domenica 6 maggio 2012

aria nuova......dai cazzooooo

hollande interna new
A Parigi, la piazza della Bastiglia, dove è prevista una grande festa popolare , se Francois Hollande diventerà il nuovo Presidente francese, si sta già riempiendo di simpatizzanti socialisti. Che in gran numero stanno occupando anche rue Solferino, dove il Ps ha sede. Vuota, invece, Place de la Concorde, dove i sostenitori di Nicolas Sarkozy avevano previsto di festeggiare l’eventuale conferma del Presidente uscente. E ormai l’hanno già annullata.
E’ il mondo di Twitter e dei network sociali, che è venuto già a conoscenza dei primi exit poll, pubblicati dai siti d’informazione francofoni esterni alla Francia (dove, invece, vige l’assoluto divieto a pubblicare qualsiasi tipo di dato prima delle 20). Hollande avrebbe strappato il 53% dei consensi contro il 47% per Sarkozy. E’ quanto indica il sito del quotidiano belga Le Soir. Ormai questi exit poll sono stati confermati anche dall’agenzia France presse. I dati provengono dai principali istituti di sondaggio francesi. Cominciano ad avere un valore importante, perché in Francia il grosso dei seggi ha chiuso alle 18, anche se per la chiusura definitiva della totalità delle urne bisogna aspettare le 20. Insomma, la maggioranza degli elettori ha ormai votato a questo momento della giornata.
E in effetti il ministero degli Interni ha reso noto il dato aggiornato dell’affluenza alle urne alle 17. A quel momento aveva già espresso il proprio voto il 71,96% degli elettori. Come dire: meno che alla stessa ora per il ballottaggio Royal-Sarkozy nel 2007 (75,11%), ma di più che alla medesima ora in occasione del primo turno delle presidenziali di quest’anno, quando alle urne era andato il 70,59% degli elettori.
Nicolas Sarkozy sta valutando i primi risultati nel suo studio all’Eliseo, circondato dai più stretti collaboratori. Mentre François Hollande si trova a Tulle, il capoluogo della Corrèze, la provincia del Centro della Francia, dove, quasi ininterrottamente dal 1988, è eletto deputato. Proprio li’ il parigino Hollande fu catapultato nell’era Mitterrand dai vertici del Partito socialista per sfidare Jacques Chirac nella sua terra d’origine. In serata Hollande raggiungerà Parigi e potrebbe raggiungere i suoi sostenitori alla Bastiglia.
Il socialista Jean-Marc Ayrault, sindaco di Nantes, amico di Hollande e in odore di diventare orimo ministro, con un Hollande presidente, ha deto che, nel caso di vittoria, è già previsto un primo contatto telefonico del nuovo capo di Stato con la cancelliera Angela Merkel entro la sera.

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Casey: "Fantastico, non perfetto"
Valentino: "Sono stato quasi bello"

Milano, 06 maggio 2012

Stoner incontentabile nonostante il dominio a Estoril: "C'è un problema chattering: entro in curva saltellando". Lorenzo svela un retroscena: "In partenza ho bruciato la frizione". Dovizioso: "Passo avanti". Rossi: "Perdiamo in accelerazione"

Un punto avanti in classifica generale. Il secondo successo stagionale. Un dominio assoluto nella terza prova. Ma non basta. Casey Stoner non smette mai di essere incontentabile. Lo vedi sorridere, allora, ti aspetti che esploda di gioia, eppure c'è sempre qualcosa che lo turba: "Non direi che è stata una gara perfetta. Ma sicuramente fantastica...".
Casey Stoner, 26 anni, alla seconda stagione sulla Honda. Epa
Casey Stoner, 26 anni, alla seconda stagione sulla Honda. Epa
dominatore — Primo dall'inizio alla fine: dalle prove ad ogni singolo giro della gara. Ma Stoner trova sempre un neo: "Perdiamo in trazione sulle curve lunghe per colpa del chattering, non si può entrare in curva sempre saltellando. Ho dovuto adattare il mio stile di guida e sono riuscito a riprendere il vantaggio". Stravincendo. "La verità è che siamo andati molto forte in tutte e tre gare di questo inizio stagione. Dietro c'è sempre pressione e allora bisogna spingere". Però... "Nel warm-up la moto è stata fantastica, ma appena sale la temperatura tende ad avere qualche problema. Va sempre meglio la mattina con il freddo, che il pomeriggio con il caldo. Perciò ho dovuto far fronte alle problematiche, ma per fortuna ho retto fino a fine gara". Dominando.
i rivali — Jorge Lorenzo si è dovuto accontentare del secondo posto che lo proietta giù dal trono. Ma accetta il verdetto di Estoril con grande serenità: "Ho dato il massimo, non mi aspettavo di arrivare secondo", spiega lo spagnolo. Che poi svela un retroscena: "In partenza ho bruciato la frizione e nei primi due giri l'ho pagato: per questo Stoner è andato subito via. Poi, però, mi sono trovato bene, ma non è stato sufficiente perché Stoner è andato forte soprattutto bel finale e per questo non ho potuto batterlo". Anche Pedrosa non fa drammi, pur sottolineando i problemi: "E' stata dura sin dall'inizio: in staccata arrivano bene ma la velocità a centro curva non era buona. Ho provato a migliorare, ma loro spingevano e oggi non ce l'ho fatta. Ho anche provato a cambiare stile di guida, ma non c'è stato nulla da fare. Il terzo posto non è il massimo, comunque il camponato è lungo e spero di fare meglio nelle prossime gare".
Valentino Rossi si asciuga il sudore: quest'anno guidare è una faticaccia. Epa
Valentino Rossi si asciuga il sudore: quest'anno guidare è una faticaccia. Epa
DOVIZIOSO — Il quarto posto fa felice Andrea: "Battere Crutchlow era uno degli obiettivi. Sono molto contento perché abbiamo migliorato tantissimo in gara, abbiamo preso 13 secondi ma secondo me sono 13 secondi corti non lunghi". La spiegazione è subito pronta: "Ho perso tanto ai primi giri, non riuscivo a passare Cal e ho preso pochi rischi. Ma dopo andavo come Pedrosa, perciò si è fatto un bel passo avanti rispetto a Jerez. Purtoppo abbiamo perso tempo venerdì e sabato pomeriggio, ma queste sono le corse". E tutto sommato non è andata così male. "Mi trovo sempre meglio con la moto. Certo, sento che in certi punti non la sfrutto al 100%, ma quando le gomme sono calate e tutti hanno fatto fatica, sono andato meglio". Per il futuro: "Il freno non è un problema. Spero che lunedì arrivino le nuove parti da Yamaha e si possano provare i nuovi pezzi. Non so se già a Le Mans si potrà fare di più: Yamaha è diversa da Honda e devo ancora imparare".
ROSSI — Valentino sorride a fine gara. Non ha accontentato l'amico Uccio che aveva previsto il sesto posto, ma al di là della settima posizione, vanno registrati i progressi della sua Ducati: "Siamo partiti da una base migliore ed è andata meglio. Sono riuscito a partire sapendo cosa aspettarmi dalla moto e così sono rimasto costante sui tempi che ci aspettavamo di fare". L'analisi della gara presenta qualche nota negativa: "Nei primi giri soprattutto è andata bene. Ma questo è il nostro potenziale: purtroppo perdo troppo in accelerazione, non riusciamo a mettere i cavalli a terra. Ed è lì il punto dove migliorare". Per ora bisogna accontentarsi: "Sono riuscito ad essere quasi bello sulla moto e a spingermi quasi fino al limite. Ho fatto qualche decimo meglio dell'anno scorso ma il distacco è diventato più grande perché gli altri sono più a posto e quelli davanti guidano bene".
Ivan Palumbo© RIPRODUZIONE RISERVATA
 
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Facebook si quoterà il 18 maggio
Zuckerberg prepara il road-show

Il Wall Street Journal cita una data precisa per lo sbarco in Borsa del social network. L'amministratore si appresta ad incontrare gli investitori dalla prossima settimana, l'azienda ha scelto il Nasdaq e non lo Stock Exchange. L'acquisto di Instagram come asset strategico per il mercato cinese

IL SOCIAL NETWORK di Mark Zuckerberg si quoterà in borsa il 18 Maggio, o almeno questa è la data fornita dal Wall Street Journal per l'ipo tecnologica più attesa da quando Google si è quotata nel 2004. Precedentemente, si era parlato della possibilità che la quotazione in borsa del colosso di Palo Alto slittasse a dopo il Memorial Day (giorno in cui si rende omaggio ai caduti in guerra), ovvero a dopo il 28 maggio.

Zuckerberg incontrerà gli investitori. Secondo il prestigioso quotidiano finanziario, Facebook starebbe pensando di lanciare il road show - una serie di incontri con alcuni importanti investitori per presentare l'ipo - lunedì 7 maggio. Secondo il Wsj, Zuckerberg prenderà parte in persona ad alcuni di questi incontri. L'azienda che gestisce il più popolare social network al mondo spera di raccogliere almeno cinque miliardi di dollari con l'operazione -somma che attribuirebbe a Facebook un valore di circa 100 miliardi di dollari.

Al Nasdaq sarà "fb". In vista dello sbarco in borsa, Facebook - che a fine marzo aveva 901 milioni di utenti unici - avrebbe scelto di quotarsi con il simbolo "fb" sul Nasdaq. L'azienda di Zuckerberg avrebbe dunque preferito l'indice dei principali titoli tecnologici al New York Stock Exchange.

Nonostante risultati finanziari contrastanti (durante il primo trimestre, gli utili di Facebook sono calati del 12%, mentre le vendite sono aumentate del 45% a 1,06 miliardi di dollari), lo scorso mese, l'azienda di Palo Alto ha acquistato Instagram 1, azienda proprietaria dell'omonima app che consente di scattare, modificare e condividere foto, per un miliardo di dollari. Secondo alcuni analisti, l'acquisto potrebbe servire a facilitare la diffusione di Facebook in Cina (Instagram è disponibile in cinese ed è utilizzata assieme a Sina Weibo, uno dei siti di microblogging più popolare del paese).
(02 maggio 2012)

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Monza nel segno della pioggia
Cancellata gara-1, poi vince Sykes

Milano, 06 maggio 2012

Il temporale costringe allo stop il 1° round della quarta prova del Mondiale, con Melandri, Hopkins, Simon e Gadea già fuori pista. Si corre nel pomeriggio ma a metà gara la pioggia costringe alla bandiera rossa: assegnati la metà dei punti

Marco Melandri, terzo nelle qualifiche. Archivio
Marco Melandri, terzo nelle qualifiche. Archivio
Caos e polemiche nel tormenato GP d'Italia Superbike a Monza. Il meteo pazzo, con continui scrosci di pioggia e squarci di sole, ha mandato in tilt l'organizzazione e la pazienza del pubblico che dopo la cancellazione di gara uno e un'attesa di ore ha potuto gustare soltanto la minigara di otto giri dominata dal britannico Tom Sykes con la Kawasaki con punteggio dimezzato.
melandri-biaggi delusi — Delusione per le due stelle italiane Marco Melandri e Max Biaggi fuori dal podio e battuti dai rispettivi compagni di marca Leon Haslam ed Eugene Laverty. Biaggi è comuqnue riuscito a difendere a il primato nel Mondiale con due punti sull'iridato Carlos Checa finito settimo con una Ducati che sulla pista più veloce e penalizzante per la bicilindrica ha salvato ampiamente le penne.
stop — La prima corsa era scattata regolarmente sull'asciutto e il primo colpo di scena si è stata la rovinosa caduta al primo giro di Marco Melandri partito dalla prima fila con la BMW. Al terzo dei diciotto giri, con il francese Sylvain Guintoli e il britannico Tom Sykes già in fuga, la gara è stata interrotta per qualche goccia di pioggia. Durante i preparativi per la ripartenza si è scatenato un breve temporale per cui la Direzione Corsa, sentito il parere dei piloti, ha deciso di cancellare la gara per motivi di sicurezza.
"era Pericoloso" — La partenza della seconda sfida è stata ritardata per far asciugare la pista ma dopo due giri di ricognizione Marco Melandri in prima fila ha alzato la mano chiedendo la sospensione della corsa. “C'erano chiazze di umidità ed era molto pericoloso, avevamo concordato che se ci fossero stati problemi di sicurezza lo avremmo segnalato alla direzione gara” ha spiegato il pilota ravennate della BMW. Ma non tutti erano daccordo. “Siamo partiti in condizioni ben peggiori, sarebbe bastato andare un po' più piano nei pochi punti con aderenza precaria” ha sottolineato Ayrton Badovini, tra l'altro compagno di marca di Melandri. “Siamo piloti, dovremmo sapere dove e quando rischiare, il pubblico ha fatto bene a fischiarci perchè abbiamo dato un'immagine veramente pessima.”
super sykes — Alla sospiratissima partenza Sykes è schizzato via come un fulmine ed era già irraggiungile quando, a metà gara esatta, è uscita l'ennesima bandiera rossa per qualche goccia di pioggia. Per il britannico si tratta del secondo successo in carriera con la Kawasaki che a Monza non andava a podio dal doppio terzo posto di Akira Yanagawa nel 2001. Ma lo stop è sembrato precipitoso come discutibile è stata la decisione di non far ripartire la corsa come prescritto dal regolamento. Meglio girare pagina in fretta: domenica la Superbike corre a Donington, in Gran Bretagna.
Risultati del quarto round del Mondiale Superbike a Monza (m. 5.777)
Gara uno: annullata per motivi di sicurezza.
Gara due (8 giri, km 42,216): 1. Sykes (GB-Kawasaki) in 14’08”800 media 196,015 km/h; 2. Haslam (GB-BMW) a 9”709; 3. Laverty (Irl-Aprilia) a 10”119; 4. Melandri (Ita-BMW) a 10”294; 5. Biaggi (Ita-Aprilia) a 10”527; 6. Rea (GB-Honda) a 10”638; 7. Checa (Spa-Ducati) a 10”899; 8. Giugliano (Ita-Ducati) a 12”195; 9. Smrz (Rep.Cec-Ducati) a 13”199; 10. Badovini (Ita-BMW) a 19”372; 11. Aoyama (Gia-Honda) a 24”551; 12. Davies (GB-Aprilia) a 24”655; 13. Berger (Fra-Ducati) a 24”662; 14. Zanetti (Ita-Ducati) a 24”668; 15. Camier (GB-Suzuki) a 24”810; 16. Mercado (Arg-Kawasaki) a 24”935; 17. Canepa (Ita-Ducati) a 25”278.
Non classificati: Fabrizio (Ita-BMW); Guintoli (Fra-Ducati) Gadea (Spa-Kawasaki); Aitchison (Aus-BMW).
Classifica Mondiale dopo 4 round su 14: 1. Biaggi punti 97,5; 2. Checa 95,5; 3. Sykes 91,5; 4. Melandri 72,5; 5. Rea 70; 6. Haslam 68; 7. Guintoli 66; 8. Laverty 64; 9. Smrz 42,5; 10. Giugliano 41; 11. Berger 26,5; 12. Fabrizio 26; 13. Aoyama 24,5; 14. Zanetti 21; 15. Canepa 20; 16. Lascorz 17; 17. Camier 14,5; 18. Badovini 14; 19. Mercado e Salom 9; 21. Hopkins 8; 22. Staring 6; 23 Davies 4; 24. Aitchison e Brookes 1.
Costruttori: 1. Ducati punti 140,5; 2. Aprilia 108; 3. Kawasaki 97,5; 4. BMW 96; 5. Honda 74; 6. Suzuki 20,5.
Paolo Gozzi© RIPRODUZIONE RISERVATA

giovedì 3 maggio 2012

haaaahahhaaaaaahaaaha

Samsung svela il Galaxy S III
anti-iPhone a quattro "cuori"

L'azienda coreana, primo produttore di cellulari al mondo, presenta il nuovo dispositivo di fascia alta. Prestazioni di rilievo e consumi ridotti, e  fotocamera da 8 megapixel che può filmare in alta definizione

LA NUOVA GENERAZIONE dell'anti-iPhone di Samsung è arrivata. Molto era trapelato e, rispetto alle indiscrezioni, sorprese ce ne sono poche. Ed è un bene perché il nuovo Galaxy S III si presenta come un dispositivo di fascia alta, con specifiche e prestazioni di rilievo.
Samsung ha scelto di presentare il nuovo smartphone con un evento dedicato, all'Earls Court Exhibition Centre di Londra, seguendo Apple nello stile di rendere uno show il lancio di un prodotto. L'azienda viene da successi importanti sul mercato mondiale: ha appena scalzato Nokia dal piedistallo di primo produttore globale di cellulari, e nel settore degli smartphone è l'unico vero competitor della Apple (che però è sempre al top del mercato negli Usa). 

Galaxy S III. Il cuore del nuovo smarthone è un chip quad-core, l'Exynos 4. Quattro "cuori" operativi che rendono l'S3 uno dei più potenti dispositivi mobili sul mercato. Un giga di Ram, e un display Super Amoled da 4.8 pollici, dall'ottima risoluzione di 1280x720 pixel. Per quanto riguarda la fotocamera la posteriore è da 8 megapixel e permette la registrazione di video in FullHD a 1080p. Non diversa su carta quindi da quella del concorrente diretto, iPhone 4S. Quella anteriore da 1,9 megapixel. Per ora l'S III non avrà connettività LTE, ma arriverà più avanti. Il Galaxy S III pesa 133 grammi. Il sistema operativo è Android 4.0, e la batteria è rimovibile. Sarà lanciato in 145 paesi.

Innovazioni. Samsung punta molto su alcune caratteristiche particolarmente "smart" del nuovo Galaxy S III. Anzitutto S-Voice, il sistema di riconoscimento vocale che i coreani oppongono al Siri di Apple. Con la voce, l'utente potrà controllare la fotocamera, riprodurre musica, sbloccare il telefono. Il protocollo Near Field Communication è presente e permetterà all'S III di essere utilizzato anche come portafogli elettronico. Interessanti poi le tecnologie proprietarie di Samsung che permettono di sbloccare il terminale con il riconoscimento facciale.

Ma la battaglia vera non si giocherà a colpi di  dati. "Samsung - dice Gavin Byrne, analista di CCS - ha finalmente imparato che il software e la capacità del prodotto di farsi desiderare sono gli elementi che contano davvero, piuttosto che avere la migliore tecnologia e le migliori specifiche". Più emozioni, insomma, e meno preziosismi da ingegneri fissati. Proprio come hanno da tempo capito a Cupertino. Ma è un terreno su cui si può competere se la tecnologia è all'altezza. E nel caso del Galaxy S III, Samsung ha ottime carte in mano. (03 maggio 2012)
 
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Mugello, stop di Alonso
Fuori pista e danni alla Rossa

SCARPERIA (Firenze) , 3 maggio 2012

Nel terzo giorno di test (comanda Vettel), contrattempo per il pilota spagnolo della Ferrari. Danneggiate l’ala anteriore e la sospensione, ma lo spagnolo è già tornato in pista. Nel pomeriggio missile Grosjean

Ultima giornata di prove della Formula 1 al Mugello e la Ferrari finalmente getta in pista le prime corpose novità per tentare una difficile risalita nel Mondiale. Come preannunciato, sulla F2012 di Fernando Alonso debuttano i nuovi scarichi, che rispetto alle prime gare ora soffiano più esterni verso le ruote e in basso. Una soluzione sulla quale si fondano la maggior parte delle speranze della rossa.
La Ferrari danneggiata viene trasferita ai box. Reuters
La Ferrari danneggiata viene trasferita ai box. Reuters
Veloce e k.o. — I primi dati cronometrici sembrano positivi, visto che Alonso montando le gomme dure è riuscito a firmare il miglior tempo (per ora) di questa tre giorni, fermando il crono su 1’21”363. Peccato però che, subito dopo, il ferrarista sia uscito di pista al Correntaio, danneggiando l’ala anteriore e la sospensione. Vettura riportata ai box sul carro attrezzi e prove per il momento interrotte per il Cavallino. "Un'uscita di pista di Fernando rallenterà il lavoro di oggi. Ci vorranno almeno due ore per riparare i danni. Peccato, ma nei test capita!" scrive la Ferrari, sul proprio profilo di Twitter. Alle spalle di Alonso, staccato di 142 millesimi, c’è Sebastian Vettel con la Red Bull, quindi la Lotus di Romain Grosjean (a 221 millesimi), che guida per il secondo giorno di fila.
Comanda Vettel — Alle 12 la Ferrari di Alonso era ancora ai box per sostituire la sospensione anteriore sinistra, mentre in testa passava Vettel. Secondo tempo per Grosjean, staccato di 20 millesimi dal tedesco, con Alonso scivolato al terzo posto.
RIECCO FERNANDO — Mentre Vettel abbassa il limite della giornata (e dei test) a 1’21”267, utilizzando gomme di mescola media, a 20’ dalla pausa pranzo Fernando Alonso torna in pista con la F2012. Lo spagnolo è stato fermo un’ora e 40 minuti.
RIECCO LA LOTUS — Nel pomeriggio il francese Grosjean con la Lotus torna davanti a tutti. Romain si è migliorato per due volte, prima scavalcando Vettel con un crono di 1’21”159 e poi migliorandosi fino a 1’21”035. Continua intanto il lavoro aerodinamico di Alonso, la cui F2012 ha l’ala e altre aree del retrotreno verniciate di giallo per studiare i flussi.
I TEMPi alle 13 — Tempi immutati in vetta allo scadere della sessione mattutina, con la Red Bull che precede Lotus e Ferrari. Alonso dal ritorno in pista dopo l’incidente ha compiuto 10 giri. La ripresa alle 14.
1. Vettel (Red Bull) 1’21”267 (47 giri)
2. Grosjean (Lotus) 1’21”334 (31)
3. Alonso (Ferrari) 1’21”363 (29) 4. Ricciardo (Toro Rosso) 1’22”143 (46) 5. Perez (Sauber) 1’22”229 (47) 6. Di Resta (Force India) 1’23”002 (33) 7. Kovalainen (Caterham) 1’23”169 (62) 8. Turvey (McLaren) 1’23”221 (34) 9. Rosberg (Mercedes) 1’24”017 (57) 10. Glock (Marussia) 1’24”310 (54) 11. Maldonado (Williams) 1’31”769 (4).
seguono aggiornamenti
Dal nostro inviato
Paolo Ianieri© RIPRODUZIONE RISERVATA

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Bilinguismo, un'arma in più
"Il cervello è più reattivo"

Un nuovo studio della Northwestern University conferma che apprendere due o più lingue permette di destreggiarsi fra diversi stimoli senza fatica. E previene il decadimento delle facoltà cognitive di ALESSIA MANFREDI

ABILI giocolieri, capaci di destreggiarsi fra stimoli diversi scremando senza fatica, in automatico, informazioni rilevanti rispetto al rumore di fondo. Il cervello di chi cresce bilingue ha una marcia in più. Sono diversi gli studi che negli ultimi anni hanno portato prove dei vantaggi che regala apprendere due o più lingue fin da molto piccoli.

L'ultimo, pubblicato sui Proceedings of the National Academy of Science (Pnas), viene dalla Northwestern University in Illinois: la ricchezza dell'esperienza linguistica dei bilingui ne affina il sistema uditivo e ne migliora l'attenzione e la memoria di lavoro, una sorta di sostegno cognitivo che ci aiuta a svolgere più compiti contemporaneamente.

Viorica Marian ha studiato insieme alla neuroscienziata Nina Kraus le conseguenze del bilinguismo sul cervello, in particolare nelle aree uditive sottocorticali, che ricevono diversi stimoli dalle aree cognitive. Era già noto come lo studio della musica, un arricchimento sensoriale, migliorasse l'elaborazione del suono.

Ora Marian e Kraus, insieme ad altri colleghi, si sono chieste se l'esperienza di parlare più lingue potesse portare a modificazioni nella codifica del suono in aree evolutivamente antiche del cervello, come il tronco cerebrale. E la risposta è stata positiva, fornendo così una prova biologica dell'impatto di questa abilità acquisita sul cervello.

In pratica, nei bilingui cambia il modo in cui il cervello risponde ai suoni. "Si fanno puzzle e parole crociate per
mantenere la mente lucida", ha spiegato la dottoressa Marian, del laboratorio di bilinguismo e psicolinguistica a scienza della comunicazione della Northwestern University. "Ma i vantaggi che abbiamo osservato in chi parla due lingue vengono in automatico, semplicemente per il fatto di conoscere e usare due idiomi", sottolinea la studiosa. Benefici particolarmente estesi e rilevanti, che riguardano anche la capacità di attenzione, aggiunge Nina Kraus.

Lo studio è stato condotto su adolescenti bilingui, che parlavano inglese e spagnolo, e monolingui, solo inglese, sottoposti ad una serie di test in cui ascoltavano una sillaba, "da", in condizioni diverse. In una situazione di ascolto non disturbata, le risposte neurali a suoni complessi sono risultate simili per entrambi i gruppi. Ma in presenza di rumori di fondo, il cervello dei bilingui è riuscito a distinguere caratteristiche del suono "sottili", come la frequenza fondamentale, molto meglio rispetto ai monolingui. Parallelamente, i risultati sono stati migliori anche in compiti che richiedevano attenzione prolungata.

"Nei bilingui l'attenzione si affina grazie all'esperienza e il loro sistema uditivo diventa più efficiente nell'elaborazione automatica dei suoni", commenta Andrea Marini, docente di Psicologia del linguaggio e della comunicazione all'Università di Udine "e la cosa interessante è che tutto avviene in modo implicito, senza alcuno sforzo". Una palestra preziosa per il cervello, che rende migliori i risultati anche in compiti che richiedono attenzione sostenuta, non solo uditivi ma anche di tipo visivo.

In sostanza, chi è esposto a più di una lingua si trova fin da subito in una situazione di maggiore difficoltà. "Deve riconoscere fin da piccolo suoni e frequenze diverse, fa più fatica ma affina diverse qualità rispetto a chi non viene messo di fronte a questa prova, come i monolingui", spiega ancora il professore. Con vantaggi importanti anche rispetto al decadimento delle facoltà cognitive, "come ha dimostrato uno studio canadese 1 del 2010", ricorda Marini, in cui si evidenziava che il bilinguismo quotidiano, non saltuario, può ritardare la comparsa dei sintomi dell'Alzheimer anche di cinque anni nelle persone anziane". Risultato non raggiunto da alcun farmaco esistente. 

 
(02 maggio 2012)

mercoledì 2 maggio 2012

già........

Le centrali sottomarine del futuro
"ruberanno" energia all'oceano

Sfruttando la differenza di temperatura nelle acque tropicali è possibile costruire centrali per produrre elettricità senza inquinamento. Ci sono però ancora alcune limitazioni tecnologiche da superare, ma Stati Uniti e Giappone non si arrendono... di MASSIMILIANO RAZZANO

RACCOGLIERE energia direttamente dal mare, sfruttando il calore delle acque tropicali per attivare delle centrali termoelettriche nell'oceano. Un progetto che a prima vista può sembrare semplice, se non fosse che una centrale sottomarina efficiente richiede la costruzione di un'enorme sistema di pompaggio largo alcuni metri e che si estende per oltre un chilometro di profondità.

Praticamente come costruire un tunnel della metropolitana ed immergerlo verticalmente negli abissi marini per una profondità pari a tre grattacieli come l'Empire State Building. Una sfida tecnologica molto ambiziosa, ma che secondo gli ingegneri della Lockheed Martin potrebbe essere realizzabile in pochi anni.

Come discusso recentemente anche su Popular Science 1, l'azienda americana nota a tutti per la sua attività nel campo aeronautico sta lavorando ad un prototipo di centrale capace di sfruttare il calore degli oceani tropicali e convertirlo in energia elettrica. Il prototipo, che dovrebbe produrre 10 megawatt, dovrebbe essere completata entro quest'anno, e potrebbe rappresentare una svolta nel campo delle energie rinnovabili.

A spese dell'oceano. Esistono diversi metodi per produrre
energia a spese delle acque dell'oceano, sfruttando ad esempio le maree o il moto ondoso per mettere in moto turbine e generare elettricità. Ma il metodo studiato dai tecnici della Lockheed Martin si basa su un principio diverso, che non utilizza il movimento delle masse d'acqua.

La centrale sviluppata dagli americani utilizza invece l'energia talassotermica (o mareotermica), cioè sfrutta la differenza di temperatura fra l'acqua in superficie ed in profondità per attivare i generatori elettrici. Le centrali a conversione di energia termica dell'oceano, o OTEC (Ocean Thermal Energy Conversion) in inglese, sono sofisticate macchine termiche nelle quali un fluido scorre in un circuito e scambia calore con l'acqua a diverse temperature.

Nelle centrali a ciclo chiuso, come quella che stanno studiando alla Lockheed Martin, un fluido con punto di ebollizione basso (ad esempio ammoniaca) entra in uno scambiatore di calore dove a contatto con acqua calda evapora. La pressione del vapore fa ruotare le pale di una turbina collegata ad un generatore di corrente elettrica. Successivamente il vapore arriva ad un altro scambiatore di calore, nel quale entra in contatto con l'acqua fredda e condensa in liquido, che viene immesso nuovamente nel ciclo.

Esistono poi sistemi a ciclo aperto, nei quali è l'acqua stessa dell'oceano che viene fatta evaporare in recipienti a bassa pressione, e successivamente fatta condensare dopo che il vapor d'acqua ha attivato le turbine. Un terzo tipo di centrali OTEC è di tipo ibrido, in cui in un primo tempo l'acqua è fatta evaporare ed il vapore è poi utilizzato per far evaporare il fluido. Questo tipo di procedimento può essere applicato con successo negli oceani tropicali, dove la temperatura superficiale può raggiungere i 30 °C mentre nelle zone più profonde può arrivare a 6 °C.

Tra le varie forme di conversione dell'energia marina, quella talassotermica sembra essere una delle più promettenti, sebbene il rendimento teorico sia relativamente basso e possa raggiungere il 7%. Inoltre, ogni giorno i mari tropicali assorbono una quantità di energia solare pari all'energia prodotta da 250 miliardi di barili di petrolio. Infine, oltre a produrre energia pulita senza scorie, questo tipo di centrali hanno anche interessanti impieghi secondari. Per esempio l'acqua fredda può essere utilizzata per alimentare sistemi di aria condizionata, oppure gli impianti possono essere anche impiegati per desalinizzare l'acqua di mare in maniera molto rapida. Ma quando è nata l'idea di questa fonte di energia del tutto naturale?

Un'idea ottocentesca. L'idea di sfruttare il calore dell'oceano per realizzare centrali elettriche non è però così nuova. Fu nel 1881 che il fisico francese Jacques Arsene d'Arsonval propose per primo di sfruttare l'energia termica degli oceani. Grazie a Georges Claude, uno degli studenti di d'Arsonval, venne poi costruita la prima centrale OTEC nel 1930 a Cuba, che poteva generare 22 kilowatt. Nei decenni successivi l'interesse crebbe, e negli anni Settanta anche il Giappone e gli Stati Uniti avviarono specifici programmi per sviluppare questo tipo di risorse energetiche.

La Tokyo Electric Power Company 3 costruì una prima centrale OTEC che divenne operativa nell'isola di Nauru agli inizi degli anni Ottanta, producendo 120 kilowatt. Gli Stati Uniti inaugurarono nel 1974 il Laboratorio per l'Energia Naturale delle Hawaii (Nelha 4), che sviluppò nel 1979 una prima centrale da 50 kilowatt. Presso i laboratori del Nelha vengono tuttora condotti esperimenti e messi alla prova nuovi impianti.

Grazie alle particolari condizioni climatiche ed alla enorme disponibilità di acqua, le isole hawaiane sono il sito ideale per questo genere di tecnologie, ed è proprio laggiù che verrà installata la nuova centrale a cui stanno lavorando i tecnici della Lockheed Martin. Nel 2009 infatti l'azienda ha ricevuto dalla Marina degli Stati Uniti un finanziamento di 12 milioni e mezzo di dollari per sviluppare impianti di nuova generazione, che potranno servire sia le comunità delle isole che le basi militari dislocate in zona.

Un super-tubo sotto il mare. La sfida principale per questo tipo di centrali sottomarine è la competitività rispetto alle fonti energetiche tradizionali. I calcoli hanno mostrato che, a parità di volume d'acqua impiegato, una centrale OTEC che opera su differenze di temperatura di 20 °C produce la stessa energia di una centrale idroelettrica con un dislivello di circa 30 metri. "Per produrre una quantità ragguardevole di energia, gli impianti per la conversione dell'energia termica dell'oceano dovranno muovere fiumi d'acqua" ha commentato Laurie Meyer, capo tecnologo alla Lockeed Martin.

Infatti è necessario portare in superficie l'acqua fredda dalle profondità dell'oceano, e per muoverne una grande quantità, le simulazioni hanno mostrato che servirà un enorme tubo del diametro di dieci metri e profondo un chilometro. Non è pensabile costruire una simile infrastruttura e trasportarla successivamente, ed è per questo motivo che gli ingegneri hanno sviluppato una serie di sistemi per costruire il tubo direttamente in loco. Per farlo, hanno adattato un sistema attualmente usato per costruire gli aerei, basato su uno stampo iniziale di materiale fuso, che viene successivamente lasciato raffreddare.

Anche il materiale del tubo, un composto di resina e fibra di vetro, è stato sviluppato appositamente anche se i dettagli non sono stati rivelati dall'azienda americana per ovvie ragioni di mercato. Nello sviluppo di questo super-tubo, i ricercatori sono stati attenti ad ogni minimo dettaglio, cercando di ottimizzarlo anche in base ad aspetti decisamente curiosi. Ad esempio si è cercato di limitare la velocità con cui l'acqua viene pompata nel tubo, per evitare che l'impianto possa risucchiare pesci ed altre specie marine che abitano nelle profondità dell'oceano.

Si tratta senza dubbio di una sfida tecnologica di tutto rispetto, ma i ricercatori americani sono fiduciosi, soprattutto perché il prototipo da 10 megawatt che verrà completato quest'anno, un tubo del diametro di quattro metri, sarà un ottimo banco di prova per la costruzione di una centrale da 100 megawatt. Sarà sicuramente un ottimo modo per capire la distanza fra le previsioni e la realizzazione concreta di questi impianti. Perché tra il dire e il fare c'è di mezzo il mare. In questo caso, addirittura l'oceano.
 
(30 aprile 2012)

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Microsoft vuole cambiare musica
arriva Woodstock, Zune al tramonto

Un nome di un evento storico per il nuovo servizio di Redmond. Descritto come simile a Spotify, utilizzerà il cloud per sincronizzare i dispositivi. Anteprima probabile all'E3 di Los Angeles a giugno, arrivo in autunno


ARIA DI RINNOVAMENTO nel settore musicale di Microsoft. Passando dall'antico, anzi dal vintage: "Woodstock" è il nome, per ora in codice, del prodotto che sostituirà Zune. Un marchio a cui va dato l'onore delle armi (anche come ottimo software di gestione per Windows Phone), ma che è legato a un passato che l'azienda sembra voler archiviare. Il nome Woodstock invece vuole evocare proprio l'evento storico, il luogo in cui il rock per la prima volta è diventato un'immagine mondiale. Nelle intenzioni di Redmond, Woodstock potrebbe essere il punto di svolta per la musica come la intende Microsoft.

Presentazione a breve. Microsoft potrebbe svelare Woodstock in tempi rapidi, si parla dell'Electronic Entertainment Expo di Los Angeles, al via il prossimo 7 giugno. E quindi come servizio fondamentale su Xbox, ma si parla anche di un legame a doppio filo con Facebook. La piattaforma potrebbe rivelarsi qualcosa di molto simile a Spotify, il servizio di distribuzione gratuita di musica, ancora non attivo in Italia, con elementi di iTunes, come la possibilità di rendere disponibile tutta la propria collezione di musica su ogni dispositivo connesso. La gestione e la sincronizzazione dell'archivio avverrebbe attraverso il cloud, nei computer e nei personal device in possesso dell'utente.

Quando. Probabilmente Woodstock non arriverà prima dell'autunno, in quanto potrebbe rivelarsi una caratteristica di lancio di Windows 8, che arriverà nei negozi dopo l'estate. Le indiscrezioni parlano però di un servizio multipattaforma, e quindi sì a Windows, ma senza dimenticare Android, Mac e il mondo iOs.
  (29 aprile 2012)
 
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Webber allontana la Ferrari
"Non ho firmato proprio nulla"

SCARPERIA, 1 maggio 2012

L'australiano della Red Bull smentisce la stampa spagnola, che parlava di un precontratto con la rossa dal 2013: "C'è un'intera stagione prima di parlare del futuro". Poi parla di moto: "Guai a sottovalutare Valentino. Che bravo il giovane Fenati"

Mark Webber in questo Mondiale ha ottenuto quattro quarti posti. Afp
Mark Webber in questo Mondiale ha ottenuto quattro quarti posti. Afp
"Un giorno si parla di Jenson (Button), uno di Sergio (Perez), l’altro di me. Ma io non ho firmato proprio niente". Così Mark Webber, pilota della Red Bull, spegne le voci di un suo approdo in Ferrari nel 2013, dopo che in Spagna El Mundo Deportivo ha annunciato la firma di un pre-contratto. "La mia attenzione è su questa squadra, abbiamo avuto un buon inizio di stagione, abbiamo disputato solo quattro gare e la strada è molto, molto, molto lunga prima di iniziare a parlare del futuro" ha aggiunto il pilota australiano, che al mattino ha sfruttato i pochi giri di pista asciutta per piazzarsi 2° alle spalle della F2012 di Fernando Alonso, prima che il diluvio tenesse tutti fermi ai box nel pomeriggio.
LOTTA APERTA — "Questa è una gran bella pista, emozionante, anche se forse un po’ troppo veloce per fare i test" ha aggiunto Webber, che in campionato ha ottenuto quattro quarti posti. "La griglia si è ristretta, Sebastian in Bahrain ha avuto un fine settimana senza problemi e ha vinto ma senza dominare, però questo è lo stesso per tutti. Non c’è nessun dominatore in questa prima parte di stagione e arrivare in quarta posizione all’avvio della stagione europea non è male".
BRAVO FENATI — Grande appassionato di moto, Webber parla anche di Romano Fenati, con il quale si era complimentato via Twitter dopo la grande vittoria a Jerez. "Fantastico. Lo avevo guardato in Qatar e con quel casco bianco risaltava su tutti. Ha portato una ventata d’aria fresca e la sua vittoria a Jerez mi ha molto impressionato. Ha solo 16 anni ma ha la testa di un adulto e sta imparando velocemente. Io sono un grandissimo appassionato della moto e vederlo vincere così è stato molto bello".
FORZA ROSSI — Mark parla anche del momento difficile del suo amico Valentino Rossi: "Lui ha alzato l’asticella della moto, vincendo e dominando in tutte le categorie in cui ha corso. Ora sta attraversando un momento difficile, non è supercompetitivo, ma guai a sottovalutare un campione come lui".
dal nostro inviato
Paolo Ianieri© RIPRODUZIONE RISERVATA

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Jorge-Casey, non solo polso
E Agostini punge Valentino

ROMA, 30 aprile 2012

Stoner in Spagna ha pareggiato la sfida iridata con Lorenzo, un successo a testa, pure sul piano mentale, ma deve curare meglio l'aspetto fisico: le noie al braccio possono frenarlo nella lotta con il leader della classifica. 'Ago' a Die Welt su Rossi: "È triste quando le tue qualità ti abbandonano, ma non puoi farci niente"

Lorenzo, 24, e Stoner, 26, sul podio di Jerez. Afp
Lorenzo, 24, e Stoner, 26, sul podio di Jerez. Afp
Uno a uno, palla al centro. La partita iridata è fra loro due: una vittoria a testa, e fra l’altro ‘in trasferta’, e la sfida ora si sposta in Portogallo, domenica prossima. Le prime due gare della MotoGP hanno confermato che la sfida per la maglia iridata è un affare fra Jorge Lorenzo e Casey Stoner, in ordine di classifica - con Pedrosa in grado di sparigliare le carte soprattutto se la salute, leggi gli acciacchi post caduta, gli daranno tregua per tutta la stagione -, ma con dei risultati che hanno sovvertito dei pronostici che parevano già scritti. Prima Jorge ha violato l’Emirato-Stoner, in Qatar – ben 5 le vittorie dell’australiano lì -, poi Casey è andato a festeggiare a Jerez, a casa di Lorenzo, dove il maiorchino ha visto nascere la sua storia e vanta 4 centri. Botta e risposta: io ti batto sulla tua pista preferita, ma tu vieni a festeggiare davanti alla mia gente e su una pista dove al massimo avevi fatto terzo. La battaglia psicologica è in parità: l’abbrivio di Lorenzo, che poteva diventare fuga in caso di successo a Jerez, è stato subito fermato, e in un colpo solo Stoner ha ribaltato il pronostico. E lo ha fatto a modo suo: sorprendendo.
Gazzetta TV
 
casey, exploit di testa — Casey non ha mai amato Jerez, pista priva di quei curvoni veloci su cui lui fa la differenza, e per tutto il difficile, e umido, week end spagnolo non è mai stato davanti a tutti. Si è nascosto nelle libere, è finito quinto in qualifica, e ha disertato il warm up per risparmiare gomme da pioggia in caso di gara bagnata. Un azzardo. O più semplicemente la serena consapevolezza delle proprie potenzialità, puntualmente espresse in gara, nonostante il solito dolore al braccio che lo aveva frenato in Qatar. Un successo di polso, ma anche e soprattutto di testa, di nervi, sul terreno che talvolta è stato il suo punto debole, e che invece è la peculiarità del suo avversario, Lorenzo.
Gazzetta TV
 
Lotta Stoner-Lorenzo: il maiorchino è leader del mondiale. Reuters
Lotta Stoner-Lorenzo: il maiorchino è leader del mondiale. Reuters
jorge re della forma — Jorge ha corso bene in Spagna, ha fatto scintille con Pedrosa per centrare una pole meravigliosa, ha provato a pressare Stoner in gara e tendergli un attacco, ma si è inchinato a una errata scelta di gomme e alla maggiore caratura dell’australiano, che sulla velocità pura lo batte, ma che sulla tenuta, fisica e a lungo termine, non gli è superiore, anzi. Nessun pilota cura l’aspetto psicofisico come il maiorchino; nessuno lo ‘tralascia’ come Stoner, nel senso che lo sacrifica sull’altare della sua estrema velocità. La partita, però, si gioca non solo sul gas, sul polso, ma soprattutto sui nervi. Ed è una sfida in più.
decisivi i dettagli — Stoner ha impressionato in gara, sereno, maturo, concentrato; Lorenzo in qualifica, calmo ai box con un crono da centro griglia, nonostante i nuvoloni che incombevano, ma sicuro nel poter migliorare e dare spettacolo, come ha fatto strappando la pole a Pedrosa. Testa e polso in un pilota vanno di pari passo, e Lorenzo e Stoner hanno dimostrato che ambedue le componenti devono essere al top. A un livello così alto la differenza la fanno soprattutto i dettagli. Quelli che deve migliorare Lorenzo, e la Yamaha, sul piano tecnico, visto che la Honda pare avere ancora un maggiore spunto prestazionale; quelli che deve costringersi a curare Casey, sul piano fisico. La stagione è lunga, finirà a novembre, e logorante: quel braccio ballerino, alla lunga, molto più che le sirene di pensione anticipata, attratto dal calore della familiglia e della figlia, potrebbe dare la spinta decisiva a Lorenzo.

ago punge vale — Dopo il non brilante nono posto di Jerez, Rossi ha capito che per guidare la Ducati deve adattare il suo stile alla Desmosedici, non viceversa, usando magari l'assetto base che con Hayden, ottavo al traguardo, ma in prima fila, terzo, al via, dà risultati migliori. Dalla Germania, dalle colonne di Die Welt, Giacomo Agostini analizza il momentaccio del pesarese, e non è tenero: "Quando le proprie qualità ti abbandonano è triste, ma non si può far niente. Per un pilota è difficile realizzarlo e accettarlo: uno perde forse solo due decimi al giro, ma mette in dubbio la moto. Valentino a 33 anni certamente non è vecchio, ma ha già una lunga carriera dietro di lui ed è come un limone: lo si spreme sempre più e a un certo momento non c’è più succo. Ma uno come Rossi si mette sempre in discussione e lui deve continuare a credere in se stesso".
Massimo Brizzi© RIPRODUZIONE RISERVATA

sabato 28 aprile 2012

mha......

Rossi: "Soliti problemi, non va
Hayden? Lui riesce a guidare"

JEREZ (Spagna), 28 aprile 2012

Vale solo 13° dopo le qualifiche a Jerez: "In curva non ho sufficiente velocità Nicky ha un assetto diverso dal mio. Con il bagnato va meglio, ma non per vincere".

Vale Rossi a colloquio con i tecnici: la sua Ducati non va. Afp
Vale Rossi a colloquio con i tecnici: la sua Ducati non va. Afp
Da 2° nelle libere a 13° in qualifica a Jerez, con un distacco imbarazzante dalla vetta: 3"4. Rossi precipita dalla speranza cullata sull'umido, alla dura realtà dell'asciutto, resa ancor più stridente dal 3° posto del compagno di squadra in Ducati, Hayden, che lo stacca di ben 2"4. "Il problema? La pista era asciutta...". Dice Vale che poi analizza la situazione, evidenziando i soliti problemi.
"hayden ce la fa..." — "Ho fatto molta fatica, ho avuto i problemi che in genere trovo sull'asciutto - ha detto Vale -. Non riesco ad avere la velocità necessaria in curva: nei curvoni veloci sono in grossa difficoltà, poi quando passavo sulle parti bagnate della pista era difficile capire cosa avrebbe fatto la moto e quindi sono andato piano". Il suo compagno, però, ha ottenuto un brillante 3° posto e domani scatterà in prima fila. "Hayden è andato molto meglio - ha detto Vale -, ha un assetto un po' diverso rispetto al mio, che io avrei dovuto provare ieri se la pista fosse stata asciutta. Lui riesce ad entrare bene in curva, riesce a piegare molto. Lui riesce a guidare",
ingresso in curva — Capitolo motore, con il pilota di Tavullia che specifica il suo pensiero: "Ora c'è la moda del motore... Io ho solo detto che serve un motore dolce, ma il problema è da sempre l'ingresso in curva: bisognerebbe trovare la messa a punto per consentirmi di sfruttare meglio questa moto. Finora non ce l'abbiamo fatta". In gara potrebbe piovere: "Vado un po' meglio sul bagnato, ma sotto l'acqua non posso vincere se non miglioriamo l'entrata in curva".
Dani Pedrosa, sinistra, con Jorge Lorenzo: che lotta a Jerez. Epa
Dani Pedrosa, sinistra, con Jorge Lorenzo: che lotta a Jerez. Epa
hayden soddisfatto — Ecco Hayden, ottimo 3°: "Sono stato abile a passare in mezzo alle chiazze di umido e a trovare le linee giuste - ha detto lo statunitense -. È un bel risultato dopo un inverno difficile. Ringrazio la squadra e spero di regalare al team il risultato che merita".
che lotta lorenzo-Pedrosa — La pole è stata una lotta a due fra Lorenzo e Pedrosa. "È stata una qualifica bella, ma anche pericolosa - ha detto Jorge -, perché su una pista un po' bagnata è facile cadere. All'inizio quando ho visto tante cadute ho pensato di puntare alla prima fila, poi quando la pista si è andata asciugando ho voluto provare a fare la pole. È stata una bella lotta con Dani Pedrosa, ma in gara sarà davvero difficile batterlo". Il rivale si mostra soddisfatto: "È stata una sessione difficile - ha detto Dani -. Vediamo la gara come andrà e come sarà il tempo. Non mi aspettavo la pista asciutta in qualifica ed è stato difficile, perché non si poteva spingere al massimo, ma è venuto un bel giro, sono in prima fila e va benissimo così".
dovi insegue — Al 7° posto c'è Dovizioso, il primo degli italiani: "Non mi sento la moto in pugno - ha detto Andrea -, per fortuna siamo riusciti a girare con le slick e abbiamo qualche dato in più se la gara sarà asciutta, ma dobbiamo lavorare anche se il tempo non ci ha dato la possibilità di farlo. Fare il podio è sempre importante, ma è molto difficile con il livello che c'è".
Gasport© RIPRODUZIONE RISERVATA
 
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Gas serra, emissioni in aumento
Italia più lontana da obiettivo Kyoto

Nel 2010, dopo il crollo del 2009, il dato certificato dall'Ispra è tornato a crescere del 2%. Ora il valore rispetto al 1990 è fermo a -3,5% mentre il Protocollo internazionale ci chiede un taglio del -6,5%

ROMA - Dopo il tracollo del 2009, provocato dalla ripercussioni della crisi finanziaria statunitense sull'economia reale, nel 2010 le emissioni italiane di gas serra sono tornate a crescere, facendo registrare un +2% rispetto all'anno precedente. A certificarlo è l'Ispra, l'ente del ministero dell'Ambiente predisposto a monitorare l'andamento delle emissioni e a comunicarlo all'Unione Europea.

La "ripresina" del 2010 ha portato il conteggio totale delle emissioni a un -3,5% in confronto con quelle del 1990, data presa a riferimento per calcolare gli obiettivi di riduzione fissati dal Protocollo di Kyoto. Per l'Italia il traguardo fissato a -6,5% dunque si allontana, ma, rileva l'Ispra in un comunicato, anche in considerazione dei primi dati relativi al 2011, "non è così distante". Inoltre un aiuto al perseguimento degli obiettivi "potrà venire dal computo dei crediti derivanti dagli assorbimenti forestali 1, pari a 10-15 milioni di tonnellate annue, secondo quanto previsto dal protocollo di Kyoto. Un ulteriore contributo per colmare la differenza con l'obiettivo di Kyoto, sottolinea ancora l'istituto, "deriverà dai crediti derivanti dai progetti per l'abbattimento delle emissioni nei paesi in via di sviluppo già in corso".

L'andamento delle emissioni, spiega poi Ispra, "è conseguenza della parziale ripresa dei consumi energetici e delle produzioni industriali,
in particolare di quella dell'acciaio, dopo la crisi economica che ha avuto nel 2009 il suo momento più critico, ma anche della crescita della produzione di energia da fonti rinnovabili e di un incremento dell'efficienza energetica".

Tra il 1990 e il 2010, le emissioni di tutti i gas serra considerati dal Protocollo di Kyoto "sono passate da 519 a 501 milioni di tonnellate di CO2 equivalente: questa variazione è stata ottenuta principalmente grazie alla riduzione delle emissioni di CO2, che costituiscono l'85% del totale e risultano, nel 2010, inferiori del 2,1% rispetto a quelle del 1990". Le emissioni di metano e di protossido di azoto, osserva ancora l'istituto, sono rispettivamente pari a "circa il 7,5% e il 5,4% del totale e sono in calo sia per il metano (-14,1%) che per il protossido di azoto (-27,2%). Gli altri gas serra, HFC, PFC e SF6, hanno un peso complessivo sul totale delle emissioni che varia tra lo 0,1% e l'1,7%. Le emissioni degli HFC evidenziano una forte crescita, mentre le emissioni di pfc decrescono e, quelle di SF6, mostrano un incremento meno marcato di quello registrato negli anni precedenti".

I settori delle industrie energetiche e dei trasporti, ricostruisce ancora l'Ispra, "sono quelli che maggiormente contribuiscono alle emissioni totali rappresentando, insieme, più della metà delle emissioni nazionali di gas climalteranti".
(23 aprile 2012)

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Google_Drive_Privacy
Il lancio di Google Drive è avvenuto puntualmente il 24 aprile e sul Web, invece che l’atteso entusiasmo, circolano le prime polemiche. A far discutere sono le norme di utilizzo e, in particolare, la possibilità che Google possa “ficcare il naso” nei documenti degli utenti. Il nuovo servizio del gigante californiano non è in realtà nulla di nuovo: si tratta di un sistema di archiviazione online (5 gigabyte di spazio gratuito) che somiglia al già conosciuto e diffusissimo Dropbox, che offre però solo 2 GB gratuitamente. In termini di capienza, però, Google non ha il record: a superarla è Microsoft, che ha proprio in questi giorni (un caso?) regalato ai suoi utenti SkyDrive un’espansione a ben 25 gigabyte. Le caratteristiche di base sono le stesse: usando un sistema di archiviazione online è possibile memorizzare documenti, musica, video e qualsiasi tipo di dati per potervi accedere in qualsiasi momento via Internet.
Il vero “valore aggiunto offerto da Google dovrebbe essere l’integrazione con Google Documenti, che permetterà di visualizzare ed elaborare i file senza lasciare l’ambiente Google. I due servizi infatti non coesisteranno, ma verranno fusi gradualmente per tutti gli utenti. Al momento, però, sono ancora pochissimi gli account Google Drive già attivi.
Google, in sostanza, continua con la sua strategia votata alla “cloud”, che dovrebbe sganciare gli utenti dai software installati sul sistema operativo sostituendoli completamente con servizi online. Per il momento, però, i tentativi in questa direzione non hanno riscosso un grande successo. Il motivo è ovvio: in assenza di una connessione a Internet, gli strumenti a disposizione permettono di fare poco o nulla. Il nuovo servizio introduce un’applicazione installata sul computer che porta qualche miglioramento: per esempio permette di lavorare in modalità offline, ma solo sui file memorizzati nel formato di Google Documenti. Se è necessaria una conversione, serve una connessione Internet attiva. L’app è disponibile per Windows, computer Apple e dispositivi Android, mentre per iPad e iPhone bisognerà ancora aspettare. Difficile, però, che gli utenti Apple preferiscano Google Drive al già disponibile iCloud offerto dalla casa della mela, che offre 5 gigabyte di spazio gratuito e una perfetta integrazione con i servizi Apple.

I veri limiti (e le prime critiche) del servizio, però, riguardano la questione della privacy. Anche Google Drive, infatti, è sottoposto ai nuovi termini di servizio che la società di Mountain View ha varato quasi due mesi fa. Le clausole relative alla gestione dei contenuti prevedono una “licenza mondiale” che permette a Google di fare praticamente qualsiasi cosa con i contenuti caricati dagli utenti. E se questo può andare più o meno bene per servizi “pubblici” come il social network Google+, le maglie incredibilmente larghe previste dalle norme sulla privacy applicate ai documenti archiviati diventano molto più preoccupanti. Confrontando le condizioni d’uso con quelle del servizio concorrente Dropbox, le differenze sono evidenti. Nelle condizioni di utilizzo di Dropbox è infatti esplicitamente esclusa la possibilità che il materiale sia utilizzato o condiviso con altri, eccezion fatta per l’ipotesi di una richiesta da parte delle forze dell’ordine o della magistratura.
Altro problema è quello della tutela del copyright. I sistemi di archiviazione online permettono infatti di condividere con chiunque i file caricati nei vari “drive” e rischiano di trasformarsi in un potentissimo strumento per la distribuzione di documenti, musica e video. Basta inviare un’email (o pubblicare sul Web) un collegamento perché chiunque possa scaricare i file. Nelle condizioni di utilizzo, Google afferma di “Fornire informazioni per aiutare i titolari di copyright a gestire la loro proprietà intellettuale online”. Non è chiaro se questo comporti un monitoraggio del materiale che verrà caricato su Google Drive o meno. I più pessimisti, però, temono che l’ipotesi sia tutt’altro che remota.
[AGGIORNAMENTO] Sulla questione e sui timori espressi riguardo la tutela della privacy su Google Drive è intervenuta tempestivamente la stessa azienda. Un portavoce di Google contattato dal fattoquotidiano.it ha tenuto a precisare che “come dicono chiaramente i nostri termini di servizio ‘quello che vi appartiene resta vostro’. Voi siete i proprietari dei vostri file e controllate con chi li condividete, in modo chiaro e semplice. I nostri Termini di servizio ci consentono di fornirvi i servizi che desiderate, cosi che se decidete di condividere i vostri documenti con qualcuno o di aprirli con un dispositivo diverso siete in grado di farlo.”
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Barcellona, è Nadal-Ferrer
Sharapova per Azarenka

Milano, 28 aprile 2012

Rafa supera Verdasco in due set e trova l'altro spagnolo, vittorioso nella splendida semifinale contro Raonic. Applausi al canadese. A Stoccarda finale tra numero 1 e numero 2

David Ferrer conquista la quarta finale a Barcellona. Afp
David Ferrer conquista la quarta finale a Barcellona. Afp
Dopo il passaggio a vuoto nel Masters 1000 di Montecarlo, David Ferrer approda in finale al torneo Atp 500 di Barcellona grazie allo splendido duello vinto contro il canadese Milos Raonic. Lo spagnolo, numero 5 al mondo, passa col punteggio di 7-6(2) 7-6(5) e deve ringraziare tutta la propria esperienza: nel primo set, servono ben 7 palle set per vincere la tenace resistenza del canadese, dopo un parziale equilibratissimo e con occasioni da ambo le parti. Nel secondo, Ferrer non sfrutta una palla break sul 5 pari e torna a giocarsi tutto al tie break, stavolta più equilibrato del primo. E' lo spagnolo che conduce e che, dopo essersi visto annullare il primo match point con un diritto in corsa incrociato del canadese, chiude i giochi con un passante lungolinea di rovescio. Per David è la quarta finale a Barcellona: le precedenti le ha perse tutte per mano di Nadal. E per la quarta volta nelle ultime cinque edizioni la finale sarà ancora tra il maiorchino e Ferrer.
SEMPRE RAFA — Senza storia la seconda semifinale. Rafa umilia Fernando Verdasco nel primo set, lo controlla nel secondo e finisce col prevalere 6-0 6-4. Davvero poca cosa la resistenza opposta dal madrileno, con Nadal che non deve mai nemmeno inserire le marce alte per portare a casa la partita.
Maria Sharapova, numero 2 Wta. Afp
Maria Sharapova, numero 2 Wta. Afp
VIKA A STOCCARDA — Victoria Azarenka contro Maria Sharapova è la finale del Premier di Stoccarda (terra indoor, 560.000 euro). La tennista bielorussa, testa di serie numero 1, ha superato agevolmente in semifinale la polacca Agnieszka Radwanska, quarta forza del seeding, per 6-1 6-3. Subito dopo è toccato alla russa, numero 2 del seeding, che si è sbarazzata in due set (6-4 7-6) della ceca Petra Kvitova. Nei precedenti, Azarenka è in vantaggio 5-3, comprese le 2 vittorie di quest'anno nelle finali Australian Open e Indian Wells. L'ultimo confronto sulla terra (Roma 2011) è però andato alla Sharapova.
Seguono aggiornamenti
Gasport© RIPRODUZIONE RISERVATA

martedì 24 aprile 2012

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Dell’Utri come Andreotti: “Mediò tra la mafia e Berlusconi, ma c’è la prova solo fino al 1977″
Pubblicate le motivazioni della sentenza di Cassazione che ha annullato, con rinvio, la condanna a sette anni per concorso esterno. "Convergenti interessi" del Cavaliere e di Cosa nostra. A salvare il senatore del Pdl, il "buco" tra il 1977 e il 1982, quando lasciò il Cavaliere per andare a lavorare da Rapisarda. E con l'ascesa di Riina il senatore potrebbe essere diventato una vittima di Cosa nostra. Confermato l'incontro del 1974 tra il futuro premier e i boss Bontade, Teresi e Di Carlo
Il senatore Marcello Dell’Utri è stato davvero il “mediatore” tra Silvio Berlusconi e Cosa nostra, alla quale il Cavaliere di Arcore pagò “cospicue somme” per la sua sicurezza e quella dei suoi familiari. Dell’Utri ha davvero contribuito al “rafforzamento dell’associazione mafiosa”. Però il reato è compiutamente provato soltanto fino al 1977, e non per gli anni successivi. Un punto fondamentale per il calcolo della prescrizione, e dunque per determinare o meno una condanna definitiva.

E’ questo il punto centrale fissato dalla Corte di Cassazione nelle motivazioni della sentenza che ha annullato con rinvio la condanna in appello per concorso esterno a Dell’Utri. Un caso molto simile a quello di un altro politico illustre, Giulio Andreotti. Che, secondo la sentenza definitiva, ha favorito Cosa nostra “fino alla primavera del 1980″, e il relativo reato è dunque prescritto. Ma nel caso di Dell’Utri la partita è ancora aperta, dato che il processo è stato rinviato a un nuovo appello. E, secondo i calcoli della Cassazione, allo stato attuale si potrebbe prescrivere nel 2014.

E’ “probatoriamente dimostrato”, scrive la quinta sezione penale della Cassazione presieduta da Aldo Grassi, che Marcello Dell’Utri “ha tenuto un comportamento di rafforzamento dell’associazione mafiosa fino a una certa data, favorendo i pagamenti a Cosa nostra di somme non dovute da parte di Fininvest. Tuttavia va dimostrata l’accusa di concorso esterno per il periodo in cui il senatore di Forza Italia lasciò Fininvest per andare a lavorare per Filippo Alberto Rapisarda, tra il 1977 e il 1982″. La suprema Corte dice che il giudice del rinvio dovrà “nuovamente esaminare e motivare se il concorso esterno contestato sia oggettivamente e soggettivamente configurabile a carico di Dell’Utri, anche nel periodo di assenza dell’imputato dall’area imprenditoriale Fininvest e società collegate”.

E dopo il 1982? I rapporti tra Dell’Utri e gli uomini di Cosa nostra continuano, così come i pagamenti di Berlusconi, almeno fino al 1992. Ma per questo periodo i giudici, si legge ancora nelle motivazioni, non hanno dimostrato con certezza se questi rapporti fossero ancora determinati da “reciproco interesse”, o se invece il braccio destro di Berlusconi non fosse diventato in sostanza una vittima. Anche perché nel 1981 i “garanti del patto”, i boss Stefano Bontate e Mimmo Teresi vengono inghiottiti dalla guerra di mafia che apre la strada ai Corleonesi di Totò Riina.  ”La corte territoriale”, si legge nelle motivazioni, ha trascurato “del tutto quello che apparirebbe un rapporto estremamente teso tra Dell’Utri riluttante ai pagamenti e i vertici mafiosi del dopo Bontate”, compreso Riina, “autore di repliche perentorie e/o di attentati”.
Nelle motivazioni viene anche dipinto un ruolo in chiaroscuro di Silvio Berlusconi. Che per i giudici paga Cosa nostra “in stato di necessità” per assicurare la sua protezione e quella dei suoi cari. Ma in un altro passaggio si legge che ”la consorteria mafiosa aveva, grazie all’iniziativa di Dell’Utri che si era posto come trait d’union, siglato con l’imprenditore un patto, all’inizio non connotato e tanto meno sollecitato da proprie azioni intimidatorie (la suprema Corte cita al proposito le emergenze probatorie a sostegno della tesi che le minacce ricevute da Berlusconi fossero di matrice catanese ma soprattutto calabrese) oltre che finalizzato alla realizzazione di evidenti risultati di arricchimento”.

Nelle motivazioni è citato anche la presunta estorsione di Dell’Utri denunciata dall’imprenditore trapanese Vincenzo Garraffa a proposito della sponsorizzazione di Publitalia alla sua squadra di pallacanestro. Una vicenda non ancora conclusa dopo un tortuoso iter giudiziario, e che dunque non può essere utilizzata come prova al processo. Ma, secondo i giudici di Cassazione, vale come “indicatore dei rapporti che Dell’Utri”, ancora nei primi anni Novanta, “intratteneva con personaggi di caratura mafiosa per risolvere, con o senza iniziative intimidatorie, questioni di interesse patrimoniale”.

Un patto che, aggiungono i giudici, “risentiva di una certa, espressa propensione dell’imprenditore Berlusconi a ‘monetizzare’, per quanto possibile, il rischio cui era esposto e a spostare sul piano della trattativa economica preventiva l’azione delle fameliche consorterie criminali che invece si proponevano con annunci intimidatori”.

La Cassazione ritiene pienamente confermato l’incontro del 1974 tra Berlusconi, Dell’Utri e i capimafia Francesco Di Carlo, Stefano Bontate e Mimmo Teresi, raccontato tra l’altro dallo stesso Di Carlo, collaboratore di giustizia. In uno degli uffici del futuro presidente del consiglio, in foro Bonaparte a Milano, fu presa la “contestuale decisione di far seguire l’arrivo di Vittorio Mangano presso l’abitazione di Berlusconi in esecuzione dell’accordo” sulla protezione ad Arcore. I giudici di merito hanno trovato un “preciso riscontro nelle dichiarazioni di altro collaboratore, il Galliano, il quale aveva riferito di avere appreso i dettagli di quello stesso incontro e del suo scopo, forniti da Cinà nel corso di un pranzo con altri esponenti mafiosi nel 1986”. La tenuta delle prove dell’incontro diretto tra Berlusconi e i boss erano state messe fortemente in dubbio da Francesco Iacoviello, il sostituto procuratore generale dell’udienza in Cassazione su Dell’Utri.

La quinta sezione penale scrive che “la motivazione della sentenza impugnata si è giovata correttamente delle convergenti dichiarazioni di più collaboratori a vario titolo gravitanti sul o nel sodalizio mafioso Cosa nostra – tra i quali Di Carlo, Galliano e Cocuzza- approfonditamente e congruamente analizzate dal punto di vista dell’attendebilità soggettiva”.

Pienamente riscontrato anche “il tema dell’assunzione -per il tramite di Dell’Utri- di Mangano ad Arcore come la risultante di convergenti interessi di Berlusconi e di Cosa nostra” e “il tema della non gratuità dell’accordo protettivo, in cambio del quale sono state versate cospicue somme da parte di Berlusconi in favore del sodalizio mafioso che aveva curato l’esecuzione di quell’accordo, essendosi posto anche come garante del risultato”.

Nelle 146 pagine di motivazioni, la suprema Corte parla “senza possibilità di valide alternative di un accordo di natura protettiva e collaborativa raggiunto da Berlusconi con la mafia per il tramite di Dell’Utri che, di quella assunzione, è stato l’artefice grazie anche all’impegno specifico profuso da Cinà”.


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Stoner: "A Jerez andiamo forte"
Rossi: "Migliorare è un obbligo"

JEREZ (Spagna), 24 aprile 2012

L'australiano della Honda: "In Spagna nei test siamo andati fortissimo, non vedo l'ora di correre". Il Dottore: "La pista mi piace molto, saranno fondamentali le prove"

Valentino Rossi, 33 anni, in piega a Losail. Reuters
Valentino Rossi, 33 anni, in piega a Losail. Reuters
Dopo il doppio podio conquistato sul circuito di Losail nella gara inaugurale del Campionato con Dani Pedrosa secondo e Casey Stoner terzo, i piloti Honda arrivano a Jerez decisi a ripetere le ottime prestazioni e il buon potenziale dimostrato su questa pista nei test invernali. "Dopo la difficile gara del Qatar - ammette Casey - non vedo l'ora di correre a Jerez dove abbiamo fatto dei test di precampionato molto positivi. In passato non ho mai ottenuto dei bei risultati su questa pista, ma il buon passo con cui abbiamo girato a marzo ci rende molto fiduciosi. Per quanto riguarda la moto, ci sono ancora degli aspetti su cui dobbiamo lavorare, in particolare il chattering in entrata e in uscita di curva. Una volta risolti questi problemi, avremo veramente un pacchetto molto competitivo. Ritornato dal Qatar, ho lavorato sul pompaggio dei muscoli del braccio destro di cui ho sofferto in gara e adesso va molto meglio. Abbiamo trattato il problema nello stesso modo di quando si verificò nel 2010 a Silverstone e spero che il dolore non si ripresenti questo fine settimana". Ottimista anche Pedrosa: "Dobbiamo restare molto concentrati e fare un ottimo lavoro nelle qualifiche per prendere il via da una buona posizione in griglia. Mi piace molto la pista e il supporto dei fans spagnoli è incredibile, spero che le tribune siano piene perchè il calore della gente rende l'atmosfera di questo gran premio ancora più speciale. Arriviamo carichi dal Qatar, iniziare la stagione con un podio è importante, ma non possiamo rilassarci".
Gazzetta TV
 
VALENTINO SPERA — Valentino Rossi spera nell'effetto Jerez: il Dottore è il pilota più vittorioso in assoluto sulla pista andalusa, con ben otto successi in carriera di cui sei in MotoGP. "La pista mi è sempre piaciuta molto e dobbiamo sicuramente provare a far meglio che in Qatar. Nei test di marzo, alla fine dei tre giorni, avevamo trovato un set-up discreto per la GP12, quindi abbiamo una base da cui partire per preparare la moto per la gara. Sarà molto importante lavorare bene nelle prove di venerdì e sabato, cercando soprattutto di mantenere la giusta direzione e sfruttare quello che abbiamo a disposizione al momento".
Gasport© RIPRODUZIONE RISERVATA

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Il nuovo iPad senza hot spot
per gli utenti 3, Vodafone e Tim

In Italia la maggior parte degli operatori non consente di far condividere ad altri terminali la connessione internet del tablet. Ognuno di loro spiega la situazione a modo suo. L'unico operatore che lo consente è Wind in quanto non ha accordi commerciali con Apple. Una limitazione che si può aggirare ma bisogna smanettarci. Perché? di ALESSANDRO LONGO

C'E' UNA BRUTTA sorpresa per quelli che utilizzano il nuovo iPad con le sim Tim, 3 Italia o Vodafone: si ritrovano bloccata la funzione di hot spot Wi-Fi. Non possono insomma condividere con altri terminali (cellulari, computer) la connessione internet attiva sulla sim dell'operatore. Se ne sono accorti molti utenti e hanno denunciato la cosa su vari forum. A quanto risulta a Repubblica.it, si tratterebbe di una scelta contrattuale di Apple e riguarda per altro anche operatori di altri Paesi europei 1.

Si noti che il problema colpisce quasi tutti gli utenti di iPad con funzioni di rete mobile (Umts/Hspa). Basta infatti comprarlo da 3, Tim o Vodafone oppure semplicemente inserire la sim di uno di questi tre operatori, per subire il blocco dell'hot spot Wi-Fi (funzione anche detta di "tethering"). In sostanza, il tablet carica una versione software personalizzata per quei tre operatori: con le giuste configurazioni per connettersi (e questo è buono), ma niente hot spot (e questo lo è molto meno).

Pare che all'origine ci sia una scelta di alcuni operatori europei: di far pagare a parte il tethering, rispetto al normale canone internet mobile. Allora Apple avrebbe cercato di contrattare una percentuale di quel costo addizionale e, nel frattempo, ha bloccato il tethering. Si spiega così il motivo per cui gli utenti Wind non hanno problemi. Con quest'operatore infatti Apple non ha accordi commerciali.

La vicenda sta evolvendo bene, però, almeno per gli utenti di qualche operatore. "A maggio uscirà un aggiornamento software che risolverà la questione e sbloccherà il tethering, disabilitato non per nostra scelta", spiegano da 3 Italia. "Noi vogliamo fornire la funzione hot spot senza costi aggiuntivi per i clienti", aggiungono da Tim. Diversa è la versione di Vodafone: "la funzionalità di hot spot personale sul nuovo iPad è attualmente disabilitata perché è nuova e quindi la stiamo testando, per verificarne l'esperienza di utilizzo per i clienti". "Li avviseremo, quando eventualmente apriremo questa funzione". Insomma, una scelta "paternalistica" e chissà se gli utenti non preferirebbero comunque poter usare l'hot spot... anche a rischio di una cattiva "esperienza di utilizzo".

Nell'attesa di una (eventuale) soluzione dall'alto, che fare? È sempre possibile risolvere grazie al jailbreak dell'iPad, che comporta però il rischio di invalidare la garanzia. Su parecchi siti si trovano tuttavia accorgimenti tecnici per nascondere il jailbreak ai tecnici Apple (si tratta di eliminare un file di log nell'iPad).

Ma non solo: i più smanettoni possono abilitare l'hot spot senza dover fare jailbreak. Devono solo caricare sul tablet una nuova versione del "carrier bundle", che è il file contenente le personalizzazioni dell'operatore. Le guide per farlo abbondano sul web 2.
Ma alla fine può restare comunque un retrogusto amaro. Per avere una funzione prevista di serie sulle schede ufficiali del prodotto, gli utenti che l'hanno comprato sono costretti a smanettarci, magari rischiando. O ad aspettare  che gli venga generosamente concessa dall'alto. (24 aprile 2012)
 
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Spagna crocevia Mondiale
Ferrari, chiamata decisiva

MILANO, 23 aprile 2012

A Montmeló tutti i team porteranno importanti novità tecniche. Per la rossa è un momento cruciale se si vuole consentire ad Alonso di continuare a lottare per il titolo. Alonso: "Non possiamo continuare a sperare nelle disgrazie altrui"

Quattro vincitori differenti nei primi quattro GP, gare con degradi di gomme che rendono tutto incerto fino alla fine, un Nico Rosberg per la prima volta vittorioso, una Lotus capace di mettere due vetture sul podio, ma alla fine chi comanda il Mondiale? Sebastian Vettel. Tutto cambia perché niente cambi, verrebbe da sintetizzare. In Bahrain il campione del mondo si è ripreso vittoria e vetta del Mondiale anche se, rispetto al 2011 e a dispetto della fredda logica della classifica, dietro non c'è proprio lo stesso tipo di leadership.
ALLE CALCAGNA — L'anno scorso il tedesco dopo 4 gare aveva già messo in cascina 93 punti, frutto di tre vittorie e un secondo posto. Quest'anno ha 40 punti in meno, una sola vittoria all'attivo e ben 4 avversari alle calcagna racchiusi in appena 10 punti. Segno che la Red Bull, benché vettura da rispettare, ha perso molto di quel vantaggio che le ha consentito di passeggiare un anno fa. Eppure l'effetto vittoria è stato importante: nel sondaggio post GP di Gazzetta.it i lettori considerano Sebastian il favorito per il campionato.
SBARCO IN EUROPA — Il prossimo appuntamento in Spagna darà il via al ciclo dei GP europei. I team presenteranno tante novità per cercare di far crescere le monoposto e tra questi anche la Ferrari. Alonso dopo il Bahrain ha quasi tirato un sospiro di sollievo: grazie al successo in Malesia e ai punti raggranellati qua e là è in piena corsa. La F2012 manca in termini di velocità pura (in qualifica e in gara la sofferenza è parsa netta) ma lo spagnolo sa anche che gli avversari non sono a distanza impossibile. Serve questo benedetto salto in avanti nelle prestazioni e a Montmeló si capirà se e quanto le strigliate del presidente Montezemolo avranno avuto effetto.
SALTO DI QUALITà — "Quello che posso dire è che si è chiuso un primo ciclo di gare molto duro per noi - ha detto Stefano Domenicali - ce lo aspettavamo. Siamo riusciti a limitare i danni, almeno per quanto riguarda la classifica piloti. Ora dobbiamo pensare al futuro, a fare quel salto di qualità che ci deve consentire di permetterci di lottare per il podio e non soltanto per un posto in zona punti. È quello che chiedo da settimane ai nostri tecnici e ora mi aspetto di vedere già da Barcellona i risultati dello sforzo che stiamo facendo in ogni settore.” Alonso è stato ancora più esplicito: “Finire questa serie di quattro gare in questa posizione è positivo anche se, inutile nasconderlo, non possiamo essere complessivamente contenti. Ora è chiaro che dobbiamo fare un passo avanti perché non è che possiamo sempre contare sulle disgrazie altrui". Felipe Massa conferma l'importanza del GP spagnolo: "A Barcellona tutti porteranno delle grosse novità e noi dovremo essere più bravi degli altri, perché dobbiamo recuperare il terreno perduto".
g.fer.© RIPRODUZIONE RISERVATA