lunedì 13 febbraio 2012

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Symantec beffata dagli hacker
"50mila dollari per il vostro codice"

Un gruppo hacker ruba il sorgente di due programmi commerciale e l'azienda offre denaro per recuperarlo. Il tira e molla inizia a gennaio, ma solo ora viene reso pubblico il carteggio che vede i pirati prolungare appositamente l'attesa per "umiliare" i derubati

UN CASO tutto particolare di pirateria informatica quello che ha visto protagonisti Symantec, produttore di famosi antivirus e di PcAnywhere, e un gruppo di hacker indiani di Bombay, non identificati, che però dichiarano di essere affiliati a Anonymous. E che hanno contattato l'azienda dichiarando di aver messo le mani sul codice sorgente di entrambi i programmi, e minacciano di renderlo pubblico. A questo punto inizia un piccolo giallo. All'inizio sembra che siano gli hacker a chiedere un "riscatto" per il codice ma dal carteggio pubblicato online sembra essere Symantec ad offrire 50mila dollari per il rilascio. Gli hacker hanno successivamente dichiarato pubblicamente di "non aver mai avuto intenzione di chiedere soldi, ma solo di mettere in difficoltà l'azienda", probabilmente per esporla al pubblico ludibrio. Una mossa tutto sommato da codice d'onore hackeresco, il segno di Zorro aggiornato al digitale.

Forse la scintilla d'origine per comprendere lo sfottò dei pirati, scorrendo le email, è stata la richiesta di Symantec di "negare che gli hacker avessero mai realmente messo mano sul codice". In effetti, un'onta grave per un'azienda che produce antivirus. Yamatough, uno dei pirati, ha dichiarato: "Li abbiamo attirati in una trappola, facendo in modo che ci offrissero dei soldi, per umiliarli. E ce li hanno offerti", dice.

Da là è partita una trattativa per definire i termini e i modi del pagamento, ma i limiti di trasferimento monetario che i maggiori servizi online pongono per evitare riciclaggi, ha fatto cadere la scelta su Liberty Reserve, un sito di transazioni con base in Costa Rica. E in due mesi di email, i tentativi di Symantec per impedire la diffusione del codice non sono mancati, e soprattutto per avere prova che i pirati detenessero effettivamente i sorgenti. Symantec usa addirittura un nome falso sotto cui si nasconde un servizio di sicurezza, con cui conduce le trattative. Ma la diffidenza lavora su entrambi i fronti, e anche gli hacker fiutano le manovre per tracciare le mail e identificare il gruppo. A questo punto, l'ultimatum: i pirati chiedono a Symantec di versare la cifra pattuita entro dieci minuti dalla ricezione della mail di richiesta. Una beffa, certamente, ma in grado di far tremare i polsi a chiunque dall'altra parte del web. Se il codice verrà mai rilasciato non si sa, la data prevista per la diffusione pubblica era il 7 febbraio. Ma anche se non dovesse mai accadere, la storia rimarrà negli annali della pirateria. (12 febbraio 2012)
 
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“Casale oggi rappresenta il mondo”. Sentenza Eternit, attesa per i familiari di 3000 vittime 

Il verdetto atteso per le 13 e 15. Per Schmidheiny e de Cartier, proprietari dei 4 stabilimenti in Italia, l'accusa ha chiesto 20 anni. Romana Blasotti, presidente dell'Associazione familiari e vittime dell'amianto: "L'aspettativa è grande"
C’è grande attesa questa mattina al palazzo di giustizia di Torino per la sentenza del processo Eternit. Lo svizzero Stephan Schmidheiny e il belga Luois de Cartier, proprietari in periodi diversi della società di produzione dell’amianto con 4 stabilimenti in Italia (Casale Cavagnolo, Rubiera, Bagnoli), sono accusati di disastro ambientale doloso permanente e omissione dolosa di misure di sicurezza. Il pm Raffaele Guariniello ha chiesto per loro 20 anni di carcere per aver “agito e perseverato nell’agire” con la consapevolezza che avrebbero provocato una tragedia tra i lavoratori e gli abitanti dei comuni in cui sorgevano i loro stabilimenti. Almeno 1800 le vittime e i malati nella sola Casale Monferrato, paese della provincia di Alessandria.

Sono arrivati da tutto il mondo per la sentenza, da Francia, Belgio, Inghilterra, Svizzera, Brasile. Le delegazioni di ex lavoratori e familiari, nella speranza che il caso italiano faccia giurisprudenza in tutto il mondo, anche dove l’amianto si lavora ancora, come in sud America. La legislazione francese non prevede l’imputazione penale per disastro ambientale doloso, né la possibilità di class action, perciò i tribunali sono intasati da più di 15mila cause civili. L’atmosfera dell’attesa è tutta nei rappresentanti dell’associazione francese dei familiari, Andeva, che si sono lasciati fotografare davanti al Palazzo di giustizia con le dita alzate verso il cielo, in segno di vittoria. “Signor Stefhan Schmidheiny il vostro posto è in prigione” è scritto su un volantino distribuito dal comitato svizzero Caova.

“L’aspettativa è grande”, dice Romana Blasotti, presidente dell’Associazione familiari e vittime dell’amianto, che siede nei banchi del pubblico di un’aula gremita di avvocati e giornalisti. “Ho passato la vigilia avendo in testa, negli occhi e nel cuore tutte le vittime casalesi. La nostra associazione conta 1700 famiglie. Forse, finalmente, anche per loro ci sarà un po’ di pace”. La signora Blasotti ha perso cinque familiari a causa della “polvere”, il nome con cui chiamano l’amianto a Casale, l’ultima è stata sua figlia. “Il pensiero di aver giustizia sarebbe per noi il coronamento di 30 anni di lotta. Penso in particolare alle nuove generazioni, a tutti i malati e le vittime di quest’anno, che continuano a crescere e hanno tutti più o meno la stessa età: sono i ragazzi che hanno giocato negli oratori, nei campi di football, per le strade, respirando l’aria di Casale”.

Di fronte al vertice dell’azienda Eternit, che si è concesso per anni il lusso del dubbio sugli effetti delle polveri killer, questa mattina parlano le centinaia di familiari, giunti con i pullman dai comuni del casalese, ma anche dalla Campania e dall’Emilia Romagna, dove sorgevano le altre fabbriche. Ognuno di loro ha una storia, un lutto da raccontare. C’è anche chi si presenta con la tuta da lavoro, con tanto di logo dell’azienda incriminata. “Lavorare in Eternit era considerata una fortuna – racconta una signora – . Quando è morto mio padre la parola mesotelioma non la conosceva nessuno. Qua in aula gli imputati hanno detto che la colpa era degli operai che non si pulivano la tuta prima di tornare a casa”.

In aula, in prima fila, anche il Procuratore Gian Carlo Caselli e i sindaci con le fasce tricolori. I parenti si sono distribuiti in diverse aule, appositamente predisposte per contenere tutti. Per avere un’idea dei numeri basta pensare alle circa 6mila parti civili e 2857 parti lese. Ma sono intervenuti in molti, studenti e semplici cittadini, per manifestare solidarietà ai parenti. “Abbiamo sentito il calore che ci arrivava dalla presidenza della Repubblica fino al sindaco del più piccolo comune del casalese – dice il pm Guariniello – . Casale oggi rappresenta il mondo, perché nel mondo si è usato l’amianto. Ci sono tanti morti per causa d’amianto che finiscono negli archivi degli ospedali senza che nessuno faccia giustizia. Ecco, questo processo dimostra che è possibile fare giustizia. Le istituzioni hanno capito che questi sono processi di fondamentale importanza” .

Questa mattina, prima della sentenza, era prevista la replica dell’avvocato Zaccone, ma la difesa ha rinunciato. Il verdetto,attesissimo, alle 13 e 15.
 
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Eternit, il giorno della verità
la sentenza alle 13.15

Al Palagiustizia di Torino al via l'ultimo atto del processo contro il magnate svizzero Schidheiny e il barone belga De Cartier, accusati di disastro doloso. Il dibattimento è durato 65 udienze e riguarda 6.392 parti civili. Il Pm Guariniello: "Il più grande processo della storia sulla sicurezza del lavoro"

di FEDERICA CRAVERO e SARAH MARTINENGHI
E' prevista per le 13.15 la lettura della sentenza più attesa, quella del processo Eternit a cui guarda tutto il mondo. L'annuncio lo ha dato il presidente della corte Giuseppe Casalbore, subito dopo aver appreso che l'avvocato Cesare Zaccone, uno dei difensori, aveva rinunciato alle ultime repliche.

FOTO Folla davanti al tribunale - Via all'udienza

Dare ancora una volta la parola alla difesa era in effetti un escamotage per consentire ai giudici una più agevole camera di consiglio. In un'aula gremita tanto che alcuni legali di parte civile non sono riusciti a trovare un posto a sedere, sono comparsi anche il procuratore capo della Repubblica Giancarlo Caselli e il presidente del tribunale Luciano Panzani.

VIDEO Il coordinatore - I minatori dalla Francia

"Come ogni pm, l'accusa si aspetta sempre una sentenza di condanna - ha commentato
il procuratore Raffaele Guariniello - questo é il processo piú importante nel mondo e nella storia in materia di sicurezza sul lavoro. Ha suscitato grande interesse in tutti i paesi in cui si è lavorato l'amianto, tuttavia assistiamo ancora a una grande ingiustizia: ci sono paesi in cui si lavora questo materiale con lo scafandro e altri in cui lo si maneggia senza protezioni".

LEGGI In 900 da Casale Monferrato per il verdetto

Sono circa 1500 le persone giunte da tutta Italia e da molti paesi stranieri a Palazzo di Giustizia per assistere alla lettura della sentenza. "Qualunque sia il verdetto, adesso si sa che l'amianto uccide" ha commentato Bruno Pesce, in rappresentanza delle vittime e degli ex lavoratori dell'Eternit. Per Romana Blasotti Pavesi, presidente del Comitato familiari delle vittime, "comunque vada sarà una vittoria: ora tutti sanno che l'amianto è un killer".

C'è grande attesa per la sentenza. Una causa, quello sull'Eternit, che il presidente del Tribunale, Barbuto, aveva definito, nell'apertura dell'anno giudiziario "destinata a fare epoca". Gli imputati sono il magnate svizzero Stephan Schmidheiny, 65 anni, e il barone belga Louis De Cartier De Marchienne, 91 anni, accusati di disastro doloso.

VIDEO Il figlio di una vittima - L'ex operaio

Il dibattimento si è snodato attraverso 65 udienze, con 6.392 parti civili, tra il 2009 e il 2011. Per la sentenza sono previste misure straordinarie: il Palagiustizia apre due maxi aule da 250 posti e l'aula magna da 700, la Provincia ne mette a disposizione una da 316. Si attendono almeno 160 delegazioni da tutta Italia e dall'estero. La sentenza sarà trasmessa in diretta video dal Repubblica.it grazie alla collaborazione della Provincia di Torino.
(13 febbraio 2012)

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Svezia, Latvala in volo
Loeb chiude solo 6°

HAGFORS (Svezia), 12 febraio 2012

Il finlandese vince con la Ford Focus sulle nevi scandinave, precedendo Hirvonen di 16". Il francese della Citroen resta comunque in testa al Mondiale

Jari-Matti Latvala, 26 anni, trionfa nel Rally di Svezia. Afp
Jari-Matti Latvala, 26 anni, trionfa nel Rally di Svezia. Afp
Jari-Matti Latvala ha vinto la sessantesima edizione del Rally di Svezia, seconda prova del Mondiale WRC 2012. Il finlandese della Ford, dopo 24 speciali, ha chiuso al comando, nonostante una foratura nella speciale numero 22, precedendo il connazionale ed ex compagno di squadra Mikko Hirvonen, ora alla guida della Citroen DS3 WRCe, staccato di 16"6. Terzo posto per Mads Oestberg con la Ford del team M-Sport a 38"8. Una foratura è invece costata il gradino più basso del podio a Petter Solberg (+1'14"3). Il campione del mondo della Citroen Sebastien Loeb, attardato da un'uscita venerdì, ha chiuso al sesto posto con un divario dal vincitore di 2'55"1, ma resta in testa alla classifica mondiale.
 

domenica 12 febbraio 2012

http://www.youtube.com/watch?v=GrUqQktzBYg

Articolo 18, incontro “segreto” fra Monti
e Camusso per raggiungere un’intesa 

Il faccia a faccia prima della partenza del premier per gli States. La legge non sarà abolita, ma congelata per tre o quattro anni per i precari che ottengono un contratto a tempo indeterminato e per le nuove aziende
Mario Monti e Susanna Camusso si sono incontrati prima della partenza del premier per gli Usa in un faccia a faccia, il primo fra i due, per sbloccare la trattativa governo-sindacati sul mercato del lavoro. A partire dallo “spartiacque” articolo 18. Lo rivela Repubblica che spiega anche i punti dell’intesa fra il primo ministro e il segretario generale del più importante sindacato italiano.

Il codice dello Statuto dei lavoratori che vieta alle imprese con più di 15 dipendenti di licenziare un dipendente senza giusta causa non sarà abolito, ma, in alcuni casi, congelato. Come per gli ex precari che ottengono un contratto a tempo indeterminato e per le nuove aziende. Casi in cui, per i primi tre o quattro anni, la norma non sarà applicata.

Secondo il giornale romano, il premier, prima della visita negli States, ha raggiunto un’intesa di massima con la Cgil sulle misure che il governo varerà a marzo. Un compromesso per portare a Bruxelles la riforma del mercato del Lavoro senza che i sindacati salgano sulle barricate per difendere i diritti del lavoratori. Per il momento non c’è niente di scritto, ma solo la reciproca disponibilità a raggiungere un’intesa in tempi stabiliti.

L’intesa raggiunta nel “colloquio segreto” verterebbe su pochi precisi punti: Articolo 18 sospeso per tre o quattro anni per chi esce dal precariato e una interpretazione della “giusta causa” più flessibile nelle aule dei tribunali del Lavoro. Il lavoratore atipico che verrà regolarizzato, per i primi anni di contratto potrà essere licenziato dal datore di lavoro. Stessa musica per le nuove imprese. Anche nel caso abbiano più di 15 dipendenti, nella fase di start up, non sarà in vigore quell’articolo dello Statuto dei lavoratori.

E la Camusso? In attesa che i colloqui ufficiali fra governo e parti sociali riprendano (già mercoledì è in agenda un incontro ufficiale), il segretario della Cgil ha mostrato la sua disponibilità al dialogo. Qualcosa di meno di un accordo, ma qualcosa di più di una stretta di mano. Anche se è difficile che una riforma di quella portata possa essere approvata senza alcuna protesta.
 
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E' morta Whitney Huston
la regina e il corpo del pop

La grande artista è morta a Los Angeles per cause ancora sconosciute. Aveva 48 anni. Vent'anni di successi che hanno fatto scuola. Poi il tunne di depressione e droga da cui sembrava essere uscita dal nostro inviato ANGELO AQUARO

NEW YORK - E' morta nel giorno dei Grammy, alla vigilia degli Oscar della Musica: Whitney Houston, 48 anni, una pioggia di statuette, 170 milioni di dischi venduti e una vita da diva che da anni era diventata un inferno, non ce l'ha fatta a spravvivere alla sua fama in declino. La Regina del Pop, la Voce, come era stata nominata. Ma non solo. Anche il Corpo della Musica, lo splendido corpo di "The Bodyguard", il film che ne ha incastonato la carriera prima che la depressione e la droga strangolassero la sua voce e la sua anima.

Whitney si trovava a Los Angeles per partecipare a un evento collegato alla consegna dei Grammy. Il corpo senza vita è stato trovato nella sua stanza d'albergo al quarto piano del Beverly Hilton hotel, a Beverly Hills. A dare l'allarme sarebbe stato il compagno, il cantante Ray-J. L'annuncio della morte è arrivato dalla sua pierre Kristen Forster che però non ha specificato le cause del decesso.

Leggendari i suoi successi, da "How Willi I Know" a "I Will Always Love You", così come le battaglie con l'alcol e gli stupefacenti. E nel mito dello showbusiness è già entrato il suo matrimonio con Bobby Brown, anche quello tempestoso come la sua carriera.

All'apice del successo negli anni 80 e 90, Withney aveva la musica nel suo Dna, cugina di un'altra grande, Dionne Warwick, figlioccia di un mito chiamato Aretha Franklin. Poteva avere tutto e tutto aveva avuto. Poi il declino, la depressione, le droghe appunto e il ritorno alla fine degli anni 2009, quel "I Look To You" che la riporta ai primi posti delle classifiche. Sembra rinata davvero e confessa in tv da Oprah Winfrey che sì, aveva fatto uso di droghe, ma adesso era pulita, era tutto finito. Poi nella primavera scorsa un'altra ricaduta, l'ennesimo centro di riabilitazione, i soliti paparazzi che in vent'anni l'hanno inseguita prima bellissima e poi con quel faccione irriconoscibile.

"Withney, riposa in pace, non ci sarà mai più un'altra come te": così, sulla sua pagina Facebook, Lenny Kravitz ha aperto i necrologi vip. "Ho il cuore spezzato e sono in lacrime per la morte scioccante del mio amica, l'incomparabile Whitney Houston ", ha scritto la cantante Mariah Carey su Twitter.

E' stata la diva che ha segnato il nuovo soul: l'anello indissolubile tra la generazione delle Aretha e Diana Ross a quella di Beyonce e dintorni. Le ultime cronache di qualche giorno fa. Doveva ereditare il trono di Paul Abdul a "X Factor": da regina della musica a regina del reality show della canzone. Strappata, nella morte, dall'ultima umiliazione.
 
(12 febbraio 2012)

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Ferrari, Alonso soddisfatto
"Sfrutta meglio le gomme"

JEREZ, 10 febbraio 2012

Lo spagnolo: "La F2012 ha una filosofia differente, c'è molto da lavorare sull'aerodinamica". Sulla presunta fidanzata Xenia Thoumitscheva: "Un copia-incolla di immagini, la mia fidanzata non metterebbe niente su Internet"


Fernando Alonso e una tifosa a Jerez. Ap
Fernando Alonso e una tifosa a Jerez. Ap
"Che valore dò al tempo di questa ultima giornata di collaudi? Esattamente quello che gli davo ieri: zero! Non valeva niente quando ero settimo perché ho girato solo con le gomme medie e dure e gli altri montavano le morbide, non vale oggi quando gli altri hanno fatto il contrario". Fernando Alonso smorza subito l’entusiasmo intorno a quell’1’18"7 che gli ha consentito di ottenere il miglior tempo della giornata. Si sforza di essere ottimista ma ripete come Massa e i tecnici ferraristi che c’è tantissimo lavoro da fare. "La macchina è completamente nuova, nasce da una filosofia differente, sono cambiati gli scarichi e le sospensioni. E ci vuole tempo per imparare oggi ad esempio ne abbiamo perso molto per sistemare il servosterzo e solo nel finale è tornato ad essere quello che piaceva a me l’anno scorso".
Pregi&difetti — Pur con pochi giri alle spalle, Fernando riesce già a individuare i punti forti e deboli della vettura: "Mi pare che riusciamo a sfruttare meglio i pneumatici sin dal primo giro, cosa che non riuscivamo a fare un anno fa. Mentre da migliorare c’è sicuramente l’aerodinamica e l’affidabilità. Fare solo 40 giri in 8 ore è un po’ poco, già a Barcellona dovremo riuscire a farne almeno un centinaio al giorno".
Gossip — Alonso ha poi voluto chiudere una volta per tutte la scottante questione delle foto twittate dalla presunta fidanzata Xenia Thoumitscheva. "Ho visto molte foto sui siti. La realtà è che sono stato un fine settimana in Asia con degli amici, un altro a Roma sempre con degli amici e sono venute fuori le foto che volevano tirare fuori: copia, incolla, taglia e sempre a cercare di creare qualcosa. Quelli che mi conoscono bene sanno che se un giorno avrò una nuova fidanzata non metterà mai niente su Internet altrimenti non sarebbe tale". La sensazione è che la signorina abbia tradito la fiducia del pilota e sia uscita dal suo giro.
Contador — Infine lo spagnolo ha voluto difendere l’amico Alberto Condador: "Nella sentenza stessa mi pare ci sia scritto che non si è mai dopato e dunque comminare il massimo della pena mi pare eccessivo".
dal nostro inviato
Andrea Cremonesi© RIPRODUZIONE RISERVATA
 

venerdì 10 febbraio 2012

ahahahaha

Greenpeace premia Google
Apple resta in maglia nera

L'organizzazione ambientalista ha diffuso la classifica aggiornata delle aziende di information technology più impegnate nella difesa del clima. Dietro il motore di ricerca ci sono Cisco ed Ericsson

ROMA - Apple sarà anche cool, nel senso di "fico", ma non lo è affatto nel senso letterale di "fresco". Questo è almeno il giudizio di Greenpeace che stronca ancora una volta il colosso informatico fondato da Steve Jobs definendolo un'azienda totalmente disinteressata al contrasto del riscaldamento globale.

L'organizzazione ambientalista ha diffuso oggi la quinta versione della sua classifica "Cool IT", il ranking "energetico" del settore delle tecnologie informatiche. In testa, grazie ad una robusta e consolidata attenzione 1 alle politiche per la salvaguardia del clima, si piazza Google, seguita da Cisco ed Ericsson (qui la classifica completa 2).

"Questa nuova versione dello studio di Greenpeace - spiega una nota dell'associazione - classifica ventuno aziende del settore IT secondo tre distinti parametri: politiche di approvvigionamento energetico e di efficienza, disponibilità ad assumere impegni e sviluppare soluzioni per ridurre l'impronta energetica, impegno nella promozione delle fonti pulite". "Google - precisa ancora il comunicato - ha ottenuto la miglior performance soprattutto in virtù del suo sostegno a politiche di salvaguardia del clima sia negli Stati Uniti (per l'energia pulita) che in Europa (per l'innalzamento dei target sulla riduzione dei gas serra dal 20% al 30% al 2020)".

Una politica agli antipodi rispetto a quella adottata da Apple, che non entra neppure in classifica in quanto secondo Greenpeace "nonostante profitti record ed enorme disponibilità di fondi da investire, non ha mostrato alcuna leadership nel settore energetico né ha deciso di sfruttare opportunità e soluzioni già adottate da alcune aziende concorrenti".

Non è la prima volta che l'organizzazione ambientalista e Apple entrano in rotta di collisione. Lo scorso aprile Greenpeace aveva già ribattezzato il colosso di Cupertino come "l'azienda tecnologica meno verde al mondo", mentre risale al 2007 la denuncia contro l'iPhone, accusato di essere un concentrato di sostanze tossiche come "pvc, cloro, ftalati e molti composti ritardanti di fiamma a base di bromo".

"I colossi delle nuove tecnologie - commenta oggi Andrea Boraschi, responsabile della campagna Energia e Clima di Greenpeace Italia - hanno le potenzialità per cambiare i modi di produzione e utilizzo dell'energia. La nostra ricerca premia Google per la coerenza dei suoi investimenti con le linee di sviluppo sostenibile che l'azienda rivendica: stanno investendo davvero in energie rinnovabili".

"Insieme a Google - ricorda ancora Boraschi - anche Cisco e Dell si distinguono per essere riuscite a rifornire, a livello globale, ciascuna delle loro infrastrutture con almeno il 20 per cento di energia da fonti rinnovabili. Un altro esempio virtuoso di leadership ambientale viene dall'azienda giapponese di telecomunicazioni Softbank, che ha sostenuto l'immediato abbandono dell'energia nucleare e l'uso di fonti pulite e sicure nel dibattito successivo alla tragedia di Fukushima".

Esclusa dalla classifica anche Facebook, ma per ragioni differenti da Apple. Finito lo scorso anno nel mirino di Greenpeace, il social network ha di recente cambiato radicalmente le sue politiche impegnandosi a utilizzare energia da fonti rinnovabili e annunciando una partnership con Opower per permettere agli utenti di valutare analiticamente i loro consumi energetici. Per questo l'organizzazione ambientalista si riserva di includere Facebook nella prossima classifica.

Ecco la classifica completa:

1. Google: 53 punti
2. Cisco: 49 punti
3. Ericsson: 48 punti
3. Fujitsu: 48 punti
5. Vodafone: 45 punti
6. Alcatel-Lucent: 40 punti
7. Sharp: 38 punti
7. Softbank: 38 punti
9. IBM: 35 punti
10. HP: 34 punti
11. Wipro: 33 punti
12. Dell: 29 punti
13. Microsoft: 25 punti
13. SAP: 23 punti
15. AT&T: 22 punti
16. HCL: 21 punti
17. NTT: 19 punti
18. NEC: 15 punti
19. Telefónica: 11 punti
19. TCS: 11 punti
21. Oracle: 10 punti
  (08 febbraio 2012)
 
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Valentino operato alla gamba
"Rimosso un chiodo, lui è ok"

MILANO, 6 febbraio 2012

Rossi sotto i ferri a Cattolica all'arto fratturato nell'incidente al Mugello del 2010: intervento di un'ora, perfettamente riuscito. "Sta bene - ha detto il chirurgo Lucidi -, ora 4-5 giorni di riposo, poi la riabilitazione". "Grazie a tutti", ha poi detto il pesarese via Twitter


Valentino Rossi dopo l'incidente al Mugello del 2010. Reuters
Valentino Rossi dopo l'incidente al Mugello del 2010. Reuters
Intervento chirurgico in mattinata per Valentino Rossi, operato all'Ospedale Cervesi di Cattolica per la rimozione di un chiodo, inserito nella gamba destra a seguito dell'incidente al Mugello del 2010. A operarlo il dottor Giannicola Lucidi, primario dell'Ortopedia dell'Ospedale di Rimini, e il dottor Marco Trono, dello stesso reparto; presente pure il professor Giuseppe Porcellini, primario del reparto di Ortopedia di Cattolica.
"vale sta bene" — L'operazione, cominciata alle 10 e terminata alle 11, è andata bene - ha detto il professor Lucidi -. Valentino l'ho visto in mattinata e si è svegliato bene". Il pilota è stato operato dall'equipe riminese, che si occupa in particolare degli arti inferiori, ma ha chiesto di poter essere operato a Cattolica, dove conosce i sanitari e dove svolge la riabilitazione. L'intervento era stato programmato da tempo ed è andato bene. "Valentino ha scelto Cattolica - conclude Lucidi - perchè vi si è trovato bene ed è vicino a casa". Il pilota, che ha manifestato l'intenzione di lasciare l'ospedale in giornata, dovrà osservare quattro-cinque giorni di riposo poi iniziare la riabilitazione. Anche la Ducati conferma che Rossi sarà regolarmente al via della seconda sessione di test in Malesia, dal 28 febbraio al 1 marzo.
grazie su twitter — Valentino Rossi ha poi ringraziato a modo suo, via Twitter: "Grazie al dottor Lucidi, al dottor Porcellini, a Giorgio e a tutti i ragazzi dell'ospedale di Cattolica: sto cercando di fare una foto al chiodo".
Gasport© RIPRODUZIONE RISERVATA

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Doppio stipendio allo scienziato
per rimanere alla guida dell'Ingv

Cattedra ad personam per Giardini, in ballo 100mila euro. Il ricercatore è dimissionario per protesta contro un "emolumento" troppo basso. Oggi la decisione in una commissione del dipartimento. Ma molti membri sono contrari di ELENA DUSI

ROMA - Di tutte le dimissioni presentate in Italia, quelle di Domenico Giardini da presidente dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv 1) sono le più mercanteggiate. Presentate il 22 dicembre 2011, prorogate a più riprese fino alla fine di febbraio, a convincerlo a ritirarle potrebbe arrivare ora una cattedra all'università La Sapienza di Roma, con uno stipendio che tocca i 100mila euro lordi l'anno, da aggiungersi ai 115 di indennità come presidente dell'Ingv.

Stamattina però alla Sapienza sono previste scintille. Il consiglio del dipartimento di Scienze della Terra che alle 11 ha all'ordine del giorno l'"eventuale chiamata diretta del prof. Domenico Giardini" si preannuncia infuocato. L'offerta di un insegnamento come integrazione dell'indennità da presidente dell'Ingv ha fatto infuriare molti nell'ateneo romano. Né istituire una cattedra in questi tempi di magra per le università e per i giovani ricercatori appare una procedura semplice. Oggi verrà sentito il parere dei 12 ordinari del dipartimento dove Giardini dovrebbe andare a insegnare Fisica della terra solida, materia svolta attualmente da un direttore di ricerca dell'Ingv, Claudio Chiarabba, con un co. co. co da 2.603,14 euro lordi l'anno. In un altro consiglio di dipartimento il 14 è prevista la relazione del direttore. Poi ci sarà da affrontare il nodo più ostico: lo stipendio. "Il precedente ministro, Mariastella Gelmini, su nostra richiesta, ci aveva garantito in una lettera che se ne sarebbe occupato il Ministero dell'Università" spiega il prorettore della Sapienza, Giancarlo Ruocco. "Ma con l'arrivo del nuovo ministro Francesco Profumo, non abbiamo certezza di quel che avverrà".

Anche per il Ministero dell'Università l'addio di Giardini non è affatto irrevocabile e una soluzione per convincere il sismologo a restare all'Ingv è allo studio. Le dimissioni del 22 dicembre, spiegano al Ministero, sarebbero frutto di una "rigidità" del sistema italiano della ricerca, che non permette libertà di contrattazione fra le parti. Non consente cioè di adeguare lo stipendio alle richieste di chi assume l'incarico.
La riduzione dell'indennità del presidente dell'Ingv da 135mila euro a 115mila, avvenuta lo scorso luglio con la fine del mandato di Enzo Boschi, viene considerato un altro elemento all'origine dell'impasse odierna. Secondo Il Foglietto della Ricerca, l'agenzia del sindacato Usi-Ricerca, la lettera di dimissioni sarebbe partita "dopo una frenetica girandola di consultazioni in cui il Miur avrebbe chiesto a quello della Funzione Pubblica se fosse stato possibile dare un aumento a Giardini, incassando un secco diniego".

Basterà l'operazione Sapienza a far ritirare definitivamente le dimissioni? Il presidente dell'Ingv non si sbilancia: "Al momento non ho risposte da dare. Ne riparleremo quando la vicenda sarà conclusa". Le sue dimissioni sono state presentate il 22 dicembre 2011. Poi prorogate al 31 gennaio 2012 su richiesta del Cda dell'Ingv. Poi slittate ancora al primo marzo. Accettate dal Ministero dell'Università il 31 gennaio, sono state contraddette dal direttore generale dell'Ingv Tullio Pepe il 7 febbraio: "Al Ministero sono in corso sondaggi per ricercare entro il 29 febbraio la soluzione alle difficoltà".

La cattedra alla Sapienza rientra nel quadro di questi sondaggi. Ma se l'operazione dovesse andare in porto, Giardini ritirare le sue dimissioni e Profumo l'accettazione delle dimissioni stesse, il sismologo si ritroverebbe con tre lavori contemporaneamente. Attualmente infatti Giardini - che si è laureato in Fisica a Bologna, ha lavorato 4 anni ad Harvard ed è stato direttore del Servizio sismologico svizzero - insegna anche sismologia e geodinamica all'Istituto tecnologico di Zurigo. "Lavoro in Svizzera da 15 anni - spiega - e per lavorare in Italia ho chiesto l'aspettativa all'80%". Anche se la chiamata diretta alla Sapienza prevede il part time, oggi al Consiglio di dipartimento si discuterà della capacità di un'unica persona di ricoprire tre incarichi in due nazioni diverse. Uno degli impieghi - la presidenza dell'Ingv - ha tra l'altro a che fare con un rischio sismico per sua natura imprevedibile.

L'affaire Giardini si aggiunge alle dimissioni presentate da altri due presidenti di enti di ricerca italiani: Francesco Profumo e Corrado Clini, che il 30 gennaio hanno lasciato la guida del Cnr e dell'Area Science Park di Trieste per incompatibilità con gli incarichi di ministro. Su un totale di 11 enti di ricerca pubblici, ben 3 si ritrovano ora senza una guida chiara. La scelta fatta dall'ex ministro Mariastella Gelmini quel 10 agosto di un anno fa non sembra sia stata baciata dalla fortuna.
(09 febbraio 2012)
 

giovedì 9 febbraio 2012

già........

Alonso: noie e distacco a Jerez
È a 2" dalla Lotus di Grosjean

JEREZ (Spagna), 9 febbraio 2012

Terza giornata di test: la Ferrari dello spagnolo a lungo ferma ai box per guai idraulici, poi gira poco e resta lontana, sia dal francese, il più veloce con le vetture 2012, sia dalla McLaren di Hamilton, molto vicina a Vettel

Fernanado Alonso in pista a Jerez nei test di F.1. Reuters
Fernanado Alonso in pista a Jerez nei test di F.1. Reuters
C’erano 4-5 mila persone oggi, nel terzo giorno di test a Jerez, ad assistere al primo collaudo di Fernando Alonso con la F2012 ma si saranno davvero divertiti? Solo Jules Bianchi, che ha rovinato la Force India dopo appena due giri, e Sergio Perez, che è rimasto fermo ai box a lungo per sostituire il filtro dell’olio del cambio, hanno girato meno dello spagnolo, bloccato a metà mattina da un problema idraulico. E quando è stato in pista, Fernando non ha di certo contribuito ad accendere speranze in vista della stagione che scatterà il 18 marzo a Melbourne. Certo da qui all’Australia ci sono oltre alla giornata di domani, altri due importanti sessioni di collaudi su una pista assai più probante di questa - quella di Montmelò - e la Ferrari potrebbe anche mostrare quel potenziale del quale parlava ieri Massa. Ma alla resa dei conti Fernando è rimasto a 4 decimi dalla barriera dell’1’20", che invece hanno infranto con facilità il debuttante Vergne (Toro Rosso) e Perez (Sauber).
Romain Grosjean, in evidenza con la Lotus E20 a Jerez. Ap
Romain Grosjean, in evidenza con la Lotus E20 a Jerez. Ap
Balzo mancato — La Ferrari ripete che sta raccogliendo dati (ed effettivamente sono stati tanti i passaggi a velocità moderata sul rettifilo) ma di certo al terzo giorno di collaudi ci si sarebbe aspettati un passo avanti. Come ha fatto ad esempio la McLaren con Hamilton che è arrivato a 0"167 da Vettel (1’19"297), il quale, al debutto con la RB8, ha già raggiunto il limite di Webber (ieri spettatore ai box insieme a Mateschitz, il signor Red Bull, e a Helmut Marko). Ma i due campioni del mondo nella lista dei tempi si sono dovuti inchinare oltre che alla solita Mercedes 2011 - ieri Nico Rosberg è sceso sino a 1’17"613 - anche a Romain Grosjean: il francese ha preso il posto di Raikkonen ed è andato subito fortissimo a dimostrazione che la Lotus sembra nata bene ed è facile da guidare così come la Toro Rosso di Giorgio Ascanelli. Infine, da ricordare che la Sauber è stata la prima a modificare notevolmente l’aerodinamica, cambiando la parte terminale della carrozzeria e si è visto per la prima volta Senna con la Williams. Per i nostalgici di Ayrton un bel tuffo al cuore. Domani conclusione con 3 campioni del mondo in pista: Alonso, Hamilton e Vettel.
I TEMPI DI GIOVEDì 9 FEBBRAIO: 1. Rosberg (Mercedes 2011) 1’17"613 (118 giri); 2. Grosjean (Lotus) 1’18"419 (117); 3. Vettel (Red Bull) 1’19"297 (96), 4. Hamilton (McLaren) 1’19"464 (80); 5. Vergne (Toro Rosso) 1’19"734 (79); 6. Perez (Sauber) 1’19"770 (48); 7. Alonso (Ferrari) 1’20"412 (67); 8. Senna (Williams) 1’21"293 (125); 9. Van Der Garde (Caterham) 1’23"324 (74); 10. Bianchi (Force India) s.t.
Record: M. Schumacher (Ferrari) 1’15"650 (2004).
dal nostro inviato
Andrea Cremonesi© RIPRODUZIONE RISERVATA
 
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Pdl, odore di bruciato dietro al boom di iscritti
“Una guerra che rischia di finire in tribunale” 

Il partito di Berlusconi è diventato un covo di rancori. La prima a sollevare il caos è stata la deputata Bertolini, segretario a Modena: "C'è chi stacca tessere facili con rischio di infiltrazioni malavitose". Giovanardi replica: "Affermazioni indegne". Ma dietro all'esplosione di adesioni ci sarebbero solo grandi manovre tra le correnti per vincere i congressi provinciali. Una situazione che rischia di sfuggire di mano anche al responsabile regionale Berselli
Il partito dell’amore lo chiamava Silvio Berlusconi nei primi mesi dopo la nascita del suo Popolo della libertà. Ma i tempi sono cambiati. Soprattutto lungo la via Emilia dove c’è sì un boom di iscritti, ma sul quale i primi a lanciare sospetti sono i dirigenti del partito stesso. Così, alla vigilia dei congressi provinciali, i primi nella storia del Pdl e in tutta la storia del berlusconismo politico, il partito di via dell’Umiltà appare lacerato e diviso, pieno di sospetti e in balia di una guerra interna che in alcune città potrebbe addirittura finire in tribunale.

Sono proprio le adesioni al movimento guidato da Angelino Alfano il pomo della discordia che, non solo in Emilia Romagna, sta mettendo in crisi questa prima “mobilitazione nazionale”. Molti esponenti del partito, dalla Puglia al Lazio, dal Veneto alla Calabria, hanno denunciato un anomalo aumento delle tessere. Ora le voci iniziano ad alzarsi anche dall’Emilia Romagna, terra rossa capace di dare comunque al berlusconismo personaggi del calibro di Carlo Giovanardi, Filippo Berselli, Anna Maria Bernini, Giuliano Cazzola.

La prima a sollevare critiche sul tesseramento era stata la deputata modenese Isabella Bertolini, la stessa che a novembre fu tra le prime a mettere in dubbio la fiducia all’allora premier Berlusconi. La parlamentare, alla vigilia del prossimo congresso (in cui è candidata), ha prima denunciato un boom di iscritti in provincia di Modena, da poche centinaia a 5.600. Poi ha rimarcato un fenomeno che, se verificato sarebbe molto grave: la presenza di individui sospetti tra le nuove adesioni: “Leggo cognomi come Zagaria che mi auguro non siano parenti dei noti camorristi del clan dei Casalesi. Non voglio passare per razzista né ho strumenti per sapere chi sono questi neo-iscritti ma i sospetti restano. Il mio timore è che qualcuno possa aver aperto loro la porta, per questo ho informato il segretario Angelino Alfano e sono in attesa di una risposta”. Immediata la replica di Giovanardi, nemico storico della Bertolini: “Indegno criminalizzare chi è nato in alcune province del Meridione”.

Scendendo lungo la via Emilia fino al punto più a est c’è Rimini, dove Gioenzo Renzi, ex consigliere regionale, ex Alleanza nazionale ed ex candidato sindaco sconfitto alle elezioni di maggio, denuncia “iscrizioni triplicate” in provincia: da 901 del 2010 a 2.386 del 2011 in un mese. “Non solo – spiega Renzi – dei 901, ben 338 non hanno rinnovato ala tessera. Gli iscritti ex novo, cioè mai visti prima, nel 2011 sono stati 1.823”. Renzi porta dei casi emblematici dai centri della Riviera: “A Bellaria si è passati da 69 a 220, ma di quei 69, 33 non hanno rinnovato. Dunque – conclude l’ex candidato sindaco – ci sono 187 iscritti ex novo. Stesso discorso a Riccione”.

L’accusa al gruppo dirigente provinciale, guidato da Marco Lombardi, è molto pesante: “Mi sembra che a molta gente quello che interessa siano i pacchetti delle tessere, non il dibattito interno. Noi non siamo andati a destra e a manca a cercare gente che magari si vede solo un giorno al congresso. Oggi – prosegue Renzi – non è individuabile nemmeno chi fa le tessere: una volta invece servivano due persone per presentarlo”.

Il consigliere regionale Lombardi, coordinatore uscente e sostenitore del candidato ciellino Fabrizio Miserocchi, replica. “È fisiologico l’aumento degli iscritti prima di un congresso. Io stesso negli anni precedenti non andavo alla ricerca di iscritti, quest’anno sì”. E i risultati si notano, si potrebbe aggiungere. “Ci sono tre ex An che fanno 250 iscritti a testa, poi una componente di Cl che ne fa circa 300. Io e l’onorevole Sergio Pizzolante facciamo il resto”. Cioè quasi 1.500 tessere, facendo due conti.

Ma come ci iscrive al Pdl? Via internet o con un modulo cartaceo spedito a Roma. Ogni iscrizione ha un suo singolo bollettino di pagamento (10 euro l’iscrizione per il solo voto attivo, con 50 euro si può anche essere eletti a una carica) con allegata fotocopia del documento d’identità.

Lombardi allontana qualunque insinuazione di iscrizioni fasulle: “Stanno venendo fuori robe di questo genere in giro per l’Italia, proprio per questo non mi va di essere accomunato a cose poco chiare . Io garantisco su tutti i 2.500 iscritti, ci metto la mano sul fuoco”.

Ad ogni modo il tenace Gioenzo Renzi chiede che almeno vengano inviate delle lettere di convocazione a casa di ogni iscritto per invitarlo al prossimo congresso del 26 febbraio.

Una procedura simile a quella già adottata a Bologna. Anche nel capoluogo tuttavia non è mancata qualche ombra sul tesseramento, segnalata dal vice-coordinatore cittadino e consigliere regionale, Galeazzo Bignami. Proprio per questo sono partite le buste, iscritto per iscritto. “Si tratta di qualche decina di imprecisioni su un totale di 2.800 iscritti regolari – spiega – sarei sorpreso se gli errori superassero l’1 %”.

Per sgombrare il campo dai sospetti il consigliere regionale ha preferito quindi verificare le iscrizioni del capoluogo una a una, facendo inviare ai tesserati una lettera di conferma. “Li abbiamo contattati per essere sicuri che non ci fossero irregolarità, e nel momento in cui abbiamo individuato tessere-fantasma non rivendicate, l’abbiamo segnalato a Roma”.

Nella procedura di adesione ci possono essere delle insidie. Il documento d’identità da allegare può essere presentato anche successivamente, a eccezione degli ex iscritti ad An e Forza Italia, che sono esentati. In alcune liste preparate per i prossimi congressi, per esempio, sono stati rintracciati nomi di ex-iscritti, nonostante non avessero mai rinnovato la tessera. “Questi sono banali errori del sistema informatico che aveva bisogno di essere aggiornato, ma a Bologna ci sono stati anche diversi casi di omonimie. Ad ogni modo correggeranno a Roma”.

Insomma, anche per Bignami qualcosa non torna, ma di certo il consigliere si tiene ben distante dai colleghi di partito di Rimini e Modena, anche perché sotto le Due torri un’esplosione di iscrizioni non c’è stata, anzi. Se erano 3 mila nel 2010, sono 2.800 oggi. “Giusto tenere alta l’attenzione, ma se qualcuno pensa che ci siano rischi d’infiltrazioni vada in Procura”.

Sulla stessa linea il coordinatore regionale, Filippo Berselli. Per lui le accuse sono “balle senza fondamento”. Secondo il senatore, chi semina sospetti lo fa perché ha bisogno di mascherare la realtà. Un gesto dettato dalla disperazione, insomma: “Sia Renzi sia Bertolini sanno di non avere speranze ai congressi provinciali, per questo ora cercano giustificazioni. Ma se hanno elementi concreti facciano delle denunce direttamente alla magistratura”. Da Roma un altro deputato influente, il bolognese Giuliano Cazzola, chiede comunque di tenere gli occhi aperti e invita il centro, cioè Roma, ad adottare “procedure più severe ”.

Questo è il Pdl in Regione. Ora con lo scioglimento delle nevi che ricoprono la regione da est a ovest, quello che rimarrà a terra dopo i congressi e i veleni da esercito ormai senza guida, potrebbe essere il vecchio contenitore del partito di plastica berlusconiano.

di Giulia Zaccariello e David Marceddu
 
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IL DOCUMENTO

Marijuana, Lsd e i suoi nemici
Così l'Fbi spiava Steve Jobs

Nei file che l'Fbi ha desecretato dopo più di trent'anni alcuni aspetti rimasti finora oscuri del fondatore di Apple. Le relazioni fatte quando era stato defenestrato dalla sua azienda ed era stato adocchiato da George Bush padre per qualche incarico all'interno dell'amministrazione Usa dal nostro inviato ANGELO AQUARO

NEW YORK - L'uomo che il mondo intero ha celebrato come il nuovo Thomas Edison aveva la tendenza "a piegare la verità e distogliere la realtà per il conseguimento dei suoi obiettivi". Mica male per il Grande Comunicatore che ha sedotto il pianeta con i suoi iPhone, iPad e i Mac. Ecco Steve Jobs come non lo avete mai visto: nei file che l'Fbi ha desegretato dopo più di trent'anni. E che mettono in luce gli aspetti rimasti finora più oscuri.

I FILE DELL'FBI 1(FOTO) 2 - (Pdf) 3
Per carità: i federali ci assicurano sul fatto che Steve non aveva "parenti stretti in paesi controllati dai regimi comunisti". Però lo Zio Sam sì che aveva da preoccuparsi per quel ragazzone: "Alcune testimonianze suggeriscono che in passato abbia fatto uso di droghe". Come se fosse una sorpresa trovare la traccia di qualche canna, e magari qualcosa di più, nella California degli anni post hippy.

Ma perché gli uomini speciali della polizia fondata da Edgar J. Hoover tenevano sotto controllo il papà della Apple? L'innovatore della Silicon Valley era stato adocchiato George H. W. Bush per qualche incarico all'interno dell'amministrazione: e in questi casi è consueto un pre-screening per scoprire se il candidato ha qualche scheletro nell'armadio. Steve era stato poi anche protagonista di un fattaccio di cronaca: un ricatto da 1 milione di dollari di un pazzo che nel 1985 sosteneva di aver piazzato una bomba nella casa sua e di altri capoccia della Mela.

Quando è spiato dai federali SuperSteve non era però già più il capo del marchio che aveva lanciato la sfida a Bill Gates con quei computer superfacili che avrebbero cambiato il mondo: proprio nell'85 era stato defenestrato nella guerra interna e al comando della Mela sarebbe tornato solo nel 1996.

Nelle carte non si rivela nessun tipo particolare di reato. Ma si esprime preoccupazione appunto per quel passato da freakettone simpatizzante delle droghe. Non solo leggere: oltre alla marijuana c'era anche Lsd. E poi quell'accenno - nelle testimonianze di chi lo aveva conosciuto bene - alla sua "onestà". "Alcuni testimoni dubitano della sua onestà" si legge letteralmente nelle carte dei superpoliziotti. Solo le chiacchiere di qualche invidioso nel mondo già allora divisissimo della Silicon Valley? Sembra un film. E proprio un film da lì a poco avrebbe cambiato ancora una volta la vita di Steve. Mentre era sotto inchiesta il grande Steve stava lavorando a "Toy Story": il giocattolo che avrebbe rimesso in piedi la sua Pixar e l'avrebbe nel tempo riportato alla guida della Mela. Grazie alla sua straordinaria capacità - come diceva l'Fbi - di "distorcere la realtà": soprattutto giocando con la fantasia.
(09 febbraio 2012)

sabato 4 febbraio 2012

ahaahhaha

La guerra delle biomasse
"Ecomostro minaccia l'Oasi"

Colpo di mano del Commissario decaduto che dà il via ai lavori, il Comune fa ricorso per bloccare l'impianto. Il timore degli ambientalisti: potrebbe trasformarsi in un gigantesco inceneritore con gravi danni alla Laguna di GIOVANNI VALENTINI


ORBETELLO - A osservarla dal bosco dell'Oasi di Patanella, affidata al Wwf, la laguna di Orbetello sembra un pezzo di paradiso, incontaminato e pacifico. Eppure, la sua quiete primordiale è minacciata oggi da un'imprevedibile "guerra delle alghe" che rischia di ripercuotersi sulla tranquillità dei residenti, ma anche dei turisti e dei villeggianti estivi che compongono la comunità dell'Argentario. Le alghe sono quelle che vegetano nell'acqua salmastra della laguna, al di là del loro ciclo fisiologico, per effetto di una proliferazione abnorme alimentata dalle sostanze nutritive che si depositano sul fondo. Il fenomeno dura ormai da molto tempo, con un impatto ambientale di ordine estetico e soprattutto biologico: le altre piante vengono soffocate, i pesci non sopravvivono, il paesaggio ne risulta alterato. E neppure il Commissario delegato al risanamento della Laguna di Orbetello, carica istituita ormai da quasi vent'anni, è riuscito mai a risolverlo.

Poi, improvvisamente, alla fine del 2011 arriva il colpo di scena: o forse bisognerebbe dire meglio, il colpo di mano. Pochi giorni prima della scadenza del suo mandato, fissata al 31 dicembre, il Commissario Rolando Di Vincenzo, già due volte sindaco di Orbetello e notoriamente vicino all'ex ministro Altero Matteoli, annuncia alla stampa l'avvio dei lavori per "gli interventi di adeguamento ambientale dell'impianto provvisorio di trattamento delle biomasse algali in località Patanella". In realtà, a novembre il progetto
era stato sottoposto all'esame del Comune di Orbetello. Ma la giunta guidata dal sindaco Monica Paffetti (Pd) aveva ritenuto che - nonostante la dichiarata "provvisorietà" - fosse necessario sottoporlo alla procedura di VIA (valutazione di impatto ambientale), in quanto "parte tecnicamente essenziale di quello definitivo". Fatto sta che ora, di fronte all'improvvisa forzatura del Commissario decaduto, l'amministrazione comunale ha deciso di presentare un esposto al Ministero dell'Ambiente e alla Presidenza del Consiglio dei ministri, da cui dipende la nomina del successore di Di Vincenzo, per bloccare i lavori.

A parte le rivalità e le beghe politiche locali, c'è il sospetto che dietro l'impianto per la lavorazione delle alghe e la produzione di biogas si nasconda un'operazione di portata più ampia e soprattutto pericolosa per l'ambiente: quella di un gigantesco bruciatore, inceneritore o termo-valorizzatore, insomma un ecomostro, per smaltire anche materiale d'altro genere. E cioè fanghi, rifiuti umidi, "terre di roccia" e di scavo, come si legge testualmente in uno schema allegato alla parte finale dello stesso progetto. Per di più si calcola che, per trasportare tutto ciò fino all'impianto vicino alla laguna, sulla stradina sterrata che costeggia l'Oasi dovrebbero transitare almeno 1.500-2.000 camion all'anno. Un'invasione motorizzata, insomma, che trasformerebbe quel paradiso in un inferno.

Nell'esposto preparato dall'avvocato Lorenzo Pallesi, si sottolinea il fatto che il Commissario conosceva il parere negativo del Comune fin dal novembre 2010. E lo stesso legale definisce "insussistenti" entrambe le ragioni - di urgenza e per il carattere straordinario dei suoi poteri - addotte da Di Lorenzo per avviare in tutta fretta, proprio alla fine del mandato, i lavori per la realizzazione dell'impianto a biomasse. La tesi di Pallesi, fatta propria dal Comune di Orbetello, è che in realtà l'intento del Commissario è quello di "rendere obbligata la realizzazione del progetto definitivo nel sito e con le modalità da lui prescelte", con il pretesto di evitare uno spreco di denaro pubblico (da una base di 1,1 milioni di euro fino addirittura a 17): insomma, la vecchia logica del fatto compiuto troppo spesso praticata dai nemici dell'ambiente.

Ma quali sono le alternative concrete? Come si può risolvere altrimenti il problema della proliferazione delle alghe nella più grande laguna del Tirreno? "Non raccoglierle e agire invece sulla loro crescita", risponde subito Angelo Properzi, presidente del Wwf per la Provincia di Grosseto: a suo parere, basterebbe aprire qualche canale per movimentare e ossigenare l'acqua, rimuovendo in superficie la componente nutritiva dei fanghi. Il biologo Mario Lenzi conferma: "Bisogna impedire lo sviluppo abnorme delle alghe, per ridurre così lo stress ambientale e favorire la crescita del pesce. Questo circolo virtuoso gioverebbe all'habitat naturale".

Ora l'appuntamento è fissato per il 4 febbraio, giorno in cui la combattiva associazione locale "Colli e laguna", guidata dalla presidente Patrizia Petrillo, 600 iscritti e oltre 6mila contatti su Facebook, ha convocato un'assemblea cittadina. Il timore diffuso è che l'impianto di Patanella possa rivelarsi un "pozzo avvelenato", per realizzare un progetto affaristico che riguarderebbe anche la fantomatica autostrada tirrenica e magari la ristrutturazione dell'ex stabilimento Sitoco (concimi chimici) sull'Aurelia. Tutto lascia prevedere, quindi, che la "guerra delle alghe" sia destinata ad allargarsi. (02 febbraio 2012)
 
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Bossi esulta: “B. si ritira? Problema risolto”
E sulla Lega garantisce: “Nessuna rottura”
Umberto Bossi e Roberto Maroni
“Se Berlusconi si ritira è risolto il problema”. Riapre i battenti il Parlamento Padano e alla seconda seduta si ritrova un regalo dell’ex alleato diventato più che mai scomodo. Così Umberto Bossi può annunciare, soddisfatto, che non serve scaricare Berlusconi perché si è scaricato da solo. “Meglio, cosi diventeremo il partito di maggioranza assoluta del Nord”, dice. Ma rimangono aperti i problemi interni alla Lega. Non solo Roberto Maroni, che sta girando il Nord Italia a colpi di due o tre incontri pubblici, con un’agenda da rock star; ma anche gli aspiranti secessionisti dal partito. Come Flavio Tosi. Che vuole presentarsi alle prossime amministrative con una propria lista. Ieri il fortino di Via Bellerio ha deciso che le liste civiche possono essere presentate liberamente nei comuni con meno di 15mila abitanti, per quelli a maggiore densità, invece, deve decidere volta per volta la segreteria federale. Quindi lui, Bossi. E così il Senatùr blocca le speranze del sindaco di Verona: “Non mi pare che Tosi possa presentare una lista civica con il suo nome. Sarebbe danneggiare la Lega. Da Miglio in poi – ha aggiunto – abbiamo sempre evitato le correnti perché ci farebbero diventare un partito come gli altri”. Che non si tratta di correnti ma di vere e proprio lotte intestine è difficile da far notare al Capo che sta seguendo con apprensione quanto accade. Ma tende a sminuire. “Le tensioni ci sono sempre in un partito politico”, dice. “Ma questo non significa che si arriverà ad una rottura”.

Poco dopo, Tosi ha garantito che sarà trovato un accordo. Con un commento lapidario il sindaco di Verona ha risposto a Bossi uscendo dalla riunione del Parlamento Padano. Tosi si è detto fiducioso della riunione del Consiglio Nazionale della Liga Veneta prevista per oggi. L’incontro, che dovrebbe essere dedicato a decidere le date dei congressi, potrebbe rappresentare una prima occasione per cercare un compromesso sulle formazioni da presentare per le comunali della città veneta. Ma il Senatùr detta la linea e torna duramente sull’argomento: “A Verona ci sarà solo la lista della Lega Nord“, dice. “Oggi c’è il Consiglio nazionale Veneto e penso dirà che non può presentarla”.
 
 
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Ma la F2012 è brutta?
"Basta che sia veloce"

MARANELLO (Modena), 3 febbraio 2012

Il presidente Montezemolo: "È molto brutta. ma innovativa. La bocca mi ha fatto pensare a una grande balena. I piloti però non se ne curino". Il progettista Tombazis: "Poco gradevole, ma molto efficiente"

Quel muso un po' così, a scalino e la squadratura sul davanti, a prima vista hanno fatto storcere il naso a tanti appassionati. La nuova Ferrari F2012 è brutta? Un po' difficile accostare un aggettivo simile a una monoposto di Maranello. Ma a levare tutti dall'imbarazzo su quella linea, mettiamola così, un po' antiestetica, ci ha pensato direttamente il presidente Luca Montezemolo ai microfoni di Sky Sport 24. "È molto brutta ma molto innovativa. Spero soprattutto sia vincente. Ai piloti dico di andare forte, senza pensare se la monoposto sia bella o brutta".
responsabilità — L'importante, insomma, è che sia veloce in pista. "Questa bocca mi ha fatto pensare ad una grande balena. Dietro c'è ricerca e innovazione, con la voglia di fare qualcosa di rischioso - ha proseguito Montezemolo - sento la responsabilità di vincere e la devono sentire i miei uomini. Abbiamo vinto moltissimo, spesso quando abbiamo perso lo abbiamo fatto all'ultima gara. Dal 1997 a oggi, ad eccezione di 2 stagioni abbiamo vinto il Mondiale o lo abbiamo perso all'ultima gara. Non dico che vorrei vincere con grande anticipo come è successo nel 2004, ma almeno con 2-3 gare di margine. Ogni presentazione è un'emozione diversa, è normale che ci sia ansia. Bisogna aspettare la prima gara, non voglio nemmeno pensare all'idea di inseguire. Ho chiesto alla squadra di pensare anche ai dettagli della preparazione: spero che questo grande lavoro possa essere premiato".
effetti aerodinamici — Sul muso può dire bene la sua opinione anche Nikolas Tombazis, capo progettista di questa F2012: "Il muso? Poco gradevole, ma molto efficiente - ha detto - l'ala anteriore deriva dall'ala che abbiamo introdotto nella fase finale della scorsa stagione. Abbiamo preparato uno sviluppo importante, che potremmo mostrare nel terzo test pre-stagionale. Il muso magari non è gradevole dal punto di vista estetico, ma ci ha consentito di alzare il più possibile la parte inferiore del telaio. La sospensione anteriore rappresenta una delle novità, abbiamo fatto un lavoro intenso per ottenere effetti aerodinamici senza perdere nulla a livello meccanico. Anche le fiancate rispecchiano l'approccio aggressivo. "Abbiamo modificato gli scarichi in base al nuovo regolamento. Ci sarà da lavorare ancora un bel po' prima della configurazione finale. L'ala posteriore è simile come concetto a quella dello scorso anno. Ma abbiamo lavorato sui dettagli, riteniamo sia più raffinata e performante".

La nuova F2012 nella neve di Fiorano. Colombo
La nuova F2012 nella neve di Fiorano. Colombo
all'estremo — Anche il team principal Stefano Domenicali entra nel dibattito: "Ho visto una macchina spinta all'estremo su tutti i fronti, meccanico, tecnico e spero anche aerodinamica. La prestazione ci dirà se il progetto, discontinuo rispetto al passato, sarà premiato. Non c'è nemmeno bisogno di dire quale sarà l'obiettivo del 2012. Se avremo una monoposto competitiva dall'inizio, potremo lottare fino in fondo: non aggiungo altro".
Gasport© RIPRODUZIONE RISERVATA