martedì 24 maggio 2011

ma dai......

Internet e telefonia, norme Ue
dalla parte del consumantore

Da domani entra in vigore il Telecoms Package, pacchetto di diritti garantiti per gli utenti di servizi web e telefonici. Manca il recepimento del legislatore italiano, Bruxelles pronta a punire i Paesi ritardatari di ALESSANDRO LONGO

NUOVI diritti per chi usa servizi internet e telefonici. Lo stabilisce un pacchetto di norme europee che entra in vigore domani e che ora il legislatore italiano dovrà recepire. I nuovi diritti del "Telecoms Package" coprono un ambito molto ampio e molti riguardano il rapporto tra utenti e operatori. Potremo per esempio cambiare operatore con portabilità del numero, fisso e mobile, in un solo giorno (adesso sono tre per il numero di cellulare e cinque per quello di casa). La normativa chiede maggiore trasparenza sulle offerte internet: gli operatori devono indicare i livelli di qualità minimi e rimborsi o compensazioni in caso di inadempimento. Devono anche informare l'utente se applicano tecniche di gestione traffico, con cui rallentano per esempio il traffico peer-to-peer, VoIP e quello degli utenti che scaricano troppi dati (come fanno quasi tutti gli operatori italiani).

A riguardo, Agcom ha già fatto alcuni passi nella giusta direzione. Ha imposto agli operatori di indicare numerosi parametri minimi 1 di qualità, anche se per ora solo sulle offerte adsl. E per chi non li rispetta c'è solo l'obbligo a concedere la disdetta gratuita (invece di un rimborso). Non è ancora ottimale, inoltre, il modo con cui l'utente può accertare la mancata promessa. Può farlo tramite un test voluto da Agcom 2, che però al momento è ancora laborioso (dura 24 ore). Tanto che l'hanno completato appena
2.800 utenti in quattro mesi. Agcom ne è consapevole e quindi a giugno, secondo quanto anticipato a Repubblica.it, lancerà una versione semplificata del test. Non durerà per forza 24 ore, ma finirà non appena rileverà che l'operatore ha mancato una promessa di qualità (su uno dei vari parametri, come la velocità o la latenza). Allora genererà subito un file pdf, utilizzabile dall'utente per chiedere formalmente al proprio operatore di rimediare (una prima volta; se il problema persiste, scatta il diritto alla disdetta). A ottobre arriverà invece una versione ultra-rapida del test, priva di valore normativo. I risultati non consentiranno all'utente di protestare con l'operatore, ma solo di capire se ha davvero un problema alla linea. Nel caso quindi lo invoglieranno a eseguire la versione più lunga del test. Sul tema della neutralità della rete, invece, Agcom ha avviato un'indagine conoscitiva, che potrebbe sfociare in norme già da quest'anno.

Di certo, il recepimento della normativa europea imporrà agli operatori a essere trasparenti sulle proprie pratiche di gestione traffico (già adesso le dichiarano, sui propri siti, ma potrebbero dare più dettagli su quanto e quando limitano la velocità). Al momento non ci sono elementi, invece, per l'arrivo di norme che vietino tout court certe pratiche. La Commissione europea di recente ha stabilito che interverrà in tal senso solo se risulterà necessario per salvaguardare la concorrenza o i diritti fondamentali degli utenti; per ora si limita a vigilare sul fenomeno.

Nel Telecom Package ci sono anche norme che impattano sulla concorrenza tra operatori. Danno per esempio alle Autorità tlc nazionali (Agcom, da noi) il potere di separare la rete degli operatori dominanti (Telecom Italia nel nostro caso), ma solo come extrema ratio. La Commissione si attribuisce inoltre un nuovo potere: di emettere una "raccomandazione" alle Autorità nazionali, per modificarne le decisioni che reputa pericolose per la concorrenza e il mercato. Significa che Agcom da domani dovrà essere più attenta nelle delibere o rischia di sollevare le ire della Commissione. Un tema caldo di questi giorni sono per esempio le regole per le reti a banda larghissima (Ngn, Next generation network), di cui Agcom ha appena approvato un primo schema di provvedimento. Secondo i concorrenti di Telecom Italia, questo contrasterebbe con la normativa europea perché non concede loro di accedere alla Ngn dell'ex monopolista con la stessa ampiezza di possibilità che ci sono per l'Adsl. A riguardo, Agcom attende appunto il responso della Commissione europea.
 
Ora, tutto dipende dalla solerzia del legislatore italiano, che dovrà recepire il Telecoms Package. Finora in Europa l'hanno fatto solo i governi di Danimarca ed Estonia, ma la Commissione europea prevede che lo faranno altri otto-nove Paesi entro questa settimana. Per l'Italia è improbabile che avvenga prima della fine dell'estate. "Il decreto legge per recepire il pacchetto è praticamente pronto, ma per farlo dobbiamo aspettare il Parlamento, che deve approvare la legge di delega al governo,  dentro la legge comunitaria", spiega a Repubblica.it Roberto Sambuco, Capo Dipartimento del Ministero dello Sviluppo Economico. "E la legge è ora alla Camera in terza lettura". Già la Commissione europea fa sapere che è pronta a sanzionare i Paesi ritardatari.
 
(24 maggio 2011)

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Ferrari, nuova area tecnica
Costa non è più direttore

Dopo il difficile GP di Spagna il Cavallino ha comunicato una riorganizzazione interna: Fry alla progettazione della macchina, produzione a Lanzone, motori ed elettronica a Marmorini. L'ormai ex direttore tecnico passa ad altro incarico

Aldo Costa non è più direttore tecnico Ferrari. Colombo
Aldo Costa non è più direttore tecnico Ferrari. Colombo
MARANELLO (Modena), 24 maggio 2011 - Prime conseguenze alla debacle della Ferrari nel GP di Spagna. Oggi la scuderia di Maranello ha annunciato un riorganizzazione della sua struttura tecnica. La notizia principale è che l'ing. Aldo Costa non è più il direttore tecnico, passa ad altro incarico in azienda. Contestualmente l'area tecnica è stata divisa in tre settori: l'Autotelaio, affidato a Pat Fry, la Produzione, affidata a Corrado Lanzone, Motori ed Elettronica, ancora sotto la guida di Luca Marmorini.
chi è costa — Il padre della Ferrari 150 Italia Aldo Costa, rimosso dall'incarico di direttore tecnico, era approdato a Maranello nel 1995 per assumere l'incarico di sviluppare il progetto della versione GT-Le Mans della F50. Costa muove però i suoi primi passi in Formula 1 come capo progettista della Minardi nel 1988. Nella scuderia faentina l'ingegnere laureatosi all'Università di Bologna riveste diversi incarichi: addetto ai calcoli strutturali fino al 1989, responsabile del progetto della vettura fino al 1991 e direttore tecnico. Dopo essere arrivato a Maranello nel 1996, Costa diventa responsabile della progettazione autotelaio nell'ambito della Gestione Sportiva e nel 1998 viene nominato assistente del capo progettista Rory Byrne, al quale è succeduto nel 2004. Nel 2006 viene nominato capo della Direzione Autotelaio. Dall' 1 gennaio 2008 diventa il nuovo direttore tecnico della casa di Maranello, incarico mantenuto fino ad oggi.
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Nucleare, il governo affossa il referendum
Con 313 sì la Camera vota la fiducia
Con il voto di fiducia al decreto Omnibus oggi la Camera approverà la moratoria sulla costruzioni di impianti in Italia. Tentando di rendere inutile il voto del 12 e 13 giugno prossimo quando i cittadini saranno chiamati a decidere anche sull'abrogazione del legittimo impedimento. Per l'Idv però il passaggio odierno in aula è inutile: "Poi toccherà alla Cassazione"
La Camera affossa il referendum sul nucleare. Con 313 sì e 291 no l’aula ha votato la fiducia, come chiesto dal governo, al cosiddetto “decreto Omnibus” nel quale è inserito anche l’emendamento che abroga le norme che aprivano la strada alla costruzione in Italia di nuovi impianti nucleari. La “responsabile pausa di riflessione” che il ministro dello Sviluppo economico, Paolo Romani, aveva annunciato agli inizi di marzo, a seguito della tragedia di Fukushima, ha dunque partorito la decisione di togliere ai cittadini la possibilità di esprimersi il 12 e 13 giugno su eventuali centrali da realizzare nel Paese. Il timore maggiore per la maggioranza era il raggiungimento del quorum, considerato che contestualmente al referendum sul nucleare si vota anche quello sull’abrogazione del legittimo impedimento. Silvio Berlusconi, del resto, lo aveva detto: l’effetto Giappone potrebbe riempire le urne. La volontà della maggioranza non è rinunciare alla partita nucleare ma piuttosto rimandare la questione. E se si priva di interesse la tornata referendaria è meglio. Toccherà però alla Cassazione decidere.

Fuori da Montecitorio da ieri prosegue il presidio di protesta dei comitati per il sì al referendum per acqua e nucleare, contro il decreto Omnibus. Al presidio stamani ha partecipato anche Satoko Watanabe, leader dei Verdi giapponesi. ”Non andate a votare solo per voi, ma fatelo anche per i vostri figli, e i figli dei vostri figli: votate sì”, ha detto. “Il referendum – afferma Watanabe – è una grande opportunità che non può essere sprecata. Un momento molto importante per gli italiani che hanno la possibilità di scegliere: noi giapponesi non l’abbiamo avuta”. La leader ambientalista nipponica ricorda la scelta fatta dal popolo italiano con il referendum di quasi 25 anni fa, e se ne dice “molto orgogliosa”. Bolla come “bugie” le garanzie fatte dalle aziende elettriche sul nucleare e vede nelle rinnovabili “fatte con il sole, il vento e il mare, il futuro per l’uomo”. Ad accompagnarla, il presidente dei Verdi Angelo Bonelli che ha puntato il dito sulla fiducia posta dal governo al dl Omnibus: “Il governo sta sospendendo le libertà democratiche, una cosa che non è mai accaduta nella storia della repubblica e che si vede solo nei regimi”. Serve – conclude Bonelli – “una grande mobilitazione democratica di tutti gli italiani affinché la nostra società non sia sottoposta al rischio e alla follia del nucleare”.

Stamani il presidente della Repubblica,Giorgio Napolitano, ha salutato con un cenno del viso e alzando una mano i manifestanti presenti. Napolitano prima di salire in auto, dopo essere stato alla commemorazione di Alessandro Natta, l’ex segretario del Pci, ha salutato chi si trovava in piazza Montecitorio al di là delle transenne e gli chiedeva a squarciagola di “non firmare quella legge”, riferendosi al decreto Omnibus. Al Capo dello Stato si è appellato Antonio Di Pietro, affinché “non firmi una legge così truffaldina”.

“Uno scippo fatto al popolo italiano di poter decidere sul nucleare con il referendum”, sintetizza Pier Luigi Bersani. Secondo il leader democratico, i contenuti del decreto Omnibus sono “irrilevanti per le questioni economico-sociali che si affacciano”, nel provvedimento “spicca lo scippo fatto al popolo italiano di poter decidere nel referendum sul nucleare”. Mentre secondo l’Italia dei Valori il tentativo della maggioranza non andrà a buon fine. “Affrontiamo il voto di fiducia di oggi con lo spirito di chi subisce uno scippo”, ha dichiarato il portavoce Leoluca Orlando alla Camera, “lo scippo sta diventando un vizio, ma è inutile” perché non modifica la sostanza. “La maggioranza chiede con il decreto di rinviare il nucleare mentre il referendum ne vuole l’eliminazione”, ha ricordato, e “la Cassazione non potrà che prenderne atto”.
 
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domenica 22 maggio 2011

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L’impianto nucleare di Sessa Aurunca: 23 anni per chiuderlo e mezzo miliardo di euro 

Dentro al sito che sorge sul Garigliano, in provincia di Caserta, gestito dalla Sogin. L'assenza di un deposito nazionale ha fatto slittare tempi e aumentare i costi
Alla stazione quando chiedi per la centrale, la evocano con misura, distanza, quasi paura. Da queste parti lo chiamano mostro, l’impianto che ha smesso la sua attività nel 1978, dopo 33 anni è ancora lì ad agitare paure e timori della popolazione, nonostante le precauzioni di chi la gestisce. E’ chiusa, ma aumentano i costi di gestione, prelevati dalle tasche dei cittadini. Siamo a Sessa Aurunca, in provincia di Caserta, ai confini con il Lazio. Nei pressi del fiume Garigliano sorge la centrale nucleare entrata in funzione nel 1964 e spenta dopo 14 anni a seguito di un guasto.

Il fatto quotidiano entra nell’impianto, oggi in fase di dismissione, insieme alla commissione bonifiche ed ecomafie della regione Campania. Il presidente Antonio Amato è impegnato, fin dal suo insediamento, in un tour. Da mesi attraversa scheletri, monumenti allo spreco, discariche e impianti disseminati lungo una terra, una volta appellata come felix. Dell’intera commissione presente solo un consigliere. “Quella del nucleare – denuncia il presidente Amato – è una scelta assolutamente sbagliata, per le primarie questioni legate alla sicurezza ed alla salute, ma anche in termini di costi benefici, il calcolo appare del tutto privo di logica. Ancora oggi paghiamo sulla nostra bolletta i costi della dismissione delle passate centrali. Pensare di realizzare nuove centrali è una scelta del tutto scriteriata”.

Il tema è di stretta attualità in vista del referendum del prossimo giugno che si propone di bocciare il ritorno all’atomo varato dal governo. L’accesso alla centrale nucleare di Sessa Aurunca è riservato, il sito è strategico e all’esterno è protetto dagli agenti di un istituto di vigilanza. La fase di decommissioning, il completo smantellamento dell’area, è affidata alla Sogin, la società per azioni, a capitale pubblico, che ha in carico la gestione, nel nostro paese, della fine degli impianti nucleari. Per chiuderli occorre una società, ma soprattutto capitali umani ed economici.

Il decomissioning prevede l’allontanamento del combustibile nucleare, nel caso della centrale di Sessa in parte trasferito in Inghilterra e in parte al deposito ‘Avogadro‘ di Saluggia, la decontaminazione delle strutture e lo smantellamento dell’esistente. “Del sito resterà solo la cupola, l’enorme sfera centrale – spiegano i tecnici Sogin – perché è stata costruita dall’architetto Riccardo Morandi”. La completa bonifica del sito era prevista entro il 2016, ma la data è slittata. ” I ritardi nelle autorizzazioni e la mancanza di un sito di stoccaggio nazionale per le scorie – chiariscono gli esperti Sogin – ha ritardato la data di conclusione dei lavori”.

Più passa il tempo e più aumentano i costi di mantenimento. La data ora prevista per il completamento delle operazioni di dimissioni è il 2022, ben 23 anni dopo l’inizio dell’attività di decommissioning. Non si escludono ulteriori proroghe, se il governo nazionale non avrà individuato e realizzato il deposito nazionale delle scorie. La Sogin ha un progetto: sito di deposito nazionale più centro di ricerca, in una zona ancora da individuare, che raccoglierà 80mila metri cubi di rifiuti radioattivi dalle centrali dismesse di tutta la penisola. La stima per i rifiuti del Garigliano si aggira intorno ai 6-7 mila metri cubi che saranno allocati, in attesa del deposito nazionale, nella stessa centrale casertana in un sito provvisorio in costruzione chiamato D1( che si aggiunge ad un altro deposito in loco già esistente). I costi, sempre secondo la Sogin, per la completa dismissione si aggirano intorno ai 450 milioni di euro per la sola centrale di Sessa Aurunca.

Un conto che al momento pagano gli italiani attraverso un contributo inserito nella bolletta elettrica, la cosiddetta componente A2. Per capirci la centrale non funziona da 33 anni, per smantellarla in termini previsionali ne occorrono 23, un quarto di secolo, ad un costo di mezzo miliardo di euro. Per smantellare tutte le centrali il costo è intorno ai 5 miliardi di euro(compresa la realizzazione del deposito nazionale), raddoppiato rispetto alle previsioni iniziali. Un impianto che produce reddito e ricchezza anche se fermo, ma per le ditte che si accaparrano gli appalti, sub-appalti con il giro dei fornitori. In terra di Gomorra il rischio è il lucro delle organizzazioni criminali, ‘ firmiamo protocolli di legalità e chiediamo certificati antimafia attenendoci con rigore al codice degli appalti’ assicurano gli esperti Sogin.

Anche Legambiente assiste alla visita della centrale. Nel marzo scorso il ministro della salute Ferruccio Fazio rispondendo ad una interrogazione parlamentare aveva negato ogni tipo di danno sanitario o ambientale causato dalla centrale. “Il ministro – denuncia Giulia Casella del circolo Legambiente locale – ha risposto, ma bisogna rimarcare che non c’è uno studio epidemiologico nell’area( dovrebbe partire a breve, ndr) e manca, in provincia di Caserta, un registro dei tumori per capire l’impatto sulla salute che ha avuto l’impianto, visti i numerosi casi di neoplasie, malformazioni, registrati in passato nel periodo di vita della centrale”. Per il presidente della commissione regionale Antonio Amato il lavoro di bonifica sembra procedere positivamente, ma rileva un ulteriore criticità: “La mancanza di un protocollo di monitoraggio con Arpac e Asl per il quale intendiamo promuovere un’azione di sollecita a questi enti strumentali della regione”.
 
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LA MOBILITAZIONE

Un weekend di catene umane
contro il ritorno del nucleare

Tra oggi e domani dieci manifestazioni in tutta Italia per dire no ai progetti atomici del governo e al tentativo di far saltare con la falsa moratoria il referendum del 12 e 13 giugno

ROMA - Reazione "a catene" contro il nucleare. Ha preso il via stamattina da Palma di Montechiaro (Agrigento) (FOTO 1), località papabile per ospitare una delle nuove centrali del programma atomico del governo, il weekend antinucleare organizzato dalle oltre 80 associazioni del comitato "vota sì per fermare il nucleare".

Tra oggi e domani 10 catene umane cingeranno siti nucleari e località candidate ad ospitare nuove centrali "per dire a chi intende riportare l'atomo in italia che non ci stiamo, e che, come ha dimostrato il plebiscito in Sardegna, gli italiani non accetteranno trucchetti. Non accetteranno che, senza cancellare il nucleare, si cancelli il loro diritto ad esprimersi col referendum sul loro futuro e sulla loro sicurezza".

Dopo l'anticipo mattutino in Sicilia, nel pomeriggio teatro delle manifestazioni saranno la ex centrale nucleare di Caorso (Piacenza), il deposito per combustibile irraggiato di Saluggia (Vercelli) e poi a Chioggia, Monfalcone, Termoli e la foce del fiume Sele (Salerno), tutte località candidate ad accogliere i nuovi impianti. Catene umane sono in programma anche a Scanzano Jonico (Matera), sito indicato nel 2003 come sede del deposito nazionale delle scorie.  In serata, alle 19.30, sarà la volta di Nardò (Lecce), altra località dove il governo potrebbe decidere di costruire una nuova centrale. La serie delle catene umane si chiude infine domani mattina a Montalto di Castro (Viterbo). "I cittadini - promette una nota del comitato organizzatore - faranno sentire la loro voce contro la censura che cerca di nascondere i referendum agli italiani e contro i tentativi di sabotare il voto del 12 e 13 giugno".

Al momento l'emendamento al decreto omnibus con cui il governo vorrebbe rendere superfluo il referendum sull'atomo è all'esame della Camera. Palazzo Chigi punterebbe a porre la fiducia sul provvedimento, ottenendo - salvo sorprese legate alla tenuta della maggioranza - un via libera entro martedì o mercoledì della prossima settimana. A quel punto il testo dovrà essere firmato dal presidente della Repubblica e se il capo dello Stato non solleverà dei profili di illegittimità costituzionale (che pure alcuni osservatori ritengono di cogliere nel decreto), sarà poi la Cassazione a valutare se le modifiche introdotte siano sufficienti a far saltare la consultazione. Una decisione che al momento appare di difficile previsione.
(21 maggio 2011)

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Alonso: "Bello solo il via"
Vettel: "Siamo davvero forti"

Lo spagnolo della Ferrari commenta con amarezza il suo GP: "Sapevo che malgrado la partenza mi avrebbero passato, dobbiamo reagire subito". Il vincitore: "Doveva essere più facile, invece la McLaren è stata veloce". Hamilton: "Grande lavoro, non c'è delusione"

MONTMELO' (Spagna), 22 maggio 2011 - "La partenza è stato oggi l'unico momento buono". Diretto come sempre Fernando Alonso. La Ferrari è passata dalla soddisfazione del podio in Turchia all'umiliazione del doppiaggio in Spagna, uno sprofondo decisamente duro da digerire. Se non altro sono arrivati altri punti, ma a livello tecnico non poter lottare per il podio con continuità è qualcosa di preoccupante.

La strepitosa partenza di Alonso (a sin). Ap
La strepitosa partenza di Alonso (a sin). Ap
memorabile start — Un peccato, anche perché la partenza di Alonso è stata memorabile: dalla quarta posizione il campione spagnolo è riuscito a intuire il varco giusto per passare in testa alla prima curva. "Sicuramente ci mancava una bella partenza e su questo abbiamo lavorato molto, la macchina è partita bene e il lungo rettilineo ci ha permesso di poter passare" ha raccontato Alonso. Poi una lotta serrata per mantenere la testa, missione compiuta brillantemente fino al 18° giro. "Ci siamo trovati in una posizione che non era la nostra, di leader della gara con macchine più veloci dietro che poi ci hanno passato, sapevo che prima o poi l'avrebbero fatto. Ero preparato".

Alonso momentaneamente al comando della gara. Ap
Alonso momentaneamente al comando della gara. Ap
reazione — Sotto accusa il rendimento della macchina con le gomme dure: "Non hanno funzionato mai per noi, nè venerdì, nè sabato nè oggi in gara - afferma lo spagnolo - purtroppo le morbide durano 11-12 giri e bisogna fare 30-35 giri con le dure. Abbiamo pagato troppo. Tra una settimana siamo a Montecarlo con due team davanti tutti che hanno doppiato tutti compreso noi, quindi dobbiamo reagire subito. È un circuito speciale dove siamo fiduciosi di arrivare bene ma dopo, per il Canada dobbiamo fare un passo avanti: è decisivo per la nostra stagione".

Vettel innaffiato dai suoi meccanici. Ap
Vettel innaffiato dai suoi meccanici. Ap
casa red bull — Chi invece non ha proprio preoccupazioni pare Sebastian Vettel. La quarta vittoria su 5 gare è quasi un'ipoteca sul campionato. "È stata dura - ha detto il tedesco della Red Bull - pensavo di essere partito bene, ma ad un certo punto ho visto Fernando davanti. Non sono mai riuscito ad avvicinarmi per riuscire a sfruttare l'ala mobile e sono riuscito a passarlo solo al pit stop. Abbiamo fatto metà gara con le dure, la McLaren si è dimostrata molto forte e sapevo che sarebbe stata difficile. Negli ultimi 10 giri sentivo i pneumatici che mollavano, Lewis riusciva a sfruttare l'ala sul rettilineo, anche se alla fine rimaneva dietro. È stato vicino, fortunatamente negli ultimi due giri ho fatto buoni tempi anche negli ultimi settori. Il Kers? A volte funzionava e a volte no. Quando ho attraversato il traguardo è stato fantastico, sono felice, è stato un ottimo risultato. Ho un'altra conferma che siamo forti. Dicevano che non ci sarebbe stata gara per gli altri e invece e non è stato così".

Hamilton felice per il secondo posto. Ap
Hamilton felice per il secondo posto. Ap
casa mclaren — Lewis Hamilton ci ha provato, ha dato dura battaglia a Vettel ma alla fine si è dovuto accontentare del secondo posto: "La squadra ha fatto un lavoro fantastico, non possiamo essere delusi - spiega il pilota britannico - non sono partito benissimo ma sono riuscito a tenere il passo delle Red Bull. Fernando le teneva dietro nella prima parte. Poi sono riuscito a prendere la seconda posizione, ma superare Sebastian era difficile. Loro sono molto veloci, soprattutto nelle curve 3 e 9 e non è stato possibile. Ho fatto di tutto per poter mantenere il secondo posto". Gara splendida anche quella di Button: "Ottima la strategia delle tre soste - ha detto l'altro pilota McLaren - il primo giro è stato un disastro, sono rimasto bloccato all'esterno, non sapevo più neanche in che posizione fossi dopo le prime tre curve, poi era difficile anche superare, poi sono riuscito a riprendermi e con una strategia fantastica ad arrivare sul podio. È stato bello superare Fernando e Webber, questa volta abbiamo fatto la scelta giusta e sono punti pesanti".
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giovedì 19 maggio 2011

ahahahahaahaha

Incontro ravvicinato con l'orso
"Dillo a tutti che sei buono"

Insolito faccia a faccia nelle Dolomiti del Brenta, durante una passeggiata in montagna. E il nostro lettore lancia un allarme per la tutela della colonia di plantigradi, messa a rischio anche dai politici

di ANNA ZIPPEL
"DILLO a tutti che non sei pericoloso!". Si è trovato faccia a faccia con l'orso bruno passeggiando su un sentiero delle Dolomiti, ha avuto la lucidità di riprendere tutto, e perfino di lanciare un messaggio. Si chiama Giuseppe Alberti e fa la guida e l'educatore ambientale nel Parco naturale Adamello-Brenta 1. Con lui, sabato scorso alle 18, c'erano la moglie e il nipotino di 4 anni. Ed è stato lui a vedere per primo l'animale, prima che questo si accorgesse di loro, a circa 15 metri di distanza: "Un esemplare di orso bruno, con il pelo ancora semi-invernale scuro e folto, alto circa un metro e mezzo; come fanno gli animali, non è scappato via subito ma, dopo essersi alzato sulle zampe posteriori per vedermi meglio, è rimasto per qualche istante a fissarmi incuriosito. I nostri sguardi si sono incontrati, c'è stato un confronto. Per me è stata una grandissima emozione".

GUARDA IL VIDEO 2

Ne è venuto fuori questo "spot spontaneo" per affermare la non pericolosità dell'orso. Giuseppe Alberti, che nel parco organizza anche progetti per scolaresche di ogni età e attività estive per gruppi di visitatori, racconta che alla fine degli anni '90 in tutte le Dolomiti erano rimasti solo tre orsi bruni. Unici superstiti di una persecuzione secolare, che li aveva in sostanza portati sull'orlo dell'estinzione, nonostante l'Ursus Arctos fosse specie protetta già dal 1939.

Per correre ai ripari parte nel '99 il progetto di ripopolamento Life Ursus, finanziato dall'Unione Europea e condotto in collaborazione con la Provincia Autonoma di Trento e l'Istituto nazionale per la Fauna selvatica; nell'arco di pochi anni vengono introdotti nell'area dieci esemplari provenienti dalle riserve di caccia della Slovenia; i plantigradi si ambientano ben presto nel nuovo habitat, dando origine a una popolazione che consiste oggi, in tutte le Alpi centrali, in 30 esemplari, tutti costantemente monitorati attraverso radiocollari e studi su peli ed escrementi che vengono ritrovati nei boschi, dai quali emerge che sono per il 70% erbivori e insettivori e che nutrendosi di carcasse di altri animali svolgono anche una funzione di "pulizia".

"Malgrado oggi - ci spiega Alberti - fra i residenti nelle Dolomiti gli amici degli orsi siano la maggioranza, trattandosi peraltro di coloro che più frequentano e amano la montagna, la sopravvivenza degli animali è messa in pericolo da alcune proposte portate avanti da partiti come Lega Nord e SVP." Facendo leva sul tema "sicurezza", sulla paura e dunque su episodi negativi che hanno per protagonisti gli orsi (qualche gregge aggredito, arnie distrutte, pollai attaccati) si vorrebbe infatti arrivare all'eliminazione degli "scomodi plantigradi", con l'improbabile soluzione di rispedirli (con un "foglio di via" come i clandestini?) lì da dove sono venuti (in Slovenia), chiuderli in aree riservate o, addirittura, dando il via libera al grilletto dei cacciatori.

"Mi è venuto spontaneo dare voce all'orso perché viene ora strumentalizzato a fini politici: chi vive qui sa che neanche i più anziani ricordano aggressioni da parte di orsi bruni; la Provincia di Trento copre inoltre tutte le spese nel caso di danni a greggi o allevamenti, oltre a quelle per i recinti elettrici a messi protezione di campi e animali." Simbolo delle Alpi e delle Dolomiti, il più grande mammifero d'Europa fa anche parte delle cosiddette "specie ombrello", quelle che avendo più elevate esigenze ecologiche giocano un ruolo-chiave negli ecosistemi, dando all'uomo il polso della situazione sullo stato in cui versa l'ambiente in cui vivono. "Un ambiente in cui l'uomo è sì, ormai, dominatore, ma che per forza di cose non potrà - e non dovrà, pena la sua stessa sopravvivenza - mai essere di sua esclusiva proprietà".
(17 maggio 2011)
 
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Sgarbi debutta su Rai uno e si fa l’autodifesa
Ma è flop e la Rai sospende il programma
I dati bocciano il critico: la trasmissione registra appena l'8,27% di share. Un flop. Il sindaco di Salemi ha utilizzato la puntata per rispondere all'inchiesta della magistratura di Trapani che ha sequestrato 35 milioni di euro in beni a Giuseppe Giammarinaro, ex notabile dc, che avrebbe condizionato i lavori della giunta di Salemi. Ed è giallo sul compenso del conduttore di un programma costato un milione e mezzo a puntata
Prima puntata flop per Vittorio Sgarbi e la Rai decide di sospendere il programma. Con una nota ufficiale di viale Mazzini che arriva pochi minuti dopo lo share. “La Direzione di Rai1, considerati i dati di ascolto di Ora ci tocca anche Sgarbi, ha deciso di sospendere la trasmissione. La decisione è stata comunicata al professor Sgarbi che l’ha condivisa”. La sospensione in realtà, riguarda una sola puntata perché ne erano previste due in questa fase, per poi ripartire a settembre con altre quattro. Il risultato di ieri è fortemente penalizzante per la Rete ammiraglia rispetto al trend del periodo di garanzia. Ma è giallo sul compenso al conduttore. Secondo fonti di agenzia, nonostante il debutto imbarazzante, l’azienda onorerà il contratto.

Vittorio Sgarbi in prima serata ieri su Raiuno ha raccolto davanti alla tv appena 2,064 milioni di telespettatori, pari all’8,27% di share. Non un flop, di più. La trasmissione costa 1,5 milioni a puntata. Chi l’ha visto, che ne costa 85mila, ha registrato il doppio dello share: più del 16%.  Cinque puntate di Sgarbi costano alla Rai otto milioni di euro. Per raggiungere la stessa cifra si devono sommare 30 puntate di Ballarò (81mila euro ciascuna), 40 di Chi l’ha visto e 18 di Report (111mila euro). Ma Sgarbi fa flop. E a guardarla, la prima puntata di Sgarbi, qualche dubbio che non potesse essere un successo si aveva.

Vittorio Sgarbi ha bisogno di un’oretta per ambientarsi sul palco di Rai1, durante un’introduzione infinita su se stesso, prima di sferrare l’annunciato attacco al Fatto Quotidiano: “Arriverà la mia vendetta, falsari!”. Il critico d’arte era furioso per l’articolo di ieri che spiegava l’influenza a Salemi di Giuseppe Giammarinaro, un politico locale con interessi nella sanità e amicizie pericolose: Pino terremoto ordina, Sgarbi esegue e la mafia ringrazia. Storie di terre sottratte a Cosa nostra, che il puparo voleva togliere a “quelli di don Ciotti”, storie di un controllo sul Comune amministrato da Sgarbi, che racconta l’ex assessore Oliviero Toscani. Ecco, preso a celebrare il suo mito, Sgarbi sovviene: “Non consentirò di umiliare Salemi dai magistrati”. E chi ha sequestrato 35 milioni di beni a Giammarinaro: “Cose vecchie, chiarite. Quei terreni andranno a Slow Food e Toscani ha poco senso dell’amicizia”.

Poi mostra la pagina del Fatto, commenta il titolo, il catenaccio, il sommario: “Quello che avete letto dà la sensazione di essere una macchina costruita per ostacolare la mia trasmissione. La mia è l’unica versione, non sono un mafioso e non frequento mafiosi”. Indica il Fatto: “Guardate! Non passerò. Avrò vendetta di questi bugiardi e falsari. La pagheranno. Tradiscono la mia verità”. La sua, appunto. Ecco il critico d’arte che, pagato un milione di euro per cinque o sei puntate, si tuffa in una stucchevole Sgarbiografia: il passato (e il presente) di insulti in televisione, citazioni colte e affreschi di Raffaello, buttate lì con ostinata confusione. Ecco, il palco enorme, la passerella con applausi finti, le statue, le colonne. Il titolo è esaustivo: “Ci tocca anche Vittorio Sgarbi… Or vi sbigottirà (l’anagramma del suo nome, ndr)”.

Ecco, il sindaco di Salemi che si mostra a un pubblico entusiasta con politici e giornalisti: Anna Maria Bernini del Pdl, Ida Colucci del Tg2, Anna Falchi. Il programma è incartato in una lunga copertina con la registrazione di una telefonata, in viva voce, tra Sgarbi e un giornalista del Fatto con la sua memorabile definizione di “Fidel Castro per una redazione televisiva”. Una capra nera l’accompagna in scena, e libera il suo urlo: “Capra, capra, capra”. È in diretta, rivendica la vittoria con il direttore generale, Lorenza Lei: “Non esiste. Non si può andare in onda con una trasmissione registrata”. E invece il sontuoso programma di Sgarbi, 1,4 milioni di euro a sera, è proprio una collezione di filmati vecchi con un unico protagonista: Sgarbi medesimo. Dopo l’opposizione di viale Mazzini su dio, il tema era il padre, ma il sindaco è insieme padre, figlio, sorella. Tutto. C’è solo lui. Che racconta ai telespettatori, chissà quanto interessati, perché il regista Martinez l’ha mollato, perché il titolo è diverso: non è più “Il mio canto libero” in onore di Lucio Battisti, forse la vedova non avrebbe apprezzato.

Guai a cambiare canale, passano sempre immagini di repertorio, sembra una caricatura di Blob eppure, parole sue, “c’è dietro un lavoro di sei mesi”. Il programma non inizia mai: non esistono tempi o scalette, solo improvvisazione. Creatività, certo. Quella con Sgarbi che inneggia al suo egocentrismo e, pur cercando di aspettare un briciolo di senso, le palpebre si chiudono. Ecco, l’effetto del tanto costoso ritorno in televisione del critico in televisione: l’effetto sonnifero. Una noia micidiale a suon di milioni di euro (pubblici).

Da Il Fatto Quotidiano del 19 maggio 2011

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Alonso rinnova con la Ferrari
"La mia seconda famiglia"

Il contratto dello spagnolo con il team di Maranello è stato prolungato fino al 2016 compreso. Montezemolo: "Ha le qualità umane e tecniche per essere parte della nostra storia". Fernando: "E' stato naturale, questa sarà l'ultima squadra della mia carriera in Formula 1"


Fernando Alonso, 29 anni, cobn Luca di Montezemolo, 63. Reuters
Fernando Alonso, 29 anni, cobn Luca di Montezemolo, 63. Reuters
MARANELLO (Modena), 19 maggio 2011 - Fernando Alonso e la Ferrari insieme fino al 2016. L'annuncio è stato dato dal team di Maranello sul proprio sito internet. "La Scuderia Ferrari Marlboro - si legge sul portale del "Cavallino" - comunica di aver rinnovato l'accordo di collaborazione tecnico-sportiva con il pilota Fernando Alonso fino al termine della stagione 2016". "Ci fa molto piacere di aver prolungato il rapporto con un pilota che ha sempre dimostrato di essere un vincente, anche nelle condizioni più difficili - ha dichiarato il presidente Luca di Montezemolo -. Fernando ha tutte le qualità, tecniche ed umane, per essere parte a pieno titolo della storia della Ferrari che, lo speriamo, potrà arricchirsi presto di nuovi successi".
"Io e la Ferrari abbiamo la stessa filosofia, l'amore per le corse e la voglia di vincere. Adesso dobbiamo cercare di vincere"
fiducia — "Sono molto felice di aver raggiunto questo accordo - ha commentato Fernando Alonso -. Mi sono trovato subito a mio agio alla Ferrari e ormai la sento come una seconda famiglia. Ho grandissima fiducia nelle donne e negli uomini che lavorano a Maranello e in chi li guida: è stato quindi naturale per me decidere di estendere il rapporto così a lungo termine con quella che sarà l'ultima squadra della mia carriera in Formula 1. Per me è una sensazione bellissima, è un privilegio guidare per questa scuderia, adesso speriamo di avere un pò di successi in tasca al termine del nostro rapporto. Entrambi volevamo questo rinnovo, io e la Ferrari abbiamo la stessa filosofia, l'amore per le corse e la voglia di vincere. Sono bastate poche parole per trovare un accordo semplice, adesso dobbiamo cercare di vincere. Sono tranquillo, perchè sono nel team che mi può dare le maggiori chance di lottare per il titolo perchè qui si è sempre in corsa per il Mondiale, in questi 7 anni avrò sicuramente le mie chance e voglio sfruttarle. Adesso io e Felipe dobbiamo pensare a vincere, abbiamo lavorato duramente in questa settimana, dobbiamo cercare di lottare per la pole e per la vittoria, c'è tempo per recuperare, ma dobbiamo avere una macchina molto competitiva per farlo".
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mercoledì 18 maggio 2011

hahahhahahah

REFERENDUM NUCLEARE

Alle urne il 60% dei sardi
plebiscito contro l'atomo

Alta affluenza alla consultazione regionale, quasi unanime il no al ritorno delle centrali. Esulta l'opposizione, soddisfazione di Cappellacci: "Non accettiamo decisioni calate dall'alto" di ANTONIO CIANCIULLO

In un paese lacerato dalle elezioni, l'unica nota unificante è stata il nucleare. Il plebiscito sardo di sì anti atomo ha fatto registrare un coro di applausi che sull'isola è stato bipartisan: prima per l'alta affluenza alle urne (6 elettori su 10 hanno risposto al quesito referendario), poi per i risultati (i sì superano di gran lunga il 90 per cento).

I primi a congratularsi per questo anticipo di referendum sono stati gli ambientalisti e i partiti che hanno sostenuto la prova referendaria. "Il risultato clamoroso conferma la forte consapevolezza dei cittadini, ha dichiarato il presidente di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza. "Nonostante il silenzio di molti media, l'enorme affluenza al voto in Sardegna conferma la volontà dei cittadini di partecipare concretamente alle scelte per il proprio futuro non solo energetico".

"Ora l'incubo nucleare va abbandonato, insieme ai trucchetti per riproporlo tra due anni: gli italiani hanno il diritto di votare al referendum del 12 e 13 giugno per spazzare via ogni velleità di riaprire le centrali", ha aggiunto Stefano Leoni, presidente del Wwf. I Verdi hanno parlato di "vittoria nonostante il bavaglio", mentre per la responsabile ambiente del Pd, Stella Bianchi, "il messaggio è arrivato chiaro e forte". E per il portavoce dell'Italia dei Valori, Leoluca Orlando "il raggiungimento del quorum dimostra che la scelta nuclearista del governo è scellerata ed errata".

Ma anche il centro destra sardo, su posizioni diametralmente opposte a quelle di Palazzo Chigi, festeggia e chiede al governo una svolta sul piano energetico. "Sono fiero della coesione della Sardegna capace di dare una prova di unità di fronte a una scelta da cui dipende il nostro futuro", ha commentato il presidente della Regione Ugo Cappellacci. "La percentuale di sì va oltre ogni aspettativa e rappresenta un record rispetto alle più recenti consultazioni referendario. Ora si deve giocare la partita del modello alternativo per far arrivare le rinnovabili al 40%, mentre un 30% dovrà venire dal metano, un 10% dal carbone pulito e solo un 20% da fonti tradizionali".
 
(16 maggio 2011)
 
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Milano, 5 stelle lascia libertà di voto
Moratti sindaco? “Speriamo di no”
Mattia Calise, candidato sindaco del Movimento 5 stelle spiega la "strategia" per il ballottaggio: "Non serve un partito che dica alla gente cosa fare. La sovrapposizione della Moratti su Berlusconi "non depone a favore del candidato di centrodestra"
Mattia Calise, candidato sindaco di Milano per il Movimento 5 stelle
Ieri Beppe Grillo diceva: “Non ci aggreghiamo con nessuno, destra e sinistra sono la stessa cosa, che facciano Pisapia o Moratti sindaco, faranno sempre l’Expo e milioni di metri cubi di cemento” (Leggi l’articolo), oggi Mattia Calise, futuro consigliere a Milano, sembra segnare una differenza: “Guardando le posizioni degli attivisti sono principalmente se votare o no, ma in caso di voto molti si sono espressi per il centrosinistra”. “Io – spiega in conferenza stampa non andrò a votare perché ho la residenza a Segrate, ma se vivessi a Milano andrei a votare per Giuliano Pisapia”.

Insomma, “nessun apparentamento con i partiti in vista del ballottaggio, anche se la vicinanza a Silvio Berlusconi “non depone a favore del candidato di centrodestra”. “Non siamo un partito ma una forza civica – spiega Calise – Ci interessa cambiare il modo di fare politica e avere una cittadinanza attiva. Ognuno dei nostri elettori sarà libero di scegliere come deve essere in una democrazia. Non serve un partito che dica loro cosa fare”.

Il candidato sindaco del Movimento spiega che l’intenzione è quella di “avere cittadini informati che possano scegliere consapevolmente”, per questo, per fare in modo che tutti possano farsi una propria idea, il Movimento rivolgerà delle domade ai candidati e veicolerà le risposte via web”. L’invito ai partiti al ballottaggio è quindi quello di non rivolgersi a nessun militante del Movimento, quanto direttamente agli elettori. La libertà di voto comprende non solo la scelta del candidato, ma anche quella di votare o di astenersi. Infine, pur rinunciando ad orientare la base, lo stesso Calise ammette che la sovrapposizione di Letizia Moratti su Berlusconi “non depone a favore del candidato di centrodestra” e un altro candidato al consiglio non eletto aggiunge: “E’ difficile che possa prendere voti dei nostri elettori”.

Riguardo ai risultati Matteo Calise si dice soddisfatto: l’oltre 3 per cento raccolto dalla lista, infatti, gli permetterà di rappresentare il Movimento nel parlamentino di Palazzo Marino. “Abbiamo un consigliere comunale e il nostro obiettivo era proprio quello di entrare in consiglio”. Un bersaglio centrato anche per quanto riguarda le zone dove, aggiunge Calise, “abbiamo tra il 4 e 5 per cento e quindi anche lì avremo dei consiglieri”. Un risultato positivo raggiunto nonostante “la situazione ostile” determinata secondo il giovane studente “dalla polirizzazione estrema” e dall’invocazione “del voto utile”. Il Movimento a 5 stelle avrà dunque uno scranno nell’aula consiliare e le intenzioni sono bellicose: “Staremo col fiato sul collo dei politici, porteremo il controllo degli elettori sugli eletti”. L’arma è quella che sta alla base del movimento di Beppe Grillo: “il web al servizio della democrazia partecipativa”. Calise spiega che voterà a progetto, sui singoli provvedimenti, dopo averli esposti agli elettori. Il canale varrà anche in senso contrario: progetti nati e suggeriti dalla base saranno formalizzati nel luogo istituzionale.

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StoreJet, hd portatile a prova di urto

Un hard disk portatile potente e robusto. L'ha sfornato la taiwanese Transcend è in due versioni: StoreJet 25H3P con alimentazione USB 3.0 Super-speed e lo StoreJet 25H2P, dotato di interfaccia standard USB 2.0 La sua capacità è di 1TB, il che consente di archiviare qualcosa come 200 film in dvd. La caratteristica più evidente è senz'altro la resistenza agli urti, protetto com'è da un rivestimento in silicone per evitare gli scivolamenti improvvisi, un involucro rigido e persino un sistema di ammortizzazione interno del disco. Decisamente veloce nel trasferimento dei dati (fino a 90 megabyte per secondo) mette a disposizione anche un un software per la gestione dei dati e un unico pratico pulsante per poter fare il backup dei dati e per sincronizzarli col computer. A detta dell'azienda si tratte degli hd esterni più resistenti sul mercato, conformi ai rigorosi test anti-caduta delle forze Usa. Lo StoreJet 25H3P è disponibile ad un prezzo consigliato al pubblico di euro 168 iva inclusa, mentre lo StoreJet 25H2P a euro 162 iva inclusa.

martedì 17 maggio 2011

già.............

Alonso ci spera sempre
"In Spagna per vincere"

Lo spagnolo della Ferrari: "Il GP di casa è speciale, cercherò di arrivare al gradino più alto del podio". Massa: "Abbiamo lavorato molto per crescere, a Barcellona saranno decisive le gomme"

Fernando Alonso 29 anni, per la prima volta sul podio quest'anno in Turchia. Ansa
Fernando Alonso 29 anni, per la prima volta sul podio quest'anno in Turchia. Ansa
MILANO, 17 maggio 2011 - Il sogno di rivivere l'emozione del 2006, vincendo davanti al suo pubblico, non lo abbandona mai. Nemmeno adesso che la Ferrari deve ancora colmare il gap che la separa almeno dalla Red Bull. Fernando Alonso però raddoppia le sue motivazioni, anche alla luce del primo podio conquistato a Istanbul. "Lo meritavamo da qualche gara - dice lo spagnolo della Ferrari -, un podio importante per la motivazione dopo un inizio non facile. Correre in Spagna è un'emozione unica con le tribune piene di tifosi che vogliono spettacolo. Cercherò di arrivare al podio e magari alla vittoria, non è facile, ma ho le motivazioni. Voglio fare un risultato molto bello per la squadra". Dopo la Turchia a Maranello si è lavorato ancora molto sullo sviluppo della macchina. "Abbiamo lavorato al simulatore per capire come si comportano le gomme. Barcellona è un circuito che conosciamo per i test, ma cambia molto la temperatura rispetto all'inverno".
MASSA SPERA — E dello sviluppo della macchina parla anche Felipe Massa, sfortunato a Istanbul. "Si è lavorato anche sulle cose che non hanno funzionato, tipo i pit stop - dice il pilota brasiliano -. Spero di avere un miglioramento anche nella macchina, e di ridurre la differenza tra qualifiche e gara. Barcellona è un tracciato che conosco, non molto diverso dalla Turchia e sarà importante la strategia delle gomme. I pit-stop sono tanti, ma questa è una F.1 in cui tutti si divertono a guardare la gara perchè c'è sempre qualcosa che succede dall'inizio alla fine. E anche per i piloti c'è più lavoro, ci sono i sorpassi che prima non c'erano"
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INNOVAZIONE

Interazioni uomo-computer
Il futuro visto da Vancouver

Ottocento progetti per immaginare il nostro rapporto con la tecnologia che verrà. Dagli schermi ultra-touch ai dispositivi per facilitare la comunicazione medico-paziente. Una carrellata sui prototipi più innovativi presentati da università e aziende di GIULIA BELARDELLI

Una cornice magica che promette di trasformare il modo di relazionarsi a un touchscreen, un apparecchio per raggi X virtuali, una console grande quanto una parete e programmi pensati per rendere ancora più smart i cellulari di ultima generazione. A volerli guardare tutti assieme, i progetti e i prototipi presentati nei giorni scorsi alla Conferenza sulle Interazioni Uomo-Computer di Vancouver somigliano a qualcosa di molto simile a un manuale delle istruzioni per il futuro. Al fianco del PaperPhone 1 presentato dalla Queens University, infatti, sono moltissimi i gadget che vorrebbero far diventare sempre più naturale il nostro modo di rapportarci con la tecnologia di tutti i giorni. Alla conferenza hanno partecipato non solo i più prestigiosi atenei di tutto il mondo, ma anche colossi del calibro di Microsoft, Google, Ibm e Nokia. A rappresentanza dello Stivale, invece, hanno varcato l'oceano i ricercatori dell'Istituto Italiano di Tecnologia, del Politecnico di Milano e delle Università di Padova e Genova. Nel corso della quattro-giorni canadese sono state illustrate oltre ottocento ricerche, dai social network alla medicina, dalla telefonia al mondo giochi. Eccone un piccolo assaggio.

IMMAGINI I progetti 2

Tra
schermi appiccicosi e cornici touch.
Divenuto oramai lo strumento prediletto per interagire con smartphone, tablet e pc, il touchscreen non poteva certo mancare. Due prototipi in particolare hanno attirato l'attenzione dei partecipanti: lo ZeroTouch e lo schermo che cambia consistenza. Come annunciato fin dal nome, lo ZeroTouch svolge le stesse funzioni del touchscreen senza che vi sia nulla da toccare. In pratica, si tratta di una cornice formata da centinaia di Led e sensori infrarossi in grado di tradurre i movimenti in comandi per il computer. Secondo i suoi ideatori (un gruppo di studenti della Texas A&M University), la cornice ha diversi vantaggi: da un lato può essere posizionata su un qualsiasi monitor, così da trasformarlo in un classico touchscreen; dall'altro, può essere poggiata semplicemente su un tavolo o addirittura appesa al centro di una stanza 3 per venire utilizzata a mo' di tela da dipingere.

Il secondo touchscreen presentato, invece, ha come obiettivo la resa di una sensazione tattile dello schermo più completa. Progettato dagli studiosi della University of British Columbia e della Northwestern, il prototipo è in grado di cambiare di consistenza  -  passando da scivoloso ad appiccicoso  -  a seconda di ciò che sta accadendo sul monitor. Così, ad esempio, quando si spostano dei file lo schermo è scivoloso, mentre non appena ci si sofferma sulla cartella di destinazione l'apparecchio cambia di frizione, creando più attrito. A differenza di tecnologie simili implementate su alcuni smartphone (come il prototipo Nokia N900 4), questo display è in grado di modificare il suo attrito sfruttando un sottile strato di aria posizionato sullo schermo, la cui frizione è regolata attraverso delle impercettibili vibrazioni. "Grazie a questo strumento, è possibile portare le interfacce a un nuovo livello di realtà", ha spiegato Vincent Levesque, ricercatore pressa la University of British Columbia. L'obiettivo finale è sempre lo stesso: "fare in modo che l'utente abbia un legame più profondo con quanto avviene sullo schermo".

Microsoft, tra console e medicina. Con oltre quaranta ricerche, l'azienda di Redmond è stata una delle protagoniste della conferenza, toccando un po' tutti i campi dell'interazione uomo-macchina. Tra gli studi più curiosi c'è sicuramente quello condotto dal gruppo di Gabe Cohn 5 per la "trasformazione di ogni casa in una mega console in stile Kinect". Il principio su cui si sono basati i ricercatori è la possibilità di utilizzare ogni parete un enorme sensore sfruttando il fatto che inconsapevolmente ogni volta che tocchiamo un muro perturbiamo il campo elettromagnetico generato dai fili della corrente elettrica. Basta quindi un semplice rilevatore da portare addosso e il gioco è fatto. Gli studiosi sono riusciti a identificare correttamente un punto toccato su di una parete con un'accuratezza dell'87%. Secondo Microsoft, questa tecnologia potrebbe consentire di controllare pressoché ogni apparecchio di casa, dal termostato all'impianto sonoro, con dei semplici tocchi al muro.

Un'altra delle trovate più applaudite è stata AnatOnMe 6, un piccolo apparecchio concepito per rendere più semplice ed efficace la comunicazione tra medico e paziente. Formato da una videocamera, un miniproiettore e un rilevatore a infrarossi, il device consente di creare dei raggi X virtuali, proiettando su una parete o addirittura sul corpo stesso del paziente i tessuti che si trovano sotto la superficie cutanea. In questo modo - garantiscono i ricercatori e i dottori che l'hanno avuto in prova  -  comunicare con il paziente diventa molto più immediato poiché è possibile mostrare le parti anatomiche in discussione.

Dal cellulare ultra sottile a Google. Nel mondo della telefonia, invece, a farla da padroni sono stati soprattutto il PaperPhone e le ricerche di Mountain View per facilitare la comunicazione utente-dispositivo. Il sottilissimo e pieghevole cellulare presentato dallo Human Media Lab della Queens University ha molte delle potenzialità degli smartphone attuali: oltre a telefonare, infatti, permette di ascoltare la musica 7 e leggere libri digitali. Il tutto, però, è racchiuso in due strati sottili come fogli di carta, un display e-ink e un circuito flessibile. In questo modo, basta piegare lo schermo per trasmettere i comandi e muoversi nel menù del cellulare. "Siamo di fronte al futuro", ha dichiarato entusiasta Roel Vertegaal, direttore dello Human Media Lab. "In soli cinque anni tutta la tecnologia somiglierà a quella del PaperPhone".

Google, dal canto suo, ha messo in mostra diverse ricerche volte a far meritare sempre di più l'aggettivo "smart" ai telefonini che verranno. Guardandole a volo d'uccello, è chiaro come il colosso della piattaforma Android stia cercando modalità per semplificare la comunicazione utente-smartphone e apparecchio-smartphone. Da un lato, infatti, tre diversi studi si sono soffermati sulla possibilità di usare gesti specifici per interagire con il telefonino, facendo sì che piccoli movimenti vengano tradotti in segnali per il cellulare (ad esempio, il gesto di avvicinare lo smartphone al viso potrebbe essere tradotto in uno zoom sulla schermata). Sull'altro fronte, invece, lo strumento Deep Shot 8 promette di trasmettere dati da un computer allo smartphone solamente grazie alla fotocamera. Partendo da uno screenshot, il software deduce su cosa si stava lavorando al pc e ricrea la stessa interfaccia sul cellulare. Tra smartphone super intelligenti, pareti trasformate in console e schermi da attraversare, una cosa è certa: il nostro modo di interagire con l'elettronica sarà al tempo stesso sempre più naturale e complesso.
 
(17 maggio 2011)
 
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Il terremoto di Milano arriva al governo
Saltano i piani di B, dalla giustizia al rimpasto
Il premier ha convocato i suoi ad Arcore in mattinata e poi a Palazzo Grazioli. Forte preoccupazione per il ballottaggio e per l'alleanza con la Lega. Tra gli appuntamenti cruciali della ripresa dei lavori in aula anche la verifica chiesta da Napolitano dopo l'allargamento dei sottosegretari. Verdini garantisce: "Nessuna conseguenza a livello nazionale"
Denis Verdini al vertice Pdl post elettorale
Il risultato del primo turno, con il terremoto di Milano, ha scosso profondamente la maggioranza aprendo una delicatissima fase negli equilibri del governo. Che adesso si ritrova a dover affrontare passaggi cruciali in aula. Uno su tutti: la verifica richiesta da Giorgio Napolitano dopo la tornata di nomine dei sottosegretari con cui Silvio Berlusconi ha “premiato” i responsabili.  E proprio stamani  la Conferenza dei capigruppo del Senato ha rinviato alla prossima riunione la scelta della data in cui tenere il dibattito in aula. Napolitano ha chiesto che il Parlamento sia informato dal presidente del Consiglio sull’ampliamento del governo dopo la recente nomina di nove sottosegretari considerando che l’attuale maggioranza è diversa rispetto a quella formatasi dopo le elezioni.

Ed è possibile che tutto venga rinviato a dopo il ballottaggio. Così come potrebbe essere rimandato il Consiglio dei ministri, previsto in settimana, per ampliare ulteriormente la compagine governativa. Battuta d’arresto anche per il pacchetto giustizia, tanto caro al premier. E c’è anche il nodo referendum, con la moratoria sul nucleare. L’esecutivo è bloccato. Senza una via d’uscita sicura. Si cerca la strategia. Intanto si mostra sicurezza. E così Denis Verdini appare in conferenza stampa per dire che “a parte Milano c’è stato un sostanziale pareggio”. Ma mostra nervosismo quando i giornalisti gli chiedono se pensa di dimettersi da coordinatore nazionale del partito. “Non ci penso nemmeno, non sono abituato a dimettermi”. Neanche in caso di sconfitta della Moratti, dice, “non ci sarà nessuna conseguenza sulla leadership del partito”. Ignazio La Russa riconosce che a Milano “c’è un problema”, il ballottaggio, dice “è una partita tutta nuova per noi”. E poi ringrazia il premier per “la sua generosità da capolista”. Frase che suona come l’annuncio di una minor partecipazione di Berlusconi alla campagna elettorale. Ma la strategia non è ancora stata definita.

Per tentare di individuarla il Cavaliere stamani ha riunito i suoi ad Arcore e ha incontrato Letizia Moratti, poi è volato a Roma e ha convocato un nuovo vertice per le 19 a Palazzo Grazioli con l’intero stato maggiore del partito. Oltre alla delusione di aver raccolto appena la metà delle 53mila preferenze avute nel 2006, la rabbia nei confronti della Lega che, secondo il premier, è colpevole di non aver partecipato attivamente alla campagna elettorale milanese, e la critica a Letizia Moratti di non essere stata capace a farsi apprezzare dai cittadini. Queste, secondo il premier, le principali cause del fallimento elettorale a Milano.

Il Cavaliere ha però deciso di non mostrarsi,  deve comprendere a pieno le conseguenze del voto sui rapporti con la Lega. Ieri sera c’è una stata breve telefonata tra Berlusconi e Bossi. Oggi il carroccio è riunito in via Bellerio dalle 12.30. Bossi ha raccolto i suoi per discutere dell’esito delle comunali a Milano e delle strategie da attuare in vista dei ballottaggi. Presenti Roberto Maroni (rientrato appositamente da Roma), il capogruppo leghista alla Camera, Marco Reguzzoni, il segretario della Lega lombarda, Giancarlo Giorgetti, il figlio del senatur, Renzo Bossi, e il capogruppo in Consiglio comunale a Milano, Matteo Salvini.

Roberto Formigoni, in mattinata, tenta a distendere gli animi annunciando che “l’alleanza tra Pdl e Lega mi sembra forte e sarà riconfermata ufficialmente da Berlusconi e Bossi nelle prossime ore”, dice intanto il presidente della Regione Lombardia ma da via Bellerio filtrano versioni differenti, che registrano un malumore crescente del Senatur nei confronti della strategia berlusconiana di fare del voto amministrativo un referendum pro o contro la persona del premier. Dubbi chiaramente espressi dal leader del Carroccio già prima del voto. Che oltre a inviare segnali chiari di malumore per le dichiarazioni del Cavaliere sulla magistratura, con continui allineamenti ai moniti del Colle, anche con dichiarazioni dirette. Come sull’attacco di Moratti a Giuliano Pisapia, Bossi disse “io non l’avrei fatto”. E in via Bellerio il risultato delle urne è stata una doccia fredda. Perché il Carroccio si aspettava di rubare voti moderati al Pdl e attestarsi al 15% sfiorato alle regionali di un anno fa. Niente da fare. La Lega paga i malumori della base, che da mesi invita il Senatur a lasciare Berlusconi da solo, a staccare la spina. Così oggi, al termine del vertice, Roberto Calderoli ha confermato che l’impegno rimane valido per il ballottaggio, poi si vedrà.

”La Lega, tutta la Lega,  è impegnata per vincere i ballottaggi di fine mese e ce la metteremo tutta per vincerli”, ha garantito Calderoli. “La Lega è riunita in queste ore proprio per trovare la strada per vincere i ballottaggi, e Bossi per primo sta pensando a come vincere. E quando ci mettiamo ce la facciamo”.

Ieri, a urne chiuse, con il risultato pessimo registrato persino a Varese, dove il sindaco Attilio Fontana è costretto al ballottaggio, lo dice anche Giancarlo Gentilini, il vicesindaco battagliero di Treviso. “Umberto Bossi deve prendere coscienza che i tempi stanno cambiando. Ci sono molti leghisti, che trovo ovunque io vada a parlare – ha spiegato Gentilini – che mi dicono ‘io non voto più Lega’. Non do i voti agli altri ma non voterò più Legà, e questa è la più grande amarezza che un sindaco che ha portato la Lega in palma di mano dal 1994 può patire”. Per Gentilini, in sintesi, la colpa di Bossi è quella di aver abbandonato un percorso di pragmatismo per aderire a progetti politici irrealizzabili. “La gente non vuole voli pindarici, non è interessata ad opere come il Ponte sullo Stretto di Messina – ha proseguito – perché è una cosa che non sta né in cielo né in terra. Quindi anche tu, Bossi – ha concluso Gentilini – quando appoggi questi programmi da fantascienza, ricordati piuttosto di restare con i piedi per terra, perché gli alpini mettono un piede dopo l’altro”.

sabato 14 maggio 2011

http://www.youtube.com/watch?v=Fvy04P-kipY&feature=topvideos_news

  http://www.youtube.com/watch?v=9s0DhqHny4k&feature=player_embedded

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Bologna, Prodi a sorpresa in piazza col Pd
Abbraccio con Bersani. Merola piange: video
Diecimila persone per la chiusura della campagna elettorale. Il professore: "Berlusconi bandiera della volgarità". Il candidato a sindaco si commuove e ringrazia quelli che lo hanno voluto. Mentre Calderoli nel pomeriggio aveva insistito col razzismo: "E' un terùn"
E’ stata una mazurka di rancori, un ballo strampalato fatto di cadute – tante – di accuse reciproche e pestoni sui piedi. E’ stata una campagna elettorale debole, quella di Bologna, per due lunghi mesi. Ed è servito il ritorno in piazza Maggiore di Romano Prodi, semplicemente il Professore, dalle sue parti, per porre rimedio al vuoto. E’ arrivato sul palco del Pd, il giorno della festa per Virginio Merola, il candidato a sindaco, correndo, trafelato, di ritorno da un viaggio dalla Cina. E la sua piazza, piazza Maggiore, lo ha accolto con un lungo applauso, liberatorio.

Diecimila persone è riuscito a portare il partito per l’ultimo appello di voto. Quasi quanto quello che è riuscito a fare Beppe Grillo, oggi considerato dalla sinistra il nemico più fastidioso. Ma la piazza stracolma, oltre tutte le aspettative, è riuscita a riportare anche la politica dopo due mesi di vuoto,  giorni in cui i programmi sembravano scomparsi per lasciare spazio ai livori e alle insinuazioni. Un grande processo popolare, quello avvenuto sotto le Due Torri, dove tutti i testimoni più che attenersi ai fatti hanno giocato a screditare chi ha parlato prima.

Così Bologna si era risvegliata ogni giorno, in questi due mesi: infastidita come una signora a cui una folata di scirocco ha rovinato la piega, per niente incuriosita dalle beghe di partito, quasi consapevole che si stava meglio quando si stava peggio, quando il problema politico non esisteva perché nella prestigiosa sede di palazzo d’Accursio si andava a sedere ogni mattina un commissario prefettizio, e non un politico.

Stasera il Pd, grazie a Prodi e a quell’abilissimo e caparbio oratore che è Vasco Errani e a un Pierluigi Bersani molto più a suo agio tra le mura di casa, ha provato a riprendersi la città-simbolo del centrosinistra. O almeno la piazza. Dopo che Grillo prima e l’improbabile coppia da comizio, Bossi e Tremonti, avevano provato a strappargli.

Un Prodi che riabbraccia dopo un lungo periodo di freddo distacco il Pd, che torna il Professore da combattimento: “Berlusconi ha portato la bandiera della volgarità, questa volgarità di cui sento la vergogna in tutti i Paesi del mondo, ed è una volgarità da cui dobbiamo riscattarci, perché  colpisce la nostra dignità e colpisce soprattutto il nostro futuro, il futuro di noi italiani, di tutti noi italiani”. E poi Bersani: ”Noi ci laviamo, ma al limite  è sempre meglio essere sporchi fuori che sporchi dentro”. Così il segretario del Pd, risponde a una domanda del’umorista Dario Vergassola che gli aveva chiesto di commentare l’accusa di Silvio Berlusconi agli esponenti di sinistra di non lavarsi. Bersani risponde al comico anche quando cita Tremonti che, riferendosi alle origini meridionali di Merola, ha detto che di questo passo a Bologna ci sarà un sindaco Alì Babà. “Beh, Alì Babà è sempre meglio dei 40 ladroni”.

Applausi. Ovvio. Ma restano le preoccupazioni, perché se il Pd a Bologna sembra non avere avversari politici la paura dell’astensione si fa sentire. Oggi come mai è accaduto prima. La civilissima città un tempo dotata di senso civico, già alle passate regionale, fece contare una scarsissima affluenza, qualcosa come il 52,2 per cento. Questa volta, vuoi per la botta in testa della coppia d’innamorati (a spese pubbliche) Flavio Delbono e Cinzia Cracchi, candidata anche lei nella lista dell’indefinibile Angelo Maria Carcano, vuoi perché il commissario Annamaria Cancellieri tutto sommato se l’è cavicchiata, il partito del non voto rischia di essere di gran lunga il più potente.

Sarà anche per questo che i candidati hanno fatto di tutto perché la politica sparisse dai loro programmi. Sarà per questo che gli unici comizi degni di questo nome (per numero di presenze) siano stati quello di Beppe Grillo, il politico dell’anti politica, e quello del Pd. Ma l’impressione, e la paura, che Bologna, quella che fu un’aristocratica signora comunista e occidentalizzata, oggi sia più interessata alle condizioni meteorologiche che non al risultato elettorale è forte.

Non ci saranno colpi di scena alla Guazzaloca: è molto probabile che Virginio Merola, 56 anni, candidato del Pd di quarta scelta (perse le primarie con Flavio Delbono e si è trovato candidato solo perché Maurizio Cevenini ha mollato per problemi di salute) riesca a prendersi la poltrona, forse anche al primo turno. Anche perché gode dell’appoggio delle coop, le uniche in grado di spostare, seppur in parte, l’elettorato.

Se finirà al ballottaggio la colpa sarà solo sua. E non perché avesse avversari di prim’ordine, ma perché – talvolta – il suo primo nemico è stato sé stesso. Per dieci volte si è ingarbugliato con la storia del Bologna calcio, senza mai confessare candidamente che lui ha studiato da sindaco, forse, non da storico dell’almanacco Panini. Eppure, tutte le sacrosante volte che i giornalisti lo intervistavano lui è riuscito a inciampare su quella passione rossoblù che ogni domenica rode il fegato almeno trentamila persone: spero che vada in A, spero che non vada in A, ha vinto uno scudetto, anzi, no, forse due, tre, quattro. Sarebbe bastato rispondere non seguo il calcio, e avrebbe evitato di diventare il pungiball di ogni giornalista che si sia trovato a passare per Bologna. Due giorni fa l’ha fatta anche peggio: “Si”, ha detto a Giuseppe Cruciani di Radio 24, uno che la sinistra la legge più o meno come Berlusconi: “Negli anni Settanta fumavo le canne, come tutti”. Abbiamo dei seri dubbi sul fatto che Dozza, Zangheri, Imbeni, passassero le giornate a farsi le canne, avrebbe sicuramente risposto meglio con un “no, grazie, sono qui per parlare di programmi, non credo interessi a nessuno”.

“Purché non parli e ce la facciamo al primo turno”, ripetono da giorni i mammasantissima della sinistra bolognesi, un po’ per finta un po’ per davvero.  Lui, Merola, è andato avanti. Non se l’è mai presa più di tanto. Ha passato le giornate a studiare i sondaggi, a ripetersi che bisogna portare al seggio quelli che non ne hanno la minima intenzione. Il pensiero di tutti gli altri candidati. Anche se ieri, Merola, bianco in volto, commosso fino alle lacrime, ha riportato un po’ di umanità nel suo discorso, aperto con un ricordo del piccolo Devid, il neonato morto di freddo in piazza Maggiore e che tutti, in questi mesi di accuse e veleni, Merola compreso, avevano dimenticato. In ritardo, sicuramente, ma lo ha fatto.

La fortuna Merola ce l’ha, e il suo colpo da novanta l’ha già fatto: si chiama Manes Bernardini, il candidato del centrodestra. Non perché Bernardini non sia bravo, non lo possiamo sapere, ma perché è leghista della prima ora, si ispira al modello Flavio Tosi, fa colazione a pane e Maroni e gioca a fare il moderato dalla faccia pulita, quando è leghista come e più dei duri e puri di Pontida. Non è Bossi quando parla né assomiglia vagamente a un Boso o un Borghezio, ma la provenienza è di quel verde che con Bologna ha poco a che fare.

E’ vero, la città non è più la stessa da abbondanti vent’anni, è sporca, pitturata dai graffitari in ogni suo angolo, e nei bolognesi l’avversione per questa culla che tutti accoglie è diventata più palpabile rispetto al passato. Ma nonostante questo, non è leghista, non riuscirà mai a esserlo. E se Giulio Tremonti (“Merola? Ma qui non siamo a Napoli”, ha detto in piazza Maggiore) e Roberto Calderoli (“Quello lì è un terrone”) fossero rimasti a casa gli avrebbero dato sicuramente una mano al loro candidato.

La terza scelta si chiama Stefano Aldrovandi, un civico che, più che volto nuovo, è il Guazzaloca che avanza, con tutto quello che la definizione comporta, compresa l’accusa di corruzione dalla quale il primo sindaco non rosso della storia repubblicana dovrà difendersi. Lo appoggiano Gianfranco Fini e Pierferdinando Casini, il cosiddetto terzo polo, ma solo perché se volevano entrare nella gara solo a lui potevano riferirsi. Non è stata una loro scelta, Aldrovandi. Lo hanno preso. Punto e basta.

Così, quella maestra di educazione civica che per mezzo secolo è stata la signora Bologna, oggi rischia di dare il peggiore degli esempi a tutti. Andare al mare, non pensarci più. L’unico bagliore perché questo sia evitato è l’immagine di piazza Maggiore nel giorno della festa del Pd. Ma potrebbe non bastare.
 
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L'energia viene dalla voce
Il telefonino si ricarica parlando

Una nuova tecnologia sviluppata in Corea permette di utilizzare le vibrazioni sonore per produrre elettricità. Applicazioni possibili nell'elettronica di consumo, ma anche nel trasporto di TIZIANO TONIUTTI

ROMA - La voce umana è energia. E ricaricare il telefonino semplicemente parlando potrebbe essere possibile già nel futuro prossimo, almeno secondo una squadra di ingegneri dell'Università sudcoreana di Sungkyunkwan a Seoul. "Abbiamo cercato di trasformare il suono in elettricità", dice l'ingegnere Sang-Woo Kim al quotidiano inglese Telegraph. "La voce è una possibile fonte di energia, a cui non è mai stata data l'attenzione che merita".

A rendere possibile la cosa è un nuovo tipo di batteria, in grado di trasformare le vibrazioni sonore in elettricità. Non solo la voce, quindi: il telefonino si potrebbe ricaricare anche lasciandolo in un ambiente rumoroso. Magari, tenendolo in tasca quando si viaggia su un mezzo pubblico. Più rumore c'è, meglio è, secondo i ricercatori. Una soluzione che potrebbe invitare ad urlare nel telefono per ricaricarlo.

Come funziona. Tutto sommato, non sembra un'idea complicata. Alla batteria è collegato un materiale fonoassorbente, che vibra e trasmette la vibrazione a filamenti di ossido di zinco. Questi rispondono alla vibrazione contraendosi ed espandendosi, producendo elettricità. Al momento esiste solo un prototipo della batteria, in grado di alimentare dispositivi a basso consumo. Ma le applicazioni commerciali e su più ampia scala potrebbero non essere così distanti.

Non solo parole. Ma l'intuizione di Sang-Woo Kim è
una di quelle destinate a fiorire. Limitarsi a ricaricare i cellulari, quando una simile tecnologia potrebbe essere usata anche per i veicoli, i computer, l'illuminazione, insomma qualunque dispositivo alimentabile con una batteria? Dice l'ingegnere: "Se le autostrade fossero dotate di protezioni acustiche, potrebbero catturare il suono dei veicoli e permetterne la ricarica in marcia, al contempo diminuendo la rumorosità nell'ambiente".
 
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Il bambino degli alberi
nel mondo verde di Felix

Finkbeiner ha 13 anni. Negli ultimi quattro ha piantato oltre un milione di alberi. La sua associazione Plant For The Planet è presente in oltre 70 nazioni e ci lavorano piccoli eroi di tutto il mondo. Con uno slogan: "Stop talking, start planting". L'obiettivo è arrivare a un trilione di nuove piante in dieci anni di KATIA RICCARDI

ROMA - Aveva nove anni Felix Finkbeiner quando disse: "Pianterò un milione di alberi in Germania". E perché no? In fondo perché limitarsi a un'esile piantina sul davanzale di una finestra alle elementari. Soprattutto dopo la lezione delle maestre sulla fotosintesi clorofilliana, il disboscamento planetario e il pericolo che corre l'ambiente e quindi noi, tutti. Oggi Felix di anni ne ha 13, il milione di alberi ha finito di piantarlo l'anno scorso, e non ha nessuna intenzione di fermarsi. Perché no. Perché accontentarsi proprio ora che il progetto, così come gli alberi, sta dando i suoi frutti? Il primo albero Felix l'ha piantato sotto la finestra della sua classe, nella sua scuola a Monaco. Il milionesimo il 4 maggio dello scorso anno. Alla cerimonia erano presenti politici e ministri dell'Ambiente di 45 nazioni.

VIDEO 1 - FOTO 2

Tornato a casa dopo la lezione delle maestre 4 anni fa, Felix Finkbeiner ha cominciato a pensare al suo progetto. L'ispirazione l'aveva trovata nella vita e nell'opera di Wangari Maathai, premio nobel per la Pace, ambientalista, attivista e biologa keniota, che aveva aiutato a piantare oltre 30 milioni di alberi. Dall'inizio della sua visione, solo in Germania Felix ha piantato 250mila alberi ogni anno. Più
o meno 30 alberi all'ora, ogni ora. Il progetto scolastico è diventato l'organizzazione Plant For The Planet (sito ufficiale 3). Il cui slogan è: "Stop talking, start planting" (Basta parlare, iniziare a piantare).

Il primo dipendente Felix lo ha assunto a nove anni. Oggi del Plant for the Planet Foundation's Children Coordination Council, fanno parte 23 persone. E sono tutti bambini di 12 anni. Piccoli ambasciatori per il 'Climate Justice' che vanno in giro per il mondo a dare lezione di sogni. Hanno tutti una visione precisa e sanno come raccontarla: "Vorremmo che gli esseri umani della nostra generazione si sentano cittadini del mondo". Viaggiatori globali. Niente di troppo complesso. In fondo la lenta distruzione del mondo coinvolge comunque tutti. Hanno ragione i bambini, se manca l'ossigeno c'è solo da ripiantare gli alberi.

Il loro programma di azione si basa su tre punti principali: l'eliminazione di tutto ciò che emette tecnologicamente CO2, anidride carbonica. Bandite le emissioni di carbonio a livello globale, chiunque sia responsabile di superare la tonnellata e mezzo di CO2 dovrà pagare per l'eccesso. Infine la riforestazione. L'obiettivo è quello di riuscire a piantare 500 miliardi di alberi, per arrivare a un trilione in dieci anni. I primi a dare l'esempio saranno proprio loro, un milione di piante a bambino in ciascun Paese. Al momento Plant For The Planet è presente in 131 nazioni.

Felix Finkbeiner ha il talento di saper essere convincente (VIDEO 4). E la capacità di aver saputo sognare oltre l'esile piantina sulla finestra della sua classe. Sa come descrivere i cambiamenti di clima cui assistiamo e che stiamo subendo e conosce l'incapacità burocratica per iniziare a ottenere risultati pratici in tempi rapidi di cui soffrono gli adulti. "Noi bambini ci sentiamo veramente traditi. Dopo tutto quello che si è fatto e detto a Copenhagen nella conferenza Onu sul clima, alla fine cosa si è ottenuto veramente? Non abbiamo ancora fiducia negli adulti. Così abbiamo deciso di iniziare da soli a cambiare le cose", ha detto Felix Finkbeiner nella speranza che il suo discorso alle Nazioni Unite possa ispirare piccoli eroi in tutto il mondo.

Alle spalle ha una famiglia forte che crede nell'ambiente. Anche suo padre, prima di lui, aveva cominciato la sua lotta per il pianeta, sebbene non alla stessa età. E' la famiglia a aiutarlo negli studi mentre Felix viaggia intorno al mondo per divulgare le sue idee, lo segue quando è lontano da casa e dall'albero sotto la classe per settimane.

Il mondo degli adulti risponde alla sua battaglia per il verde come può e sa fare. Dona soldi, passa parola, e fotografi (tra i quali Andreas Biedermann, Anita Bischoff, Per Eriksson, Annette Koroll, Bernd Schumacher, Jens Umbach, Markus Seidel, Thomas Rosenthal e Thore Timm) contribuiscono con immagini di volti famosi. Le fotografie sono tutte uguali. Un bambino chiude con la mano la bocca di un adulto. Basta parlare, ora è il momento di piantare. Con Felix e i piccoli ambasciatori hanno posato Harrison Ford, la modella brasiliana Gisele Bündchen, il filosofo Hans Küng, la principessa Haya Bint Al Hussein, il principe Alberto di Monaco, il tennista Michael Stich, il premio Nobel per la Pace Muhammad Yunus, il presidente dell'Ecuador Rafael Correa, l'artista inglese John Watts e decine di politici, dirigenti e diplomatici (FOTO 5).

E' tempo di cambiamento. Le parti si sono finalmente invertite, oggi sono i bambini a raccontare le favole ai grandi. Ma invece che per farli addormentare, lo fanno nella speranza che si sveglino.
 
(13 maggio 2011)