giovedì 5 maggio 2011

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Gran Bretagna arriva lo scudo fiscale: ma il conto per gli evasori sarà più caro che in Italia 

Sarà applicata anche una sanzione una tantum per sanare tutte le tasse non pagate in passato. Un trattamento ben diverso rispetto a quello riservato da Tremonti agli evasori italiani che, a partire dal luglio del 2009, hanno pagato un'aliquota del 5%, senza l’applicazione di alcuna penale o sanzione
Gli inglesi che hanno nascosto miliardi di sterline in Svizzera pagheranno al fisco britannico il 50% sui redditi generati oltrefrontiera. A rivelarlo è il Financial Times che in un articolo, pubblicato ieri, parla di “accordo senza precedenti tra Svizzera e Gran Bretagna, che renderà legali i patrimoni non dichiarati”. Lo scudo fiscale all’inglese dovrebbe entrare in vigore nel corso del mese di maggio e dal quotidiano finanziario di Londra viene visto come una mezza sconfitta: “negli ultimi due anni i governi a livello internazionale hanno combattuto contro i paradisi fiscali per cancellare il segreto bancario e denunciare pubblicamente gli evasori. Ora la rotta è cambiata”. I paradisi fiscali restano al loro posto, ma almeno si cerca di limitare i loro danni, portando a casa il massimo possibile dagli evasori.

Grazie all’accordo con le autorità svizzere il governo inglese dovrebbe riuscire a recuperare 3 miliardi di sterline (3,3 miliardi di euro): oltre alla tassazione al 50% dei redditi generati sui conti svizzeri, sarà applicata anche una sanzione una tantum per recuperare tutte le tasse non pagate in passato. Un trattamento ben diverso rispetto a quello riservato dal ministro Tremonti agli evasori italiani che, a partire dal luglio del 2009, hanno rimpatriato 104,5 miliardi di euro pagando una misera aliquota del 5%, senza l’applicazione di alcuna penale o sanzione. Alle casse del Tesoro lo scudo ha fruttato 5,6 miliardi di entrate. Se si fosse seguita la strada inglese, avremmo forse potuto portare a casa molto di più, grazie alle tasse sui capitali esportati all’estero. Utopia irrealizzabile? Considerando quello che si preparano a fare gli inglesi sembra proprio di no. Grazie all’accordo, le autorità di Berna tasseranno i patrimoni britannici in Svizzera per conto del governo inglese. I ricavi saranno poi trasferiti a Londra, mentre i nomi degli evasori continueranno a rimanere segreti. “La mossa del governo inglese sarà considerata controversa da molti perché finirà per trattare meglio gli evasori offshore rispetto ai cittadini onesti che pagano le tasse in patria”, scrive il Financial Times. “Ma sarà salutata con favore da alcuni settori della società, perché è un’azione pragmatica per recuperare entrate fiscali da investitori che, molto probabilmente, non sarebbero mai stati toccati”.

Le trattative tra Gran Bretagna e Svizzera dovrebbero arrivare alla fase conclusiva entro la fine della settimana. In cambio della tassazione degli asset inglesi, la Svizzera chiede di migliorare l’accesso al mercato britannico da parte delle banche private elvetiche che non hanno una filiale in Inghilterra. Un accordo simile starebbe per essere siglato anche tra Svizzera e Germania. “La disponibilità della Svizzera a negoziare in trattative di questo tipo sarebbe stata impensabile fino due o tre anni fa”, ha dichiarato al Financial Times Andrew Watt, direttore dello studio di consulenza Alvarez & Marsal. “Anche se a molti può sembrare inadeguato, anche se è solo un piccolo spiraglio di luce, rimane un risultato sorprendente”.

In base a quanto riporta il Financial Times, alcuni investitori britannici si preparerebbero a spostare i loro capitali dalla Svizzera ad altri centri finanziari, come Singapore, Hong Kong, Dubai e gli Stati Uniti. Gli italiani, invece, starebbero ricominciando a esportare in massa i propri capitali nelle banche del Ticino. In attesa del prossimo scudo.

(articolo aggiornato alle 20.30 del 4 maggio 2011)
 
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Turchia, Vettel non si fida
"La Ferrari sarà pericolosa"

L'iridato della Red Bull teme la concorrenza in vista di Istanbul: "In queste tre settimane tutti saranno migliorati. Temo la crescita del Cavallino". Poi pensa già al Mondiale: "La cosa più importante è essere costanti nel rendimento". Maranello non si esprime sul progetto di Exor e News Corp sui diritti della F.1

Sebastian Vettel, 23 anni, iridato nel 2010. Ansa
Sebastian Vettel, 23 anni, iridato nel 2010. Ansa
ISTANBUL (Turchia), 4 maggio 2011 - "Occhio alla Ferrari". Sebastian Vettel non si fida del Cavallino. Il Mondiale di F.1 approda in Europa con il GP di Turchia di domenica e il campione del mondo, grazie ad un'eccellente Red Bull, ha vinto 2 delle prime 3 gare stagionali e guida la classifica iridata. A Istanbul, gli equilibri in pista potrebbero cambiare visto che tutti i team, nelle ultime 3 settimane, hanno lavorato parecchio.
OCCHIO ALLA ROSSA — "La strada è ancora lunga - ammette Vettel - e tutto può succedere. Non bisogna perdere di vista la Ferrari. E non andrebbero sottovalutati nemmeno Mercedes e Renault. Due vittorie e un secondo posto sono un buon inizio per me. Ma non possiamo fermarci, dobbiamo continuare a spingere in ogni gara per tenere la concorrenza sotto pressione. La cosa più importante è mantenere un rendimento costante per tutta la stagione".
PATATRAC 2010 — Un anno fa, a Istanbul, Vettel è stato protagonista di un grottesco incidente con il compagno di squadra Mark Webber. "Non posso cambiare quello che è giá successo. Ma posso imparare dal passato. Io guardo avanti e penso solo al prossimo impegno. La nostra monoposto è competitiva, ma questo non significa che non dobbiamo fare più nulla. Non possiamo permetterci di rimanere fermi, la concorrenza è forte". Rispetto ai rivali, finora la Red Bull non sempre ha potuto contare sull'apporto sistematico del Kers. "Ho già detto diverse volte che il Kers è un vantaggio. Abbiamo avuto qualche problema, ma nella nostra squadra c'è gente in gamba che se ne sta occupando. Non sono preoccupato in vista della prossima gara".
LA FERRARI NON COMMENTA — Intanto nell'ambiente della F.1 si continua a parlare del comunicato emesso ieri da Exor e News Corp sull'intenzione di unirsi per un progetto di acquisto dei diritti commerciali della F.1. La Ferrari non ha espresso nessun commento, limitandosi a una brevissima dichiarazione. "Servono stabilità e sviluppo a lungo termine".
Gasport© RIPRODUZIONE RISERVATA
 
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Tutor, botta e risposta. Il sistema senza segreti

Categoria: Codice della Strada | 20 Marzo 2009 | Claudio Cangialosi

Come funziona davvero il Tutor? Quali sono i suoi segreti? Ildispositivo sviluppato e brevettato da Autostrade per l'Italia egestito dalla Polizia Stradale, che pur rilevando gli eccessi divelocità, si distingue nettamente dai classici sistemi automatici dimisurazione della medesima poiché rileva principalmente la velocitàmedia dei veicoli. Ma sono tanti i quesiti ancora irrisolti che gliautomobilisti italiani pongono quotidianamente agli addetti ao lavori.

Ecco quindi, in una sessione di domande e risposte, le spiegazionidell'Asaps, associazione amici polizia stradale, sul Tutor.

Come funziona il sistema?

Il veicolo in transito viene inizialmente fotografato (con data e ora)da apposite fotocamere installate generalmente su un pannello messaggi,e nel suo transito trasporta una carica magnetica attraverso dueconduttori annegati sotto l'asfalto. Prima di raggiungere il punto dicontrollo finale, il veicolo può attraversare ulteriori cavalcavia opannelli: se esso ha viaggiato ad una velocità media oltre il limitestabilito, delle segnalazioni luminose invitano il conducente arallentare. All'altezza del punto di controllo, il veicolo vienenuovamente fotografato con data e ora, ma se la sua velocità media èstata inferiore o uguale al limite massimo, le due foto vengonoscartate dal sistema. Le rimanenti sono quelle di chi ha viaggiato aduna media superiore al limite. Il calcolo della velocità mediastabilisce con certezza che durante la tratta l'automobilista haviaggiato, almeno per un istante, ad una velocità uguale alla mediacalcolata.
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La sentenza n. 3641 del 15.10.08 del Giudice di Pace di Viterbo haannullato la multa elevata ad un automobilista dalla Polstrada conl'ausilio del Tutor sull'autostrada A1. Il Giudice ha rilevato,infatti, che il Tutor, quando rileva la velocità media, non rientranella categoria dei misuratori di velocità, come ad esempiol'autovelox, e pertanto a tale dispositivo deve essere applicata unariduzione della velocità del 15% e non del 5% come è avvenuto nel casospecifico. Tutto ciò premesso vorrei sapere se il sistema Tutorattualmente prevede ancora una riduzione di velocità del 5% o se questaè stata portata al 15%.


La nota sentenza del Giudice di Pace di Viterbo - scrive - in effettiha dato una sua interpretazione sulle modalità di accertamento esoprattutto sulla applicazione della percentuale di tolleranza sullavelocità accertata. È bene dire subito che la sentenza stessa è stataimpugnata e che altri Giudici di Pace si sono espressi in modo diverso.Sarà forse la Cassazione a dire l'ultima parola. Cominciamo col direche l'articolo 345 comma 1 del Regolamento d'Esecuzione al Codice dellaStrada dice testualmente: le apparecchiature destinate a controllarel'osservanza dei limiti di velocità devono essere costruite in modo daraggiungere detto scopo fissando la velocità del veicolo in un datomomento in modo chiaro ed accertabile, tutelando la riservatezzadell'utente.

"E il comma 2 - continua - recita: le singole apparecchiature devonoessere approvate dal Ministero dei lavori pubblici. In sede diapprovazione è disposto che per gli accertamenti della velocità,qualunque sia l'apparecchiatura utilizzata, al valore rilevato siaapplicata una riduzione pari al 5%, con un minimo di 5 km/h. Nellariduzione è compresa anche la tolleranza strumentale. Non possonoessere impiegate, per l'accertamento dell'osservanza dei limiti divelocità, apparecchiature con tolleranza strumentale superiore al 5%.

Quindi la prima riflessione si deve fare sul concetto di velocità delveicolo in un dato momento. Cioè si dovrà comprendere se il datomomento deve considerarsi quello istantaneo o anche quello di un trattoche si percorre in alcuni minuti. Secondo il nostro parere, per quelloche può valere, ma anche secondo il parere del Ministero dell'Interno,il concetto relativo a un dato momento deve considerarsi in modoestensivo. Il secondo comma poi è chiarissimo: per gli accertamentidella velocità, qualunque sia l'apparecchiatura utilizzata, al valorerilevato sia applicata una riduzione pari al 5%, con un minimo di 5km/h. Addirittura la norma stabilisce in modo inequivocabile che: nonpossono essere impiegate, per l'accertamento dell'osservanza dei limitidi velocità, apparecchiature con tolleranza strumentale superiore al5%. In sostanza non si può utilizzare una apparecchiatura che prevedatolleranze superiori al 5%.

La previsione di tolleranze superiori al 5%, che possono arrivare finoal 15% è contenuta nel 3° comma dello stesso articolo 345 delRegolamento, ma fa esclusivo riferimento alle velocità calcolateattraverso annotazioni cronologiche stampigliate sui bigliettiautostradali all'atto dell'emissione e dell'esazione del pedaggio,raffrontandosi tali annotazioni con la distanza tra i caselli diingresso e di uscita, quale risulta dalle tabelle distanziometricheufficiali predisposte dagli enti proprietari. In tale caso alladeterminazione della velocità è associato l'errore relativo - a favoredel trasgressore - pari al 5, 10, 15% a seconda che la velocità dedottarisulti, rispettivamente, inferiore a 70 km/h, ovvero pari a 70 km/h edinferiore a 130 km/h, ovvero pari o superiore a 130 km/h.

Ilsistema Tutor è attivo solo quando è segnalato esplicitamente il suofunzionamento sui pannelli luminosi autostradali o è funzionante semprea prescindere dal messaggio riportato dai suddetti pannelli?

La segnalazione del tratto sottoposto a controllo col sistema Tutor èpermanente ed attivata con apposita cartellonistica o indicazioneattraverso i portali. Il sistema però non è sempre in funzione pertutti i tratti, ma viene normalmente alternato. L'effetto dissuasivocomunque rimane (e questo per noi è molto importante) in quanto ilconducente non può sapere se in quel tratto il sistema è attivato omeno.

I pannelli luminosi autostradali segnalano quando il Tutor è attivo inmodalità "velocità media" o in modalità "velocità istantanea"? Se sì,qual'è il messaggio che viene indicato nei due citati casi?


"La norma non prescrive questo tipo di segnalazione. Ma stabilisce lapresegnalazione dell'attivazione di un sistema di controllo dellavelocità, presegnalazione che viene regolarmente effettuata.Diversamente la cartellonistica fissa dovrebbe essere montata esmontata ogni volta. Per altro il limite di velocità esiste sempre".

Ehsì, ma questo lo si dimentica troppo spesso. Il limite, in Italia,viene rispettato in funzione non tanto della sua effettiva presenza, main relazione ai controlli che vengono posti in essere. Quando il Tutorè attivo per calcolare la velocità media, questa viene calcolata solonel tratto di strada intercorrente tra la "porta di entrata" a quelladi "uscita" e così successivamente per gli altri tratti eventualmentecontrollati, oppure la media può essere calcolata anche sull'interopercorso?

"Viene calcolata da porta a porta".

Quandoil Tutor è attivo per calcolare la velocità istantanea (porta dientrata), la porta successiva (uscita) rileva anch'essa la velocitàistantanea o è disattivata o è la porta di ingresso per il calcolodella velocità media del tratto di strada successivo?

"L'utilizzo in puntuale è estremamente raro e finalizzato allaprotezione di aree di cantiere o utilizzato in situazioni in cui siriscontri un notevole flusso di uscita fra una rilevazione e l'altra. Iportali di rilevazione Tutor sono normalmente accoppiati. Quindi, se ilsistema è attivato in puntuale, la porta accoppiata non è attiva."

Sualcune autostrade sono presenti, oltre alle postazioni fisse, anche dei"bracci" metallici mobili (movimento a compasso) sui quali sembranosiano installati dispositivi Tutor. Potete confermarlo? Se si,funzionano come le postazioni fisse e, in particolare, con che criterivengono messi in funzione e come si "interfacciano" con le postazionifisse che precedono e seguono?

I bracci metallici sono anch'essi portali supporto telecamere Tutor chesono stati installati laddove il Pannello a Messaggio Variabile non èpresente perché non utile.

Comeè noto in caso di pioggia il limite di velocità in autostrada scende a110 km/h e mi risulta che il Tutor sia in grado in tale caso anche diautoregolarsi al diminuito limite di velocità. Se è effettivamente cosìmi chiedo come si possa stabilire con assoluta certezza quando ilsistema è tarato con il limite di 110 Km/h: una leggera pioggerellina ègià sufficiente a far scendere il limite di velocità o è necessaria unapioggia più intensa e quanto di più? Invece quando ad esempio ha ormaismesso di piovere ma l'asfalto è ancora bagnato vige ancora il limitedi 110 Km/h o si ritorna a quello di 130? Qual è insomma il criterio daadottare per stabilire con sicurezza qua è il limite di velocità damantenere in caso pioggia leggera/pioggia più o meno intensa/asfaltobagnato?

"L'articolo142, al 1° comma, stabilisce che il limite di velocitàautostradale si abbassa a 110 km/h in presenza di precipitazioniatmosferiche di qualsiasi natura. Non si fa riferimento alla qualità equantità. Generalmente l'abbassamento del limite previsto scatta susegnalazione delle condizioni atmosferiche effettuata delle pattugliedella Polizia Stradale che percorrono il tratto."

martedì 3 maggio 2011

hahahaahha

Turchia, la svolta Ferrari?
Alla Williams ex spia McLaren

Domenica si corre la quarta prova del Mondiale. Le rosse in cerca di riscatto porteranno novità aerodinamiche. Il team inglese ufficializza il ritiro a fine stagione dello storico co-fondatore Head e l'ingaggio di Mike Coughlan, coinvolto nella Spy story contro la Ferrari nel 2007

Nel 2010 in Turchia Alonso fu ottavo al traguardo. Ap
Nel 2010 in Turchia Alonso fu ottavo al traguardo. Ap
ISTANBUL (Turchia), 3 maggio 2011 - È un fine settimana intenso quello che aspetta la F.1 che sta per sbarcare in Turchia. Dopo le prove di Australia, Malesia e Cina, il GP di Istanbul inaugura la stagione delle gare europee, quella che tanti team stavano aspettando per calare le prime significative novità sulle vetture dopo aver fatto i confronti coi rivali nelle corse in Oriente.
novità ferrari — Tra queste naturalmente c'è anche la Ferrari. Fernando Alonso e Felipe Massa sono ancora a secco di vittorie e hanno sempre fatto sapere che qualcosa di nuovo sulla 150th Italia ci sarebbe stato solo a partire da questo appuntamento. Si parla sicuramente di novità aerodinamiche all'anteriore e al posteriore. Basterà per recuperare il divario da Red Bull e McLaren? A Maranello sperano quantomeno di aver colmato almeno in parte quel distacco. Ma non sarà facile perché anche gli avversari, già in vantaggio, non saranno certamente rimasti a guardare.
parla felipe — Dalle pagine del sito della Ferrari Felipe Massa ha parlato di quanto di nuovo vedremo sulle rosse di Maranello: "Vogliamo crescere e migliorare rispetto a quello che abbiamo visto nelle prime 3 gare. Vogliamo fare un passo avanti per lottare ancora di più - ha detto - ci saranno aggiornamenti, in queste tre settimane abbiamo lavorato molto. Abbiamo idee per portare ulteriori miglioramenti nelle prossime gare. Certo, anche gli altri lavorano per rendere più efficienti le monoposto. Però noi speriamo di fare un passo più ampio rispetto agli avversari".
turchia a rischio — Durante il fine settimana si parlerà certamente del futuro di questo appuntamento del Mondiale. Nei giorni scorsi la stampa locale ha citato i virgolettati di alcuni degli organizzatori secondo i quali il futuro della corsa è a serio rischio. In particolare il problema è la scarsa affluenza di pubblico. Tra il patron della F.1 Bernie Ecclestone e i responsabili dell'organizzazione non sarebbe ancora stato trovato un accordo. "La Turchia è in generale uno dei nostri circuiti migliori - ha detto Ecclestone in un'intervista al Daily Mirror - tutta l'organizzazione è buona in Turchia, l'unico problema è il numero degli spettatori. Sarei deluso se perdessimo questo evento, ma non possiamo continuare a sovvenzionarlo".
Patrick Head, 65 anni, uomo simbolo della Williams. Ap
Patrick Head, 65 anni, uomo simbolo della Williams. Ap
cambi williams — Oggi, intanto, la Williams ha annunciato alcune importanti novità. La più significativa è l'ufficialità del ritiro a fine stagione del co-fondatore Patrick Head. "Patrick ha detto chiaramente che si ritirerà quest'anno - ha detto il responsabile Adam Parr - e dunque credo che a un certo punto della stagione lo farà. Questo non ha nulla a che fare con la ristrutturazione in atto, ma solo che, raggiunti i 65 anni, ci ha già detto che è tempo di dedicarsi ad altri interessi nella sua vita". Riguardo alla ristrutturazione del team, i cui risultati in questa prima parte della stagione sono stati molto deludenti, la Williams ha annunciato che, alla fine dell'anno, lasceranno i rispettivi incarichi il direttore tecnico, Sam Michael, e il capo del settore aerodinamica, Jon Tomlinson, mentre arriverà in giugno l'ex capo progettista della McLaren, Mike Coughlan, coinvolto nel 2007 nel caso di spionaggio ai danni della Ferrari.
bahrain incerto — Infine da registrare una notizia relativa al GP del Bahrain, previsto lo scorso 13 marzo e annullato per i disordini interni al Paese. Gli organizzatori del GP avranno tempo fino al 3 giugno per decidere quando potrà essere recuperata la corsa. La Fia ha annunciato di aver dato un altro mese di tempo: una risposta, infatti, era attesa entro l'1 maggio ma adesso gli organizzatori avranno fino al 3 giugno, data in cui il Consiglio mondiale si riunirà a Barcellona, la settimana dopo il GP di Monaco e prima del trasferimento in Canada.
Gasport© RIPRODUZIONE RISERVATA
 
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Bolelli è tornato
Nel segno di Furlan

Ha vinto il doppio a Monaco, ora il suo tecnico punta in alto: "Per potenza e talento, vale i primi 10". Il primo titolo Atp del 25enne bolognese dove aveva perso la sua unica finale, ora l'obiettivo Roma, da qualificato o con una wild card


Simone Bolelli, 25 anni, primo successo nel circuito Atp
Simone Bolelli, 25 anni, primo successo nel circuito Atp
MILANO, 3 maggio 2011 - Eppur si muove. Dopo un letargo (troppo lungo) di risultati, addirittura di tre anni, dalla finale di singolare persa sulla terra tedesca di Monaco contro "mano di pietra" Gonzalez, l’azzurro di maggior qualità tennistica (e talento inespresso), Simone Bolelli, batte un colpo, ancora nel torneo tedesco, aggiudicandosi il primo titolo Atp di doppio, con lo specialista argentino Horacio Zeballos. "E’ un segnale positivo, sono molto contento", non solo per coach Renzo Furlan, ma per il movimento tutto, considerato anche che il bolognese ha 25 anni.
progressi — "Oggi i primi 100 del mondo hanno tutti quell’età lì, quindi, maturano tardi" sottolinea sempre l’ex pro veneto, allievo migliore di Riccardo Piatti al centro tecnico federale di Riano Flaminio diretto da Adriano Panatta. "Stiamo lavorando con continuità da fine gennaio, subito dopo gli Australian Open, Simone è venuto da me e le nostre situazioni si sono sposate bene: io continuo a lavorare 24 settimane l’anno per la Fit, al centro di Tirrenia, come supervisore dei giovani, e non più come allenatore di Francesca Schiavone. Che ho seguito fino al 23 dicembre, poi, sinceramente, non so che cosa sia successo" spiega sempre Furlan. Poi la scommessa: "Simone ha fisico e tecnica, e un potenziale inespresso. Parliamo ancora di un giocatore numero 137, che però nel 2009 è stato 36, e deve entrare fra i 50, e che, probabilmente, vale più di me - 19 al massimo -, visto che ha più centimetri e potenza e talento. E' da top ten. Speriamo che dimostri sempre più, in partita, la motivazione che mette in allenamento. Quando l’ho visto io, a ottobre, era un disastro, abbiamo lavorato molto insieme, e abbiamo parlato molto, di tutto, e continuiamo a farlo, su qualsiasi progetto. Simone ci ha messo molto di suo, anche sotto il profilo mentale, con l’aiuto del professor Livio Sgarbi, di Reggia Emilia".

Renzo Furlan, supervisore federale al Centro Tirrenia
Renzo Furlan, supervisore federale al Centro Tirrenia
VERSO ROMA — Uno dei limiti fondamentali di Bolelli era la reattività: "Simone continua a lavorare con il suo preparatore atletico di sempre, Marco Panichi, ma è molto migliorato nella velocità in campo, soprattutto nella risposta. E mi piace proprio come gioca. Sono sicuro che, non oggi, non domani, ma presto si prenderà grandi soddisfazioni. Stiamo parlando di un grande talento del tennis italiano". Prossima fermata il torneo da 30mila euro al Garden Roma, poi qualificazioni agli Internazionali. "Anche se confidiamo in una wild card per il tabellone principale» azzarda Furlan, ex grande taciturno: "Ma col tempo si cambia, eppoi io ascoltavo molto e mettevo in pratica". Un’altra lezione a Simone Bolelli, il talento alla ricerca del tempo perduto. Guarda caso, da Monaco a Monaco. Dalla prima finale persa Atp alla prima vinta.
Vincenzo Martucci© RIPRODUZIONE RISERVATA

domenica 1 maggio 2011

yesssssssss.........

Quella fotografia che ha messo B. nei guai
Quando il Caimano inseguiva miss col camper di Telemilano 58 e fu fotografato da Mauro Vallinotto. Uno dei primi a ritrarre il "Dottore", insieme a Evaristo Fusar e Alberto Roveri
“Senta Evaristo, ci verrebbe questo fine settimana, ad Arcore, a fotografarmi?”. Evaristo Fusar oggi ha 77 anni. Ne aveva 34 nel 1977, quando arriva quella telefonata, cortese ma insistente, da un giovane imprenditore in ascesa, che gli domanda un servizio su di sé. Tutto poteva immaginare tranne che quelle foto le avrebbe fatte, malgrado all’inizio fosse perplesso. E che sarebbero rimaste negli annali come i primi ritratti posati di Silvio Berlusconi (oggi valgono più di uno scoop di paparazzi su Belén Rodriguez). E poi che lui, con “il Dottore” (così si faceva chiamare) avrebbe stretto un rapporto decennale. Alla fine, l’incredibile collaborazione che sta per raccontarmi si concluderà con una proposta di assunzione prendere o lasciare: “Lasci tutto e venga alla Mondadori”. Proposta rifiutata anche se economicamente allettante, per innato spirito di indipendenza del destinatario.

Alberto Roveri, invece, entra negli uffici della Edilnord nel 1977. È ormai giunto alla fine del suo servizio quando, mentre sta riponendo con cura gli obiettivi nella sua borsa di pelle, guarda ancora per una volta il numero uno della società immobiliare. Non sa bene perché, ma – a un tratto – gli sembra di poter immortalare un’inquadratura diversa dalle altre, una luce particolare che prima non aveva. Allora riprende la macchina, la impugna, segue un impulso istintivo e gli dice: “Dottore, mi lascia fare un altro paio di scatti?”. Il diaframma corre veloce, click, click, click. “Ci credi? Della presenza della pistola – racconta oggi divertito – mi sono accorto solo 30 anni dopo”. Un altro scatto che vale oro.

Mauro Vallinotto “il dottore” lo aveva già conosciuto, e mi racconterà anche lui come. Ma resta folgorato dalla sua apparizione a Viareggio, al concorso di Miss Italia del 1979: “Era sbarcato in riviera con un camper attrezzato con tanto di letto matrimoniale e due operatori al seguito, per filmare la finale di Miss Italia. Rimasi stupito del fatto che un imprenditore come lui facesse il cronista. In una delle pause – racconta Vallinotto – incuriosito per la scena, seguendo un impulso, scattai una foto che oggi pare innocente: Berlusconi era seduto, accanto alle aspiranti miss, e scherzava con le ragazze. Quando sentii l’otturatore che scattava non potevo certo immaginare che, proprio per via di quella foto, mi avrebbe urlato addosso, in pubblico, furibondo: ‘Vergogna! Mi hai rovinato la vita, mascalzone!’”.

Né il colloquio di Fusar, né la pistola immortalata da Roveri, e nemmeno “il camper abborda-miss” sono elementi casuali. L’ingresso nella villa di Arcore per Silvio Berlusconi è di più di un trasloco, l’anno zero della sua biografia, il punto di ripartenza di una palingenesi pubblica e privata. È – per essere più precisi – il momento in cui riesce ad avviare un lungo e meticoloso processo di edificazione della propria immagine. Dagli scatti di gioventù, ridenti e fuggitivi, talvolta rubati o d’occasione, il fondatore di Mediaset sta passando al ritratto posato, alla costruzione scientifica del proprio immaginario. Passa in quell’anno dal tempo dell’azione a quello della prosa plasmando, ex novo, un personaggio e un immaginario fondati su un ingrediente fondamentale: se stesso.

È dunque quasi normale che il futuro imprenditore catodico si metta in cerca di talenti che possano documentare il suo prodigioso salto di censo, raccontando il suo nuovo romanzo di formazione. Da questo momento in poi, l’iconografia ufficiale del berlusconismo non consentirà più gli sguardi birichini del chansonnier giramondo, non ritrarrà mai il giovane arrampicatore sociale con mustacchi e capelloni lunghi, o il giovanotto con la pipa pretenziosa e il sorriso ironico, ma solo l’imprenditore (aspirante) statista, il clone semiludico del duro da cinema americano, il sovrano regnante che intorno alla dimora nobiliare strappata ai Casati ha edificato il proprio regno. Sull’iconografia berlusconiana ha scritto un bellissimo libro Marco Belpoliti (Il Corpo del capo). Un libro che ha avuto una storia travagliata, dal momento che l’editore abituale del saggista, l’Einaudi (di proprietà Mondadori) aveva rifiutato di pubblicare il testo (poi uscito per Guanda). Ne Il Corpo del capo Belpoliti raccoglieva un’antologia delle foto che avevano costruito il culto del sovrano di Arcore, l’iconografia del capo predestinato. Manca una cosa che per un filosofo non ha senso, ma che per un giornalista è essenziale. Cercare gli autori di quei servizi e fargli raccontare “il giovane” Berlusconi. Così ho rintracciato i tre primi ritrattisti del sovrano per chiedere cosa ricordassero. Con Fusar, Berlusconi prospetta un’assunzione, chiede ritocchi sul naso di cui si lamenta persino con Montanelli (“È un grande fotografo, ma con la mattina non ci sa fare”), rivela che il suo modello è Reagan. Da Roveri si fa immortalare davanti al plastico di Milano 2, posa come lo zio Sam e chiede una pausa tra un servizio e l’altro dicendo: “Chiamo l’estetista e mi faccio il manicure”.

Ma è Vallinotto che ha il ricordo più stupefacente. Incrocia una prima volta Silvio Berlusconi a Milano, nel 1976. Lui è un collaboratore fisso dell’Espresso, quello è il costruttore di Milano 2. Ha appena 22 anni, ma è già un fotografo di moda affermato: “Alcune modelle mi parlano di questo imprenditore che fa delle feste animate, invita molte ragazze e ad alcune mette addirittura a disposizione degli appartamenti a Milano 2”. Mentre mi racconta questo particolare, ovviamente, rimango per un attimo di stucco e Vallinotto sorride: “No, no, ha capito bene: non è che mi sono confuso con il Bunga Bunga. È proprio quello che mi dissero di lui, nel lontano 1976, delle fanciulle che oggi definirei cloni della Carfagna. Ovvio che mi incuriosissi, no?”. In un’occasione i due si incontrano in una serata milanese, il giovane Vallinotto resta a sentire. Il suo sesto senso, non solo professionale, gli dice che con l’uomo di Milano 2 si rivedrà presto. Due anni più tardi il fotografo è alla presentazione di una minuscola tv via cavo che si sta trasformando in emittente privata. Nel 1979 Vallinotto, seguendo le piste delle sue modelle milanesi approda a Viareggio, per la finale di Miss Italia. “Mi vedo arrivare Berlusconi, a bordo di un pullman marchiato Telemilano 58”. Rimane doppiamente stupito. “Non trovavo strano solo che facesse interviste di persona. Ma anche che a un certo punto, riconoscendomi, mi aveva detto: ‘Scusi Vallinotto. Ho visto che ha scattato. Mi perdoni, le sembrerà una sciocchezza, ma devo chiederle se me le può cedere’”. Berlusconi incalza: “Posso dirle una cosa da uomo a uomo? Mia moglie non sa che io sono qui, mi capisce?”. Vallinotto, che ha fotografato anche il camper con cuccetta e lettino ricoperto di pelle nera (e una tv incassata in una parete), ci rimugina. “Ma se Berlusconi faceva le interviste e le mandava in onda, come poteva poi dire alla moglie di non essere stato al concorso?”.

Ipotizza che sia una scusa per mettere le mani sugli scatti. La cosa non gli piace, rifiuta. Le foto vengono comprate e pubblicate. Non succede nulla e Vallinotto dimentica dell’episodio. Ma, 15 giorni dopo, quando si ritrova alla finale del Campiello succede l’imponderabile. Una sagoma si stacca dalla platea e inveisce contro di lui: “Lui, incazzatissimo. Fuori di sé. Gridava: ‘Sei una carogna! Mi hai rovinato la vita! Per colpa tua mia moglie vuole divorziare!’. Io non rispondevo. Ma Berlusconi mi era addosso, agitava le mani sempre più minaccioso”. Non finisce con una rissa solo perché interviene, provvidenziale, un imprenditore di successo. “Una sagoma si interpose fra me e lui – ricorda oggi Vallinotto – Vittorio Merloni. Lo placcò come sui campi di rugby: ‘Silvio, lascia perdere! Non vedi che ci stanno guardando tutti? Non dargli questa soddisfazione, dai!’”. Fine di un matrimonio, nascita di un mito.

da il Fatto Quotidiano del 30 aprile 201
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Guerra Romani-Prestigiacomo
"Quella matta mi fa incazzare"

Davanti a una platea di imprenditori brianzoli il ministro dello Sviluppo attacca la collega dell'Ambiente per i ritardi nel nuovo decreto sugli incentivi. "Vorrebbe l'autocertificazione, ma l'Italia non è tutta come la Lombardia". Replica risentita del Pdl La Loggia di VALERIO GUALERZI

ROMA - Le agenzie di stampa, dando conto ieri dell'ennesimo rinvio nell'approvazione del decreto sul quarto conto energia, parlavano eufemisticamente di "contrasti" tra il ministro dello Sviluppo Economico Paolo Romani e quello dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo. La realtà, come testimonia il video in esclusiva su Repubblica.it dell'intervento svolto da Romani a un convegno sulle "prospettive di sviluppo per le aziende brianzole" organizzato a Giussano dal mobilifico Tissettanta, è che tra i due membri del governo è in atto una battaglia feroce. 

GUARDA IL VIDEO (esclusiva Repubblica.it) 1

Illustrando alla platea il motivo del contendere tra i due dicasteri, il titolare dello Sviluppo Economico non usa certo giri di parole per fotografare la situazione. "Se quella matta della Prestigiacomo non mi fa incazzare ancora oggi...Lo dico perché sono un po' arrabbiato, veramente, non ci ho dormito la notte...", afferma Romani alzando il tono della voce.

Il varo del quarto conto energia si è reso necessario nel marzo scorso, quando, a sorpresa, ad appena poche settimane dall'entrata in vigore del nuovo regime di incentivazione per il fotovoltaico, Romani ha fatto licenziare da Palazzo Chigi il decreto " ammazza rinnovabili 2" che ha rimesso tutto in discussione. Il vecchio sistema di aiuti all'energia solare cessa quindi di avere validità a fine maggio, mentre a stabilire le regole per il futuro dovrebbe essere appunto un nuovo provvedimento. Romani, seguito a ruota dalla Prestigiacomo, dopo una clamorosa ondata di proteste 3 e prese di posizione, aveva promesso quanto meno che i tempi sarebbero stati brevi per evitare di lasciare nell'incertezza un settore produttivo che calcolando anche l'indotto conta oggi su oltre 100 mila addetti. "Sarà pronto entro il 20 marzo", aveva garantito.

In realtà, ad oggi, il quarto conto energia è ancora nel cassetto e le bozze discusse sin qui continuano a suscitare critiche e disappunto da parte sia delle Regioni 4 che delle associazioni di categoria. I motivi dei ritardi sono naturalmente molti e l'incentivazione delle energie rinnovabili non è certo una priorità di questo governo, ma ad un'ostilità di fondo si è aggiunta ora anche una profonda rottura tra i due ministri competenti.

A spiegare il motivo dello scontro è stato lo stesso Romani nel suo intervento al convegno di Tisettanta. Davanti alla prospettiva di riduzioni graduali nell'incentivazione del fotovoltaico, il ministero dello Sviluppo Economico pretende che il calcolo per il tipo di tariffa a cui si ha diritto venga calcolata in base alla data di allaccio alla rete. Di contro, spiega ancora Romani riferendosi alla Prestigiacomo, "qualche estremista vorrebbe che l'incentivo venisse fermato al momento in cui io mi autocertifico la conclusione dei lavori". "Mi stanno rompendo le palle", aggiunge poco dopo. Una posizione, quella del MSE, in teoria sensata, ma che non tiene conto del fatto che gli imprenditori onesti rischiano di vedere messo a repentaglio dai ritardi della burocrazia necessaria all'allaccio in rete anche un investimento fatto nei tempi giusti.

Un problema che evidentemente per Romani non esiste, mentre apparentemente la priorità è scongiurare le false dichiarazioni di fine lavori. "Dell'autocertificazione consentitemi di dubitarne, non in Lombardia per l'amor di Dio, ma in qualche altra parte d'Italia qualche dubbio sull'autocertificazione ce l'ho...", dice il ministro alla platea brianzola senza nascondere un certo razzismo verso il Mezzogiorno. Parole poco edificanti per un ministro della Repubblica, che assumomo un valore ancor più grave perché lasciano spazio a congetture sull'esistenza di qualche sospetto sulla posizione della Prestigiacomo visto che probabilmente tra le "altre parti d'Italia" accennate da Romani c'è proprio la Sicilia, terra d'origine e collegio elettorale della collega dell'Ambiente. 


Le scuse di Romani. Dallo staff del ministro si fa sapere che quelle utilizzate da Romani sono "espressioni colorite", visto che i rapporti fra i due colleghi "sono ottimi". Non si tratta quindi "assolutamente di un attacco personale". Poi, in serata, si sente in dovere di intervenire lo stesso ministro. "Si tratta - si difende - di dichiarazioni estrapolate da un contesto conviviale, derivate dall'intenso e aperto confronto sul decreto per il fotovoltaico con il ministro Prestigiacomo. Sono rammaricato per quanto accaduto e, soprattutto, per la conseguente strumentalizzazione mediatica da parte di alcuni. Non viene messa in discussione in alcun modo la stima, personale e professionale, che ho nei confronti del ministro Prestigiacomo".

Le reazioni. Scuse che non sono bastate però a placare la bufera. Lo sfogo del ministro è commentato con durezza non solo dall'opposizione, ma dalla stessa maggioranza. "Sono stupefatto e incredulo - replica il parlamentare siciliano del Pdl Enrico La Loggia - Se venissero confermate le parole di Romani ci troveremmo nell'inaccettabile situazione di distinguere gli imprenditori onesti o disonesti a seconda della regione di appartenenza".

Critiche anche dal Pd e da Idv. "Ancora una volta sono divisi su tutto: l'ennesima lite di ordinaria follia del governo, che oggi vede un furibondo ministro Romani scatenarsi contro la collega Prestigiacomo, altro non fa che aggravare i problemi di un Paese che ormai è sempre più senza guida in nessun settore", dice la responsabile Ambiente dei democratici Stella Bianchi.  "Quella di Romani e Prestigiacomo - prosegue - è una divisione molto grave perché mette a rischio centomila lavoratori in un settore strategico per il futuro del Paese, che era cresciuto nonostante la crisi per poi essere paralizzato dal decreto Romani".  Rincara la dose Antonio Borghesi, dell'Idv: "Ormai siamo agli stracci in faccia su tutto, dalla Libia alle rinnovabili. La lite odierna tra il è l'immagine perfetta di un governo e di una maggioranza che non esistono più, lacerati e spaccati su tutto e incapaci di trovare il bandolo della matassa in qualsiasi settore".
(30 aprile 2011)
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LA POLEMICA

Il segreto del Gps, così aiuta la polizia
i dati usati per piazzare gli autovelox

La TomTom in Olanda ha venduto le informazioni al governo. L'amministratore italiano: "Ora cambieremo i contratti: nessuna cessione a terzi"

di JAIME D'ALESSANDRO LE SCUSE cominciano con un'autodifesa: «Chiediamo sempre il permesso ai nostri clienti prima di raccogliere dati attraverso i loro navigatori». La olandese TomTom, che da anni domina il settore dei dispositivi gps, cerca così di mitigare la propria incredibile leggerezza.

 Ultima di una lunga serie commesse da giganti della tecnologia e legate all'utilizzo poco ortodosso di informazioni sensibili sulle abitudini dei consumatori. I fatti: il quotidiano Algemeen Dagblad ha scoperto che la polizia olandese sta sfruttando i dati forniti al governo dalla TomTom per piazzare gli autovelox lì dove i limiti di velocità sono più frequentemente violati. E questo, ovviamente, ha fatto infuriare gli automobilisti. Perché sono informazioni che loro stessi hanno fornito di fatto inconsapevolmente usando il navigatore e che la TomTom poi adopera per dare ai propri clienti in tempo reale un quadro esatto della situazione del traffico.

Peccato che l'azienda abbia anche venduto quegli stessi dati ad istituzioni olandesi e che la polizia li sfrutti per far cassa attraverso le multe. «Siamo venuti a sapere solo ora che la polizia ha usato le nostre informazioni in questa maniera», si è giustificato Harold Godjin, amministratore delegato della TomTom. «E non ci piace perché non piace ai nostri clienti».

Ma la frittata ormai è fatta e i sospetti aumentano. Secondo il Financial Times, la compagnia olandese per fronteggiare il calo delle vendite dei navigatori, sta puntando proprio sulla vendita di servizi che vanno dalle semplici mappe al dettaglio sul traffico. Business che già oggi vale il 36 per cento dei ricavi della TomTom. Ma i diretti interessati qui da noi minimizzano. I guadagni derivanti dalla vendita di database ad enti pubblici sarebbero parte marginale di quel 36 per cento.

«Riguardo l'Italia poi, nessuno nell'amministrazione pubblica sta utilizzando dati del genere», rassicura Luca Tammaccaro, a capo della TomTom Italia. In ogni caso d'ora in poi non sarà più possibile che una cosa simile accada, dato che tutti i contratti verranno modificati in modo che le informazioni non possano più essere cedute a terzi. «I nostri servizi hanno successo proprio perché si basano sulle informazioni prodotte dagli stessi utenti», continua Tammaccaro. «Informazioni che possono essere rese disponibili in forma anonima agli enti con i quali collaboriamo allo scopo di migliorare i flussi di traffico, la sicurezza, dunque la vita dei cittadini».

Il problema è proprio questo. I servizi avanzati di "geolocalizzazione" legati agli smartphone come ai navigatori, cominciano ad usare quantità sempre maggiori di dati sui consumatori. Più ne hanno, più diventano precisi, utili, efficienti, perfino rivoluzionari. Ma ciò significa che da qualche parte si sta formando una fotografia ad alta definizione delle nostre abitudini che potrebbe finire in mani sbagliate.

Dieci giorni fa si è scoperto ad esempio che l'iPhone conserva traccia dei nostri spostamenti e che quell'archivio è facilmente accessibile, mentre nello stesso periodo due milioni di profili degli utenti del PlayStation Network della Sony sono stati rubati e messi in vendita online. Considerando la diffusione dei cellulari avanzati, ne verranno venduti 500 milioni quest'anno, è facile prevedere che questioni del genere diventeranno centrali. Insomma, di leggerezze come quella commessa dalla TomTom e dalla Apple probabilmente ne vedremo molte altre.
 
(30 aprile 2011)

giovedì 28 aprile 2011

hahahahahahah

IL CASO

iPhone, la difesa di Jobs
"Non seguiamo nessuno"

Il numero uno di Apple replica alle polemiche sui dati relativi agli spostamenti di milioni di utenti che la società avrebbe conservato. "Un sacco di conclusioni sbagliate"

NEW YORK - Apple non intendeva conservare i dati sugli spostamenti di milioni di utenti dell'iPhone. Parola di Steve Jobs. Il numero uno della società di Cupertino, assente da tre mesi dall'azienda per malattia, replica personalmente alle polemiche scatenate dalla notizia che l'iPhone teneva in memoria tutti gli spostamenti dei telefonini 1. "Non seguiamo nessuno. I file trovati nei telefoni, come abbiamo spiegato, erano sostanzialmente creati attraverso informazioni anonime che raccogliamo da decine di milioni di iPhone", dice Jobs in un'intervista telefonica a "Mobilized", il blog di tecnologia del sito di notizie informatiche All Things Digital. E al Wall Street Journal specifica che quando raccoglie dati sugli utenti degli iPhone per garantire una serie di servizi come quello delle cartine geografiche, la Apple non trasmette mai l'ubicazione precisa del telefonino.

"Quando una nuova tecnologia fa il suo ingresso", aggiunge il Ceo di Apple, c'è un periodo di "aggiustamento e di insegnamento". "A giudicare dalle cose che stanno succedendo credo che, come settore, non abbiamo fatto un ottimo lavoro nell'istruire. Di conseguenza si è saltati a un sacco di conclusioni sbagliate nella scorsa settimana".

Jobs conferma poi che è sua intenzione apportare qualche modifica ai programmini in questione, in modo da garantire ancora di più la privacy degli utenti, e che è pronto a testimoniare al Congresso su questi temi.

Un comunicato stampa di Apple afferma che "il motivo per cui l'iPhone conservava così tante informazioni è un problema che abbiamo scoperto e che risolveremo in breve tempo".
(27 aprile 2011)
 
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IL CASO

iPhone, la difesa di Jobs
"Non seguiamo nessuno"

Il numero uno di Apple replica alle polemiche sui dati relativi agli spostamenti di milioni di utenti che la società avrebbe conservato. "Un sacco di conclusioni sbagliate"

NEW YORK - Apple non intendeva conservare i dati sugli spostamenti di milioni di utenti dell'iPhone. Parola di Steve Jobs. Il numero uno della società di Cupertino, assente da tre mesi dall'azienda per malattia, replica personalmente alle polemiche scatenate dalla notizia che l'iPhone teneva in memoria tutti gli spostamenti dei telefonini 1. "Non seguiamo nessuno. I file trovati nei telefoni, come abbiamo spiegato, erano sostanzialmente creati attraverso informazioni anonime che raccogliamo da decine di milioni di iPhone", dice Jobs in un'intervista telefonica a "Mobilized", il blog di tecnologia del sito di notizie informatiche All Things Digital. E al Wall Street Journal specifica che quando raccoglie dati sugli utenti degli iPhone per garantire una serie di servizi come quello delle cartine geografiche, la Apple non trasmette mai l'ubicazione precisa del telefonino.

"Quando una nuova tecnologia fa il suo ingresso", aggiunge il Ceo di Apple, c'è un periodo di "aggiustamento e di insegnamento". "A giudicare dalle cose che stanno succedendo credo che, come settore, non abbiamo fatto un ottimo lavoro nell'istruire. Di conseguenza si è saltati a un sacco di conclusioni sbagliate nella scorsa settimana".

Jobs conferma poi che è sua intenzione apportare qualche modifica ai programmini in questione, in modo da garantire ancora di più la privacy degli utenti, e che è pronto a testimoniare al Congresso su questi temi.

Un comunicato stampa di Apple afferma che "il motivo per cui l'iPhone conservava così tante informazioni è un problema che abbiamo scoperto e che risolveremo in breve tempo".
(27 aprile 2011)
 
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Internazionali, è febbre alta
Roma verso il tutto esaurito

La presentazione dell'edizione 2011 degli Open al Foro Italico (7-15 maggio) ha evidenziato numeri da capogiro. Quasi tutti i big mondiali nell’entry list dell’evento: biglietti a ruba, vendite aumentate del 50% rispetto all'anno scorso. E dopo 33 anni si torna al combined


Rafa Nadal è il vincitore della scorsa edizione. Reuters
Rafa Nadal è il vincitore della scorsa edizione. Reuters
ROMA, 28 aprile 2011 - Internazionali d'Italia da record. La formula combined, ritrovata dopo 33 anni, sembra già garanzia di successo. Nella presentazione che si è svolta nella sala stampa dello stadio Olimpico sono emersi dati importanti per questa 68ª edizione. Dal 7 al 15 maggio saranno dunque contemporaneamente in campo uomini e donne, e ovviamente si parla dei migliori del mondo. Spettacolo vero, come dimostrano i primi numeri che arrivano dalla biglietteria. I tagliandi per gli otto giorni di torneo sono già quasi tutti esauriti e al momento si registra un +50% rispetto alla vendita del 2010. "Sarà un grande evento - dice soddisfatto il presidente del Fit Angelo Binaghi - più gente, più sponsor, più copertura mediatica e ovviamente i migliori talenti del tennis internazionale. E per la prima volta dopo anni abbiamo delle atlete che partono favorite, ma evitiamo di far sentire loro troppe pressioni. Tra gli uomini? Tifo Federer, visto che Nadal e Djokovic hanno già vinto". Sorride anche il presidente del Coni Gianni Petrucci: "L'aumento del numero dei tesserati del tennis dimostra un cambio dei gusti degli italiani. Il merito è dei risultati dei nostri atleti, ma anche della Federazione, dei tecnici e della collaborazione con le scuole. Questa per Roma sarà un'edizione da record, anche grazie all'accordo con la Coni Servizi: ormai parliamo di una classica di questo sport, non più di una parente povera di altri tornei".
tabelloni da urlo — Quasi tutti i migliori al mondo sono infatti nell’entry list dell’evento. In campo maschile c’è solo un piccolo giallo per Juan Martin Del Potro che non ha ancora chiesto agli organizzatori la wild card che gli servirebbe per entrare in tabellone, visto che il suo ranking Atp si è molto abbassato dopo il lungo stop per infortunio. In campo femminile mancheranno la belga Kim Cljisters e la statunitense Venus Williams ed è in forte dubbio anche la presenza di Serena; in tabellone accedono direttamente le azzurre Francesca Schiavone e Flavia Pennetta , così come Sara Errani e Roberta Vinci, mentre delle wild card dovrebbero andare a Brianti e Camerin.

Raffaele Pagnozzi nel nuovo Centrale. Ansa
Raffaele Pagnozzi nel nuovo Centrale. Ansa
novita' — Oltre al combined, quest'anno l'organizzazione ha voluto puntare forte su un nuovo Foro Italico. Via le barriere, spazi più aperti e valorizzazione del verde e degli storici marmi. Con il doppio torneo in contemporanea sono stati inoltre aggiunti dei campi, per un totale di 30.000 mq di nuove superfici, il Centrale (totalmente rinnovato lo scorso anno) è stato potenziato così come il Villaggio Vip. "Ci aspettiamo un fatturato di 16 milioni di euro - spiega Raffaele Pagnozzi, segretario generale del Coni - il doppio rispetto a cinque anni fa, con un 25% di utile che sarà reinvestito nel tennis dalla Fit e in molti altri sport dalla Coni Servizi".
Elisabetta Esposito© RIPRODUZIONE RISERVATA

martedì 26 aprile 2011

dai dai....................

 La Ferrari festeggia Massa
E l'India annuncia: "Pista ok"

Il brasiliano ha compiuto oggi 30 anni. Montezemolo: "Sei parte della famiglia". Domenicali: "Vissuti insieme tanti momenti, il regalo lo stiamo preparando a Maranello, sai a cosa mi riferisco". Gli organizzatori a Nuova Delhi: "Aspettiamo solo l'omologazione della Fia"

MARANELLO (Modena), 25 aprile 2011 - Per Felipe Massa oggi è un giorno speciale: compie 30 anni. E dalla Ferrari è un coro di auguri, particolarmente importanti visto che c'è da invertire alla svelta la brutta tendenza presa da questa stagione per tornare a essere più competitivi. Le prime parole sono quelle del presidente Luca Montezemolo: "Caro Felipe, ti faccio tantissimi auguri per il tuo trentesimo compleanno - si legge sul sito di Maranello - è un giorno speciale per te ma anche per tutti noi, sei parte della nostra famiglia da 10 anni ormai e, ne sono sicuro, ormai vivi e respiri Ferrari. Il tuo talento e la tua simpatia ti hanno fatto apprezzare da ognuno di noi sia come pilota sia, soprattutto, come uomo. Goditi questo giorno con la tua bellissima famiglia, ci aspettano settimane cruciali per la nostra stagione".

Da sinistra Alonso, Montezemolo e Massa. Epa
Da sinistra Alonso, Montezemolo e Massa. Epa
rapporto speciale — Baci e abbracci anche da Stefano Domenicali: "Amico mio ti mando un grande abbraccio per i tuoi 30 anni, anche a nome di tutti gli uomini e le donne della Ferrari. Ci conosciamo da tantissimo tempo e abbiamo condiviso momenti bellissimi e altri drammatici ma siamo sempre rimasti uniti ed è questo che rende il nostro rapporto speciale. Sei arrivato a Maranello che eri un ragazzo e sei diventato un uomo: abbiamo ancora tanta strada da percorrere insieme e speriamo che sia ricca dei successi che ti meriti. Il regalo? Ci stiamo lavorando a Maranello, tutti quanti, senza un minuto di sosta: sai a cosa mi riferisco".
macchina vincente — Auguri anche da Fernando Alonso: "Ciao Felipe, tanti auguri di buon compleanno! Mi hai preceduto di qualche mese: a luglio toccherà a me fare trent'anni così ora mi potrai dire se c'è qualcosa di speciale quando si arriva a questa età. Scherzi a parte, voglio dirti che sono contento di essere insieme a te alla Ferrari: credo che formiamo una bella coppia, ci rispettiamo e lavoriamo bene insieme, sapendo che la squadra viene prima del nostro interesse personale. Ora speriamo di avere presto una macchina in grado di farci lottare per le prime posizioni: poi starà a noi due riuscire a vincere".

Un rendering del tracciato di Nuova Dehli
Un rendering del tracciato di Nuova Dehli
india pronta — Oggi intanto gli organizzatori del circuito di Nuova Delhi hanno comunicato di aver ultimato i lavori sul nuovissimo tracciato che il prossimo 30 ottobre ospiterà la prima edizione del GP dell'India. L'impianto, a una cinquantina di km dalla capitale, è costato 240 milioni di dollari ed è stato progettato dall'architetto tedesco Hermann Tilke, ormai un'istituzione. Esso fa parte di un complesso sportivo più ampio che comprende anche uno stadio per il cricket, lo sport nazionale. "Sono in gioco la nostra reputazione e quella del nostro Paese, organizzaremo una corsa che sarà un successo" ha detto alla stampa Manoj Gaur, presidente della Jaypee, il gruppo che ha organizzato l'evento e che è impegnato nei settori dell'ingegneria, dell'edilizia, dell'energia e dei trasporti. "La pista è pronta per l'omologazione - ha aggiunto Gaur - avverrà tutto in conformità del calendario della Fia".
Gasport© RIPRODUZIONE RISERVATA

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Pedrosa corre verso Estoril
"Ferita fresca, ma ci sono"

Riecco la MotoGP dopo un mese, con lo spagnolo della Honda che si è operato alla spalla: "Contento di tornare in pista, devo verificare se è tutto ok". Sui rivali: "Con Stoner va bene, ma pensate a come è andata tra Rossi e Lorenzo..". Su Vale: "Migliorerà la sua moto e lo farà presto"

Dani Pedrosa sul podio di Jerez, 2° dietro Lorenzo. LaPresse
Dani Pedrosa sul podio di Jerez, 2° dietro Lorenzo. LaPresse
MILANO, 26 aprille 2011 - Dopo quasi un mese di stop, la MotoGP torna in pista questo week end in Portogallo, all'Estoril, ritardo accumulato per il rinvio al 2 ottobre del GP di Motegi (che però somiglia tanto all'anticamera della sua cancellazione, vista la persistente gravità della situazione, fra radioattività e post terremoto-tsunami, in Giappone).
OPERAZIONE — La pausa è servita a Dani Pedrosa - secondo in campionato a 9 punti dal leader Lorenzo - che ne ha approfittato per farsi operare all'arteria succlavia della spalla sinistra, che gli causava perdita di forza e sensibilità nel braccio. Il pilota della Honda la scorsa settimana ha tolto i punti, non è ancora al 100%, ma è deciso a lottare per il podio, così come i suoi compagni di squadra Casey Stoner e Andrea Dovizioso. "Ho sfruttato al meglio queste tre settimane per fare quello che dovevo - ha detto Dani -, prima l'operazione, poi la riabilitazione e ora sono contento di tornare in pista. La ferita è ancora fresca e non so come starò all'Estoril, ma non vedo l'ora di verificare se tutto è andato bene e se potrò voltare pagina una volta salito in moto: vorrei correre nelle migliori condizioni". Sulla gara portoghese, però, pesa l'incognita del meteo, visto che è prevista pioggia. "Voglio sfruttare bene le 4 sessioni di prove per preparare al meglio la gara - ha detto Pedrosa -, ma all'Estoril il meteo è sempre un'incognita data la vicinanza con l'Oceano Atlantico. Qui, poi, servirà tanta trazione per sfruttare al meglio la nostra buona accelerazione". Per la gara portoghese potrebbe rientrare pure lo spagnolo Alvaro Bautista, con la Suzuki, assente a Jerez per la rottura del femore sinistro patita in Qatar, e sostituito da Hopkins: solo il parere dei medici, però, scioglierà i dubbi sulla sue presenza o meno.
stoner riposato — Il compagno di Pedrosa, Casey Stoner, si è rilassato nel verde della Svizzera. "Ho trascorso questo periodo riposandomi - ha detto l'australiano -. Sto bene e sono contento di correre in Portogallo: non vedo l'ora di tornare in pista dopo lo sfortunato GP di Spagna. Estoril non è tra i miei circuiti preferiti, ma in passato abbiamo raccolto dei buoni risultati e cercheremo di recuperare punti su Lorenzo che, negli ultimi tre anni, è stato il pilota più forte su questo tracciato. Penso che la nostra moto si adatti bene su questo circuito, che ha curve strette seguite da lunghi rettilinei".
Pedrosa, secondo nel Mondiale a  9 punti da Lorenzo. Reuters
Pedrosa, secondo nel Mondiale a 9 punti da Lorenzo. Reuters
rivalità con casey — A proposito di Stoner, Pedrosa ha inquadrato così la loro rivalità, con un'occhiata alla competitività della RC212V e alle difficoltà di Valentino Rossi. "Con Casey ci aiutiamo - ha detto - ma ogni pilota cerca sempre di battere il rivale e questo ti fa andare più veloce. Tra noi due i rapporti sono buoni, non ci sono problemi, ma abbiamo corso solo due gare e non sappiamo come finirá, ma la rivalitá è forte: guardate come è finita tra Rossi e Lorenzo: erano all'inizio buoni compagni di squadra e poi...". Sulla sua moto, poi, Dani è piuttosto cauto: "La RC212V non è tanto superiore alle altre. Anche la Yamaha è a un buon livello e si adatta bene quando cambia tracciato. Forse accelera un po' meno della nostra, ma frena anche meglio". Pedrosa teme, poi, anche la Ducati e Valentino Rossi. "Ora ha qualche difficoltá con la nuova moto, ma abbiamo visto sul bagnato cosa può fare e dove può stare. In Ducati stanno facendo dei cambiamenti e giá in Portogallo porteranno delle modifiche importanti. Rossi sa migliorare la sua moto e lo fará presto: credo che finirá per essere molto competitivo, e lo sará ancora di più nel 2012 con le 1.000".
Jorge Lorenzo, Yamaha, festeggia il successo a Jerez. Reuters
Jorge Lorenzo, Yamaha, festeggia il successo a Jerez. Reuters
il talismano di jorge — Jorge Lorenzo, il leader del Mondiale, è legato all'Estoril da un rapporto particolare, avendoci vinto per tre volte di fila, e sempre partendo dalla pole. "Al Portogallo sono legato da ricordi bellissimi - dice -. All'Estoril ho ottenuto la mia prima vittoria in MotoGP nel 2008 e poi mi sono ripetuto anche nelle due stagioni successive. Questa pista rappresenta il mio talismano e 'l'astronauta' ci torna sempre volentieri. Mi sono allenato duramente per un mese per essere in perfetta forma per la gara. Siamo primi in classifica, è vero, ma è anche solo l'inizio del campionato. Dopo la gara ci fermeremo qui per i test, che saranno importanti per il futuro della mia M1"
Gasport© RIPRODUZIONE RISERVATA
 
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Nucleare, Berlusconi ammette il bluff: “Bloccato per far fallire il referendum” 

Quanto accaduto in Giappone “ha spaventato gli italiani, come dimostrano anche i nostri sondaggi” e la decisione di una moratoria sul nucleare è stata presa anche per permettere all’opinione pubblica di “tranquillizzarsi”: un referendum ora avrebbe portato ad uno stop per anni del nucleare in Italia. Con queste parole, a margine del vertice con il presidente francese Sarkozy, il premier Silvio Berlusconi esce allo scoperto e dichiara pubblicamente l’intenzione di far fallire il referendum proprio per evitare che la volontà popolare freni i piani del governo. Nessun passo indietro, dunque, sulla politica pro-atomo del governo. Ma semplicemente, sondaggi alla mano, una scelta di convenienza per evitare uno stop ufficiale da parte del corpo elettorale. “L’energia nucleare è sempre la più sicura”, ha aggiunto il Cavaliere. “Se fossimo andati oggi a quel referendum, il nucleare in Italia non sarebbe stato possibile per molti anni a venire. Il governo quindi – ha sottolineato – responsabilmente ha ritenuto di introdurre questa moratoria per far sì che si chiarisca la situazione giapponese e per far sì che magari dopo un anno o due si possa ritornare ad avere un’opinione pubblica consapevole della necessità di tornare all’energia nucleare”.

”Noi e l’Italia – ha proseguito il presidente francese Sarkozy – non abbiamo gas nè petrolio. Chi può pensare che il solare o l’eolico possano compensare il nucleare? Tutti abbiamo firmato per limitare le emissioni di co2 e io voglio sottolineare che il nucleare non emette co2. Quindi il dibattito è sulla sicurezza. La Francia ha perso di recente dei contratti, perchè le nostre centrali sono troppo costose. Chi agita la paura – ha detto ancora il presidente francese – non capisce che i francesi e gli italiani vogliono vivere in sicurezza ma riscaldarsi e illuminare le loro case”.

Insomma, la “sintonia” tra Berlusconi e Sarkozy si conferma soprattutto sul nucleare, anche perché, nel ricordare che “la Francia sarà al fianco dell’Italia” quando il nostro paese riprenderà il suo programma, il presidente francese fa in qualche modo valere gli accordi economici già siglati, con particolare riferimento all’accordo intergovernativo che sancisce la “cooperazione” tra Enel e Edf. Per quanto riguarda il nostro premier, con le dichiarazioni di oggi il Cavaliere ha comunicato ufficialmente che, sondaggi alla mano, il referendum “balneare” del 12 giugno sarebbe tutt’altro che un fiasco. E in caso di raggiungimento del quorum, la grande paura è rappresentata soprattutto dal quesito sul legittimo impedimento, che non riguarda la politica del governo Berlusconi in tema di acqua o di energia, ma tocca da vicino il premier sulle sue leggi ad personam.

Proprio da qui partono le reazioni politiche più accese sulle parole del premier. “Non basteranno questi bluff – spiega il capogruppo Idv in Senato Felice Belisario – a fermare la mobilitazione sociale che il re del bunga bunga teme di più, quella contro il legittimo impedimento: l’Italia dei Valori si batterà fino in fondo per consentire ai cittadini di difendere la nostra democrazia dagli usi, abusi e soprusi di un Governo pasticcione e imbroglione”. Gli fa eco anche il presidente dei deputati Idv Massimo Donadi: “Berlusconi ammette la truffa. Vuole impedire ai cittadini di esprimersi sapendo che gli italiani bocceranno la follia del nucleare. L’ammissione di Berlusconi è gravissima e conferma ancora una volta la sua indole antidemocratica”. Stessa linea da parte del Pd, che in una nota spiega l’intenzione di andare avanti con i referendum: “Berlusconi ha gettato la maschera confermando che la moratoria sul nucleare è un bluff. Pertanto, visto che l’emendamento del governo non cancella l’attuazione del piano di costruzione di nuove centrali nucleari, il referendum abrogativo è pienamente in vigore. D’altra parte se questo governo si appella tutti i giorni alla volontà popolare perché deve averne paura i prossimi 12 e 13 giugno?”.

A denunciare la gravità delle parole di Berlusconi non è solo la politica: ”Le sue dichiarazioni – attacca Greenpeace – svelano, se ce ne fosse ancora bisogno, il segreto di Pulcinella: la moratoria sul nucleare è una vergognosa pagliacciata per evitare il Referendum del 12 giugno. Il nucleare – dice il direttore della sezione italiana Giuseppe Onufrio – è una tecnologia in declino e può sembrare “il futuro per tutto il mondo” soltanto a una persona la cui testa in questa materia è rivolta al passato. Il peso del nucleare sulla produzione di elettricità globale è sceso dal 17,5% del 1999 al 13% del 2009, e questa tendenza continuerà. Dopo Fukushima, infatti – conclude l’esponente di Greenpeace – sarà più difficile estendere la vita utile degli impianti più vecchi, cosa che accelererà il declino del settore, che è già in atto”.

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VIDEOGIOCHI

Nintendo, tocca alla Wii 2
E' l'ora delle super console

Il gigante giapponese conferma: la nuova generazione sarà presentata il 7 giugno alla fiera di Los Angeles. Nuovo processore e grafica ad alta definizione, arriverà entro Natale 2011 o durante il 2012. Per tenere a distanza Microsoft e Sony di JAIME D'ALESSANDRO

"La nostra prossima console? Magari sarà molto complessa e potente, tutto il contrario della Wii insomma". Shigeru Miyamoto, "padre" di Super Mario e mente della Nintendo, due anni fa scherzava così sulla macchina per videogame di prossima generazione che la sua compagnia stava già sviluppando. Ma a quanto pare si trattava di uno scherzo solo in apparenza: Project Café, nome in codice della nuova console, pare infatti non avrà nulla da invidiare in quanto a capacità di calcolo sia alla Xbox 360 della Microsoft sia alla PlayStation 3 della Sony.  

Stando alle ultime indiscrezioni provenienti da fonti interne alla multinazionale giapponese, la Wii 2 dovrebbe avere un processore a tre core della Ibm ben più potente di quello della Xbox, una scheda grafica Ati basata un chip Rv770 superiore in prestazioni alla nVidia 7800 della PlayStation 3, un controller con schermo tattile da sei pollici e c'è chi dice anche il lettore blu ray. In ogni caso una console più grande di quella attuale e capace di produrre grafica in alta definizione, 3d incluso, che costerà probabilmente fra i 300 e i 400 euro.

Fin qui le speculazioni e le voci non confermate ufficialmente. Di certo Miyamoto e compagni presenteranno la macchina i 7 giugno a Los Angeles, nel corso l'Electronic Entertainment Expo (E3), la più grossa fiera dedicata ai videogame del mondo, per poi lanciarla almeno in Giappone entro il natale 2011 o durante il 2012. "Preferiamo svelare tutti i dettagli della nuova console all'E3, così che la si possa provare direttamente", ha confermato Satoru Iwata, amministratore delegato della Nintendo e principale artefice assieme a Miyamoto dei suoi recenti successi.

Cominciando proprio dalla Wii che, apparsa a fine 2006, è stata venduta in quasi 90 milioni di pezzi surclassando gli avversari. Peccato, per la multinazionale di Kyoto, le cose ultimamente abbiano preso una piega diversa: le vendite stanno rallentando vistosamente, 15 milioni di pezzi in quest'anno fiscale contro i 20 dell'anno precedente, mentre anche il Ds non va così bene come in passato. Complice il rafforzamento dello yen, il risultato è un crollo dei profitti di oltre il 50 per cento. Insomma, la Wii 2, o comunque verrà chiamata la nuova console, è necessaria per invertire la rotta sul piano finanziario e continuare a tenere la Sony e Microsoft a distanza.

Bisogna solo capire cosa faranno queste ultime. Ad oggi la Sony sembra puntare sulla nuova PlayStation Portatile, anche lei verrà presentata in dettaglio all'E3, ed in passato ha ribadito in più occasioni che la PlayStation 3 è in grado di durare per almeno altri quattro anni. Microsoft invece potrebbe svelare la sua terza Xbox, ma c'è chi sostiene che rimanderà il tutto al 2012, affidandosi per questo natale al Kinetc, il sistema di telecamere collegabile all'Xbox in grado di tradurre i gesti in comandi. Non resta che aspettare l'Electronic Entertainment Expo per sapere come stanno davvero le cose.    
 
(25 aprile 2011)

sabato 23 aprile 2011

hahaaahahahahahahahaa

Kubica: "Grazie a tutti
Tra 10 giorni vado a casa"

Il polacco ha parlato dal sito della Renault e fatto il punto sulle sue condizioni dopo il terribile incidente in un rally lo scorso febbraio: "Il recupero procede bene, forza e peso aumentano, le cose stanno migliorando. Quanto affetto ho ricevuto, incredibile"

Robert Kubica, 26 anni. 76 GP in F.1. Ap
Robert Kubica, 26 anni. 76 GP in F.1. Ap
PIETRA LIGURE (Savona), 21 aprile 2011 - "Ciao a tutti, eccomi qui. Scusate il ritardo, ma ho preferito attendere il momento in cui potevo finalmente condividere alcune notizie positive con voi. Prima di tutto un enorme grazie ai miei fans il cui sostegno è stato semplicemente incredibile dal mio incidente in Italia a febbraio. Sono stato letteralmente sommerso da lettere e doni. Voglio anche ringraziare tutte le persone del mondo della F.1 che hanno dimostrato in vari modi la loro preoccupazione per la mia difficile situazione". Con queste parole pubblicate sul sito della Renault, il polacco Robert Kubica è tornato a parlare ai tifosi a poco più di due mesi dal terribile incidente dello scorso 6 febbraio in cui rischiò la vita durante un rally in Liguria.
giusta direzione — La notizia più importante è che le dimissioni dall'ospedale di Pietra Ligure si avvicinano: "Penso entro i prossimi 10 giorni" ha detto il pilota della Renault. Kubica è stato sottoposto a quattro operazioni dopo aver riportato fratture alla mano destra, all'avambraccio, al gomito e alla gamba. "Ora inizio a sentirmi molto meglio - ha detto Kubica - il recupero procede nella giusta direzione: la mia forza e il mio peso aumentano di giorno in giorno e di conseguenza lascerò l'ospedale di Santa Corona molto presto, penso in 10 giorni. La mobilità della mia mano è limitata, ma è abbastanza normale in questo tipo di situazione perché i muscoli del braccio collegati sono ancora molto deboli a causa del lungo periodo di immobilità. Le cose stanno decisamente migliorando giorno dopo giorno".
Gasport© RIPRODUZIONE RISERVATA
 
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HACKER

Sony, sotto attacco
il Playstation Network

Il black out della rete di videogiochi per la console Ps3 e Psp dura da due giorni. Adesso il gigante giapponese l'ammette. Il servizio - che riguarda circa 70 milioni di utenti - sospeso fino a quando non verranno risolti i problemi di sicurezza

ROMA - Dopo quasi due giorni di silenzio la Sony ha finalmente confermato che i 'black out' della sua rete di videogiochi per le console Ps3 e Psp dipendono dall'attacco da parte di non meglio precisati hacker e che l'accesso al Playstation Network 1, al quale sono iscritti 70 milioni di utenti, continuerà ad essere sospeso fino a quando non verranno risolti i problemi di sicurezza.

Nel messaggio, comparso sul blog del colosso giapponese nelle ultime ore, la Sony afferma che sta facendo il possibile per ripristinare il prima possibile i servizi di rete e si "scusa per l'inconveniente", precisando che la sospensione del servizio non comporta la sospensione dell'account di utenza. Su internet, intanto, non mancano le proteste da parte degli utenti del Playstation Network, privati della loro rete di gioco.

Il colosso giapponese, inoltre, nel blog non punta il dito contro nessun gruppo di hacker e parla genericamente di una "intrusione esterna". Tra i possibili colpevoli, la stampa specializzata online ha fatto il nome del gruppo Anonymous che, tra l'altro, oltre ad avere avuto dei precedenti scontri con la Sony, sulla sua pagina di Facebook invita a "prendersi una pausa dal gioco per un pò di tempo". Ma la sezione responsabile delle relazioni pubbliche, "AnnOps" (Anonymous Operations), ha smentito il coinvolgimento del gruppo: "Per una volta noi non c'entriamo". 

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“Per censurare la barzelletta abbiamo votato”
Il premier chiede di non scrivere e i cronisti, tutti d'accordo, eseguono. La giornalista Sky che allontana il microfono: "Volevo intervistarlo quindi dovevo rassicurarlo"
“Abbiamo votato, è stata una decisione collegiale: il presidente ci ha chiesto di non scriverla e noi ci siamo messi d’accordo per non farlo. Che problema c’è?”, si chiede Pietro Guadagno del Corriere dello Sport, uno dei sette giornalisti che, dopo il derby Milan-Inter del 2 aprile, ha ascoltato Silvio Berlusconi raccontare la barzelletta della segretaria. Quella in cui il premier, per rispondere a una domanda sull’allenatore del Milan Massimiliano Allegri, giustifica così le sue amnesie: “Questa mattina – racconta il Cavaliere – stavo inseguendo la mia segretaria per farmela sul tavolo e mi ha detto: ‘Presidente, lo abbiamo fatto due ore fa’. Le ho detto: ‘Vedi, è la memoria che mi fa difetto’”.



Democrazia nella censura: il premier ordina, i cronisti eseguono, ma solo dopo aver controllato di essere tutti in sintonia, per coprirsi a vicenda. Una volta succedeva il contrario, ai tempi dei pool giornalistici che nel 1992 raccontavano Tangentopoli: alle riunioni di redazione portavano le notizie su Mani Pulite informando i loro direttori che i colleghi le avrebbero pubblicate. Così, per non prendere “buchi”, nessuno censurava. “Ma oggi – spiega Guadagno – è una cosa automatica: se qualcuno mi chiede di non riportare la cazzata che dice, io non lo faccio, questione di rapporti”.

La novità del video (spedito da un anonimo) che Annozero ha mandato in onda giovedì, non è certo vedere il presidente del Consiglio che racconta barzellette. Quella su Rosy Bindi declamata durante una visita ufficiale a L’Aquila, con bestemmia conclusiva, resta la più imbarazzante. Ma non si erano mai registrate le reazioni dei giornalisti. “Se la scrivete siete…”, ammonisce il premier. “No, no, questa la taglio”, si sente in sottofondo. “Tranquillo presidente”, è la voce di una cronista di Sky Sport 24, Vera Spadini, che immediatamente allontana il microfono per evitare a priori d’immortalare la scena. Ma, spiega la Spadini al Fatto, “quando ho detto ‘tranquillo’ non parlavo con Berlusconi, ma con la guardia del corpo che ci fissava in cagnesco, puntava il dito e ripeteva ‘Basta’. Non volevo che portassero via il premier: io sono una cronista sportiva e Berlusconi aveva risposto a pochissime domande. Per calmarlo e quindi intervistarlo, ho promesso che non avrei mandato in onda la barzelletta. A quel punto mi sembrava scorretto trasmetterla”. La decisione ultima però l’ha presa Massimo Corcione, direttore di Sky Sport 24 che, informato di tutto, ha scelto di non mandare in onda le immagini. “Non l’ho fatto per difendere il premier – aggiunge la Spadini – ma perché nessuno di noi l’ha percepita come una notizia così importante da meritare di essere raccontata”.

Di certo c’è che il presidente quella sera era di buon umore: Alexandre Pato, maglia numero 7 del Milan, aveva appena umiliato l’Inter con due gol (il primo dopo 40 secondi). E battere la squadra di Moratti 3 a 0 proprio a San Siro l’aveva galvanizzato. Così, dopo aver disertato la partita, il Cavaliere ha raggiunto i giocatori e la figlia Barbara (appena entrata nel consiglio di amministrazione del Milan) al Finger’s, l’it-ristorante giapponese di Clarence Seedorf a Milano, in corso Lodi. Canne di bambù, tovaglie rossonere e qualche bicchiere di sakè. Il premier esce e coinvolge nei festeggiamenti i giornalisti che l’aspettavano fuori. Tranquillo che nulla di sconveniente finirà sui giornali del giorno dopo.

Oltre a Spadini e Guadagno erano presenti anche Furio Fedele del Corriere dello Sport, Alberto Pastorella di TuttoSport e due colleghi della Gazzetta dello Sport, Marco Pasotto e Fabiana della Valle. L’unica a riportare una sintesi della storiella è stata Monica Colombo del Corriere della Sera (che ieri riprendeva il video sul sito web titolando “la barzelletta ‘censurata’ del premier”). Tutti concordano sul fatto che le battute in un dopopartita sono minuzie: “Che c’entrano gli scherzi di Berlusconi con lo sport?”. Solo che quella stessa sera il presidente ne ha raccontata un’altra che il giorno dopo è finita su tutti i giornali: “La sapete quella del sondaggio? – domanda il Cavaliere – A un campione di donne tra i 20 e i 30 anni viene chiesto se vogliono fare l’amore con me. Il 33 per cento ha detto sì, il restante 67 per cento ha risposto: ancora?!”. Ma questa Berlusconi gradiva che uscisse: meglio apparire come un playboy inveterato che un malato di Alzheimer sessuomane.

da il Fatto quotidiano del 23 aprile 2011