martedì 20 settembre 2011

..........

BIOcarburanti fai da te - Conoscere, produrre e utilizzare i combustibili vegetali per la propria auto              
di  Roy Virgilio
Terra Nuova Edizioni

Nonostante i numerosi vantaggi ecologici e ambientali, il biodiesel continua ad essere introvabile, allora non resta che farcelo da noi.  C’è davvero da mettersi le mani nei capelli: da una parte le città sotto assedio dello smog e il prezzo dei carburanti continuano a salire; dall’altra si fa poco o nulla non solo per ridurre il traffico veicolare, ma neanche per facilitare l’impiego di carburanti ecologici come il biodiesel che oltre a presentare caratteristiche molto simili al gasolio, lubrifica la pompa di iniezione, costa meno e bruciando produce meno emissioni inquinanti.
Nonostante i numerosi vantaggi, in Italia il biodiesel è volutamente introvabile, in questa situazione, l’unica soluzione rimane quella che già molti italiani stanno facendo: utilizzare olio vegetale o meglio ancora farsi il biodiesel in casa. Ed è proprio questo quello che ci proponiamo con questo articolo.
A questo punto, merita fare una precisazione rispetto a quanto sta circolando in questi giorni su vari siti e giornali. E’ vero che l’olio vegetale (in particolare l’olio di colza) può in molti casi sostituire egregiamente il gasolio. Già Rudolf Diesel, inventore del motore omonimo, utilizzava l’olio di arachidi come combustibile, (erano i primi anni del ‘900). Ma ahimè le cose poi sono andate come sappiamo, il petrolio ha preso il sopravvento e oggi l’ultima generazione dei moderni motori diesel non sempre è compatibile con il propellente vegetale usato in origine. Il problema non è tanto nelle impurezze presenti nell’olio vegetale, quanto nella viscosità degli oli vegetali, più densi rispetto al gasolio comune, che mette sottosforzo la pompa di movimentazione del combustibile; inoltre la maggior viscosità diminuisce il grado di miscelazione con aria e quindi l’efficienza di combustione.
Per tali ragioni non è consigliabile utilizzare olio di colza se non in minime quantità miscelato al gasolio.
Se si vuole usare un olio vegetale come combustibile, l’unico modo è dunque riportarlo a valori di densità paragonabili al gasolio attraverso una reazione di transesterificazione (ossia la trasformazione di un estere in un altro estere), in grado di spezzare le molecole dei trigliceridi che compongono l’olio, in catene più piccole e quindi più fluide. Ecco fatto il biodiesel, all’anagrafe Emv (Estere Metilico Vegetale), combustibile pulito, rinnovabile e ad effetto serra nullo (ributta in aria la CO2 assorbita dalle piante durante la crescita).
Un pò di chimicaPer fare chiarezza sui termini che ho usato, gli esteri non sono molecole che provengono da oltreconfine (passatemela), ma semplicemente una specie chimica che si forma dall’unione di un alcool con un acido grasso. Gli acidi grassi sono a loro volta molecole tutto sommato molto simili agli idrocarburi a lunga catena presenti nei distillati di petrolio. I trigliceridi sono esteri formati da una molecola di glicerina (che è un trialcool) e da tre acidi grassi.
Essendo una molecola piuttosto grande rispetto a quelle lineari degli idrocarburi, per poterla utilizzare come carburante è necessario spezzettarla, eliminando la glicerina e “attaccando” gli acidi grassi ad un alcool più piccolo, come il metanolo. Questa è la transesterificazione; non è un gioco di prestigio inventato dal mago Silvan, ma si tratta solo di scambiare un alcool grosso e “ramificato” con uno piccolo e semplice.
Facciamolo in casa!Seguendo questa reazione e usando come materia prima i trigliceridi che provengono da qualsiasi fonte, olio vegetale nuovo, olio fritto di cucina (molto economico!), grassi animali è possibile produrre un combustibile riciclando addirittura scarti alimentari.
In concreto per la realizzazione occorrono 3 molecole di alcool metilico per ogni molecola di trigliceride da trasformare e un po’ di catalizzatore (soda caustica) per promuovere la reazione. Tradotto in misure a noi più familiari ci vorrebbero: 0,1 litri di metanolo e circa 3,5 g di soda caustica (NaOH) per ogni litro di olio fresco.
Ma siccome ogni reazione tende ad un equilibrio e noi vogliamo che tutto l’olio sia trasformato e non solo una parte, si usa un eccesso di alcool per spingere la reazione verso la totale conversione.
Quindi la ricetta finale è: X litri di olio fresco + 0,2 *X litri di metanolo + 3,5*X grammi di soda caustica.
Come detto, si può adoperare anche l’olio usato in cucina dopo la frittura, ma in tal caso va aggiunta una aliquota in più di catalizzatore per neutralizzare gli acidi grassi liberi e va eliminata l’acqua e le scorie di cibo eventualmente presenti.
In linea di massima con oli non troppo usati la dose totale di NaOH è circa 6,25 g per litro. Purtroppo il metanolo non è facile da reperire, inoltre è soggetto a severi controlli dopo i gravi casi di sofisticazione del vino di alcuni anni fa, infine è un composto tossico per contatto e ingestione e va usato con le dovute cautele e precauzioni. Per tutti questi motivi è consigliabile utilizzare in sua sostituzione il comune etanolo, il classico alcool etilico rosa del supermercato.
C’è però una precisazione da fare: l’alcool deve essere assolutamente anidro (quindi quello a 90° non va bene) perché l’acqua parassita la reazione, bloccandola e promuovendo una reazione di saponificazione che manda tutto a monte. Quindi bisogna procurarsi dell’alcool etilico assoluto (99,9%) e usare una maggiore quantità di catalizzatore (7 g/litro di olio contro i 3,5 g/litro per il metanolo); occorre anche una maggiore quantità di alcool (27,5% contro il 20% di olio necessario con il metanolo).
Il processo prevede che prima si mescoli l’alcool con il catalizzatore, in questo modo si ottiene un intermedio reattivo (il metossido di sodio, o l’etossido a seconda dell’alcool). Successivamente si unisce il metossido a l’olio a una temperatura tra i 35 e i 60 °C (optimum a 45-50 °C) agitando il tutto per circa un’ora.
Esperimenti in cucinaL’attrezzatura necessaria è composta da: un fornelletto elettrico, una bilancetta da cucina precisa al grammo, una vecchia pentola in disuso della capienza di circa 3 litri e un agitatore (realizzato con un trapano elettrico fissato su una colonnina, con un perno e una rondella saldata per smuovere il liquido). Per evitare inutili sprechi è consigliabile provare con un litro alla volta.
Ecco come procedere:Mescolare circa 275 cc di alcool etilico (CH3-CH2-OH) con 7 g di soda caustica (NaOH) fino a completa dissoluzione (in questo modo si ottiene l’etossido). A parte, mettere a scaldare la pentola con un litro di olio di semi e, raggiunti i 50 °C, aggiungere l’etossido. Subito dopo la miscela si intorpidisce, diventando di colore scuro. A questo punto si inserisce nel liquido l’agitatore (realizzato con il trapano). Dopo un’ora, si spengono fornelletto e agitatore. A questo punto la miscela comincia a separarsi in due fasi, sul fondo si deposita la glicerina (ottima per creme emollienti e prodotti cosmetici) densa e scura, in alto l’estere (il biodiesel), più chiaro e liquido.
Si lascia riposare qualche ora per la completa separazione e poi si prosegue. La cosa migliore è poter utilizzare un recipiente con un rubinetto sul fondo, in modo da fare defluire prima la glicerina e dopo l’estere. Ci siamo quasi. L’ultima operazione da eseguire è il lavaggio del biodiesel. L’importante è essere precisi e attenti nelle varie fasi, o si rischia di ottenere degli insuccessi, reazioni che non avvengono, o si fermano a metà. Tenete presente che usando alcool etilico, invece del metanolo, tutta l’operazione è più impegnativa, sia in termini economici, che in termini di cura dei particolari e tempo necessario, per contro vi ripaga con una minore probabilità di successo (è proprio un ingrato!). L’unico vantaggio è la minore tossicità.
L’importanza del lavaggioIl lavaggio del biodiesel potrebbe sembrare superflua, ma è essenziale per eliminare tutti i residui poco raccomandabili per la salute del motore. Ci sono diversi modi per effettuare il lavaggio, ecco uno dei più semplici. E’ sufficiente una botticella di plastica da 50 litri con un rubinetto in fondo, una pompetta da acquario per soffiare aria, e relativa tubazione ed erogatore.
Ho messo il biodiesel da lavare nella botticella (30 litri per volta) e ho aggiunto 10 litri d’acqua. A questo punto ho lasciato gorgogliare l’aria nell’acqua (che, essendo più pesante, si deposita in fondo) in modo da creare una corrente continua tra acqua tirata su dall’aria e biodiesel. L’acqua si lega ai residui disciolti nel biodisel e li trascina con sé in basso. Lasciare decantare l’acqua (che diventava biancastra) per circa 8 ore e farla defluire a sedimentazione completata. Ripetere il trattamento 3 volte, finché l’acqua non rimane pulita. Quindi si apre il rubinetto e si lascia defluire tutta l’acqua, quello che rimane è il biodisel pronto all’uso!
La prova del noveA questo punto, bisogna farsi coraggio e buttare nel serbatoio la “pozione magica". Conviene provare prima con pochi litri, aggiunti al gasolio già presente nel serbatoio, poi se tutto va bene si può utilizzare il biodiesel puro al 100% autoprodotto.
Se avete seguito correttamente tutte le istruzioni, sentirete il motore girare perfettamente, e in modo più silenzioso e “rotondo"del solito. Ma la cosa più entusiasmante è constatare che dal tubo di scarico esce praticamente solo “aria calda", priva di odore, e che anche nelle accelerate più profonde con la terza marcia non si forma la classica fumata del turbodiesel.
Ad oggi con il biodisel preparato in casa ho percorso più di 1000 chilometri senza inconvenienti di sorta. Anche i consumi sono ottimi, la mia auto ha reso circa 20 km/litro di biodiesel (motore VW 1.4 TDI 3 cilindri).
Il rovescio della medaglia
Purtroppo accanto ai numerosi aspetti positivi fin qui elencati, ce ne sono anche di negativi. Innanzitutto il costo. Preparare il biodiesel in casa non è poi così economico come potrebbe sembrare, alla fine viene a costare come il gasolio del distributore o poco meno, tranne nel caso in cui si utilizza dell’olio da cucina usato. In definitiva farsi il biodisel in casa è più una provocazione nei confronti di enti, istituzioni e governi che dicono di preoccuparsi della salute dei cittadini, ma che non fanno niente di concreto. E’ la dimostrazione concreta che con pochi sforzi si può inquinare meno. C’è poi anche l’aspetto fiscale, con il carburante “fai da te" di qualsivoglia natura non si pagano le accise sui carburanti per cui, anche se animati dai migliori propositi, si è a tutti gli effetti degli evasori fiscali. Insomma, oltre la beffa il danno.
I vantaggi del biodiesel
Il biodiesel è un prodotto ecologico perchè non immette ulteriore anidride carbonica (CO2) nell’ambiente dato che, provenendo dall’estrazione di un seme oleoso, la CO2 prodotta dalla sua combustione è stata in precedenza sottratta dall’aria attraverso la fotosintesi clorofilliana per cui il suo utilizzo non fa aumentare l’effetto serra ne contribuisce all’aumento del riscaldamento della temperatura terrestre. I vantaggi però non finiscono qui perché l’utilizzo di questo combustibile per autotrazione apporta ulteriori benefici: Le sostanze che andiamo a bruciare nel biodiesel sono esteri degli acidi grassi, sostanze altamente energetiche che hanno in più già presenza di ossigeno nelle molecole per cui la loro combustione nel motore è più completa per cui aumentano il rendimento e generano meno incombusti e polveri.
Il biodiesel è più facilmente infiammabile per compressione del normale gasolio e questo è un’enorme vantaggio per i motori diesel dove il combustibile brucia per compressione e non attraverso la scintilla delle candele come i motori a scoppio.
Il biodiesel non contiene assolutamente composti aromatici nella sua composizione per cui contribuisce in minima parte all’incremento degli idrocarburi poliaromatici (IPA) cancerogeni prodotti dai normali combustibili derivati dal petrolio.
Il biodiesel non contiene zolfo, dunque non contribuisce all’immissione di anidride solforosa nell’ambiente che, oltre ad essere tossica ed irritante per la gola, contribuisce in modo rilevante all’aumento dell’acidità delle piogge. Il biodiesel, ottimizzando la combustione, produce meno inquinanti come monossido di carbonio ed ossidi d’azoto. Il biodiesel contribuisce a mantenere pulito tutto il sistema d’iniezione del motore contribuendo ad aumentarne l’efficienza e diminuendo la necessità di manutenzione.
Per la produzione di biodiesel si possono utilizzare materie prime come olio di colza o di girasole, ma anche oli e grassi di frittura, contribuendo così al vantaggioso riciclaggio di potenziali rifiuti. Inoltre c’è un’enorme convenienza energetica nella produzione di biodiesel nel saldo tra spese energetiche di produzione e ricavi energetici, in pratica fornisce più energia di quella necessaria per la sua produzione, dunque non "consuma" risorse. Per tutti questi motivi, la Comunità Europea, cosciente di dover intervenire sui fronti del trattato di Kyoto per la diminuzione dell’emissione di CO2 e sulla diminuzione dell’inquinamento urbano e nazionale, ha emanato una serie di direttive per incentivare l’utilizzo del biocarburanti (2003/30/CE, 2003/96/CE).
In controtendenza rispetto ad altri paesi, il governo italiano, dopo aver incentivato nella scorso anno la produzione di biocarburanti, defiscalizzando una produzione pari a 300000 tonnellate è tornata sui suoi passi e, con l’articolo 527 della finanziaria 2005 ha ridotto di 100000 tonnellate la quantità di biocarburante in esenzione d’imposte. Questo mentre in Germania il governo ha concesso una produzione illimitata di biocombustibili in esenzione d’imposta, in Francia ha incrementato di un terzo la quantità in esenzione e lo stesso Presidente Bush, che notoriamente ha forti interessi familiari e personali nella produzione e commercio di prodotti petroliferi, ha varato alcuni mesi fa un piano federale d’incentivo alla produzione di combustibili ecocompatibili.
Alcune precauzioni necessarie
1. Dal punto di vista sicurezza se si scalda l’olio per la reazione di tranesterificazione producendo esteri più volatili del materiale di partenza, alle temperature di reazione, sono più facilmente infiammabili dell’olio stesso dunque ci può essere pericolo d’incendio.
2. Il metanolo è molto tossico, ricordiamoci il vino al metanolo, e bolle ad una temperatura di 61 °C. Nelle condizioni di reazione ne passa molto allo stato di vapore generando pericoli d’intossicazione per inalazione.
3. Come è stato suggerito, è possibile utilizzare in alternativa al metanolo, alcol etilico ma non l’alcol denaturato che contiene dal 5 al 10% di acqua ed inibisce la reazione di catalisi della soda caustica.
4. L’alcol etilico assoluto costa molto e contiene residui di benzene cancerogeno dovuto al tipo di distillazione utilizzata per ottenerlo.
5. La stessa soda caustica, usata come catalizzatore, è pericolosa per la pelle e soprattutto per gli occhi e non è il caso di manipolarla con disinvoltura e senza opportune protezioni.
Articolo tratto da Terra Nuova - Giugno 2005

sabato 17 settembre 2011

strano?

"L'Italia non può permettersi Berlusconi"
pressing dell'opposizione sul premier

Pd, Idv, Sel e Udc chiedono al Cavaliere di farsi da parte. Duro anche Fini: "Al Paese non serve un presidente del Consiglio a mezzo servizio, auspico un nuovo esecutivo"

ROMA - All'indomani della nuova valanga di imbarazzanti intercettazioni telefoniche 1 che vedono Silvio Berlusconi protagonista, l'opposizione torna a chiedere le dimissioni del presidente del Consiglio. "L'Italia, con i suoi gravi problemi, non si può permettere un esecutivo che governa a tempo perso. Le parole sono finite. Berlusconi si rechi al Quirinale e rassegni le dimissioni", afferma per conto della segreteria democratica Davide Zoggia, responsabile Enti locali del partito.

"E' già abbastanza indegno che in un momento così difficile a guidare il paese ci sia un 'premier a tempo perso' - rincara per l'Idv il portavoce Leoluca Orlando -. Sarebbe oltremisura esagerato se, a questo, si aggiungesse anche il fatto che per i suoi festini privati Berlusconi mettesse anche le mani nelle tasche dei tartassati cittadini italiani". Il Paese, aggiunge, "data la difficile congiuntura economica, ha urgentemente bisogno di un premier a tempo pieno". Visto che un'iniziativa di Berlusconi non appare comunque all'ordine del giorno, il leader dell'Idv Antonio Di Pietro si rivolge invece alla Lega. "Bossi - dice - deve essere coerente: se è vero come è vero che sono arrivati alla fine deve staccare la spina, sennò diventa complice come Tarantini e Lavitola, cioè ricatta il governo per ottenere qualcosa in più".

Spinge per un passo indietro pure l'Udc. "Per
fortuna che esiste il capo dello Stato il quale da un lato svolge un'azione terza, dall'altra si assume un'azione di supplenza perche il Paese non è governato", commenta il leader Udc Pierferdinando Casini. "Chi deve governare ha altre preoccupazioni. C'è un presidente del Consiglio che non ha più voglia di governare, è un motivo sufficiente - dice Casini - perché vada a casa, non può pensare di ingessare il Paese". Dello stesso avviso anche il segretario Lorenzo Cesa: "Il presidente del Consiglio faccia subito un gesto di generosità nei confronti degli italiani e si dimetta dal suo incarico", dice, "si difenda nel modo migliore - aggiunge - ma spinga il suo partito a iniziare una nuova fase politica dando l'occasione di arrivare a un governo di responsabilità nazionale. La situazione è diventata davvero insostenibile ed è necessario pensare di più agli interessi del Paese. Le forze politiche devono unirsi per affrontare le tante emergenze di cui soffre l'Italia".

Pesantissimo anche il commento di Nichi Vendola. "Spero - afferma - che quanto prima si possa chiudere questa pagina schifosa, che si possa dare all'Italia una traccia di speranza, una qualche prospettiva di salvezza".  "Io - aggiunge il leader di Sel - spero che il presidente del Consiglio sia consapevole di quanto profonda sia la critica, il disgusto e anche il rancore che cresce nel Paese nei suoi confronti".

Interviene sullo scandalo suscitato dalle trascrizioni delle telefonate con Gianpi Tarantini (e alle ultime dichiarazioni di Umberto Bossi 2) anche il presidente della Camera Gianfranco Fini. "L'Italia esce dalla crisi tutta intera e non ha bisogno di carnevalate padane, ma di un governo che governi e di un premier che non dica scherzosamente che lo fa a mezzo servizio perché ha la mente impegnata altrove". Poi, senza mezze misure malgrado la carica istituzionale ricoperta, Fini auspica l'insediamento di "un nuovo esecutivo con un nuovo premier" grazie al fatto che "all'interno della maggioranza finiscano col prevalere il buon senso e la decisione di dare vita a un altro governo".

Alla richiesta di dimissioni di Berlusconi ha immediatamente risposto per conto del governo il ministro per l'Attuazione del programma, Gianfranco Rotondi. "Berlusconi - è la replica - andrà al Quirinale se il Parlamento lo sfiducia. Se Bersani continua così riesce a sciupare anche il vantaggio che la crisi dà al Pd". A difesa del premier scende anche il ministro della Funzione Pubblica Renato Brunetta. "Nonostante tutto quello che sta avvenendo dentro e fuori il nostro Paese - sostiene - non riesco ad essere pessimista perché penso a chi siamo, alle cose che abbiamo fatto e a quelle dobbiamo fare". "Sono ottimista - insiste l'esponente del Pdl - pensando a chi sono i nostri avversari pensando che Bersani si è incontrato ieri con Vendola e Di Pietro: questa è la prospettiva dell'Italia. Il 'luogocomunista' Bersani, il fondamentalista Di Pietro, e Vendola, la cui retorica del luogo comune antitaliano conosciamo tutti".

Anche i Verdi chiedono un governo "a tempo pieno".  A giudizio di Angelo Bonelli, leader dei Verdi, "l'Italia è ormai ostaggio di un presidente del consiglio 'a tempo perso' come abbiamo appreso dallo stesso Berlusconi". "Si sciolgano immediatamente le Camere - propone in una nota il presidente del sole che ride - e si vada alle elezioni per far scegliere agli italiani un premier a 'tempo pieno' per affrontare la crisi e salvare il lavoro e i risparmi dei cittadini e delle famiglie che sono stati affossati da questo governo". "Ormai - conclude Bonelli - siamo arrivati alla pornografia della politica".
 
(17 settembre 2011)
-------------- 
Cazzago Brabbia, gli amministratori
diventano netturbini per garantire i servizi
Nel paese di 800 anime in provincia di Varese, i tagli della manovra si combattono con la buona volontà degli amministratori e la collaborazione dei cittadini: i primi puliscono marciapiedi e spazi verdi, i secondi mettono a disposizione ciò che possono. E il bilancio regge
A Cazzago Brabbia il sabato è giorno di pulizie, ma per le strade non si vedono operatori ecologici. Ci sono solo il sindaco, l’assessore ai servizi sociali, alcuni consiglieri comunali e qualche volontario. Si danno appuntamento davanti al municipio e, ramazza alla mano, si mettono all’opera. Nel loro tempo libero fanno il lavoro che fino a qualche anno fa veniva appaltato ad una società esterna che si occupava di tenere puliti marciapiedi e spazi pubblici. Un lavoro che alle casse comunali costava 25 mila euro l’anno.

Poi sono iniziati i tagli e oggi quei soldi non ci sono più. Per non rinunciare ai servizi e non vedere il paese insozzato, gli amministratori hanno scelto di rimboccarsi le maniche e darsi da fare in prima persona “Prima di chiedere – dicono – vogliamo dare”. Così, oltre che nella pianificazione e nell’amministrazione politica della loro comunità, sindaco&co. si sono adoperati anche nella gestione pratica delle esigenze della cittadinanza. Quando hanno inaugurato questa abitudine erano stati accusati di volersi fare pubblicità, si diceva che sarebbe durata poco, che era solo una provocazione. “Non è mai stata una trovata pubblicitaria – spiega invece il primo cittadino Massimo Nicora, 38 anni, alla guida di una lista civica -, anzi, è un passaggio a cui siamo stati obbligati dai continui tagli di questi ultimi anni. Su un bilancio come il nostro, che si aggira attorno agli 800 mila euro, la cifra di 25 mila euro non è per nulla trascurabile. Sono somme che ci permettono magari di tenere in piedi un servizio, di non aumentare la retta della mensa o di garantire il contributo annuale all’asilo. Dunque soldi preziosi”.

Cazzago Brabbia è un comune di 800 anime sulle sponde del piccolo Lago di Varese, fino al 2004 è stato amministrato dal leghista Giancarlo Giorgetti, poi folgorato da una fulminante carriera politica nel Carroccio. Oggi i tempi sono cambiati: Giorgetti siede in commissione bilancio alla Camera, la Lega di Cazzago occupa i banchi dell’opposizione e i conti del piccolo Comune sono sempre più in bilico, minati dai tagli ordinati da Roma, discussi e approntati, ironia della sorte, proprio dalla commissione presieduta dall’ex sindaco del paese.

“Le prime sofferenze sono iniziate quando ci è stata tolta l’Ici – racconta Nicora -, in quella sede le nostre entrate si sono ridotte di 10 mila euro. Poi sono arrivati i tagli ai trasferimenti, con effetti negativi sul comparto dell’assistenza sociale. In un piccolo Comune basta poco per mettere in crisi un bilancio: ad esempio un anziano solo che deve andare in casa di riposo o un bambino che deve essere affidato ad una casa famiglia. Si tratta di servizi costosissimi di cui si deve fare carico l’amministrazione. Ed è successo. Così nel 2007, per la prima volta, ho dovuto mettere le mani nelle tasche dei miei cittadini, istituendo di botto l’addizionale Irpef, passando da niente direttamente allo 0,7. In questo modo abbiamo recuperato quei 60 mila euro l’anno che ci servivano, senza i quali non saremmo stati in grado di coprire le spese”.

Eppure altri comuni di strade alternative ne hanno trovate, ad esempio ricorrendo ai piani integrati di intervento, introitando soldi preziosi per finanziare la spesa corrente: “Non abbiamo mai creduto nella possibilità di fare cassa con la cementificazione – spiega Nicora -. Il nostro è un piccolo Comune, che ha nel verde e nella tranquillità una delle sue caratteristiche fondamentali. Non potevamo svendere il territorio. Certo, è una scelta che paghiamo pesantemente, lo scorso anno abbiamo incassato tra i 16 e i 20 mila euro di oneri contro i 120, 150 mila che incassano i nostri vicini. Così ci siamo dovuti ingegnare”.

Oltre alle pulizie, che fanno risparmiare 25 mila euro l’anno, i volontari del Comune di Cazzago Brabbia hanno tirato fuori altri soldi dalla manutenzione del verde: “Abbiamo alleggerito l’appalto, che è passato da 13 a 8 mila euro. Noi ci siamo tenuti i lavori più semplici, in questo modo risparmiamo altri 5 mila euro l’anno”. E non è finita qui. La premiata ditta guidata dal giovane sindaco si occupa anche delle piccole manutenzioni: “Se c’è un buco per strada si prende una carriola di asfalto e la si ripara, se ci sono delle verniciature da fare si prende il pennello e si lavora, se si rompe una panchina la si aggiusta, così anche per i piccoli interventi elettrici, magari appoggiandoci su tutte le professionalità che riusciamo ad esprimere tra i volontari e i componenti del consiglio comunale, insomma, ci arrangiamo rubando tempo alle nostre famiglie e alle nostre ferie, ma lo facciamo volentieri”.

E quando il sindaco si dà da fare in prima persona il paese non resta indifferente. L’atteggiamento dell’amministrazione, dopo la diffidenza iniziale, ha scatenato reazioni positive da parte dei residenti: “Su questa cosa si è messo in moto un processo virtuoso – ha spiegato Nicora -. La gente ha iniziato a darci aiuto in concreto. Ad esempio una signora ci ha regalato la macchina del marito, addirittura già trasformata per l’alimentazione a Gpl, attorno a questa macchina è nato un gruppo di volontari per il trasporto di persone. Così con un piccolo contributo che chiediamo ad ogni viaggio, riusciamo anche a coprire le spese per l’assicurazione e il bollo, garantendo un servizio molto apprezzato dai nostri concittadini più anziani”. Ma non è l’unico caso: “Una signora ci ha comprato fotocopiatrice nuova per la scuola, un altro signore ci ha sistemato una parte del cimitero, con una spesa che il Comune avrebbe fatto fatica ad affrontare. In questo modo stiamo riuscendo a fare parecchie cose senza intaccare il bilancio e quindi quei servizi essenziali che non mi sento di toccare”.

Insomma, quando lo Stato non aiuta ci si può anche arrangiare. Da un lato è giusto alzare la voce in segno di protesta, dall’altro si possono mettere in campo tutte le proprie doti, tirando fuori la parte migliore di una piccola comunità. Ora i nuovi tagli annunciati con la manovra estiva mettono in ulteriore difficoltà il bilancio cazzaghese, già messo a dura prova e sorretto solo dalla buona volontà dei cittadini e degli amministratori: “L’anno prossimo ci taglieranno circa 25 mila euro. È chiaro che una simile prospettiva ci avvilisce. Ormai se vogliamo mantenere i servizi, l’unico margine di risparmio che abbiamo è sul personale, ad esempio provando a condividere dei dipendenti con altri Comuni che eventualmente dovessero averne bisogno, sgravando così il bilancio da parte del costo. Anche perché, contrariamente a quello che si vuole far credere, offrire servizi in convenzione con altri Comuni, semplicemente sommando i dipendenti, non porta a nessun risparmio”.
-------------- 

Rossi: "Potevo fare meglio"
Simoncelli: "Turno difficile"

ALCANIZ (Spagna), 17 settembre 2011

Valentino, solo 13° con la Ducati: "Meritavamo di più, problemi di setting e frenato dalla caduta". Il pilota di Gresini: "Non sono contentissimo, ma solo Stoner e Pedrosa hanno qualcosa in più", Stoner: "Finora un ottimo week end". Lorenzo: "Ci manca grip, non siamo veloci, al massimo possiamo salire sul podio"

Valentino Rossi, 32 anni, nel box della Ducati. Reuters
Valentino Rossi, 32 anni, nel box della Ducati. Reuters
Non è soddisfatto Valentino Rossi dopo la sessione di qualifica del Gp di Aragon, in cui ha chiuso solo 13°, con la rinnovata Ducati con il telaio in alluminio. "Potevo fare qualcosa di meglio - ha detto il pesarese, a 1"509 dal poleman Stoner -. Purtroppo abbiamo provato una modifica al setting per risparmiare le gomme, ma dopo un po' c'è stata quella scivolatina che mi ha fatto perdere del tempo. Poi con l'ultima gomma stavo andando meglio ma ho fatto un piccolo errore, sono arrivato un po' lungo e ho perso tempo, ma ci meritavamo qualcosa in più. Avevamo un discreto potenziale, la moto comunque mi piace da guidare. Secondo me un passo avanti lo abbiamo fatto ma ci vuole pazienza".
anche sic in ombra — Sessione complessa pure per Marco Simoncelli, 6° a 1"077 da Stoner. "È stato un turno un po' difficile, soprattutto all'inizio quando abbiamo provato un setting che non andava bene e siamo tornati alla versione precedente". Poi il pilota del team Gresini mostra un discreto ottimismo per la gara: "Non sono contentissimo - aggiunge -, ma alla fine domani quelli che hanno qualcosa in più sono solo Stoner e Pedrosa, mentre con gli altri, a partire da Spies, ce la possiamo giocare alla pari".
Gazzetta TV
stoner ride — "Finora è stato un bel week end". Casey Stoner è raggiante per la pole position conquistata, malgrado nel finale sia finito fuori pista nel tentativo di migliorare ancora il suo tempo: "Ho dovuto raddrizzare la moto all'ultimo e sono andato dritto, in quella parte non si poteva fare molto di più, ma sono comunque contento di come è messa la moto". Secondo Pedrosa: "Stoner sta andando più forte di me qui, spero di poter far meglio in gara, di migliorare la moto per stare più vicino a lui e fare una bella gara".
lorenzo affanna — Jorge Lorenzo, 4°, è in grande affanno: "Siamo in difficoltà: abbiamo molti problemi con il grip della ruota posteriore, ci manca la sufficiente trazione per essere realmente veloci - ha detto il maiorchino, secondo in classifica iridata a 35 punti da Stoner -. In gara io penso che al massimo potremo andare sul podio, se non succede qualcosa di strano. I rettilinei non sono il massimo per noi, ma nelle curve siamo un po' più lenti degli altri: dobbiamo trovare qualcosa".
Gasport© RIPRODUZIONE RISERVATA

venerdì 16 settembre 2011

hahahahahhaha

“Sesso per ottenere affari pubblici”
Ecco lo scambio fra Tarantini e Berlusconi 

I pm di Bari chiudono l'inchiesta escort. Otto indagati, c'è anche Sabina Began. L'imprenditore della sanità procurava ragazze a pagamento al presidente del consiglio "per ottenere incarichi istituzionali" e rapporti con "Protezione civile, Finmeccanica" e altre società. Per i legali di B., però, i festini erano solo "riunioni conviviali". L'elenco delle ragazze e il "gran rifiuto" di Manuela Arcuri di fronte alla proposta di condurre il Festival di Sanremo.
Sabina Began
C’è anche Sabina Began, detta “l’ape regina” e considerata la “favorita” del presidente del consiglio Silvio Berlusconi, fra gli indagati nell’inchiesta della procura di Bari sulle escort che l’imprenditore barese Gianpaolo Tarantini ha portato nelle residenza del premier Berlusconi tra il 2008 e il 2009. Feste e cene che secondo l’accusa si concludevano con gli incontri erotici del premier. Questa ricostruzione, però, è contestata dai legali di B. Per Niccolò Ghedini e Piero Longo, del resto, quelle serate “erano soltanto riunioni conviviali, come più volte affermato dalle stesse protagoniste”. Began era tra queste e, ora, figura tra le otto persone a cui militari della Guardia di Finanza hanno notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari che contiene 28 capi di imputazione. Dagli atti emerge la natura, secondo l’accusa, dello scambio Tarantini-Berlusconi: l’imprenditore forniva ragazze a pagamento al presidente del consiglio per ottenere incarichi e affari pubblici, per esempio con la Protezione civile e con Finmeccanica. L’intero fascicolo è composto da 100mila intercettazioni tra telefoniche e ambientali. In una di queste lo stesso Tarantini chiese a Berlusconi di diventare parlamentare Europeo. Il presidente del Consiglio, secondo quanto affermato dai suoi avvocati, è “totalmente estraneo in virtù delle prospettazioni accusatorie contenute nel capo di imputazioni”, con queste ultime che per Ghedini e Longo dimostrano “la sua completa non conoscenza circa l’asserito comportamento del Tarantini e dei suoi coindagati”.

Tra i destinatari dell’avviso figurano lo stesso Tarantini, suo fratello Claudio, l’avvocato brindisino Salvatore Castellaneta, il referente delle feste berlusconiane a Milano Pierluigi Faraone, Massimiliano Verdoscia, l’amico di “Gianpi” già condannato in primo grado dal gup del tribunale di Bari a quattro anni e quattro mesi per i coca party organizzati da Tarantini in Sardegna, le soubrette Letizia Filippi e Francesca Lana.

L’inchiesta sulla “fornitura”di ragazze a pagamento al premier, meglio se “di giovane età e di corporaura esile” si legge negli atti, si riferisce in particolare agli anni 2008-2009. Il reato principale contestato è l’associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento della prostituzione. Tarantini si trova attualmente in carcere per iniziativa dei pm di Napoli che indagano sulla presunta estorsione a Berlusconi, orchestrata insieme al faccendiere Valter Lavitola, relativa proprio al caso escort.

Ecco il cuore dell’accusa dei i pm di Bari Eugenia Pontassuglia e Ciro Angelillis, tratto dall’avviso di chiusura indagini:

“Tarantini, promotore e organizzatore dell’associazione, al fine di consolidare il rapporto con Silvio Berlusconi (avviato nell’estate del 2008), ottenere per il suo tramite, incarichi istituzionali e allacciare avvalendosi della sua intermediazione rapporti di tipo affartistico con i vertici della Protezione civile, di Finmeccanica spa, di società a quest’utlima collegate (Sel Proc sc., Selex sistemi integrati spa e Seicos spa), di Infratelitalia spa e altre società, provvedeva a:
1) Ricercare le donne, personalmente o per il tramite di altri partecipi, persuadendole a prostituirsi o rafforzando il loro iniziale proposito di prostituirsi, in occasione degli incontri che egli stesso organizzava presso le residenze di Silvio Berlusconi;
2) Selezionare le donne, personalmente o per il tramite degli altri partecipi, secondo specifiche caratteristiche fisiche (giovane età, corporatura esile)
3) Impartire, in occasione di tali incontri, disposizioni sull’abbigliamento da indossare e sul comportamento da assumere;
4) Sostenere le spese di viaggio e soggiorno delle donne proveniente da varie parti d’Italia, mettere loro a disposizione il mezzo per raggiungere il luogo dell’incontro”.

Per ingraziarsi il premier, scrivono ancora i magistrati, Tarantini provvedeva a “ricercare le donne, personalmente o per il tramite degli altri partecipi, persuadendole a prostituirsi o rafforzando il loro iniziale proposito di prostituirsi, in occasione degli incontri che egli stesso organizzava presso le residenze di Silvio Berlusconi; selezionare le donne, personalmente o per il tramite degli altri partecipi, secondo specifiche caratteristiche fisiche (giovane età corporatura esile ecc.); impartire, in occasione di tali incontri, disposizioni sull’abbigliamento da indossare e sul comportamento da assumere; sostenere le spese di viaggio e soggiorno delle donne provenienti da varie parti d’Italia, mettere loro a disposizione il mezzo per raggiungere il luogo dell’incontro”.

Nell’avviso di chiusura indagini firmato dai pm baresi e dal procuratore capo Antonio Laudati compaiono i nomi delle donne «indotte all’attività di prostituzione esercitata in favore di Silvio Berlusconi». Ecco l’elenco delle ragazze che parteciparono alle “cene” nelle varie residenze del presidente del consiglio: Maria Teresa De Nicolò, detta Terry (palazzo Grazioli), Carolina Marconi, Daniela Lungoci (villa San Martino), Francesca Lana, Hawa Kardiatau, Karen Buchanan (palazzo Grazioli), Camille Charao Cordeiro (Palazzo Grazioli), Barbara Montereale (villa Certosa), Sara Tommasi, Sebbar Fadoua (Palazzo Grazioli), Chiara Guicciardi (palazzo Grazioli), Vanessa di Meglio, Sonia Carpentone, Roberta Nigro (palazzo Grazioli), Maria Josefa De Brito Ramos (palazzo Grazioli), Grazia Capone (Arcore e villa San Martino), Luciana de Freitas Francioli (Arcore), Michaela Pribisova, Maria Ester Garcia Polanco (centro Messeguè di Melezzole), Mariasole Caci (Arcore), Ioana Visan, Barbara Guerra, Patrizia D’Addario (palazzo Grazioli), Sara Tommasi, Lucia Rossini (palazzo Grazioli).

Sabina Began è accusata di aver portato a palazzo Grazioli tre ragazze, di cui almeno una si sarebbe prostituita con Silvio Berlusconi. Il relativo capo d’accusa illustra il meccanismo ricostruito dai giudici e messo in atto in decine di serate tra il 2008 e il 2009. Began e Tarantini “sfruttarono l’attività di prostituzione esercitata, in favore di Silvio Berlusconi, presso la sua residenza romana, dietro pagamento di corrispettivo in denaro, provvedendo, in particolare, il Tarantini, a istruire le stesse (le ragazze, ndr) sulle modalità comportamentali da assumere, sulle finalità della serata, a sostenere le spese di viaggio e soggiorno delle donne, e a mettere a loro disposizione un’autovettura per raggiungere palazzo Grazioli”.

I pm raccontano inoltre del gran rifiuto dell’attrice Manuela Arcuri: “Gianpaolo Tarantini la indusse a prostituirsi in favore di Silvio Berlusconi con la promessa che lo stesso l’avrebbe favorita per la conduzione del festival di Sanremo, non riuscendo a portare a termine il suo proposito a causa del rifiuto opposto della stessa”.

L’avviso di conclusione indagini, si legge in una nota diffusa dalla Procura di Bari, è stato “già emesso e depositato in data 5 agosto 2011 nell’ambito del procedimento che costituisce uno dei filoni della più vasta inchiesta Tarantini”. Fino all’estate del 2009, quando Tarantini fu arrestato, la Procura aveva raccolto “oltre 100 mila intercettazioni telefoniche”.

La nota precisa anche che ”con riferimento al filone ‘escort’, su concorde decisione dei magistrati componenti il pool investigativo, il sostituto procuratore Eugenia Pontassuglia ha provveduto, tra l’altro, ad ascoltare e selezionare, tra tutte le innumerevoli conversazioni intercettate, quelle ritenute rilevanti ai fini dell’accusa”. Secondo indiscrezioni circolate, diverse intercettazioni dell’inchiesta di Bari avrebbero contenuti molto imbarazzanti per il premier, al di là dell’eventuale rilievo penale, per gli espliciti riferimenti sessuali. Anche per questo Berlusconi avrebbe avuto la necessità di “comprare” il silenzio di Tarantini, secondo l’ipotesi accusatoria dell’altra inchiesta aperta a Napoli.

Alcune immagini che ritraggono Sabina Began all’uscita di Palazzo Grazioli
 
------------------ 

IL CASO

"Faremo i nomi dei politici gay ma omofobi"
L'ora X è il 23 settembre. Sul web

Aurelio Mancuso, presidente di "Equality Italia", lancia il primo outing di massa "contro l'ipocrisia". Si avvarrà di un gruppo di internauti anonimi. Il sito è già on line, tra pochi giorni i primi dieci onorevoli di una lista che arriva a oltre cento persone "pubbliche". L'incognita legale di MARCO PASQUA

DIECI nomi di politici omosessuali non dichiarati e noti per i loro atteggiamenti omofobi. Tra questi figurano anche dei ministri in carica. Sarà il primo outing pubblico "di massa" di parlamentari sul web: la lista definitiva supera ampiamente le cento persone. Il giorno X è il 23 settembre, equinozio d'autunno. Il sito che ospiterà l'elenco 1 è stato lanciato in queste ore. L'ispiratore morale di questa operazione è Aurelio Mancuso, presidente di "Equality Italia" che, all'indomani della bocciatura della legge sull'omofobia, ha deciso di mettere con le spalle al muro i politici omosessuali omofobi. Un'operazione che, però, sarà materialmente portata avanti da un gruppo di attivisti, non solo omosessuali, esperti di informatica, che hanno contattato Mancuso nelle settimane scorse, dichiarandosi disponibili a diffondere le informazioni sulla Rete e pronti a sfidare le conseguenze legali dell'azione. Si partirà, quindi, con dieci politici, ma si proseguirà con persone della televisione e preti (ci sono anche nomi di cardinali). "Questa iniziativa nasce per riportare un po' di giustizia in un paese dove ci sono persone non hanno alcun tipo di difesa rispetto agli insulti e gli attacchi quotidiani da parte di una classe politica ipocrita e cattiva", anticipano gli attivisti sul loro sito.

"Quando venne bocciata la legge sull'omofobia mi sono davvero arrabbiato e ho pensato di fare una cosa che all'estero avviene spesso 
-  spiega Mancuso  -, cioè far arrivare ai giornali tramite il web i nominativi di politici non dichiarati". E' il fenomeno cosiddetto dell'outing (diverso dal coming out, che avviene quando è la persona stessa a decidere di rendere noto il proprio orientamento sessuale). Un'idea che è stata "sposata" da un gruppo anonimo di ragazzi. Come rivela l'ex presidente di Arcigay: "Mi hanno scritto un'e-mail, da un account palesemente falso. Mi spiegavano di essere interessati a portare avanti l'operazione e di volerla gestire dal punto di vista informatico". A quel punto, il presidente di Equality non nasconde di essersi sentito sollevato, fondamentalmente perché le conseguenze della pubblicazione di una lista del genere preoccuperebbero il migliore degli studi legali. Nelle scorse settimane, Mancuso si era consultato con avvocati e anche con gli esperti americani della Milk Foundation (dedicata all'opera di Stuart Milk), fino a quando non si sono fatti avanti gli anonimi internauti. Dal primo contatto via e-mail, le comunicazioni tra Mancuso e il gruppo sono avvenute tramite reti protette e adottando una serie di espedienti informatici. Nessun incontro dal vivo. Anche se gli scambi sono avvenuti in lingua italiana, non si esclude che questi anonimi "giustizieri" antiomofobia possano essere italiani residenti all'estero. Il 23 settembre, nelle prime ore della mattina, sarà inviata un'e-mail ad alcuni giornalisti, nella quale saranno riportati i primi dieci nominativi. Una lista che farà tremare più di un politico, che in passato si è segnalato per le sue posizioni anti-gay. "Ora non seguo più l'operazione in prima persona  -  precisa però Mancuso  -  e sono grato a questo gruppo di aver preso il testimone di questa iniziativa, sicuramente non facile".

La data del secondo invio  -  salvo "terremoti" legali, oltre che interventi della polizia postale  -  non è stata ancora decisa. Quel che è certo, è che nelle settimane passate il cellulare di Mancuso ha ricevuto non poche chiamate di "curiosità" da parte di parlamentari interessati a quella lista. Inizialmente si era parlato di cento nomi, adesso quel dato è lievitato, grazie anche a segnalazioni esterne, provenienti dallo stesso gruppo di attivisti anonimi. Che, in queste ore, si sono fatti vivi tramite il sito che ospiterà la lista: "Abbiamo deciso di iniziare con questi primi dieci nomi per far comprendere chiaramente come nel Parlamento italiano viga la regola dell'ipocrisia e della discriminazione. I politici di cui conosciamo le vere identità sessuali sono molti altri, presenti in tutti i partiti, per ora ci limitiamo a pubblicare un estratto di quelli appartenenti ai partiti che hanno votato contro la legge sull'omofobia", scrivono. E promettono: "Da ora in poi quando avverranno attacchi nei confronti della comunità lgbt da parte della gerarchia cattolica, del mondo dell'informazione, della politica, ci riserveremo la facoltà di rispondere adeguatamente".

Un'iniziativa che, ci tiene a precisare Mancuso, era stata da lui concepita per portare alla luce l'ipocrisi di certi politici: "Attuare l'outing non è una vendetta emotiva, né riguarda un giudizio sulla sessualità occultata di politici, preti, giornalisti. E' invece la proclamazione di un pensiero politico che intende smascherare quell'area politica culturale che accredita ogni giorno il fatto che l'omosessualità sia una scelta di persone con scarsi valori morali. Non ci interessa, né sarebbe moralmente concepibile scivolare nel gossip, quello che vogliamo fare è colpire tutte quelle persone che ricoprendo attualmente incarichi pubblici, utilizzando il proprio potere, offendono, discriminano le persone lgbt, alimentano scientificamente l'odio", spiegò Mancuso quando presentò la sua iniziativa.
 
(15 settembre 2011)
 
--------------- 

Lorenzo: "Ridurre il gap da Stoner"
Rossi conferma: "Andrò a Motegi"

MILANO, 15 settembre 2011

Si torna in pista aa Aragon da venerdì, ma tutti parlano della decisione di correre in Giappone. Jorge: "Andrò, ma su queste cose nessuno può decidere per noi. Intanto voglio sfruttare questa gara per avvicinarmi a Casey". Valentino: "Pensiamo anche al 2012"


Jorge Lorenzo, Casey Stoner e Valentino Rossi ad Aragon. Ansa
Terza tappa spagnola quella del GP d'Aragona per il Motomondiale e ultimo appuntamento europeo prima della partenza per il Giappone. La testa di tutti non è propriamente fissata su quello che succederà da venerdì in pista, piuttosto si fa finta di accettare che a Motegi vada tutto bene. I piloti erano schierati per il no. Dall'altra parte la Dorna, che ha sempre spinto per correre e che alla fine ha convinto tutti ad andare.
ROSSI CONFERMA — "Sì, andrò a correre in Giappone - ha detto Valentino Rossi oggi ad Aragon - tutte le analisi hanno dato esiti negativi, l'ambiente è sicuro e andrò, ma su queste cose bisognerebbe lasciare libertà di scelta". Un'affermazione che fa il paio con quanto affermato da Jorge Lorenzo. "Resto della mia idea - ha detto il campione del mondo della MotoGP - la salute è più importante di tutto, anche dei soldi. Per questo sono stato uno degli ultimi a decidere di andare. Ho visto che è sicuro e vado. Spiace vedere queste cose, ma io sono un pilota, non sono la Dorna. La gara di Aragon? Sono molto felice di tornare di nuovo davanti al mio pubblico di casa e, per la seconda volta, sul circuito spagnolo di Aragon. Non vedo l'ora di ritrovare tutti i miei tifosi ad assistermi, anche perchè l'obiettivo è quello di ridurre il gap da Stoner".
ALTRO IBRIDO — Dopo i progressi in gara di Misano e in prova con la 1000 dei test del Mugello, Rossi porterà in gara ancora un ibrido. Dopo la GP11.1, Rossi avrà a disposizione una nuova versione con la parte anteriore composta da un semi telaio in alluminio e la parte posteriore della 11.1. "È un passo avanti nella definizione della moto 2012 - ha detto Rossi - e la proverò anche con il motore 800 in gara, visto che noi le gare le usiamo come test"
Gasport© RIPRODUZIONE RISERVATA

domenica 11 settembre 2011

ma dai....

Alonso: "Colto il massimo"
Vettel: "Qui è speciale"

MONZA, 11 settembre 2011

Lo spagnolo, dopo il 3° posto a Monza: "Ho sfruttato al massimo il potenziale, un risultato importante per me e il team. Qui i tifosi ti danno davvero tutto". Domenicali: "Fernando straordinario, ora dobbiamo dargli una macchina migliore". Massa: "Peccato, frenato da Webber"

Stefano Domenicali, capo Gestione Sportiva Ferrari. Reuters
Stefano Domenicali, capo Gestione Sportiva Ferrari. Reuters
Gradino più basso del podio per Fernando Alonso nel GP di Monza. Un risultato comunque importante per la Ferrari considerate le prospettive attuali. "Devo dire che la prestazione della Red Bull è stata superiore - afferma a caldo il responsabile della Gestione Sportiva Ferrari, Stefano Domenicali al termine della gara -. Con la McLaren ce la siamo giocata, Fernando è stato bravo a difendersi. Mi dispiace per Felipe che poteva essere tra i primi se non fosse stato buttato fuori all'inizio. Alonso? Una partenza straordinaria, adesso dobbiamo lavorare per dargli una macchina ancora più forte".
vettel emozionato — Il vincitore, Vettel si è anche emozionato: "Monza per me è speciale, qui ho vinto il mio primo GP e dopo l'arrivo mi è venuto in mente quel giorno. La partenza non è stata bella per me, eravamo in tre affiancati alla prima curva, non avevo molto spazio, ma Fernando ha fatto un bel sorpasso. Questa è una vittoria speciale per noi e anche per i tifosi, visto il 150° dell'Unità d'Italia. La scelta delle marce un azzardo? No, eravamo abbastanza certi del risultato, siamo stati aveloci ed è un successo importante per la Red Bull".
button divertito — Il secondo arrivato, Button, con la McLaren, ha di che sorridere: "È stata una gara divertente nella lotta con Hamilton, Alonso e Schumacher. Ero troppo lontano per pensare di vincere, ma è stata una bella gara su una pista dove l'atmosfera è sempre fantastica".
Fernando Alonso, 30 anni, seconda stagione in Ferrari.
Fernando Alonso, 30 anni, seconda stagione in Ferrari.
alonso lottatore — Alonso, 3° ha centrato l'obiettivo della Ferrari: "Partenza fantastica, qui a Monza sapevamo che se la macchina si fosse comportata bene, c'era lo spazio per andare in testa al via: ho sfruttato al massimo il potenziale per la partenza, poi ho guidato la gara per qualche giro ma non eravamo troppo competitivi per reggere al comando. Ho cercato il podio e ce l'ho fatta sul filo di lana su Lewis, ma è fantastico: qui a Monza è vera passione, i tifosi ti trasmettono tutto quello che hanno e per noi è meraviglioso. Il team aveva anche tanta pressione e il podio è quindi un grande risultato". "Mancano sei gare alla fine - ha chiuso Alonso - non lottiamo più per il Mondiale ma voglio mantenere la seconda posizione. Il prossimo GP, a Singapore, è quello più favorevole per le nostre caratteristiche".
massa frenato — Amareggiato Massa per il 6° posto, colpa della collisione con Webber che l'ha rallentato: "Ho avuto problemi con Webber che mi ha toccato: poi ho perso posizioni e tempo. Ho rimontato ed è stato difficile: poteva essere una gara in cui ero lì a lottare con gli altri lì davanti, peccato. La macchina si è comportata bene, il mio problema in gara è stata solo la collisione con Webber che mi ha frenato".
schumi divertito — Michael Schumacher non può che ssere soddisfatto della sua gara e del bel duelo con Lewis Hamilton, anche se alla lunga il britannico della MclLaen ha avuto la meglio. "Ho visto i miei tanti tifosi - afferma il sette volte camppine del mondo della Mercedes ai microfoni ella Rai - sono contento per la gara di oggi, abbiamo fatto il massimo possibile. Con un po' di fortuna potevamo salire sul podio ma la velocità della macchina non è ancora abbastanza, dobbiamo fare di più. Il duello con Hamilton? È stato davvero bello, sono contento, meglio combattere con quelli davanti che con quelli dietro".
Gasport© RIPRODUZIONE RISERVATA
 
-------------- 
 
Santoro: “La Rai è nostra, riprendiamocela”
Il suo futuro in tv: “Comizi d’amore”
“Gli amministratori della tv pubblica siano scelti dagli abbonati. La proposta di La7, con il controllo preventivo era inaccettabile. Che cosa farò? Quello che avete già visto con Raiperunanotte”. Michele Santoro arriva alla festa de Il Fatto Quotidiano a Marina di Pietrasanta e non delude le attese di migliaia di lettori in fila da questa mattina per trovare un posto nell’arena della Versiliana: “In tv ci vuole qualcuno che possa dire liberamente ‘Berlusconi fuori dalle balle’”.

Quale sarà il futuro televisivo di Santoro, dopo le stagioni di Annozero? ”Sono qua non per dire quello che faremo, per il semplice motivo che quello che faremo lo abbiamo già fatto vedere due volte a Bologna, con Raiperunanotte e Tuttinpiedi. Per cui se vi piacciono quei programmi realizzati in maniera indipendente e grazie al vostro aiuto, noi quei programmi vogliamo rifarli”. Nel corso del suo intervento, il conduttore ha rivelato il nome e le modalità del suo programma futuro: “Vi chiedo un po’ di fiducia. Bastano dieci euro e con l’aiuto di imprenditori qui presenti, del gruppo televisivo di Parenzo, del Fatto Quotidiano riusciremo a fare un programma che si chiamerà “Comizi d’amore”.

”Il programma dovrebbe partire a fine ottobre e sono in programma circa 25 puntate”, ha spiegato il giornalista parlando a margine dell’incontro. “Non è stato ancora deciso il giorno della settimana in cui trasmetterlo”, ha poi aggiunto. Santoro ha spiegato che “non c’è alcun accanimento nei confronti di nessuno degli altri protagonisti della scena. Ci piacerebbe andare in onda contro Vespa, ma non mi sembra adatto alla prima serata”. La trasmissione dovrebbe essere realizzata in uno studio a Roma, “anche se abbiamo una fortissima pressione bolognese per farne una sede fissa”, e contribuirà tutta la sua vecchia squadra, escluso Corrado Formigli passato a La7. Il programma sarà realizzato anche con “il contributo del pubblico, perchè con dieci euro si entra a far parte dell’associazione no profit ‘Servizio pubblico’, della quale farà parte anche ‘Il Fatto Quotidiano’”. Il giornalista ha aggiunto che “per realizzare la trasmissione serviranno circa 250mila euro a puntata, ma non saranno solo soldi pubblici, ma anche fondi nostri e poi ci sarà la pubblicità”.

“Vengo a rendere omaggio a un grande giornale libero”, ha detto il conduttore appena salito sul palco insieme ad Antonio Padellaro e Marco Travaglio. Il ragionamento parte dall’11 settembre2001, dieci anni fa: “Ci siamo sentiti tutti americani, ma sentirsi americani in quel momento significava guardare le cose da un solo punto di vista, quello dei pompieri morti nelle torri. Dei sopravvissuti ci siamo dimenticati. La realtà non è sempre la stessa, ma cambia con i racconti che se ne fanno. Sono le mie telecamere che danno un’angolazione ai fatti. Ed è importante che i punti di vista siano tanti. Ora, l’11 settembre ha segnato uno spartiacque: ci ha fatto dimenticare cosa voleva ottenere il terrorismo. Come se ci fosse un unico orizzonte. In Italia noi eravamo la sede del pacifismo. Poi, a un certo punto la guerra è sembrata, ci è stata fatta vedere, come l’unico strumento per risolvere i problemi del mondo”.

L’attacco a Berlusconi è frontale: ”C’è uno che ha detto che questo è un Paese di merda, che telefona con una sim colombiana, che si inventa appuntamenti inesistenti per non recarsi dal magistrato. Quando diremo basta, è finita, fuori dalle balle? Almeno uno dei nostri giornalisti può dire questo in una piccola tv? – ha chiesto il conduttore – Se questo non si può fare, vuol dire che stiamo cancellando un pezzo di opinione pubblica”. Il j’accuse santoriano è rivolto anche al centrosinistra: “E voi dell’opposizione cosa cavolo state facendo di fronte a questo scempio?”. E’ stato umiliante passare l’80% del tempo con gli avvocati, sentire quello che usciva dall’inchiesta di Trani: non può Berlusconi chiedere ad autorità, da lui stesso nominate, di chiudere un programma”.

Il discorso è proseguito con il ricordo delle censure del passato e di quelle più recenti. “L’editto bulgaro è intervenuto anche per non far parlare dell’intervento armato in Iraq. Non lo dico solo io, ma anche Obama che riconosce quel conflitto come fonte di tutti i guai. Io non credo alle teorie complottiste, ma credo che la guerra sia stata una scorciatoia per nascondere la crisi economica. La guerra ha presentato al mondo l’esistenza di un nemico. Ha obbligato noi a chiederci: ‘E noi dove stiamo?’ Stiamo in Occidente. Il mondo si è serrato intorno alla paura. Anche i media hanno smesso di rappresentare chi non aveva paura. E’ mancato un programma che veicolasse l’opinione contraria alla guerra. Siamo arrivati all’assuefazione”.

“Mi rivolgo – ha proseguito Santoro – ai colleghi di Libero e del Giornale che mi danno del “guru della sinistra”. Io voglio chiedere a questi miei colleghi una cosa semplice: “Questa gente che è seduta qui ad ascoltare, queste migliaia di persone che i partiti non riescono più a raccogliere, hanno diritto a essere rappresentati come opinione pubblica? I pacifisti non avevano diritto a esistere come opinione pubblica organizzata? Perché se questa opinione pubblica non ha diritto di essere rappresentata, questa non è democrazia”.

E perché, “se non si reagisce, succede quello che è successo con l’11 settembre. Ci si parla tra noi, ma la realtà scompare tanto che, per vedere un giovane “parlante” guardavamo il Grande fratello. Ma ora il pubblico ha imparato a scegliere, a cercare i canali dove la realtà viene rappresentata. E i programmi che stavano dentro la tv a raccontare la realtà hanno cominciato ad avere peso.

Il giornalista ha dedicato un passaggio alle ragioni del fallimento del suo passaggio a La7. “L’Ad di Telecom ha usato una bella metafora, quella dei macachi sul banano Rai. Ma sono state dette tante cose. Non so se è vero quello che ha scritto Dagospia, ossia che Berlusconi ha telefonato a Bernabè per non avermi in onda su La7. Ma perché un’azienda si tira indietro e l’ad tira fuori l’argomento della scaletta? Allora ridateci Masi! Come si fa a garantire l’autonomia del programma se l’amministratore decide la scaletta? E non viene nemmeno lui a dirlo, ma manda l’ufficio legale. E perché noi non reagiamo? Cosa ha detto Bersani? Bersani ha detto: “Santoro è come Balotelli! Prima o poi lo fanno giocare. Certo che gioco! Ma così abbiamo perso il servizio pubblico. E’ per questo che dobbiamo riprenderci il mercato e il servizio pubblico. Riprendiamoci la Rai, è nostra! Facciamo la battaglia e datemi fiducia come avete già fatto per gli altri eventi. Con dieci euro ciascuno possiamo fare una televisione veramente libera”.
 
------------- 

AMBIENTE

"Lo squalo non è assassino"
E scrive un libro per salvarlo

La giornalista del Washington Post Juliet Eilperin ha scritto "Demon Fish", frutto di due anni trascorsi osservando i pescescani e chi li caccia e li studia. Il risultato è un inedita opera sul rapporto di amore e odio tra noi e l'animale. Tra leggende e paure infondate di SARA FICOCELLI

A INAUGURARE il filone è stato, lo sappiamo, Stephen Spielberg. Dal suo squalo assassino del 1975 ad oggi, Hollywood ha sfornato circa una trentina di film con protagonista il pescecane, quasi sempre dipinto come uno scaltro e insaziabile divoratore di uomini. E pensare che noi a questo pesce quasi non interessiamo (solo il 6% delle specie è pericoloso) e che la sua intelligenza è rimasta ferma a 400 milioni di anni fa, quando comparvero i suoi primi antenati. Per dissipare i luoghi comuni intorno allo squalo non basterebbero altri 30 film ma in mancanza di soldi la giornalista del Washington Post Juliet Eilperin 1 ha scritto un libro, "Demon Fish", frutto di due anni trascorsi osservando gli animali e tutto quell'esercito di persone che dalla Papua Nuova Guinea alla Florida si impegna a cacciarli, allevarli e studiarli.

Il risultato è il primo reportage sul rapporto di amore e odio tra noi e il "signore dei mari", un legame che Hemingway immortalò nel suo "Il vecchio e il mare" e che oggi l'uomo insanguina con lo "shark finning", pratica che ogni anno uccide oltre 73 milioni di squali, privati della pinna e ributtati in mare agonizzanti. Cina, Giappone, Canada e Stati Uniti tra i Paesi più affezionati a questo tipo di caccia. All'origine di tanta crudeltà, spiega la giornalista, una futile motivazione: in Cina la zuppa di pinna simboleggia la buona reputazione della famiglia ospitante, per questo non manca
mai nel menu di matrimoni e feste varie. "Tutto simbolo, niente sostanza", scrive la Eilperin, sottolineando come la fibra della cartilagine sia insapore e non aggiunga niente al gusto della portata, se non a livello psicologico. Un "raggiro", continua la reporter, che contribuisce a decimare la specie, già provata da cambiamenti climatici, inquinamento e pesca selvaggia. "Un chilo di pinne vale più o meno 500 euro - spiega Primo Micarelli, responsabile del Centro Studi Squali dell'Aquarium Mondo Marino di Massa Marittima - e per raggiungere tale quantità bisogna uccidere parecchi squali. In Italia questa pratica non è ammessa ma siamo tra i Paesi al mondo che consumano più pescecane in assoluto, soprattutto inconsapevolmente, dato che non sempre viene indicato chiaramente che si tratta di carne di squalo. Verdesca, palombo, vitella di mare, persino il "fish" impanato del fast-food: supermercati e locali ne sono pieni. E' una carne economica, interessante per il mercato".

Il problema è che questi animali raggiungono la maturità sessuale tardi, in media a 12 anni di età, e spesso vengono uccisi prima della riproduzione. In due secoli circa il 97% degli squali oceanici è scomparso, un danno evidente per l'ambiente e per noi, vista l'importanza di questi "top predators" per l'equilibrio dell'ecosistema. In alcuni Paesi vengono uccisi a mani nude (a Hong Kong i pescatori attirano i clienti chiedendo "Are you man enough to catch a shark?", "Sei abbastanza forte da uccidere uno squalo?") e in altri usati per attirare i turisti (la giornalista è andata anche a vedere gli squali bianchi in Sud Africa, immergendosi con loro in una gabbia di metallo). Una scoperta, lo "shark tourism", che lascia ben sperare per il futuro, dato che proprio in Sud Africa hanno calcolato che uno squalo vivo frutta circa 2500 dollari al giorno, e che quindi più che ammazzarli conviene proteggerli.

"Il mondo occidentale - spiega Cristina Zenato, che da 17 anni vive e lavora con squali di tutte le specie a Grand Bahama, nelle Bahamas - considera questi animali come esseri da sradicare per rendere i mari più sicuri. Nelle isole Somoa e Fiji sono invece ritenuti delle divinità ed è vietato mangiarne la carne. In altri Paesi, per esempio alle Bahamas, la gente ha un approccio più equilibrato: sa che in certi momenti è pericoloso incontrare uno squalo, ma che in generale non c'è da aver paura. Tutti i pescatori locali sanno che gli squali vogliono il pesce e che dopo aver mangiato li lasciano in pace. Hanno, nei confronti di questi animali, un rispetto basato su conoscenze ed esperienze reali". Tutt'altra musica rispetto ad europei e americani. "Quando le persone, in occidente, mi parlano di squali - continua la Zenato - tirano fuori una marea di luoghi comuni: ho sentito dire che mangiano gli essere umani, li cercano, li cacciano, che sono attratti dalla presenza del sangue (la domanda tipica che fanno le donne è se possono entrare in acqua con il ciclo) e li associano a sentimenti umani: cattivi, feroci, malvagi, pericolos, senza scrupoli. Lo squalo è uno squalo, non ha sentimenti come i nostri. Anzi: è meno malvagio di noi nei confronti degli altri animali".

Il libro-denuncia della Eilperin ha colpito persino il New York Times, notoriamente sensibile alle questioni ambientali, soprattutto se il problema è "made in Usa". La cattiva fama del predatore ha infatti cominciato a diffondersi proprio a partire dall'America, nella tragica estate del 1916, quando tra il primo e il 12 luglio quattro persone vennero uccise da attacchi di squali lungo la costa del New Jersey. La psicosi che scoppiò allora (e che ispirò Spielberg per il suo pluripremiato film) resiste immutata quasi un secolo dopo, sebbene gli attacchi all'uomo siano rari e facciano in media 4 o 5 vittime l'anno (fatta eccezione per questo 2011, che ha registrato 10 morti). "Ma per quante persone possano morire - spiega la Eilperin - è sempre più facile rimanere uccisi da un fulmine o schiacciati da un elefante che dal morso di uno squalo. Il numero degli americani che ogni anno arrivano in ospedale feriti da fuochi d'artificio o addobbi di Natale è 40 volte superiore a quello delle persone attaccate dall'animale".

Queste affascinanti creature con scheletro di cartilagine e pelle dentellata, capaci di nuotare per giorni a velocità sorprendente, con la loro perfezione anatomica hanno ispirato e ispirano gli ingegneri di mezzo mondo nella costruzione di macchine, videogames e indumenti aerodinamici. La bellezza purtroppo non gli servirà a salvarsi: per farlo ci vogliono aree protette, santuari. L'ultima speranza è risposta nella presa di coscienza di paradisi ambientali come le Maldive, le Fiji e le coste del Messico, che si stanno rendendo conto che possono guadagnare di più proteggendoli che cacciandoli, per una bistecca o una ciotola di zuppa. 
(07 settembre 2011)

venerdì 9 settembre 2011

già......

Monza si scalda per il GP
Alonso: "Divertiamoci"

MONZA, 8 settembre 2011

Tutto pronto nell'autodromo brianzolo per il 13° appuntamento stagionale con il Mondiale: i tifosi sperano nel bis del 2010, quando trionfò lo spagnolo

I ferraristi con l'elefantino Nello T. Ap
I ferraristi con l'elefantino Nello T. Ap
Tutto pronto per il più prestigioso e importante avvenimento motoristico italiano, il GP di Italia di F.1, a Monza, giunto all'edizione numero 82 e 13° appuntamento della stagione 2011. Sulla pista brianzola, che ha ospitato il Mondiale di F.1 per ben 60 delle 61 occasioni, è tutto pronto. Si stanno definendo i dettagli e ultimando i preparativi per quella che si spera possa essere, oltre a una grande occasione di sport, anche una festa rossa, nel ricordo del trionfo del 2010 di Alonso con la Ferrari.
Ecco come si è vissuta la giornata di giovedì in pista
17.20 Presentato di fronte al paddock Ferrari l’elefantino Nello T. figlio di Mara, creato dai designer Ferrari e dal 16 settembre a novembre in mostra alla Elephant Parade a Milano. Il ricavato sarà devoluto alla Asian Foundation e a Telethon.
16.15 Trulli: Solo un italiano può capire il mito della Ferrari, siamo orgogliosi di questo ma ciò rende difficile il nostro lavoro perché, sin da quando sei piccolo, la F.1 è identificata con una macchina rossa, il resto viene oscurato.
15.55 Liuzzi: Monza non è Spa, il tracciato che noi piloti amiamo tutti. Però, anche se ci sono solo 5-6 curve, sono tutte importanti per il tempo, devi essere deciso anche ad affrontare le chicane, non ci si può mai rilassare. E poi è l’unica pista storica rimasta in calendario.
15.40 Massa: I tifosi sono il nostro "Extra power", quando li vedi vestiti di rosso senti una spinta in più per essere davanti.
15.20 Alonso: Correre a Monza è sempre speciale, per l'atmosfera e i tifosi. Vincere qui è speciale, l’obiettivo è divertirci e far divertire la gente. L'obiettivo è vincere anche se dobbiamo essere realisti, vedremo se le temperature ci daranno una mano.
14.35 Grande affluenza, come raramente si è visto, nella tradizionale camminata del giovedì in pit lane riservata ai tifosi. Davanti alla Ferrari c’erano la solita ressa e un gruppo di tifosi in parrucca rossa ha intonato cori per Alonso e un Inno di Mameli.
13.50 Sfida tra Alonso e Massa al nuovo simulatore Ferrari prodotto dalla AllinSports. Il mini GP sulla pista di Fiorano è stato vinto da Fernando.
13.16 Alonso è già in tuta rossa: è il momento di prendere le misure con l'abitacolo e la pedaliera.
13.07 Si rivede Chris Dyer, ex stratega della Ferrari, rimosso dopo il pasticcio di Abu Dhabi 2010.
12.55 Presentato il libro di Giorgio Piola "F.1 analisi tecnica 2010-11" edito da Giorgio Nada.
12.50 Arriva Michael Schumacher, solito entusiasmo, come se il tempo non fosse passato: ressa intorno a lui.
12.45 Giancarlo Minardi fa i complimenti alla Fia, che pensa far provare al venerdì dei giovani piloti: bel modo di valorizzare i talenti.
12.35 La pista si presenta con il bellissimo effetto dei cordoli colorati con il tricolore italiano.
12.30 Terminati tutti i lavori in pista, ci sono alcuni meccanici che fanno jogging lungo il tracciato.
12.25 Si accende il primo motore ai box: è quello della McLaren di Button.
Dal nostro inviato
Andrea Cremonesi © RIPRODUZIONE RISERVATA
 
--------------- 
 
Intercettazioni, Berlusconi vuole il Bavaglio
Ddl in aula con la fiducia 

Le telefonate con Lavitola e Tarantini preoccupano il premier. Che si sfoga con i suoi e grida al complotto. Il ministro della Giustizia: "Accelerare sul decreto legge". Costa del Pdl: "Potrebbe vedere la luce anche in una settimana". Alfano preferisce non commentare: "Vale quello che ha detto Palma". E aggiunge: "Berlusconi è provato, stanco, non è un robot"
Torna la legge Bavaglio. Il 20 settembre arriverà in aula. E adesso il premier pensa di farla passare con il voto di fiducia. Altro che manovra ed economia del Paese, Silvio Berlusconi ha un’unica preoccupazione: fermare il fiume di intercettazioni che lo sta travolgendo. Le telefonate di Bari con Gianpaolo Tarantini e quelle di Napoli con Valter Lavitola non devono diventare pubbliche. Le anticipazioni dell’Espresso (con il Cavaliere che suggerisce all’ex editore e direttore dell’Avanti di non tornare in Italia) hanno agitato non poco il premier. E sono state il pretesto per rilanciare la necessità della legge sulle intercettazioni. Da approvare il prima possibile, è il diktat del Cavaliere. Ma il rischio è alto. La maggioranza non è compatta (con il fronte aperto da Beppe Pisanu e con la richiesta dei dirigenti del Pdl di indire le primarie e rivedere l’organizzazione del partito) e a Montecitorio c’è il problema Lega: alla Camera, infatti, il gruppo risponde a Roberto Maroni e per lui il voto sulle intercettazioni potrebbe essere l’occasione per conquistare definitivamente la guida del Carroccio. Il ministro dell’Interno ha il sostegno di una buona parte della base del partito (che da mesi chiede di lasciare Berlusconi e che a Pontida lo ha indicato come presidente del Consiglio) ma è fortemente contrastato dal cerchio magico (capitanato da Rosy Mauro) che protegge Umberto Bossi. Alla Camera dunque Maroni potrebbe dire ai suoi di votare contro. In un colpo solo conquisterebbe l’elettorato deluso dalla gestione di Bossi (ottenendo quindi la leadership indiscussa del Carroccio) e vedrebbe crollare definitivamente l’asse con Arcore che ha ingessato il partito. Rischi che Berlusconi conosce bene. Ma il Cavaliere pensa di non avere alternative. Da Bari, dove, secondo le agenzie, il 15 settembre verrà chiusa l’inchiesta per favoreggiamento della prostituzione e associazione per delinquere finalizzata alla corruzione teme un arrivo di uno tsunami che è necessario tentare di bloccare. Il deposito di un’informativa della Guardia di finanza contenente telefonate di ogni tipo tra lui e Gianpaolo Tarantini.

Per il momento comunque, è l’anticipazione dell’Espresso a scuotere la maggioranza. Il 24 agosto Lavitola si trovava a Sofia e, venuto a sapere dell’inchiesta a suo carico, telefona al premier: “Che devo fare? Torno e chiarisco tutto?”. Il Cavaliere risponde: “Resta dove sei”. Berlusconi si è sfogato con i suoi. Ha gridato al complotto montato ad arte in un momento difficile per il Paese e per il governo, si è sfogato. Il fango, ha detto, che ancora una volta la magistratura politicizzata tenta di gettargli addosso. Per questo costringe il fidato Nicolò Ghedini a smentire le anticipazione dell’Espresso, ottenendo però il risultato opposto. “La notizia è assurda e infondata”, afferma il deputato del Pdl e legale di fiducia di Berlusconi, ma aggiunge, lamentandosi: “Continuano ad uscire dalle indagini in corso a Napoli notizie ed atti, addirittura a volte in tempo reale rispetto agli accadimenti stessi”. La dichiarazione appare poco convincente agli stessi uomini del Pdl. Così arriva il rinforzo di Fabrizio Cicchitto. Il capogruppo del Pdl sostiene che siamo “in una condizione del tutto inaccettabile, una nuova edizione del Grande Fratello – dice – per cui ogni battuta detta per telefono in conversazioni private può diventare dichiarazione pubblica e ufficiale attraverso la quale si viene impiccati”. Derubricato così a semplice battuta il consiglio di rimanere all’estero a un indagato, Cicchitto ricorda che “Berlusconi è sottoposto da tempo a forme inusitate di spionaggio e adesso è venuto il momento per tirare fuori tutto il materiale cosi accumulato, magari manipolandolo anche opportunamente”. Dunque è necessario “limitare” questa macchina del fango, ovviamente.

E se inizialmente a Palazzo Grazioli si era preso in considerazione un decreto da varare in fretta e furia nel consiglio dei ministri già lunedì prossimo, a metà pomeriggio è il ministro della Giustizia, Francesco Nitto Palma a indicare chiaramente la volontà dell’esecutivo. “Non ho mai sentito parlare di un decreto legge sulle intercettazioni. Alla Camera c’è da tre anni un disegno di legge, se ne può velocizzare l’esame”. Sull’uso delle intercettazioni, aggiunge, “la penso esattamente come il capo dello Stato, che recentemente ha espresso alcune riserve sull’abuso di questo strumento investigativo”. In particolare, secondo il ministro, le intercettazioni devono essere “l’extrema ratio e non devono essere possibili quelle a strascico”. Angelino Alfano rimanda a “quello che ha detto Nitto Palma” e non interviene su una materia che aveva difeso con forza. Per poi aggiungere una precisazione: “Non ho alcun patto con Maroni, esiste quello Bossi-Berlusconi”. Però, dice quasi sibillino, Berlusconi “è provato, non è mica un robot”. Avanti con il Bavaglio, dunque, poi si vedrà.

“Non è certo questo il momento di mettere il bavaglio all’informazione”, tuona il capogruppo Pd in commissione Giustizia della Camera, Donatella Ferranti. Semmai, visto quello che sta trapelando dalle varie inchieste che vedono coinvolto il premier, sarebbe il caso di “mettere un freno al testo”, dice Federico Palomba dell’Idv. Qualsiasi decreto in materia di intercettazioni, ribatte il vicepresidente dei senatori Pd Felice Casson, sarebbe “incostituzionale” perché è uno strumento di investigazione che “non può essere confiscato alle forze di polizia e alla magistratura”. Ma il Pdl sembra aver ormai deciso compatto la strada, tanto che il capogruppo del partito in commissione Giustizia della Camera, Enrico Costa, annuncia che l’intesa è facilmente raggiungibile anche oltre la maggioranza e che il ddl potrebbe vedere la luce presto, anche “in una settimana”. Perché il testo già c’è. E’ stato licenziato dal Senato il 10 giugno del 2010 e non venne portato avanti anche perché, dissero a Palazzo Grazioli, era stato “stravolto dai finiani”.

All’epoca la maggioranza preferì rimandare. Ma in via Arenula in molti erano favorevoli a forzar la mano, ma lo stesso Berlusconi lo definì “troppo blando” dopo le modifiche che il presidente della Commissione giustizia di Montecitorio, la finiana Giulia Bongiorno, riuscì a far inserire. Eppure Se il ddl fosse diventato legge più di un anno fa non si sarebbe mai saputo nulla del caso Ruby, né tanto meno delle nuove inchieste di Napoli e Bari. Oggi così l’accelerazione. “In effetti se avessimo detto sì, all’epoca, a questo ddl forse tutto questo fango non ci sarebbe stato”. Ma l’esame del ddl potrebbe non filare liscio come auspica Costa. Per salvare “il culo flaccido” di Berlusconi (direbbe Nicole Minetti) questa volta potrebbe non bastare un voto di fiducia.
 
--------------- 

WIKI

È il "we-gov", una rivoluzione
la democrazia nasce sul web

Sempre più siti e social network aiutano la creazione di politiche pubbliche. Grazie a una generazione di cittadini 2.0. Petizioni, consigli e tweet. Ogni giorno. Anche in Italia di RICCARDO LUNA

IN PRINCIPIO sono stati i Moratti Quotes, citazioni fasulle ma verosimili del sindaco uscente Letizia Moratti: satira pura. Circolavano in rete alla velocità della luce. Cose tipo: "Pisapia mi ha detto che mi rubava un attimo, ma non me lo ha più restituito". Oppure, "Pisapia ha dato la laurea in medicina a Scilipoti...". Cose così. Dopo la festa per la vittoria, però, qualcosa è cambiato. Il pubblicitario milanese Paolo Iabichino ha lanciato su Twitter il tema #pisapiasentilamia, e in poche ore migliaia di persone sono passate dalle risate alle proposte per il nuovo sindaco. Che a un certo punto è pure intervenuto per dire: "Grazie d'aver colto il mio "non lasciatemi solo". Vi sto ascoltando", mentre sempre su Twitter partivano #fassinosentitorino, #berrutilasciachetiaiuti e #renzichenepensi. Voglia di partecipare, insomma.

La seconda scena avviene a Cagliari, negli stessi giorni. Marcello Verona è un giovane informatico e intuisce che il suo coetaneo Massimo Zedda, appena eletto sindaco, ha bisogno di aiuto per governare. Così va in rete, si registra su una piattaforma per discutere idee, la chiama Ideario per Cagliari e invita i cagliaritani a entrarci: "Ora tocca a noi". Nei primi cento giorni si registrano 520 idee per la città con 2.600 commenti e 12mila voti. È un bell'aiuto per Zedda. A costo zero.

La terza scena è di qualche giorno fa. A Matera una trentina di ragazzi, molto idealisti e molto preparati, stanno studiando da una settimana alla scuola estiva della Rena, un network di eccellenze italiane. Il tema è come cambiare la qualità delle decisioni politiche attraverso Internet. Con la partecipazione certo, ma si parla molto anche di Open Data, ovvero di liberare i dati pubblici in modo da generare soluzioni creative dal basso ad annosi problemi. A un certo punto uno dei partecipanti dice: "Non chiederti cosa il tuo paese può fare per te, ma cosa tu puoi fare con i dati del tuo paese". È Kennedy 2.0.

Se qualcuno si sta ancora chiedendo dove è finita la straordinaria onda emotiva che in primavera ha determinato gli esiti delle elezioni amministrative e dei referendum, la risposta è: sul web.

Qui, senza grandi proclami e praticamente senza soldi, si sta sperimentando una nuova forma di democrazia. Nel mondo lo chiamano Open Government, ma c'è una definizione forse più efficace: Wikicrazia. L'ha coniata Alberto Cottica, 41 anni, da Modena, che dopo una vita da musicista di successo con i Modena City Ramblers, oggi si occupa di questi temi per il Consiglio d'Europa: la Wikicrazia, secondo questa impostazione, è una democrazia potenziata dagli strumenti collaborativi della rete (i wiki) e dalla intelligenza collettiva che ha creato fenomeni come Wikipedia.

A livello accademico il fenomeno è molto studiato anche se in fondo è bastato aggiungere una "w" e passare dall'e-gov, il governo che si mette in rete per dare servizi; al we-gov, i cittadini che diventano cocreatori delle politiche pubbliche. Secondo un recente report della Elon University e del Pew Research Center sul futuro di Internet, entro il 2020 le forme di cooperazione online miglioreranno l'efficacia delle istituzioni democratiche nel rispondere alle esigenze dei cittadini. Se questa cosa non si chiama rivoluzione, poco ci manca.

In molti paesi sta già accadendo. Secondo Cottica "il primo presidente wiki della storia è Barack Obama". Più che la strategia elettorale online, in questo contesto contano i tanti strumenti attivati per favorire la partecipazione: "Le sfide che abbiamo davanti sono troppo grandi perché il governo possa farcela da solo, senza il contributo creativo del popolo americano", disse il neoeletto presidente degli Stati Uniti lanciando siti come data. gov, challenge. gov e apps4democracy. Va detto che i buoni risultati ottenuti finora sono stati inferiori alle enormi aspettative iniziali. "E le dimissioni del responsabile del progetto, Vivek Kundra, lo scorso giugno, non sono certo un bel segnale", osserva David Osimo, che si occupa di questi temi per la Commissione europea.

La staffetta dell'Open Government sembra così passata nel Regno Unito, nelle mani di David Cameron. "Stiamo cercando di mettere la tecnologia e l'innovazione al centro di tutto quello che facciamo", ha spiegato recentemente a New York a una conferenza Rohan Silva, 29 anni, assistente del premier: "Vogliamo diventare il governo più aperto e trasparente del mondo per innescare una scarica di innovazione sociale". Primo esempio, il sito dove discutere come tagliare le spese del bilancio britannico che ha coinvolto centinaia di migliaia di persone.

Ma non è dai governi che arriva la Wikicrazia. È piuttosto un movimento che parte dal basso. E che ha una data di inizio certa. Nel settembre 2003, Tom Steinberg lancia Mysociety, sicuramente il progetto più ambizioso di e-democracy mai realizzato. Con una donazione iniziale di 250 mila sterline, il team di Steinberg sviluppa in pochi anni una serie di servizi tanto semplici quanto efficaci: Fixmystreet, ripara la mia strada, un applicazione per segnalare problemi e disservizi direttamente all'autorità locale (copiatissimo); theyworkforyou, un resoconto aggiornato quasi in tempo reale dell'attività di ogni singolo membro del Parlamento. E infine un modo per mandare petizioni online al premier. I servizi sono gratuiti, economici, scalabili, facili da usare. Questo il bilancio provvisorio: dopo sette anni più di 200 mila persone hanno scritto almeno una volta al premier, qualche petizione ha persino modificato decisioni già prese (il pedaggio stradale voluto e rimangiato dal governo Blair), e qualcosa come 65mila buche stradali sono state riparate.

Nel 2009, l'attenzione si sposta dal governo nazionale a quello locale. La svolta avviene ad una conferenza organizzata dal guru del web 2.0 Tim O'Reilly. "Le entrate calano, i costi aumentano: se non cambiamo il modo in cui funzionano, le città falliranno", dice in sostanza dal palco Jennifer Pahlka che qualche mese dopo lancia Codeforamerica, una fondazione per aiutare le città americane a diventare più trasparenti, connesse ed efficienti con l'aiuto del web. Lo scorso anno hanno aderito Boston, Washington e Seattle ma l'esempio più riuscito forse è Filadelfia con il sito opendataphilly. org: un gigantesco hub dove i dati comunali hanno spontaneamente generato centinaia di applicazioni utili ad i cittadini.

Codeforamerica funziona così: ad ogni città vengono inviati per un anno cinque sviluppatori. Sono in missione per conto del web, insomma. Qualche giorno fa si è chiusa la selezione per il 2012: per 26 posti hanno partecipato 550 persone da tutto il mondo. Perché lo fanno? Perché ci credono. Li chiamano "civic hackers", sono esperti di tecnologia con la passione per i valori di condivisione della rete che sognano una nuova politica.

In Italia gli antesignani sono stati i romani di Open Polis, che dal 2008 mettono online "a mano" tutti i dati dell'attività del Parlamento e monitorano le attività dei 130 mila politici eletti. Ma ora il focus è sugli strumenti per partecipare e collaborare: i social network dei cittadini, come Epart, il neonato Decorourbano e il prossimo Uptu. O anche il gioco Critical City, che usa il web per portare le persone a fare delle cose concrete nella propria città: delle missioni civiche.
Ma l'impressione è che si stia muovendo qualcosa di più grosso. Tra qualche giorno nascerà per esempio Apps4Italy, un sito dove le prime dodici regioni hanno deciso di condividere i loro dati per far generare dagli utenti "apps", applicazioni, ovvero servizi socialmente utili. È solo l'inizio: il 20 settembre ci sarà il varo ufficiale della Open Government Partnership, una alleanza promossa da Usa e Brasile con Gran Bretagna, Norvegia, Messico, Indonesia, Filippine e Sud Africa. Nove paesi sono già in lista d'attesa per entrare in questo network.

Il governo italiano è assente per ora, ma, come abbiamo visto, in questa sfida che ha l'ambizione di ridisegnare le regole d'ingaggio della politica, l'Italia c'è. 
(09 settembre 2011)