sabato 18 giugno 2011

http://www.youtube.com/watch?v=exi8wvzFwFI&feature=player_embedded#at=298

LA RASSEGNA

La realtà virtuale che verrà
Tutto pur di ingannare i sensi

Esperti di grafica e interattività scatenati in vista del Siggraph 2011. C'è chi ha trovato il modo di far provare la gravidanza a un uomo e chi sostiene di aver rubato i segreti del fuoco. Un assaggio di cosa può succedere quando la tecnologia va a scuola da Madre Natura di GIULIA BELARDELLI

IL RUMORE del fuoco, la sensazione di farsi cullare dall'acqua, l'effetto di una curva improvvisa durante una corsa. Sono solo alcune delle percezioni complesse che fino a poco tempo fa si pensavano escluse dal mondo virtuale, e che ora, invece, sembrano "possibili" anche lì. Negli ultimi anni, infatti, la ricerca nei campi della computer grafica e delle tecnologie interattive ha fatto passi da gigante, estendendo le proprie applicazioni dall'industria dell'intrattenimento alla robotica. E se è vero che videogiochi e proiezioni tridimensionali ci hanno abituati al concetto di realtà parallela, da un capo all'altro del pianeta squadre di ricercatori sono al lavoro per rendere quelle esperienze ancora più reali, avvolgenti, estreme. Fino al punto da ricreare di tutto, addirittura la sensazione di una gravidanza, volendo anche al maschile. Ad agosto le trovate più geniali del mondo saranno presentate a Vancouver al Siggraph 2011 1, il principale evento dedicato alla grafica e all'interattività. Intanto, con l'aiuto di alcune riviste specializzate, ecco alcune delle novità più interessanti.

GUARDA I VIDEO 2

Jet o candela, così si fa suonare il fuoco. Il rumore del fuoco è sempre stato uno dei rompicapo più grandi per gli illusionisti del ventunesimo secolo. Il suono di una fiammata, infatti, è particolarmente difficile da sintetizzare in maniera realistica a causa della compresenza di frequenze molto alte e molto basse. Ora un gruppo di ricercatori della Cornell University di Ithaca (New York) sostiene di aver inventato la prima tecnica in grado di aggirare l'ostacolo 3. "Il nostro metodo  -  spiega  Jeffrey Chadwick - si basa sulla combinazione di due approcci. Le frequenze più basse sono prodotte utilizzando un modello fisico della combustione, dove un simulatore risolve equazioni matematiche per determinare il comportamento di ogni singola fiamma a una velocità relativamente bassa". Per le frequenze più alte, invece, il sistema estrae le informazioni necessarie da una serie di clip registrate, così da dotare il risultato finale di una larghezza di banda più ampia. Secondo Chadwick, la tecnica è quasi pronta per le simulazioni in tempo reale. Per ora, i ricercatori hanno diffuso su YouTube un video 4 su come "animare il fuoco con il suono": una dimostrazione avvincente delle diverse voci del quarto elemento, dal fragore di un drago sputafuoco alla danza di una fiammella.

Riprodurre lo sfocato. Una delle caratteristiche principali della realtà è quella di essere sfumata. Non sorprende, dunque, che grafici e animatori cerchino in tutti i modi di riprodurre quell'effetto sfocato che contraddistingue le fotografie scattate a oggetti in movimento. In questa sfida le novità più rilevanti arrivano dal Computer Graphics Group del MIT di Cambridge 5 che a Vancouver presenterà ben due ricette per computare lo sfocato in maniera più efficiente. "La prima tecnica  -  spiega Jaakko Lehtinen, a capo della ricerca  -  semplifica il processo di calcolo partendo dall'assunto che il modo in cui la luce si riflette su un oggetto in movimento non cambi nel corso di un singolo fotogramma. In questo modo l'algoritmo fa comunque la media dei diversi colori che compongono la superficie di un pixel, ma li calcola una volta sola". La seconda strategia, invece, consiste nel ridurre lo sforzo computazionale scegliendo a tavolino da quanti raggi di luce far colpire delle lenti immaginarie. Il risultato è la realizzazione di un fotogramma video in soli 10 minuti invece che in un'ora.

"Attenzione, reggersi forte!". Per la gioia degli appassionati di videogiochi (e non solo) l'unità di ricerca della Disney a Pittsburgh ha brevettato un nuovo sistema chiamato "Surround Haptics" 6, che consente di ricreare gli strattoni tipici di una corsa ad alta velocità. Il cuore della scoperta è la cosiddetta "sedia aptica" inventata da tale Ivan Poupyrev. "Si tratta di una normale sedia di legno equipaggiata con cuscinetti contenenti una griglia di attuatori, così da creare un feedback tattile che sia sincronizzato con i suoni e le immagini del gioco", spiega il ricercatore. Il processo è quello della percezione aptica, ossia del riconoscimento degli oggetti attraverso il tatto. Per via di un'illusione sensoriale, il nostro cervello percepisce le vibrazioni provocate da due attuatori posti in punti diversi della pelle come un unico impulso nel mezzo. Sfruttando questo trucco, il gruppo di ricerca ha sviluppato un algoritmo con cui controllare la posizione e l'intensità delle sensazioni prodotte dalla rete di attuatori. Il risultato è un sedile capace di prendere in giro le nostre percezioni, facendoci sentire il brivido dell'accelerazione anche laddove si resta immobili. Secondo i ricercatori, il sistema potrebbe cambiare il volto dei parchi divertimento, oltre ad offrire nuove esperienze di "cinema immersivo".

Quei nove mesi... per finta. Un simulatore di gravidanza per far provare anche agli uomini l'effetto di aspettare un bambino. A svilupparlo sono stati dei ricercatori del Japan Advanced Institute of Science 7, convinti sostenitori del fatto che la diminuzione delle distanze tra uomo e donna passi (anche) da qui. Il loro dispositivo ha la forma di un vestito in grado di "simulare il peso, la temperatura, il movimento e il battito cardiaco di un feto". Il processo della gravidanza può essere concentrato in due minuti, oppure svolgersi più lentamente così da dare un'idea di come cambino le sensazioni giorno per giorno. Per mimare la presenza del feto, il vestito contiene una sorta di borsa dell'acqua calda da circa 4 litri. L'effetto dei tipici calcetti, invece, è ricreato grazie a una fodera di 45 palloncini che si espandono e si contraggono. Come spiega Takuya Iwamoto, "l'elemento più difficile da riprodurre è il movimento". Per questo è necessario un reticolo di attuatori ad aria che sfruttino, ancora una volta, l'illusione tattile. A completare il tutto sono un accelerometro e dei sensori per l'interazione. Connettendo l'abito al computer, è possibile vedere un modello tridimensionale del feto e dei suoi cambiamenti nelle diverse fasi della gravidanza. Di più: secondo Iwamoto e colleghi, infatti, il simulatore è anche in grado di mimare l'umore del feto ai movimenti della madre. I risultati non sorprendono: felicità per le carezze, fastidio e "giramento" per i movimenti più maldestri.

Ventimila leghe sotto i mari. Al Georgia Institute of Technology 8, invece, si sono concentrati sulla vita marina e su come ricrearne forme e movimenti. Il risultato è un modello computerizzato capace di animare autonomamente pressoché tutte le creature del mare, dalle murene alle tartarughe. Il sistema crea una forma approssimativa dell'animale come se fosse un Lego; poi sistema le diverse giunture nel modo più fluido possibile, tenendo conto anche delle proprietà dell'acqua e delle correnti. Come spiega il New Scientist, se nel cartone "Alla Ricerca di Nemo" Marlin, Dory e tutti gli altri erano il frutto di animazioni individuali, grazie al nuovo modello un intero universo sommerso può ora materializzarsi da solo. O quasi.
(18 giugno 2011)
 
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LA STORIA

Alcatraz compie 30 anni
e diventa un ecovillaggio

L'associazione fondata da Jacopo Fo nel cuore dell'Umbria diventa grande e si evolve: 60 appartamenti ecologicamente sostenibili che sono la nuova frontiera della vita comunitaria di LEONARDO MALÀ

GUBBIO - "Libera Repubblica di Alcatraz", una roba strana per la gente umbra che vide la prima insegna, trent'anni fa. All'inizio, quando chiedevi indicazioni, c'era chi esclamava: "Ah, cerchi i Darifò!". Dariofò veniva letto tutto attaccato e al plurale faceva Darifò: Jacopo, evidentemente, era troppo giovane per avere diritto alla consacrazione anagrafica.

Trent'anni dopo la strada è la stessa. Ci si arriva attraverso un paesino che, come molti sanno, si chiama Casa del Diavolo, per l'occasione tempestato di altarini e fiori fino alla chiesa nuova, in fiero calcestruzzo davanti alla sulfurea tabella stradale. Chissà come mai, trent'anni fa, il giovane milanese Jacopo scelse quest'angolo di Umbria selvatico, esposto al sole ma altrettanto protetto dai colli intorno. Adesso nelle sue sopracciglia c'è un pizzico di bianco. Il fisico, però, è lo stesso del padre.

LE IMMAGINI 1

Dev'essere la vita sana del posto, verdure e ortaggi che qui hanno conseguito la patente biologica "moooolto" prima di quanto usi oggi. Infatti il Dario e la Franca vengono sempre più spesso ad abitare qui. Lo dimostrano le tracce evidenti che il "nobeluomo" dissemina per il villaggio, statue, dipinti, sculture, orologi a vento fatti da ingranaggi di legno penzolanti.

Ma il vero regalo che Jacopo si è concesso per i trent'anni di Alcatraz si chiama "ecovillaggio" ed è un tributo al suo testardo bisogno di concretezza. Vanno bene i corsi di teatro di Luca Ronconi, quelli magici di nonsisachecosa inventati da Stefano Benni, va bene l'asino-terapia, lo yoga demenziale, la doma etologica dei cavalli, ma una casa è sempre una casa.

Il progetto è in partnership con Banca Etica, 60 appartamenti costruiti secondo criteri di massima sostenibilità ambientale, fisicamente distaccati da Alcatraz ma visibili a occhio nudo. Le prime sedici unità sono già state assegnate. Jacopo ha l'entusiasmo di un ragazzino nel mostrare come sono fatte. "L'esterno è in legno...". "No, è in pietra". "E' in legno". La mano tocca e si sorprende. È proprio legno, anche se sembra pietra. "Ovviamente - precisa Fo - se preferisci puoi fartela con l'esterno in legno naturale". "E in pietra che sembra legno?".
Jacopo neanche ascolta e sfoggia il carnet di esperti che hanno collaborato al progetto: Pietro Laureano per il sistema idrico (consigliere Unesco), Maurizio Fauri per la parte energetica (docente all'Università di Trento) e Sergio Loss, il papà della bioarchitettura italiana.

Si parla di tetti ventilati, di pareti con intercapedini leggere e antisismiche, vetri con l'anima in gas per evitare dispersione di calore, caldaie a tre bocchette che pescano l'acqua in basso per riscaldare il pavimento, a mezz'altezza per lavarsi le mani e in cima per la doccia. Spazi comuni che non ha senso avere in casa, come la lavanderia o la piscina e il salone delle feste. La metamorfosi della vita comunitaria, dal '68 a oggi, è racchiusa in una regola semplice: nessuno ti obbliga a stare insieme al prossimo ma se hai voglia di vedere qualcuno, sai dove andare.

Dal balcone si vede lo scrimo verde del fiume Resina. Jacopo ha un sussulto di riso. "Dovessi dire il ricordo più vivo di questi trent'anni, metterei in testa la risalita del fiume con Dacia Maraini e Andrea Pazienza, tutti vestiti con costumi ottocenteschi, portando a spalla Massimo Capotorto, fumettaro pazzo, perfettamente a suo agio nel ruolo di capopolo. Grande performance demenziale".

Ci sono anche compiacimenti più individuali, legati al teatro, alla recitazione e alla scrittura. Ascoltare le proprie parole in bocca a Paolo Rossi, addirittura scandite da Dario Fo e Franca Rame, ché sul palco non sono mamma e papà e non dispensano "licenze teatrali" per linea dinastica. Con fatica Jacopo si è conquistato un posto nel desco dei giullari, dove non sono ammessi intrusi perché a nessuno è concesso sapere cosa c'è sotto la maschera, mogli, mariti e figli compresi: "Il mio debutto è stato al Teatro dei Satiri, a Roma. Avevo quarant'anni". E non aggiunge altro, uscendo di scena e lasciando al morbido scricchiolio delle tavole di legno l'effetto finale. Qui il legno la fa da padrone e a ben vedere l'ecovillaggio è un sorta di palcoscenico che aspetta l'applauso da madre terra.

Dietro queste case, ficcate in terra come candeline sulla torta, c'è il percorso trentennale di Jacopo e del suo "ideale repubblicano", una maturazione sempre più attenta agli aspetti concreti della vita comune, al recupero del "senso delle cose". Chi cercasse contraddizioni nell'effimero yoga demenziale forse non si è mai misurato con le provocazioni burocratiche che in Italia colpiscono a tradimento tutte le "rivoluzione dolci". Curare la demenza attraverso il demenziale è una sorta di principio omeopatico, previene l'ulcera.

Di sicuro manca, nella biblioteca di Jacopo scrittore, un resoconto sui mille sgambetti ricevuti durante i trent'anni di Alcatraz. Sarebbe la testimonianza di un figlio generato dal Grande Sberleffo che prova a incarnare i sogni di una socialità diversa e racconterebbe meglio di altri l'affanno italiano dietro il resto d'Europa. Il Batman, alto due metri e sistemato sul tetto di Alcatraz, ascolta e annuisce gravemente.

Cala il sole. Si riparte dalla folle e libera Repubblica con in tasca il passaporto locale, i francobolli commemorativi per la giornata della pigrizia, una banconota da dieci talenti vera come un bel sogno e un doblone luccicante. Ci si rituffa giù per il quagliodromo, per Casa del Diavolo tempestata di altarini, nel cuore dell'Umbria verde e rossa che ha la più alta percentuale di cemento prodotto in Italia e sta per riaprire una vecchia centrale a carbone truccata da qualche manciata di biomasse. Un po' di rassicurante schizofrenia, ecco cosa mancava.
(17 giugno 2011)

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Sorteggio Wimbledon
Di nuovo Isner-Mahut

Al primo turno sull'erba londinese remake della sfida dell'anno scorso, il match più lungo della storia, 70-68 al 5° per l'americano, dopo 11 ore e 5 minuti di battaglia. Italiani: Volandri-Berdych, Starace-Wawrinka, Seppi-Montanes. Schiavone prende Dokic, Pennetta la Begu

John Isner e Nicolas Mahut e lo storico punteggio. Epa
John Isner e Nicolas Mahut e lo storico punteggio. Epa
LONDRA (Gran Bretagna), 17 giugno 2011 - Preparate il pallottoliere! Clamoroso sorteggio nella compliazione del tabellone del torneo di Wimbledon 2011: il francese Nicolas Mahut ritroverà nell'incontro di primo turno l'americano John Isner, con cui, nell'edizione passata ha disputato il match più lungo della storia del tennis con 11 ore e 05 minuti di durata. La partita, disputata nell'arco di tre giorni, è terminata con il punteggio di 70-68 al 5° set a favore diell'americano Isner. I due, che non si sono più affrontati dallo storico incontro, non avevano che una chance su 127 di ritrovarsi l'uno contro l'altro nel sorteggio: ed è quella che è uscita dall'urna.
italiani — Così gli accoppiamenti degli italiani: Volandri-Berdych, finalista l'anno scorso, Starace-Wawrinka, Seppi-Montanes; Fognini, che rientra a Wimbledon dopo lo spendido quarto di finale al Roland Garros e l'infortunio subito, esordirà contro l'insidioso canadese Milos Raonic. Fra le donne: Schiavone-Dokic, match insidioso, Pennetta-Begu, Vinci-Dushevina, Errani-Kanepi, Brianti-Kirilenko, Oprandi-Dominguez Lino. Nel main draw c'è anche Camila Giorgi, che ha superato le qualificazioni, ha centrato l'accesso al tabellone principale e deve aspettare la fine degli altri match di qualificazione per conoscere la sua avversaria. La diciannovenne marchigiana è la numero 172 del ranking.
i big del maschile — Nadal e Federer sono dalla parte opposta del tabellone; il campione in carica inizia con Russell, poi ha un probabile Raonic al 3°, Del Potro al 4°, Berdych (o Fish) nei quarti e Murray in semifinale. Lo scozzese inizia con Gimeno Traver e dovrebbe essere atteso da Cilic al 3°, Gasquet al 4°, Roddick nei quarti, prima dell'incrocio con il n.1 al mondo. Nell'altra metà del tabellone, Federer parte contro Kukushkin, poi 'vede' Nalbandian al 3°, uno fra Isner e Mahut (o Youzhny) al 4° e probabilmente Tsonga nei quarti, prima del replay della semi del Roland Garros contro Djokovic. Il serbo, inizia con il francese Chardy, poi Anderson, un erbivoro, al 2°, un probabile Llodra al 4° e Soderling nei quarti. Lo svedese, però dovrà stare attento già al 1° turno, contro lo specialista Petzchner.
i big del femminile — Nel tabellone femminile, la prima cosa da dire è che potrebbe esserci una finale fra le soorelle Williams, che sono molto più che mine vaganti, nonostante la loro non eccelsa condizione. Serena, campionessa uscente, inizia con la francese Rezai e sulla sua strada ha Bartoli in ottavi e Radwanska o Li nei quarti, ma attenzione alla Lisicki. Osando, Serena potrebbe arrivare a una semi con la vincente di Wozniacki, testa di serie n.1 e Sharapova, che però in ottavi ha la Stosur. Nell'altra metà di tabellone, Venus ha al 1° la Amanmuradova, poi Kimiko Date, Jankovic al 3° e una fra Pironkova e Zvonareva al 4°, fino a un eventuale quarto fra Kvitova o Kuznetsova. Nel quarto superiore c'è Francesca Schiavone, testa di serie n.6, che ha subito un duro ostacolo con la Dokic, ma poi potrebbe arrivare alla Petkovic in ottavi e a una fra Pavlyuchenkova e Azarenka (o Hantuchova) nei quarti.
Gasport© RIPRODUZIONE RISERVATA

venerdì 17 giugno 2011

dai dai.....

Caso Bisignani, vertice a palazzo Grazioli
Letta, Alfano e Ghedini da Berlusconi

Casini difende il sottosegretario: "Ha sempre rifiutato di essere in Parlamento, che gode dell'immunità, perchè vuole che il suo servizio sia del tutto gratuito e svolto senza onori di nessun tipo". Cicchitto: "La magistratura attacca la maggioranza in difficoltà". Di Pietro: "Il virus del '92 ha infettato le istituzioni". Su Papa indagine disciplinare della Cassazione. L'Anm: "Fatti gravi e inquietanti"

ROMA - Nel pieno dello scandalo che vede coinvolto l'imprenditore Luigi Bisignani 1 ("spiavo i pm e riferivo a Gianni Letta"), Silvio Berlusconi si ritrova a palazzo Grazioli con lo stesso Letta, il ministro della Giustizia e segretario del Pdl, Angelino Alfano e il deputato e legale Niccolò Ghedini. Un vertice che sembra direttamente collegato all'inchiesta e alla contromisure da prendere. D'altronde l'inchiesta scuote i palazzi e c'è già chi teme una nuova Tangentopoli. Dalle carte dei pm napoletani emergono i nomi di Gianni Letta, Italo Bocchino, Denis Verdini.

Casini difende Letta.  "Letta è un uomo che parla con tutto il mondo e tutto il mondo parla con lui. Se c'è una persona su cui metterei la mano sul fuoco per onestà e correttezza quella è Gianni Letta". Così Pier Ferdinando Casini risponde ai cronisti sull'inchiesta che ha portato all'arresto di Bisignani e alla richiesta di autorizzazione a procedere per il pidiellino Alfonso Papa. Letta, ha continuato Casini, "di questo ho testimonianza diretta, ha sempre rifiutato di essere in Parlamento, che gode dell'immunità, perchè vuole che il suo servizio sia del tutto gratuito e svolto senza onori di nessun tipo. Io non metterei la mano sul fuoco per nessuno, ma su di lui mi sentirei di mettere due mani sul fuoco".

Il Pdl contro i pm. L'ex ministro della Cultura Sandro Bondi parla di "clima vendicativo". "Sono profondamente turbato, allo stesso modo - dice Bondi - di milioni di italiani, rispetto a nuove inchieste giudiziarie che rischiano di apparire come una ulteriore grave distorsione nel rapporto tra politica e giustizia". Ancor più diretto Frabrizo Cicchitto: "La magistratura sta approfittando delle difficoltà della maggioranza per rilanciare l'attacco della cavalleria giudiziaria" dichiara il pidiellino a Libero.

Di Pietro e Mani pulite. Per Antonio Di Pietro, invece, "la questione morale da quel lontano febbraio 1992 non si è mai chiusa perché ci sono sempre gli stessi personaggi che si propongono e ripropongono per fare il bello e il cattivo tempo".  L'ex pm ha voluto usare una metafora medica osservando che "mani pulite è stato un importante centro diagnostico, ha individuato il tumore e l'ha rimosso ma la chemioterapia spettava alla politica: ha fallito il paziente che invece di curarsi ha preferito restare malato".

L'Anm: "Fatti gravi e inquietanti". La procura generale della Cassazione ha aperto un'indagine disciplinare sul parlamentare del Pdl e magistrato in aspettativa. Lo ha confermto, a margine del plenum del Csm, il pg della Cassazione, Vitaliano Esposito: "Le notizie le abbiamo apprese dalla stampa - ha detto - se c'è un provvedimento penale c'è sempre una pratica di accertamenti da parte della procura generale della Cassazione". Di fatti "oggettivamente gravi e inquietanti" parla l'Associazione nazionale magistrati, che chiederà al collegio dei probiviri "di valutare con urgenza la compatibilità di alcuni comportamenti con l'appartenenza all'Anm".
(16 giugno 2011)
 
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Italia dei valori, un fuoriuscito dal partito
accusa due parlamentari di ricatti sessuali
Nell'esposto alla procura di Bari, le presunte avances di Zazzera e Pedica a una militante. C. M., 31 anni, sarebbe stata aggirata con la promessa non mantenuta di un'assunzione all'ufficio legislativo di Montecitorio
Un altro esule dall’Italia dei Valori che spara ad alzo zero contro il suo ex partito. Tanto da accusare due parlamentari dell’Idv, Pierfelice Zazzera e Stefano Pedica, del più classico dei ricatti sessuali: prestazioni erotiche in cambio di un posto di lavoro. Questa almeno la denuncia di Michele Cagnazzo, ex responsabile dell’Osservatorio sulla legalità dell’Idv pugliese, racchiusa in un esposto presentato tre giorni fa alla procura di Bari, di cui ieri ha dato notizia il sito de L’Espresso. “Immondizia” secondo Zazzera (ex coordinatore dell’Idv Puglia) e Pedica, che annunciano “nuove querele” contro Cagnazzo, il quale li avrebbe attaccati per mesi già sul suo blog. Un lungo atto d’accusa, quello dell’ex Idv, che sulla sua pagina web si definisce “esperto di criminalità organizzata”, ex investigatore e autore di un recente libro sulla mafia. Nell’esposto Cagnazzo racconta di una 31enne, C.M., che avrebbe incontrato nell’aprile 2010 negli uffici dell’Idv di Bari. “Dopo alcune frequentazioni – scrive nella denuncia – la donna mi confidava di essere stata vittima di insistenti avances e ricatti da parte di Pedica e Zazzera. Mi riferiva inoltre che aveva conosciuto entrambi gli esponenti avendo partecipato a diversi dibattiti e conferenze, in qualità di simpatizzante (dell’Idv, ndr)”.

I due parlamentari avrebbero quindi iniziato “a compulsarla con insistenti inviti e richieste di appuntamenti”, avendo capito che la donna “inoccupata” aveva bisogno di lavorare. Cagnazzo aggiunge: “Zazzera, avendone carpito lo stato di necessità (…) continuò a tempestarla di telefonate e sms con ripetuti inviti a incontri clandestini”. Incontri che si sarebbe svolti tutti in un hotel di Massafra (Taranto) tra il maggio e l’ottobre del 2009, e a cui la donna sarebbe andata in cambio della promessa del deputato di un posto di lavoro presso l’ufficio legislativo del Parlamento. “In cambio – si legge ancora nell’esposto – l’onorevole chiedeva favori sessuali e M., proprio perché versava in gravi difficoltà (…) accettò di accondiscendere”. Successivamente Zazzera le avrebbe chiesto di dare le stesse prestazioni sessuali a Pedica, come condizione per “il proprio definitivo interessamento per la stipula di un contratto”. La donna avrebbe quindi incontrato anche il senatore, in un hotel di Brindisi. Pedica le avrebbe ripetuto il solito mantra: prestazioni in cambio di un lavoro. E C.M. avrebbe accettato, concedendogli due rapporti sessuali, nel dicembre 2009 e nel gennaio 2010. Ma gli impegni dei parlamentari rimasero lettera morta. E allora la donna avrebbe interrotto i rapporti. Cagnazzo conclude: “Scoprì poi di risultare alle elezioni regionali 2010 per la Puglia nella lista Idv, pur non avendo mai proposto o accettato la candidatura”.

Questa la verità del “criminalista”, autosospesosi dall’Idv nel settembre del 2010 con un durissimo comunicato contro l’allora coordinatore regionale Zazzera. Che al Fatto dice: “Le accuse di Cagnazzo sono immondizia pura, non ho idea di chi sia la donna di cui parla. L’avevo già querelato per diffamazione nel febbraio scorso, e lo farò una seconda volta. L’anno scorso avevo avviato contro di lui un provvedimento di espulsione dal partito. Perché l’esposto? Cerca visibilità”. Sulla stessa linea Pedica: “Avevo querelato Cagnazzo nell’agosto 2010, perché sul suo blog mi dava testualmente del porco. Ma io non sapevo neppure chi fosse. Ora presenterò una nuova querela. Mi pare significativo che riferisca le accuse di un’altra persona”.

da Il Fatto Quotidiano del 17 giugno 2011
 
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Il compleanno di Big Blue
cento anni e guarda avanti

In un secolo ha saputo cambiare pelle, e tiene testa ai grandi della Silicon Valley. La parola d'ordine: bisogna vivere come Mao in una rivoluzione permanente

dal nostro corrispondente FEDERICO RAMPINI
NEW YORK - Il regista Stanley Kubrick aveva visto giusto, nel futuro - e ben oltre l'anno 2001 della sua "Odissea nello spazio" - ci sarà sempre un Ibm a rappresentare il progresso tecnologico. Le mode vanno e vengono: guardate Pandora, la radio online che ha fatto scalpore mercoledì alla sua prima quotazione in Borsa. Dopo un balzo iniziale del 62%, già al secondo giorno il titolo era sceso sotto il prezzo di collocamento. Forse un segnale che l'ultima "bolla di Internet" trainata da Facebook, Twitter, Linkedin volge già al termine? Dall'alto del suo centesimo compleanno, celebrato proprio ieri, l'Ibm può guardare con distacco alle febbri speculative della Silicon Valley, osservare con ironia il "capitalismo dei ragazzini" che domina l'attenzione dei media e più volte ha decretato il declino dei dinosauri come Big Blue.

L'Ibm si situa al polo opposto di quel modello: anche geograficamente, ostinandosi a rimanere ad Armonk, nello Stato di New York, ben lontano dalla Silicon Valley dove germinano tutte le rivoluzioni tecnologiche da mezzo secolo in qua. Simbolo per antonomasia di un establishment capitalistico, il nome di Ibm non evoca il "glamour" di aziende fondate da ventenni o trentenni che promettono di trasformare il mondo (e a volte ci riescono). Però, però: chi l'avrebbe mai detto, oggi Ibm con i suoi 197 miliardi di dollari di capitalizzazione tallona Microsoft (200 miliardi) in Borsa, e stacca
nettamente Google (162 miliardi). E' la quinta azienda americana per il suo valore azionario. Ed è l'unica, nel ristretto club delle "centenarie" ad appartenere al settore hi-tech dell'informatica.

Un risultato simile non si ottiene per caso: del capitalismo schumpeteriano - quel motore della distruzione creatrice che ha nella Silicon Valley il suo epicentro culturale - Ibm ha imparato almeno una lezione: bisogna vivere come Mao Zedong in uno stato di "rivoluzione permanente". E in effetti la capacità di Ibm di cambiare pelle, trasformarsi, reinventarsi, adottare nuovi mestieri e nuove vocazioni, è il segreto della sua stupefacente longevità. A ripercorrere le sue mutazioni genetiche, si mette insieme un "documentario storico" sul capitalismo industriale degli Stati Uniti, e sulle trasfomazioni sociali che lo hanno accompagnato. Nel 1911 l'embrione dell'Ibm nasce con il nome di Computer Tabulating and Recording Company, produce orologi-sveglia, orologerie per usi industriali, bilance, e le prime "schede perforate" per calcolatrici meccaniche: una premonizione. E' grazie a queste "schede perforate" che Ibm nel 1923 viene associata a un'impresa colossale, il primo vero censimento demografico su scala federale. Nel 1924 ribattezza se stessa International Business Machines e otto anni dopo è pronta all'appuntamento col New Deal di Franklin Delano Roosevelt: le calcolatrici Ibm sono indispensabili per gestire la Social Security, il primo sistema previdenziale moderno che viene lanciato come uno degli strumenti anti-depressione.

Nel dopoguerra, il 1956 è l'anno del primo hard-disk, Ibm si lancia alla conquista del futuro creando il supporto magnetico per immagazzinare dati. E' il momento aureo che apre il suo predominio nell'industria dei calcolatori, i padri dei computer. Ibm è leader anche in quel settore intermedio che fa da ponte verso il pc, le macchine da scrivere elettriche nel 1961. Esattamente dieci anni dopo, lancia il floppy disk. Altri dieci anni, siamo nel 1981 ed ecco inaugurata con l'Ibm Personal Computer la rivoluzione dell'èra digitale. Fin qui tutto conferma la visione profetica di Kubrick, che vede in un supercomputer Ibm ("Hal", le tre lettere dell'alfabeto precedenti l'acronimo di Big Blue) il protagonista di una rivolta delle macchine contro la società umana. Ma proprio in quella fase si situa uno dei più gravi errori strategici del gruppo, una miopìa che verrà rinfacciata a lungo all'Ibm: è quando l'azienda troppo sicura di sé lascia che un certo Bill Gates s'impadronisca del mestiere del software, considerato "subalterno". In realtà il software domina tutta la fase successiva dell'èra digitale, mentre la produzione delle "macchine" diventa roba da paesi emergenti. L'appendice finale di quell'errore è la vendita ai cinesi di Lenovo di tutta la divisione personal computer dell'Ibm, una resa che avviene alla fine del 2004.

Ma gli epitaffi sono prematuri. Lo slogan "Think" che l'Ibm adottò fin dai tempi del suo patriarca storico Thomas Watson, pungola successive generazioni di top manager a ringiovanire continuamente il gruppo: che si trasforma in una società di servizi, leader mondiale nel fornire "chiavi in mano" le soluzioni integrate per tutta la gestione informatica delle imprese. Quasi a far dimenticare l'errore fatto con Bill Gates, in altri campi l'Ibm è visionaria: è una delle prime a saltare sul carro di Internet, o a scommettere sul "software aperto" e libertario di Linux, l'open source anti-Microsoft. A cent'anni, l'Ibm si è offerta il lusso di vendicare la sconfitta di Hal in "Odissea nello spazio": il suo supercomputer battezzato Watson come il fondatore, ha stracciato i concorrenti umani nel quiz televisivo "Jeopardy". Watson, assicurano gli ingegneri che l'hanno creato, non ha più nulla da invidiare all'uomo: finalmente padroneggia anche l'ironia.
(17 giugno 2011)
 

giovedì 16 giugno 2011

hahahahahahha

Brunetta al Fatto.it
“Non chiedo scusa, era un agguato”
No, questa non è una normale intervista sulla precarietà a un ministro del governo Berlusconi. E’ un corpo a corpo. E visto che il contendente è Renato Brunetta, nessuno potrebbe dire di esserne uscito completamente incolume, men che meno io.

Le regole di ingaggio erano fissate. Ti chiama il ministro e ti dice: “Mi avete massacrato sul Fatto”. Chiedi: “Vi riferite al sito o la giornale?”. Sorriso: “Su tutti e due”. Così quella che salta fuori non è una replica ma un vero e proprio duello, con precise regole di ingaggio, concordate con Vittorio Pezzuto, giornalista serafico, che svolge le funzioni di portavoce di Brunetta con il piglio simpatico di un Doberman: “Primo. Registriamo pure noi. Secondo: se volete decidiamo il tempo, e poi non si fa nessun taglio. Terzo: appuntamento al ministero: prendere o lasciare”. Prendere, e ci andiamo. Parliamo, registriamo. Fuochi di artificio.



La sintesi di un dialogo non sintetizzabile è questa: Brunetta dice “Non chiedo scusa”, Brunetta resta convinto che si trattasse di “un agguato”, Brunetta spiega che “il governo ha salvato l’Italia”. E poi mi bacchetta con la penna rossa e blu: 1) I dati che gli cito sui giovani non sono mai veri (“Sono prodotti dalla Cgil quindi non sono veri per definizione”). 2) Il problema della precarietà nella pubblica amministrazione di fatto non esiste (“1.200 persone le sembrano un gran problema di precarietà?”). 3) Non è vero che il governo abbia abolito l’articolo che impediva le cosiddette dimissioni in bianco (“E’ falso è falso, è falso!”). 5) Non è vero che il governo italiano abbia prodotto il massimo indice di disoccupazione giovanile europea, come dice Bankitalia (“Non è questo il dato, la disoccupazione giovanile è un prodotto della crisi, il governo ha speso 37 miliardi per la cassa integrazione”).

Il tutto viene condito di fendenti acuminati: io ovviamente sono fazioso (“Anche io”, aggiunge per fortuna); il direttore de Il Fatto è un condannato (mai stato, a dire il vero), non si pente di aver definito le ragazze “l’Italia peggiore” (“Mi avevano predisposto un agguato”. Però accetta di incontrare le due ragazze che ha mandato a quel paese (ed è già un progresso).

A me Brunetta fa impazzire, e quindi consiglio alle complottatrici Katia e Maurizia di andare. Un consiglio: si muniscano di giubbotto antiproiettile e di elmetto.

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IL PROTAGONISTA

Fonti riservate, ville di lusso e Rolex
così si muoveva la "talpa" di Bisignani

Raccomandazioni, regali costosi e soffiate: dalle carte dell'inchiesta napoletana emerge in maniera sempre più inquietante il ruolo di Alfonso Papa, il deputato Pdl che i pm chiedono di poter arrestare 

ROMA - E' stato magistrato alla procura di Napoli, ma a un certo punto della sua carriera all'attività investigativa Alfonso Papa ha preferito anteporre quella sindacale e politica. Dopo essere stato eletto nella giunta dell'Associazione nazionale magistrati, l'attuale deputato del Pdl al centro dell'inchiesta che ha portato agli arresti domiciliari il faccendiere Luigi Bisignani, con l'arrivo a via Arenula nel 2001 del leghista Roberto Castelli è stato nominato vicecapo di gabinetto del Guardasigilli. Venne sfiorato da un'inchiesta su alcune consulenze che coinvolse lo stesso ministro: ma Papa con il cambio di governo e l'arrivo di Clemente Mastella anziché essere sostituito in nome dello spoil system fu nominato alla direzione generale degli Affari civili.

Ed è proprio questa lunga frequentazione e confidenza con i magistrati di mezza Italia - ma soprattutto con quelli della procura di Napoli - acquisita attraverso l'esperienza associativa prima e quella politica poi (è stato anche membro della Commissione Antimafia) ad averlo trasformato in un protagonista dell'inchiesta che sta facendo tremare il governo. Il suo ruolo, secondo quanto ha riferito Bisignani ai pm napoletani, era quello di "talpa". Spiega il manager durante un interrogatorio: "Mi chiedete se io informassi Letta delle notizie e delle informazioni riservate di matrice giudiziaria comunicatemi da Papa. A tal riguardo vi dico - dichiara Bisignani - che sicuramente parlavo e informavo il dottor Letta delle informazioni comunicatemi e partecipatemi dal Papa e in particolare di tutte le vicende che potevano riguardarlo direttamente o indirettamente, come la vicenda riguardante il Verdini (Denis Verdini), come la vicenda inerente al procedimento che riguardava lui stesso (e cioè il Letta) e il Chiorazzo e come, da ultimo, la vicenda inerente al presente procedimento". 

Ma se questo, stando alle dichiarazioni di Bisignani, era il suo compito principale, dagli atti dell'indagine napoletana emorgono anche una serie di altri inquietanti particolari di "contorno". Dettagli emersi nel corso dell'attività investigativa che secondo la procura di Napoli sono estremamente utili a tracciare i rapporti, le capacità di azione, le ambizioni e la spregiudicatezza di Papa.

Auto e orologi di lusso, appartamenti, crociere e posti di lavoro: il deputato del Pdl di cui è stato chiesto l'arresto era molto generoso con compagne, amiche e conoscenti varie. Nell'ordinanza di custodia cautelare a suo carico, vengono riportate le testimonianze di diverse donne che Papa avrebbe, in un modo o nell'altro, 'aiutato'. Tra queste Maria Roberta Darsena, che mette a verbale di aver conosciuto Papa "nel 1999 all'Università di Napoli quando io dovevo sostenere l'esame di diritto commerciale e lui era assistente... Il Papa per il mio compleanno del 2010 mi ha regalato la sua Jaguar XKR argento metallizzato", auto la cui manutenzione era però troppo onerosa. Per questo la Darsena l'ha consegnata al concessionario di fiducia di Papa in conto vendita, ma il parlamentare se l'è ripresa: "...mi disse di non preoccuparmi e che aveva falsificato la mia firma reintestandosi la macchina".

La donna lavora presso l'ufficio legale delle Poste, dove sarebbe stata inserita proprio da Papa. Sempre ai titolari dell'inchiesta napoletana riferisce: "Mi disse di mandare...un mio curriculum (peraltro il curriculum era praticamente inesistente dal momento che mi ero appena laureata) alle Poste perché lui avrebbe potuto farmi entrare essendo amico dell'ex presidente, e cioè di Cardi... sono stata assunta, dopo un colloquio, prima a tempo determinato, con uno stage di 6 mesi, e poi, automaticamente, a tempo indeterminato". Tra i regali ricevuti, un rolex, "un braccialetto tennis di oro bianco e diamanti", un anello, un altro orologio, "diverse borse": tutti oggetti che non erano contenuti nelle loro confezioni originali. A questo riguardo il giudice annota che "un orologio Rolex in genere non circola in modo 'nudo', cioè senza garanzie e certificazioni di provenienza".

Gli inquirenti hanno anche indagato su quella che viene definita una "anomala" disponibilità da parte dell'onorevole Papa di alcuni immobili che non sono di sua proprietà e il cui affitto viene pagato da altri: o "noti imprenditori" o parenti, come il suocero. "Non so chi e come pagasse tutte queste case", dice ai pm l'ex assistente del parlamentare, Maria Elena Valanzano, che parla in particolare di una "villa all'Olgiata" dove Papa viveva "con tale Luda", una ragazza dell'est che "tramite il Bisignani, ha fatto assumere in Eni".

Nelle varie testimonianze vengono citati un appartamento in in via Giulia, nel centro di Roma, una casa a Talenti, un altro "prestigioso appartamento" in via Capo Le Case.
I pm hanno ascoltato anche 'Luda', vale a dire Ludmyla Spornyk, che non parla solo di case, ma dei soggiorni pagati per lei da Papa in alberghi prestigiosi - dal De Russy a Roma al Mareblu di Ischia, al Principe di Savoia di Milano - oltre a crociere e regali vari (ancora una volta un Rolex: sul punto Luigi Bisignani, anche lui destinatario di due orologi, spiega agli inquirenti che "lo stesso Papa mi ha più volte detto che a Napoli c'è un buon mercato di orologi ed ottimi prezzi...").

Gli inquirenti hanno sentito anche un'altra donna, "legata in qualche modo a Papa" e destinataria sia di somme di denaro, sia di altre utilità, secondo gli inquirenti corrisposte, anche in questo caso, da imprenditori vicini al parlamentare. La giovane - Gianna Sperandio - ammette di aver "attaccato bottone" con Papa nell'agosto scorso in spiaggia, vicino a Latina, dove si era trasferita dopo essere stata prima un periodo a Milano, poi a Roma. Dopo averla conosciuta il deputato ha cominciato ad "aiutarla": "Papa mi riconosce 700 euro al mese", ha detto ai pm, aggiungendo di avere avuto in regalo anche una Jaguar, ma "bollo e assicurazione sono molto cari perciò ugualmente se la vede Papa". "L'onorevole Papa - ha detto ancora la Sperandio - mi ha fornito una tessera di riconoscimento emessa dalla Camera dei deputati per poter accedere a Montecitorio". Tessera che però non aveva con sé quando, in una occasione, è stata fermata dalla polizia. "Non facevo una bella figura - ha ammesso - che una persona che poteva accedere a Montecitorio si facesse le canne...".

Un "ritratto" a dir poco pesante che portato oggi l'Associazione nazionale magistrati a dichiarare che "i fatti che emergono dall'inchiesta di Napoli, nei confronti del magistrato in aspettativa per mandato parlamentare Alfonso Papa, appaiono oggettivamente gravi e inquietanti". Per questo, spiega ancora una nota, "l'Anm chiederà al collegio dei probiviri di valutare con urgenza la compatibilità di alcuni comportamenti con l'appartenenza all'Anm". Ben peggiori per Papa potrebbero essere però le conseguenza dell'inchiesta disciplinare avviata presso il Csm dalla procura generale della Cassazione.
(16 giugno 2011)
 
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Domenicali: "Andiamo a Lourdes"
Montezemolo: "Tutto storto"

Il team principal della Rossa commenta così il momento sfortunato di Alonso e Massa: "Button ha vinto con 6 pit stop, noi non abbiamo raccolto ciò che avremmo meritato. Dopo Silverstone avremo un'idea più chiara del nostro valore". Il presidente: "Nel contatto Alonso è uscito, Button ha vinto la corsa..."

Stefano Domenicali infreddolito a Montreal. Ansa
Stefano Domenicali infreddolito a Montreal. Ansa
MONTREAL (Can), 13 giugno 2011 - La Ferrari, è davvero il caso di dirlo, in questa stagione non sa più a che santo votarsi. "Organizzeremo un viaggio a Lourdes per vedere se possiamo ribaltare la situazione". Stefano Domenicali, team principal della Ferrari, archivia con delusione il GP del Canada. Il Cavallino lascia Montreal con il sesto posto di Felipe Massa e con il ritiro di Fernando Alonso: decisamente troppo poco per puntare al top. Le classifiche iridate non regalano sorrisi agli uomini in rosso. Alonso e Massa hanno rispettivamente 69 e 32 punti nella graduatoria piloti che Sebastian Vettel domina con 161. Tra i team, la Red Bull comanda con 255 punti e la Ferrari è terza con 101.
verso valencia — "Nell'ultima gara avevo detto che avremmo aspettato i prossimi 2 GP e che avremmo dovuto fare punti - dice Domenicali al magazine Autosport -. Sono deluso per l'esito della corsa, non abbiamo raccolto il bottino che avremmo meritato, viste le nostre prestazioni. Adesso dobbiamo ottenere il massimo a Valencia il 26 giugno". Per avere un quadro più chiaro, bisognerà aspettare il Gp di Gran Bretagna in programma a Silverstone il 10 luglio: lì, su un tracciato che richiede molto carico aerodinamico, si vedrà anche l'effetto del veto agli scarichi "soffiati" delle monoposto. "Direi che dopo Silverstone potremo farci un'idea", assicura Domenicali.
lucky button — A Montreal, la sorte non ha aiutato le rosse. Alonso, che ha scelto di montare gomme intermedie nel primo pitstop, è scivolato dalla seconda all'ottava posizione mentre sul circuito si abbatteva un diluvio. Massa, quando la pioggia ha dato finalmente tregua, ha danneggiato il muso dopo aver superato un doppiato. "Purtroppo - dice Domenicali - in quel momento c'era solo una traiettoria asciutta. Quando ha accelerato, si è trovato in mezzo al 'ghiaccio'. Che si può dire? È stato un peccato". Un pizzico di fortuna invece ha assistito lo strepitoso Jenson Button, capace di risalire dall'ultima situazione e di portare la sua McLaren al trionfo. "Ha vinto la gara con 6 pitstop. Non posso dire cosa sto pensando, ma dobbiamo fare qualcosa. Come una gita a Lourdes, o qualcosa del genere...".
il presidente — Anche il presidente Luca Montezemolo se la prende con la cattiva sorte: "È andato tutto storto - ha detto in un'intervista a Sky Sport 24 - a me non piace parlare di sfortuna. Quando si è verificato l'incidente tra Alonso e Button, ognuno aveva il 50% di possibilità. Ebbene, Alonso è uscito e Button ha vinto la corsa. Martedì sarò a Maranello, mi aspetto il massimo sforzo per arrivare a vincere. Bisogna continuare a spingere. In Canada c'era una Ferrari molto competitiva, credo che lo sarà anche a Valencia. Poi arriveranno alcuni circuiti molto impegnativi, ma stiamo lavorando. Preferisco vedere una Ferrari competitiva anche se si ferma, piuttosto che una non competitiva al sesto o al settimo posto. Il bilancio finora non è certo positivo: la monoposto di quest'anno non è nata bene, ma conosco le qualità e la determinazione dei miei uomini. A qualcuno, sinora, tutto è andato bene. A noi, invece, no. Dobbiamo reagire con la consapevolezza che questa stagione non è cominciata come avremmo voluto. Ma la speranza è l'ultima a morire".
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yes......

Stoner: "Problemi? Il freddo"
Vale: "6°? Credevo uno sbaglio"

L'australiano nuovo leader del mondiale dopo il successo di Silverstone: "Risultato importante in condizioni difficili per temperatura e condensa, ma non volevo forzare". Dovi: "In gara ci siamo sempre". Vale: "Stiamo limitando bene i danni: quando ho visto il numero sulla tabella pensavo che fossero i giri, non la posizione". Lorenzo: "Ho avuto troppa fretta"

SILVERSTONE (Gran Bretagna), 12 giugno 2011 - Stoner si gode la conquistata leadership del mondiale e appera molto rilassato. Al suo fianco, sul podio, un concreto Dovizioso e l'inossidabile Edwards, dolorante per la clavicola fratturata e operata solo una settimana fa. Rossi limita i danni e aspetta momenti migliori.
stoner infreddolito — Per Stoner, pare che l'unico problema sia stato il freddo, visto che lui non utilizza la mantellina antipioggia come i suoi colleghi. "Da metà gara - dice Casey - ho avuto tanto freddo e anche dei problemi per la condensa all’interno del casco che non mi faceva vedere bene la pista. La cosa mi innervosiva. Da metà gara in poi, le cose sono poi migliorate, la visuale è andata meglio e mi sono calmato. So che in tanti hanno fatto degli errori, ma era facile farli. Io volevo stare tranquillo, con Dovi dietro e pericoloso, e non volevo forzare molto. Sono rimasto concentrato giro dopo giro e sono felice per un risultato importante, centrato in condizioni difficili. Come nell'anno 2007 del mondiale? No, la situazione è differente. Noi abbiamo lavorato molto su questa moto per avere un'ottima performance in ogni sessione. Adesso so dove spingere, dove migliorare, dove contenermi. Sono soddisfatto".
dovi si da' un 8 — Contento Dovizioso per il suo secondo posto: "In prova ci danno del gran gas, ma non è il mio stile; in gara invece abbiamo fatto una prestazione bellissima. Le condizioni erano difficili, era molto facile perdere il posteriore o l’anteriore, ma è stato un risultato importante in un Mondiale che è ancora lungo. È stato fondamentale l'essere rimasti davanti in condizioni diffilicili e difendere la posizione per non far scappare Stoner. Un voto? Considerando che non sono veloce come Sic in prova, né come Stoner o Lorenzo in gara, mi darei comunque un 8 perché nei momenti importanti ci sono sempre".
stoico edwards — Edwards è felice, per un podio insperato, colto in condizioni difficilissime: "Ho avuto un incredibile dolore, ma quando sei sulla moto non fa così male. Ringrazio il team e chi ha lavorato con me per garantirmi questa grandissima giornata".
Valentino Rossi, 31 anni, quarto nel mondiale. Reuters
Valentino Rossi, 31 anni, quarto nel mondiale. Reuters
vale incredulo — Valentino Rossi, 6°, alla fine si accontenta: "Essere sesto dopo il week end che abbiamo avuto è molto positivo, alla fine siamo al 4° posto nel mondiale: fin qui siamo stati bravi a limitare bene i danni. Sapevo che avrei faticato su questa pista e adesso da Assen spero di andare almeno come in Francia o a Barcellona". Però restano tanti problemi da risolvere sulla Ducati. "Il primo problema è che sull'asciutto non andiamo come la Honda, ma è anche vero che qui Hayden è stato più veloce in prova e in gara: la loro moto era a posto e andava bene. Io ho fatto quello che ho potuto, quando ho visto '6' sulla tabella dai box pensavo che avessero sbagliato, che fossero i giri, non la posizione. Alla fine resta il fatto che si deve fare meglio perché non si possono avere la domenica pomeriggio gli stassi problemi del venerdì mattina".
autocritica lorenzo — Lorenzo perde la testa del Mondiale, accusa una brutta botta per classifica e morale, ma ha l'onestà intelletuale di ammetterlo: "Sì, è una grande delusione, non ho avuto la pazienza sufficiente per stare dietro a Dovizioso e aspettare il momento giusto per superarlo e andare a prendere Casey. Adesso siamo noi a inseguire e Casey è la lepre, ma da adesso possiamo rischiare un po' di più e provare ad andare a vincere le prossime gare".
Gasport© RIPRODUZIONE RISERVATA
 
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IL FORUM

Sostenibile e umana
l'architettura del futuro

Al Forum di GreenAccord a Pistoia professionisti del settore e aziende si sono confrontati per tre giorni sul modo per mettere in relazione essere umano e ambiente, su come riqualificare i centri urbani in modo che siano anche "memoria del passato" di ANNA MARIA DE LUCA

PISTOIA - Investire in sostenibilità fa aumentare i profitti. Questo il filo conduttore dell'VIII Forum di GreenAccord sull'ambiente, una tre giorni che ha visto alternarsi architetti di fama internazionale e aziende che hanno scommesso sull'innovazione e sulla riduzione della propria impronta ecologica. Abitazioni, prodotti elettronici, rifiuti ingombranti, pavimentazioni tessili. Settori molto diversi ma realtà accomunate da una stessa convinzione: il valore di un progetto deve misurarsi non più solo sulla sua forma ma sulla sua capacità di mettere in relazione, in modo sostenibile, l'uomo e l'ambiente.

"Lo spazio pubblico urbano - dice Roland Günter, architetto, storico dell'arte e presidente del Deutscher Werkbund - deve essere memoria del passato proiettato nel futuro. Dal passato possiamo imparare cose con senso e cose senza senso. Il presente é la scelta tra senso e nonsenso". Ed ecco quindi la necessità di recuperare lo spazio per l'uomo riqualificando i centri urbani, risparmiando le aree ancora non antropizzate ed esaltando i luoghi che possano incrementare gli spazi sociali ad uso collettivo. Ma in che modo?  "E' molto importante - rilancia il grande architetto tedesco - che le nostre città siano da stimolo per creare spazi di aggregazione. Dobbiamo, ad esempio, capire e valorizzare la funzione pubblica delle piazze che troppo spesso non possiedono nulla del luogo di incontro che avevano in passato. Sono ridotte a meri parcheggi che le sviliscono e ne tolgono i valori".

Per esemplificare, Günter mostra le foto di alcune piazze che potrebbero essere tra le più belle d'Italia e che invece sono degenerate in parcheggi: "Dice la gente: non vogliamo camminare. Dico: é come se avessero perso le gambe. Un luogo strano: con persone senza gambe".

"Per fare vera riqualificazione - sottolinea il presidente dell'Ance Toscana (Associazione costruttori edili), Alberto Ricci - non si deve intervenire su edifici singoli, ma su interi quartieri, come da tempo si fa negli altri Paesi europei". Ma per farlo, serve la presenza di due categorie di soggetti: committenze informate e maestranze qualificate. "Senza di loro, un cambio di rotta è difficilmente avviabile".   


Dal mondo accademico, le esigenze di riduzione degli impatti umani sul territorio iniziano a trasferirsi a livello di istituzioni. In Emilia Romagna, da tempo si sta sviluppando un programma di gestione sostenibile del territorio. Ma le sfide non sono poche: "Entro dieci anni, la nostra popolazione regionale crescerà di oltre 400mila unità, pari al 12-15% del totale. Aumenteranno le classi d'età e le presenze straniere. La sfida è rendere compatibile questa dinamica con le politiche di tutela ambientale", spiega Enrico Cocchi, direttore generale della Regione Emilia Romagna. "Il nostro compito è evitare infrastrutture inutili, ristrutturare invece l'esistente e riconoscere il valore delle produzioni agricole, per impedire la conversione dei terreni". Ma, per essere efficace, la strategia richiede il coinvolgimento della popolazione: "Qualsiasi progetto, anche di riqualificazione architettonica, deve essere sviluppato attraverso un processo di partecipazione pubblica. Servono scelte condivise, per concordare piani che siano richiesti e accettati dai cittadini".

Ma per arrivare alle scelte condivise è necessario informare i cittadini, aspetto in cui il nostro Paese ha ancora da imparare. Un esempio concreto? Lo offre l'architetto Günter: dal mercato grande di Firenze alla sua casa all'angolo sinistro, il farmacista Luca Landucci ha scritto un diario che copre un periodo lungo più di 50 anni dal 1450 al 1500. "Lo ringraziamo, perché ci ha regalato una delle fonti più importanti per la vita quotidiana della città. Ma sulla facciata della casa non si trova nessun richiamo su questo. Nessuna possibilità di saperlo.  Dobbiamo spiegarlo, altrimenti non si capisce". Un modello alternativo? "Nell'insediamento Eisenheim della Ruhr, dove abito, abbiamo applicato 70 tavole con sempre due pagine di testo. Spiegano: personaggi, case, storie, avvenimenti, rapporti proprio perché la dimensione dell'aspetto pubblico si intensifica tramite le tante e ricche spiegazioni". Sono "strade parlanti". Strade che sanno raccontare se stesse a chi le vive, piazze che sanno parlare a tutti. Perché, come dice il presidente del Deutscher Werkbund, "il respiro crea uno spazio che respira".
(14 giugno 2011)
 
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Brunetta recidivo: «Precari, manganellate col web»

Non contento degli insulti lanciati ieri nei confronti di alcuni precari che volevano rivolgergli una domanda durante il convegno “I giovani innovatori”, Renato Brunetta è tornato sull'incidente, ma non per sanare gli animi, piuttosto per rincarare la dose. «L'Italia peggiore è quella di quanti – ha dichiarato – non avendo di meglio da fare irrompono sistematicamente in convegni e dibattiti per interromperne i lavori, insultare i presenti e riprendere la loro bravata con una telecamerina portatile per poi passare subito il video ai giornali amici (che notoriamente pullulano di precari)».

Non è piaciuto, al ministro per la Pubblica amministrazione e l'Innovazione, il video della sua fuga che i precari hanno subito diffuso in rete. «L'Italia peggiore – prosegue – è di quanti si nascondono compiacenti dietro questi signori (come Pierluigi Bersani e Leoluca Orlando Cascio), sostenendoli in maniera strumentale pur senza conoscere argomenti e fatti. L'Italia peggiore è quella che usa la Rete come un manganello per agguati squadristici, senza aver nulla da dire. Che pena». E siccome le immagini non sono abbastanza chiare, fornisce la sua lettura dei fatti: «Al termine del mio intervento, una signora tra il pubblico ha chiesto di poter prendere la parola – racconta –, le ho chiesto di salire sul palco, nonostante dovessi recarmi entro pochi minuti al Quirinale».


E fin qui, la magnanimità. Poi, l'irritazione: «Ho però preferito lasciare la sala quando – continua - ho capito che la signora intendeva sollevare il problema dei precari nella Pubblica Amministrazione: un argomento non solo estraneo al tema del convegno, ma che avrebbe richiesto bel altro tempo e ben altra attenzione». Infine, l'indignazione: «Poi sono iniziati a volare insulti (Buffone!, Vai a lavorare!) accompagnati dall'esposizione di un grande striscione di protesta, a riprova di quanto la loro azione fosse stata premeditata con cura a fini mediatici. Da qui il mio duro giudizio su lorsignori (non certo sui precari tout court), che ribadisco con forza: Siete l'Italia peggiore».
15 giugno 2011

sabato 11 giugno 2011

dai dai.....

Con l'oro blu in mano ai privati
tariffe più alte e stessa efficienza

Due riforme in quindici anni ci hanno lasciato in eredità un sistema idrico pieno di falle. Per farlo funzionare servono 64 miliardi di investimenti, ma il mercato non è sinonimo di sviluppo di ETTORE LIVINI

Due italiani su dieci non hanno le fogne. Dai rubinetti del sud, in un caso su due, esce acqua non depurata. E i 300mila chilometri di tubi che trasportano l'oro blu alle case tricolori perdono per strada (dice il Censis) il 47% del prezioso liquido che raccolgono alle sorgenti. Si può votare sì o no. Sostenere che l'acqua è bene comune inalienabile o che per farla funzionare bene - vista l'inefficienza del pubblico - è meglio affidarla ai privati. Una cosa però è certa: due riforme (incompiute) in 15 anni, prima la legge Galli e poi il decreto Ronchi, ci hanno lasciato in eredità un sistema idrico pieno di falle. Per farlo funzionare servono (stima Utilitatis) 64 miliardi di investimenti nei prossimi 30 anni. Che qualcuno - Stato o mercato - dovrà mettere sul tavolo.

Cosa succederà consegnando nelle mani dei privati - ancorché sorvegliati da un'authority fresca di nomina - la gestione (proprietà e reti rimarranno pubbliche) di questa montagna d'oro e del ricco business delle bollette? Qualche parziale risposta ce la dà la storia dei primi 15 anni di semi-liberalizzazione degli acquedotti tricolori. Un esercizio che consente di far piazza pulita di qualche luogo comune e spiegare, cifre alla mano, cosa potrebbe capitare al servizio idrico e alle nostre bollette una volta traghettati del tutto nel mondo del profitto.

Il pubblico non funziona. Falso (almeno in parte). L'acqua italiana è ancora in buona parte in mano agli enti locali - 54 Ambiti territoriali ottimali (Ato) su 92, più altri 13 affidati a multiutility a forte presenza pubblica - e nel mazzo c'è di tutto. Enti inefficienti trasformati in poltronifici e macchine da voti sul territorio. Ma anche aziende che funzionano come orologi: Milano ha l'acqua (pubblica) meno cara d'Italia e perde dai tubi 11 litri su 100, livelli quasi tedeschi. L'Acquedotto pugliese, una volta simbolo della malagestio degli enti locali, è diventato oggi un'azienda sana che investe, promossa a più riprese persino dalle arcigne agenzie di rating. La Smat di Torino è uscita alla grande da uno studio comparativo sull'efficienza pubblico-privato dell'Istituto Bruno Leoni, think tank iper-liberista. Tra i privati (basta chiedere ai cittadini di Agrigento) ci sono gestioni che faticano ancora a portare l'acqua ai rubinetti tutti i giorni della settimana. E in fondo persino Parigi e Berlino, dopo aver provato sulla loro pelle gioie e dolori dell'acqua privata, hanno deciso di fare marcia indietro rimettendo le mani sulla gestione dei loro acquedotti.

Tariffe più alte con i privati. Vero. Ma con una parziale spiegazione. Dal 2002 al 2010, con lo sbarco del mercato negli acquedotti, le bollette degli italiani sono cresciute del 65%. Nove anni fa ogni italiano pagava in media 182 euro l'anno, oggi siamo a 301. Colpa della privatizzazione? A guardare la classifica delle città più costose, verrebbe da dire di sì: 21 dei 25 Ato più cari d'Italia sono in mano a privati o in gestione mista. I cittadini di Latina lamentano aumenti fino al 3000% dopo il parziale ritiro del pubblico, rialzi a tre cifre si sono registrati anche in Liguria e Toscana. Un'enormità.
La ragione, sostengono i diretti interessati, è semplice: le bollette più alte sono quelle che scontano i maggiori investimenti. I privati ne mandano in porto in media l'87% di quelli previsti (che però faticano a tradursi in reali recuperi d'efficienza, dice il Forum dei movimenti per l'acqua). Il pubblico molto meno del 50%. Un po' perché mancano i fondi, ma pure per evitare impopolari aumenti delle bollette. Il saldo dare/avere dei primi 15 anni di liberalizzazione idrica è però sconfortante: negli anni '90 l'Italia dell'acqua pubblica - all'epoca pagava Pantalone, alias lo Stato, attraverso la fiscalità - investiva ogni anno 2 miliardi sui suoi acquedotti. Oggi siamo scesi a 700 milioni.

Il nodo di investimenti e controlli. Da dove arriveranno allora i 64 miliardi necessari per rimettere in sesto i tubi d'Italia? Pubblico o privato, meglio rassegnarsi: lo Stato, calcola il Censis, sarà in grado di mettere sul piatto circa il 14% di questa cifra. Il resto, se si vorrà spenderlo, dovrà arrivare dalle tasche della collettività. Solo i lavori previsti tra il 2011 e il 2020, calcola Utilitatis, le faranno salire del 18% portandole comunque, assicura l'organizzazione delle utility nazionali, ben al di sotto della media dei prezzi pagati nel resto d'Europa. I privati scaricheranno i costi sull'utente finale. Comuni o enti locali - già oggi in condizioni finanziarie da incubo - potranno al limite tagliare investimenti altrove o finanziarsi su altre voci del bilancio pubblico. Alla fine però il conto lo salderanno sempre i cittadini.
Chi controllerà il mercato dell'acqua che uscirà dal referendum? Per vegliare sul settore è stata appena creata - con colpevole ritardo - un'authority. I cui poteri però sono ancora in buona parte da definire. Il problema - vista la stretta correlazione tra quantità e bontà degli investimenti e aumenti delle bollette - sarà di dotarla degli strumenti necessari per una reale attività di supervisione. La torta in ballo vale 64 miliardi e ha scatenato l'appetito di molti profeti (non proprio disinteressati) del libero mercato. E visti i risultati, anche tariffari, delle privatizzazioni degli altri monopoli naturali italiani, non c'è da essere troppo ottimisti.
(10 giugno 2011)
 
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Nucleare, problema globale
Ma ogni stato risponde a modo suo 

Le singole amministrazioni mancano di una strategia condivisa per fronteggiare i rischi di incidenti atomici. Molti, a cominciare dalla Russia, chiedono che vengano delimitati dei criteri comuni a livello globale, ma i pochi sono disposti ad accettare ingerenze esterne
Quando si verifica un incidente in una centrale nucleare i confini servono a ben poco. Le particelle radioattive si liberano nell’aria, inquinano la terra e le acque. I venti le spingono a migliaia di chilometri di distanza dal luogo in cui si sono liberate. La fuga radioattiva diventa un problema globale: delle città, dei villaggi, delle nazioni confinanti, dell’intero pianeta. Al contrario, le procedure di monitoraggio per evitare nuovi incidenti sono in larga parte un affare nazionale. E continueranno ad esserlo per lungo tempo. E’ quello che sostiene un lungo approfondimento pubblicato martedì dal Financial Times. “L’industria del nucleare deve riassicurare le persone che gli errori di Fukushima non si ripeteranno”, scrive Ft, “ma anche che i sistemi e le procedure di controllo minimizzeranno il rischio di un’altra catastrofe, causata da altri fattori in un’altra parte del mondo”. Ed è proprio su questo secondo aspetto che iniziano i problemi. “Analisi recenti sulla sicurezza nucleare hanno messo in evidenza le debolezze di una serie di impianti in tutto il mondo”, continua Ft. Negli Stati Uniti, la Nuclear Regulatory Commission (NRC, commissione governativa per la regolamentazione del nucleare) ha condotto una “rapida valutazione” dei 65 reattori attualmente funzionanti negli USA e ha scoperto che almeno dodici siti avrebbero degli “issues”, dei problemi nei sistemi di sicurezza.

“Storicamente l’industria nucleare è sempre stata brava ad individuare i problemi, ipotizzando le possibili soluzioni, ma è stata molto meno preparata a mettere in atto le procedure necessarie per risolvere gli stessi problemi”, ha dichiarato a Ft Dave Lochbaum, ex funzionario della NRC e oggi attivista del gruppo ambientalista “Union of Concerned Scientists” (unione degli scienziati preoccupati), un comitato indipendente di circa 100 scienziati, tra cui 20 premi Nobel. Le cose si complicano poi a livello nazionale, dove ogni paese segue la sua strada. Pierre Gadonneix, ex amministratore delegato della francese Edf e presidente dell’associazione imprenditoriale World Energy Council, non usa mezzi termini: la situazione attuale, in cui la IAEA – Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica – invia raccomandazioni ai diversi paesi, che rimangono però i responsabili finali delle politiche di sicurezza, genererebbe “troppe differenze tra i diversi paesi”. E quindi, nel lungo periodo, sarebbe necessario promuovere “un livello di governance sovranazionale”. La Russia ha recentemente chiesto che gli standard della IAEA siano resi obbligatori. Ma i diversi paesi sono divisi. Molti esperti sono scettici sul fatto che la IAEA, la cui mission principale è il controllo della proliferazione nucleare, possa essere riconosciuta a tutti gli effetti come regolatore del settore. “La risposta – spiega il Financial Times – si potrebbe trovare in un sistema più rigoroso di autoregolamentazione, a livello nazionale”.

Come quello degli Stati Uniti dove, dopo l’incidente di Three Mile Island del 1979, si è introdotto un livello di supervisione straordinaria da parte dell’Inpo (Institute of Nuclear Power Operations, associazione di categoria dell’industria nucleare USA), che va oltre i controlli previsti dalla Nuclear Regulatory Commission (NRC). “Gli ispettori di Inpo controllano e danno un rating a tutte le centrali negli Stati Uniti”, spiega Ft. “I rating non sono pubblicati, ma sono trasmessi all’NRC e le compagnie assicurative li usano per calcolare i rischi della politica di gestione degli impianti. Le centrali che ottengono rating inferiori alla media possono incorrere in richiami e sanzioni”. Ma la sanzione più dura è l’incontro annuale dell’Inpo ad Atlanta, dove “i gestori degli impianti con un rating basso sono obbligati a spiegare davanti a tutti i rappresentanti dell’industria nucleare americana le strategie che intendono adottare per porre rimedio ai loro errori”. Una ammissione pubblica di colpa, che però funziona solo negli Stati Uniti. “E’ un modello che dovrebbe essere globalizzato attraverso la World Association of Nuclear Operators (Wano, associazione mondiale degli operatori nel nucleare, con sede a Londra), l’equivalente dell’Inpo a livello internazionale”, spiega Craven Crowell di Oliver Wyman, una società di consulenza specializzata nel risk management. La Wano è già impegnata nel monitoraggio degli impianti, ma non attribuisce rating e non ha alcuna possibilità di intervenire con azioni correttive o sanzioni se rileva problemi nei sistemi di sicurezza.

“Il sistema americano non è perfetto”, ha dichiarato a Ft Dave Lochbaum, della Union of Concerned Scientists, “ma la Inpo sta facendo un buon lavoro. Le chiusure degli impianti per motivi di sicurezza negli Stati Uniti sono calate da 2,5 volte all’anno per ogni reattore (in media) nel 1985 a 0,1 nel 2007, mentre a livello internazionale le chiusure non pianificate sono scese da 1,8 all’anno nel 1990 a 0,5 nel 2008”. Ma adottare a livello globale il modello di supervisione americano sarà molto difficile, se non impossibile. “Molti paesi si dimostreranno riluttanti ad aprire le porte ai controlli internazionali”, spiega Seth Grae, amministratore delegato di Lightbridge, una società americana che sviluppa tecnologie per il combustibile nucleare. “In molti paesi il settore energetico è controllato dai governi e molti di questi governi non sono propensi ad avere ispettori in casa che gli dicano come dovrebbero fare le cose”. E anche se ormai quasi tutti gli operatori dell’industria nucleare sono d’accordo sulla necessità di rafforzare i poteri della World Association of Nuclear Operators, la strada verso un sistema di monitoraggio comune a livello mondiale sarà lunga e tutta in salita.

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Silverstone, fenomeno Stoner
Sic 2°, Vale non pervenuto: 13°

L'australiano della Honda in pole davanti a Simoncelli e Lorenzo. 4° Spies, 5° Dovizioso. Rossi è molto indietro: accusa 3,7" di ritardo dalla vetta. Crutchlow cade e si rompe la clavicola: è out. In 125 prima pole in carriera per Vinales; in Moto2 svetta Marquez


Casey Stoner, 25 anni, un titolo mondiale in MotoGP. LaPresse
Casey Stoner, 25 anni, un titolo mondiale in MotoGP. LaPresse
SILVERSTONE (Gran Bretagna), 11 giugno 2011 - È di Casey Stoner, con la Honda la pole nel GP di Gran Bretagna sul circuito di Silverstone dopo una sessione soleggiata - che potrebbe non riproporsi per la gara visto il forte rischio pioggia -, ricca di emozioni e cambiamenti al vertice. L’australiano conferma la sua superiorità e con il tempo di 2'02"020 precede Marco Simoncelli (Honda Gresini), come successo nelle precedenti sessioni di prove libere. Il pilota di Coriano, però, ha dato parecchio filo da torcere al funambolo della Honda, pagando soli 188/1000 di ritardo; terzo Lorenzo (Yamaha) a 258/1000, anche lui con un buon passo, poi Spies, sempre su Yamaha e Dovizioso. Vale Rossi con la Ducati affonda: è solo 13° a 3,7" di ritardo dalla vetta, con enormi problemi di affiatamento con la moto.
frattura crutchlow — A inizio sessione, caduta di Cal Crutchlow, che dopo una sbacchettata picchia duro per terra e si procura la frattura della clavicola sinistra più una lieve commozione cerebrale: la gara perde così un possibile protagonista, che in mattinata era stato 5° nelle libere. Dopo quella di Pedrosa a Le Mans ed Edwards a Barcellona, è la terza clavicola che salta in tre GP di fila: è sempre più allarme rosso per l'esiguo numero di partenti! Infortunio a parte, la sessione è stata emozionante, con Simoncelli che è il primo ad abbattere il tempo della pole dell'anno scorso di Lorenzo e ci prova fino all'ultimo a sopravanzare il fumambolo della Honda Hrc. Anche Lorenzo viaggia bene, e a tratti guida pure il gruppo, ma deve inchinarsi, sia all'italiano del team Gresini, sia alle traiettorie da urlo di Stoner, che nel T4 fa la differenza, tagliando addirittura il cordolo dell'ultima curva con grande audacia. Il premio è il tempo di 2'02"020 che gli vale la quarta pole in sei gare.

Valentino Rossi, 31 anni, ha vinto 9 titoli mondiali. Epa
Valentino Rossi, 31 anni, ha vinto 9 titoli mondiali. Epa
valentino non perveuto — Imbarazzante prestazione di Valentino Rossi, che continua ad accusare distacchi abissali con la Ducati, finendo solo 13°. I 3"761 di ritardo, però, non si possono spiegare solo con la mancata conoscenza della pista, visto che il compagno Hayden con la stessa Ducati è 7°, e di ben un secondo e mezzo più veloce del pesarese. Per la gara è prevista pioggia e l'unica speranza per Rossi è che la Ducati, come intravisto a Jerez, con il bagnato possa soffrire di meno, ma la sensazione è che Vale non veda l'ora di mettersi alle spalle uno dei week end più difficili e frustranti della sua carriera.

Vinales precede in pista Terol: partono primo e secondo. Reuters
Vinales precede in pista Terol: partono primo e secondo. Reuters
prima pole vinales — Nella 125 la pole, la prima in carriera, va al giovane spagnolo Maverick Vinales (Aprilia Team Paris Hilton), che con il tempo di 2'14"684 precede Nico Terol, leader del mondiale e dominatore, fin qui della qualifiche con 4 partenze al palo su 5 gare. Alle spalle della coppia spagnola, c'è il francese Johann Zarco (Derbi), staccato di 582/1000, in terza posizione, poi Marc Vazquez a 6 decimi. Quinto l'italo tedesco Cortese, a 905/1000, 13. il primo degli italiani, Simone Grotzkyj con il tempo di 2'17"298.
marquez in moto2 — In Moto2 la pole va a Marc Marquez (Suter) con il tempo di 2'08"101. Lo spagnolo ha preceduto l'inglese Redding (Suter), staccato di 497/1000 e il tedesco Bradl (Kalex), il leader del mondiale, terzo a 517/1000. Il primo degli italiani è Simone Corsi (Ftr), 5° a 875/1000, 6° Pirro, 11° Corti e 15° De Rosa, che con la nuova scuderia Sag, e la moto Ftr, pare trovarsi meglio della Moriwaki del Team G22 da cui è stato scaricato.
Massimo Brizzi© RIPRODUZIONE RISERVATA

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FISICA

Cern, atomi di antimateria
"intrappolati" per 16 minuti

Dopo i risultati ottenuti a novembre sempre a Ginevra e ad aprile negli Usa, un altro passo avanti: anti-idrogeno catturato per il tempo record di mille secondi

ROMA - Si sta "stringendo il cerchio" intorno all'antimateria. Nel novembre scorso l'esperimento Alpha del Cern 1 di Ginevra aveva creato e catturato atomi di anti-idrogeno per 172 millesecondi; in aprile i laboratori statunitensi di Brookhaven hanno creato l'altro anti-elemento 2 prodotto al momento del Big Bang, l'anti-elio, anche se non sono riusciti a imprigionarlo. Ora, sempre con l'esperimento Alpha, il Cern è riuscito a creare e intrappolare circa 300 atomi di anti-idrogeno per il tempo record di 1.000 secondi (oltre 16 minuti): 5.000 volte più a lungo rispetto al tempo ottenuto dallo stesso esperimento a novembre.

Il risultato, pubblicato nell'edizione online della rivista Nature Physics, permette finalmente di osservare in modo diretto il comportamento dell'antimateria e di verificare se, come prevedono le attuali teorie della fisica, si comporta in modo simmetrico ma opposto rispetto alla materia, come una sorta di "specchio di Alice". Diventa cioè possibile sapere se materia e antimateria obbediscono alle stesse leggi della fisica. "E' un tempo abbastanza lungo per poter cominciare a studiarle", ha osservato il coordinatore dell'esperimento, Jeffrey Hangst, dell'università danese di Aarhus.

Riuscire a intrappolare l'antimateria e a "tenerla ferma" in un tempo sufficiente per studiarla da vicino non è stato affatto semplice: una volta creati, gli atomi di anti-idrogeno sono stati "congelati" e tenuti lontani dalle pareti della "scatola" dell'apparato sperimentale grazie a una trappola fatta di campi elettrici e campi magnetici. Questa gabbia è assolutamente necessaria in quanto è sufficiente un minimo contatto fra materia e antimateria perché queste si distruggano reciprocamente.

"Congratulazioni all'esperimento Alpha" dalla ricercatrice italiana Gemma Testera, alla guida di un altro esperimento del Cern che sta studiando l'antimateria, chiamato Aegis e finanziato dall'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn). "Aver catturato l'antimateria per un periodo così lungo è il punto di partenza per studiarne le proprietà", ha aggiunto commentando l'esperimento, del quale non fa parte nessun italiano. I risultati di queste osservazioni aiuteranno a comprendere meglio molti aspetti della cosmologia e le leggi fondamentali dell'universo. "Vogliamo studiare le proprietà della materia e dell'antimateria - ha detto ancora la ricercatrice - per verificare se si comportano o meno nello stesso modo. L'universo nel quale viviamo è fatto di materia e le attuali leggi della fisica suggeriscono che materia e antimateria sono simili".

Le teorie attuali suggeriscono che materia e antimateria sono state prodotte nella stessa quantità al momento del Big Bang e che si sono annichilite a vicenda. Tuttavia una parte di materia è sopravvissuta all'impatto ed è oggi alla base dell'universo che conosciamo. L'anti-idrogeno intrappolato al Cern adesso potrà aiutare a capire come mai la materia alla fine abbia vinto e che fine possa aver fatto l'antimateria.

Oltre ad Alpha, tre esperimenti del Cern puntano a "mettere alle strette" l'antimateria per rispondere alle domande fondamentali della fisica: l'esperimento Aegis, guidato come detto da Testera e finanziato dall'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn); Atrap (Antihydrogen Trap), a guida statunitense; Asacusa, coordinato dal Giappone. "Sono progetti fra loro in competizione scientifica, ma complementari", spiega Testera.

Obiettivo dell'esperimento Aegis è misurare gli effetti della forza di gravità sull'antimateria. Per riuscire in questo l'esperimento punta a produrre fasci di anti-idrogeno, seguendo la strada aperta dall'esperimento predecessore, Alpha. I primi dati potrebbero arrivare già in estate.

La 'trappola' per l'antimateria usata dall'esperimento Asacusa si chiama Cusp e funziona grazie a una combinazione di campi magnetici che costringono antiprotoni e positroni a stare insieme per formare atomi di anti-idrogeno. Gli anti-atomi così ottenuti vengono incanalati in un sorta di "corridoio" vuoto dove i piccoli fasci di anti-idrogeno creati in questo modo possono essere studiati "in volo".

Con un altro esperimento del Cern chiamato Athena, Atrap ha dimostrato la possibilità di produrre antiparticelle in grandi quantità, facendo il primo passo verso la possibilità di produrre, controllare e infine intrappolare un piccolo frammento dell'antimondo.

Tutti insieme, questi esperimenti contribuiranno a perfezionare le trappole magnetiche nelle quali, a temperature bassissime, diventerà possibile riuscire a rallentare a bloccare gli anti-atomi, fino a intrappolarli per alcune ore.
(05 giugno 2011)