con la Francia pronta a colpire non appena ottenuto il via libera. Rivolgendosi direttamente agli abitanti della roccaforte della ’Rivoluzione del 17 febbraio’ (che oggi ha celebrato in sordina la ricorrenza di un mese), il colonnello ha assicurato che ’le persone disarmate non hanno niente da temere ma ogni casa sara’ perquisita’, chiedendo ai suoi di non inseguire i ribelli che depongono le armi e fuggono.