giovedì 24 gennaio 2013

già........

Ecco la Honda per il 2013
È la rivale numero 1 per Rossi

MADRID (Spagna) , 24 gennaio 2013

Svelata a Madrid la RC213V con cui Pedrosa e il debuttante Marquez, entrambi spagnoli, daranno l'assalto al titolo mondiale. Per la Yamaha di Vale sarà l'avversaria da battere. Nakamoto: "Dani da titolo, marc da podio". Livio Suppo nuovo team principal

Dani Pedrosa, 27 anni, e Marc Marquez, 19, con la nuova Honda
Dani Pedrosa, 27 anni, e Marc Marquez, 19, con la nuova Honda
Presentata a Madrid la nuova Honda per la stagione 2013 della MotoGP, la RC213V che sarà affidata a Dani Pedrosa, secondo l'anno scorso nel mondiale (qui il film della stagione 2012) alle spalle di Jorge Lorenzo, e al debuttante Marc Marquez, iridato in carica della Moto2. L'evoluzione della moto che nella stagione passata ha vinto più di tutte, 12 gare - 7 con Pedrosa, 5 con Stoner, ritiratosi a fine stagione e rimpiazzato dal 19enne Marquez -, ha sempre la livrea dello storico sponsor Repsol, anche se c'è un maggiore componente di bianco.
Un'altra immagine della coppia Honda Pedrosa-Marquez. Afp
Un'altra immagine della coppia Honda Pedrosa-Marquez. Afp
i piloti — "Essere qui nel team ufficiale è come un sogno, non vedo l'ora che inizino i test in Malesia", ha detto il giovanissimo - compirà 20 anni il 17 febbraio - Marc Marquez, spagnolo come il compagno di team. Anche Pedrosa non vede l'ora di ritrovarsi in pista, per i primi test stagionali, dal 5 al 7 febbraio in Malesia: "Quest'anno la moto potrebbe darci una spinta in più nelle gare; adesso vedremo in Malesia come regolare al meglio la moto in vista della prima gara".
nakamoto: "dani da titolo" — Presenti il nuodo team principal, Livio Suppo, il capo della Dorna, Carmelo Ezpeleta, e il vicepresidente esecutivo dell'HRC, Shuhei Nakamoto, che ha detto: "La Honda ha continuato lo sviluppo della moto dello scorso anno, quella con il nuovo motore che Pedrosa e Stoner hanno già usato da Laguna Seca in poi. Pedrosa avrà sicuramente la chance di vincere il campionato se dimostrerà la continuità del finale della scorsa stagione, mentre Marquez avrà bisogno di un po' di tempo per adattarsi alle gomme, ma lotterà per il podio".

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Tv, filtro contro i disturbi da rete 4G
Gratis solo se hai pagato il canone

Il digitale terrestre potrebbe subire delle interferenze dalla nuova rete mobile ad alta velocità. L'Adiconsum contro la scelta di tutelare solo gli utenti Rai "in regola" con la tassa televisiva

di ALESSANDRO LONGO La tivù digitale terrestre di colpo si vede male o non si vede affatto? Potrebbe essere colpa delle interferenze causate dalle nuove reti mobili 4G: da qualche giorno è appunto nato uno sportello online ministeriale dove rivolgersi per chiedere l’intervento gratuito del tecnico e così risolvere. Peccato che sia utilizzabile solo da chi risulta in regola con il canone.

Gli altri, risolvano a proprie spese: un’idea che l’Adiconsum giudica “illegittima e iniqua”. L’associazione è quindi sul piede di guerra e ha scritto al ministero allo Sviluppo economico perché estenda l’intervento gratuito a tutti i cittadini. E’ la Fondazione Ugo Bordoni (presso il ministero) a gestire lo sportello e ad aver comunicato che solo le famiglie in regola con il canone hanno diritto a questo intervento.

In sostanza deve venire un tecnico e montare un filtro sull’antenna condominiale, per isolare il segnale proveniente dai nuovi ripetitori 4G (Lte) e così evitare le interferenze.

La Fondazione starebbe commettendo “un grave errore ed un'iniquità. Il canone RAI, infatti, ha natura tributaria e non ha nulla a che vedere con la fornitura del servizio pubblico essenziale come è la televisione”, dice Pietro Giordano, segretario generale di Adiconsum. “Non è possibile mischiare il diritto dei consumatori di accedere ad un servizio pubblico essenziale (vedi art.1 L. 103/75)- continua Giordano - con il dovere di pagare la tassa di possesso della TV”, spiega.

Per altro, così facendo, “si escluderebbero dall'assistenza gratuita non solo tutti coloro i quali, ad esempio, abbiano in corso una controversia o una contestazione con la Rai per il pagamento del canone (magari perché non dovuto o perché già versato), ma anche coloro i quali abbiano solo di recente cambiato la propria residenza, o abbiano solo di recente acquistato un immobile come prima casa, ed ancora non abbiano avuto comunicazione alcuna per il pagamento del canone Rai”.

La situazione è destinata a esplodere presto, questo è certo. Gli operatori mobili stanno estendendo la copertura Lte proprio in questi giorni. E’ di oggi la notizia che Vodafone ha portato la nuova rete a 40 località sciistiche; raggiungerà 20 città a marzo. Telecom Italia ha comunicato invece la settimana scorsa di essere arrivata a 30 comuni. A febbraio partirà anche 3 Italia.

L’Lte promette fino a 100 Megabit di banda, per cella radiomobile, e quindi darebbe vera banda larga in mobilità, da chiavetta, tablet o smartphone. Ma la polemica delle interferenze  può mettersi di traverso ai piani degli operatori. Il motivo è che da gennaio gli operatori sono autorizzati a utilizzare, per l’Lte, anche le frequenze 800 MHz, finora destinate solo alla tivù. Su queste frequenze convivranno insomma il segnale televisivo e quello dei cellulari, di qui il rischio di interferenze, che riguarderanno le case vicine ai ripetitori Lte.

Potrebbero essere circa un milione di famiglie, secondo stime preliminari della Fondazione Ugo Bordoni: alcuni avranno immagini disturbate, altri perderanno del tutto il segnale tv. D’altro canto, è proprio grazie agli 800 MHz che gli operatori potranno coprire una vasta parte dell’Italia con l’Lte. Al momento hanno evitato di usare queste frequenze, ma lo faranno nelle prossime settimane: allora il problema delle interferenze scoppierà in tutta evidenza.
(23 gennaio 2013) 
 
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Efficienza energetica dell'Italia
Dall'Enea bilancio in chiaroscuro

Rapporto annuale dell'ente per l'energia alternativa. La situazione di eccellenza che ci aveva distinto si va però attenuando nel confronto con gli altri paesi industrializzati, in particolare la Gran Bretagna. Ma va meglio rispetto alla Germania e Francia

di ANTONIO CIANCIULLO
ROMA – Nei settori in cui l’azione di governo è stata, nonostante qualche oscillazione, coerente, l’Italia guadagna posizioni nella battaglia contro gli sprechi energetici. Nei settori in cui ha prevalso l’immobilismo il deficit rispetto ai paesi leader resta netto. Migliorano nettamente le prestazioni delle case anche grazie al 55% di detrazione fiscale per gli interventi di miglioramento ambientale; corre l’industria; lontani dagli obiettivi trasporti e terziario.

E’ la sintesi che emerge dal rapporto annuale sull’efficienza energetica reso noto dall’Enea. I numeri d’assieme forniti dallo studio sono positivi: nel 2011 si è registrato un risparmio complessivo di 57.595 gigawattora anno, con un incremento del 17,1% rispetto al 2010. E nel 2010 l’efficienza energetica è aumentata di oltre 1 punto percentuale rispetto al 2009.

Analizzando nel dettaglio le prestazioni del sistema Paese si nota però una certa distanza dalla situazione di eccellenza che aveva distinto l’Italia: la performance “se confrontata con l’intensità energetica di altri paesi europei a simile sviluppo industriale risulta per noi positiva del 12,8% rispetto alla Germania e del 18,4% rispetto alla Francia, ma superiore e quindi negativa, rispetto al Regno Unito (+10%) che ha compiuto progressi continuativi nell’ultimo trentennio”. Nel 2010 l’Italia figurava al quarto posto (dopo Irlanda, Danimarca e Regno Unito) nella classifica europea dell’intensità energetica.

Una buona posizione legata al salto di efficienza nel settore residenziale ottenuto grazie a milioni di famiglie che hanno installato caldaie ad alta efficienza e migliorato la coibentazione degli appartamenti. L’industria “ha avuto significativi miglioramenti solo negli ultimi 6 anni”. Il settore dei trasporto “ha registrato l’aumento di efficienza più modesto”.

Dall’analisi dei numeri l’Enea estrae alcuni suggerimenti: incrementare la riqualificazione energetica edilizia estendendo il meccanismo delle detrazioni fiscali; migliorare la qualità energetica degli edifici pubblici; introdurre i sistemi di trasporto intelligenti che in Europa hanno consentito di ridurre di un quinto i tempi di percorrenza e del 12% i consumi energetici; sviluppare le smart grid; rendere più flessibile l’uso della rete elettrica accrescendo il ruolo del consumatore.

“Si tratta di risultati che hanno una significativa ricaduta per l’economia italiana e che costituiscono dei progressi effettivi in un processo di riconversione verso la green economy”, ha dichiarato il commissario dell’Enea Giovanni Lelli. “L’Italia deve ora massimizzare le opportunità connesse all’efficienza energetica puntando a superare gli obiettivi europei al 2020”.
Se il paese riuscirà ad accelerare il miglioramento dell’efficienza energetica e a non disperdere il know how e gli oltre 100 mila posti di lavoro creati nel settore delle rinnovabili avrà più possibilità di agganciare il treno della ripresa economica. E’ una partita che si gioca nei prossimi mesi. 

Anche perché se, invece di confrontare il 2011 con il 2010, si allarga lo sguardo agli ultimi 20 anni emerge un quadro molto critico. “Le tabelle dell’Enea dimostrano in modo lampante che dal 1990 il livello di efficienza energetica in Italia è diminuito in tutti i settori. Questo anche a causa di provvedimenti mai coerenti e molto contraddittori”, commenta Mariagrazia Midulla, del Wwf. “Tra pochi mesi il 55% per l’efficienza scadrà di nuovo e le defiscalizzazioni per le ristrutturazioni edilizie torneranno al 36%. Di nuovo dovremo invocare il Parlamento perché faccia una legge che finalmente stabilizzi gli incentivi sulle ristrutturazioni, con una chiara priorità all’efficienza energetica”.
(23 gennaio 2013)
 
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Nuove Pirelli, GP più animati
"Più sorpassi e strategie"

MILANO, 23 gennaio 2013

Presentate le coperture del prossimo Mondiale: mescola più morbida e differenze di prestazioni importanti per garantire anche 2-3 soste a gara. Tronchetti Provera: "La F.1 ci apprezza, vogliamo continuare per molto tempo". Alonso su twitter: "È quasi lo stesso del 2012"

Mescole più morbide, corona rinforzata e strutture meno rigide: sono le novità dei pneumatici della Pirelli che fornirà anche nel 2013 le coperture ai team di F.1 per il terzo anno di fila. La Casa milanese ha presentato oggi nel suo quartier generale i pneumatici che vedremo in pista già nei primi test della stagione. Esternamente la novità più rilevante sarà la colorazione delle gomme a mescola hard. Le gomme dure non avranno più colorazione argento, ma avranno la banda laterale arancione. I nuovi colori saranno dunque il rosso per le extrasoftt, giallo per le soft, bianco per le medium e arancio per le hard. Restano il verde per le gomme da pioggia (rain) e il blu per le gomme da bagnato estremo (heavy rain).
Gazzetta TV
 
filosofia — Da un punto di vista costruttivo, però, la rivoluzione sarà importante. La caratteristica distintiva è, come detto, l’ammorbidimento complessivo delle mescole di tutte le soluzioni da asciutto e da bagnato, elemento che comporterà un più rapido raggiungimento della temperatura ottimale e prestazioni più veloci di mezzo secondo al giro per tutti gli pneumatici rispetto allo scorso anno. La forbice di prestazioni tra le varie mescole è superiore ai 5 decimi di secondo. Spiega bene la nuova filosofia costruttiva Paul Hembery: "L'anno scorso, dopo un avvio spettacolare con il record di sette vincitori diversi nelle prime sette gare, nella seconda metà della stagione c'è stato un netto livellamento e si è spesso ricorsi a un solo pit stop. Ci hanno quindi chiesto di sviluppare una gomma in grado di animare ulteriormente le gare nella prossima stagione. Il range 2013 spariglia di nuovo le carte con l’obiettivo di assicurare maggiori possibilità di sorpasso e 2-3 soste a gara".
Gazzetta TV
 
oltre il 2013 — Per quanto riguarda le voci di un possibile ritiro dalla F.1 al termine della prossima stagione ha parlato il presidente della Pirelli Marco Tronchetti Provera: "Lavoriamo bene con i team e con l'organizzazione, le cose procedono e mi auguro che la partnership duri ancora per molto tempo. Sta funzionando, la nostra gente è molto apprezzata non solo per il prodotto ma anche per l'assistenza. La Ferrari? La passione è fortissima, ma devo dimenticarla perché tutti i team sono con noi, come sportivo naturalmente spero in una bella stagione per la Ferrari. Chi vincerà il Mondiale? La Pirelli".
il parere di alonso — Arriva poi il parere di Alonso, che su twitter alla domanda di un suo follower, sulla possibilità che le nuove Pirelli possano aumentare la competitività del mondiale o livellarla, ha rispsto: "Sono quasi la stessa cosa del 2012".
Gasport© RIPRODUZIONE RISERVATA

sabato 12 gennaio 2013

http://www.youtube.com/watch?v=wIylAwF_xSA

La metà del cibo prodotto nel mondo
non viene consumato e finisce in spazzatura

Il rapporto della britannica Institution of mechanical engineers (Ime): due miliardi di tonnellate di alimenti vengono distrutti; tra il 30 e il 50 % spesso senza neanche arrivare nei piatti dei consumatori

Circa la metà del cibo prodotto nel mondo - due miliardi di tonnellate circa - non viene consumato e finisce nella spazzatura senza essere riciclato. Questa è l'impressionante conclusione di un rapporto curato dalla britannica Institution of mechanical engineers (Ime) che nelle sue analisi denuncia, tra i fattori di spreco, per il mondo sviluppato le date di scadenza troppo ravvicinate indicate sugli alimenti e per il mondo in via di sviluppo le "pratiche tecniche e agricole arretrate".

Il rapporto dell'Ime - Global food, waste not , want not - mette per la prima volta in rilievo in tutta la sua portata il fenomeno strutturale dello spreco alimentare servendosi di date e statistiche dettagliate.

Le nude cifre sono impressionanti. Tra il 30% e il 50% degli alimenti preparati per il consumo non arrivano mai sul piatto dei consumatori e questo a fronte di una situazione che, secondo le stime Onu, vede in prospettiva una crescente pressione sulle risorse naturali. L'Onu stima che nei prossimi decenni ci saranno altri 3 miliardi di bocche da sfamare e proprio in considerazione di questo trend l'Ime invita a combattere lo spreco sistematico di cibo.

La cosa non riguarda naturalmente Soltanto i prodotti 'finiti'. In Gran Bretagna, ad esempio, circa il 30% delle verdure coltivate non vengono mai raccolte e questo significa in concreto lo spreco - oltre che delle stesse verdure - di qualcosa come 550 miliardi di metri cubici d'acqua utilizzati per innaffiare prodotti che non raggiungeranno mai i consumatori. Le diete a base di carne, aggiunge l'Ime, complicano ulteriormente la situazione considerato che per l'allevamento lo sfruttamento delle risorse idriche è molto più elevato (per un chilo di carne serve acqua in quantità 20, 50 volte più elevata che per l'equivalente in vegetali).

Tim Fox, responsabile energia ambiente per l'Ime, conclude: "Il quantitativo di cibo sprecato e perso in tutto il mondo è vertiginoso. Questo cibo potrebbe essere usato in prospettiva per alimentare la popolazione mondiale, in costante aumento come per far fronte ai bisogni di chi soffre la fame oggi. E tutto cià implica anche uno spreco non necessario di terra, acqua e energia....I governi e le agenzie internazionale, e l'Onu in particolare, dovrebbero lavorare di concerto per fare in mondi di cambiare la mentalità della gente e scoraggiare le pratiche di spreco di contadini, produttori di cibo, supermercati e consumatori".
(10 gennaio 2013)

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Red Bull punge: "Alonso politico"
Fernando: "Mi temono. Lusingato"

Milano, 8 gennaio 2013

Stoccate allo spagnolo da Helmut Marko: "Seb pensa solo a guidare, Fernando è impegnato coi commenti divertenti. A fine anno provocava, ci siamo detti di ignorarlo". La risposta via Twitter del ferrarista: "Bello, mi considerano il rivale n.1"

Alonso-Vettel, il super duello del 2012. Afp
Alonso-Vettel, il super duello del 2012. Afp
"Sebastian Vettel pensa a guidare e lo fa in modo perfetto. Fernando Alonso è impegnato con la politica e con i commenti divertenti". Dalla Red Bull partono un paio di frecciate in direzione di Maranello. Helmut Marko, consulente e uomo di riferimento del team guidato da Chris Horner, è convinto che Vettel abbia conquistato il titolo iridato grazie al suo approccio impeccabile: il tedesco, dice Marko, pensa solo alla Formula 1. Fernando Alonso, secondo nel Mondiale al volante della Ferrari, tende invece a farsi distrarre da situazioni esterne. "La guida di Sebastian è stata virtualmente perfetta - dice Marko al Red Bulletin, il magazine del team anglo-austriaco, come riferisce Autosport - ma lui è un fenomeno, è sempre così. Dopo la pausa estiva, il suo rendimento si impenna. È andata così anche negli anni scorsi: non so come faccia, ma se continua a farlo non può essere una coincidenza. È tutto legato al suo metodo di lavoro, al modo in cui si isola dal resto del mondo. Può contare su energie di riserva che gli altri piloti, invece, non hanno".
vecchio stile — "Fernando Alonso, ad esempio, è impegnato con la politica e con i commenti divertenti - ha detto Marko - Vettel ignora tutto questo: non legge i giornali e non va su Internet. Questo è il punto: ci concentriamo sul lavoro, cerchiamo di realizzare la monoposto più veloce e di rendere il team più forte". Secondo Marko, alla Ferrari si sente l'assenza di una direzione 'vecchio stile'. "A Enzo Ferrari non sarebbe assolutamente piaciuta la sconfitta, avrebbe riconosciuto i meriti degli avversari. Poi avrebbe messo alla frusta i suoi ragazzi, per trovare il modo di batterci".
 
parla stewart — Invece la Ferrari e Alonso hanno disperso energie preziose. "Penso che alla fine della stagione fosse visibile lo stress di Fernando. Le dichiarazioni come 'Il mio rivale è Hamilton, non Vettel' o 'l'avversario è Newey (il progettista della Red Bull, n.d.r.) erano solo schermaglie psicologiche. Noi abbiamo semplicemente detto 'Ignoriamolo'". Su Vettel, secondo Marko "si dicono tante sciocchezze, come che non sia in grado di effettuare sorpassi. Beh, guardate le gare di Abu Dhabi e del Brasile. Oppure, si dice che vinca solo grazie alla monoposto progettata da Newey. Noi corriamo con due monoposto di Adrian, perché non mettiamo a segno una doppietta in ogni gara?". Il team non dà più peso alle voci secondo cui Vettel potrebbe trasferirsi a Maranello in futuro. "Il grande Jackie Stewart dice che Vettel deve andare in un'altra squadra per dimostrare il suo valore. Sono parole pronunciate da chi ha ottenuto i suoi più grandi successi con un solo team, la Tyrrell. Non riesco a prenderle sul serio".
 
nuova ferrari a febbraio — Via Twitter la risposta di Alonso: "Bello leggere che mi considerano il rivale n.1 anche per il prossimo anno. E senza aver nemmeno iniziato a girare! Lusingato ;-)". E la prossima settimana, dal 14 al 18 gennaio a Madonna di Campiglio, è in programma Wrooom, il tradizionale evento che da più di vent’anni apre la stagione sportiva del Cavallino: Alonso, Felipe Massa e Stefano Domenicali risponderanno ai media presenti. Intanto la Ferrari ha fatto sapere che la nuova vettura sarà presentata a febbraio e che oggi sono sono iniziati i primi scavi delle fondamenta dell’edificio che ospiterà gli uffici direzionali, tecnici e amministrativi e le officine della nuova sede della squadra.
Gasport© RIPRODUZIONE RISERVATA
 
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Steam Box, un computer per giocare.
L'anti-console per rilanciare il Pc

Una macchina espressamente dedicata ai videogiochi, con una configurazione hardware e software chiusa e una precisa missione tecnologica: spodestare PlayStation e Xbox. E l'idea di Valve può contare su un parco utenti già molto vasto di IVAN FULCO

Un computer per domarli tutti, un computer per trovare un compromesso, un computer per ghermire i videogiocatori e al salotto incatenarli. Parola di Gabe Newell, CEO di Valve Software e deus ex-machina di Steam, la più importante piattaforma di distribuzione digitale per videogiochi, che in occasione degli ultimi Spike Video Game Awards ha confermato: il prossimo anno segnerà l’esordio del primo “computer per videogiochi” made in Valve. Ovvero, quello che tutti ormai conoscono ufficiosamente come Steam Box.

IMMAGINI: STEAM BOX, I GIOCHI

Il progetto di Newell, da lungo tempo accarezzato da Valve, forse non ha la poetica tolkeniana, ma per l'industria dell’intrattenimento potrebbe rivelarsi altrettanto epico. La promessa è quella di un PC espressamente dedicato ai videogiochi, con una configurazione hardware e software chiusa (un “ambiente fortemente controllato”, l’ha definito Newell) e una precisa missione tecnologica: sdoganare il PC gaming e introdurlo al popolo. Come dire, traghettarlo dalle scrivanie dei geek ai salotti delle famiglie, abbassando la soglia di accesso tecnica.
Per il settore sarebbe una prima assoluta. Ma soprattutto, uno strumento perfetto per avvicinare ai videogiochi PC tutti coloro che, ad oggi, non sono in grado di assemblare un computer, cambiare scheda grafica, installare driver o smanettare sui file di configurazione. Solo un sistema chiuso, una sorta di ibrido tra computer e console, da collegare al televisore, connettere in Rete e accendere per giocare. Una vera e propria scommessa che mira ad ampliare ulteriormente il mercato PC, un colosso da 18,6 miliardi di dollari nel 2011, con un tasso di crescita del 15% rispetto all'anno precedente.

Steam Box, le speculazioni. Oltre l’annuncio di Newell, la Steam Box rimane ancora avvolta nell’ombra. Eppure, la cronaca recente ha già offerto diversi spunti per speculare. Solo qualche settimana fa, Newell aveva definito “una catastrofe” il nuovo Windows 8, lamentando la prospettiva di un sistema operativo con minore libertà per gli sviluppatori, vista la presenza di uno store ufficiale controllato da Microsoft. Nello stesso periodo, Valve aveva iniziato a sviluppare la compatibilità con Linux della sua piattaforma Steam, al punto da far supporre che la futura Steam Box possa essere basata su una versione ad hoc di Linux. 
Diversi mesi fa, inoltre, erano circolati in Rete alcuni dati non ufficiali sulle specifiche hardware. Le indiscrezioni, finora non confermate, parlavano di un sistema basato su una CPU Core i7 e una GPU Nvidia, con 8 GB di RAM e uscita HDMI. Al contempo, si ipotizzava la compatibilità del sistema non solo con Steam, ma anche con Origin, la piattaforma di distribuzione digitale di Electronic Arts. Proprio in questi giorni, infine, Valve ha lanciato su Steam la nuova modalità Big Picture, pensata per usufruire del servizio direttamente sul televisore. Un'opzione che offre un’interfaccia in stile console, controlli via joypad e un browser integrato. In sostanza, un complemento perfetto per un ipotetico PC da salotto.

Interfacce dal futuro. Nel frattempo, in casa Valve prosegue lo sviluppo di nuove periferiche di controllo. Allo stato attuale, esisterebbero tre prototipi di controller in fase di studio, come confermato giorni fa dallo stesso Newell. Tra questi, da tempo si parla di un’innovativa tecnologia indossabile, presumibilmente un sistema per rilevare il movimento del giocatore o alcuni suoi parametri fisici, come il livello di tensione.
Parallelamente, alcune fonti avanzano l'ipotesi di un visore in realtà aumentata, in linea con il Project Glass sviluppato da Google. Oppure con l’Oculus Rift, un sistema per la realtà virtuale lanciato su Kickstarter e informalmente appoggiato da diversi esponenti dell’industria, tra cui Newell.  

Potere Steam. Per qualsiasi altro produttore (escluso forse Microsoft), la commercializzazione di un PC da salotto potrebbe sembrare un salto nel buio, ma non per Valve. Attraverso Steam, la società di Bellevue controlla già ora una rilevante percentuale del settore. Il servizio conta a oggi un catalogo di 1800 videogiochi e una comunità di 54 milioni di utenti (contro i 40 milioni di Xbox Live), con picchi di 6 milioni di giocatori connessi contemporaneamente. La nuova sezione Steam Greenlight, in cui gli sviluppatori indipendenti possono proporre i propri titoli, ha aperto un canale d’accesso anche alle produzioni minori. Da qualche settimana, inoltre, il catalogo Steam è stato esteso a software di qualsiasi genere, non solo videogiochi, con l’obiettivo di creare uno store in concorrenza con quelli di Apple, Google e Microsoft.
E così si chiude il cerchio di un lungo processo che, in questi anni, ha visto Valve muoversi gradualmente dalle scrivanie ai salotti. E che ora potrebbe concretizzarsi nella Steam Box. Obiettivo: creare un sistema integrato hardware-software che coniughi i punti di forza di due mondi, computer e console. Da una parte, la possibilità di offrire un sistema chiuso, più intuitivo per gli utenti. Dall’altra, la maggiore autonomia degli sviluppatori, non assoggettati alla concessione di kit di sviluppo da parte di Sony, Microsoft o Nintendo. Una battaglia per la libertà, dal punto di vista di Valve. Ma soprattutto, per il denaro di milioni di videogiocatori.
(17 dicembre 2012)
 
 

sabato 29 dicembre 2012

già....

Violazione copyright, chi ci rimette?
"In fondo è tutto marketing gratuito"


Studio indipendente commissionato dall'Agcom inglese va controcorrente. E prova ad anticipare le soluzioni utili a un giusto equilibrio tra offerta legale dei contenuti e l'ampliamento della libertà di scelta dei consumatori. Per evitare la criminalizzazione dei comportamenti quotidiani di ARTURO DI CORINTO




OGNI VOLTA che rigiriamo una email, pubblichiamo un poster pubblicitario su Facebook o una clip musicale su Youtube violiamo il copyright di qualcuno. Ogni volta che facciamo lo schizzo di un quadro durante la riunione aziendale violiamo un copyright, ogni volta che incolliamo la copertina di un libro su Twitter o pubblichiamo un articolo di giornale sul nostro blog violiamo un copyright. Ogni volta che fotografiamo i nostri bambini dentro un museo violiamo un copyright. Siamo tutti trasgressori. Ma chi ci rimette? Secondo i pubblicitari nessuno, è tutto marketing gratuito; secondo le associazioni di categoria a rimetterci sono gli autori delle opere. Un professore americano, John Tehranian, nel suo libro "Infringment Nation" ha calcolato l'ammontare delle potenziali richieste di risarcimento per ognuno di questi innocui atti quotidiani stimandolo su circa un milione di dollari al giorno.

Tutti criminali allora? Per l'industria del copyright sì. Le associazioni di categoria in tutto il mondo  -  gli editori belgi, l'associazione cinematografica americana, la Siae italiana, la Business Software Alliance e molte altre  -  lamentano quotidianamente perdite di miliardi di dollari o di euro di mancati introiti, tasse inevase e perdita di posti di lavoro, dovuti alla diffusione illegale di opere creative. I numeri che danno sono stratosferici e qualche dubbio su come vengono calcolati rimane.

Di recente l'Autorità inglese per le telecomunicazioni, Ofcom equivalente alla nostra AGCOM, ha pubblicato uno studio esteso sulla violazione del diritto d'autore in Inghilterra. Condotto su un campione di alcune migliaia di persone con un metodo inedito, questionari online e interviste faccia a faccia, lo studio di Kantar Media incaricata da Ofcom e pagata dall'Intellectual property office (Ipo) inglese ha fatto un po' di chiarezza sull'allarme copyright.

La ricerca ha stimato che nei tre mesi di monitoraggio dei comportamenti del campione su Internet solo 1l 16% dei soggetti considerati, dai 12 anni in su, aveva scaricato o "strimmato" o "acceduto" a materiale "illegale", cioè materiale di cui non si posseggono i diritti relativi all'acquisto. I livelli di violazione di questi diritti sono piuttosto variabili: l'8% ha consumato musica senza pagare, il 6% lo ha fatto coi film, il 2% con software e videogames. La maggior parte dei trasgressori sono maschi tra i sedici e i trentaquattro anni. Ma l'analisi ha anche registrato che questi consumatori scorretti consumano più contenuti digitali di tutti gli altri, anche pagandoli. Di questo 16% la metà ha dichiarato di farlo illegalmente perché i contenuti sono "gratuiti", e perché è comodo e veloce. Un quarto dei trasgressori dice di farlo per provare i "prodotti" e decidere se comprarli oppure no.

Il problema senza dubbio esiste e pone un questione centrale dell'era della riproducibilità tecnica di ogni oggetto e opera dell'ingegno umano, quello della giusta retribuzione degli autori e del mantenimento della filiera industriale grazie alla quale le loro opere arrivano confezionate al grande pubblico. Ma l'irrigidimento delle norme per tutelare il copyright non è l'unica strada per farlo. Nello studio di Ofcom il 39% dei trasgressori intervistati ha dichiarato che se i prodotti costassero meno non li scaricherebbero illegalmente, il 32% non lo farebbe se quello che cercano fosse disponibile legalmente, il 26% non lo farebbe se fosse finalmente chiaro cosa sia sotto copyright e cosa no.

Non a caso la Commissione Europea ha dichiarato di voler avviare un dialogo strutturato con tutti gli stakeholder per adattare il copyright all'era digitale e affrontare il tema della portabilità transfrontaliera dei contenuti, la questione degli user generated contents (contenuti generati dagli utenti) e del data mining (analisi di una grande mole di dati), come pure i prelievi sulle copie private. Un dialogo necessario per evitare che capiti ancora di poter sequestrare il computer a una bambina finlandese di nove anni che aveva scaricato la canzone di una pop star nazionale, molto popolare tra le adolescenti e le ragazzine.

Tutto qui? No. Le proposte alternative a riequilibrare i diritti degli autori e dei consumatori sono molteplici. A cominciare da quella del Centro Nexa del Politecnico di Torino di dare la facoltà a tutti gli autori di rilasciare le proprie opere nel pubblico dominio e di indicare di volta in volta le opere che non debbono starci. Una proposta simile a quella del dual licensing lanciata da Creative commons e molti gruppi di artisti e attivisti di poter distribuire le proprie opere con full-copyright o con un copyright attenuato secondo le convenienze e gli scopi del proprio lavoro. Il meccansimo potrebbe funzionare. Creative Commons ha festeggiato proprio questo mese i 10 anni dalla nascita del set di licenze libere che oggi campeggiano su moltissimi contenuti di Flickr o Tumblr, giornali, settimanali e televisioni come Al Jazeera e che ci dicono che tutto quello che non è vietato è permesso. Permesso d'autore.

(27 dicembre 2012)

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Nadal salta Doha e Aus Open
"Meglio essere prudenti"

Milano, 28 dicembre 2012

L'influenza intestinale costringe lo spagnolo a rinunciare al primo torneo ufficiale della stagione. No anche allo slam: il rientro slitta a febbraio, probabilmente ad Acapulco. Rafa: "Spero di poter tornare anche prima". Toni, zio e allenatore: "Non è ragionevole andare in Australia con così poca preparazione"


La maledizione si abbatte su Rafa Nadal. Il rientro del maiorchino slitta ancora: avremmo dovuto vederlo in campo ad Abu Dhabi già da giovedì, la data della sua prima partita stagionale potrebbe invece essere il 25 febbraio, quando dovrebbe (a questo punto il condizionale è d'obbligo) giocare sulla terra rossa di Acapulco, in Messico. Rafa, dunque, salterà anche l'Atp di Doha in programma da lunedì 31 a domenica 6 gennaio, primo torneo ufficiale della stagione al quale avrebbe partecipato da numero uno del seeding, vista l'assenza degli altri Fab Four, Djokovic, Federer e Murray. E salta anche gli Australian Open, il primo slam della stagione vinto una sola volta (nel 2009, l'anno scorso perse in finale contro Djokovic).

forfeit — A fermare Rafa è ancora il virus intestinale che lo ha tenuto fuori anche dall'esibizione di Abu Dhabi. Prima di Natale si era detto "pronto al rientro", poi proprio il 25 dicembre ha annunciato la ragione del nuovo stop. È dal 28 giugno che Nadal non gioca: quel giorno perse con Rosol al primo turno di Wimbledon, poi l'infortunio al ginocchio sinistro lo tiene lontano dai campi ormai da più di sei mesi.
 
il messaggio — "Il mio ginocchio sta piuttosto meglio e il processo di recupero è andato secondo le previsioni dei medici - ha scritto Nadal sul suo profilo Facebook - ma questo virus non mi ha permesso di allenarmi in quest'ultima settimana e nei prossimi giorni, pertanto, mio malgrado, non potrò rientrare nel momento che avevamo previsto. Credo che, come dicono i medici e il mio staff, è più prudente fare le cose per bene. Per il mio rientro bisognerà aspettare fino ad Acapulco, anche se non scarterei la possibilità di giocare prima qualche altro torneo".
lo staff — Anche Angel Ruiz-Cotorro, il medico principale dello staff, e Toni Nadal, zio e allenatore di Rafa, hanno spiegato la situazione. “La settimana scorsa Rafa ha avuto un virus che ha causato gastroenterie e febbre alta per 4 o 5 giorni. Perciò gli è stato raccomandato un riposo di una settimana. Date le circostanze e tenendo conto che il torneo di Doha comincia la prossima settimana, non sarebbe nelle condizioni fisiche necessarie a continuare con il processo di recupero ed è altresì impossibile che partecipi agli Australian Open". "Consideriamo molto precipitoso giocare in queste condizioni in Australia - ha aggiunto lo zio e allenatore Toni Nadal - Non è ragionevole senza un precedente periodo di adattamento alla competizione che il suo primo torneo siano gli Australian Open che è uno Slam, dunque con partite al meglio dei 5 set. Non credo che Rafa possa essere pronto per affrontare un torneo così difficile con così poca preparazione. Siamo stati davvero sfortunati con queste complicazioni, ma che possiamo farci? Dopo tanto tempo, meglio fare le cose per bene, è più professionale cominciare quando stiamo bene".
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Una Terra abitabile a "solo" 12 anni luce:
la vita è possibile nel sistema di Tau Ceti

Scoperti cinque pianeti con una massa compresa tra due e sei volte quella del nostro. Uno offrirebbe un ambiente dal clima temperato, permettendo l'esistenza di acqua allo stato liquido sulla superficie

NON E' LONTANISSIMA Tau Ceti, "appena" 12 anni luce. Dal nostro pianeta è possibile vederla. E tra le stelle vicine, è quella più simile al Sole che riscalda la nostra Terra. Anche perché intorno a Tau Ceti sono stati appena scoperti cinque pianeti, di cui uno molto particolare: si trova nella zona adatta ad ospitare la vi
ta, ha un clima di superficie temperato e potrebbe quindi contenere acqua allo stato liquido. Una nuova Terra, vicina noi. Dalla massa tra le due e le sei volte quella del nostro pianeta, un corpo celeste di dimensioni rilevanti.

La scoperta arriva dall'Università della California, con la partecipazione di altre strutture accademiche. Lo studio che ha condotto al ritrovamento sarà pubblicato sul Journal of Astronomy & Astrophysics, e si basa su un nuovo metodo di rilevazione spettrografica con segnali potenti teoricamente il doppio rispetto a quelli utilizzati finora, che ha permesso di produrre flussi di rilevamento analizzabili nel dettaglio. E da questi sono apparsi i cinque pianeti, finora mai rilevati, che fanno viaggiare l'iimaginazione e pensare alla zona di Tau Ceti come a una zona viva.

"Abbiamo scelto Tau Ceti perché abbiamo pensato che fosse un banco di prova ideale per testare il nostro metodo per la rilevazione di piccoli pianeti", ha dichiarato Hugh Jones della Università di Hertfordshire, Regno Unito. "Tau Ceti è uno dei nostri vicini più prossimi cosmiche così luminoso che si potrebbe venire a studiare le atmosfere dei pianeti in un futuro non troppo lontano," aggiunge James Jenkins, Università del Cile. Questa scoperta confermerebbe l'idea "che quasi tutte le stelle hanno pianeti, e la galassia deve quindi contenere un gran numero di pianeti potenzialmente abitabili con una dimensione simile alla nostra," come dice Steve Vogt dell'Università di Santa Cruz.
(19 dicembre 2012)
 
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Luna Rossa torna a sognare
Ecco la nuova sfida italiana

AUCKLAND (Nuova Zelanda), 26 ottobre 2012

Varata in Nuova Zelanda la barca catamarano che ritenterà la conquista della Coppa America. Da sabato iniziano i test in acqua

"Io ti battezzo Luna Rossa". Miuccia Prada madrina assesta una potente randellata con la bottiglia di champagne (preparata ad hoc) che va in mille pezzi mentre nel tramonto di Auckland si accendono fuochi d'artificio. Non c'è più la melodia napoletana in sottofondo, ma un sano rock italiano con Vasco che canta "Vado al massimo" più che un augurio una speranza per una barca che vuole portare in Italia la Coppa America per la prima volta.
350 invitati — Oltre 350 invitati e addirittura la diretta sul canale nazionale neozelandese danno la misura di cosa sia la vela da queste parti e che ha fatto dire a Peter Montgomery (la "voce" della Coppa per un decennio) che ha definito questa di Prada questa è la seconda sfida neozelandese alla Coppa... Ma il tricolore impresso sull'ala rigida, il rosso di Prada e l'innovativo colore a specchio, invece, raccontano di come questa sia sempre di più una sfida molto made in Italy.
 
leggenda — Subito dopo il varo, una potente gru ha alzato catamarano (il primo italiano per la Coppa) e con tanto di ala rigida lo ha appoggiato con molta molta delicatezza in acqua. Da domani - sabato - cominciano i primi test e lo skipper, Max Sirena, visibilmente e comprensibilmente emozionato, si augura che la prossima settimana possa navigare libera nel golfo di Hauraki, dove lo stesso Sirena, poco più di una decina di anni fa contribuì a creare la leggenda di Luna Rossa vincente. E da qui spiccare il volo per l'assalto al trofeo velico più antico del mondo, il prossimo anno a San Francisco.
dal nostro inviato
Gian Luca Pasini © RIPRODUZIONE RISERVATA

giovedì 13 dicembre 2012

Only Red

Alonso, alto gradimento
Per i team principal è il re

Milano, 13 dicembre 2012

Lo spagnolo ha vinto la classifica di gradimento dei capi delle scuderie intervistati dal britannico Autosport. Ha preceduto Vettel e Hamilton

Che la stagione di Fernando Alonso fosse stata superlativa lo avevano già detto tanti addetti ai lavori, giornalisti e tifosi. Ora è arrivata la conferma degli stessi team principal, i manager che gestiscono in pista le scuderie del Mondiale. Il magazine britannico Autosport li ha intervistati e chiesto loro di stilare (in forma assolutamente anonima) una classifica di rendimento dei piloti. Il punteggio da attribuire ai piloti è stato quello che la Fia utilizza per i GP: 25-18-15-12-10-8-6-4-2-1.
Gazzetta TV
 
i giurati — Hanno votato Christian Horner, Stefano Domenicali, Martin Whitmarsh, Ross Brawn, Eric Boullier, Frank Williams, Bob Fernley, Monisha Kaltenborn, Cyril Abiteboul, John Booth e Luis Perez-Sala. Lo spagnolo della Ferrari, giunto secondo nel Mondiale dietro a Vettel, ha vinto la classifica finale proprio davanti al tedesco. Per l'asturiano una bella soddisfazione anche se in più di un'occasione ha ribadito che avrebbe preferito invertire le due classifiche.
 
Questa la classifica del gradimento espresso dai team principal:
1. Fernando Alonso 269
2. Sebastian Vettel 198
3. Lewis Hamilton 177
4. Kimi Raikkonen 176
5. Jenson Button 104
6. Mark Webber 66
7. Nico Hulkenberg 50
8. Nico Rosberg 30
9. Sergio Perez 30
10. Felipe Massa 27
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Apple ci ripensa, Google Maps torna su iPhone

A settembre era stato lanciato un nuovo servizio di navigazione satellitare per i device della Mela. Ma una serie di clamorosi errori, costati anche le dimissioni di alcuni manager di primo piano per l'azienda, hanno condotto al ripensamento e ci sarà la possibilità di scegliere anche la nuova applicazione compatibile con i melafonini a partire da iOS 5.1

SAN FRANCISCO - La Apple ci ripensa e, diversi mesi dopo aver divorziato da Google, fa sapere che l'applicazione di Google Maps tornerà compatibile con iPhone che abbiano almento il sistema operativo iOS 5.1 (funzionerà anche sugli iPad anche se non esiste ancora una versione specifica per tablet). Nel settembre scorso la Apple aveva annunciato il lancio di un servizio di navigazione satellitare fatto in casa, escludendo il servizio di Google anche a seguito di controversie sulla pubblicità e la distribuzione dei ricavi. Ma aveva poi incappato in una serie di clamorosi errori nel sistema di mappatura. Il 'mappa-gate' ha costretto l'amministratore delegato di Apple Tim Cook a scusarsi con la clientela ed è costato la testa dei vertici dei servizi software della compagnia. A novembre Google aveva messo a punto una app per iPhone per testare una possibile "convivenza" con le mappe di Apple.

Il caso Australia. L'ultimo guaio le mappe di Apple lo avevano passato in Australia, dove addirittura le autorità avevano indicato nella app difettosa un reale pericolo per gli automobilisti, in particolare per la localizzazione della città di Mildura - indicata dalla app nel mezzo di una zona isolata dove l'acqua scarseggia e si raggiungono temperature elevatissime. Dopo aver dovuto soccorrere alcuni automobilisti in difficoltà, la polizia ha deciso di lanciare un allarme ben preciso: non usate le mappe Apple. Evidentemente l'episodio decisivo per innescare la scelta di tornare a offire sui dispositivi mobili anche le nuove app di Google. La scelta di default dei device rimane comunque il servizio di Apple.

Google maps riprogettata. "L'applicazione offre alla mappa più spazio sullo schermo e ne rende la fruizione in mobilità estremamente intuitiva. Il risultato è una mappa vettoriale ancora più nitida che si carica velocemente e consente di ruotare agevolmente le visuali 2D e 3D", spiega sul blog di Google Daniel Graf, responsabile di Maps per il mobile. La nuova applicazione di Google Maps è disponibile da oggi per iPhone e dal 4 gennaio per iPod Touch sulle piattaforme iOS 5.1 e successive (cioè dalla quarta generazione in poi dei dispositivi), in oltre 40 Paesi e 29 lingue tra cui cinese, olandese, inglese, francese, tedesco, italiano, giapponese e spagnolo. "Alla base di questa applicazione c'è il nostro costante impegno a migliorare la mappatura mondiale fornendo informazioni dettagliate su oltre 80 milioni di esercizi commerciali e luoghi di interesse - aggiunge Graf - A condurvi nel tragitto ci saranno un navigatore vocale pronto a guidarvi passo-passo, informazioni in tempo reale sullo stato del traffico, utili per evitare di rimanere imbottigliati e se volete spostarvi con i mezzi pubblici, informazioni su oltre un milione di fermate effettuate da mezzi pubblici. Siamo certi che questo nuova e piacevole esperienza possa essere un buon punto di partenza.
Continueremo a migliorare Google Maps per voi, giorno dopo giorno", conclude.
(13 dicembre 2012)

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Windows 8 non convince: negli Usa e in Europa crollano le vendite dei pc

Il 2012 sarà il primo anno dal 2001 in cui si assisterà alla contrazione del mercato dei personal computer, in calo del 21% negli Stati Uniti. A perdere fette di mercato sono stati i notebook, nonostante il crescente numero di novità degli ultimi mesi

Windows 8 non convince: negli Usa e in Europa crollano le vendite dei pc

Vuoi la crisi economica, vuoi l’interfaccia rivoluzionaria ma Windows 8 non convince i mercati. Almeno rispetto alle previsioni degli analisti alla vigilia del lancio a fine ottobre, il nuovo sistema operativo di casa Microsoft ha deluso le aspettative e, a differenza dei suoi predecessori, non ha trainato la vendita di pc. Solo negli Stati Uniti le vendite hanno infatti registrato un clamoroso -21% rispetto al mese di novembre 2011 e in Europa la situazione è tutt’altro che promettente.
Stando ai dati di Gartner la vendita di pc nell’Europa occidentale ha registrato un -15% nel terzo quarto dell’anno: i dati si riferiscono ad un periodo in cui Windows 8 non aveva ancora visto la luce, ma l’andamento nelle vendite sembra essere confermato anche in questa ultima parte dell’anno. Deutsche Bank ha infatti ridimensionato le stime di vendita nel mercato pc proprio per colpa di un inizio non così spumeggiante del sistema operativo di Microsoft. Anche Topeka Capital Markets conferma l’andamento parlando di “ordini deboli” e comunque ben al di sotto delle stime previste dagli analisti. In attesa degli acquisti natalizi che potrebbero invertire l’andamento delle vendite, tutti, dai vendor agli utenti, non sembrano essere soddisfatti del nuovo sistema operativo di casa Microsoft. Le cause alla base di questo stop nelle vendite possono essere certamente molteplici, in primo luogo la crisi economica, ma è evidente che nel primo mese di disponibilità di Windows 8, le cose non sono andate come si pensava. Secondo gli analisti sarebbe anche l’interfaccia ex-Metro che potrebbe disorientare gli utenti, così come l’avvicinamento tra il mercato tablet e quello pc. In quest’ottica stupiscono ancora i dati di vendita negli Stati Uniti: a perdere maggiormente fette di mercato sono stati infatti i notebook rispetto ai pc fissi, nonostante proprio la prima categoria abbia evidenziato un numero crescente di novità negli ultimi mesi.
Intanto Microsoft ha diramato i dati di vendita nel primo mese di disponibilità del nuovo sistema operativo che si attestano sulle 40 milioni di copie. A stupire, anche in questo caso, sono le affermazioni poco autocelebrative della compagnia che non ha evidenziato se le copie vendute siano state quelle realmente arrivate agli utenti finali o se invece si tratti di quelle distribuite attraverso i circuiti di vendita. Sempre secondo la casa di produzione di Bill Gates, Windows 8 avrebbe coperto il 58% delle richieste di pc, contro l’oltre 86% registrato dalla precedente versione ad un mese dal lancio nel 2009. In quel caso però, sottolineano gli analisti, il sistema operativo andava a coprire un profondo scontento generato da Vista, un terreno spianato che sicuramente non ha trovato Windows 8 dal momento che proprio a settembre la versione Sette era il sistema operativo più utilizzato al mondo con oltre il 44% degli utenti. Non è sicuramente solo colpa di Windows 8 ma i dati non sembrano lasciare spazio ad interpretazioni: il 2012 sarà il primo anno dal 2001 in cui si assisterà alla contrazione del mercato dei pc. La crisi economica globale, abbinata ai costi maggiori dovuti all’utilizzo di schermi touch installati su numerosi tablet-pc, non ha aiutato il lancio di Windows 8. Il futuro di Microsoft, anche dopo il cambio nell’assetto dirigenziale dell’azienda, sembra essere volto al settore mobile più che alla sezione desktop ma i dati delle vendite non sembrano premiare i nuovi pc touchscreen a cui sembrano ancora prevalere o i classici tablet o le “vecchie” postazioni pc fisse.
 
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Bosone di Higgs, gli scienziati italiani vincono premio: “I soldi ai giovani fisici”

Sono andati ai sette protagonisti della scoperta della particella di Dio i tre milioni di dollari assegnati dalla Fondazione per la Fisica fondamentale. Fra i vincitori, rende noto il Cern, ci sono gli italiani Guido Tonelli e Fabiola Gianotti. Il secondo riconoscimento è andatao al fisico Stephen Hawking

Bosone di Higgs, gli scienziati italiani vincono premio: “I soldi ai giovani fisici”
E’ andato ai sette protagonisti della scoperta del bosone di Higgs il premio da tre milioni di dollari assegnato dalla Fondazione per la Fisica fondamentale. Fra i vincitori, rende noto il Cern, ci sono gli italiani Guido Tonelli e Fabiola Gianotti. Il secondo premio assegnato dalla Fondazione, sempre da tre milioni di dollari, è andato al fisico Stephen Hawking. La scoperta della particella di Dio era stata annunciata lo scorso luglio suscitando la meraviglia del mondo scientifico. 
Con Tonelli e Gianotti sono stati premiati per la scoperta del bosone di Higgs e altri cinque fisici che hanno lavorato agli esperimenti Cms e Atlas, entrambi condotti nell’acceleratore più grande del mondo, il Large Hadron Collider (Lhc) del Cern di Ginevra. Per l’esperimento Atlas il premio è andato a Peter Jenni, mentre per il Cms a Michel Della Negra, Tejinder Singh Virdee e Joe Incandela. Lyn Evans è stato premiato per il suo lavoro all’acceleratore. Tutti, si legge nella motivazione, sono stati premiati per “il ruolo di leadership nell’impresa scientifica che ha condotto alla scoperta del bosone di Higgs”.
Soddisfatta Fabiola Gianotti: “Considero il premio ricevuto – ha detto – come un premio a tutta la collaborazione Atlas, per il duro lavoro svolto negli anni da tutti coloro che hanno partecipato all’esperimento. L’intero ammontare della frazione di premio assegnatoci, pari a 500.000 euro, sarà quindi utilizzato – ha aggiunto – per supportare e finanziare il lavoro, nel gruppo Atlas, dei giovani fisici provenienti da Paesi economicamente disagiati”. Anche per Tonelli “è un onore e una soddisfazione enorme, del tutto inaspettata. E’ una grande ricompensa ad anni di ricerca e lavoro che hanno portato ad una scoperta destinata a rivoluzionare i libri di fisica”. Soddisfazione, ha aggiunto, anche perché “è stato premiato uno sforzo collettivo” ed è “un piacere che in un momento tanto complicato per il nostro Paese”.
 

lunedì 3 dicembre 2012

già..........

Montezemolo replica a Bernie
"Avere rispetto per gli anziani"

VALENCIA (Spagna), 2 dicembre 2012

Il presidente della Ferrari risponde duro a Ecclestone che aveva criticato la richiesta di chiarimenti del Cavallino sul sorpasso di Vettel: "L'anzianità è incompatibile con certi ruoli. E ora basta con questa F.1 tutta aerodinamica e niente test"

La conferenza di Montezemolo a Valencia. Afp
La conferenza di Montezemolo a Valencia. Afp
"Ecclestone? Bisogna avere rispetto per le persone molto anziane, soprattutto quando arrivano a un punto in cui non riescono più a controllare le parole. Certo, spesso l'anzianità è incompatibile con certi ruoli e responsabilità". Luca Montezemolo, presidente della Ferrari, replica così a Bernie Ecclestone che aveva criticato duramente il team di Maranello per la richiesta di chiarimenti alla Fia sul sorpasso di Sebastian Vettel in Brasile. Il boss del circus aveva definito il comportamento della casa del Cavallino "non da Ferrari" e il presunto caso "una barzelletta (in inglese 'a joke')".
scandalo — "Qualcuno ha gridato allo scandalo per la nostra richiesta di chiarimento alla Fia sul caso delle bandiere gialle e ha detto qualche parola di troppo. Eppure il comportamento della Ferrari è stato trasparente - ha detto ancora Montezemolo - abbiamo visto dopo la gara immagini che tra l'altro sono andate su tutti i siti del mondo, abbiamo ricevuto migliaia di richieste di tifosi e noi abbiamo fatto la cosa più semplice, corretta e lineare. La Fia ha detto che dal suo punto di vista tutto era regolare e per noi il discorso è chiuso. Complimenti a Vettel e alla Red Bull perché chi vince dopo una stagione così difficile se li merita e perché a noi della Ferrari piace fare così. Vorremmo che l'anno prossimo gli altri facciano i complimenti a noi se vinceremo il Mondiale. In questa stagione siamo stati comunque protagonisti, abbiamo lottato per il titolo fino all'ultima gara e l'anno prossimo sarà fondamentale per noi. L'importante è restare sempre in alto, bisogna lavorare a testa bassa per dare ai nostri due piloti una macchina vincente".
al contrattacco — A Valencia, in occasione del Ferrari Day, Montezemolo è passato al contrattacco rispondendo così a Ecclestone. "Ci sono delle cose che non vanno bene in F.1 ed è arrivato il momento di chiarirle una volta per tutte nelle sedi competenti" ha detto il massimo dirigente del Cavallino in conferenza stampa. "Non è possibile che la F.1 non trasferisca più tecnologia alle nostre vetture di serie. L'aerodinamica sta diventando qualcosa che non ha niente a che fare con la ricerca. Questo non può essere uno sport in cui non si fanno prove e test sull'asfalto, la nostra pazienza ha raggiunto il limite. Siamo costruttori, non sponsor. Come dice Ecclestone, "it's a joke...".
 
parla domenicali — Il team principal della Ferrari Stefano Domenicali ha precisato ulteriormente il caso Vettel: "La Ferrari non ha chiesto chiarimenti alla Fia per screditare Vettel, ma per chiarire determinati episodi che erano stati messi in luce". Poi sulla stagione appena conclusa: "Lo sport è così, a volte è crudele, l'importante è avere sempre voglia di fare meglio. Bisogna guardare avanti, la squadra è stata impeccabile per la stagione in gara, strategie, pit-stop. Inizio difficile per Felipe Massa, ma dopo l'estate è tornato quello che volevamo, Alonso è stato da 10. Dobbiamo migliorare la macchina soprattutto in qualifica perché partire sempre da dietro diventa difficile. L'importante è mantenere i punti positivi di quest'anno, i nostri ingegneri hanno le idee chiare come migliorare la macchina, soprattutto in un fase di regolamenti dove l'aerodinamica è decisiva rispetto ad altre componenti. Cercheremo di partire da subito con un macchina più veloce, l'importante è crederci sempre".
alonso: sempre al 100% — Come ci crede Fernando Alonso: "Siamo stati gli unici a lottare fino all'ultima gara, siamo fieri di questo risultato e ora pensiamo a fare meglio - ha detto lo spagnolo - è stata la stagione che ricorderò come la più speciale come guida, preparazione, motivazione, sono stato sempre al 100%, non c'ero mai riuscito nella mia carriera, ho vissuto momenti unici, come qui a valencia. Sono fiero del lavoro fatto, ci sono cose da migliorare come sempre, ma sono orgoglioso per l'approccio di tutta la squadra".
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WCIT 2012, l'Onu alla riforma del web
Google denuncia: "C'è rischio censura"

Obiettivo della conferenza, la riforma degli accordi ITR sulle telecomunicazioni. Tra le proposte il modello Etno, che obbligherebbe i fornitori di contenuti a pagare per essere presenti in Rete sulle infrastrutture dei paesi interessati. Ma il gigante del web protesta per il possibile controllo governativo sulle comunicazioni. Richard Hill (Itu) risponde alle domande di Repubblica.it di TIZIANO TONIUTTI

DUBAI - Dal oggi al 14 dicembre, a Dubai si discute, e non certo i modo pacato, del futuro di internet. Sono 193 le delegazioni dei paesi presenti alla World Conference on International Telecommunications, ovvero il WCIT 2012. Una conferenza di rilievo assoluto nell'economia degli scenari possibili nel futuro prossimo per la Rete, su come interagiranno governi, infrastrutture e aziende, e su come potranno beneficiarne - o meno, secondo Google - i cittadini.

La conferenza WCIT è organizzata dall'Itu, l'International Telecommunication Union, ovvero l'agenzia dell'Onu per le telecomunicazioni internazionali, con un obbiettivo: riformare le regole del trattato ITR in vigore dal 1988, chiaramente non più adatto dopo la trasformazione globale delle comunicazioni imposta dalla diffusione globale di internet. L'attuale modello della Rete però secondo l'ITU presenta dei problemi, essenzialmente di natura socioeconomica, essendo di fatto una prerogativa dei paesi più ricchi. Un'altra rilevante questione sono le regolamentazioni attuali della Rete, o meglio la mancanza di queste, e l'impermeabilità economica tra governi, fornitori di connettività e aziende digitali.

Già da qui nascono i primi problemi: secondo quella che è probabilmente la massima espressione economica del web, ovvero Google, il WCIT non è il luogo adatto per discutere del futuro di internet: a votare sono i governi, e il tessuto economico del web non viene preso in considerazione. La spaccatura è quindi tra i grandi nomi dell'hi-tech e le nazioni con le loro infrastrutture, a livello istituzionale. Al livello politico, ovvero la gestione de protocolli di internet per ora appannaggio degli Usa con l'ICANN, l'Itu ha raccolto diverse proposte di revisione - che sono tra gli argomenti che vengono contestati come probabili aperture alla censura - soprattutto da Cina e Russia, e altre economie emergenti pronte a sostenerle.
C'è poi, ultimo ma principale per reale importanza, il livello economico: nell'internet attuale, il ruolo delle grandi telco è di fatto in corso di svuotamento da parte delle grandi aziende del web. Per esempio parlare su Skype non costa nulla all'utente, ma toglie ogni introito agli operatori telefonici. Lo stesso vale per Google e chiunque offra servizi di telecomunicazione.

Over the top e Etno.
L'idea delle telco europee è quindi quello di formulare una forma di pagamento per chi immette contenuti online, una "sending fee" per le aziende cosiddette OTT, le "Over The Top" come Google e Facebook, che andrebbe a corroborare le finanze degli operatori che supportano la veicolazione di questi contenuti. Il nome tecnico del gruppo dietro la proposta è Etno, e l'argomento è stato accolto dall'Itu. Una mossa che i veicolatori di contenuti non sembrano aver preso bene, e che dall'Itu contestano. "Google non vuole parlare apertamente del suo coinvolgimento economico, e trovo sgradevole che si parli di censura", dice Richard Hill, vertice del segretariato Itu raggiunto da Repubblica.it. A sottolineare la posizione Itu, c'è il Segretario generale hamadoun Touré, che ha dichiarato all'apertura dei lavori che "qualunque revisione del regolamento internazionale delle telecomunicazioni non deve limitare la libertà di espressione su Internet. I timori su tale libertà sono "completamente infondati e questo è un brutto modo di attaccare la Conferenza mondiale sulle telecomunicazioni internazionali".

Hill: "Google inventa storie".
"La storia della libertà di espressione è inventata di sana pianta da Google", spiega Hill, "le telco sono state oneste, dichiarando apertamente di perdere soldi e di voler riequilibrare la situazione. La libertà di espressione è garantita dalla Costituzione dell'Itu, un documento di livello superiore, che non può essere contraddetto". Dietro le denunce di possibili restrizioni della libertà online ci sarebbe quindi l'interesse di Google per mantenere lo status quo economico. "Al WCIT ci sono proposizioni di ogni tipo, non solo quelle Etno. Proposte e controproposte che arrivano da ogni paese, e che nella tradizione Itu arriveranno a una sintesi che convenga a tutti".

Ma Google arriva a rilanciare la sua macchina da guerra anti-Itu, la pagina "Take Action", sulla home del motore di ricerca. Aggiunge Richard Hill: "Dire che l'Itu è contro internet è pazzesco. Noi siamo uno degli attori che facilitano le telecomunicazioni. Google non è un membro Itu e le reali intenzioni di questa campagna non sono chiare. Sulla questione della trasparenza dei documenti, questi sono pubblici, è sufficiente che vengano richiesti alle amministrazioni". E spiega: "Gli accordi sono possibili, come accaduto per il roaming delle comunicazioni cellulari tra paesi e operatori. Google implicitamente sta attaccando il governo americano, al WCIT ci sono 126 delegati statunitensi. Il governo americano ha fatto delle proposte per il Wcit, il comportamento di Mountain View è strano".

Secondo alcune fonti, le recenti oscillazioni in borsa del titolo di Google possono essere una spiegazione, così come le accelerazioni di Yahoo! in termini di attacco al mercato pubblicitario e l'espansione di Facebook verso terreni tradizionalmente feudo di Google come la webmail e la ricerca online. In questo pesa anche il cambio di paradigma: se prima ad accordarsi erano privati da nazione a nazione, con il modello Etno si passerebbe ad una regolamentazione dall'alto, decisa dai governi. E l'utente comune, nel caso più estremo, potrebbe non avere più servizi per cui di fatto paga già una connessione al proprio provider. Due blocchi contrapposti il cui scontro può portare o ad una rimodulazione dello status quo, senza trasferimento dei poteri sul web ai governi, che potrebbero decidere di filtrare contenuti d'ufficio, oppure allo scenario Etno che però difficilmente porterà ad un equilibrio. Ad aggiungere peso alla questione, c'è una voce dall'Unione Europea con Neelie Kroes, vicepresidente della commissione Ue per l'agenda digitale, che scrive su Twitter: "Se la Rete funziona, perché aggiustarla?"

Internet sopra tutto.
La trasformazione delle telecomunicazioni come le conosciamo è insomma un processo in rapido divenire. Ad accogliere il cambiamento c'è il web, utilizzato dai grandi fornitori di servizi, per la cui infrastruttura - realizzata da governi e telco - queste aziende però non pagano in alcun modo. E questo è il nodo gordiano della questione, il passaggio di mano del monopolio delle comunicazioni. La sintesi ideale della questione sarebbe riuscire a far convergere gli interessi dei paesi e delle aziende. Permettendo nella visione istituzionale, alle telco di investire sulle strutture ed eventualmente colmare il digital divide, e alle grandi aziende di continuare a lavorare nei paesi membri con quella legittimità che ora viene discussa. Lo stesso scenario si applica sulla divulgazione dei contenuti, con l'annoso duello tra Google e aziende editoriali. Il risultato è che al WCIT rischia di andare in scena uno scontro di mondi chiusi, in cui nessuno ha intenzione di cedere su nessun terreno. Sullo sfondo c'è internet e la sua mutazione continua, che nessuno, giganti del web compresi, sembra trovare il modo di dominare, nonostante i tentativi di ogni tipo e modalità.
(03 dicembre 2012)

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Alonso: "Io tra i più grandi"
Massa: "Troppe polemiche"

Milano, 02 dicembre 2012

Lo spagnolo durante il Ferrari Day a Valencia: "Annata fantastica, la migliore della mia carriera. Non ho i titoli di Fangio o Schumacher, ma sono tra i top". Il brasiliano: "Sempre tante voci su di me. Ora mi sento più forte: sono ottimista per il futuro"

Fernando Alonso e Felipe Massa a Valencia. Colombo
Fernando Alonso e Felipe Massa a Valencia. Colombo
La lunga battaglia con Vettel, il fiato sospeso fino alla bandiera a scacchi nella gara thriller di Interlagos, la grande soddisfazione per una stagione "fantastica", nonostante il titolo iridato sfumato per tre punti. Fernando Alonso fa un bilancio dell'annata appena conclusa, ed è un bilancio più che positivo: "Per essere un grande in F1 non basta vincere i titoli, serve anche disputare delle stagioni come quella che si è appena conclusa. È stata un'annata fantastica, la migliore della mia carriera".
Fernando Alonso durante il Ferrari Challenge. Colombo
Fernando Alonso durante il Ferrari Challenge. Colombo
tra i piu' grandi — "Il mio terzo Mondiale - sottolinea il pilota spagnolo, a Valencia per le finali del Ferrari Challenge - è sfumato per poco e nonostante tutto sono cresciuto come pilota e come persona. Prima di arrivare alla Ferrari la gente aveva un'opinione più o meno buona di me, ora noto un altro tipo di rispetto. Vincere il Mondiale il prossimo anno? Dipenderà dalla competitività della macchina e da tanti altri fattori, ma di certo voglio conquistare il titolo e affronterò il prossimo triennio con sensazioni molto buone". Poi, senza falsa modestia: "Anche se non ho i titoli di Fangio e Schumacher, mi considero uno dei più grandi della F1".
Piloti schierati a Valencia
Piloti schierati a Valencia
massa — Una stagione, quella futura, su cui punta tantissimo anche l'altro pilota della Rossa, Felipe Massa, che dopo aver rischiato il 'taglio", si dice ottimista e vuole tornare a essere protagonista: "Prima della metà della stagione, ho temuto per la mia conferma - ha confessato - Ad inizio anno non pensavo che la Ferrari decidesse dopo agosto. La verità è che da quando sono in Ferrari, ci sono sempre state tante voci su di me, tanti nomi e troppe polemiche. Ho dato troppo peso a queste cose, poi lo scorso agosto ho pensato solo a correre e a divertirmi. Da lì ho cominciato a guidare e ad andare veloce come so fare. L'ho sempre fatto in tutte le categorie in cui ho corso. Ora mi sento molto forte, e i risultati si sono visti nelle ultime nove gare. Sono ottimista per me e per la Ferrari".
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