martedì 12 aprile 2011

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Ferrari, novità già in Cina
La qualifica è la chiave

Domenicali, Costa e Fry sono volati a Maranello per non tralasciare il minimo dettaglio: l'obiettivo è avere subito sviluppi da utilizzare a Shanghai per essere più vicini alle Red Bull già il sabato e attaccare in gara domenica

MARANELLO (Modena), 12 aprile 2011 - Recuperare velocità in qualifica e poi fare ancora meglio in gara. La Ferrari non intende certo rinunciare a essere competitiva nel GP che si corre domenica in Cina. Le prestazioni in Malesia non sono piaciute, lo ha ribadito anche ieri il presidente Luca Montezemolo, intervenuto alla Gazzetta dello Sport. Ma non tutto è da buttare, traspare la convinzione di non essere lontani dai migliori, soprattutto sul passo gara. Malgrado la trasferta ravvicinata, non è casuale che Stefano Domenicali, Aldo Costa e Pat Fry siano volati a Maranello per 48 ore di approfondimenti prima di ripartire per Shanghai. Nell'era delle comunicazioni globali, evidentemente, lo stato maggiore del Cavallino non ha voluto trascurare il minimo dettaglio. Rivoluzionare la 150 Italia non si può, ma già in Cina la rossa potrebbe avere novità per ridurre il gap dalle Red Bull.
Ferrari, lavoro febbrile per recuperare. Ansa
Ferrari, lavoro febbrile per recuperare. Ansa
anticipare — Lo ha detto lo stesso Domenicali sul sito Ferrari: "Dobbiamo lavorare tanto per anticipare gli sviluppi, in particolare sull'aerodinamica, che resta il fattore chiave - continua Domenicali - cercheremo di avere qualcosa già in Cina ma siamo consapevoli che dobbiamo capire perché i dati della galleria del vento non corrispondono a quelli che abbiamo visto in pista. Se non avremo un'idea chiara, allora dovremo dare una sterzata allo sviluppo della macchina".
scelte positive — Quello che ha colpito è stato il divario da Sebastian Vettel soprattutto in qualifica: "Dobbiamo capire perché in qualifica la nostra prestazione non è all'altezza dei migliori - ha detto ancora Domenicali - è vitale reagire immediatamente perché sappiamo come le cose possano mutare velocemente in Formula 1. Da un punto di vista strategico, la nostra gara a Sepang è stata positiva: le scelte fatte si sono dimostrate corrette e il bottino di punti inferiore al potenziale è stato determinato da altri problemi. Strategia e ritmo di gara sono in questo momento due voci in attivo". E, in effetti, pensando al fatale errore di Abu Dhabi, un cambiamento in positivo nella gestione dell'intero GP si è visto.
mercato — Sono stati piccoli ma importanti dettagli a decidere in negativo il GP: la poca velocità in qualifica, costata un inizio intruppato, l'errore al pit stop di Massa, costato a Felipe una paio di posizioni, il tamponamento di Alonso a Hamilton, costato il podio. Visto che gli ultimi due sono facilmente risolvibili con un po' di attenzione, la Ferrari è molto più concentrata sul come intervenire per acquisire velocità. Di qui il viaggio di Domenicali, Costa e Fry a Maranello. In Cina, del resto, vista l'importanza del mercato, la Ferrari tiene da sempre a far bella figura. Dal 2004 le rosse hanno vinto tre volte e i due piloti, Alonso e Massa, hanno un curriculum di una vittoria (Fernando) e di un secondo e un terzo posto (Felipe).
g.fer.© RIPRODUZIONE RISERVATA
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ENERGIA NUCLEARE

"Sicurezza da migliorare
ma rimane indispensabile"

Intervista con Matthew Bunn, docente di Harvard e tra i massimi esperti mondiali di politiche dell'atomo. "Per vincere la sfida climatica non possiamo farne a meno, ma non sottovalutiamo le minacce terroristiche" di VALERIO GUALERZI

ROMA - "Da un lato abbiamo una popolazione mondiale che continua a crescere e pretende di avere elettricità a basso costo. Dall'altro la minaccia dei cambiamenti climatici ci impone di ridurre drasticamente le emissioni. Per vincere questa sfida dobbiamo assolutamente sfruttare tutte le opzioni a disposizione, compresa quella nucleare, rendendo le centrali sicure". Nel muro contro muro tra nuclearisti e ambientalisti il professor Matthew Bunn 1, docente a Harvard, ex consulente della Casa Bianca per le politiche nucleari ed editorialista del Washington Post 2, si pone in una "insolita" posizione intermedia. Se non si nasconde certo dietro atti di fede cieca nell'affidabilità del nucleare, allo stesso tempo è scettico sulla possibilità di farne a meno.

Ritiene che il nucleare sia sicuro, malgrado l'incidente di Fukushima, o una minaccia come sostengono gli oppositori?
"La tragedia giapponese è lì a ricordarci che la sicurezza assoluta non c'è, ma a mio avviso bisogna prima chiedersi: sicurezza rispetto a cosa? Non dimentichiamo che tsunami e terremoto hanno fatto quasi 30 mila vittime, mentre per l'incidente alla centrale non è morto nessuno. Di contro negli Stati Uniti ogni anno migliaia di persone
muoiono per patologie legate alle polveri sottili emesse dalle centrali a carbone, senza contare gli effetti delle attività estrattive. Credo quindi che bisogna valutare attentamente potenziali rischi e benefici, tenendo conto del problema demografico e di quello climatico".

Sembra di capire che lei ritiene il nucleare una scelta obbligata, malgrado il disastro di Fukushima.

"Se guardiamo cosa serve per fermare il riscaldamento globale vediamo che occorrerebbero ogni anno nel mondo 25 o 30 nuove centrali. La tragedia giapponese ci dimostra anche però che serve una rete imponente di back up in caso di mancanza di corrente e che questo in alcune circostanze può non bastare. Dobbiamo quanto prima far partire una revisione di tutti i sistemi di sicurezza, garantendo in particolare che i sistemi di raffreddamento funzionino anche in caso di black out. Altri aspetti da approfondire sono la gestione delle barre di combustibile esausto e le piscine di raffreddamento. A occuparsi di queste verifiche dovrebbero essere commissioni indipendenti di esperti. In questo senso le recenti scelte fatte dall'Ue sugli stress test mi sembrano molto positive, ma non del tutto sufficienti. C'è bisogno di molta più collaborazione internazionale, anche per scongiurare la minaccia terroristica".

Lei è uno dei pochi a ricordare che il nucleare non pone solo una questione ambientale e di costi, ma anche di sicurezza rispetto alla minaccia terroristica. Su questo tema lei è stato ascoltato anche dal Senato di Washington.
"Abbiamo le prove che Al Qaeda già da diversi anni sta pensando sia a un attacco a una centrale nucleare sia a trafugare materiale per realizzare in proprio ordigni atomici. Purtroppo gli standard internazionali di sicurezza non sono uniformi e molti Paesi sottovalutano questo rischio, lasciando indifese le loro strutture. Bisogna assolutamente alzare la guardia, su questo aspetto c'è molto da fare per avviare una fondamentale collaborazione internazionale, ma dal punto di vista dei costi si tratterebbe di un aggravio sopportabile".

Il premio Nobel Carlo Rubbia propone come alternativa l'utilizzo del torio. La convince?
"E' un'opportunità importante, ma a mio avviso non risolverebbe tutte le problematiche di sicurezza. Inoltre per arrivare ad avere i reattori immaginati da Rubbia occorrerà molto tempo e non sono certo che quando li avremo saranno economicamente sostenibili".

Per il momento l'opinione pubblica comunque è molto più preoccupata dalla possibilità di nuove Chernobyl o nuove Fukushima. Davvero i futuri reattori di quarta generazione sono in grado di annullare questi rischi?
"I reattori di quarta generazione possono migliorare molto la sicurezza, ma già oggi ci sono impianti molto più sicuri di quello giapponese. Va anche detto però che nessuna tecnologia esistente oggi avrebbe saputo evitare una tragedia come quella avvenuta a Fukushima. Bisogna assolutamente ridurre i rischi di collasso del nocciolo investendo massicciamente in ricerca, ma senza sottrarre fondi alle rinnovabili e tanto meno all'efficienza energetica, senza dimenticare il CCS, la tecnologia per la cattura e lo stoccaggio sotterraneo della CO2. Ci serve tutto, dobbiamo usare tutte le opzioni a disposizione. Fukushima rende tutto più difficile, ma credo che paesi come Cina, India e Russia non si fermeranno".
(09 aprile 2011)
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Processo breve, lavori notturni per l’Aula
Alla Camera ostruzionismo da Pd e IdV
L'opposizione prende tempo leggendo uno a uno gli articoli della Costituzione e citando i casi che rischiano l'interruzione a causa della norma. "Auspico che Napolitano sciolga le Camere", ha commentato D'Alema. La votazione finale è prevista per domani alle 20, dopo un'altra giornata di lavori
Contro il processo breve, l’opposizione punta sull’originalità per fare ostruzionismo. Il Pd ha schierato i suoi big per leggere in Aula gli articoli della Costituzione. Dario Franceschini ha iniziato con la lettura dell’articolo 1, seguito da Pier Luigi BersaniEnrico Letta, Rosy Bindi e Massimo D’Alema che ha recitato l’articolo 87 su poteri e doveri del Capo dello Stato. “Meno male che c’è, dal momento che in questo momento rappresenta l’unico punto di riferimento per i cittadini”. Dopo di lui sono intervenuti Beppe FioroniPiero Fassino.

I deputati dell’IdV hanno invece deciso di ricordare i casi più noti che rischiano di essere interrotti se dovesse passare la legge sul processo breve. Frodi economiche come i casi Parmalat Cirio, morti bianche come quelle della Thyssen KruppFincantieri di Palermo, o ancora le responsabilità sulle vittime del terremoto de L’Aquila e dei pazienti deceduti alla clinica Santa Rita di Milano.

Ma nel suo intervento l’onorevole D’Alema non si è limitato a leggere l’articolo 87 della Costituzione. Ha proseguito commentando la prima riga del successivo: “Il presidente della Repubblica ha il potere di sciogliere le Camere, ma questo più che una lettura del comma è un mio auspicio personale”.

La dichiarazione di D’Alema è accompagnata da un lungo e caloroso applauso di tutti i deputati dell’opposizione. Anche qualcuno dai banchi della maggioranza applaude, ma lo fa in modo polemico e spesso gridando frasi di scherno. Dai banchi della maggioranza si sono levate grida e qualche applauso ironico. “Recitatele a memoria…”, ha urlato qualcuno. Mentre parlava D’Alema, dagli scranni della Lega qualcuno ripeteva l’articolo 11 in cui si legge che “L’Italia ripudia la guerra”, in evidente riferimento alla missione in Kosovo decisa dall’allora premier.

Durante il suo intervento, il ministro della Giustizia Angelino Alfano ha sottolineato come i processi a rischio con la legge siano solo lo 0,2 per cento. Ogni anno, ha riportato il ministro, per la lentezza della giustizia a cadere in prescrizione è invece lo 0,5 per cento dei provvedimenti. ”Se l’impatto è così modesto”, ha subito risposto il leader dell’Udc Per Ferdinando Casini, ”Ci vuole spiegare perché state bloccando il Parlamento da settimane? Non serve a nessuno o, come dicono le opposizioni, serve solo a qualcuno?”. ”Se non si arriva a una sentenza non è colpa dei giudici”, gli fa eco Antonio Di Pietro, “Ma della mancanza di risorse, personale, strumenti che agevolino il processo ad arrivare a destinazione”.


Una legge “onestamente ad personam” è quanto avrebbe invece preferito Pino Pisicchio, capogruppo dell’Api. Rivolgendosi ai deputati-avvocati della maggioranza, Pisicchio ha chiesto come mai non si sia agito accorciando di un anno la pena massima prevista per il reato di cui il presidente del consiglio Silvio Berlusconi è imputato nel processo Mills. Sarebbe bastato, ha spiegato Pisicchio, per agire sulla prescrizione (che si calcola proprio sugli anni massimi di pena). “Così Berlusconi sarebbe uscito dall’odiato processo e la maggioranza avrebbe votato una legge senza produrre gli effetti devastanti di questo provvedimento sul sistema processuale. Noi dell’opposizione avremmo naturalmente votato contro, ma – vivaddio – i danni del provvedimento sarebbero stati più limitati”, ha concluso.

Intanto per domani è stato convocato il Consiglio dei ministri alle ore 14. Il Cdm si svolgerà in concomitanza con la pausa dei lavori parlamentari alla Camera dove sono in corso le votazioni sul processo breve che domani, salvo sorprese, dovrebbe ottenere il via libera intorno alle 20. Su richiesta della maggioranza, i lavori dell’Aula continueranno oggi in seduta notturna, fino alle 23,30, per votare gli emendamenti. “Ci hanno detto che il testo va votato entro domani”, ha commentato il presidente dei deputatio del Pd, Dario Franceschini, “Ma perche’ non giovedi’? La notturna si dovrebbe fare per provvedimenti utili al paese, alle imprese. Questa è una priorità vergognosa”. Il Pd aveva invece chiesto il voto segreto sull’art. 3 – che riguarda la prescrizione breve -, ma la richiesta è stata bocciata dal presidente della Camera Gianfranco Fini durante la conferenza dei capigruppo.

lunedì 11 aprile 2011

hahahahahahahahah

 Rai, i tre ultrà di Berlusconi

ci costano venticinque milioni di euro 

Ferrara, Sgarbi e il direttorissimo del Tg1 servono il conto del servizio pubblico ad personam: 15 milioni per pagare tre anni di Qui Radio Londra, otto per il programma senza nome del critico d'arte e due milioni per lo stipendio di Minzolini più le sue spese con la carta di credito aziendale
Silvio Berlusconi non ha un rapporto tra cliente e cameriere con la Rai: riceve le portate che ordina, certo, ma il conto arriva agli italiani: 25 milioni di euro per pagare tre anni di Qui Radio Londra con Giuliano Ferrara (oltre 15), il programma senza nome di Vittorio Sgarbi (8) e lo stipendio di Augusto Minzolini al Tg1 più le sue spese con la carta di credito aziendale (quasi 2). Aspettando l’esordio di Sgarbi, Minzolini e Ferrara – oltre i soldi che prendono – sfasciano i conti di viale Mazzini perché sia il Tg1 che Qui Radio Londra vanno male in termini di ascolti e share favorendo la concorrenza, ovviamente le televisioni del Cavaliere. La politica nel servizio pubblico di B. è un saccheggio di risorse e pezzi di palinsesto: non importa quanti telespettatori guardano il telegiornale di Rai1 o ascoltano l’editoriale dell’Elefantino, al governo interessa controllare l’informazione (con Minzolini), l’interpretazione dei fatti (con Ferrara) e persino lo svago in prima serata (con Sgarbi). Tutto al sole del conflitto d’interessi.

Per tutta risposta il Giornale s’indigna perché per i programmi e i giornalisti “rossi”, cioè diversi dai megafoni di Silvio Berlusconi, la Rai spende 35 milioni di euro l’anno. La notizia è vera e parziale. Il Giornale dimentica che Michele Santoro, Giovanni Floris e Fabio Fazio, Milena Gabanelli, soltanto per fare un po’ di esempi, fanno incassare milioni di euro a viale Mazzini. La pubblicità copre ampiamente le spese, e il resto va dritto nelle casse del servizio: Ballarò fa guadagnare 4,5 milioni di euro, Annozero 6 milioni, Che tempo che fa 7,2 milioni, Report 1,9 milioni. Il successo dei programmi dipende dal pubblico che li guarda, e per i megafoni del Cavaliere è un problema. Giuliano Ferrara è riuscito a strappare, anzi, gentilmente ha ricevuto un contratto triennale da viale Mazzini che impone a Raiuno di mandare in onda Qui Radio Londra, tutti i giorni, sino al marzo 2014. L’editoriale quotidiano va maluccio: l’azienda aveva previsto il 20 per cento di share, ma a fatica si regge intorno al 18 – dunque la pubblicità perde il 10% del suo valore – e penalizza il varietà che segue: Affari tuoi puntualmente perde il confronto con Striscia la Notiziasabato, quando Ferrara riposa). Qui Radio Londra è soltanto un costo per la Rai, peggio: un mutuo triennale da 15 milioni di euro, 32 mila euro al giorno per almeno 160 puntate l’anno. E presto su Raiuno arriverà Vittorio Sgarbi con una trasmissione ancora senza nome e senza temi, ma con un investimento da grande evento: 1,4 milioni di euro a puntata, più un milioni per il critico d’arte, sindaco di Salemi, nonché consulente ed ex sovraintendente del ministero dei Beni culturali. I dirigenti Rai hanno un indice, il costo-contatto, per capire se la trasmissione è una risorsa oppure un peso per l’azienda. Il costo-contatto di Annozero è di 30 centesimi di euro ogni mille telespettatori (27 centesimi per Ballarò, 40 per Report). Sgarbi ha un’unica possibilità per eguagliare Annozero o Ballarò, sperare che lo guardino 40 milioni di italiani.

Elefantino: un flop da 106 euro al secondo

Anche per Giuliano Ferrara la quarta settimana è un problema. Non per le sue tasche, ogni sera incassa 3 mila euro. La crisi colpisce Qui Radio Londra, in molti cambiano canale appena inizia la sigla e il direttore del Foglio fa un lento giro di scenografia immobile sul seggiolone. Il monologo di venerdì sera ha registrato il record negativo di telespettatori: 4,3 milioni, mancano all’appello 1,6 milioni di italiani rispetto all’esordio del 14 marzo. La Rai, disperata, cerca di tamponare la crisi di ascolti con annunci solenni in coda al Tg1 oppure assottigliando la pubblicità tra il telegiornale e Qui Radio Londra, giocando sui riflessi dei telespettatori. Tentativi vani. Non è preoccupato Ferrara, tanto chi lo schioda? In senso metaforico, sia chiaro. L’Elefantino ha firmato un contratto biennale con opzione per il terzo, e quindi il servizio pubblico è obbligato a sorbirsi Qui Radio Londra sino al marzo 2014, qualunque sia il direttore generale, qualunque sia il governo in carica. È come se la Rai avesse acceso un mutuo per ingaggiare Ferrara e, giorno per giorno, l’abbonato paga un pezzo di cambiale. L’editoriale quotidiano di 5 minuti costa all’azienda 32 mila euro tra risorse di rete e di produzione, compreso lo stipendio dell’ex ministro berlusconiano (106 euro al secondo). Qui Radio LondraEnzo Biagi, oggi c’è Ferrara. E particolare non da poco, ci sono gli italiani in fuga

Ligabue, Baggio… Tutti i no al critico

L’avvocato Giampaolo Cicconi ha spiegato che il suo assistito, Vittorio Sgarbi, dal 1 aprile 2003 al 18 marzo 2011 si è sempre “esibito gratis” in Rai. Chissà perché per la sua esibizione in un programma di Rai1, forse tra due settimane o forse tra un mese, il direttore generale Masi offra un contratto di 1 milioni di euro e – aggiunge l’avvocato – una sessantina di apparizioni sui canali del servizio pubblico. La Rai è terrorizzata dal debutto di Sgarbi conduttore-autore, lui indica la partenza il 2 maggio, loro la rinviano al 18, o meglio a giugno: perché il critico d’arte, versione sindaco di Salemi, viola la par condicio durante la campagna elettorale e i successivi ballottaggi nei comuni e nelle province italiane. Nessuno tra i dirigenti di Rai1 conosce i temi che riempiranno le cinque puntate, gli ospiti d’onore che faranno di Sgarbi un Fabio Fazio più di governo che di lotta. L’ex sottosegretario ha incaricato i suoi collaboratori di invitare tante celebrità, calciatori, cantanti, attori, scrittori. Ma tutti rifiutano: Roberto Baggio, Zinedine Zidane, Patty Pravo, Luciano Ligabue, Sabrina Ferilli, Alessandro Baricco. C’è il serio pericolo che Sgarbi possa ritrovarsi a meditare da solo su arte e dintorni, a intonare senza cori Il mio canto libero (il titolo per il momento più accreditato, tanto Lucio Battisti non può protestare). L’unica certezza sono i soldi che la Rai spenderà per una trasmissione X di un giorno X: 7 milioni di euro, più il milione per Sgarbi. Soltanto l’appalto esterno a Bibi Ballandi è di 2,35 milioni di euro e l’azienda ha previsto 3,15 milioni di euro per i costi di rete e 1,5 per la produzione. Quando Il mio canto libero andrà in onda, fuori dal periodo che decide la pubblicità, la concorrenza risponderà con repliche senza cacciare un euro. A Mediaset non interessa contendere a viale Mazzini gli ascolti a giugno, un fuori stagione utile per spolverare il meglio o il peggio conservato nelle teche. È come se la Rai, sborsando 8 milioni di euro per Sgarbi, si preparasse, con mezzi di avanguardia, a gareggiare a un Gran premio di lusso. Soltanto che i concorrenti sono già in vacanza e nessuno li aspetta al traguardo.

Minzo, 550mila euro (più credit card)

L’ultimo scoop del telegiornale di Augusto Minzolini, per la rabbia dei concorrenti, incluse le multinazionali come Al Jazeera, Cnn e Fox, è del 28 marzo. Il Tg1 ha rassicurato le mamme italiane: non preoccupatevi se a volte, avvicinandovi ai vostri bebè, annusate un odore sinistro. Ecco la risposta giusta: “Sono coliche gassose”. Ma niente paura, il primo tg del servizio pubblico ha pure consigliato il rimedio: “Fate qualche leggero massaggio sulla superficie addominale per favorire l’emissione del gas in eccesso”. Risolto. Intanto è in corso l’indagine della Procura di Roma sulle spese del direttorissimo con la carta di credito Rai, almeno 68 mila euro (su 86 mila) in 14 mesi senza autorizzazioni: pranzi e cene all’estero tra Dubai e Barcellona, Marrakesch e Istanbul. Il fascicolo è contro ignoti, secondo il cosiddetto “modello 45”, e quindi Minzolini non è indagato. La Procura aspetta l’informativa dei finanzieri e, qualora venisse individuato un illecito, potrebbe ipotizzare i reati di truffa, peculato e una violazione delle norme tributarie. Già prima dei magistrati romani era intervenuta la Corta dei conti che ha avviato un’inchiesta per danno erariale. Il direttore globe trotter (129 giorni in trasferta) strisciava la carta aziendale anche per importi minimi, di pochi euro, per un aperitivo o un caffè, nonostante dal giugno 2009, quando fu nominato dal Cda per il Tg1, percepisca uno stipendio di 550 mila euro. Il mezzo milione di euro è garantito almeno sino all’anno prossimo, quando finirà il mandato triennale del Consiglio di amministrazione in carica. Il conto: tre anni, 1,65 milioni di euro, più 68 mila che non tornano. Ora Minzolini promette di restituire il maltolto per scappare dai guai. Certo, anche nel primo editoriale disse: “Mi occuperò della vita reale della gente”. Quelli che vanno in crociera nel Mediterraneo, in piena estate, ma risultano presenti in ufficio.
(tranne il andrà sempre in onda, tranne un paio di mesi estivi e forse una pausa natalizia, dunque monopolizza il palinsesto di Rai1 per almeno otto mesi e circa 160 puntate l’anno. Il mini programma, nei prossimi tre anni, farà spendere al servizio pubblico oltre 15 milioni di euro. E quanti milioni di pubblicità farà perdere? Il varietà Affari tuoi, da quando c’è Ferrara, colleziona sconfitte nel confronto con Striscia la notizia perché ricevere la linea dal 15 o al massimo il 16% di share e non riesce a recuperare. E poi vince il sabato con l’Elenfantino a casa. Qui Radio Londra è una valanga che fa sbriciolare il duopolio Rai-Mediaset (Raiset), dalle 20.30 in poi trionfa il Biscione. Nella fascia più delicata per il servizio pubblico, tra il telegiornale e la prima serata, un tempo c’era

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Montezemolo: "Reagiremo
Ma questa F.1 non va bene"

Il presidente del Cavallino in Gazzetta per presentare i dvd sulla Casa di Maranello: "Siamo partiti male, ma ho grande fiducia in tutto lo staff". Sulle nuove regole: "C'è troppa aerodinamica, è arrivato il momento di cambiare le cose. Anche introducendo la terza macchina"

Luca Montezemolo in Sala Montanelli. Bozzani
Luca Montezemolo in Sala Montanelli. Bozzani
MILANO, 11 aprile 2011 - Un parterre d'eccezione per un'opera da non perdere. Si è svolta proprio in Gazzetta, nella sala Montanelli, la presentazione della collana dei dvd dedicati alla storia della Ferrari.
L'OPERA — È la storia più lunga e di successo nella straordinaria avventura della F.1, iniziata nel lontano 1950. Se si parla di vittorie, dunque, guardare in casa Ferrari diventa da un lato un esercizio piuttosto facile, vista l’abbondanza, e dall’altro invece mette particolarmente in difficoltà. Perché per creare una selezione e piazzarle una in fila all’altra si possono adottare criteri razionali ed emotivi, storici e statistici, originali e divertenti. Da 62 stagioni fa alle vittorie recenti di Fernando Alonso.
tanto da fare — "Con la speranza nemmeno nascosta di aggiornarla subito con nuove vittorie" ha detto il presidente Ferrari Luca Cordero di Montezemolo, intervenuto come ospite d'onore nella nostra sede di via Solferino. Certo non sarà facile nell'immediato. Il GP della Malesia ha dimostrato che gli avversari sono forti e di lavoro ce n'è ancora tanto da fare: "Spero di vedere dei miglioramenti soprattutto in qualifica e di vederla competitiva come ieri in gara - ha aggiunto Montezemolo - certo, questa settimana non credo che la Ferrari in questa settimana possa fare la rivoluzione". "Io sono ottimista - ha aggiunto - devo esserlo. Non sono certo molto soddisfatto di questo inizio di stagione però sto già vedendo una forte reazione e ho fiducia nelle persone della Ferrari. So da Domenicali con cui ho appena parlato che sono a lavorare a testa bassa, ho visto ieri una Ferrari che in gara è a livello dei migliori e senza quello che è successo sarebbe andata a pieno titolo su podio".
troppa aerodinamica — Il presidente della Ferrari ha poi lanciato precise accuse all'attuale F.1. Le nuove regole introdotte non gli sono piaciute granché e, sia pure senza diktat o imposizioni, ha parlato di una svolta da dare al regolamento tecnico e non solo: "Attualmente l'80% del valore delle macchine dipende dall'aerodinamica, non si può continuare così. Le gallerie del vento funzionano 24 ore su 24 ma la F.1 è anche motori, meccanica. Questa F.1 così com'è non mi sta bene. Assurdo poi che siamo l'unico sport professionistico al mondo in cui non ci si può allenare. I test vanno reintrodotti, naturalmente facendo attenzione ai costi. Mai come in questo momento c'è il bisogno di condividere nuovi regolamenti che restino nel tempo". Infine anche la rinnovata richiesta di introdurre la terza macchina: "Se potessimo dare una terza Ferrari a team che invece si devono fare in casa macchine che in pista prendono 4-5 secondi al giro sarebbe molto più divertente per il pubblico".
Giusto Ferronato© RIPRODUZIONE RISERVATA
 
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GIOCHI

Un videogame al Tribeca
l'interattivo sbarca al cinema

"L. A. Noire" è un videogame da 100 milioni di dollari, con 400 attori. E probabilmente passerà alla storia. Perché è il primo a essere ammesso a un festival dedicato al grande schermo. Tutto merito di una nuova tecnologia rivoluzionaria, messa a punto apposta per lui di JAIME D'ALESSANDRO

ROMA - Oltre 400 attori coinvolti, sei anni di lavoro e un budget astronomico che supera i 100 milioni di dollari. Ecco i numeri di L. A. Noire, il nuovo videogame dei ragazzi terribili della Rockstar, gli stessi di Grand Theft Auto, in uscita il 20 maggio. Ambientato nella Los Angeles del dopoguerra, quella della Dalia Nera, è un gioco che con ogni probabilità passerà alla storia. Non tanto e non solo perché è uno dei più costosi mai prodotti, ma anche perché è il primo ad essere stato ammesso in un festival di cinema, il Tribeca Film Festival di Robert De Niro, in scena a New York dal 20 aprile al primo maggio. Tutto merito di una nuova tecnologia rivoluzionaria, il Motion Scan, messa a punto per L. A. Noire e usata per trasferire in digitale le espressioni del volto degli attori, rendendolo un vero e proprio film.

"E' stato un incubo", racconta ridendo Aaron Staton, l'attore protagonista del videogame. "Per circa sei mesi ho recitato le mie 220 pagine di dialoghi circondato da 32 telecamere". Staton, noto soprattutto per essere uno degli interpreti principali del serial tv Mad Men, veste i panni di Cole Phelps. Un poliziotto che tenta di porre un freno alla violenza che nel 1947 stava insanguinando le strade di Los Angeles. Piccoli e grandi casi, che molto devono ai romanzi di James Ellroy o a film come Chinatown di Polanski, parte di un unico mosaico che prenderà forma attraverso le 25 ore di gioco.

"Recitare in un progetto come questo non è
come recitare in un videogame del passato", continua Staton. "Sono esperienze sempre più simili a quelle del cinema più avanzato dal punto di vista di un attore. L. A. Noire è la prima vera dimostrazione di come, nel giro di pochi anni, sarà sempre più difficile distinguere fra film, giochi elettronici, animazione. Gli spazi digitali saranno probabilmente comuni, condivisi, così come le tecnologie. I progetti nasceranno già in origine fortemente multimediali ma interconnessi".

Di qui l'attenzione di Hollywood per il Motion Scan - pare che diverse major lo vogliano utilizzare a breve - che nasce dalla sua capacità di leggere ogni più piccolo movimento del volto di chi recita. Il risultato, nel videogame, è uno spessore psicologico dei personaggi prima difficile da rendere adeguatamente. L'esito degli interrogatori di Cole Phelps, passano ad esempio per l'interpretazione delle emozioni che affiorano sul volto dei sospettati o dei testimoni. Ed è tutto così accurato che alla fine sono i movimenti del corpo quelli che, per contrasto, appaiono artificiosi. Al Team Bondi, la software house che ha lavorato al progetto con la Rockstar, si sono talmente innamorati delle possibilità offerte da questa tecnologia da farne il centro del gioco. Con l'aggiunta degli immancabili inseguimenti, delle sparatorie, della raccolta di indizi.

"E' stato importante per la mia carriera", spiega Staton. "E non solo perché, essendo del 1978, sono cresciuto con i videogame. Credo che d'ora in avanti si reciterà sempre più spesso in questa maniera. Lavorando in L. A. Noire ho fatto pratica con il futuro dell'intrattenimento". 
(11 aprile 2011)

domenica 10 aprile 2011

yess....

Facebook progetta i server
per reti e social network

L'azienda ha aperto le porte dei suoi data center alle multinazionali che producono computer, come HP e Dell, e ai costruttori di Cpu, come Intel e AMD. Su "Open computer project" Zuckenberg ha investito già 18 mesi di lavoro e decine di milioni di dollari. L'obiettivo è avere dei sistemi "specializzati" per il "social" sul web
di CLAUDIO GERINO

FACEBOOK entra nel mondo della produzione di computer. L'azienda che ha rivoluzionato internet e i social network, vuole dire la sua anche nel mercato dei pc, con particolare riferimento a quelli che gestiscono le grandi reti informatiche e gli stessi social network. Lo ha annunciato il suo fondatore e amministratore delegato, Mark Zuckerberg nel corso di un media event a Palo Alto, in California.

Il progetto si chiama "Open Computer Project" e verrà sviluppato con la collaborazione di alcune delle più grandi marche al mondo, produttrici di computer o di suoi componenti, come Hewlett Packard, Dell, Advanced Micro Devices e Intel. Gli ingegneri di Facebook ci stanno lavorando da 18 mesi e il progetto è costato sinora decine di milioni di dollari.

Tutta l'operazione mira a un obiettivo molto semplice: produrre nuovi server e nuovi centri dati, più economici e più efficienti, disegnati e ideati in modo da consentire ai nuovi computer del futuro un utilizzo migliore di internet e dei social network.

"Da tempo - ha spiegato Zuckerberg illustrando l'iniziativa - abbiamo trovato che molti prodotti che vengono messi sul mercato non contengono esattamente quelle funzioni di cui noi abbiamo bisogno e di cui hanno bisogno le applicazioni degli altri social network". Per questo, ha sottolineato il fondatore di Facebook, "abbiamo deciso di cimentarsi nella progettazione e nella realizzazione dei server del prossimo futuro in grado di garantirci le prestazioni e la flessibilità necessarie per
la gestione dei social network". Una mossa importante, destinata a influire sulla produzione di hardware nei prossimi anni, se si pensa che ormai Facebook conta oltre 500 milioni di utenti 1e da tempo sfida colossi della rete come Google 2 e Yahoo.

Al momento le infrastrutture tecnologiche che sostengono reti sociali come Facebook riescono a far girare in rete 30 miliardi di file video 3 e audio come foto e clip al mese. Si prevede che i server del futuro, grazie allo sviluppo di questo progetto, potranno aumentare di circa il 38% l'efficienza nello scambio di contenuti multimediali e abbassare i costi del 24% rispetto a oggi.

E per dimostrare l'apertura di Facebook al mondo della produzione hardware, Zuckerberg ha spalancato le porte del suo data center di Pineville, in Oregon, alle aziende del settore informatico. Il social network condividerà con quest'ultime la scheda tecnica dei server finora istallati. Si tratta di un'inversione di tendenza rispetto alle prassi adottate finora dai concorrenti diretti, come Google ed Amazon, che invece continuano a mantenere il più stretto riserbo sui dettagli dei loro data center.

"Abbiamo notato che i prodotti delle grandi aziende tecnologiche non sono in linea con le esigenze di Facebook", ha detto Zuckerberg sottolineando che, come contropartita, il progetto vuole ampliare il numero di fornitori di tecnologie basate sulle proprie specifiche. L'azienda di social networking dovrebbe quindi beneficiare delle economie di scala legate allo sviluppo di sistemi simili da parte di altre società.
(08 aprile 2011)

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IL CASO

Berlusconi contro i giudici e De Benedetti
"Lodo Mondadori? Rapina a mano armata"

Il premier se la prende con il giudice Mesiano che ha sentenziato sul maxirisarcimento da 750milioni che Fininvest deve alla Cir. "Ora tentano anche un attacco patrimoniale". Poi attacca la Consulta e rilancia la legge sulla responsabilità civile dei magistrati. La risposta della Cir: "Noi vittime di corruzione. La vicenda non riguarda l'attività politica di Berlusconi né le idee dell'ingegner De Benedetti"

ROMA - "Ora, contro di me, tentano anche attacco patrimoniale: a Milano c'è un giudice, di cui potrei dire molto, che ha formulato un risarcimento di 750 milioni 1 per la tessera numero 1 del Pd, De Benedetti, per un lodo a cui la Mondadori fu costretta. E' una rapina a mano armata". Silvio Berlusconi, parlando alla convention dei cofondatori del Pdl organizzata da Gianfranco Rotondi, attacca duramente la sentenza sul lodo Mondadori. E fa un'allusione al giudice Mesiano già finito nel mirino delle su televisioni quando fu seguito e spiato da una trasmissione di Canale5 2.

Berlusconi ricostruisce la vicenda in maniera sommaria, con l'intreccio Fininvest-Mondadori-Gruppo Espresso, e dice: "De Benedetti si alzò dal tavolo saltando di gioia, io rimasi seduto sconfortato". Ora, aggiunge, "alla Mondadori, che ha 252 milioni di valore, si chiede di risarcirne 750. Definire questo fatto una rapina a mano armata è il minimo". In realtà i magistrati hanno sospeso il maxirisarcimento dopo un accordo fra la Cir e la Fininvest 3 e la presentazione, da parte delle aziende del Cavaliere di una fidejussione bancaria da 800 milioni di euro a garanzia. La sentenza
di appello sul caso è attesa per il 4 maggio.

Affermazioni sulle quali giunge una secca risposta della Cir. Un portavoce del Gruppo ricorda che "quando il presidente Berlusconi definisce la sentenza civile di primo grado sul Lodo Mondadori una 'rapina a mano armata' dimentica di dire che l'unico reato di questa lunga vicenda, come stabilito dalla Corte di Cassazione, è stata la corruzione del giudice Vittorio Metta perpetrata nell'interesse di Fininvest nel 1991". "Da tale reato di corruzione giudiziaria - prosegue il portavoce - di cui Cir fu vittima, è nata l'attuale causa civile. Si tratta di un contenzioso tra due aziende, la Cir, società quotata in Borsa, e la Fininvest, non riguarda l'attività politica passata e presente del presidente del Consiglio nè le legittime idee dell'Ingegner Carlo De Benedetti ed è pertanto una vicenda che nulla ha a che vedere con le polemiche politiche quotidiane".

Il premier ha poi esteso l'attacco ai magistrati che "infangando me infangano l'Italia" e alla Corte Costituzionale ("Ormai è un organo politico") proprio mentre per un caso il presidente della Consulta Ugo De Siervo in un convegno diceva: "E' inammissibile che si giunga a campagne di disinformazione sull'attività della Corte costituzionale o di denigrazione dei singoli giudici o dell'intero organo". Poi il premier ha rilanciato la legge sulla responsabilità delle toghe: "i magistrati che sbagliano - ha detto - non pagano mai"; poi quella sulle intercettazioni necessaria, secondo lui, a mettere fine ad "uno Stato di polizia".

Ovviamente non poteva mancare il capitolo delle promesse. Agli ex Dc che si sentono poco considerati nel partito ha detto che "dopo aver vinto le elezioni amministrative metterò mano al partito, non avete avuto la giusta considerazione perché io non ho potuto occuparmi del Pdl. E alla platea cattolica ha promesso entro l'anno "il quoziente familiare". E' chiaro, ha aggiunto, che questo comporterà qualche aumento "di tasse a chi non ha figli e una riduzione a chi non ne ha". E a questo proposito ha fatto un siparietto con Carlo Giovanardi sottosegretario con delega alla famiglia, uno dei padroni di casa. "Sei  un cane da polpaccio - lo ha bonariamente rimbrottato il premier - mi hai dato il tormento e mi hai sfinito. Al punto che se non riusciamo a darti i 50 milioni con Tremonti te li do io".
(09 aprile 2011)
 
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Malesia, Vettel fa il bis
Ferrari: Massa 5°, Alonso 6°

A Sepang domina ancora il tedesco della Red Bull che precede la McLaren di Button e la Renault di Heidfeld. Poi l'altra Red Bull di Webber che precede la prima rossa, quella del brasiliano. Alonso compromette un possibile podio toccando Hamilton: penalità per entrambi

La partenza del GP con Vettel primo. Ap
La partenza del GP con Vettel primo. Ap
SEPANG (Malesia), 10 aprile 2011 - Non accadeva dal 2004 che un pilota vincesse le prime due gare della stagione. Tedesco allora (Michael Schumacher), tedesco oggi, Sebastian Vettel. Il campione del mondo della Red Bull ha dominato anche la gara di Sepang e dopo il trionfo di Melbourne imprime ora il suo marchio su un campionato che comunque ha mostrato tanti spunti.
strategie — Perché se è vero che Sebastian ha disputato l’ennesima gara solidissima, è altrettanto vero che dietro è accaduto tanto. Fino al traguardo il degrado delle gomme Pirelli ha tenuto col fiato sospeso i muretti, quanto basta per credere che l’aspetto strategie sarà davvero determinante tutto l’anno. E dunque è presto parlare di fuga, anche se un Vettel così determinato e in forma sarà un osso durissimo per tutti.
Vettel prende vantaggio dopo il via. Ap
Vettel prende vantaggio dopo il via. Ap
la rossa respira — Secondo ha chiuso Jenson Button, bravo come l’anno scorso ad azzeccare la strategia di gara. Terzo il sorprendente Nick Heidfeld con la Renault, scuderia a podio per la seconda gara di fila dopo il terzo posto di Petrov (oggi ritirato) in Australia. Poi l’altra Red Bull di Mark Webber e a seguire le Ferrari di Felipe Massa e Fernando Alonso. Peccato per quest’ultimo, autore di una bella gara d’attacco che stava per fruttare un podio agevole. Ma un errore al 46° giro, con tamponamento a Hamilton, ha vanificato tutto. Ma la rossa se non altro respira: è vero che in qualifica il gap è tanto, in gara però si può sperare. Con i prossimi miglioramenti sulla 150 Italia e gare senza sbavature la stagione può dare e dire ancora molto.
il via — Il via è stato davvero emozionante. A parte Vettel e Hamilton che sono sostanzialmente riusciti a non farsi travolgere, davvero brillanti sono stati i due della Renault. Heidfeld e Petrov hanno sfruttato la traiettoria esterna e nella controcurva a sinistra si sono trovati all’interno potendo così scavalcare le due Ferrari di Massa e Alonso, col brasiliano più veloce del compagno. Grande partenza anche per la Mercedes di Schumacher, subito alle spalle delle Ferrari. Dietro al tedesco Mark Webber, dei big quello partito peggio di tutti. Per l’australiano una prima parte di gara complicatissima, anche per gli attacchi del giapponese Kobayashi, col quale ha dato vita a una serie di sorpassi e controsorpassi. Al 10° passaggio situazione sgranata nelle prime posizioni con Vettel saldamente in testa con circa 6 secondi su Heidfeld e Hamilton, 9 su Button, 10 e 12 sulle Ferrari di Massa e Alonso che si sono sbarazzate della Renault di Petrov con un sorpasso (Felipe) e un errore in frenata del russo (Fernando) tra il 4° e il 5° giro.
Vattel taglia vittorioso il traguardo. Ap
Vattel taglia vittorioso il traguardo. Ap
pioggia — Il primo a rientrare ai box è così stato proprio Webber: l’australiano ha anticipato il pit stop al 12° giro nella speranza di poter recuperare qualcosa. Un giro dopo è rientrato Hamilton, proprio nel momento in cui è iniziata a cadere un po’ di pioggia. A seguire dentro Vettel, Button, Heidfeld e Massa con Alonso ancora in pista. La pioggia però non è aumentata e così Fernando è tornato dentro il giro dopo, montando pure lui le gomme da asciutto. Il pit stop ha comunque sortito un primo effetto importante perché Massa ha avuto un problema all’anteriore sinistra e col tempo perso si è ritrovato in decima posizione, al rientro in pista. Nuova fase di gara e subito Alonso protagonista: liberatosi di Massa, lo spagnolo ha attaccato e sorpassato la McLaren di Button al 17° giro portandosi in terza posizione. La Ferrari è così entrata in zona podio col due volte iridato a soli 10 secondi da Vettel, situazione quasi insperata dopo le qualifiche, dimostrazione che in gara le rosse non sono così lontane dai primi.
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passa massa — Al 22° giro bella prova anche per Massa che ha attaccato e passato Webber per il sesto posto. Seconda raffica di pit stop e Hamilton è il primo dei migliori a mettere le dure, seguito poi ai box da Vettel e Alonso che rimettono le morbide. Fase interessante, questa, con due bei sorpassi di Hamilton ai danni di Petrov e di Vettel ai danni di Massa, tutto tra il 25° e il 27° giro. Alonso nella sosta ha perso la posizione rispetto a Button e alle sue spalle si è pure rifatto vivo Webber. A 21 e 23 secondi Heidfeld e Massa. Webber ha inaugurato l’ultima serie di pit stop al 33° giro, montando le dure. Al 38° è il turno di Hamilton che fa la sua sosta e riesce a ripartire proprio davanti all’australiano. E un giro dopo il rientro di Button (che riparte davanti a Hamilton e Webber) seguito da Massa.
colpo di scena — Al 41° è il turno di Vettel e Alonso. Ma al 46° giro il colpo di scena che mette fuori causa lo spagnolo: Fernando è uscito velocissimo da una esse nel tentativo di passare Hamilton e ha centrato la McLaren danneggiando l’ala anteriore. Un vero disastro che ha costretto il ferrarista a rientrare ai box (e a fine gara i commissari puniranno entrambi i piloti con 20" di penalità che costano ad Hamilton un unteriore passo indietro in classifica, da 7° ad 8°). Davanti invece Vettel è filato tranquillo verso la vittoria. Due pole e due vittorie su due gare, ce è quanto basta per parlare di dominio. Eppure non sembra affatto un campionato così scontato. Certo, gli avversari devono sbrigarsi già a partire dalla Cina domenica prossima.
Giusto Ferronato© RIPRODUZIONE RISERVATA
 
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Starace, finale maledetta
A Casablanca vince Andujar

Il campano - che resta all'asciutto dopo quattro finali - perde 6-1 6-2 contro lo spagnolo, con il quale aveva un record di 5-0 negli scontri diretti. Una vittoria azzurra manca dal 1° ottobre 2006, quando Volandri vinse a Palermo

Potito Starace, numero 47 della classifica mondiale
Potito Starace, numero 47 della classifica mondiale
CASABLANCA (Marocco), 10 aprile 2011 - Potito Starace non ce l'ha fatta. Il campano ha perso in finale a Casablanca (450.000 euro di montepremi su terra battuta) in maniera rovinosa, per 6-1 6-2, contro lo spagnolo Andujar, con cui vantava un 5-0 nei precedenti scorsi diretti. Una vittoria azzurra manca dal 1° ottobre 2006, quando Volandri vinse a Palermo e soprattutto Starace non riesce a spezzare il sortilegio: finisce anche k.o. anche nella quarta finale Atp, dopo le sconfitte a Kitzbuhel e Valencia nel 2007 e a Umago nella scorsa stagione.
Victoria Azarenka. Reuters
Victoria Azarenka. Reuters
Probabilmente, Starace, che aveva disputato sino alla finale un ottimo torneo, ha risentito della fatica accumulata nei due incontri giocati nei quarti e in semifinale in cui aveva battuto in tre lottati set rispettivamente il francese Gilles Simon e il romeno Victor Hanescu. Per il 25enne di Cuenca, invece, era la seconda finale della carriera dopo quella di Bucarest dello scorso anno, dove poi vinse il trofeo.
WTA MARBELLA — La bielorussa Victoria Azarenka ha vinto il Wta di Marbella, battendo in finale in due set (6-3, 6-2) la romena Irina Begu. La Azarenka aveva eliminato ieri in semifinale Sara Errani (6-2, 6-1). A sorpresa, nell'altra semifinale, la Begu aveva superato la russa Svetlana Kuznetsova, per 3-6 7-6 6-4.
Gasport© RIPRODUZIONE RISERVATA

giovedì 7 aprile 2011

già..................

WEB

Youtube sfida la televisione
Google investe 100 milioni

La piattaforma video verrà riorganizzata per competere con la tv tradizionale, integrando all'interno del sito attuale dei canali tematici con contenuti professionali. Il lancio previsto entro la fine dell'anno di TIZIANO TONIUTTI

ROMA - La strategia di Google per l'attacco alla televisione, oltre che dalla piattaforma Google Tv,  passa anche dalla riorganizzazione di Youtube. Secondo quanto riporta il Wall Street Journal, Big G ha deciso di investire 100 milioni di dollari per la creazione di canali tematici su Youtube, progettati per competere con la tv tradizionale su internet. Il lancio dei nuovi canali dovrebbe avvenire entro la fine dell'anno, assieme ad un restyling della homepage, che metterà in evidenza i nuovi contenitori. Per questi spazi verranno realizzati dei contenuti appositi, di livello professionale, senza per questo intaccare lo spirito originale di Youtube, la "televisione degli utenti". Insomma, l'Agcom qualche tempo fa ci aveva visto lungo. Al momento, Mountain View non commenta la notizia, limitandosi a riportare che Youtube ha visto "una crescita straordinaria nel 2010" e "entusiasmo per il futuro". E che ora si lancia nell'avventura della "Connected Tv", l'inevitabile futuro della televisione.

Youtube sul divano. I nuovi canali saranno venti, e copriranno quasi tutto lo scibile dell'intrattenimento televisivo. Serie tv (o web?), film per il web, salotti tv e show tradizionali, ma per ora non si
sa nulla su possibili contenitori di news o approfondimento. Google non è sola in questa opera di stravolgimento della tv, e gli outlook finanziari delle aziende di streaming audiovisivo più importanti come Netflix e Hulu, sono più che positivi. A questo si aggiunga che Youtube è un canale fruibile su qualsiasi piattaforma e non solo televisioni o computer. Console fisse o portatili, smartphone e tablet, per Google e Youtube sono da adesso anche apparecchi televisivi. Una moltitudine di dispositivi che porteranno Youtube ovunque. Nel 2010 il fatturato di Youtube è stato di 544 milioni di dollari, che dovrebbero arrivare a 800 milioni quest'anno.

Senza canone. Secondo il Wsj, l'azienda sosterrà la produzione dei contenuti con la pubblicità, senza chiedere canoni di abbonamento. Una mossa astuta che prende i concorrenti in contropiede e che per la prima volta vede Google nel ruolo produttore ed editore di contenuti. E' una rivoluzione per il gigante del web, che nel giro di qualche anno competerà con i colossi della tv satellitare e tradizionale, e anche quelli della tv on demand. Quella di Google è una spinta verso l'evoluzione della televisione, che inevitabilmente decreterà il trapasso della tv come la conosciamo oggi.

Scenari. La strategia di Mountain View è chiara, nel momento in cui gli apparecchi televisivi si trasformano in veri e propri computer, in grado di connettersi a internet e utilizzare applicazioni. Google ha già in corso contatti con le principali agenzie di artisti di Hollywood e Youtube, che è il terzo sito più visitato al mondo, punta ad una quota di mercato della pubblicità televisiva negli Usa, una torta da 70 miliardi di dollari. Mountain View ha iniziato ad assumere personale per questo progetto.
(07 aprile 2011)

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Alonso e la lotteria Sepang
"Conta essere al posto giusto"

Vigilia di prime prove libere in Malesia, lo spagnolo della Ferrari è pronto: "Qui non conta solo il pacchetto, importanti anche cambi gomme e Safety car". Massa: "Piano a dire che la Red Bull ha già ucciso il campionato"

KUALA LUMPUR (Malesia), 7 aprile 2011 - Ricordate l’intervista di Hamilton al Guardian dopo Melbourne? “Mi vedo nei panni di Senna, con Alonso nelle vesti di Prost”. Oggi, nel pomeriggio malese, sotto il diluvio, è arrivata la risposta divertita del ferrarista, che ha scelto l’ironia per rispondere al rivale: “Mi potrebbe piacere questo dualismo, se vincessi quattro titoli mondiali…”. È un segnale di ottimismo in una Ferrari convinta di poter risalire in fretta posizioni dopo Melbourne, dove (non dimentichiamolo) i due giri veloci in gara sono stati proprio ottenuti da Massa e Alonso.
meteo — Succede tutto alle quattro del pomeriggio malese, più o meno all’ora della fine della gara, mentre su Sepang si scatena il consueto temporale giornaliero, e un tuono per un attimo supera e oscura la voce di Alonso, che se la ride. Ed è un sorriso che vuol dire molte cose, perché puoi lavorare come un matto per due settimane, dopo Melbourne (“e a Maranello lo fanno ventiquattr’ore al giorno”, assicura lo spagnolo della Ferrari), ma poi in un posto così bisognerà essere al posto giusto nel momento giusto. Nel senso che “per vincere conterà non solo il miglior pacchetto aerodinamico”, ma anche un’incredibile serie di fattori, dai cambi gomme all’eventuale ingresso della Safety car.
Fiducia — “Abbiamo lavorato molto dopo Melbourne – spiega Alonso – per fare crescere l’auto. Si è parlato di disastro, ma io sono arrivato quarto e Button, per esempio, sesto. La cosa più importante sarà un buon bilanciamento dell’auto. È importante l’aerodinamica dell’auto”. Alonso ha seguito, come molti altri piloti, un regime alimentare specifico in vista di questo week end, stressante (oltre che per le macchine) anche sul piano fisico, con importanti consumi di liquidi in gara. Il ferrarista si mostra fiducioso anche sulle nuove modifiche regolamentari: “Le abbiamo sperimentate solo per una gara, secondo me funzionano bene, diamo loro il tempo giusto per poterle giudicare, ma sinora mi pare che abbiano dato buon esito”. Una situazione strana, per la 150 Italia, dopo l’Australia: “Avevamo problemi di sottosterzo, ma in certi punti anche di sovrasterzo. Insomma, occorre essere più performanti e veloci. Ma non facciamo paragoni con l’anno scorso: là eravamo partiti forte, poi… Chissà che quest’anno succeda il contrario”.
felipe conferma — Felipe Massa è in crescita, il piazzamento di Melbourne, settimo dopo le squalifiche di Perez e Kobayashi, dà morale, anche alla luce del suo brillante comportamento in gara nei confronti della McLaren di Button: “Penso di poter lottare per un buon risultato, anche se ovviamente non sarà facile”. Imprendibile Vettel? Il brasiliano non ci sta: "È presto per dire che hanno già ucciso questo campionato. Cercheremo di guadagnare qualche posizione e più punti possibili. Qui ho ottenuto due pole in carriera (nel 2007 e nel 2008, n.d.r.), è un circuito che mi piace, servirà una vettura più competitiva per lottare in qualifica con la Red Bull, con un set up più aggressivo. Ci saranno temperature altissime per gli pneumatici, ma mi aspetto di avere lo stesso feeling con le Pirelli già mostrato in occasione dei test invernali”. Domani sapremo se le due settimane dopo Malbourne hanno consentito ai rivali di avvicinare Vettel. Con una premessa: si lavorerà soprattutto sulle ultime modifiche aerodinamiche, in attesa delle qualifiche di sabato.
dal nostro inviato
Filippo Grimaldi© RIPRODUZIONE RISERVATA
 
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GIAPPONE

Scossa di terremoto nel nord-est
Paura tsunami, revocato allarme

Il sisma ha raggiunto i 7,4 Richter. Epicentro vicino a Sendai, già devastata dalla catastrofe dell'11 marzo scorso. "Nessuna anomalia nella centrale di Fukushima". A Tokyo i grattacieli hanno vacillato. Onde anomale sulle costa, popolazione evacuata sulle colline

TOKYO - Una forte scossa di terremoto, che ha raggiunto i 7,4 Richter, ha colpito il nord-est del Giappone. Le autorità hanno diffuso un allarme tsunami. L'epicentro è vicino a Sendai, il punto più colpito nel devastante terremoto dell'11 marzo scorso 1 che aveva raggiunto una magnitudo di 8,8, ed è stato localizzato a largo delle coste di Honshu a 40 chilometri di profondità e a circa 144 chilometri da Fukushima.

L'allarme tsunami, revocato dopo circa un'ora, è stato quantificato dall'agenzia meteorologica giapponese in ondate alte massimo due metri, e le autorità hanno ordinato l'evacuazione della popolazione dalle località costiere invitanto tutti a raggiungere zone collinari. Onde anomale alte un metro hanno raggiunto la costa della prefettura di Miyagi, secondo quanto riferito dall'emittente tv NHK. Ma secondo l'osservatorio per gli tsunami del Pacifico (Pacific Tsunami Warning Center) "non è atteso uno tsunami distruttivo". A ogni buon conto, l'osservatorio giapponese sconsiglia la popolazione che si trova lungo le coste interessate a "ripararsi in un luogo sicuro".

GUARDA IL VIDEO 2

APOCALISSE IN GIAPPONE: LO SPECIALE 3

L'attenzione è naturalmente puntata sulla centrale nucleare di Fukushima. Le autorità hanno subito assicurato che "nessuna anomalia" è stata registrata nell'impianto gravemente danneggiato 4 dal sisma dell'11 marzo e la cui messa in sicurezza 5 è stata la priorità del governo giapponese nelle ultime settimane. La Tepco ha però ordinato l'evacuazione di tutti i tecnici dagli impianti. Anche a Tokyo la scossa, registrata alle 16,32 ora italiana (le 23,32 ora locale), è stata avvertita con forza, i grattacieli hanno vacillato.

Il governo ha diffuso intanto i dati aggiornati del sisma. Sono quasi 28mila le vittime - tra morti e dispersi - del terremoto e del successivo tsunami che un mese fa hanno devastato le coste nordorientali del giappone: l'ultimo bilancio fornito dalla polizia nipponica alle 14 ora italiana parla infatti di 12.690 morti e 14.736 persone che mancano ancora all'appello; gli sfollati sono oltre 177mila.
(07 aprile 2011)

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Migranti, Maroni: “Francia ostile”
Parigi risponde: “No all’ondata dall’Italia” 
 
Berlusconi firma il decreto per la concessione dei permessi di soggiorno temporanei. Bagarre alla Camera durante la relazione del ministro degli Interni: il deputato Zazzera dell'Idv espone il cartello "Maroni assassino". Scontro con il ministro dell'Interno francese: "Respingeremo i migranti anche se hanno visti di Roma". Ue: "Permessi di soggiorno non è permesso automatico di viaggio in area Schengen"
Il ministro dell'Interno Roberto Maroni
Gli immigrati avranno un permesso di soggiorno temporaneo. Berlusconi ha firmato il decreto dopo le polemiche scoppiate con il governo francese. Da una parte il ministro dell’Interno italiano Roberto Maroni, dall’altra il suo omologo d’oltralpe Claude Gueant. “Firmeremo il decreto per concedere ai migranti arrivati in Italia il permesso di soggiorno temporaneo. Il documento “consentirà di circolare in tutti i Paesi dell’area Schengen” e, ha spiegato il ministro, “verrà dato a coloro, e sono la stragrande maggioranza, che vogliono andare in Francia ed in altri Paesi”, ha detto Maroni nell’audizione alla Camera. E annunciava: “A questo proposito, domani mattina incontrerò il ministro dell’Interno francese, che ha chiesto di vedermi, per definire un sistema di intervento comune”. La tattica è chiara: da un lato chiudere il rubinetto che dalla Tunisia porta gli immigrati verso l’Europa, dall’altro aprire il tappo dei confini italiani per “svuotare la vasca”, per dirla con Bossi. Il tutto sotto l’occhio vigile degli elettori della Lega che, tra riforme della Giustizia, nucleare e pasticci sull’immigrazione, cominciano a non poterne più della continua e reiterata promessa di federalismo.

Insomma, tutto preparato per funzionare. Invece, il ministro dell’interno francese ha risposto “picche”. Prima ha inviato a tutti i prefetti del paese una circolare in cui ricorda cinque regole molto rigide per l’ingresso in Francia da “un paese terzo” membro dello spazio Schengen. Poi ha dichiarato: “Parigi è assolutamente nel suo diritto di rimandare in Italia i migranti che non possiedano i requisiti chiesti dal governo francese”. In Senato contemporaneamente Maroni bollava l’atteggiamento della Francia come “ostile”.

La circolare inviata questa mattina da Gueant spiega che gli immigrati provenienti da un paese Schengen “possono effettuare in Francia soggiorni che non superino i tre mesi” ma devono rispettare diverse condizioni: essere in possesso “o di un documento di soggiorno valido emesso da uno stato membro dello spazio Schengen e del proprio passaporto”, “o di un’autorizzazione provvisoria di soggiorno valida, emessa da uno stato membro, accompagnata da un documento di viaggio emesso dallo stesso stato membro”. “In ognuna di queste ipotesi, questi titoli di soggiorno e autorizzazioni provvisorie di soggiorno – viene spiegato ai prefetti – sono accettabili soltanto se notificate alla Commissione europea dallo stato che li ha emessi”. Oltre a “un documento di soggiorno valido” e “un documento di viaggio valido riconosciuto dalla Francia”, gli stranieri interessati devono “giustificare di avere risorse sufficienti” e di “non rappresentare con la loro presenza in Francia una minaccia per l’ordine pubblico”. I prefetti sono invitati a “verificare se le cinque condizioni sono tutte soddisfatte. In ogni altro caso, gli stranieri vengono riconsegnati allo stato membro di provenienza”.

Il ministro degli Esteri Franco Frattini ha definito l’atteggiamento francese “non particolarmente amichevole”. Ma a Gueant dà ragione la Commissione Ue: “Dare un permesso temporaneo agli immigrati non implica che queste persone abbiano un permesso automatico di viaggiare. Queste persone devono rispettare alcune condizioni”, ha detto il portavoce Marcin Grabiec.

Domani incontro Maroni-Gueant

Quale sia l’esito dello scontro si capirà domani. Il bilaterale tra Roberto Maroni e il collega francese, Claude Gueant, si terrà infatti alle 11 nella sede della Prefettura a Milano.

Mantovano ritira le dimissioni e Gabrielli diventa commissario straordinario
Durante il Consiglio dei ministri di oggi, Silvio Berlusconi ha firmato il decreto per la concessione dei permessi di soggiorno temporaneo agli immigrati. Dalla riunione sono poi uscite due novità: la nomina del capo del Dipartimento della Protezione civile, Franco Gabrielli, a commissario straordinario per l’emergenza immigrati e il ritiro delle dimissioni da sottosegretario all’Interno da parte di Alfredo Mantovano. Che ha quindi raccolto l’appello di Berlusconi, che in una nota diffusa in precedenza aveva fatto sapere di aver chiesto a Mantovano di ritirare le dimissioni: “Gli ho chiesto di entrare nell’Unità di Crisi istituita al Viminale e nella cabina di regia presso la Conferenza unificata. Ho infine sottolineato all’on. Mantovano che gli impegni assunti con lui e con i rappresentanti parlamentari della Puglia, a nome del Governo nei giorni scorsi, troveranno attuazione”. Dopo le rassicurazioni del premier anche il sindaco di Manduria, Paolo Tommasino, ha ritirato le dimissioni che aveva rassegnato il 30 marzo scorso.

Il Cdm ha poi dichiarato uno stato di emergenza per consentire l’adozione delle concordate misure umanitarie nel Nord Africa.

L’accordo tra Italia e Tunisia

Computer e fuoristrada. In cambio della garanzia di avere rimpatri e pattugliamenti da parte delle autorità tunisine. E’ il cuore del ‘Processo verbale’ siglato due giorni fa a Tunisi fra i due ministri dell’Interno Roberto Maroni e Habib Hessid, anticipato dal Corriere della Sera.
Nell’accordo si prevedono “28 fuoristrada giapponesi e 14 motori Caterpillar per motovedette” da consegnare entro due giorni. E da inviare entro dieci giorni “20 postazioni pc fisse con tastiera in arabo, 20 postazioni pc analogici fissi, 20 metal detector portatili destinati alla circolazione transfrontaliera”.
Nel testo si specifica poi che per chi arriverà dopo la firma dell’accordo “la verifica della cittadinanza tunisina sarà realizzata nel luogo di arrivo in Italia, sulla base di procedure semplificate” e che la “riammissione dovrà in ogni circostanza realizzarsi alla presenza del’autorità consolare tunisina e nel rispetto dei diritti dell’uomo e della dignità umana”.
In primis, comunque, bisognerà rafforzare “la cooperazione fra le forze di sicurezza dei due Paesi al fine di prevenire l’attraversamento illegale delle frontiere” e si specifica, all’articolo 4, che “Italia e Tunisia procederanno alla designazione reciproca di punti di contatto per scambiare in tempo reale ogni utile informazione operativa”. Il nostro Paese, poi, contribuirà all’addestramento delle forze di polizia locali.
Prevedendo altri sbarchi, infine, Maroni, sempre secondo il quotidiano di via Solferino, avrebbe anche proposto la nomina del Capo della protezione civile, Franco Gabrielli, come nuovo commissario per l’emergenza che si occupi di tutta Italia. Nomina che potrebbe arrivare al prossimo Consiglio dei ministri.

Le polemiche alla Camera
Dopo il pienone di ieri sera per le votazioni sul processo breve, la Camera è semivuota in occasione dell’informativa del ministro dell’Interno Roberto Maroni sulla crisi dell’immigrazione. Accanto al ministro Brunetta e Calderoli. L’opposizione schiera, oltre a diversi deputati, i suoi leader: nell’emiciclo ci sono Bersani (Pd), Di Pietro (Idv) e Casini (Udc). Più vistosi, invece, i vuoti nei banchi della maggioranza ma anche in quelli di Fli. Assenze dovute forse dall’ora tarda in cui la seduta notturna di ieri si è conclusa. E nell’aula semi vuota, al termine dell’intervento di Maroni, Pierfelice Zazzera dell’Idv ha esposto nell’Aula della Camera un cartello con la scritta “Maroni assassino”. Il cartello gli è stato strappato dalle mani da Giancarlo Giorgetti della Lega. Il gesto è stato condannato dal leader dell’Italia dei valori Antonio Di Pietro che si è subito scusato con Maroni.

In tarda mattinata arrivano anche le scuse dello stesso Zazzera: ”Ho superato il limite e per questo chiedo scusa. Ci tengo a precisare, però, che il mio gesto non voleva essere un attacco personale al ministro Maroni, ma una provocazione e denuncia politica per quanto sta accadendo con i migranti”, ha detto il deputato dell’Idv. “I 250 morti di ieri, tra cui molti bambini, mi hanno turbato profondamente. Quanto sta accadendo in Puglia dimostra l’assenza delle istituzioni e il disagio della popolazione pugliese che si è trovata sola a gestire l’emergenza. Ritiro, dunque, anche se tardivamente, quel cartello, ma resta la denuncia politica”, ha concluso Zazzera.

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Rossi, a Jerez prove di futuro
Venerdì test con la Ducati 2012

Il pesarese torna sulla pista andalusa per svezzare la Desmosedici GP12 per la prossima stagione, con il motore da 1.000 cmc. Sabato sarà la volta del compagno Hayden

Valentino Rossi, 32 anni, in gara a Jerez, doce ha chiuso 5°. Afp
Jerez (Spagna), 7 aprile 2011 - Valentino Rossi torna subito a Jerez, il luogo del "delitto", l'incidente di gara che nel GP di domenica ha messo fuori Casey Stoner per una scivolata alla prima curva. L'occhiata però, non sarà rivolta indietro, ma al futuro: il pesarese e Nicky Hayden, infatti, sulla pista andalusa proveranno la nuova Ducati GP012.
indicazioni utili — Dopo avere effettuato il primo "shake-down" a Jerez de la Frontera con esiti positivi, i collaudatori Franco Battaini e Vittoriano Guareschi, infatti, lasceranno venerdì la Ducati Desmosedici GP12 al pesarese. In questo modo Rossi potrà subito dare delle preziose indicazioni al reparto tecnico, per proseguire e impostare al meglio lo sviluppo della moto per la prossima stagione, che ha - come da rinnovato regolemento - il nuovo motore da 1000 cmc. Sabato, invece, sarà la volta del compagno di squadra, Nicky Hayden, in arrivo dalla Germania dove era impegnato in attività promozionali. Una struttura apposita di ingegneri e meccanici del team ufficiale si occuperà di seguire i due piloti, con il direttore tecnico Filippo Preziosi a dirigere come sempre le operazioni. In parallelo, procederà a pieno ritmo lo sviluppo della GP11, la moto di questa stagione, come da programma, con il test team e Battaini.
Gasport© RIPRODUZIONE RISERVATA